Ravasi: no a cure spropositate, si' a terapia del dolore
"I malati talvolta sono sottoposti a cure spropositate per tenerli in vita come se dovessero essere vivisezionati per uno studio di entomologia". Cosi' mons. Gianfranco Ravasi, "ministro della Cultura" del Vaticano, interviene dalle pagine del 'Corriere della Sera' sui temi della bioetica e dell'eutanasia. Ribadendo un distinguo molto netto. "La Chiesa e' custode del valore spirituale della vita: l'eutanasia va condannata senza eccezioni. Ma va combattuto anche l'accanimento terapeutico", ossia il tormentare il malato con "esami eccessivi e cure troppo invasive".
Quell'accanimento, ricorda Ravasi, che papa Giovanni Paolo II scelse di evitare, rimanendo in Vaticano negli ultimi giorni di vita. Ed e' proprio la dignita' della vita "che non bisogna mai ferire": secondo Ravasi, "i medici, considerati un tempo anche un po' sciamani, devono tornare a stringere un'alleanza con i pazienti", mentre attualmente "viene privilegiata l'applicazione meccanica dei protocolli scientifici". Via libera anche alle cure palliative, perche' "la sofferenza va evitata piu' possibile", fermo restando che sull'uso della cannabis terapeutica Ravasi si dice "perplesso", nel timore che "un suo sdoganamento possa favorirne una diffusione anche tra i sani al primo problema fisico".
Quell'accanimento, ricorda Ravasi, che papa Giovanni Paolo II scelse di evitare, rimanendo in Vaticano negli ultimi giorni di vita. Ed e' proprio la dignita' della vita "che non bisogna mai ferire": secondo Ravasi, "i medici, considerati un tempo anche un po' sciamani, devono tornare a stringere un'alleanza con i pazienti", mentre attualmente "viene privilegiata l'applicazione meccanica dei protocolli scientifici". Via libera anche alle cure palliative, perche' "la sofferenza va evitata piu' possibile", fermo restando che sull'uso della cannabis terapeutica Ravasi si dice "perplesso", nel timore che "un suo sdoganamento possa favorirne una diffusione anche tra i sani al primo problema fisico".
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