Sabato 18 luglio 2026
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Firenze. Rendite immobiliari pubbliche. L'importante è fare soldi

Articolo · Stefano Fabbri ·

La notizia della messa a reddito, o meglio a rendita, di due appartamenti di proprietà della «Azienda pubblica di servizi alla persona Montedomini» ha in sé qualcosa di catartico. Nel bel mezzo della discussione sulle scelte di Palazzo Vecchio per la limitazione e il controllo della destinazione ad affitti brevi turistici di immobili privati, si scopre del tutto casualmente che pure appartamenti di proprietà pubblica sono destinati a questo uso. La storia ormai è nota e ben raccontata dall’articolo di Giulio Gori pubblicato qui. Riepilogo breve: Montedomini, istituzione benemerita fiorentina attiva dalla fine del Quattrocento, è proprietaria di un consistente patrimonio immobiliare, tra cui due appartamenti in via Guelfa.
Orbene, i due appartamenti sono assegnati attraverso un bando, a condizioni di estremo favore.
L’assegnatario ha quindi destinato gli appartamenti ad uso turistico, cosa prevista dal contratto nonostante le finalità di Montedomini siano quelle ispirate alla solidarietà sociale. Al tutto non sarebbe estranea una deroga approvata una manciata di giorni dopo l’approvazione del provvedimento del Comune che limita gli affitti turistici. Fine della breve e triste storia. Che di per sé fa già ridere amaro. Anche perché le due strutture fanno bella mostra del Cin, il codice di identificazione nazionale previsto dalla legge per questo genere di attività. Spento il sorriso, restano gli interrogativi più seri. Il primo: come si può pensare che alla fine della moratoria per la destinazione ad affitti brevi turistici di appartamenti anche fuori dal centro storico, cioè nel 2028, i controlli della mano pubblica possano evitare abusi nel patrimonio immobiliare privato se non riesce a farlo con gli stessi immobili di proprietà pubblica o destinati a scopi sociali? Quello risuonato da via Guelfa, a due passi dal Duomo di Firenze, è un assordante campanello di allarme. Fatto trillare, si badi bene, non dall’esito di controlli che evidentemente non ci sono stati né da parte di Montedomini né da parte del Comune, ma dalla segnalazione — e non è la prima volta — di residenti e comitati come Salviamo Firenze. Forse potrebbe valere la pena di cominciare da subito a mettere mano alla programmazione di strutture e procedure di controllo, senza aspettare il 2028. Ne va dell’efficacia e della credibilità delle stesse politiche di Palazzo Vecchio su questo fronte. E poi: non per smania giustizialista, ma il caso di via Guelfa è così macroscopico e paradossale che non può restare senza un rapido accertamento delle responsabilità e conseguenti eventuali provvedimenti. Altrimenti il sorriso iniziale si può tramutare in una seppur sguaiata ma inevitabile risata sarcastica. Uno sberleffo al futuro. C’è infine un altro punto delicato.
Solo pochi giorni fa il vescovo Gambelli, la Fondazione Caritas e il dg della Fondazione Cr Firenze Gabriele Gori sono intervenuti sulla necessità di mettere abitazioni a disposizione di chi le cerca nonostante i prezzi proibitivi del mercato fiorentino. Un appello rivolto soprattutto ai privati. Ma casi come quello di via Guelfa pongono anche una domanda a chi gestisce la cosa pubblica e, in una certa misura, al privato sociale sulla consistenza del loro patrimonio immobiliare e sui controlli che riescono effettivamente ad esercitare.

 

(Articolo pubblicato  su Corriere fiorentino - Corriere  della Sera del 17/07/2027)

 

 

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