Domenica 7 giugno 2026
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RSA in crisi: anziani isolati, cure insufficienti e attese insostenibili

Articolo · Redazione ·
Age Cymru - Unsplash
Foto: Age Cymru — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) italiane attraversano una fase di profonda difficoltà: anziani sempre più isolati, cure insufficienti e liste d'attesa che si prolungano ben oltre ogni soglia di tollerabilità. È il quadro che emerge da più fonti e rapporti recenti sull'assistenza agli anziani non autosufficienti nel nostro Paese.

 

Secondo il Rapporto OASI 2025 dell'Osservatorio Long Term Care del Cergas-SDA Bocconi, gli anziani non autosufficienti in Italia hanno superato i 4 milioni nel 2023. A fronte di questo dato, le RSA riescono a soddisfare appena il 7,6% dei bisogni reali della popolazione non autosufficiente — una quota che è circa la metà della media dei Paesi OCSE. L'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) raggiunge circa il 30% delle persone fragili, ma con una progressiva riduzione delle ore medie di assistenza per utente; i centri diurni coprono una quota irrisoria, appena lo 0,6% della domanda complessiva.

 

Le liste d'attesa sono uno dei nodi più critici. Secondo i dati raccolti, in Lombardia, Piemonte e Veneto i tempi medi di attesa oscillano tra gli 8 e i 14 mesi; al Sud e nelle Isole si scende a 4-8 mesi, ma le strutture disponibili sono in numero ancora più ridotto. A Parma, per fare un esempio concreto, la lista d'attesa per le Case Residenza Anziani contava al febbraio 2026 ben 571 persone — 431 donne e 140 uomini — in aumento di 40 unità rispetto ai cinque mesi precedenti.

 

Chi non riesce ad aspettare è costretto a rivolgersi al settore privato, con rette giornaliere che possono superare i 100 euro. Un'inchiesta di Altroconsumo condotta tra settembre e novembre 2025 su un campione di 594 familiari ha rilevato che la retta media mensile è di circa 2.031 euro, a cui si aggiungono in media 108 euro di spese extra. Nel 77% dei casi il reddito dell'anziano non è sufficiente a coprire la spesa, lasciando un disavanzo medio di circa 900 euro mensili a carico dei risparmi o dei familiari.

 

Non mancano i problemi legati alla qualità dei servizi erogati. Sempre secondo l'inchiesta di Altroconsumo, più di una famiglia su due ha riscontrato almeno un problema nella struttura che ospita il proprio caro: attività promesse ma non svolte, carenza di assistenza durante i pasti, scarsa cura dell'igiene personale e insufficiente comunicazione con le famiglie sulle condizioni di salute degli ospiti.

 

Il profilo degli ospiti si è nel frattempo modificato profondamente: le RSA sono diventate sempre più il servizio di ultima istanza, accessibile solo quando le condizioni dell'anziano diventano estremamente gravi. L'età media degli ospiti supera ormai gli 85 anni in molte regioni, e la permanenza media si è ridotta a meno di un anno — circa 8 mesi. Le condizioni cliniche sono sempre più complesse e compromesse.

A gravare ulteriormente sul sistema c'è la carenza di personale. Come documenta il rapporto dell'Osservatorio della Bocconi, ogni settimana chiude una RSA, riducendo ulteriormente un'offerta di posti letto già attestata su 19 ogni mille over 75 — la metà della media europea. I gestori lamentano costi crescenti, personale in fuga e pazienti sempre più fragili; le famiglie si trovano a pagare rette sempre più alte senza garanzia di un'assistenza adeguata.

 

Sul piano clinico, la Fondazione Umberto Veronesi segnala come l'ingresso in RSA coincida troppo spesso con un'accelerazione del declino fisico e cognitivo: malnutrizione, immobilità, piaghe da decubito e isolamento sociale si alimentano a vicenda in un circolo vizioso difficile da interrompere. Per un anziano su cinque, entrare in struttura significa perdere rapidamente la capacità di decidere per sé.

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