WELBY/RICCIO. PROCURA DI ROMA CHIEDE ARCHIVIAZIONE
Non c'e' alcuna notizia di reato nella morte di Piergiorgio Welby, avvenuta la notte tra il 20 e il 21 dicembre, e il fascicolo aperto dopo il suo decesso 'in atti relativi' e' destinato a essere archiviato. E' la conclusione cui e' giunta la procura di Roma. "L'interruzione della ventilazione meccanica ha realizzato la volonta' di Welby in esplicazione di un diritto a lui spettante che trova la sua fonte nella Costituzione e in disposizioni internazionali recepite dall'Ordinamento italiano, ribadito, inoltre, in fonte di grado secondario quale il codice di deontologia medica". E ancora: "Il paziente era non solo cosciente ma liberamente determinato a non continuare il trattamento in quanto consapevole della impossibilita' della guarigione e anche della impossibilita' solo di un miglioramento o della attenuazione della sofferenza, di modo che non sembra nemmeno adeguato parlarsi di un riconoscimento di un incondizionato libero arbitrio".
Nella richiesta di archiviazione che porta anche la firma del procuratore Giovanni Ferrara si spiega come "nessun addebito debba muoversi a chi, in presenza di una impossibilita' fisica del paziente, abbia materialmente operato il distacco dal ventilatore automatico, in quanto l'azione e' stata seguita per dare effettivita' a quel diritto del paziente e quindi esso non puo' essere ritenuto contra legem". Allo stesso modo "non appare censurabile il comportamento del medico Mario Riccio per aver reimpiantato la ventilazione meccanica artificiale al manifestarsi della crisi respiratoria, poiche' non sussisteva a suo carico un obbligo -di legge, a mantenere in vita il paziente- poiche' si era di fronte a situazione ove le cure erano palesemente inutili per la impossibilita' della guarigione, ma anche solo del miglioramento delle condizioni dell'infermo".
La procura rileva, poi, come "la sedazione non abbia avuto efficacia causale nel determinarsi della morte nemmeno come acceleramento dell'evento, che e' sopravvenuto per causa naturale". Secondo gli accertamenti medico-legali e tossicologici, affidati a un collegio di consulenti, "l'irreversibile insufficienza respiratoria che ha condotto al decesso di Welby e' da attribuire unicamente alla sua impossibilita' di ventilare meccanicamente in maniera spontanea a causa della gravissima distrofia muscolare da cui lo stesso era affetto". Nessun "ruolo causale o concausale di rilevanza penale" puo' essere attribuire alle sostanza che sono state somministrate a Welby.
E' stata cosi' accertata la veridicita' di quanto raccontato all'epoca dallo stesso Riccio il quale, sentito come persona informata sui fatti dalla Digos, aveva affermato di aver provveduto, alla presenza di piu' persone e in adesione alle richieste fattegli da Welby, alla sedazione dello stesso e al contestuale distacco del ventilatore automatico, pratiche cui nell'arco di circa 45 minuti era seguita la morte del paziente. Ogni passaggio era stato riportato in un diario clinico firmato dallo stesso medico e da chi era presente in quel momento, la moglie e la sorella di Welby e i radicali Marco Pannella e Marco Cappato.
Nella richiesta di archiviazione la procura ricorda la posizione assunta quando la vicenda fini' all'attenzione del tribunale civile di Roma: "Nel caso di specie, puo' affermarsi che sussistesse il diritto di Welby di non sottoporsi a trattamenti medici indesiderati e parimenti di ritirare il consenso in precedenza espresso e quindi di richiedere l'interruzione della ventilazione meccanica artificiale, pur consapevole delle conseguenze certamente letali; sotto un profilo di fatto non puo' dubitarsi della esistenza di siffatta volonta', espressa in molte sedi cui e' stata data ampia risonanza sui mezzi di comunicazione di massa e ancora formalizzata nell'atto introduttivo del ricorso al tribunale civile. Ma non deve sottacersi -rileva l'ufficio guidato dal procuratore Ferrara- e anzi costituisce il nodo centrale della problematica che qui occupa, che non puo' sostenersi che un siffatto diritto costituzionalmente tutelato troverebbe tuttavia un limite nelle superiori esigenze di salvaguardia della vita umana che nel nostro ordinamento costituisce un diritto inviolabile della persona. La liberta' di rifiutare ogni trattamento medico si arresterebbe quando questo fosse necessario per la stessa sopravvivenza, poiche', in tal caso, le istanze di tutela della vita prevarrebbero, e il trattamento in questione potrebbe essere imposto al paziente anche in assenza di una specifica norma di legge autorizzatrice".
"Non vi e' dubbio che in mancanza di una specifica previsione normativa, si tratta di confrontare due principi e operare, se necessario, un bilanciamento tra di essi, alla stregua eventualmente delle fonti normative secondarie e non potendosi prescindere comunque anche dalla valutazione di dati fattuali. Non puo' non osservarsi che la crescente capacita' terapeutica della medicina consente di protrarre la vita pure in condizioni un tempo impossibili, ma questo dato senz'altro positivo ha tuttavia determinato l'esigenza di confronto con la problematica anche di natura etica, di non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano piu' alla persona".
"Deve dunque ritenersi che sia a livello interno che internazionale, il diritto fondamentale a rifiutare il trattamento medico vale di regola senza esclusioni e quindi anche con riferimento a trattamenti di cosiddetto sostegno vitale, i quali non potranno dunque essere imposti con la forza a un soggetto dissenziente e nemmeno proseguiti contro la sua volonta', stante la revocabilita' del consenso".
COMMENTI
'La questione della sospensione di un trattamento sanitario e' stata fino ad ora poco approfondita dalla legislazione ed il parlamento deve affrontare questa questione': il ministro della Salute, Livia Turco, nel corso di una registrazione di 'Porta a porta' dedicata all'eutanasia che andra' in onda la sera dell'8 marzo, ha indicato questo come uno dei punti fondamentali per affrontare casi come quello di Piergiorgio Welby o quello di Giovanni Nuvoli.
Il ministro, ragionando sul tentativo di approvare in parlamento una legge sul testamento biologico, ha ricordato che attualmente per liberta' di cura si intende la liberta' di non iniziare una terapia. L'approfondimento dovra' quindi riguardare il momento successivo, cioe' quando il paziente decide di sospendere una terapia gia' in corso.
"In attesa della decisione del gip, a nome dell`Associazione Coscioni, salutiamo questa importante decisione della Procura di Roma". Lo afferma l'eurodeputato radicale Marco Cappato, commentando la richiesta di archiviazione da parte dei pm sul caso Welby. "Anche questa decisione, infatti, dopo quella dell`Ordine dei Medici di Cremona, è il risultato - aggiunge - dei tre mesi di lotta di Piergiorgio Welby, del coraggio del dottor Mario Riccio e dell`impegno e della forza del soggetto politico radicale, a partire dall`Associazione Coscioni e da Radicali Italiani, risultato offerto a tutti i cittadini italiani, alle persone in condizioni di malattia e ai medici".
'Sono convinto che la richiesta di archiviazione del procedimento in relazione alla morte di Piergiorgio Welby sara' accettata, come e' logico che sia'.
Lo afferma in una nota Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanita' del Senato, commentando la decisione comunicata oggi dalla Procura di Roma di richiedere l'archiviazione del caso e chiedendo un impegno concreto 'perche' situazioni di questo genere non si ripetano'.
'La richiesta di interrompere tutte le terapie che mantenevano in vita Welby e che gli impedivano la fine naturale della vita - continua Marino - in particolare il respiratore artificiale, e' stata avanzata ripetutamente dal paziente stesso che intendeva fare valere il proprio diritto all'autodeterminazione della persona rispetto al rifiuto delle cure'. Questo diritto, 'come ha sottolineato anche la Procura di Roma - spiega il presidente - e' riconosciuto dalla nostra Carta Costituzionale e da accordi internazionali come la Convenzione di Oviedo e come tale va rispettato in ogni circostanza'.
La richiesta di archiviazione 'contribuisce dunque a fare chiarezza ed a rasserenare tutte le persone che, come me, hanno sostenuto la legittimita' delle richieste di Piergiorgio Welby. Un uomo che da nove anni sopportava terapie straordinarie che non lo potevano guarire e che lui riteneva inappropriate'.
Ora la politica deve lavorare, secondo Marino 'perche' situazioni di questo genere non si ripetano, perche' i diritti di ogni persona ammalata siano rispettati in ogni situazione. Penso in particolare al lavoro sul testamento biologico - precisa - che stiamo portando avanti in Senato che potra' servire per permettere a tutti, anche a chi si trova in condizioni di malattia terminale e non e' piu' in grado di esprimersi, di far valere le proprie volonta' rispetto alle cure e alle terapie che ritiene accettabili e dignitose per se stesso'.
Anche se 'dal punto di vista giuridico formale la decisione della Procura appare corretta', la richiesta di archiviazione dell'inchiesta sulla morte di Piergiorgio Welby rappresenta 'una vicenda di estrema tristezza dal punto di vista etico'. Francesco D'Agostino, presidente dell'Unione giuristi cattolici italiani sottolinea, in una dichiarazione al Servizio Informazione Religiosa della Cei, che 'alla liceita' giuridica corrisponde sotto il profilo etico, una valutazione piena di ombre'. 'Non vi e' alcun dubbio - spiega D'Agostino - che non e' possibile praticare cure coercitive contro la volonta' del paziente, anche se si tratta di pazienti in situazioni estreme come Welby. Ma sul piano deontologico e bioetico si puo' ritenere che il caso Welby rappresenti una sconfitta della medicina ippocratica, cioe' di quella medicina che ritiene che le cure, nel senso piu' alto del termine, non debbano mai essere sospese, in particolare nei confronti di quei malati che pur non essendo guaribili sono sempre curabili, fino all'ultimo momento della loro vita'. 'I medici che stanno realmente vicino ai propri pazienti - conclude il presidente Ugci - sono quelli che, coerenti con il codice deontologico, si rifiutano di staccare la spina e sostengono i malati fino alla fine'.
"Approvazione e condivisione" per la richiesta di archiviazione annunciata. A esprimerle il capogruppo dei Verdi in commissione Affari sociali-Sanita' alla Camera, Tommaso Pellegrino. "Siamo in presenza- spiega Pellegrino- di una richiesta significativa, che mi auguro venga confermata dal Gip, che dovra' essere comunque necessariamente considerata nelle scelte legislative che si faranno su questo tema cosi' delicato". Tutti gli ausili tecnologici, osserva Pellegrino, "che aiutano a mantenere in vita una persona che si trova in una situazione di assoluta irreversibilita' della malattia, e che addirittura tende solo a peggiorare, sono di fatto un accanimento terapeutico". Il tema centrale, infatti, secondo il deputato del Sole che ride, "e' la situazione di irreversibilita' della malattia" e comunque- aggiunge- "bisogna lasciare a ciascuno la possibilita' di fare una scelta", perche' "occorre maggiore dignita' sulla condizione del fine-vita". Il parlamentare conclude ricordando "di aver presentato un'apposita proposta di legge sul testamento biologico e contro l'accanimento terapeutico".
Secondo la Consulta di bioetica e' importante che, chiedendo l'archiviazione per il dottor Mario Riccio, 'nell'articolata motivazione la Procura, sottolinei come sia diritto costituzionale delle persone rifiutare la terapia'.
'Questo significa - si legge in una nota del presidente della Consulta Maurizio Mori - che non si tratta di un diritto 'di carta' la cui applicazione richieda una specifica legge senza la quale gia' ora non sarebbe possibile la sospensione, ma un diritto a tutti gli effetti, costituzionalmente garantito'.
La Consulta di Bioetica continua la nota 'plaude a questo punto, osservando che la legge in itinere a proposito e' opportuna per togliere le ultime resistenze del vitalismo, ma potrebbe configurarsi come un intoppo burocatico all'esercizio di un diritto costituzionale, che gia' oggi deve essere garantito'. Inoltre la Consulta 'ribadisce che la piena consapevolezza del diritto delle persone di sospendere le terapie in ogni circostanza costituisce un avanzamento morale e di civilta''.
Nella richiesta di archiviazione che porta anche la firma del procuratore Giovanni Ferrara si spiega come "nessun addebito debba muoversi a chi, in presenza di una impossibilita' fisica del paziente, abbia materialmente operato il distacco dal ventilatore automatico, in quanto l'azione e' stata seguita per dare effettivita' a quel diritto del paziente e quindi esso non puo' essere ritenuto contra legem". Allo stesso modo "non appare censurabile il comportamento del medico Mario Riccio per aver reimpiantato la ventilazione meccanica artificiale al manifestarsi della crisi respiratoria, poiche' non sussisteva a suo carico un obbligo -di legge, a mantenere in vita il paziente- poiche' si era di fronte a situazione ove le cure erano palesemente inutili per la impossibilita' della guarigione, ma anche solo del miglioramento delle condizioni dell'infermo".
La procura rileva, poi, come "la sedazione non abbia avuto efficacia causale nel determinarsi della morte nemmeno come acceleramento dell'evento, che e' sopravvenuto per causa naturale". Secondo gli accertamenti medico-legali e tossicologici, affidati a un collegio di consulenti, "l'irreversibile insufficienza respiratoria che ha condotto al decesso di Welby e' da attribuire unicamente alla sua impossibilita' di ventilare meccanicamente in maniera spontanea a causa della gravissima distrofia muscolare da cui lo stesso era affetto". Nessun "ruolo causale o concausale di rilevanza penale" puo' essere attribuire alle sostanza che sono state somministrate a Welby.
E' stata cosi' accertata la veridicita' di quanto raccontato all'epoca dallo stesso Riccio il quale, sentito come persona informata sui fatti dalla Digos, aveva affermato di aver provveduto, alla presenza di piu' persone e in adesione alle richieste fattegli da Welby, alla sedazione dello stesso e al contestuale distacco del ventilatore automatico, pratiche cui nell'arco di circa 45 minuti era seguita la morte del paziente. Ogni passaggio era stato riportato in un diario clinico firmato dallo stesso medico e da chi era presente in quel momento, la moglie e la sorella di Welby e i radicali Marco Pannella e Marco Cappato.
Nella richiesta di archiviazione la procura ricorda la posizione assunta quando la vicenda fini' all'attenzione del tribunale civile di Roma: "Nel caso di specie, puo' affermarsi che sussistesse il diritto di Welby di non sottoporsi a trattamenti medici indesiderati e parimenti di ritirare il consenso in precedenza espresso e quindi di richiedere l'interruzione della ventilazione meccanica artificiale, pur consapevole delle conseguenze certamente letali; sotto un profilo di fatto non puo' dubitarsi della esistenza di siffatta volonta', espressa in molte sedi cui e' stata data ampia risonanza sui mezzi di comunicazione di massa e ancora formalizzata nell'atto introduttivo del ricorso al tribunale civile. Ma non deve sottacersi -rileva l'ufficio guidato dal procuratore Ferrara- e anzi costituisce il nodo centrale della problematica che qui occupa, che non puo' sostenersi che un siffatto diritto costituzionalmente tutelato troverebbe tuttavia un limite nelle superiori esigenze di salvaguardia della vita umana che nel nostro ordinamento costituisce un diritto inviolabile della persona. La liberta' di rifiutare ogni trattamento medico si arresterebbe quando questo fosse necessario per la stessa sopravvivenza, poiche', in tal caso, le istanze di tutela della vita prevarrebbero, e il trattamento in questione potrebbe essere imposto al paziente anche in assenza di una specifica norma di legge autorizzatrice".
"Non vi e' dubbio che in mancanza di una specifica previsione normativa, si tratta di confrontare due principi e operare, se necessario, un bilanciamento tra di essi, alla stregua eventualmente delle fonti normative secondarie e non potendosi prescindere comunque anche dalla valutazione di dati fattuali. Non puo' non osservarsi che la crescente capacita' terapeutica della medicina consente di protrarre la vita pure in condizioni un tempo impossibili, ma questo dato senz'altro positivo ha tuttavia determinato l'esigenza di confronto con la problematica anche di natura etica, di non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano piu' alla persona".
"Deve dunque ritenersi che sia a livello interno che internazionale, il diritto fondamentale a rifiutare il trattamento medico vale di regola senza esclusioni e quindi anche con riferimento a trattamenti di cosiddetto sostegno vitale, i quali non potranno dunque essere imposti con la forza a un soggetto dissenziente e nemmeno proseguiti contro la sua volonta', stante la revocabilita' del consenso".
COMMENTI
'La questione della sospensione di un trattamento sanitario e' stata fino ad ora poco approfondita dalla legislazione ed il parlamento deve affrontare questa questione': il ministro della Salute, Livia Turco, nel corso di una registrazione di 'Porta a porta' dedicata all'eutanasia che andra' in onda la sera dell'8 marzo, ha indicato questo come uno dei punti fondamentali per affrontare casi come quello di Piergiorgio Welby o quello di Giovanni Nuvoli.
Il ministro, ragionando sul tentativo di approvare in parlamento una legge sul testamento biologico, ha ricordato che attualmente per liberta' di cura si intende la liberta' di non iniziare una terapia. L'approfondimento dovra' quindi riguardare il momento successivo, cioe' quando il paziente decide di sospendere una terapia gia' in corso.
"In attesa della decisione del gip, a nome dell`Associazione Coscioni, salutiamo questa importante decisione della Procura di Roma". Lo afferma l'eurodeputato radicale Marco Cappato, commentando la richiesta di archiviazione da parte dei pm sul caso Welby. "Anche questa decisione, infatti, dopo quella dell`Ordine dei Medici di Cremona, è il risultato - aggiunge - dei tre mesi di lotta di Piergiorgio Welby, del coraggio del dottor Mario Riccio e dell`impegno e della forza del soggetto politico radicale, a partire dall`Associazione Coscioni e da Radicali Italiani, risultato offerto a tutti i cittadini italiani, alle persone in condizioni di malattia e ai medici".
'Sono convinto che la richiesta di archiviazione del procedimento in relazione alla morte di Piergiorgio Welby sara' accettata, come e' logico che sia'.
Lo afferma in una nota Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanita' del Senato, commentando la decisione comunicata oggi dalla Procura di Roma di richiedere l'archiviazione del caso e chiedendo un impegno concreto 'perche' situazioni di questo genere non si ripetano'.
'La richiesta di interrompere tutte le terapie che mantenevano in vita Welby e che gli impedivano la fine naturale della vita - continua Marino - in particolare il respiratore artificiale, e' stata avanzata ripetutamente dal paziente stesso che intendeva fare valere il proprio diritto all'autodeterminazione della persona rispetto al rifiuto delle cure'. Questo diritto, 'come ha sottolineato anche la Procura di Roma - spiega il presidente - e' riconosciuto dalla nostra Carta Costituzionale e da accordi internazionali come la Convenzione di Oviedo e come tale va rispettato in ogni circostanza'.
La richiesta di archiviazione 'contribuisce dunque a fare chiarezza ed a rasserenare tutte le persone che, come me, hanno sostenuto la legittimita' delle richieste di Piergiorgio Welby. Un uomo che da nove anni sopportava terapie straordinarie che non lo potevano guarire e che lui riteneva inappropriate'.
Ora la politica deve lavorare, secondo Marino 'perche' situazioni di questo genere non si ripetano, perche' i diritti di ogni persona ammalata siano rispettati in ogni situazione. Penso in particolare al lavoro sul testamento biologico - precisa - che stiamo portando avanti in Senato che potra' servire per permettere a tutti, anche a chi si trova in condizioni di malattia terminale e non e' piu' in grado di esprimersi, di far valere le proprie volonta' rispetto alle cure e alle terapie che ritiene accettabili e dignitose per se stesso'.
Anche se 'dal punto di vista giuridico formale la decisione della Procura appare corretta', la richiesta di archiviazione dell'inchiesta sulla morte di Piergiorgio Welby rappresenta 'una vicenda di estrema tristezza dal punto di vista etico'. Francesco D'Agostino, presidente dell'Unione giuristi cattolici italiani sottolinea, in una dichiarazione al Servizio Informazione Religiosa della Cei, che 'alla liceita' giuridica corrisponde sotto il profilo etico, una valutazione piena di ombre'. 'Non vi e' alcun dubbio - spiega D'Agostino - che non e' possibile praticare cure coercitive contro la volonta' del paziente, anche se si tratta di pazienti in situazioni estreme come Welby. Ma sul piano deontologico e bioetico si puo' ritenere che il caso Welby rappresenti una sconfitta della medicina ippocratica, cioe' di quella medicina che ritiene che le cure, nel senso piu' alto del termine, non debbano mai essere sospese, in particolare nei confronti di quei malati che pur non essendo guaribili sono sempre curabili, fino all'ultimo momento della loro vita'. 'I medici che stanno realmente vicino ai propri pazienti - conclude il presidente Ugci - sono quelli che, coerenti con il codice deontologico, si rifiutano di staccare la spina e sostengono i malati fino alla fine'.
"Approvazione e condivisione" per la richiesta di archiviazione annunciata. A esprimerle il capogruppo dei Verdi in commissione Affari sociali-Sanita' alla Camera, Tommaso Pellegrino. "Siamo in presenza- spiega Pellegrino- di una richiesta significativa, che mi auguro venga confermata dal Gip, che dovra' essere comunque necessariamente considerata nelle scelte legislative che si faranno su questo tema cosi' delicato". Tutti gli ausili tecnologici, osserva Pellegrino, "che aiutano a mantenere in vita una persona che si trova in una situazione di assoluta irreversibilita' della malattia, e che addirittura tende solo a peggiorare, sono di fatto un accanimento terapeutico". Il tema centrale, infatti, secondo il deputato del Sole che ride, "e' la situazione di irreversibilita' della malattia" e comunque- aggiunge- "bisogna lasciare a ciascuno la possibilita' di fare una scelta", perche' "occorre maggiore dignita' sulla condizione del fine-vita". Il parlamentare conclude ricordando "di aver presentato un'apposita proposta di legge sul testamento biologico e contro l'accanimento terapeutico".
Secondo la Consulta di bioetica e' importante che, chiedendo l'archiviazione per il dottor Mario Riccio, 'nell'articolata motivazione la Procura, sottolinei come sia diritto costituzionale delle persone rifiutare la terapia'.
'Questo significa - si legge in una nota del presidente della Consulta Maurizio Mori - che non si tratta di un diritto 'di carta' la cui applicazione richieda una specifica legge senza la quale gia' ora non sarebbe possibile la sospensione, ma un diritto a tutti gli effetti, costituzionalmente garantito'.
La Consulta di Bioetica continua la nota 'plaude a questo punto, osservando che la legge in itinere a proposito e' opportuna per togliere le ultime resistenze del vitalismo, ma potrebbe configurarsi come un intoppo burocatico all'esercizio di un diritto costituzionale, che gia' oggi deve essere garantito'. Inoltre la Consulta 'ribadisce che la piena consapevolezza del diritto delle persone di sospendere le terapie in ogni circostanza costituisce un avanzamento morale e di civilta''.
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