Firenze non è una città per giovani
Firenze non è una città per giovani. Probabilmente neppure per bambini. I dati pubblicati ieri dal Corriere Fiorentino raccontano una città dal veloce declino e abitata sempre più da persone sole. Al momento galleggiamo per un pelo sopra i 360 mila: sempre meno, sempre più vecchi. È questione di tempo e molto prima del previsto della città potrebbero restare soltanto le testimonianze di un glorioso passato, senza un accettabile presente. Troppi anziani che prima di andarsene assaggiano l'amarezza della solitudine, giovani che se possono se ne vanno senza un ricambio, che pure nei decenni passati c'era stato, bimbi che non nascono: il tessuto sociale comincia a diventare liso. L'anello più debole di questa catena è quello dei giovani che rinunciano, per usare una vecchia e discutibile espressione, a «mettere su famiglia»: vivere insieme e avere figli. Il ritardo con cui escono dalle famiglie di origine e il mutamento di modelli culturali più orientati alla soggettività sono tra i motivi individuati dai sociologi. Così come evidenziano che entrambi i motivi hanno per comune denominatore l'incertezza economica e la difficoltà ad accedere ai servizi. È così quasi ovunque. Ma per Firenze è come se vi fosse un acceleratore di questi processi, dovuta al modello che-scelto o subìto che sia -in questa città si è progressivamente affermato. Evidentemente la ricchezza che produce, o che avrebbe dovuto produrre, la monocultura turistica non si è spalmata sui suoi abitanti.
E il tributo pagato, in termini di crescita del costo della vita, case incluse, è stato ritenuto troppo alto da chi a Firenze aveva magari trovato lavoro ma è costretto a rinunciarvi.
Troppo cara. E se non si va via, si resta ma da soli. Non è solo egoismo: si soffre (e si paga) da soli. Quanto riportato ieri su queste pagine su come siano maggiori i costi di chi vive solo, sono le basi di un'economia domestica di scala. Mangiare, accendere luce, riscaldamento e televisione costa di più a un single. Nonostante ciò, chi resta lo fa in solitudine. Anche l'arrivo di nuovi italiani e fiorentini, pure attraverso il fenomeno della migrazione, fa registrare una battuta d'arresto nelle nascite e nella formazione di nuovi nuclei. E le politiche di contenimento di questi fenomeni non sembrano ancora aver imboccato la strada giusta per contrastare profondità e velocità del declino. Eppure, nel decennio 1970-1980, con un balzo siamo arrivati a 450 mila. Tanti arrivi, tanti studenti fuorisede poi rimasti. Nessun sarcasmo ci deve essere nel ricordare che al 2030, anno in cui la sindaca Sara Funaro avrebbe voluto raggiungere l'ambiziosa quota di 20 mila under 40 in più, manca un numero di anni minore di quello delle dita di una mano. Se non sarà così non si tratterà del fallimento di una promessa elettorale, ma di un intero sistema che oggi spinge troppi a dire: bella Firenze, ma non ci vivrei.
(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 08/04/2026)