Polizia si oppone a incriminazione medico che aveva staccato respiratore
Un medico giapponese e' stato indagato per avere staccato l'apparato di respirazione di una paziente che risultava cerebralmente morta, ma la polizia ha deciso di esprimere parere contrario a una sua incriminazione.
Come reso noto oggi da fonti di stampa a Tokyo, si tratta di un chirurgo che nel febbraio 2006 aveva operato una donna di 88 anni colpita da un'emorragia al cervello.
Dopo che la paziente era piombata in uno stato puramente vegetativo egli aveva ceduto alle insistenze di famigliari per rimuovere l'apparato di respirazione che la teneva in vita.
Il chirurgo, di cui non e' stata rivelata l'identita', ha steso in proposito una relazione che l'ospedale ha comunicato alla polizia e su sua segnalazione la procura della provincia sudoccidentale di Wakayama ha avviato un'indagine: ma la versione dei fatti e' stata pienamente confermata dai familiari della paziente e da altri testimoni, e su raccomandazione degli agenti la procura ha lasciato intendere che non vi saranno incriminazioni.
In Giappone, tuttavia, non esistono ancora norme sull'eutanasia passiva ed e' probabile che il caso riproponga il dibattito sulla 'morte dignitosa'. Infatti, sebbene nel paese del harakiri non vi siano specifiche preclusioni contro la 'morte dignitosa', sono molti i tradizionalisti che vi si oppongono per motivi sociali, morali o religiosi e vi sono state varie vicende come quella di Piergiorgio Welby in Italia.
Alla fine dello scorso anno l'Associazione nazionale per la cura delle sindromi acute' si e' pronunciata per la prima volta per una disattivazione degli apparati di sopravvivenza nel caso di pazienti terminali che abbiano dato un preciso consenso.<</body>
Come reso noto oggi da fonti di stampa a Tokyo, si tratta di un chirurgo che nel febbraio 2006 aveva operato una donna di 88 anni colpita da un'emorragia al cervello.
Dopo che la paziente era piombata in uno stato puramente vegetativo egli aveva ceduto alle insistenze di famigliari per rimuovere l'apparato di respirazione che la teneva in vita.
Il chirurgo, di cui non e' stata rivelata l'identita', ha steso in proposito una relazione che l'ospedale ha comunicato alla polizia e su sua segnalazione la procura della provincia sudoccidentale di Wakayama ha avviato un'indagine: ma la versione dei fatti e' stata pienamente confermata dai familiari della paziente e da altri testimoni, e su raccomandazione degli agenti la procura ha lasciato intendere che non vi saranno incriminazioni.
In Giappone, tuttavia, non esistono ancora norme sull'eutanasia passiva ed e' probabile che il caso riproponga il dibattito sulla 'morte dignitosa'. Infatti, sebbene nel paese del harakiri non vi siano specifiche preclusioni contro la 'morte dignitosa', sono molti i tradizionalisti che vi si oppongono per motivi sociali, morali o religiosi e vi sono state varie vicende come quella di Piergiorgio Welby in Italia.
Alla fine dello scorso anno l'Associazione nazionale per la cura delle sindromi acute' si e' pronunciata per la prima volta per una disattivazione degli apparati di sopravvivenza nel caso di pazienti terminali che abbiano dato un preciso consenso.<</body>
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