Marino su L'Unita': false leggende per bloccare testamento biologico
"Chi dice che con la discussione sul testamento biologico si aprono le porte all'eutanasia non sa di che parla". Lo dice in una intervista all'Unità Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità del Senato, dove ieri è iniziata la discussione dei dieci ddl presentati su questa materia.
Marino chiarisce "tre concetti fondamentali che - osserva - purtroppo vengono confusi tra loro. Se riusciamo a distinguerli, il dibattito si sgonfia". Primo fra tutti l'autodeterminazione della scelta delle cure: "Benché ci sia qualche isolato onorevole che solleva obiezioni su questo principio, l'autodeterminazione della scelta delle cure è sancita dalla Costituzione". (...) E' ciò che è accaduto con Welby che secondo Marino "aveva il diritto di dire 'questa tecnologia esterna al mio corpo non la voglio più. In questo caso non si tratta di proseguire o interrompere una terapia e se l'interruzione non consente la sopravvivenza questo non significa uccidere ma accettare la fine naturale". Il secondo concetto è l'eutanasia che insieme al suicidio assistito consiste nella "somministrazione di un veleno che ferma istantaneamente il cuore e uccide la persona. Siamo di fronte ad un comportamento attivo e non alla pena di morte: una cosa ben diversa dall'astenersi dal praticare la terapia. In commissione sanità al Senato non esiste al momento nessuna discussione su questi temi. Chi dice che con la discussione sul testamento biologico si aprono le porte all'eutanasia non sa di che parla".
"Il testamento biologico, infine riempie un vuoto lasciato dal consenso informato. Quando il paziente sia in coma e senza possibilità di recuperare integrità intellettiva il testamento biologico dà indicazioni su quello che il paziente vorrebbe fare per quanto riguarda la scelta delle cure".
Marino chiarisce "tre concetti fondamentali che - osserva - purtroppo vengono confusi tra loro. Se riusciamo a distinguerli, il dibattito si sgonfia". Primo fra tutti l'autodeterminazione della scelta delle cure: "Benché ci sia qualche isolato onorevole che solleva obiezioni su questo principio, l'autodeterminazione della scelta delle cure è sancita dalla Costituzione". (...) E' ciò che è accaduto con Welby che secondo Marino "aveva il diritto di dire 'questa tecnologia esterna al mio corpo non la voglio più. In questo caso non si tratta di proseguire o interrompere una terapia e se l'interruzione non consente la sopravvivenza questo non significa uccidere ma accettare la fine naturale". Il secondo concetto è l'eutanasia che insieme al suicidio assistito consiste nella "somministrazione di un veleno che ferma istantaneamente il cuore e uccide la persona. Siamo di fronte ad un comportamento attivo e non alla pena di morte: una cosa ben diversa dall'astenersi dal praticare la terapia. In commissione sanità al Senato non esiste al momento nessuna discussione su questi temi. Chi dice che con la discussione sul testamento biologico si aprono le porte all'eutanasia non sa di che parla".
"Il testamento biologico, infine riempie un vuoto lasciato dal consenso informato. Quando il paziente sia in coma e senza possibilità di recuperare integrità intellettiva il testamento biologico dà indicazioni su quello che il paziente vorrebbe fare per quanto riguarda la scelta delle cure".
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