Il non-senso e la pericolosità della caccia

Il Senato, che oggi avrebbe dovuto approvare il ddl Caccia, ha rinviato il tutto a martedì prossimo 23 Giugno. Si tratta di un tentativo di rendere meglio praticabile la caccia, levando alcuni vincoli e ribadendo i principi della pratica della stessa.
Ci sono alcuni che dissertano e presentano anche emendamenti, ma lasciando inalterato il fatto che sia legale armarsi e andare ad ammazzare degli animali, colpevoli solo di esistere e non per soddisfare esigenze alimentari, ma solo il gioco/sport di alcuni.
La legge ha diverse incongruenze, come la persistenza del diritto di un cacciatore armato di entrare nei fondi privati senza staccionate. Ma non è questo, a nostro avviso il problema. Che è invece solo quello di consentire a persone armate di girare per boschi e campi ad ammazzare animali per il solo piacere di farlo. E non si tratta solo di un problema di coscienza, per cui chi non è d’accordo non va a caccia e finisce lì. E’ un problema pratico, culturale, economico e sociale.
Pratico perché in alcuni periodi dell’anno è pericoloso, inclusi i cacciatori che ogni tanto si sparano e ammazzano fra di loro, circolare per le campagne.
Culturale perché si foraggia e insegna la cultura della violenza e della sopraffazione di un genere, quello umano, su un altro.
Economico perché si foraggia una nicchia economica che basa la sua fortuna su distruzione animale e ambientale.
Sociale perché si alimenta una socialità basata sulla legge del più forte e non l’armonia di tutti i componenti della natura.
La caccia è questo e, non a caso, chi la pratica sono mediamente esaltati della supremazia umana sull’ambiente. Persone che, in malafede, si ergono a difensori e amanti della natura e degli animali. Come i boia, lì dove ancora persiste la pena di morte, che sostengono di esser tali per preservare e rendere gentile l’umanità.
Quando capiremo che tutto questo non ha più senso, sarà un bene per tutti.