Venerdì 26 giugno 2026
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Rapporto mondiale sulle droghe 2026: documenta i fallimenti, evita le soluzioni

MONDO
Notizia ·

Il Rapporto mondiale sulle droghe 2026 dell'UNODC (l'Ufficio ONU per la droga e il crimine), pubblicato oggi in occasione della Giornata mondiale contro l'abuso di droghe, è finito sotto la lente critica dell'International Drug Policy Consortium (IDPC). Secondo l'organizzazione, che coordina oltre 200 organizzazioni della società civile a livello globale, il rapporto documenta con dovizia di dati il fallimento delle politiche proibizioniste, ma si rifiuta di trarne le dovute conclusioni sul piano politico.

 

Il documento UNODC riconosce che i mercati illeciti di droghe si stanno espandendo rapidamente, che i trafficanti sfruttano tecnologie e instabilità geopolitica per introdurre nuove sostanze e aprire nuovi canali di distribuzione, e che i danni connessi all'uso di droghe continuano ad aumentare. Eppure, nonostante questi dati, il rapporto non mette in discussione l'impianto normativo proibizionista vigente, né contempla alternative strutturali alla cosiddetta "guerra alla droga".

 

Non si tratta di una novità. Come osserva l'IDPC, la distanza tra i messaggi politici dell'UNODC e i dati tecnici che l'agenzia stessa produce è una contraddizione ricorrente. Anno dopo anno, i rapporti dell'agenzia accumulano prove schiaccianti sull'inefficacia delle politiche repressive — mercati illegali in crescita, milioni di persone che fanno uso di droghe, costi umani e sociali enormi — senza mai giungere alla conclusione che il sistema vada riformato in modo sostanziale.

 

La critica dell'IDPC si appunta in particolare sull'omissione delle evidenze scientifiche a favore della regolamentazione legale come alternativa alla proibizione. Il consorzio sottolinea che l'UNODC continua a ignorare le raccomandazioni del sistema ONU sui diritti umani — dal Relatore speciale sul diritto alla salute all'OHCHR — che da anni indicano nella depenalizzazione e nella riduzione del danno le risposte più efficaci e rispettose dei diritti delle persone.

 

Non mancano segnali di apertura: il rapporto 2026 include, secondo le prime analisi, un riconoscimento del fatto che le leggi e le pratiche punitive aggravano i danni connessi all'uso di droghe. Tuttavia, secondo l'IDPC, questo riconoscimento resta limitato dall'impegno auto-imposto dell'agenzia a preservare l'attuale regime internazionale di controllo delle droghe, piuttosto che riconoscere apertamente il fallimento che i suoi stessi dati attestano.

 

Il contesto in cui esce il rapporto è particolarmente delicato. Nel 2026 è operativo un panel indipendente di esperti, istituito dalla Commissione ONU sugli stupefacenti con la Risoluzione 68/6, incaricato di rivedere il funzionamento del sistema internazionale di controllo delle droghe — la prima revisione di questo tipo da decenni. L'IDPC ha già presentato raccomandazioni dettagliate su come il panel dovrebbe interpretare il proprio mandato, chiedendo che vengano affrontati nodi strutturali fondamentali. In questo contesto, secondo il consorzio, sarebbe essenziale che l'UNODC fornisca agli Stati membri un'analisi onesta e completa, anziché perpetuare una narrativa che contraddice i propri stessi dati.

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