Mercoledì 10 giugno 2026
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Cannabis terapeutica per cani e gatti: CBD contro ansia, artrosi e tumori

Articolo · Redazione ·
R+R Medicinals - Unsplash
Foto: R+R Medicinals — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

La cannabis terapeutica entra sempre più negli studi veterinari italiani ed esteri come strumento di supporto per cani e gatti affetti da patologie croniche e dolorose. Come riporta il Corriere della Sera, veterinari e ricercatori stanno studiando l'efficacia e la sicurezza dei trattamenti a base di cannabidiolo (CBD) negli animali domestici, con risultati che si annunciano promettenti.

Le applicazioni principali riguardano il controllo del dolore da artrosi e infiammazioni osteoarticolari croniche, la gestione dei disturbi ansiosi — come l'ansia da separazione, le fobie e i comportamenti aggressivi — e il supporto sintomatico nei casi oncologici, dove il CBD può contribuire a ridurre nausea, dolore e stati infiammatori nei pazienti in terapia. Come documentano diverse fonti specialistiche, i cannabinoidi possono inoltre rivelarsi utili nel trattamento dell'epilessia, nel decadimento cognitivo degli animali anziani e in alcune patologie gastrointestinali di natura autoimmune.

A differenza del tetraidrocannabinolo (THC), il CBD non ha effetti psicoattivi né crea dipendenza. Agisce legandosi ai recettori del sistema endocannabinoide presenti sia nel sistema nervoso centrale sia negli organi periferici, modulando la risposta al dolore e all'infiammazione. I prodotti più utilizzati in campo veterinario sono preparazioni ad alto contenuto di CBD e basso tenore di THC, somministrabili sotto forma di olio — il più semplice da dosare — oppure di compresse o capsule.

 

Dal punto di vista normativo, in Italia la prescrizione di preparati a base di cannabis terapeutica da parte del medico veterinario è tecnicamente possibile: il preparato galenico viene realizzato in farmacia su ricetta. Tuttavia, come sottolineano gli stessi professionisti del settore, la platea di veterinari che conosce e utilizza questi trattamenti resta ancora limitata, e la ricerca clinica su larga scala è ancora in corso. Gli studi disponibili segnalano effetti collaterali generalmente lievi — diarrea, lieve aumento degli enzimi epatici, episodi di vomito — più rari con i prodotti a solo CBD, più frequenti nelle terapie che includono anche THC.

L'uso dei derivati della cannabis in veterinaria rimane dunque un campo in evoluzione, oggetto di attenzione scientifica crescente e ancora in attesa di una più solida definizione normativa e di linee guida condivise tra i professionisti.

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