Sabato 13 giugno 2026
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Alzheimer in RSA: la Cassazione conferma che la retta è a carico del SSN

Tributi · Redazione ·
James Gray/USFWS - Wikimedia
Foto: James Gray/USFWS — Wikimedia (Public domain)

La Corte di Cassazione ha ribadito, con una serie di pronunce ormai consolidate, un principio di grande rilievo per le famiglie dei malati di Alzheimer: la retta di ricovero nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), pubbliche o private convenzionate, deve essere interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, e non dei familiari né dei Comuni. Lo riporta L'Arena.

Il ragionamento giuridico alla base di questa posizione è chiaro: per i pazienti affetti da Alzheimer grave o da altre forme di demenza senile, non è possibile distinguere in modo netto tra la componente sanitaria e quella assistenziale delle cure erogate in struttura. Ogni gesto quotidiano — dall'igiene personale alla somministrazione dei pasti, dalla mobilizzazione alla sorveglianza continua — costituisce parte integrante di un percorso terapeutico, e non un semplice servizio alberghiero. Le prestazioni, dunque, risultano inscindibilmente integrate, e per questo ricadono interamente nell'obbligo del SSN.

 

La pietra miliare di questo orientamento è la sentenza n. 4558 del 22 marzo 2012, con cui la Cassazione aveva già stabilito che, quando il ricovero implica prestazioni sanitarie necessarie, l'intera retta deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Da allora, la giurisprudenza ha progressivamente rafforzato questo principio: l'ordinanza n. 26943 del 17 ottobre 2024 e la sentenza n. 33394 del 19 dicembre 2024 hanno ribadito che le clausole contrattuali con cui si trasferisce il costo sulle famiglie sono da considerarsi nulle, in quanto in contrasto con norme imperative.

 

Un caso emblematico riguarda un cittadino milanese che dal 2016 chiedeva che il SSN si facesse carico delle spese di ricovero della madre, affetta da Alzheimer, in una RSA. Sia il Tribunale di Milano che la Corte d'Appello avevano inizialmente respinto le sue istanze, imponendogli di contribuire al 50% dei costi. La Cassazione ha ribaltato quelle decisioni, accogliendo il ricorso e affermando che le prestazioni socio-assistenziali per pazienti con patologie neurodegenerative sono inscindibili da quelle sanitarie, e pertanto interamente a carico del SSN.

 

Il criterio decisivo, precisano i giudici, non è la prevalenza quantitativa di una componente sull'altra, né la classificazione formale adottata dalla struttura o dalla ASL: ciò che conta è la natura effettiva e integrata delle prestazioni erogate, valutata caso per caso sulla base del piano assistenziale individuale e della documentazione clinica. In presenza di un bisogno sanitario continuativo, nessun contributo può essere richiesto al paziente o ai suoi familiari.

 

Il tema riguarda una platea enorme di cittadini: in Italia si contano oltre un milione di malati di Alzheimer, con più di tre milioni di persone quotidianamente coinvolte nella loro assistenza. Il costo medio di un ricovero in RSA può superare i 30.000 euro annui, un peso spesso insostenibile per le famiglie. Le famiglie che hanno già versato somme per il ricovero di un proprio caro possono inoltre agire per ottenere il rimborso di quanto indebitamente pagato, entro il termine ordinario di prescrizione di dieci anni.

 

Nonostante l'orientamento giurisprudenziale sia ormai consolidato, molti esperti e associazioni sottolineano l'esigenza di un intervento legislativo che regoli la materia in modo chiaro e uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando disparità applicative tra le diverse Regioni e la necessità, per le famiglie, di intraprendere lunghe e costose cause civili.

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