Caldo. Soluzioni individuali, ma sarebbe opportuno governarlo

In fila alle Poste per ritirare una raccomandata mi sento chiamare, mi giro e “Marco, da quanto tempo, come stai?”. Marco: “non ne posso più con questo caldo, almeno qui alle Poste si respira”. Io, col mio giacchetto che uso anche nei supermarket: “tranne farti venire una polmonite”.
Frasi quotidiane che credo ci mettano al pari degli inglesi nel parlare di clima nelle conversazioni private. E che non vorremmo pronunciare per tanti motivi, primo l'accortezza dei vari governi, del e nel mondo, a non averci portati per l’ennesima volta impreparati al cambiamento climatico e a fare poco, visto che la situazione peggiora sempre.
Ed ho pensato a località turistiche in cui mai avremmo messo piede e sono diventate attrattive, e quindi molto costose. Ai grandi investimenti che vengono fatti nel raffreddamento dei data center, come se il cervello dell'Intelligenza Artificiale sia più importante di quello umano.
Ho letto che Amsterdam ha predisposto zone refrigerate per combattere il caldo. Così come Londra e Madrid.
Mentre si sprecano gli inviti delle amministrazioni delle città a non uscire di casa in alcune ore. Mentre supermercati e grandi magazzini fanno a gara a ricordare la fresca accoglienza dei propri spazi, spesso anche ben attrezzati alla bisogna come in diversi centri commerciali…. poi, visto che sei lì, ci scappa anche qualche acquisto: la versione 2026 del latino “do ut des”.
Secondo l’International Energy Agency il numero di condizionatori negli edifici potrebbe passare da 1,6 miliardi a 5,6 miliardi entro il 2050.
Ma siccome in Italia, Paese dal clima “gentile”, il condizionatore domestico è ancora considerato un lusso, si fanno avanti i rimedi individuali, cioè sulle persone piuttosto che sui luoghi in cui le stesse vivono.
Mi è capitato di vedere in tv anche un famoso tennista in pausa con un giubbotto argentato e lo speaker che ricordava essere refrigerante.
E mi sono venuti in mente i vari attrezzi alla bisogna: dal banale ventilatorino a batteria a quelli da collo, da spiaggia, mini-condizionatori personali, dispositivi Peltier da infilare sotto la camicia, etc.
Eppure gli accorgimenti per non essere sempre tutti nell’emergenza ci sarebbero. L’isolamento termico unito a un intelligente uso di griglie e tapparelle per ridurre l’esposizione solare delle stanze. Vernici speciali e materiali intelligenti.
Ma i risultati più rapidi e convincenti arrivano dalla natura, non dalla tecnologia. La vegetazione abbassa le temperature, Gli alberi funzionano. Uno studio su Nature Communications stima che la copertura arborea riduca quasi della metà il potenziale massimo dell’isola di calore urbana. Uno studio su The Lancet sulle città europee ha stimato che portare gli alberi al 30% della superficie urbana potrebbe abbassare la temperatura fino a 4 gradi, evitando circa 2.644 morti premature legate al caldo.
Il problema, quindi, è molto urbanistico e politico e le soluzioni individuali rimangono palliative quanto provvisorie.
Il caldo va governato, soprattutto con la prevenzione. Che oggi, nonostante tutti sappiano tutto, soprattutto i decisori (almeno così dovrebbe) è solo un’emergenza… col contorno, folkloristico quanto pericoloso, di quelli che come negavano il covid, fanno altrettanto col riscaldamento climatico.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc