Giovedì 11 giugno 2026
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Il Parlamento Europeo ricorda Piergiorgio Welby ad un anno dalla morte

U.E.
Notizia ·
Un anno fa alle 23,40 del 20 dicembre nella sua stanza, nel suo letto Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare progressiva e tenuto in vita da un respiratore automatico, sei giorni prima di compiere sessantuno anni, conquistava 'il diritto civile politico personale a una morte naturale'. La madre Luciana, la sorella Carla, gli amici piu' stretti, i compagni radicali Marco Pannella e Marco Cappato, nella stanza accanto. L'anestesista Mario Riccio procede con la sedazione, stacca il respiratore e lui e la moglie Mina rimangono soli, guancia a guancia, in sottofondo una canzone di Bob Dylan, pochi minuti e, senza alcuna sofferenza, dopo 88 giorni di lotta per ottenere l'anestesia e la sospensione delle terapie, tutto e' finito. La solidarieta' della gente comune arriva il 23 dicembre con la partecipazione calorosa ai funerali laici in piazza san Giovanni Bosco a Roma: il vicariato nega infatti i funerali religiosi perche' la sua volonta' di morire e' in contrasto con la dottrina cattolica. La condivisione da parte della politica e' fatta di singoli parlamentari, ma il Parlamento non riesce ad approvare una legge sul Testamento biologico, ne' a fare chiarezza su eutanasia e sulle tematiche di fine vita.
Sul versante giuridico tuttavia per alcuni e' considerato un successo: il procedimento per Mario Riccio aperto dalla procura di Roma per verificare se nella interruzione della terapia medica si configurassero fattispecie penali, viene archiviato tre mesi dopo, riconoscendo che con l'interruzione della ventilazione meccanica e' stato attuato un diritto del paziente.
Il primo febbraio l'ordine dei medici di Cremona aveva gia' giudicato deontologicamente corretto il suo operato. 'Le sentenze Welby ed Englaro -sostiene Riccio a un anno di distanza- dovevano essere il punto di partenza per un confronto serio e sereno che si poteva basare su fatti concreti perche' si partiva da un testo scritto'.
La lotta pubblica di Piergiorgio inizia a settembre 2006 quando scrive la lettera-appelllo al presidente della Repubblica chiedendo che gli venga concesso di 'staccare la spina' per porre fine alle sofferenze che la sua malattia, diagnosticata a 18 anni, gli impone. Dal '97 e' attaccato ad un ventilatore polmonare. Il suo corpo e' per lui un 'infame prigione' e il respiratore non basta piu', fa sempre piu' fatica a far entrare l'aria, non puo' piu' scrivere al computer. Ha deciso di morire e sostenuto dall'associazione radicale Luca Coscioni, di cui e' copresidente, presenta un ricorso al tribunale di Roma per il distacco del ventilatore, per lui una forma di accanimento terapeutico. Il 16 dicembre la risposta, il giudice Angela Salvio riconosce il diritto al distacco del respiratore previa sedazione, ma afferma che 'si tratta di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento'. Per il Consiglio Superiore di sanita', i trattamenti terapeutici nei confronti di Welby non sono accanimento terapeutico.
Il ricordo un anno dopo in uno spettacolo teatrale di Ugo De Vita, 'Lasciatemi morire' dal libro di Piergiorgio Welby che verra' rappresentato al parlamento europeo di Bruxelles il 18 dicembre e a Roma il 20. 'Dopo un anno -e' il commento della moglie Mina Welby- spero che la commissione Sanita' del Senato discuta seriamente sulla proposta di legge sul Testamento biologico. Approvare una legge sarebbe veramente l'unico modo di onorare Piergiorgio, se la politica riuscisse a farlo allora sarebbe una morte ascoltata'. 'Piergiorgio era un radicale, presidente della nostra associazione' ricorda Marco Cappato e 'ha vinto, non e' stata una 'vittima', un caso umano, ma un vincitore, uno che ha ottenuto cio' che voleva e l'ha ottenuto col consenso della gente e l'approvazione della giustizia'.

Una politica scollata dal cuore della gente che continua a confondere Testamento biologico con eutanasia e a non riconoscere il principio dell'autodeterminazione del paziente sancito non solo dalla Costituzione, ma anche dalla Convenzione di Oviedo e dalla giurisprudenza. Tutti temi che un anno fa Piergiorgio Welby ha voluto portare alla luce scegliendo di morire sotto i riflettori. Cosi' il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi, ricorda il caso Welby e afferma: 'Proprio quella passione in pubblico e quella agonia non nascosta hanno toccato il cuore degli italiani'. Welby infatti avrebbe potuto mettere fine alle sue sofferenze tra le pareti domestiche evitando i riflettori, 'ma lui era un militante radicale, ha voluto un gesto politico'. 'Fatico a pensare a un'azione piu' nobile di chi sapendo che la propria sofferenza non e' solo propria la mette a disposizione della collettivita' per provare a fare un passo avanti'.
Nel corso di questi 12 mesi, secondo Manconi, si e' 'misurata una distanza oggi particolarmente acuta tra alcuni fattori estremamente positivi e l'impotenza della politica a normare questa materia che riguarda la volonta' del paziente e la sua autodeterminazione'. Tra i fattori positivi, il sottosegretario, particolarmente sensibile ai temi di bioetica, segnala la sentenza dell'anestesista Mario Riccio e quella del caso di Eluana Englaro. 'La sentenza di proscioglimento di Riccio e' importante perche' restituisce a Piergiorgio Welby la titolarita' del proprio destino e la piena autonomia della sua scelta: Welby e' morto perche' e' stato Welby a volere cosi' nel pieno possesso delle sue facolta' mentali in base al principio costituzionale dell'autodeterminazione. Ha voluto che quella terapia meccanica diventata fattore di sofferenza venisse interrotta, cioe' venisse sospeso quell'artificio che costituiva il protrarsi della sua esistenza.'. D'altra parte, secondo Manconi, sia la Convenzione di Oviedo che l'intera giurisprudenza sono molto limpide a riguardo. 'Non va dimenticata la sentenza che ha riguardato il caso di Eluana Englaro che ha affermato il principio che in presenza di una dichiarazione del soggetto interessato sulle future volonta', questa dichiarazione va rispettata'. E questo rimanda ancora una volta alla questione essenziale del Testamento biologico altro tema che.
evidenzia Manconi, in questo anno ha impegnato il dibattito pubblico e politico e che tuttavia non ha trovato una conclusione in Parlamento anche perche' gli oppositori temono la cosiddetta deriva eutanasica.
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