Martedì 9 giugno 2026
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Nuova tecnica per conservare e maturale gli ovociti in provetta da' speranza a donne sottoposte alla chemioterapia

U.E. - GRAN BRETAGNA
Notizia ·
Basta alla stimolazione ormonale prevista dalle tradizionali tecniche di fecondazione artificiale. E' questa la novita' introdotta da uno studio dei ricercatori dell'Universita' di Edimburgo, che sono riusciti a mettere a punto una procedura per conservare e maturare in provetta gli ovociti all'interno dei loro follicoli. Lo studio, anticipato dalla rivista Human Reproduction e ripreso ieri dal quotidiano inglese The Guardian, da' nuove speranze anche alle donne che rischiano di compromettere la propria fertilita' a causa della chemioterapia. I ricercatori britannici, guidati da Evelyn Telfer, hanno prelevato campioni di tessuto ovarico da sei donne volontarie (tra i 26 e i 40 anni) in occasione del parto cesareo, e li hanno messi in coltura con ormoni della crescita artificiali. Come risultato, dopo dieci giorni, hanno ottenuto che un terzo dei follicoli contenuti nei campioni sono riusciti a raggiungere in provetta un avanzato stadio di maturazione. Numerosi sono i vantaggi offerti da questa nuova metodica. Primo fra tutti la scomparsa della stimolazione ormonale, a cui le donne sono normalmente sottoposte per produrre un numero elevato di ovuli da usare per la fecondazione in vitro. In secondo luogo, la maturazione degli ovociti in provetta avviene in tempi record (dieci giorni) e non richiede dei mesi cosi' come invece accade all'interno dell'ovaio. Infine, dal campione di tessuto ovarico prelevato si ottengono dozzine di ovociti, mentre con le normali pratiche di fecondazione assistita se ne ottengono una decina circa. Secondo Carlo Flamigni, ginecologo dell'Universita' di Bologna ed esperto di problemi di fertilita', il metodo messo a punto oltremanica e' 'molto promettente, ma sapremo se funziona realmente quando metteranno un bambino sano in braccio alla sua mamma'. Infatti, se da un lato permette di evitare la stimolazione ormonale e non comporta i problemi dovuti al reimpianto del tessuto ovarico nel corpo della donna, 'bisogna verificare che la procedura non danneggi in qualche modo il Dna delle cellule uovo, e che dalla loro fecondazione nascano dei bambini sani'. Cautela e' la parola d'ordine anche per Andrea Borini, presidente dell'associazione che riunisce i centri di fecondazione artificiale (Cecos): 'Bisogna ancora capire se gli ovuli ottenuti con questa tecnica sono maturi non solo dal punto di vista genetico, ma anche da quello del citoplasma. Infine per valutare l'effettiva validita' della metodica bisogna procedere con la fecondazione e vedere quale percentuale di gravidanze si riesce a ottenere'. La stessa Evelyn Telfer, a capo del gruppo di ricerca, sostiene che c'e' ancora molto lavoro da fare prima che gli ovociti maturati in laboratorio siano pronti per la fertilizzazione, ma dice di nutrire grandi speranze visto i risultati positivi ottenuti nelle sperimentazioni su animali. 'Di certo non si applichera' questa tecnica prima di esserne sicuri. Ci vorranno 5-10 anni prima di poter arrivare a una sperimentazione clinica'.    
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