Giovedì 11 giugno 2026
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Natalita': Istat, entro 2040 piu' di 1 famiglia su 5 senza figli

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Le previsioni parlano di una decrescita della popolazione in Italia nel prossimo decennio: da 59,6 milioni al primo gennaio 2020 (punto base delle previsioni) a 58 milioni nel 2030, con un tasso di variazione medio annuo pari a -2,9. Nel medio termine la diminuzione della popolazione risulterebbe piu' accentuata: da 58 milioni a 54,1 milioni tra il 2030 e il 2050 (tasso di variazione medio annuo pari al -3,4). Le conseguenze della dinamica demografica prevista sulla popolazione totale si fanno piu' importanti nel lungo termine: tra il 2050 e il 2070 la popolazione diminuirebbe di ulteriori 6,5 milioni (-6,4 in media annua). Sotto tale ipotesi la popolazione totale ammonterebbe a 47,6 milioni nel 2070, conseguendo una perdita complessiva di 12,1 milioni di residenti rispetto a oggi. Previsto in crescita il numero di famiglie ma con un numero medio di componenti sempre piu' piccolo. Avremo meno coppie con figli, e piu' coppie senza: entro il 2040 una famiglia su quattro sara' composta da una coppia con figli, piu' di una su cinque non avra' figli.

Sicuramente la pandemia, con cui il nostro Paese sta facendo i conti dal febbraio del 2020, ha contribuito moltissimo al calo dei nati, fenomeno che anche nel 2021 e' andato avanti con il suo trend negativo. Nel 2020 i nati sono stati poco meno di 405mila (404.892 per la precisione, -15 mila sul 2019 pari a -3,6%). Il calo (-2,5% nei primi 10 mesi dell'anno) si e' accentuato a novembre (-8,3% rispetto allo stesso mese del 2019) e dicembre (-10,7%), mesi in cui si cominciano a contare le nascite concepite prima dell'arrivo dell'ondata epidemica. Nel 2020 le donne residenti in Italia tra 15 e 49 anni hanno in media - secondo il report dell'Istat - 1,24 figli (1,27 nel 2019), accentuando la diminuzione in atto dal 2010, anno in cui si e' registrato il massimo relativo di 1,44. Per trovare livelli di fecondita' cosi' bassi per il complesso delle donne residenti bisogna tornare indietro ai primi anni Duemila. La denatalita' e' proseguita nel 2021. Nei primi 9 mesi di quest'anno le nascite in Italia sono state 12.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2020, un calo quasi doppio rispetto a quanto osservato tra gennaio e settembre dell'anno precedente.

"Il forte calo dei nati a gennaio 2021, tra i piu' ampi mai registrati, dopo quello gia' marcato degli ultimi due mesi del 2020 - si legge nel rapporto Istat - lascia pochi dubbi sul ruolo svolto dall'epidemia. Il crollo delle nascite tra dicembre e febbraio, riferibile ai mancati concepimenti della prima ondata pandemica, poteva essere dovuto al posticipo di pochi mesi dei piani di genitorialita'. Tuttavia, dai primi dati disponibili, tale diminuzione sembra l'indizio di una tendenza piu' duratura in cui il ritardo e' persistente o, comunque, tale da portare all'abbandono nel breve termine della scelta riproduttiva". "Nel Nord-ovest del nostro Paese, piu' colpito dalla pandemia durante la prima ondata, a dicembre il calo ha toccato il 15,4%. Il clima di incertezza e le restrizioni relative al lockdown sembrano dunque aver influenzato la scelta di rinviare il concepimento. A gennaio 2021 si e' rilevata la massima riduzione di nati a livello nazionale (13,6%), con picco nel Sud (-15,3%) che e' proseguita, piu' contenuta, anche a febbraio (-4,9%); queste nascite sono, per la quasi totalita', riferibili ai concepimenti di aprile e maggio 2020".

Lo scorso 23 novembre il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, intervenendo a "Welfare Italia Forum" organizzato dal Gruppo Unipol in collaborazione con The European House-Ambrosetti, ha rappresentato in modo chiaro la situazione: "Il numero dei morti per Covid e' equivalente a quelli dei primi tre anni della seconda guerra mondiale. La popolazione italiana e' sempre cresciuta, ma dal 2014 ha cominciato a diminuire, se il 2020 e' l'anno della mortalita', il 2021 e' l'anno degli effetti sulla natalita'. Solo marzo 2021 e' andato meglio di marzo 2020 ma solo perche' c'e' stata un'illusione di ripresa. Nel 2021 i nuovi nati saranno meno di 400 mila. Serve un Welfare capace di reggere agli assestamenti del futuro". Il deficit di nascite del 2020 rispetto ai decessi e' tutto dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (-386 mila), mentre per la popolazione straniera il saldo naturale e' rimasto ampiamente positivo (+50.584). Il record minimo delle nascite (405 mila scarsi) e l'elevato numero di decessi (740 mila) hanno aggravato la dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese. E secondo l'Istat, nel 2020 il deficit di "sostituzione naturale" tra nati e morti (saldo naturale) ha raggiunto in Italia -335 mila unita', un valore inferiore, dall'Unita' d'Italia, solo a quello record del 1918 (-648 mila), quando l'epidemia di "spagnola" contribui' a determinare quasi la meta' degli 1,3 milioni di decessi registrati in quell'anno.

Al 31 dicembre 2020, data di riferimento della terza edizione del Censimento permanente, la popolazione in Italia ha contato 59.236.213 residenti, in calo dello 0,7% rispetto al 2019 (-405.275 individui). Un calo, secondo l'Istat nel censimento Popolazione residente e dinamica demografica anno 2020, "attribuibile prevalentemente alla dinamica demografica tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2020: infatti, il saldo dovuto al movimento demografico totale (saldo naturale piu' migratorio), desumibile dalle fonti anagrafiche, ha fatto registrare 362.507 unita' in meno. La popolazione in Italia e' diminuita in tutte le regioni, soprattutto al Sud e nelle Isole. I cali maggiori si sono osservati in Molise (-2,1%), Calabria (-1,8%), Campania (-1,5%) e Sardegna (-1,3%). Tutte le regioni hanno registrato una contrazione di popolazione residente ad eccezione della Toscana, che ha mostrato una variazione pressoche' nulla rispetto al 2019 per effetto del recupero censuario che ha annullato il contributo negativo della dinamica demografica. E dando per scontata una decrescita della popolazione nel prossimo decennio, il futuro in Italia sara' meno residenti, piu' anziani e famiglie piu' piccole. Il rapporto tra giovani e anziani sara' di 1 a 3 nel 2050 mentre la popolazione in eta' lavorativa scendera' in 30 anni dal 63,8% al 53,3% del totale. Una crisi demografica che avra' i suoi effetti sul territorio: entro 10 anni l'81% dei Comuni avra' subito un calo di popolazione, l'87% nel caso di Comuni di zone rurali.

Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle famiglie e ideatore degli Stati Generali della natalita', commentando l'ultimo report Istat, ha parlato "di numeri da bollettino di guerra" e definito "angoscianti" i dati sulla denatalita'. "Ormai non si tratta di trovare il colpevole - il commento di De Palo che ha annunciato per maggio prossimo gli Stati Generali della Natalita' -, ma di cominciare a fare qualcosa che possa invertire la rotta. La natalita', inutile girarci intorno, e' la nuova questione sociale. Non tentiamo nemmeno piu' di fare analisi. Per questo servono decisioni politiche immediate e serie. Risoluzioni che non ammettono divisioni. Perche' non immaginare una sorta di 'clausola di salvaguardia' per la famiglia, una 'valutazione dell'impatto' da prevedere per le misure che possono ricadere sui nuclei con prole. Ma come si puo' anche lontanamente immaginare di cambiare qualcosa se oggi la seconda causa di poverta' in Italia e' la nascita di un figlio? Non dovremmo parlare di altro, ne' scioperare contro una manovra finanziaria che riguarda - che lo si voglia o no - chi ancora deve nascere e non puo' scioperare. Oggi dovremmo incominciare a chiederci se ha ancora senso parlare di equita' trascurando di distinguere tra genitori e no, e se ha senso un fisco che ancora una volta dimentica i carichi familiari e la fatica di educare e crescere i cittadini di domani". "Per questo - la conclusione di De Palo - urge un piano nazionale per la natalita' che coinvolga tutti e che utilizzi le risorse del PNRR. Stiamo scomparendo e questo sembra non interessare nessuno, tanto quando crollera' tutto noi non ci saremo. Ma i nostri figli si'".

(AGI)

 
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