Giovedì 11 giugno 2026
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Narcoguerra. Papa Bergolgio ai giovani: non lasciate vita ai narcos

AMERICHE - MESSICO
Notizia ·
"Non è vero che l'unico modo di vivere, di essere giovani è lasciare la vita nelle mani del narcotraffico o di tutti quelli che la sola cosa che stanno facendo è seminare distruzione e morte". Nel festoso bagno di folla con i centomila giovani messicani nello stadio di Morelia, papa Francesco ha ripetuto anche alla parte di società che ha definito "la ricchezza del Messico" l'appello a rifuggire il potere dei narcos, peraltro parlando in una terra - lo Stato del Michoacan - che sente duramente la presenza dei 'cartelli' della droga. Nel suo richiamo ai giovani, ha usato un'espressione fortemente evocativa: "Gesù mai ci inviterebbe ad essere sicari, ma ci chiama discepoli, ci chiama amici". Egli "mai ci manderebbe a morire, ma tutto in Lui è invito alla vita". "Non è vero - ha detto il Papa - che l'unico modo di vivere per i giovani qui sia nella povertà e nell'emarginazione; emarginazione dalle opportunità, emarginazione dagli spazi, emarginazione da formazione ed educazione, emarginazione dalla speranza". Per Francesco - questa l''alternativa' indicata ai giovani - "è Gesù Cristo colui che smentisce tutti i tentativi di rendervi inutili, o meri mercenari di ambizioni altrui". "Mi avete chiesto una parola di speranza: quella che ho da darvi si chiama Gesù Cristo", ha detto il Pontefice. "Da parte di Gesù - ha aggiunto - vi chiedo di non lasciarvi escludere, non lasciarvi disprezzare, non lasciarvi trattare come merce". Certo, ha ammesso, "è probabile che non avrete la macchina ultimo modello, non avrete il portafoglio pieno di soldi, ma avrete qualcosa che nessuno potrà togliervi, cioè l'esperienza di sentirsi amati, abbracciati e accompagnati". E' "l'esperienza di sentirsi famiglia, di sentirsi comunità". Secondo papa Bergoglio, "la comunità, la famiglia, il sentirci cittadini è uno dei principali antidoti contro tutto ciò che ci minaccia". Ai ragazzi e alla ragazze ha ribadito più volte: "Voi siete la ricchezza del Messico, voi siete la ricchezza della Chiesa". "E capisco - ha proseguito - che molte volte diventa difficile sentirsi la ricchezza quando ci troviamo esposti continuamente alla perdita di amici e di familiari nelle mani del narcotraffico, delle droghe, di organizzazioni criminali che seminano il terrore". "E' difficile sentirsi la ricchezza di una nazione - ha aggiunto - quando non si hanno opportunità di lavoro dignitoso, possibilità di studio e di preparazione, quando non si vedono riconosciuti i diritti e questo finisce per spingere a situazioni limite". E' difficile "sentirsi la ricchezza di un luogo quando, per il fatto che sono giovani, li si utilizza per scopi meschini, seducendoli con promesse che alla fine non sono tali". Il Papa ha puntato il dito anche contro le "minacce alla speranza", come "farti credere che cominci a valere quando ti mascheri di vestiti, marche, dell'ultimo grido della moda, o quando diventi prestigioso, importante perché hai denaro, ma in fondo il tuo cuore non crede che tu sia degno di affetto, degno di amore". Oppure "quando uno sente che i soldi gli servono per comprare tutto, compreso l'affetto degli altri". O ancora "credere che perché hai una bella macchina sei felice". E ai giovani ha prospettato come "nella famiglia" possano trovare "ricchezza, speranza, dignità". "Mai lasciate da parte la famiglia - ha esortato -: la famiglia è la pietra di base della costruzione di una grande nazione". Nella grande coreografia dell'incontro di Morelia, tra l'altro, c'è stata una novità: per la prima volta si è visto papa Francesco cantare. Lo ha fatto intonando in coro con i giovani il canto in spagnolo "Vive Jesus, el Senor!".  
(di Fausto Gasparroni per agenzia stampa Ansa)
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