Registri battesimali e protezione dati personali: la Corte UE dovrà decidere sulla laicità dello Stato
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea si appresta a pronunciarsi su una questione che tocca insieme il diritto alla privacy, l'autonomia delle confessioni religiose e il principio costituzionale di laicità dello Stato. La causa in oggetto è la C-12/25, promossa contro l'Arcidiocesi di Gent, in Belgio, e riguarda la compatibilità tra le norme canoniche che disciplinano i registri battesimali e la normativa europea sulla protezione dei dati personali (GDPR).
Come riporta il Centro Studi Rosario Livatino, al centro del contenzioso vi è il trattamento dei dati personali degli apostati: di coloro, cioè, che abbiano abbandonato la fede cattolica e desiderino che tale scelta venga formalmente registrata dalla Chiesa. La questione non è nuova, ma l'eventuale pronuncia della Corte di Lussemburgo potrebbe riaprirla in modo dirompente.
L'ordinamento giuridico della Chiesa Cattolica non consente la cancellazione di un nominativo dai registri battesimali. La ragione è di natura teologica e canonica: il battesimo imprime un "carattere" sacramentale irreversibile (can. 845 del Codice di Diritto Canonico), e la sua registrazione risponde a esigenze fondative dell'ordinamento canonico stesso. Ciò non esclude che l'apostasia possa essere annotata a margine del registro, ma la cancellazione del dato è esclusa in radice.
Il nodo giuridico sollevato dall'analisi del Centro Studi Livatino è se il GDPR possa imporre a un'autorità religiosa obblighi specifici in materia di gestione di tali dati — e, in caso affermativo, se questo non costituisca una violazione del principio supremo di laicità dello Stato, che in Italia ha rango di principio costituzionale e che garantisce l'autonomia delle confessioni religiose nella regolazione dei propri fenomeni interni. Sarebbe paradossale, si osserva, che uno Stato o un'organizzazione sovranazionale pretenda di dettare a una confessione religiosa le formule da utilizzare per i propri atti giuridici.
Il rischio evidenziato è quello dei cosiddetti "controlimiti": quei principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale italiano che non possono essere compressi nemmeno dal diritto dell'Unione Europea. Se la Corte di Giustizia affermasse la piena applicabilità del GDPR ai registri ecclesiastici, imponendo modalità di trattamento dei dati confliggenti con il diritto canonico, si aprirebbe un conflitto di rango costituzionale tra l'ordinamento europeo e quello italiano, con implicazioni anche per i Patti Lateranensi e gli accordi di revisione del Concordato.
La vicenda è seguita con attenzione anche in ambito ecclesiastico: come documentato da SettimanaNews, il tema dei registri di battesimo è già al centro di ricorsi presso le autorità nazionali di protezione dei dati, e la pendenza del procedimento davanti alla CGUE rappresenta la punta più avanzata di questo contenzioso.