Martedì 9 giugno 2026
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Napoli, Csm spaccato sul blitz anti-aborto

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il Csm si divide sul blitz che lo scorso febbraio portó la Polizia giudiziaria in un ospedale di Napoli per verificare una denuncia anonima di aborto clandestino. Un caso sul quale la Prima Commissione propone due documenti alternativi, sui quali oggi si esprimerà il Plenum. In entrambi si evidenzia come l'intervento ordinato dal Pm di turno sia stato "legittimo e doveroso". 
La differenza sta nel fatto che in quello di maggioranza viene completamente 'assolto' l'operato del magistrato, mentre nell'altro si richiamano i giudici chiamati a dirigere attività di Polizia giudiziaria a vigilare attentamente nell'accertamento di reati per evitare che "anche involontariamente si ledano i diritti e le aspettative delle persone coinvolte nelle indagini, specie se in situazioni di difficoltà o debolezza".  
A sollecitare l'intervento del Csm sul caso erano state tutte le consigliere che siedono a Palazzo dei Marescialli, assieme ai colleghi Livio Pepino, Ciro Riviezzo, Vincenzo Siniscalchi, Giulio Romano, Giuseppe Maria Berruti e Ugo Bergamo: l'obiettivo, spiegavano, era quello di verificare quanto accaduto nell'ospedale di Napoli, dove una donna sottoposta ad interruzione volontaria di gravidanza era stata interrogata e si era proceduto al sequestro di documentazione sanitaria e del feto stesso.
Un'operazione che, secondo la maggioranza della Commissione che ha appoggiato la relazione presentata dal presidente Antonio Patrono (Mi), non porta ad evidenziare responsabilità da parte del magistrato che l'ha ordinata: "L'intervento in questione - è scritto nella proposta di delibera che oggi sarà sottoposta al Plenum - è stato legittimo e doveroso, teso a verificare l'esistenza di fatti di reato denunciati da persona nel frattempo identificata". Una premessa condivisa dalla minoranza, cioè dai consiglieri togati Livio Pepino (Md) e Mario Fresa (Movimento per la giustizia).
Le differenze tra i due documenti proposti riguardano, invece, il ruolo svolto dal Pm. Secondo la maggioranza, "nessun rilievo" puó essergli mosso visto che si tratta "di atti che rientrano nella piena responsabilità degli esecutori". "Quel che è certo - sostengono i quattro consiglieri Patrono, Vacca, Roia e Anedda - è che il magistrato ha disposto accertamenti congrui ed opportuni rispetto alla situazione che gli era stata rappresentata".
D'altronde, si sottolinea ancora, "esula dalla competenza del Csm esprimere giudizi sull'operato della Polizia giudiziaria".
Una posizione che non trova d'accordo gli altri due consiglieri della Commissione: seppure quell'intervento è stato "legittimo e doveroso", sostengono Pepino e Fresa nel documento proposto, in casi come quello del blitz al secondo Policlinico di Napoli "appare indispensabile una verifica rigorosa della sussistenza delle condizioni di legge e l'adozione di modalità esecutive compatibili con il rispetto della persona". Tutto ció in quel caso "non pare sia avvenuto" sia da parte degli agenti di Polizia che del Pm. Non solo: "Le modalità dell'operazione, disposte dal pubblico ministero di turno o, comunque, con lui concordate o da lui consentite, destano - per la minoranza della Commissione - forti perplessità e rendono comprensibile lo sconcerto".
Da qui la conclusione di Pepino e Fresa: "Il Consiglio esprime l'auspicio che in casi analoghi la Magistratura, preposta alla direzione della attività della Polizia giudiziaria, sappia dare le opportune disposizioni ed esercitare la dovuta vigilanza al fine di evitare che, anche involontariamente, nel corso di doverose operazioni destinate all'accertamento di reati si ledano i diritti e le aspettative delle persone coinvolte nelle indagini, specie se in situazione di difficoltà o debolezza".
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