Nanomateriali: limitarne l'uso all'essenziale
Se ne trova sempre di più. Nelle racchette da tennis, nei cosmetici, nelle biciclette e anche in certi prodotti alimentari. Le nanoparticelle sono entrate nella fabbricazione di un gran numero di prodotti della vita quotidiana. E in mancanza di studi circa il loro impatto sulla salute e l'ambiente, "il principio di precauzione s'impone", spiega Martin Guespéreau, direttore generale di Afsset (Agenzia francese di sicurezza sanitaria dell'ambiente e del lavoro). Egli propone di rendere obbligatoria la tracciabilità dei nanomateriali, di predisporre l'etichettatura per i consumatori, di armonizzare le regole francesi ed europee. "La priorità rimane senz'altro la ricerca", aggiunge. Una ricerca che, in questo campo, deve interessarsi non solo alla molecola, ma soprattutto "alle sue caratteristiche fisico-chimiche che possono variare enormemente. Un prodotto che contiene delle nanoparticelle può non essere tossico all'inizio, ma diventarlo con l'usura", aggiunge Gérard Lasfargues, direttore generale aggiunto scientifico di Afsset. Per ora "occorre limitare i nano agli usi essenziali".ADUC è indipendente
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