Rifiuti speciali, la carenza di impianti spinge all’estero 5,1 milioni di tonnellate
In Italia, la mancanza di impianti adeguati costringe il Paese a esportare grandi quantità di rifiuti speciali all’estero (soprattutto in Germania e Austria), rinunciando a una potenziale risorsa economica e industriale.
Ecco i punti chiave del report “Rifiuti in numeri 2026” presentato da Assoambiente:
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Produzione in crescita: Nel 2024 l'Italia ha prodotto 202 milioni di tonnellate di rifiuti complessivi. Mentre i rifiuti urbani si mantengono stabili (29,9 milioni di tonnellate), i rifiuti speciali sono saliti a 172,1 milioni (in gran parte derivanti da costruzioni/demolizioni e manifattura).
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Export di rifiuti: Nel 2024 sono state esportate 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti (di cui 5,1 milioni speciali), destinati principalmente a impianti esteri per il recupero di materia ed energia (es. l'amianto, totalmente inviato in Germania per mancanza di impianti nazionali di vetrificazione).
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Dipendenza dalle materie prime: L'Italia importa 300 milioni di tonnellate di materie prime vergini dall'estero su 777 milioni utilizzate annualmente. Un incremento del riciclo ridurrebbe la dipendenza dai mercati esteri.
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Economia circolare: Nonostante un tasso di circolarità superiore al 21% (secondo in Europa solo all'Olanda), il settore soffre per la lentezza burocratica e l'opposizione delle comunità locali, che spesso percepiscono gli impianti di smaltimento/recupero come una minaccia anziché un'opportunità.
La soluzione proposta da Assoambiente: Per rendere il sistema sostenibile ed efficiente occorrono volontà politica, semplificazione delle autorizzazioni burocratiche e nuovi investimenti in impianti di recupero energetico e di materia per i rifiuti industriali.
(da IlSole24Ore)