Marino: su testamento biologico Pd si ispiri a ragione pubblica
'Un partito nuovo che tra i suoi obiettivi ha anche quello di coltivare un continuum tra la politica e la societa' civile deve stabilire fin dall'inizio l'orientamento con il quale intende porsi di fronte a temi che possono creare divisioni', come quelli che attengono alla Bioetica. E' l'esortazione che arriva -con un intervento sulle pagine di Europa- dal presidente della Commissione Sanita' del Senato, Ignazio Marino.
'Su testamento biologico e procreazione assistita ci sono terreni percorribili', spiega e 'in questo delicato momento di costruzione e definizione del Partito Democratico e' indispensabile approfondire le questioni etiche che hanno mobilitato l'opinione pubblica e alimentato il dibattito politico negli ultimi mesi'.
A cominciare dalle problematiche legate alla fine della vita e all'assistenza dei malati terminali, drammaticamente riportate alla luce con i recenti casi di Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli e l'ultimo di Eluana 'Drammatiche situazioni', scrive Marino, sulle quali ' e' bene che il dibattito sia fin da subito costruttivo e orientato a trovare soluzioni il piu' possibile condivise. Proprio per questo stiamo lavorando al Senato da piu' di un anno ad un progetto per introdurre anche nel nostro paese una legge sulle dichiarazioni anticipate di volonta' sui trattamenti sanitari, il cosiddetto testamento biologico', che 'se introdotto, permettera' a ognuno di noi di indicare oggi con serenita' e nel pieno delle proprie facolta' mentali quali cure ritenere accettabili per se stesso e per la propria dignita' se un giorno diventasse incapace di intendere e di volere'.
Ma anche l'inizio vita e' una questione dibattuta di bioetica. 'In questi giorni - ricorda Marino- una commissione sta lavorando alla revisione delle linee guida sulla legge 40 (fecondazione): sappiamo bene quanti dubbi di carattere etico sollevino questioni legate a questa legge , come la diagnosi preimpianto per verificare eventuali anomalie genetiche nell'embrione, la possibilita' di adottare gli embrioni congelati e abbandonati, il consentire la fecondazione assistita solo per infertilita' e non anche quando si e' portatori di malattie o virus trasmissibili'.
'Una cultura democratica non puo' accettare che il dibattito su temi tanto complessi sia solo il risultato del prevalere di un'ideologia o una convizione'.
'Su testamento biologico e procreazione assistita ci sono terreni percorribili', spiega e 'in questo delicato momento di costruzione e definizione del Partito Democratico e' indispensabile approfondire le questioni etiche che hanno mobilitato l'opinione pubblica e alimentato il dibattito politico negli ultimi mesi'.
A cominciare dalle problematiche legate alla fine della vita e all'assistenza dei malati terminali, drammaticamente riportate alla luce con i recenti casi di Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli e l'ultimo di Eluana 'Drammatiche situazioni', scrive Marino, sulle quali ' e' bene che il dibattito sia fin da subito costruttivo e orientato a trovare soluzioni il piu' possibile condivise. Proprio per questo stiamo lavorando al Senato da piu' di un anno ad un progetto per introdurre anche nel nostro paese una legge sulle dichiarazioni anticipate di volonta' sui trattamenti sanitari, il cosiddetto testamento biologico', che 'se introdotto, permettera' a ognuno di noi di indicare oggi con serenita' e nel pieno delle proprie facolta' mentali quali cure ritenere accettabili per se stesso e per la propria dignita' se un giorno diventasse incapace di intendere e di volere'.
Ma anche l'inizio vita e' una questione dibattuta di bioetica. 'In questi giorni - ricorda Marino- una commissione sta lavorando alla revisione delle linee guida sulla legge 40 (fecondazione): sappiamo bene quanti dubbi di carattere etico sollevino questioni legate a questa legge , come la diagnosi preimpianto per verificare eventuali anomalie genetiche nell'embrione, la possibilita' di adottare gli embrioni congelati e abbandonati, il consentire la fecondazione assistita solo per infertilita' e non anche quando si e' portatori di malattie o virus trasmissibili'.
'Una cultura democratica non puo' accettare che il dibattito su temi tanto complessi sia solo il risultato del prevalere di un'ideologia o una convizione'.
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