Martedì 9 giugno 2026
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Stati Uniti d'Europa. Brexit e dintorni

Articolo · Primo Mastrantoni ·
  Pochi ricorderanno che nel 2016, in occasione del referendum consultivo britannico sulla permanenza del Regno Unito nella Ue, circolava un bus a due piani sulla cui fiancata troneggiava la scritta: trasferiamo all'Unione europea 350 milioni di sterline a settimana invece di utilizzarli per il nostro sistema sanitario.
La notizia era falsa, come ammesso successivamente dagli stessi promotori del "leave", ma fece impressione e indusse molti cittadini di Sua Maestà britannica a votare per l'uscita.
La stessa cosa succede nel nostro Paese quando, per problemi interni, si cerca un responsabile esterno. L'esempio più eclatante è quello che riguarda i migranti la cui mancata collocazione nell'area comunitaria è attribuita alla Unione europea, mentre sono i singoli Stati che deliberano in merito. L'anomalia è che ci sono alcuni Paesi, come l'Ungheria, che non vogliono la ricollocazione e i cui governi (Orban) sono simpatetici con i politici nostrani (Salvini, Meloni) che tuonano contro la mancata distribuzione degli immigrati.
Altri Paesi, Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovenia e Lettonia, hanno protestato perché i vaccini non sono stati distribuiti in proporzione alla popolazione. Anche in questo caso riscontriamo l'anomalia della protesta, perché sono stati proprio i governi di questi Paesi a rinunciare volontariamente a una parte dei vaccini in distribuzione.
Più che di anomalia potremmo scrivere di schizofrenia politica, utile ai fini elettorali ma non a risolvere i problemi.
Fare un po' di informazione non guasterebbe. Questo sarebbe il compito dei media, tradizionali o di ultima generazione, ma abbiamo alcuni dubbi.
 
 
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