Il taglio dell'IVA sul cibo ha davvero abbassato i prezzi
A pochi giorni dalle elezioni di settembre, il governo svedese rivendica un successo della propria politica economica: il taglio dell'IVA sui generi alimentari avrebbe effettivamente prodotto prezzi più bassi per i consumatori. Lo confermerebbe un rapporto preliminare dell'Agenzia svedese dei consumatori e dell'Istituto Nazionale di Ricerca Economica (KI).
La misura era entrata in vigore il 1° aprile 2026, dimezzando l'IVA sui prodotti alimentari dal 12% al 6%. Secondo il rapporto, i prezzi del cibo sono scesi del 5,5%, un dato che corrisponde esattamente all'effetto teorico atteso da una riduzione fiscale di quella portata. Un elemento che secondo le autorità rafforza la credibilità della misura è che il calo non ha riguardato solo alcuni prodotti selezionati, ma si è mantenuto stabile nel tempo ed è stato trasversale a tutta la gamma di generi alimentari. Lena Aronsson, direttrice generale dell'Agenzia svedese dei consumatori, ha sottolineato che questa ampiezza del ribasso dimostra come la riforma abbia influenzato l'intero comparto e non solo pochi articoli isolati. I risultati, viene precisato, sono coerenti con le rilevazioni indipendenti già effettuate da Statistics Sweden e dall'industria alimentare stessa.
Il taglio dell'IVA, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2027, ha un costo stimato attorno ai 37 miliardi di corone svedesi, circa 3,36 miliardi di euro, spalmati sui due anni di applicazione. La riduzione fiscale sul cibo non è una misura isolata, ma rientra in un pacchetto economico più ampio varato dal governo in vista del voto: comprende anche sgravi sulle tasse relative al carburante e un aumento dei crediti d'imposta sul lavoro, tutte misure pensate per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie in un momento di difficoltà economica prolungata.
Per evitare che il risparmio fiscale restasse nelle tasche dei rivenditori invece di tradursi in prezzi più bassi sugli scaffali, l'esecutivo aveva istituito una commissione dedicata al monitoraggio dei prezzi alimentari, con il compito di verificare che la riduzione dell'IVA venisse effettivamente trasferita ai consumatori. Il timore, esplicitato più volte dal governo negli scorsi mesi, riguardava soprattutto la forte concentrazione del settore della grande distribuzione alimentare svedese, dominato da poche grandi catene di supermercati.
Il contesto politico in cui arriva questo rapporto non è secondario. Il governo, guidato dalla coalizione di centrodestra insieme ai Democratici Svedesi, si presenta alle elezioni del 13 settembre 2026 in una posizione di svantaggio nei sondaggi: le ultime rilevazioni indicano la coalizione di governo e i Democratici Svedesi attorno al 45,6% dei consensi, contro il 52,4% raccolto dalle opposizioni. In questo scenario, il taglio dell'IVA e gli altri interventi sul potere d'acquisto delle famiglie rappresentano una delle carte principali giocate dall'esecutivo uscente per convincere gli elettori della bontà della propria gestione economica, in un paese dove l'inflazione ha eroso a lungo i redditi reali delle famiglie.