Ticket sanitari: nel 2024 il conto per i cittadini sfiora i 3 miliardi
Il costo dei ticket sanitari continua a crescere e a variare enormemente da una Regione all'altra, trasformando un sistema che dovrebbe essere universale in un mosaico di regole diverse a seconda del territorio di residenza. Come riporta Quotidiano Sanità, nel 2023 gli italiani hanno pagato complessivamente circa 3,19 miliardi di euro di ticket, suddivisi tra 1,71 miliardi per visite ed esami di specialistica ambulatoriale e 1,48 miliardi per i farmaci. Nei primi dieci mesi del 2024 la cifra aveva già raggiunto 2,8 miliardi di euro, con 1,55 miliardi spesi per prestazioni specialistiche e 1,25 miliardi per i medicinali: un incremento del 7,6% della spesa per visite ed esami rispetto all'anno precedente.
A pesare su questi numeri non è soltanto l'entità della spesa, ma la totale mancanza di uniformità tra le Regioni. Per quanto riguarda la specialistica ambulatoriale, la franchigia nazionale di riferimento è fissata a 36,15 euro, ma le maggiorazioni regionali la fanno lievitare considerevolmente: si arriva a 46 euro in Calabria, 46,15 euro in Sardegna, fino a toccare 51,15 euro in Molise e addirittura 56,15 euro in Campania per le ricette di importo più elevato. La Sicilia applica inoltre una maggiorazione del 10% sul valore che eccede la franchigia base, rendendo il conto ancora più salato per chi vive in quella regione.
Anche sul fronte dei farmaci la situazione è estremamente frammentata. Fino a luglio 2025 otto territori – Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata e Sardegna – non applicavano alcun ticket regionale aggiuntivo sui medicinali. Ma dal 1° ottobre 2026 anche la Basilicata ha deciso di introdurre una quota di compartecipazione, fissata a 2,50 euro per ricetta (non per singola confezione), con un tetto massimo di trenta ricette all'anno, corrispondente quindi a una spesa massima di 75 euro annui per paziente.
La Regione lucana ha però accompagnato la novità con un ampliamento delle soglie di esenzione per reddito: la fascia di esonero passa da 8.000 a 15.000 euro per i singoli cittadini e da 11.000 a 22.000 euro per i nuclei con coniuge a carico, con una maggiorazione di 516 euro per ogni figlio. La misura, valida fino al 31 dicembre 2027, nasce da uno sforamento di oltre 7 milioni di euro rispetto al tetto di spesa farmaceutica regionale: la Basilicata ha infatti registrato una spesa pari al 7,38% contro il 6,80% previsto come limite.
Un altro elemento che incide pesantemente sulle tasche dei cittadini riguarda la scelta dei farmaci di marca rispetto agli equivalenti generici: circa il 70% della compartecipazione complessiva sui medicinali deriva infatti dalla differenza di prezzo che il paziente decide volontariamente di pagare pur di ottenere il farmaco griffato invece della versione equivalente, generalmente più economica.
Il quadro che emerge conferma come, nonostante il principio di universalità su cui si fonda il Servizio sanitario nazionale, la compartecipazione alla spesa resti fortemente diseguale sul territorio. Le regole generali sono definite a livello nazionale, ma Regioni e Province autonome continuano a utilizzare sistemi di calcolo, soglie di esenzione e maggiorazioni profondamente diversi tra loro, con il risultato che una stessa prestazione sanitaria o uno stesso farmaco possono comportare esborsi molto diversi a seconda di dove si vive, del proprio reddito e delle specifiche disposizioni regionali.