Mercoledì 1 luglio 2026
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Ricoveri ospedalieri, uno su cinque è inappropriato. Al Sud i dati peggiori

U.E. - ITALIA
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In Italia circa un ricovero ospedaliero su cinque risulta a rischio di inappropriatezza: si tratta di degenze che potrebbero essere evitate o gestite in modo più efficiente in contesti alternativi all'ospedale, come il day hospital o l'ambulatorio. È quanto emerge da un'analisi pubblicata da Quotidiano Sanità sulla base dei dati del Rapporto SDO (Schede di Dimissione Ospedaliera) del Ministero della Salute e delle rilevazioni Agenas.

 

Nel 2024 sono stati circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti classificati ad alto rischio di inappropriatezza, pari a uno su cinque del totale. L'indicatore utilizzato per la misurazione — definito nel Patto per la Salute 2010-2012 e confermato nei successivi accordi — misura la percentuale di ricoveri ordinari riconducibili a 108 raggruppamenti diagnostici (DRG) per i quali il ricorso alla degenza ordinaria è ritenuto inappropriato, in quanto le prestazioni potrebbero essere erogate in regime diurno o ambulatoriale con pari efficacia e minore impiego di risorse.

Il quadro geografico conferma una frattura persistente tra Nord e Sud del Paese. Le regioni meridionali mostrano sistematicamente i valori peggiori, con un numero di ricoveri medici inappropriati che in alcune realtà arriva quasi a doppiare quelli chirurgici, a differenza di quanto si osserva al Nord. Questo dato viene interpretato come segnale indiretto di carenze nella rete territoriale: quando i servizi di prossimità — medici di base, ambulatori, assistenza domiciliare — non riescono a prendere in carico i pazienti in modo adeguato, il ricovero ospedaliero diventa una risposta di default anche per condizioni che non lo richiederebbero.

 

Tra le cause più ricorrenti di inappropriatezza, secondo le analisi Agenas, figurano: le carenze nella rete territoriale che spingono verso il ricovero anche i casi borderline; la scarsa diffusione di percorsi diagnostico-terapeutici condivisi tra strutture; le differenze nelle procedure di accesso ai reparti; i vincoli organizzativi interni legati a posti letto, turnazioni e gestione dei flussi.

 

Sul fronte delle tendenze di lungo periodo, i dati mostrano tuttavia un miglioramento progressivo. La percentuale di dimissioni da reparti chirurgici con DRG medico — uno degli indicatori di inappropriatezza organizzativa — è scesa dal 29,8% del 2014 al 22,6% del 2024, con una riduzione relativa del 24,1%. Anche nel confronto storico più ampio, la riduzione è netta: i DRG chirurgici a rischio inappropriatezza erano al 48% nel 2001, quelli medici al 58,8%. Una discesa che il Ministero della Salute riconduce in parte alle politiche di programmazione sanitaria orientate al contenimento dei ricoveri evitabili e allo sviluppo dell'assistenza territoriale.

 

Restano tuttavia differenze regionali significative e la variabilità tra singole strutture è marcata. Tra le aziende ospedaliere non universitarie, i valori più elevati si registrano agli Spedali Civili di Brescia (20,2%) e al Niguarda di Milano (20%). Tra le universitarie, la Vanvitelli di Napoli guida la graduatoria con il 21%, seguita dall'Umberto I di Roma (19,1%) e dalla Città della Salute e della Scienza di Torino (17,2%). Queste cifre evidenziano come anche strutture a forte vocazione accademica possano presentare livelli significativi di ricoveri potenzialmente evitabili.

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