Muore per overdose un rifugiato palestinese ogni settimana
E' allarme per la diffusione delle tossicodipendenze in Siria tra i giovani rifugiati palestinesi: lo affermano alcune organizzazioni umanitarie che smentiscono le rassicurazioni del ministero degli Interni, secondo cui in Siria non circolano sostanze stupefacenti. Secondo dati non ufficiali fra i giovani profughi palestinesi la percentuale di quanti fanno uso di sostanze stupefacenti raggiungerebbe il 40 per cento, contro un 3 per cento fra i rifugiati iracheni. Un attivista, Nima Khaled, ha messo in evidenza l'aumento dei decessi per overdose tra i giovani palestinesi in Siria, sottolineando che in media si registra un caso alla settimana nella sola Damasco. Quanto alle droghe maggiormente diffuse, la Khaled ha ricordato "i numerosi tipi di pasticche" di ecstasy, ma anche "hashish, eroina, cocaina", oltre alla pratica di "inalare la colla". Il direttore dell'associazione irachena 'Al-Ikhwa' Yaser Badawi, ricordando "non c'è un solo stato al riparo dal pericolo droga", ha spiegato che la Siria "era per via della sua posizione geografica, un paese di transito" per il narcotraffico, ma oggi "è diventato un paese consumatore". Quanto alle cause del fenomeno tra i giovani palestinesi, la Khaled evidenzia "l'assenza di un progetto politico e culturale, la disoccupazione e la povertà". Al contrario, per Badawi la scarsa diffusione fra i giovani profughi iracheni sarebbe legata ai problemi economici ma anche alla "mancanza di consuetudine all'impiego di stupefacenti", dal momento che "gia' da prima dell'epoca di Saddam Hussein, erano state imposte leggi molto severe in questo senso e la diffusione di stupefacenti era praticamente inesistente in Iraq".
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