Sabato 6 giugno 2026
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Addebito della separazione se il rifiuto di seguire il coniuge è infondato

Articolo · Sara Astorino ·
engin akyurt - Unsplash
Foto: engin akyurt — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Con l’ordinanza n. 10859 del 23 Aprile 2026, la Corte di Cassazione ha chiarito che, in assenza di reale giustificazione, bisogna seguire il coniuge.

Se si sceglie di non seguirlo allora ci si assume la piena responsabilità della fine del matrimonio e si perde ogni diritto all’assegno di mantenimento.

 

Il Caso.

Una giovane coppia decide di sposarsi.

Subito dopo le nozze il marito riceve una vantaggiosa offerta di lavoro che, tuttavia, prevedeva il trasferimento da Roma a Milano.

La moglie decideva di non seguire il marito, non dava una motivazione valida per giustificare il rifiuto e tornava a vivere con i genitori.

Il rapporto, quindi, entrava in crisi e nel procedimento di separazione alla donna veniva attribuito l’addebito per aver con la sua condotta generato la crisi della coppia e la fine del rapporto, pertanto ella perdeva ogni diritto incluso quello del diritto al mantenimento.

 

Su cosa si basa la decisione della Corte di Cassazione?

Sugli obblighi assunti con il matrimonio tra cui rientra l’obbligo di vivere insieme, ovvero la scelta della residenza familiare.

Da ciò deriva che quando uno dei due coniugi si sposta per ragioni professionali concrete e documentate, l'altro è tenuto a seguirlo.

Nel caso specifico era stato appurato che la crisi matrimoniale era nata e si era consolidata esclusivamente per via della scelta della moglie.

Il marito aveva preparato la casa per la vita familiare e lavorava stabilmente nel capoluogo lombardo: nulla, nella ricostruzione dei fatti, lasciava spazio alla conclusione che la distanza fosse inevitabile.

Il semplice desiderio di restare vicino alla famiglia d'origine, in assenza di ragioni concrete e verificabili, non costituisce una giustificazione sufficiente agli occhi della legge.

 

Esistono dei casi in cui il trasferimento si può evitare?

Si, e sono tassativamente previste.

Consistono nei gravi problemi di salute, che richiedano cure o strutture sanitarie specifiche, non disponibili nella nuova città di residenza, e negli impedimenti lavorativi documentati, ovvero situazioni in cui il trasferimento comporterebbe la perdita dell'occupazione o un danno professionale grave e non evitabile.

 

Cosa succede se il coniuge tollera temporaneamente il rifiuto?

La tolleranza temporanea non implica la rinuncia ai propri diritti né determina un consenso tacito poiché siamo innanzi a diritti indisponibili ovvero non possono essere eliminati o derogati, nemmeno con il consenso reciproco.

 

 

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

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