Recensioni online, quando una critica può diventare diffamazione

Una colazione in albergo, un servizio giudicato scortese e una recensione su Tripadvisor. Il cliente aveva criticato il personale e attribuito un comportamento maleducato soprattutto al direttore. Dalle testimonianze era però emerso che il direttore era assente. Su questo punto la Cassazione ha confermato la valutazione dei giudici di merito. Il diritto di critica richiede che i fatti su cui si basa il giudizio siano veri.
In primo grado il cliente era stato condannato per diffamazione e al pagamento di 3.000 euro di risarcimento. In appello era stato dichiarato non punibile per la particolare tenuità del fatto, ma la somma era rimasta la stessa. La Cassazione ha chiarito che la non punibilità lascia ferma la possibilità di ottenere il risarcimento. Se però il giudice d’appello riconosce la particolare tenuità, deve riesaminare anche d’ufficio la cifra liquidata in primo grado, tenendo conto della minore offensività riconosciuta al fatto. Nel caso concreto, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente al risarcimento e ha rinviato al giudice civile perché ne rivaluti l’importo.
Per chi scrive una recensione, la regola pratica è distinguere ciò che è accaduto da come lo si è vissuto. «Ho aspettato quaranta minuti e ho trovato il servizio poco cortese» racconta un fatto verificabile ed esprime un giudizio personale. Se si attribuisce un comportamento preciso a una persona, occorre avere elementi per dire che sia stata proprio quella persona a tenerlo. Una recensione può essere severa e restare utile agli altri consumatori quando descrive con precisione l’esperienza vissuta.