Venerdì 12 giugno 2026
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RSA, muore un'OSS da sola con 33 pazienti: il sistema non regge

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Una operatrice socio-sanitaria di 33 anni è morta durante il turno di notte in una RSA lombarda. Si trovava da sola a prestare assistenza a 33 pazienti non autosufficienti quando ha avvertito un malore improvviso. A dare l'allarme è stata una delle anziane che aveva in cura: quando i soccorsi sono arrivati, però, non c'era più nulla da fare.

 

Come riporta AssoCareNews.it, la notizia ha colpito duramente l'intero ambiente sociosanitario e ha riacceso un dibattito che si trascina da anni senza risposte concrete: le condizioni di lavoro nelle Residenze Sanitarie Assistenziali sono insostenibili, eppure le istituzioni continuano a ignorarlo.

 

La vicenda ha un che di simbolico, e non solo per la data: la tragedia è avvenuta il 29 maggio, giornata nazionale dedicata proprio agli operatori socio-sanitari. Una sola persona, da sola, nella notte, responsabile di 33 anziani con bisogni assistenziali continui e intensi. Persone da girare nel letto, da cambiare, da assistere in caso di emergenza. Un carico che in quelle condizioni non è assistenza: è sopravvivenza.

 

Le organizzazioni di categoria — tra cui Migep, SHC OSS e Stati Generali OSS — hanno espresso indignazione e annunciato tre ore di sciopero regionale per il 15 giugno in segno di protesta. Nel loro comunicato scrivono che è inaccettabile che nei turni notturni un singolo operatore si trovi a gestire interi piani con una media che va dai 25 ai 30 pazienti ad alta intensità assistenziale.

 

Anche la FP-CGIL è intervenuta, sottolineando come le denunce sulle condizioni nelle RSA, sulla carenza cronica di personale e sui turni massacranti vadano avanti da anni, tra strutture cronicamente sotto organico e assistenza resa quasi impossibile dai numeri insufficienti di personale. Eppure, ogni volta, si reagisce con finto stupore, si parla di fatalità e si aspetta la tragedia successiva.

 

Il problema, insomma, è strutturale e ampiamente documentato. Gli operatori socio-sanitari costituiscono una componente essenziale del sistema di cura, ma lavorano spesso con organici insufficienti, turni pesanti, responsabilità crescenti e tutele inadeguate. Una situazione che — come denunciano da tempo operatori e sindacati — rischia di peggiorare ulteriormente: sempre più OSS stanno abbandonando il settore, scoraggiati da stipendi intorno ai 1.400 euro mensili a fronte di carichi di lavoro sempre più insostenibili.

 

Una morte sul lavoro in queste condizioni non può essere archiviata come una semplice fatalità. Chiede risposte, riforme e la volontà politica di invertire una rotta che i numeri — e ora anche le tragedie — rendono impossibile continuare a ignorare.

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