Mercoledì 24 giugno 2026
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RSA e rette: quel contratto che hai firmato all'ingresso potrebbe essere nullo. Lo dicono i tribunali, da anni

Articolo · Claudia Moretti ·

In Italia esiste un diritto alla salute scritto in Costituzione, riconosciuto dai LEA, confermato dalla Cassazione con una costanza che non lascia più spazio a dubbi interpretativi. Esiste, ed è sistematicamente ignorato. Non per distrazione, ma per convenienza: finchè le famiglie non lo conoscono, si può continuare a farle pagare ciò che lo Stato dovrebbe garantire.

La vicenda al centro dell'ultima pronuncia rilevante è ordinaria nella sua tragicità . Una paziente con Alzheimer ricoverata in una RSA nel maggio 2019. I familiari che sottoscrivono il contratto di ospitalità  all'ingresso - come si fa, come si è sempre fatto - e saldano la retta mese per mese. La ASL che interviene a formalizzare la presa in carico solo qualche mese dopo. Il Tribunale di Castrovillari, con sentenza n. 763/2026 depositata il 29 maggio scorso, ha condannato la struttura a restituire agli eredi 49.931 euro, dichiarando quel contratto nullo dalla sua origine, retroattivamente, compreso il periodo precedente all'autorizzazione pubblica.

Perchè nullo? Perchè le prestazioni erano inscindibili fin dal primo giorno.

Quando una persona con Alzheimer grave non riesce ad alzarsi dal letto, lavarsi, nutrirsi senza assistenza, quella assistenza non è un servizio alberghiero aggiuntivo: è la cura stessa, inseparabile dalla componente sanitaria. Trattarla come voce di costo scaricabile sulla famiglia tramite contratto privato è giuridicamente illegittimo, perchè quelle prestazioni rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza e la loro copertura è obbligatoria per il Servizio sanitario nazionale. Il contratto che trasferisce quell'onere sui familiari è nullo, qualunque cosa vi sia scritta sopra.

Non è un principio nuovo. La Cassazione lo afferma con continuità da anni, e lo ha ribadito con cinque nuove ordinanze depositate tra il 27 e il 28 maggio scorsi, tutte sullo stesso punto, tutte nello stesso senso. Cinque pronunce in quarantotto ore non si commentano: si registrano come diritto vivente.

 

Le strutture lo sanno. E continuano comunque

Le RSA che propongono contratti privatistici alle famiglie di pazienti con demenza grave non si trovano in una zona di incertezza normativa: operano in piena consapevolezza di un orientamento giurisprudenziale consolidato, scegliendo deliberatamente di ignorarlo. Lo fanno perchè la stragrande maggioranza delle famiglie non reagisce. Chi accompagna un genitore o un coniuge all'ingresso in una struttura è già  al limite delle proprie energie: firmare quei fogli è l'ultimo gesto di una resa, non una scelta consapevole. Impugnare il contratto, avviare un giudizio, sostenere un contenzioso è qualcosa che in pochi riescono a fare. Le strutture lo sanno e ci contano.

Chiamare questo comportamento con il suo nome: è sfruttamento sistematico della vulnerabilità. Delle famiglie, dei malati, di un welfare che scarica sui singoli ciò che dovrebbe essere collettivo.

 

La dimensione del problema

Secondo il report The Prevalence of Dementia in Europe 2025 di Alzheimer Europe (PDF), pubblicato il 28 gennaio 2026, in Italia vivono oggi 1.436.859 persone con demenza - 491.187 uomini e 945.672 donne - con una prevalenza del 2,43% sulla popolazione totale, la più alta nell'intera Unione Europea. Le proiezioni della Federazione Alzheimer Italia indicano che entro il 2050 si supereranno i 2,2 milioni: un incremento del 54% in venticinque anni. Dietro ciascuno di questi numeri c'è una famiglia che, prima o poi, si troverà  davanti a un contratto da firmare. In assenza di una legge organica sulla non autosufficienza - tema su cui l'Italia accumula ritardi da decenni - il meccanismo che descriviamo non si esaurirà: si espanderà.

 

Cosa fare concretamente

Se state gestendo l'ingresso di un familiare in una RSA, leggete il contratto prima di firmarlo e prestate attenzione alle clausole che pongono obblighi economici a carico dei familiari. Chiedete se la struttura è accreditata per le prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria e da quando decorre l'eventuale autorizzazione ASL. In presenza di patologie neurodegenerative gravi - Alzheimer, demenza vascolare, Parkinson in stadio avanzato - la probabilità  che le prestazioni rientrino nella copertura pubblica è molto alta.

Se avete già firmato e state pagando, non considerate quei soldi irrecuperabili. La giurisprudenza consente di agire per la restituzione delle somme versate anche retroattivamente, anche dopo la morte del paziente: gli eredi possono farlo, come dimostra la sentenza di Castrovillari.

 

Una questione di sistema

Finchè non esisterà  una disciplina legislativa uniforme che definisca con chiarezza i confini della copertura pubblica per le prestazioni sociosanitarie integrate e che introduca controlli effettivi sui contratti proposti dalle strutture, la tutela dei diritti rimarrà  appannaggio di chi ha la fortuna - o le risorse - di conoscerli. ADUC considera questa asimmetria inaccettabile. Continuiamo a scriverne per questo.

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