Maggioranza degli scienziati soddisfatti dei media
Gli scienziati e i giornalisti vanno molto piu' d'accordo di quanto gli stereotipi non ci vogliano far credere. Almeno questo e' quanto emerso da un sondaggio condotto tra i ricercatori in cinque paesi. La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, ha rivelato che le interazioni degli scienziati con i mezzi di comunicazione sono abbastanza comuni e il 57 per cento degli interpellati ha dichiarato di essere "prevalentemente soddisfatto" della sua ultima esperienza di lavoro con i media. Solo il 6 per cento si e' invece dichiarato "prevalentemente scontento" dell'esperienza.
"I precedenti studi sull'interfaccia scienza-media si erano concentrati principalmente sulla questione relativa al perche' questo rapporto tra scienziati e giornalisti e' cosi' difficile", ha detto Hans Peter Peters del Julich Research Centre in Germania, che ha guidato la ricerca. "I nostri risultati ora ci dicono che bisogna girare la domanda". I ricercatori hanno intervistato 1.354 scienziati che lavorano nei campi dell'epidemiologia e della ricerca sulle cellule staminali in Francia, Germania, Regno Unito, Giappone e Usa. Agli scienziati partecipanti sono state poste domande sulla portata delle loro interazioni con i media, sul successo di queste interazioni e sull'impatto del lavoro dei media sulla loro carriera scientifica. La prima sorpresa e' stata che il livello di interazione con i media era abbastanza alto: quasi due terzi degli interpellati erano stati intervistati da giornalisti almeno una volta negli ultimi tre anni e quasi la meta' di questi erano stati intervistati piu' di cinque volte. Gli scienziati che avevano avuto i maggiori contatti con i media solitamente erano quelli in posizioni di comando. "Per essere un ricercatore leader ora si deve essere disposti a cooperare con i mass media", ha spiegato Peters. "In altre parole, non e' lasciato alla discrezione di ciascun scienziato se creare o meno collegamenti con i mezzi di comunicazione. In determinate posizioni e situazioni, ci si aspetta da loro che lo facciano". a seconda sorpresa e' stato il fatto che la maggior parte degli scienziati fosse soddisfatto dei risultati dei suoi rapporti con i media, con solo il 6 per cento che si e' dichiarato "prevalentemente scontento" dell'ultima esperienza con i media.
La stragrande maggioranza degli scienziati era anche d'accordo con affermazioni come "il giornalista ha posto la giusta domanda", "il giornalista mi ha davvero ascoltato" e "la mia ricerca e' stata spiegata bene".
Invece, non sono d'accordo con affermazioni piu' negative come "sono stato trattato con poco rispetto", "le mie affermazioni sono state travisate" e "informazioni importanti sono state omesse". La principale motivazione a spingere gli scienziati a interagire con i media era rappresentata dal loro desiderio di aumentare l'apprezzamento e la comprensione della scienza da parte del pubblico. Tuttavia, quasi tutti gli interpellati hanno detto di continuare ad essere preoccupati dalla mancanza di controllo che hanno sui risultati delle loro interazioni con i media, con il 90 per cento che adduce il rischio di "citazione incorretta" e l'80 per cento che sottolinea la "imprevedibilita' dei giornalisti" come problemi potenziali.
L'indagine ha anche esaminato l'impatto del lavoro dei media su una carriera scientifica. In questo caso, quasi la meta' ha detto che lavorare con i media aveva avuto un impatto "prevalentemente positivo" sulla propria carriera, mentre solo il 3 per cento ha ritenuto che l'impatto sia "prevalentemente negativo". Si sono viste poche differenze tra i vari Paesi; i ricercatori attribuiscono questo alla natura internazionale delle norme culturali della scienza e alle norme culturali della scienza e altri bisogni strutturali simili nelle societa' democratiche basate sulla conoscenza, causate dalla funzione centrale dei mass media per l'autoregolamento della societa'.
"Io ho spesso sentito dei ricercatori raccontare storie su qualcuno che conoscono che ha avuto delle difficolta' con i media", ha detto Steve Miller della University College di Londra nel Regno Unito, uno degli autori dello studio. "Quindi sono rimasto davvero sorpreso quando la nostra indagine ha mostrato che, in realta', i ricercatori biomedici in prima linea con l'opinione pubblica erano prevalentemente contenti delle proprie interazioni con giornalisti e commentatori.
Questo dimostra che non si deve credere alle storie dell'orrore; i giornalisti non hanno l'abitudine di mangiare scienziati a colazione", ha detto scherzando. La ricerca e' stata finanziata nell'ambito del German Federal Ministry of Education and Research (Bmbf) all'interno dell'iniziativa 'Knowledge for decision-making process - research on the relationship between science, politics and society'.
"I precedenti studi sull'interfaccia scienza-media si erano concentrati principalmente sulla questione relativa al perche' questo rapporto tra scienziati e giornalisti e' cosi' difficile", ha detto Hans Peter Peters del Julich Research Centre in Germania, che ha guidato la ricerca. "I nostri risultati ora ci dicono che bisogna girare la domanda". I ricercatori hanno intervistato 1.354 scienziati che lavorano nei campi dell'epidemiologia e della ricerca sulle cellule staminali in Francia, Germania, Regno Unito, Giappone e Usa. Agli scienziati partecipanti sono state poste domande sulla portata delle loro interazioni con i media, sul successo di queste interazioni e sull'impatto del lavoro dei media sulla loro carriera scientifica. La prima sorpresa e' stata che il livello di interazione con i media era abbastanza alto: quasi due terzi degli interpellati erano stati intervistati da giornalisti almeno una volta negli ultimi tre anni e quasi la meta' di questi erano stati intervistati piu' di cinque volte. Gli scienziati che avevano avuto i maggiori contatti con i media solitamente erano quelli in posizioni di comando. "Per essere un ricercatore leader ora si deve essere disposti a cooperare con i mass media", ha spiegato Peters. "In altre parole, non e' lasciato alla discrezione di ciascun scienziato se creare o meno collegamenti con i mezzi di comunicazione. In determinate posizioni e situazioni, ci si aspetta da loro che lo facciano". a seconda sorpresa e' stato il fatto che la maggior parte degli scienziati fosse soddisfatto dei risultati dei suoi rapporti con i media, con solo il 6 per cento che si e' dichiarato "prevalentemente scontento" dell'ultima esperienza con i media.
La stragrande maggioranza degli scienziati era anche d'accordo con affermazioni come "il giornalista ha posto la giusta domanda", "il giornalista mi ha davvero ascoltato" e "la mia ricerca e' stata spiegata bene".
Invece, non sono d'accordo con affermazioni piu' negative come "sono stato trattato con poco rispetto", "le mie affermazioni sono state travisate" e "informazioni importanti sono state omesse". La principale motivazione a spingere gli scienziati a interagire con i media era rappresentata dal loro desiderio di aumentare l'apprezzamento e la comprensione della scienza da parte del pubblico. Tuttavia, quasi tutti gli interpellati hanno detto di continuare ad essere preoccupati dalla mancanza di controllo che hanno sui risultati delle loro interazioni con i media, con il 90 per cento che adduce il rischio di "citazione incorretta" e l'80 per cento che sottolinea la "imprevedibilita' dei giornalisti" come problemi potenziali.
L'indagine ha anche esaminato l'impatto del lavoro dei media su una carriera scientifica. In questo caso, quasi la meta' ha detto che lavorare con i media aveva avuto un impatto "prevalentemente positivo" sulla propria carriera, mentre solo il 3 per cento ha ritenuto che l'impatto sia "prevalentemente negativo". Si sono viste poche differenze tra i vari Paesi; i ricercatori attribuiscono questo alla natura internazionale delle norme culturali della scienza e alle norme culturali della scienza e altri bisogni strutturali simili nelle societa' democratiche basate sulla conoscenza, causate dalla funzione centrale dei mass media per l'autoregolamento della societa'.
"Io ho spesso sentito dei ricercatori raccontare storie su qualcuno che conoscono che ha avuto delle difficolta' con i media", ha detto Steve Miller della University College di Londra nel Regno Unito, uno degli autori dello studio. "Quindi sono rimasto davvero sorpreso quando la nostra indagine ha mostrato che, in realta', i ricercatori biomedici in prima linea con l'opinione pubblica erano prevalentemente contenti delle proprie interazioni con giornalisti e commentatori.
Questo dimostra che non si deve credere alle storie dell'orrore; i giornalisti non hanno l'abitudine di mangiare scienziati a colazione", ha detto scherzando. La ricerca e' stata finanziata nell'ambito del German Federal Ministry of Education and Research (Bmbf) all'interno dell'iniziativa 'Knowledge for decision-making process - research on the relationship between science, politics and society'.
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