Giovedì 4 giugno 2026
Menu

Olimpiadi della censura, del patriarcato e del ‘pecunia non olet’.. Il caso dell’ucraino Heraskevych

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·

All’atleta ucraino di skeleton Vladyslav Heraskevych è stato vietato dal Comitato Olimpico internazionale (Cio) di partecipare alle Olimpiadi invernali per aver continuato a indossare un casco su cui sono raffigurate immagini di atleti uccisi durante l'invasione russa del suo paese.
A far fede al regolamento del Cio si potrebbe anche sostenere che la decisione del Cio non sia assurda.
Ma così non è.
Il Cio, nel suo tentativo di mediazione ha suggerito che l’atleta ucraino avrebbe potuto rendere omaggio agli atleti caduti indossando una fascia nera al braccio durante la gara. mostrando il proprio casco nelle zone miste, fuori del campo da gioco, nelle conferenze stampa e sui social.
Cioè, è il Cio che, quasi da buon padre di famiglia, dovrebbe stabilire come e cosa sia lecito per esternare il proprio disappunto, addirittura suggerendo dove poterlo fare.
Che differenza c’è tra un casco ed una fascia? Nessuna, ché sono entrambi oggetti “estranei” alla gara in sé.
Il Cio o decide di vietare qualunque cosa sia estranea alla gara, pubblicità su caschi e tute degli atleti inclusi, o dovrebbe evitare di ergersi a moralizzatore degli usi e costumi degli atleti (fascia sì, casco no).
Quanto accaduto è la brutta messa in opera del "pecunia non olet”.... che non ci si venga a dire che la pubblicità, e non solo sui corpi degli atleti, non possa in qualche modo essere distrazione per la gara al pari di una fascia o un casco.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc


 
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →