War on drugs. Lila: scriviamo la parola fine
Il 26 giugno ricorre la Giornata mondiale contro la Droga, e in questi stessi giorni la War on drugs (Guerra alla droga) compie 40 anni. Lo sottolinea la Lila (Lega italiana per la lotta contro l'aids), che parla di fallimento e chiede di cambiare strategia.Una "guerra" che, secondo la Lila, non ha scalfito le cifre dei consumi di tutte le droghe e quelle dei fatturati delle criminalità organizzate globali. Che al contrario sono decisamente aumentati, cosí come sono aumentati i costi umani e sociali legati all'abuso di sostanze stupefacenti. E' venuto il momento, dicono, di "fondare gli interventi di contenimento dei consumi e riduzione del danno su presupposti diversi da quelli ideologici e opportunisti perseguiti finora, ovvero di fare riferimento alle evidenze scientifiche ed empiriche, cosí come indicato dal Report sulla War on Drugs presentato il 2 giugno scorso dalla Global Commission on Drug Policy".
"Non si capisce quale differenza ci sia tra il rendere disponibile una siringa sterile e il rendere disponibile un luogo pulito e sicuro dove utilizzarla. In entrambi i casi non si tratta di consenso sociale all'utilizzo di sostanze, ma di un intervento sanitario, che non produce un aumento di consumo di stupefacenti, bensí il contrario, oltre a un drastico calo delle overdose e delle infezioni da Hiv e epatiti" afferma Alessandra Cerioli, presidente nazionale della Lila. La lega chiede che anche in Italia si proceda verso strumenti innovativi di riduzione del danno, comprese le stanze per l'autoconsumo in sicurezza. "In Svizzera, Germania, Canada, Australia, dove sono state realizzate, ormai da anni, e monitorate, hanno dimostrato la loro efficacia: la prevalenza di Hiv tra i consumatori di eroina risulta ridotta e contenuta nei Paesi che hanno introdotto strumenti innovativi di riduzione del danno. In Italia, che è bene ricordare essere il paese dell'Europa occidentale che storicamente consuma piú eroina, la prevalenza media è del 12%, una percentuale piuttosto alta (in Germania, per esempio, è del 3-5%), che in alcune regioni arriva a superare il 30%. E proprio le Regioni, vista l'indisponibilità del governo, potrebbero avviare tali strumenti".
"Le stanze devono rispondere anche alle nuove modalità di consumo e di policonsumo - continua Cerioli - le vecchie strategie di riduzione del danno, che hanno comunque arginato la trasmissione dell'Hiv, non sono piú sufficienti, oggi le diverse droghe non solo si iniettano ma si fumano e si inalano. Servono inoltre nuovi kit di prevenzione per limitare ad esempio la diffusione dell'epatite C, che puó essere trasmessa sniffando con lo stesso strumento". La Lila chiede anche che, come raccomandato da tutte le agenzie internazionali a partire dalle Nazioni Unite, e come già accade in oltre 60 Paesi, gli strumenti di riduzione del danno, preservativi e siringhe sterili, vengano introdotti anche negli istituti penitenziari, visto anche che oltre il 50% della popolazione detenuta è tale per motivi legati al consumo di droga"
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