Mercoledì 10 giugno 2026
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WELBY. GIP DI ROMA CONTRO RICHIESTA ARCHIVIAZIONE PER IL DR. RICCIO

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Sembrava un capitolo chiuso, almeno dal punto di vista giudiziario, il caso di Piergiorgio Welby, l'esponente radicale affetto da una grave forma di distrofia muscolare morto nella notte tra il 20 ed il 21 dicembre scorsi dopo il suo distacco dal respiratore artificiale, ma la parola fine deve ancora essere posta.
Con una decisione inattesa, il gip di Roma Renato Laviola ha rigettato la richiesta di archiviazione della posizione di Mario Riccio, l'anestesista che 'stacco' la spina' e, come spiegato dal legale del medico cremonese, Giuseppe Rossodivita, gli ha fatto notificare l'invito ad eleggere domicilio ed a nominare un difensore di fiducia. Allo stesso tempo il gip, nel restituire il fascicolo processuale all'ufficio del pubblico ministero, ha disposto l'iscrizione di Riccio nel registro degli indagati per l'ipotesi di reato di 'omicidio del consenziente' riservandosi di fissare una camera di consiglio per la discussione del caso. Al termine di questa il gip Laviola avra' tre possibilita': archiviare il procedimento, ordinare al pm di fare ulteriori indagini oppure sollecitare l'emissione dell'imputazione coatta a carico del medico.
La decisione del gip non sembra scardinare le certezze della procura sul destino del fascicolo processuale. In occasione della camera di consiglio, il procuratore Giovanni Ferrara ed il sostituto Gustavo De Marinis, firmatari della richiesta di archiviazione, riproporranno le precedenti conclusioni: In particolare, ribadiranno che con l'interruzione della ventilazione meccanica praticata da Riccio a Piergiorgio Welby e' stato attuato un diritto del paziente che 'trova la sua fonte nella Costituzione e in disposizioni internazionali recepite dall'Ordinamento italiano e ribadito in fonte di grado secondario dal codice di deontologia medica'.

'Non mi aspettavo che il gip di Roma rigettasse la richiesta di archiviazione, ma resto della mia opinione che sia stato giusto fare quello che ho fatto': cosi' l'anestesista Riccio risponde cosi' raggiunto telefonicamente a casa dall'Ansa.
'Sono mesi che vivo in una certa tensione ma sono fiducioso nei confronti della giustizia'.
'Non ce lo aspettavamo visti i contenuti della richiesta di archiviazione che erano molto netti anche rispetto a quanto detto nella perizia.
Siamo pronti a chiarire e dimostrare il percorso di legalita' che abbiamo fatto quanto prima'.
Ancora non e' nota la data dell'udienza in Camera di Consiglio durante la quale sara' ascoltato Riccio accompagnato dal suo legale. 'Avrei preferito che il gip avesse deciso per l'archiviazione, anche alla luce di tutti i passaggi della vicenda. A partire da quando Pier Giorgio Welby ha chiesto di ottenere il distacco della spina e rispetto anche alla posizione del Tribunale Civile di Roma. Sono tanti gli elementi che ci danno la forza di continuare'. E Riccio ha anche confermato di non avere modificato il suo giudizio sulla vicenda: 'resto della mia opinione - ha concluso - anche se come ho avuto piu' volte modo di spiegare, come medico ospedaliero, credo che non mio trovero' piu' in una situazione del genere'.

'Il collegio dei consulenti medici dopo l'autopsia sul cadavere di Piero Welby aveva dichiarato: 'In conclusione e' possibile affermare che l'irreversibile insufficienza respiratoria che ha condotto al decesso il Sig. Welby Piergiorgio sia da attribuire unicamente alla sua impossibilita' di ventilare meccanicamente in maniera spontanea a causa della gravissima distrofia muscolare da cui lo stesso era affetto''. Lo ricordano i radicali Marco Pannella e Marco Cappato.
'Non comprendiamo percio', anche se nel quadro del funzionamento della giustizia italiana non ci sorprendiamo, tutt'altro, quali considerazioni di altra natura abbiano portato il gip La Viola a rigettare la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero'.
'Rinnoviamo a Mario Riccio il nostro profondo ringraziamento, anche a nome di Mina Welby, per aver accettato di fornire il suo contributo professionale ed umano all'azione della quale siamo, su indicazione di Piero, corresponsabili ideali e organizzatori materiali. Rivendichiamo infatti - proseguono i radicali - di avere concretamente operato per organizzare ed affermare il diritto costituzionalmente garantito di Welby ad interrompere il trattamento sanitario al quale era sottoposto, da lui considerato una tortura insopportabile'. 'Abbiamo lottato al fianco di Piero, in ogni sede e con le armi della nonviolenza. Se il dottor Laviola decidera' di formulare coattivamente l'imputazione, siamo pronti a continuare quella lotta nelle aule dei tribunali', concludono Pannella e Cappato.

"I magistrati devono applicare le leggi, non interpretarle o riscriverle alla luce dei propri personalissimi convincimenti ideologici. Perciò, la decisione del gip di Roma, Renato La Viola, di respingere la richiesta dei pm di archiviare la posizione del dott. Mario Riccio sul caso Welby, con la conseguente iscrizione dell'anestesista nel registro degli indagati per violazione dell'articolo 579 del codice penale ('Omicidio del consenziente'), è ineccepibile. Ora auspichiamo che lo stesso gip, dopo l'udienza camerale, ordini di formulare l'imputazione a carico del dott. Riccio". Lo dichiara in una nota Riccardo Pedrizzi, presidente della Consulta etico-religiosa di AN.
"Sul caso Welby - spiega - la legge parla in maniera chiara, precisa e inequivocabile. Recita infatti l'articolo 579 del codice penale: 'Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni'. Ora come è possibile non ravvisare, nell'atto di sospendere un mezzo indispensabile per vivere, quale la ventilazione polmonare, la condotta del 'cagionare' la morte?".
Secondo Pedrizzi, dunque, "la richiesta dei pm non applicava l'articolo 579 del codice penale e forse neanche l'articolo 580 ('Istigazione o aiuto al suicidio'). Inoltre, sancendo un diritto all'eutanasia, un diritto alla morte per mano di un terzo, che è giuridicamente insussistente, perché non previsto in alcun luogo normativo e tantomeno costituzionale, avrebbe costituito, se accolta, un precedente pericolosissimo, in grado di spalancare la porta alla deriva dei medici trasformati da garanti della vita a "dottor Morte", che staccano la spina ai malati, invece di curarli e alleviare la loro sofferenza".

'La decisione del Gip di respingere la richiesta di archiviazione del dr. Riccio sul caso Welby e la sua conseguente iscrizione nel registro degli indagati conferma la necessita' e l'urgenza di una legge contro l'accanimento terapeutico'. Lo afferma il deputato dei Verdi Tommaso Pellegrino, della commissione Affari Sociali.
'Il parlamento - prosegue Pellegrino - ha il dovere di affrontare questo tema delicato senza farne una questione ideologica e di dare risposte ai tanti cittadini che sono in una condizione di grave sofferenza. E' a loro che si deve guardare, non agli interessi politici'.
'Noi Verdi - conclude Pellegrino - sosteniamo da tempo la necessita' di una legge contro l'accanimento terapeutico, che dovrebbe colmare un vuoto legislativo sempre piu' evidente'.
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