Soldi fermi sul conto corrente: quanto si perde davvero con 20.000 euro
Lasciare i risparmi immobili sul conto corrente è ancora oggi l'abitudine di milioni di italiani. Ma questa scelta ha un costo reale, spesso invisibile nell'estratto conto. Come riporta Businessonline.it, su 20.000 euro fermi sul conto la perdita complessiva nell'arco di un anno può risultare ben più consistente di quanto si immagini.
Il meccanismo principale è l'erosione del potere d'acquisto causata dall'inflazione. Con un tasso medio annuo tra il 2% e il 3%, quei 20.000 euro perdono tra 400 e 600 euro di valore reale ogni dodici mesi, senza che il saldo del conto si muova di un centesimo. La perdita non è visibile, ma è concreta: gli stessi soldi comprano meno beni e servizi rispetto all'anno precedente. I dati della Banca d'Italia confermano il fenomeno su scala nazionale: i circa 1.163 miliardi di euro depositati sui conti correnti degli italiani hanno perso circa l'11,6% in termini reali nell'arco degli ultimi quattro anni, applicando i coefficienti Foi dell'Istat. In pratica, 1.000 euro depositati ad aprile 2022 oggi valgono circa 884 euro in termini di potere d'acquisto.
A questa perdita silenziosa si sommano i costi diretti. I conti correnti italiani offrono nel 2026 un tasso di interesse compreso tra lo 0,01% e lo 0,05% annuo — praticamente zero. A questo si aggiungono le spese di tenuta conto, variabili da istituto a istituto, e soprattutto l'imposta di bollo: pari allo 0,20% annuo sulle giacenze medie superiori a 5.000 euro, si traduce in circa 40 euro l'anno su un deposito di 20.000 euro. Una voce fissa che scatta indipendentemente da qualsiasi rendimento.
Il totale, tra erosione inflattiva e costi espliciti, può aggirarsi tra i 480 e i 650 euro annui su una giacenza di 20.000 euro, secondo le stime circolanti. Non una cifra astronomica, ma il risultato di un'inattività che si accumula anno dopo anno.
Esistono alternative che consentono di limitare queste perdite mantenendo un profilo di rischio basso. I conti deposito, i Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) a breve scadenza, i fondi monetari e gli ETF obbligazionari a breve termine sono gli strumenti più citati per "parcheggiare" la liquidità in modo più efficiente. Va però tenuto conto che anche questi strumenti comportano costi (ritenuta fiscale del 26% sugli interessi, imposta di bollo) e, in alcuni casi, vincoli sulla disponibilità del denaro. La scelta dipende dall'orizzonte temporale e dalle esigenze di liquidità di ciascuno.