Acquedotti colabrodo. Il paradosso del Piemonte che compra acqua dalla Svizzera
La regione Piemonte è alle prese con la siccità. Circa 100 comuni hanno già emanato regolamenti per controllare il consumo di acqua potabile e in alcune zone montane si è già reso necessario l'impiego di autobotti. Il governo piemontese, di conseguenza, intende chiedere al cantone svizzero del Ticino di aumentare i quantitativi d'acqua destinati alla regione.
E’ bene ricordare che in Italia il 42,4% dell’acqua si disperde nel tragitto fonte/rubinetto, con un costo economico di circa 10 miliardi di euro.
Percentuale di dispersione che nel caso del Piemonte è di 35,4%, con un danno di 521 milioni di euro.
Questa situazione idrica non è una novità di questi ultimi anni, ma sono decenni e decenni che si sciorinano dati su questo disastro. Anni in cui tutte le autorità hanno sempre detto di voler rimediare, ma i dati sono questi.
Le emergenze idriche sono tante in Italia (si pensi a quelle croniche quanto drammatiche della Sicilia): rotture nelle condotte, età avanzata degli impianti, aspetti amministrativi per errori di misurazione dei contatori e allacci abusivi.
Colpisce questa del Piemonte che, a differenza della Sicilia, ha a due passi la Svizzera e può rimediare in qualche modo... e lo fa già da tempo.
Non conosciamo i costi di questa operazione, ma ci viene il dubbio che, prima di arrivare a questo, il Piemonte non abbia fatto il dovuto per evitare che il suo 35,4% di acqua non si disperdesse casualmente, ma arrivasse a destinazione. Aggiungendo anche i costi dell’emergenza: in assoluto e per dover pagare in franchi svizzeri, valuta con potere d'acquisto e valore economico che spesso è anche il doppio di quello italiano.
Infine, per non farci mancare nulla, ricordiamo che in Italia si recupera solo il 10% dell’acqua piovana.
Ecco la fotografia dell’Italia. Con le autobotti dalla Sicilia al Piemonte. Coi primi che non vanno sicuramente in Tunisia a rifornirsi e i secondi con la fortuna della Svizzera a due passi (e anche un po’ di Val d’Aosta, che vende l'acqua al Piemonte anche se ha anch’essa circa il 30% di dispersione). Immagine di incapacità, approssimazione, sciatteria che, ovviamente, dovranno pagare i consumatori.
E visto il perdurare, ci viene anche il dubbio che questa emergenza/lezione continuerà a non servire.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc