Non autosufficienza 2025-2027: via al Piano nazionale, tre miliardi per anziani e disabili
Come riporta Quotidiano Sanità, la Corte dei Conti ha registrato il 27 maggio 2026 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 aprile 2026 che adotta il Piano Nazionale per la Non Autosufficienza (PNNA) 2025-2027 e dispone il riparto del relativo Fondo per il triennio. Il provvedimento — adottato in continuità con il ciclo 2022-2024 e approvato dalla Rete della Protezione e dell'Inclusione Sociale nella seduta del 4 dicembre 2025 — stanzia complessivamente quasi tre miliardi di euro: 982 milioni per il 2025, 934 milioni per il 2026 e oltre un miliardo per il 2027.
Una novità strutturale rispetto ai cicli precedenti riguarda la platea dei destinatari. Il Piano si rivolge esclusivamente alle persone con disabilità in condizione di non autosufficienza fino ai 70 anni di età. Gli ultra-settantenni non autosufficienti saranno invece coperti da uno strumento separato — il "Piano nazionale per l'assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana" — da adottarsi con decreto ministeriale su proposta del CIPA (Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana). Nelle more della sua adozione, le regioni continuano ad assicurare le prestazioni del ciclo 2022-2024. Anche le persone tra i 65 e i 70 anni, pur tecnicamente anziane, restano destinatarie del presente Piano.
Le risorse si articolano in tre voci: una quota vincolata comprende 14,64 milioni annui per i progetti di vita indipendente e 250 milioni annui per gli interventi nell'ambito dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) a favore degli anziani non autosufficienti, di cui 50 milioni destinati al rafforzamento del personale dei Punti Unici di Accesso (PUA). La quota indistinta — rivolta a entrambe le platee — ammonta a 605 milioni nel 2025, 620 nel 2026 e 794 nel 2027. I criteri di riparto della quota indistinta sono stati ridefiniti: l'80% delle risorse viene distribuito in base alla popolazione over 75, il 10% ai titolari di indennità di accompagnamento e il restante 10% alle persone con certificazione di disabilità grave ai sensi della legge 104/1992.
I PUA sono identificati come il punto fisico in cui converge l'integrazione sociosanitaria: lì le équipe multidisciplinari orientano la persona e collegano la presa in carico sociale e sanitaria. I 50 milioni annui vincolati sono destinati ad assunzioni a tempo indeterminato di personale con professionalità sociale presso gli Ambiti Territoriali Sociali (ATS). Tuttavia, come segnala la relazione illustrativa, gli attuali vincoli assunzionali degli enti locali rendono difficile per molti ATS tradurre quelle risorse in contratti effettivi, rendendo questo articolo parzialmente inattuabile nell'anno di avvio.
Non mancano le criticità. CGIL e SPI sottolineano che il Piano arriva con oltre un anno di ritardo rispetto alla scadenza del ciclo precedente e che le risorse disponibili rimangono insufficienti a rispondere ai bisogni di cura di milioni di persone e delle loro famiglie. La Commissione tecnica per i fabbisogni standard rileva a sua volta che i criteri di riparto non sono ancora ancorati ai fabbisogni standard calcolati per singolo Ambito territoriale, con il rischio di perpetuare diseguaglianze nell'accesso ai servizi tra le diverse aree geografiche del paese.
Dopo la registrazione alla Corte dei Conti, il decreto attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per acquisire piena efficacia operativa. Da quel momento, entro novanta giorni ogni Regione dovrà trasmettere la propria programmazione; l'amministrazione centrale avrà poi trenta giorni per verificarne la coerenza, e le risorse dovranno arrivare agli ATS entro sessanta giorni dall'effettivo trasferimento ministeriale.