Martedì 9 giugno 2026
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WELBY: PERIZIA DELLA PROCURA CONFERMA CHE I LIVELLI DI SEDAZIONE ERANO NELLA NORMA

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Piergiorgio Welby non fu 'avvelenato' dalla sedazione praticatagli dall'anestesista Mario Riccio nella notte tra il 20 e il 21 dicembre scorso, quando lo stesso medico stacco' il respiratore che lo teneva in vita.
Dopo 'l'assoluzione' dell'ordine dei medici di Cremona, che il primo febbraio scorso giudicarono deontologicamente corretto il suo operato, oggi, e' giunta per il dottor Riccio anche quella dei consulenti della procura di Roma. Il procuratore Giovanni Ferrara e il pm Gustavo De Marinis avevano chiesto ad un pool di esperti, tra cui la tossicologa Federica Umani Ronchi, di stabilire se la dose di benzodiazepina (un sedativo), fatta scorrere in una flebo nelle vene di Welby, avesse in qualche modo determinato, o meglio fosse stata concausa, del decesso del paziente diventato nei mesi scorsi simbolo della battaglia dei Radicali Italiani, e dell'associazione Luca Coscioni, sulla autodeterminazione e sulla scelta di interrompere o meno una terapia, anche salvavita, come la ventilazione assistita da una macchina.
Dopo la morte di Welby la procura aveva aperto un fascicolo 'atti relativi' nel quale era anche confluita la denuncia del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga contro Mario Riccio nel quale si ipotizzava il reato di 'omicidio del consenziente'. In base alle risultanze dell'esame tossicologico, ora i pm di piazzale Clodio si apprestano a chiedere una archiviazione della posizione sia di Riccio sia di quella del segretario dell'associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, che aveva chiamato al capezzale di Welby l'anestesista.
La procura di Roma gia' nello scorso mese di dicembre si era pronunciata sul caso Welby: prima del decesso del paziente, il procuratore Ferrara e i pm Salvatore Vitello e Maria Francesca Loy avevano dato parere favorevole al ricorso con cui Welby chiedeva la possibilita' di interrompere la ventilazione assistita. Di parere opposto fu invece il provvedimento del giudice civile Angela Salvio che nego' a Welby, sottolineando una carenza di legislazione, il diritto di interrompere le cure.
'Abbiamo condotto, insieme all'Associazione Luca Coscioni e agli amici Radicali il nostro impegno per percorrere la strada della legalita'. Attendo il parere della Procura di Roma, ma se fosse confermato l'esito della perizia, sarebbe un'attesa e sperata conclusione. Una conferma della via legale percorsa, nel rispetto della volonta' del paziente di sospendere le cure'.

RICCIO, SCELTO DI PERCORRERE STRADA LEGALITA'
- 'Abbiamo condotto, insieme all'Associazione Luca Coscioni e agli amici Radicali, il nostro impegno per percorrere la strada della legalita'': cosi' l'anestesista Mario Riccio.
'Attendo il parere della Procura di Roma', ha aggiunto. Ma 'se fosse confermato l'esito della perizia, sarebbe un'attesa e sperata conclusione, una conferma della via legale percorsa, nel rispetto della volonta' del paziente di sospendere le cure.
Sarebbe realizzato il percorso di legalita' voluto per rispondere alla volonta' del paziente'.

ALTRI COMMENTI

"Non e' stata la sedazione ad uccidere Welby? E che cambia? Lo ha ucciso l'atto di staccargli la spina, cioe' di sospendere la ventilazione polmonare. In altre parole, la morte di Welby dipende direttamente dall'intervento con cui si e' interrotto un mezzo salvavita, quale l'aiuto alla respirazione, intervento del resto eseguito proprio al fine di provocare, di procurare, di dare la morte a colui che l'aveva chiesta. Pertanto chi ha compiuto e promosso tale gesto, il gesto di disporre del bene-vita altrui, non puo' non essere incriminato per violazione dell'articolo 579 e/o 580 del codice penale". Cosi' l'onorevole Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An, commenta i risultati della perizia medico-legale e tossicologica sul caso di Piergiorgio Welby, depositata oggi alla Procura della Repubblica di Roma.
"Sul caso di specie la legge parla in maniera chiara, precisa e inequivocabile. Recita infatti l'articolo 579 del codice penale ("Omicidio del consenziente"): "Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, e' punito con la reclusione da sei a quindici anni". Ora, come e' possibile non ravvisare, nell'atto di sospendere un mezzo indispensabile per vivere, quale la ventilazione polmonare, la condotta del "cagionare" la morte?".

"I risultati della perizia non sono di per se' una sorpresa e non cambiano l'opinione che ci siamo fatta sulla tragedia di Piergiorgio Welby. La notizia, immagino, favorisce l'archiviazione di qualsiasi addebito sia nei confronti del dottor Riccio che di Marco Cappato". Lo afferma Ignazio Marino, senatore diesse e presidente della commissione Sanita' di Palazzo Madama. "Quanto al fatto che Piergiorgio Welby abbia scelto di non evitare in modo artificiale la fine naturale della sua vita resto convinto che si sia trattato di una sua legittima e libera scelta, adottata in una condizione estrema.
Welby era consapevole della gravita' della sua malattia e della sua condizione che non poteva migliorare. Ha scelto lucidamente di dire basta a un intervento terapeutico divenuto ormai inappropriato e sproporzionato ai possibili risultati terapeutici mentre prolungava la sua sofferenza".
"La liberta' di autonoma determinazione delle cure, e' gia' stabilita dalla nostra Costituzione ma forse sara' utile riaffermarla. Per questo sono convinto della utilita' del pieno recepimento della Convenzione di Oviedo, per il quale ho creato le premesse con un emendamento al milleproroghe".
Quel testo, per il senatore, "non solo riconosce al singolo il diritto della libera scelta delle cure ma afferma parallelamente il diritto del paziente a ritirare liberamente il proprio consenso alle cure in ogni momento. Non mi sembra un proncipio"rivoluzionario", credo si tratti di un principio di civilta' e che dunque meriti di essere recepito nel nostro ordinamento".
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