Paesi Bassi: il dibattito politico sulla legalizzazione della cocaina

Nei Paesi Bassi torna al centro del dibattito politico la possibile regolamentazione della cocaina. Come riporta il sito di informazione bulgaro Fakti.bg, influenti figure politiche olandesi stanno apertamente invocando la depenalizzazione della sostanza e il controllo statale del relativo mercato, aprendo un confronto che divide il parlamento e l'opinione pubblica.
La questione non è nuova: già nel gennaio 2024 la sindaca di Amsterdam Femke Halsema (nella foto) aveva organizzato un dibattito pubblico sul tema, sostenendo che la regolamentazione della vendita e dell'uso di cocaina sia necessaria per sottrarre miliardi di euro di profitti alle organizzazioni criminali. Halsema non si è pronunciata per una "legalizzazione affrettata", ma per un sistema regolato che tolga al mercato illegale la sua ragione di esistere — sul modello di quanto avviato con la sperimentazione controllata sulla cannabis nei coffeeshop olandesi.
Sul fronte opposto, il governo in carica ha scelto la linea dura: nell'ottobre 2024 il ministro della Giustizia Van Weel ha proposto un inasprimento delle pene per i reati legati alle droghe, e in precedenza il ministro Yeşilgöz aveva definito "ingenua" l'idea di riaprire il dibattito sulla legalizzazione degli stupefacenti pesanti, affermando che "legalizzare le droghe pesanti non ha senso".
Il quadro normativo vigente si fonda sulla Legge sull'Oppio, che distingue tra droghe pesanti — tra cui cocaina, eroina ed ecstasy, inserite nella Lista I — e droghe leggere come cannabis e funghi allucinogeni. L'uso di droghe non è di per sé punibile, ma lo sono il possesso, la produzione e il commercio. La politica di tolleranza significa che piccole quantità vengono trattate con priorità ridotta da polizia e magistratura, ma restano illegali a tutti gli effetti.
Al centro delle preoccupazioni c'è anche il ruolo dei Paesi Bassi come snodo europeo del narcotraffico: nel 2023 la dogana olandese aveva sequestrato quasi 60 tonnellate di cocaina, in aumento rispetto alle 51 dell'anno precedente. Chi sostiene la regolamentazione punta proprio su questo dato per argomentare che la proibizione non ha ridotto i flussi, ma ha solo consolidato il potere della criminalità organizzata. Gli oppositori temono invece che qualsiasi forma di apertura normalizzi il consumo e aggravi i rischi per la salute pubblica.