Social card. Ministro ombra a Tremonti; 'via crucis infinita, ma la tortura non e' reato?'
"Vorrei tanto che il ministro Tremonti si calasse nei panni di un pensionato che ha bisogno anche di 40 euro al mese in piu' e che si e' sottoposto entro il 31 dicembre al complicato percorso ad ostacoli escogitato dal governo". Cosi il ministro della Semplificazione del governo ombra, Beatrice Magnolfi, si rivolge al ministro dell'Economia, elencando poi punto per punto l'iter da affrontare per beneficiare della Social card.
"1. Dopo aver avuto notizia della Social Card, si mette in fila presso un ente o un patronato per avere informazioni piu' dettagliate e capire se rientra fra gli aventi diritto. E' probabile che torni a casa piu' avvilito di prima: i criteri sono talmente rigidi che pochissimi ci rientrano.
2. Nel caso in cui riceva informazioni favorevoli, deve prendere l'appuntamento per essere aiutato a riempire il complicatissimo modulo ISEE.
3. Il giorno dell'appuntamento si reca al Caf per l'ISEE, ma il più delle volte non ha tutta la documentazione richiesta per riempire tutti i campi del modulo e dunque deve tornare qualche giorno dopo.
4. A questo punto deve recarsi presso un ufficio postale abilitato a ricevere il modulo. Anche qui trova la fila, alla fine della quale l'operatore, se va tutto bene, gli consegna la Card, che tuttavia non può ancora essere utilizzata. Infatti le Poste invieranno il modulo all'INPS per l'accertamento dei requisiti.
5. Deve aspettare che arrivi a casa la lettera del Ministero dell'Economia con il PIN personalizzato, dopo che l'INPS ha raccolto la domanda e accertato i requisiti.
6. Una volta ricevuto il PIN, si reca nel negozio sotto casa, ma scopre che non è abilitato al circuito Mastercard, che, in cambio di un cospicuo aggio, è il gestore unico della Card.
7. Si spinge finalmente al supermercato più vicino, riempie il carrello per un valore di 38 euro, ma la cassiera gli comunica, di fronte a tutti che la carta dei poveri è vuota.
"Ministro Tremonti - conclude Magnolfi -, ma la tortura non e' un reato?"
"1. Dopo aver avuto notizia della Social Card, si mette in fila presso un ente o un patronato per avere informazioni piu' dettagliate e capire se rientra fra gli aventi diritto. E' probabile che torni a casa piu' avvilito di prima: i criteri sono talmente rigidi che pochissimi ci rientrano.
2. Nel caso in cui riceva informazioni favorevoli, deve prendere l'appuntamento per essere aiutato a riempire il complicatissimo modulo ISEE.
3. Il giorno dell'appuntamento si reca al Caf per l'ISEE, ma il più delle volte non ha tutta la documentazione richiesta per riempire tutti i campi del modulo e dunque deve tornare qualche giorno dopo.
4. A questo punto deve recarsi presso un ufficio postale abilitato a ricevere il modulo. Anche qui trova la fila, alla fine della quale l'operatore, se va tutto bene, gli consegna la Card, che tuttavia non può ancora essere utilizzata. Infatti le Poste invieranno il modulo all'INPS per l'accertamento dei requisiti.
5. Deve aspettare che arrivi a casa la lettera del Ministero dell'Economia con il PIN personalizzato, dopo che l'INPS ha raccolto la domanda e accertato i requisiti.
6. Una volta ricevuto il PIN, si reca nel negozio sotto casa, ma scopre che non è abilitato al circuito Mastercard, che, in cambio di un cospicuo aggio, è il gestore unico della Card.
7. Si spinge finalmente al supermercato più vicino, riempie il carrello per un valore di 38 euro, ma la cassiera gli comunica, di fronte a tutti che la carta dei poveri è vuota.
"Ministro Tremonti - conclude Magnolfi -, ma la tortura non e' un reato?"
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