Martedì 9 giugno 2026
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Presidenza Rai: i grandi partiti trattano, i giornalisti scioperano e i Radicali chiedono legalita'

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Una settimana ancora per una trattativa "sgradevole", ma alla luce del sole. Maggioranza e opposizione si confrontano sulla presidenza Rai: un "contatto permanente" tra Dario Franceschini e Gianni Letta che rimarrà probabilmente sottotraccia fino alla prossima settimana ma, assicura il segretario democratico, sempre "trasparente". La dead line è fissata a mercoledí 18, quando gli azionisti Rai torneranno a riunirsi attorno a un tavolo. In quella occasione, giurano da una parte e dall'altra, il Tesoro farà il nome del presidente, con l'obiettivo condiviso (al momento) che il 'nominato' ottenga il gradimento dei due terzi dei componenti la Vigilanza.
L'ambizione del Pd è adesso quella di trovare un nome che sia condiviso e "all'altezza", per competenza e curriculum, a quello di Ferruccio De Bortoli. Tanti i nomi in campo, da Sorgi a Casavola, passando per Ruffini e Celli. Resistono i sostenitori di Petruccioli: "E' il nostro candidato, non possiamo accettare il veto del Governo", sottolinea Fabrizio Morri. Ma quella del presidente uscente sarebbe piú una candidatura "di bandiera", che reale. Franceschini, spiegano fonti democratiche, starebbe lavorando su un nome nuovo, che possa coaulare il favore della maggioranza. Anche perchè, come ha spiegato il segretario a Unomattina, "sono costretto ad una trattativa piuttosto sgradevole", ma "per quanto mi riguarda sarà pubblico, trasparente: niente di nascosto", assicura ribadendo di non avere alcuna rosa da fornire al Governo.
Ció, nonostante l'avvertimento del sottosegretario alla Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani: "Se ci si blocca su un solo nome, come è successo con Orlando, non si fa nessun passo avanti": quindi, il Pd fornisca "una proposta piú articolata sulla quale chi deve decidere possa decidere".
E mentre l'Usigrai annuncia lo sciopero dei giornalisti Rai per il 31 marzo, a sparigliare le carte ci pensa Enzo Carra, che propone di ripassare la palla nel campo del Governo: "Siccome l'organo che designa il presidente è il ministero dell'Economia, sarebbe utile che Tremonti designi dei nomi lasciando poi all'opposizione la scelta". Nessun tentativo di resa, solo il rispetto della legge Gasparri, secondo l'esponente del Pd, descritto come "molto vicino" su queste questioni al segretario.
"D'altronde - si fa notare nel Pd - sarebbe peggio se noi fornissimo una rosa, e Berlusconi scegliesse". Anche perchè, chiosa Carra, qualsiasi nome fatto da Tremonti "non va da nessuna parte senza di noi". Tuttavia, c'è chi fa notare che il Governo non ha bisogno del via libera del Pd per far funzionare il nuovo Cda.
I sospetti di un 'blitz' di Tremonti non mancano, e Caparini della Lega li trasforma in auspicio: "E' fondamentale che la prossima assemblea dei soci Rai di mercoledí 18 indichi due nomi anche se non ci sarà un accordo tra le forze politiche sul nome del Presidente", osserva il segretario della Vigilanza, ricordando quando, nel 2005, Curzi resse la presidenza per tre mesi, in qualità di consigliere anziano.
Nel dibattito interviene anche Di Pietro, che punta il dito contro il Pd, invitandolo al ritiro dei suoi esponenti dal Cda e all'archiviazione del dialogo con il Governo. Il partito dell'ex pm è impegnato poi in un botta e risposta con l'ex presidente della vigilanza, Riccardo Villari, che accusa l'Idv di essere "inciucista" e di aver tenuto per mesi "in ostaggio" la Vigilanza. "Villari dovrebbe avere la dignità di tacere, è paradossale", replica a stretto giro il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi.
Intanto, i Radicali si sono incatenati davanti a San Macuto per denunciare la situazione di "illegalità" in cui versano le istituzioni, impedendo ai parlamentari di accedere al Palazzo che ospita le commissioni bicamerali e d'inchiesta e provocando l'intervento della polizia. Li hanno incontrati i vicepresidenti della commissione, Merlo e Lainati, assicurando che saranno sentiti i capigruppo per valutare la possibilità di convocare la Vigilanza, anche senza Zavoli, per discutere alcuni dei punti all'ordine del giorno, come la costituzione della sottocommissione per l'accesso e il question time. Domani, toccherà al presidente dell'Agcom, corrado Calabró, incontrare Pannella e i suoi.
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