Domenica 13 settembre 2026
Menu

Trieste, ASGI: gli ostacoli all'asilo sono violazione strutturale, non emergenza

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Da oltre un anno decine di persone migranti attendono davanti alla Questura di Trieste per poter presentare la domanda di protezione internazionale. Un'attesa che si protrae da mesi, ostacolata da prassi già documentate come illegittime, e che il gruppo KhandwAlarm definisce non un'emergenza contingente, ma una violazione strutturale dei diritti fondamentali.

 

Come riporta ASGI, il collettivo ha pubblicato un'analisi che ripercorre dieci anni di giurisprudenza italiana su Trieste, sostenendo che gli ostacoli all'accesso alla procedura d'asilo e le carenze del sistema di accoglienza non siano frutto di un'emergenza passeggera, ma il prodotto di scelte amministrative reiterate nel tempo. Negli ultimi anni la situazione davanti alla Questura e negli spazi informali sorti attorno a Porto Vecchio è stata spesso raccontata come un problema di pressione migratoria o di ordine pubblico, ma secondo il gruppo dietro gli sgomberi ripetuti e le persone costrette a dormire all'aperto per settimane o mesi esiste una precisa responsabilità istituzionale. Da oltre dieci anni, sottolinea l'analisi, tribunali ordinari e Tribunali amministrativi regionali di tutta Italia ribadiscono gli stessi principi: il diritto di chiedere asilo deve essere garantito immediatamente, le questure non possono introdurre ostacoli arbitrari o pratiche dilatorie, e la mancanza di organizzazione amministrativa non può ricadere sulle persone che chiedono protezione.

 

Il nome KhandwAlarm deriva dal termine pashto khandwala, che significa letteralmente "casa rotta" ed è il modo con cui viene comunemente indicato uno dei magazzini abbandonati del Porto Vecchio di Trieste, struttura adiacente alla stazione ferroviaria da anni abitata da persone in movimento e richiedenti asilo in attesa di un'accoglienza dignitosa. Il gruppo è nato come risposta alle falle strutturali del sistema di accoglienza italiano e alle lungaggini burocratiche per l'ottenimento del permesso di soggiorno, con l'obiettivo di denunciare la sistematica violazione dei diritti umani e la quotidiana disumanizzazione delle persone in movimento che si consuma in città.

 

Alla cronica carenza di posti nel sistema di accoglienza e a una gestione definita emergenziale e securitaria si sono aggiunte negli ultimi mesi la militarizzazione di Piazza della Libertà, davanti alla stazione centrale, e una lunga serie di sgomberi nell'area di Porto Vecchio. I magazzini abbandonati usati come rifugio di fortuna da persone in transito entrano infatti in conflitto con i progetti di riqualificazione immobiliare che interessano l'area portuale, e ogni sgombero, denuncia il gruppo, non fa che spostare di qualche metro una condizione di abbandono che le istituzioni continuano a trattare come problema di ordine pubblico anziché come responsabilità politica e umanitaria.

 

Per contrastare tempi ritenuti insostenibili nel rilascio dei permessi di soggiorno, gli ostacoli persistenti all'accesso alla procedura d'asilo e le discriminazioni che colpiscono le persone migranti nell'accesso alla casa, al lavoro, alla sanità e all'istruzione, l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) ha lanciato il progetto TIKASE. Il nome, come spiega la stessa associazione, è la traslitterazione fonetica di una parola bengalese che significa "d'accordo, va bene", scelta come segno di buon auspicio e di azione condivisa.

 

Il progetto punta sul contenzioso strategico di natura collettiva, uno strumento che ASGI ha già utilizzato negli anni scorsi e che si è rivelato tra i più efficaci per contrastare prassi illegittime che agiscono su larga scala, proprio perché coinvolge associazioni, operatori del diritto e cittadini in un'alleanza capace di rendere le azioni legali più rappresentative e di produrre un cambiamento duraturo. L'obiettivo dichiarato è creare precedenti giurisprudenziali solidi e rafforzare la capacità della società civile di denunciare le violazioni sistemiche, andando oltre la tutela del singolo caso per incidere sulle politiche complessive di gestione dell'immigrazione.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →