Martedì 8 settembre 2026
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Pensieri europeisti su chi vuole distruggere l’Ue

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·

La vittoria elettorale del partito di estrema destra Afd in un land della Germania, nonostante il grande “stupore” di molti dei suoi avversari, era preannunciato non solo dai sondaggi dei mesi precedenti, ma dallo stesso trend che questo partito, diverso luogo per luogo, sta mostrando da tempo. “Stupore” da parte di formazioni che hanno sempre fatto fede e opera di europeismo ma che - ogni formazione fa caso a sè -, almeno dal nostro osservatorio di cittadini e consumatori, abbiamo difficoltà a percepire come dedite con grande impegno al superamento di tutte le - più che conclamate - difficoltà dell’Ue.

Tra gli “stupiti”, buona parte rivendica la necessità di maggiore e più sostanzioso apporto dell’Ue alla vita di ognuno, quasi sempre - però - restando sul vago e chiedendo una sorta di adesione di principio. Questo mentre, anche al di fuori della Germania, le formazioni che hanno plaudito alla vittoria dell’Afd sono in crescita anche se, come in Italia essenzialmente tra Lega e Futuro Nazionale di Vannacci - in travaso di consensi.

 

La fotografia dell’Italia. Alla presa d’atto come se fosse un acquazzone o una giornata di sole del partito della Meloni, corrisponde l’entusiasmo di Lega e Vannacci, e la “pessima notizia” di Forza Italia. Nell’opposizione tutti preoccupati: a parte alcune formazioni di centro, quasi tutte - anche se vorrebbero far intendere il contrario - se la prendono con la Ue, anche se con frasi e retoriche distinte per cultura e propaganda.

Meno divisioni negli altri Paesi Ue, con uno schema classico, dai Paesi scandinavi fino a Grecia e Cipro: centro sinistra preoccupati, destre di vario tipo entusiaste. Mediamente non ci sono, a differenza dell'Italia, divisioni di vedute tra chi governa.

 

Insomma, è proprio il caso di usare la parola “stupore”. Che evidenzia un fatto che spieghiamo con una rappresentazione figurata: un’auto che parte con la consepevolezza che sul suo percorso ad un certo punto ci sarà un ostacolo che potrebbe mandarla fuori strada, ma siccome l’auto è di grossa cilindrata, il conduttore si sente potente e va avanti ignorando l’ostacolo a venire…. arriva all’ostacolo, una grande buca che è cresciuta, per trascuratezza dei manutentori della strada, via via che l'auto si avvicinava, e si ferma intuendo (non ancora capendo) che per quanto il mezzo sia grosso e potente, non può continuare il suo percorso.

L’auto sono i Paesi Ue, la buca è Afd et similia, anche se questi ultimi al momento dimostrano di essere in grado solo di fare buche, pur aspirando di mettersi alla guida dell’auto dopo aver riparato la strada, soprattutto verso una direzione diversa da quella degli “stupiti”.

 

Fotografata la situazione cosa dovrebbe accadere, non tanto per rimettere l'auto in carreggiata e farle proseguire il percorso (soluzione non soluzione e con magre prospettive visto l’andazzo), ma per farla andare su un’altra carreggiata. Dove, come sostengono gli europeisti che confondono Bruxelles con la periferia di Roma o Parigi o Berlino o Madrid o Stoccolma etc, si continui il percorso di europeizzazione del Continente (auspicando che anche l’Isola ritorni) ma si radicalizzi la situazione. Le radici, quelle del manifesto di Ventotene (ci spiace per la presidente Meloni, ma sono quelle), Cioè, mettersi con certosina pazienza a spulciare quello che non funziona nell’Ue, farlo capire ai suoi cittadini e rimediare a distanze ravvicinate con scadenze improrogabili. Un new deal che non significhi solo ecologia, ma tutto. Noi auspichiamo che in Europa/Ue ci siano risposte e fatti a molti dei problemi a cui gli elettori Afd et similia hanno oggi trovato risposta nelle proposte di queste formazioni.

 

Sarebbe un punto di partenza non sostenendo che i nemici dell’Europa hanno l'alito cattivo, ma che su questo e quell’altro, quelle che loro prospettano non sono soluzioni, ma palliativi e anche peggioramenti… a condizione che le nuove riforme non siano un nuovo abitino della restaurazione degli elefanti di Bruxelles.

 

Per gli Stati, auspichiamo che i governi possano essere specchio di questo europeismo. Non perché non ci possano essere governi non d’accordo con le politiche di Bruxelles, ma perché al loro interno siano favorevoli o contrari, ponendo questo discrimine come collante di base della loro maggioranza e non, come avviene oggi in Italia, un optional. Una chiarezza per il singolo Stato e per l’Unione.

 

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