Giovedì 11 giugno 2026
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Narcotraffico, il Washington Post accusa: gli Usa esagerano le dimensioni del problema

AMERICHE - USA
Notizia ·
 L'attivita' negli Stati Uniti dei cartelli della droga messicani e' piu' limitata di quanto si e' finora creduto in base ai dati contenuti in un rapporto molto diffuso e citato, messo a punto nel 2011 dalle autorita' americane, in particolare da una divisione - non piu' esistente - del Dipartimento alla Giustizia di Washington, il National Drug Intelligence Center. A scriverlo e' il Washington Post, che cita una serie di interviste a esponenti delle forze di sicurezza ed analisti esperti della materia.
Anche se - scrive il quotidiano - non vi sono dubbi sulla presenza dei cartelli messicani negli Stati Uniti - con numerosi casi di attivita' segnalati a Houston, Los Angeles, Chicago e Atlanta - non corrisponderebbe al vero la cifra delle mille citta' toccate dalla presenza delle organizzazioni di narcotrafficanti messicani fornita da rapporto, cui recentemente ha fatto riferimento anche il senatore John McCain lanciando l'allarme sulla diffusione di queste attivita' negli Stati Uniti.
Il Washington Post cita in particolare le interviste a funzionari di polizia locale di una decina di citta' che si sono detti sorpresi di apprendere che il governo federale aveva potuto documentare la presenza di attivita' legate al cartello della droga nelle loro comunita'.

Intanto le forze di sicurezza messicane hanno arrestato Ricardo Palomo, boss della banda di narcotrafficanti degli Zetas di Tamaulipas, stato al confine settentrionale da dove transita la droga diretta verso gli Stati Uniti. Palomo, 43 anni, e' stato sorpreso dagli agenti in una abitazione ed arrestato assieme a tre sue guardie del corpo. Nella casa, la polizia ha liberato anche otto ostaggi, tra cui tre donne, sequestrati a scopo di estorsione. La polizia messicana ritiene che Palomo avesse preso il comando del cartello degli Zetas dopo l'arresto di Miguel Anguel Trevino, il mese scorso. Palomo e' ritenuto responsabile del massacro di 72 migranti e di altre 190 persone negli ultimi tre anni nel municipio di San Fernando. Sulla sua testa pendeva una taglia di 10 milioni di pesos, circa 580 mila euro.
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