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ITALIA. Tonfo Juventus in piazza Affari, bilancio in rosso di 66 milioni: nuovo aumento di capitale
ITALIA. Aborto sicuro, un diritto ancora poco riconosciuto: la denuncia dell’Associazione Coscioni
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La morte di Emma Bonino, avvenuta l’11 settembre scorso e seguita dalle esequie solenni, rigorosamente laiche, nella sala della protomoteca del Campidoglio, davanti a un grande numero di autorità, molte delle quali, sia detto chiaramente, parecchio lontane dalla tempra e dai profondi valori morali della defunta, ha ispirato un grande numero di commenti su tutti i mezzi di comunicazione. Quello che ha colpito tutti è stato il concorso di popolo, con una larghissima presenza di giovani, in visita alla camera ardente che è rimasta aperta per due giorni. Un afflusso di persone che dovrebbe aver fatto vergognare quei giornalisti che hanno scritto commenti disgustosi per le enormi menzogne dette su Emma.
Mentre assistevo alle esequie in diretta TV mi è tornato in mente lo stretto rapporto che legò la giovane Emma ad Adele Faccio (1920 – 2007) nella fondazione del CISA (Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto) nel 1973. All’epoca, per questa materia, vigeva ancora il Codice Rocco del 1930, reperto dell’era fascista, che, nonostante sia stato in gran parte smantellato da numerose sentenze della Corte Costituzionale e dall’approvazione di leggi che lo hanno superato, resta in qualche parte ancora in vigore. Una delle leggi suddette ha riguardato proprio la nuova normativa sulla contraccezione e l’aborto, la Legge 194/1978 , che lo ha regolamentato. Purtroppo, più recentemente, col Governo Meloni e la sua Ministra per la famiglia, Eugenia Roccella, ex sfegatata femminista convertitasi a un altrettanto sfegatato “puritanesimo”, si sta assistendo a una progressiva limitazione di questo diritto, con l’immissione dei cosiddetti “provita” nei Consultori pubblici, a cui le donne possono ricorrere, che sconsigliano per principio l’interruzione volontaria della gravidanza, e al boicottaggio di farmaci che salvaguardano della salute delle donne, quali la pillola del giorno dopo .
Date queste informazioni per inquadrare la figura di Adele Faccio, lascio adesso la parola alla giornalista Maria Laura Rodotà che pubblicò sul “Manifesto” questo suo ricordo quando Faccio morì, l’8 febbraio 2007:
“10 febbraio 2007
L’addio a Adele Faccio, femminista e radicale
Una vita di battaglie per i diritti delle donne
di Maria Laura Rodotà
Era, per chi la conosceva, «la buonissima Adele Faccio». Una signora non giovanissima già negli anni Settanta; per niente curata alla maniera delle politiche di oggi; pesantemente presa in giro perché non era una pinup, oggetto di continue battute per il suo nasone. Era, non c’è che dire, coraggiosa. Nel gennaio 1975, aveva già 54 anni, parlando a una manifestazione dei radicali al teatro Adriano di Roma raccontò di aver abortito. Allora l’aborto in Italia era un reato. Lei fu subito arrestata. Marco Pannella digiunò per la sua scarcerazione. L’aborto fu dichiarato parzialmente non incostituzionale dalla Corte l’anno dopo. La legge sull’interruzione volontaria di gravidanza fu approvata nel 1978.
Oggi l’Adriano è una multisala, e di Adele Faccio non si ricordava più nessuno, fino a ieri. Adesso forse qualcuno/qualcuna saprà o si ricorderà chi è, e scoprirà un personaggio italiano anomalo; una donna di fondo quieta, parecchio avanti per i suoi tempi. Coltissima, determinata, indipendente e protestataria dalla nascita. «Tutti i bambini nascono facendo uè uè, ma tu sei nata gridando no!» scriveva in un suo libro, e parlava di sé stessa. Nata a Pontebba, in provincia di Udine, nel 1920, da madre piemontese e padre genovese anarchico, si era laureata a Genova in lettere, era stata staffetta partigiana, era andata a stare a Barcellona, vivendo con un pittore, partecipando alla vita culturale e alla resistenza contro Franco; appassionandosi alle forme di resistenza non violenta. Tornata a Genova nel 1953, si era messa a insegnare. E, raccontò poi un ex allievo «ha conquistato gli studenti. Ha parlato il linguaggio delle fabbriche. Ha parlato di antifascismo e di resistenza, di lotte per l’avvenire». Argomenti oggi demodé, da lei illustrati in perfetto francese. A pensarci, tutta la sua storia oggi è fuori moda, anche troppo. Salutati gli studenti, era andata a Milano, da prof militante a certificata bohémienne di sinistra. Bohémienne vera, non benestante curiosa: viveva in una sgarrupata casa di ringhiera, traduceva Che Guevara e gli scrittori sudamericani, scriveva su riviste culturali con nomi espliciti come «Il disincanto» o surreali come «Il canguro».
Alla fine degli anni Cinquanta – non un periodo ideale per le madri singole – fece un figlio da sola. Non aveva voluto che il padre lo riconoscesse, e diceva: «Eravamo liberi tutti e due ma non ci sentivamo di sposarci, tutto qui». Tutto qui, o forse no; comunque tirò su il figlio da sola e quando arrivò il femminismo diventò femminista, anzi lo era sempre stata.
Nel collettivo di Brera, nell’Aied, che propagandava la contraccezione, nella lega per il divorzio; e poi nel Cisa, centro italiano sterilizzazione e aborto, fondato nel 1973. In quegli anni molte ragazze di sinistra e non che avevano bisogno di abortire andavano a Londra se abbienti o «dai radicali» se meno abbienti o se non potevano dirlo ai genitori. Ma la fondatrice e presidente non faceva aborti, si faceva arrestare.
Arrivò apposta dalla Francia a Roma; passò trentaquattro giorni nel carcere di Santa Verdiana a Firenze, faceva propaganda tra le detenute, protestava perché al compagno di partito Gianfranco Spadaccia era permesso leggere i giornali e usare la macchina per scrivere mentre a lei era stato detto che essendo donna, l’unica macchina consentita era quella per cucire. Un anno e mezzo dopo era deputata radicale, insieme a Pannella e ad Emma Bonino. Seguirono alcuni anni di grande casino, proteste clamorose, imbavagliamenti in aula; per lei, erano soprattutto anni di battaglia per la legge sull’aborto. Rilasciava educate interviste in cui spiegava che era favorevole proprio perché non entusiasta della pratica, cercava di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli aborti clandestini, fu delusa dalla versione finale della 194. La considerava poco rispettosa delle esigenze delle donne.
Rimase in Parlamento senza troppo entusiasmo fino all’87. Ne uscì dopo anni di battutacce sul suo aspetto, e con l’artrite. «Colpa della funesta aria di Montecitorio», raccontava anni dopo in un’intervista. Funesta politicamente e umanamente, e pessima per la salute, «è tarata per seicento deputati mentre se va bene si è in sessanta e si gela». Era silenziosamente delusa, lasciata l’aria funesta non sentiva più gli amici radicali.
Negli anni Novanta scriveva come sempre poesie (nel 1980, da innamorata, compose «Farfalla spaurita/le ali vibrano/come il cuore quando/fa qualcosa che incombe»); aveva ripreso a dipingere, aveva fatto delle mostre, diceva di non avere nostalgia della politica, anzi. E chi ha fatto politica con lei la ricorda appassionata e per niente astuta: «Era di un candore totale, non potevi volergliene anche se pensavi stesse dicendo una gran fesseria». E ora la ricorda con affetto anche chi, come Francesco Rutelli, col tempo ha cambiato idea. Lei fu benevola anche con lui, in un’intervista di qualche anno fa, spiegando che se ne era andato perché «spesso i giovani si scocciavano di Pannella». Era la buonissima Faccio, lei, la combattente non violenta per l’aborto, e ci aveva messo molto più tempo a scocciarsi”.

Tradizionalmente, la protezione dei diritti fondamentali si è focalizzata su tre dimensioni principali: il riconoscimento normativo, l’elaborazione interpretativa e la tutela giurisdizionale. Tuttavia, la complessità crescente degli sviluppi amministrativi richiede di considerare una quarta dimensione essenziale: l’effettività amministrativa.
Il contesto attuale, come ipotizzato dai documenti allegati, mette in luce un caso significativo: una minore straniera non accompagnata, riconosciuta come rifugiata, che ha diritto al ricongiungimento familiare. Il diritto esiste sulla carta, eppure si scontra con l’inadeguatezza della procedura amministrativa, impedendo la corretta esecuzione della domanda attraverso la tutrice volontaria designata.
L’effettività amministrativa: un cambiamento di prospettiva
Questa situazione solleva un punto cruciale: un diritto normativamente riconosciuto non serve a molto se non è amministrativamente praticabile. L’effettività amministrativa emerge quindi come necessaria, imponendo alle amministrazioni la responsabilità di strutturare procedure e moduli in modo che i diritti siano concretamente accessibili.
Il caso in questione conferma che i processi amministrativi e digitali devono adattarsi alla realtà giuridica, non costringere l’utente ad adeguarsi alle loro lacune. La capacità del sistema pubblico di tradurre i diritti in pratiche reali definisce l’effettività amministrativa come una componente centrale della protezione dei diritti.
La portata del caso esaminato non si limita necessariamente al contesto dell’immigrazione. L’effettività amministrativa, come concetto, può teoricamente estendersi a vari contesti legali, come il diritto penitenziario e il diritto dei consumatori, a condizione che l’organizzazione burocratica sia strutturata per facilitare il diritto. Tuttavia, allo stato attuale, gli esempi documentati riguardano esclusivamente il caso della minore rifugiata.
Ciò che è possibile affermare rimanendo aderenti ai documenti:
La lezione che emerge è chiara: la vera garanzia dei diritti non si limita alla loro proclamazione normativa o alla possibilità di agire in giudizio, ma richiede un’amministrazione capace di rendere quei diritti concretamente fruibili. In sintesi, l’effettività amministrativa rappresenta una trasformazione fondamentale che ridefinisce l’interazione tra diritto, tecnologia e società contemporanea.

Il Tribunale di Belluno, con la recente sentenza n. 243/2026, affronta, aderendo pienamente all’orientamento stabilito dalla Corte di Cassazione, tutte le molteplici questioni legate al riconoscimento della paternità.
Nel caso analizzato dal Tribunale, infatti, da una parte il padre voleva riconoscere il proprio figlio mentre dall’altra parte, la madre, negava il proprio consenso al riconoscimento.
Il contesto del riconoscimento era caratterizzato da elevata conflittualità e dal bisogno di tutelare, al di là delle contrapposte volontà degli adulti, gli interessi di un minore.
Quali norme dovevano essere osservate per tutelare il minore?
Sicuramente l’art. 250 del codice civile che, al suo I comma, consente che il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio possa essere effettuato da entrambi i genitori sia congiuntamente, anche se sposati con altre persone, che separatamente.
L’assenso del minore, a norma del II comma dello stesso articolo, è obbligatorio solo quando questo ha compiuto 14 anni.
Infine, il III comma, prevede il consenso obbligatorio del genitore che abbia già riconosciuto il figlio non ancora quattordicenne.
La norma sembrerebbe chiara eppure il Tribunale di Belluno ha chiarito che le sentenze possono avere, in casi come questo, anche un ruolo suppletivo.
Più dettagliatamente il Tribunale ha chiarito che può essere accolta la domanda di riconoscimento, pur dando atto e sapendo che l’altro genitore, ai sensi del III comma dell’art. 250 cc, non ha prestato il proprio consenso, quando il predetto accoglimento è conforme al superiore interesse della prole.
In buona sostanza: la tutela del benessere del minore è più forte della volontà del genitore anche se esistono norme a tutela della stessa.
Come si fa a capire quale sia il bene superiore del minore?
Deve essere svolta un’indagine da parte del Tribunale concentrata sull’interesse del minore ovvero va valutata l’adeguata protezione.
Il che comporta la valutazione del livello di conflittualità, la presenza di un altro genitore ( cd. sociale), il tempo intercorso tra la nascita e la richiesta di riconoscimento, l’effetto che il riconoscimento potrebbe avere sul minore anche a livello di tutela della identità personale e di sconvolgimento emotivo.
Non dovrà neppure dimenticarsi, nel corso dell’indagine, quelli che sono i diritti doveri del genitore fissati dall’art. 30 Cost. Quali l’obbligo di provvedere al mantenimento del bambino, alla sua istruzione ed educazione.
Partendo da questi elementi, il Tribunale di Belluno ha chiarito che la domanda di riconoscimento della paternità, priva del consenso dell’altro genitore, “impone al giudice di operare un bilanciamento tra il diritto del genitore al riconoscimento del rapporto di filiazione, il diritto del minore alla verità dello status e alla propria identità personale e familiare, e l’esigenza di evitare che l’acquisto dello status possa determinare un pregiudizio concreto e rilevante per il minore”.

Ci sono vicende giudiziarie che, oltre alla loro terribile dimensione umana, finiscono per porre domande che vanno ben oltre il caso concreto.
Gli ultimi sviluppi dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi appartengono, a mio avviso, a questa categoria.
Non è necessario — e sarebbe oggi improprio — stabilire se Alberto Stasi sia innocente o colpevole, né anticipare qualsiasi giudizio sulla posizione di Andrea Sempio.
La questione che emerge è un’altra, e riguarda il modo in cui una prova diventa una verità giudiziaria.
Una delle prove scientifiche utilizzate nel procedimento a carico di Stasi riguardava una traccia di DNA attribuita a Chiara Poggi rinvenuta sui pedali della bicicletta.
Nell’ambito delle nuove indagini sarebbero emerse due corse elettroforetiche (termine con cui si intendono processi di migrazione di molecole cariche – DNA, RNA o proteine – che si muovono attraverso un gel all’interno di un campo elettrico) relative a quello stesso campione, risultate negative e che non risulterebbero essere state presenti nel fascicolo del processo originario.
È importante essere rigorosi: questo dato, da solo, non consente di affermare che il RIS di Parma abbia «mentito», né consente di trarre automaticamente conclusioni sulla responsabilità o sull’innocenza di alcuno.
Ma pone una domanda che considero ineludibile: come è possibile che dati scientifici relativi a una prova utilizzata in un processo non siano entrati nel patrimonio conoscitivo del giudizio?
La domanda, infatti, non riguarda soltanto la singola traccia genetica.
Riguarda l’intera filiera attraverso la quale lo Stato produce, acquisisce, conserva, trasmette e sottopone a verifica una prova destinata a incidere sulla libertà e sulla vita di una persona.
Siamo abituati a considerare la prova scientifica come qualcosa di neutro, quasi una fotografia della realtà.
Ma una prova scientifica non è una verità rivelata.
È un dato prodotto attraverso procedure tecniche, interpretato da persone, registrato in sistemi e documenti, conservato e infine portato nel processo.
La sua affidabilità dipende quindi anche dalla possibilità di conoscere e verificare l’intero percorso che ha condotto dal reperto alla conclusione.
È qui che il problema della prova incontra quello dell’effettività dei diritti fondamentali.
La presunzione di innocenza esiste.
Il diritto di difesa esiste.
Il contraddittorio sulla prova esiste.
La possibilità di revisione di una condanna esiste.
Ma una garanzia giuridica non è effettiva soltanto perché è scritta nella Costituzione o nelle leggi.
Diventa effettiva quando l’organizzazione dello Stato è concretamente in grado di assicurarne l’esercizio.
Questo è, in fondo, il significato che attribuisco all’espressione «effettività amministrativa dei diritti fondamentali».
Il diritto può fallire non soltanto quando l’amministrazione lo nega apertamente, ma anche quando l’apparato organizzativo, tecnico e procedurale chiamato ad attuarlo non è in grado di renderlo concretamente esercitabile.
È un ragionamento che nasce dall’esperienza quotidiana nella tutela dei diritti, soprattutto delle persone più vulnerabili.
Un diritto riconosciuto a un minore straniero non è effettivo se il sistema amministrativo non consente concretamente di esercitarlo.
Una prestazione sanitaria non è effettiva se il diritto alla salute rimane intrappolato tra procedure, competenze e sistemi che non comunicano.
Una garanzia processuale non è effettiva se le informazioni necessarie per esercitare il diritto di difesa non sono integralmente disponibili o verificabili.
Il problema, dunque, è strutturalmente analogo.
Cambia il contesto, ma non la domanda: l’apparato pubblico sta realmente creando le condizioni perché il diritto possa essere esercitato?
Nel processo penale questa domanda assume una gravità particolare, perché in gioco può esserci la libertà personale.
C’è poi un ulteriore livello di riflessione.
Viviamo in uno Stato sempre più digitale, nel quale l’esercizio del potere pubblico passa attraverso dati, banche dati, sistemi informativi, registrazioni, algoritmi e infrastrutture tecnologiche.
Anche la prova scientifica appartiene ormai a questa dimensione: raw data (dati grezzi), elaborazioni, registrazioni, tracciabilità dei campioni, conservazione dei risultati non sono semplici dettagli tecnici.
Sono parte delle condizioni materiali attraverso cui il cittadino può verificare l’operato dello Stato.
E allora l’integrità del dato diventa una questione di garanzia costituzionale.
Non basta che esista un risultato.
Occorre poter ricostruire il percorso che ha condotto a quel risultato.
Non basta che una prova sia definita scientifica.
Occorre che possa essere sottoposta a controllo.
Non basta che il contraddittorio sia formalmente previsto.
Occorre che la difesa disponga degli elementi necessari per esercitarlo realmente.
È per questo che il caso Garlasco mi inquieta più di qualsiasi racconto sulla criminalità che riempie quotidianamente le cronache.
Il pericolo non è soltanto quello dell’errore individuale.
È il possibile errore di sistema.
Un sistema nel quale una decisione può diventare definitiva e, soltanto molti anni dopo, emergano interrogativi sulla completezza, sulla conservazione o sulla valutazione di alcuni dei dati sui quali quella decisione si è fondata.
Questo non significa che una condanna sia automaticamente ingiusta quando una prova viene successivamente rimessa in discussione.
Significa che la possibilità stessa di rimettere in discussione una prova deve essere parte fisiologica dello Stato di diritto.
La giustizia non può avere paura del controllo.
E non può avere paura nemmeno dell’errore.
Perché il vero contrario della giustizia non è soltanto l’impunità.
È anche l’impossibilità di verificare se la risposta dello Stato sia stata costruita correttamente.
C’è infine una dimensione umana che non può essere dimenticata.
Chiara Poggi merita giustizia.
La sua famiglia merita di conoscere la verità.
La famiglia di chi è stato condannato merita di non vivere per sempre nell’ombra del dubbio.
La famiglia di chi oggi è indagato merita che l’accertamento avvenga nel pieno rispetto delle garanzie.
E lo Stato ha il dovere di fare tutto questo contemporaneamente.
Non esiste una contraddizione tra la tutela della vittima e la tutela dell’imputato.
Sono due facce dello stesso principio: una giustizia affidabile deve essere capace di proteggere entrambi.
Per questo la domanda che il caso Garlasco consegna, al di là delle responsabilità individuali che dovranno essere accertate nelle sedi proprie, non è soltanto: chi ha ucciso Chiara Poggi?
È anche: possiamo essere certi che il sistema attraverso il quale abbiamo cercato la risposta abbia funzionato come avrebbe dovuto?
Perché lo Stato di diritto non si misura soltanto dalla quantità di diritti che proclama.
Si misura dalla capacità delle sue istituzioni di renderli effettivi.
E quando la libertà di una persona dipende dalla qualità di una prova, dalla completezza di un dato e dalla possibilità di verificarlo, anche la corretta organizzazione dell’apparato pubblico diventa — inevitabilmente — una questione di diritti fondamentali.
È questa, forse, la domanda più difficile che il caso Garlasco ci lascia.
Non soltanto se abbiamo trovato la verità.
Ma se abbiamo costruito un sistema capace di cercarla senza perdere, lungo il percorso, le garanzie che rendono quella ricerca degna di uno Stato di diritto.

Dove finisce un rifiuto dopo il cassonetto? La Toscana pretratta, ma la chiusura del ciclo è in gran parte fuori. Il peso logistico nei bilanci di Plures S.p.A.
L’analisi incrociata tra i dati ambientali (MUD, ovvero il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale) e i bilanci depositati al 31/12/2025 documenta l’entità dei trasferimenti fuori ambito. I costi per servizi di trasporto e smaltimento raggiungono i 93 milioni di euro, incidendo sui margini nel quadro delle vigenti regole tariffarie.
A seguito degli approfondimenti sui disallineamenti contabili tra Plures S.p.A. e alcune amministrazioni comunali dell’ATO Toscana Centro (l’Ambito Territoriale Ottimale che pianifica e gestisce il servizio rifiuti), la redazione de La Firenze che Vorrei ha analizzato la documentazione tecnica e contabile relativa all’esercizio 2025.
La presente ricostruzione si fonda sull’esame dei registri di carico e scarico, del MUD e dei Bilanci (d’Esercizio e Consolidato) approvati e revisionati. I documenti tracciano, con i rispettivi Codici Europei Rifiuti (i codici CER usati in Europa per classificare ogni scarto) e con gli impianti di destinazione autorizzati, le movimentazioni in uscita da 11 unità locali riferibili a Plures S.p.A., per un totale complessivo di 346.741 tonnellate.
I dati evidenziano come la fase di pretrattamento avvenga prevalentemente dentro i confini regionali (negli impianti di Case Passerini, Montespertoli, Borgo San Lorenzo e Ferrale, con l’unica eccezione del polo extra-regionale di Parona in provincia di Pavia), mentre la destinazione finale di una quota maggioritaria dei volumi si collochi all’esterno dell’ATO.
Sulla massa totale movimentata di 346.741 tonnellate:
Anche escludendo dal conteggio il polo lombardo di Parona (108.093 tonnellate) e i percolati storici di discarica (30.135 tonnellate), la quota di rifiuti solidi urbani in uscita dagli impianti toscani analizzati (208.513 tonnellate) e destinata a strutture fuori ATO risulta stabilmente superiore al 75%.
I documenti attestano che i conferimenti verso impianti terzi autorizzati (tra i destinatari ricorrenti figurano strutture facenti capo a Herambiente del gruppo Hera, FEA, Rea Dalmine, GCE, Belvedere e Delca Energy) si concentrano principalmente in tre categorie:
Risulta inoltre dai documenti che oltre 140.000 tonnellate complessive sono destinate a impianti riconducibili a un unico gruppo industriale extra-regionale. Tali conferimenti avvengono nel pieno rispetto delle procedure di gara pubblica, ma testimoniano la dipendenza del sistema dall’offerta di mercato.
Il Bilancio di Esercizio individuale 2025 di Plures S.p.A. (corredato dalla relazione della società di revisione PwC) attesta ricavi delle vendite e delle prestazioni in crescita da 459,7 milioni di euro nel 2024 a 482,58 milioni di euro nel 2025 (+22,8 milioni di euro). Il Margine Operativo Lordo (EBITDA) si mantiene stabile a 77,7 milioni di euro, ma l’Utile Operativo (EBIT) subisce una contrazione da 31,23 a 24,43 milioni di euro, con una flessione pari al 21,8%.
A incidere in modo determinante è l’incremento dei Costi per Servizi, passati da 252,8 milioni a 286,44 milioni di euro (+33,6 milioni di euro).
All’interno di questa voce, la spesa per «Trasporto, trattamento e smaltimento rifiuti si attesta a 93,07 milioni di euro (in aumento rispetto ai 90,2 milioni dell’esercizio precedente).
Questa cifra rappresenta la prima voce di spesa operativa per servizi esterni dell’azienda, risultando persino superiore ai costi sostenuti per le attività di raccolta diretta sul territorio, pari a 74,61 milioni di euro.
A livello di Gruppo (che consolida anche i risultati delle società Estra e Publiacqua), il settore Ambiente evidenzia ricavi Adjusted in crescita a 701,6 milioni di euro, a fronte di un EBITDA in calo da 100,36 a 92,98 milioni di euro (-7,3%) e di un EBIT in riduzione da 45,26 a 26,00 milioni di euro (-42,5%).
Come esplicitato dagli amministratori nelle note di bilancio (pagine 24 e 29), su questi dati pesa il meccanismo tariffario stabilito dall’Autorità di Regolazione ARERA con il metodo MTR-3. I costi sostenuti oggi per il trattamento e lo smaltimento presso terzi vengono infatti riconosciuti nei Piani Economico Finanziari (PEF) comunali soltanto a distanza di due anni (il cosiddetto lag regolatorio t-2). Questo disallineamento temporale è quantificato nei documenti in 15,1 milioni di euro per il 2024 e in 28,2 milioni di euro per il 2025.
Le passività finanziarie non correnti di Plures S.p.A. registrano un incremento da 208,06 a 783,18 milioni di euro. Tale variazione è direttamente correlata alle operazioni straordinarie perfezionate nel corso del 2025, tra cui la sottoscrizione di un finanziamento multi-linea bancario da 765 milioni di euro e un prestito obbligazionario di tipo USPP con la società Pricoa per complessivi 235 milioni di euro.
Come indicato nella nota integrativa, 224 milioni di euro erogati nel 2025 sono stati veicolati a Estra sotto forma di finanziamenti soci per supportare i piani di investimento e ristrutturare il debito. Complessivamente, l’Indebitamento Finanziario Netto consolidato del Gruppo si attesta a 1.126,5 milioni di euro, a fronte di un Patrimonio Netto pari a 1.393,9 milioni di euro.
Riflessioni conclusive e questioni aperte
La disamina congiunta dei flussi fisici di rifiuti e degli oneri contabili restituisce la fotografia di un sistema integrato in cui la gestione logistica degli scarti costituisce un vincolo strutturale.
A fini di trasparenza e per garantire completo diritto di replica, si pongono tre quesiti agli enti preposti (Plures S.p.A., ATO Toscana Centro e Regione Toscana):
La sostenibilità reale di un sistema si misura anche in quanti chilometri percorre un rifiuto dopo la raccolta e nell’impianto in cui trova la sua destinazione finale.
Nota metodologica: L’inchiesta si fonda esclusivamente sui registri di carico/scarico, MUD 2025 e sui Bilanci d’Esercizio e Consolidato di Plures S.p.A. (chiusura al 31/12/2025) visionati dalla redazione. I codici e le classificazioni (CER, R/D per recupero/smaltimento) rispecchiano le risultanze documentali. I dati economici sono riportati in conformità ai documenti depositati e revisionati. La presente esposizione non intende stabilire nessi causali ulteriori rispetto a quanto esplicitamente riportato dagli organi amministrativi e di controllo nei documenti citati. La redazione resta a disposizione per accogliere e pubblicare eventuali precisazioni o integrazioni da parte dei soggetti menzionati. Per le rispettive competenze, richiesta di riscontro è stata inviata anche al gruppo Hera.

La crisi abitativa in Italia si muove tra emergenza sociale, trasformazione urbana e squilibri finanziari. Se da un lato trovare una casa in affitto a prezzi sostenibili è diventata impresa ardua per lavoratori e studenti, dall'altro lato il settore immobiliare rappresenta per eccellenza il rifugio dei risparmiatori italiani. Proviamo a capire le connessioni tra queste dinamiche e le possibili strade per riequilibrare l'allocazione del capitale.
In molte città italiane ed europee la domanda di immobili in affitto a lungo termine supera ampiamente l'offerta disponibile. Molti proprietari scelgono di destinare le proprie case agli affitti brevi per uso turistico. Preferenza che si spiega con:
Maggiore redditività potenziale: rendimenti complessivi spesso superiori rispetto ai contratti tradizionali a canone concordato o libero.
Minore rischio di morosità e occupazione indebita: contratti di pochi giorni eliminano le lunghe e complesse procedure giudiziarie di sfratto.
Tuttavia, il passaggio di immobili dal mercato residenziale verso quello turistico produce effetti diretti sulla struttura delle città:
Spopolamento dei residenti: i centri storici perdono la comunità locale (famiglie, studenti, lavoratori della PA e dei servizi).
Aumento del carovita: i prezzi delle locazioni residue salgono a causa della scarsità di offerta, trascinando al rialzo anche i costi dei servizi di quartiere e del commercio di prossimità, gradualmente sostituito da attività ad uso e consumo esclusivo dei visitatori.
Di conseguenza, diversi Comuni hanno introdotto regolamenti, vincoli o limitazioni alla destinazione turistica degli immobili nei nuclei urbani ad alta densità abitativa. Interventi che hanno sollevato un acceso dibattito giuridico ed economico. Da un lato le amministrazioni pubbliche tentano di tutelare il diritto all'abitazione e il decoro urbano; dall'altro, molti proprietari denunciano una limitazione sostanziale del diritto di fruire liberamente del proprio bene (garantito dall'articolo 42 della Costituzione).
Il rischio avvertito dai risparmiatori che investono nella casa è di subire una rigidità normativa che riduce il valore e l'utilità del risparmio accumulato sotto forma di mattone.
In questa situazione, ignari dei disastri fatti dall’equo canone alcune decine di anni fa ed entusiasmati dalle manifestazioni in corso in Spagna (dove per la crisi abitativa il governo si è dimesso e si va alle elezioni anticipate), si fanno strada proposte di blocco degli sfratti da parte degli statalisti, nonché ampliare la possibilità di costruire nuove abitazioni. Mentre la prima creerebbe maggiori problemi spaccando il Paese in due tra proprietari e inquilini, la seconda proposta, per quanto logica, andrebbe valutata con molta attenzione. L’Istituto Bruno Leoni, per esempio, ipotizza maggiori costruzioni estendendosi verso l’alto, nonché costruzioni in periferie meglio collegate con il centro città e una riforma degli sfratti per renderli più esecutivi.
L'Italia si distingue per un'altissima percentuale di famiglie proprietarie della casa di abitazione (75%) e per una spiccata inclinazione verso l'investimento immobiliare secondario come forma di previdenza integrativa o conservazione della ricchezza.
La netta preferenza per il mattone rispetto agli investimenti finanziari ed azionari genera una conseguenza sulla struttura economica generale:
Sottrazione di capitale alle imprese: i risparmi convogliati prevalentemente nel settore immobiliare non alimentano il mercato dei capitali di rischio (mercato azionario, private equity, venture capital) né la liquidità bancaria destinata al credito d'impresa.
Impatto sulla crescita industriale: il settore manifatturiero e delle tecnologie avanzate necessita di ingenti capitali per l'innovazione, la transizione ecologica e l'espansione internazionale. Un mercato finanziario poco denso penalizza la competitività delle aziende nazionali.
Invertire gradualmente l'eccessiva dipendenza dall'investimento immobiliare a favore di un'allocazione più equilibrata nei mercati finanziari richiede di affrontare due ostacoli primari: la cultura finanziaria e la percezione del rischio.
Per favorire questa transizione occorre agire su precise linee guida:
1. Diffusione dell'educazione finanziaria
Molti risparmiatori scelgono l'immobile perché percepito come un bene concreto e comprensibile. Promuovere programmi capillari di alfabetizzazione finanziaria aiuterebbe a comprendere concetti chiave quali:
La diversificazione del portafoglio (per ridurre il rischio complessivo).
L'impatto dell'inflazione sui liquidi e il rendimento storico dei mercati azionari nel lungo periodo.
L'importanza dei fondi comuni, dei PIR (Piani Individuali di Risparmio) e degli strumenti che indirizzano il capitale privato verso l'economia reale nazionale.
La ritrosia verso i mercati finanziari deriva spesso anche da scandali passati o dalla paura di frodi. Un sistema finanziario in grado di attrarre capitale dal settore immobiliare richiederebbe:
Vigilanza stringente da parte degli organi di controllo sulle piattaforme e sui prodotti di investimento.
Regole trasparenti e tutele adeguate contro l'abusivismo finanziario e gli schemi speculativi fraudolenti.
Un quadro fiscale stabile e premiante per chi sceglie di investire a lungo termine nelle aziende del Paese.
Riequilibrare l'allocazione del risparmio privato tra mercato immobiliare e finanza d'impresa permetterebbe da un lato di allentare la pressione speculativa sul mercato delle abitazioni, e dall'altro di dotare il sistema industriale delle risorse necessarie per sostenere l'occupazione e lo sviluppo economico.
Siamo consapevoli che, soprattutto a livello europeo, le politiche di tutela e promozione del risparmio finanziario sono in corso, ma evidentemente non bastano e rappresentano ancora una nicchia, soprattutto troppo e male orchestrate da istituti finanziari più che altro interessati ai propri guadagni che alla soddisfazione dei clienti.

La copertina e il titolo di Trip Reports di Rich Haridy ricordano il poster di una band rock psichedelica o di un " happening " degli anni '60. Suggeriscono immediatamente l'orientamento del libro.
Trip Reports è a tratti una lettura affascinante. È scritto da un autoproclamato " psiconauta ", ovvero una persona con un interesse appassionato, a volte persino evangelico, per sostanze psicotrope potenti, strane e spesso imprevedibili.
Haridy, giornalista di Melbourne, si addentra nella scienza della medicina psichedelica e negli sviluppi in Australia. Esamina le proprietà di diverse sostanze, come l'LSD e i "funghi magici", e valuta come potrebbero essere d'aiuto all'umanità. Vuole capire se le droghe psichedeliche, tra cui l'MDMA – comunemente nota come "ecstasy" – possano essere utili per trattare disturbi come depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
Nel corso della sua ricerca, Haridy si interroga su molti aspetti. Il microdosaggio potrebbe essere utile? È possibile – e opportuno – separare la stranezza e l'imprevedibilità degli psichedelici dalle loro potenziali proprietà terapeutiche? Possono affrontare problemi sociali come la solitudine e l'isolamento?
Haridy non si sofferma sulle proprie esperienze con la droga, ma racconta con cruda onestà le sue difficoltà con la salute mentale, compresi i ricoveri ospedalieri. Le sue esperienze evidenziano la necessità di un trattamento psichiatrico migliore.
Ma le sostanze psichedeliche possono essere d'aiuto? Haridy cita una persona che descrive un viaggio con l'LSD come "la cosa più importante, commovente e profonda che abbia mai fatto". Eppure George Harrison dei Beatles, dopo molti viaggi di questo tipo, concluse che l'LSD "era come qualsiasi altra dipendenza".
Un viaggio con l'LSD può essere sublime e cambiare la vita; può anche essere terrificante.
Sebbene la ricerca sulle sostanze psichedeliche sia spesso associata all'Europa e agli Stati Uniti, Haridy osserva che "l'Australia ha occupato una posizione stranamente centrale nella scienza psichedelica negli ultimi 70 anni".
Le sostanze psichedeliche furono ampiamente utilizzate nella controcultura pacifista degli anni '60, quando orde di giovani iniziarono, come disse lo psicologo Timothy Leary , a " accendersi, sintonizzarsi e disconnettersi ". I governi si allarmarono e reagirono mettendo al bando le sostanze psichedeliche, e persino la ricerca su di esse.
L'Australia è stata uno degli ultimi paesi a interrompere la ricerca negli anni '70 e uno dei primi a ripristinare l'uso legale degli psichedelici a scopo terapeutico nel 2024. "Ultimi fuori, primi dentro", scrive Haridy.
Esamina una vasta gamma di prove. Tra queste, la testimonianza di una donna che partecipò alle sperimentazioni australiane sull'uso di sostanze psichedeliche a scopo terapeutico negli anni '70; le sue esperienze furono "vivide, rivoluzionarie e incredibilmente lucide".
La terapia di gruppo è stata fondamentale per il suo percorso di cura. Si è trattato principalmente di un "lavoro su se stessi" impegnativo e doloroso, durante il quale ha dovuto elaborare traumi infantili "profondamente repressi", alcuni dei quali di natura sessuale. Ha però constatato che la terapia "ha funzionato davvero", è stata "di grande valore" e, in definitiva, "meravigliosa". Ha affermato che "ha stabilizzato la mia vita. Ora non ho più paura di niente. [...] Affronto ogni giorno come viene, consapevole della bellezza che mi circonda".
Questa è una lezione importante in un momento in cui così tante persone sono immerse in un cupo pessimismo e nell'apatia a causa delle guerre in corso e dell'intensificarsi del riscaldamento globale, vivendo nella paura di un futuro catastrofico. La terapia psichedelica, secondo Haridy, "cambia la mente in modo così profondo che ogni altro problema quotidiano sembra quasi irrilevante".
Haridy esamina la ricerca che ha esplorato gli effetti degli psichedelici sui pazienti terminali che provano angoscia e terrore per la morte. Questo, afferma, ha avuto "ottimi risultati", riducendo l'ansia e la depressione. Non si è limitato ad attenuare i sintomi, cosa che si può fare con i sedativi. "Ciò che è stato trasformativo", scrive Haridy,
La paura della morte si è ridotta; la demoralizzazione si è ridotta. […] Il benessere spirituale [e] la qualità della vita sono migliorati e la prospettiva è cambiata. Il modo in cui hanno affrontato la mortalità è stato straordinario.
Haridy riporta che i ricercatori hanno scoperto che l'MDMA può avere "profondi effetti prosociali", come "euforia, felicità, connessione con gli altri, empatia". Le persone che hanno provato la bevanda psichedelica nota come ayahuasca hanno riferito di essere passate da una grave depressione a "gettare i loro farmaci nel fiume e sentirsi incredibilmente bene". Ci sono stati, afferma Haridy, "drammatici benefici terapeutici in grado di trasformare la vita" e un "più ampio miglioramento del benessere, dell'autopercezione e dell'autoefficacia", che sono stati "abbastanza duraturi", sebbene sia stato riscontrato che l'ayahuasca abbia anche alcuni effetti negativi significativi .
Alcuni degli esempi storici utilizzati da Haridy avrebbero potuto essere scelti meglio. Collegare le sostanze psichedeliche ai sacrifici umani aztechi – "il viaggio definitivo!" – è una scelta bizzarra.
Non tutto è roseo, però. Haridy descrive una sessione con i funghi allucinogeni nel 2024 durante la quale una donna è morta e altre persone hanno avuto paralisi, incapacità di parlare o stare in piedi e difficoltà respiratorie. È stato, ha detto una di loro, "un po' spaventoso".
La DMT , una droga simile alla psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, trasportava le persone in "un altro luogo" popolato da strane creature – elfi, insetti o alieni – alcune delle quali dall'aspetto malevolo. I partecipanti erano certi di trovarsi in uno "spazio tangibile" dettagliato o in un "regno alieno". È difficile individuare aspetti terapeutici in questo "circo allucinatorio", come lo definisce Haridy.
Un altro problema è che le sostanze psichedeliche sono profondamente dissociative. Possono essere utili come medicinali per alcuni, ma possono anche portare i partecipanti a "mettere in discussione tutto ciò che credevano vero e reale sull'esistenza".
Come scrive Haridy, "questi farmaci funzionano perché alterano la mente, ma sono anche imprevedibili e pericolosi proprio perché alterano la mente". Ciò può avere profonde implicazioni personali, ad esempio, se una persona che ha creduto per tutta la vita decide di non credere più in Dio. Queste persone potrebbero aver bisogno di un supporto continuo per riadattarsi.
I ricercatori hanno sottolineato che queste sostanze potenziano la psicoterapia; sono "strumenti, non trattamenti". Come gli anestetici usati in chirurgia, gli psichedelici si limitano ad assistere nei trattamenti più ampi delle malattie mentali.
La combinazione di psichedelici e psicoterapia è un ambito particolarmente oscuro. Haridy scrive che alcune psicoterapie si basano sulla convinzione che "i traumi infantili repressi siano alla base di quasi tutti i disturbi psicologici e fisici", un'affermazione discutibile. I metodi psicoterapeutici, osserva, possono essere "estremamente diversi" e "non vengono testati per sicurezza ed efficacia, a differenza dei farmaci"; la convinzione che le persone possiedano un'"intelligenza curativa interiore" "non è supportata empiricamente".
Alcuni partecipanti che si sono sottoposti a tali trattamenti hanno riferito di aver provato "una straordinaria liberazione e guarigione", sentendosi "come se si fosse liberati da un peso" e vivendo "esperienze profondamente significative". Haridy afferma che "sembra esserci poco dubbio sul potere curativo del far riemergere ricordi traumatici durante la terapia con MDMA". Altri partecipanti, tuttavia, hanno riportato "ricordi" di stupri e rituali satanici che potrebbero non essere mai avvenuti.
Durante la seconda guerra mondiale, i nazisti sperimentarono la mescalina sui prigionieri del campo di concentramento di Dachau. Venuti a conoscenza di ciò, i militari statunitensi condussero a loro volta esperimenti sulla mescalina come potenziale droga della verità, dal 1947 al 1953.
In seguito, la CIA avrebbe testato l'LSD su ignari avventori nei bar. Anche una spedizione per raccogliere i primi campioni di funghi allucinogeni per gli occidentali fu finanziata clandestinamente dalla CIA, che, come scrive Haridy, "cercava in ogni modo di superare i sovietici, e lo sviluppo di droghe uniche per il controllo mentale era una di queste strategie". (Si rivelò "per nulla utile").
Ma l'uso di sostanze psichedeliche tra la popolazione generale ha avuto un vero e proprio boom negli anni '60, quando, come afferma Haridy, "assumere LSD divenne un atto di sfida politica". Per alcuni, fu "carburante rivoluzionario" in un periodo di proteste diffuse e trasformazione culturale: la droga, sostiene Haridy, "unì e rafforzò potenti gruppi di attivisti".
Cita la convinzione del filosofo Herbert Marcuse secondo cui "c'è un poliziotto dentro la testa di ognuno di noi. Deve essere distrutto". Ma Haridy si sbaglia quando suggerisce che Marcuse fosse un sostenitore della rivoluzione violenta. Marcuse la sconsigliava in quanto tatticamente imprudente; riteneva che la disobbedienza civile e l'opera educativa fossero preferibili.
Gruppi americani come le Pantere Nere e il Weather Underground adottarono posizioni violente, ma le loro tattiche si rivelarono controproducenti, vanificando il paziente lavoro di costruzione del movimento da parte di gruppi come gli Students for Democratic Society (SDS). Le Pantere Nere ottennero risultati ben maggiori con il loro programma di colazione gratuita per i bambini neri poveri.
È inoltre inesatto affermare che le proteste degli anni '60 fossero inefficaci o che si siano interrotte. L'SDS, gli Yippie e gli hippy, con le loro tattiche non violente, fantasiose, umoristiche, artistiche e ingegnose, rappresentavano movimenti ben più ampi e rappresentativi dei cambiamenti sociali e culturali di quei tempi tumultuosi.
Sì, ci fu una violenta repressione da parte dello Stato, ma, alla lunga, le proteste diffuse portarono a molti successi, come il ritiro delle forze occidentali dal Vietnam e la nascita di Greenpeace .
A complemento dei movimenti di protesta degli anni '60, vi fu un aspetto di introspezione (che continua ancora oggi con gruppi come Rising Tide ). Marcuse esortò studenti e attivisti a lavorare all'interno di scuole, università e gruppi culturali per risvegliare la coscienza politica delle persone e cambiare la società dall'interno.
Per molti, le sostanze psichedeliche rappresentavano una scorciatoia per raggiungere questo obiettivo. Per altri, erano preferibili i " teach-in ", la terapia di gruppo, la meditazione, lo yoga, le filosofie orientali e la formazione di comunità controculturali. Questi percorsi potevano essere più impegnativi, ma evitavano i brutti viaggi e le " vittime dell'LSD " che erano comuni in quell'epoca.
«Lo stato alterato di coscienza», ammette Haridy, «non deve necessariamente essere generato da una droga».
Uno studio del 2013 condotto da ricercatori norvegesi ha suggerito che l'uso di sostanze psichedeliche "non è associato a un tasso più elevato di problemi di salute mentale".
Tuttavia, un recente studio americano condotto presso il Massachusetts General Hospital ha rilevato che le sostanze psichedeliche possono avere forti effetti collaterali per alcune persone. I ricercatori hanno scoperto che possono provocare "paura intensa, disagio emotivo, paranoia, confusione o la paura di perdere il controllo, in particolare in contesti incontrollati o non supervisionati", nonché pensieri suicidi, psicosi ed episodi maniacali.
Lo studio ha inoltre evidenziato che gli individui possono sperimentare "agitazione e irrequietezza o tentare di fuggire dalla propria situazione quando si sentono angosciati o disorientati".
Secondo i ricercatori, alcune persone potrebbero avere "problemi persistenti di regolazione emotiva [e] destabilizzazione" o sperimentare "ansia persistente, depressione o ricordi intrusivi"; altre potrebbero mettere in atto "comportamenti impulsivi e pericolosi", soprattutto con dosi elevate o se assumono contemporaneamente altre droghe, come la cannabis, o se hanno una predisposizione a una condizione psichiatrica.
Questi problemi non vengono approfonditi nei resoconti di viaggio.
Haridy riflette tuttavia sulla possibilità di "svincolare" la medicina psichedelica dai sistemi farmaceutici e di reinserirla negli spazi comunitari. Cita come esempio un'iniziativa simile nel Regno Unito, che mette in contatto persone bisognose con un supporto adeguato offerto da oltre 400 gruppi, fornendo aiuto per questioni finanziarie, attività fisica, scrittura, canto e altro ancora. I risultati sono stati straordinari , tra cui una riduzione dei ricoveri ospedalieri e dei costi sanitari per la comunità. Haridy ritiene che le terapie psichedeliche potrebbero rivelarsi efficaci in un contesto analogo.
Trip Reports è una risorsa preziosa per chiunque sia interessato alle sostanze psichedeliche e alla salute mentale. Traduce concetti di biochimica, botanica, psicologia e sociologia in una prosa chiara e accessibile.
Molte persone che hanno provato le sostanze psichedeliche, osserva Haridy, sentono un "profondo bisogno di condividere le loro intense esperienze", ma faticano perché temono di "sembrare pazze". Uno dei punti di forza di Trip Reports è che demistifica le esperienze psichedeliche, rendendo più facile per le persone parlarne apertamente.
La vita moderna è fortemente digitale e virtuale. Le divisioni ideologiche sono amplificate da forze politiche, economiche e tecnologiche. Haridy ritiene che sia essenziale riconnettersi con gli altri, piuttosto che semplicemente "trovare il nostro vero io". Gli psichedelici possono "alimentare la connessione", conclude, ma la cosa più importante sono le connessioni, "non le droghe".
(Marty Branagan - Professore associato di Studi sulla pace, Università del New England - su The Conversation del 05/10/2026)

Le politiche proibizioniste costano vite e risorse, ma il dibattito internazionale si muove verso approcci meno punitivi: dalla terapia psichedelica negli studi clinici alla legalizzazione della cannabis in alcuni Stati, dalla riduzione del danno con le drug consumption room al riconoscimento del fallimento del War on Drugs. Intanto, il narcotraffico evolve con tecnologie sofisticate (narco-sottomarini, droni) e infiltra economia legale e istituzioni.
In questo numero
→ Italia. Il fine settimana drogato. Tutto come non potrebbe essere altrimenti
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 29 Settembre a 5 Ottobre 2026
→ Lettera mensile ADUC — Ottobre 2026
→ Hezbollah e Venezuela: vent'anni di narcotraffico e riciclaggio
→ Terapia psichedelica: dai ritiri in Amazzonia agli studi clinici ufficiali
→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 29/09/2026
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COLOMBIA. L'economia sommersa di droga e oro vale il 4,4% del PIL
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USA. Caribe, nuovo raid Usa contro barca narco sospetta: 4 morti, bilancio a 235
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TAIWAN. Scontro elettorale sulla politica antidroga tra DPP e KMT
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MONDO. Narco-sottomarini dei cartelli: la cocaina sommersa che invade l'Europa
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REGNO UNITO. I consigli comunali verdi spingono per le drug consumption room
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USA. Arizona, studenti delle superiori vendono armi ai cartelli messicani
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U.E.. Congelati aiuti alla Sierra Leone presumibilmente a causa di un narcotrafficante latitante
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FIJI. Durante un furto in un tribunale, la cocaina è stata sostituita con farina
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MESSICO. Un chihuahua nella Guardia Nazionale contro i narcos
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IRLANDA. È fondamentale fornire informazioni sulle politiche in materia di droga
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BOLIVIA. Arrestato il procuratore generale Mariaca dopo stop Usa al visto
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FIJI. Approvata legge sullo scambio di siringhe contro l'emergenza HIV
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MONDO. CPI, respinta richiesta Duterte su verifica prove digitali
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U.E.. EFSA ha espresso parere positivo sull'uso di CBD negli alimenti
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GERMANIA. Studio: la legalizzazione della cannabis non ha aumentato i consumi
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ITALIA. Napoli capitale della ricerca lisergica: il Primo Convegno di Illuminismo Psichedelico

Per Istat nel secondo trimestre 2026, mentre la pressione fiscale è cresciuta dello 0,5% rispetto all’anno precedente, portandosi a 43,5%, il reddito delle famiglie è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e i consumi sono cresciuti dell’1,7%. Di conseguenza, la propensione al risparmio è calata dell’1,2% rispetto al trimestre precedente, arrivando a 6,7%. Infine il potere d’acquisto è calato dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
Una situazione critica che vede le famiglie erodere i propri risparmi (1,2) per consumi in crescita (1,7) che costano di più (0,9) e che non solo non sono compensati dalla crescita del reddito (0,4) ma che devono far fronte anche ad una crescita della pressione fiscale (0,5).
Insomma, galleggiamento verso il negativo per coloro che hanno un po’ di risparmi e male per coloro che non li hanno.
E’ questa la fotografia di una economia in crescita? No. Le famiglie medie che riescono a risparmiare non sono alla canna del gas, ma galleggiano con tendenza al ribasso. E, soprattutto, si evidenzia una maggiore spaccatura tra chi, dovendo investire meno nell'economia generale altrimenti non soddisfa i propri consumi, dà meno supporto alla crescita economica, e chi dovrebbe/potrebbe fruire di questa crescita economica (soprattutto i giovani). Insomma il futuro è grigio.

Mentre rimandiamo ad altro articolo per i dati raccolti sui danni del proibizionismo sulle droghe durante la scorsa settimana, crediamo, per il fine settimana appena trascorso, sia da mettere in evidenza che l’Italia unita da commerci e consumi di droghe illegali, abbia una peculiarità: mancanza di casi estremi.
Mentre oltre l’Atlantico Il presidente Usa Donald Trump, in campagna elettorale, ha fatto sapere che per i narcotrafficanti sarà introdotta la pena di morte, forma legale che si aggiungerà all’uccisione in corso di sospetti su imbarcazioni (anch’esse sospette) nei Caraibi e nel Pacifico (quasi 250 da inizio settembre), e che non creerà nessun deterrente psicologico e pratico per le azioni criminali del settore,
Il trend abituale italiano ha registrato, invece, una sfilata di esponenti del governo presso la comunità di San Patrignano, dove hanno ribadito l’elogio per il recupero di tossicodipendenti in quel podere romagnolo, nonché l’impegno dell’Esecutivo contro traffici e consumi di tutte le droghe, continuando ad agire come hanno fatto fino ad oggi… cioè con risultati contrari a quelli che auspicano.
Risultati che in questo fine settimana, a parte il sequestro di un paio di piantagioni di marijuana in terra di Oristano e Crotone, e ampia e diffusa solidarietà ad un prete, don Coluccia, del Quarticciolo/Roma minacciato da chi viene importunato nei propri crimini, droghe illegali incluse, … a parte questo è l’abituale filo che unisce l’italia, da Palermo a Torino, passando per Roma, Napoli, Frosinone, Firenze, L’Aquila, Caserta, Cagliari, Brescia, Rimini, Milano, Savona, Catania, Bologna, Messina, Chieti, Como, Ferrara, Prato, Pisa, Genova, Varese, Trento, Monza, Parma, Lucca, … e tutte quelle località che non sono state menzionate (o ci sono sfuggite) dai media, dai quali estraiamo questo ampia fotografia del disastro del proibizionismo sulle droghe illegali.
Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.
Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente
Anno in corso
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 260.820 |
| droghe pesanti (kg) | 72.200 |
| dosi droghe sintetiche | 102.300 |
| piante di cannabis | 65.200 |
| vittime | |
| morti | 3 |
| arresti | 1.931 |
| giorni di reclusione | 963 |
Settimana da 29 Settembre a 5 Ottobre 2026
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 10.300 |
| droghe pesanti (kg) | 11.000 |
| dosi droghe sintetiche | 3.500 |
| piante di cannabis | 7.200 |
| vittime | |
| morti | 0 |
| arresti | 19 |
| giorni di reclusione | 15 |
Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.
Uno spaccato dell'Italia che non funziona.
Da 29 Settembre a 5 Ottobre 2026
Pubblica Amministrazione 25,30%
Telecomunicazioni 21,60%
Energia 14,20%
Viaggi 11,20%
Salute 8,30%
Prodotti ffnanziari 07,20%
Banca 6,20%
Condominio 04,30%
Acquisti 03,10%
Assicurazioni 01,50%
Diritti immigrati 01,10%

L’azienda energetica con maggiore azionista lo Stato italiano, Eni, è riuscita nel suo colpaccio. Si è portata dietro buona parte di altre aziende che, in ritardo, hanno capito l’aria che tirava. Governo e politici di ogni tipo, col conforto dei media, hanno abboccato e sono diventati portatori dei messaggi pubblicitari dei prodotti energetici di queste aziende… e non è detto che possa essere gratis, soldi o potere che sia. Sconti e promozioni ci sono sempre per questi prodotti, ma lanciati ora assurgono a “salvatori della patria”, col grande ritorno del governo che si è rivelato paladino dei consumatori. Che sono quelli che, come accadeva anche prima delle offerte ribassiste in corso, continuano a pagare ben oltre quelli che potrebbero essere prezzi di mercato senza che lo Stato ci faccia la sua cresta del 60% (accise e Iva).
Siamo in piena onda di isteria collettiva. Indotta da elenchi super pubblicizzati (soprattutto dall’informazione di Stato) delle ubicazioni delle stazioni di servizio e delle offerte ribassiste sulle bollette. Una isteria che, per restare nella zona geografica da cui nasce la crisi, possiamo paragonare a quella che buona parte del mondo mostrò quando, caduto lo scià Reza Pahlavi in Iran, il potere fu assunto da Khomeini che, fino ad allora, era stato rifugiato in Francia trattato come il liberatore del suo Paese. Il resto è tragica storia politica ed economica quotidiana, con ripercussioni su tutta la regione.
Crediamo che i consumatori si facciano coinvolgere poco in questa isteria e reagiscono con l’unico metodo che hanno a disposizione: la non partecipazione alle elezioni (il 20% di Reggio Calabria per le suppletive è un esempio recente). Certo, i consumatori potrebbero reagire consumando meno, con anche la conseguenza di far calare i prezzi dell’offerta, ma è difficile quando, per esempio, il trasporto privato è indispensabile visto il deficit diffuso di quello pubblico e la cronica mancanza di progetti per porvi rimedio.
Se fossimo complottisti potremmo ipotizzare una strategia di governo e buona parte delle opposizioni per tenere saldamente in mano le leve di questa politica energetica. Ma non crediamo che questi soggetti abbiano tali capacità, ché sono semplicemente incapaci. E talmente legati al loro vantaggio immediato, che non si rendono conto di distruggere tutto (la disattenzione ai cali della partecipazione elettorale fa il paio con le grandi esultanze di chi ha vinto le recenti suppletive della Camera).

E’ quasi una settimana che in via della Cernaia a Firenze (incluse altre due postazioni nella stessa strada e quelle delle strade intorno), questa è la situazione, con l’aggravante che ho atteso a scattare questa immagine dopo che il camion dell’Alia è passato a scaricare solo il cassonetto dell’umido che, come si vede in foto, è stato anche riposizionato in modo sbagliato, pericolante rispetto alla sua ubicazione, potenzialmente pericoloso per chi si avvicina, ché suscettibile di autoriposizionamento improvviso.
E pensare che io sono sempre puntuale nel pagare la mia Tari e, nel caso dovessi sgarrare di qualche giorno, tuoni e fulmini sanzionatori mi assalirebbero.

Nell'Ue tra il 4% e il 9% dei tessili viene distrutto senza mai essere indossato. Ora è vietato, ma resta un nodo: chi ripara?
100 miliardi. Tanti sono, secondo le stime più prudenti, i capi di abbigliamento che ogni anno escono dalle fabbriche di tutto il mondo. Il doppio di quanti se ne producevano nel 2000. Altre stime, meno caute, arrivano a parlare di 150 miliardi. In entrambi i casi il numero fa girare la testa: significa, nella versione più conservativa, oltre 12 capi per ogni essere umano sul Pianeta. Neonati compresi.
Ma quanti di quei capi arrivano a essere indossati?
Nella sola Unione europea, secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, tra il 4% e il 9% dei tessili immessi sul mercato viene distrutto prima di essere mai indossato. Non parliamo di abiti usati o rotti. Parliamo di capi nuovi, spesso mai usciti dai magazzini, bruciati o smaltiti perché invenduti o perché resi da un acquisto online. In termini assoluti sono tra le 264mila e le 594mila tonnellate di tessuti l’anno. Con un impatto climatico stimato in 5,6 milioni di tonnellate di CO2eq. Più o meno quanto le emissioni nette della Svezia nel 2021.
A pesare, in particolare, sono i resi degli acquisti online. In Europa un capo comprato su internet su cinque torna indietro al mittente. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente tra il 22% e il 43% – in media un terzo – dei capi resi finisce distrutto, invece che rimesso in vendita.
È per rispondere a questo spreco sistemico – che riguarda l’intera economia dei beni di consumo, non solo l’abbigliamento – che dal 19 luglio scorso è entrato in vigore in Europa il divieto alle grandi aziende di distruggere l’invenduto.
Il divieto è contenuto nell’articolo 25 del regolamento Espr (Ecodesign for sustainable products regulation, Regolamento UE 2024/1781). Entrato formalmente in vigore nel 2024, è diventato applicabile, per la parte che riguarda l’invenduto, il 19 luglio 2026. Al momento il regolamento vale solo per le grandi imprese (oltre 250 dipendenti o fatturato superiore a 50 milioni di euro). Le medie imprese avranno tempo fino al 2030, le micro e piccole imprese restano escluse.
La definizione di “distruzione” usata dal regolamento è più ampia di quanto si potrebbe pensare. Non riguarda solo l’incenerimento o la discarica, ma anche il riciclo e il recupero energetico. Sminuzzare un capo invenduto per recuperarne le fibre, in altre parole, conta comunque come distruzione. La norma privilegia prima di tutto il riuso, poi la rivendita, la donazione e la riparazione. Solo dopo il riciclo.
L’articolo 24 dello stesso regolamento affianca un obbligo di trasparenza. Ogni anno le aziende dovranno rendicontare quanti prodotti invenduti hanno scartato, il loro peso, i motivi dello smaltimento e la quota destinata rispettivamente a riutilizzo, riciclo, recupero energetico o smaltimento finale.
Restano alcune deroghe: prodotti pericolosi, non conformi alla normativa, contraffatti, danneggiati o comunque non riutilizzabili possono ancora essere smaltiti. È proprio su questo margine di discrezionalità, ovvero su cosa un’azienda può dichiarare «non riutilizzabile», che si giocherà buona parte dell’efficacia reale del regolamento.
L’Unione europea non è la prima a muoversi in questa direzione, e il confronto tra i diversi approcci aiuta a capire cosa cambia davvero.
Ad aprire la strada è stata, nel 2020, la Francia. La legge Agec (Anti-gaspillage pour une économie circulaire) vieta la distruzione dei prodotti non alimentari invenduti, imponendo a produttori, importatori e distributori di riutilizzarli, riciclarli o donarli. Pena una sanzione fino a 15mila euro per violazione. È il primo divieto nazionale al mondo di questo tipo, ed è servito da modello diretto per l’Espr europeo.
Nel settembre del 2024 il governatore della California Gavin Newsom ha firmato il Responsible Textile Recovery Act. L’approccio è diverso da quello francese: non si tratta di un divieto diretto di distruzione, ma di un sistema di responsabilità estesa del produttore (Epr). I produttori che vendono tessili nello Stato devono costituire e aderire a una “Producer responsibility organization” (Pro) incaricata di gestire raccolta, trasporto, riparazione, selezione e riciclo su scala statale. A febbraio 2026 CalRecycle ha selezionato Landbell USA come Pro ufficiale, segnando il passaggio dalla fase di progettazione a quella operativa. Il pieno regime sanzionatorio scatterà però solo nel 2028-2030.
La differenza tra i due approcci non è solo tecnica. Un divieto diretto come in Francia e, ora, nella Ue, sposta immediatamente l’onere sulle aziende, vietando loro un comportamento specifico. Un sistema Epr come quello della California sposta l’onere sull’organizzazione della filiera, lasciando alle aziende più margine su come raggiungere l’obiettivo. Si tratta di un compromesso che può rendere la misura più praticabile, ma anche più lenta e più permeabile a interpretazioni elastiche.
Come leggere, allora, questo confronto tra modelli? Una chiave utile arriva da Mariagrazia Berardi, esperta di sostenibilità tessile e formatrice Futures & Foresight, interpellata da Valori: «Un approccio Futures & Foresight è volto a esplorare futuri alternativi al futuro probabile, che rappresenta la proiezione del presente e quindi dello status quo. Mira quindi a esplorare una pluralità di futuri possibili e alternativi, per ampliare la capacità di anticipazione e prepararsi oggi a ciò che potrebbe emergere domani». Applicato a Francia, UE e California, questo significa non chiedersi quale dei tre modelli “vincerà”, ma continuare a esplorarli tutti. Compresi quelli che ancora non vediamo. «La filiera tessile italiana dovrebbe esplorare ora più futuri possibili», conclude Berardi, «immaginando diversi scenari, valutarne gli impatti e le conseguenze per prepararsi e anticipare il futuro preferibile».
Se non si può più distruggere, l’industria dell’abbigliamento dovrà rivedere il proprio modello. Da un lato, occorrerà diminuire la produzione. Ma sarà necessario trovare altri modi di gestire l’invenduto. E qui la norma comincia a toccare qualcosa di più profondo del semplice smaltimento: il modo stesso in cui i capi vengono progettati e prodotti.
Lo dice bene Giovanni Maria Conti, coordinatore del corso di laurea in Design della moda al Politecnico di Milano, interpellato da Valori: «La riparabilità sta entrando nella formazione dei capi di abbigliamento, ma non è ancora un principio strutturato, perché questo implica ampliare il concetto stesso di progetto: non progettare soltanto l’oggetto, ma il suo ciclo di vita. Bisogna compiere quel passaggio culturale che prenda la cultura della riparazione non come una caratteristica, ma come parte del processo progettuale sin dall’inizio». Un cambiamento, aggiunge, «su cui si sta lavorando e che sarà sempre più presente nei nostri laboratori progettuali», ma che oggi resta più un’intenzione che una prassi diffusa.
Nel frattempo, attorno alla riparazione sta nascendo un piccolo ecosistema industriale. All’estero, diversi brand hanno fatto da apripista. Patagonia, per esempio, ha avviato il programma Worn Wear: riparazioni gratuite in negozio, anche su capi di altri marchi, e stazioni mobili itineranti. Accanto ai brand che internalizzano il servizio, sono nate piattaforme terze specializzate. Come la britannica Sojo che connette clienti e sarti attraverso un’app restituendo i capi riparati entro cinque giorni.
In Italia il fenomeno è ancora acerbo ma in crescita. Il caso più maturo è probabilmente Rifò, azienda pratese fondata nel 2017 da Niccolò Cipriani, oggi certificata B Corp, che recupera la tradizione dei “cenciaioli” per rigenerare lana, cashmere e denim. Nel 2023 ha prodotto 72mila capi, riciclato 14,1 tonnellate di indumenti usati attraverso 230 punti di raccolta, e venduto l’82% della produzione tramite prevendita. Un modello pensato proprio per minimizzare l’invenduto, che infatti è calato dell’11% rispetto al 2022. Offre inoltre un servizio di riparazione con garanzia di tre anni, aperto anche a capi di altri brand.
Accanto a Rifò si muovono realtà più giovani. Per esempio, a Milano c’è Prism, una società benefit che ha aperto un “Repairing Hub” dedicato a riparazione, ricondizionamento e upcycling per conto di altri brand, impiegando anche rifugiati e persone fuori dal mercato del lavoro. A Torino c’è la startup Atelier Riforma che ha sviluppato Re4Circular, un marketplace B2B per catalogare e ridistribuire tessili pre e post-consumo, con un impianto capace di lavorare fino a 70mila capi al giorno.
C’è però un problema strutturale che nessuna normativa, da sola, può risolvere: chi possiede davvero le competenze per riparare. L’età media dei lavoratori nell’artigianato tessile-abbigliamento italiano è di 49,3 anni, tra le più alte di tutto il comparto artigiano. Con un ritmo di invecchiamento superiore a un anno ogni anno nel periodo 2019-2023. Il settore, cioè, non si sta semplicemente invecchiando: sta invecchiando più in fretta della media. E questo accade in un momento in cui la normativa chiederebbe esattamente il contrario: più manodopera specializzata, non meno.
Secondo il rapporto L’Italia del riciclo di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Fise Unicircular, nel 2021 le imprese italiane attive nella riparazione di articoli tessili erano 2.331, in crescita del 162% rispetto al 2010. Un settore che è più che raddoppiato in un decennio, ma che parte da una base piccola e da una manodopera sempre più anziana.
Alcune risposte a questo vuoto generazionale stanno però nascendo dal basso, spesso con un’esplicita missione formativa. Dal gennaio 2025 esiste in Italia una rete di oltre 30 sartorie sociali – tra cui Kechic, InTessere a Torino, Lab Zen 2 a Palermo, Coop Soleinsieme a Reggio Calabria – che punta a costruire entro il 2030 il primo distretto nazionale del Made in Italy sostenibile, dando lavoro e formazione a oltre mille persone fragili. E in diverse città italiane sono nati Repair Café, presidi di riparazione gestiti da volontari che puntano esplicitamente a coinvolgere più generazioni, pensionati compresi, per trasmettere competenze che rischiano altrimenti di andare perse.
Per capire come si comporta in pratica una grande catena italiana, abbiamo girato alcune domande a Ovs, che ha risposto per iscritto a Valori.
Per Ovs l’invenduto rappresenta meno dell’1% dell’immesso sul mercato, e riguarda quasi soltanto merce «non riutilizzabile né riparabile». Un risultato – spiega l’azienda – costruito investendo in gestione dello stock tra punti vendita e in una riproposta commerciale dei prodotti di stagioni precedenti. Con il centro logistico di Bari «interamente dedicato al ricondizionamento dei residui di fine stagione».
L’azienda tiene poi a marcare una distanza dal resto del settore: «Il problema della distruzione dell’invenduto è probabilmente ancora più forte e radicato in settori diversi da quelli in cui operiamo», si legge nella risposta. Settori in cui «è prassi più diffusa distruggere i capi in eccesso, anziché reimmetterli nel mercato tramite canali secondari o sconti, con il preciso scopo di preservare l’esclusività e il posizionamento del brand». Un riferimento che, per quanto non nominato esplicitamente, richiama il lusso, il segmento in cui la stampa internazionale ha documentato con maggiore continuità casi di distruzione dichiarata come scelta strategica di brand protection, più che come gestione di un eccesso produttivo.
Il servizio di sartoria e riparazione di Ovs, invece, è ancora agli inizi: 10 punti vendita pilota a Milano, con l’avvio appena partito in una selezione di negozi in Puglia. «È un modo per testare la predisposizione del cliente verso servizi di cura del capo e testarne la scalabilità», spiega l’azienda. Che parla di un «piano di espansione progressiva nei principali centri cittadini» senza però sbilanciarsi su tempi o numeri.
Diverso e più maturo il programma di raccolta degli abiti usati, attivo dal 2013 in tutti i punti vendita diretti. E gestito dal 2016 in collaborazione con Humana People to People Italia. Nel 2025 ha raccolto oltre 300 tonnellate di abiti usati, destinate per il 67,5% al mercato dell’usato, per il 25,5% al riciclo e per il 7% alla produzione di energia. Si tratta, tuttavia, di un circuito che non ha a che vedere con l’obbligo Espr sull’invenduto, perché tratta capi già indossati, non prodotti mai venduti.
Sul Digital product passport, in arrivo dal 2027, Ovs dichiara un obiettivo preciso: dotare i propri prodotti tessili di un prototipo già nel corso del 2027, «mappando l’intera filiera produttiva», in attesa della pubblicazione degli atti delegati ufficiali della Commissione europea. Il passaporto, spiega l’azienda, sarà anzitutto uno strumento informativo per il cliente – accessibile tramite QR code, con dati su origine dei materiali, fasi produttive, impatto ambientale, composizione e certificazioni – ma anche un canale per «ingaggiare il cliente» su temi come la cura del capo, il corretto smaltimento a fine vita, la riciclabilità del prodotto e i servizi post-vendita.
Resta una domanda a cui né la norma né i buoni propositi delle aziende rispondono da soli: quanti di questi progetti di riparazione e ricondizionamento sono risposte autentiche al problema, e quanti invece semplici operazioni di immagine?
Anche fuori dal settore moda, il mercato della compensazione ambientale ha già mostrato quanto sia facile trasformare un obbligo normativo in un’operazione di facciata. Un caso recente: un’azienda britannica di data center per l’intelligenza artificiale ha proposto di vendere carbon credit generati alimentando i propri impianti con gas da discarica. Gas che la legge già obbliga a captare, rendendo l’operazione, secondo un critico citato da un’inchiesta di Follow the Money, «un altro caso di carbon credit rilasciati dove non dovrebbero esserlo».
In Sierra Leone, invece, SwedWatch ha documentato un progetto legato alla riforestazione che, su 10mila ettari di piantagioni, avrebbe generato carbon credit rivenduti sul mercato mentre diverse comunità locali coinvolte non erano nemmeno a conoscenza dell’esistenza del progetto sulle proprie terre, con impatti sproporzionati sulle donne, che hanno perso l’accesso a raccolta di frutta e legna da ardere.
Sono casi che riguardano altri settori, ma la logica è la stessa che si applica al tessile: un obbligo di legge crea un incentivo a dimostrare conformità. E la conformità dimostrata non sempre coincide con un cambiamento reale. Interpellata su questo punto, Giusy Bettoni, fondatrice dell’ecohub C.L.A.S.S., ha preferito spostare l’accento altrove: «Indipendentemente dal “perché” si facciano le cose buone, l’importante è che si facciano, si facciano bene, e magari siano anche d’ispirazione per altri». Una consapevolezza più ampia, aggiunge, «arriverà insieme a un’altra cultura che non ci porterà a “trovare rimedi” a pratiche [dannose], ma troverà strategie propositive e positive per produrre in maniera appropriata».
È una lettura più indulgente di quella che emerge dai casi SwedWatch e Follow the Money. Ma è anche, forse, un promemoria utile: la domanda “chi lo fa e perché” conta meno, alla fine, della domanda che i prossimi report di trasparenza obbligatoria imposti dall’Espr permetteranno finalmente di porre con dati alla mano: quanto viene davvero riparato, e quanto continua, sotto altra forma, a essere scartato?
(Claudia Vago su Valori.it del 01/10/2026)

Quest'estate, i social media si sono riempiti di post che dichiaravano che quasi tutto era "un po' chic" . Ripetere gli abiti era un po' chic. Essere vestiti troppo eleganti era un po' chic. Fare qualcosa di fuori moda poteva, a quanto pare, essere anche un po' chic.
Ma riuscite a ricordare il contenuto di molti singoli post "kinda chic"? Probabilmente no. Ciò che è molto più facile da ricordare è il formato stesso: il linguaggio, il ritmo, il modo in cui un comportamento o un oggetto ordinario veniva reinterpretato come prova di buon gusto.
Questa distinzione ci dice qualcosa di importante sulla moda online. Spesso ci preoccupiamo che i social media stiano spingendo tutti a vestirsi allo stesso modo, ma forse la vera somiglianza sta nel modo in cui comunichiamo il nostro essere alla moda.
I social media non si limitano a diffondere prodotti e tendenze , ma anche modalità riconoscibili di presentarli. Una strada cittadina o un attraversamento pedonale diventano lo scenario per la foto di un outfit. Il caffè compare accanto a borse posizionate con cura. Hotel, vacanze ed eventi di moda diventano sfondi. Gli accessori vengono fotografati in primo piano, i corpi assumono pose familiari e le didascalie appaiono naturali anche quando l'immagine di accompagnamento è composta con grande attenzione.
Il contenuto individuale cambia, ma la modalità di comunicazione spesso rimane la stessa.
La moda si è sempre basata su significati condivisi. Gli abiti possono distinguerci proprio perché gli altri ne comprendono il significato. Stivali da cowboy, una giacca Chanel o una maglia da calcio portano con sé associazioni culturali ben prima che qualcuno li indossi.
Ciò che i social media hanno cambiato è la velocità e la portata con cui questi significati, e le convenzioni utilizzate per comunicarli, possono circolare.
In uno studio condotto su 390 post di Instagram di tre affermate influencer del settore della moda di lusso tra il 2022 e il 2024, ho esaminato come il significato della moda venisse costruito attraverso combinazioni di pose, location, styling, didascalie, editing e riferimenti culturali.
Ciò che ho scoperto non è stata semplicemente la ripetizione di determinati marchi o capi d'abbigliamento, ma modalità ricorrenti per rendere comprensibile la moda.
Alcuni post comunicavano aspirazioni attraverso uno stile curato, ambientazioni esclusive o l'accesso a eventi di moda. Altri utilizzavano routine quotidiane, un linguaggio informale e luoghi familiari per creare un senso di appartenenza. Conoscenze culturali, contatti nel settore, umorismo e narrazione di stili di vita hanno introdotto ulteriori modi per segnalare autorevolezza e buon gusto.
Queste pratiche spesso si sovrapponevano. Un abito costoso poteva essere fotografato in una strada qualunque. Un evento esclusivo poteva essere accompagnato da una didascalia informale. Immagini altamente controllate potevano essere accostate a foto di caffè, viaggi o momenti banali della vita quotidiana.
Questo è importante perché gli influencer fanno molto di più che incoraggiare le persone ad acquistare prodotti. Trasformano la moda in forme che funzionano sulle piattaforme.
Le riviste di moda e le sfilate hanno storicamente utilizzato particolari convenzioni visive per comunicare gusto, status e desiderabilità . Instagram e TikTok operano secondo un altro insieme di convenzioni, plasmate da velocità, intimità, intrattenimento, reperibilità e visibilità.
Gli influencer si muovono tra questi linguaggi. Mantengono segni riconoscibili di gusto e distinzione, rimodellandoli in forme adatte ai social media. Questo offre un ulteriore spunto di riflessione sul perché lo stile personale possa apparire sempre più simile online.
Due persone potrebbero possedere guardaroba completamente diversi, eppure fotografarli, posizionarli e descriverli in modi quasi identici. Un outfit minimalista, degli stivali western o un abito vintage possono apparire tutti nella stessa foto di una persona che cammina, in una strada cittadina, con un caffè in mano, oppure accompagnati da una didascalia volutamente disinvolta.
L'ascesa delle estetiche con nomi specifici rende questo concetto ancora più evidente. Clean girl , old money, coastal grandma, mob wife e il crescente numero di estetiche che terminano con "-core" – come cottagecore , balletcore e gorpcore – non si limitano a descrivere l'abbigliamento. Assemblano mondi visivi riconoscibili, collegando specifici capi di abbigliamento a luoghi, oggetti, scelte di bellezza e comportamenti.
Una volta che un'estetica diventa riconoscibile, diventa ricercabile. Una volta ricercabile, diventa più facile riprodurla, consigliarla e commercializzarla.
Lo stesso vale per format come "kinda chic". Ciò che riscuote maggior successo potrebbe non essere un singolo abito o un'immagine specifica, bensì la struttura attraverso cui le persone sono invitate a comunicare il proprio gusto.
Questo crea un paradosso. Abbiamo accesso a una quantità di immagini di moda superiore a quella di qualsiasi generazione precedente, eppure ciò non rende necessariamente il nostro modo di vestire più vario dal punto di vista visivo. Al contrario, gli stessi riferimenti, la stessa estetica e gli stessi spunti stilistici vengono riproposti ripetutamente, offrendoci modi comuni di esprimere la nostra individualità.
Tutto ciò non significa che lo stile personale sia scomparso. La moda ha sempre implicato prestiti, imitazioni e reinterpretazioni. Ciò che è cambiato è l'efficacia con cui le piattaforme confezionano e diffondono non solo gli stili, ma anche le convenzioni attraverso cui questi stili acquisiscono significato.
Forse, quindi, la questione non è se i social media ci stiano costringendo a vestirci tutti allo stesso modo, ma se ci stiano insegnando a mostrare le nostre differenze nello stesso modo.
Quindi, la prossima volta che ti piace quello che indossi e vorresti condividerlo sui social, prova qualcosa di un po' diverso, un po' inaspettato. Allo stesso modo, presta attenzione agli abiti nei post che scorri, piuttosto che al modo in cui sono presentati. Potresti iniziare a capire che lo stile personale è vivo e vegeto.
(Caterina Greenwood - Docente di marketing digitale presso l'Università del Lancashire - su The Conversation del 01/10/2026)

Istat fa sapere che le vendite al dettaglio del mese di agosto, essenzialmente per l’andamento positivo del comparto alimentare, sono in lieve crescita sia in valore (+0,3%) che in volume (+0,1%). Dati positivi che sono tali grazie alle buone performance di commercio elettronico e grande distribuzione che - aggiungiamo noi - non potrebbe essere altrimenti, ché al di fuori di questi sistemi di vendita si tratta essenzialmente di nicchie.
Cosa è successo, visto che l'inflazione a settembre è schizzata a +4,2%, (un po’ come in tutta la zona euro, con l’Italia seconda solo alla Spagna), mentre la fiducia fiducia dei consumatori è crollata da 94,5 a 91,2?
Ci sono due fattori da considerare. Il primo oggettivo: i dati delle vendite sono del mese di agosto (il governo aveva solo tagliato le accise sul gasolio), mentre gli altri dati sono di settembre. Agosto in cui c’era stata solo in parte l’esplosione del caro carburanti e il deterioramento generale della situazione (inflazione +4,2%), su cui il governo - secondo fattore, soggettivo - ha cominciato a balbettare più che mai fino alla sospensione del bollo auto per il 2027, omettendo che tale imposta sarebbe comunque gravata sui contribuenti da altre fonti (soprattutto dalle Regioni, principali beneficiarie del bollo auto).
I dati positivi del commercio al dettaglio del mese di agosto, quindi, sono solo l’ultimo colpo di coda di un’economia che galleggiava a stento, ma che da fine settembre in poi ha cominciato ad andare a fondo. Illudendosi sulle concessioni dei big della distribuzione dei carburanti, nonché chiedendo all’Ue di consentire ulteriori aumenti del debito pubblico (richiesta già respinta).
Ottobre appena iniziato è quindi un mistero (verso il peggio): sui tavoli del governo e gli stimoli di gran parte delle opposizioni, ci sono solo baruffe per la conservazione del potere o una sostituzione, entrambi fini a se stesse.

L’intervento pubblico per calmierare i prezzi energetici, nella sua attuale configurazione, rischia di trasformarsi in una sceneggiata politica più che in una misura strutturale. Il recente price cap autoimposto da Eni — e rapidamente emulato da altri operatori — non è un atto di responsabilità sociale, ma il sintomo di un Governo che preferisce le trattative segrete alla regola trasparente, delegando di fatto alle compagnie energetiche il compito di definire i limiti di prezzo che – se avesse coraggio – dovrebbe fissare per legge.
Il meccanismo invece praticato è semplice e pericoloso. Di fronte alla pressione sociale per il caro-carburanti e le bollette, l’esecutivo non interviene con un decreto che stabilisca un tetto legale ai prezzi, ma lascia che siano le stesse imprese a decidere volontariamente un limite temporaneo. Eni fissa 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio per 30 giorni, con possibilità di estensione “in funzione dell’andamento del mercato”. Il governo ringrazia, le opposizioni protestano per l’intervento tardivo, e il beneficio per le famiglie resta appeso alla discrezionalità aziendale.
Questa dinamica ribalta i ruoli. Invece di uno Stato che regola il mercato in nome dell’interesse collettivo, si ha un’impresa che, in piena “auto-responsabilità”, decide quanto calmierare e per quanto tempo. Ma in tutto questo il governo a che gioco gioca? Una trattativa fatta dietro le quinte trasforma il price cap da strumento di politica pubblica a gesto di compiacenza verso l’esecutivo.
Di tetto ai prezzi si parlò nel 2022, quando Mario Draghi propose il price cap all’importazione di gas dalla Russia. La differenza tra ieri e oggi non è solo tecnica, ma molto politica. Draghi chiedeva un tetto al prezzo del gas russo importato nell’UE, fissato per legge a livello comunitario, con l’obiettivo di ridurre i flussi finanziari verso Mosca e limitare la speculazione sul mercato all’ingrosso. Draghi motivava la proposta con una precisa analisi di potere di mercato. L’Europa importava gas attraverso i tubi che per la Russia non avevano clienti alternativi. L’Europa aveva un potere di mercato che poteva esercitare, ma che di fatto esercitò parzialmente e male, scegliendo comunque un provvedimento transitorio.
Il tetto artificiale a luce, gas e carburanti può alleggerire nell’immediato i conti di famiglie e imprese, ma senza interventi strutturali su energia, reti e dipendenza dalle fonti fossili il beneficio rischia di essere effimero. Il limite rischia di trasformarsi in un boomerang. Tutto può tornare d’un tratto come prima, a meno che il Governo non intervenga strutturalmente su raffinazione, reti, determinazione dei prezzi e distribuzione.
Inoltre, il price cap volontario non risolve il nodo della formazione dei prezzi, che avviene sul mercato internazionale e all’ingrosso, non dalla quota estratta in Italia. I concessionari non hanno alcun obbligo di destinare la produzione di gas e petrolio al mercato interno a prezzi calmierati, e il governo si guarda bene dall’intervenire sul meccanismo di formazione dei prezzi.
Governare significa prevenire le crisi, difendere il potere d’acquisto e costruire una politica energetica, non aspettare l’emergenza per poi ringraziare le aziende che provano a tamponarla. Il governo delle tariffe dovrebbe intervenire sui prezzi con regole chiare e trasparenti, non con trattative nebbiose che trasformano le imprese in surrogati dello Stato.
Le Autorità come l’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) non esistono per assecondare le richieste congiunturali dell’esecutivo, ma per dare garanzia di indipendenza, competenza e stabilità ai cittadini e alle imprese. Per esempio, oggi i prezzi dell’elettricità sono composti da costi di produzione, costi di infrastruttura, oneri di sistema e imposte, e i poteri pubblici mantengono la facoltà di decidere su una quota significativa del costo medio del servizio elettrico. È su questa leva che dovrebbe agire un governo serio, non sulla delega in bianco alle compagnie energetiche.
Il price cap “su misura” è il sintomo di un governo che preferisce la sceneggiata politica alla riforma strutturale. Finché lo Stato delega alle imprese il compito di definire i limiti di prezzo, il beneficio per le famiglie resterà appeso alla discrezionalità aziendale e alla trattativa opaca. Serve una politica energetica trasparente, con regole chiare e interventi strutturali su raffinazione, reti e distribuzione, non gesti di compiacenza che trasformano le compagnie energetiche in clientele politiche che prima o poi chiederanno una contropartita.

Un mese al fianco dei consumatori.
In Italia il livello di tassazione è così elevato che i tagli alla spesa pubblica rappresenterebbero l'unica strada sensata. Ma si preferisce aumentare le tasse, incorrendo in ulteriori problemi. Il nostro sistema fiscale è un disastro: farraginoso, ingiusto e pieno di incentivi perversi. A peggiorare le cose, il governo potrebbe presto trovarsi a dover attingere da una sorta di pozzo senza fondo. La base imponibile, che dipende in modo sproporzionato dai salari, potrebbe essere minata dall'intelligenza artificiale. Che se dovesse causare danni all'occupazione, pur aumentando i profitti, tassare il lavoro potrebbe non essere più una soluzione efficace. Cosa dovrebbe essere tassato, quindi? Il peso fiscale dovrebbe essere spostato sui consumi, sulla proprietà o sulla potenza di calcolo? I proprietari di robot, che intascherebbero la maggior parte dei profitti se le macchine sostituissero i lavoratori, dovrebbero farsi carico della maggior parte del costo?
A queste riflessioni sembra non corrispondere l’interesse di chi governa e di gran parte di chi si candida ad una eventuale sostituzione. Problemi principali sembrano essere il “caro carburanti” affrontato solo con bonus (per cui non c’è soluzione immediata se non aumentando le tasse in altro modo, come con la finta abolizione del bollo auto); i divieti a scuola per niqab e burqa (che nessuno mai indossa e che comunque sono già vietati); l’ulteriore marginalizzazione dei migranti a scuola e al lavoro (che senza migranti non sapremmo come fare); etc.
Un contesto nel quale l’inflazione è alle stelle, il costo del denaro sempre maggiore, la fiducia dei consumatori in calo.
Non spetta ad Aduc delineare governi e istituzioni. Aduc legge, commenta e informa tramite il web. I cittadini consumatori sono il target a cui ci rivolgiamo, come volontari e senza finanziamenti pubblici, per aiutarli a farsi meno male. Sono questi consumatori che mantengono in vita Aduc se la ritengono supporto alla loro vita economica, umana e politica.
A settembre il sito ADUC ha registrato 3.656.320 visitatori unici e 4.710.245 pagine visitate, gestendo 291 richieste di assistenza e accogliendo 105 nuovi iscritti, per un totale di 56.805 sostenitori.
Scrivono su ADUC: François-Marie Arouet, Sara Astorino, Giulia Barsotti, Elisabetta Bavasso, Emmanuela Bertucci, Smeralda Cappetti, Roberto Cappiello, Grazia Carifi, Gian Luigi Corinto, Anna D'Antuono, Vincenzo Donvito Maxia, Stefano Fabbri, Anna Maria Fasulo, Chiara Focardi, Angela Furlan, Libero Giulietti, Sandro Gozi, Riccardo Innocenti, Annapaola Laldi, Alessandro Lozzi, Primo Mastrantoni, Marco Mayer, Claudia Moretti, Massimo Moretti, Pietro Moretti, Alessandro Pedone, Marco Perduca, Donatella Poretti, Carlo Romeo, Marco Solferini, Lorenzo Somigli, Giulio Terzi di Sant'Agata, Alessio Vannucci.

Dopo l’iniziativa di Eni sui carburanti a prezzo massimo, sono in diversi che si sono accodati sì da non restare fuori del mercato e, sostanzialmente, avere un po’ di pubblicità gratis da parte dello Stato e dei media. Dopo altri grandi gestori come Ip, Q8, Tamoil, Esso, che si sono aggiunti o stanno per farlo, sono comparse le offerte “scontate” per le bollette energetiche: Eni Plenitude, Fastweb-Vodafone e altre che sicuramente si accoderanno. Hanno tutti compreso che è il momento, non tanto di fare sconti per venire incontro ai consumatori, ma di fare offerte commerciali più azzardate rispetto al solito. Ché di questo si tratta…e che nessuno creda in una qualche responsabilità sociale di queste aziende: sono fatte per fare soldi, anche se alcune hanno capitali pubblici, e questa è la loro missione. Non è capitalismo di Stato, ma logici e consequenziali movimenti che un mercato decide di affrontare per non negarsi a se stesso.
Tutto questo è positivo nel breve periodo. Diamo atto al governo di aver indotto questo sommovimento, sperando che dallo stimolo al mercato non stia cominciando a fantasticare di una propria gestione dello stesso. Quanto in corso è un atto di liberismo economico ma, siccome abbiamo più di un dubbio sul liberismo economico di governo e buona parte delle opposizioni, registriamo felicemente conferma che il mercato sa essere migliore di qualunque altro meccanismo economico a gestione statale.
Qui i decisori, oltre a cominciare a smantellare l’ambaradan di bonus di ogni tipo che si sono inventati per prendere tempo verso un obiettivo che loro stessi hanno ignorato, ci vorrebbe l’intelligenza economica di decidere, organizzare e pianificare il futuro.
I nostri decisori, hanno compreso che non saranno mai in grado di gestire un mercato energetico legato agli umori di una geopolitica verso la quale non possono far altro che prendere atto? Un bagno di realismo sul fatto che, per governare l’oggi e il domani, si può solo incidere sui consumi: far calare la domanda dei consumi energetici sì da far crescere l’offerta e abbassare i prezzi… pur se - e foss’anche - ci fossero chissà quanti altri conflitti modello quello attuale tra Usa-Israele e Iran.
L’attuale mercato energetico è condizionato troppo dall’alta domanda. Per farla calare senza progetti suicidi di non-mercato o illusioni che si possa andare avanti a vita coi bonus, occorre intervenire sulle infrastrutture. Invece di mille veicoli privati in circolazione, sarebbe opportuno che ce ne fossero due o tre pubblici in grado di sostituire non solo le necessità di questi privati, ma anche di utilizzare carburanti ecologici che per essere prodotti non necessitano di accordi con Teheran o Abu Dhabi. Mezzi pubblici che, per i risparmi a cascata che sarebbero indotti, potrebbero essere gratuiti o quasi per gli utenti. Aggiungendo una mobilità ciclabile urbana che non sia, come in buona parte delle città, secondaria a quella a scoppio.
Altrettanto discorso vale per le merci, trasferendo il loro trasporto dalla gomma alle rotaie.
E’ possibile che queste politiche, che non avrebbero effetti immediati (quanto spesso inconsistenti) sui prezzi, non consentirebbero ai politici di varia tacca di continuare ad urlarsi gli uni contro gli altri con l’illusione di catturare maggiori consensi (facendo finta che gli elettori che vanno a votare non calino drasticamente). Sono politiche a lungo respiro che - soprattutto - non prenderebbero in giro i consumatori facendo loro credere, per esempio, che non pagare il bollo auto non significhi l’aggravio di ulteriori imposte su altri contesti.

L’idea che il corpo umano sia una macchina solitaria, regolata da ingranaggi invisibili che lavorano in silenzio per mantenere l’equilibrio interno, è una delle immagini più radicate nella fisiologia moderna. L’omeostasi, quel continuo aggiustamento che permette all’organismo di restare stabile nonostante le perturbazioni, è sempre stata descritta come un processo individuale, ottimizzato dall’evoluzione per consumare meno energia possibile. Eppure, una nuova serie di esperimenti mette in discussione questa visione solitaria del corpo umano.
Negli ultimi mesi, un gruppo di ricercatori ha condotto una serie di studi preregistrati che hanno osservato un fenomeno sorprendente: la presenza di altre persone migliora l’efficienza con cui il nostro organismo regola il glucosio nel sangue dopo un carico di carboidrati. Un risultato che, se confermato su larga scala, potrebbe cambiare il modo in cui interpretiamo la fisiologia quotidiana.
La scena degli esperimenti è semplice, quasi domestica. Due stanze identiche, due gruppi di volontari. In una stanza, i partecipanti consumano un pasto ricco di carboidrati in compagnia, seduti attorno a un tavolo, parlando a bassa voce. Nell’altra, lo stesso pasto viene consumato in solitudine, senza interazioni, senza rumore, senza sguardi. Poi, il monitoraggio: curve glicemiche, tempi di recupero, ampiezza della perturbazione metabolica.
I risultati hanno sorpreso gli stessi ricercatori. Chi mangiava in compagnia mostrava una risposta glicemica più stabile, con oscillazioni meno ampie e un ritorno più rapido ai livelli basali. In altre parole, il corpo sembrava “lavorare meglio” quando non era solo.
Per un sistema come il metabolismo del glucosio — tradizionalmente considerato impermeabile al contesto sociale — questo dato è quasi rivoluzionario. Non si parla di emozioni, né di stress, né di comportamenti alimentari: si parla di fisiologia pura, di regolazione biochimica, di un processo che dovrebbe essere automatico e indipendente dall’ambiente.
E invece no. La vicinanza sociale, anche minima, sembra modulare la risposta omeostatica. Come se il corpo, in presenza di altri, percepisse un contesto più sicuro, più prevedibile, più favorevole alla conservazione delle risorse. Una sorta di “effetto gregge” fisiologico, che non riguarda solo la mente ma anche il metabolismo.
Gli scienziati non hanno ancora una spiegazione definitiva. Si ipotizza un ruolo del sistema nervoso autonomo, forse una modulazione del tono vagale, forse un effetto indiretto sulla secrezione insulinica. Altri parlano di un antico retaggio evolutivo: gli organismi sociali, per milioni di anni, hanno mangiato insieme. E il corpo potrebbe aver imparato che la presenza degli altri è un segnale di sicurezza, un contesto in cui può permettersi di regolare con più precisione.
Quel che è certo è che questa scoperta apre una finestra nuova sulla fisiologia umana. La solitudine, anche quando non è percepita come tale, potrebbe avere un costo metabolico. La socialità, anche quando è minima, potrebbe essere un nutriente invisibile.
In un’epoca in cui si parla molto di benessere, di alimentazione, di metabolismo, questa ricerca ricorda una verità semplice e antica: non siamo fatti per stare soli, nemmeno quando si tratta di zuccheri nel sangue.

Da Ceuta a Chișinău, dai confini con la Bielorussia alle isole greche fino a Strasburgo e Bruxelles: c’è un filo rosso che unisce luoghi distanti tra loro in Europa e si infila sempre più nelle agende politiche dei leader e dei ministri. Accadrà oggi al Consiglio Affari Interni. Poi di nuovo il 15 e 16 ottobre al Consiglio europeo. Questo filo rosso è la strumentalizzazione della migrazione. La crisi di Ceuta, con l’arrivo improvviso di oltre 70 mila migranti dal Marocco nell’exclave spagnola in Africa, ha riportato il tema al centro delle discussioni. Ma il vero tema è un altro. La crisi di Ceuta sta diventando un espediente per sospendere il diritto individuale all’asilo.
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha già annunciato una modifica delle regole attuali per far fronte alle situazioni di crisi come quella di Ceuta, il nuovo European Emergency Response Framework. Il Partito Popolare Europeo insiste per sospendere il diritto di asilo in situazioni come quelle di Ceuta. “L’Europa ha bisogno dei mezzi per proteggere i propri confini in ogni momento, specialmente in scenari in cui i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati contro l’Ue”, ha detto ieri il commissario agli Affari interni, Magnus Brunner, che testerà oggi i ministri dell’Interno.
In linea di massima, questa strumentalizzazione della migrazione avviene quando un paese non-Ue o un attore non statale incoraggia o facilita il movimento di cittadini di paesi terzi verso le frontiere esterne dell’Unione Europea. Il concetto non è nuovo e nemmeno definito con chiarezza. Ma sta influenzando sempre più le politiche europee in materia di gestione delle frontiere. Dopo quest’estate, potrebbe farlo in maniera ancora più forte.
Quello che a fine luglio è successo a Ceuta, con l’arrivo irregolare di decine di migliaia di persone nell’exclave spagnola in poche ore, “non è una novità”, ha scritto la docente di diritto della Central European University Lena Riemer sul portale specializzato Opinio Juris. “Dinamiche simili sono emerse ripetutamente alle frontiere europee ogni volta che si è registrato un picco di arrivi, e il linguaggio utilizzato per descriverle ha seguito uno schema piuttosto costante”, spiega Riemer. “La ‘strumentalizzazione della migrazione’ sembra essere diventata un quadro giuridico transnazionale attraverso il quale alcuni Stati cercano di presentare la migrazione come una minaccia alla sicurezza e di far apparire giuridicamente comprensibili le misure eccezionali adottate”, aggiunge l’esperta.
La strumentalizzazione non è di per sé una pratica inedita. Basti pensare ai ricatti migratori di Muammar Gheddafi, fino a che è stato a capo della Libia. A cambiare negli ultimi anni sono state le reazioni dei paesi europei, a cominciare dalla crisi al confine terrestre tra Grecia e Turchia nel 2020 e, l’anno dopo, da quella alle frontiere di Polonia, Lituania e Lettonia con la Bielorussia.
“Negli ultimi anni si è registrato un aumento delle violazioni dei diritti dei richiedenti asilo nell’Ue, anche attraverso i cosiddetti respingimenti. Queste pratiche, in genere, non sono state autorizzate dalla legislazione nazionale e sono state negate o occultate dagli Stati membri interessati. Tuttavia, la situazione è cambiata con la crisi al confine tra l’Ue e la Bielorussia”, ha scritto Aleksandra Ancite-Jepifánova, della Refugee Law Initiative all’University of London.
Per rispondere agli arrivi improvvisi di migranti, Polonia, Lettonia e Lituania hanno passato delle misure nazionali per rimpatriare con la forza le persone senza valutare le loro richieste d’asilo. Tutto questo “viola apertamente il diritto dell’Unione e il diritto internazionale, in particolare il principio di non respingimento”, spiega Ancite-Jepifánova. “Ciononostante la Commissione sembra aver fatto propria la narrazione della strumentalizzazione”, aggiunge l’esperta.
La Commissione non solo è rimasta silente sulle violazioni di Polonia, Lettonia e Lituania, ma ha anche inserito il concetto di strumentalizzazione nel Patto sulla migrazione e l’asilo. Lo ha fatto con il Regolamento concernente le situazioni di crisi e di forza maggiore (2024/1359), che precisa come la strumentalizzazione sia tale quando mette “a repentaglio funzioni essenziali di uno Stato membro, compresi il mantenimento dell’ordine pubblico o la salvaguardia della sicurezza nazionale”. Il Regolamento consente di sospendere per un certo periodo le procedure di asilo, ma garantendo che le domande siano analizzate una volta terminata la situazione di crisi.
In attesa dell’entrata in vigore del Patto sulla migrazione e l’asilo, i paesi di frontiera hanno continuato a violare i diritti dei migranti. Nell’estate del 2025, è stata la Grecia, che ha sospeso le domande d’asilo in seguito a una crescita degli arrivi dalle coste della Libia orientale, quella governata dal generale Khalifa Haftar, considerato vicino alla Russia. La reazione alla crisi di Ceuta da parte di una maggioranza di Stati membri dell’Ue è coerente con quell’approccio. Poco dopo il picco di ingressi dal Marocco, ventidue capi di Stato e di governo dell’Ue hanno firmato una lettera molto dura sull’accaduto, promossa dalle premier di Danimarca e Italia, Mette Frederiksen e Giorgia Meloni.
Nel testo della lettera dei ventidue non c’è “alcun riferimento al Regolamento sulle crisi e la forza maggiore, che era entrato pienamente in vigore appena un mese prima”, spiega Riemer. Quel Regolamento prevede garanzie minime per le persone migranti al centro della strumentalizzazione. Alla prima occasione, quella di Ceuta, l’Ue non ha voluto ricorrere a questo strumento. È una scelta che dice molto: “la risposta politica alla questione di Ceuta si basa sulla deterrenza e sul controllo delle frontiere anziché sull’ordine e sulla tutela delle garanzie fondamentali dei diritti umani”, scrive Riemer.
Il nuovo European Emergency Response Framework annunciato da von der Leyen va esattamente in questa direzione. Nel discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione ha spiegato che “l’Europa ha bisogno dei mezzi necessari per proteggere i propri confini in ogni momento. Soprattutto in situazioni in cui i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati a fini politici.”
Von der Leyen non ha precisato quali saranno i contenuti di questo nuovo framework. Ma diverse fonti ci hanno indicato quali dovrebbero essere le principali misure: la sospensione temporanea delle richieste di asilo e rimpatri coordinati di gruppi di persone senza che sia valutata individualmente la loro domanda di protezione internazionale. La prima sarebbe, di fatto, una conferma di quanto più Stati membri già fanno in violazione del diritto internazionale. La seconda, invece, sarebbe una sostanziale novità, perché sancirebbe la possibilità per gli Stati membri dell’Ue di realizzare respingimenti collettivi. Entrambe preoccupano ong e organizzazioni internazionali.
Secondo l’European Council on Refugees and Exiles (ECRE), queste proposte getterebbero “le basi per i negoziati che alcuni Stati membri e gruppi politici del Parlamento europeo utilizzeranno per perseguire il loro obiettivo finale: l’eliminazione del diritto d’asilo in Europa.” Jean-Nicolas Beuze, rappresentante UNHCR presso l’Ue, ha scritto su LinkedIn che “rispondere alla strumentalizzazione mantenendo sospeso l’accesso all’asilo per periodi sempre più lunghi rischia di trasformare una risposta eccezionale in una negazione dello stesso sistema di protezione che il diritto internazionale ed europeo impone agli Stati di mantenere.” Secondo Beuze, questo “equivarrebbe di fatto a punire i rifugiati per le azioni degli Stati o di altri soggetti.”
(Paolo Riva, giornalista di IrpiMedia su Il mattinale Europeo del 01/10/2026)

L'inflazione accelera e i mercati obbligazionari si riconfigurano sotto la pressione dell'intelligenza artificiale. Intanto, l'Europa tenta di affermare la propria sovranità digitale e finanziaria, ma mancano i fondi e la volontà politica rimane da testare. Le truffe online si moltiplicano—dalle banche alle criptovalute sponsorizzate da influencer—mentre la pubblica amministrazione italiana continua a non funzionare. Per chi investe, il messaggio è chiaro: informatevi, diffidare dei finti consulenti sui social, e tenete d'occhio i rischi nascosti.
In questo numero
→ Inflazione in crescita pesante a settembre. Chi semina vento raccoglie tempesta
→ Polizza assicurativa con investimenti di tipo "Wrapper"
→ Mercato dei capitali: primo vero test della volontà politica dell'Ue
→ Mercati ed economia. Settimana: cosa è stato e cosa sarà
→ Bruxelles spinge a investire, ma i social sono pieni di finti consulenti
→ La sovranità digitale europea presenta un deficit di finanziamento
→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 24/09/2026
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MONDO. Rapporto Allianz sulla ricchezza globale 2026
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ITALIA. Fiducia consumatori in calo a settembre. Istat
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U.E.. Nasce ENP, il circuito europeo dei pagamenti alternativo a Visa e Mastercard
→
TURCHIA. Truffa in Borsa a Istanbul: 450mila risparmiatori coinvolti
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ITALIA. Tonfo Juventus in piazza Affari, bilancio in rosso di 66 milioni: nuovo aumento di capitale
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USA. SEC incrimina quattro società per una truffa da 15 milioni con bot AI
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ITALIA. Inflazione in crescita a settembre. Stima Istat
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ITALIA. BTp, i rendimenti in asta volano ai massimi da tre anni
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ITALIA. Truffe online, meno casi ma bottino record
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ITALIA. Etf, investitori confusi da troppa scelta e complessità: la ricerca
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REGNO UNITO. I titoli del mattone scattano grazie al Piano Casa del Governo
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U.E.. Il petrolio resta al centro dei timori delle Borse europee
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USA. L'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro trascina al ribasso le criptovalute
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U.E.. Lagarde difende una risposta misurata all’inflazione
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ITALIA. Dopo Fideuram, anche Banca Ifis e una Bcc sono state vittime di una truffa digitale
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U.E.. Euro digitale. Eurosistema lancia un nuovo bando su come favorire l'innovazione sul mercato
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MONDO. Trading sospetto prima dell'annuncio Trump su Iran: si chiede indagine SEC
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MONDO. Debito emergente: investitori tagliano i bond più rischiosi
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U.E.. Vigilanza risparmi: allarme dipendenze estere, cyber-rischi e credito privato
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ITALIA. Tim controllata all'85,82% da Poste. Opas conclusa
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ITALIA. Economia sommersa 2023: quasi 198 miliardi di euro. Censis-Confcooperative
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POLONIA. Le criptovalute sembrano volersi ingraziare l'estrema destra
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USA. Schema Ponzi nello Utah. 15 anni di carcere
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U.E.. Finanza UE troppo dipendente da cloud e AI extra-europei: l'allarme
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ITALIA. BTp Valore raddoppia: dal 19 ottobre due titoli per famiglie e risparmiatori
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USA. Class action crypto 2026: risarcimenti record oltre 10 miliardi
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USA. Perché i TBond sono al massimo di rendimento
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ITALIA. La mappa di chi paga le tasse
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U.E.. Europol, a Lisbona la conferenza su protezione dati e diritti fondamentali
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USA. Criptovalute sponsorizzate da vip: rischio truffa quasi quintuplicato
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ITALIA. ABI: credito in ripresa, prestiti +3,4% e mutui casa al 3,56%
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ITALIA. Criptovalute non dichiarate: l'Agenzia delle Entrate avvia i controlli
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U.E.. ESMA: mercati resilienti ma a rischio di correzioni improvvise
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INDIA. GainBitcoin: come nacque la più grande truffa crypto indiana
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ITALIA. Consob oscura 7 nuovi siti abusivi: totale a 1.829
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REGNO UNITO. Fondo tech Manchester and London crolla 25% per crisi hedge fund AI
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ITALIA. Gli italiani sono più sospetti nei confronti dell'intelligenza artificiale. Indagine
→ Mutuo ristrutturazione MPS: ritardi e cambio condizioni, si può contestare?
→ RCA: dopo il sinistro la responsabilità viene rideterminata al 100%

La sanità italiana continua a mostrare crepe importanti: dall'accesso all'aborto sicuro ancora limitato alle donne con tumore al seno poco informate sulla propria malattia, dai servizi residenziali per anziani dove le famiglie pagano tutto e lo stato si tira indietro, ai ritardi cronici dei trasporti che tengono i ragazzi fuori dalle aule. Nel frattempo il caro-vita colpisce ancora: le bollette elettriche aumentano del 37,3% per i clienti vulnerabili e il carrello della spesa cambia volto con prodotti sempre più trasformati. Su questi temi serve una politica che non giri lo sguardo.
In questo numero
→ L'inverno demografico dal punto di vista australiano
→ Le centrali elettriche a batteria del Vermont
→ Inflazione in crescita pesante a settembre. Chi semina vento raccoglie tempesta
→ Firenze, bus del mattino: un’ora e mezza per andare a scuola, e in classe non si arriva
→ Terapia psichedelica: dai ritiri in Amazzonia agli studi clinici ufficiali
→ Caro carburanti. E’ il mercato bellezza
→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 29/09/2026
→ Volare in classe economica. Le cinque migliori compagnie al mondo
→ Caro carburanti. Le illusioni Eni-Ip
→ Italia unita. Il filo delle droghe illegali
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 22 a 28 Settembre 2026
→ La Giustizia di Tajani e dell’Anm
→ Giornata Mondiale degli Animali, 4 Ottobre: leggi, tecnologia e antibracconaggio
→ Cos'è il kratom, l''eroina delle stazioni di servizio' che sta allarmando le autorità Usa
→ Caro carburanti. Eni ha tolto le castagne dal fuoco a governo e opposizione. Senza prospettive
→ Il falso mito del sovranismo alimentare
→ Le migliori città del mondo per il 2026: perché si distinguono
→ Energia nucleare. Il sogno nel cassetto. I consumatori pagano
→ Il nucleare potrebbe servire, ma deve superare la prova di conti, tempi e sicurezza
→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 24/09/2026
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ITALIA. Cellulari, Cassazione: produttori devono informare sui rischi delle onde
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ITALIA. Fiducia consumatori in calo a settembre. Istat
→
U.E.. Salute delle donne, l'Ema prepara una roadmap contro i gap nella ricerca
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ITALIA. Rsa: se la famiglia paga le cure, accompagnamento e assegno restano dovuti
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ITALIA. Inflazione in crescita a settembre. Stima Istat
→
ITALIA. Aborto sicuro, un diritto ancora poco riconosciuto: la denuncia dell’Associazione Coscioni
→
ITALIA. Come cambia il carrello della spesa.Dal free from al rich-in
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ITALIA. Arera, bolletta elettrica +37,3% nel quarto trimestre per clienti vulnerabili
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SPAGNA. Crisi abitativa. Il governo approva nuove misure
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U.E.. I trasporti, una realtà europea
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U.E.. La Commissione promette pragmatismo e flessibilità sui prezzi dei carburanti
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ITALIA. Clima, 9 italiani su 10 hanno vissuto eventi meteo estremi
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ITALIA. Napoli capitale della ricerca lisergica: il Primo Convegno di Illuminismo Psichedelico
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ITALIA. Carburanti, anche Q8 introduce price cap
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ITALIA. Milano, una nuova partecipata dedicata all’housing sociale
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ITALIA. Riscaldamento condominiale. Almeno una volta al mese bisogna notificare i singoli consumi
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U.E.. Crisi carburanti. Lettera Ue che chiede di tagliare luce e gas
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ITALIA. Buono, pulito e giusto. Il manifesto Slow Food per il turismo
→ AFRICA. Mutilazione genitale femminile in Africa Occidentale: la medicalizzazione nasconde il danno
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ITALIA. Fentanyl. In vigore il decreto
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ITALIA. Spreco alimentare vale 13,5 mld, di cui 7,3 in casa
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ITALIA. Antitrust invia segnalazione a Parlamento e Governo su telemarketing e energia
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ITALIA. Leggere bene le etichette aiuta a non sprecare il cibo. Indicazioni ISS
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U.E.. Euro digitale. Eurosistema lancia un nuovo bando su come favorire l'innovazione sul mercato
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ITALIA. Anche IP calmiera i prezzi dei carburanti
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SVIZZERA. Respinto il referendum per una alimentazione sovranista
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USA. New Jersey, a Sparta installata per strada una macchina per la riduzione del danno
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REGNO UNITO. Jersey, boom di cannabis terapeutica: controlli ancora assenti
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CANADA. Droghe. Aver esagerato i benefici della decriminalizzazione ha eroso la fiducia
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CANADA. Cannucce di carta per "sniffare in sicurezza" nelle carceri federali
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ITALIA. Quasi 1 italiano su 2 ha meno di 3 ore a settimana per sé
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ISRAELE. Terapia di coppia con MDMA: il mercato clandestino cresce dopo il 7 ottobre
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ITALIA. Cannabis, "Meglio Legale" lancia i lasciti testamentari per la legalizzazione
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GERMANIA. Non è solo un viaggio: l'LSD può migliorare le capacità motorie
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ITALIA. Boom agriturismi: in dieci anni le vacanze in campagna cresciute dell’85%
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ITALIA. In Calabria, Sardegna e Sicilia i primi treni a idrogeno a scartamento ridotto al mondo
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ITALIA. Carburanti. Eni ha fissato un suo tetto massimo di prezzo
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ITALIA. Economia sommersa 2023: quasi 198 miliardi di euro. Censis-Confcooperative
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ITALIA. Il salario dignitoso fa bene al clima: la nuova soglia italiana è di 12 euro netti l’ora
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ITALIA. Tempi di lavoro e disuguaglianze di genere. Istat
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AUSTRALIA. Crescono i consumi di eroina e cocaina
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ITALIA. Il caffè si conferma un rituale di connessione
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ITALIA. Crescono i consumi di poké
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ITALIA. La mappa di chi paga le tasse
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U.E.. Età mediana, l’Italia è da record in Europa: 10 regioni oltre i 50 anni
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ITALIA. Scarsità di pomodori e insalata nei supermercati
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ITALIA. Prorogato di un anno il blocco di circolazione per gli Euro 5
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USA. Morbillo: peggior epidemia dal 1991, quattro morti in Pennsylvania
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ITALIA. RSA in Piemonte: anche i casi urgenti restano senza posto
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AUSTRALIA. Cartelli messicani producono metanfetamina in Africa per l'Australia
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ITALIA. Guida positivo alla cannabis ma malato di Tourette: 55enne prosciolto
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TAILANDIA. La cannabis torna a uso solo medico e di ricerca
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OLANDA. L'esperimento sulla cannabis legale amplia la varietà di prodotti
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REGNO UNITO. Scozia, morti per droga in aumento nonostante la linea liberale sull'uso
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ITALIA. Plastica monouso. Senato approva nuove norme
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ITALIA. Gli italiani sono più sospetti nei confronti dell'intelligenza artificiale. Indagine
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ITALIA. Riaperta formalmente la porta all'energia nucleare
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MONDO. Prepararsi alle pandemie conviene anche per l'economia. Rapporto Ocse
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MONDO. La perdita di fonti di acqua dolce è tre volte più grande di quanto pensassimo
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GIAPPONE. Plastica nei coralli. Scoperta nuova forma di inquinamento marino
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ITALIA. Lanciato il Marchio biologico italiano
→ Separazione con figlie minorenni: affidamento, casa coniugale e mantenimento
→ Disdetta assicurazione infortuni: il termine è di 30 o 60 giorni

Per due decenni il Venezuela è stato la base operativa e finanziaria di Hezbollah in America Latina, un sistema costruito con la complicità del regime chavista e sopravvissuto fino all'arresto di Nicolás Maduro. È quanto ricostruisce Magnus Ranstorp in un'analisi pubblicata da Engelsberg Ideas, che ripercorre la storia di una macchina finanziaria alimentata da narcotraffico e riciclaggio di denaro, tollerata prima da Hugo Chávez, salito al potere nel 1999, e poi dal suo successore Maduro, arrestato lo scorso 3 gennaio dalle forze speciali statunitensi Delta Force con l'accusa di narcoterrorismo, insieme alla moglie Cilia Flores.
Secondo le autorità americane, le attività criminali di Hezbollah generano circa 300 milioni di dollari l'anno, una cifra che corrisponde a circa un terzo del bilancio complessivo dell'organizzazione, stimato tra 700 milioni e un miliardo di dollari annui. Il resto del finanziamento arriva principalmente dall'Iran, che attraverso i Guardiani della Rivoluzione sostiene da decenni il gruppo sciita libanese come suo principale proxy in Medio Oriente.
L'analisi di Ranstorp richiama le origini di questa presenza, che affondano nell'attentato all'ambasciata israeliana di Buenos Aires del 17 marzo 1992, costato la vita a 29 persone e causando oltre 200 feriti. Un tribunale argentino ha attribuito quell'attacco a Hezbollah e ai Guardiani della Rivoluzione iraniani, sotto il comando di Imad Mughniyeh, il comandante militare del gruppo ucciso in un attentato a Damasco nel 2008. Da quell'episodio si è sviluppato un radicamento più ampio nella cosiddetta Triplice Frontiera, l'area di confine tra Argentina, Brasile e Paraguay, storicamente considerata un nodo cruciale per il riciclaggio di denaro legato all'organizzazione. Al centro di quest'area si trova Ciudad del Este, città paraguaiana di circa 320.000 abitanti che da sola genera circa il 60% del prodotto interno lordo del Paraguay, un'economia in larga parte informale e opaca che ha favorito per anni i traffici illeciti.
Ma è in Venezuela che, secondo la ricostruzione, Hezbollah ha costruito la sua infrastruttura più solida. A partire dal 2002-2003, il governo di Chávez avrebbe permesso all'organizzazione di stabilire campi di addestramento sull'Isola di Margarita, meta turistica caraibica al largo della costa nordorientale venezuelana, dove nel tempo si è consolidata una comunità di circa 13.000 residenti di origine mediorientale. L'ex funzionario del Tesoro statunitense Marshall Billingslea, che ha seguito da vicino il dossier sul finanziamento del terrorismo, ha spiegato che sull'isola l'organizzazione riciclava denaro, contrabbandava alcolici, prodotti elettronici e oro, e falsificava documenti d'identità venezuelani per facilitare gli spostamenti dei propri operativi in tutta l'America Latina. Una ricostruzione confermata anche da Matthew Levitt, esperto di finanziamento del terrorismo del Washington Institute, che ha documentato negli anni la rete di società di comodo e canali di riciclaggio riconducibili al gruppo e ai suoi affiliati in territorio venezuelano.
Il quadro delineato da Ranstorp mostra come la connivenza del regime di Caracas, protrattasi sotto due presidenze, abbia trasformato il Venezuela in uno snodo strategico per un'organizzazione che, pur restando finanziariamente dipendente da Teheran, ha saputo diversificare le proprie fonti di reddito sfruttando la debolezza istituzionale e la corruzione diffusa nel Paese sudamericano.

Secondo il Rapporto Intergenerazionale pubblicato la scorsa settimana dal Ministro del Tesoro (Australia), entro il 2060 in Australia si registreranno più decessi che nascite. Due tendenze concorrono a questo fenomeno: gli australiani vivono più a lungo e hanno meno figli.
I tassi di natalità sono in calo ovunque sulla Terra. Solo un paese sviluppato ha un numero di bambini sufficiente a sostituire gli adulti: Israele , con la sua cultura singolarmente incentrata sui bambini.
Il tasso di natalità australiano si colloca nella media, con 1,48 figli per donna. Tuttavia, se le nascite in Australia dovessero continuare a questo ritmo, la popolazione invecchierà e diminuirà.
La questione è se il governo abbia un ruolo nell'allungamento dell'aspettativa di vita o nell'aumento delle nascite, e quale dovrebbe essere tale ruolo.
Georgie Dent, sostenitrice dei diritti dei genitori, ha utilizzato un discorso al National Press Club per suggerire alcune misure che il governo potrebbe adottare per alleviare il peso della genitorialità: congedi parentali retribuiti di lunga durata, servizi di assistenza all'infanzia a prezzi accessibili e posti di lavoro che favoriscano la convivenza con i figli.
Ma queste politiche incoraggerebbero i giovani a formare una famiglia? Spingerebbero una coppia ad avere un altro figlio?
Fortunatamente, disponiamo di una vasta gamma di dati sulle politiche a favore della famiglia provenienti da tutto il mondo, che ci permettono di valutare se strategie governative come queste possano effettivamente incoraggiare le persone ad avere figli.
L'Ungheria e i paesi nordici offrono notevoli benefici a favore della gravidanza.
Nel 2011, l'Ungheria registrava un tasso di natalità allarmantemente basso, pari a 1,23 figli per donna. I leader del paese hanno reagito con un piano articolato su più fronti , che comprendeva:
Pagamenti in contanti per matrimoni e nascite
prestiti agevolati che vengono condonati all'aumentare del numero dei componenti della famiglia
Agevolazioni fiscali che aumentano con il numero dei figli, con esenzione a vita dalle tasse per le donne che hanno quattro o più figli.
un sussidio per l'auto
Servizi di assistenza all'infanzia a prezzi accessibili.
L'Ungheria non ha raggiunto il tasso di fertilità di sostituzione, ma grazie a questi investimenti sembrava avvicinarsi, puntando a 1,63 figli per donna entro il 2021.
In seguito, le nascite hanno iniziato a diminuire e nel 2025 si sono registrate 1,31 nascite per donna.
La rapidità e la gravità del calo hanno sorpreso gli osservatori. Una teoria è che i sussidi familiari ungheresi abbiano incoraggiato le donne a posticipare le nascite che avrebbero comunque avuto.
Quando quella temporanea accelerazione delle nascite si è conclusa, uno dei programmi pronatalisti più completi al mondo ha riportato l'Ungheria alla stessa situazione di prima del cambiamento delle leggi.
I paesi nordici – Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia e Islanda – vantano economie ricche e stabili, un elevato tasso di occupazione e sistemi di welfare che coprono l'intera vita, dalla nascita alla morte.
Le loro politiche a favore della famiglia sono state mantenute per diversi decenni. Sono concepite per rendere meno costoso avere un figlio e per incoraggiare un'equa divisione del lavoro tra madri e padri, sia in casa che sul lavoro.
Tutti i paesi nordici offrono generosi sistemi di congedo parentale, con la Norvegia al primo posto a livello mondiale, che prevede quasi un anno di congedo retribuito al 100%, condivisibile tra i genitori. La Svezia offre 15 mesi di congedo retribuito all'80%.
Norvegia, Islanda, Svezia e Danimarca si posizionano ai primi posti a livello mondiale anche per l'assistenza all'infanzia , che è fortemente sovvenzionata e può essere fornita a domicilio o in strutture formali.
L'impegno dei paesi nordici per la parità di genere si traduce in una riduzione del carico di lavoro domestico per le donne. Incoraggiando la loro permanenza nel mondo del lavoro, si attenua l'impatto negativo sul loro reddito e sul loro patrimonio.
Nel complesso, i paesi nordici rappresentano un modello di eccellenza in termini di congedo parentale, assistenza all'infanzia, coinvolgimento paterno e successo professionale delle madri. Fino al 2010, inoltre, i loro tassi di natalità erano significativamente più elevati rispetto alla maggior parte del mondo sviluppato.
Poi, dopo il 2010, qualcosa è cambiato. I tassi di natalità sono diminuiti simultaneamente del 20-30% nei paesi nordici. Il cambiamento più significativo è che le donne sono restie ad avere un primo figlio.
I paesi più generosi ed egualitari del pianeta sono riusciti a mantenere alti i tassi di natalità nonostante il calo registrato nel resto del mondo. Ora, però, anche loro registrano un calo dei tassi di natalità, che si attestano intorno o addirittura al di sotto di quelli australiani.
Perché è successo questo? Non c'è una risposta condivisa. Le aspirazioni delle donne a un tenore di vita adeguato per poter formare una famiglia potrebbero crescere più velocemente persino dei migliori sussidi governativi.
Oppure può darsi che nessuna somma di denaro riesca a convincere una donna ad avere un figlio. Potrebbe essere in attesa del momento perfetto, o del partner ideale, oppure potrebbe aver scelto un altro percorso di vita.
Perché dunque le donne fanno figli?
Nella mia ricerca , ho parlato con donne che hanno quattro o più figli. Quando spiegano perché hanno deciso di avere figli, parlano di ciò che dà significato alla loro vita. Parlano di continuità, di famiglia e di comunità.
La maggior parte delle donne desidera crescere i figli con un partner, qualcuno che si alzi di notte e prepari la colazione al mattino. Qualcuno che condivida i loro valori e i loro sacrifici.
Di conseguenza, le donne stanno diventando sempre più selettive nella scelta del partner con cui trascorrere la vita . Preferiscono vivere senza un compagno e senza figli piuttosto che fare una scelta imperfetta.
C'è nostalgia per il bonus bebè introdotto in Australia negli anni 2000 dall'era di Peter Costello, che prevedeva un pagamento forfettario di 3.000 dollari per i neogenitori. Questo bonus ha effettivamente incrementato le nascite, ma probabilmente, come in Ungheria, solo modificando i tempi di parti che si sarebbero comunque verificati.
Numerosi studi dimostrano che le politiche governative possono modificare i tempi delle nascite e persino variare, seppur marginalmente, i tassi di natalità .
Ma nessuna politica è stata in grado di riportare le nascite ai livelli di sostituzione nel lungo periodo.
Ci sono ottime ragioni per sostenere il congedo parentale retribuito e gli asili nido a prezzi accessibili, ma difficilmente incentiveranno le donne a mettere su famiglia. Per questo, le donne hanno bisogno di un buon partner, di una famiglia che le sostenga e di una comunità. Probabilmente è più di quanto possiamo chiedere ai nostri rappresentanti eletti di fornire.
(Viva Hammer - Ricercatrice di spicco presso la Crawford School of Public Policy dell'Australian National University. - su The Conversation del 29/09/2026)

Distribuita su migliaia di normali abitazioni, questa "centrale elettrica" è diventata la più grande fonte di energia del Vermont. Protegge i proprietari dalle interruzioni di corrente e fornisce energia più economica e pulita.
Negli ultimi decenni il Vermont ha dovuto affrontare un aumento degli eventi meteorologici estremi, tra cui alcune delle peggiori tempeste mai registrate . Per Pollyanna Bladyka, tali eventi significavano rimanere senza corrente una dozzina di volte all'anno, spesso per diverse ore.
"Non mi dispiace il freddo... ma voglio solo il mio caffè al mattino e voglio poter guardare il telegiornale", dice Bladyka, che vive nella cittadina rurale di Springfield, nel Vermont orientale, con suo marito Andy e il suo cane.
Bladyka era talmente stufa dei frequenti blackout che nel 2024 era sul punto di acquistare un generatore a gas, come avevano già fatto molti dei suoi vicini. Ma l'elettricista che aveva incaricato dell'installazione le parlò di un programma che offriva un'alternativa molto interessante.
Gestito dalla più grande utility del Vermont, Green Mountain Power (GMP), il programma prevede l'installazione di due batterie nelle case dei partecipanti al costo di 55 dollari al mese, con un contratto di leasing decennale . Dopo aver fatto delle ricerche, Bladyka e suo marito hanno deciso che fosse un'opzione migliore rispetto al generatore da 12.000 dollari (9.000 sterline) che avevano intenzione di acquistare. Da quando il sistema è stato installato nel 2024, non hanno mai subito interruzioni di corrente.
Più di 5.500 persone nel Vermont possiedono sistemi di batterie domestiche simili. Oltre a garantire la sicurezza energetica delle singole abitazioni durante le interruzioni di corrente, queste batterie costituiscono la spina dorsale di un nuovo tipo di sistema noto come centrale elettrica virtuale , che simula le risorse di una centrale elettrica tradizionale.
Secondo un'analisi interna di Wood Mackenzie, gli Stati Uniti dispongono ora di oltre 40 GW di capacità virtuale di centrali elettriche. Si tratta ancora di una cifra relativamente piccola rispetto ai circa 600 GW di gas naturale e 200 GW di carbone , ma secondo un rapporto del Dipartimento dell'Energia statunitense del 2025, entro il 2030 potrebbero essere sbloccati complessivamente 160 GW di capacità , pari a circa il 20% del picco di domanda energetica previsto per il Paese.
Grazie al programma di GMP, la sua centrale elettrica virtuale è diventata silenziosamente la principale fonte di energia del Vermont. Ora, lo stato sta testando fino a che punto può spingersi questa forma di energia "nascosta".
Per Bladyka, evitare le interruzioni di corrente era la ragione principale per cui aveva acquistato la batteria. "Mi piacerebbe dire di averlo fatto per l'ambiente, ma l'ho fatto per me stessa", mi dice durante una visita a casa sua nel maggio 2026. "Ma non mi dispiace dare una mano."
Racconta di essersi svegliata diverse volte all'anno senza corrente elettrica e di non essere riuscita a svolgere la sua routine mattutina, con i temporali come causa più frequente, afferma.
Le centrali elettriche virtuali possono offrire un enorme vantaggio rispetto ai sistemi tradizionali in termini di resilienza contro le interruzioni di corrente.
Le centrali elettriche virtuali sono un insieme di migliaia (o addirittura milioni) di dispositivi di consumo integrati in un unico sistema orchestrato che si inserisce nella rete elettrica più ampia, proprio come una centrale elettrica tradizionale. Possono essere incorporati dispositivi di ogni tipo, dalle batterie domestiche e i pannelli solari sui tetti ai termostati intelligenti e persino le batterie dei veicoli elettrici.
Questo sistema è coordinato per ridurre la domanda sulla rete elettrica, eliminando la necessità di costruire ulteriori centrali a combustibili fossili.
Il concetto esiste da decenni , ma ha guadagnato popolarità negli ultimi anni con l'aumento della domanda di energia e l'integrazione nella rete di un numero maggiore di risorse energetiche distribuite, come il solare fotovoltaico sui tetti. Le centrali elettriche virtuali vengono ora costruite ovunque, dalla Germania alla Cina .
Il cambiamento climatico sta causando un aumento degli eventi meteorologici estremi a livello globale e il Vermont ha sperimentato questa tendenza in prima persona, dalle inondazioni alle tempeste di neve . Non sorprende quindi che lo stato abbia registrato un aumento delle interruzioni di corrente negli ultimi decenni (così come gli Stati Uniti nel loro complesso), secondo un'analisi del 2022 dell'Associated Press sui dati governativi.
In realtà, sette delle dieci tempeste più devastanti nella storia di GMP si sono verificate nell'ultimo decennio, ha dichiarato l'azienda alla BBC, causando danni per oltre 225 milioni di dollari.
Considerata la natura rurale dello stato e il freddo estremo in inverno, qualsiasi interruzione prolungata di corrente può essere una questione di vita o di morte se un utente non dispone di un sistema di alimentazione di riserva, come è accaduto durante il blackout della rete elettrica del Texas nel 2021.
Ora, però, i blackout non sono più un problema, dice Bladyka: la sua batteria dovrebbe essere in grado di alimentare la casa per due giorni, a patto che il consumo di elettricità per elettrodomestici come il lavaggio dei piatti e la lavatrice sia ridotto al minimo.
Megan Browning, che vive nel Vermont settentrionale con la sua famiglia, ha due batterie domestiche fornite dal programma GMP e pannelli solari sul tetto da circa un anno e da allora non ha mai subito interruzioni di corrente. Quando una recente forte tempesta di vento ha abbattuto una linea elettrica vicino a casa sua, racconta che molte case del suo quartiere sono rimaste senza corrente, ma lei "non si è nemmeno accorta di nulla".
Anche altri residenti del Vermont hanno deciso che è giunto il momento di dire basta alle interruzioni di corrente. GMP ha registrato un'impennata di adesioni al programma di noleggio batterie nel 2023, quando le autorità di regolamentazione statali hanno rimosso il limite massimo . Da allora, le adesioni sono continuate a crescere costantemente, con oltre 2.500 persone iscritte dal 2023.
GMP, che serve oltre il 75% del Vermont, si è posta l'obiettivo di eliminare completamente le interruzioni di corrente entro il 2030. Il programma di batterie riveste un ruolo fondamentale in questo piano, insieme ad altre misure come l'interramento delle linee elettriche.
In effetti, in alcune aree rurali e più soggette a interruzioni di corrente, GMP considera i sistemi di accumulo di energia domestica così importanti per il suo obiettivo di prevenire i blackout da aver proposto di fornire batterie gratuitamente a migliaia di clienti. Lo ha già fatto su piccola scala attraverso diversi progetti pilota .
Negli ultimi anni, negli Stati Uniti sono emerse diverse centrali elettriche virtuali, man mano che le persone si sono rese conto delle loro potenzialità, afferma Kate Peters, esperta di centrali elettriche virtuali presso la società di consulenza The Brattle Group di Boston.
Ma il programma di GMP, iniziato come progetto pilota nel 2017, potrebbe diventare uno dei più grandi programmi sulle batterie negli Stati Uniti, afferma Peters.
L'azienda può attingere alle batterie di Bladyka (e a quelle di tutti gli altri partecipanti al programma) ogni volta che ne ha bisogno, pur mantenendo sempre una certa riserva di energia, soprattutto durante le interruzioni di corrente. Queste batterie sono collegate a una serie di altre risorse, tra cui batterie per veicoli elettrici, sistemi di gestione della domanda commerciale e alcune batterie su larga scala.
Il programma fornisce attualmente circa 110 MW di energia – all'incirca la stessa quantità prodotta da una centrale a gas naturale di piccole o medie dimensioni – ed è la principale fonte di energia dello stato.
Le centrali elettriche virtuali in sé non producono energia, sebbene i pannelli solari ad esse collegati lo facciano (circa il 50% delle case che partecipano al programma con batterie domestiche dispone anche di pannelli solari, afferma GMP). Utilizzano invece un software per gestire e conservare l'energia in modo più intelligente, ottimizzando l'utilizzo di quella già disponibile, soprattutto nei momenti in cui la rete ne ha più bisogno.
Molti esperti considerano ormai questi sistemi come la centrale elettrica – e per estensione la rete elettrica – del futuro. Sono innovativi, resilienti e più efficienti rispetto ai metodi tradizionali di fornitura di energia, afferma Mari McClure, amministratore delegato di GMP.
"Crediamo in una rete bidirezionale", mi disse durante una visita alla sede centrale dell'azienda nel maggio 2026. "Grazie alla tecnologia odierna, possiamo creare un modello distribuito e decentralizzato, molto più conveniente e sicuro. I clienti diventano a tutti gli effetti consumatori e produttori."
Alternativa di picco
La rete elettrica del Vermont, così come quella della maggior parte degli Stati Uniti, è stata progettata per far fronte ai picchi di domanda, ovvero ai momenti in cui il consumo di elettricità raggiunge il suo massimo. In molte zone, tuttavia, questo picco si verifica spesso solo in pochi giorni all'anno .
Le aziende elettriche tradizionali costruiscono intere centrali elettriche, note come "centrali di picco", proprio per questo scopo. Alimentate da combustibili fossili, sono spesso costose e altamente inquinanti .
Anche GMP in passato si affidava a centrali elettriche di picco a petrolio, diesel e gas naturale per soddisfare la domanda di picco. Ora, la centrale elettrica virtuale dell'azienda le ha di fatto sostituite, afferma McClure. "Siamo riusciti a dismetterle gradualmente man mano che raggiungevano la fine del loro ciclo di vita", spiega. (GMP afferma che quattro centrali di picco sono ancora in funzione molto occasionalmente se il gestore della rete regionale del New England ne fa richiesta, anche se l'azienda spera di chiuderle tutte presto).
Rocky Mountain Power, nello Utah, è un'altra azienda di servizi pubblici che ha efficacemente sostituito le centrali di picco con batterie domestiche , seppur su scala ridotta. Infatti, alcune ricerche hanno dimostrato che le centrali elettriche virtuali potrebbero svolgere il ruolo che le centrali di picco hanno ricoperto negli Stati Uniti, spesso a un costo molto inferiore, il che probabilmente ridurrebbe le bollette dei clienti .
"Una centrale elettrica virtuale è un modo per un'azienda di servizi pubblici di pagare delle persone per fornire alcuni dei servizi che di solito vengono forniti alle grandi aziende per la gestione della rete", afferma Ben Hertz-Shargel, presidente del New Jersey Board of Public Utilities ed esperto di fonti di energia distribuita.
Oltre alla prevenzione delle interruzioni di corrente, questo costo inferiore è probabilmente il vantaggio maggiore per i clienti. La centrale elettrica virtuale di GMP ha fatto risparmiare ai clienti 11 milioni di dollari (8 milioni di sterline) lo scorso anno, ha dichiarato l'azienda alla BBC. Il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti ha stimato che queste centrali potrebbero far risparmiare agli Stati Uniti oltre 10 miliardi di dollari (7,4 miliardi di sterline) all'anno entro il 2030 .
Negli Stati Uniti, le centrali elettriche virtuali incontrano ancora degli ostacoli. Il più significativo è una "struttura di incentivi finanziari distorta" che dissuade le aziende di servizi pubblici dall'utilizzarle, afferma Jen Downing, ex funzionaria del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e autrice principale del rapporto del 2023 sulle centrali elettriche virtuali .
"Le aziende di servizi pubblici non hanno molti incentivi a sfruttare la flessibilità della domanda perché guadagnano di più costruendo infrastrutture", afferma. "Questo è probabilmente il problema principale a livello nazionale", aggiunge, pur precisando che non è così per tutte le aziende.
Altri ostacoli possono includere il costo iniziale di iscrizione dei clienti ai programmi e le difficoltà di integrazione delle centrali elettriche virtuali nei mercati elettrici all'ingrosso .
Negli Stati Uniti, tuttavia, la situazione potrebbe finalmente cambiare, secondo Downing, con stati come Massachusetts , Illinois e New Jersey che spingono le aziende di servizi pubblici ad acquistare capacità da centrali elettriche virtuali nel tentativo di ridurre i costi energetici. Gli stati e le aziende tecnologiche ora guardano a queste fonti anche come un modo per liberare spazio nella rete elettrica per i data center.
Nei prossimi anni, GMP punta a offrire a tutti i suoi quasi 300.000 clienti la possibilità di accumulare energia, se lo desiderano, afferma McClure, con l'ambizione di più che raddoppiare le dimensioni della sua centrale elettrica virtuale entro il 2034.
L'azienda spera inoltre di ampliare la propria base di risorse , collegando ad esempio le migliaia di batterie per veicoli elettrici presenti nel Vermont, al fine di fornire una risorsa distribuita significativa, un concetto noto come "vehicle-to-grid" (da veicolo a rete).
Considerata l'elevata capacità di accumulo delle batterie dei veicoli elettrici, questa potrebbe essere una vera e propria rivoluzione per le centrali elettriche virtuali di tutto il mondo. Resta però da vedere se ciò si concretizzerà, afferma Downing.
"Se si guarda alla capacità totale di accumulo delle batterie dei veicoli elettrici, è enorme, ma non credo che oggi sia davvero conveniente per la maggior parte dei veicoli elettrici destinati ai consumatori", afferma.
McClure ha potuto constatarne il potenziale in prima persona: durante un'interruzione di corrente, ha alimentato la sua casa in campagna per cinque giorni con la batteria del suo pick-up elettrico Ford F-150 Lightning, racconta.
Qualunque siano le tecnologie che alimenteranno le centrali elettriche virtuali, è probabile che coinvolgano le comunità locali più di quanto non abbiano fatto i sistemi energetici tradizionali, afferma Hertz-Shargel. Le persone che lavorano in grandi gruppi, dice, possono essere "grandi quanto una centrale elettrica".
(Jack Carroll su BBC del 29/09/2026)

Stima Istat per l'inflazione di settembre: +4,2%, quasi un punto in più rispetto al mese precedente (+3,3%). Ovviamente il grande aumento è dovuto ai beni energetici (da +17,1 a +22,3%) che, a differenza del mese precedente, non sono stati attenuati dai bassi aumenti degli altri beni, ma da performance di questi ultimi che, dopo aver assimilato lo shock energetico, dimostrano di essere all’altezza di una situazione dove tutto costa di più. non solo come percezione dei consumatori, ma anche sulla realtà delle statistiche: carrello della spesa che quasi raddoppia da +0,9 a +1,7%, trasporti che raddoppiano realmente da +0,8 a +1,6%, alimentari non lavorati da +3,8 a +5,5%, ricreativi e culturali da +2,6 a +2,9%.
Il vecchio andazzo di “chi semina vento raccoglie tempesta” calza a questa situazione.
Si è già capito durante tutto lo scorso mese con il galleggiamento dell’Italia che è rimasta nella procedura di infrazione per deficit eccessivo: il rapporto deficit/PIL del 2025 è stato confermato all'3,1%, superando la soglia del 3% fissata dall'Ue. A cui aggiungiamo tutti i provvedimenti bonus per i carburanti, non affiancati da iniziative economiche che facessero quantomeno presagire il superamento della politica di questi bonus oltre a riprese economiche che, per esempio, portassero a livelli meno dannosi gli stipendi.
Ci rendiamo conto che per il governo non è facile quantomeno galleggiare in questa situazione, grazie anche ai non-stimoli di gran parte dell'opposizione che mira solo (con programmi vicini allo zero) alla sostituzione di potere, e alle sue scelte di impegno su questioni prettamente ideologiche e populiste: come si vestono gli studenti e su quanti di essi possono essere figli di migranti, la sospensione per un anno del bollo auto… ben occultando che gli stessi soldi (se non di più) Stato e Regioni li prenderanno in altro modo dai soliti contribuenti. Con l’aggravante che i provvedimenti sul caro carburanti sono tutti mirati su sconti fiscali e distorsioni di mercato (Eni che fa da capofila delle aziende ribassiste dei prezzi ha lo Stato come maggiore azionista), senza considerare che il problema centrale è non tanto di intervenire sui prezzi al dettaglio ma di far diminuire i consumi grazie a politiche alternative di trasporto sia merci che pubblico.

I mercati obbligazionari globali sono un ambiente delicato. E ultimamente hanno attraversato un periodo particolarmente difficile.
Allarmati dall'inflazione elevata, dagli alti tassi di interesse e dagli ingenti livelli di debito pubblico a livello globale, questi mercati hanno subito un'instabilità durante l'estate. I prezzi dei titoli di Stato – ciò che i governi vendono agli investitori – sono diminuiti, mentre i rendimenti – ovvero l'ammontare degli interessi che i governi devono corrispondere a tali investitori per un determinato periodo di tempo – sono aumentati.
Ciò significa che ora per i governi è più costoso prendere in prestito il denaro necessario per pagare tutte le spese che devono sostenere.
Negli Stati Uniti, ad esempio, il tasso di interesse che gli investitori addebitano al governo per un'obbligazione decennale è salito al 5% , il livello più alto degli ultimi quasi 20 anni. Anche nel Regno Unito e in Francia i costi di finanziamento a dieci anni sono ai massimi livelli da prima della crisi finanziaria globale del 2008.
Alcuni analisti attribuiscono la colpa di questo aumento ai governi stessi, a causa dei persistenti deficit di bilancio, in cui la spesa supera le entrate fiscali, costringendoli a fare un ampio ricorso ai mercati obbligazionari per colmare il divario.
Ma i deficit di bilancio sono all'ordine del giorno da anni. Né il Regno Unito né gli Stati Uniti sono riusciti a registrare un avanzo di bilancio dal 2001.
Perché dunque i mercati finanziari globali stanno iniziando a reagire solo ora?
Gran parte della risposta risiede nello squilibrio tra la domanda di prestiti e l'offerta di capitali disponibili per finanziarli.
Negli ultimi due decenni, i governi hanno fatto ampio ricorso ai mercati dei capitali e, fino a poco tempo fa, si sono trovati ad affrontare una concorrenza relativamente limitata per l'accesso a tali capitali.
Ma il boom degli investimenti nell'IA sta iniziando a cambiare questa situazione. Le aziende, soprattutto negli Stati Uniti, stanno contraendo ingenti prestiti – nell'ordine di migliaia di miliardi di dollari – dai mercati finanziari per finanziare la costruzione di data center e gli investimenti in ricerca e sviluppo nel campo dell'IA (oltre alle infrastrutture necessarie a supportarla).
Quindi i governi non sono più gli unici grandi debitori al tavolo delle trattative.
Sebbene i mercati finanziari globali siano enormi, la quantità di denaro disponibile per i prestiti non è infinita. Poiché governi e imprese competono per accaparrarsi tale capitale, gli investitori possono richiedere un rendimento maggiore in cambio del denaro prestato. Il risultato è un aumento dei costi di finanziamento per l'intera economia, compresi i governi.
Il livello dei rendimenti dei titoli di Stato rappresenta un importante parametro di riferimento per i costi di finanziamento in tutta l'economia, sia per le imprese che per le famiglie .
Per i governi, rendimenti obbligazionari più elevati aumentano il costo del servizio del debito pubblico. Ciò può effettivamente ridurre la spesa per i servizi pubblici, poiché i fondi vengono dirottati dall'istruzione e dalla sanità per pagare gli interessi sul debito in essere. Negli Stati Uniti, le previsioni ufficiali indicano che il costo per il governo del pagamento degli interessi sul debito raddoppierà nel prossimo decennio .
Il pagamento degli interessi sul debito pubblico statunitense costa già più della spesa militare annuale.
Ecco perché anche variazioni relativamente piccole dei rendimenti dei titoli di Stato possono avere un impatto così significativo. L'aumento dei rendimenti dei titoli decennali statunitensi dal 4,3% al 5% potrebbe non sembrare eclatante, ma quando questi maggiori costi di finanziamento vengono applicati a migliaia di miliardi di dollari di debito, le conseguenze per il contribuente possono diventare rapidamente considerevoli.
E i mercati obbligazionari, una volta provocati, possono essere difficili da placare.
Visto l'enorme interesse attuale per gli investimenti nell'intelligenza artificiale, qualcosa dovrà cambiare.
Per anni, i governi hanno potuto contare sui mercati finanziari globali per finanziare deficit persistenti a costi relativamente bassi. Ma questo non può essere dato per scontato. Con l'intensificarsi della concorrenza per i capitali, i governi potrebbero scoprire che gli investitori non sono più disposti a finanziare il crescente fabbisogno di indebitamento a condizioni così favorevoli.
Le dichiarazioni del segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, secondo cui il deficit pubblico degli Stati Uniti aveva probabilmente raggiunto il suo picco , hanno finito per essere oggetto di grande derisione nei centri finanziari di tutto il mondo.
Da allora Bessent ha cercato di dare seguito alle sue belle parole con azioni concrete, annunciando un programma da 6 miliardi di dollari per ridurre i costi di indebitamento attraverso il riacquisto di obbligazioni. Tuttavia, dato che il debito pubblico statunitense ammonta a oltre 40 trilioni di dollari, l'effetto sarà limitato.
Un aumento delle entrate fiscali o una riduzione della spesa pubblica sarebbero certamente d'aiuto. Inoltre, un miglioramento delle prospettive fiscali a lungo termine potrebbe rassicurare gli investitori sul fatto che l'indebitamento pubblico sia su un percorso più sostenibile, contribuendo a far scendere i costi di finanziamento.
La difficoltà sta nel fatto che una buona gestione economica e fiscale può rivelarsi politicamente inefficace. Gli elettori raramente ringraziano i governi per aver aumentato le tasse o tagliato la spesa pubblica, soprattutto quando i benefici potrebbero non essere evidenti per diversi anni.
I politici si trovano quindi di fronte a una scelta scomoda. Possono prendere decisioni difficili oggi per rassicurare i mercati obbligazionari, oppure rimandarle e rischiare di pagare un prezzo più alto per i prestiti domani.
(Alex Dryden - Dottorando in Economia presso la SOAS, Università di Londra - su The Conversation del 29/09/2026)
Profili di responsabilità e procedimento avanti all'Arbitro Assicurativo (AAV)

Il caso in questione riguarda una consulenza finanziaria potenzialmente inadeguata che avrebbe indotto il Cliente a un’operazione d’investimento complessa, quale la sottoscrizione di una polizza wrapper.
Tale tipologia di polizza si caratterizza anzitutto per la presenza di commissioni molto elevate a vantaggio del consulente. Circostanza che impone l'obbligo non solo di rendere noto in maniera intelligibile questo aspetto, ma — trattandosi di un'operazione potenzialmente poco vantaggiosa — anche di procedere a un confronto analitico, offrendo al cliente la possibilità di valutare comparativamente altri prodotti. Ciò rappresenta un elemento fondamentale per generare piena consapevolezza e consentire di inquadrare correttamente l'impatto economico dell'aspetto remunerativo del consulente.
Inoltre, con il termine “wrapper” nella prassi del mercato assicurativo e finanziario ci si riferisce generalmente a una struttura utilizzata quale "contenitore" di strumenti di investimento, a cui può essere collegata una pluralità di attivi sottostanti. Da ciò deriva un'elevata complessità che può dare origine a un'inesatta, se non del tutto falsa, rappresentazione dei contenuti e del funzionamento della polizza.
Pertanto, appare del tutto logico e consequenziale che la controversia si radichi su profili che attengono, in primo luogo, alla violazione dei doveri precontrattuali di correttezza, adeguatezza e trasparenza da parte del consulente finanziario nella distribuzione di tale prodotto.
In particolare, le principali censure saranno volte a evidenziare la mancata ricezione di un'adeguata informativa in merito a:
le diverse possibili opzioni di investimento alternative;
le commissioni inerenti all'operazione perfezionata.
Tuttavia, appare preliminarmente essenziale considerare il regime di preclusioni cui è soggetto l'Arbitro Assicurativo, specie in ragione della natura finanziaria degli investimenti coinvolti.
Ai sensi dell'art. 3, comma 1, del Decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy 6 novembre 2024, n. 215 (di seguito, “Decreto”), sono rimesse alla cognizione dell'Arbitro Assicurativo le controversie derivanti da un contratto di assicurazione. Tale disposizione presuppone, sul piano logico, che il ricorso contenga elementi sufficienti a verificare che la controversia tragga effettiva origine da un contratto di assicurazione, così da poterla ricondurre al perimetro di competenza dell'Organismo.
Tale ambito di competenza deve emergere dalla documentazione prodotta a supporto dei fatti o, in ogni caso, attraverso un esame complessivo degli atti che renda chiaramente individuabili il petitum e la causa petendi. Tale impostazione è conforme al consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui l'oggetto della domanda deve essere identificato valutando l'atto introduttivo nel suo complesso, senza limitarsi alle sole conclusioni ma estendendo l'analisi anche alla parte espositiva (cfr. Cass. n. 3911/2001).
Qualora dalla documentazione prodotta non fosse possibile stabilire se le domande proposte trovino il proprio fondamento immediato in un contratto di assicurazione oppure in un diverso rapporto di natura finanziaria o previdenziale — del quale la polizza wrapper costituirebbe soltanto uno dei tasselli dell'operazione complessivamente contestata — il rischio concreto sarebbe quello dell'inammissibilità.
A tal proposito, giova altresì osservare che, laddove la vicenda dovesse risultare riconducibile a una forma di previdenza complementare, emergerebbe un chiaro profilo di incompetenza per materia, giacché i fondi pensione (aperti o chiusi) non costituiscono contratti di assicurazione e non rientrano pertanto nella competenza dell'Arbitro Assicurativo.
Di conseguenza, pur potendosi desumere dalla documentazione e dalle censure svolte il riferimento a un determinato rapporto contrattuale, gli elementi forniti potrebbero rivelarsi insufficienti a consentire al Collegio di verificarne l'effettiva natura e di accertare la riconducibilità della controversia all'ambito applicativo dell'art. 3, comma 1, del Decreto.
Lo stesso ricorso potrebbe inoltre imbattersi nello sbarramento previsto dall'art. 9, comma 1, lett. h), del Decreto, qualora gli elementi forniti, pur consentendo di individuare il rapporto cui si riferiscono le contestazioni del ricorrente, non risultino idonei a qualificarne la natura in modo da permettere al Collegio il riscontro della propria competenza ratione materiae.
Occorre infine tenere sempre in opportuna considerazione quanto stabilito dall'art. 9, comma 1, lett. c), del Decreto, ai sensi del quale il ricorso è inammissibile qualora abbia ad oggetto fatti accaduti, comportamenti posti in essere o comunque conosciuti dal ricorrente oltre tre anni prima della proposizione del reclamo.
A nulla rileverebbe il fatto che, in sede di risposta al reclamo, l'intermediario o la compagnia non abbiano eccepito tale vizio di inammissibilità. L'eccezione, infatti, può essere sollevata anche successivamente nel corso del procedimento avanti all'Arbitro e può essere rilevata d'ufficio dal Collegio stesso, tenuto al rispetto delle norme del Decreto.
La conseguenza di tali criticità procedurali sarebbe che, a prescindere dal merito delle doglianze (le quali appaiono verosimilmente fondate alla luce della natura della polizza wrapper e delle modalità con cui è stata collocata presso un determinato target di clientela), il ricorso verrebbe dichiarato inammissibile.

La Sergio Bonelli Editore, storico marchio del fumetto italiano (rigorosamente con la maiuscola), festeggia una delle sue testate di maggior successo che taglia il traguardo dei 40 anni: il mitico Dylan Dog, l’Indagatore dell’Incubo. Concepito dalla penna del geniale scrittore Tiziano Sclavi, insieme al suo ironico assistente Groucho, al numero 7 di Craven Road nella Londra di fantasia, per ben 481 numeri ha appassionato lettori di ogni età con avventure bilanciate tra mistero, amore e horror.
Dylan è stato anche il volto di molte note campagne educative, spesso associate a personaggi famosi del mondo reale: tra queste meritano di essere ricordate quelle, importantissime, contro l’abbandono degli animali, sull'abuso di alcolici e sulla sicurezza stradale.
Per i suoi 40 anni, però, la Bonelli ha deciso di importare in Italia una discutibile prassi del marketing americano, tipica dei comics: la retailer incentive variant (o variant incentive), che consiste nel proporre diverse copertine del medesimo albo (in questo caso il numero 481), realizzate ovviamente da artisti differenti.
L'albo viene inserito all'interno di una busta opaca che impedisce di sapere quale copertina si stia acquistando. In questo caso troviamo la copertina cosiddetta regular (quella comune), la non comune (1 ogni 4), la rara (1 ogni 40) e la molto rara (1 ogni 400).
Mai scelta avrebbe potuto essere più infelice.
Da tutta Italia giungono lamentele di consumatori e lettori particolarmente contrariati, poiché la copertina rara e quella molto rara sono diventate oggetto di un'indebita "caccia" condotta dai cosiddetti re-seller: soggetti che cercano di accaparrarsi materiale da collezione (come fumetti o carte da gioco) al solo scopo di rivenderlo online a peso d’oro. Naturalmente esentasse.
Online, infatti, il fumetto in questione — che nella busta venduta in edicola costa 5,80 euro — per la versione rara parte da 150,00 euro e arriva fino a 300,00 euro, mentre quello molto raro si trova addirittura da 600,00 euro fino a oltre 1.200,00 euro, in un diseducativo crescendo rossiniano di speculazione. Questa sì, davvero degna di una trama dell'orrore!
La sensazione è che la situazione sia rapidamente sfuggita di mano. I re-seller hanno agito in modo organizzato: numerosi supermercati e minimarket si sono trovati nel giro di pochissimo tempo con gli scaffali pieni di buste di Dylan aperte. Spesso — come mostrano le numerose foto di protesta che circolano online — aperte in modo chirurgico, con l'uso di forbici.
Non solo: forse anche in più di un'edicola gatta ci cova.
Abbiamo fatto alcune verifiche. Abbiamo chiesto ad alcuni nostri simpatizzanti di recarsi presso diverse edicole per cercare l'introvabile busta. E si sono sentiti ripetere un po' ovunque che la busta con il numero 481 era esaurita. La cosa strana è che inviando qualcuno a distanza di un paio di giorni, la busta risultava improvvisamente in vendita.
Alleghiamo le foto di buste aperte in un supermercato di Bologna e rimaste comunque in vendita.
Nello specifico abbiamo fatto una prova: da un lato sembra possibile aprirne un angolo senza grandi difficoltà, quanto basta per permettere di "sbirciare" quale copia vi sia all'interno. L'occasione fa l'uomo ladro, recita il proverbio: non sarà che, ingolositi da queste cifre da capogiro online, anche alcuni edicolanti abbiano deciso di dare un'occhiata al proprio bottino per verificare che non vi sia una copia da rivendere privatamente (ed esentasse)?
Quello che sta accadendo è molto spiacevole. Tanti collezionisti e lettori appassionati che seguono la serie da molti anni e hanno in bella mostra nella libreria di casa tutti i numeri si sentono presi in giro.
È veramente assurdo che oggi, per poter completare una collezione, il pubblico sia costretto a rivolgersi a chi si approfitta di questa passione per fare grandi guadagni con le vendite online. Se potessimo, ingaggeremmo l'Indagatore dell'Incubo in persona per fare chiarezza.
Nel frattempo chiediamo alla Bonelli come intenda procedere, giacché è davvero improbabile che in una casa editrice così esperta e rinomata nessuno si sia prefigurato questo potenziale problema.
In fondo, è bene ricordarlo, i lettori sono i primi datori di lavoro di ogni casa editrice.
A buon intenditor...

Alle 7:30 una ragazza esce di casa per andare a scuola. Prende il 7, come ogni mattina, scende in piazza della Libertà e va alla fermata di via Pier Capponi ad aspettare l'8 per completare il tragitto. Ma l'8 non arriva: passano venti minuti, poi trenta, poi quaranta, e alle 9:00 lei è ancora lì, sui viali, a guardare in fondo alla strada. Le lezioni sono iniziate da un pezzo e lei non ha potuto far altro che attendere un mezzo che non è mai passato.
Non è un racconto tratto da una segnalazione anonima: quella ragazza è nostra figlia. Ed è per questo che sappiamo bene che non si tratta di un episodio isolato né di una sfortunata coincidenza. È la fotografia di ciò che accade, con le scuole riaperte da poche settimane, sulle linee del mattino che a Firenze dovrebbero portare migliaia di studenti in classe: corse saltate, attese al buio, mezzi che arrivano già strapieni e tirano dritto, coincidenze che esistono solo sulla carta.
Nelle ore di punta scolastiche, il trasporto pubblico locale non è un servizio accessorio. Per molte famiglie rappresenta l'unico modo per permettere ai figli di raggiungere l'istituto in autonomia: ed è precisamente quell'autonomia che il sistema dovrebbe garantire e che invece viene tradita. Un ragazzo che resta un'ora e mezza a una fermata non perde soltanto la prima ora di lezione: accumula ritardi e assenze che finiscono sul registro, resta esposto in strada senza che nessuno ne conosca la sorte e costringe i genitori a scegliere tra l'abbandonare il posto di lavoro per accompagnarlo o l'affidarsi a un servizio privo di certezze.
Ad Autolinee Toscane, gestore del servizio, e agli enti concedenti e di controllo — Regione Toscana e Comune di Firenze — chiediamo di rendere conto di quanto sta accadendo sulle linee del mattino, a partire dall'8: quante corse programmate sono state effettivamente svolte dall'inizio dell'anno scolastico, quante ne sono saltate e per quali ragioni, e quali misure si intendano adottare, nell'immediato, per potenziare il servizio nella fascia oraria studentesca. Chiediamo inoltre che l'informazione in tempo reale alle fermate e sulle app sia davvero affidabile: sapere in anticipo che un autobus non passerà permette almeno di riorganizzarsi, mentre l'attesa senza notizie è la condizione peggiore.
Ricordiamo che il contratto di servizio prevede precisi standard di regolarità e puntualità e che gli utenti hanno il diritto di presentare reclamo e, nei casi previsti dalla Carta della Mobilità, di ottenere un indennizzo. Invitiamo quindi le famiglie che vivono situazioni analoghe a segnalare formalmente al gestore, conservando data, orario, linea e fermata: più le segnalazioni saranno puntuali e documentate, più diventerà difficile liquidare il problema come un disagio occasionale.
C'è poi una contraddizione che l'amministrazione non può continuare a ignorare. Da anni si chiede ai fiorentini di lasciare l'auto a casa, si investe sulla tramvia, si restringono gli accessi e si promuove la visione di una città più vivibile e meno congestionata. Ma come si pensa di ridurre il traffico se, proprio nelle ore di punta, i genitori sono costretti a prendere la macchina per accompagnare i figli poiché dell'autobus non ci si può fidare? Ogni corsa saltata al mattino si traduce in decine di auto in più sui viali, davanti ai cancelli delle scuole e nelle code di cui poi ci si lamenta. Un trasporto pubblico inaffidabile il traffico non lo toglie: lo genera.
E su questo punto il Comune di Firenze non può limitarsi a scaricare la colpa sul gestore. La linea 8, da novembre 2025, non percorre più i viali tra piazza della Libertà e piazzale Donatello, ma è stata deviata su via Pier Capponi e sulle strade parallele proprio a causa dell'avanzamento dei cantieri della tramvia Libertà–Bagno a Ripoli, di cui il Comune è ente promotore e committente. È Palazzo Vecchio a decidere le fasi dei cantieri, le chiusure e le ordinanze di viabilità, ed è con il Comune che il gestore concorda i percorsi alternativi: se una linea deviata non regge l'impatto di strade ristrette e congestionate nelle ore di punta, la responsabilità di quella pianificazione non ricade soltanto sull'azienda dei trasporti.
A questo si aggiunge l'incertezza sui tempi: gli stessi atti ufficiali indicano per la linea 3.2.1 la fine dei lavori al 30 ottobre 2026 e l'entrata in servizio nel secondo trimestre del 2027, a fronte di una conclusione comunicata alla cittadinanza entro la fine del 2026. Ogni mese di cantiere in più equivale a un mese in più di deviazioni, attese e corse saltate. Chiediamo quindi al Comune di chiarire quando i viali torneranno percorribili dal trasporto pubblico, quali verifiche siano state condotte con il gestore sulla tenuta delle linee deviate nella fascia scolastica e quali correttivi si intendano introdurre da subito: corsie riservate, semafori preferenziali o corse aggiuntive dedicate agli studenti.
Siamo fiduciosi che la Firenze di domani, con la tramvia completata, sarà migliore di quella di ieri. Ma quel futuro non può essere pagato dai ragazzi di oggi con il sacrificio della loro autonomia: sono loro che, anno dopo anno di cantieri, crescono aspettando alle fermate un autobus che non passa, imparando che per andare a scuola serve comunque un genitore in auto.
Spedire i figli a scuola con i mezzi pubblici dovrebbe essere la scelta più semplice e sostenibile. Oggi, a Firenze, è diventata una scommessa: e chi la perde finisce incolonnato nel traffico insieme a tutti gli altri.

Dalla scuola al nucleare, dai disservizi telefonici alla droga: questa settimana Avvertenze affronta le contraddizioni di un'Italia dove le istituzioni promettono soluzioni (dalla sanità all'energia) mentre i consumatori pagano prezzi veri. Tra carburanti cari, assicurazioni opache e servizi pubblici che non funzionano, emerge un modello dove il mercato fa quello che vuole e lo stato racconta favole. Leggi come difenderti dalle illusioni.
In questo numero
→ Scuola. Le molte assurdità di Meloni nel vortice di una continua campagna elettorale
→ Disservizi telefonici e risarcimento. I danni vanno dimostrati. Cassazione
→ Figli non riconosciuti: mantenimento, rimborso delle spese e risarcimento dei danni. Cassazione
→ Terapia psichedelica: dai ritiri in Amazzonia agli studi clinici ufficiali
→ Caro carburanti. E’ il mercato bellezza
→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 29/09/2026
→ Volare in classe economica. Le cinque migliori compagnie al mondo
→ Caro carburanti. Le illusioni Eni-Ip
→ Italia unita. Il filo delle droghe illegali
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 22 a 28 Settembre 2026
→ Mercati ed economia. Settimana: cosa è stato e cosa sarà
→ Bruxelles spinge a investire, ma i social sono pieni di finti consulenti
→ Sedentarietà quotidiana. Consigli per farsi meno male
→ La Giustizia di Tajani e dell’Anm
→ Intelligenza Artificiale. Il dopo Trump-Xi e l'assenza di Anthropic. Occasione mancata?
→ Giornata Mondiale degli Animali, 4 Ottobre: leggi, tecnologia e antibracconaggio
→ Cos'è il kratom, l''eroina delle stazioni di servizio' che sta allarmando le autorità Usa
→ Caro carburanti. Eni ha tolto le castagne dal fuoco a governo e opposizione. Senza prospettive
→ Dentro la cultura dei narco-influencer in Colombia e la morte di una star dei social media
→ Il falso mito del sovranismo alimentare
→ L'Opa alberghiero sulla città di Firenze
→ Le migliori città del mondo per il 2026: perché si distinguono
→ Energia nucleare. Il sogno nel cassetto. I consumatori pagano
→ Il nucleare potrebbe servire, ma deve superare la prova di conti, tempi e sicurezza
→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 24/09/2026
→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 24/09/2026
→ Gli italiani sono uniti nel chiedere più tutela per la fauna selvatica
→ Bollo auto. Alle rose dell’esenzione fanno eco le spine della riscossione
→ Una batteria che si può mangiare: l’energia entra nel corpo in modo sicuro
→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 23/09/2026
→ Condominio: illegittimo l'addebito ai condomini in regola con i pagamenti
→ Mercato dei capitali: primo vero test della volontà politica dell'Ue
→ La sovranità digitale europea presenta un deficit di finanziamento
→ Meloni vuole un’Europa forte purché non decida
→ L’Intelligenza Artificiale senza l’ombrello americano. Ue e Nato
→ Dopo l'offerta dell'UE al Canada, anche l'Australia potrebbe accogliere con favore un "Eurovision"?
→ L’Onu, una fotografia del mondo del 1945 appesa alla parete del 2026
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ITALIA. Clima, 9 italiani su 10 hanno vissuto eventi meteo estremi
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BANGLADESH. Rohingya, nono anniversario del genocidio: il mondo continua a ignorarli
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U.E.. Piano in 5 punti contro gli arrivi di massa alle frontiere esterne
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MONDO. UNHCR: 8,3 milioni di rifugiati a rischio per i tagli ai fondi
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ITALIA. Truffe online, meno casi ma bottino record
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ITALIA. Napoli capitale della ricerca lisergica: il Primo Convegno di Illuminismo Psichedelico
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ITALIA. Carburanti, anche Q8 introduce price cap
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ITALIA. Etf, investitori confusi da troppa scelta e complessità: la ricerca
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ITALIA. Occhio alle truffe sui biglietti degli Oasis
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ITALIA. Assicurazioni catastrofali e sostenibilità in crescita
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ITALIA. Rc-auto. Prezzi medi in calo nel secondo trimestre
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ITALIA. Milano, una nuova partecipata dedicata all’housing sociale
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REGNO UNITO. I titoli del mattone scattano grazie al Piano Casa del Governo
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ITALIA. Elezioni suppletive Camera Reggio Calabria. Partecipa il 22,4% degli elettori
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U.E.. Il petrolio resta al centro dei timori delle Borse europee
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ITALIA. Riscaldamento condominiale. Almeno una volta al mese bisogna notificare i singoli consumi
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USA. L'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro trascina al ribasso le criptovalute
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U.E.. Crisi carburanti. Lettera Ue che chiede di tagliare luce e gas
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U.E.. Lagarde difende una risposta misurata all’inflazione
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ITALIA. Buono, pulito e giusto. Il manifesto Slow Food per il turismo
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ITALIA. Dopo Fideuram, anche Banca Ifis e una Bcc sono state vittime di una truffa digitale
→ AFRICA. Mutilazione genitale femminile in Africa Occidentale: la medicalizzazione nasconde il danno
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SPAGNA. Cocaina in valigia: due ex diplomatici venezuelani arrestati a Madrid
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ITALIA. Fentanyl. In vigore il decreto
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ITALIA. Spreco alimentare vale 13,5 mld, di cui 7,3 in casa
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ITALIA. Antitrust invia segnalazione a Parlamento e Governo su telemarketing e energia
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ITALIA. Leggere bene le etichette aiuta a non sprecare il cibo. Indicazioni ISS
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U.E.. Euro digitale. Eurosistema lancia un nuovo bando su come favorire l'innovazione sul mercato
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ITALIA. Anche IP calmiera i prezzi dei carburanti
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SVIZZERA. Respinto il referendum per una alimentazione sovranista
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SVIZZERA. La maggioranza si è opposta a una concezione più restrittiva della neutralità
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ITALIA. Data center e IA: le bollette elettriche aumenteranno? Risponde ARERA
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MONDO. NYT: l'IA corre, i governi restano indietro sulla regolamentazione
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MONDO. Trading sospetto prima dell'annuncio Trump su Iran: si chiede indagine SEC
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MONDO. Debito emergente: investitori tagliano i bond più rischiosi
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U.E.. Vigilanza risparmi: allarme dipendenze estere, cyber-rischi e credito privato
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MONDO. Minori migranti: 53 milioni in fuga nel mondo, l'Italia prima meta in Europa
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USA. New Jersey, a Sparta installata per strada una macchina per la riduzione del danno
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MESSICO. La guerra interna al Cartello di Sinaloa: migliaia di morti e scomparsi
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COLOMBIA. Estradati due narcotrafficanti negli USA, svolta su politica antidroga
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REGNO UNITO. Jersey, boom di cannabis terapeutica: controlli ancora assenti
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CANADA. Droghe. Aver esagerato i benefici della decriminalizzazione ha eroso la fiducia
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CANADA. Cannucce di carta per "sniffare in sicurezza" nelle carceri federali
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ITALIA. Quasi 1 italiano su 2 ha meno di 3 ore a settimana per sé
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ISRAELE. Terapia di coppia con MDMA: il mercato clandestino cresce dopo il 7 ottobre
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BOLIVIA. Coltivazioni di coca record: la cocaina supera il mercato legale
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ITALIA. Cannabis, "Meglio Legale" lancia i lasciti testamentari per la legalizzazione
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GERMANIA. Non è solo un viaggio: l'LSD può migliorare le capacità motorie
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ITALIA. Boom agriturismi: in dieci anni le vacanze in campagna cresciute dell’85%
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ITALIA. In Calabria, Sardegna e Sicilia i primi treni a idrogeno a scartamento ridotto al mondo
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ITALIA. Tim controllata all'85,82% da Poste. Opas conclusa
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ITALIA. La laurea in ingegneria sarà abilitante
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ITALIA. Carburanti. Eni ha fissato un suo tetto massimo di prezzo
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ITALIA. Economia sommersa 2023: quasi 198 miliardi di euro. Censis-Confcooperative
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ITALIA. Il salario dignitoso fa bene al clima: la nuova soglia italiana è di 12 euro netti l’ora
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USA. Schema Ponzi nello Utah. 15 anni di carcere
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ITALIA. BTp Valore raddoppia: dal 19 ottobre due titoli per famiglie e risparmiatori
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USA. Class action crypto 2026: risarcimenti record oltre 10 miliardi
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USA. Un decimo degli anziani ha consumato marijuana nelle ultime 24 ore. Studio
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USA. Minimo storico di studenti che consumano marijuana nelle scuole superiori
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ITALIA. Relazione annuale Autorità dei Trasporti: pedaggi, ponte sullo Stretto e ferrovie
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ITALIA. Stop alla pubblicità di Octopus Energy, è ingannevole
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U.E.. Accordo commerciale storico con le Filippine
→ Incarico a ingegnere senza delibera assembleare: quali diritti hanno i condomini
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Mario Draghi è tornato a parlare ieri. In un discorso alla Banca nazionale svizzera ha rinnovato il suo appello a mettere in pratica le raccomandazioni del suo rapporto sulla competitività per rilanciare la crescita dell’Ue ed evitare una spirale che renderebbe i debiti pubblici insostenibili. “La consueta risposta dell’Europa, caratterizzata dall’azione autonoma dei singoli paesi, non sarà sufficiente ad affrontare la realtà attuale. Le riforme nazionali restano importanti, ma non possono garantire la dimensione su cui oggi si fondano la tecnologia e, di conseguenza, la crescita. Solo l’integrazione può farlo”, ha detto l’ex presidente della Bce. Per Draghi servono “riforme sovranazionali” con l’attuazione della road map nata dal suo rapporto. Rilanciare la crescita è indispensabile anche per preservare l’indipendenza della Bce.
Draghi aggiunge una raccomandazione da 100 miliardi al suo rapporto — Nell’ambito dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale, l’ex presidente della Bce ha anche lanciato una nuova proposta su come recuperare terreno sull’intelligenza artificiale. “L’Ue detiene meno del 5% della capacità di calcolo mondiale per l’IA. Uno studio recente stima che portare tale quota al 15 per cento entro il 2030 — un livello sostanzialmente in linea con il peso dell’Ue nell’economia globale — richiederebbe investimenti per circa 1.300 miliardi di euro”, ha spiegato Draghi: “La quota a carico del settore pubblico necessaria per ridurre il rischio di tali investimenti, stimata in circa 100 miliardi di euro, rappresenta un candidato ideale per il finanziamento tramite il bilancio dell’Ue. Anche l’intero importo assorbirebbe solo il 5% circa del prossimo bilancio, attualmente in fase di negoziazione, senza gravare sui bilanci nazionali.”
I consigli di Draghi alla Bce — Il discorso di Draghi è stato ampiamente dedicato alla politica monetaria, nel momento in cui l’inflazione si impenna, così come i rendimenti sui titoli di Stato. Draghi ha inviato diversi messaggi alla presidente della Bce, Christine Lagarde, e agli altri governatori. “La prima priorità è tenere sotto controllo l’inflazione”, ha detto Draghi: “In una fase di deterioramento delle dinamiche del debito, i mercati inizieranno a mettere alla prova la determinazione della banca centrale. Se dovessero dubitare che la stabilità dei prezzi abbia la priorità sul finanziamento pubblico, tornerebbe a manifestarsi il premio per l’inflazione, i costi di indebitamento salirebbero e la situazione delle finanze pubbliche peggiorerebbe.” Ma “la seconda priorità è evitare di indebolire la crescita più del necessario”, evitando che i tassi di interesse superino “il livello necessario a stabilizzare l’inflazione nel medio periodo.” Secondo Draghi “l’Europa ha margini di errore ridotti.”
(Il Mattinale europeo)

L’Europa sta imparando a costruire insieme gli strumenti della propria difesa. Ma quando arriva il momento di usarli, tornano ventisette governi. La lettera di Guido Crosetto a Europa Radicale mostra che ormai non manca la consapevolezza del problema: manca il potere politico capace di risolverlo.
Guido Crosetto ha scritto ieri una lettera che un federalista europeo potrebbe sottoscrivere quasi per intero. Igor Boni, presidente di Europa Radicale, gli aveva proposto uno scudo aereo occidentale per proteggere le città ucraine dai bombardamenti russi. Nella risposta il ministro della Difesa non si è limitato alla consueta assicurazione di sostegno a Kyjiv: ha delineato una concezione della sicurezza europea assai più ambiziosa.
La sicurezza del continente, scrive, deve assumere una «dimensione autenticamente continentale», andare oltre i ventisette Stati dell’Unione ed essere «forte e complementare alla Nato», oltre che «aperta a tutti gli attori europei che condividono interessi vitali e responsabilità strategiche». In questa architettura, «l’Ucraina rappresenterà certamente un elemento strutturale per la sicurezza del continente». Non più soltanto un paese aggredito da aiutare finché dura la guerra, ma un pezzo della sicurezza europea futura.
Crosetto considera inoltre «prioritario sviluppare una capacità europea integrata di difesa aerospaziale» e vi inserisce lo «Scudo della Difesa Europeo», un’architettura multilivello in cui integrare progressivamente capacità nazionali, europee e alleate.
Qui però la lettera si ferma prima della domanda che era stata posta. Boni chiedeva di usare subito capacità occidentali per sottrarre le città ucraine ai bombardamenti russi. Il ministro risponde con uno scudo per l’Europa di domani e con il sostegno a ogni iniziativa «volta a favorire il dialogo tra le parti». Non è reticenza personale. È il limite di un ministro nazionale che, anche quando condivide l’obiettivo, non ha un’istituzione europea a cui affidare la decisione.
Crosetto ricorda poi che da luglio l’Italia partecipa alla coalizione integrata per la difesa antimissile e balistica. Ne fanno parte dieci paesi europei: oltre all’Italia e all’Ucraina, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia. Cita anche FREYJA, il progetto pilota con cui l’Ucraina fornisce l’intercettore e i partner europei radar, tracciamento e comando, per una difesa antibalistica più economica e meno dipendente dalle forniture alleate.
Insomma, abbiamo quasi tutto: la minaccia, le tecnologie, le industrie, l’esperienza militare ucraina, i progetti comuni, ministri che parlano di difesa continentale. Abbiamo perfino cominciato a mettere insieme i soldi.
Quello che continua a mancare è chi decide.
La dimostrazione è arrivata lunedì a Bruxelles, alla riunione dei ministri della Difesa convocata da Kaja Kallas. «Air defence remains the key priority for Ukraine», ha detto l’Alta rappresentante. L’Unione ha già approvato programmi di acquisto per 28,3 miliardi nell’ambito dello Ukraine Support Loan, compresi Patriot dalla futura produzione americana. Ma la produzione richiede tempo, e «Kyiv needs Patriots now». Kallas ha quindi indicato una soluzione elementare: gli Stati consegnino subito all’Ucraina gli intercettori delle proprie scorte e vengano riforniti in seguito con i missili acquistati grazie al finanziamento europeo.
Il risultato: «Sugli intercettori, purtroppo, oggi non sono stati presi nuovi impegni».
L’Europa trova i miliardi per i Patriot di domani. Non riesce a ottenere dagli Stati i Patriot che servono oggi.
Nella stessa giornata gli Stati membri hanno approvato i primi cinque European Defence Projects of Common Interest: droni e antidroni, difesa marittima e dei fondali, spazio, protezione del fianco orientale e difesa aerea e antimissile integrata. Quest’ultimo si chiama, non a caso, Eu Federated Integrated Air and Missile Defence, e dovrà collegare i sistemi di allerta e di comando dei paesi partecipanti.
Ecco la contraddizione europea nella sua forma quasi perfetta: stiamo costruendo un sistema integrato di difesa senza un sistema integrato di decisione. Possiamo mettere in comune radar, satelliti, intercettori, industrie e finanziamenti. Ma il missile resta nazionale fino all’istante in cui qualcuno deve decidere di lanciarlo o di consegnarlo a chi ne ha bisogno.
Crosetto conosce benissimo il problema. Una settimana fa, davanti ai capi di Stato maggiore europei riuniti a Roma, aveva detto che «l’Europa non ha bisogno di nuova burocrazia, ma di velocità decisionale e operatività» e che, «tra guerra ibrida, minacce cyber e crisi globali, nessun Paese può agire da solo». La lettera a Boni non è dunque un’improvvisazione: è una linea. E il ministro non è il bersaglio di questa critica, semmai ne fornisce l’argomento. Se l’Italia vuole una sicurezza continentale, con l’Ucraina come parte strutturale e uno scudo comune, la domanda diventa inevitabile: chi avrà il potere di decidere? E chi garantisce la velocità decisionale, se le decisioni restano ventisette?
Il problema si vede ancora meglio lontano dall’Ucraina. L’operazione europea Aspides dovrebbe proteggere la navigazione nel Mar Rosso e a Bab el-Mandeb. Il comando europeo c’è, la missione c’è, la consapevolezza della necessità pure.
Mancano le navi.
Aspides era stata concepita con almeno dieci unità e oggi ne conta circa sei, mentre i mercantili restano in coda in attesa di una scorta. Alla fine della riunione nessuna nave in più era stata promessa: due paesi, che Kallas non ha nominato, avevano soltanto lasciato intendere che potrebbero offrirne. «A ogni missione devono corrispondere i mezzi adeguati», ha detto l’Alta rappresentante. L’Unione decide che una rotta vitale va difesa, i governi concordano, la missione nasce. Poi bisogna mandare le fregate e ricomincia la questua fra le capitali.
E quando la macchina si inceppa, la tentazione è tornare indietro.
Dieci giorni fa, con la fregata Bergamini ferma a Gibuti e i cargo italiani in attesa di scorta, lo stesso Crosetto aveva avvertito che «le navi non possono aspettare la burocrazia europea» e che l’Italia era pronta a scortare da sola i propri mercantili. La missione si è sbloccata in poche ore. Ma il messaggio è chiaro: se l’Europa non decide in fretta, decidono di nuovo le capitali.
Lo stesso accade con i Patriot. E rischia di accadere domani con lo Scudo europeo.
La Nato resta indispensabile, e Crosetto parla di una difesa complementare, non alternativa. Ma una Nato forte non risolve l’impotenza politica dell’Unione. L’America può avere priorità diverse dalle nostre, l’Ucraina non è membro dell’Alleanza, e il Mediterraneo, il Mar Rosso e le operazioni ibride russe richiedono anche una capacità europea autonoma di decisione.
Proprio l’Ucraina rende il paradosso più evidente. All’inizio della guerra ci si chiedeva che cosa gli ucraini potessero imparare dagli eserciti occidentali. Oggi accade anche il contrario: FREYJA nasce da un’esperienza della guerra dei droni e della difesa antibalistica che gli eserciti europei non hanno. Crosetto lo riconosce quando scrive che quell’esperienza può diventare «innovazione e capacità condivise a beneficio dell’intera sicurezza europea». È il passaggio più lungimirante della lettera, e il più rivelatore di ciò che manca.
Non possiamo continuare a europeizzare tutto ciò che precede la decisione (ricerca, industria, finanziamento, standard, addestramento, sistemi d’arma) e nazionalizzare la decisione quando finalmente arriva. Una difesa comune non nasce perché ventisette eserciti comprano lo stesso missile. Nasce quando un’autorità politica può stabilire quando quel missile serve, dove e contro quale minaccia.
La lettera di Crosetto dimostra che una parte della politica nazionale è già più avanti delle istituzioni che abbiamo costruito. Parla di continente e non solo di Unione, include l’Ucraina, immagina uno scudo comune, chiede interoperabilità e considera insostenibile la frammentazione industriale.
La domanda, dunque, non è più se costruire una difesa europea: la stiamo già costruendo. È se avremo il coraggio di costruire anche il potere europeo necessario per governarla.
Perché un’Europa che produce insieme i missili, compra insieme i radar, mette in comune i satelliti e poi deve bussare a ventisette porte per decidere che cosa farne non ha ancora una difesa comune.
Ha le armi europee. Le manca ancora un governo europeo.
(Marco Taradash su La LInea - Linkiesta del 30/09/2026)
ITALIA. L’AI entra negli investimenti (solo all'inizio), ma gli italiani continuano a scegliere il consulenteA fotografare questa evoluzione è la ricerca europea "La consulenza finanziaria nell’era dell’AI", realizzata da Ipsos per OVB Holding.
L’intelligenza artificiale sta rapidamente conquistando spazio anche nelle scelte finanziarie degli italiani, ma per il momento resta soprattutto uno strumento di informazione. Quando arriva il momento di decidere dove investire, infatti, il rapporto personale con il consulente mantiene un vantaggio netto.
A fotografare questa evoluzione è la ricerca europea “La consulenza finanziaria nell’era dell’AI”, realizzata da Ipsos per OVB Holding su un campione di 5.000 risparmiatori tra i 18 e i 75 anni in Italia, Spagna, Germania, Ungheria e Repubblica Ceca.
In Italia il 43% degli intervistati dichiara di utilizzare regolarmente o occasionalmente strumenti di intelligenza artificiale per questioni finanziarie e assicurative. Una quota che sale fino al 60% tra i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni, segnalando quanto rapidamente ChatGPT, Copilot, Gemini e strumenti analoghi stiano entrando nelle abitudini delle nuove generazioni di risparmiatori.
L’utilizzo, tuttavia, si concentra soprattutto nella fase preliminare del processo di investimento. Il 52% degli italiani impiega l’AI per comprendere argomenti finanziari, il 41% per cercare informazioni sui prodotti e confrontarli, mentre soltanto il 26% la utilizza nella pianificazione degli investimenti.
Il dato evidenzia una distinzione sempre più marcata tra accesso all’informazione e decisione finanziaria. L’AI abbassa drasticamente il costo della conoscenza, rende più semplice confrontare strumenti e strategie e permette al risparmiatore di arrivare al confronto con il professionista con un livello di preparazione potenzialmente superiore. Ma non ha ancora conquistato la fiducia necessaria per trasformarsi, agli occhi della maggioranza degli italiani, in un vero sostituto del consulente.
Solo il 22% degli intervistati dichiara infatti un livello elevato di fiducia nelle informazioni prodotte dall’intelligenza artificiale. Il 41% parla di una fiducia soltanto parziale, il 21% dichiara di fidarsi poco e il 16% per nulla.
Alla base di questa prudenza c’è soprattutto il rischio di ricevere indicazioni non corrette o non adeguate, citato dal 50% del campione. Ma emergono anche elementi che appartengono tradizionalmente alla relazione tra cliente e consulente: il 38% segnala la mancanza di un contatto personale, il 32% teme che l’AI non riesca a tenere sufficientemente conto della situazione individuale e un altro 32% solleva dubbi sul trattamento dei dati personali.
La distanza tra utilizzo tecnologico e fiducia diventa ancora più evidente quando agli intervistati viene chiesto chi dovrebbe supportarli nelle decisioni finanziarie importanti.
Il 75% degli italiani preferisce affidarsi esclusivamente o prevalentemente a un consulente finanziario personale. Soltanto il 5% attribuisce maggiore fiducia all’intelligenza artificiale, mentre il restante 20% considera equivalenti le due fonti.
Ancora più significativo è il comportamento di fronte a una raccomandazione generata direttamente da un sistema AI. Il 40% degli italiani dichiara che non investirebbe sulla base di quella indicazione, mentre il 31% sarebbe disposto a farlo soltanto dopo aver ricevuto una conferma da parte di un consulente.
Per l’industria della consulenza il messaggio è rilevante: l’intelligenza artificiale non sembra, almeno per ora, eliminare il bisogno di intermediazione professionale. Al contrario, può rafforzare il ruolo del consulente come soggetto chiamato a verificare, interpretare e contestualizzare una quantità crescente di informazioni disponibili.
La ricerca evidenzia inoltre una peculiarità del mercato italiano. Il 70% degli intervistati considera importante ricevere una consulenza individuale da parte di un professionista, il dato più elevato tra i cinque Paesi coinvolti nell’indagine e nettamente superiore alla media europea del campione, pari al 59%.
Il bisogno di assistenza professionale è particolarmente forte nelle decisioni legate agli investimenti e all’accumulo patrimoniale, citati dal 51% degli italiani, e nella previdenza pensionistica, anch’essa indicata dal 51%. Seguono l’assicurazione sulla vita e la consulenza sul credito, entrambe al 26%.
Il risultato suggerisce che, nonostante l’accelerazione tecnologica, alcune delle decisioni finanziarie con maggiore impatto sul patrimonio e sul futuro delle famiglie continuano a richiedere, nella percezione dei clienti, un livello di personalizzazione difficilmente sostituibile con un algoritmo.
Ed è proprio su questo terreno che potrebbe svilupparsi il prossimo modello competitivo della consulenza.
Gli italiani, infatti, non sembrano considerare AI e consulente come alternative necessariamente contrapposte. Al contrario, cresce l’aspettativa che la tecnologia possa migliorare la qualità del servizio offerto dai professionisti.
Il 51% degli intervistati italiani ritiene che nei prossimi cinque anni l’integrazione tra consulente finanziario e intelligenza artificiale permetterà di migliorare la qualità della consulenza. Anche in questo caso l’Italia registra il dato più elevato tra i cinque mercati analizzati, superiore alla media del 47%.
Potrebbe essere questo il vero cambiamento prodotto dall’AI nel wealth management. Non tanto l’arrivo di un consulente completamente automatizzato, quanto la nascita di un modello in cui il cliente utilizza l’intelligenza artificiale per informarsi e il professionista la utilizza per aumentare capacità di analisi, velocità e personalizzazione.
Il cliente del futuro rischia quindi di essere molto diverso da quello del passato: più informato, più autonomo nella fase di ricerca e probabilmente più esigente nel rapporto con il consulente.
(CityWire)
U.E.. Consumi, Eurostat: Ad agosto +0,1% mensile e +0,8% annuo vendite dettaglio eurozonaIl volume del commercio al dettaglio nell'area euro è aumentato dello 0,1% ad agosto rispetto a luglio, mentre nell'Ue la crescita è stata anch'essa dello 0,1%. Lo rende noto Eurostat nelle stime preliminari. A luglio le vendite erano diminuite dello 0,6% nell'area euro e dello 0,5% nell'Ue.Nel dettaglio dei settori, nell'area euro le vendite di prodotti non alimentari, esclusi i carburanti, sono aumentate dello 0,5% su base mensile, quelle di alimentari, bevande e tabacco dello 0,1%, mentre il commercio di carburanti è diminuito dell'1,9%. Nell'Ue, gli aumenti sono stati rispettivamente dello 0,5% e dello 0,3%, mentre i carburanti hanno segnato un calo dell'1,3%. Su base annua, nell'area euro le vendite di prodotti non alimentari sono aumentate dell'1,7% e quelle di alimentari, bevande e tabacco dell'1,6%. I carburanti hanno invece registrato una flessione del 3,7%. Nell'Ue gli incrementi sono stati dell'2,2% per i prodotti non alimentari e dell'1,4% per alimentari, bevande e tabacco, a fronte di un calo dell'1,9% per i carburanti. (GEA)
CINA. Mercato auto in crisiIl mercato cinese delle auto, il più importante del mondo, è ormai dominato dai marchi locali ed è entrato in una fase caratterizzata da tre fenomeni: vendite in calo, guerra dei prezzi e consolidamento dei gruppi. È una crisi?
U.E.. Copyright sulla voce della presidente Meloni?«Io sono Giorgia Meloni». Un audio di quattro secondi, registrato dalla premier, che ora sarà sottoposto all’esame dell’Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Sarà quest’ultimo a stabilire se il sonoro con la voce della Presidente del Consiglio italiana potrà diventare un marchio registrato e quindi protetto da usi impropri con strumenti d’intelligenza artificiale e deepfake.
U.E.. I prezzi di case e affitti, in Europa, continuano a salire.I prezzi di case e affitti, in Europa, continuano a salire. Nel secondo trimestre 2026 l’aumento è stato, rispettivamente, del 4,7% e del 3% su base annua. In Italia, invece, i prezzi delle abitazioni sono calati dell’1,1% nel terzo trimestre - con una media nazionale di 2.031 euro al metro quadro - pur rimanendo in crescita del 3,3% rispetto a un anno fa. Pesano ancora, secondo la piattaforma immobiliare Idealista, gli effetti dei tassi elevati e dei mutui più costosi. Intanto il governo studia misure per la casa, dagli incentivi per gli under 36 al possibile taglio dell’Iva sugli affitti residenziali dal 10% al 5%.
NEPAL. Animali venerati ma senza una legge che li proteggaIn occasione della Giornata mondiale degli animali, celebrata il 4 ottobre, una voce dal Nepal ha riacceso il dibattito su un paradosso che dura da decenni: un paese che venera gli animali nella propria cultura religiosa, ma che non possiede ancora una legge organica per tutelarli. A denunciarlo è Sulakshana Rana, responsabile di programma presso l'organizzazione Animal Nepal, in un intervento pubblicato da OnlineKhabar English News.
Nella tradizione induista e buddhista nepalese gli animali occupano un posto centrale: divinità che cavalcano creature sacre, racconti Jataka che narrano le vite precedenti del Buddha sotto forma animale, la vacca venerata come madre durante le festività. Eppure, dietro questa venerazione simbolica, la realtà quotidiana degli animali nel paese resta segnata da sfruttamento, incidenti e assenza di tutele concrete.
Il settore zootecnico non è un dettaglio marginale dell'economia nepalese: secondo quanto riportato nell'intervento, contribuisce per circa il 13% al prodotto interno lordo nazionale, pari a circa il 24% del PIL agricolo, generando qualcosa come 6,4 miliardi di dollari l'anno in un'economia complessiva da 49 miliardi. Le esportazioni legate agli animali hanno superato i 15 miliardi di rupie nepalesi nei soli primi sette mesi dell'anno fiscale in corso, un dato che comprende 6,4 miliardi di rupie da tappeti di lana e 2,3 miliardi dal chhurpi, il tradizionale formaggio di yak che negli ultimi anni viene venduto anche come snack masticabile per cani.
Da oltre un decennio Animal Nepal, insieme a una coalizione di circa venti organizzazioni, chiede l'approvazione di un Animal Welfare Act autonomo, una legge che riconosca esplicitamente gli animali come esseri senzienti e che faccia del loro benessere lo scopo primario della norma, non un effetto collaterale. Circa quattro anni fa la coalizione aveva elaborato una prima bozza, frutto di ricerca, consulenza tecnica e ampia consultazione, presentandola a tutti gli organi governativi competenti, incluso il Comitato parlamentare su Agricoltura, Cooperative e Risorse Naturali, che aveva a sua volta incaricato il Dipartimento dei Servizi Zootecnici di preparare una proposta di legge entro sei mesi.
Quella proposta, però, non ha mai visto la luce nella forma auspicata dalle associazioni. Il governo ha recentemente fatto circolare un testo alternativo, denominato Animal Services and Animal Welfare Bill, che tratta il benessere animale come un capitolo secondario, subordinato agli obiettivi della produzione zootecnica: una legge pensata innanzitutto per regolare il settore economico, con il benessere degli animali relegato a corollario. Per questo motivo Animal Nepal ha respinto formalmente questa bozza come sostituto di una legge autonoma dedicata esclusivamente alla tutela animale.
La proposta avanzata dalla coalizione includerebbe invece la protezione di ogni categoria di animale con cui l'uomo entra in contatto: animali da compagnia e randagi; animali da allevamento, tutelati per quanto riguarda alloggio, alimentazione, trasporto e modalità di macellazione; animali da lavoro, con equipaggiamento adeguato, carichi di lavoro ragionevoli, riposo, acqua e cure veterinarie; animali selvatici tenuti in cattività e impiegati nell'intrattenimento; infine animali utilizzati nella ricerca scientifica, sotto approvazione etica. La legge prevederebbe inoltre standard per un trasporto umano, procedure di soccorso, riabilitazione e adozione, l'inclusione degli animali nei piani di preparazione alle catastrofi (un tema reso urgente dalle alluvioni e dalle frane degli ultimi anni) e un sistema di applicazione affidato a funzionari specializzati, dotati di poteri di ispezione e sequestro, sanzioni effettive e percorsi educativi rivolti a scuole, forze dell'ordine, magistratura e opinione pubblica.
USA. Trump crea la "Super Intelligence Force" per l'IA, ma senza regole vincolantiIl presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la creazione di una nuova task force federale sull'intelligenza artificiale, battezzata "Super Intelligence Force" (SIF). Come riporta CBS News, Trump ha scritto sul suo social Truth Social che il gruppo nasce "a seguito dello Storico Accordo della Casa Bianca sulla Super Intelligenza, in cui le più importanti aziende tecnologiche del mondo si sono riunite e hanno confermato le proprie responsabilità verso il popolo americano".
Il nome scelto non è casuale: l'amministrazione ha infatti disposto che il governo federale sostituisca l'espressione "intelligenza artificiale" con "Super Intelligenza", o "SI", nella maggior parte delle comunicazioni ufficiali. Lo riporta GG2, secondo cui un ordine esecutivo firmato il 29 settembre impone questo cambio terminologico ad agenzie federali, siti istituzionali e rapporti governativi, mentre restano esenti i riferimenti statutari fino a quando il Congresso non approverà modifiche conformi, come precisato da Fox News.
A guidare la nuova task force sarà il direttore dell'intelligence nazionale Jay Clayton, che di fatto assume il ruolo di "zar" dell'IA per l'amministrazione. Secondo quanto riportato da PBS NewsHour, al suo fianco siederanno il presidente della Federal Trade Commission Andrew Ferguson, il sottosegretario alla Difesa per la ricerca e l'ingegneria Emil Michael e il direttore dell'Ufficio per la gestione del personale Scott Kupor. Il gruppo risponderà direttamente a Trump e alla sua capa di gabinetto, Susie Wiles.
Il compito della Super Intelligence Force sarà coordinare il coinvolgimento del governo federale con consumatori, gruppi di interesse pubblico, organizzazioni religiose, fornitori di infrastrutture critiche e aziende del settore. Secondo quanto riportato da Yahoo News, la task force avrà 120 giorni di tempo per valutare rischi e opportunità dell'IA e stabilire l'ambito delle responsabilità federali in materia, con la possibilità che il mandato venga esteso oltre questa finestra temporale o che le sue funzioni vengano trasferite a un'agenzia governativa.
Tra i compiti assegnati al gruppo figurano lo sviluppo di piani di risposta alle minacce legate all'IA, l'audit dei sistemi di allerta governativi per individuare violazioni e attacchi informatici, e il supporto alla gestione del rischio nel settore privato. Clayton ha inquadrato il mandato del gruppo attorno al mantenimento del primato statunitense nel settore: "Il rischio di non essere i primi è alto. Non essere i primi aumenta i rischi identificati, e non identificati, in particolare da parte dei nostri avversari"
, ha dichiarato al Wall Street Journal, come riportato da ABC7 Chicago.
L'annuncio arriva una settimana dopo un incontro alla Casa Bianca con i vertici delle principali aziende tecnologiche — tra cui il presidente di OpenAI Greg Brockman, l'amministratore delegato di Anthropic Dario Amodei e quello di Nvidia Jensen Huang — che hanno sottoscritto una serie di impegni volontari, definiti da Trump "moralmente vincolanti" ma privi di valore legale. Tali impegni includono il monitoraggio interno dei modelli, revisioni da parte di terzi e la comunicazione di informazioni sulla sicurezza a livello di consiglio di amministrazione, come riferisce Quartz.
Resta tuttavia aperta la questione centrale: chi regolerà effettivamente l'intelligenza artificiale e con quali strumenti. L'amministrazione continua a privilegiare quadri di sicurezza volontari, nel timore che una regolamentazione troppo stringente possa frenare l'innovazione statunitense rispetto a concorrenti come la Cina. Trump e diversi esponenti repubblicani hanno più volte ribadito la necessità di mantenere il passo con Pechino nello sviluppo dell'IA, come sottolinea The Hill, secondo cui lo stesso Trump avrebbe recentemente raccontato che il presidente cinese Xi Jinping avrebbe mostrato di gradire l'espressione "super intelligenza" durante la sua visita di Stato a Washington.
Non tutti condividono questa impostazione. Il governatore della California Gavin Newsom ha respinto la nuova terminologia imposta dall'amministrazione Trump e sta ampliando le tutele statali in materia di IA per lavoratori e consumatori, secondo quanto riferito da GG2. Nel frattempo, un ex responsabile della sicurezza di OpenAI ha definito "rotta" la cultura interna dell'azienda, mentre l'amministratore delegato Sam Altman ha sostenuto che il mondo dovrebbe accettare "alcune cose negative" in cambio dei benefici portati dall'intelligenza artificiale.
L'annuncio di Trump è stato giudicato da diversi osservatori povero di dettagli operativi, senza indicazioni precise su quali azioni concrete o poteri di controllo la task force eserciterà effettivamente sullo sviluppo dell'IA — un tema su cui anche alcuni amministratori delegati del settore tecnologico hanno espresso preoccupazioni, chiedendo una regolamentazione federale più strutturata, come osservato da ABC News.
ITALIA. Bonifico genitore-figlio: Cassazione, l'8% scatta senza atto notarileUn bonifico da 8,2 milioni di euro trasferito da una madre alla figlia, proveniente da una provvista detenuta all'estero, è stato qualificato dalla Corte di Cassazione come donazione indiretta soggetta a tassazione. La Suprema Corte ha così respinto il ricorso della contribuente, confermando l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate su una vicenda che riguarda non un piccolo aiuto economico, ma un vero e proprio trasferimento patrimoniale di rilevante entità.
Come riporta il Giornale, nel mirino dell'Agenzia delle Entrate non è finito un contributo modesto per le spese correnti di un figlio, bensì un passaggio di capitali di ben 8,2 milioni di euro: una provvista estera che la madre aveva trasferito direttamente sul conto della figlia. La Cassazione si è pronunciata a favore dell'Erario, riaffermando un principio cardine del diritto tributario: la sostanza economica dell'operazione prevale sempre sulla forma con cui viene presentata.
ITALIA. Ex Ilva, la Corte d'Appello: la salute prevale sugli altiforniLa Corte d'Appello di Milano ha respinto per la seconda volta i ricorsi presentati da Ilva spa e Acciaierie d'Italia holding, entrambe in amministrazione straordinaria, che chiedevano di sospendere il decreto dello scorso luglio con cui è stato disposto lo spegnimento degli altiforni e la fermata dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto. La decisione dovrà essere attuata entro il 28 ottobre.
Il provvedimento, di 11 pagine, è stato depositato il 5 ottobre dal collegio della sezione specializzata in materia di impresa, presieduto da Giuseppe Ondei e composto anche dai giudici Del Vecchio e Cortelloni. Nel testo i magistrati affermano che il pericolo legato all'eventuale spegnimento degli impianti deve cedere "rispetto al preminente diritto alla salute nell'ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi".
La Corte sottolinea che la tutela della salute risulta "comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell'interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali di diritto interno". Un richiamo, questo, alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 giugno 2024, secondo cui la direttiva 2010/75 sulle emissioni industriali impone la sospensione di un impianto quando ne derivino pericoli gravi per la salute dei cittadini.
I giudici non hanno ritenuto rilevante, ai fini della decisione, nemmeno l'udienza fissata per il 20 ottobre davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, chiamate a esaminare i ricorsi straordinari presentati ad agosto da Ilva e Acciaierie d'Italia contro il decreto del 27 luglio, che scade il 26 ottobre. Secondo la Corte d'Appello, la fissazione di quell'udienza è "meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari" e non modifica nulla rispetto alla tutela sostanziale degli interessi già valutati nei provvedimenti precedenti, legati alle emissioni nocive degli impianti e alla presenza di amianto nello stabilimento.
I legali delle società avevano chiesto che gli impianti fossero mantenuti in condizione di "pre-riscaldo" anziché di spegnimento vero e proprio, in modo da non pregiudicare un eventuale riavvio della produzione, sostenendo che dallo stop sarebbe derivato un danno grave e irreparabile. Una tesi che i giudici non hanno accolto, osservando che la sospensione dell'efficacia esecutiva di un provvedimento impugnato in Cassazione presuppone appunto la prova di un simile pregiudizio, prova che nel caso specifico non sussisterebbe. Anche il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto il rigetto della nuova istanza di sospensiva, dopo quella già respinta l'11 settembre.
Il collegio richiama inoltre l'articolo 41 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale n. 1 del 2022, secondo cui l'iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla salute o all'ambiente. Proprio su questo principio si è soffermato il Codacons, che attraverso l'avvocato Giuliano Leuzzi ha espresso soddisfazione per la decisione della Corte milanese.
Soddisfazione arriva anche dall'avvocato Ascanio Amenduni, legale di undici cittadini tarantini - tra cui un bambino di 12 anni - riuniti nell'associazione Genitori Tarantini, promotori dell'azione civile che ha portato al blocco dell'area a caldo. Il legale ha parlato di una vittoria della tutela della salute su quello che ha definito un pregiudizio economico "sempre più cedevole e pretestuoso".
Resta dunque in vigore la decisione con cui il tribunale civile di Milano, lo scorso 27 luglio, aveva ordinato al gruppo siderurgico di interrompere entro 90 giorni l'attività produttiva dell'area a caldo degli altiforni, fino alla rimozione integrale dell'amianto ancora presente nello stabilimento. Il fronte giudiziario si sposta ora alla Cassazione, che il 20 ottobre esaminerà i ricorsi straordinari delle due società, mentre è atteso anche il parere del procuratore generale presso la Suprema Corte.
DANIMARCA. Danimarca: violati dati di 8,8 milioni di persone nel registro CPRUn grave incidente di sicurezza ha colpito il registro anagrafico nazionale danese, esponendo i dati personali di circa 8,8 milioni di persone. Come riporta l'agenzia turca Anadolu Agency, soggetti non autorizzati sono riusciti ad accedere a nomi, indirizzi e numeri di identificazione personale (CPR) sfruttando il diritto legittimo di un'azienda privata danese di effettuare ricerche nel sistema del Registro Centrale delle Persone.
Il Central Person Register, in vigore dal 1968, è l'anagrafe digitale su cui si basa l'intera amministrazione dello stato danese: raccoglie dati su circa 11 milioni di persone, un numero ben superiore ai circa 6 milioni di abitanti del paese, perché include anche cittadini deceduti o emigrati all'estero. Gli autori dell'intrusione sono riusciti quindi a ottenere i dati di circa l'80% delle persone registrate nel sistema. Il numero CPR è un codice a dieci cifre che ogni residente utilizza per interagire con banche, enti pubblici e strutture sanitarie: una sorta di codice fiscale che però, nella vita quotidiana danese, apre quasi ogni porta.
Il Ministero della Ricerca, Istruzione e Digitalizzazione ha definito l'incidente "profondamente serio" e ha immediatamente sospeso l'accesso dell'azienda coinvolta al registro, della quale non è stato reso noto il nome. L'episodio è stato inoltre segnalato all'Autorità danese per la protezione dei dati (Datatilsynet) e la polizia ha aperto un'indagine, al momento nelle fasi iniziali: le autorità hanno precisato che è ancora troppo presto per individuare i responsabili dell'attacco.
L'amministrazione del registro aveva notato un comportamento anomalo nel sistema la sera di venerdì 2 ottobre. Nel corso del fine settimana successivo i tecnici hanno ricostruito l'entità della violazione, stabilendo che le ricerche non autorizzate erano state effettuate già a partire dal mese di settembre. Secondo le prime ricostruzioni, l'accesso ai dati non sarebbe avvenuto tramite una violazione diretta dei sistemi informatici del CPR, bensì attraverso l'abuso delle credenziali legittime dell'azienda privata, autorizzata per legge a consultare il registro in presenza di un interesse legittimo.
Un elemento positivo riguarda le persone che avevano richiesto la protezione di nome e indirizzo: per questa categoria di cittadini, i dati anagrafici non risultano essere stati esposti dall'intrusione. Resta invece da chiarire se anche i loro numeri CPR siano stati esclusi dall'accesso abusivo.
La ministra della Ricerca, Istruzione e Digitalizzazione, Christina Egelund, ha informato la commissione Imprese e Digitalizzazione del Folketing, il parlamento danese, e ha disposto una revisione completa della sicurezza del sistema CPR. La ministra ha inoltre lanciato un appello diretto ai cittadini, invitandoli a non comunicare mai password o informazioni riservate in risposta a telefonate o email sospette, anche qualora chi contatta dimostri di conoscere già nome, indirizzo o numero di identificazione personale della vittima. Il rischio concreto, segnalato anche da esperti di sicurezza informatica, è che i dati sottratti vengano utilizzati per costruire comunicazioni fraudolente estremamente credibili, in cui i malintenzionati si spaccino per enti pubblici o istituti bancari già a conoscenza dei dettagli personali dei destinatari.
U.E.. Euro ai minimi da 17 mesi sul dollaro per i timori sul debito franceseL'euro è scivolato lunedì al livello più basso da 17 mesi nei confronti del dollaro, mentre i timori sulla tenuta dei conti pubblici francesi e un violento sell-off sui titoli di stato alimentano preoccupazioni di un possibile effetto contagio nell'area euro. Come riporta Reuters, la moneta unica è scesa fino a 1,1161 dollari nelle contrattazioni asiatiche, il livello più debole da maggio 2025, dopo quattro settimane consecutive di perdite.
Al centro delle tensioni c'è la difficoltà del governo di minoranza del premier francese Sébastien Lecornu nel contenere il deficit pubblico. Il differenziale di rendimento tra i titoli di stato francesi a dieci anni (OAT) e i Bund tedeschi, considerato un termometro del rischio percepito sul debito di Parigi, è arrivato a circa 150 punti base venerdì scorso, il livello più alto dai tempi della crisi del debito sovrano del 2011, per poi ridursi leggermente. Secondo quanto riportato da Reuters, lo strategist di Commerzbank Hauke Siemssen ha definito le dinamiche recenti del mercato obbligazionario "sempre più preoccupanti e per certi versi simili a una crisi del debito sovrano".
Il rendimento dei titoli decennali francesi è arrivato a sfiorare il 5%, un livello che non si vedeva dal 2002, mentre il debito pubblico transalpino ha raggiunto circa il 119% del PIL, il valore più alto dal 1946. Per affrontare la situazione, il governo Lecornu ha presentato un piano di bilancio per il 2027 che prevede tagli alla spesa per 54 miliardi di euro, con l'obiettivo di portare il deficit dal 5,4% al 5% del PIL. Il ministro delle Finanze francese Roland Lescure ha assicurato che la Francia resta un debitore solido, ma gli analisti dubitano che il governo di minoranza riesca a far approvare la manovra senza concessioni rilevanti alle opposizioni.
A complicare il quadro politico è intervenuta anche la Spagna, dove il premier Pedro Sánchez ha indetto elezioni anticipate per il 29 novembre, dopo che il parlamento ha respinto due decreti del suo governo di minoranza in materia di edilizia abitativa. L'annuncio ha pesato sui mercati iberici, anche se l'indice Ibex 35 è riuscito comunque a chiudere in rialzo. Il Cac 40 francese ha invece perso oltre l'1%.
Gli analisti avvertono che il rischio di contagio non riguarda più solo Parigi: la scorsa settimana il sell-off ha colpito anche i titoli di Italia, Belgio e Grecia, mentre il debito tedesco ha beneficiato della tradizionale domanda di beni rifugio. Il premio di rischio pagato dall'Italia rispetto ai Bund tedeschi si è avvicinato ai 110 punti base. Gli analisti della banca olandese ING hanno avvertito che il mercato potrebbe "facilmente aggiungere un altro 2% di premio di rischio sull'euro" se la vendita di titoli dovesse proseguire.
Secondo gli operatori di mercato citati da Reuters, la debolezza dell'euro riflette anche il progressivo affievolirsi del suo ruolo di alternativa al dollaro dopo il rialzo dei tassi della Federal Reserve di settembre, mentre l'incertezza politica francese in vista delle elezioni presidenziali del 2027 continua a pesare sulle prospettive della moneta unica.
U.E.. BCE: investimenti in bond famiglie UE a +6,2%, risparmio in caloLe famiglie dell'area euro risparmiano un po' meno, ma scelgono con più convinzione i titoli di debito come forma di investimento. È quanto emerge dalle nuove statistiche sui conti finanziari di famiglie e imprese non finanziarie diffuse dalla Banca Centrale Europea, relative al secondo trimestre del 2026.
Il dato più significativo riguarda proprio l'investimento in titoli di debito: il tasso di crescita annuo è salito al 6,2%, quasi raddoppiando rispetto al 3,5% registrato nel trimestre precedente. Si tratta della componente che ha mostrato l'accelerazione più marcata tra tutti gli strumenti finanziari osservati dall'istituto di Francoforte.
FRANCIA. Nella morsa del debito: spread ai massimi dal 2011La Francia si trova ad affrontare una grave crisi del debito pubblico, accompagnata da tensioni sociali crescenti, proprio nell'anno che precede le elezioni presidenziali del 2027. Come riporta Axios, gli investitori temono un effetto contagio in Europa e oltre, con paragoni sempre più frequenti alla crisi del debito sovrano che sconvolse l'Unione Europea nel decennio 2010-2020.
L'economista Robin Brooks della Brookings Institution ha scritto di recente che i rendimenti dei titoli di stato francesi stanno "andando fuori controllo", e che il contagio verso il resto dell'Europa ad alto debito si sta diffondendo rapidamente.
I rendimenti del debito pubblico stanno salendo in tutta Europa e negli Stati Uniti, ma la situazione francese risulta particolarmente critica. Gli investitori chiedono rendimenti più alti per detenere titoli francesi rispetto a quelli tedeschi, considerati un rifugio più sicuro. Venerdì scorso lo spread tra i due Paesi - cioè la differenza tra i rendimenti dei rispettivi titoli decennali - ha toccato il livello più ampio dai tempi della crisi del debito sovrano, arrivando a 1,55 punti percentuali secondo i dati citati da Axios, che ricostruiscono l'andamento dello spread dal 2 ottobre 2006 a oggi: partito da zero, il differenziale aveva già raggiunto 0,83 punti il 3 ottobre 2011, era poi sceso a 0,31 punti il 3 ottobre 2016, per risalire fino all'attuale 1,55.
Secondo Thierry Wizman, analista di Macquarie, l'allargamento dello spread è dovuto a un "più alto rischio di default sovrano in Francia", come scritto in una nota di giovedì scorso dal titolo emblematico "Are the French Toast?" (gioco di parole sul celebre "pane tostato alla francese", qui inteso come "la Francia è finita?"). Wizman ha definito l'allargamento dello spread una sorta di verdetto di "colpevolezza" sulla recente direzione presa dalla politica presidenziale francese, sottolineando che la polarizzazione politica - alimentata soprattutto dal tema dell'immigrazione più che da quello fiscale - riguarda sia la sinistra che la destra populista, nessuna delle due disposta a vere politiche di rigore.
La Francia si trova a dover gestire sfide che dovrebbero suonare familiari anche agli americani: un deficit pubblico in costante crescita, una popolazione che invecchia facendo lievitare i costi, e una polarizzazione politica sempre più marcata. Queste pressioni esistevano già prima della guerra in Iran, ma il conflitto le ha aggravate ulteriormente, spingendo al rialzo i costi energetici e rallentando la crescita economica del Paese.
La scorsa settimana le proteste degli studenti delle scuole superiori, diffuse in tutta la Francia per denunciare strutture fatiscenti, orari scolastici troppo lunghi e carenza di insegnanti, sono degenerate in episodi di violenza, portando alla chiusura di centinaia di istituti.
Il livello di allerta, secondo Axios, sta salendo ulteriormente. Una nota di Evercore avverte che gli investitori sono preoccupati per una crisi fiscale incombente che potrebbe minare l'impianto normativo stesso dell'Unione Europea, con rischi di contagio che riguarderebbero in particolare l'Italia.
Sul fronte politico, la candidata di estrema destra Marine Le Pen è in testa nei sondaggi in vista delle presidenziali del prossimo anno e ha proposto di inserire in Costituzione una "regola d'oro" per vincolare il deficit pubblico, accompagnata da tagli fiscali. La misura imporrebbe una riduzione del deficit di almeno mezzo punto percentuale di PIL ogni anno, fino ad arrivare quasi al pareggio di bilancio quando il debito - oggi al 119% del PIL - scenderà al 60%.
Un aspetto che differenzia questa crisi da quella degli anni 2010, nota ancora Axios, riguarda il ruolo degli Stati Uniti: durante la crisi del debito sovrano del decennio scorso, gli investitori si rifugiarono in massa nei Treasury americani, facendo scendere bruscamente i rendimenti statunitensi. Questa volta lo status di "porto sicuro" degli Stati Uniti è meno scontato, ed è incerto se lo stesso fenomeno si ripeterà: al momento, il rendimento dei titoli decennali americani risulta persino superiore a quello del debito francese.
ITALIA. Carburanti, da oggi stop a sconti su gasolio ma accise mobiliDa oggi non ci sarà più lo sconto sulle accise del gasolio da 6,1 centesimi di euro, taglio fiscale che lascerà il posto al meccanismo delle accise mobili e che potrebbe portare a rialzi dei listini del diesel. Come riprota La Stampa, a ricordarlo sono state le associazioni dei consumatori, che evidenziano tuttavia come sconti e price cap introdotti dai marchi petroliferi abbiano portato nell'ultima settimana a ribassi generalizzati dei prezzi in tutta Italia. In base alle analisi dei consumatori, sulla rete ordinaria il prezzo medio della benzina è diminuito in sette giorni di 11 centesimi di euro, pari ad un risparmio da 5,5 euro a pieno, mentre quello del gasolio è sceso di 13,3 centesimi, con una minore spesa da 6,65 euro a pieno. (Gea)
COLOMBIA. L'economia sommersa di droga e oro vale il 4,4% del PIL
In Colombia un'economia sottraccia proventi enormi allo Stato e distorce i dati economici ufficiali. Narcotraffico, estrazione illegale di oro e corruzione diffusa alimentano un mercato sommerso che, secondo quanto riporta ColombiaOne, sta letteralmente dando forma al paesaggio urbano delle principali città del paese, mentre lo Stato colombiano fatica a far quadrare i conti pubblici.
Il contrasto è stato denunciato direttamente dal presidente Abelardo De La Espriella in un'allocuzione televisiva nazionale: mentre lo Stato è "scoperto" e paga un debito costosissimo, per le strade prospera un'economia parallela sostenuta da denaro illecito, proveniente in larga parte dal fatto che la Colombia è diventata il primo produttore mondiale di cocaina. A questi proventi del narcotraffico, ha aggiunto il presidente, si sommano i capitali della corruzione che circolano sul mercato. Proprio il peso del debito pubblico ha spinto il governo a chiedere un piano di salvataggio finanziario al Fondo Monetario Internazionale.
A fornire i contorni quantitativi del fenomeno è stato l'ex ministro delle Finanze Jose Antonio Ocampo, secondo cui i tre pilastri dell'economia illecita colombiana restano cocaina, oro illegale e contrabbando nei porti. Nel 2024 la produzione e il traffico di cocaina hanno generato circa 16,5 miliardi di dollari per le organizzazioni criminali del paese, una cifra che supera quanto incassato dalla Colombia con le esportazioni legali di petrolio, carbone e caffè messe insieme. Dieci anni fa il peso di questo business sull'economia nazionale era dello 0,8% del PIL: oggi è salito al 4,4%, una crescita dovuta non tanto all'aumento dei prezzi quanto ai volumi di produzione, più che decuplicati nello stesso periodo.
Accanto alla cocaina, l'oro illegale rappresenta il secondo pilastro dell'economia sommersa, con un valore stimato di circa 3,5 miliardi di dollari l'anno. Secondo le stime citate, ben il 72% dell'oro esportato legalmente dalla Colombia nel 2023 proverrebbe in realtà da operazioni minerarie illegali, un dato che segnala quanto il settore estrattivo regolare sia ormai penetrato da flussi di origine criminale.
Nel complesso, i fondi illeciti equivalgono al 4,4% del PIL colombiano e stanno alimentando un vero e proprio boom di consumi di lusso: immobili esclusivi, hotel, ristoranti di fascia alta e automobili extra-lusso a Bogotá, Medellín, Cali e nell'Asse del Caffè. Le vendite di veicoli di fascia premium sono cresciute del 39,6% solo nel mese di settembre, un indicatore che gli investigatori leggono come sintomo della necessità di riciclare capitali di provenienza illecita attraverso beni di valore facilmente trasferibile.
Le indagini giudiziarie in corso hanno già portato al sequestro di beni appartenenti a ex parlamentari coinvolti nello scandalo legato all'Unità Nazionale per la Gestione del Rischio di Disastro, tra cui un appartamento di lusso a Bogotá del valore di quasi 5 miliardi di pesos, collegato a un'inchiesta per corruzione che tocca anche la precedente amministrazione guidata da Gustavo Petro. È stato inoltre arrestato Kevin Alex Thobias, a cui sono stati confiscati veicoli dal valore straordinario, tra cui una Bugatti Chiron da 3,2 milioni di dollari e quello che viene descritto come il primo Tesla Cybertruck immatricolato in Colombia.
Un ulteriore canale che desta preoccupazione riguarda le rimesse dall'estero: tra gennaio e agosto 2026 hanno raggiunto 8,89 miliardi di dollari, superando gli investimenti diretti esteri, fermi a 5,78 miliardi. Secondo quanto riportato, questo canale viene utilizzato anche per far rientrare nel paese denaro di origine illecita mascherandolo da rimessa di lavoratori emigrati.
Sul fronte del contrasto, il governo colombiano punta sulla coalizione antidroga a guida statunitense denominata "Shield of the Americas" per cercare di arginare il fenomeno. Resta però critica la situazione dell'Unità di Informazione e Analisi Finanziaria, l'organismo nazionale incaricato di monitorare i flussi sospetti, che secondo quanto riferito soffre di carenze operative dopo essere stata temporaneamente espulsa dal Gruppo Egmont, il network internazionale delle unità antiriciclaggio, durante la precedente amministrazione Petro.
USA. Caribe, nuovo raid Usa contro barca narco sospetta: 4 morti, bilancio a 235
Il Comando Sud degli Stati Uniti (SOUTHCOM) ha annunciato un nuovo attacco militare contro un'imbarcazione sospettata di trasportare droga nel Mar dei Caraibi. Il raid, condotto domenica 4 ottobre, ha ucciso quattro persone a bordo. Come riporta CBS News, l'attacco si inserisce nella campagna ormai annuale condotta dall'amministrazione Trump contro presunti trafficanti in America Latina.
Con questo nuovo episodio, il numero complessivo di persone uccise negli attacchi contro imbarcazioni nei Caraibi e nell'Oceano Pacifico orientale sale ad almeno 235, distribuite su 70 raid distinti, da quando l'amministrazione ha iniziato a colpire quelli che definisce "narcoterroristi", a settembre 2025.
Il Comando Sud ha dichiarato, come fa abitualmente per questo tipo di operazioni, di aver colpito i presunti trafficanti lungo rotte di contrabbando conosciute. Un video diffuso sulla piattaforma X mostra quella che sembra un'esplosione che distrugge un'imbarcazione in movimento, descritta dai militari come un "go-fast vessel", un mezzo veloce tipico del narcotraffico marittimo. Nel comunicato, la task force congiunta per l'emisfero occidentale ha parlato di uno "strike cinetico letale" condotto sotto la direzione del SOUTHCOM, sostenendo che l'intelligence confermata avrebbe rivelato il coinvolgimento attivo del natante nel narcotraffico.
Anche in questa occasione, tuttavia, il Pentagono non ha fornito alcuna prova concreta che l'imbarcazione colpita trasportasse effettivamente sostanze stupefacenti. Si tratta di una costante denunciata da più parti: l'amministrazione ha finora offerto scarsissime evidenze pubbliche a sostegno delle sue affermazioni sull'identità e le attività delle persone uccise in questi raid.
Il presidente Donald Trump ha più volte definito la situazione un vero e proprio "conflitto armato" contro i cartelli latinoamericani, giustificando gli attacchi come un'escalation necessaria per fermare il flusso di droga verso gli Stati Uniti e ridurre le morti per overdose tra i cittadini americani.
Parallelamente alla campagna di attacchi in mare, l'amministrazione statunitense sta negoziando intese con paesi alleati della regione, tra cui Colombia, Honduras ed Ecuador, per estendere le operazioni militari anche sulla terraferma contro le organizzazioni criminali legate al narcotraffico. Il Guatemala, dal canto suo, ha smentito di aver raggiunto un accordo analogo con Washington.
La campagna di raid, che ha preso il via nel Mar dei Caraibi a inizio settembre 2025 per poi estendersi anche all'Oceano Pacifico orientale, continua a sollevare interrogativi tra parlamentari e organizzazioni per i diritti umani, sia per la mancanza di prove pubbliche a sostegno degli obiettivi colpiti, sia per i dubbi sulla legalità di queste uccisioni extragiudiziali in acque internazionali.
ITALIA. Conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società - Secondo trimestre 2026. IstatIl Conto delle Amministrazioni pubbliche (AP) e le stime relative alle famiglie e alle società presentati in questo comunicato stampa sono parte dei Conti trimestrali dei settori istituzionali. I dati relativi alle AP sono commentati in forma grezza, mentre quelli relativi alle famiglie e alle società in forma destagionalizzata.
Nel secondo trimestre 2026 l’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil è stato pari al -2,0% (-2,1% nello stesso trimestre del 2025). Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 3,0% (2,2% nel secondo trimestre del 2025). Il saldo corrente delle AP è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,9% (3,3% nel secondo trimestre del 2025).
La pressione fiscale è stata pari al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 6,7%, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
A fronte di un incremento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,1%, è diminuita di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 26,4%, è aumentato di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
I dati trimestrali relativi al conto delle AP e ai conti dei settori istituzionali sono stati rivisti in modo coerente con la revisione ordinaria dei Conti Economici Nazionali pubblicata lo scorso 22 settembre. In linea con gli obblighi comunitari, a partire dalla pubblicazione odierna sono disponibili sul sito e nelle tavole allegate al comunicato nuove serie destagionalizzate: totale entrate, totale uscite e rapporto deficit/Pil delle AP
Nel secondo trimestre del 2026, in termini tendenziali, il saldo primario e l’indebitamento netto delle AP sono migliorati a fronte di una crescita della pressione fiscale. Nello stesso periodo, il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento inferiore a quello della spesa per consumi finali, determinando una contrazione della propensione al risparmio. In diminuzione è risultato anche il potere d’acquisto delle famiglie.
Per le società non finanziarie, la quota di profitto ha registrato una diminuzione, in continuità con la dinamica osservata nel trimestre precedente. Il tasso d’investimento, invece, è aumentato, proseguendo la tendenza già evidenziata nel primo trimestre dell’anno.
U.E.. Europol smantella il gruppo KillSec guidato da un 16enneIn seguito ad un’operazione internazionale coordinata da Europol, le forze dell’ordine di 10 paesi hanno smantellato il gruppo KillSec specializzato in attacchi ransomware. Sono stati sequestrati i server e il sito utilizzato per pubblicare i dati rubati. Durante l’indagine è stato individuato il probabile capo della banda di cybercriminali: un adolescente di 16 anni.
Le forze dell’ordine ha preso il controllo del DLS (Data Leak Site) il 30 settembre, mettendo in sicurezza almeno 110 TB di dati sottratti tramite accessi non autorizzati. Il sito veniva utilizzato per minacciare le vittime e pubblicare i file rubati qualora non avessero pagato un riscatto.
Alla cosiddetta Operation KillSwitch, guidata dalla Germania, hanno partecipato le autorità di Belgio, Finlandia, Grecia, Paesi Bassi, Romania, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti, insieme a Europol ed Eurojust. Un aiuto tecnico è stato fornito dagli esperti di Bitdefender e Group-IB.
Il gruppo KillSec è responsabile di circa 1.000 attacchi contro diverse aziende nel mondo. Finora è stato accertato che circa 500 degli attacchi ha avuto successo. I cybercriminali hanno sottratto dati sensibili sfruttando vulnerabilità e punti di accesso scarsamente protetti nei sistemi delle organizzazioni.
Il presunto amministratore e operatore principale è un adolescente di 16 anni. Uno sviluppatore ha compiuto 18 anni ad agosto 2026 ed era minorenne all’epoca in cui sono stati commessi alcuni dei reati. Gli inquirenti hanno inoltre identificato una persona che si ritiene abbia svolto un ruolo di negoziatore e un’altra con un ruolo di affiliato.
Le autorità hanno eseguito otto perquisizioni domiciliari in Spagna, Grecia, Romania e Regno Unito, effettuato tre arresti provvisori e sequestrato diversi dispositivi. La polizia ha preso il controllo di cinque server centrali, tra cui le infrastrutture impiegate per gestire le attività del gruppo e archiviare i dati sottratti alle vittime. Le autorità hanno inoltre preso il controllo dei domini gestiti da KillSec, reindirizzando i visitatori verso una pagina che segnalava l’avvenuto sequestro da parte delle forze dell’ordine.
In alcuni casi, le vittime hanno pagato cifre sostanziose. Gli inquirenti esamineranno le prove e dati sequestrati per ricostruire i proventi illeciti, criptovalute comprese. Gli elementi raccolti potrebbero contribuire ad individuare ulteriori vittime, attacchi e persone coinvolte.
(Luca Colantuoni su PuntoInformatico.it del 02/10/2026)
TAIWAN. Scontro elettorale sulla politica antidroga tra DPP e KMT
A Taipei la campagna per le elezioni del sindaco si è accesa sul tema delle politiche antidroga. Come riporta Taiwan News, il candidato del Partito Democratico Progressista (DPP) Puma Shen e il sindaco uscente del Kuomintang (KMT) Chiang Wan-an si sono scontrati sull'impostazione da dare alla lotta alla droga in città, pur condividendo entrambi il sostegno ai programmi già esistenti di scambio di siringhe e terapia sostitutiva con metadone.
La polemica è esplosa dopo che Shen ha affrontato il tema richiamando approcci internazionali di riduzione del danno, tra cui centri comunitari, distribuzione di siringhe pulite e trattamenti con metadone. Chiang ha reagito con un post su Facebook, sostenendo che la politica sulle droghe deve mantenere una distinzione netta tra sostanze stupefacenti e farmaci.
Il giorno successivo il sindaco uscente ha precisato la propria posizione, chiarendo di sostenere sia il metadone sia le politiche sugli aghi puliti, ma di opporsi alla decriminalizzazione delle droghe e ai centri comunitari che forniscono sostanze stupefacenti. Chiang ha inoltre chiesto un'azione più incisiva contro il contrabbando, il traffico, la produzione e il consumo di droga, insieme a un potenziamento dell'educazione antidroga nelle scuole.
Shen ha ribattuto che la riduzione del danno deve essere parte di una strategia più ampia, che unisca prevenzione, cura e applicazione della legge. Il candidato del DPP ha ricordato che i programmi di scambio di siringhe e di terapia con metadone sono già misure di sanità pubblica consolidate a Taiwan, non un'innovazione da introdurre.
A sostegno dell'efficacia di questi strumenti è intervenuto anche il direttore generale dei Centri per il controllo delle malattie (CDC), Lo Yi-chun, che ha citato uno studio della facoltà di Sanità pubblica dell'Università Nazionale di Taiwan. Secondo la ricerca, i due programmi hanno permesso di evitare 13.664 nuove diagnosi di HIV tra le persone che si iniettano droghe nel periodo 2005-2020, con una proiezione di altre 10.821 diagnosi prevenute tra il 2021 e il 2040.
Sul piano economico, lo studio stima che le misure siano costate circa 21 miliardi di dollari taiwanesi (circa 660 milioni di dollari USA) tra il 2005 e il 2020, a fronte di un risparmio di circa 404,1 miliardi di dollari taiwanesi in costi sanitari legati all'HIV. Lo Yi-chun ha sottolineato che ogni dollaro taiwanese investito nei programmi avrebbe permesso di risparmiarne circa 19 in spese mediche.
MONDO. Narco-sottomarini dei cartelli: la cocaina sommersa che invade l'Europa
I cartelli della droga sudamericani stanno impiegando flotte sempre più sofisticate di "narco-sottomarini" per inondare l'Europa di cocaina, sfruttando imbarcazioni semisommerse costruite appositamente per sfuggire ai radar e alle pattuglie navali. Il fenomeno, segnalato da più fonti internazionali, riguarda in particolare le coste del Portogallo e della Spagna, diventate i principali punti di ingresso della droga proveniente dal Sud America.
Non si tratta di veri sottomarini, ma di imbarcazioni costruite artigianalmente, spesso con scafi in fibra di vetro, progettate per navigare quasi completamente immerse. Solo una minima parte della struttura resta visibile sopra il pelo dell'acqua, e gli scafi vengono dipinti con tonalità di blu e grigio per confondersi con le onde dell'Atlantico in tempesta, rendendo l'individuazione estremamente difficile sia a vista che via radar.
Il capo dell'unità antidroga della polizia giudiziaria portoghese, Artur Vaz, ha dichiarato a Fox News che "l'Europa è letteralmente inondata di cocaina", spiegando che le organizzazioni criminali acquistano la droga in America Latina per poi rivenderla sui mercati europei a prezzi che garantiscono margini di profitto molto elevati. Secondo quanto riportato, oltre ai metodi tradizionali - carichi nascosti nelle navi container e motoscafi veloci - i narco-sottomarini rappresentano ormai una minaccia crescente proprio per la loro economicità di costruzione e la difficoltà di intercettazione.
Negli ultimi mesi le autorità portoghesi hanno messo a segno diversi sequestri di rilievo. A fine ottobre è stato intercettato nel mezzo dell'Atlantico un natante semisommerso con a bordo oltre 1,7 tonnellate di cocaina destinate alla penisola iberica, nell'ambito dell'operazione "El Dorado" coordinata attraverso il Centro Marittimo di Analisi e Operazioni-Narcotici (MAOC-N), organismo internazionale che riunisce diversi paesi nella lotta al narcotraffico transatlantico. A bordo furono trovati quattro membri dell'equipaggio di diverse nazionalità sudamericane, un dettaglio che secondo gli investigatori conferma la natura multinazionale delle reti criminali coinvolte. Il sequestro più imponente è arrivato a gennaio, quando la polizia portoghese, con il supporto di Stati Uniti e Regno Unito, ha intercettato al largo delle Azzorre un natano con un carico record di circa nove tonnellate di cocaina, il più grande mai sequestrato nel paese. Durante l'operazione l'imbarcazione è affondata, facendo perdere parte del carico, ma la polizia è riuscita comunque a recuperare circa 265 balle di droga, per un valore stimato di centinaia di milioni di euro. A marzo era già stato intercettato un altro natante con 6,5 tonnellate di cocaina a bordo.
Un ex alto funzionario della polizia irlandese, già a capo di un'agenzia europea di interdizione antidroga, ha avvertito che questi mezzi stanno diventando "più grandi e più sofisticati" e che non è escluso che i cartelli abbiano già tentato di raggiungere anche le coste irlandesi, oltre a quelle spagnole già colpite in più occasioni. Le autorità europee, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti dove si è scelto di colpire direttamente le imbarcazioni sospette, privilegiano la cattura degli equipaggi per ottenere informazioni utili a smantellare le reti di trafficanti, boss e canali di distribuzione.
Nonostante i sequestri, gli stessi funzionari ammettono che la percentuale di intercettazione resta molto bassa, stimata tra il 5 e il 10% del traffico complessivo: la maggior parte dei carichi riesce dunque a raggiungere le coste europee. Una volta sbarcata, la cocaina viene smistata e distribuita in tutta Europa a seconda della domanda dei mercati locali. Le autorità portoghesi hanno chiesto mezzi e capacità di intervento maggiori per contrastare un fenomeno che, pur restando entro i limiti della legalità nelle modalità di intervento, viene definito ormai fuori controllo.
ITALIA. Cpr, record di ingressi ma rimpatri crollati: il rapporto ActionAid-UniBaIl sistema italiano dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) continua a essere potenziato nonostante i dati dimostrino la sua crescente inefficacia. È quanto emerge da un nuovo rapporto firmato da ActionAid Italia e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Bari, realizzato nell'ambito del progetto Trattenuti e intitolato "Espulsioni. Un'analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025".
Come riporta Vita.it, nel 2025 gli ingressi nei Cpr hanno toccato la cifra record di 6.835 persone, il valore più alto registrato nell'intero periodo analizzato dal rapporto. Allo stesso tempo, però, le espulsioni effettivamente eseguite a partire dai centri sono crollate del 45,1% rispetto al 2022, scendendo a 1.732.
Il confronto con tre anni prima rende evidente il paradosso: nel 2022 i rimpatri forzati preceduti dal trattenimento in un Cpr erano stati 3.154, contro i 1.732 del 2025. Nello stesso periodo, invece, i rimpatri forzati complessivi sono aumentati del 22,2%, passando da 3.916 a 4.784. Questo significa che la crescita dei rimpatri non è affatto legata a un maggiore utilizzo dei centri di detenzione: al contrario, sui 4.784 rimpatri forzati totali eseguiti nel 2025, ben 3.052 - quasi due su tre - hanno riguardato persone che non erano mai entrate in un Cpr.
Giuseppe Campesi, coordinatore scientifico del rapporto e tra i massimi esperti italiani di detenzione amministrativa, ha spiegato che tra il 2022 e il 2025 gli ingressi nei centri sono aumentati mentre i rimpatri effettivamente eseguiti si sono dimezzati. Secondo Campesi, l'aumento dei posti disponibili nei Cpr non ha reso il sistema dei rimpatri più efficiente, al punto da parlare non più soltanto di un problema di inefficienza, ma di una vera e propria "questione di legittimità".
Il rapporto mette in fila anche i numeri sui costi, che risultano in forte crescita. Il costo per realizzare un singolo rimpatrio a partire da un Cpr è salito del 156,5% in tre anni, passando dai 6.455 euro del 2023 ai 16.560 euro del 2025. Ancora più marcato l'aumento della sola spesa corrente di gestione e manutenzione dei centri, cresciuta del 178%, da 4.265 a 11.855 euro.
Sul fronte della trasparenza, il rapporto segnala che il Viminale ha rifiutato di fornire per il 2025 i dati dei rimpatri distinti per nazionalità, pur avendoli comunicati in passato. Secondo quanto riportato dal ministero, la scelta sarebbe motivata dall'esigenza di evitare che il dato potesse subire interpretazioni.
Nonostante questo quadro, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha annunciato l'apertura di altri sei nuovi Cpr: uno in Campania, uno in Toscana, uno in Calabria, uno in Emilia Romagna e due in Trentino Alto Adige. Una scelta che, secondo gli autori del rapporto, conferma come la politica dei rimpatri basata sulla detenzione amministrativa venga rafforzata e rilanciata proprio mentre i dati ne certificano il fallimento operativo.
MONDO. Cimitero Mediterraneo: nel 2026 una vittima ogni 23 migranti sbarcatiNella Giornata della Memoria e dell'Accoglienza, che il 3 ottobre ricorda le 368 vittime del naufragio di Lampedusa del 2013, le tre agenzie delle Nazioni Unite Unhcr, Oim e Unicef hanno lanciato dall'isola siciliana un nuovo appello per rafforzare la cooperazione internazionale e il sistema di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Come riporta Vatican News, tredici anni dopo quella tragedia il bacino centrale del Mediterraneo resta una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, anche se progressivamente sparita dai radar dell'attenzione pubblica.
I dati diffusi dalle tre organizzazioni mostrano un quadro apparentemente contraddittorio: nel corso del 2026 gli arrivi via mare si sono dimezzati rispetto all'anno precedente, ma il rischio di morire durante la traversata è aumentato in modo sensibile. Dall'inizio dell'anno alla fine di settembre sono state registrate circa mille persone morte o disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale, una media di quasi quattro vittime al giorno. Se nello stesso periodo del 2025 si contava un decesso ogni 60 persone arrivate, nel 2026 il rapporto stimato è salito a una vittima ogni 23 arrivi.
Dal 2014, anno in cui l'Oim ha avviato una raccolta dati sistematica proprio dopo la strage di Lampedusa, sono quasi 27mila le vittime documentate lungo questa rotta. È come se un naufragio delle stesse proporzioni di quello del 3 ottobre 2013 si ripetesse ogni due mesi, per tredici anni consecutivi. Per circa due terzi di queste persone, quasi 18mila, non è stato possibile recuperare la salma, una circostanza che aggrava il trauma delle famiglie nei paesi d'origine o d'asilo, costrette a non poter piangere i propri cari.
Negli ultimi tredici anni oltre 190mila minori hanno raggiunto l'Italia attraverso il Mediterraneo centrale e più del 75% di loro non era accompagnato da un adulto. Un dato che, sottolineano le agenzie Onu, conferma come siano sempre di più bambine, bambini e adolescenti ad affrontare il mare da soli. Nello stesso periodo considerato per il 2026, tra gennaio e metà settembre, sono state 17.067 le persone intercettate in mare e riportate in Libia, un numero vicino a quello degli arrivi registrati sulle coste italiane.
Unhcr, Oim e Unicef riconoscono l'impegno delle autorità competenti e della comunità di Lampedusa nelle attività di soccorso e accoglienza, ma chiedono a Stati e partner regionali di rafforzare un sistema di ricerca e soccorso tempestivo e multilaterale. Le tre agenzie sollecitano inoltre l'ampliamento dei canali regolari e sicuri di ingresso, per offrire alternative ai viaggi irregolari e sostenere i paesi di primo approdo nella gestione dei flussi migratori. Un appello simile è arrivato anche dal Comitato 3 ottobre, presieduto da Tareke Brhane, che ha chiesto di tradurre la commemorazione in decisioni concrete: vie legali e sicure di accesso alla protezione, un sistema europeo di ricerca e soccorso in mare, un'accoglienza che rispetti i diritti umani.
Durante la commemorazione svoltasi presso la "Porta d'Europa" a Lampedusa, mentre si ricordavano le vittime del 2013, sono sbarcati nel porto dell'isola 43 migranti soccorsi dal veliero Nadir, imbarcazione di ricerca e soccorso della ong tedesca ResQship.
ITALIA. Riforma RSA Piemonte: territori pronti, ma servono risorse certeDiocesi di Pinerolo, Diaconia Valdese e Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità hanno diffuso un comunicato congiunto dopo il tavolo di confronto che si è svolto il 30 settembre 2026, dedicato al futuro dell'assistenza agli anziani in Piemonte e alla riforma annunciata dalla Regione. Come riporta NEV - Notizie Evangeliche, il documento si apre con una dichiarazione netta: le strutture sono disponibili a costruire la riforma, ma occorre garantire la tenuta del sistema.
Il confronto ha preso in esame la proposta illustrata dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, nel dibattito del 31 agosto 2026: collegare ogni posto letto convenzionato in RSA all'assistenza di altri quattro o cinque anziani a domicilio. Un'impostazione che, secondo la Diaconia valdese, attribuirebbe alle strutture nuove responsabilità nella presa in carico territoriale, ampliando di fatto il loro ruolo oltre la residenzialità.
Il dibattito si inserisce anche nel solco delle dichiarazioni di monsignor Vincenzo Paglia, che in un'intervista a La Stampa del 10 agosto 2026 aveva richiamato la centralità della casa e della comunità nell'assistenza agli anziani, sottolineando che non è più tempo di rincorrere il numero dei posti letto. Il tavolo condivide questo obiettivo di rafforzare l'assistenza domiciliare, ma chiede che il percorso valorizzi e sostenga anche la residenzialità, ritenuta essenziale per chi necessita di cure continuative.
Dal confronto sono emerse preoccupazioni sulle modalità di attuazione della riforma, insieme a una disponibilità esplicita a collaborare con la Regione per costruire un modello che integri residenzialità e domiciliarità, mettendo a disposizione competenze, professionalità e radicamento nei territori. Questa apertura, però, viene condizionata a risposte concrete su tre questioni ritenute fondamentali.
La prima riguarda le risorse: una riforma di questa portata ha bisogno di finanziamenti e personale aggiuntivi, non di un semplice spostamento di budget dalla residenzialità alla domiciliarità. Il settore è già segnato dalla difficoltà di reperire infermieri, operatori sociosanitari e altre figure professionali, e ampliare i compiti delle RSA richiede investimenti nella formazione, nel reclutamento e nella stabilità del lavoro. Per questo si chiedono risorse aggiuntive, adeguate e strutturali, insieme a standard assistenziali precisi e organici adeguati sia per la residenzialità sia per i nuovi servizi domiciliari.
La seconda questione riguarda la necessità di sostenere il presente per costruire il futuro: il tavolo chiede la piena attuazione degli impegni assunti con il Patto per un Welfare innovativo e sostenibile, di cui la Regione Piemonte ha preso atto con la Dgr 38-8654, prima di ampliare ulteriormente i compiti delle RSA. Senza un sostegno effettivo, tempestivo e sufficiente a garantire l'equilibrio economico delle strutture già esistenti, aggiungere nuove responsabilità rischierebbe di aggravare una situazione già fragile.
La terza questione collega la difesa delle RSA a quella dei territori. Il Piemonte conta 33.025 posti letto RSA accreditati, esclusi quelli dedicati all'Alzheimer, con un indotto occupazionale stimato tra i 25.000 e i 30.000 lavoratori. La crisi del settore mette quindi a rischio migliaia di posti di lavoro e può compromettere gli equilibri economici di piccoli Comuni e interi territori, dove ogni struttura che chiude rappresenta una perdita difficile da colmare.
Il comunicato si chiude con una richiesta precisa alla Regione Piemonte: avviare subito un tavolo operativo con obiettivi, risorse, tempi e responsabilità definiti. Occorrono delibere, finanziamenti certi e strumenti operativi concreti, perché la riforma possa trasformarsi da promessa elettorale a politica pubblica effettiva, superando la fase degli slogan.
REGNO UNITO. I consigli comunali verdi spingono per le drug consumption room
Il successo elettorale del Green Party alle elezioni amministrative inglesi ha dato nuovo slancio alla proposta di istituire anche in Inghilterra strutture per il consumo sicuro di droghe, seguendo l'esempio già avviato in Scozia. Come riporta PoliticsHome, diversi consigli comunali a guida verde, molti insediati solo a maggio 2026, stanno attivamente valutando l'apertura di spazi dedicati alla riduzione del danno per i consumatori di droghe.
Il modello di riferimento è The Thistle, a Glasgow: aperta il 13 gennaio 2025 al numero 55 di Hunter Street, è la prima struttura di consumo sicuro di droghe (SDCF) mai autorizzata nel Regno Unito. Dall'esterno l'edificio a un piano, rivestito in intonaco a ghiaia, assomiglia a un qualunque ambulatorio del servizio sanitario nazionale. All'interno, però, le persone possono iniettarsi le proprie sostanze sotto la supervisione di personale clinico, ricevendo al tempo stesso accesso a percorsi di trattamento e supporto sociale.
Secondo attivisti ed esperti consultati da PoliticsHome, l'iniziativa potrebbe essere replicata in Inghilterra a livello di singole autorità locali, tramite intese dirette con le forze di polizia del territorio. Una modifica della legge nazionale renderebbe il percorso più lineare per i consigli comunali, ma non sarebbe strettamente indispensabile, come dimostra proprio il precedente scozzese: ad agire è stato infatti il Lord Advocate, la massima autorità di accusa in Scozia, che ha limitato la politica di perseguibilità penale per il possesso di sostanze controllate esclusivamente all'interno del perimetro della struttura di Glasgow.
The Thistle si trova ora in pieno svolgimento del suo progetto pilota triennale, mentre cresce la frustrazione verso il governo di Westminster, che continua a rifiutare un cambio di rotta sulla disciplina nazionale in materia di stupefacenti. Proprio per questo i consigli comunali inglesi guidati dai Verdi guardano all'esperienza di Glasgow per capire se un approccio analogo possa essere riprodotto a sud del confine.
Un esempio concreto arriva da Bristol, dove il consiglio comunale a maggioranza verde ha approvato a luglio una mozione che dichiara la città "città di riduzione del danno" (city of harm reduction), impegnandosi a privilegiare un approccio di sostegno verso i consumatori di droghe piuttosto che una logica punitiva, e aprendo la strada a una possibile futura struttura di consumo sicuro sul modello scozzese.
USA. Arizona, studenti delle superiori vendono armi ai cartelli messicani
A Phoenix, in Arizona, alcuni adolescenti ancora iscritti alle scuole superiori comprano, rubano e rivendono armi da fuoco destinate ai cartelli della droga messicani, attratti dal denaro facile e da una sorta di prestigio criminale. Lo racconta un'inchiesta del New York Times, che ha seguito per settimane un gruppo di quattro trafficanti di armi tra i 16 e i 19 anni, tutti studenti o ex studenti delle scuole del quartiere ovest della città.
Nei fine settimana i ragazzi si spostano nel deserto di Sonora, appena fuori Phoenix, dove allineano fucili AR-15 e modelli in stile AK contro le proprie auto, si fotografano in posa e passano il pomeriggio a sparare contro bersagli. Di notte frequentano feste, fumano marijuana e trascorrono ore sui social network, comportandosi come qualunque altro adolescente americano. Di giorno, invece, gestiscono una rete di compravendita di armi che finisce per alimentare il traffico verso il Messico.
Uno dei protagonisti dell'inchiesta, un diciottenne identificato con lo pseudonimo JM, ha raccontato al quotidiano statunitense di coordinare decine di studenti provenienti da almeno 20 scuole superiori di Phoenix, impegnati a procurarsi armi attraverso canali legali e illegali. Secondo la sua testimonianza, la gran parte di queste armi finisce per attraversare il confine e arrivare nelle mani dei cartelli messicani. In Messico il suo giro ha persino guadagnato un soprannome tra i clienti: "Los Chicos Phoenix" (i ragazzi di Phoenix). JM si è detto disponibile a servire qualsiasi gruppo criminale ne faccia richiesta.
Tra le tecniche più diffuse tra i giovani trafficanti di Phoenix c'è l'uso di mazzette di denaro falso per ingannare i venditori di armi. Un diciannovenne conosciuto come "el Güero" ha spiegato di passare le giornate su gruppi Telegram in cerca di persone che vendono pistole, per poi negoziare il prezzo, fissare un incontro in un parcheggio e presentarsi con il contante contraffatto. Le forze dell'ordine locali hanno confermato che questa pratica è comune tra i trafficanti d'armi della regione.
Nonostante i rischi legali evidenti, per i ragazzi coinvolti il giro d'affari resta troppo redditizio per smettere. Un altro membro del gruppo, soprannominato "el Flaco", diciotto anni, ha dichiarato di guadagnare tra i 4.000 e i 5.000 dollari anche in un mese considerato fiacco. Secondo quanto riportato dal New York Times, i ragazzi parlano del traffico di armi con il linguaggio di imprenditori esperti, concentrandosi su margini di guadagno, fornitori e logistica, ed elencano i nomi di pistole e fucili con lo stesso entusiasmo con cui parlerebbero di scarpe da ginnastica o auto sportive.
L'inchiesta si inserisce in una serie più ampia del quotidiano statunitense dedicata alla filiera che porta armi acquistate negli Stati Uniti nelle mani dei cartelli messicani. In un precedente reportage, il New York Times aveva già raccontato il caso di un diciassettenne di Phoenix che gestiva fino a 200 ordini di armi alla settimana per conto del Cartello di Sinaloa, l'organizzazione criminale che secondo le autorità statunitensi controlla gran parte della rotta di traffico di armi e droga tra l'Arizona e lo Stato messicano di Sonora.
U.E.. Congelati aiuti alla Sierra Leone presumibilmente a causa di un narcotrafficante latitante
La Commissione europea ha sospeso quasi 20 milioni di dollari di aiuti di bilancio alla Sierra Leone, e il ministro della giustizia olandese ha attribuito la decisione al fatto che il Paese ospita uno dei latitanti più ricercati d'Europa.
Il cittadino olandese Joseph "Jos" Leijdekkers, presunto boss del narcotraffico, è stato condannato a pene detentive complessive di oltre 100 anni nei Paesi Bassi e in Belgio per traffico di droga, aggressione, rapina a mano armata e tentato omicidio.
La Sierra Leone contesta l'affermazione, sostenendo che i funzionari dell'UE hanno attribuito il ritardo nei finanziamenti a problemi procedurali, non al caso di Leijdekkers. Anche un commissario europeo ha dichiarato che la sospensione è dovuta a "ragioni tecniche". L'avvocato di Leijdekkers ha negato il suo coinvolgimento in spedizioni di cocaina su larga scala dalla Sierra Leone.
FIJI. Durante un furto in un tribunale, la cocaina è stata sostituita con farina
Più di 50 chilogrammi di cocaina sono stati rubati da un deposito prove dell'Alta Corte delle Fiji, e gran parte della droga è stata sostituita con farina, ha riferito la polizia, segnando il secondo grave furto di prove quest'anno.
La scomparsa della droga, collegata a due importanti casi criminali, è stata scoperta a metà settembre, quando le autorità si sono accorte che sette pacchi di cocaina erano spariti. Le analisi hanno rivelato che i restanti 32 pacchi erano stati svuotati e riempiti di farina.
L'incidente è considerato un duro colpo per le forze di polizia, già alle prese con accuse di corruzione in un contesto di crescente traffico internazionale di droga.
(OCCRP.org)
U.E.. Calano i consumi di alcol a vantaggio di alternative salutariLe bevande continuano a crescere nei sei principali mercati europei, ma cambiano le abitudini dei consumatori. Nell’ultimo anno la spesa complessiva è aumentata del 2,9%, raggiungendo i 180 miliardi di euro, mentre gli alcolici hanno perso terreno a favore di una nuova generazione di bevande considerate più salutari e di alternative a basso o nullo contenuto alcolico.
Secondo la più recente analisi di Circana sul mercato dei beni di largo consumo, relativa a Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito, la spesa per gli alcolici è diminuita dello 0,8%, mentre le vendite di alternative a basso o nullo contenuto alcolico sono cresciute del 7,3%.
La maggiore spesa per bevande sportive, energy drink e bevande a base di yogurt, insieme a una gamma sempre più ampia di prodotti pensati per consumatori attenti alla salute, ha contribuito alla crescita del 5,4% delle bevande analcoliche. Il valore della categoria ha raggiunto i 109 miliardi di euro, mentre quello complessivo del mercato delle bevande è arrivato a 180 miliardi.
A perdere terreno sono state invece birra, sidro, vino e superalcolici, le cui vendite sono diminuite rispettivamente dello 0,9%, dell’1,2%, dell’1,5% e del 2,2%.
Il 43% dei consumatori ha dichiarato a Circana di aver ridotto il consumo di alcol acquistandone meno, rimandando gli acquisti o rinunciandovi del tutto. Tra le persone tra i 25 e i 39 anni la percentuale arriva alla metà.
Le scelte si spostano così verso altre tipologie di bevande: il 44% dei consumatori dichiara di acquistare più acqua in bottiglia, il 31% più succhi e smoothie e il 29% più tè e caffè.
Solo il 15% afferma invece di acquistare più bevande alcoliche, nonostante il forte ricorso alle promozioni. Nel corso dell’anno, infatti, circa il 41% della birra e il 37% delle bevande alcoliche è stato venduto in promozione, contro il 25% delle bevande nel complesso.
“Non è ancora la fine per il settore degli alcolici”, afferma Ananda Roy, Senior Vice President, Strategic Growth Insights di Circana, dopo il suo keynote al Beverage Forum del 1° ottobre.
“Negli ultimi cinque o sei anni, a partire dalla pandemia, l’alcol ha perso popolarità. Questo ha favorito la disponibilità di una gamma più ampia di alternative e di prodotti più salutari, offrendo ai consumatori una maggiore possibilità di scelta su cosa bere a casa e nelle occasioni di socialità”, spiega Roy.
“In particolare, i più giovani consumano molto meno alcol e non ci sono segnali che questo atteggiamento sia destinato a cambiare con l’avanzare dell’età. La crescente disponibilità di bevande analcoliche e di alternative più leggere sta semplicemente diventando una componente sempre più normale del consumo quotidiano”, aggiunge.
Secondo Roy, per i produttori di alcolici sarà quindi necessario andare oltre la leva del prezzo e sviluppare prodotti a minore gradazione alcolica, con meno zuccheri e meno calorie, così da mantenere birra, vino e superalcolici rilevanti mentre cambiano le abitudini di consumo.
La ricerca di Circana evidenzia anche il ruolo delle novità di prodotto. Nell’ultimo anno i nuovi prodotti nel settore delle bevande hanno generato 242 milioni di euro di vendite aggiuntive.
Di questi, 161 milioni di euro sono riconducibili alle bevande a base di latte, mentre 32 milioni di euro ciascuno derivano dai prodotti a basso o nullo contenuto alcolico e dall’acqua in bottiglia.
L’aumento della spesa per le bevande non corrisponde però a una crescita altrettanto forte dei volumi. Nell’ultimo anno i quantitativi effettivamente venduti sono aumentati appena dello 0,5%, mentre l’incremento medio dei prezzi è stato del 2,3%.
Nel Regno Unito le vendite di bevande sono aumentate del 3,2%, raggiungendo i 54 miliardi di euro. Il Paese rappresenta il 30% della spesa complessiva nei sei principali mercati europei, ma solo il 19% dei volumi venduti.
L’aumento dei prezzi ha contribuito anche alla crescita della spesa in Italia, pari al 2,9%, e nei Paesi Bassi, pari al 2%, nonostante in entrambi i Paesi i volumi acquistati siano rimasti stabili.
In Spagna il quadro è stato più equilibrato: i prezzi sono aumentati del 2,4%, mentre i volumi acquistati sono cresciuti del 2,6%.
In Francia, invece, la crescita della spesa è stata determinata soprattutto dall’aumento degli acquisti. I volumi venduti sono cresciuti del 3,3%, a fronte di un incremento dei prezzi dello 0,4%.
La Germania è stato l’unico dei sei Paesi ad aver registrato una diminuzione dei volumi di bevande acquistati, scesi del 2,7%, mentre i prezzi sono aumentati del 4%.
Nonostante l’aumento dei prezzi, alcune categorie hanno continuato a registrare una crescita dei volumi. Le bevande a base di yogurt sono aumentate del 12,3%, mentre i superalcolici pronti da bere hanno registrato una crescita del 12,9%.
Anche l’acqua naturale e le bevande a base vegetale hanno segnato un aumento dei volumi, entrambe del 5,2%.
Il quadro generale del mercato delle bevande è inoltre migliorato nel secondo trimestre del 2026. In questo periodo i prezzi medi sono diminuiti dello 0,2%, mentre i volumi di bevande venduti sono aumentati dell’1,6%.
Un altro elemento evidenziato da Circana riguarda la crescita dei prodotti a marchio del distributore, che rappresentano oggi il 35% della spesa complessiva per le bevande.
Le marche dei retailer stanno guadagnando terreno in diverse categorie, tra cui caffè, vino e champagne e bevande a base di latte.
I dati utilizzati nell’analisi di Circana si riferiscono ai dodici mesi terminati alla fine di giugno 2026 e riguardano Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito.
(FoodAffairs.it)
U.E.. Videogiochi, l'UE indaga 10 aziende per costi nascosti e valute virtualiLa rete europea di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC Network) ha avviato 11 azioni coordinate contro 10 società che producono videogiochi, contestando pratiche scorrette legate agli acquisti in-game e all'uso delle valute virtuali. Come riporta Cybernews, le aziende coinvolte sono Activision Blizzard UK, Crytek, InnoGames, King.com, Mojang, Plarium, PLR Worldwide Sales, Riot Games, Supercell e Ubisoft.
L'indagine riguarda 11 titoli molto diffusi tra adulti e minori: Candy Crush Saga, Minecraft, Valorant, Clash of Clans, Call of Duty Mobile, Diablo Immortal, For Honor, Forge of Empires, Hunt: Showdown 1896, Mech Arena e Gardenscapes. Le autorità hanno scelto proprio questi giochi per la loro enorme diffusione, la disponibilità su più dispositivi e la varietà delle fasce d'età a cui si rivolgono, fattori che amplificano l'impatto di eventuali pratiche scorrette sui consumatori.
Il procedimento nasce da un documento pubblicato nel marzo 2025 dalla rete CPC, che fissa i principi chiave per l'uso delle valute virtuali nei videogiochi. Le linee guida erano state pensate per aiutare le aziende del settore a integrare le microtransazioni nei propri titoli nel rispetto della normativa europea sulla tutela dei consumatori, promuovendo trasparenza ed equità negli acquisti di oggetti digitali. Tra i punti principali: l'obbligo di mostrare chiaramente il prezzo reale in euro di ogni contenuto digitale, anche quando il pagamento avviene tramite monete, gemme o altre valute fittizie che rischiano di rendere poco chiaro il reale costo dell'acquisto; il divieto di costringere i giocatori ad acquistare pacchetti di valuta virtuale più ampi del necessario, lasciando crediti inutilizzati; il diritto di recesso entro 14 giorni dal contratto, valido anche per la valuta virtuale non ancora spesa.
Secondo quanto riportato, le aziende avevano avuto un anno di tempo per adeguare le proprie pratiche commerciali dopo la pubblicazione delle linee guida, ma il confronto con l'industria non ha portato a risultati soddisfacenti, spingendo le autorità a individuare i titoli che richiedono una verifica più approfondita.
Oltre alla trasparenza dei prezzi, i regolatori stanno esaminando anche altri aspetti controversi del settore: le loot box (le "scatole a sorpresa" che contengono oggetti casuali), le cosiddette tecniche ingannevoli come i timer con conto alla rovescia che spingono all'acquisto d'impulso e le false affermazioni di scarsità di un prodotto, la raccolta dei dati personali dei giocatori, i meccanismi di design che inducono dipendenza, le impostazioni predefinite dei controlli parentali e le modalità di blocco degli account.
Parallelamente a questa indagine collettiva, la rete CPC sta conducendo un approfondimento separato su Activision Blizzard riguardo a Diablo Immortal e Call of Duty Mobile, analizzando nello specifico le modalità di vendita delle valute virtuali, l'eventuale presenza di design pensati per indurre dipendenza e le modalità di raccolta dei dati personali dei giocatori.
Particolare attenzione viene riservata alla protezione dei minori: la normativa europea vieta già la sollecitazione diretta all'acquisto rivolta ai bambini all'interno dei giochi. Il commissario europeo per la protezione dei consumatori, Michael McGrath, ha sottolineato che il settore deve garantire che i giochi non espongano i giocatori, in particolare i più giovani, a pratiche dannose o scorrette, ricordando che le autorità nazionali vigileranno sul rispetto delle regole.
Le federazioni di settore, tra cui la European Games Developers Federation e Video Games Europe, hanno espresso contrarietà all'impostazione dei regolatori, sostenendo che le valute virtuali sono contenuti digitali a circuito chiuso privi di un reale valore finanziario o di natura cripto-valutaria. Qualora le violazioni dovessero proseguire, le autorità nazionali di tutela dei consumatori dei 27 Stati membri potranno avviare procedimenti sanzionatori diretti nei confronti delle aziende coinvolte.
ITALIA. IQVIA, dati di un milione di pazienti non erano anonimi: multa da 7 milioniIl Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato IQVIA Solutions Italy S.r.l. con una multa da sette milioni di euro per il trattamento illecito di dati sanitari riferiti a circa un milione di pazienti. La società, parte di un gruppo multinazionale attivo nell'analisi dei dati sanitari e nella ricerca clinica, aveva costruito una banca dati raccogliendo informazioni da circa 800 medici di medicina generale, utilizzata anche per studi commissionati da aziende farmaceutiche.
Il provvedimento, il numero 710 del 23 settembre 2026, è arrivato al termine di un'istruttoria avviata dopo accertamenti ispettivi condotti nell'aprile 2025, a cui è stato riunito anche il procedimento relativo a una violazione di dati personali notificata dalla stessa azienda.
Il nodo centrale della vicenda riguarda la presunta anonimizzazione dei dati, tesi sostenuta da IQVIA ma respinta dal Garante. Secondo l'Autorità, il codice persistente assegnato a ciascun paziente, pur privo di nome o codice fiscale, permetteva comunque di seguirne la storia clinica nel tempo. A questo codice erano associate informazioni molto dettagliate: anno di nascita, sesso, diagnosi, sintomi, farmaci prescritti, esami, vaccinazioni e dati di localizzazione geografica. Questa combinazione di elementi, secondo il Garante, rendeva possibile isolare i singoli individui e, con mezzi ragionevoli, risalire alla loro identità.
L'Autorità ha inoltre stabilito che IQVIA fosse titolare del trattamento fin dal momento della raccolta dei dati presso gli ambulatori dei medici di famiglia. Tra le violazioni contestate figurano il trattamento di dati sanitari senza un'idonea base giuridica, un'informativa insufficiente fornita ai pazienti, l'assenza della valutazione d'impatto sulla protezione dei dati (DPIA) e la mancata definizione di tempi di conservazione: nel database erano presenti informazioni risalenti fino al 2001. Il Garante ha giudicato inadeguate anche le misure di sicurezza adottate dalla società.
Un ulteriore elemento critico emerso dall'istruttoria riguarda la presenza, all'interno della banca dati, di informazioni direttamente identificative - nomi, codici fiscali, indirizzi e recapiti - relative a oltre 3.300 pazienti. Per più di 3.000 di questi, tali dati identificativi erano associati anche a informazioni sulla salute, un dettaglio che rafforza le contestazioni dell'Autorità sulla reale natura "anonima" del trattamento rivendicata dall'azienda.
Il Garante ha disposto che, qualora intenda proseguire l'attività, la società adegui entro 120 giorni i propri trattamenti alle prescrizioni indicate nel provvedimento. In alternativa, il processo di anonimizzazione dovrà essere effettuato autonomamente dai singoli medici di famiglia, seguendo le garanzie stabilite dall'Autorità.
Nel determinare l'importo della sanzione, il Garante ha tenuto conto di diversi fattori: il numero elevato di pazienti coinvolti, la natura particolarmente delicata dei dati trattati, la cessazione dell'invio delle informazioni da parte dei medici a partire dal 2023, e la collaborazione dimostrata dalla società nel corso del procedimento istruttorio.
Come riporta il comunicato ufficiale del Garante per la protezione dei dati personali, il caso rappresenta un precedente significativo sul tema della pseudonimizzazione dei dati sanitari: un codice al posto del nome, da solo, non è sufficiente a garantire l'anonimato quando permette comunque di ricostruire nel tempo il profilo clinico completo di una persona.
ITALIA. Truffa oro e criptovalute: sequestri per 1,6 milioni, blitz nel TeramanoUna maxi truffa finanziaria da 6 milioni di euro basata su falsi investimenti in oro e criptovalute è stata smantellata dalla Guardia di Finanza di Torino, con il supporto dei reparti di Teramo e Milano. Come riporta il Centro, le Fiamme Gialle teramane hanno collaborato attivamente con i colleghi piemontesi nell'esecuzione di una serie di perquisizioni a carico dei promotori di un'associazione per delinquere dedita a frodi nel settore finanziario.
L'inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, ha ricostruito un sistema illecito attivo tra il 2021 e il 2023. Il gruppo criminale, sfruttando una rete di sedicenti consulenti finanziari, proponeva a centinaia di risparmiatori investimenti dai rendimenti apparentemente altissimi. L'esca era una finta banca di investimenti di diritto londinese, con sedi in Spagna e a Torino, pubblicizzata come operatore specializzato in oro e criptovalute, ma priva di ogni autorizzazione di legge.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, il sodalizio applicava un classico schema Ponzi: dei circa 6 milioni di euro raccolti illegalmente, una minima parte veniva utilizzata nelle fasi iniziali per pagare finti interessi ai finanziatori, al solo scopo di rassicurarli. Per ritardare ulteriormente la richiesta di restituzione dei capitali, alle vittime venivano fornite le credenziali di una piattaforma web fittizia attraverso la quale monitorare i falsi rendimenti, mentre sullo schermo capitale, andamento dell'operazione e rendimenti promessi sembravano reali.
Il resto dei proventi della truffa, quantificati in oltre 1,6 milioni di euro, sarebbe stato invece investito da alcuni degli indagati nell'acquisto di decine di immobili, terreni e quote societarie di aziende italiane, configurando anche l'ipotesi di reato di autoriciclaggio. È proprio su queste somme che si concentra il provvedimento di sequestro, disposto dal gip del Tribunale di Torino sotto forma di decreto preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente.
Le perquisizioni hanno interessato i principali indagati e hanno riguardato denaro, beni mobili registrati, immobili e quote societarie intestati direttamente agli indagati o a società a loro riconducibili. Complessivamente, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, risultano coinvolte dodici persone: sette accusate di autoriciclaggio e cinque, tra organizzatori e complici, di esercizio abusivo dell'attività finanziaria.
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e, come precisato dalla stessa Guardia di Finanza, per tutti gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza fino all'accertamento definitivo delle eventuali responsabilità.
ITALIA. Truffa dei lingotti d'oro, Cassazione chiude la porta ai risarcimentiLa Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura generale di Milano, rendendo così definitive le condanne con patteggiamento per cinque imputati legati alla Global Group Consulting, la società accusata di una maxi truffa sui lingotti d'oro che ha coinvolto circa 2.400 risparmiatori in tutta Italia.
Come riporta ANSA, la Quinta Sezione penale della Suprema Corte ha respinto sia il ricorso della Procura generale di Milano sia quelli presentati da alcune parti civili contro i cinque patteggiamenti decisi lo scorso 5 febbraio dalla gip Rossana Mongiardo, nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalle pm Francesca Celle e Giancarla Serafini. Le pene, comprese tra i 2 anni e 11 mesi e i 3 anni e 10 mesi, riguardano i reati di associazione per delinquere e abusivismo finanziario e sono ora definitive.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la Global Group Consulting avrebbe convinto migliaia di risparmiatori a investire i propri risparmi nell'acquisto di lingotti d'oro, promettendo un tasso di remunerazione fisso del 4% mensile, pari a circa il 48% annuo, che sarebbe derivato da presunti investimenti nel settore farmaceutico in realtà mai effettuati. Un meccanismo che gli inquirenti hanno definito riconducibile a un classico schema Ponzi, in cui i rendimenti promessi ai primi investitori vengono pagati con il denaro versato da quelli successivi. Il sistema avrebbe movimentato oltre 89 milioni di euro dal 2019, coinvolgendo circa 2.400 risparmiatori, molti dei quali avrebbero investito la pensione o i risparmi di una vita intera.
A rendere la vicenda ancora più amara per le vittime è l'entità delle somme effettivamente recuperabili: a fronte di un danno complessivo stimato intorno ai 90 milioni di euro, le somme confiscate ammontano a circa 6 milioni di euro, mentre altri 2 milioni sarebbero stati recuperati attraverso altri canali. Si tratta di una frazione minima rispetto al danno complessivo, e il recupero di queste somme da parte dei risparmiatori resta tutt'altro che scontato.
Gli avvocati Cristiano Cominotto e Claudio Parisi, legali di centinaia di vittime, hanno precisato che il patteggiamento, per sua natura, non decide sulle richieste di risarcimento delle parti civili: da questo primo processo, quindi, non arriverà alcun ristoro diretto per i risparmiatori truffati. Resta tuttavia aperta la possibilità per le vittime di agire in sede civile contro i condannati per cercare di ottenere un risarcimento del danno subito.
La vicenda giudiziaria, però, non si chiude qui. Resta ancora in corso, nella sua fase iniziale al Tribunale di Milano, il processo a carico dei presunti ideatori e registi della truffa, i coniugi Samuel Gatto e Stefania Conti Gallenti, tuttora latitanti e ritenuti dagli inquirenti i principali promotori del sistema fraudolento. Solo dall'esito di questo secondo filone processuale potrebbe eventualmente arrivare una qualche forma di ristoro per i risparmiatori coinvolti, che nel frattempo restano in attesa di giustizia.
ITALIA. Abusivismo finanziario: Consob oscura 5 siti, totale a 1.834La Consob ha disposto l'oscuramento di cinque nuovi siti web attraverso cui venivano svolti, senza alcuna autorizzazione, servizi e attività di investimento in strumenti finanziari. Si tratta di un nuovo intervento nell'ambito della costante attività di contrasto all'abusivismo finanziario portata avanti dall'Autorità di vigilanza.
I siti colpiti dal provvedimento sono "Daxton-Italia" (con il dominio daxton-italia.com e la relativa pagina di accesso client.daxton-italia.com), "Inmarket24" (presente sui domini inmarket24.com e inmarket24.info, con pagina di accesso client.inmarket24.com), "ICloudFX" (dominio icloudfx.com e pagina webtrader.icloudfx.com) e "Ambrosiafx" (domini ambrosiafx.com e client.ambrosiafx.com).
Con questo nuovo ordine di oscuramento, il numero complessivo dei siti bloccati dalla Consob dal luglio 2019 - data a partire dalla quale l'Autorità dispone di questo potere - sale a 1.834. Di questi, 235 riguardano nello specifico fenomeni legati alle cripto-attività.
Le operazioni di oscuramento sono ora in corso da parte dei fornitori di connettività internet attivi sul territorio italiano: per ragioni tecniche, il blocco effettivo dell'accesso ai siti potrà richiedere alcuni giorni prima di diventare pienamente operativo.
La Consob coglie l'occasione per richiamare l'attenzione dei risparmiatori sull'evoluzione delle tecniche fraudolente che sfruttano la rete per appropriarsi di denaro e dati personali. Tra gli strumenti sempre più diffusi figurano messaggi e-mail e siti web "clonati", oltre a profili contraffatti di personaggi politici e celebrità, realizzati anche attraverso contenuti generati con l'intelligenza artificiale - immagini, voci o video sintetici - allo scopo di indurre gli utenti a effettuare scelte di investimento rischiose o fraudolente.
L'Autorità invita i risparmiatori a consultare la scheda informativa dedicata ai consigli per difendersi dalle frodi finanziarie online, e ricorda l'importanza di verificare sempre, prima di investire, che l'operatore tramite cui si opera sia effettivamente autorizzato e che, nel caso di offerte di prodotti finanziari, sia stato pubblicato il relativo prospetto informativo.
ITALIA. Finta banca d'investimenti, truffa da 6 milioni: sequestri a TorinoUna società che si presentava come "banca di investimenti" di diritto londinese, con sedi in Spagna e a Torino, specializzata in oro e criptovalute. In realtà una struttura priva di qualsiasi autorizzazione a operare come intermediario finanziario, costruita per truffare centinaia di risparmiatori in tutta Italia. È quanto ha ricostruito la Guardia di Finanza di Torino, che ha smantellato un'associazione per delinquere attiva tra il 2021 e il 2023.
Come riporta TorinoToday, il gruppo si avvaleva di una rete di sedicenti consulenti finanziari per proporre a centinaia di risparmiatori investimenti ad alti rendimenti attraverso la finta banca londinese. Il meccanismo era quello classico dello schema Ponzi: in una prima fase, per guadagnare credibilità e ritardare le richieste di restituzione del capitale, l'organizzazione restituiva ai finanziatori alcune somme a titolo di interessi, alimentando l'illusione che gli investimenti stessero realmente producendo rendimenti.
Per rassicurare ulteriormente le vittime, ai clienti venivano fornite credenziali di accesso a una piattaforma online che permetteva di monitorare l'andamento del proprio portafoglio. Anche questa, però, era completamente fittizia: gli investimenti proposti non sarebbero mai stati realmente sottoscritti, e il denaro versato dai risparmiatori finiva semplicemente nel meccanismo truffaldino.
Il sodalizio criminale è riuscito a raccogliere complessivamente oltre sei milioni di euro. Una parte di questa somma è stata utilizzata per pagare gli interessi fittizi e mantenere in piedi l'inganno agli occhi degli investitori. La restante parte, per un valore superiore a 1,6 milioni di euro, è stata invece reimpiegata dagli indagati nell'acquisto di decine di immobili, terreni e quote societarie di aziende, configurando così anche il reato di autoriciclaggio.
Le indagini sono state condotte dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino, nell'ambito di un procedimento coordinato dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese diretta da Giovanni Bombardieri. Il Gip del Tribunale di Torino ha disposto un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di denaro e beni per oltre 1,6 milioni di euro nei confronti dei principali promotori dell'associazione.
Le perquisizioni, eseguite nella mattinata del 2 ottobre, hanno coinvolto anche i Reparti della Guardia di Finanza di Milano e Teramo, che hanno proceduto al blocco di denaro, beni mobili registrati e immobili intestati agli indagati e alle società a loro riconducibili.
ITALIA. Scuola, alunni italiani -612mila, stranieri +83mila in 5 anniIl confronto tra l'anno scolastico 2019/2020 e quello in corso, il 2025/2026, restituisce un quadro demografico in forte movimento nelle aule italiane. Come riporta Orizzonte Scuola, i dati contenuti nella relazione illustrativa e tecnica allegata al Decreto Scuola fotografano una trasformazione strutturale della popolazione studentesca, frutto dell'incrocio tra il calo delle nascite e l'aumento della presenza di origine straniera.
Gli alunni con cittadinanza italiana sono scesi da circa 7,4 milioni a 6.788.990 iscritti: una perdita che supera le 612.000 unità, pari a una contrazione dell'8,3% in sei anni scolastici, legata al calo demografico che riguarda il Paese. Nello stesso periodo il movimento è stato opposto per gli studenti con cittadinanza non italiana, passati da 827.743 a 911.578 presenze, con un aumento netto di 83.835 ragazzi: un incremento del 10,12% che ha portato il peso di questa componente a toccare l'11,9% dell'intera popolazione scolastica.
È proprio l'effetto combinato di questi due andamenti - lo spopolamento di bambini italiani e la crescita degli alunni stranieri - ad aver spinto il governo a inserire nel Decreto Scuola un tetto del 30% di alunni stranieri per classe, con l'obiettivo dichiarato di evitare che in alcuni quartieri o singoli istituti si creino forti concentrazioni di studenti non italofoni.
L'articolo richiama inoltre i dati Invalsi citati nel testo normativo sui divari educativi che permangono tra le due componenti della popolazione scolastica: il tasso di abbandono scolastico precoce sfiora il 16,9% tra i giovani stranieri di prima generazione, contro una media del 6,2% registrata tra i coetanei italiani.
MONDO. Unhcr: 5,8 milioni di bambini rifugiati senza scuola, tagli a rischioNel 2025 quasi un bambino rifugiato su due è rimasto escluso dall'istruzione. È quanto emerge dal rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), intitolato "Pathways to the Future: Education, Opportunity and Self-Reliance", secondo cui 5,8 milioni di minori rifugiati non frequentano la scuola, pari al 44% dei 13,1 milioni di bambini e ragazzi in età scolare costretti alla fuga dal proprio paese.
Come riporta AgenSIR, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati avverte che i tagli ai finanziamenti umanitari e alla cooperazione allo sviluppo rischiano di aggravare ulteriormente la situazione, limitando l'accesso all'istruzione e compromettendo anni di investimenti nel settore educativo. Il rapporto sottolinea che le riduzioni degli aiuti potrebbero restringere ulteriormente le opportunità educative per milioni di giovani rifugiati, rendendo indispensabili maggiori investimenti, partnership più forti e un più deciso sostegno ai sistemi educativi nazionali dei paesi ospitanti.
Particolarmente preoccupante è la difficoltà di proseguire gli studi oltre la scuola primaria. Il tasso di iscrizione raggiunge infatti il 65% nella scuola primaria, ma scende drasticamente al 32% nella secondaria. Tra le ragazze rifugiate la situazione è ancora più critica: se nella scuola primaria i livelli di frequenza sono sostanzialmente analoghi a quelli dei coetanei maschi, nella scuola secondaria il divario si amplia sensibilmente a causa di povertà, rischi per la protezione, matrimoni precoci e altre pressioni che spingono un numero crescente di adolescenti ad abbandonare gli studi.
Non tutti i dati sono negativi. Per la prima volta oltre 450mila rifugiati risultano iscritti all'università, portando l'accesso all'istruzione terziaria a un livello record dell'11%, in crescita rispetto al 9% del 2024. Il progresso mantiene l'Unhcr e i suoi partner sulla strada dell'obiettivo del 15% di iscrizione universitaria dei rifugiati entro il 2030, da raggiungere attraverso un maggiore accesso a università, formazione professionale, programmi di apprendimento a distanza, borse di studio e percorsi educativi in paesi terzi. Resta tuttavia una forte disuguaglianza: in oltre l'80% dei paesi che hanno fornito dati, l'iscrizione dei rifugiati all'istruzione superiore rimane inferiore alla media nazionale.
L'Alto Commissario Onu per i Rifugiati, Barham Salih, egli stesso ex rifugiato, ha sottolineato l'importanza personale dell'istruzione nella propria vita, definendola non solo una forma di protezione ma anche una via verso l'opportunità e l'autosufficienza. Salih ha avvertito che, in un momento di forte pressione sui finanziamenti umanitari e per lo sviluppo, i tagli all'istruzione rischiano di vanificare decenni di investimenti collettivi e di precludere opportunità a un'intera generazione di giovani.
U.E.. La Corte di Giustizia blocca la sospensione automatica dell'asiloLa Corte di Giustizia dell'Unione europea ha stabilito che la sospensione automatica dell'esame delle domande di asilo viola il diritto comunitario. Una sentenza che rischia di diventare un ostacolo concreto ai piani della Commissione europea, del Partito Popolare Europeo e di alcuni Stati membri, intenzionati a irrigidire ulteriormente le politiche migratorie.
Il caso esaminato dai giudici di Lussemburgo riguardava i Paesi Bassi, dove le autorità avevano sospeso l'esame della domanda di asilo di un cittadino cinese di origine uigura, arrivato nel marzo 2022 insieme alla moglie ucraina e al figlio, in attesa della scadenza della protezione temporanea che gli era stata riconosciuta in quanto familiare di una cittadina ucraina. La Corte ha chiarito che il diritto dell'Unione consente a chi beneficia di protezione temporanea di presentare comunque una domanda di protezione internazionale, e che le due procedure possono procedere in parallelo in modo indipendente: i termini previsti dalla normativa europea per l'esame delle domande restano vincolanti, a prescindere dal fatto che il richiedente goda già di protezione temporanea.
Pur riguardando una fattispecie diversa dalla crisi di Ceuta, la pronuncia ha una portata più generale: i giudici hanno chiarito che una sospensione generalizzata e automatica del diritto d'asilo, giustificata dalle difficoltà di uno Stato membro nel gestire gli arrivi, non è ammessa dal diritto dell'Unione europea.
La sentenza arriva in un momento politicamente delicato. Nel discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato a settembre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva annunciato un nuovo "meccanismo di risposta di emergenza" per consentire agli Stati membri di affrontare i movimenti migratori di massa definiti "orchestrati e strumentalizzati", ipotizzando tra le misure possibili anche la sospensione del diritto individuale all'asilo per procedere a rimpatri e deportazioni immediate.
Nei giorni scorsi, in una riunione dei ministri dell'Interno a Lussemburgo, il commissario europeo per le migrazioni Magnus Brunner non ha incluso il diritto d'asilo tra le "linee rosse" considerate invalicabili dall'Unione, citando il ruolo dei trafficanti di esseri umani nella crisi di Ceuta e definendo la protezione delle frontiere europee non solo una questione migratoria, ma di sicurezza. Per Brunner le uniche linee rosse restano il diritto internazionale e i diritti umani, concetti che negli ultimi tempi sono stati interpretati con crescente flessibilità nella politica migratoria dell'Unione.
Come riporta il Mattinale Europeo, la sentenza della Corte di Giustizia potrebbe quindi diventare il principale ostacolo giuridico al tentativo del Partito Popolare Europeo e di alcuni governi nazionali di indurire ulteriormente le politiche sui richiedenti asilo nelle situazioni definite di crisi.
ITALIA. Suicidio assistito. Ass. Coscioni deposita firme per pdl in Lombardia e PiemonteSono oltre 17.000 le firme depositate in Consiglio Regionale della Lombardia, mentre sono 16.000, il doppio di quelle necessarie, le firme portate in Consiglio Regionale del Piemonte, a favore di “Liberi Subito”, la proposta di legge regionale sul “suicidio assistito” già approvata in Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna.
“Queste firme ci dicono che è il momento della responsabilità: chiediamo ai Consiglieri di decidere in un modo o nell’altro, ma di assumersi una responsabilità”, commenta Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Il punto Regione per Regione.
ITALIA. Pesaro, sfratto dalla Rsa rischia di dividere coppia sposata da 54 anniA Pesaro una coppia di coniugi, sposati da 54 anni, rischia di essere separata a causa della chiusura di 14 posti destinati agli anziani ospiti di Casa Roverella, struttura gestita dal Consorzio Santa Colomba. Come riporta Il Resto del Carlino, il figlio della coppia racconta di aver venduto la casa dei genitori lo scorso 18 luglio per riuscire a pagare le rette necessarie a mantenerli entrambi nella struttura. La madre, 79 anni, è malata di Alzheimer in fase avanzata e vive a Casa Roverella dal 2024. Il padre, 89 anni, l'ha raggiunta soltanto nel dicembre 2025, andando a vivere al piano di sotto rispetto alla moglie. Ora, dopo appena pochi mesi trascorsi sotto lo stesso tetto, la famiglia rischia di vedere i due anziani separati di nuovo: il 18 settembre è arrivata la comunicazione che chiedeva di lasciare la struttura, con scadenza fissata al 30 settembre. Il termine è stato poi prorogato al 30 ottobre. Il caso della coppia si aggiunge a quello di Diana Palena, 90 anni, un'altra delle 14 persone coinvolte nello sfratto. I figli di Diana, Laura e Paolo Bernardi, tramite il loro avvocato hanno inviato una seconda lettera, datata 30 settembre, indirizzata all'Azienda sanitaria territoriale e per conoscenza anche all'assessorato regionale alla Sanità. Nella missiva si contesta il procedimento in corso per l'autorizzazione alla realizzazione di 27 posti di Rsa per disabili, il cosiddetto progetto "Tomasello", che verrebbe collocato proprio all'interno del complesso di Casa Roverella. Tale autorizzazione muterebbe la destinazione attuale della struttura, che da residenza per anziani diventerebbe, almeno in parte, una Rsa per persone con disabilità, con la conseguenza di far sloggiare i 14 anziani attualmente ospitati. Nella lettera i legali chiedono esplicitamente che l'Azienda sanitaria territoriale non assuma ulteriori provvedimenti lesivi dei diritti di Diana Palena e degli altri 13 ospiti, almeno fino a quando non sarà stata svolta un'istruttoria specifica per valutare l'impatto dell'autorizzazione sugli attuali ospiti della struttura, e comunque non prima di aver concordato e sottoscritto con le rispettive famiglie una soluzione a parità di costo. Il figlio di Diana ha dichiarato di essere pronto a presentare ricorso al Tar qualora non si trovi un'intesa condivisa con le famiglie coinvolte. La vicenda nasce da un accordo risalente al 2022 tra Comune di Pesaro, Regione Marche e Azienda sanitaria territoriale, che prevedeva il trasferimento dei 27 ospiti della Rsa Tomasello, struttura collocata nell'area dell'ospedale di Muraglia, proprio a Casa Roverella, per liberare gli spazi necessari alla costruzione del nuovo ospedale. Le famiglie dei 14 anziani sostengono di essere state informate solo all'ultimo momento di un problema noto da anni, mentre il sindaco di Pesaro ha chiesto all'Azienda sanitaria di concedere più tempo per individuare una soluzione che tuteli tutte le persone coinvolte.
MONDO. Oms: aspettativa di vita torna ai livelli pre-Covid, ma crescono le malattie cronicheL'aspettativa di vita mondiale è tornata quasi ai livelli precedenti la pandemia, ma il peso delle malattie non trasmissibili sulla salute globale continua a crescere. È quanto emerge dalle nuove Stime globali sulla salute diffuse dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che aggiornano al 2023 i dati su mortalità, morbosità e aspettativa di vita in tutti i Paesi del mondo.
Secondo l'Oms, nel 2023 l'aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto 73,3 anni, un dato molto vicino ai 73,4 anni registrati nel 2019, prima dello scoppio della pandemia di Covid-19. Il recupero dell'aspettativa di vita in buona salute procede invece più lentamente: nel 2023 si è fermata a 62,8 anni, ancora 0,4 anni sotto il livello pre-pandemico. Un segnale che, pur in un contesto di ripresa generale, le persone continuano a convivere più a lungo con malattie croniche e disabilità rispetto a prima della crisi sanitaria globale.
Il dato più significativo riguarda però il cambiamento nella natura delle principali cause di morte nel mondo. Le malattie non trasmissibili hanno causato il 74% dei decessi globali nel 2023, una quota in costante crescita rispetto al 58% registrato nel 2000. Otto delle dieci principali cause di morte nel 2023 appartengono ormai a questa categoria, a conferma di quella che l'Oms definisce una transizione epidemiologica ormai consolidata a livello mondiale.
In cima alla classifica resta la cardiopatia ischemica, che da sola ha provocato circa 9,5 milioni di decessi nel 2023, seguita dall'ictus con 6,8 milioni di morti e dalla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) con 3,6 milioni di decessi. Un dato che colpisce riguarda le demenze, salite al quinto posto tra le cause di morte globali con 2,1 milioni di decessi, il 66% dei quali tra le donne: dal 2000 i decessi per demenza sono triplicati. Il diabete si colloca al sesto posto con 2 milioni di morti nel 2023.
Le stime segnalano anche un peggioramento sul fronte della salute mentale: tra il 2019 e il 2023 gli anni di vita sana persi a causa della depressione sono aumentati del 20%, mentre quelli legati all'ansia sono cresciuti addirittura del 45%.
Sul fronte delle malattie infettive, il quadro mostra invece segnali di miglioramento per alcune patologie storicamente gravi. L'HIV/AIDS è uscito dalla top ten delle cause di morte globali, con un calo dei decessi del 62% rispetto al 2000. Anche il Covid-19, che nel 2021 era stata la prima causa di morte al mondo, è sceso al quattordicesimo posto nel 2023, con circa 900mila decessi registrati nell'anno.
Le stime dell'Oms evidenziano tuttavia profonde disuguaglianze tra le diverse aree del mondo. Nei Paesi a basso reddito restano prevalenti le malattie trasmissibili come malaria, tubercolosi e HIV/AIDS, legate a condizioni di povertà, accesso limitato alle cure e sistemi sanitari fragili. Nei Paesi ad alto reddito, al contrario, nove delle dieci principali cause di morte sono ormai malattie non trasmissibili, a dimostrazione di come l'invecchiamento della popolazione e gli stili di vita abbiano spostato il peso della mortalità verso patologie croniche e degenerative.
Come riporta Quotidiano Sanità, i nuovi dati dell'Oms confermano quindi un duplice scenario: da un lato il recupero, seppure parziale, dagli effetti devastanti della pandemia sull'aspettativa di vita; dall'altro una pressione crescente e strutturale delle malattie croniche, che richiede politiche di prevenzione, diagnosi precoce e cura sempre più mirate, soprattutto nei Paesi dove l'invecchiamento della popolazione è più marcato.
ITALIA. Varese, medici ospedalieri in Rsa per ridurre i ricoveri degli anzianiUn medico dell'ospedale che entra nella stanza della casa di riposo, invece del consueto percorso inverso che porta l'anziano fragile dalla Rsa al Pronto soccorso. È questo il senso del nuovo progetto avviato dall'Asst Sette Laghi di Varese, che prevede l'arrivo nelle residenze sanitarie assistenziali di medici internisti provenienti direttamente dai reparti ospedalieri.
Come riporta La Prealpina, il progetto diventerà operativo entro due settimane e prevede che i medici del Dipartimento di Area medica si rechino in otto strutture residenziali della provincia, con un paio di uscite settimanali per ciascuna. Si parte dalla Fondazione Molina di Varese.
L'obiettivo dichiarato è duplice: ridurre gli accessi impropri al Pronto soccorso e accorciare la durata delle ospedalizzazioni, migliorando al tempo stesso il coordinamento tra ospedale e territorio e la tempestività delle cure. Il meccanismo si basa sul confronto diretto tra due figure professionali: i medici della Rsa, che conoscono quotidianamente il paziente, e quelli ospedalieri, che possono valutare se sia davvero necessaria una corsa in ambulanza verso il Pronto soccorso o se il problema possa essere gestito direttamente in struttura.
Il progetto è stato realizzato dal direttore sociosanitario dell'Asst Sette Laghi, Giuseppe Calicchio, insieme a Francesco Dentali, direttore del Dipartimento di Area medica. "Il paziente della casa di riposo è un paziente fragile che ha bisogno di ricorrere spesso all'ospedale", ha spiegato Calicchio, sottolineando che l'iniziativa nasce per ridurre la distanza tra ospedale e territorio e rafforzare la collaborazione tra l'azienda sanitaria e le residenze per anziani.
L'iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di integrazione tra ospedale e Rsa già avviato a Varese nei mesi scorsi, con la collaborazione tra Asst Sette Laghi e la Fondazione Molina per la gestione delle urgenze non emergenti attraverso canali diretti tra i medici delle strutture residenziali e il Pronto soccorso dell'Ospedale di Circolo.
ITALIA. Piemonte, 12 mila anziani in lista d'attesa per un posto in RsaIn Piemonte oltre 12 mila anziani non autosufficienti attendono un posto convenzionato in una residenza sanitaria assistenziale (Rsa). Il caso è seguito da tempo da La Stampa, che dai primi di luglio denuncia una situazione sempre più critica per le famiglie coinvolte.
Secondo una ricostruzione della Fondazione Promozione Sociale, le persone non autosufficienti in attesa di una prestazione residenziale convenzionata sarebbero passate da 8.592 a febbraio 2025 a 12.148 a giugno 2026, con una crescita superiore al 40% in poco più di un anno. I dati, diffusi anche dal gruppo consiliare di Alleanza Verdi e Sinistra in Regione, segnalano inoltre un aumento preoccupante dei casi classificati come "urgenti" dalle Unità di valutazione geriatrica (Uvg), passati da 892 a fine dicembre 2025 a 1.255 al 30 giugno successivo.
Tra le storie raccolte da La Stampa c'è quella di Loretta, la cui madre è affetta da una grave forma di demenza e viene seguita dal Centro Disturbi Cognitivi e Demenze dell'ospedale Martini di Torino. La donna è stata ricoverata in una Rsa al costo di 3.600 euro al mese, nonostante l'Unità di valutazione geriatrica dell'Asl abbia classificato il suo caso come "Non Urgente", pur certificando 13 punti sanitari su un totale di 14 corrispondenti a una condizione di totale dipendenza. Per la famiglia si prospettano almeno 18 mesi di attesa prima che le cure vengano riconosciute e coperte dal sistema sanitario pubblico, con una spesa stimata di circa 70 mila euro a carico dei familiari.
Per affrontare l'emergenza, venerdì 30 ottobre alla Nuvola Lavazza di Torino si terrà una giornata pubblica di confronto, organizzata da La Stampa insieme alla Regione Piemonte. L'iniziativa sarà aperta dagli interventi del presidente della Regione Alberto Cirio e del sindaco di Torino Stefano Lo Russo. Sono previste due sessioni, una al mattino dalle 10,30 alle 12,30 e una al pomeriggio dalle 14,30 alle 16,30, che coinvolgeranno rappresentanti delle istituzioni, gestori delle strutture, mondo del no-profit, sindacati, medici, giornalisti e caregiver. Tra i contributi, anche testimonianze video raccolte dalla rubrica "Specchio dei Tempi" del quotidiano torinese.
Come riporta La Stampa, il caso piemontese mette in luce una criticità più ampia del sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia, dove l'allungamento delle liste d'attesa per le quote sanitarie convenzionate finisce per scaricare sui familiari costi economici e carichi di cura sempre più pesanti.
ITALIA. Medici in fuga dal pubblico: nel 2025 le dimissioni superano le pensioniIl 2025 passerà alla storia come l'anno dello spartiacque per la sanità pubblica italiana. Per la prima volta nel decennio 2015-2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno superato i pensionamenti: 3.767 contro 2.876. Lo rivela uno studio del Centro Studi Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, basato sui dati Onaosi, sul Conto annuale dello Stato e sulle cifre del Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Il balzo è stato improvviso e netto: le dimissioni sono aumentate del 150% in un solo anno, passando dalle 1.503 del 2024 alle 3.767 del 2025. Si tratta del 3,5% del totale dei medici in servizio, una soglia mai raggiunta nell'intero decennio preso in esame, nemmeno nei mesi più critici della pandemia.
Il fenomeno non è circoscritto a poche realtà locali, ma attraversa in modo capillare l'intero Paese: in 12 regioni su 20 i medici che nel 2025 hanno scelto di lasciare il Servizio Sanitario Nazionale prima della pensione sono stati più numerosi di quelli che hanno raggiunto i limiti di età per il ritiro. Le situazioni più marcate si registrano in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove i dimissionari arrivano a superare da 2,4 a 3,3 volte i pensionati.
Un altro dato restituisce la dimensione dell'emorragia di personale: nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, mentre 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico considerando insieme pensionamenti e altre cause di cessazione. "Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, ma di un vero e proprio esodo", ha commentato Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, attribuendo il fenomeno a turni massacranti, stipendi non allineati agli standard europei, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti. Di Silverio ha parlato di una "vasca senza tappo" per descrivere il mancato equilibrio tra nuove assunzioni e uscite dal sistema.
Non mancano, tuttavia, segnali di ricambio generazionale: tra il 2015 e il 2024 l'età media dei medici ospedalieri si è ridotta di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e di 2 anni e 4 mesi tra le donne. Un ruolo rilevante in questo senso, secondo Anaao Assomed, lo ha giocato il cosiddetto Decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 ha permesso l'ingresso nel sistema di quasi 10.000 giovani medici.
Lo studio conferma però la persistente frattura tra Nord e Sud del Paese: il Centro-Nord registra un saldo positivo di 4.029 medici, pari a +5,9%, mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166, con un calo del 3,1%. I cali più drammatici si osservano in Basilicata (-24,6%), Molise (-17,2%), Valle d'Aosta (-14,2%) e Calabria (-12,6%).
Per contrastare quello che il sindacato definisce un "segnale d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare", Anaao Assomed ha presentato un piano in 10 punti rivolto a Governo, Parlamento e Regioni. Tra le richieste principali figurano il superamento del tetto di spesa per il personale, retribuzioni allineate agli standard europei, una riforma della responsabilità professionale e l'istituzione di un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, utile a monitorare motivazioni e destinazioni dei professionisti che lasciano il sistema pubblico.
MESSICO. Un chihuahua nella Guardia Nazionale contro i narcos
Un cucciolo di chihuahua di appena 21 centimetri e sette chili è diventato il membro più piccolo e insolito della Guardia Nazionale messicana. Si chiama Comando e, nonostante le dimensioni minuscole, si sta addestrando per compiti di ricerca e soccorso, oltre a svolgere un ruolo di mascotte ufficiale del corpo.
Come riporta latination.com, mentre la maggior parte delle forze armate e di sicurezza nel mondo preferisce cani di grossa taglia come i pastori tedeschi per le operazioni tattiche, la Guardia Nazionale messicana ha scelto di accogliere nei propri ranghi questo minuscolo chihuahua, ribaltando ogni aspettativa. Comando è stato adottato circa sei mesi fa, dopo essere rimasto senza casa perché i suoi precedenti proprietari non erano più in grado di occuparsene. Secondo quanto riferito dalla stessa fonte, il cane non si limita a fare da semplice ornamento: si prepara attivamente per compiti di ricerca e soccorso, pur continuando a fungere da amata mascotte ufficiale, dimostrando che la dimensione non definisce il coraggio né la capacità di servizio.
Per svolgere al meglio le sue funzioni, Comando indossa un'uniforme speciale su misura, comprendente un giubbotto tattico, occhialini miniaturizzati e una telecamera montata sulla testa che registra ogni missione. Durante una recente esercitazione, il piccolo chihuahua ha mostrato un'agilità sorprendente superando un percorso a ostacoli, mentre cani di taglia molto più grande si bloccavano davanti alle stesse prove.
La tenente Débora Hernández, responsabile dell'addestramento, ha spiegato che la presenza di Comando serve a rompere due stereotipi: l'idea che solo i cani di grossa taglia possano prestare servizio nella Guardia Nazionale, e la convinzione che un corpo a connotazione militare non possa costruire un legame più caloroso con la cittadinanza. La tenente ha sottolineato che la presenza dell'animale ricorda alle persone che, dietro l'uniforme, ci sono esseri umani sensibili.
Comando ora compare regolarmente a cerimonie civiche, eventi scolastici e programmi di sensibilizzazione nelle comunità. La sua vicenda arriva in un momento di forte attenzione pubblica sulla sicurezza e sulla lotta al crimine organizzato in Messico, sotto la presidenza di Claudia Sheinbaum, e la storia del piccolo chihuahua è diventata virale sui social network, raccogliendo migliaia di follower e accendendo un'ondata di affetto popolare verso la Guardia Nazionale.
IRLANDA. È fondamentale fornire informazioni sulle politiche in materia di droga
In Irlanda il dibattito pubblico sulle politiche in materia di droghe continua a scontrarsi con una confusione di fondo: quella tra legalizzazione e decriminalizzazione, due concetti spesso usati come sinonimi ma che comportano conseguenze molto diverse. A sottolinearlo è James Windle, docente di Criminologia all'University College Cork, secondo cui una corretta informazione del pubblico su questi termini è un passaggio indispensabile per costruire politiche efficaci.
Come riporta il Cork Independent, Windle spiega che la legalizzazione trasforma una sostanza in un prodotto vendibile e regolamentato, sul modello di alcol o tabacco, con il rischio concreto di un aumento dei consumi legato alla maggiore disponibilità commerciale. La decriminalizzazione, al contrario, non apre alcun canale di vendita né facilita in alcun modo l'accesso alle sostanze: si limita a togliere la sanzione penale a chi viene trovato in possesso di piccole quantità per uso personale, orientando queste persone verso i servizi sanitari e sociali piuttosto che verso un'aula di tribunale o il carcere.
Il docente ricorda che questa distinzione era già stata al centro dei lavori dell'Assemblea dei Cittadini sull'uso di droghe, riunitasi in Irlanda tra il 2023 e il 2024, che aveva raccomandato di non trattare più il possesso per uso personale come una questione di giustizia penale. Durante quei lavori lo stesso Windle aveva evidenziato come il proibizionismo abbia "funzionato fino a un certo punto", contenendo il consumo di droghe su livelli relativamente bassi attraverso la limitazione della disponibilità e dei prezzi, ma aveva anche messo in guardia sul fatto che la severità delle pene ha scarso effetto deterrente, specialmente sui più giovani.
Secondo Windle, perché una riforma delle politiche sulle droghe abbia senso servono investimenti consistenti nei servizi dedicati alle dipendenze: più posti letto per la disintossicazione, una formazione specifica per i medici di base, l'estensione dei programmi di distribuzione del naloxone (il farmaco salvavita che blocca gli effetti di un'overdose da oppioidi) e l'apertura di strutture per il consumo controllato sotto supervisione sanitaria.
Quanto al ruolo delle forze dell'ordine, il criminologo ritiene che le risorse della polizia debbano essere concentrate sulla disgregazione delle grandi reti di traffico e sul contrasto ai nuovi oppioidi sintetici, sostanze sempre più diffuse e pericolose che stanno cambiando il mercato della droga, piuttosto che sugli arresti di piccoli consumatori, che hanno un impatto limitato sulla sicurezza pubblica ma gravi conseguenze sulla vita delle persone coinvolte.
BOLIVIA. Arrestato il procuratore generale Mariaca dopo stop Usa al visto
Il procuratore generale dello Stato, Roger Mariaca, è stato arrestato dalla polizia pochi giorni dopo che il Dipartimento di Stato statunitense gli aveva revocato il visto d'ingresso. L'Ufficio del Procuratore Pubblico boliviano ha parlato apertamente di "sequestro" del proprio vertice, denunciando un'operazione condotta, a suo dire, in modo illegale.
Come riporta Common Dreams, Mariaca è stato intercettato e fermato all'aeroporto internazionale Viru Viru di Santa Cruz insieme a un procuratore della città. L'arresto è arrivato pochi giorni dopo che l'amministrazione Trump aveva revocato il visto a Mariaca e ad altre oltre dieci persone provenienti da Bolivia, Colombia ed Ecuador, nell'ambito di una nuova politica che colpisce funzionari accusati di corruzione o legami con il narcotraffico.
Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano, Mariaca avrebbe accettato "tangenti per facilitare il narcotraffico e aiutare criminali violenti a sottrarsi alla giustizia". Il procuratore ha respinto pubblicamente le accuse, sostenendo che la revoca del visto fosse in realtà una forma di "interferenza" e "pressione politica" legata a un'indagine da lui condotta su Fernando Cerimedo, consigliere del presidente boliviano Rodrigo Paz, descritto da diversi osservatori come una figura di riferimento del movimento MAGA in America Latina.
"Denunciamo davanti a tutta la popolazione boliviana questo intervento che viene condotto illegalmente", ha dichiarato Claudia Pardo, responsabile della comunicazione dell'Ufficio del Procuratore Pubblico, parlando alla stampa dopo il fermo di Mariaca.
Il ministro del Governo boliviano, Marco Antonio Oviedo, ha invece presentato l'operazione come parte della lotta al "narcoterrorismo", sostenendo che l'ufficio guidato da Mariaca si fosse trasformato in un'organizzazione criminale dedita a proteggere e favorire il traffico di droga. Secondo le autorità, durante l'operazione sarebbero stati trovati e sequestrati ingenti quantitativi di denaro contante nascosto, fatto uscire dall'abitazione del procuratore a bordo di un'ambulanza.
Mariaca era stato nominato alla guida della Procura generale nell'ottobre 2024 dal Parlamento boliviano. L'arresto, insieme a quello di altri funzionari coinvolti nelle stesse indagini, ha riacceso il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nella politica interna dei Paesi latinoamericani, in un contesto in cui Washington ha intensificato pressioni e sanzioni su esponenti pubblici accusati di corruzione o di ostacolare gli obiettivi dell'amministrazione statunitense nella regione.
FIJI. Approvata legge sullo scambio di siringhe contro l'emergenza HIV
Il parlamento delle Fiji ha approvato una legge che consente l'avvio di un programma di scambio di siringhe per arginare la rapida diffusione dell'HIV legata all'uso di droghe per via endovenosa. Come riporta Radio New Zealand, il testo normativo, denominato HIV/AIDS (Amendment) Bill 2026, introduce programmi di riduzione del danno basati su evidenze scientifiche ed è stato definito una vera e propria "ancora di salvezza" per il Paese.
Le Fiji registrano uno dei tassi di crescita dell'HIV più rapidi al mondo: il governo ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria il mese scorso, dopo che è emerso che un adulto su 60 nel Paese convive attualmente con il virus. Secondo l'agenzia delle Nazioni Unite per l'HIV/AIDS (UNAIDS), le nuove infezioni sono aumentate di dodici volte tra il 2010 e il 2025, con circa 9.100 persone sieropositive stimate nel 2025, di cui solo il 39% a conoscenza del proprio stato e appena il 22% in trattamento antiretrovirale.
Dopo l'approvazione del testo da parte del parlamento giovedì, il Ministero della Salute fijiano ha parlato di una "pietra miliare monumentale" nella lotta contro l'HIV/AIDS. In un messaggio diffuso su Facebook, il ministero ha voluto chiarire che la norma non legalizza le droghe illecite: "legalizza la compassione" e "costruisce un ponte protettivo di assistenza sanitaria verso i più vulnerabili tra noi".
Il provvedimento, composto da tre soli articoli, modifica l'HIV/AIDS Act del 2011 e autorizza il ministro della Salute a disporre programmi di riduzione del danno, tra cui la distribuzione gratuita di strumenti pungenti come aghi e siringhe, preservativi e lubrificanti, profilassi pre ed post-esposizione (PrEP), attività di counselling e percorsi di invio ai servizi di cura. Il ministro della Salute, Ratu Atonio Lalabalavu, ha spiegato che la legge consente agli operatori sanitari in prima linea, alle farmacie e ai lavoratori di prossimità (i cosiddetti "peer outreach workers") di distribuire materiale sterile, preservativi, PrEP e counselling salvavita "in sicurezza e senza timore" di conseguenze legali.
Il ministero ha precisato che la normativa è fondata sul rispetto dei diritti umani, sulla riservatezza e sulla libertà da discriminazioni. Il provvedimento prevede anche strutture per la gestione e lo smaltimento sicuro del materiale usato, informazioni di sensibilizzazione sull'HIV/AIDS e percorsi di invio verso servizi di trattamento, riabilitazione, salute mentale e sostegno sociale. Lalabalavu ha precisato che la legge non autorizza in alcun modo il traffico, la produzione, la coltivazione o l'importazione ed esportazione di sostanze stupefacenti: le tutele legali si applicano esclusivamente a chi opera nell'ambito dei programmi di riduzione del danno autorizzati.
Il viceministro della Salute, Penioni Ravunawa, ha dichiarato che il dicastero si è già preparato all'avvio del programma, con l'acquisto del materiale necessario, l'individuazione dei soggetti erogatori dei servizi e la predisposizione degli standard operativi. Il programma offrirà anche opportunità di test per l'HIV, collegamento ai percorsi di cura e invio a servizi di supporto per la dipendenza da droghe e la riabilitazione.
Il Ministero della Salute prevede oltre 3000 nuovi casi di HIV quest'anno. Con l'entrata in vigore della legge, le Fiji si uniscono ad Australia, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea come unici Paesi del Pacifico dotati di un programma formale di scambio di aghi e siringhe.
MONDO. CPI, respinta richiesta Duterte su verifica prove digitali
La Cancelleria della Corte Penale Internazionale (CPI) ha depositato il protocollo elettronico aggiornato (E-Court Protocol) relativo al processo contro l'ex presidente filippino Rodrigo Duterte, accusato di crimini contro l'umanità per le uccisioni avvenute durante la sua campagna di "guerra alla droga", prima come sindaco di Davao City e poi come presidente delle Filippine.
Come riporta VeraFiles, il deposito arriva in esecuzione della decisione della Terza Sezione di primo grado (Trial Chamber III) del 28 settembre, con cui i giudici hanno respinto la richiesta della difesa di Duterte di introdurre un campo di "verifica esperta" obbligatoria per tutte le prove provenienti da fonti aperte (open-source) o generate dagli utenti.
La difesa, guidata dall'avvocato britannico Peter Haynes, aveva motivato la richiesta con la necessità di garantire l'autenticità del materiale probatorio in un contesto, a loro dire, segnato da un'ampia circolazione di disinformazione online. I legali avevano inoltre lamentato che tra le prove depositate dalla Procura vi fossero, come riportato da Manila Bulletin, numerosi duplicati e documenti di scarsa qualità, con il rischio di "inondare il fascicolo di materiale inaffidabile o irrilevante".
I giudici hanno però respinto la richiesta, ritenendo che l'introduzione di un obbligo generalizzato di verifica esperta andasse oltre la semplice aggiunta di un campo metadati e finisse per imporre alla Procura la preparazione di materiale aggiuntivo prima ancora che la difesa potesse analizzare le singole prove e sollevare eventuali contestazioni. Nella decisione, la Camera ha osservato che, vista la mole di prove rese disponibili dall'accusa e l'ampiezza delle categorie di materiale open-source e generato dagli utenti, un simile obbligo rischiava di essere superfluo e di causare un ritardo ingiustificato all'avvio del processo.
La Procura, dal canto suo, aveva definito la richiesta della difesa "irragionevole, non necessaria e contraria agli interessi dell'efficienza giudiziaria", sostenendo che la necessità di un report esperto a corredo di una prova open-source debba essere valutata caso per caso da chi la presenta.
La Camera ha invece accolto una diversa proposta, avanzata dalla Procura e su cui si erano trovati d'accordo anche la difesa e i rappresentanti legali delle vittime: l'introduzione di un campo metadati dedicato all'indirizzo URL, utile per identificare la fonte online esatta da cui ciascuna prova è stata acquisita al momento della sua raccolta. La richiesta era stata formalmente presentata dalla Procura il 31 agosto, con l'obiettivo di creare questo nuovo campo all'interno del sistema di gestione documentale Nuix Discover.
La Cancelleria della CPI, organo che fornisce supporto giudiziario e amministrativo neutrale a tutti gli organi della Corte, aveva ricevuto l'ordine di depositare il protocollo modificato entro il 2 ottobre, a meno di due mesi dall'apertura del processo, fissata per il 30 novembre 2026.
La questione della mole di prove resta comunque aperta: la difesa di Duterte ha separatamente chiesto alla Corte di porre un tetto massimo di 10.000 elementi al materiale probatorio della Procura, sottolineando che il fascicolo è cresciuto da un iniziale 5.275 a oltre 62.130 elementi, comprendenti più di 320.000 pagine di documenti e oltre mille materiali audiovisivi. I legali di Duterte hanno definito la situazione un "disastro totale", accusa che la Procura ha respinto come "esagerata". Su questa richiesta di limitazione del fascicolo la Camera non si è ancora pronunciata.
Duterte, arrestato dalle autorità filippine nel marzo 2025 e trasferito all'Aia, resta in stato di detenzione presso il centro penitenziario della CPI in attesa del processo per crimini contro l'umanità legati alle uccisioni compiute durante la sua campagna anti-droga.
ITALIA. Vendite al dettaglio in crescita ad agosto. IstatAd agosto 2026, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio risultano in aumento sia in valore (+0,3%) sia in volume (+0,1%). Sono in crescita le vendite dei beni alimentari (+0,8% in valore e +0,5% in volume) mentre quelle dei beni non alimentari sono stazionarie in valore e calano lievemente in volume (-0,1%).
Nel trimestre giugno-agosto 2026, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio vedono un calo in valore (-0,3%) e in volume (-0,5%). La diminuzione riguarda sia le vendite dei beni alimentari (-0,4% in valore e -0,5% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (-0,1% in valore e -0,4% in volume).
Su base tendenziale, ad agosto 2026, le vendite al dettaglio registrano una crescita dello 0,5% in valore e un calo dell’1,0% in volume. Le vendite dei beni alimentari aumentano in valore (+0,9%) e diminuiscono in volume (-0,4%) così come quelle dei beni non alimentari (rispettivamente +0,2% e -1,3%).
Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali eterogenee tra i gruppi di prodotti. L’aumento maggiore riguarda Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+6,7%), mentre Calzature, articoli in cuoio e da viaggio registrano il calo più consistente (-4,1%).
Rispetto ad agosto 2025, le vendite al dettaglio sono in aumento per la grande distribuzione (+1,1% in valore e +0,1% in volume) e il commercio online (rispettivamente +5,4% e +3,6%).
Ad agosto 2026, dopo due mesi di calo, le vendite al dettaglio registrano un moderato aumento congiunturale in valore e in volume, determinato dall’andamento positivo del comparto alimentare.
Su base tendenziale, si evidenzia una crescita in valore sia per il settore alimentare sia per quello non alimentare, mentre i volumi risultano in diminuzione.
Considerando la forma distributiva, un andamento positivo, sia in valore sia in volume, caratterizza il commercio elettronico e la grande distribuzione.
U.E.. EFSA ha espresso parere positivo sull'uso di CBD negli alimenti
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha emesso il suo primo parere positivo sull'uso del cannabidiolo (CBD) negli alimenti, un passo fondamentale in un momento in cui alcuni Paesi stanno intensificando i controlli su tali prodotti.
La valutazione fa seguito alla richiesta presentata dalla società irlandese Chanelle McCoy per la commercializzazione di un integratore alimentare a base di olio di CBD, come previsto da Euractiv.
Il CBD si ottiene tipicamente dalla canapa ( cannabis sativa ) e, poiché contiene solo tracce del componente psicoattivo tetraidrocannabinolo (THC), è ampiamente considerato non inebriante.
Anziché estrarre il composto dalla pianta, l'azienda ha prodotto l'olio di CBD attraverso un processo chimico, ottenendo livelli di THC prossimi allo zero.
L'EFSA ha ritenuto l'integratore alimentare sicuro a dosi fino a 2 mg/giorno, in linea con le raccomandazioni precedenti , per gli adulti di età superiore ai 25 anni, escluse le donne in gravidanza e in allattamento.
Il parere positivo apre la strada all'approvazione del prodotto da parte della Commissione ai sensi del Regolamento sui nuovi alimenti, che riguarda i prodotti non ampiamente consumati prima del 1997 e richiede un lungo processo di autorizzazione.
Poiché nessun alimento a base di CBD ha ancora ottenuto l'approvazione, il parere dell'EFSA rappresenta una pietra miliare per il settore.
La Commissione può ora elaborare una proposta che verrebbe poi sottoposta al voto dei paesi dell'UE.
Il parere positivo dell'EFSA giunge dopo che diversi paesi dell'UE hanno imposto restrizioni sui prodotti a base di CBD, la cui popolarità è cresciuta grazie alle presunte proprietà rilassanti e medicinali.
Sebbene gli alimenti a base di CBD non avrebbero mai dovuto essere commercializzati senza l'approvazione dell'UE, hanno prosperato in un mercato grigio.
La Francia ha cambiato rotta in modo significativo all'inizio di quest'anno, introducendo un divieto rigoroso che ha colto di sorpresa il settore.
Per quanto riguarda gli alimenti a base di CBD, l'UE e il Regno Unito sembrano muoversi nella stessa direzione, seppur a velocità diverse.
L'Agenzia britannica per gli standard alimentari (FSA) ha espresso pareri positivi sulle prime tre richieste di autorizzazione per alimenti innovativi a base di CBD presentate nel paese, una delle quali anche da Chanelle McCoy. La decisione finale spetta ora al governo.
Ma l'FSA ha accettato un'assunzione giornaliera molto più elevata: 10 mg al giorno, rispetto ai 2 mg dell'EFSA.
Il destino delle richieste di autorizzazione per la commercializzazione del CBD nel Regno Unito potrebbe presto essere incerto, poiché Londra dovrebbe adottare la legislazione alimentare europea nell'ambito del suo allineamento con Bruxelles.
Si prevede che l'accordo sanitario e fitosanitario (SPS) in questione entri in vigore a metà del 2027 e che venga presentato al prossimo vertice UE-Regno Unito.
(Maria Simon Arboleas su Rapporteru del 26/09/2026)
U.E.. Il diritto alla cancellazione dei dati vale anche per i registri di battesimoNemmeno la Chiesa Cattolica è esente dal Regolamento generale sulla protezione dei dati e le sue garanzie a favore dei cittadini. Almeno così la pensa l’avvocato generale della Corte dell’Ue, Laila Medina, in un parere su un ricorso presentato da un cittadino belga battezzato che ha chiesto alla diocesi di Gand di cancellare ogni riferimento alla sua persona da registri e archivi, cartacei e digitali, invocando il RGDP. La diocesi ha registrato il suo abbandono della Chiesa cattolica, ma i dati sono stati conservati in forma leggibile.
Secondo l’avvocato generale, il registro battesimale contiene un insieme “strutturato” di dati personali delle persone battezzate e costituisce quindi un archivio ai sensi del RGDP, che le organizzazioni religiose e le chiese devono rispettare. Per le persone che abbandonano la Chiesa è dunque possibile chiedere la cancellazione dei dati dal registro battesimale mediante un’opposizione formale al trattamento.
(Il Mattinale europeo)
U.E.. Consultazione pubblica sul diritto all'oblio degli ex-malati di cancroLa Commissione europea ha avviato una consultazione mirata sull'accesso equo ai servizi finanziari per i sopravvissuti al cancro.
I progressi scientifici e medici hanno permesso a un numero sempre maggiore di persone di sopravvivere al cancro. Tuttavia, una storia di cancro può ancora creare ostacoli all'accesso ai servizi finanziari, come i mutui, anche a distanza di anni dalla fine delle cure. Una precedente diagnosi di cancro non dovrebbe essere presa in considerazione indefinitamente nel determinare le condizioni di accesso ai servizi finanziari. Il Piano dell'UE per la lotta contro il cancro ha contribuito a inserire il diritto all'oblio saldamente nell'agenda europea. La Commissione sta ora raccogliendo suggerimenti pratici su come un approccio efficace potrebbe funzionare in tutta l'UE.
Desideriamo raccogliere le opinioni di assicuratori, banche e altri soggetti interessati, nonché di persone guarite dal cancro, delle loro organizzazioni di rappresentanza e della comunità medica. Il vostro contributo aiuterà a definire le prossime mosse della Commissione.
La consultazione è aperta fino al 27 ottobre 2026 .
ITALIA. Attenzione alle multe false sul parabrezza: la truffa del codice QRScoprire una multa sul parabrezza è forse uno dei dispiaceri più grandi della vita moderna. Figuriamoci trovarsi a pagarla per capire solo successivamente che si trattava di una sanzione finta e che il denaro e/o i dati trasmessi sono finiti chissà dove. È esattamente così che funziona la truffa messa in atto da qualcuno a Modena (e probabilmente altrove), come avvisano il sito dell’amministrazione comunale e la Polizia Locale.
Gli agenti hanno scoperto false contravvenzioni posizionate sui vetri delle automobili. Sono prodotte in modo da sembrare autentiche, con tanto di logo istituzionale e parecchi dettagli, come quelle stampate dagli ausiliari della sosta. Ci sono anche l’indirizzo del comando, un numero di telefono e gli estremi di legge relativi alla violazione. Corrispondono il modello e la targa del veicolo.
La cifra da versare è importante: centinaia di euro per essersi fermati su un’area riservata a persone con disabilità. C’è la possibilità di saldare entro pochi giorni, così da ottenere uno sconto. Il raggiro si attua tramite il codice QR allegato. A differenza di quanto scritto, la scansione non rimanda alla procedura per il pagamento. O meglio, lo fa, ma il denaro e i dati inviati finiranno nelle mani dei criminali.
(PuntoInformatico.it)
ITALIA. Poste compra anche azioni Tim sul mercato. Ora è all'86,952%Poste Italiane compra azioni Tim sul mercato e, non paga, arrotonda la quota già detenuta al termine dell’Opas, passando dall’85,82% all’86,952% del capitale, quindi con un incremento di poco più dell’1 per cento.
U.E.. Rimpatri migranti senza diritto al soggiorno. Nuove normeIl Consiglio europeo Affari Interni a Lussemburgo ha dato il via libera definitivo alle nuove norme che consentono rimpatri più “efficaci” per le persone che non hanno diritto di soggiornare nell’Unione europea. Il Regolamento rimpatri dunque sarà presto legge dell’Ue, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le nuove norme definiscono procedure valide in tutta l’Unione per il rimpatrio di chi non ha diritto a restare, con regole più severe per il rimpatrio di soggetti che rappresentano una minaccia per la sicurezza. Ad esempio, gli Stati membri potranno imporre un divieto di ingresso a tempo indeterminato, qualora ciò sia giustificato e proporzionato al rischio per la sicurezza rappresentato dalla persona, oppure trattenere tali cittadini di Paesi terzi per un periodo superiore a 24 mesi. La legge fornisce agli Stati membri ulteriori strumenti per attuare i rimpatri. Le persone, che non hanno il diritto di soggiornare nell’Ue e che hanno ricevuto una decisione di rimpatrio, potranno essere inviate anche in centri di rimpatrio (return hubs) in Paesi Terzi, se c’è la conclusione di un accordo o di un’intesa con il Paese non appartenente all’Ue interessato.
ITALIA. Decreto imballaggi approvato in via definitivaDagli involucri di frutta, verdura e bevande ai cosmetici usati dagli alberghi, sono numerosi i prodotti coinvolti dalla stretta sulla plastica usa e getta contenuta nel decreto imballaggi approvato in via definitiva dall’aula della Camera con 178 sì, 57 no e 79 astenuti. Le misure sono in vigore dall’8 agosto scorso e mirano a vincolare l’immissione sul mercato di alcuni specifici imballaggi di plastica monouso al rispetto dei criteri di biodegradabilità e compostabilità. Tra gli obiettivi, tutelare l’ambiente e le risorse naturali, ridurre gli impatti ambientali della plastica monouso e promuovere l’economia circolare.
USA. SEC: truffe su WhatsApp e Facebook, rubati 15 milioni agli investitoriLa Securities and Exchange Commission (SEC), l'autorità statunitense che vigila sui mercati finanziari, ha denunciato quattro società davanti al tribunale federale di Manhattan, accusandole di aver truffato centinaia di piccoli risparmiatori per oltre 15 milioni di dollari attraverso finti investimenti in criptovalute promossi tramite WhatsApp e Facebook.
Come riporta TheStreet, le due denunce presentate il 29 settembre dalla SEC presso il tribunale distrettuale del Southern District di New York riguardano Cryptoaiml Ltd. e Cryptoaiml Capital Foundation da una parte, e TSAI Pro Ltd. e TSAI Capital Foundation dall'altra. Secondo l'autorità, le quattro entità sarebbero gestite da individui residenti all'estero e avrebbero messo in piedi quelli che vengono definiti "investment confidence scam", truffe basate sulla costruzione di un rapporto di fiducia con la vittima prima di sottrarle il denaro.
Nel primo caso, dall'agosto 2024 al marzo 2025 i responsabili di Cryptoaiml avrebbero creato gruppi WhatsApp fingendosi professionisti finanziari esperti, diffondendo segnali di trading generati da un'intelligenza artificiale che promettevano profitti molto elevati per conquistare la fiducia di investitori inesperti. Le vittime venivano quindi indirizzate ad aprire un conto su una piattaforma di trading e a trasferirvi le proprie criptovalute. Poiché la piattaforma non era reale, nessuna negoziazione veniva mai effettuata e i guadagni mostrati agli utenti erano del tutto fittizi. Quando gli investitori provavano a prelevare i fondi, venivano informati che i conti erano bloccati fino al pagamento di presunte commissioni anticipate. Secondo la SEC questo schema avrebbe permesso di sottrarre oltre 12,5 milioni di dollari.
Il secondo procedimento riguarda TSAI Pro e TSAI Capital Foundation, accusate di aver promosso tramite WhatsApp e post pubblici su Facebook un programma di investimento con profitti garantiti, basato sul noleggio di presunti bot di trading automatizzati con intelligenza artificiale. Agli investitori veniva anche detto che potevano guadagnare reclutando altre persone disposte a investire nel programma. Anche in questo caso le entità avrebbero dichiarato falsamente di essere soggetti regolamentati dalla SEC. Secondo l'accusa, lo schema TSAI avrebbe fruttato circa 2,8 milioni di dollari.
In entrambi i casi gli operatori avrebbero cercato di rafforzare la propria credibilità esibendo documentazione contraffatta che li faceva apparire come soggetti regolarmente registrati presso l'autorità di vigilanza statunitense.
David Woodcock, direttore della divisione Enforcement della SEC, ha commentato che, pur variando i metodi usati per ingannare gli investitori, l'obiettivo di questo tipo di truffe resta sempre lo stesso: promettere rendimenti fuori misura, dichiararsi falsamente soggetti regolamentati dalla SEC e infine sottrarre il denaro delle vittime.
ITALIA. Prestiti e mutui: chi chiede meno importi paga tassi più altiNel sistema del credito italiano si consolida un paradosso che penalizza chi ha meno margine di trattativa: chi richiede somme più piccole finisce spesso per pagare tassi di interesse più alti. È quanto emerge dal rapporto sulle condizioni e sulla rischiosità del credito pubblicato da Banca d'Italia, relativo al secondo trimestre 2026.
Come riporta QuiFinanza, per le imprese una linea di liquidità fino a 50mila euro ha un costo medio dell'8,77%, che sale fino al 9,56% nel Sud e nelle Isole. Sopra il milione di euro, invece, la media nazionale scende drasticamente al 3,25% (4,22% al Sud). Il divario, quindi, può superare i cinque punti percentuali tra un piccolo fido e un finanziamento di importo elevato.
Non si tratta di un confronto tra singole offerte commerciali di banche diverse, ma di una media ponderata delle condizioni effettivamente applicate sul mercato. Proprio per questo il dato consente di osservare con chiarezza come il costo del denaro cambi al variare dell'importo richiesto e del territorio in cui si opera.
La stessa dinamica, seppure con scarti meno marcati, si osserva anche nei mutui per l'acquisto della casa. Banca d'Italia distingue le operazioni in base alla durata iniziale del tasso, cioè al periodo per cui la condizione pattuita resta fissa, che non coincide necessariamente con la durata complessiva del mutuo. Sui nuovi mutui fino a 125mila euro il TAEG si attesta tra il 3,66% (tasso iniziale fino a un anno) e il 4,03% (tasso iniziale oltre un anno). Per gli importi tra 125mila e 250mila euro il TAEG scende al 3,34%-3,74%, mentre oltre i 250mila euro si ferma al 3,20%-3,54%. La differenza tra i mutui più piccoli e quelli più grandi arriva così fino a 0,49 punti percentuali.
Le ragioni di questo scarto, secondo quanto emerge dall'analisi, sono riconducibili a diversi fattori: i costi fissi di istruttoria delle pratiche, che incidono proporzionalmente di più su importi contenuti; il minor potere negoziale di famiglie e piccole imprese rispetto a clienti più strutturati; e garanzie patrimoniali generalmente meno solide a sostegno dei finanziamenti di importo ridotto.
I dati non significano che ogni piccolo prestito sia sconveniente in assoluto o che ogni grande operazione sia automaticamente vantaggiosa. Mostrano però che l'importo richiesto incide in modo significativo sulle condizioni medie applicate: il costo reale del credito non dipende soltanto dalla cifra necessaria, ma anche dalle alternative disponibili e dalla capacità contrattuale di chi si presenta allo sportello.
Per orientarsi tra le offerte, Banca d'Italia raccomanda di basare il confronto sul TAEG (tasso annuo effettivo globale), che include tutte le componenti di costo del finanziamento, anziché sul solo TAN nominale, che riflette esclusivamente il tasso di interesse e non le spese accessorie. Viene inoltre suggerito di richiedere più preventivi relativi alla stessa cifra e alla stessa durata prima di sottoscrivere un finanziamento, in modo da poter effettivamente confrontare le condizioni offerte dai diversi intermediari.
USA. Piombo nei Tampax: via libera alla class action contro Procter & GambleUn giudice federale della California ha autorizzato la prosecuzione, come azione collettiva, di una causa contro Procter & Gamble che riguarda i tamponi Tampax Pearl e Tampax Radiant. Al centro della controversia ci sono le diciture riportate sulle confezioni e la presunta presenza di piombo nei prodotti. Come riporta greenMe, la decisione è arrivata il 29 settembre 2026, quando il giudice federale Gonzalo P. Curiel ha certificato la class action nel caso Barton v. The Procter & Gamble Company, presso il Tribunale Distrettuale della California meridionale. Alcune consumatrici contestano all'azienda le informazioni fornite sulle confezioni dei due prodotti e chiedono che la causa possa estendersi anche ad altre acquirenti che si trovano nella stessa situazione. È bene chiarire che questa decisione non equivale a un accertamento di colpevolezza: il tribunale non ha stabilito che i Tampax contengano effettivamente quantità pericolose di piombo, né che P&G abbia violato la legge. Si tratta piuttosto di una fase procedurale, con cui il giudice ha autorizzato le persone che condividono le stesse contestazioni a procedere insieme, in un'unica azione legale collettiva, invece che con cause separate. Nello specifico, la causa riguarda alcune dichiarazioni presenti sulle confezioni dei Tampax Pearl e Radiant, tra cui i riferimenti all'assenza di profumi e di determinati trattamenti chimici, oltre alle affermazioni sulla sicurezza generale dei prodotti. Secondo le consumatrici che hanno promosso l'azione, queste indicazioni avrebbero indotto gli acquirenti a ritenere i tamponi privi di sostanze potenzialmente nocive, senza che fosse resa nota la presunta presenza di piombo, un metallo pesante tossico. La causa principale è stata avviata in California nel 2024. Le ricorrenti sostengono che P&G abbia commercializzato i prodotti attraverso una comunicazione tale da farli apparire sicuri, omettendo di informare sulla presenza del contaminante. Nei mesi scorsi il tribunale federale del Southern District of California aveva già respinto in larga parte la richiesta di P&G di chiudere il procedimento, consentendo alle principali contestazioni relative alla tutela dei consumatori di proseguire. Nel maggio 2026 le ricorrenti avevano quindi presentato la richiesta di certificazione della classe, cioè il riconoscimento della possibilità di procedere come azione collettiva per l'intero gruppo di consumatrici coinvolte: una richiesta contestata da P&G, ma che il tribunale ha infine accolto. Nella causa californiana viene citato anche il limite previsto dalla Proposition 65 della California per l'esposizione al piombo, fissato a 0,5 microgrammi al giorno per quanto riguarda la tossicità riproduttiva. Secondo quanto sostenuto nella denuncia, l'utilizzo quotidiano dei prodotti potrebbe determinare un'esposizione superiore a questa soglia. Si tratta solo di una delle azioni legali collettive che negli Stati Uniti chiamano in causa Procter & Gamble sulla sicurezza e sulla comunicazione commerciale dei Tampax. Un'altra class action, depositata presso il tribunale federale dell'Illinois, ha presentato analisi condotte sui tamponi che avrebbero rilevato concentrazioni di piombo comprese tra 12,6 e 40,8 volte il livello di intervento stabilito dall'Agenzia statunitense per la protezione dell'ambiente (EPA). Il procedimento californiano proseguirà ora nella fase istruttoria, durante la quale le parti potranno scambiarsi prove e documenti in vista di un eventuale processo.
ITALIA. Tamoil blocca i prezzi dei carburanti fino al 31 ottobre 2026Anche Tamoil Italia si aggiunge alle compagnie petrolifere che hanno deciso di calmierare i prezzi dei carburanti sulla propria rete di distributori a marchio. Come riporta alanews, la società del gruppo libico Oilinvest ha fissato la durata dell'impegno fino al 31 ottobre 2026, diventando così la quarta compagnia a intervenire sui listini dopo Eni, IP e Q8.
La decisione è maturata dopo un'intensificazione, nelle ultime ore, delle interlocuzioni tra la Presidenza del Consiglio italiana e il governo libico, con l'obiettivo di favorire l'adesione di Tamoil all'appello sul tetto ai prezzi dei carburanti lanciato dall'esecutivo. Fonti di Palazzo Chigi avevano anticipato la mossa nella serata di martedì, parlando di un dialogo con Tripoli ormai "molto ben avviato".
Nella nota ufficiale, Tamoil spiega di aver accolto gli appelli provenienti dalle istituzioni e dalle associazioni dei consumatori, indicando come priorità il sostegno alla mobilità dei cittadini attraverso interventi mirati al contenimento dei prezzi. Le misure, sottolinea l'azienda, sono state progettate per generare un doppio beneficio: da un lato per i consumatori finali, dall'altro per la sostenibilità economica delle attività legate alla rete distributiva, in un'ottica di equilibrio per l'intera filiera.
L'iniziativa coinvolge circa 1.400 impianti a marchio Tamoil presenti sul territorio nazionale. La società si colloca al quarto posto in Italia per numero di distributori, alle spalle di IP, Eni e Q8: i quattro grandi gruppi messi insieme controllano la gran parte della rete carburanti nazionale, che conta complessivamente circa 21.870 impianti.
Il meccanismo del tetto ai prezzi, nato come misura straordinaria legata alle tensioni internazionali che continuano a influenzare i mercati energetici e il settore dei trasporti, ha una durata iniziale di trenta giorni mas con possibilità di proroga fino alla fine del 2026, a seconda dell'andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Il governo punta a un "effetto domino" che spinga anche gli altri operatori del settore ad allinearsi, aumentando la concorrenza sui prezzi a beneficio di automobilisti e famiglie.
Resta tuttavia il nodo dei piccoli operatori e delle reti dedicate a settori specifici come autotrasporto, agricoltura e pesca, che non rientrano nello sconto riservato ai distributori al pubblico: le associazioni di categoria segnalano rincari del gasolio arrivati fino al 200% per i pescherecci dall'inizio delle tensioni internazionali in corso.
ITALIA. Piantedosi: sei nuovi Cpr in Italia, uno in ToscanaIl ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha annunciato alla Camera, durante il question time, l'avvio delle procedure per la costruzione di sei nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) in altrettante regioni italiane: uno in Campania, due in Trentino Alto-Adige, uno in Calabria, uno in Toscana (nella zona della Lunigiana) e uno in Emilia-Romagna. Il governo prevede inoltre l'attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio.
Come riporta Telegranducato, il ministro ha inserito l'annuncio in un bilancio complessivo delle politiche migratorie del governo, richiamando anche il rafforzamento dei controlli alle frontiere europee e la proroga della sospensione di Schengen al confine con la Slovenia. Piantedosi ha motivato la scelta sostenendo che una rete adeguata di Cpr sia necessaria non solo per la gestione della politica migratoria, ma anche per la sicurezza dei cittadini, sottolineando che la gran parte delle persone oggi trattenute in questi centri risulta denunciata per reati gravi, sia contro il patrimonio sia contro la persona.
L'annuncio ha immediatamente scatenato la reazione del fronte politico toscano. Il governatore della Toscana Eugenio Giani ha definito la mossa del governo un'"ennesima iniziativa elettorale", accostandola ad altre misure contestate come il bollo auto e l'esclusione dei bambini stranieri dalle scuole. Giani ha anche messo in discussione l'efficacia dello strumento, sostenendo che i Cpr rappresentino un elemento di attrazione per situazioni di disagio e risultino inefficaci ai fini dei rimpatri, che non si attivano in assenza di accordi tra l'Italia e i paesi di origine; il governatore ha promesso che la Regione farà "di tutto, nel rispetto delle leggi" per impedire l'apertura del centro in Lunigiana.
Durissima anche la posizione del segretario regionale del Partito democratico toscano, Emiliano Fossi, che ha parlato di un "atto di propaganda sulla pelle dei territori e dei diritti umani" e ha dichiarato che la Toscana "non si piegherà alle forzature del governo Meloni" né diventerà, nelle sue parole, "il deposito a cielo aperto delle politiche fallimentari della destra". Fossi ha definito i Centri di permanenza per il rimpatrio "buchi neri dei diritti fondamentali, luoghi disumani, costosi e del tutto inefficaci perfino rispetto agli scopi dichiarati", criticando il metodo del governo di scaricare su regioni e comunità locali strutture detentive senza alcuna concertazione né un piano di accoglienza e integrazione.
Sulla stessa linea l'assessora regionale all'accoglienza e all'immigrazione, Alessandra Nardini, secondo cui i Cpr sono "luoghi che negano diritti e dignità" e hanno già dimostrato il proprio fallimento sotto ogni punto di vista: per l'assessora non servono nuovi centri, ma la chiusura di quelli già esistenti.
Di segno opposto le reazioni dei partiti di maggioranza. Il deputato di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli ha rivendicato l'annuncio come una vittoria del governo contro l'opposizione dei "governatori di sinistra", mentre il senatore leghista toscano Manfredi Potenti ha espresso soddisfazione per l'avvio dell'iter, parlando di "una scelta di buon senso e di rigore che la Lega sostiene da sempre".
Sul territorio della Lunigiana, dove da mesi si discute della possibile localizzazione del centro nell'area di Pallerone, nel comune di Aulla, la mobilitazione contraria coinvolge anche il circolo locale del Partito democratico e i Giovani Democratici, che hanno ribadito un "no ai Cpr" definito "di principio e non tattico", annunciando che se necessario porteranno la protesta nelle piazze e nelle strade.
SPAGNA. Madrid: 9mila appartamenti per affitti turistici in meno in 2 anniGli appartamenti adibiti ad affitti turistici a Madrid sono passati da 22.435 a 13.431 da agosto 2024 ad oggi. Le nuove richieste sono crollate a sole 51 unità nei primi mesi del 2026.
La riduzione è stata dunque di 9.004, pari a circa il 40%. Questa flessione, come riporta preferente.com è quasi tre volte superiore a quella registrata a livello nazionale, che si è attestata al 15%.
La drastica riduzione di Madrid coincide con le nuove regole comunali e l’entrata in vigore nel settembre 2025 del ‘Plan Reside’, l’iniziativa voluta dal sindacato José Luis Martínez-Almeida.
Madrid ha infatti sospeso il rilascio di nuove licenze in aree specifiche, ha intensificato le ispezioni e ha inasprito le sanzioni. Il tutto con l’obiettivo di eliminare gli appartamenti turistici dagli edifici residenziali del centro città e di tutelare gli immobili destinati alla residenza.
Anche i controlli sono stati intensificati e nel 2025, un totale di 323 immobili destinati ad affitti turistici privi di licenza sono stati riconvertiti a uso residenziale.
(TTG)
COSTARICA. 45 tonnellate di cocaina volano negli USA per essere distrutte, ma la violenza resta nel Paese
Un aereo militare statunitense ha portato via dal Costa Rica 45 tonnellate di cocaina sequestrata, destinate alla distruzione in territorio americano. Il motivo non è diplomatico ma economico: il paese centroamericano non dispone dei fondi necessari per smaltire il carico sul proprio suolo.
Come riporta LatinAmerican Post, l'operazione si è svolta martedì all'aeroporto internazionale Juan Santamaría, vicino alla capitale San José, da dove è decollato un C-17 dell'aeronautica militare statunitense carico della droga confiscata nel corso di diverse operazioni condotte negli ultimi mesi. Le autorità hanno presentato l'operazione come una dimostrazione di cooperazione internazionale, ma il dettaglio più significativo non riguarda l'aereo né il suo carico eccezionale, bensì la ragione per cui il trasferimento si è reso necessario.
"A causa di limitazioni di bilancio, non potevamo portare a termine la distruzione" in Costa Rica, ha dichiarato il procuratore generale Carlo Díaz, in dichiarazioni riprese dall'agenzia EFE. Un'ammissione che ha ridimensionato i toni celebrativi dell'annuncio: un paese capace di intercettare quantità enormi di cocaina non dispone delle risorse per completare l'operazione sul proprio territorio.
Questo non rende l'operazione un fallimento: la droga è stata effettivamente sequestrata, e il suo allontanamento per la distruzione rappresenta comunque un risultato concreto. Ma l'episodio mette in luce uno squilibrio strutturale: catturare la droga fa notizia, pagare per smaltirla in sicurezza molto meno, pur essendo entrambi passaggi essenziali del contrasto al narcotraffico. Secondo quanto riferito da fonti locali, il direttore ad interim dell'Organismo di Investigazione Giudiziaria (OIJ) ha dichiarato al Congresso che l'ente dispone di un solo forno capace di incenerire droga, soggetto a frequenti guasti, il che fa accumulare le sostanze nei magazzini.
Le 45 tonnellate trasportate corrispondono a circa il 97% dell'intero totale dei sequestri di cocaina effettuati dal Costa Rica nel 2025, pari a 46,5 tonnellate. Non si tratta quindi di un unico sequestro eclatante, ma di materiale accumulato attraverso molteplici operazioni condotte nei mesi scorsi, non di una fotografia del traffico in un singolo giorno. Il valore stimato del carico supera il miliardo di dollari, anche se questa cifra, non essendo specificato il mercato di riferimento né il metodo di valutazione, non permette di stabilire quanto le organizzazioni criminali abbiano effettivamente perso.
Il dato più rilevante riguarda tuttavia la violenza: nonostante il volume record dei sequestri, gli omicidi in Costa Rica sono scesi solo marginalmente, da 880 nel 2024 a 873 nel 2025, una flessione dello 0,8%. Il tasso resta di 16,8 omicidi ogni 100.000 abitanti, con oltre il 60% dei casi collegati al narcotraffico. Un segnale che il sequestro di grandi quantitativi di droga non si traduce automaticamente in un indebolimento delle organizzazioni criminali né in una riduzione della violenza sul territorio.
L'articolo della testata latinoamericana accosta l'operazione costaricana agli interventi militari statunitensi in Ecuador, dove sono state distrutte otto imbarcazioni sospettate di trasportare droga, con decine di membri degli equipaggi successivamente rilasciati dai giudici per mancanza di prove sufficienti. Un confronto che solleva interrogativi sulla differenza tra le accuse formulate in sede militare e quelle che reggono effettivamente in sede giudiziaria: le azioni militari, per quanto spettacolari, non possono sostituire le prove vagliate in tribunale.
Il trasferimento della cocaina verso gli Stati Uniti è stato comunque sottoposto a supervisione giudiziaria: un giudice costaricano ha accompagnato il carico fino a destinazione per formalizzare la consegna e sorvegliare successivamente la distruzione delle sostanze, prevista in un impianto di Indianapolis. Per il Costa Rica, collocato geograficamente tra le aree di produzione sudamericane e i mercati di consumo nordamericani ed europei, la gestione dei sequestri resta una sfida logistica ed economica che si somma a quella, ben più ardua, di contenere la violenza legata al narcotraffico sul proprio territorio.
GERMANIA. Studio: la legalizzazione della cannabis non ha aumentato i consumi
Una nuova ricerca condotta su quasi 36.000 persone in Germania non ha trovato alcuna prova che la legalizzazione della cannabis abbia fatto aumentare il consumo di marijuana nell'ultimo anno né quello definito "pesante", nei primi due anni successivi alla riforma. Lo riporta The Marijuana Herald. Lo studio, pubblicato questo mese sull'International Journal of Drug Policy, ha esaminato 35.957 persone tra i 14 e i 64 anni attraverso 23 sondaggi ripetuti condotti tra aprile-maggio 2022 e marzo-aprile 2026. La legge tedesca sulla cannabis, nota come Cannabis Act, è entrata in vigore il 1° aprile 2024 e consente agli adulti di possedere e coltivare legalmente marijuana. I ricercatori hanno analizzato circa due anni di dati precedenti al cambiamento normativo e due anni successivi alla sua entrata in vigore. Tra tutti i rispondenti, 2.302 persone, pari al 6,4%, hanno dichiarato di aver utilizzato marijuana almeno una volta nei dodici mesi precedenti al sondaggio. I ricercatori hanno riscontrato che la prevalenza del consumo nell'arco dell'anno è rimasta sostanzialmente stabile dopo la legalizzazione. Anche la quota di consumatori che hanno dichiarato un uso giornaliero o quasi giornaliero - classificato dagli autori come "uso pesante" - è rimasta sostanzialmente invariata. Nessuna delle misure statistiche utilizzate per verificare se la traiettoria del consumo di marijuana fosse cambiata dopo l'entrata in vigore della legge ha raggiunto la soglia di significatività statistica. Lo stesso risultato è emerso quando i ricercatori hanno analizzato separatamente i dati per genere e per fascia d'età, confrontando il gruppo 14-24 anni con quello 25-64 anni. Le analisi di sensibilità condotte con date alternative per l'inizio di un possibile cambiamento hanno confermato la stabilità del trend osservato. Gli autori dello studio, affiliati a istituzioni come l'Università Heinrich-Heine di Düsseldorf, lo University College London, il Centro medico universitario di Amburgo-Eppendorf, l'Università di Lipsia e l'Università di Maastricht, precisano che la riforma tedesca del 2024 non è stata associata a cambiamenti nella prevalenza del consumo nei dodici mesi né nell'uso pesante nei primi due anni dall'attuazione, ma raccomandano un monitoraggio continuo su periodi più lunghi e attraverso fonti di dati multiple, poiché eventuali effetti potrebbero manifestarsi più avanti nel tempo. La normativa tedesca consente agli adulti di possedere fino a 25 grammi di cannabis in luoghi pubblici e fino a 50 grammi in casa, oltre a coltivare fino a tre piante a testa. La legge prevede inoltre la costituzione di associazioni di coltivazione no-profit, i cosiddetti cannabis club, ma non introduce un mercato commerciale tradizionale su scala nazionale. La riforma, voluta dal precedente governo di coalizione a guida socialdemocratica, resta oggetto di critiche da parte dei partiti conservatori CDU e CSU, che continuano a chiedere un inasprimento delle regole. Questo studio si aggiunge ad altre ricerche recenti condotte in Germania che non hanno riscontrato aumenti significativi del consumo di cannabis tra i giovani né un incremento della guida sotto l'effetto della sostanza dopo la legalizzazione.
USA. Il 65% sostiene che è colpa di Trump per gli alti costiUn nuovo sondaggio rileva che la maggioranza, il 65%, attribuisce ormai la responsabilità dei costi persistentemente elevati alle politiche del presidente, più che a fattori esterni al suo controllo, segnalando una crescente stanchezza per il suo uso aggressivo dei dazi e un persistente malcontento per la guerra con l'Iran. Per saperne di più .
Negli ultimi mesi, la preoccupazione degli americani riguardo alla possibilità di permettersi beni di prima necessità come generi alimentari e benzina è aumentata. Circa la metà degli adulti statunitensi dichiara ora di essere "estremamente" o "molto" preoccupata di non riuscire a fare il pieno di benzina , rispetto al 39% di luglio. Circa la metà è anche molto preoccupata di non potersi permettere il cibo.
Le difficoltà incontrate dal presidente Donald Trump su questo tema segnano una netta inversione di tendenza rispetto al suo primo mandato, quando l'economia era spesso un punto di forza. Circa 7 americani su 10 affermano che la gestione del costo della vita da parte di Trump è stata "peggiore del previsto".
(Associated Press del 01/10/2026)
ITALIA. Casa, energia e cantieri, le proposte dell'ANCE per le città del futuroPoca casa pubblica, abitazioni vecchie ed energivore, reti idriche che perdono acqua e imprese ancora in attesa dei ristori per il caro materiali. È il quadro tracciato dall'ANCE a Città nel Futuro 2030-2050, insieme alle proposte per uscirne. Per la seconda edizione di Città nel Futuro 2030-2050, la conferenza promossa dall'ANCE con la direzione di Francesco Rutelli, i costruttori hanno messo a punto un documento con dati e proposte su case accessibili, case vivibili e infrastrutture per l'adattamento, più un capitolo sulle emergenze immediate del settore.
Il filo conduttore è che la casa non sia più un semplice bene di consumo ma un'infrastruttura sociale strategica, da cui dipendono la tenuta e la competitività dei territori.
In Italia 300mila famiglie sono in lista d'attesa per un alloggio pubblico e solo il 3,5% vive in una casa popolare, contro il 29% dei Paesi Bassi, il 24% di Austria e Svezia e il 17% della Francia.
Su dati ISTAT, l'ANCE calcola che nei primi sette mesi del 2026 i costi di costruzione siano cresciuti del 25% rispetto al 2019, a fronte di retribuzioni salite del 14%.
Le proposte puntano sui progetti diffusi che coinvolgono i cosiddetti capitali pazienti, con flessibilità urbanistica, semplificazioni e leva fiscale; su fondi pluriennali per l'edilizia pubblica e sociale; sul riuso degli edifici dismessi.
C'è anche l'idea di una "Zes Casa", che mutua il modello delle zone economiche speciali con un regime fiscale di favore per investitori e famiglie.
Delle 35,3 milioni di abitazioni italiane il 52% è in classe energetica F o G e il 68,3% è stato costruito prima del 1980. Passare in media dalla classe G alla C, secondo l'ANCE, riduce del 54% i consumi per riscaldamento e raffrescamento e del 62% le emissioni di CO2. Da qui la richiesta di incentivi stabili e di lungo periodo che premino solo chi risparmia, di parametri di sicurezza sismica nei territori più esposti e di un uso più ampio del Conto termico per l'edilizia popolare e le fasce deboli, con l'efficientamento degli edifici tra gli interventi finanziabili con la flessibilità europea.
Il 42,4% dell'acqua immessa nelle reti comunali va disperso, circa 157 litri per abitante al giorno, anche se gli investimenti nel settore idrico sono cresciuti del 74% grazie anche al PNRR.
L'elettricità all'ingrosso costa 180 euro al megawattora, contro i circa 126 di Germania e Francia e i 119 della Spagna, e la flessibilità europea 2026-2028 permetterebbe di destinare alle reti energetiche circa 14 miliardi.
Per il futuro l'ANCE propone di conservare il metodo PNRR riprogrammando le risorse su opere cantierabili, una cabina di regia a Palazzo Chigi per gli investimenti energetici, più concorrenza, partenariato pubblico-privato e più presenza sui mercati esteri.
L'emergenza più immediata resta il caro materiali, quantificato in circa 3,8 miliardi per 13mila cantieri e 6.900 imprese. Circa 2 miliardi sono compensazioni maturate tra l'ultimo trimestre 2024 e il 2025 e non ancora pagate, altri 1,8 miliardi la stima per il 2026. Per coprirli l'associazione indica i risparmi del PNRR, stimati in 8-10 miliardi. "Spendiamo le riserve del PNRR senza snaturarne la missione che era proprio quella di promuovere la ripresa e la crescita del Paese", ha detto il presidente dell'ANCE Antonio Ciucci, che ha rivendicato la volontà di "dare le risposte che servono al Paese, sull'emergenza abitativa, energetica e l'adattamento climatico, tutte correlate e sulle quali abbiamo proposte concrete".
(PPNADI - Agenzia delle Infrastrutture del 01/10/2026)
U.E.. infrazione Ue a Italia, Grecia, Spagna e Malta sull'efficienza energeticaLa Commissione Ue ha inviato un parere motivato all'Italia, e altri tre stati membri, per non aver recepito pienamente la direttiva rivista sull'efficienza energetica, sulla quale andavano notificate le misure di recepimento entro ottobre 2025, salvo alcune disposizioni con altre scadenze. La normativa introduce misure più ambiziose in materia di efficienza energetica per contribuire alla riduzione del consumo complessivo di energia nell'Ue, agli obiettivi climatici europei e al rafforzamento della sicurezza energetica e dell'accessibilità dei prezzi. La direttiva fissa obiettivi in materia di consumo energetico e risparmio energetico, con particolare attenzione alle misure per contrastare la povertà energetica, oltre a obiettivi per i consumi delle autorità pubbliche e per la ristrutturazione degli edifici di proprietà pubblica. Introduce inoltre il principio 'energy efficiency first' come principio fondamentale della politica energetica dell'Ue, imponendo agli Stati membri di tenere conto dell'efficienza energetica nelle decisioni politiche e nei principali investimenti nei settori energetici e non energetici. Italia, con Grecia, Spagna e Malta, hanno ora due mesi per rispondere e completare il recepimento. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire i casi alla Corte di giustizia dell'Unione europea chiedendo l'imposizione di sanzioni finanziarie. (ANSA).
ITALIA. Lavoro Agosto. Crescono disoccupati, stabili occupati, calano inattivi. IstatAd agosto 2026, su base mensile, il numero degli occupati rimane invariato, crescono i disoccupati e diminuiscono gli inattivi.
La sostanziale stabilità degli occupati, sia per gli uomini sia per le donne, è sintesi dell’aumento dei dipendenti permanenti e di coloro che hanno almeno 50 anni d’età e del calo dei dipendenti a termine, degli autonomi, dei 25-34enni e dei 35-49enni; il numero di occupati è invece invariato tra i 15-24enni. Il tasso di occupazione scende al 63,0% (-0,1 punti).
La crescita delle persone in cerca di lavoro (+3,1%, pari a +48mila unità) coinvolge gli uomini, le donne e tutte le classi d’età. Il tasso di disoccupazione sale al 6,2% (+0,2 punti) e quello giovanile al 20,3% (+0,6 punti).
La diminuzione degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,2%, pari a -21mila unità) riguarda gli uomini e tutte le classi d’età ad eccezione dei 35-49enni tra i quali è in crescita; tra le donne invece l’inattività è sostanzialmente stabile. Il tasso di inattività cala al 32,7% (-0,1 punti).
Confrontando il trimestre giugno-agosto 2026 con quello precedente (marzo-maggio 2026) si registra un aumento di 40mila occupati (+0,2%).
Rispetto al trimestre precedente, crescono anche le persone in cerca di lavoro (+8,5%, pari a +123mila unità), mentre diminuiscono gli inattivi di 15-64 anni (-1,3%, pari a -164mila unità).
Ad agosto 2026, la crescita del numero di occupati rispetto ad agosto 2025 (+1,2%, pari a +291mila unità) interessa gli uomini, le donne, i 25-34enni e coloro che hanno almeno 50 anni; tra i 15-24enni e i 35-49enni, invece, gli occupati diminuiscono. Su base annua il tasso di occupazione aumenta di 0,6 punti.
Rispetto ad agosto 2025, cresce il numero di persone in cerca di lavoro (+8,8%, pari a +129mila unità) e diminuisce quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,0%, pari a -381mila unità).
Il commento
Ad agosto 2026 il numero di occupati, pari a 24 milioni 352mila, è stabile rispetto al mese precedente. La crescita dei dipendenti permanenti (16 milioni 669mila) è compensata dal calo dei dipendenti a termine (2 milioni 391mila) e degli autonomi (5 milioni 292mila).
La crescita dell’occupazione rispetto ad agosto 2025 (+291mila occupati in un anno) è sintesi dell’aumento dei dipendenti permanenti (+370mila) e degli autonomi (+78mila), e della diminuzione dei dipendenti a termine (-157mila). Su base mensile il tasso di occupazione e quello di inattività sono in calo al 63,0% e al 32,7%, rispettivamente; il tasso di disoccupazione sale al 6,2%.
ITALIA. In quinta elementare il 52,7% degli alunni ha uno smartphone personale, in seconda media si sale al 90,7%L’ingresso nella preadolescenza si conferma uno dei momenti più critici e delicati per il benessere emotivo e relazionale di bambini e ragazzi nel nostro Paese. È quanto emerge dal policy brief pubblicato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, intitolato “Proteggere il benessere dei minori. Un’infrastruttura per il monitoraggio delle politiche” curato dai ricercatori Giovanna Giuliano, Cristina Lion, Antonello Scialdone e Paloma Vivaldi Vera.
Lo studio mette a confronto gli indirizzi strategici dei tre recenti atti di programmazione nazionale (il 6° Piano nazionale di azione per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – PNIA, il Piano nazionale per la famiglia – PNF e il Piano di prevenzione contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori – PNCP) con i dati empirici raccolti su un campione rappresentativo di 4.750 bambine, bambini e ragazzi dai 7 ai 14 anni nell’ambito dell’indagine internazionale Children’s Worlds – Wave 5.
Dallo studio emerge un quadro di forte stabilità per quanto riguarda l’accudimento “di base”: oltre il 91% dei minori di tutte le età sente di ricevere cura e protezione all’interno del nucleo familiare. Tuttavia, nel passaggio dalla scuola primaria (5ª elementare) alla secondaria di primo grado (2ª media), si assiste a una sensibile flessione della qualità relazionale.
La sensazione di essere ascoltati dai genitori cala significativamente, in particolare tra le ragazze, passando dal 79,3% della 3ª elementare al 73,6% della 2ª media (a fronte del 74,3% dei ragazzi). Parallelamente, crolla di 11 punti percentuali la percepita possibilità di condividere
con la famiglia le decisioni che li riguardano direttamente, passando dal 78% in quinta elementare al 67,3% in seconda media per entrambi i generi.
Anche la soddisfazione per il rapporto con gli amici subisce un declino progressivo e precoce: dall’83,3% complessivo registrato in 5ª elementare si scende al 75,1% in 2ª media, con picchi negativi marcati nel Nord Est (-20,1 punti percentuali), a dimostrazione che il deterioramento sociale comincia prima dell’ingresso alle scuole medie.
Un altro dato d’allarme riguarda l’isolamento emotivo. Il senso di solitudine rivela un divario di genere che si allarga con l’età: se in 5ª elementare la quota di chi si sente sola “spesso, molto spesso o sempre” riguarda il 15% delle femmine e il 16% dei maschi, in 2ª media la percentuale di ragazze che vive questa condizione di sofferenza emotiva impenna al 25% (1 su 4), contro il 16,5% dei coetanei maschi.
A fare da catalizzatore di queste fragilità relazionali è la pervasività dei dispositivi tecnologici e della vita online. Se la dotazione domestica di connessione internet e computer condivisi è ormai pressoché universale (oltre il 95%), a cambiare radicalmente nell’arco di soli due anni scolastici è la disponibilità dello smartphone personale, che passa dal 52,7% in 5ª elementare all’87% già in 1ª media, raggiungendo il 90,7% in 2ª media (in pratica solo un preadolescente su dieci non possiede un cellulare).
A questa disponibilità corrisponde un vero e proprio boom nell’accesso ai social media:
· L’iscrizione alle piattaforme social passa dal 31,5% in 5ª elementare al 74,8% in 2ª media.
· L’uso ad altissima frequenza (quotidiano o quasi, pari a 7 o più volte a settimana) schizza dal 20,4% a ben il 55,3% tra i ragazzi di 12 anni, senza rilevanti differenze di genere.
Tale sovraesposizione comporta inevitabili ricadute sul benessere psicofisico e familiare. In 2ª media, un ragazzo su tre (32,5%) ammette di aver provato a ridurre l’uso di internet senza riuscirci, e un quarto del campione (25%) riconosce che l’uso della rete gli crea problemi. Aumentano significativamente i conflitti in famiglia e con gli amici (segnalati dal 20,1% dei dodicenni, con un picco di incremento tra le femmine che sale dal 10,4% della primaria al 19,8%) e il peggioramento dei voti scolastici (dichiarato dal 17,4% degli studenti di seconda media).
In termini di vittimizzazione e cyberbullismo, emerge chiaramente che mentre la violenza fisica a scuola rimane un fenomeno a forte prevalenza maschile (in 2ª media è vittima il 17% dei maschi contro il 5,9% delle femmine), nell’ambiente digitale sono le ragazze a subire maggiormente forme sottili ed escludenti di prevaricazione: l’essere escluse o ignorate sui social riguarda il 20,7% delle ragazze in 2ª media (contro il 14,3% dei maschi).
Il Policy Brief evidenzia una buona coerenza teorica tra i bisogni rilevati e gli obiettivi definiti dai Piani nazionali (come il rafforzamento dei Centri per la Famiglia, l’educazione alla salute digitale e il contrasto al ritiro sociale), ma sottolinea l’urgenza di un cambio di passo operativo.
Secondo i ricercatori dell’Istituto occorre anticipare la soglia degli interventi di supporto relazionale e sociale ai 10 anni d’età, trasformando le azioni oggi riservate all’emergenza o alle situazioni di forte svantaggio socio-economico in un accompagnamento universale e strutturale alla transizione verso l’adolescenza. Inoltre, si richiama la necessità di monitorare in maniera continuativa non solo le forme estreme di isolamento (come gli hikikomori), ma anche la solitudine “ordinaria” e progressiva che colpisce in misura preponderante le giovani ragazze.
Dichiarazione del Presidente INAPP, Natale Forlani: “L’indagine Inapp conferma la crescita esponenziale e incontrollata dell’utilizzo degli strumenti digitali e dell’accesso ai social da parte dei minori nelle fasi preadolescenziali, con conseguenze negative di varia natura, cognitive e relazionali e con preoccupanti effetti di dipendenza cronica. Urge una presa di consapevolezza collettiva dell’entità del fenomeno e dell’esigenza di contrastarlo con un coinvolgimento organico delle istituzioni, del sistema scolastico e delle famiglie”.
ITALIA. Avviata la campagna vaccinale 2026-2027Avviata la campagna vaccinale 2026-2027. Alcune Regioni stanno già partendo in questi giorni altre lo faranno da metà ottobre. La vaccinazione è raccomandata e offerta gratuitamente a una larga fetta della popolazione: tutti coloro che hanno compiuto 60 anni, le donne in gravidanza e che hanno partorito da poco tempo, i bambini tra i 6 mesi e i 6 anni, chi è affetto da malattie che espongono a un maggior rischio di complicanze e a chi se ne prende cura, chi è ricoverato nelle strutture di lungodegenza. Vaccini raccomandati e offerti gratuitamente anche agli addetti a servizi pubblici di primario interesse (come personale sanitario, forze di polizia e vigili del fuoco), a lavoratori socialmente utili e particolarmente esposti e ad altre categorie come i donatori di sangue. Ma in diverse Regioni comunque l’offerta gratuita in una seconda fase è disponibile per tutta la popolazione.
U.E.. L’inflazione esplode ovunque nella zona euroEurostat pubblicherà la sua stima preliminare sull’inflazione per la zona euro solo domani. Ma i dati che vengono dagli Stati membri non sono positivi per l’andamento dei prezzi. Tutti i grandi paesi hanno registrato un’accelerazione dell’inflazione più rapida del previsto a settembre. In Francia è passata dal 2,6 per cento di agosto al 3,4 per cento, in Italia dal 3,3 per cento al 4,2 per cento, in Spagna dal 4,6 per cento al 5 per cento. In Germania, il tasso di inflazione è salito dal 2,9 per cento al 3,3 per cento. All’origine dell’impennata dei prezzi c’è l’inflazione sui prodotti energetici e, in parte, sui prodotti alimentari.
Dopo la pubblicazione della stima di Eurostat, la Banca centrale europea sarà ancora più sotto pressione per alzare i tassi di interesse. Le ultime stime della Bce collocano l’inflazione dell’ultimo trimestre del 2026 al 3,6 per cento, ma il livello potrebbe essere molto più alto, allontanando ancora di più l’obiettivo di riportarla al 2 per cento.
(Il Mattinale europeo)
U.E.. Cento accademici e quattro ex commissari denunciano l'inazione della Commissione per proteggere SchengenL'ONG The Good Lobby ha presentato una denuncia formale alla Commissione europea, denunciando la sua inazione per proteggere l'area di libera circolazione di Schengen, tollerando la reintroduzione dei controlli alle frontiere da parte dei governi di Italia e Spagna, nonostante l'assenza di una vera minaccia. L'Italia ha reintrodotto i controlli il primo agosto giustificandosi con l'afflusso di migranti a Ceuta.
Centinaia di migliaia di lavoratori, studenti, famiglie e pazienti "stanno pagando per una disputa tra due governi", ha spiegato The Good Lobby. La denuncia richiede alla Commissione di rispettare i suoi obblighi di supervisione previsti dal Codice di frontiere Schengen e di aprire una procedura di infrazione contro Italia, Spagna e Austria. Tra i firmatari della denuncia ci sono gli ex commissari Josep Borrell, László Andor, Joaquín Almunia e Nicolas Schmit. "Questo fallimento rientra in un quadro più ampio: sono più numerosi i governi dell'Ue che hanno reintrodotto i controlli alle frontiere interne e li hanno mantenuti — senza alcuna reale giustificazione — rispetto a quelli che non lo hanno fatto, e la Commissione lo ha permesso", ha detto il professor Alberto Alemanno, promotore della denuncia.
(Il Mattinale Europeo)
ITALIA. Prolungati i controlli alle frontiere con la SpagnaIl governo di Giorgia Meloni ha annunciato il prolungamento per altre due settimane dei controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, giustificandosi con la situazione a Ceuta, nonostante la Commissione abbia assicurato che non ci sono movimenti secondari all'interno dell'area Schengen. "L'obiettivo è rafforzare la tutela dei confini europei" e "prevenire e contrastare possibili minacce terroristiche", hanno detto fonti vicine al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. La Commissione è rimasta in silenzio di fronte alla palese violazione delle regole di Schengen da parte dell'Italia. La Spagna dovrebbe reagire prolungando a sua volta i controlli con l'Italia.
(Il Mattinale Europeo)
ITALIA. Meloni chiede a von der Leyen più deficit per gli aiuti sull’energiaIl presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha annunciato una lettera alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per chiedere di concedere più flessibilità fiscale per aiutare i consumatori e le imprese di fronte all’aumento dei prezzi dell’energia. L’Italia ha già ottenuto da von der Leyen di poter usufruire della Clausola di salvaguardia nazionale, inizialmente prevista per le spese per la difesa, per gli aiuti nel settore energetico. “Crediamo che, a fronte di una crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale, sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese”, ha detto Meloni.
“Abbiamo già posto in sede Ecofin la necessità di tenere conto della maggiore inflazione registrata in questo periodo nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito. Altri Stati membri stanno andando nella stessa direzione”, ha spiegato Meloni: “Intendo attivarmi nuovamente nei confronti della Commissione: sto scrivendo alla presidente von der Leyen perché la questione venga trattata nella riunione Ecofin che si terrà la prossima settimana in Lussemburgo e poi ovviamente al prossimo Consiglio europeo fra due settimane.”
(Il Mattinale Europeo)
MONDO. Rapporto Allianz sulla ricchezza globale 2026La 17a edizione dell'Allianz “Il "Global Wealth Report ", che analizza nel dettaglio la situazione patrimoniale e debitoria delle famiglie in quasi 60 paesi, mostra che la ricchezza globale delle famiglie ha raggiunto un nuovo record nel 2025, mentre i guadagni del mercato e l'ascesa dell'intelligenza artificiale rendono la proprietà patrimoniale sempre più importante nel determinare chi beneficerà della futura creazione di ricchezza.
Nel 2025, nonostante un contesto geopolitico ed economico difficile, le attività finanziarie globali sono aumentate dell'8,6%, raggiungendo la cifra record di 268.400 miliardi di euro. I mercati hanno svolto un ruolo determinante nel 2025, con l'aumento dei prezzi degli asset che ha rappresentato circa 400.000 euro della nuova ricchezza delle famiglie. I nuovi risparmi sono diminuiti del 5,4%, attestandosi a 4.100 miliardi di euro. "La ricchezza globale ha raggiunto un nuovo record nel 2025, ma questo dato rappresenta solo una parte della storia", ha affermato Ludovic Subran , capo economista e responsabile degli investimenti di Allianz. "Dal 2019, le attività finanziarie nominali sono aumentate del 50%, ma in termini reali, al netto dell'inflazione, la crescita è stata solo del 23%. La situazione è peggiore nell'Europa occidentale, dove le attività finanziarie in termini reali sono aumentate dello 0,5% rispetto al 2019. In Nord America l'aumento è del 21% e in Cina del 70%".
La composizione del portafoglio determina sempre più chi beneficia dei guadagni derivanti dalla creazione di ricchezza. Nel 2025, i titoli sono cresciuti del 12,4%, più del doppio rispetto ai depositi (5,7%) o alle assicurazioni e pensioni (5,0%), portando la loro quota di attività finanziarie globali a un livello record del 46,9%. Le famiglie nordamericane, con il 60,7% dei loro portafogli investito in titoli, hanno beneficiato in modo particolare della crescita dei mercati; la loro regione ha generato il 51,4% dell'aumento globale delle attività finanziarie. Nell'ultimo decennio, i guadagni di valore hanno rappresentato il 71% della crescita delle attività finanziarie in Nord America, rispetto al solo 36% in Europa occidentale, a dimostrazione dell'importanza di investire i risparmi piuttosto che tenerli in conti a basso rendimento.
Stimiamo che gli asset finanziari globali potrebbero crescere di un solido 9% nel 2026, ma il contesto a medio termine si sta facendo più difficile, poiché la crescita più lenta, l'inflazione persistente, la frammentazione e l'elevato debito pubblico pesano sui rendimenti. In prospettiva, l'intelligenza artificiale (IA) rappresenta quindi il fattore chiave: una maggiore produttività e utili più elevati potrebbero sostenere i rendimenti degli asset, ma la crescente dipendenza dai mercati basati sull'IA per incrementare la ricchezza delle famiglie crea anche vulnerabilità. Con l'indice S&P 500 in rialzo di circa il 95% dalla fine del 2022, gran parte del recente aumento della ricchezza si basa su valutazioni di mercato elevate e aspettative legate all'IA. Riteniamo che una correzione del 25% dell'S&P 500 cancellerebbe circa 27 trilioni di dollari di ricchezza delle famiglie statunitensi nell'anno dello shock, pari a quasi il 14% del patrimonio netto totale, pesando sulla fiducia e sui consumi e spingendo l'economia statunitense in recessione.
Ma la storia della ricchezza generata dall'IA non riguarda solo la quantità di ricchezza creata, bensì anche chi ne beneficia. "L'IA potrebbe diventare il prossimo grande motore di ricchezza, ma la questione chiave è chi ne trarrà vantaggio", ha affermato Katharina Utermöhl , responsabile della ricerca tematica e politica presso Allianz Research. "Poiché l'IA potenzialmente sposta una maggiore creazione di valore verso il capitale, una partecipazione più ampia ai rendimenti del capitale e politiche che aiutino i lavoratori ad adattarsi saranno fondamentali per rendere il dividendo della ricchezza generata dall'IA più ampiamente condiviso".
USA. Prezzi fissati da algoritmi: si cerca una soluzioneQuanto costa davvero una corsa in auto chiamata con l'app appena scesi dall'aereo? Dipende. Dipende dal meteo, dall'affollamento della zona, dall'ora e da una serie di altri fattori che un algoritmo calcola in tempo reale per decidere il prezzo che ciascun cliente vedrà sullo schermo. Come racconta la giornalista Michelle Singletary in una colonna pubblicata dal Washington Post, durante un recente viaggio ha controllato le tariffe di Uber e Lyft appena atterrata: nel tempo necessario per raggiungere l'area di ritiro passeggeri, i prezzi su entrambe le applicazioni erano già saliti vertiginosamente. Le piattaforme di ride-sharing si affidano infatti a modelli di apprendimento automatico che alzano le tariffe in anticipo, in risposta a condizioni meteo avverse, alla folla o a improvvisi picchi di richiesta.
Il fenomeno descritto dalla editorialista non riguarda solo le corse in auto. Nell'era digitale, sempre più aziende utilizzano sistemi di pricing algoritmico per modificare prezzi e tariffe in tempo reale, spesso sulla base di dati personali raccolti sui singoli consumatori: posizione geografica, dispositivo utilizzato, cronologia di navigazione, abitudini di acquisto. Una pratica che negli Stati Uniti viene ormai comunemente definita "surveillance pricing", ossia la definizione di prezzi individualizzati basata sulla sorveglianza del comportamento del cliente.
Il tema è arrivato con forza all'attenzione delle autorità di regolazione americane. La Federal Trade Commission (FTC) ha aperto una consultazione pubblica su una proposta di politica di applicazione della legge che riguarda proprio il pricing personalizzato, ossia l'uso dei dati personali dei consumatori per stabilire prezzi calibrati su quanto ciascuno sarebbe disposto a pagare. Il presidente della FTC aveva già chiarito la posizione dell'agenzia sostenendo che i consumatori si aspettano di vedere lo stesso prezzo mostrato a tutti gli altri clienti, non una stima della propria disponibilità a spendere basata sui dati personali.
Diversi Stati americani si sono già mossi in autonomia. Il Maryland è stato il primo a vietare esplicitamente alcune pratiche di prezzo personalizzato nel settore della vendita al dettaglio alimentare, seguito a ruota dal New Jersey. Il Connecticut ha invece modificato la propria legge sulla privacy dei dati introducendo sia obblighi di trasparenza sia veri e propri divieti per rivenditori e servizi di consegna di terze parti. Anche lo Stato di New York ha approvato una norma in materia, dopo aver già imposto in precedenza l'obbligo per le aziende di segnalare quando un prezzo è calcolato da un algoritmo sulla base dei dati personali dei clienti.
Il dibattito negli Stati Uniti si è ulteriormente acceso dopo che lo stesso Washington Post è finito al centro di una class action per aver utilizzato i dati di lettura dei propri abbonati - articoli letti, editorialisti seguiti, frequenza di accesso - per calibrare individualmente il prezzo degli abbonamenti digitali, arrivando a far pagare di più proprio ai lettori più fedeli e di lunga data rispetto ai nuovi iscritti.
Il nodo centrale, secondo chi si occupa di tutela dei consumatori, è l'asimmetria informativa: quando i prezzi personalizzati restano invisibili, i clienti non hanno modo di sapere se stanno pagando più o meno rispetto a chi ha acquistato lo stesso prodotto nello stesso momento, né possono confrontare efficacemente le offerte. Le proposte di riforma in discussione puntano quindi non tanto a vietare del tutto l'uso di dati e algoritmi nella determinazione dei prezzi, quanto a imporre obblighi di trasparenza rafforzati: comunicare chiaramente quando un prezzo è personalizzato, su quale base viene calcolato e quali tipologie di dati vengono utilizzate, prima che il consumatore concluda l'acquisto.
USA. McDonald's usa l'IA per i prezzi: Big Mac, costi diversi se si abita vicini al ristoranteMcDonald's utilizza sempre più l'intelligenza artificiale per stabilire i prezzi del menu negli Stati Uniti e in alcuni mercati internazionali, con l'obiettivo dichiarato di aumentare i profitti della casa madre. Lo rivela un'inchiesta di Reuters, secondo cui il sistema rischia però di allontanare i clienti e di attirare l'attenzione delle autorità antitrust.
Il cosiddetto motore dei prezzi (pricing engine) analizza in modo continuo i dati di milioni di transazioni quotidiane provenienti dai quasi 14.000 ristoranti della catena negli Stati Uniti, generando quello che l'azienda definisce il "prezzo ottimale" per ogni singolo prodotto in ogni singolo locale, dal Big Mac al caffè scontato per gli anziani. Uno dei fattori chiave elaborati dall'algoritmo è la stima di quanto i clienti di ciascun punto vendita siano disposti a pagare.
Reuters ha potuto visionare schermate dell'interfaccia usata dai franchisati, che mostrano messaggi come "il tuo ristorante mostra una sensibilità MEDIA al prezzo", basati in parte sulla "disponibilità a pagare dei clienti nella tua zona". La piattaforma incrocia anche i prezzi pubblici praticati dai concorrenti nelle vicinanze, come Wendy's e Burger King, entrambe le catene hanno però dichiarato di non utilizzare l'intelligenza artificiale nelle proprie decisioni sui prezzi.
Il risultato concreto di questo sistema è una crescente disparità di prezzo per lo stesso identico prodotto tra ristoranti anche molto vicini tra loro. Una verifica di Reuters sull'app mobile di McDonald's nel mese di settembre ha rilevato che un locale di proprietà diretta dell'azienda a Fresno, in California, vendeva il Big Mac a 5,69 dollari, mentre un altro ristorante, sempre gestito direttamente dalla società, a circa tre chilometri di distanza lo vendeva a 6,89 dollari: un sovrapprezzo del 21%. Reuters non ha potuto stabilire con certezza se la differenza sia diretta conseguenza delle raccomandazioni dell'algoritmo o dipenda da altri fattori.
McDonald's, interpellata dai giornalisti, ha replicato che costi e altri elementi variano da ristorante a ristorante, e che locali distanti anche solo pochi chilometri possono appartenere a mercati differenti. L'azienda ha definito l'inchiesta di Reuters come "speculativa e non informata", accusando i giornalisti di voler trasformare "una normale pratica commerciale" in qualcosa di controverso. McDonald's ha inoltre precisato che il portale dei prezzi resta "uno strumento, non un obbligo", pensato per fornire ai franchisati raccomandazioni specifiche per ogni ristorante e aiutarli a prendere decisioni informate.
Nonostante queste rassicurazioni, cinque affiliati hanno riferito a Reuters di aver subito pressioni dall'azienda affinché adottassero le indicazioni dell'intelligenza artificiale. Un documento aziendale del giugno scorso, visionato dai giornalisti, mostra che McDonald's registra nel dettaglio gli scostamenti dei singoli franchisati rispetto ai prezzi consigliati. A gennaio la società ha inoltre iniziato a richiedere ai gestori di "impegnarsi in modo costruttivo con il consulente e gli strumenti di pricing approvati da McDonald's", come parte dei nuovi standard aziendali comunicati internamente ai franchisati.
Durante una call con gli investitori dello scorso agosto, l'ormai ex amministratore delegato Chris Kempczinski ha criticato apertamente i gestori che non si erano adeguati alle indicazioni di prezzo sotto i 3 dollari per il menu economico, circa un terzo del totale dei franchisati, sostenendo che i loro "risultati di business fossero molto più deboli", senza però specificare su quali basi l'azienda fosse arrivata a questa conclusione.
Il caso più controverso riguarda un ristorante in Connecticut. Secondo una causa legale intentata dal franchisato George Michell, nel 2023 lo strumento di pricing avrebbe suggerito di vendere un menu con Big Mac a circa 18 dollari in un locale situato lungo un'autostrada statale, prezzo che l'imprenditore ritiene sia stato alla base di un tentativo dell'azienda di estrometterlo dal sistema di franchising per motivi discriminatori. Reuters non ha potuto verificare in modo indipendente quale prezzo fosse stato effettivamente raccomandato dallo strumento in quel caso specifico.
I termini legali del portale, visionati da Reuters, contengono avvertenze esplicite: i franchisati che accedono al pricing engine sono esposti a un possibile controllo antitrust, dal momento che i proprietari dei ristoranti "potrebbero essere concorrenti" tra loro. Il documento raccomanda inoltre ai gestori di consultare legali indipendenti. L'ex presidente della Federal Trade Commission statunitense, William Kovacic, ha dichiarato a Reuters che il linguaggio usato nell'accordo di servizio rappresenta di fatto "un riconoscimento dell'esistenza di un problema potenziale", alla luce della crescente attenzione delle autorità verso gli algoritmi di determinazione dei prezzi.
La vicenda emerge in un momento delicato per la catena, che secondo quanto riportato ha registrato negli ultimi due anni un calo prossimo alla doppia cifra percentuale nella clientela a basso reddito. Il ricorso al pricing dinamico basato su intelligenza artificiale non è comunque una prerogativa esclusiva di McDonald's: pratiche simili sono già state sperimentate da altre catene come Wendy's, dalla piattaforma di consegne Instacart e da Yum Brands, la società che controlla marchi come KFC e Taco Bell.
Come riporta CNBC, che ha ripreso l'inchiesta originale di Reuters, McDonald's utilizza una qualche forma di strumento di pricing basato sull'intelligenza artificiale almeno dal 2019.
ITALIA. Cellulari, Cassazione: produttori devono informare sui rischi delle ondeRispettare la marcatura CE e i limiti SAR (il tasso di assorbimento specifico delle radiofrequenze) non basta più: i produttori di cellulari devono informare in modo chiaro i consumatori sui possibili rischi legati alle onde elettromagnetiche e sulle cautele da adottare durante l'uso. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 24015/2026, depositata il 24 luglio 2026 dalla Terza sezione civile, in una decisione che apre nuovi scenari sul fronte dei risarcimenti.
Come riporta Businessonline.it, la vicenda nasce dal ricorso di una consumatrice contro Apple Distribution International. La donna sosteneva di aver usato in modo intenso e quotidiano il proprio telefono, spesso tenendolo vicino alla testa, anche in presenza di figli minorenni, senza aver mai ricevuto informazioni adeguate sulle precauzioni utili a ridurre l'esposizione alle radiofrequenze.
Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello di Bologna avevano respinto le sue richieste. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, annullato la sentenza di secondo grado e rinviato la causa alla Corte d'Appello di Bologna, che dovrà pronunciarsi nuovamente in diversa composizione applicando i principi fissati dai giudici supremi.
Il punto centrale della decisione è che la conformità tecnica di uno smartphone non esaurisce gli obblighi del produttore: marcatura CE e rispetto dei limiti SAR sono condizioni necessarie ma non sempre sufficienti a garantire un prodotto davvero "sicuro" per il consumatore. Secondo i giudici, la lesione della libertà di scelta del consumatore, ossia il diritto di decidere in modo consapevole come usare un prodotto, può avere rilievo giuridico anche indipendentemente dall'insorgenza effettiva di una malattia.
È però importante non fraintendere la portata della pronuncia. La Cassazione non ha stabilito che i cellulari provochino tumori, né ha accertato un nesso causale tra uso dello smartphone e specifiche patologie. Non ha inoltre condannato Apple a pagare alcun risarcimento, né ha imposto l'obbligo di nuove etichette sui dispositivi. Sarà ora la Corte d'Appello di Bologna, in sede di rinvio, a valutare se l'eventuale carenza informativa abbia concretamente condizionato le scelte della consumatrice e se sussistano i presupposti per un risarcimento.
La pronuncia, pur riguardando direttamente Apple, introduce un principio che si applica potenzialmente a tutto il mercato della telefonia mobile: se un consumatore riesce a dimostrare di non aver ricevuto informazioni sufficienti sui rischi, e di aver per questo subito un pregiudizio - anche solo sotto forma di lesione della libertà di scelta - potrebbe avere diritto a un risarcimento. Una possibilità che, secondo diversi osservatori, potrebbe tradursi anche in azioni collettive da parte di gruppi di consumatori nei confronti dei produttori di smartphone.
MONDO. Tre miliardi offline: GSMA avverte, l'AI allarga il digital divideMentre l'intelligenza artificiale trasforma economie e società, rischia anche di scavare un nuovo solco tra chi può accedervi e chi ne resta escluso. È l'allarme lanciato dalla GSMA, l'associazione che rappresenta l'ecosistema mobile a livello mondiale, con il rapporto "State of Mobile Internet Connectivity (SOMIC) 2026", presentato a New York.
Come riporta Key4biz, il documento sottolinea che i benefici dell'intelligenza artificiale rimarranno fuori dalla portata di oltre 3,4 miliardi di persone che ancora non usano internet mobile a livello globale, nonostante più del 90% di loro viva già in aree coperte dalla banda larga mobile. Il problema, dunque, non è la mancanza di infrastrutture di rete, ma l'impossibilità economica di accedere a un dispositivo che permetta di collegarsi.
Di queste persone, circa 3,1 miliardi vivono già sotto la copertura di una rete a banda larga mobile senza però utilizzarla: è il cosiddetto "usage gap", il divario di utilizzo. Il restante gruppo, molto più ridotto, si trova invece in aree ancora prive di copertura di rete. Il 92% di chi non usa internet mobile vive in paesi a basso e medio reddito.
La causa principale individuata dal rapporto è il costo eccessivo degli smartphone entry-level. A fine 2025 un dispositivo economico costava il 44% del reddito mensile medio del 20% più povero della popolazione nei paesi a basso e medio reddito, una percentuale che sale drammaticamente al 76% nell'Africa subsahariana. In pratica, per le famiglie più povere di quell'area, comprare uno smartphone di base equivale a spendere più di tre quarti del proprio reddito mensile.
Il rapporto GSMA cita anche i dati di Counterpoint Research, secondo cui i prezzi delle memorie sono più che raddoppiati tra il terzo trimestre 2025 e il primo trimestre 2026, con un ulteriore incremento dell'80-90% previsto per il secondo trimestre 2026. Questa impennata dei costi è legata alla domanda crescente di infrastrutture per l'intelligenza artificiale e data center, che si riflette a valle sui componenti dei dispositivi di fascia più bassa, proprio quelli con cui la parte più povera del pianeta potrebbe affacciarsi per la prima volta a internet. La conseguenza è stata un crollo record delle spedizioni globali di smartphone, in particolare di quelli sotto i 100 dollari.
Il direttore generale della GSMA, Vivek Badrinath, ha avvertito che il rischio più grande non riguarda soltanto una distanza tra paesi, ma una distanza tra le persone che possono permettersi di partecipare all'economia digitale e quelle che non possono. L'associazione ha lanciato un appello ai produttori di chip e memorie affinché avviino un dialogo con l'intero ecosistema mobile e con i decisori politici, per garantire la disponibilità di componenti a basso costo e non vanificare anni di progressi nella riduzione del divario digitale.
A livello globale, secondo i dati del rapporto, 4,8 miliardi di persone utilizzano oggi internet mobile da un dispositivo proprio, ma la crescita sta rallentando: circa 160 milioni di nuovi utenti si sono collegati nel 2025, in calo rispetto ai 190 milioni dell'anno precedente.
ITALIA. Fiducia consumatori in calo a settembre. IstatA settembre 2026 sia il clima di fiducia dei consumatori sia l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese diminuiscono (da 94,5 a 91,2 e da 97,0 a 95,9, rispettivamente).
Con riferimento alle imprese, si segnala un miglioramento della fiducia solo nella manifattura (l’indice sale da 90,2 a 91,9). Invece, nei servizi e nelle costruzioni l’indice è in ripiegamento: nei servizi di mercato l’indice cala da 99,4 a 96,9 e nel commercio al dettaglio scende da 106,5 a 104,5, nelle costruzioni l’indicatore diminuisce da 102,8 a 97,5.
Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura si stima un miglioramento dei giudizi sugli ordini mentre le valutazioni sulle scorte di prodotti finiti rimangono sostanzialmente stabili. Le attese sul livello della produzione diminuiscono. Nelle costruzioni entrambe le variabili registrano un peggioramento.
Passando al settore dei servizi di mercato, si evidenzia una dinamica negativa di tutte le componenti. Nel commercio si rileva un andamento positivo dei giudizi sulle vendite mentre le relative attese peggiorano, il saldo delle valutazioni sul livello delle scorte di magazzino diminuisce.
Il commento
Il clima di fiducia delle imprese diminuisce dopo tre mesi consecutivi di crescita. La variazione negativa è dovuta all’indebolimento dell’indice nel comparto dei servizi e delle costruzioni. Segnali positivi provengono dai giudizi sugli ordini e sulla domanda nel comparto manifatturiero e da quelli sulle vendite nel commercio al dettaglio.
Per quanto riguarda i consumatori, si segnala che la dinamica congiunturale dei climi di fiducia e dei relativi saldi stimata a settembre 2026 risente in parte di alcuni cambiamenti riguardanti l’organizzazione della rete di rilevazione. Al netto degli effetti stimati riconducibili a tali cambiamenti, si rileva a settembre 2026 una moderata riduzione del clima di fiducia complessivo e di quelli personali, corrente e futuro, mentre il clima economico registra una diminuzione leggermente più marcata.
U.E.. Salute delle donne, l'Ema prepara una roadmap contro i gap nella ricercaLe donne rappresentano circa la metà della popolazione mondiale, ma nella ricerca farmacologica, nella produzione di evidenze scientifiche e nello sviluppo dei medicinali persistono lacune importanti, che lasciano ancora poco conosciuti diversi aspetti specifici della loro salute. Per questo l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha annunciato la preparazione di una roadmap dedicata ai farmaci e alla salute femminile, che sarà pubblicata entro la fine del 2026.
Come riporta Quotidiano Sanità, la decisione arriva al termine di un workshop organizzato dall'EMA il 28 e 29 settembre ad Amsterdam, che ha riunito oltre 100 rappresentanti di autorità regolatorie, pazienti, professionisti sanitari, organizzazioni non governative, industria farmaceutica, mondo accademico e partner internazionali. Dal confronto sono emerse dieci azioni prioritarie sulle quali l'Agenzia e la rete regolatoria europea potranno intervenire direttamente oppure attraverso attività di collaborazione e coordinamento con altri soggetti.
Uno dei punti centrali della futura roadmap riguarda il rafforzamento della partecipazione femminile negli studi clinici e la disponibilità di dati di elevata qualità disaggregati per sesso. L'obiettivo dichiarato è produrre evidenze che permettano di comprendere meglio come i farmaci agiscono nelle diverse popolazioni, tenendo conto delle differenze legate al sesso e al genere. Tra le priorità individuate figura anche il sostegno alla partecipazione di donne in gravidanza e durante l'allattamento alle sperimentazioni cliniche, ambiti nei quali le evidenze disponibili sono oggi particolarmente scarse.
Le azioni prioritarie prevedono inoltre il potenziamento dei cosiddetti dati "real-world", raccolti cioè dalla pratica clinica quotidiana, attraverso la rete DARWIN EU, con studi specifici su patologie come l'endometriosi, le malattie metaboliche a carico dell'apparato ovarico, oltre a gravidanza e allattamento. Altri punti del decalogo riguardano il finanziamento della ricerca sui bisogni clinici ancora insoddisfatti, la formazione dei regolatori su valutazioni sensibili alle differenze di genere e il miglioramento della comunicazione dei rischi legati all'uso dei farmaci nella popolazione femminile.
La direttrice esecutiva dell'EMA, Emer Cooke, ha sottolineato che le donne restano ancora troppo poco presenti nella ricerca e nei dati disponibili, un vuoto che la roadmap dovrebbe contribuire a colmare. Sulla stessa linea si è espressa María Lamas, presidente dell'HMA Management Group, che ha ribadito la necessità di garantire una rappresentanza adeguata delle donne negli studi clinici, condizione indispensabile per sviluppare farmaci realmente efficaci e sicuri per l'intera popolazione.
Il documento finale, atteso entro la fine dell'anno, dovrebbe contenere obiettivi concreti e tempistiche suddivise in azioni a breve, medio e lungo termine, oltre a indicatori utili a misurare i progressi compiuti nel colmare le disparità di genere nella ricerca farmacologica.
ITALIA. Rsa: se la famiglia paga le cure, accompagnamento e assegno restano dovutiQuando una persona non autosufficiente viene ricoverata in una Rsa con retta a carico del servizio pubblico, l'Inps sospende di norma l'indennità di accompagnamento e riduce della metà l'assegno sociale, considerando il ricovero equivalente a quello ospedaliero e quindi gratuito. Ma questa regola vale solo se il ricovero è davvero senza costi per l'assistito: se la persona o la sua famiglia pagano di tasca propria cure indispensabili, le prestazioni vanno corrisposte per intero. Lo ha stabilito la Corte d'Appello dell'Aquila, Sezione Lavoro, con una sentenza pubblicata ad agosto 2026, su un caso seguito dal patronato Inca Cgil di Chieti, come riporta Collettiva.
La vicenda riguarda una donna abruzzese affetta da Corea di Huntington, grave malattia neurologica degenerativa. Dal 2005 percepiva l'indennità di accompagnamento e una pensione di inabilità, poi trasformata in assegno sociale. Nel maggio 2020 la donna viene ricoverata in una Rsa della provincia di Chieti: la retta è a carico della Regione, ma alla famiglia viene richiesta una quota di 15 euro al giorno, circa 450 euro al mese. La somma serve soprattutto a coprire la nutrizione artificiale tramite sonda PEG, dispositivo che porta l'alimento direttamente nello stomaco, resa necessaria dal fatto che la malattia le impediva di deglutire e mangiare normalmente. Il prodotto nutrizionale prescritto, secondo quanto ricostruito dalle testate abruzzesi che hanno seguito il caso, non era fornito dalla farmacia ospedaliera ed era gestito da personale sanitario, restando quindi a carico della paziente e della famiglia. Nonostante questo, l'Inps ha considerato il ricovero gratuito, sospendendo l'accompagnamento e dimezzando l'assegno sociale. La donna si è rivolta all'Inca Cgil di Chieti e nel 2022 ha chiesto il ripristino delle prestazioni.
In primo grado, nel novembre 2024, il Tribunale di Vasto ha respinto il ricorso, ritenendo non dimostrata la necessità di quel trattamento a carico della famiglia. La Corte d'Appello dell'Aquila ha però ribaltato la decisione, riconoscendo che la sentenza di primo grado aveva applicato alla realtà delle Rsa un principio giurisprudenziale pensato per il contesto ospedaliero, profondamente diverso per funzione, organizzazione e finanziamento. La Corte ha richiamato anche un messaggio dell'Inps del 2011, secondo cui il ricovero resta gratuito solo se il contributo privato serve a ottenere un trattamento migliore rispetto a quello base: una condizione che non si applica alla nutrizione tramite PEG, trattamento indispensabile alla sopravvivenza e non un semplice servizio accessorio o migliorativo.
I giudici hanno quindi dichiarato il diritto della donna a percepire le prestazioni in misura integrale per l'intero periodo dal 18 maggio 2020 al 28 febbraio 2024 (la donna è deceduta nel frattempo, nel febbraio 2024), condannando l'Inps al pagamento degli arretrati agli eredi, oltre a interessi, rivalutazione e rimborso delle spese legali di entrambi i gradi di giudizio. Il ricorso è stato seguito dall'Inca Cgil di Chieti con l'assistenza dell'avvocato Fabio Giangiacomo.
Secondo l'Inca Cgil di Chieti, la pronuncia chiarisce un principio di rilievo pratico non trascurabile: il ricovero in Rsa non equivale a quello ospedaliero ai fini della sospensione delle prestazioni assistenziali, perché nelle strutture residenziali la compartecipazione alle spese da parte dell'assistito è la norma. La decisione può interessare molte famiglie con un proprio caro ricoverato in una residenza sanitaria assistenziale, specialmente nei casi in cui restano a carico dell'assistito spese sanitarie essenziali e non semplicemente accessorie.
U.E.. Nasce ENP, il circuito europeo dei pagamenti alternativo a Visa e MastercardIl 30 settembre 2026 ha preso ufficialmente il via l'European Network for Payments (Enp), il primo circuito europeo dei pagamenti pensato come alternativa ai colossi statunitensi Visa e Mastercard, che insieme gestiscono circa il 90% delle transazioni globali con carta fuori dalla Cina. Come riporta Il Sole 24 Ore, il nuovo soggetto nasce con l'obiettivo di gestire e sviluppare l'interoperabilità tra le principali soluzioni di pagamento digitale già attive nel continente.
La nuova società, con sede a Madrid, unisce cinque grandi player nazionali: l'italiana Bancomat, la spagnola Bizum, il consorzio Epi Company/Wero (che coinvolge banche come Bnp Paribas, Deutsche Bank, Société Générale, Crédit Agricole e ING, oltre a Nexi e Worldline), la portoghese Sibs-Mb Way e la scandinava Vipps MobilePay. Complessivamente queste piattaforme raggiungono circa 130 milioni di utenti in 13 Paesi europei, con una copertura superiore al 70% della popolazione dell'Unione Europea e della Norvegia.
L'infrastruttura è destinata a collegare soluzioni di pagamento già consolidate nei rispettivi mercati nazionali attraverso standard comuni europei e sistemi di pagamento istantaneo da conto a conto (account-to-account). Il progetto discende da un memorandum d'intesa firmato dai partner nel febbraio 2026. Un aspetto importante riguarda l'autonomia dei singoli marchi: l'obiettivo è consentire progressivamente agli utenti delle diverse piattaforme di effettuare pagamenti transfrontalieri semplici e immediati tra Paesi europei, mantenendo però marchi, funzionalità ed esperienze d'uso distinte per ciascuna soluzione nazionale.
L'operatività del circuito sarà graduale e prenderà avvio dal 2027. La prima fase riguarderà i pagamenti transfrontalieri tra persone (i cosiddetti trasferimenti peer-to-peer), mentre in un secondo momento il sistema sarà esteso ai pagamenti online e alle transazioni nei punti vendita fisici tramite POS.
Fabrizio Burlando, amministratore delegato di Bancomat, ha sottolineato che l'iniziativa rappresenta per la società una priorità strategica chiara, finalizzata a contribuire allo sviluppo di un modello europeo scalabile, capace di coniugare innovazione, interoperabilità e resilienza, rafforzando il ruolo delle banche e delle infrastrutture europee nel futuro dei pagamenti digitali.
TURCHIA. Truffa in Borsa a Istanbul: 450mila risparmiatori coinvoltiUna vasta inchiesta giudiziaria ha travolto la Borsa di Istanbul dopo che l'autorità turca di vigilanza sui mercati, la Sermaye Piyasasi Kurulu (Spk), ha accertato operazioni di manipolazione su titoli come Katilimevim, Gündogdu Gida e Destek Finans Faktoring. Secondo quanto ricostruito da diverse testate internazionali, tra cui Milano Finanza ed Euronews, il meccanismo alla base dello scandalo sarebbe il più classico: gonfiare artificialmente il valore di azioni poco liquide per poi scaricarle sul mercato, provocando il collasso dei fondi quando sono mancati acquirenti disposti a rilevarle.
La Spk ha disposto la liquidazione di 131 fondi gestiti da sette società di gestione del risparmio (Tera, Pusula, Hedef, Atlas, A1 Capital, Pardus e Bulls Portfolio), coinvolgendo secondo i dati ufficiali del registro centrale Merkezi Kayıt Kuruluşu circa 455.758 investitori, per una massa finanziaria che supera i 18 miliardi di dollari. Il ministro delle finanze turco Mehmet Şimşek ha stimato il valore complessivo dei fondi coinvolti in 18,3 miliardi di dollari, assicurando che l'area problematica è stata isolata e rappresenta solo una minima parte del settore.
La crisi è esplosa dopo che alcuni fondi, in particolare quelli gestiti da Tera Portföy e Pusula Portföy, non sono riusciti a onorare le richieste di rimborso dei risparmiatori: i gestori detenevano quote troppo elevate in azioni difficili da vendere rapidamente, e una liquidazione massiccia avrebbe fatto crollare ulteriormente i prezzi, riducendo ancora di più il denaro disponibile per i rimborsi. Il ramo di gestione fondi di Tera Yatırım aveva già segnalato il 16 settembre di non essere riuscito a effettuare alcuni pagamenti dovuti agli investitori in uscita da due dei suoi fondi, mentre anche Pusula Portföy aveva denunciato ritardi analoghi.
La magistratura di Istanbul ha disposto la custodia cautelare per cinque figure di primo piano della finanza turca: Emre Tezmen, presidente e fondatore di Tera Yatirim Holding, le cui azioni erano salite di quasi il 40.000% dalla quotazione del 2022; Emre Alkin, membro del consiglio di amministrazione della stessa società; Kerem Alkin, ex ambasciatore turco presso l'Ocse e consigliere indipendente di Tera; Alper Öztürk, direttore generale di Tera Portföy; e Serdar Turhan, presidente di Pusula Holding. Tezmen, fermato per la prima volta il 19 settembre, ha respinto le accuse parlando di un «attacco speculativo pianificato e organizzato» ai danni della sua società, sostenendo che si trattasse solo di una difficoltà di liquidità temporanea.
Il bilancio complessivo degli indagati è salito nel frattempo a 76 persone, dopo che il ministro della giustizia turco Akın Gürlek ha reso noto che altre 45 risultano già arrestate, tra cui Erkan Kilimci, ex vicegovernatore della Banca centrale turca. Le indagini, partite da un'analisi della Spk sulle transazioni relative a Katilimevim, società attiva nel finanziamento del risparmio a interessi zero, si sono poi estese ad altre società quotate e ad altri gestori del risparmio. Un filone parallelo dell'inchiesta ha portato anche al blocco di centinaia di account social accusati di aver diffuso contenuti speculativi capaci di generare panico tra gli investitori, e a ulteriori arresti per manipolazione dei mercati tramite social media.
Le autorità turche hanno affidato la gestione delle procedure di liquidazione a İşbank, per i fondi di Tera, e alla banca statale Ziraat Bank per gli altri gruppi coinvolti: gli investitori dovranno attendere fino a sei mesi prima di conoscere quanto riusciranno effettivamente a recuperare dei propri risparmi.
ITALIA. Tonfo Juventus in piazza Affari, bilancio in rosso di 66 milioni: nuovo aumento di capitaleIl titolo Juventus ha subito un pesante calo a Piazza Affari dopo l'approvazione del bilancio 2025-26, che si chiude con una perdita consolidata di 66 milioni di euro. Come riporta Il Sole 24 Ore, il mercato ha reagito negativamente anche all'annuncio di un nuovo aumento di capitale, il quarto dal 2019, per un totale che con questa operazione arriva a 1,15 miliardi di euro.
Si tratta del nono esercizio consecutivo chiuso in perdita per il club bianconero. Il rosso di 66 milioni segna un peggioramento rispetto ai 58,1 milioni dell'anno precedente, nonostante una riduzione dei costi operativi di oltre 42 milioni di euro. A pesare sui conti sono state soprattutto le performance sportive inferiori alle previsioni e alcuni oneri non ricorrenti: i ricavi sono scesi a 474,7 milioni di euro, dai 529,6 milioni dell'esercizio precedente, complice anche il calo dei proventi dai diritti dei calciatori e dei diritti audiovisivi, questi ultimi influenzati anche dall'assenza della Juventus dalla Fifa Club World Cup.
Il consiglio di amministrazione proporrà all'assemblea degli azionisti, convocata per il 3 novembre, una delega per un aumento di capitale a pagamento, in una o più tranche, fino a un massimo di 250 milioni di euro, sovrapprezzo incluso. L'indebitamento finanziario netto è salito a 331 milioni di euro, mentre il patrimonio netto consolidato si è ridotto a 11,5 milioni.
Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann che controlla il 65,4% del capitale della Juventus, ha confermato il proprio sostegno all'operazione, impegnandosi a sottoscrivere la propria quota di competenza e a garantire eventuali azioni non sottoscritte da altri soci o da terzi. La holding verserà inoltre immediatamente 60 milioni di euro come anticipo sulla propria quota del futuro aumento.
Gli analisti finanziari hanno commentato con preoccupazione la sequenza di ricapitalizzazioni. Secondo gli analisti di Equita, citati dal quotidiano economico, i ripetuti aumenti di capitale della Juventus contribuiscono all'elevato sconto applicato al valore patrimoniale netto (Nav) di Exor: pur valendo singolarmente meno dell'1% del Nav, sommati tra loro dal 2019 superano il 2% del valore attuale. Gli analisti di Intermonte hanno invece sottolineato che, sebbene la Juventus rappresenti per Exor meno del 2% del valore complessivo del portafoglio, resta un investimento che continua a richiedere capitale per sostenere il percorso verso una maggiore sostenibilità economico-finanziaria.
All'apertura delle contrattazioni a Piazza Affari il titolo bianconero ha perso oltre il 10% del proprio valore, con una capitalizzazione di mercato scesa attorno ai 777 milioni di euro. Le previsioni indicano che anche il bilancio 2026-27 si chiuderà in perdita, soprattutto per l'impatto della mancata partecipazione alla Champions League, che priverà il club di una delle principali fonti di ricavo del calcio europeo.
USA. SEC incrimina quattro società per una truffa da 15 milioni con bot AILa Securities and Exchange Commission (SEC), l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari statunitense, ha incriminato quattro società accusate di aver messo in piedi due distinti schemi fraudolenti che avrebbero sottratto complessivamente oltre 15 milioni di dollari a centinaia di piccoli investitori, molti dei quali residenti negli Stati Uniti.
Secondo quanto reso noto dalla SEC il 29 settembre 2026, le società coinvolte sarebbero verosimilmente gestite da persone che operano dall'estero. Le due denunce sono state depositate presso il tribunale distrettuale federale del Distretto Sud di New York contro Cryptoaiml Ltd. e Cryptoaiml Capital Foundation da un lato, e TSAI Pro Ltd. e TSAI Capital Foundation dall'altro. Le prime due entità avrebbero sottratto agli investitori almeno 12,5 milioni di dollari, mentre le seconde circa 2,8 milioni, sempre tramite piattaforme online che simulavano una conformità alle regole della SEC in realtà inesistente.
Il meccanismo alla base delle due truffe, pur riguardando soggetti diversi, seguiva uno schema molto simile: gli autori costruivano relazioni di fiducia online con le vittime, spesso attraverso chat di gruppo su WhatsApp dal tono informale e personale, per poi indirizzarle verso una piattaforma dall'aspetto ufficiale che però non eseguiva alcuna operazione di trading reale.
Nel caso di Cryptoaiml, secondo la denuncia della SEC, i responsabili avrebbero creato gruppi WhatsApp fingendosi professionisti degli investimenti e diffondendo falsi "segnali" di trading generati da intelligenza artificiale con la promessa di profitti elevati. Gli investitori venivano quindi convinti ad aprire conti su una piattaforma di trading che, secondo l'accusa, non ha mai eseguito operazioni autentiche. In alcuni casi i responsabili avrebbero addirittura simulato un rapporto da consulente finanziario, facendo firmare alle vittime accordi di gestione patrimoniale presentati come legittimi.
Lo schema riconducibile a TSAI Pro si basava su un mix simile di canali: sito web, chat WhatsApp e una pagina Facebook pubblica, attraverso cui venivano promessi profitti garantiti derivanti dal noleggio di presunti bot di trading programmati con intelligenza artificiale.
Si tratta dell'ennesimo caso in cui la SEC individua schemi di frode costruiti attorno a piattaforme di messaggistica e social media, spesso mascherati da innovazione tecnologica legata all'intelligenza artificiale, per conquistare la fiducia di risparmiatori alla ricerca di rendimenti elevati. L'autorità ribadisce l'invito agli investitori a non fondare mai le proprie decisioni su informazioni ricevute in chat di gruppo o su promesse di rendimento straordinario, e a verificare sempre l'identità e la regolarità di chi propone opportunità di investimento attraverso il portale ufficiale Investor.gov.
Come riporta Investment Executive, la vicenda si inserisce in una serie crescente di azioni della SEC contro schemi di investimento fraudolenti veicolati tramite app di messaggistica e social network, un fenomeno che l'autorità considera in costante espansione.
ITALIA. Inflazione in crescita a settembre. Stima IstatSecondo le stime preliminari, nel mese di settembre 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,7% su base mensile e a +4,2% su base annua (da +3,3% del mese precedente).
L’accelerazione tendenziale dell’inflazione è imputabile soprattutto all’andamento dei prezzi degli Energetici, sia regolamentati (da +18,6% a +25,9%) sia non regolamentati (da +17,0% a +22,2%), e degli Alimentari non lavorati (da +3,8% a +5,5%); crescono a ritmo più sostenuto anche i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +2,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,8% a +1,6%).
Nel mese di settembre l’“inflazione di fondo”, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale da +1,5% a +1,7%, così come quella al netto dei soli beni energetici, da +1,7% a +2,0%.
L’aumento del ritmo di crescita dei prezzi dei Beni (da +4,1% a +5,4%) è più marcato di quello dei Servizi (da +2,4% a +2,6%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si amplia, passando da -1,7 a -2,8 punti percentuali.
In crescita l’aumento tendenziale sia dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +0,9% a +1,7%) sia di quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,3% a +5,3%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette perlopiù l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+5,9%) e non regolamentati (+4,4%), degli Alimentari non lavorati (+2,2%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%). Diminuiscono su base mensile i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-2,5%) e quelli degli Alimentari lavorati (-0,3%).
L’inflazione media del 2026 acquisita a settembre sale a +3,1% per l’indice generale e resta stabile a +1,9% per la componente di fondo.
In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +2,0% su base mensile, per effetto della fine dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +4,1% su base annua (da +3,2% del mese precedente).
Il commento
A settembre 2026 l’inflazione sale al 4,2% (da +3,3% di agosto), ancora influenzata dalla crescita dei prezzi dei Beni Energetici (da +17,1% a +22,3%). Nel settore alimentare, i prezzi evidenziano una dinamica in accelerazione (da +1,0% a +1,8%), dovuta interamente alla componente non lavorata (da +3,8% a +5,5%), che si riflette sul “carrello della spesa” (da +0,9% a +1,7%). Un sostegno all’inflazione si deve anche alle tensioni sui prezzi dei servizi ricreativi, culturali, e per la cura della persona (da +2,6% a + 2,9%) e a quelli relativi ai trasporti (da +0,8% a + 1,6%). L’inflazione di fondo si porta a +1,7% (da +1,5%) e la variazione media annua, acquisita a settembre, a +3,1%.
ITALIA. Aborto sicuro, un diritto ancora poco riconosciuto: la denuncia dell’Associazione CoscioniPrivare le donne della libertà di scelta sul proprio corpo costituisce una lesione profonda della dignità femminile. È questo l’assunto emerso dalle parole dell’Associazione Luca Coscioni in Italia, che trova pieno riscontro nelle relazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e negli accorati appelli delle Nazioni Unite. In occasione della Giornata Internazionale per l’Aborto Sicuro, che si è celebrata il 28 settembre, la società civile, le Ong e le associazioni si sono sollevate in un unico coro per riaffermare solennemente che i diritti sessuali e riproduttivi costituiscono diritti umani fondamentali, indispensabili per garantire il diritto alla salute, la dignità, l’uguaglianza e la non discriminazione.
Nel contesto italiano, a quasi cinquant’anni dall’approvazione della Legge 194, la piena attuazione dei percorsi di interruzione volontaria di gravidanza rimane fortemente ostacolata da barriere burocratiche e resistenze ideologiche. Le stesse relazioni ufficiali del Governo, spiega Coscioni in una nota, continuano a basarsi su dati sistematicamente obsoleti e aggregati per sole medie regionali, una modalità che nasconde i reali disservizi e le profonde disuguaglianze presenti a livello locale e nei singoli presidi ospedalieri.
Le linee di indirizzo ministeriali aggiornate nel 2020 prevedono chiaramente la possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico fino alla nona settimana di gestazione in regime ambulatoriale o presso i consultori, consentendo alle donne di assumere il secondo farmaco nella sicurezza della propria abitazione. A distanza di anni, pochissime Regioni garantiscono concretamente questo percorso. Come denunciato dalla ginecologa e consigliera generale Anna Pompili, dalla ginecologa e vicesegretaria Mirella Parachini e dalla bioeticista Chiara Lalli, l’imposizione del ricovero ospedaliero forzato non apporta alcun beneficio in termini di sicurezza medica, esponendo al contrario le pazienti al rischio del tutto evitabile di infezioni nosocomiali. Dietro la mancata applicazione delle direttive nazionali si cela una visione “chiaramente moralistica e paternalistica”, che limita la libertà decisionale femminile e considera l’interruzione di gravidanza un dramma in cui la donna non viene ritenuta nemmeno capace di gestire l’assunzione di un farmaco a casa propria, provocando parallelamente un ingiustificato spreco di risorse per il Servizio Sanitario Nazionale.
Emblematico di questa inerzia amministrativa è il caso della Campania, dove sono trascorsi tre anni soltanto per approvare la delibera di recepimento nel dicembre 2023 e ulteriori tre anni per elaborare un protocollo operativo nell’aprile 2026, rimasto tuttora inattuato. Per contrastare questi ostacoli e superare le gravissime limitazioni causate dall’elevata percentuale di obiezione di coscienza, l’Associazione Luca Coscioni rilancerà la campagna “Aborto senza ricovero” al suo prossimo Congresso nazionale, in programma a Napoli dal 9 all’11 ottobre.
Questa complessa realtà italiana si inserisce in un quadro globale drammatico e caratterizzato da acute emergenze sanitarie. I dati diffusi dall’Oms evidenziano infatti che il 45% delle interruzioni di gravidanza praticate nel mondo non avviene in condizioni di sicurezza, poiché svolte da personale non qualificato o in ambienti privi dei requisiti igienico-sanitari minimi. Tale insicurezza chirurgica e farmacologica rappresenta una piaga umanitaria responsabile di una quota compresa tra il 4,7% e il 13,2% di tutta la mortalità materna globale, causando ogni anno tra i 13.865 e i 38.940 decessi del tutto evitabili. Di fronte a questo scenario, gli esperti dell’Onu per i diritti umani hanno rilasciato una dichiarazione congiunta incentrata sul tema “Solidarietà e azione: giustizia riproduttiva e polarizzazione”, denunciando con forza l’ondata di regressione ideologica che sta colpendo l’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva.
Gli esperti dell’Onu segnalano come l’inasprimento delle leggi restrittive, la disinformazione, lo stigma sociale, la polarizzazione politica e i drastici tagli ai finanziamenti sanitarî e all’assistenza internazionale stiano compromettendo le tutele essenziali. Le conseguenze più devastanti di questi tagli si abbattono sulle donne e sulle ragazze che versano in condizioni di maggiore vulnerabilità e marginalizzazione, tra cui le persone in stato di povertà, le adolescenti, le appartenenti a minoranze etniche, le donne con disabilità, le rifugiate e le popolazioni che vivono in contesti di conflitto o di crisi umanitaria.
Per queste ragioni, gli esperti dell’Onu sollecitano i Governi a proteggere il personale sanitario, le organizzazioni civili e i difensori dei diritti umani, ribadendo che l’autonomia sul proprio corpo è il presupposto imprescindibile per il raggiungimento della parità di genere e per il pieno esercizio di ogni diritto civile, politico ed economico.
(AdnKronos)
ITALIA. Come cambia il carrello della spesa.Dal free from al rich-inUna maggiore attenzione al benessere, che porta a spendere di più per alimenti privi di alcuni nutrienti “critici”, come zuccheri e grassi, o arricchiti di quelli considerati “benefici”, come proteine e fermentati lattici, a preferire le clean label, evitando conservanti, antibiotici e nitriti, e a orientarsi verso prodotti formulati per soddisfare chi soffre di allergie o intolleranze alimentari, quindi senza glutine e/o lattosio.
Ma anche un bisogno di rassicurazione che si esprime nel maggior acquisto di alimenti che si rifanno alla tradizione, che provengono da filiere controllate o che si presentano come artigianali. E ancora l’affermazione di specifici stili di vita che riempie i carrelli di alimenti presentati in etichetta come vegani, plant based, alternativi o a base vegetale.
È un approccio alla spesa in forte evoluzione quello misurato e raccontato dall’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, lo studio semestrale con cui GS1 Italy monitora le abitudini di consumo degli italiani attraverso le etichette dei prodotti acquistati in supermercati, ipermercati e negozi a libero servizio, e digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi.
Il free from si conferma il fenomeno più importante e diffuso nella spesa alimentare degli italiani: è arrivato a rappresentare il 24,4% dei prodotti rilevati e il 29,4% del loro incasso.
Nel 2025 gli oltre 22 mila prodotti che riportano in etichetta l’assenza o il minor contenuto di un nutriente, additivo e/o ingrediente hanno sfiorato i 12,6 miliardi di euro di sell-out, con una crescita annua di +3,2% a valore e di +1,4% a volume.
Analizzando l’andamento di 26 claim, l’Osservatorio Immagino ha rilevato che nelle scelte d’acquisto degli italiani emerge il ruolo centrale delle intolleranze alimentari ma spicca anche la maggior attenzione alla riduzione o eliminazione di zuccheri, grassi e di alcuni additivi, come i conservanti.
Nell’area delle intolleranze alimentari il benefit più apprezzato resta l’assenza di glutine che accomuna il 9,5% dei prodotti monitorati, con oltre 3,4 miliardi di euro di sell-out, in crescita annua di +2,7% a fronte di una sostanziale tenuta dei volumi (+0,9%).
Più dinamico appare il mondo del “senza lattosio”, che in un anno ha aumentato di +7,7% il giro d’affari, superando i 2,4 miliardi di euro, e di +5,5% i volumi, grazie a un ampio assortimento, costituito da 3.170 prodotti (3,4% del totale).
Nell’ampio universo del free from l’Osservatorio Immagino ha individuato anche claim “minori” ma molto dinamici e che aggiungono nuove dimensioni a questo fenomeno di consumo.
Come “senza antibiotici” (+12,4% a valore e +9,9% a volume), “senza residui/residuo zero/zero residui” (+14,3% a valore e +14,8% a volume) e “senza nitriti” (+9,7% a valore e +10,3% a volume).
A guadagnare spazio nel carrello della spesa italiana sono anche i prodotti rich-in, ossia con un alto tenore di sostanze nutritive.
Un fenomeno in continua crescita, di cui l’Osservatorio Immagino monitora 13 claim che nel 2025 hanno accomunato 12.077 prodotti con oltre 5,9 miliardi di euro di sell-out.
Il rich-in rappresenta il 14% del mercato del food & beverage sia in termini di numerica che di giro d’affari e nell’anno rilevato è avanzato di +2,8% a valore e di +2,0 a volume.
Le “proteine” sono regine del rich-in, con 4.065 prodotti e il 5,0% di incidenza sul giro d’affari del paniere, e nel 2025 sono tornate a crescere, chiudendo l’anno con un +5,1% a volume e un +6,3% a valore, per oltre 2,1 miliardi di euro di sell-out.
E lo scenario del rich-in è in continua evoluzione e ridefinizione. I claim “fermenti lattici”, “magnesio”, “potassio”, “calcio” e “fibre” hanno aumentato le vendite sia a valore sia a volume.
Altri claim, come “vitamine” e “zinco”, sono rimasti piuttosto stabili, mentre altri, come “Omega 3”, “iodio” e “integrale”, hanno perso smalto a causa del calo sia della domanda che dell’offerta.
Il lifestyle rappresenta un’altra forza che sta cambiando l’assetto dei consumi di food & beverage.
Considerando solo i prodotti destinati a specifici stili di vita, l’Osservatorio Immagino ha individuato 5.776 referenze con 3,2 miliardi di euro di sell-out e un trend annuo di +3,1% a valore e di +2,1% a volume.
Il claim dominante è “veg”, con 5.397 prodotti e oltre 3 miliardi di euro di vendite, e con un trend annuo positivo: +2,5% a valore e +1,6% a volume.
All’interno del segmento veg brilla l’indicazione “vegan”, presente su 4.116 referenze e con vendite in crescita di circa il 2% arrivate a 1,5 miliardi di euro.
Nel carrello della spesa lifestyle sono cresciuti anche i claim “plant based” (+36,2% a valore e +34,0% a volume), arrivato a 74,4 milioni di euro di sell-out, “alternativo” (+15,7% a valore e +16,8% a volume) con 80,2 milioni di euro di incassi, e “base vegetale” (+4,2% a valore e +5,0% a volume) che ha superato i 4,4 milioni di euro.
Nella nuova edizione dell’Osservatorio Immagino ha debuttato un nuovo carrello della spesa: quello che riunisce i prodotti alimentari sulle cui etichette compare un riferimento alla qualità e alla tradizione.
È un fenomeno di ampia portata: i 14 claim individuati sono presenti on pack su 6.867 referenze per cui gli italiani nel 2025 hanno speso più di 3,5 miliardi di euro, ossia il +2,5% in più rispetto al 2024, con un aumento dei volumi di +1,6%.
Il claim più diffuso e rilevante è “filiera” con 2.845 referenze e oltre 2 miliardi di euro di sell-out, rimasto stabile a volume e in lieve crescita a valore (+1,7%) rispetto al 2024.
Più dinamico è stato “tradizionale”, il secondo claim per sell-out, con oltre 462 milioni di euro e 915 referenze, cresciuto in 12 mesi di +3,2% a valore e di +1,0% in quantità.
La performance migliore è stata quella di “lavorato a mano”, riportato sulle etichette di 352 referenze con oltre 203 milioni di euro di vendite e con un tasso crescita annuo di +8,7% a valore e di +8,2% a volume.
Tra i claim meno diffusi l’Osservatorio Immagino ha rilevato le performance molto positive di “artigianale”, “regionale” e “nostrano”.
(FoodAffairs.it)
ITALIA. La Gen Z nello shopping online si fida poco dei consigli dell’Intelligenza artificialeSolo il 26% degli studenti della Gen Z considera accurate le raccomandazioni di prodotto dell’intelligenza artificiale, mentre il 72% preferisce parlare con una persona reale quando ha bisogno di un consiglio durante lo shopping online. È quanto emerge da “AI Through Gen Z Eyes”, la ricerca dell’Osservatorio FiloBlu Lens di FiloBlu, realizzata insieme a NABA, Nuova Accademia di Belle Arti.
L’indagine, condotta tra aprile e giugno 2026 su un campione di oltre 300 studenti universitari italiani e internazionali tra i 18 e i 26 anni, analizza percezioni, aspettative e modalità di utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte della Gen Z, con particolare attenzione allo shopping online, alla comunicazione e al rapporto tra tecnologia e brand.
La ricerca nasce dalla necessità di comprendere come i consumatori più giovani si rapportano agli strumenti di intelligenza artificiale, un elemento sempre più rilevante per chi sviluppa strategie di e-commerce e comunicazione digitale.
Il dato più significativo riguarda l’esperienza d’acquisto. Per il 39% degli intervistati l’AI non aiuta a trovare i prodotti più velocemente, una percentuale superiore a quella di chi riconosce un beneficio concreto, pari al 36%.
Quando l’intelligenza artificiale passa dalla ricerca al suggerimento d’acquisto, la fiducia diminuisce ulteriormente. Solo il 26% del campione considera accurati i consigli ricevuti, mentre il 41% li giudica generici e poco aderenti alle proprie preferenze.
Non sorprende quindi che, quando emerge un dubbio o serve un consiglio, la Gen Z torni a cercare un interlocutore umano. Il 72% degli studenti preferisce infatti contattare una persona reale quando ha domande durante lo shopping online, anche dopo aver utilizzato strumenti di AI nella fase di ricerca.
Il quadro delineato dalla ricerca non è quello di un rifiuto della tecnologia, anche perché si tratta della prima generazione nativa digitale, ma di una fiducia condizionata e selettiva, costruita attraverso un uso quotidiano e consapevole degli strumenti di AI.
“Il panel di studenti intervistati sembra applicare la strategia “trust, but verify””, dichiara Marco Vergani, CEO di FiloBlu. “La Gen Z riconosce il potenziale dell’AI come acceleratore nella fase di scoperta: è utile per confrontare alternative, raccogliere informazioni, esplorare stili e prodotti per trovare ispirazioni. Ma non le affida la decisione finale, che resta sempre soggetta a verifica e viene spesso incrociata con le esperienze di altri utenti, le community e il giudizio personale”.
Il dato più netto della ricerca riguarda la biometria applicata allo shopping. Il 77% degli studenti intervistati esprime disagio verso l’utilizzo dell’AI per scansionare volto o corpo, per esempio nei camerini virtuali o nei sistemi di body scanning per l’e-commerce. Il 57% esprime il massimo livello di reticenza.
La resistenza, tuttavia, non riguarda la tecnologia in sé, ma le condizioni nelle quali viene utilizzata. Gli studenti si dicono disposti a condividere dati biometrici quando percepiscono un beneficio concreto, come una vestibilità più precisa, una minore probabilità di reso o una personalizzazione della skincare, e quando il brand che propone il servizio è considerato affidabile.
La biometria viene quindi accettata quando il valore restituito è chiaro e la fiducia è già stata costruita.
“La ricerca ci dice che il vero tema non è scegliere tra AI e persone, ma capire dove ciascuna può esprimere il proprio valore”, continua Vergani. “L’intelligenza artificiale può rendere l’esperienza più semplice, veloce e personalizzata, ma non può sostituire ciò che costruisce fiducia: la capacità di comprendere le persone, interpretarne i bisogni e offrire risposte realmente pertinenti. Per i brand questo significa integrare l’AI nei processi senza delegare completamente la relazione, mantenendo sempre una regia umana su contenuti, suggerimenti e momenti decisionali. È questo equilibrio, più che la tecnologia in sé, a determinare la qualità dell’esperienza e-commerce”.
La fiducia condizionata emerge in modo ancora più evidente quando si parla di comunicazione dei brand. Il 56% degli studenti, percentuale che sale al 66% tra gli studenti internazionali, associa l’uso dell’AI nella comunicazione aziendale a una perdita di prestigio del marchio.
Il 72% considera la comunicazione generata dall’AI intrinsecamente artificiale e priva di calore, mentre il 68% giudica inappropriato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in campagne costruite sul valore dell’autenticità. La percentuale sale al 73% tra le studentesse.
Anche in questo caso, i risultati della ricerca evidenziano una richiesta di intenzionalità nell’utilizzo della tecnologia. Per l’84% degli studenti l’artigianalità e il lavoro umano restano requisiti insostituibili per il valore reale di un brand, mentre il 77% dichiara una diffidenza strutturale verso contenuti sponsorizzati da avatar o influencer artificiali rispetto a quelli realizzati con persone reali.
Guido Tattoni, Direttore di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, nell’introduzione della ricerca sottolinea il ruolo della formazione nel rapporto tra nuove generazioni e intelligenza artificiale.
“L’ingresso dell’intelligenza artificiale nella formazione artistica pone una questione più interessante di quella, ormai piuttosto sterile, se sia opportuno utilizzarla oppure no. L’AI è già parte dell’ambiente nel quale gli studenti e le studentesse dell’Accademia studiano, progettano, comunicano e produrranno il proprio lavoro. Il compito della formazione è quindi un altro: aiutare le persone a rendersi capaci di comprenderla, interrogarla e decidere consapevolmente quale ruolo assegnarle nei processi creativi”.
Gloria Maria Cappelletti, docente dell’Accademia e coordinatrice della fase qualitativa della ricerca, evidenzia invece il rapporto tra curiosità e pensiero critico che emerge dal confronto con gli studenti.
“Nel confronto quotidiano con gli studenti emerge una relazione con l’AI fatta di curiosità, sperimentazione e, allo stesso tempo, di forte pensiero critico. Per noi ascoltare questa generazione è fondamentale, perché stiamo attraversando una trasformazione che è ancora tutta da comprendere e costruire: non si tratta soltanto di insegnare ai giovani come orientarsi nell’AI, ma di orientarci insieme, mettendo in dialogo le loro domande e sensibilità con la nostra esperienza, per immaginare nuovi modi di creare, pensare e lavorare”.
(FoodAffairs.it)
ITALIA. Più della metà dei bar che offrono brioche e cornetti usa prodotti surgelati, si arriva all’86% per i croissant veganiQuando al bar ordiniamo un cornetto o una brioche, è sempre più probabile che quel prodotto sia arrivato surgelato e sia stato preparato poco prima di essere servito. Tra i bar che propongono almeno una tipologia di brioche, cornetto o prodotto da colazione, infatti, il 61% utilizza prodotti surgelati.
La percentuale è ancora più alta per alcune tipologie: il 76% dei bar che propone croissant tradizionali utilizza prodotti surgelati, così come l’86% di quelli che offrono croissant vegani e il 79% di quelli che servono pastefrolle e tortine.
Per chi fa colazione o una pausa al bar, si tratta di un cambiamento ormai entrato nelle abitudini quotidiane. Il ricorso a questi prodotti permette infatti ai locali di avere a disposizione diverse proposte durante la giornata e di preparare le quantità necessarie in base alle richieste.
Il dato sui prodotti da forno si inserisce in un mercato dei consumi fuori casa che continua a crescere, anche se gli italiani stanno modificando il modo e i momenti in cui mangiano e bevono fuori casa.
Secondo l’ultimo Away From Home Consumer Tracking di TradeLab, a maggio 2026 il mercato ha raggiunto quasi 646 milioni di visite e oltre 6,7 miliardi di euro di consumi, con una crescita del 2,9% a valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Non tutte le occasioni, però, seguono la stessa tendenza. Crescono la pausa mattina (+4,4%), il pranzo (+5,0%), la pausa pomeriggio (+2,7%) e la cena (+2,4%). Diminuisce invece la colazione, che registra un -4,4%. Sono in calo anche aperitivo e dopocena.
In pratica, gli italiani continuano a consumare fuori casa, ma distribuiscono sempre più le occasioni durante la giornata.
Per il consumatore, l’utilizzo di prodotti surgelati significa soprattutto che il bar può gestire più facilmente la disponibilità di brioche e cornetti durante la giornata.
I prodotti possono essere preparati in quantità più vicine alle richieste effettive, evitando di avere troppe referenze già pronte e riducendo il rischio di rimanere senza prodotto nei momenti di maggiore affluenza.
È una modalità di lavoro che consente quindi di avere un’offerta più flessibile e di adattarla ai diversi momenti della giornata, dalla colazione alla pausa mattutina fino al pomeriggio.
Per Vandemoortele, leader europeo nel frozen bakery, questa è una delle ragioni per cui il settore sta assumendo un ruolo sempre più importante.
“In un mercato in cui i consumi si distribuiscono in modo sempre più frammentato durante la giornata, il tema non è soltanto intercettare la domanda, ma riuscire a gestirla”, afferma Tatiana Conetti, Marketing Director di Vandemoortele Italia. “Gli operatori hanno bisogno di strumenti che consentano di programmare meglio l’offerta, gestire la proposta con maggiore coerenza e ridurre il rischio di invenduto. Il frozen bakery va letto in questa prospettiva: una leva che aiuta il punto vendita a lavorare con maggiore flessibilità, continuità e controllo”.
Il cambiamento riguarda anche il tipo di prodotti che i consumatori possono trovare al bar. I locali sono sempre più interessati a introdurre nuove proposte, sperimentare prodotti diversi e aggiornare l’offerta in base alle nuove abitudini.
Tra le richieste rivolte ai fornitori ci sono infatti la possibilità di provare nuove referenze, ricevere indicazioni per scegliere e acquistare i prodotti, partecipare a iniziative di formazione e sviluppare nuove proposte.
Per chi frequenta il bar, questo può tradursi in una maggiore varietà di prodotti disponibili durante la giornata e in un’offerta che cambia per rispondere alle diverse occasioni di consumo.
Il dato del 61% mostra quindi quanto i prodotti surgelati siano ormai presenti nella colazione fuori casa: quando scegliamo una brioche o un cornetto al bar, il prodotto potrebbe essere stato conservato surgelato e preparato successivamente, una modalità oggi utilizzata dalla maggioranza dei locali che offrono prodotti da forno per la colazione.
(FoodAffairs.it)
ITALIA. Arera, bolletta elettrica +37,3% nel quarto trimestre per clienti vulnerabiliNel quarto trimestre del 2026, la bolletta elettrica per il ‘cliente tipo’vulnerabile servito in Maggior Tutela aumenterà del 37,3% rispetto al trimestre precedente. L’aggiornamento riguarda unicamente i circa 3 milioni di clienti vulnerabili attualmente serviti in Maggior Tutela.
L’aumento è dovuto all’incremento dei costi di acquisto dell’energia elettrica, che riflette le attese di crescita del prezzo all’ingrosso (PUN) nel prossimo trimestre nonché la formazione, nel III trimestre ormai terminato, di prezzi all’ingrosso più elevati di quelli stimabili a giugno scorso. Continua infatti a pesare l’instabilità del quadro geopolitico internazionale, che incide sui prezzi delle materie prime energetiche e, in particolare, del gas naturale a cui i valori all’ingrosso dell’elettricità restano ancora strettamente legati.
Si riducono invece i costi di dispacciamento e per il mercato della capacità unica voce in calo per il prossimo trimestre (-2,2%), prevalentemente perché i mesi autunnali presentano meno criticità dal punto di vista dell’adeguatezza del sistema elettrico rispetto ai mesi estivi e invernali.
Restano invece invariati gli oneri generali di sistema. Le scelte di gestione dell’Autorità dei conti presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA) hanno infatti consentito per il prossimo trimestre di evitare ulteriori interventi a carico delle famiglie, anche grazie all’adeguamento parziale della componente ASOS realizzato per il trimestre appena concluso.
La spesa annuale per l’utente tipo vulnerabile in regime di Maggior Tutela si attesterà a 665,38 euro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2026, in aumento del 9,3% rispetto ai 608,72 euro registrati nel periodo precedente (1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2025).
Dal 1° ottobre 2026, il prezzo di riferimento dell’energia elettrica per il cliente tipo sarà di 43,43 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse, così suddiviso:
Spesa per la materia energia:
27,64 centesimi di euro (63,7% del totale della bolletta) per i costi di approvvigionamento dell’energia, in aumento del 63,4% rispetto al terzo trimestre 2026;
2,11 centesimi di euro (4,9% del totale della bolletta) per la commercializzazione al dettaglio, invariata rispetto al terzo trimestre 2026.
Spesa per il trasporto e la gestione del contatore:
6,18 centesimi di euro (14,2% del totale della bolletta) per i servizi di distribuzione, misura, trasporto, perequazione della trasmissione e distribuzione, qualità; invariata rispetto al terzo trimestre 2026.
Spesa per oneri di sistema:
3,32 centesimi di euro (7,6% del totale della bolletta) per la spesa per oneri di sistema; invariata rispetto al terzo trimestre 2026.
Imposte:
4,18 centesimi di euro (9,6% del totale della bolletta) per le imposte che comprendono l’IVA e le accise, in aumento del 34,6% rispetto al terzo trimestre 2026.
ITALIA. BTp, i rendimenti in asta volano ai massimi da tre anniIl quinquennale assegnato al 4,08% (+63 punti base) mentre il decennale a 4,58% (+49 punti)
Il rincaro del petrolio, l’aumento dell’inflazione e le attese di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bce si riverberano anche nelle aste in cui il Tesoro ha collocato BTp. I rendimenti visti nell’asta dei titoli di Stato di Buoni a 5 e 10 anni sono infatti saliti ai massimi degli ultimi tre anni. Fotografando il movimento al rialzo che si era già visto sui mercati secondari.
(IlSole24Ore)
SPAGNA. Crisi abitativa. Il governo approva nuove misureA Puerta del Sol, nel centro di Madrid, si dorme in tenda da quattro giorni. La protesta contro il caro-casa, che ha portato centinaia di persone ad accamparsi nella piazza simbolo degli Indignados del 2011, è cominciata con lo sfratto di una pensionata di 87 anni ed è diventata nel giro di pochi giorni una mobilitazione nazionale. María del Carmen Abascal, per tutti Maricarmen, è stata portata fuori su una barella dall’appartamento in cui viveva da oltre settant’anni, dopo che il nuovo proprietario aveva chiesto di aumentare l’affitto da 500 a 2.650 euro al mese. La protesta si è estesa presto ad altre città, aumentando la pressione sul governo di Pedro Sánchez, alle prese con una crisi abitativa che le misure adottate finora non sono riuscite ad arginare.
La risposta dell’esecutivo è arrivata ieri, 29 settembre, con l’approvazione in Consiglio dei ministri di due decreti sulla casa, dopo una trattativa tra socialisti e Sumar proseguita fino all’ultimo momento. Il governo punta a un voto già venerdì, ma il sostegno parlamentare non è ancora garantito.
Il primo provvedimento introduce una proroga straordinaria di due anni per i contratti di affitto in vigore che arrivano a scadenza entro il 31 dicembre 2028, consentendo agli inquilini di mantenere più a lungo le attuali condizioni contrattuali. Estende inoltre fino al 2030 le tutele contro gli sfratti per i nuclei vulnerabili privi di un’alternativa abitativa, una misura contestata soprattutto per le possibili ricadute sui piccoli proprietari.
L’esecutivo interviene anche sugli affitti temporanei e delle singole stanze, spesso utilizzati, secondo le associazioni degli inquilini, per aggirare le tutele previste per le locazioni residenziali ordinarie. Prevista inoltre una stretta sugli acquisti immobiliari dei cosiddetti “fondos buitre”, i “fondi avvoltoio”, per contrastare le operazioni speculative fino al 2028. Restano da definire i criteri per individuare le società interessate.
Nel secondo decreto è finita invece la misura più delicata: il rinnovo automatico dei contratti di locazione, richiesto dal Sindicato de Inquilinas, tra i promotori dell’accampamento di Madrid. La scelta di dividere i due decreti nasce dalle divergenze nella maggioranza e dal tentativo di assicurarsi i voti necessari in Parlamento. Junts, la formazione indipendentista catalana il cui sostegno può risultare determinante, ha espresso riserve sul pacchetto, chiedendo di distinguere i grandi operatori immobiliari dai piccoli proprietari. Il sindacato degli inquilini, al contrario, ha criticato la scelta di dividere i decreti, temendo che la misura più incisiva possa essere respinta.
Il pacchetto contempla anche finanziamenti a tasso zero per l’acquisto della prima casa, fino al 20% del prezzo e per un massimo di 50mila euro, destinati a chi ha difficoltà a sostenere la spesa iniziale. Annunciate inoltre agevolazioni fiscali per alcune categorie di inquilini e proprietari, i cui requisiti saranno precisati nei testi definitivi.
Il governo Sánchez era già intervenuto sul mercato immobiliare nel 2023, con la Ley por el Derecho a la Vivienda, che ha introdotto limiti agli affitti nelle cosiddette “zonas tensionadas”, le aree in cui il costo della casa pesa maggiormente sui redditi delle famiglie o i prezzi sono aumentati oltre determinate soglie. Qui i nuovi canoni sono generalmente vincolati a quelli dei contratti precedenti, mentre per i grandi proprietari si applica anche un sistema di indici pubblici. La legge prevede inoltre incentivi fiscali per chi abbassa gli affitti, cona la riduzione del canone di almeno il 5% che, alle condizioni stabilite dalla normativa, può dare diritto a una deduzione fino al 90% del rendimento netto della locazione.
La normativa, però, non viene applicata allo stesso modo in tutta la Spagna. Spetta infatti alle comunità autonome, che hanno ampie competenze in materia abitativa, attivare i limiti agli affitti nelle aree individuate come più problematiche.
Nel mirino anche gli affitti brevi, che soprattutto nelle città turistiche riducono la disponibilità di abitazioni per i residenti. Dal primo luglio 2025, per pubblicizzare sulle piattaforme digitali un immobile destinato alle locazioni di breve durata è obbligatorio un codice identificativo unico, introdotto per facilitare i controlli e contrastare le attività irregolari.
A pesare sul mercato immobiliare spagnolo è soprattutto la carenza di abitazioni. Lo scorso 23 settembre la vicegovernatrice della Banca di Spagna, Soledad Núñez, ha aggiornato le stime sul fabbisogno nazionale: mancano all’appello circa 750-755mila case, un deficit che potrebbe aumentare di altre 300mila unità entro il 2028, superando così quota un milione.
(Angelica Migliorisi su IlSole24Ore del 29/09/2026)
U.E.. I trasporti, una realtà europeaViaggiare rapidamente, comodamente, senza ostacoli e a prezzi ragionevoli tra tutti i paesi dell’Unione europea: è questa l’Europa che i cittadini si aspettano. Un’Europa che li riguarda, perché la vivono. Costruire ponti, linee ad alta velocità tra le capitali, canali per il trasporto delle merci, modernizzare e moltiplicare le reti e le interconnessioni, proteggerle dal degrado e dalle inondazioni. La presidente della Commissione europea ha rilancito ieri i grandi lavori infrastrutturali in un discorso per la giornata dell’interconnessione in Europa.
“Ogni generazione eredita i collegamenti costruiti dalla precedente. E ogni generazione deve costruirne per le successive. Questa è la nostra missione: il nostro mercato unico ha bisogno di collegamenti più rapidi e di migliore qualità”, ha ricordato Ursula von der Leyen. “Dobbiamo trasformare 27 sistemi nazionali in un’unica rete veramente europea”, ha insistito.
Madrid e Lisbona saranno collegate da treni ad alta velocità entro il 2030 e nel 2034 la durata del tragitto sarà di circa tre ore. Sarà così offerta un’alternativa rapida e più sostenibile all’aereo, e i due paesi della penisola saranno integrati nella rete ferroviaria ad alta velocità europea in senso lato. L’elettrificazione dei veicoli e dei camion è l’altra sfida europea. “Attualmente circolano sulle strade d’Europa 26.000 camion a zero emissioni. Entro il 2030, potrebbero essere 400.000”, a condizione di poter ricaricare le batterie. È l’obiettivo dei corridoi di ricarica transfrontalieri, ha spiegato Ursula von der Leyen. È giunto il momento di dare concretezza a tutti questi bei discorsi.
(Il Mattinale Europeo)
U.E.. La Commissione promette pragmatismo e flessibilità sui prezzi dei carburanti— Di fronte all’inverno “più duro” sul fronte dell’energia dalla crisi del gas del 2022, la Commissione ha promesso di adottare un approccio pragmatico e flessibile con gli Stati membri che intendono aiutare cittadini e imprese alle prese con l’aumento dei costi del carburante e delle bollette. “Affrontare il problema dei prezzi elevati dell’energia è una priorità assoluta per gli Stati membri, per me e per la Commissione. Siamo determinati ad affrontare questa situazione con apertura mentale, pragmatismo e flessibilità”, ha detto ieri il commissario all’Energia, Dan Jørgensen, al termine di una riunione informale con i ministri dei ventisette Stati membri a Dublino.
La strategia di elettrificazione e investimenti in rinnovabili e nucleare per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi rimane valida. La Commissione insiste anche sulle raccomandazioni di ridurre la domanda, come l’incentivazione dei trasporti pubblici o i limiti alle temperature del riscaldamento. Ma, nel momento in cui i governi moltiplicano gli interventi fiscali per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti e del gas, l’esecutivo comunitario ha smesso di opporsi. “Nel breve periodo sono necessarie anche misure di sostegno, in particolare per le fasce della nostra società e della nostra economia più colpite”, ha riconosciuto Jørgensen.
Negli scorsi mesi la Commissione aveva insistito sulla necessità di limitare gli interventi fiscali nazionali. Ma ieri Jørgensen ha dovuto arrendersi all’evidenza: gli Stati membri non intendono ascoltare Bruxelles sulla riduzione della domanda o la necessità di aiuti limitati e mirati alle categorie più vulnerabili. L’ultimo esempio è quello della Spagna, che ha prolungato gli sconti fiscali sui carburanti fino a dicembre, con una clausola automatica di riattivazione se i prezzi torneranno a salire di oltre il 15 per cento. La Commissione dunque si adegua. “Stiamo esaminando cosa si possa fare per garantire la disponibilità e l’accessibilità economica dei carburanti per i trasporti. Si tratta di una preoccupazione importante per molti cittadini, che ha ripercussioni su ampi settori della nostra economia”, ha detto Jørgensen.
I timori di una crisi energetica ancora più grave per una penuria di diesel, a causa di un divieto di esportazione imposto dall’Amministrazione Trump, sembrano essersi allentati negli ultimi giorni. “Per quanto riguarda la preparazione all’inverno, non ravvisiamo rischi immediati per l’approvvigionamento energetico in Europa”, ha detto Jørgensen. A Dublino il commissario ha evocato un intervento anche sul regolamento sulle emissioni di metano, come chiesto dall’Amministrazione Trump.
(Il Mattinale Europeo)
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