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AVVERTENZE
23/09/2026 – 29/09/2026
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Dalla scuola al nucleare, dai disservizi telefonici alla droga: questa settimana Avvertenze affronta le contraddizioni di un'Italia dove le istituzioni promettono soluzioni (dalla sanità all'energia) mentre i consumatori pagano prezzi veri. Tra carburanti cari, assicurazioni opache e servizi pubblici che non funzionano, emerge un modello dove il mercato fa quello che vuole e lo stato racconta favole. Leggi come difenderti dalle illusioni.
In questo numero
LA PULCE NELL'ORECCHIO
→  Scuola. Le molte assurdità di Meloni nel vortice di una continua campagna elettorale
OSSERVATORIO LEGALE
→  Disservizi telefonici e risarcimento. I danni vanno dimostrati. Cassazione
→  Figli non riconosciuti: mantenimento, rimborso delle spese e risarcimento dei danni. Cassazione
ARTICOLI
→  Terapia psichedelica: dai ritiri in Amazzonia agli studi clinici ufficiali
→  Caro carburanti. E’ il mercato bellezza
→  Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 29/09/2026
→  Volare in classe economica. Le cinque migliori compagnie al mondo
→  Caro carburanti. Le illusioni Eni-Ip
→  Italia unita. Il filo delle droghe illegali
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 22 a 28 Settembre 2026
→  Osservatorio disservizi da 22 a 28 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Mercati ed economia. Settimana: cosa è stato e cosa sarà
→  Bruxelles spinge a investire, ma i social sono pieni di finti consulenti
→  Sedentarietà quotidiana. Consigli per farsi meno male
→  La Giustizia di Tajani e dell’Anm
→  Intelligenza Artificiale. Il dopo Trump-Xi e l'assenza di Anthropic. Occasione mancata?
→  Giornata Mondiale degli Animali, 4 Ottobre: leggi, tecnologia e antibracconaggio
→  Cos'è il kratom, l''eroina delle stazioni di servizio' che sta allarmando le autorità Usa
→  Caro carburanti. Eni ha tolto le castagne dal fuoco a governo e opposizione. Senza prospettive
→  Dentro la cultura dei narco-influencer in Colombia e la morte di una star dei social media
→  Il falso mito del sovranismo alimentare
→  L'Opa alberghiero sulla città di Firenze
→  Le migliori città del mondo per il 2026: perché si distinguono
→  Energia nucleare. Il sogno nel cassetto. I consumatori pagano
→   Il nucleare potrebbe servire, ma deve superare la prova di conti, tempi e sicurezza
→  Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 24/09/2026
→  Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 24/09/2026
→  Polizza assicurativa per danni su immobile acquistato tramite mutuo: presupposti per l'attivazione e profili di responsabilità per l'assicurazione
→  Marijuana in carcere
→  Il percorso verso l'ETF: 130 anni del Dow Jones raccontano le metamorfosi del capitalismo finanziario
→  Il Bangladesh ha perso 900 bambini a causa del morbillo: un monito per gli altri paesi in cui i tassi di vaccinazione sono diminuiti
→  Tariffe esose e dubbi sulla potabilità. Richiamare ai suoi doveri il gestore idrico della provincia di Viterbo
→  Gli italiani sono uniti nel chiedere più tutela per la fauna selvatica
→  Bollo auto. Alle rose dell’esenzione fanno eco le spine della riscossione
→  Una batteria che si può mangiare: l’energia entra nel corpo in modo sicuro
→  Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 23/09/2026
GIANNINO
→  Il tetto di Valditara
IL CONDOMINIO
→  Condominio: illegittimo l'addebito ai condomini in regola con i pagamenti
STATI UNITI D'EUROPA
→  Mercato dei capitali: primo vero test della volontà politica dell'Ue
→  La sovranità digitale europea presenta un deficit di finanziamento
→  Meloni vuole un’Europa forte purché non decida
→  L’Intelligenza Artificiale senza l’ombrello americano. Ue e Nato
→  Dopo l'offerta dell'UE al Canada, anche l'Australia potrebbe accogliere con favore un "Eurovision"?
→  L’Onu, una fotografia del mondo del 1945 appesa alla parete del 2026
NOTIZIE
→  ITALIAITALIA. Clima, 9 italiani su 10 hanno vissuto eventi meteo estremi
→  BANGLADESHBANGLADESH. Rohingya, nono anniversario del genocidio: il mondo continua a ignorarli
→  U.E.U.E.. Piano in 5 punti contro gli arrivi di massa alle frontiere esterne
→  MONDOMONDO. UNHCR: 8,3 milioni di rifugiati a rischio per i tagli ai fondi
→  ITALIAITALIA. Truffe online, meno casi ma bottino record
→  ITALIAITALIA. Napoli capitale della ricerca lisergica: il Primo Convegno di Illuminismo Psichedelico
→  ITALIAITALIA. Carburanti, anche Q8 introduce price cap
→  ITALIAITALIA. Etf, investitori confusi da troppa scelta e complessità: la ricerca
→  USAUSA. Gli elettori del Massachusetts si oppongono all'abrogazione della legge che legalizza la cannabis ricreativa
→  ITALIAITALIA. Occhio alle truffe sui biglietti degli Oasis
→  ITALIAITALIA. Solo il 40% delle donne che vivono con un tumore al seno si sente pienamente informato sulla malattia
→  MONDOMONDO. I falsi articoli dei giornali occidentali creati dalla Russia sono aumentati dell’850 per cento
→  ITALIAITALIA. Assicurazioni catastrofali e sostenibilità in crescita
→  ITALIAITALIA. Rc-auto. Prezzi medi in calo nel secondo trimestre
→  ITALIAITALIA. Milano, una nuova partecipata dedicata all’housing sociale
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. I titoli del mattone scattano grazie al Piano Casa del Governo
→  ITALIAITALIA. Elezioni suppletive Camera Reggio Calabria. Partecipa il 22,4% degli elettori
→  U.E.U.E.. Il petrolio resta al centro dei timori delle Borse europee
→  ITALIAITALIA. Riscaldamento condominiale. Almeno una volta al mese bisogna notificare i singoli consumi
→  USAUSA. L'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro trascina al ribasso le criptovalute
→  U.E.U.E.. Crisi carburanti. Lettera Ue che chiede di tagliare luce e gas
→  U.E.U.E.. Lagarde difende una risposta misurata all’inflazione
→  ITALIAITALIA. Buono, pulito e giusto. Il manifesto Slow Food per il turismo
→  ITALIAITALIA. Dopo Fideuram, anche Banca Ifis e una Bcc sono state vittime di una truffa digitale
→  AFRICA. Mutilazione genitale femminile in Africa Occidentale: la medicalizzazione nasconde il danno
→  SPAGNASPAGNA. Cocaina in valigia: due ex diplomatici venezuelani arrestati a Madrid
→  ITALIAITALIA. Fentanyl. In vigore il decreto
→  ITALIAITALIA. Spreco alimentare vale 13,5 mld, di cui 7,3 in casa
→  ITALIAITALIA. Antitrust invia segnalazione a Parlamento e Governo su telemarketing e energia
→  ITALIAITALIA. Leggere bene le etichette aiuta a non sprecare il cibo. Indicazioni ISS
→  U.E.U.E.. Euro digitale. Eurosistema lancia un nuovo bando su come favorire l'innovazione sul mercato
→  ITALIAITALIA. Anche IP calmiera i prezzi dei carburanti
→  SVIZZERASVIZZERA. Respinto il referendum per una alimentazione sovranista
→  SVIZZERASVIZZERA. La maggioranza si è opposta a una concezione più restrittiva della neutralità
→  ITALIAITALIA. Data center e IA: le bollette elettriche aumenteranno? Risponde ARERA
→  MONDOMONDO. NYT: l'IA corre, i governi restano indietro sulla regolamentazione
→  MONDOMONDO. Trading sospetto prima dell'annuncio Trump su Iran: si chiede indagine SEC
→  MONDOMONDO. Debito emergente: investitori tagliano i bond più rischiosi
→  U.E.U.E.. Vigilanza risparmi: allarme dipendenze estere, cyber-rischi e credito privato
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→  COLOMBIACOLOMBIA. Estradati due narcotrafficanti negli USA, svolta su politica antidroga
→  USAUSA. Gli attacchi contro i pescherecci ecuadoriani sollevano preoccupazioni umanitarie, ma l'amministrazione Trump non vacilla
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Jersey, boom di cannabis terapeutica: controlli ancora assenti
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→  CANADACANADA. Cannucce di carta per "sniffare in sicurezza" nelle carceri federali
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→  USAUSA. Multa DSA a X: gli USA intervengono a sostegno di Musk in tribunale
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LETTERE
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LA PULCE NELL'ORECCHIO
25 SETTEMBRE 2026

Scuola. Le molte assurdità di Meloni nel vortice di una continua campagna elettorale

· di Annapaola Laldi

È da parecchio tempo, ahimé, che Giorgia Meloni si dimentica di essere la Presidente del Consiglio, quindi una figura istituzionale al servizio di tutti gli Italiani, anche di chi non l’ha votata, per assumere il ruolo preferito di capopolo, affidandosi a casse di risonanza per così dire private, come i social, i comizi con la sua gente, dove è sicura di ricevere facili ovazioni, o vetrine di persone dall’inchino facile, come il Bruno Vespa di “Porta a Porta”.

Gli Italiani, che siano di antica o nuova generazione, si aspettano, invece ma purtroppo invano, delle conferenze stampa, che invece lei conttinua a fuggire come la peste.

Così è per la recente polemica da lei aperta col Presidente della Repubblica, reo, a suo dire, di aver osato richiamare l’art. 34 della Costituzione, uno dei più inequivocabili coi suoi tre commi, anche se, purtroppo non del tutto realizzato: “La scuola è aperta a tutti L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

Infatti, due giorni fa (22/9), nel suo discorso ad Amatrice, Mattarella ha enumerato, in alcuni passaggi, le caratteristiche che deve avere la scuola. In particolare essa deve tendere all’inclusione:

«La scuola deve includere, recuperare, ricostruire. I nostri bambini, i nostri studenti sono avanti a noi per tante cose, ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia, che il disagio può nascondersi nei loro comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori» e poi: «La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati.

La scuola prepara tutti – “E’ aperta a tutti”: così dispone l’art. 34 della Costituzione.

Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale».

Queste parole sono ancora una volta pronunciate con chiarezza e pacatezza dal nostro Presidente della Repubblica, tanto che, chiunque sia in buona fede, non capisce il perché del grande astio meloniano. Il fatto è che la Giorgia nazionale, proprio in quei giorni, aveva annunciato un decreto legge per fissare il tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle classi, cosa che, fin da subito, gli stessi dirigenti scolastici di diverse parti d’Italia hanno giudicato inapplicabile, visto che, se vi sono “classi ghetto”, esse nascono dai quartieri ghetto, dove si rifugiano le famiglie straniere che hanno pochi soldi per l’affitto di un appartamento.

Ma Meloni, più adirata di Achille all’inizio dell’Iliade, tira diritto (Che la “M” con cui inizia il suo cognome la faccia credere di essere l’amato Benito?) e fa un bello scivolone, che non vuole ammettere e che scioccamente ignora, affermando che lo stesso Mattarella, da Ministro della Pubblica Istruzione aveva fissato un tetto per gli alunni stranieri per classe. Peccato che questo sia avvenuto quasi 40 anni fa, quando ben diverso era l’impatto migratorio in Italia, e poi, come hanno fatto notare dal Quirinale ,
l’applicazione della misura era affidata ai singoli presidi.

Ma Meloni non può fare passi indietro, perché questa è una mossa per acchiappare qualche voto da chi è favorevole alla “cacciata degli stranieri” dal sacro italico suolo. Peccato, però, che, come osserva Flavia Perina nel suo articolo su “La Stampa del 22 settembre, Meloni sia in aperta contraddizione con sé stessa, perché, come osserva la giornalista, «non si capisce come stia insieme questo intento con i decreti flussi che hanno aperto le porte a 500mila immigrati in tre anni, giudicandoli necessari al sistema economico. O gli immigrati ci servono, come nei ’70 servirono i meridionali al Nord del boom economico, e allora vanno accompagnati verso una piena integrazione, oppure non li vogliamo. Ostracizzare la presenza straniera e al tempo stesso sollecitare l’ingresso di mano d’opera straniera è un paradosso che può produrre solo disastri».

Molte sono state le critiche al decreto Meloni, prima fra tutte, mi pare, quella del presidente della CEI, il cardinale Zuppi, quando afferma “La scuola sia inclusiva, la nascita non decida il futuro”.

E, ciliegina sulla torta di tante assurdità, va ricordata la misura gridata a pieni polmoni da Meloni contro le bambine e ragazzine col burqa e il niqab. Ma dove stanno queste creature? Col burqa, come in Afghanistan? Col niqab, il velo che copre tutta la faccia, lasciando solo un pertugio per gli occhi? Può darsi, qualcuna, povera creatura, vessata da genitori, soprattutto padri retrogradi. Ecco, forse, in questo caso, l’unica idea buona di Meloni, perché libererebbe queste povere bimbe da quella tortura, ammesso che il divieto non le faccia restare a casa, privandole di un’opportunità di legare, in classe, imparando l’italiano, con bambini e bambine della loro età. Ma a Meloni donna, madre, cristiana ….che gliene importa delle figlie degli altri? Le basta la sua che può telefonarle anche interrompendo un discorso pubblico. Amen!

OSSERVATORIO LEGALE
29 SETTEMBRE 2026

Disservizi telefonici e risarcimento. I danni vanno dimostrati. Cassazione

· di Chiara Focardi

La Terza Sezione civile della Suprema Corte, ordinanza n. 21766 del 25.06.2026, ha rigettato il ricorso proposto da una professionista nei confronti di Telecom Italia, confermando il rigetto della domanda risarcitoria relativa a un contratto di telefonia fissa e accesso a internet concluso telefonicamente nel 2012.

La cliente sosteneva di aver aderito a un’offerta comprendente linea telefonica e connessione internet al costo complessivo di 35 euro mensili, oltre IVA. Dopo i primi mesi di applicazione delle condizioni iniziali, aveva ricevuto fatture di importo maggiore, contestando gli addebiti e chiedendo la documentazione relativa al contratto. La situazione si era ulteriormente complicata con la sospensione della linea telefonica per un periodo prolungato.

La cliente aveva quindi convenuto in giudizio l’operatore, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti e sostenendo che l’interruzione del servizio avesse inciso anche sulla propria attività libero-professionale. Il Giudice di pace aveva respinto sia la domanda principale sia quella riconvenzionale dell’operatore, ravvisando tuttavia una violazione dei doveri di buona fede nell’esecuzione del rapporto e riconoscendo un danno non patrimoniale. Il Tribunale di Roma, in sede di appello, aveva invece rigettato integralmente la domanda dell’utente. La ricorrente proponeva ricorso per cassazione articolando quattro motivi, tutti respinti dalla Corte.

Il primo motivo denunciava la violazione degli articoli 2697 e 2728 c.c. Secondo la ricorrente, il Tribunale avrebbe trascurato alcuni documenti dai quali sarebbe risultata sia l’esistenza del contratto sia la responsabilità dell’operatore.

La Cassazione ha ricordato che l’articolo 2697 c.c. riguarda la distribuzione dell’onere probatorio: chi fa valere un diritto deve dimostrare i fatti che ne costituiscono il fondamento, mentre chi eccepisce fatti impeditivi, modificativi o estintivi deve provarli. La violazione della norma può essere denunciata in cassazione soltanto quando il giudice abbia attribuito l’onere della prova alla parte sbagliata.

Nel caso in oggetto non è stato messo in discussione il riparto dell’onere probatorio, ma l’apprezzamento del materiale istruttorio, che appartiene al giudice di merito. La Corte di cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella compiuta nei gradi precedenti, quando quest’ultima sia sorretta da una motivazione coerente. Poiché la ricorrente non aveva individuato uno specifico errore nel riparto dell’onere della prova, ma sostanzialmente sollecitato una nuova valutazione dei documenti prodotti, il motivo è stato dichiarato inammissibile.

Con il secondo motivo la ricorrente aveva denunciato la violazione dell’articolo 115 c.p.c., sostenendo che il Tribunale avesse travisato il contenuto di una delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

La Corte ha ritenuto che la censura non riguardasse una vera e propria inosservanza della regola processuale sulle prove, ma la lettura e l’interpretazione attribuite dal giudice alla delibera. Anche sotto questo profilo, la ricorrente tendeva dunque a ottenere una rivalutazione del fatto.

La violazione dell’articolo 115 c.p.c. può configurarsi, in particolare, quando il giudice decida sulla base di prove non introdotte dalle parti, fuori dai casi in cui gli sia riconosciuto un potere istruttorio d’ufficio, oppure quando ometta di considerare fatti non specificamente contestati. Non ricorre, invece, per il solo fatto che il giudice abbia attribuito maggiore attendibilità o rilevanza ad alcune prove rispetto ad altre.

Il terzo motivo riguardava l’articolo 1226 c.c., secondo cui, quando il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, il giudice può liquidare equitativamente.

La Corte ha ribadito che la liquidazione equitativa non elimina l’obbligo di provare l’esistenza del danno. Infatti la liquidazione equitativa opera soltanto in una fase successiva, quando il pregiudizio sia certo, ma la sua esatta quantificazione risulti impossibile o particolarmente difficoltosa. Nel caso concreto, la Suprema Corte ha escluso che fosse stata raggiunta la certezza dell’esistenza del danno, posto che le allegazioni della ricorrente erano rimaste generiche e non consentivano di individuare in modo preciso né il pregiudizio economico né quello non patrimoniale.

Con il quarto motivo la ricorrente aveva sostenuto che la sospensione della linea telefonica avesse leso il diritto al lavoro, e che tale lesione giustificasse il risarcimento del danno non patrimoniale ai sensi dell’articolo 2059 c.c.

La Cassazione ha dichiarato il motivo inammissibile, rilevando che la ricorrente aveva affermato in modo apodittico la gravità della lesione senza descrivere concretamente le conseguenze prodotte dal disservizio.

Alla luce di tutto ciò, il principio di particolare rilievo pratico che emerge dall’ordinanza in esame è che il danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale non deriva automaticamente dalla violazione del contratto, ma è necessario dimostrare che la lesione sia grave, che il pregiudizio sia serio e che non si tratti di semplici disagi o fastidi. Nel caso di una professionista, quindi, non era sufficiente affermare che l’interruzione della linea avesse potenzialmente ostacolato l’attività lavorativa: sarebbe stato necessario indicare, ad esempio, quali attività professionali fossero state concretamente impedite, quali perdite economiche fossero derivate, se vi fosse stata una riduzione dei redditi oppure se fossero stati compromessi l’immagine e la reputazione professionale.

In mancanza di una specifica allegazione delle conseguenze negative subite, la Corte ha quindi rigettato il ricorso e condannato la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio.

23 SETTEMBRE 2026

Figli non riconosciuti: mantenimento, rimborso delle spese e risarcimento dei danni. Cassazione

· di Smeralda Cappetti

Il genitore biologico è tenuto a mantenere il figlio fin dalla nascita, anche se il riconoscimento o l’accertamento giudiziale della paternità intervengono molti anni dopo.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 24449 del 5 agosto 2026, affrontando il caso di una figlia che aveva ottenuto la dichiarazione giudiziale di paternità e aveva chiesto al padre biologico sia il mantenimento sia il risarcimento dei danni subiti per il mancato riconoscimento. Anche la madre aveva domandato il rimborso di quanto sostenuto da sola per mantenere la figlia.

Secondo la Cassazione, gli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione derivano direttamente dalla procreazione e non dalla sentenza che accerta la filiazione. La pronuncia giudiziale, infatti, non crea un nuovo rapporto, ma dichiara una condizione già esistente.

L’assegno periodico destinato al futuro può però decorrere dalla domanda giudiziale. Per il periodo precedente, invece, il genitore che ha sostenuto da solo le spese può esercitare un’azione di regresso, chiedendo all’altro genitore il rimborso della quota di sua competenza.

Il rimborso non coincide automaticamente con l’assegno stabilito per il futuro. Deve essere determinato considerando: le spese effettivamente o presumibilmente sostenute; le esigenze del figlio nelle diverse fasi della crescita; i redditi e il patrimonio di entrambi i genitori nel periodo interessato; il tenore di vita al quale il figlio avrebbe avuto diritto.

Occorre, quindi, conservare ricevute, bonifici, documentazione scolastica e sanitaria e ogni altra prova delle spese affrontate. Se al mantenimento ha contribuito un padre “putativo”, tale contributo non cancella l’obbligo del genitore biologico, ma può ridurre le somme concretamente rimborsabili.

Il mancato riconoscimento non comporta automaticamente il diritto al risarcimento. È necessario dimostrare che il genitore fosse consapevole della possibile paternità, oppure l’abbia ignorata per propria colpa, e che si sia volontariamente sottratto ai suoi doveri.

Il figlio può chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale derivante dalla protratta assenza del genitore e dalla lesione del diritto alla relazione familiare. Il giudice deve però accertare concretamente il pregiudizio subito e valutare durata, intensità ed effetti sulla vita personale e relazionale. La liquidazione può avvenire in via equitativa, utilizzando come riferimento, con gli opportuni correttivi, le tabelle relative alla perdita del rapporto parentale.

In sintesi, dall’accertamento tardivo della paternità possono derivare tre conseguenze distinte:

1. l’assegno di mantenimento per il futuro;

2. il rimborso al genitore che abbia sostenuto da solo le spese pregresse;

3. il risarcimento al figlio, quando sia provata una condotta consapevole o colposa di abbandono e il danno che ne è derivato.

Chi intende agire dovrebbe ricostruire con precisione sia le spese sostenute sia i fatti che dimostrano la conoscenza della possibile paternità e le conseguenze concrete dell’assenza genitoriale.

ARTICOLI
29 SETTEMBRE 2026

Terapia psichedelica: dai ritiri in Amazzonia agli studi clinici ufficiali

· di Redazione

Dai ritiri sciamanici nella foresta amazzonica ai laboratori di ricerca del servizio sanitario britannico: la terapia con sostanze psichedeliche sta guadagnando sempre più attenzione come possibile trattamento per la depressione. Come riporta la BBC, il dibattito riguarda ora anche l'ipotesi che i farmaci allucinogeni possano un giorno entrare a far parte delle cure standard offerte dal Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS).

Al centro del racconto c'è la storia di Claire Torpey, di Tynemouth, nella contea di North Tyneside. Claire aveva già provato le forme tradizionali di sostegno per la salute mentale, compresa la psicoterapia, ma qualcosa continuava a non funzionare. Cresciuta in parte in affido, aveva dovuto affrontare le morti ravvicinate del padre e della nonna, due lutti che si erano sommati alle difficoltà della sua infanzia. "C'era una tristezza profonda. Vivevo in un'ansia cronica", racconta la donna, spiegando che nulla sembrava davvero smuovere quel suo stato interiore di sofferenza.

In cerca di alternative, Claire ha viaggiato in America centrale e meridionale per partecipare a ritiri dove, in modo legale, i partecipanti assumono sostanze psichedeliche nell'ambito di programmi terapeutici guidati. I ritiri prevedevano l'uso di psilocibina, il composto psicoattivo presente nei funghi allucinogeni, e di ayahuasca, il tradizionale infuso amazzonico che contiene il composto psichedelico DMT. Per Claire l'esperienza si è rivelata trasformativa: "Solo dopo aver iniziato a prendere queste medicine ha cominciato ad alleggerirsi", racconta. "Ho iniziato a trovare un luogo di pace e felicità. Mi ha portato in un percorso di perdono. Non credo che le terapie della parola tradizionali mi avrebbero portato fin lì."

Il turismo psichedelico è effettivamente cresciuto molto in popolarità negli ultimi anni, ma gli esperti mettono in guardia: pratiche non etiche e non regolamentate possono comportare rischi seri, e vi sono state segnalazioni di persone morte dopo aver partecipato a ritiri e cerimonie all'estero.

Nel Regno Unito, psilocibina e DMT restano classificate come sostanze di Classe A e come sostanze di Schedule 1, categoria che le considera prive di un riconosciuto uso medicinale. Nonostante questo status legale, l'interesse verso la terapia assistita da sostanze psichedeliche continua a crescere anche in ambito scientifico e istituzionale.

Alla Care Pathway Enhancement (CaPE) Clinic di Newcastle, gestita dal Cumbria, Northumberland, Tyne and Wear NHS Foundation Trust, i ricercatori stanno studiando se la psilocibina possa aiutare a trattare diverse condizioni, tra cui la depressione. Ai partecipanti allo studio clinico la sostanza viene somministrata in capsule, e durante le sessioni possono trascorrere fino a otto ore in una stanza appositamente progettata, sotto la supervisione costante di terapeuti. La teoria alla base di questi protocolli è che, se utilizzate in un ambiente controllato, le sostanze psichedeliche possano aiutare le persone a elaborare pensieri ed emozioni difficili. Alcuni ricercatori paragonano l'effetto a quello di una palla di neve di vetro: il farmaco disturba temporaneamente schemi di pensiero consolidati, permettendo a pensieri ed emozioni di ricollocarsi diversamente e offrendo nuove prospettive su esperienze passate. Il Royal College of Psychiatrists ha espresso sostegno a ulteriori ricerche sulla terapia psichedelica assistita. David Cousins, che presiede il comitato di psicofarmacologia dell'istituzione, ha dichiarato che il collegio "sostiene ulteriori ricerche su sostanze psichedeliche come la psilocibina", che potrebbero avere il potenziale di aiutare nel trattamento di condizioni come la depressione, incluse quelle meno responsive alle forme di cura convenzionali.

Alcuni ricercatori ritengono che la terapia psichedelica assistita possa offrire benefici più duraturi per certi pazienti, aiutandoli ad affrontare pensieri, emozioni e comportamenti sottostanti, piuttosto che limitarsi a gestire i sintomi. Cousins ha però messo in guardia con fermezza contro la ricerca di cure al di fuori di contesti regolamentati: "Sconsigliamo fortemente l'automedicazione o la ricerca di accesso a trattamenti non regolamentati, poiché farlo comporta dei rischi."

I sostenitori di questo approccio terapeutico sottolineano che la terapia psichedelica è profondamente diversa dall'uso ricreativo di droghe. Nei contesti clinici, i partecipanti vengono sottoposti a screening, monitorati e supportati prima, durante e dopo il trattamento — un impianto di garanzie assente nei ritiri non regolamentati all'estero.

Alcune associazioni e organizzazioni benefiche britanniche aiutano invece le persone ad accedere a questo tipo di terapia oltreconfine. È il caso di Keith John Abraham, fondatore di Heroic Hearts Project UK, che accompagna ex militari a partecipare a ritiri basati sull'ayahuasca per affrontare condizioni come il disturbo da stress post-traumatico.

29 SETTEMBRE 2026

Caro carburanti. E’ il mercato bellezza

· di Vincenzo Donvito Maxia

Il giorno dopo l’avvio dei prezzi calmierati di Eni, seguita anche da Ip, la situazione è come non avrebbe potuto essere altrimenti: lunghe file ai distributori di queste due aziende, quasi deserto nelle altre stazioni di servizio.

Nel marasma del corporativismo economico di ogni categoria, abituate a sostegni di Stato dopo ogni gridolino di disagio, non potevano mancare coloro che paventano un trust di concorrenza sleale. Che - a nostro avviso - non c’è, a meno che qualcuno non voglia paventare una sorta di abuso di posizione dominante da parte di Eni (maggiore azionista è lo Stato italiano) e concorrenza sleale per Ip (Azerbaijan), che sta ricambiando il Governo italiano del fatto che quest’ultimo è il maggiore acquirente dei loro prodotti energetici. Difficile, ma non si può escludere la fantasia dei giudicanti.

A nostro avviso, almeno per il momento, il problema è un altro: i nostri imprenditori - piccoli e grandi - sono poco - ma proprio molto poco - abituati a fare business in un mercato libero. Il mercato grossomodo allineato che è stato scombussolato dall’iniziativa dei due colossi dei carburanti, ha sempre seguito la logica di far pagare i consumatori ignorando gli interessi di questi ultimi: costretti a rifornirsi di carburanti, ad usare i mezzi privati per scarsità e costi di quelli pubblici. Con la complicità. quindi, di chi amministra e governa, che ha continuato e continua a non metterli in condizione di fare scelte alternative alla mobilità privata.

Si è parlato e straparlato da decenni dei danni della grande preponderanza della mobilità su gomma delle merci… abbiamo avuto provvedimenti e alternative a considerare quella ferroviaria come alternativa valida? NO.

Il trasporto pubblico locale, che in diverse città del mondo è diventato la vera alternativa alla mobilità urbana privata grazie a grandi reti e anche a costi zero per l’uso, ha visto qualche emulo in Italia? NO. Di trasporti gratisi non se ne parla, anzi. Di reti in grado di soddisfare la domanda, a parte alcune città che stanno distruggendo il proprio tessuto economico e umano con lavori tanto precari quanto indefiniti nel tempo (Firenze è probabilmente uno dei casi più eclatanti), se ne vedono a stento.

Il problema dei problemi è che, a breve quanto a medio termine, non si intravedono alternative al dissanguamento dei consumatori e alla violazione di molti dei principi regolatori del nostro sistema economico (fino a quando continueremo con bonus di vario tipo prima di entrare nelle violazioni delle procedure Ue?).

Per capire meglio come nel settore energia stiamo navigando a vista, è di questi giorni una lettera (che avrebbe dovuto restare riservata…) del commissario Ue Dan Jørgensen per l’Energia che ha chiesto formalmente ai governi dei Ventisette, oltre a frenare i sussidi di Stato (gli aiuti contro i rincari siano temporanei e mirati), di predisporre piani immediati per ridurre la domanda di gas ed energia elettrica, individuando nel contenimento dei consumi l’unica leva efficace per frenare l’impennata delle bollette e contrastare l’eccezionale volatilità dei mercati energetici internazionali.

Al momento, quindi, non ci resta che prendere atto che il mercato è questo. “E’ il mercato, bellezza”. Implacabile quanto giusto e senza alternative. Auspicando che le voci nel deserto come quelle di Aduc sollecitino qualche decisore.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

29 SETTEMBRE 2026

Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 29/09/2026

Sommario editoriale

Il proibizionismo sulle droghe genera costi enormi e fallimenti visibili: cartelli che si espandono globalmente, guerre interne devastanti, morti evitabili. Intanto alcune giurisdizioni sperimentano approcci alternativi, dalla riduzione del danno alle terapie psichedeliche, con risultati contrastanti ma comunque diversi dal paradigma repressivo. L'Italia rimane divisa tra irrigidimenti normativi e timide aperture, mentre il resto del mondo ridisegna mappe di traffici e consumi. Continuare a battere cassa per una guerra persa ha un prezzo troppo alto.

In questo numero

EDITORIALE

→ Editoriale. Aduc batte cassa… più del solito

ARTICOLI

→ Italia unita. Il filo delle droghe illegali

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 22 a 28 Settembre 2026

→ Osservatorio disservizi da 22 a 28 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Cos'è il kratom, l''eroina delle stazioni di servizio' che sta allarmando le autorità Usa

→ Dentro la cultura dei narco-influencer in Colombia e la morte di una star dei social media

→ Marijuana in carcere

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 23/09/2026

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 22/09/2026

NOTIZIE

→ SPAGNASPAGNA. Cocaina in valigia: due ex diplomatici venezuelani arrestati a Madrid

→ ITALIAITALIA. Fentanyl. In vigore il decreto

→ USAUSA. New Jersey, a Sparta installata per strada una macchina per la riduzione del danno

→ MESSICOMESSICO. La guerra interna al Cartello di Sinaloa: migliaia di morti e scomparsi

→ COLOMBIACOLOMBIA. Estradati due narcotrafficanti negli USA, svolta su politica antidroga

→ USAUSA. Gli attacchi contro i pescherecci ecuadoriani sollevano preoccupazioni umanitarie, ma l'amministrazione Trump non vacilla

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Jersey, boom di cannabis terapeutica: controlli ancora assenti

→ CANADACANADA. Droghe. Aver esagerato i benefici della decriminalizzazione ha eroso la fiducia

→ CANADACANADA. Cannucce di carta per "sniffare in sicurezza" nelle carceri federali

→ ISRAELEISRAELE. Terapia di coppia con MDMA: il mercato clandestino cresce dopo il 7 ottobre

→ BOLIVIABOLIVIA. Coltivazioni di coca record: la cocaina supera il mercato legale

→ ITALIAITALIA. Cannabis, "Meglio Legale" lancia i lasciti testamentari per la legalizzazione

→ GERMANIAGERMANIA. Non è solo un viaggio: l'LSD può migliorare le capacità motorie

→ USAUSA. Texas, Candidato repubblicano al Senato accetta finanziamenti dall'industria dell'alcol mentre si oppone alla riforma sulla cannabis

→ ECUADORECUADOR. Blitz con truppe USA contro rete legata al Cartello di Jalisco

→ AFRICA. L'ombra dei cartelli messicani dietro l'allarme droga nell'Africa del sud

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. Crescono i consumi di eroina e cocaina

→ GHANAGHANA. Crocevia del narcotraffico: sequestri per oltre un miliardo di dollari

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. Cartelli messicani producono metanfetamina in Africa per l'Australia

→ ITALIAITALIA. Guida positivo alla cannabis ma malato di Tourette: 55enne prosciolto

→ EUROPA. Narcotrafficanti latinoamericani espandono la presenza in Europa

→ TAILANDIATAILANDIA. La cannabis torna a uso solo medico e di ricerca

→ OLANDAOLANDA. L'esperimento sulla cannabis legale amplia la varietà di prodotti

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Scozia, morti per droga in aumento nonostante la linea liberale sull'uso

→ USAUSA. California stanzia 4,7 milioni per terapie psichedeliche ai veterani

→ CILECILE. Il Cile aderisce allo Scudo delle Americhe contro il narcotraffico

→ U.E.U.E.. Cocaina in Europa: motoscafi ultraveloci battono i controlli

→ ITALIAITALIA. Droga e cellulari sequestrati nel carcere di Palermo

→ USAUSA. Consumo cannabis. Gli studenti percepiscono come sproporzionate le pene

→ USAUSA. Un decimo degli anziani ha consumato marijuana nelle ultime 24 ore. Studio

→ USAUSA. Minimo storico di studenti che consumano marijuana nelle scuole superiori

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Dreifuss a Glasgow: "Non si combatte la droga arrestando le vittime"

28 SETTEMBRE 2026

Volare in classe economica. Le cinque migliori compagnie al mondo

· di Redazione

Dai sedili più ampi e maggiore spazio per le gambe al cibo e al servizio migliori, questi sono i vantaggi che distinguono le cinque migliori compagnie aeree economiche di Skytrax.

Un paio di centimetri in più di larghezza del sedile, un po' più di spazio tra le file, un poggiatesta dalla forma migliore o anche solo un apposito scomparto per appoggiare la bevanda possono fare una differenza sorprendente dopo otto ore di volo in classe economica.

E quando volare nella parte posteriore dell'aereo può significare sedili angusti, cibo mediocre e ore passate a cercare di trovare una posizione comoda, le compagnie aeree che curano i servizi essenziali possono offrire un'esperienza completamente diversa.

Nell'ambito degli Skytrax World Airline Awards 2026 , Singapore Airlines è stata nominata la migliore compagnia aerea al mondo in classe economica, seguita da Cathay Pacific, Qatar Airways, EVA Air e ANA All Nippon Airways. I premi si basano sul sondaggio annuale di Skytrax sulla soddisfazione dei passeggeri, che chiede loro di valutare le compagnie aeree in base all'esperienza in aeroporto e a bordo.

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Le 10 migliori compagnie aeree in classe economica secondo SkytrAax per il 2026

1. Singapore Airlines

2. Cathay Pacific Airways

3. Qatar Airways

4. EVA Air

5. ANA All Nippon Airways

6. Japan Airlines

7. Hainan Airlines

8. Turkish Airlines

9. STARLUX Airlines

10. Delta Air Lines

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"In classe economica, ogni centimetro e ogni piccolo dettaglio contano", afferma Gary Leff, fondatore del sito web per viaggiatori frequenti View from the Wing . Lo spazio è la cosa più costosa su un aereo, spiega, ma alcune compagnie aeree ne dedicano di più – e maggiore attenzione – ai passeggeri di classe economica.

Abbiamo analizzato le prestazioni delle cinque migliori compagnie aeree in classe economica secondo Skytrax in termini di sedili, cibo, intrattenimento, Wi-Fi e servizio, esaminando nel dettaglio le scelte di design e di ospitalità che possono rendere un volo sensibilmente migliore nella parte posteriore dell'aereo.

1. Singapore Airlines

Uno dei vantaggi più evidenti della classe economica di Singapore Airlines è anche uno dei più semplici: sedili più ampi. Sui suoi Boeing 777-300ER, la classe economica è composta da nove sedili per fila, in una configurazione 3-3-3; molte compagnie aeree che utilizzano lo stesso aeromobile ne installano invece dieci.

"Si tratta di uno spazio maggiore per ogni passeggero", afferma Leff, aggiungendo che la differenza è particolarmente evidente a livello di spalle e fianchi durante i voli lunghi, quando i passeggeri condividono lo spazio del bracciolo per molte ore.

Ma il primo posto di Singapore Airlines non riguarda solo i sedili. La compagnia aerea si è classificata prima anche per il servizio di ristorazione in classe economica, mentre Lachlan Hyde, pilota, commentatore del settore aeronautico e presidente della Royal Federation of Aero Clubs of Australia, sottolinea come il poggiatesta regolabile, il sistema di intrattenimento KrisWorld e il servizio costantemente impeccabile facciano parte di quello che definisce un "pacchetto completo".

Anche i piccoli dettagli di design contano. Leff cita caratteristiche come la barra poggiapiedi e il portabicchiere dedicato, che liberano spazio sul tavolino durante i pasti o quando i passeggeri utilizzano un computer portatile o un telefono.

2. Cathay Pacific

Il secondo posto di Cathay Pacific riflette la sua eccellenza in diversi aspetti dell'esperienza in classe economica. Si è classificata quarta per i posti in classe economica, terza per il servizio di ristorazione in classe economica e terza per l'intrattenimento a bordo, mentre Skytrax l'ha anche nominata la migliore compagnia aerea al mondo per l'equipaggio di cabina nel 2026.

L'aeroporto internazionale di Hong Kong è il principale hub di Cathay Pacific, una delle compagnie aeree di classe economica con la migliore reputazione al mondo (Credito: Getty Images)

Un buon servizio in cabina è più difficile da quantificare rispetto alla larghezza del sedile o alle dimensioni dello schermo, ma può diventare sempre più evidente nel corso di un volo a lungo raggio. "Il semplice fatto di essere trattati come persone e clienti, anziché come merce da caricare autonomamente, può fare la differenza in un viaggio in classe economica", afferma Leff.

Sottolinea un aspetto banale come la manutenzione dei bagni. Sulle compagnie aeree con equipaggi attenti, afferma, è più probabile che i passeggeri trovino i servizi igienici sempre utilizzabili durante un lungo viaggio: un piccolo dettaglio che diventa più evidente con il passare delle ore.

Per Hyde, una delle differenze più evidenti di Cathay Pacific è l'investimento nella tecnologia a disposizione dei passeggeri. "Sugli aeromobili più recenti o ristrutturati, la classe economy include funzionalità come schermi 4K, audio Bluetooth e maggiore spazio di archiviazione, oltre a un'offerta di intrattenimento particolarmente ricca", afferma.

3. Qatar Airways

Qatar Airways si è classificata terza in assoluto, ma sesta nella classifica separata di Skytrax per i migliori posti in classe economica, a dimostrazione che un volo in classe economica migliore non significa necessariamente avere più spazio. Per Qatar, il vantaggio non sta tanto nello spazio quanto in ciò che i passeggeri possono fare durante il volo.

Un esempio è la connettività. La compagnia aerea ha implementato Starlink su tutta la sua flotta di aerei a fusoliera larga, inclusi Boeing 777, Airbus A350 e Boeing 787. Sugli aeromobili dotati di questo sistema, la navigazione, lo streaming e le videochiamate sono più veloci rispetto alle precedenti generazioni di Wi-Fi di bordo.

"Gli investimenti che contano in tutta la cabina assumono un'importanza ancora maggiore in classe economica", afferma Leff. "Molte compagnie aeree stanno adottando il Wi-Fi satellitare in orbita terrestre bassa, e questo fa una grande differenza per rimanere coinvolti, soprattutto in classe economica."

Per i passeggeri, questo cambia completamente la percezione di un volo lungo. Invece di affidarsi esclusivamente ai contenuti scaricati o al sistema di intrattenimento integrato nel sedile, i viaggiatori possono rimanere connessi a servizi di messaggistica, lavoro o streaming quando Starlink è disponibile.

4. EVA Air

Classificandosi al quarto posto assoluto, Hyde individua nei sedili stessi uno dei punti di forza della compagnia aerea.

"EVA Air non punta tanto su una singola caratteristica di punta, quanto piuttosto su un comfort studiato nei minimi dettagli", afferma. La compagnia aerea taiwanese utilizza poggiatesta regolabili e sedili ergonomici progettati per offrire maggiore supporto durante i viaggi più lunghi. Su alcuni aeromobili, la base del sedile si sposta leggermente quando lo schienale si reclina, mentre l'imbottitura e il design del poggiatesta sono studiati per ridurre la pressione durante i periodi prolungati di seduta.

Un altro elemento distintivo di EVA è il cibo. I suoi menù in classe economica includono regolarmente piatti taiwanesi e di altre cucine asiatiche, e la compagnia aerea si è classificata seconda, dopo Singapore Airlines, nella classifica di Skytrax per il servizio di ristorazione in classe economica.

5. ANA All Nippon Airways

Il vantaggio più evidente di ANA in classe economica su alcuni aeromobili è lo spazio per le gambe. Diverse configurazioni del Boeing 787-9 della compagnia offrono fino a 34 pollici di distanza tra i sedili, rispetto ai 31-32 pollici comuni in molte cabine di classe economica sui voli a lungo raggio.

Per i passeggeri, questo può significare più spazio intorno alle ginocchia e maggiore libertà di movimento quando il sedile di fronte è reclinato. Alcuni Boeing 787-9 di ANA includono anche poggiapiedi, poggiatesta regolabili, schermi di intrattenimento più grandi, ricarica USB-C e audio Bluetooth.

C'è però un'avvertenza importante: la classe economica di ANA varia a seconda dell'aeromobile. Alcune configurazioni del Boeing 787-8 offrono meno spazio per le gambe, quindi i viaggiatori particolarmente attenti allo spazio per le gambe dovrebbero controllare l'aeromobile e la mappa dei posti prima di prenotare.

ANA si è inoltre classificata quinta per i posti in classe economica e settima per il servizio di ristorazione, confermando il trend generale tra le compagnie aeree ai vertici della classifica di Skytrax per la classe economica: ottime prestazioni in diverse aree dell'esperienza di viaggio, piuttosto che un singolo elemento distintivo.

Come afferma Hyde, "Il risparmio si ottiene con la coerenza. Il sedile deve essere comodo, il servizio attento, il cibo di buona qualità e l'intrattenimento sufficientemente piacevole da evitare che i passeggeri passino 10 ore a pensare al fatto di essere seduti in classe economica."

(Bailey Berg su BBC del 26/09/2026)

28 SETTEMBRE 2026

Caro carburanti. Le illusioni Eni-Ip

· di Vincenzo Donvito Maxia

L’effetto delle scelte commerciali di Eni e Ip di porre un tetto al prezzo al dettaglio dei carburanti porterà alla riduzione di qualche centesimo. Ammesso che. mettendo i bastoni fra le ruote, non si faccia avanti qualcuno, come aleggia tra produttori e venditori di altre aziende, paventando concorrenza sleale e abuso di posizione dominante (soprattutto per Eni che è a prevalenza pubblica), il Governo avrà preso tempo, ma per che cosa? Non lo sanno neanche a Palazzo Chigi.

Come non lo sanno neanche Eni e Ip che, per il momento, saranno ben lieti di avere le file di veicoli davanti ai loro distributori (le cui ubicazioni sono ampiamente mediatizzate anche dall’informazione di Stato). Mossa intelligente di queste aziende petrolifere: guadagnano sulla quantità avvalendosi anche della ricaduta del sostegno di Stato e politici che ovunque ringraziano ed esaltano le loro scelte.

Hanno imparato - e ampliato alle proprie dimensioni - dal Sindaco di un piccolo comune abruzzese che da un po’ di tempo, dopo aver fatto comprare al suo Comune l’unica stazione di servizio del territorio, vende carburanti a prezzo di costo, facendo pagare le spese a tutti i contribuenti della sua amministrazione.

Populismo politico quello del Sindaco abruzzese, populismi economici quelli dell’azienda di Stato e dell’Azerbaijan. Che ha così “ringraziato” l’Italia di acquistare circa il 16% del proprio fabbisogno nazionale di gas naturale e 9 milioni di tonnellate del loro petrolio (45% delle esportazioni - l’Italia è il loro primo acquirente).

A cosa porterà tutto questo? Non è dato saperlo. Mentre ben si comprende la precarietà del tutto: prezzi di fatto calmierati dallo Stato quelli di Eni (aspettiamo le “ire” dell’Ue), equilibri geopolitici molto instabili quelli di Ip. Il contrario di quanto dovrebbe essere necessario per una politica - impossibile l’autosufficienza - che ridimensioni la dipendenza energetica… al momento distratta con il sogno nel cassetto della politica nucleare.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

28 SETTEMBRE 2026

Italia unita. Il filo delle droghe illegali

· di Vincenzo Donvito Maxia

A Catania, nonostante l’isolamento dal continente e dal resto del mondo grazie alla chiusura dell’aeroporto causa la consueta eruzione dell’Etna, c’è un’attività che non conosce blocchi, lo spaccio di stupefacenti, Che ovviamente arriva non solo dall’aeroporto ma dalle piantagioni della Sicilia che, nonostante ogni tanto vengono rinvenute con blitz sempre esaltati dai politici di ogni tipo verso le forze dell’ordine che giocoforza fanno il loro dovere, si moltiplicano aggiungendosi agli arrivi via mare e dagli altri aeroporti.

Attività che come ogni fine settimana, ci fornisce lo spaccato dell’unità d'Italia.

Dalla capitale dell’altra grande isola, Cagliari in Sardegna, dove fa grande notizia per i pacchi - origine Spagna - sequestrati alle Poste… come se non bastassero le produzioni regionali di vario tipo che, per abitudine o meno, non fanno notizia più di tanto se non su qualche cronaca locale delle due città metropolitane e delle sei province che, anche sulla questione droga, dovrebbero garantire ordine e sicurezza.

Poi è il solito grande filo che va da Palermo a Torino, passando per Salerno, Cremona, Latina (mille piante di marijuana), Lecce (dove si è tentato di introdurre sostanze in carcere e dove, ovviamente, non si fa fede alla possibilità che i carcerati potrebbero consumarne come avviene in Canada, dove forniscono anche cannucce salubri per sniffare in sicurezza).

Il filo continua tra Grosseto, Torino (dove i festini con sostanze illegali, grazie anche alla turpitudine del proibizionismo, diventano anche luoghi in cui fare a pezzi esseri umani), Verona, Cosenza (anche qui nel carcere di Rossano), Formia, Terni, Roma, Poggibonsi (Si), Reggio Emilia, Nuoro, Genova, Arezzo, Napoli, Pistoia, Ancona, Pisa, Viareggio …. e tutti quegli altri paesi e città dove consumi e spaccio di sostanze illecite è consuetudine come un piatto di pastasciutta al pomodoro.

Una situazione che corre il rischio (se già così non sia e - magari - ce ne siamo poco accorti), soprattutto in Italia dove il ritmo della vita spesso segue il ritmo delle consuetudini anche se queste violano le leggi, di diventare come nella provincia della British Columbia (Canada).

Ok, lì, nel vecchio nuovo mondo, sono preoccupati perché i benefici attesi dal progetto pilota di decriminalizzazione del possesso di piccole quantità di droghe pesanti, stanno finendo per erodere il sostegno pubblico alle legalizzazioni. Ma questa erosione è simile a quella nel nostro Belpaese, dove la depenalizzazione dei consumi “distrae” consumatori (sereni perché le loro sostanze le trovano comunque, sempre e a basso rischio), autorità di polizia (routine di sequestri e arresti) e autorità politiche. Queste ultime assuefatte a quel 34% di detenuti che sono dentro per droghe, contenti perché non sono il 56% come i detenuti per reati contro il patrimonio. E che, per capire l’andazzo, invece di far diminuire alla radice il fenomeno, lo assimilano alla quotidianità, facendo costruire più carceri, come se fossero case popolari.

Chissà come e se il nostro ministro della Giustizia, Carlo Nordio, presente ad un incontro in corso ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), organizzato dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine - UNODC fino al 1 Ottobre, terrà conto e farà proposte o si schiererà per trovare soluzioni e dipanare il filo che unisce l’Italia, simile se non peggio a quello che unisce ogni singolo Paese, regione e continente.

Qui il riepilogo di Aduc sui danni del proibizionismo italiano nella scorsa settimana

Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

28 SETTEMBRE 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 22 a 28 Settembre 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.

La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.

E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.

Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 259.520
droghe pesanti (kg) 61.200
dosi droghe sintetiche 98.800
piante di cannabis 58.000
vittime
morti 3
arresti 1.913
giorni di reclusione 948

Settimana da 22 a 28 Settembre 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 11.200
droghe pesanti (kg) 7.400
dosi droghe sintetiche 2.500
piante di cannabis 6.100
vittime
morti 0
arresti 15
giorni di reclusione 11
28 SETTEMBRE 2026

Osservatorio disservizi da 22 a 28 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 22 a 28 Settembre 2026
Pubblica Amministrazione 30,40%
Telecomunicazioni 19,50%

Energia 11,10%

Viaggi 10,30%

Salute 9,30%

Banca 7,20%

Prodotti ffnanziari 06,20%

Condominio 03,30%
Acquisti 03,20%

Assicurazioni 02,50%

Diritti immigrati 01,0%

27 SETTEMBRE 2026

Mercati ed economia. Settimana: cosa è stato e cosa sarà

· di Redazione

Il contesto: un riepilogo della scorsa settimana

Se c'è una caratteristica che ha definito la scorsa settimana, è stata la notevole resilienza del mercato azionario a fronte dell'impennata dei rendimenti dei titoli di Stato. Guidati dagli Stati Uniti, i costi di finanziamento sovrano nelle economie avanzate sono saliti a livelli che non si vedevano da decenni, e non sempre in modo ordinato. Solo negli Stati Uniti, i rendimenti di tutte le principali scadenze della curva dei rendimenti, a partire dai 5 anni, hanno chiuso la settimana sopra il 5%. Il rendimento a 2 anni è salito al 4,85%. Eppure, nonostante tutto ciò, le azioni statunitensi hanno sfidato la gravità, chiudendo la settimana in rialzo grazie alla solidità degli indicatori sugli utili.

Questa storica divergenza tra obbligazioni e azioni è risultata altrettanto evidente negli ultimi dati sugli acquisti esteri di attività statunitensi. Un interesse record per le azioni statunitensi da parte degli investitori stranieri, alimentato dall'eccezionalismo tecnologico americano e da una più ampia agilità e spirito imprenditoriale delle imprese, si è contrapposto a un calo dell'interesse per i titoli di Stato statunitensi.

Anche la geopolitica è rimasta al centro dell'attenzione. Le iniziali speranze di una svolta diplomatica, a seguito di colloqui apparentemente costruttivi tra Stati Uniti e Iran, hanno lasciato il posto sabato alla dichiarazione del presidente Trump di aver respinto le proposte iraniane. I media hanno anche riportato che il presidente aveva incaricato il suo staff di aspettarsi un'importante azione militare contro l'Iran dopo le elezioni di medio termine di inizio novembre. Contemporaneamente, i ribelli Houthi hanno lanciato un altro attacco a Riyadh, la capitale saudita. Domenica, un alto funzionario iraniano ha dichiarato che il suo Paese non aveva alcuna intenzione di modificare le proprie proposte per migliorare i negoziati con gli Stati Uniti in questo momento.

Nel frattempo, l'attesissimo vertice tra Stati Uniti e Cina ha offerto molti scambi diplomatici di circostanza e alcuni progressi graduali, ma non ha prodotto svolte strutturali sulle principali controversie tecnologiche e commerciali. L'attenzione si sposta ora su due importanti incontri tra Trump e Xi entro la fine dell'anno.

Tutto ciò si è svolto durante una settimana in cui l'incontro dei leader mondiali alle Nazioni Unite ha messo in luce quattro visioni contrapposte dell'ordine economico globale: un modello guidato dagli Stati Uniti, ma con Washington DC più orientata al perseguimento dei propri ristretti interessi nazionali; una visione di multilateralismo alternativo guidata dalla Cina; un "mini-lateralismo" guidato dalle potenze di medio livello e alimentato da coalizioni ad hoc; e, in definitiva, una maggiore frammentazione globale.

I dati economici hanno dipinto un quadro contrastante, con diversi funzionari della Federal Reserve che hanno segnalato la probabilità di ulteriori rialzi dei tassi nei prossimi mesi. L'aspetto più rilevante è stata la crescente divergenza negli Stati Uniti tra i dati economici concreti e quelli meno incoraggianti. Per quanto riguarda questi ultimi, la componente relativa alle prospettive dell'indice dell'Università del Michigan è scesa al livello più basso dal 2022. Da segnalare anche l'aumento delle aspettative di inflazione a un anno, passate dal 4,0% di agosto al 4,6%, mentre le aspettative a cinque-dieci anni sono rimaste stabili al 3,4%.

A proposito di andamento dei prezzi, il prezzo al dettaglio del diesel negli Stati Uniti (6,47 dollari al gallone domenica, la media nazionale) è rimasto al centro dell'attenzione, segnalando una sfida più ampia per l'intero complesso energetico raffinato. Ciò ha alimentato le richieste politiche di un divieto di esportazione, anche se gli Stati Uniti hanno aumentato le esportazioni di prodotti energetici e, di fatto, sono diventati il ​​produttore di riferimento a livello mondiale (e la Cina, il suo consumatore di riferimento).

Oltreoceano, gli ultimi dati fiscali sono serviti da severo monito al nuovo governo britannico, guidato da Andy Burnham, sulle sfide che lo attendono con la presentazione del suo primo bilancio tra un mese. L'indebitamento pubblico di agosto ha raggiunto i 18,3 miliardi di sterline, superando di gran lunga le previsioni di consenso di 15,5 miliardi di sterline.

Nell'Eurozona, un dibattito politico sempre più acceso in Francia sul suo futuro fiscale ha spinto lo spread tra i titoli di Stato francesi e tedeschi a ben 110 punti base, con i titoli di Stato francesi che ora vengono scambiati a un differenziale maggiore rispetto a quelli italiani. (Bisogna ricordare i giorni della crisi del debito europeo (2012-2014), quando Francia e Germania erano considerate le indiscutibili "economie centrali", per rendersi conto di quanto sia drammatica questa distorsione dei prezzi di mercato). Nel frattempo, l'indice PMI preliminare tedesco è risultato superiore alle aspettative, salendo a 53,8, il valore più alto da quasi un anno.

In Giappone, lo yen, che si era indebolito costantemente durante la settimana fino a raggiungere quota 159 contro il dollaro statunitense, ha trovato una breve tregua dopo che il Segretario del Tesoro americano ha dichiarato di aver discusso con il suo omologo giapponese l'opportunità di uno yen più forte. Tuttavia, un simile "intervento verbale" ha valore solo se supportato da azioni politiche concrete.

Per quanto riguarda alcuni livelli di riferimento chiave, il petrolio Brent ha chiuso la settimana a 104 dollari, il WTI a 92 dollari e l'indice del dollaro DXY a 101.

La settimana a venire

Questa settimana saranno probabilmente cinque i temi principali a dominare la scena:

Pubblicazioni di dati negli Stati Uniti e in Europa: negli Stati Uniti, tra cui l'indice ISM manifatturiero, l'inflazione PCE, il reddito e la spesa personale, la fiducia dei consumatori del Conference Board, il JOLTS, le revisioni del PIL e, naturalmente, il rapporto mensile sull'occupazione (per quest'ultimo, le previsioni di consenso indicano attualmente una crescita dell'occupazione di 90.000 unità, una crescita mensile dei salari dello 0,3% (3,2% su base annua), un tasso di disoccupazione del 4,1% e un tasso di partecipazione alla forza lavoro del 61,7%). Per quanto riguarda l'Europa, da tenere d'occhio gli indicatori di fiducia, il PMI e l'inflazione CPI. Monitorerò anche i dati ufficiali del PMI cinese.

In termini più tecnici, diversi membri del FOMC condivideranno le proprie opinioni sugli sviluppi e le prospettive economiche in un momento in cui il mercato ha già scontato il recente aumento dei tassi come parte di un ciclo di rialzo significativo.

Geopolitica: i mercati energetici valuteranno le prospettive dei prodotti energetici raffinati in un momento in cui, nonostante il persistente stallo diplomatico tra Stati Uniti e Iran, si dice che un numero maggiore di petroliere stia attraversando con successo lo Stretto di Hormuz (fino a una media giornaliera di 14 milioni di barili) e che il flusso regolare sia stato ripristinato in un importante oleodotto saudita che collega l'est e l'ovest.

Analisi tecnica di mercato: il posizionamento sui mercati obbligazionari sarà interessante. Il recente aumento dei rendimenti a lunga scadenza pone una sfida per gli investitori: bloccare i rendimenti nominali e reali che non si vedevano da decenni o limitare l'esposizione a una classe di attivi la cui volatilità ha minato il suo status di bene rifugio.

Trasformazione del rischio: terrò inoltre d'occhio il crescente rischio che il rischio di tasso d'interesse possa trasformarsi in rischio di credito. L'impressionante resilienza dei mercati del credito finora dimostrata si accompagna sempre più alle preoccupazioni per l'avvicinarsi di una scadenza imminente.

Pubblicazioni di questa settimana: Sul Financial Times sul perché gli aumenti dei tassi delle banche centrali non dovrebbero essere "l'unica soluzione" per affrontare le sfide inflazionistiche odierne.

(newsletter di Mohamed A. El-Erian)

27 SETTEMBRE 2026

Bruxelles spinge a investire, ma i social sono pieni di finti consulenti

· di Redazione

L'Unione Europea vuole che i cittadini investano di più i propri risparmi, ma i canali digitali attraverso cui molti si informano prima di farlo sono pieni di soggetti non qualificati e, in alcuni casi, di vere e proprie truffe. È quanto emerge da un'inchiesta pubblicata dal quotidiano catalano ARA, che ha analizzato il fenomeno crescente dei cosiddetti "finfluencer", gli influencer finanziari che sui social propongono consigli di investimento a un pubblico sempre più ampio.

La Commissione europea, preoccupata per la perdita di competitività dell'Unione europea rispetto a Cina e Stati Uniti, ripete da tempo un mantra per invertire la situazione: i cittadini dell'UE devono investire di più e avere i mezzi per farlo.

Secondo i dati raccolti dalla Banca Centrale Europea (BCE), l'80% delle famiglie nell'area euro non possiede azioni o quote di fondi di investimento: un patrimonio di quasi 10.000 miliardi di euro in risparmi – pari a un terzo di tutte le attività finanziarie delle famiglie del Vecchio Continente – depositato in conti bancari che offrono rendimenti bassi. Negli Stati Uniti, al contrario, il 65% delle famiglie possiede azioni di società, fondi o titoli di Stato.

Risvegliare l'interesse degli investitori è solo uno dei molteplici obiettivi di Bruxelles per promuovere la cosiddetta autonomia strategica. Per la Commissione europea, convogliare tutte queste risorse verso investimenti produttivi consentirebbe di sostenere l'economia reale. Nonostante le buone intenzioni, lo scenario attuale è ricco di pericoli, soprattutto sul web, che possono causare danni economici significativi, in particolare per i consumatori più vulnerabili.

Uno studio pubblicato questa settimana dall'ONG Finance Watch, con sede nella capitale comunitaria, mette in guardia da tutti questi pericoli. A causa dei recenti processi di digitalizzazione, la percentuale di consumatori dell'UE che utilizzano i servizi bancari online è cresciuta dal 56% al 72% tra il 2014 e il 2024. Allo stesso modo, la ricerca di informazioni e consulenza finanziaria su internet è diventata più comune, soprattutto tra i giovani. In Francia, ad esempio, il 41% dei cittadini tra i 18 e i 24 anni ha indicato i social media come principale fonte di informazione su questioni legate agli investimenti, seguiti dagli influencer nel 29% dei casi. "In questo contesto, è fondamentale che i consumatori siano adeguatamente protetti dalle pratiche scorrette online che potrebbero indurli a prendere decisioni non nel loro interesse", sottolinea l'organizzazione.

Una delle forme più comuni di negligenza sul web sono i cosiddetti "dark patterns" , una serie di tecniche di progettazione ingannevoli volte a manipolare gli utenti e a indurli ad agire inconsciamente contro la propria volontà. Il rapporto cita un'analisi pubblicata dalla Commissione europea nel 2022, secondo la quale il 97% delle applicazioni più popolari nell'UE presentava almeno un dark pattern.

Lo studio di Finance Watch ha esaminato un totale di 24 istituzioni finanziarie, tra cui banche tradizionali, neobanche e piattaforme di trading, alcune delle quali in Spagna, e ha individuato numerose tecniche altamente discutibili. Dare maggiore risalto a determinate opzioni quando ai consumatori viene chiesto di scegliere, creare un falso senso di urgenza per spingere gli utenti ad acquistare un prodotto, o utilizzare un linguaggio emotivo o che induca vergogna sono solo alcuni esempi.

"La situazione è grave. [...] Dato che operiamo in un contesto rischioso, si tratta di un problema che va affrontato con urgenza", sottolinea l'autore del rapporto, Peter Norwood, in dichiarazioni rilasciate ad ARA. Pur evidenziando l'importanza di una buona alfabetizzazione finanziaria, l'esperto riconosce che le tattiche utilizzate sui portali online sono talmente complesse da risultare difficili da individuare.

La figura dei "finfluencer"

Lo studio analizza anche 15 influencer finanziari – noti anche come finfluencer – provenienti da Spagna, Germania, Repubblica Ceca e Ungheria, una figura sotto la lente d'ingrandimento degli organismi di regolamentazione . Le conclusioni sono allarmanti: nessuno di loro possedeva una licenza di consulenza finanziaria o altre credenziali regolamentate. Allo stesso tempo, quasi il 60% non ha adeguatamente divulgato i rischi associati ai prodotti di investimento raccomandati. Parallelamente, in almeno il 30% dei casi in cui l'influencer aveva un rapporto commerciale con un fornitore di servizi finanziari, l'informativa legale era difficilmente reperibile.

Sebbene gli esperti sconsiglino di affidarsi ai social media per decidere come investire, ritengono fondamentale promuovere nuove leggi per regolamentare queste pratiche discutibili.

È in questo contesto che si inserisce la legge europea sull'equità digitale ( Digital Fairness Act ), un'iniziativa volta ad aggiornare la legislazione comunitaria in materia di tutela dei consumatori e ad adattarla al nuovo contesto dell'economia digitale. Si prevede che la Commissione europea presenterà la proposta entro la fine dell'anno. "Si tratta di un testo molto importante perché introdurrà norme vincolanti che affronteranno in modo specifico le pratiche scorrette e la progettazione dei siti web", afferma Norwood. "È l'opportunità di vietare le pratiche scorrette [...] e, se necessario, le promozioni tramite influencer", conclude.

27 SETTEMBRE 2026

Sedentarietà quotidiana. Consigli per farsi meno male

· di Redazione

Una ricerca della Brunel University ha scoperto che chi trascorre gran parte della giornata seduto ha maggiori probabilità di presentare livelli di grasso corporeo più elevati e diversi indicatori di salute peggiori rispetto a chi non lo fa, anche se praticava attività fisica.

Il dottor Daniel Bailey ha guidato questa ricerca e ha ipotizzato che potremmo avere degli "interruttori metabolici che aiutano a regolare la glicemia, i livelli di glucosio e i livelli di colesterolo". Qualsiasi attività muscolare, come stare in piedi, li attiva. Rimanere immobili a lungo li disattiva.

"Alcuni studi dimostrano che la soglia critica è di stare seduti tra le sette e le dieci ore al giorno, e questo è già troppo", mi spiega il dottor Bailey. "È a quel punto che il rischio di mortalità precoce e di diverse malattie inizia ad aumentare seriamente."

La prima cosa da correggere nelle nostre abitudini è quindi ridurre al minimo i periodi di sedentarietà. Se passiamo molto tempo alla scrivania, potremmo valutare l'opzione di sostituirla con una scrivania regolabile in altezza, o persino investire in un tapis roulant da posizionare sotto la scrivania. Tra le alternative gratuite, ci sono gli "spuntini di esercizio" – brevi momenti di movimento distribuiti durante la giornata – o semplicemente alzarsi e muoversi ogni volta che se ne presenta l'occasione.

"Ho un timer sul telefono e, quando suona, faccio qualcosa", afferma il dottor Ash Cox, scienziato indipendente nel campo dello sport e dell'esercizio fisico. "Potrebbe trattarsi di 10-15 squat, qualche flessione o uscire e fare un po' di passi a un'intensità decente."

Se questo approccio a intervalli regolari per fare esercizio fisico non fa per voi, la campionessa olimpica Sally Gunnell consiglia di associare determinate attività a momenti specifici della giornata. Ad esempio, fate degli esercizi per i polpacci mentre aspettate che l'acqua bolla, eseguite delle rotazioni delle spalle e delle flessioni laterali prima di rispondere a un'e-mail, fate qualche esercizio di mobilità durante la sigla di un programma televisivo o camminate mentre parlate al telefono.

"Non si tratta di perfezione, ma di integrare il movimento nella propria vita", afferma. "Farlo regolarmente può aggiungere centinaia di esercizi extra per rafforzare i muscoli ogni settimana."

Per quanto riguarda l'alimentazione, la chiave è rendere gli alimenti nutrienti la scelta più semplice. James Clear, autore di "Atomic Habits" , scrive che i nuovi comportamenti devono essere evidenti, attraenti, facili e gratificanti se vogliamo adottarli a lungo termine. La "Ruota del cambiamento comportamentale" di Susan Michie afferma che un'azione si verifica quando una persona ha la capacità, l'opportunità e la motivazione per compierla.

La mia soluzione non è perfetta, ma è la migliore che ho. Andate al supermercato e comprate i vostri alimenti nutrienti preferiti: frutta, verdura, pesce, prodotti con un elenco di ingredienti riconoscibile. (Mi stupisce sempre quante persone includano alimenti come mango o mirtilli tra i loro preferiti, ma raramente li acquistino effettivamente.)

Quando torni a casa, precuoci, taglia o porziona alcuni di questi alimenti e conservali nella parte anteriore del frigorifero. Se puoi, conserva gli avanzi di un pasto nutriente in un contenitore ermetico. Infine, riempi le dispense con alimenti come frutta secca e noci.

Con questo approccio, ho scoperto che questi alimenti più nutrienti diventano rapidamente la prima cosa che prendo quando ho un languorino. Perché? Perché ho poco tempo ed è l'opzione più semplice.

Il mio ultimo consiglio è di tenere gli snack che creano dipendenza fuori casa. Se vi trovate ad averne un disperato bisogno, come capita a molti di noi, dovrete andare al negozio a comprarli, aggiungendo così un po' di movimento in più alla vostra settimana.

Come dice Sally, l'obiettivo non è la perfezione. Stiamo solo cercando di trovare modi per fare con maggiore regolarità cose che sappiamo essere positive per noi.

Col tempo, ho scoperto che questi comportamenti diventano in realtà piuttosto piacevoli e mi fanno sentire straordinariamente bene: una passeggiata a pranzo e qualche frutto sono ormai elementi essenziali delle mie giornate, che attendo con impazienza.

Quando qualcosa ci fa stare bene, tendiamo a farne di più. E prima che ve ne rendiate conto, probabilmente vi sentirete più felici, più sani e avrete riscoperto il piacere delle mele (fidatevi).

(Harry Bullmore su The Independent del 27/09/2026)

27 SETTEMBRE 2026

La Giustizia di Tajani e dell’Anm

· di Alessandro Lozzi

Colpirne uno per educarne cento. Cosi' ha detto il vicepresidente del governo Antonio Tajani in relazione ad una disposizione del GIP di Torino: "troppe persone arrestate in flagranza di reato vengono subito rimesse in libertà da magistrati perdonisti", "Colpirne uno per educarne cento credo che serva. E credo che alcuni magistrati debbano mettersi una mano sulla coscienza".

Una grande castroneria. Ciascuno ha diritto a un procedimento giudiziario equo ed uguale. Nessuno deve sopportare decisioni educative per conto di altri.

L'Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha replicato che i magistrati applicano la legge. Altra bella castroneria pari a quella di Tajanj.

Nel nostro ordinamento i magistrati sono liberi di interpretare la legge, non la applicano automaticamente. Ed infatti molto spesso le sentenze di primo grado, secondo e cassazione sono totalmente diverse.

Prevedere l'applicazione automatica della legge invece della sua libera interpretazione in effetti sarebbe semplice, basterebbe sostituire i magistrati con l'intelligenza artificiale.

Risparmieremmo un sacco di soldi, sarebbe tutto più veloce e, chissà, magari ci sarebbero anche meno ingiustizie.

27 SETTEMBRE 2026

Intelligenza Artificiale. Il dopo Trump-Xi e l'assenza di Anthropic. Occasione mancata?

· di Marco Solferini

Un incontro tanto atteso, dall'esito difficile da interpretare, e la sensazione strisciante e inquietante che la diplomazia non abbia poi molto da offrire. Sono molte le chiavi interpretative che si susseguono, ciascuna portatrice di conclusioni che forse rispecchiano più l'intendimento di chi si applica nell'opinionismo laddove le notizie a disposizione sono talmente poche da alimentare più che altro l'immaginario.

Provo a fare un'analisi ragionata su alcuni aspetti, basandomi più su quello che manca e su quello che avrebbe dovuto esserci: a cominciare da Anthropic.

L'assenza di Anthropic al tavolo tra i "grandi" delle Big Tech invitate al convivio di Stato tra Trump e Xi solleva più di una perplessità. L'America di Trump è molto difficile da interpretare. In Cina i movimenti filosofici più accreditati — quelli che cercano di trarre dal pensiero un agire che sia espressione di armonia e compostezza — giudicano i suoi modi e la sua visione non tanto in chiave critica, quanto come un misto tra il complicato e lo sgradevole.

C'è la convinzione che il Presidente americano prenda decisioni isolate dal contesto reale in virtù di reazioni emotive, a discapito della razionalità. Si ispira a un proprio e personale concetto di empirismo che non è nemmeno quello di John Locke, bensì la convinzione che l'esperienza personale sia l'unico vero ago della bilancia.

Il Presidente cinese è stato probabilmente istruito su alcuni atteggiamenti da mantenere, una sorta di netiquette per assecondare Trump. In particolare, è possibile che gli sia stato consigliato di mostrare condiscendenza verso quelle spacconate goliardiche ampiamente attese nel suo porsi come "padrone di casa". Atteggiamenti che non hanno alcun significato dal punto di vista pratico se non quello di alimentare la visione egocentrica che Trump ha del proprio ruolo (e su questo argomento fa scuola anche l'esperienza italiana di Giorgia Meloni).

Il banchetto di Trump è quello degli "dei made in USA": un raggruppamento, in ordine sparso, non tanto della tecnologia in sé quanto del successo. Il Presidente americano non porta sul tavolo l'idea che i capitani d'impresa rappresentino il presente e il futuro della tecnologia — e in particolare dell'IA —, bensì la testimonianza che chi fa impresa secondo le regole americane otterrà il successo americano. Le persone che Trump accompagna all'altare delle sue ridimensionate ambizioni sono il solito mazzo di carte statunitense, dove i singoli diventano modelli da sfilata per lo stilista che disegna il contesto.

Dalla lettura di alcune interessanti riflessioni giunte da importanti centri culturali asiatici nel mondo — tra i quali ad esempio l'Asia Society — si trae l'idea che questo approccio non impressioni più di tanto a Oriente. Che lo si osservi sotto la lente del buddismo, del confucianesimo o del taoismo, difficilmente questo modus operandi alla Trump, che rievoca l'imperialismo dei petrodollari anni '90, riuscirà a impressionare. Semmai potrebbe preoccupare per una ragione meno strategica e più banale: il copione atteso viene rispettato alla lettera. Muscoli e sinergie concesse: questo è il menù, e sembra concepito da Julian Slowik.

In Cina non sono pochi, alla corte di Xi, a temere questo atteggiamento semplice, scontato, consumista e utilitarista. Il "prendere o lasciare" a stelle e strisce di Donald Trump ricorda il do ut des dell'Impero Romano all'apice della sua decadenza, quando voleva mostrare forza verso l'esterno mentre si sgretola dall'interno. È l'atteggiamento di chi serra i ranghi per non far vedere che le file si assottigliano; di chi non ha un piano B o una strategia d'uscita dietro le prime scelte. L'America che vedi è esattamente quella che ti devi aspettare.

Nell'ambito dell'IA — secondo la geopolitica dei microprocessori, dove i chipset rappresentano per l'intelligenza artificiale ciò che il sangue è per il mito dei vampiri — questa impostazione rischia di rivelarsi profondamente sbagliata. Prova ne è proprio la marginalizzazione di Anthropic. A prescindere dal contenzioso in essere con il Dipartimento della Difesa statunitense, i contenuti di Anthropic focalizzati sull'etica, sull'allineamento e sulla sicurezza dell'IA sarebbero stati di sicuro interesse come punto d'incontro e di ripartenza con la Cina.

L'approccio ideale per un incontro del genere sull'IA sarebbe dovuto partire da una destrutturazione, non dalla ricerca di un percorso comune scandito da tappe suggestive ma dai contorni troppo sfumati. Tenuto conto che l'alleanza BRICS promette alla Cina un ruolo di maggiore leadership culturale e high-tech, questa tentazione continuerà a spostare il baricentro verso Est. Tralasciando le perenni indecisioni europee — che ci rendono simili a una telenovela sudamericana infinita —, la Cina ha ben poco interesse a seguire la dottrina Monroe che ispira l'attuale Presidente americano.

Nel campo dell'IA, a ispirare la cultura cinese sembrano essere piuttosto il nuovo confucianesimo, le correnti che rielaborano il valore emotivo e il fenomeno del guochao. Tutti elementi lontanissimi dall'ateismo consequenziale o dalla visione antropocentrica ancora fortemente presente nel lobbismo statunitense. Trump esibisce i suoi pezzi da novanta per legare la novità tecnologica alla potenza della finanza e dei grandi fondi d'investimento. Eppure al tavolo manca Anthropic, ovvero una delle realtà tecnologiche più avanzate nel panorama attuale dell'IA.

Ai posteri l'ardua sentenza.

26 SETTEMBRE 2026

Giornata Mondiale degli Animali, 4 Ottobre: leggi, tecnologia e antibracconaggio

· di Redazione

Il 4 ottobre si celebra la Giornata Mondiale degli Animali, quest'anno con il tema "See the world through their eyes" (vedere il mondo con i loro occhi), scelto tra centinaia di proposte creative arrivate da tutto il pianeta e pensato per riflettere la diversità delle specie che vivono sulla terra, in aria e in acqua. Come riporta A-Z Animals, la giornata coinvolge oltre 70 paesi impegnati a promuovere il benessere animale e la conservazione della fauna selvatica, ed è l'occasione per fare il punto sui progressi ottenuti e sulla strada ancora da percorrere.

Sul fronte legislativo, negli Stati Uniti resta in vigore l'Animal Welfare Act, la legge che fissa gli standard minimi di cura per gli animali e che, nata negli anni Sessanta e Settanta, oggi copre anche i vettori, gli intermediari e i broker di animali. Un caso citato come particolarmente significativo è quello della California, che nel settembre 2016 ha approvato l'Orca Protection Act, entrato in vigore nel gennaio 2017: si tratta della prima legge del suo genere negli Stati Uniti, che ha messo fuori legge l'allevamento in cattività delle orche e vietato l'importazione e l'esportazione degli esemplari e del loro materiale genetico dallo stato. Altri stati americani si stanno muovendo su fronti diversi ma altrettanto rilevanti per gli allevamenti intensivi: la Florida vieta le gabbie di gestazione che impediscono alle scrofe di girarsi liberamente, mentre il Michigan proibisce il confinamento di vitelli da carne, scrofe gravide e galline in spazi che non permettono loro di stare in piedi, sdraiarsi, distendere gli arti o girarsi per la maggior parte della giornata.

Manca invece ancora, a livello internazionale, un trattato vincolante sul benessere animale. La proposta di Convenzione delle Nazioni Unite sulla salute e la protezione degli animali, presentata nel 2019, non è mai stata adottata, lasciando la tutela degli animali affidata a normative nazionali disomogenee tra loro.

Sul piano tecnologico, l'articolo segnala l'impiego crescente del DNA ambientale (eDNA), una tecnica che consente di rilevare la presenza di specie e monitorare la biodiversità partendo da semplici campioni di acqua o suolo, senza necessità di osservare direttamente gli animali. Analogamente, le tecnologie acustiche stanno diventando uno strumento importante per monitorare specie marine difficili da avvistare. Restano invece ancora dei limiti nell'applicazione dell'intelligenza artificiale alla conservazione della fauna selvatica, un ambito che promette molto ma che, secondo i ricercatori citati dalla fonte, non ha ancora espresso tutto il suo potenziale.

Un capitolo a parte è dedicato ai gruppi di base che operano sul campo. Tra questi viene menzionata la Black Mamba Anti-Poaching Unit, unità antibracconaggio a maggioranza femminile fondata nel 2013 nella Balule Nature Reserve, all'interno del Greater Kruger National Park, in Sudafrica. Viene inoltre citata Anima International, organizzazione no-profit attiva nel Regno Unito impegnata a porre fine agli allevamenti intensivi. Secondo la fonte, mentre milioni di finanziamenti e i titoli dei grandi media non sono riusciti a risolvere il problema del bracconaggio, sono spesso i piccoli team che operano sul territorio, in condizioni difficili, ad aver trovato soluzioni che le grandi organizzazioni non governative non erano riuscite a individuare.

26 SETTEMBRE 2026

Cos'è il kratom, l''eroina delle stazioni di servizio' che sta allarmando le autorità Usa

· di Redazione

Jeffrey Deaver, un boscaiolo in pensione di 58 anni residente nello stato di Washington, assume kratom da quattro anni per alleviare un forte dolore cronico all'anca e al ginocchio.

Ha scoperto il prodotto a base di erbe quando non riusciva a trovare sollievo con i medici e mentre aspettava di essere operato. Inizialmente spaventato, ha iniziato con una dose lieve, ma poi ne ha assunto di più finché il dolore non è scomparso.

"È stato come un miracolo", ha detto Deaver. "Riuscivo a dormire. Riuscivo a svolgere le mie attività quotidiane."

"Non so proprio cosa farei senza."

Il kratom, un'erba con effetti simili agli oppioidi, ha guadagnato popolarità negli Stati Uniti nell'ultimo decennio e viene solitamente acquistato senza ricetta e consumato sotto forma di pillole o liquido.

Questa settimana, gli investigatori hanno rinvenuto confezioni di kratom in possesso di due studenti deceduti dell'Università del Mississippi. Sebbene i loro decessi non siano stati attribuiti al kratom, le autorità stanno ora diffondendo avvisi sui pericoli del suo consumo.

Per anni, i sostenitori della lotta contro il kratom hanno spinto per il suo divieto e in alcuni paesi, come il Regno Unito, è illegale. Tuttavia, il kratom non è regolamentato dalla Food and Drug Administration statunitense ed è legale in alcuni stati, tra cui il Mississippi.

Ecco cosa sappiamo al riguardo:

Cos'è il kratom?

Il kratom è un albero originario del sud-est asiatico, in paesi come Thailandia, Malesia e Indonesia.

Viene utilizzata da secoli per le sue proprietà stimolanti, macinata e consumata in modo simile al tè.

Con la diffusione della sua popolarità in tutto il mondo, è entrato nel mercato statunitense come integratore alimentare intorno al 2016.

"È proprio lì che sono iniziati i problemi", ha affermato il dottor Shane Speights, preside del New York Institute of Technology College of Osteopathic Medicine presso l'Arkansas State University.

Negli Stati Uniti il ​​kratom viene venduto principalmente in forme altamente concentrate, sotto forma di pillole, polvere o liquido, ha affermato Speights.

È inoltre ampiamente disponibile: si trova ovunque, dai minimarket alle stazioni di servizio, fino ai negozi di sigarette elettroniche.

Inoltre, a causa della loro classificazione come integratori, i prodotti a base di kratom non sono soggetti a regolamentazione federale.

"Non c'è modo di sapere esattamente cosa si sta acquistando", ha detto Speight. "Si potrebbe creare qualcosa nel proprio scantinato, commercializzarlo come integratore e nessuno si prenderebbe la briga di controllare cosa contiene."

A cosa serve il kratom?

Il kratom viene spesso commercializzato come un integratore alimentare naturale e sicuro, utile per la gestione del dolore, dell'ansia e della depressione.

A dosi più basse, le sue proprietà stimolanti creano una sorta di "effetto euforizzante simile a quello della caffeina", ha spiegato Speights.

Grazie ai suoi effetti simili a quelli degli oppioidi, è stato utilizzato anche con l'obiettivo di contrastare la dipendenza da oppioidi veri e propri come il fentanil.

Queste proprietà derivano dal modo in cui i composti della pianta, come la 7-idrossimitraginina, attivano diversi ormoni, tra cui la dopamina.

Quali sono gli effetti e quanto è pericoloso?

"È quasi come assumere un narcotico", ha detto Speights. "A dosi più elevate, può creare maggiore euforia e dare una sensazione di sballo più generale."

È possibile avere anche delle allucinazioni.

Le dosi più elevate comportano anche un rischio maggiore di effetti collaterali indesiderati.

Ciò include la depressione del sistema nervoso centrale (SNC), che è "la causa dei decessi", ha affermato Speights.

Il coinvolgimento del sistema nervoso centrale può provocare collasso cardiovascolare e arresto respiratorio.

Anche i sintomi di astinenza e la dipendenza rappresentano dei rischi, ha affermato Jana Wu, direttrice dell'integrazione clinica presso il centro di trattamento delle dipendenze Mountainside.

"Influisce sui matrimoni, sulle relazioni", ha detto. "Ho visto persone perdere il lavoro, spendere migliaia di dollari al mese per questo."

Poiché è facile sviluppare un'elevata tolleranza a questa erba, nel tempo gli utilizzatori potrebbero aver bisogno di assumerne quantità sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto.

"Ho lavorato con persone che assumevano fino a 20 pillole al giorno", ha detto Wu.

Gli esperti hanno dichiarato alla BBC che i pericoli maggiori derivano dal fatto che il kratom non è regolamentato a livello federale.

"Esiste una dose sicura?" ha chiesto Speights. "La mia risposta è no, perché - e ci tornerò su - non sappiamo cosa contenga."

Il kratom è legale?

Il kratom è vietato in 11 stati: Alabama, Arkansas, Connecticut, Indiana, Kansas, Louisiana, Massachusetts, North Dakota, Tennessee, Vermont e Wisconsin.

Il Massachusetts è stato l'ultimo stato a renderlo illegale, emanando un'ordinanza di emergenza temporanea in agosto.

Dieci anni prima, la Drug Enforcement Agency (DEA) statunitense aveva deciso di classificare il kratom come sostanza della Tabella 1, il livello di pericolosità più elevato, definendolo "un pericolo imminente per la sicurezza pubblica".

Ma l'iniziativa fallì pochi mesi dopo, quando il dipartimento di giustizia dichiarò di aver ricevuto "numerosi commenti da parte di cittadini che contestavano" il tentativo.

Spetta quindi agli stati intervenire, come l'Arizona, che di recente ha intentato causa contro un'azienda che vende bevande a base di kratom.

I gruppi contrari al kratom chiedono agli stati di fare di più, affermando che "le droghe vendute nelle stazioni di servizio stanno avvelenando le nostre comunità".

Gruppi a favore del kratom, come l'American Kratom Association, stanno spingendo per il divieto dei prodotti sintetici "che si spacciano per kratom naturale".

A livello internazionale, il kratom è vietato nel Regno Unito. In Europa, le leggi variano da paese a paese. In Italia è vietato.

In Malesia, paese d'origine dell'albero di kratom, il consumo e la vendita sono vietati dalla legge sui veleni del 1952.

(Brandon Drenon e Madeline Halpert su BBC del 25/09/2026)

26 SETTEMBRE 2026

Caro carburanti. Eni ha tolto le castagne dal fuoco a governo e opposizione. Senza prospettive

· di Vincenzo Donvito Maxia

Eni ha fissato, per il momento solo per un mese, un limite massimo - cosiddetto price cap - al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive, pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali).

Il principale azionista di Eni è lo Stato (ministero Economia e Cassa Depositi e prestiti - poco più del 33%).

Non si può quindi non dire che Eni non stia a suo modo mettendo in atto i reconditi desideri dello Stato: prendere tempo. Ché altrimenti quest’ultimo - socio di maggioranza - convocherebbe subito il consiglio d’amministrazione per bloccare questa iniziativa che, se potrebbe andar bene per le strategie di mercato di un'azienda privata, lascierebbe un po’ perplessi un’istituzione statuale che, non solo dovrebbe rendere conto all’Ue di questa scelta anomala rispetto alle politiche comunitarie, ma dovrebbe render conto ai propri elettori quali sono i suoi propositi economici particolari e generali (prezzi fissi a ‘mo di Stati tutt’altro che di capitalismo privato).

Non crediamo che questo accadrà perché è possibile che a buona parte del governo, e altrettanta buona parte dell'opposizione, non gli par vero che l’Eni sia venuto in soccorso del loro vuoto di politiche e proposte in materia.

Comunque, non ci facciamo illusioni che questo possa essere un nuovo progetto di governo del Paese. L’acredine, mista a sete di potere che si paventa essenzialmente con la demonizzazione dell’altro, prevale sul bene pubblico… per quanto il price cap sia il contrario di quanto ogni giorno lasciano intendere per l’economia.

Nel frastagliato, quanto difficile, marasma delle politiche energetiche, certamente non ci mancava anche questa performance. Che ha il solo scopo di perpetuare l’agonia delle non politiche in materia.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

26 SETTEMBRE 2026

Dentro la cultura dei narco-influencer in Colombia e la morte di una star dei social media

· di Redazione

Nelle prime ore del 4 settembre, il ventisettenne colombiano Naim Pérez, noto come "narco-influencer", e la sua fidanzata sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco durante un drammatico blitz della polizia a tarda notte.

Pérez, meglio conosciuto come Bendito Menor ("Piccola Benedizione"), si era creato un enorme seguito sui social media condividendo frammenti del suo stile di vita sfarzoso e del suo ruolo come membro delle Forze di Autodifesa della Sierra Nevada (ACSN), uno dei numerosi gruppi armati in Colombia che traggono profitto da crimini come il narcotraffico e l'estorsione.

Sebbene non fosse affatto il membro di più alto rango del gruppo, la sua presenza online lo rendeva senza dubbio il più famoso.

Prima di entrare in carica il mese scorso, il nuovo presidente ultraconservatore della Colombia aveva dichiarato Pérez un "obiettivo di alto valore" e in seguito aveva ordinato personalmente il raid che ha portato alla sua morte.

Pérez ha condiviso online una vasta gamma di contenuti, da pattuglie armate e scontri nella giungla a video di passeggiate romantiche con la sua ragazza e meme con messaggi di ispirazione. Questi contenuti hanno avuto una notevole diffusione: i giornalisti hanno identificato almeno 20 account legati a Bendito Menor su Facebook, Instagram e TikTok, con oltre 700.000 follower.

Secondo Jaime Andres Wilches Tinjaca, ricercatore colombiano specializzato in sottoculture criminali, il post e i video ritraevano il traffico di droga come un'attività quotidiana, ambita o persino divertente.

Di conseguenza, molti adolescenti divennero suoi seguaci anche nella vita reale, attratti dalle corse motociclistiche illegali che organizzava e dai regali di telefoni, armi e motociclette che era solito distribuire.

"I giovani che subiscono l'esclusione trovano in queste narrazioni un modo per legittimare il traffico di droga come mezzo efficace di mobilità sociale", avverte Wilches.

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Non sono solo i narcotrafficanti colombiani a usare i social media per glorificare una vita criminale.

L'anno scorso abbiamo analizzato come i mafiosi italiani stiano usando TikTok per rinnovare la propria immagine.

Leggi la storia →

(Occrp)

26 SETTEMBRE 2026

Il falso mito del sovranismo alimentare

· di Redazione

Domani (ma alcuni cittadini elvetici hanno già votato per posta) la Svizzera sarà chiamata alle urne per il referendum popolare "Per un'alimentazione sicura - mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita (Iniziativa sull'alimentazione)".

Secondo i promotori dell'iniziativa è necessario "che la Svizzera produca una quantità nettamente maggiore di derrate alimentari in modo da ridurre la propria dipendenza dall'estero (che attualmente supera il 50% dei fabbisogni). In futuro, almeno il 70% delle derrate ... dovrà essere di produzione indigena. Per raggiungere questo obiettivo, l'agricoltura svizzera dovrà produrre meno alimenti di origine animale e più alimenti vegetali. In questo modo, con la stessa superficie, sarà possibile nutrire un maggior numero di persone". Di seguito i sostenitori dell'iniziativa ricordano che immancabilmente puntano "a migliorare la protezione dell'ambiente e dell'acqua potabile nonché a preservare la fertilità del suolo e la biodiversità. Gli agricoltori dovranno utilizzare meno prodotti fitosanitari e concimi".

Qualcuno - anche tra gli agricoltori italiani - ha piuttosto ingenuamente plaudito all'iniziativa cogliendone il poco encomiabile ed ancor meno credibile aspetto "sovranista", senza accorgersi delle contraddizioni e degli inganni che essa nasconde.

Se c'è un Paese in Europa che deve essere particolarmente aperto agli scambi agroalimentari questo è la Svizzera, in cui le produzioni sono strutturalmente limitate dalla ridotta disponibilità di terre coltivabili oltre che dalle condizioni ambientali. Pretendere di imporre ope legis un tasso di autoapprovvigionamento del 70% appare risibile, come risibile appare la pretesa di "produrre meno alimenti di origine animale e più alimenti vegetali", ovvero di rinunciare agli ottimi e rinomati formaggi per cercare di coltivare improbabili ortaggi. Le pretese dell'iniziativa referendaria diventano addirittura ossimoriche quando chiedono di produrre più alimenti vegetali utilizzando meno prodotti fitosanitari e concimi. Un'idea tecnicamente assurda, che al limite si potrebbe perseguire aumentando l'allevamento al pascolo, non certo le coltivazioni vegetali, che richiedono adeguato nutrimento e l'indispensabile protezione dalle avversità e dai parassiti.

Più che a rafforzare la piccola ma complessivamente efficiente agricoltura elvetica, il referendum sembra quindi orientato ad affossarla. Non stupisce che il Consiglio Federale abbia deliberato all'unanimità per il rigetto dell'iniziativa, invitando i cittadini elvetici a votare "No".

La sicurezza alimentare, che è cosa diversa e ben più importante di una "sovranità" più o meno presunta, si ottiene con la libertà di ricerca, di innovazione e di impresa, non con i proclami o con procedure ingannevoli (ne sappiamo qualcosa noi italiani, proprio in questi giorni alle prese con gli ultimi sviluppi giudiziari degli scandali sul "falso bio" nel riso). Sarebbe il caso di ricordarlo a qualche nostro agricoltore ingenuo, e a tanti decisori politici nazionali ed europei, più propensi alla retorica che alla concretezza.

(Flavio Barozzi - Presidente della Società Agraria di Lombardia - su Istituto Bruno Leoni)

25 SETTEMBRE 2026

L'Opa alberghiero sulla città di Firenze

· di Stefano Fabbri

Con buona pace dei suoi secoli di storia, Firenze è una città che sa ancora sorprendere. Per esempio con un nuovo hotel cinque stelle a due passi dal Duomo, in via Martelli. Ma è solo l’ultima di una lunga serie di «sorprese» che i fiorentini scoprono nella nascita di nuovi alberghi di lusso, resort, studentati double face, immobili adibiti ad affitto turistico e così via.
Tutto questo nonostante le norme che, sebbene tardive, hanno cercato di porre un limite a tale proliferazione. E cioè ad un fenomeno che non ha a che fare solo con l’estetica, ma riguarda anche il modello di città del presente e soprattutto del futuro dal punto di vista economico e sociale. Due considerazioni vanno fatte al riguardo.


La prima è che le regole dettate dalle amministrazioni locali o da leggi regionali non hanno la forza, da sole, per mostrare una seria efficacia. E questo non solo a causa di procedure cominciate quasi un decennio fa: il caso di Palazzo Testa, destinato ad essere ribattezzato Palazzo Sogni — come da sogno sono le lussuose suite che vi saranno realizzate — è un caso di scuola. La procedura è cominciata nel 2018, quindi prima dell’attuazione delle regole comunali tese a moderare nel centro storico la presenza di hotel, nuove attività commerciali, affitti turistici, etc.


La seconda considerazione: spesso la sorte di un palazzo, di un ex ospedale, di una ex fabbrica o di un ex teatro si conosce pubblicamente solo al momento di tirare su le impalcature (o quando vengono tolte). La domanda che sorge spontanea è una: c’è la possibilità che la trasformazione di Firenze non sia appresa dai suoi cittadini attraverso lo stillicidio del succedersi dei casi? Può l’amministrazione, con un’operazione che avrebbe il sapore fresco della trasparenza, rendere note tutte le operazioni in corso che non ricadranno, almeno nei prossimi tre anni, nella vigenza delle nuove norme? Giusto perché a Firenze la Pasqua non arrivi ogni settimana, con la sua brava sorpresa dentro l’uovo. C’è poi la questione più importante e cioè quella della strategia. Le regole, come poco prima scritto, da sole non posso bastare. Il loro effetto, oltre a manifestarsi in un arco di tempo durante il quale la velocità dei cambiamenti può renderle obsolete anzitempo, ha bisogno di essere corroborato da scelte che non riguardano solo la mano pubblica.


Sarebbe velleitario, ancorché utile, ipotizzare che ogni area e ogni immobile disponibile possa essere sottratto alla logica della rendita di posizione solo attraverso la loro acquisizione da parte del Comune o della Regione. L’onore della scelta su cosa potrà sperare di essere la Firenze dei due o tre prossimi decenni ricade anche su chi, nella società, ha il potere e la capacità di investire e che pare arrovellarsi attorno al tema della reindustrializzazione, senza per ora venirne a capo. Non ha senso immaginare di fermare la grande onda del turismo, degna per dimensioni e minacciosa ingovernabilità di quella dipinta da Hokusai, usando solo fragili dighe normative. Occorre contenderle il riempimento di spazi vuoti, offrire alternative in grado di dimensionarne un ruolo che non è soltanto ricchezza rapida e al momento sicura (sebbene per pochi), ma che senza contrappesi rischia di rappresentare quella che il linguaggio della finanza definirebbe un’Opa ostile sull’intera città. O almeno sul suo futuro molto prossimo.

(pubbicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 25/09/2026)

25 SETTEMBRE 2026

Le migliori città del mondo per il 2026: perché si distinguono

· di Redazione

Dagli investimenti culturali alle tecnologie all'avanguardia, il Global Cities Index 2026 svela cosa rende le principali città del mondo luoghi così attraenti in cui vivere e da visitare.

Cosa rende una città eccezionale sulla scena mondiale e cosa la rende un luogo ideale da visitare? Secondo il Global Cities Index 2026 di Oxford Economics , la risposta va ben oltre il potere economico o la bellezza dell'architettura.

L'indice classifica 1.000 città in base a cinque parametri: governance, economia, capitale umano, ambiente e qualità della vita. New York, Londra e Parigi sono in cima alla classifica di quest'anno, mentre città come Seattle e Dublino occupano posizioni di rilievo.

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Le 10 migliori città del mondo per il 2026, secondo il Global Cities Index 2026.

1. New York, Stati Uniti

2. Londra, Regno Unito

3. Parigi, Francia

4. Seattle, Stati Uniti

5. San Francisco, Stati Uniti

6. Dublino, Irlanda

7. Boston, Stati Uniti

8. San Jose, Stati Uniti

9. Tokyo, Giappone

10. Zurigo, Svizzera

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Osservando le città leader e quelle che si distinguono per le loro prestazioni, emergono quattro qualità che contribuiscono a spiegare perché alcune città rimangono così attraenti da vivere e da visitare.

1. Attirano persone da ogni dove

Le città più prestigiose al mondo tendono a ottenere punteggi elevati in termini di capitale umano, un indicatore che comprende le competenze, l'istruzione e la diversità della loro popolazione. Questo afflusso di talenti e idee può trasformare quartieri, gastronomia e cultura in modi che avvantaggiano sia i residenti che i turisti.

Boston, settima in classifica, ha ottenuto un punteggio particolarmente elevato in termini di capitale umano, grazie alla straordinaria concentrazione di università e college di prim'ordine. Con la sua elevata "economia della conoscenza", la città vanta alcuni dei redditi più alti al mondo. Parte di questa ricchezza viene reinvestita negli spazi pubblici, tra cui la Rose Kennedy Greenway , un'ex autostrada sopraelevata ora fiancheggiata da giardini, fontane e opere d'arte pubbliche, mentre istituzioni come gli Harvard Art Museums sono aperte al pubblico.

Dublino, sesta in classifica, beneficia di una forza lavoro altamente qualificata supportata da istituzioni come il Trinity College di Dublino, attirando importanti aziende internazionali come Google, Meta, Microsoft e Accenture e contribuendo alla rigenerazione delle ex aree portuali e degli spazi pubblici intorno al fiume Liffey.

Londra va persino oltre: si posiziona al primo posto nell'indice del capitale umano, attirando lavoratori da tutto il mondo, con residenti nati all'estero che rappresentano quasi il 40% della sua popolazione. Questa diversità ha contribuito a trasformare la scena gastronomica della città, un tempo denigrata, che i viaggiatori possono assaporare ovunque, da Brick Lane al Borough Market .

2. Investono nella cultura

Tuttavia, la sola potenza economica non basta a rendere una città attraente. Parigi, terza in classifica generale, si distingue in particolare per la qualità della vita, grazie alla lunga aspettativa di vita e all'eccezionale accessibilità alla cultura. La città conta circa 130 musei, di cui 11 comunali offrono l'ingresso gratuito alle collezioni permanenti dal 2001, indipendentemente dalla nazionalità o dal paese di residenza. Molti altri musei offrono l'ingresso gratuito almeno una volta al mese.

Seattle, quarta in classifica generale, beneficia anche di un ottimo punteggio in termini di qualità della vita, con il rapporto che sottolinea la ricca offerta artistica della città, come il Seattle Art Museum, e la sua storia legata alla musica grunge, che ha dato i natali a gruppi rock come Nirvana e Pearl Jam. La città ha recentemente completato il suo Waterfront Park di 20 acri , sostituendo un'autostrada demolita con una passeggiata che comprende nuovi moli comunitari e piste ciclabili, il tutto con vista sul Puget Sound.

3. Rendono la vita urbana più pulita e più facile

Una città può essere entusiasmante e culturalmente ricca, ma la scarsa qualità dell'aria o i trasporti difficoltosi possono rapidamente rovinare l'esperienza del visitatore.

Nonostante le sue dimensioni imponenti, Londra si distingue per risultati insolitamente buoni in termini di tutela ambientale per una città di queste dimensioni. Oxford Economics indica politiche come il pedaggio urbano e la Zona a bassissime emissioni (Ultra-Low Emission Zone) come fattori che contribuiscono a ridurre il traffico e l'inquinamento, cambiamenti che i viaggiatori possono percepire nelle vie centrali, meno dominate dalle automobili.

San Francisco ottiene un ottimo punteggio anche nella categoria ambiente. L'indice cita la sua rete di trasporti come uno dei motivi per cui residenti e visitatori dipendono meno dalle automobili, il che mantiene basse le emissioni e alta la qualità dell'aria. Anche Dublino si distingue, grazie ai suoi livelli di inquinamento relativamente bassi e alle ambiziose iniziative in campo climatico, tra cui il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2030.

4. Riescono a stare al passo con i cambiamenti

Alcune delle città in più rapida crescita nell'indice sono trainate dalla tecnologia. San Jose, ottava in classifica generale, ha registrato il PIL pro capite più alto dell'indice, grazie a società come Alphabet (Google), Apple e Nvidia che hanno sede nella Silicon Valley. Nella vicina San Francisco, sede di Meta, Uber e Salesforce, le auto a guida autonoma sono ormai parte integrante dei trasporti quotidiani, offrendo ai viaggiatori un'anteprima di come potrebbe essere la mobilità urbana altrove in futuro.

Tallinn, la capitale dell'Estonia, è stata inclusa nell'indice "Città da tenere d'occhio" grazie al suo slancio nel settore tecnologico e all'elevato tasso di adozione dell'intelligenza artificiale rispetto ad altre capitali europee. Progetti ad alta tecnologia come Rail Baltica , che entro il 2030 collegherà i trasporti ferroviari attraverso i Paesi baltici, vengono realizzati interamente come una ferrovia "nativa digitale", alimentata al 100% da energie rinnovabili e dotata di sistemi di comunicazione 5G al posto dei tradizionali segnali luminosi.

(Lindsey Galloway su BBC del 24/09/2026)

24 SETTEMBRE 2026

Energia nucleare. Il sogno nel cassetto. I consumatori pagano

· di Vincenzo Donvito Maxia

Forse, se gli elettori italiani non avessero bocciato l’opzione nucleare ben due volte con referendum (1987 e 2011), non avremmo la legge approvata l’altro giorno che rappresenta un sogno nel cassetto dei legislatori… che a spese dei contribuenti hanno stilato una sorta di manifesto di propaganda, ideologico quanto irrealizzabile anche per coloro che si ritengono razionali.

Rispetto all’importanza fondamentale quanto strategica di una politica energetica che faccia uscire l’Italia dalla dipendenza, è importante che le decisioni di merito siano conseguenza di un bagno nella realtà di centrali che potrebbero diventare molto costose e operative in un tempo indefinito in cui non si sa come i consumatori potrebbero approvvigionarsi senza un bagno di soldi. A Hinkley Point C (Uk), per esempio, il costo previsto è salito da 18 a oltre 35 miliardi di sterline, e l’avvio è slittato dal 2025 al 2029-2030; in Usa, l’impianto di Vogtle, entrato in funzione nel 2024, ha avuto sette anni di ritardo e un costo (36,8 miliardi di dollari) più del doppio della stima iniziale.

Considerato che le energie rinnovabili costano fino al 53% in meno di quelle nucleari, ne vale la pena?

Inoltre nessuna regione e nessun comune italiano, amministrati da destra o sinistra che siano, è disposto ad ospitare una centrale nucleare. Tant’è che in 4 anni il governo, e dal 1990 quando fu chiusa l’ultima delle quattro centrali che erano operative in Italia, non è stato realizzato, per l’opposizione di tutti i Comuni delle aree individuate, il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi dell’epoca (si “stima” che potrebbe esserci per il 2041).

Lato finanziamenti, chi paga? Vista la scarsa quanto inesistente remunerazione di impianti del genere, che non attrarrebbero fondi privati, oltre alla distrazione di fondi dalle rinnovabili (per il taglio sulle accise dei carburanti il governo ha attinto fondi dimezzando gli stanziamenti, da 78,3 a 38,3 milioni dei fondi destinati ai porti di Taranto e Augusta, che dovrebbero diventare i poli italiani dell’eolico), paga lo Stato, cioè i contribuenti… con l’aumento delle bollette?

La prospettiva è quindi di un definanziamento delle energie rinnovabili, ulteriori aumenti delle bollette per i consumatori, “guerra” con le amministrazioni per i siti in cui costruire le centrali e stoccare i rifiuti, financo imposizione “manu militari”.

E questo sarebbe il piano strategico per un’autonomia energetica?

Qui un approfondimento

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

24 SETTEMBRE 2026

 Il nucleare potrebbe servire, ma deve superare la prova di conti, tempi e sicurezza

· di Redazione

Il Parlamento ha riaperto la porta al nucleare: il Senato ha dato il via libera definitivo con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, dopo che il testo era già stato approvato dalla Camera il 4 giugno. È una scelta potenzialmente importante: una fonte capace di produrre elettricità a basse emissioni, giorno e notte, può affiancare sole e vento, ridurre il ricorso al gas e rafforzare la sicurezza energetica. Ma il suo potenziale non è ancora una convenienza dimostrata. La legge approvata dal Senato non decide di costruire centrali: affida al governo un anno per scrivere le regole su tecnologie, autorizzazioni, sicurezza, siti e scorie. La scelta politica è stata fatta; la prova decisiva – che il nucleare sia conveniente, realizzabile in tempi accettabili e sostenibile per i conti pubblici e le bollette – deve ancora arrivare.


L’argomento migliore a favore è serio. Sole e vento sono indispensabili per ridurre le emissioni, ma la loro produzione varia. Il nucleare può affiancarli e contribuire a ridurre il ricorso al gas quando le rinnovabili producono poco. Per un paese esposto alle crisi dei prezzi energetici, diversificare è ragionevole. Anche mantenere competenze scientifiche e industriali italiane ha un valore: sarebbe miope chiudere la ricerca in attesa che altri decidano quali tecnologie funzioneranno.


Non chiamiamo però questa prospettiva «indipendenza energetica». L’uranio, i servizi per il combustibile e le tecnologie hanno filiere internazionali. Diversificare può renderci meno vulnerabili al gas; non renderci autosufficienti.


L’argomento contrario migliore riguarda tempi e costi. Una centrale progettata oggi non abbasserà le bollette di domani. Nei nuovi grandi reattori costruiti dalle economie avanzate, ritardi e aumenti dei costi hanno pesato molto: a Hinkley Point C, nel Regno Unito, il costo previsto è salito da 18 a oltre 35 miliardi di sterline, mentre l’avvio della produzione è slittato dal 2025 al 2029-2030; negli Stati Uniti, l’impianto di Vogtle è entrato in funzione nel 2024 con sette anni di ritardo e un costo finale di circa 36,8 miliardi di dollari, più del doppio della stima iniziale. Il lungo tempo necessario per recuperare l’investimento rende decisivo il prezzo del finanziamento. Quanto ai piccoli reattori modulari, gli SMR, è possibile che la produzione in serie ne migliori i conti. Ma per ora la convenienza promessa deve essere dimostrata su scala commerciale: alcuni progetti già in costruzione, in Cina e in Argentina, hanno registrato sforamenti di costo compresi fra il 300 e il 700 per cento rispetto alle stime iniziali. Poi i tempi: l’AIE colloca attorno al 2030 l’avvio dei primi progetti commerciali e lega la futura competitività a condizioni industriali e finanziarie ancora da verificare. «Modulare» non è un sinonimo di «economico».


Qui la delega lascia aperta la questione politica più importante. Se serviranno garanzie pubbliche o contratti che assicurino un prezzo dell’elettricità per decenni, quale rischio si assumerà lo Stato? Un investitore può accettare di costruire una centrale se qualcuno lo protegge dai ritardi o da ricavi insufficienti. Quel qualcuno, alla fine, potrebbe essere il contribuente o chi paga la bolletta. Occorre saperlo prima, non dopo.


E poi ci sono i luoghi e le scorie. L’Italia non ha ancora realizzato il deposito nazionale necessario anche per i rifiuti radioattivi che già possiede: secondo le stime più recenti del governo, l’infrastruttura non sarà operativa prima del 2039-2041. Aprire un nuovo programma senza chiarire come si gestirà l’intero ciclo, dalla scelta dei siti allo smantellamento, significherebbe rinviare ancora una volta la parte difficile della decisione. Serve inoltre un’autorità di controllo forte e indipendente: la sicurezza non può dipendere dalla fretta di far partire gli impianti.


Per giudicare il ritorno al nucleare non basta confrontare il costo di un reattore con quello di un pannello solare. Bisogna confrontare sistemi completi: quanta elettricità servirà, come sarà garantita nelle ore senza sole e vento (le batterie di accumulo per solare e eolico saranno risolutive?), quanto costeranno reti, accumuli e interconnessioni, e quale combinazione ridurrà più rapidamente il gas. In entrambi gli scenari vanno messi sul tavolo anche i costi pubblici e i tempi reali.


La legge apre una possibilità, non offre ancora una risposta. Il governo dovrà dimostrare, con scenari verificabili e conti trasparenti, che il nucleare può essere costruito nei tempi promessi, finanziato senza scaricare rischi sproporzionati sulla collettività e integrato con le rinnovabili. Non va respinto per principio, ma nemmeno promosso per fede. Può diventare una buona scelta solo se supererà, insieme, la prova della convenienza, dei tempi e dei costi.

C’è però un modo sbagliato di tornare al nucleare: usarlo come alibi per trascurare nel frattempo le altre fonti pulite. Proprio mentre il governo presenta il nuovo nucleare come una scelta strategica, ha dimezzato da 78,3 a 38,3 milioni i fondi destinati ai porti di Taranto e Augusta, chiamati a diventare i poli italiani dell’eolico offshore, per contribuire a finanziare il taglio delle accise sui carburanti. Il ministro Pichetto Fratin assicura che quei soldi saranno ripristinati con la prossima legge di bilancio. Bene. Ma resta una curiosa gerarchia delle priorità: si tolgono oggi risorse a un investimento energetico e industriale di lungo periodo per finanziare uno sconto immediato sui combustibili fossili, promettendo di rimetterle domani. Il punto non è scegliere tra atomo e vento. È avere finalmente una politica energetica capace di investire sul futuro senza sacrificarlo alle urgenze del presente.

(Marco Taradash su La Linea/Linkiesta del 24/09/2026)

24 SETTEMBRE 2026

Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 24/09/2026

· di Redazione

Sommario editoriale

Vaccinazioni in calo, servizi sanitari carenti, marijuana e droghe sotto i riflettori. In questa edizione affrontiamo le fragilità del nostro sistema: il morbillo torna a far vittime dove cala l'immunità, le regioni italiane non raggiungono gli obiettivi di copertura vaccinale, le Rsa continuano a scaricare anziani. Nel frattempo emergono spunti su nuove terapie, contraccettivi innovativi e il ruolo centrale della relazione medico-paziente. Salute non è solo assenza di malattia.

In questo numero

EDITORIALE

→ Editoriale. Aduc batte cassa… più del solito

→ Editoriale. Intelligenza artificiale. Coscienza critica e preparativi

ARTICOLI

→ Dopo l'offerta dell'UE al Canada, anche l'Australia potrebbe accogliere con favore un "Eurovision"?

→ Marijuana in carcere

→ Il Bangladesh ha perso 900 bambini a causa del morbillo: un monito per gli altri paesi in cui i tassi di vaccinazione sono diminuiti

→ Tariffe esose e dubbi sulla potabilità. Richiamare ai suoi doveri il gestore idrico della provincia di Viterbo

→ Gli italiani sono uniti nel chiedere più tutela per la fauna selvatica

→ Una batteria che si può mangiare: l’energia entra nel corpo in modo sicuro

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 23/09/2026

→ La gestione della pandemia e il ruolo della scienza: i punti chiave emersi dall’audizione di Carlo Brogna

→ Dal microbioma all'immunità: una guida veterinaria per sostenere la salute del tuo animale domestico negli anni a venire

→ La Bce fa sapere quanto e quando pagheremo per luce e gas. Il deficit italiano

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 22/09/2026

→ Independent Climate 100 del 2026. I più impegnati ambientalisti

→ Droghe illegali. Italia unita con l’inizio della scuola

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 15 a 21 Settembre 2026

→ Simboli religiosi a scuola. Crocifisso e hijad non sono simili? Sì ma ‘solo’ per la Costituzione

→ Osservatorio disservizi da 15 a 21 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Abbiamo pagato degli studenti universitari circa 5 dollari a notte per dormire almeno 7 ore, e i loro voti sono migliorati rapidamente

→ ‘Sport’ governativo. Cambiare nomi ma non contenuti. Dalle imposte alle scuole

→ Cpr, gli atti giudiziari smontano il teorema dei pm su medici e certificati

→ L’Italia invecchia ma continua a non avere abbastanza posti nelle Rsa

→ Un mosaico di stati cellulari

→ Solo un genio del male poteva abolire il bollo auto in questo modo

→ Caro carburanti. A ruota libera

→ Sicurezza strade. Italia-America latina?

→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 17/09/2026

NOTIZIE

→ ITALIAITALIA. Bio: consumi in crescita, ma superfici coltivate in calo

→ USAUSA. California stanzia 4,7 milioni per terapie psichedeliche ai veterani

→ ITALIAITALIA. Lea 2024: 18 Regioni promosse, ma sale al 9,9% chi rinuncia alle cure

→ MONDOMONDO. OMS amplia le opzioni contraccettive: nuove linee guida su pillola e impianti

→ ITALIAITALIA. Rsa Pesaro, lettere di sfratto per 14 anziani da Casa Roverella

→ ITALIAITALIA. Sanità, il medico: "La vera riforma è la relazione col paziente"

→ ITALIAITALIA. Morbillo, il Ministero richiama le Regioni: nessuna al 95% col richiamo

→ COREA DEL SUDCOREA DEL SUD. Politica Usa sui farmaci: rischio rincari anche per la Corea del Sud

→ USAUSA. Consumo cannabis. Gli studenti percepiscono come sproporzionate le pene

→ USAUSA. Un decimo degli anziani ha consumato marijuana nelle ultime 24 ore. Studio

→ USAUSA. Minimo storico di studenti che consumano marijuana nelle scuole superiori

→ ITALIAITALIA. Relazione annuale Autorità dei Trasporti: pedaggi, ponte sullo Stretto e ferrovie

→ ITALIAITALIA. Stop alla pubblicità di Octopus Energy, è ingannevole

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→ U.E.U.E.. Farmaci, l'OCSE: filiere Ue troppo concentrate e poco trasparenti

→ ITALIAITALIA. Spesa sanitaria a 148,5 miliardi nel 2026, ma resta al 6,4% del Pil

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Dreifuss a Glasgow: "Non si combatte la droga arrestando le vittime"

→ ITALIAITALIA. Revisione conti economici 2026-2025. Istat

→ ITALIAITALIA. Come cambiano le abitudini alimentari delle diverse generazioni, dalla Z ai Baby Boomer

→ ITALIAITALIA. SSN. Aumentano i costi dei ticket

→ USAUSA. Peta contro la lana: proteste alle sfilate, dopo lo stop alla pelliccia

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Le nuove droghe letali rendono ancora più difficile la lotta della Scozia contro la tossicodipendenza

→ ITALIAITALIA. Stangata bollette in arrivo. Confcommercio

→ USAUSA. Case di riposo in calo mentre cresce la domanda degli anziani

→ USAUSA. Cychlorphine, nuova droga sintetica 10 volte più forte del fentanyl arriva in California

→ USAUSA. Psilocibina contro la sindrome post-Lyme: studio pilota

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→ ITALIAITALIA. Rsa Prato, 187 famiglie in lista d'attesa: sei mesi per un posto

→ U.E.U.E.. Salute in Europa: liste d'attesa primo ostacolo, Italia regina della frutta

→ OLANDAOLANDA. A un anno dall'avvio dell'esperimento sulla cannabis, emergono le prime tendenze

→ ITALIAITALIA. Energia. I costi del taglio delle accise basterebbero a dimezzare i costi del trasporto pubbico

→ ITALIAITALIA. Cpr, l'ex primario Gordini: "La cura è un diritto, mai un reato"

→ GUATEMALAGUATEMALA. Nuovo snodo del narcotraffico tra cocaina e droghe sintetiche

→ GIAPPONEGIAPPONE. I centenari sono più di 100mila

→ ITALIAITALIA. Classifica e-commerce

→ U.E.U.E.. Discorso Stato dell'Unione. Le reazioni nel Parlamento

LETTERE

→ Rimborso retta RSA per Alzheimer: quando spetta e come richiederlo

24 SETTEMBRE 2026

Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 24/09/2026

· di Redazione

Premessa editoriale

Gli investitori italiani restano cauti: calano fiducia dei consumatori e appetito per i titoli domestici, mentre crescono i rischi geopolitici nascosti sotto l'ottimismo dei mercati. Nel frattempo, truffe finanziarie e consulenti abusivi continuano a colpire risparmiatori distratti, e le autorità dell'Ue suonano l'allarme su intelligenza artificiale e cyber minacce al settore. Intanto si consolida la riforma Ue sul credito al consumo, che promette più tutele, e i costi delle bollette si preparano a salire.

In questo numero

EDITORIALI

→ Editoriale. Aduc batte cassa… più del solito

→ Editoriale. Intelligenza artificiale. Coscienza critica e preparativi

ARTICOLI

→ Dopo l'offerta dell'UE al Canada, anche l'Australia potrebbe accogliere con favore un "Eurovision"?

→ Il percorso verso l'ETF: 130 anni del Dow Jones raccontano le metamorfosi del capitalismo finanziario

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 23/09/2026

→ Crescita economia italiana. Libera per parlarsi addosso e per il potere

→ Osservatorio disservizi da 15 a 21 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Intelligenza Artificiale made in Usa: strumento di conquista economico-politico

→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 17/09/2026

NOTIZIE

→ TURCHIATURCHIA. Scandalo fondi d'investimento: arresti e crollo in Borsa

→ U.E.U.E.. Allarme delle autorità finanziarie su cyber, IA e credito privato

→ MONDOMONDO. Il mondo cripto riconquista quota 3.000

→ U.E.U.E.. Cala la fiducia dei consumatori

→ U.E.U.E.. Accordo commerciale storico con le Filippine

→ ITALIAITALIA. Ex consulente finanziario sottrae 180.000 euro a una cliente

→ ITALIAITALIA. Credito al consumo, entra in vigore la riforma UE: più tutele per i risparmiatori

→ ITALIAITALIA. Revisione conti economici 2026-2025. Istat

→ U.E.U.E.. ESMA avverte: ottimismo dei mercati nasconde rischi geopolitici crescenti

→ U.E.U.E.. Stato dell'Unione: I servizi finanziari avranno un ruolo chiave in futuro

→ ITALIAITALIA. Truffa per 5 milioni i clienti. Arrestato consulente finanziario abusivo

→ U.E.U.E.. L’Eurogruppo non in ansia per i rendimenti dei titoli di Stato

→ TURCHIATURCHIA. Arrestati manager finanziari per schema tipo Ponzi

→ ITALIAITALIA. Stangata bollette in arrivo. Confcommercio

→ ITALIAITALIA. Meno dell'1% del risparmio italiano è investito in quotate domestiche: studio

→ ITALIAITALIA. Consob oscura 6 nuovi siti finanziari abusivi: totale a 1.822

→ ITALIAITALIA. Pezzi abitazioni in crescita. Secondo trimestre 2026

→ U.E.U.E.. Discorso Stato dell'Unione. Le reazioni nel Parlamento

LETTERE

→ Successione Poste Italiane: come sollecitare lo svincolo delle somme

→ Segnalazione CRIF da banche venete fallite: come cancellarla

24 SETTEMBRE 2026

Polizza assicurativa per danni su immobile acquistato tramite mutuo: presupposti per l'attivazione e profili di responsabilità per l'assicurazione

· di Marco Solferini

La questione in esame, assai comune nella prassi, trae origine dalla richiesta di indennizzo formulata dal mutuatario in relazione ai danni subiti dall’immobile che, in quanto bene concesso in garanzia del finanziamento, risultava coperto dalla polizza contro i danni stipulata dalla banca mutuante.

Il rapporto è radicato tra due parti principali:

  1. Il mutuante (istituto di credito): ha concesso il prestito garantito da ipoteca e da una polizza assicurativa collegata al contratto principale;

  2. Il mutuatario: è il beneficiario del prestito nonché proprietario dell'immobile.

Il perimetro della controversia stragiudiziale e la mutatio libelli

Il contraddittorio prende avvio dal reclamo che, circostanziando la materia del contendere ed esponendo i fatti, mira a rilevare le criticità nella condotta del mutuante. La ricostruzione fattuale rappresenta il passaggio fondamentale per identificare l'oggetto del contendere in tutte le sue declinazioni, fino all'eventuale ricorso stragiudiziale, le cui precisazioni costituiscono l'esito fisiologico del confronto tra le parti.

In sostanza, il ricorso va a chiudere quella che — con metafora scacchistica — è l'apertura eseguita tramite il reclamo. Il microverso in cui si sviluppa questo contenzioso stragiudiziale è ben noto nell'ambito dei procedimenti dinanzi ad ACF e ABF. Se ne conoscono i vantaggi e i limiti, trattandosi di un regime funzionale alle ADR (Alternative Dispute Resolution) e privo dei crismi tipici del giudizio ordinario.

Occorre anzitutto precisare i limiti inerenti alla perimetrazione dei fatti e delle censure: la prima forma di preclusione riguarda l'eventuale difformità tra quanto formulato in sede di reclamo e quanto successivamente eccepito o aggiunto nel ricorso.

  • Si configura il limite della c.d. mutatio libelli qualora il ricorrente apporti una modifica sostanziale al petitum o alla causa petendi.

  • Si rimane, invece, nell'alveo della consentita emendatio libelli nella misura in cui si intervenga sulla domanda "modificandone soltanto l’interpretazione o la qualificazione giuridica del fatto costitutivo del diritto" (Cass. n. 20870/2019).

Una modifica della domanda appare dunque legittima purché resti "connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e non comprometta le difese della controparte" (Cass. n. 4115/2024).

Natura della polizza e interesse tutelato

Le polizze assicurative che accedono direttamente al contratto principale di mutuo sono stipulate nell'interesse della Banca, anche se insistono su un bene altrui (l'immobile del mutuatario). È corretto affermare che l’interesse primario perseguito dal contratto di assicurazione non è la protezione del diritto di proprietà vantato dal mutuatario, bensì la conservazione del valore dell’ipoteca di cui è titolare l’istituto di credito.

Gli orientamenti dottrinali che assimilano la presenza dell'ipoteca a una compressione del diritto di proprietà hanno avuto andamenti altalenanti; in sede stragiudiziale è sufficiente rilevare che l'istituto di credito ha un diretto interesse alla conservazione di tutti i fabbricati posti a garanzia dei propri crediti. Tale evidenza, pur nella sua apparente semplicità, dà origine a una vicenda economica articolata.

Il collegamento negoziale tra mutuo e assicurazione

Tra la polizza assicurativa e il contratto di mutuo sussiste un collegamento negoziale. Il contratto di mutuo, oltre a richiamare le modalità di liquidazione dell’indennizzo contenute nella polizza allegata, impone al mutuatario di rispettare precisi obblighi in caso di sinistro. Nella prassi dei contratti seriali, la violazione di tali obblighi può comportare la risoluzione del contratto di finanziamento.

Questo rapporto di causa-effetto traccia una diretta connessione — un vincolo inscindibile — tra la polizza assicurativa e il mantenimento del valore della garanzia immobiliare. La necessaria collaborazione tra le parti si configura come estensione del dovere di corretto adempimento e di buona fede esecutiva. L'unitarietà dell’operazione negoziale fa sì che nessuno dei due contratti (mutuo e assicurazione) possa svolgere la propria funzione economica prescindendo dalla presenza dell’altro.

Nel caso di danno totale, l'interesse del mutuante alla conservazione della garanzia reale è primario e assoluto: in tale ipotesi appare pacifico che l'indennizzo sia destinato prioritariamente all'estinzione del finanziamento residuo.

Danno parziale, benestare della Banca e legittimazione del mutuatario

La disciplina del danno parziale all’immobile introduce invece un elemento di valutazione ulteriore. La clausola che subordina il pagamento dell'indennizzo al mutuatario al previo benestare dell’istituto di credito attribuisce a quest'ultimo la facoltà di valutare, caso per caso, se svincolare le somme a favore del finanziato.

La presenza dell'interesse primario della Banca non esclude la coesistenza di ulteriori interessi meritevoli di tutela in capo al mutuatario, funzionalmente collegati al contratto principale.

Ne consegue la piena legittimazione ad agire del mutuatario, il quale ha interesse ad accertare i presupposti di fatto e di diritto che gli darebbero titolo a percepire l’indennizzo. In tali circostanze, il conseguimento delle somme:

  1. Soddisfa l’interesse del mutuante alla conservazione del valore della garanzia mediante il ripristino del bene;

  2. Realizza l’interesse convergente del mutuatario alla riparazione del danno subito dall’immobile di sua proprietà.

Profili di responsabilità della compagnia assicurativa

Resta fermo il presupposto che la Banca, in qualità di contraente/assicurato e titolare del mutuo, esprimerà il proprio benestare allo svincolo dell'indennizzo solo ove ciò risulti necessario o idoneo a preservare la garanzia immobiliare (circostanza che va preventivamente concordata con il mutuatario).

Di conseguenza, la compagnia di assicurazione è tenuta a liquidare l’indennizzo direttamente al mutuatario solo a condizione che il mutuante abbia formalmente rilasciato il proprio preventivo benestare.

Qualora il mutuatario agisca di propria iniziativa in mancanza di tale assenso, l'assicurazione ha il diritto di rifiutare la liquidazione o la definizione bonaria, essendole precluso di erogare direttamente le somme in favore del solo proprietario dell'immobile senza la copertura liberatoria dell'istituto mutuante.

23 SETTEMBRE 2026

Marijuana in carcere

· di Vincenzo Donvito Maxia

Sequestrata droga nel carcere dell'Ucciardone di Palermo. Casa circondariale che raggiunge il 125% di sovraffollamento, è stata raggiunta da diversi droni con sostanze illecite che avrebbero dovuto alleviare le sofferenze di alcuni detenuti. Ovviamente con le droghe c’erano anche dei telefonini. Un’operazione che per essere portata a termine ha impegnato 80 agenti penitenziari e che avrà come risultato un aggravio di pena per chi ne è stato coinvolto.

Tutto come dovrebbe essere. I detenuti che fanno i prigionieri che, non potendo scappare, cercano di vivere meno peggio in ambienti in cui la promiscuità umana è oltre quello che le leggi stabiliscono. Secondini che svolgono la loro funzione in maniera più cruenta del solito e…. chissà che non venga fuori che qualcuno di loro è in qualche modo coinvolto in questo viaggio di sostanze ed oggetti verso il carcere (visto l’andazzo, sarebbe strano il contrario).

Colpevoli ufficialmente sono i reclusi. Non ufficialmente - per quanto molto noto quanto disconosciuto e dimenticato - è il cosiddetto Stato, che non provvede a rendere umano il soggiorno dei rei e di chi è in attesa di giudizio (23% al 30/06/2026).

E’ noto che in carcere uno dei maggiori palliativi per i detenuti è il tabacco. Sono rare, quanto inesistenti, le celle per non-fumatori. E altamente probabile che se ci fosse un divieto di fumo come in qualunque altro luogo gestito da pubbliche autorità, la violenza dei reclusi sarebbe molto più alta di quanto non lo sia già in assoluto. Ma per tanti reclusi la sigaretta non basta, ed ecco che cercano di consumare sostanze illecite (essenzialmente hashish e marijuana, meno cocaina e crack), compromettendo anche la durata e serenità della pena.

Visto che per le cosiddette droghe leggere è legale l’uso terapeutico anche in carcere, perché il legislatore non prevede che la terapia possa comprendere anche il consumo in luoghi particolarmente negativi per gli individui, al fine di rilassamento e convivialità tra consumatori?

Ci rendiamo conto che oggi anche il consumo terapeutico fuori del carcere è problematico per ignoranza e pregiudizi da parte delle autorità, e che “rilassamento” e “convivialità” non vengono considerate terapie… figurati nel carcere. Ma sono proprio queste possibili modifiche che, oltre a rendere le leggi più aggiornate e realistiche, potrebbero rendere la vita dei reclusi meno problematica. Anche perché la pena che deve essere scontata è quella della privazione della libertà, non di compromettere tutte le altre funzioni corporee e psicologiche.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

23 SETTEMBRE 2026

Il percorso verso l'ETF: 130 anni del Dow Jones raccontano le metamorfosi del capitalismo finanziario

· di Redazione

Il 26 maggio 2026, il Dow Jones Industrial Average (DJIA) ha festeggiato i suoi 130 anni. Decano dei grandi indici azionari, la sua storia, confrontata con quella degli indici che lo hanno seguito, mostra come il mercato finanziario abbia via via raccontato se stesso, cercato di proiettarsi, di misurarsi e infine di orientare esso stesso i capitali.

Un dato nato nella stampa

Il primo «Dow» compare nel 1884 nel Customer’s Afternoon Letter, antenato del Wall Street Journal. Con i suoi 11 titoli, principalmente ferroviari, il Dow Jones Railroad Average (DJRA) riassume un'economia nazionale nascente unificata dalla ferrovia. Questa genesi giornalistica ne spiega la semplicità. La raccolta dei dati e il calcolo dovevano essere abbastanza rapidi da consentire la pubblicazione dell'indice subito dopo la chiusura della Borsa. Dow si rivolgeva in primo luogo ai finanzieri di New York, e ciò a costo di un'approssimazione nel monitoraggio del mercato. Il DJRA era un indice ponderato in base ai prezzi (price-weighted).

In pratica, Dow sommava il prezzo delle azioni delle undici società che componevano l'indice e divideva la somma per undici per ottenerne il valore. Di conseguenza, un'azione con un prezzo in dollari elevato pesava nell'indice più di un'azione meno cara, anche se la società emittente quest'ultima mostrava una capitalizzazione di mercato nettamente superiore a causa di un numero di azioni in circolazione molto più alto.

Negli anni 1890 si afferma la seconda rivoluzione industriale. Le fusioni e acquisizioni danno alle imprese industriali la dimensione necessaria per accedere alla Borsa. Il 26 maggio 1896, Charles Dow pubblica così il primo Dow Jones Industrial Average (DJIA). Il gas, l'acciaio e l'elettricità sostituiscono la ferrovia, alla quale viene ormai dedicato esclusivamente il DJRA.

Il DJIA viene ampliato a 20 titoli nel 1916, poi a 30 nel 1928. Il suo metodo di calcolo viene allora riformato per attenuare i problemi di continuità dell'indice causati da operazioni sul capitale o dall'inclusione di un nuovo titolo. Da quella data, il DJIA ha mantenuto questo formato. La sua composizione evolve insieme ai settori dominanti. Le aziende vengono incluse nell'indice in base a quanto sono rappresentative dell'economia statunitense e alla loro reputazione.

Negli anni '20, con l'ascesa dell'azionariato, dei fondi di investimento e della stampa finanziaria, l'indice non è più solo uno strumento riservato agli specialisti, ma conquista il grande pubblico. Il New York Herald Tribune e The Annalist, un supplemento del New York Times, pubblicano indici e rendimenti sotto forma di grafici. Non si segue più soltanto General Motors o U.S. Steel: si segue «Wall Street».

Standard Statistics, la società antesignana di Standard and Poor’s, compie nel 1926 un ulteriore passo avanti verso lo sviluppo dell'industria dell'informazione finanziaria. Ponderati per la capitalizzazione e ampiamente documentati, i suoi numerosi indici giornalieri si inseriscono in una vera e propria industria dell'informazione finanziaria, coprendo un ampio ventaglio di azioni.

Servono misurazioni più precise del Dow per valutare le performance dei fondi di investimento che, in quell'epoca, si stanno diffondendo. Il Dow racconta il mercato e Standard inizia a fornirne un'infrastruttura informativa precisa. Il crollo dell'ottobre 1929 rivela paradossalmente la forza del Dow: grazie allo storico a sua disposizione, il crollo del mercato diventa ampiamente visibile. Per questo motivo, il DJIA diventa il racconto quantificato della crisi.

Misurare piuttosto che profetizzare

Già negli anni 1910-1920 gli indici non si limitavano più a riassumere il mercato, ma pretendevano anche di anticipare la congiuntura economica. Statistici come Babson e Mitchell, e in seguito il National Bureau of Economic Research, incorporano gli indici nello studio dei cicli economici.

Allo stesso tempo, economisti come Irving Fisher e la stessa Standard Statistics iniziano a integrare i dividendi negli indici. Un indice di prezzo risponde alla domanda: «I corsi sono saliti?». Un indice di rendimento totale (total return) risponde a un'altra domanda: «Di quanto è aumentata la ricchezza dell'azionista?», integrando i dividendi agli incrementi delle quotazioni.

Dopo il crollo del 1929, i lavori di Alfred Cowles, economista, uomo d'affari e cofondatore della Econometric Society, pongono il problema se i previsori riescano o meno a battere davvero il mercato. Per verificarlo, Cowles confronta i loro consigli con una strategia passiva basata su un indice; successivamente, la Cowles Commission ricostruisce per il periodo dal 1871 al 1937 serie di prezzi, dividendi, rendimenti e utili. Cowles trasforma così l'indice in uno strumento di prova econometrica e in un pilastro della finanza empirica. Dow inventa il linguaggio mediatico del mercato; Cowles ne fonda la grammatica statistica.

Dal portafoglio alla tecnologia

Se i fondi di investimento negli Stati Uniti si sviluppano fin dall'inizio del XX secolo, una decisione giudiziaria del 1950 rende le pensioni un oggetto obbligatorio della contrattazione collettiva e ne determina l'ascesa. All'inizio degli anni '50, Harry Markowitz fonda la teoria moderna del portafoglio, che i fondi utilizzeranno nelle loro scelte di investimento, dimostrando che gli investitori razionali dovrebbero costruire i propri portafogli sulla base della diversificazione per ottimizzare il rendimento corretto per il rischio.

Il S&P 500, lanciato nel 1957 con le sue 500 società e la sua ponderazione per il flottante della capitalizzazione di mercato, è un indice che replica da vicino un portafoglio di mercato, adatto alla valutazione dei gestori di fondi. Il DJIA, sempre ponderato in base ai prezzi, rimane una galleria delle più grandi aziende statunitensi.


E fu il Nasdaq

Nel 1970, il Railroad Average diventa Transportation Average: camion, aerei e logistica hanno detronizzato il treno. Un anno dopo, il Nasdaq Composite, ponderato per la capitalizzazione e aperto a tutti i titoli quotati su quel mercato, dà un volto quantificato al capitalismo e all'innovazione tecnologica. Bisognerà tuttavia attendere il 1999 affinché Microsoft e Intel, quotate al Nasdaq, entrino a far parte del DJIA.

Dagli anni '80, i fondi indicizzati e, successivamente, gli Exchange-Traded Fund (o ETF) replicano meccanicamente gli indici, probabilmente di fronte all'incapacità dei gestori di battere il mercato nel lungo periodo. Con la loro straordinaria crescita negli anni 2010, l'ingresso o l'uscita da un indice può innescare acquisti o vendite massicce, aumentare le correlazioni e modificare la formazione dei prezzi: l'indice stesso organizza ormai una quota crescente dei flussi che osserva.

Un Pantheon della storia americana

Il DJIA, dal canto suo, rimane ponderato in base ai prezzi. A differenza di indici come il S&P 500, l'ingresso di un'azienda nel DJIA non obbedisce a formule matematiche. Sebbene vi siano implicazioni tecniche, le chiavi d'accesso sono la reputazione e la rappresentatività dell'azienda. Un comitato composto da rappresentanti del Wall Street Journal e di S&P Dow Jones Indices decide in modo discrezionale. Queste convenzioni, unite all'assenza dei dividendi nell'indice, ne limitano la rappresentatività del mercato. Tuttavia, questa imperfezione ne chiarisce la funzione attuale: un pantheon dell'industria statunitense.

Questa storia è quella della traduzione in cifre del capitalismo finanziario. In 130 anni, l'indice è diventato via via un dato da giornale, un barometro industriale, un sistema informativo, una prova statistica, un benchmark di portafoglio, un emblema tecnologico e infine un'infrastruttura d'investimento. Il Dow ne rimane il filo conduttore: uno specchio antico che permette di vedere come la finanza sia finita per agire su ciò che essa stessa misura.

(Angelo Riva - Economist, Professor at the INSEEC Grande Ecole, Affiliate Researcher at the Paris School of Economics, Academic Fellow at the Institut Louis Bachelier, INSEEC Grande École - su The Conversation del 22/09/2026)

23 SETTEMBRE 2026

Il Bangladesh ha perso 900 bambini a causa del morbillo: un monito per gli altri paesi in cui i tassi di vaccinazione sono diminuiti

· di Redazione

Si sospetta che quasi 900 persone siano morte in Bangladesh a causa di un'epidemia di morbillo iniziata a marzo. La maggior parte delle persone colpite sono bambini.

Il morbillo è una delle malattie più infettive conosciute. Può diffondersi rapidamente quando i tassi di vaccinazione diminuiscono, e l' epidemia in Bangladesh dimostra quanto velocemente anni di lacune nella protezione vaccinale possano trasformarsi in una grave crisi di salute pubblica.

Il Paese sperava di eliminare il morbillo e la rosolia entro il 2020. Invece, la pandemia ha interrotto i programmi di vaccinazione infantile di routine, lasciando gruppi di bambini vulnerabili al virus. Ora altri Paesi in cui i tassi di vaccinazione sono diminuiti si trovano ad affrontare un rischio simile.

Probabilmente anche in questo caso l'esitazione vaccinale gioca un ruolo importante. Durante la pandemia di COVID, quasi metà della popolazione del Bangladesh era restia a vaccinarsi . Questa stessa diffidenza potrebbe essersi estesa anche al vaccino contro morbillo e rosolia, con molti genitori che si sono semplicemente rifiutati di far vaccinare i propri figli.

Anche il morbillo ha i suoi fattori determinanti. Povertà, livello di istruzione e frequenza con cui le madri si sottopongono alle visite prenatali influiscono sulla probabilità che i bambini di una comunità vengano vaccinati. Sommando tutti questi fattori, la copertura vaccinale infantile è in calo da anni, arrivando a solo l'87%.

Tra il 15 marzo e il 6 settembre 2026, il Bangladesh ha segnalato 92 casi sospetti di morbillo ogni 100.000 abitanti e 11 casi confermati di morbillo ogni 100.000 abitanti, sulla base di una popolazione nazionale stimata di 178 milioni di abitanti.

Nel marzo 2026, il gruppo consultivo sui vaccini del Bangladesh ha approvato una campagna di vaccinazione d'emergenza contro il morbillo e la rosolia per i bambini di età compresa tra i sei mesi e i cinque anni, con disposizioni aggiuntive per i neonati di età compresa tra i sei e gli otto mesi.

Normalmente i bambini ricevono due dosi del vaccino contro il morbillo. Durante questa epidemia, tuttavia, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha raccomandato di somministrare una dose aggiuntiva a tutti i bambini nella fascia d'età target, indipendentemente dal fatto che fossero stati vaccinati in precedenza, per rallentare la trasmissione e prevenire la malattia grave. Questo ha permesso di creare rapidamente una barriera immunitaria.

La campagna di vaccinazione è iniziata all'inizio di aprile in 30 sottodistretti di 18 distretti prioritari, per poi essere estesa a livello nazionale nel corso del mese. Si è trattato della prima campagna nazionale contro il morbillo dal 2020. Negli anni precedenti, i servizi di vaccinazione di routine erano stati gravemente compromessi dalla pandemia e dall'instabilità politica, lasciando molti bambini senza una protezione completa.

Oltre alla vaccinazione, a ogni bambino con sospetto o conferma di morbillo è stata somministrata vitamina A, un semplice trattamento di supporto per le infezioni attive e sospette che riduce il rischio di malattia grave e di morte . Una campagna nazionale di somministrazione di vitamina A si era già svolta nel 2025 e i team di consulenza hanno sfruttato quell'esperienza per l'epidemia del 2026.

La Direzione Generale dei Servizi Sanitari del Bangladesh ha attivato squadre di pronto intervento a livello distrettuale e gli ospedali hanno aggiunto posti letto per l'isolamento e rafforzato le misure di controllo delle infezioni. I reparti pediatrici di alcuni ospedali si sono rapidamente riempiti di bambini con febbre alta, eruzioni cutanee e difficoltà respiratorie .

I team operativi hanno iniziato a produrre rapporti settimanali sulla situazione e le autorità sanitarie hanno emanato nuove linee guida nazionali e regionali riguardanti la vaccinazione, l'assistenza ai pazienti e la fornitura di vaccini. Ciò ha aiutato le autorità locali di tutte le otto divisioni amministrative a coordinare la loro risposta man mano che l'epidemia si diffondeva.

L'UNICEF, l'OMS e Gavi (l'alleanza globale per i vaccini) hanno collaborato con il governo per sostenere la risposta. Organizzazioni come Save the Children hanno condotto campagne di sensibilizzazione a livello comunitario, tra cui visite porta a porta e collaborazioni con gruppi di madri e scuole, per incoraggiare le famiglie a registrare i propri figli e a portarli a vaccinarsi.

Anche con questa campagna nazionale su larga scala, i rischi permangono. Se i bambini non ricevono le dosi di richiamo previste, se continuano gli assembramenti o se le voci infondate tengono i genitori lontani dai centri vaccinali, una nuova ondata di contagi è pronta a tornare.

Il morbillo è altamente contagioso : una persona infetta può trasmetterlo a decine di altre se chi le sta intorno non è protetto. Si diffonde per via aerea con un colpo di tosse o uno starnuto e può rimanere nell'aria, invisibile, a lungo dopo che la persona che ha starnutito ha lasciato la stanza. Ecco perché la vaccinazione non può essere frammentaria: deve essere attiva, capillare e raggiungere ogni angolo di una comunità per interrompere la catena di contagio.

Immunità di gregge

La pandemia di COVID ha fatto conoscere a molti il ​​concetto di "immunità di gregge", ovvero l'idea che, una volta che una parte sufficiente di una comunità è immune a una malattia, diventa difficile per l'infezione diffondersi. Per il morbillo, questa soglia è elevata: circa il 95% di una comunità deve essere vaccinato per tenere sotto controllo la malattia.

Anche un lieve calo dei tassi di vaccinazione può lasciare sacche di bambini non protetti. Un singolo caso importato è sufficiente a scatenare un'epidemia, e la recente esperienza del Bangladesh dimostra come queste piccole sacche possano ingrandirsi nel corso di diversi anni. Schemi simili si sono verificati in altri Paesi in cui la copertura vaccinale è diminuita.

Alcuni paesi sono riusciti a eliminare completamente il morbillo e la rosolia, un traguardo significativo per la salute pubblica. Capo Verde, Mauritius e Seychelles sono stati i primi nell'Africa subsahariana a raggiungere questo obiettivo .

Nel 2022 lo Zimbabwe ha dovuto affrontare una grave epidemia di morbillo. Intensive campagne di vaccinazione hanno contribuito a contenere il virus, prevenire i ricoveri ospedalieri e salvare vite umane .

Nel 2016, le Americhe sono diventate la prima regione dell'OMS a fermare autonomamente la diffusione continua del morbillo . Questo primato non è durato a lungo: il Venezuela ha registrato casi nel 2018, seguito dal Brasile nel 2019.

La regione ha riconquistato lo status di zona libera dal virus nel 2024, per poi perderlo nuovamente nel novembre 2025 a seguito della comparsa di casi in Canada. L'eliminazione è un traguardo importante, ma mantenerlo dipende da una vaccinazione di routine costante, da una solida sorveglianza e dalla capacità di rispondere tempestivamente in caso di focolai.

L'epidemia in Bangladesh ci ricorda che i vaccini funzionano solo se le persone vengono effettivamente somministrati. La scienza ha già fatto il suo dovere: i vaccini contro il morbillo sono sicuri, efficaci e proteggono i bambini da decenni. Ciò che manca è la fiducia, l'accesso e l'urgenza di colmare questo divario: finché le cose non cambieranno, epidemie come questa non saranno le ultime.

(Vikram Niranjan - Professore associato di Sanità pubblica presso l'Università di Limerick, Università di Limerick -, Colum P. Dunne - Capo (Decano), Cattedra di Fondazione, Facoltà di Medicina, Università di Limerick, Università di Limerick - su The Conversation del 22/09/2026)

23 SETTEMBRE 2026

Tariffe esose e dubbi sulla potabilità. Richiamare ai suoi doveri il gestore idrico della provincia di Viterbo

· di Redazione

Il Comitato Acqua potabile e Aduc-Ronciglione (VT) continuano nel loro impegno contro i disservizi del Comune e della società Talete, ribadendo il diritto all’acqua potabile ed equi pagamenti per i servizi erogati. Viene quindi rilanciata la petizione per rafforzare le proprie richieste

Fin dal 2008 Aduc-Ronciglione, il Comitato Acqua Potabile e l’Aics-Viterbo hanno vinto diverse cause, la più importante quella del 2022 in Cassazione, che ha stabilito il diritto al risarcimento per gli utenti che avevano pagato tariffe esose.

Nonostante questo, l’azienda Talete (che gestisce il Servizio Unico integrato della Ato1 - prov. Viterbo) ha continuato ad emettere fatture che esulano dalle leggi in vigore e dalle sentenze specifiche, ed ha continuato a non informare sulla qualità del suo servizio.

Nonostante la Talete stessa, in incontri col Garante idrico, lo specifico assessore della Regione Lazio e il Prefetto di Viterbo, avesse preso impegni in merito.

Viene quindi incrementata la raccolta firme (1500 delle quali già inviate a Talete ed autorità del caso) per ricordare e mettere in atto gli impegni presi.

(Raimondo Chiricozzi - Aduc-Ronciglione-Viterbo)

23 SETTEMBRE 2026

Gli italiani sono uniti nel chiedere più tutela per la fauna selvatica

· di Redazione

È online il secondo capitolo del sondaggio Ipsos Doxa commissionato da Fondazione Capellino* e dedicato alla riforma della normativa venatoria.

Dopo il primo capitolo, questa nuova release approfondisce il rapporto tra orientamento politico e richiesta di protezione della fauna selvatica e rivela dati chiarissimi: gli italiani sono uniti nel chiedere più tutela per la fauna selvatica.

La richiesta attraversa tutti gli elettorati considerati:

Futuro Nazionale: 51% - Fratelli d'Italia: 60% - Forza Italia / Noi Moderati: 61% - Lega: 62% - Area centrista: 73% - Area riformista: 74% - Movimento 5 Stelle: 80% - Partito Democratico: 81% - Alleanza Verdi e Sinistra: 89%

In ciascuna di queste aree politiche, la maggioranza degli elettori chiede al proprio partito norme più favorevoli alla tutela della fauna selvatica.

È un messaggio politico difficile da ignorare: proteggere maggiormente la fauna e la biodiversità è una richiesta che attraversa il Paese e supera le appartenenze di partito.

Anche guardando all'insieme degli italiani, il dato è altrettanto netto: il 67% ritiene che il Governo dovrebbe adottare norme per una maggiore tutela della fauna selvatica, riducendo la libertà di cacciare. Solo il 5% chiede invece maggiore libertà di caccia e minori tutele per la fauna.

Considerando anche chi ritiene adeguate le norme attuali, l'83% degli italiani si riconosce nel mantenimento o nel rafforzamento delle tutele, non nel loro allentamento.

La ricerca ha inoltre sottoposto agli intervistati alcune delle principali modifiche previste dal DDL Caccia: tutte raccolgono livelli di opposizione elevati, compresi tra il 67% e il 78%.

Dai numeri alla partecipazione

Adesso questi numeri devono trasformarsi in partecipazione.

Se non hai ancora firmato, sottoscrivi la nostra petizione. Ogni firma rende più forte il messaggio rivolto al Parlamento: la tutela della fauna selvatica non deve essere indebolita.

FIRMA LA PETIZIONE

Prepariamoci anche a ciò che potrebbe accadere

Anche nel caso in cui il Parlamento dovesse approvare la nuova legge, il nostro impegno non finirebbe. Dovremo continuare a mobilitarci affinché venga abrogata, utilizzando gli strumenti democratici a nostra disposizione, compresa la possibilità di un referendum abrogativo.

23 SETTEMBRE 2026

Bollo auto. Alle rose dell’esenzione fanno eco le spine della riscossione

· di Sara Astorino

Si è parlato moltissimo dell’esenzione del bollo auto per l’anno 2027 ma si è parlato molto meno, se non per nulla, che, sempre dal 01 Gennaio 2027, la riscossione del bollo potrà avvenire tramite accertamento esecutivo.

Il D.Lgs n. 147/2026 ha reso più semplice e rapido il recupero delle somme non versate in favore delle Regione, tra cui rientrano anche i bolli auto.

Cosa cambia?

Sino a quest’anno gli utenti ricevevano tramite posta o pec l’avviso che entro una determinata data doveva essere eseguito il pagamento del bollo.

Se l’utente non pagava, la Regione, in un momento successivo, inviava un atto di intimazione e procedeva col recupero delle somme.

Dal 01 Gennaio 2027 questi avvertimenti spariranno poiché la prima lettera ricevuta avrà anche la funzione di titolo esecutivo.

Come si fa a capire se l’atto svolge anche la funzione di titolo esecutivo?

Nella lettera oltre la quantificazione delle somme dovute dovrà essere inserita anche la contestazione di mancato pagamento e l’intimazione a provvedere entro il termine indicato.

Inoltre, trattandosi di atto giudiziario, sarà necessaria l’indicazione del termine entro il quale il contribuente può proporre ricorso, l'indicazione che l'atto costituisce titolo esecutivo e le informazioni relative alla successiva fase di riscossione.

Cosa accade se comunque non si paga?

Si riceverà l’accertamento, che comporterà un incremento della somma originaria, e l’utente avrà la possibilità o di pagare o di contestare.

Una volta decorso il termine indicato allora la Regione potrà procedere con il pignoramento.

23 SETTEMBRE 2026

Una batteria che si può mangiare: l’energia entra nel corpo in modo sicuro

· di Primo Mastrantoni

Una batteria che si decompone come un alimento, capace di alimentare piccoli dispositivi ingeribili e poi sparire senza lasciare traccia. Non è fantascienza, ma una delle frontiere più promettenti della bioingegneria: una batteria commestibile, costruita con materiali che il corpo umano può assorbire senza rischi,come riporta la rivista scientifica Nature.

Come funziona una batteria che si può ingerire

Il cuore dell’innovazione è un materiale simile alla carta di riso, già usato nell’industria alimentare. Questa struttura funge da supporto per gli elettrodi, che non sono metalli tossici ma micronutrienti:

* Magnesio (Mg) — essenziale per muscoli e sistema nervoso

* Triossido di molibdeno (MoO3) — coinvolto in processi enzimatici

Questi materiali, normalmente presenti in piccolissime quantità nella dieta, diventano gli elementi attivi della batteria. L’elettrolita, invece, è un liquido ionico biodegradabile, progettato per essere metabolizzato senza effetti collaterali.

Il risultato è una batteria che:

* genera energia sufficiente per sensori ingeribili

* non richiede rimozione chirurgica

* si degrada in composti compatibili con il metabolismo umano

Test sugli animali e prospettive cliniche

Finora la batteria è stata sperimentata nei maiali, un modello biologico molto vicino all’uomo per dimensioni e fisiologia gastrointestinale. I test hanno mostrato che:

* la batteria resiste abbastanza da alimentare piccoli dispositivi

* si degrada completamente dopo l’uso

* non provoca infiammazioni o lesioni ai tessuti

L’obiettivo è arrivare a dispositivi ingeribili personalizzati per i pazienti: capsule intelligenti che monitorano parametri interni, rilasciano farmaci in modo mirato o comunicano con l’esterno senza bisogno di interventi invasivi.

Perché è una rivoluzione

Le batterie tradizionali non possono essere ingerite: contengono metalli pesanti, solventi e materiali che danneggerebbero gravemente il tratto gastrointestinale. Questa nuova tecnologia apre invece la strada a:

* diagnostica non invasiva

* terapie di precisione

* monitoraggio continuo dall’interno del corpo

* dispositivi temporanei che non richiedono recupero

È un passo verso una medicina più sicura, personalizzata e integrata con il corpo umano.

Energia biocompatibile: un nuovo paradigma

L’idea di una batteria che si comporta come un alimento cambia radicalmente il rapporto tra tecnologia e organismo. Non più un corpo che deve adattarsi ai dispositivi, ma dispositivi che si adattano al corpo, fino a dissolversi in esso.

23 SETTEMBRE 2026

Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 23/09/2026

· di Redazione

Sommario editoriale

L'intelligenza artificiale domina questa settimana il dibattito pubblico, tra promesse di progresso e rischi concreti di controllo. Nel frattempo emergono questioni concrete che riguardano il consumatore: dalla gestione dei buoni postali prescritti alle inefficienze della pubblica amministrazione, dal caro carburanti alle lacune nelle strutture per anziani. La politica continua a cambiare nomi senza affrontare i veri problemi. Qui dentro troverete sia le analisi su cosa davvero accade con l'IA e il potere, sia i vostri diritti nei dettagli che contano.

In questo numero

EDITORIALE

→ Editoriale. Aduc batte cassa… più del solito

→ Editoriale. Intelligenza artificiale. Coscienza critica e preparativi

LA PULCE NELL'ORECCHIO

→ 20 settembre 2026 – Giornata di celebrazione della resistenza ai nazifascisti degli Internati Militari Italiani

OSSERVATORIO LEGALE

→ Affidamento dei figli e interesse concreto del minore. Cassazione

→ Buoni postali prescritti e mancata consegna del FIA. Cassazione: non rimborsabili

ARTICOLI

→ La gestione della pandemia e il ruolo della scienza: i punti chiave emersi dall’audizione di Carlo Brogna

→ Crescita economia italiana. Libera per parlarsi addosso e per il potere

→ L'allarmismo contro l'Intelligenza Artificiale nasconde l'ambizione di chi vuole controllarci (e fare affari d'oro)

→ La Bce fa sapere quanto e quando pagheremo per luce e gas. Il deficit italiano

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 22/09/2026

→ Independent Climate 100 del 2026. I più impegnati ambientalisti

→ Droghe illegali. Italia unita con l’inizio della scuola

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 15 a 21 Settembre 2026

→ Simboli religiosi a scuola. Crocifisso e hijad non sono simili? Sì ma ‘solo’ per la Costituzione

→ Osservatorio disservizi da 15 a 21 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Abbiamo pagato degli studenti universitari circa 5 dollari a notte per dormire almeno 7 ore, e i loro voti sono migliorati rapidamente

→ ‘Sport’ governativo. Cambiare nomi ma non contenuti. Dalle imposte alle scuole

→ Cpr, gli atti giudiziari smontano il teorema dei pm su medici e certificati

→ L'Intelligenza Artificiale risolve uno dei 7 problemi del Millennio: aspetti positivi e rischi delle scoperte

→ L’Italia invecchia ma continua a non avere abbastanza posti nelle Rsa

→ Un mosaico di stati cellulari

→ Solo un genio del male poteva abolire il bollo auto in questo modo

→ Vuoi aiutare il Nepal a riprendersi dalle devastanti alluvioni? Ecco cosa devono sapere i turisti

→ Caro carburanti. A ruota libera

→ Sicurezza strade. Italia-America latina?

→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 17/09/2026

→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 17/09/2026

→ Una scommessa potrebbe non essere gioco d'azzardo: il dilemma dei mercati di previsione

→ L'andamento dell'inflazione insegna che il mercato vince. La limitata versione italiana langue e porta al contrario

→ L'equity crowdfunding per le start-up: profili di responsabilità del Gestore e riflessioni per gli investitori

→ L’impatto delle parole non dette

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 16/09/2026

GIANNINO

→ Governo e licei

STATI UNITI D'EUROPA

→ AI 2026: Usa e Cina si contendono il futuro. E l’Europa deve ancora scegliere cosa fare da grande

→ Intelligenza Artificiale made in Usa: strumento di conquista economico-politico

→ L’Occidente senza padrone. Trump contro Carney, la geografia politica cambia il mappamondo

→ Von der Leyen, regina europea delle promesse vuote

→ Ue-Canada. Occhio alle illusioni ‘interne’ ed ‘esterne’

→ Lo Stato dell'Unione. Von der Leyen: 'Vogliono frantumare l'Ue, lottiamo per la nostra Europa'

NOTIZIE

→ ITALIAITALIA. Ex consulente finanziario sottrae 180.000 euro a una cliente

→ U.E.U.E.. 22 settembre, Giornata Europea per la ricerca senza uso di animali

→ ITALIAITALIA. Credito al consumo, entra in vigore la riforma UE: più tutele per i risparmiatori

→ ITALIAITALIA. Sen. Cucchi diffonde video sui CPR: «oltre il 90% assume psicofarmaci»

→ U.E.U.E.. Farmaci, l'OCSE: filiere Ue troppo concentrate e poco trasparenti

→ ITALIAITALIA. Spesa sanitaria a 148,5 miliardi nel 2026, ma resta al 6,4% del Pil

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Dreifuss a Glasgow: "Non si combatte la droga arrestando le vittime"

→ ITALIAITALIA. Concorrenza e meno burocrazia stimolano produttività. Antitrust

→ ITALIAITALIA. Quanti bimbi stranieri nelle scuole dell'infanzia. Elaborazione Tuttoscuola

→ ITALIAITALIA. Revisione conti economici 2026-2025. Istat

→ ITALIAITALIA. Come cambiano le abitudini alimentari delle diverse generazioni, dalla Z ai Baby Boomer

→ ITALIAITALIA. Immigrati. Mattarella: "Scuola più efficace leva di integrazione"

→ USAUSA. Più di 25 mila migranti deportati verso Paesi terzi

→ ITALIAITALIA. Le nuove edizioni della 'Carta dedicata a te' per chi ha Isee inferiore a 15mila euro

→ ITALIAITALIA. SSN. Aumentano i costi dei ticket

→ ITALIAITALIA. Corti tributarie giudiziarie. Calano i ricorsi nei primi sei mesi dell'anno

→ U.E.U.E.. ESMA avverte: ottimismo dei mercati nasconde rischi geopolitici crescenti

→ AFRICA. Cocaina: l'Africa Occidentale nuova rotta verso Europa e Usa

→ MESSICOMESSICO. La guerra civile nel cartello di Sinaloa devasta lo stato

→ USAUSA. Cannabis legale ma 186.581 arresti nel 2025 negli stati proibizionisti

→ U.E.U.E.. Stato dell'Unione: I servizi finanziari avranno un ruolo chiave in futuro

→ ITALIAITALIA. Truffa per 5 milioni i clienti. Arrestato consulente finanziario abusivo

→ IRLANDAIRLANDA. Google multata di 403 milioni di euro per la protezione dei dati per violazioni del GDPR

→ MONDOMONDO. ONU, gli attacchi Usa contro presunte imbarcazioni di narcos potrebbero essere crimini contro l'umanità

→ U.E.U.E.. L’Eurogruppo non in ansia per i rendimenti dei titoli di Stato

→ USAUSA. Peta contro la lana: proteste alle sfilate, dopo lo stop alla pelliccia

→ TURCHIATURCHIA. Arrestati manager finanziari per schema tipo Ponzi

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Le nuove droghe letali rendono ancora più difficile la lotta della Scozia contro la tossicodipendenza

→ USAUSA. L'esercito afferma di aver ucciso quattro persone in un attacco contro un presunto traghetto di narcotrafficanti nei Caraibi

→ ITALIAITALIA. Droghe e razzismo istituzionale. Forum Droghe: 'L'ONU accusa il modello punitivo italiano'

→ U.E.U.E.. Intelligenza artificiale. Rapporto Fmi: 60% posti di lavoro a rischio

→ ITALIAITALIA. Stangata bollette in arrivo. Confcommercio

→ USAUSA. Case di riposo in calo mentre cresce la domanda degli anziani

→ USAUSA. Cychlorphine, nuova droga sintetica 10 volte più forte del fentanyl arriva in California

→ USAUSA. Droni in Sud America per operazioni anti-narcos

→ ITALIAITALIA. Meno dell'1% del risparmio italiano è investito in quotate domestiche: studio

→ USAUSA. Psilocibina contro la sindrome post-Lyme: studio pilota

→ USAUSA. Psilocibina contro i danni ai nervi causati dalla chemioterapia

→ USAUSA. Un assicurato su tre ha debiti medici da ripagare

→ ITALIAITALIA. RSA Ulss 3 Venezia: 2mila in lista d'attesa, 500 posti liberi

→ ITALIAITALIA. Alzheimer, RSA: i 4 falsi miti su chi deve pagare la retta

→ ITALIAITALIA. Piemonte, liste d'attesa Rsa: +41% in 16 mesi, 12mila anziani esclusi

→ ITALIAITALIA. Rsa Prato, 187 famiglie in lista d'attesa: sei mesi per un posto

→ U.E.U.E.. Salute in Europa: liste d'attesa primo ostacolo, Italia regina della frutta

→ USAUSA. Minnesota incassa 150 milioni di dollari nel primo anno di vendite di cannabis ricreativa

→ OLANDAOLANDA. A un anno dall'avvio dell'esperimento sulla cannabis, emergono le prime tendenze

→ GERMANIAGERMANIA. Cannabis legale. Reati in calo

→ ITALIAITALIA. Energia. I costi del taglio delle accise basterebbero a dimezzare i costi del trasporto pubbico

→ BRASILEBRASILE. Ministero Giustizia respinge le accuse di Trump sul narcotraffico e le gang

→ USAUSA. OpenAi avvisa sui 'pericoli' dell'Intelligenza Artificiale

→ POLONIAPOLONIA. 30 robot manifestano davanti al ministero per regolare l'IA

→ ITALIAITALIA. Sciopero controllori di volo: quando spetta il rimborso per il volo cancellato

→ U.E.U.E.. Bagaglio smarrito: la Corte di Giustizia dell'Ue esclude il foro di residenza del passeggero

→ U.E.U.E.. La Commissione propone il divieto social per i minori di 13 anni

→ ITALIAITALIA. Consob oscura 6 nuovi siti finanziari abusivi: totale a 1.822

→ ITALIAITALIA. Cpr, l'ex primario Gordini: "La cura è un diritto, mai un reato"

→ MONDOMONDO. Trump inserisce India, Cina e Pakistan tra i 23 Paesi della droga

→ AMERICHE. Trump toglie il Venezuela dalla lista dei Paesi narcotrafficanti

→ GUATEMALAGUATEMALA. Nuovo snodo del narcotraffico tra cocaina e droghe sintetiche

→ ITALIAITALIA. Pezzi abitazioni in crescita. Secondo trimestre 2026

→ GIAPPONEGIAPPONE. I centenari sono più di 100mila

→ ITALIAITALIA. Classifica e-commerce

→ U.E.U.E.. Riforma delle dogane: nuova tassa a carico dei consumatori?

→ U.E.U.E.. Discorso Stato dell'Unione. Le reazioni nel Parlamento

→ ITALIAITALIA. Carburanti: governo rimodula gli aiuti, via bollo auto e cala sconto accise

→ U.E.U.E.. AI Act Ue: hotel obbligati a dichiarare foto e chatbot generati da AI

→ MONDOMONDO. Intelligenza artificiale, regole diverse nei paesi dell'Asia-Pacifico

→ ITALIAITALIA. Ravenna, certificati falsi per evitare i Cpr: perquisizioni in 9 città

→ ITALIAITALIA. Anziani non autosufficienti, da Treviso appello alla Regione Veneto

→ ITALIAITALIA. Venezia, RSA nell'Ulss 3: 2mila in attesa e 500 posti liberi inutilizzati

→ MONDOMONDO. Prezzi farmaci Usa: la politica di Trump rischia di far salire i costi in Europa

→ FILIPPINEFILIPPINE. Duterte compare per la prima volta davanti ai giudici della Corte Penale internazionale

→ ITALIAITALIA. Inflazione. Istat conferma +3,3% per agosto

→ U.E.U.E.. L’Italia prolunga i controlli alle frontiere con la Spagna per Ceuta

→ ITALIAITALIA. Antitrust apre istruttoria sull’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps

→ ITALIAITALIA. Giustizia. I tempi delle sentenze penali. Focus de IlSole24Ore

→ ITALIAITALIA. Disuguaglianze record: le famiglie crescono meno dell'Europa ma il 5% più ricco possiede metà Paese

→ USAUSA. Bitcoin ha perso quasi il 50% e sarebbe diventato 'noioso'

→ USAUSA. Bitcoin: Satoshi sarebbe un narco in carcere

→ MONDOMONDO. Il bitcoin torna sopra 80.000 dollari, ai massimi da tre mesi. Ecco perché e dove può arrivare

LETTERE

→ Successione Poste Italiane: come sollecitare lo svincolo delle somme

→ Auto usata da privato con vizio occulto: quali diritti e rimedi

→ PEC Aruba incompatibile con Outlook: come contestare il servizio

→ Agenzia di consulenza pratiche inefficiente: come chiedere il rimborso

→ Migrazione telefonica non riuscita: TIM continua a fatturare, cosa fare

→ Sinistri falsi nell'attestato di rischio auto: come farli cancellare

→ Esonero tasse universitarie per disabilità: si può ottenere il rimborso pregresso?

→ Consulenza pensione mai erogata: come contestare il contratto e ottenere il rimborso

→ Contratto con difesa debitori per rinegoziare un debito

→ Avvocato notifica ordinanza in ritardo: come agire per perdita di chance

→ Noleggio auto negato per ritardo al banco: come chiedere il rimborso

→ Occhiali con lenti non conformi: come agire tra garanzia, penale e AGCM

→ Segnalazione CRIF da banche venete fallite: come cancellarla

→ Rinnovo automatico abbonamento app a prezzo maggiorato: si può contestare?

→ Multa pagata in ritardo: come contestare l'ingiunzione di pagamento

→ Lavatrice difettosa: come procedere dopo la messa in mora del venditore

→ Multa per eccesso di velocità di 0,37 km/h: è valida?

→ Tim rifiuta rimborso e Corecom dichiara inammissibile: cosa fare

→ Multe Park&control per parcheggio privato: come contestarle

→ Autonoleggio Croazia chiede dati extra dopo multa: come comportarsi

→ Sito di incontri chiede pagamento per abbonamento non richiesto

→ Hotel con camera indecorosa e cambio ripetuto: rimborso a eDreams o hotel?

→ Mentorship e-commerce non erogata: come recuperare 2.600 euro pagati

→ Acquisto immobile con causa condominiale in corso: quali tutele

→ Nissan X-Trail: aria condizionata mai riparata, la garanzia copre ancora?

→ Divisione appartamento ereditato tra fratelli: le possibili soluzioni

→ Neibac nega recesso su quadro con cornice: è legittimo?

→ Rottura forno in affitto: chi paga tra proprietario e inquilino

→ Non ricevo più le newsletter ADUC e il login segnala mail non confermata

→ Dash cam in auto: regole per acquisto, installazione e uso a norma

GIANNINO
28 SETTEMBRE 2026

Il tetto di Valditara

IL CONDOMINIO
28 SETTEMBRE 2026

Condominio: illegittimo l'addebito ai condomini in regola con i pagamenti

· di Chiara Focardi

Con la sentenza n. 1171/2026, il Tribunale di Vicenza ha esaminato l’impugnazione proposta da due proprietarie contro una delibera assembleare condominiale avente ad oggetto l’approvazione del rendiconto consuntivo e del bilancio preventivo, di cui contestavano alcuni punti. La controversia riguardava, in particolare, le spese relative agli impianti centralizzati di riscaldamento e raffrescamento; le proprietarie sostenevano di non dover corrispondere (o comunque di dover corrispondere solo in misura ridotta) le somme relative ai consumi, anche in ragione di un accordo raggiunto con il condominio durante una precedente assemblea. Le attrici erano infatti proprietarie di alcune unità immobiliari situate all’interno del condominio, una delle quali concessa in usufrutto e, secondo la loro prospettazione, rimasta pressoché inutilizzata.

Con la delibera impugnata, tuttavia, l’assemblea aveva approvato il rendiconto e il preventivo mantenendo a carico delle proprietarie le somme contestate. Le attrici lamentavano pertanto:

  • la mancata applicazione dell’accordo transattivo raggiunto nella citata assemblea;

  • l’errata imputazione delle spese di riscaldamento e raffrescamento;

  • l’utilizzo dei millesimi di proprietà in luogo dei consumi effettivi;

  • l’inserimento di una rilevante voce di spesa, pari a 350.000 euro, per lavori di adeguamento antincendio;

  • la ripartizione, tra i condomini in regola con i pagamenti, di una somma di 80.562,49 euro corrispondente a morosità maturate da altri condomini.

Il condominio si costituiva opponendosi alle domande, sostenendo di aver rispettato l’accordo raggiunto in assemblea e di aver correttamente utilizzato i criteri di ripartizione applicabili, anche perché i contatori individuali non erano ancora funzionanti. Quanto alle morosità, il condominio affermava che si trattava di somme non più recuperabili e che, proprio per questo, dovevano essere ripartite tra i restanti proprietari.

Il Tribunale ha accolto solo parzialmente la domanda di parte attrice.

Dalla documentazione prodotta è risultato che il condominio aveva effettivamente detratto la somma prevista dall’accordo raggiunto in assemblea e aveva applicato la riduzione del 50% prevista per l’unità immobiliare interessata. Il Tribunale ha ritenuto inoltre legittime, per il periodo considerato, le ripartizioni effettuate sulla base dei millesimi di proprietà, poiché al momento dell’approvazione del bilancio preventivo i contatori individuali non risultavano ancora funzionanti.

Quanto alla voce relativa ai lavori per il certificato di prevenzione incendi, la sentenza ha escluso l’illegittimità, posto che la necessità degli interventi era già stata illustrata in precedenti assemblee e le proprietarie avevano avuto modo di conoscere la natura delle opere e delle spese. Non è stata pertanto ravvisata né un’indeterminatezza dell’oggetto della delibera, né l’assenza della maggioranza necessaria.

Il punto centrale affrontato nella sentenza riguarda invece la decisione di distribuire tra i condomini solventi la somma di 80.562,49 euro, corrispondente alle quote condominiali non pagate dai morosi. Il giudice ha ricordato che, in assenza di un diverso accordo approvato all’unanimità, le spese condominiali devono essere ripartite secondo i criteri proporzionali stabiliti dalla legge o dalle tabelle millesimali.

L’assemblea non può quindi decidere a maggioranza di trasferire stabilmente sui condomini in regola con i pagamenti il debito maturato dai morosi. Una simile decisione modifica, in concreto, il criterio legale di ripartizione delle spese e incide sulla posizione patrimoniale dei singoli proprietari. La giurisprudenza ammette una deroga temporanea soltanto in presenza di effettive ragioni di urgenza, tali da rendere necessario costituire un fondo speciale per evitare un pregiudizio immediato all’intero condominio. In tale ipotesi, il fondo deve essere funzionale a fronteggiare una situazione contingente e non può trasformarsi in una definitiva traslazione del debito sui condomini solventi.

Nel caso esaminato, il condominio non ha dimostrato l’esistenza di ragioni eccezionali e improrogabili. Inoltre, non era stato costituito alcun fondo cassa separato destinato a fronteggiare l’emergenza e a consentire il successivo recupero delle somme nei confronti dei morosi. Per questo motivo, il Tribunale ha annullato la delibera nella parte in cui aveva approvato a maggioranza la ripartizione della somma di 80.562,49 euro.

Nel caso concreto, il Tribunale ha qualificato come annullabile (e non nulla) la decisione relativa alla ripartizione delle morosità, poiché l’assemblea aveva adottato una ripartizione concreta non proporzionale senza modificare formalmente per il futuro i criteri generali di riparto. La sentenza richiama infatti la distinzione tra nullità e annullabilità delle delibere condominiali, precisando che la nullità ricorre nei casi più gravi, come la mancanza originaria degli elementi essenziali della deliberazione, l’impossibilità materiale o giuridica dell’oggetto oppure un contenuto contrario a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.

In ragione dell’accoglimento soltanto parziale delle domande, il Tribunale ha compensato un terzo delle spese di lite e ha posto i restanti due terzi a carico delle attrici, in considerazione della loro prevalente soccombenza.

In conclusione, il principio che emerge dalla sentenza in esame è che è illegittimo trasferire automaticamente ai proprietari solventi le morosità degli altri condomini. La maggioranza assembleare non può modificare per un singolo caso concreto i criteri legali di ripartizione delle spese, salvo che ricorrano effettive ragioni di urgenza e che venga costituito un apposito fondo temporaneo destinato a evitare un pregiudizio per la gestione comune, anziché sostituire definitivamente il pagamento dovuto dai morosi.

STATI UNITI D'EUROPA
29 SETTEMBRE 2026

Mercato dei capitali: primo vero test della volontà politica dell'Ue

· di Redazione
Markus Spiske - Unsplash
Foto: Markus Spiske — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Riusciranno l’8-9 ottobre a Lussemburgo i ministri dell’economia a trovare un accordo per fare dei mercati finanziari europei un mercato effettivamente unico, tale da costituire una leva per realizzare la tanto declamata ambizione di autonomia strategica dell’Ue? Riusciranno a convincere i mercati che l’area euro non sta correndo il rischio di essere spiazzata da prospettive di crescita a livelli persistentemente modesti? Più in generale, riusciranno i governi a evitare che un ciclo elettorale dall’esito particolarmente incerto nel 2027 — quando si voterà in Francia, Spagna, Italia e Polonia — freni le ambizioni politiche ed economiche europee, come se già non bastasse il rischio di paralisi della Germania dopo le sconfitte elettorali del cancelliere Friedrich Merz?

La risposta a questi interrogativi resta sospesa. Dai “palazzi” dell’Ue e dalle capitali che contano non arrivano indicazioni chiare. Anzi, i segnali che si colgono non appaiono positivi. Un esempio: il complesso “pacchetto” regolamentare per integrare i mercati finanziari europei, troppo frammentati per finanziare l’economia e i costosi progetti di trasformazione produttiva (le transizioni digitale e verde, la difesa autonoma, i sistemi di garanzia sociale), oltre che per sfuggire alla dipendenza dal dollaro.

La vigilanza centralizzata dei mercati finanziari da parte dell’autorità europea ESMA viene considerata una leva, forse la leva per eccellenza, per far fare ai mercati finanziari dell’Ue un salto di scala. Sostanzialmente si tenta di applicare ai mercati finanziari la stessa soluzione definita più di dieci anni fa per le banche dell’area euro con la vigilanza sotto l’egida della Bce. A posteriori, quel quadro di supervisione è unanimemente considerato un successo.

La questione centrale è lo spostamento della sovranità dalle capitali all’autorità europea — una prospettiva politicamente costosa per governi e burocrazie finanziarie e di vigilanza nazionali. Sebbene i sei Stati membri più importanti abbiano dato una spinta comune per raggiungere un’intesa e accelerare entro l’anno (Germania, Francia, Italia, Olanda, Polonia e Spagna), le differenze e le resistenze sono ancora parecchie.

Il caso più problematico riguarda la Germania. Anche a Berlino si sono resi conto che senza un mercato dei capitali forte, integrato e attraente su scala globale, l’Ue non è in grado di resistere all’indebolimento industriale, alla coercizione americana e all’urto commerciale e tecnologico cinese. Ma trarne conseguenze coerenti per la Germania è molto più difficile. Berlino si oppone a un trasferimento di poteri che sottragga la Borsa di Francoforte all’autorità nazionale per ragioni di stabilità finanziaria. Sulla posizione della Germania pesa l’intreccio di interessi regionali, dal momento che il ministero dell’economia dell’Assia (il Land dove si trova Francoforte) vigila sui meccanismi del trading, mentre l’autorità federale BaFin vigila sulla stabilità generale.

Alcuni si interrogano se il freno tedesco sia solo la punta dell’iceberg. Sicuramente è solo uno degli scogli da superare per trovare un accordo. L’Irlanda, che ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, recentemente ha ammorbidito le sue resistenze. Il Lussemburgo, invece, è rimasto intransigente.

Una possibile esenzione per la Germania innervosisce molti paesi, come il Belgio. L’Italia è molto attenta alla gestione del mercato dei titoli di Stato, preoccupata che regole eccessivamente rigide possano ostacolarlo proprio quando devono essere rifinanziati importanti quote del debito pubblico in scadenza. L’Italia insiste anche sulla condivisione dei rischi “di eventuali crisi, disfunzioni operative o situazioni di stress da mercato”, come ha detto il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti a una riunione dell’Ecofin.

Alla Commissione temono che una concessione a Berlino apra la porta a una serie di esenzioni per molti altri. La commissaria ai Servizi finanziari, Maria Luís Albuquerque, recentemente ha ricordato ai ministri che “il successo dell’operazione dipende dall’ambizione: se non cogliamo adesso questa opportunità per migliorare il funzionamento dei mercati dei capitali, potremmo non avere un’altra occasione per affrontare tali questioni ancora per diversi anni. Non si tratta di ordinaria amministrazione.”

Nell’Ue attualmente azioni, obbligazioni pubbliche e private, fondi comuni e strumenti derivati vengono negoziati in oltre trecento sedi. Le controparti centrali che gestiscono la compensazione sono 14 (si tratta dei garanti dell’adempimento degli obblighi assunti da chi vende e da chi compra il titolo). I depositari centrali che assicurano il passaggio dei titoli a chi li compra sono 32. Norme nazionali e pratiche divergenti ostacolano la libera circolazione dei capitali e impediscono una tutela comune degli investitori.

Il risultato lo ha spiegato recentemente Barbara Antonides, dell’Autorità olandese dei mercati finanziari: “Il volume medio di scambi per società quotata in Borsa è molto più elevato negli Stati Uniti che in Europa, e non è un dettaglio, perché la dimensione è un fattore importante per la liquidità, e la liquidità è una condizione per l’accesso al capitale.” Secondo Antonides, è necessario sfruttare “il notevole capitale inespresso esistente.” Nell’Ue le famiglie risparmiano circa 1.400 miliardi di euro ogni anno. La maggior parte è depositata nelle banche invece di essere investita nei mercati dei capitali. Almeno 300 miliardi di euro ogni anno prendono la destinazione Stati Uniti. “Dove mancano le dimensioni mancano i capitali. Le conseguenze vanno oltre i mercati finanziari”, ha detto Antonides.

Sull’analisi della situazione e sull’esigenza di superare la frammentazione dei mercati finanziari sono grosso modo tutti d’accordo. Ruolo globale dell’euro, rilancio industriale nelle filiere strategiche, autonomia politica: sono obiettivi irraggiungibili se i mercati dei capitali restano frammentati. Eppure l’esito delle discussioni in corso non è scontato. A distanza di una quindicina d’anni si ripropone lo stesso braccio di ferro sul grado di centralizzazione di una funzione importante come la supervisione, attualmente disseminata a livello nazionale e notoriamente soggetta a interessi e pressioni che spesso contrastano con la necessità di unificare i mercati finanziari europei.

La differenza rispetto agli anni in cui veniva incubata l’unione bancaria è che allora l’Ue era stata spinta ad agire dalle conseguenze della grande crisi finanziaria — con molte banche in difficoltà — e della crisi del debito sovrano — con diversi Stati membri bisognosi di salvataggio. Ora è in gran voga il termine resilienza, usato per quasi tutto: economia, banche, mercati finanziari, imprese. Ci si illude che ci sia tempo per temporeggiare. Ma perdere tempo sull’integrazione dei mercati finanziari comporta il rischio di far restare l’Ue in un limbo.

“La frammentazione comporta minore liquidità, costi di finanziamento più elevati, formazione dei prezzi meno efficiente, dimensione ridotta della gestione patrimoniale con una limitata distribuzione transfrontaliera: tutto questo si traduce in minori economie di scala e in masse di capitale più contenute per le imprese”, ha avvertito la presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Odile Renaud-Basso, alle conferenze Eurofi a Dublino.

(Antonio Pollio Salimbeni su Il Mattinale europeo del 28/09/2026)

24 SETTEMBRE 2026

La sovranità digitale europea presenta un deficit di finanziamento

· di Redazione

L'Europa ha puntato tutto sulla sovranità digitale .

Dall'investire miliardi di euro di fondi pubblici per costruire gigafactory per l'intelligenza artificiale al corteggiare il Canada come membro associato , Bruxelles vuole ridurre la sua dipendenza da Washington e posizionare l'Unione Europea come una forza legittima nel grande gioco digitale globale.

Eppure, proprio mentre i funzionari dell'UE ostentano la propria forza – stanziando, tra l'altro, decine di miliardi di euro nel prossimo bilancio settennale del blocco per il cloud computing, i semiconduttori e altre tecnologie strategiche – l'Europa si è esposta alle pressioni esterne.

Il crescente insieme di norme digitali di Bruxelles, tra cui il recente EU Kids Act , si affida in larga misura a gruppi esterni per fornire le prove necessarie all'applicazione delle normative, al fact-checking in tempo reale e al monitoraggio delle elezioni nei suoi processi democratici, nonché alla difesa dei diritti fondamentali dei cittadini , sia in patria che all'estero.

Questi gruppi, nel loro insieme, costituiscono la "pilastro della democrazia" europea.

Si tratta di organi di informazione indipendenti, gruppi di ricerca sulla disinformazione, organizzazioni di controllo e organismi di governance di Internet che rappresentano l'infrastruttura pubblica strategica al centro delle ambizioni digitali e geopolitiche del blocco.

In sostanza, questi gruppi forniscono il livello di responsabilità democratica necessario all'agenda dell'UE in materia di sovranità digitale. Essi chiedono conto sia alle aziende che ai governi in un'era sempre più digitale. Inoltre, collegano i cittadini europei ai piani a lungo termine del blocco per diventare più sovrani e autonomi.

Eppure, il sistema democratico europeo è tutt'altro che sovrano.

Un'analisi condotta dalla Democracy + Tech Initiative dell'Atlantic Council e dal Global Disinformation Index su quasi 100 organizzazioni al centro di questa infrastruttura di interesse pubblico ha quantificato, per la prima volta, quanto l'Europa dipenda da altri – e in particolare dagli Stati Uniti – per finanziare le aspirazioni digitali del blocco.

Attualmente, solo il 12% del bilancio annuale di Europe's Democracy Stack è finanziato da fondi istituzionali dell'UE, secondo un'analisi dei documenti depositati dai gruppi, delle relazioni annuali delle organizzazioni filantropiche e di un conteggio delle sovvenzioni governative dell'UE e di paesi extra-UE.

Al contrario, quasi il 60% del budget operativo annuale di 144 milioni di euro per il 2024, secondo gli ultimi dati annuali disponibili, proviene dal governo statunitense o da organizzazioni filantropiche statunitensi. La parte restante proviene dai governi nazionali dell'UE o da entrate commerciali e derivanti dalle quote associative.

Ciò include fondi istituzionali extra-UE per proteggere le elezioni europee dalle interferenze straniere; finanziare contenziosi strategici per difendere i diritti fondamentali del blocco; e sostenere le funzioni di conformità normativa dei gruppi a cui sia la Commissione europea che i governi degli Stati membri dell'UE si affidano abitualmente per far rispettare il quadro normativo digitale europeo.

Questa dipendenza dell'UE dai finanziamenti statunitensi non è nata all'improvviso.

Fino a poco tempo fa, l'agenda europea per i diritti digitali, l'integrità elettorale e la resilienza democratica andava di pari passo con le priorità – e le ingenti risorse finanziarie – sia di Washington che delle principali organizzazioni filantropiche statunitensi. Questo allineamento ha permesso a Bruxelles di mascherare i propri limitati finanziamenti per il Democracy Stack europeo con quelli di agenzie governative e fondazioni extra-UE che condividevano gli stessi ideali, beneficiando così di un effetto alone globale derivante dal sostegno alla Terza Via europea .

Tra il 2021 e il 2024, ha contribuito ad aumentare del 51%, complessivamente, il finanziamento complessivo per lo Stack della Democrazia europea, in un periodo in cui Bruxelles stava elaborando, attuando e applicando il Digital Services Act, il Digital Markets Act e l'Artificial Intelligence Act.

Questa espansione, tuttavia, si fondava su basi fragili. Tra il 2023 e il 2024, ad esempio, quasi il 40% dei gruppi ha segnalato un calo delle proprie entrate, secondo i documenti depositati presso le autorità di regolamentazione. In seguito al cambio della guardia alla Casa Bianca, i finanziamenti del governo statunitense si sono prosciugati.

L'allineamento UE-USA è ormai terminato.

Washington si è decisamente allontanata da questo tipo di iniziative a favore dei diritti digitali, e ora finanzia persino programmi che contestano apertamente alcuni aspetti del "Democracy Stack" europeo. Anche le organizzazioni filantropiche statunitensi hanno ridotto il sostegno ai gruppi europei, spostando l'attenzione su questioni interne o intensificando gli investimenti nel campo dell'intelligenza artificiale.

Di fronte a questa carenza di finanziamenti per gruppi fondamentali per il progetto di sovranità digitale del blocco, i funzionari dell'UE non sono riusciti a dare una risposta.

Secondo un'analisi precedente dell'iniziativa Democracy + Tech dell'Atlantic Council, basata su una serie di workshop con gli Stati membri dell'UE, gli attuali finanziamenti pubblici destinati alla Democracy Stack europea sono eccessivamente burocratici, di natura a breve termine e non in linea con le esigenze digitali del blocco .

In parte, questo fallimento è di natura politica. Così come i funzionari federali statunitensi hanno criticato apertamente i gruppi europei focalizzati sul digitale per aver censurato la libertà di parola degli americani, allo stesso modo alcuni politici dell'UE, compresi quelli tedeschi, si sono lamentati del fatto che gli scarsi fondi pubblici europei non dovrebbero essere destinati alle organizzazioni della società civile.

In un periodo di crescita economica europea stagnante e di austerità prevista nel prossimo bilancio settennale europeo, tale reticenza è comprensibile, dato che molti legislatori ritengono che sostenere questi gruppi esterni sia un lusso, non una necessità.

Tuttavia, questa è un'interpretazione fondamentale errata del quadro di riferimento per la democrazia in Europa.

Nell'ambito del prossimo ciclo di bilancio dell'UE, i funzionari hanno stabilito che ridurre la dipendenza strutturale del blocco da altri Paesi, in particolare dagli Stati Uniti, è un imperativo politico. Ciò include il cosiddetto Fondo europeo per la competitività, del valore di circa 400 miliardi di euro, destinato a finanziare la ricerca e lo sviluppo di tecnologie strategiche, tra le altre priorità.

L'Europa deve applicare la stessa logica – secondo cui la dipendenza da soggetti esterni per il futuro digitale del blocco non è più accettabile – alle capacità di interesse pubblico necessarie per garantire la responsabilità democratica nell'utilizzo del denaro pubblico speso per l'intelligenza artificiale, i semiconduttori e l'attuazione dell'agenda europea sulla sovranità digitale.

Ridurre tale dipendenza è l'elemento mancante nelle ambizioni politiche di Bruxelles. Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso un maggiore sostegno istituzionale dell'UE, tramite il prossimo bilancio settennale comunitario, all'infrastruttura di interesse pubblico che costituisce il fondamento della democrazia europea.

È proprio su questo punto che Bruxelles deve intervenire, e la soluzione non è complicata.

Attualmente, secondo un'analisi dei finanziamenti di Europe's Democracy Stack, l'Europa destina solo circa 17 milioni di euro all'anno ai verificatori di fatti, agli organismi di controllo elettorale e alle organizzazioni per i diritti digitali, dal cui lavoro dipendono il quadro normativo digitale del blocco e la sua reputazione globale.

Equiparare i finanziamenti tradizionalmente stanziati dal governo e dalle fondazioni filantropiche statunitensi significherebbe che Bruxelles dovrebbe fornire circa 85 milioni di euro all'anno. È fondamentale che tale importo venga stanziato per diversi anni consecutivi, anziché essere erogato a rate, per garantire che l'infrastruttura europea a sostegno della democrazia (Democracy Stack) possa essere l'infrastruttura pubblica per cui è stata concepita.

Rispetto ai 400 miliardi di euro che Bruxelles vuole sborsare per semiconduttori di fascia alta e infrastrutture per l'intelligenza artificiale, queste cifre sono solo arrotondamenti. Di fronte alle minacce alla sua sovranità, l'Europa ha trovato i fondi per le scintillanti gigafactory dell'IA. Ora deve trovare i fondi anche per il suo Democracy Stack, che garantisce la trasparenza e la responsabilità delle sue normative digitali nei confronti dei cittadini.

(Mark Scott, Richard Woods su Tech Policu Press del 24/09/2026)

24 SETTEMBRE 2026

Meloni vuole un’Europa forte purché non decida

· di Redazione

Martedì a Bruxelles il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha portato al Consiglio Affari generali la richiesta italiana di slegare lo Stato di diritto dalla condizionalità del bilancio dell'Unione. Ieri l'eurodeputato Sandro Gozi vi ha visto una continuità con la «dottrina di Orbán». Foti invoca criteri obiettivi e parità di trattamento. Ma il meccanismo europeo già prevede che i fondi possano essere sospesi solo quando una violazione dello Stato di diritto mette a rischio, in modo sufficientemente diretto, la gestione del denaro comune. Propone la Commissione, decide il Consiglio.

Non è neppure una trappola senza uscita. Proprio ieri la Commissione ha proposto di sbloccare 4,2 miliardi di euro congelati all'Ungheria, dopo le riforme adottate dal nuovo governo. Se il Consiglio approverà, saranno ripristinati anche gli accessi a Erasmus+ e Horizon Europe per le università interessate. Le regole consentono di riconoscere i cambiamenti: non occorre separarle dai finanziamenti.

Il precedente più istruttivo è il MES. Nel dicembre 2023, la maggioranza ha bocciato alla Camera la ratifica della sua riforma. Il punto centrale era una rete di sicurezza comune per il fondo europeo destinato a gestire le crisi bancarie: una linea di credito di ultima istanza, da usare se le risorse fornite dalle banche non bastassero. Tutti gli altri Paesi interessati hanno ratificato; l’Italia resta l'unica a bloccare l'entrata in vigore della riforma. Così tutta l'eurozona è ancora priva di quella protezione. Nell'ottobre 2025, Christine Lagarde ha richiamato pubblicamente il Paese che impedisce al MES di svolgere pienamente questa funzione. E nei giorni scorsi il presidente dell'Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, è tornato a chiedere il completamento dell'Unione bancaria. Il blocco italiano resta lì.

Meloni difende anche il diritto di veto nelle decisioni europee. L'Italia è rimasta fuori dall'iniziativa di undici governi, fra cui Francia e Germania, per rendere meno facile paralizzare la politica estera dell'Unione, nonostante il ministro degli Esteri Antonio Tajani si sia detto favorevole al superamento del veto. Lo si presenta come una garanzia della sovranità italiana. Ma è anche il potere di lasciare le scelte dell'Italia e di altri venticinque Paesi nelle mani del governo più disposto a bloccarle.

Su SAFE, lo strumento europeo di prestiti per la difesa, il governo ha esitato a lungo. Il Consiglio aveva approvato per l'Italia un finanziamento massimo di 14,9 miliardi; ad agosto Roma ne ha richiesti 8. Ricorrere allo strumento comune è stata la scelta giusta. Resta da spiegare perché ci sia voluto tanto tempo e perché la richiesta sia stata ridimensionata.

Presi singolarmente, questi dossier hanno ragioni e storie diverse. Insieme pongono una domanda alla presidente del Consiglio: quale potere è disposta ad affidare all'Europa che dice di voler rafforzare? Se ogni governo conserva il veto, se un solo parlamento può bloccare per anni una protezione bancaria comune e se il rispetto delle regole viene separato dall'uso dei soldi comuni, la forza dell'Unione dipende ogni volta dal permesso di chi ha interesse a fermarla.

Il rapporto Liberties di marzo denuncia arretramenti italiani nella libertà dei media e nei contrappesi democratici, collocando l'Italia fra i cinque Paesi che definisce «dismantlers» dello Stato di diritto. Si può discutere quel giudizio, anche molto severo, ma non liquidare la questione del controllo sui governi. Quando Meloni chiede un’Europa forte davanti a Putin e magari anche a Trump, dovrebbe dire se la vuole forte anche davanti ai propri Stati membri.

Un’Europa forte deve poter decidere e difendere le proprie regole. Altrimenti resta forte soltanto nei discorsi.

(Marco Taradash su La Linea/Linkiesta del 24/09/2026)

24 SETTEMBRE 2026

L’Intelligenza Artificiale senza l’ombrello americano. Ue e Nato

· di Gian Luigi Corinto

La collaborazione internazionale per lo sviluppo e il controllo dell’intelligenza artificiale assume una prospettiva molto particolare se descritta attraverso il rapporto tra Unione europea e Nato. L’analisi deve essere aggiornata alla luce di uno scenario finora considerato estremo, come l’eventuale uscita degli Stati Uniti dall’Alleanza atlantica. Non si tratterebbe soltanto di una crisi militare. Verrebbe messo in discussione l’intero assetto politico, tecnologico e normativo entro cui l’Occidente sta cercando di governare l’intelligenza artificiale.

L’uscita americana dalla Nato non sarebbe automatica né immediata, ma anche la sola prospettiva di un disimpegno americano produrrebbe effetti profondi. La credibilità dell’Alleanza dipende infatti non soltanto dalle sue norme, ma dalla certezza che gli Stati Uniti continueranno a fornire la principale capacità militare, tecnologica e logistica del sistema. Per ora e per dopo.

In questo scenario, la governance internazionale dell’intelligenza artificiale perderebbe il suo principale punto di riferimento transatlantico e vedersela pure con l’IA “opensource di Stato” della Cina. L’Unione europea resterebbe il più avanzato laboratorio normativo, mentre la Nato dovrebbe trasformarsi da alleanza fondata sulla centralità americana in una struttura prevalentemente europea. Non sarebbe una semplice ridistribuzione dei compiti. Cambierebbe la natura stessa del rapporto tra autonomia, sicurezza e innovazione.

L’Europa è una forza e una debolezza. La forza consiste nella capacità di produrre regole comuni. L’AI Act, adottato nel 2024, ha costruito un sistema basato sui livelli di rischio e sugli obblighi per fornitori e utilizzatori. Esso riflette l’idea che l’intelligenza artificiale debba essere sottoposta a principi di trasparenza, sicurezza, tutela dei diritti fondamentali e responsabilità.

La debolezza riguarda invece le capacità materiali. Per sviluppare sistemi avanzati occorrono infrastrutture di calcolo, semiconduttori, grandi quantità di dati, ricerca scientifica, capitali e imprese capaci di competere su scala globale. L’Europa può stabilire standard rigorosi, ma rischia di dipendere da tecnologie prodotte negli Stati Uniti o in Asia. La sua autonomia normativa potrebbe così convivere con una dipendenza industriale. E da quando i mercati di consumo extra UE sono cresciuti, la capacità normativa europea non estende più tanto il suo potere giuridico oltre i propri confini.

L’uscita degli Stati Uniti dalla Nato renderebbe questa contraddizione più evidente. L’Europa sarebbe chiamata a sostenere contemporaneamente la propria difesa, la propria sicurezza cibernetica e la propria transizione tecnologica. Gli investimenti destinati all’intelligenza artificiale civile e militare entrerebbero in concorrenza con quelli necessari per ricostruire una capacità autonoma di deterrenza.

Ne deriva una scelta obbligata, quella di trasformare l’Unione europea in un soggetto geopolitico più integrato oppure accettare una lunga fase di vulnerabilità. Una “Nato europeizzata”, nella quale gli Stati europei assumessero gran parte della responsabilità della difesa del continente, potrebbe mantenere una funzione essenziale, ma il ruolo americano diventerebbe, secondo questa ipotesi, supplementare anziché fondativo.

La Nato non è soltanto un’organizzazione militare. È anche una rete di standard, procedure, infrastrutture e forme di interoperabilità. I suoi membri condividono sistemi di comunicazione, criteri operativi e pratiche di pianificazione. La stessa logica è indispensabile per l’intelligenza artificiale. Un algoritmo impiegato in un sistema di difesa deve poter dialogare con reti, sensori e piattaforme appartenenti a Paesi diversi.

Se gli Stati Uniti si ritirassero, questa interoperabilità dovrebbe essere ricostruita su basi europee. Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Polonia e Paesi nordici dovrebbero coordinare programmi industriali e militari oggi spesso frammentati. Anche il Regno Unito, pur non appartenendo all’Unione europea, diventerebbe un interlocutore imprescindibile per la sicurezza del continente e per la ricerca nel settore dell’intelligenza artificiale.

Il problema non sarebbe soltanto finanziare nuovi sistemi, ma decidere chi li controlla. La difesa europea è ancora distribuita tra governi nazionali, mentre l’Unione dispone di competenze limitate nel settore militare. L’intelligenza artificiale, al contrario, richiede dati condivisi, catene decisionali rapide e standard uniformi. Senza una struttura politica capace di assumere responsabilità comuni, la tecnologia rischierebbe di accentuare la frammentazione esistente.

Senza gli USA, diverrebbe più urgente la definizione di norme sull’impiego militare dell’intelligenza artificiale. La strategia Nato del 2021 individua cinque principi di uso responsabile: legalità, responsabilità, spiegabilità e tracciabilità, affidabilità e governabilità. Questi criteri dovrebbero restare validi anche in una Nato priva della partecipazione statunitense.

La difficoltà consiste nel trasformare i principi in procedure verificabili. Un sistema autonomo può selezionare obiettivi, elaborare informazioni e suggerire decisioni in tempi non compatibili con il controllo umano tradizionale. Tuttavia, la responsabilità non può essere attribuita alla macchina. Deve ricadere su chi progetta, acquista, autorizza e utilizza il sistema.

L’Unione europea dispone di un quadro normativo più avanzato, ma l’AI Act non disciplina l’intelligenza artificiale impiegata per finalità militari, di difesa o di sicurezza nazionale. Si crea così un vuoto proprio nel settore più sensibile. L’Europa potrebbe regolare con maggiore severità gli usi civili e commerciali, lasciando però meno definito il rapporto tra algoritmi, eserciti e decisioni letali.

Per colmare questa lacuna servirebbe un accordo europeo specifico sull’intelligenza artificiale militare. Chi lo sottoscriverà, come? Quando?

La Cina potrebbe sfruttare la frattura per presentarsi come interlocutore alternativo, soprattutto nei Paesi che guardano con diffidenza al modello occidentale. Altri Stati potrebbero scegliere di non aderire a standard rigidi, preferendo forme di regolazione più flessibili e funzionali alla competizione industriale. Il rischio sarebbe una frammentazione normativa. Avremo sistemi diversi, criteri diversi e livelli diversi di tutela.

In tale contesto, l’Europa dovrebbe evitare due errori opposti. Il primo sarebbe confidare ancora indefinitamente nella protezione americana, rinviando la costruzione di capacità autonome. Il secondo consisterebbe nell’interpretare l’autonomia come isolamento. L’intelligenza artificiale è una tecnologia globale: nessun Paese europeo può controllare da solo le filiere, i dati e gli effetti geopolitici.

Senza gli Americani, comunque, non sarebbe automaticamente impossibile la collaborazione internazionale sull’intelligenza artificiale. La renderebbe però più costosa, più lenta e più esposta ai conflitti tra interessi nazionali. Il vecchio equilibrio transatlantico avrebbe lasciato il posto a una pluralità di centri di potere, nei quali l’Europa dovrebbe esercitare una responsabilità finora spesso delegata agli Stati Uniti.

Il rapporto tra Unione europea e Nato costituisce dunque ancora una chiave interpretativa utile, ma non più sufficiente. In passato l’Europa poteva sviluppare le proprie regole contando sull’ombrello strategico americano. In futuro potrebbe essere costretta a garantire da sola la sicurezza necessaria per rendere efficaci quelle regole. Come di consueto, la questione riguarda la volontà politica della UE e dei singoli Paesi.

23 SETTEMBRE 2026

Dopo l'offerta dell'UE al Canada, anche l'Australia potrebbe accogliere con favore un "Eurovision"?

· di Redazione

La mossa audace del Primo Ministro canadese Mark Carney di far aderire il Canada all'Unione Europea (UE) come "membro associato" ha scatenato un dibattito sull'eventualità che l'Australia segua l'esempio del Canada. Dopotutto, l'Australia è rappresentata all'Eurovision Song Contest dal 2015, quindi perché non aderire all'UE?

Il ministro del Commercio australiano Don Farrell, che ha fatto più di molti dei suoi predecessori per avvicinare l'Australia a un accordo di libero scambio con l'Europa, non l'ha escluso. Lo ha dichiarato al Sydney Morning Herald :

"Il mondo si sta dividendo tra protezionisti e sostenitori del libero scambio. È indiscutibile che la prosperità australiana degli ultimi 50 anni sia interamente legata al nostro impegno a livello internazionale".

Riguardo a potenziali nuovi accordi con l'Europa, Farrell ha dichiarato di essere aperto a tutte le possibilità. Ha svolto un ottimo lavoro preliminare, ottenendo il sostegno di paesi chiave come la Francia per la stipula dell'accordo di libero scambio tra UE e Australia . L'accordo è stato raggiunto a marzo, ma deve ancora essere ratificato da entrambe le parti.

E un'alta funzionaria dell'UE, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, ha affermato di aspettarsi che nazioni come l'Australia e la Nuova Zelanda desiderino approfondire le loro relazioni con l'UE.

Perché dunque questo improvviso interesse per l'Europa?

Perché l'Europa è importante

Innanzitutto, le dimensioni contano. Nel suo complesso, l'economia dell'UE è la seconda più grande al mondo. È più piccola di quella americana, ma con un fatturato annuo di 23 trilioni di dollari (32,3 trilioni di dollari australiani) è comunque più grande di quella cinese.

E con l'amministrazione Trump sempre più ostile al Canada e ad altri alleati di lunga data, non c'è da stupirsi che Canada e Australia stiano cercando nuovi accordi con partner più amichevoli come l'UE.

In secondo luogo, l'effetto Brexit. Prima della Brexit, gli esportatori australiani si recavano a Londra e stabilivano lì tutta la loro attività. Infatti, quando lavoravo come capo economista presso Austrade, il nostro commissario commerciale a Francoforte, in Germania, si lamentava spesso dell'"eurofobia" degli australiani. Si riferiva agli esportatori che si recavano in Gran Bretagna per avviare la propria attività, stabilirsi a Londra e svolgere lì la maggior parte dei loro affari, senza mai attraversare la Manica per accedere al mercato europeo.

Questa situazione persiste tuttora. Secondo l' Ufficio australiano di statistica , oltre 6.600 esportatori australiani vendono merci nel Regno Unito, un numero doppio rispetto a quelli che esportano in Germania e più del triplo rispetto a quelli che esportano in Francia.

In terzo luogo, l'Australia e l'UE sembrano aver superato la loro ossessione per il protezionismo agricolo . I rapporti con l'Europa non sono stati facilitati da alcune animosità storiche su questioni commerciali controverse, come gli ingenti sussidi agricoli erogati all'interno dell'UE. Questi sussidi sono stati percepiti come contrari agli interessi degli agricoltori australiani.

Il nuovo accordo di libero scambio garantisce agli agricoltori australiani un accesso preferenziale al mercato UE per carne bovina, ovina, prodotti lattiero-caseari e ortofrutticoli. Offre inoltre ai fornitori australiani di servizi finanziari, istruzione e altri servizi un maggiore accesso al mercato UE.

Tuttavia, i Nationals ritengono che non sia sufficiente per gli agricoltori, definendolo "il peggior accordo di sempre ". Il leader dei Nationals e portavoce per il commercio, Matt Canavan, ha paventato la possibilità di bloccare l'accordo al Senato.

Come siamo arrivati ​​qui

I dazi imposti dal presidente statunitense Donald Trump nel 2025 in occasione del "Giorno della Liberazione" hanno fatto seguito ai dazi unilaterali imposti dalla Cina su vino, orzo, legname e altri prodotti australiani nel 2023. Queste guerre commerciali hanno portato a un riallineamento degli interessi commerciali, con le nazioni che hanno spostato le esportazioni dagli Stati Uniti e dalla Cina, intensificando gli scambi con altre regioni.

Con l'intensificarsi delle politiche commerciali aggressive di Trump nei confronti del Canada nelle ultime settimane , Carney ha fatto i primi passi verso l'UE, che sono stati accolti calorosamente e hanno portato all'offerta di diventare il primo "membro associato" del blocco.

Ma cosa significherebbe concretamente per l'Australia l'“adesione come membro associato” dell'UE? Otterremmo agevolazioni commerciali senza essere penalizzati dalla burocrazia europea? Dopotutto, l'UE era originariamente un'unione doganale, un mercato comune.

Il progetto europeo è nato con le migliori intenzioni. È stato concepito per prevenire un'altra guerra tra Francia e Germania e per creare una pace duratura e una stabilità economica in Europa. Questo obiettivo è stato in gran parte raggiunto.

Ma con l'evolversi del progetto europeo, si è posto il problema di quanto spingersi oltre con l'unione doganale. Essa è stata ampliata fino a includere una moneta comune, una banca centrale e una politica estera condivisa. Tuttavia, per quanto auspicabile, l'unità europea ha i suoi limiti. L'identità nazionale continua a prevalere.

Come ha fatto notare una volta il giornalista Mark Kenny , "L'Australia può partecipare all'Eurovision Song Contest, ma l'Europa no".

Prima che una simile proposta possa concretizzarsi, è necessario ratificare l'accordo di libero scambio. Canavan, del Partito Nazionale, intravede un'opportunità per sabotare l'accordo e riconquistare parte degli elettori di One Nation con un pizzico di retorica populista antiglobalista.

A difesa di Farrell, si potrebbe dire che, pur non essendo perfetto, l'accordo offrirà agli agricoltori australiani più vantaggi che mai. E costituirà la base per ulteriori progressi in futuro.

E poi, un'adesione come membro associato all'UE in futuro? Non è chiaro cosa comporterebbe, dato che non esiste ancora una disposizione ufficiale nel trattato. Potrebbe significare un accesso limitato al mercato, ma poco altro.

Un accordo commerciale globale potrebbe essere la soluzione migliore per ora. La vera ironia potrebbe essere che Trump trasformi la radicata eurofobia dell'Australia in un'occasione per regalarci l'Eurovision.

(Tim Harcourt - Professore di Industria e Capo Economista presso l'Università di Tecnologia di Sydney. - su The Vonversation del 20/09/2026)

23 SETTEMBRE 2026

L’Onu, una fotografia del mondo del 1945 appesa alla parete del 2026

· di Redazione
azugaldia - Wikimedia
Foto: azugaldia — Wikimedia (CC BY 2.0)

Mentre all’Assemblea generale parlano i rappresentanti di 193 Stati, in qualche stanza del Palazzo di Vetro si svolge una partita assai meno pubblica e forse più importante. Si cerca il successore di António Guterres, che lascerà alla fine dell’anno. E per capire la crisi delle Nazioni Unite, basta guardare a come si sceglie chi dovrebbe rappresentarle.
Decidono in quindici, ma cinque contano più degli altri: Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito. Per essere raccomandato all’Assemblea generale, un candidato deve ottenere almeno nove voti nel Consiglio di Sicurezza e non incontrare il veto di nessuno dei cinque membri permanenti.
Il mondo parla nell’Assemblea generale, ma quando deve scegliere chi parlerà a nome del mondo torna al 1945.
E questa volta i cinque non riescono ancora a mettersi d’accordo. Dopo tre votazioni informali, la costaricana Rebeca Grynspan è in testa con nove «encourage», seguita dalla rappresentante della Guyana, Carolyn Rodrigues-Birkett, con otto. Ma Grynspan ha ricevuto anche cinque «discourage» e Rodrigues-Birkett sei. Nel 2016 furono necessari sei scrutini per arrivare a Guterres. Anche questa volta la partita è tutt’altro che chiusa e possono ancora entrare nuovi candidati.
Non si tratta tanto di trovare chi piace di più, quanto di trovare qualcuno che non dispiaccia troppo a Washington, Pechino e Mosca. Il prossimo segretario generale potrebbe persino essere un nome che oggi non compare nelle fotografie dei candidati.
Ed è qui che la successione di Guterres smette di essere una corsa fra diplomatici e diventa una radiografia dell’ONU.
Le Nazioni Unite nacquero da una scommessa: affidare una responsabilità particolare nella tutela della pace alle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. Il veto era il prezzo pagato per mantenere i grandi all’interno di un sistema di regole comuni. Meglio cinque potenze privilegiate all’interno dell’ordine internazionale che cinque potenze libere di agire al di fuori di esso.
Ottant’anni dopo, uno di quei garanti, la Russia, ha invaso un altro Stato membro dell’ONU e annesso unilateralmente parte del suo territorio. Mosca ha invocato senza alcuna base l’articolo 51 della Carta sulla legittima difesa, ma non ha cercato né ottenuto l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Ha fatto la guerra senza chiamarla guerra e, al contempo, ha conservato il diritto di veto nell’organo che dovrebbe garantire la pace.
Non è la prima volta che una grande potenza forza il diritto internazionale. Gli Stati Uniti lo fecero clamorosamente con l’Iraq nel 2003, cercando però di ricondurre l’intervento alle precedenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, sulla base di un’interpretazione giuridica contestata da molti governi e giuristi, con un’ipocrisia che, comunque, rendeva omaggio ai principi comuni.
Con l’Ucraina, il cortocircuito è più evidente: uno dei custodi dell’ordine internazionale è diventato l’aggressore e, al contempo, può impedire al custode collettivo, l’Onu, di agire.
Che autorevolezza può conservare il custode quando uno dei cinque titolari delle chiavi viola la legge che dovrebbe difendere e può impedirgli di intervenire?
Ma il problema non è soltanto il veto. È anche chi possiede quelle cinque chiavi.
Il mondo è profondamente cambiato dal 1945 a oggi. Eppure l’Africa non ha un seggio permanente, né l’India, né il Brasile, né alcun Paese del mondo arabo. Intere regioni possono parlare nell’Assemblea generale, ma non partecipano stabilmente alla stanza nella quale si decide se l’ONU debba agire oppure no.
La crisi delle Nazioni Unite è dunque anche una crisi di rappresentanza. I cinque membri permanenti non sono soltanto troppo potenti. Sono troppo pochi e appartengono troppo al mondo di ottant’anni fa per pretendere di incarnare da soli gli equilibri internazionali del 2026.
Proprio in queste ore il presidente turco Erdoğan è tornato a contestare il sistema dei membri permanenti e del veto, chiedendo dal podio dell’Assemblea generale l’abolizione di entrambi e un Consiglio interamente elettivo. Mosca si è detta disponibile ad ampliare il Consiglio di Sicurezza, ma ha immediatamente precisato che i membri permanenti e, soprattutto, il diritto di veto non si toccano.

Tradotto: si può cambiare la fotografia, purché non cambi il potere.
Qui cominciano le differenze anche fra chi vuole riformare l’ONU. Il Parlamento europeo propone un seggio permanente dell’Unione, in aggiunta a quello francese, e, contemporaneamente, una limitazione più rigorosa dell’uso del veto — non ancora la sua abolizione dichiarata, ma un primo passo in quella direzione. L’Italia, con il gruppo Uniting for Consensus, sostiene invece che creare nuovi membri permanenti significherebbe estendere, anziché superare, un privilegio e propone di aumentare la rappresentanza elettiva.
Aggiungere l’India, il Brasile, la Germania o il Giappone renderebbe certamente diversa la fotografia. Ma risolverebbe il problema o creerebbe semplicemente nuovi titolari di un privilegio permanente accanto ai vecchi?
Ed è qui che vale la pena recuperare una vecchia intuizione di Marco Pannella e del Partito Radicale, formulata con particolare chiarezza da Emma Bonino già il 3 dicembre 1996, in un’audizione alla Camera dei Deputati.
Allora commissaria europea, Bonino disse senza mezzi termini che «non vi può essere una sensata riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite senza una Europa come soggetto politico», e immaginò «un sistema Nazioni Unite… con una Europa forte» accanto a un’Organizzazione per l’unità africana rafforzata, «un sistema regionale asiatico» e «un sistema regionale dell’America latina in cui vi sia anche un’esperienza del Parlamento andino» — con un Consiglio di sicurezza in cui «siedano a turno i rappresentanti di queste organizzazioni regionali». Nello stesso intervento si opponeva frontalmente all’ipotesi, allora sul tavolo, di aggiungere Germania e Giappone come nuovi membri permanenti, definendola «una iattura soprattutto per l’Europa»: avrebbe chiuso per sempre, disse, l’ipotesi di una politica estera e di difesa comune dell’Unione.
I radicali sostenevano dunque che la riforma non dovesse limitarsi ad aggiungere nuove potenze nazionali alle vecchie, ma dovesse pensare alla rappresentanza delle grandi aggregazioni regionali del pianeta, legando esplicitamente questa prospettiva alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa.
Era una proposta radicale anche in senso letterale: non chiedeva un’altra sedia al tavolo del 1945. Chiedeva di ridisegnare il tavolo.
Allora poteva sembrare un’anticipazione federalista molto lontana dagli equilibri reali. Oggi appare assai meno irrealistica. Un Consiglio in cui Africa, America Latina e grandi aggregazioni regionali avessero una rappresentanza stabile descriverebbe la pluralità politica del mondo contemporaneo assai meglio di un organo in cui il privilegio permanente dipende ancora, in larga misura, dall’essere usciti vincitori dalla Seconda guerra mondiale.
Anche per l’Europa la questione è rimasta aperta. Per anni si è discusso della possibilità di sostituire i seggi francese e britannico con un seggio dell’Unione. Poi è arrivata la Brexit: Londra non fa più parte dell’UE e il problema ha assunto una nuova forma. Oggi il Parlamento europeo chiede, come si è visto, un seggio permanente dell’Unione accanto a quello francese.
Ma se consideriamo anacronistico il privilegio dei cinque, la soluzione è davvero diventare il sesto privilegiato?
La vecchia intuizione radicale era più ambiziosa. Non procurare all’Europa una sedia in più, ma cominciare a sostituire alla rappresentanza delle vecchie potenze nazionali una rappresentanza capace di riflettere il mondo che nel frattempo era nato.
Per ora la Francia parla per la Francia, il Regno Unito per il Regno Unito, l’Africa non ha alcun seggio permanente e l’Unione europea, che rappresenta quasi 450 milioni di cittadini, non ne ha uno.
È una fotografia del mondo del 1945 appesa alla parete del 2026.
Tutto questo non significa che l’ONU sia diventata inutile. Semmai il contrario. Più il mondo si divide, più serve un luogo nel quale americani, cinesi, russi, europei e tutti gli altri continuino almeno a parlarsi. E resta immenso il lavoro umanitario, sanitario, diplomatico e normativo delle Nazioni Unite.
Ma proprio qui sta il paradosso. L’ONU è forse diventata più necessaria proprio nel momento in cui è diventata meno capace di fare ciò per cui era stata innanzitutto costruita: garantire la pace attraverso un sistema di sicurezza collettiva.
Il prossimo segretario generale erediterà questa contraddizione. Dovrà difendere la Carta, ma per essere eletto dovrà prima evitare il veto della Russia che quella Carta ha violato invadendo l’Ucraina. Dovrà rappresentare 193 Stati, ma sarà stato scelto attraverso un accordo fra cinque. Dovrà affrontare il mondo del 2026 attraverso istituzioni disegnate dal mondo del 1945.
Per questo la vera domanda del dopo-Guterres non è soltanto chi sarà il prossimo segretario generale. È quale ONU gli consegneremo.
Perché il problema non è che il mondo non abbia più bisogno delle Nazioni Unite. È che ne avrebbe bisogno più che mai, ma continua a farle funzionare con carrozzeria e motore di ottant’anni fa.

(Marco Taradash su La Linea/Linkiesta del 23/09/2026)

NOTIZIE
29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Clima, 9 italiani su 10 hanno vissuto eventi meteo estremi

Nove italiani su dieci hanno vissuto in prima persona, negli ultimi cinque anni, almeno un evento meteorologico estremo: alluvioni, ondate di calore, siccità, frane o temporali violenti sono entrati a far parte della quotidianità di gran parte della popolazione. È quanto emerge da un'indagine promossa da Wwf Italia e dal Movimento Laudato Sì, insieme ad altre realtà civiche, con Green&Blue di Repubblica come media partner.

Il questionario, intitolato "La crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?", è stato distribuito dal 5 giugno al 15 settembre ed è stato sviluppato con il supporto scientifico della divisione REMHI (Modelli Regionali ed impatti geo-idrologici) del CMCC, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, che ha garantito il rigore terminologico e la coerenza con la letteratura scientifica e normativa dello strumento. L'indagine ha raccolto le risposte di 2.423 cittadini e cittadine maggiorenni residenti in tutte le regioni italiane. Come riporta Wwf Italia, l'89% di chi ha risposto dichiara di aver vissuto almeno un evento estremo nella propria zona negli ultimi cinque anni. A dominare sono le ondate di calore, indicate come frequenti dal 97% dei rispondenti, seguite da precipitazioni intense (83%) e siccità (74%). Una quota significativa dei partecipanti ha inoltre sperimentato personalmente incendi e alluvioni.

Gli effetti si fanno sentire nella vita quotidiana: il 96% dei rispondenti ha sofferto il caldo negli spostamenti di ogni giorno, il 91% ha faticato a lavorare o studiare a causa delle temperature elevate e il 63% ha avuto problemi respiratori o affaticamento. Tra le conseguenze più concrete citate nell'indagine figurano strade e abitazioni allagate, fiumi esondati, incendi boschivi, danni all'agricoltura e interruzioni dei servizi, oltre a disagi nei trasporti pubblici e privati.

Un intervistato su tre dichiara di aver subito danni economici o materiali diretti a causa di questi eventi, con un aumento delle spese che colpisce anche chi non è stato coinvolto in prima persona: l'85% segnala infatti un incremento dei costi legati al raffrescamento delle abitazioni. Tra chi ha subito danni materiali o economici, la fascia di spesa più frequente si colloca tra i 1.000 e i 5.000 euro.

La percezione del rischio tra i cittadini risulta molto elevata: il 95% ritiene che gli eventi estremi siano aumentati nella propria zona negli ultimi anni, e il 93% considera necessario rafforzare le politiche di prevenzione e adattamento. Nonostante questa consapevolezza diffusa, le risposte concrete messe in campo restano spesso limitate e circoscritte al livello individuale o familiare, segnale di un divario tra la percezione del rischio climatico e l'efficacia degli interventi pubblici e assicurativi a disposizione dei cittadini.

29 SETTEMBRE 2026

BANGLADESHBANGLADESH. Rohingya, nono anniversario del genocidio: il mondo continua a ignorarli

Decine di migliaia di rifugiati Rohingya, fuggiti dal Myanmar e ospitati in decine di campi nel distretto di Cox's Bazar, in Bangladesh, hanno manifestato per chiedere un ritorno sicuro nel loro Stato d'origine, nove anni dopo essere scappati a seguito della repressione governativa del 2017. Come riporta Il Faro sul Mondo, i manifestanti hanno chiesto alla comunità internazionale di garantire la sicurezza nello Stato di Rakhine, in quella che definiscono la ricorrenza del "Nono anniversario del genocidio dei Rohingya".

Oltre un milione di persone appartenenti alla minoranza etnica e religiosa Rohingya vive oggi nei vasti campi profughi che circondano il distretto di Cox's Bazar, nel sud-est del Bangladesh. La maggior parte di loro ha attraversato il confine in un esodo di massa nel 2017, dopo che il Myanmar, a maggioranza buddista, aveva lanciato un'operazione militare nello Stato di Rakhine. Più di 700mila persone sono fuggite in quell'anno, mentre altre 300mila risiedevano già da decenni sul territorio bengalese.

Il governo del Bangladesh ha tentato almeno due volte di avviare il rimpatrio, senza però riuscirvi: nessuno dei rifugiati si è mostrato disposto a tornare, adducendo timori concreti per la propria sicurezza. Dhaka ha comunque assicurato che non forzerà nessuno al ritorno.

A gennaio la Corte Internazionale di Giustizia ha tenuto tre settimane di udienze relative al caso che accusa il Myanmar di genocidio contro i Rohingya nello Stato di Rakhine nel 2017. Durante le udienze la Corte ha esaminato prove documentali, testimonianze di esperti e dichiarazioni di testimoni privati riguardanti uccisioni di massa, violenze sessuali sistematiche e distruzione di interi villaggi. La portata, l'organizzazione e la ferocia dell'operazione militare avevano già spinto la comunità internazionale, incluse le Nazioni Unite, ad accusare il Myanmar di pulizia etnica e genocidio. Il governo birmano, dal suo canto, ha sostenuto davanti alla Corte che la campagna militare contro i Rohingya fosse una legittima operazione antiterrorismo e non configurasse alcun genocidio.

Dopo la repressione del 2017, centinaia di migliaia di musulmani Rohingya hanno attraversato il confine per raggiungere il Bangladesh, dando origine a quello che oggi è considerato il più grande insediamento di rifugiati al mondo.

29 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Piano in 5 punti contro gli arrivi di massa alle frontiere esterne

La Commissione Europea ha presentato un piano in cinque punti per prevenire, anticipare e gestire arrivi improvvisi e massicci di migranti irregolari alle frontiere esterne dell'Unione. La proposta arriva dopo l'impennata di arrivi registrata a Ceuta durante l'estate, un episodio che secondo Bruxelles ha dimostrato quanto rapidamente possa svilupparsi un'emergenza, nonostante gli attraversamenti irregolari complessivi siano ai livelli più bassi dal 2021.

Il piano si inserisce nel solco della Strategia Europea su Asilo e Migrazione presentata a gennaio e punta a rafforzare la resilienza e la sicurezza dei confini esterni dell'Unione attraverso cinque direttrici principali.

Il primo pilastro riguarda il rafforzamento della cooperazione con i paesi partner, attraverso meccanismi di allerta precoce, condivisione di informazioni e intelligence, e maggiore collaborazione tra Frontex, Europol ed Eurojust. La Commissione propone inoltre di intervenire sulle cause profonde della migrazione irregolare, sostenendo opportunità economiche nei paesi di origine.

Il secondo punto introduce un nuovo Quadro Europeo di Risposta alle Emergenze, pensato per le situazioni in cui i movimenti di massa di persone vengono "ingegnerizzati e strumentalizzati" a fini di pressione politica. In questo ambito la Commissione prevede anche supporto operativo e finanziario mirato agli Stati membri per rafforzare i tratti di confine più sensibili, incluso il possibile dispiegamento di risorse tramite il Meccanismo Unionale di Protezione Civile su richiesta dei paesi sotto pressione.

Il terzo pilastro prevede un mandato più forte per Frontex, l'agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, che potrebbe ricevere la possibilità di dispiegare immediatamente personale ed equipaggiamento, oltre a un ruolo più ampio nelle procedure di rimpatrio. Per potenziare i sistemi di allerta precoce, la Commissione vuole che Frontex possa monitorare i social media in relazione alla gestione delle frontiere esterne. Agli Stati membri viene inoltre chiesto di segnalare tempestivamente gli eventi che riguardano i confini attraverso il sistema di sorveglianza EUROSUR.

Il quarto punto punta a colpire le reti di trafficanti e i flussi finanziari illeciti collegati al traffico di migranti, attraverso una cooperazione più stretta con piattaforme online e istituzioni finanziarie. La Commissione ha inoltre sollecitato il Consiglio dell'UE ad adottare il regime sanzionatorio già proposto, che permetterebbe il congelamento dei beni e il divieto di ingresso nei confronti di chi organizza il traffico di persone.

Sul fronte dei rimpatri, quinto pilastro del piano, la Commissione ha chiesto una cooperazione più intensa con i paesi di origine e transito sulla riammissione dei migranti, oltre a un uso più ampio del supporto operativo di Frontex in questo ambito.

Il commissario europeo per gli Affari Interni e la Migrazione, Magnus Brunner, ha dichiarato che l'Unione rafforzerà "le fondamenta di frontiere esterne solide, una diplomazia migratoria efficace, il Patto su Migrazione e Asilo e rimpatri credibili". Funzionari della Commissione hanno inoltre sottolineato che la protezione dei confini esterni dell'UE rappresenta una responsabilità condivisa che richiede un'azione unitaria e solidale tra tutti gli Stati membri.

Il piano sarà ora presentato agli Stati membri in occasione del Consiglio Giustizia e Affari Interni, in programma il 1° e 2 ottobre, durante il quale i ministri competenti discuteranno le modalità di attuazione delle misure proposte.

Come riporta Anadolu Agency, la proposta segna un ulteriore passo nel processo di irrigidimento delle politiche migratorie europee, in un contesto in cui la Commissione insiste sulla necessità di dotarsi di strumenti più rapidi e flessibili per rispondere a crisi improvvise ai confini dell'Unione.

29 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. UNHCR: 8,3 milioni di rifugiati a rischio per i tagli ai fondi

Quasi 8,3 milioni tra rifugiati, sfollati interni e apolidi rischiano di perdere l'accesso ad aiuti e servizi essenziali a causa del crollo dei finanziamenti internazionali destinati all'assistenza umanitaria. È l'allarme lanciato dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) nel rapporto Protection Eroded: The Human Cost of Underfunding ("La protezione compromessa: il costo umano della carenza di fondi"), come riporta Vatican News.

I numeri raccontano una crisi che si aggrava di anno in anno: i fondi disponibili per l'agenzia ONU sono passati da 5,2 miliardi di dollari nel 2024 a 3,9 miliardi nel 2025. Alla fine dello scorso luglio l'UNHCR aveva ricevuto appena il 32% degli 8,5 miliardi di dollari necessari per finanziare le attività previste nel 2026, mentre il numero delle persone bisognose di protezione resta su livelli storicamente elevati.

Secondo l'agenzia, la carenza di risorse non significa soltanto poter assistere meno persone: a essere minacciato è il funzionamento stesso dei sistemi di protezione, dalla registrazione dei rifugiati ai centri di accoglienza, fino ai servizi destinati ai bambini e alle vittime di violenza. Dominique Hyde, direttrice delle Relazioni Esterne dell'UNHCR, ha avvertito che quando si interrompe la registrazione, chiudono i centri di accoglienza o scompaiono i servizi di protezione dell'infanzia, i rischi da cui le persone sono fuggite - violenza, sfruttamento e abusi - riaffiorano durante lo sfollamento. Il risultato, secondo Hyde, può essere quello di intrappolare le famiglie in un nuovo circolo di vulnerabilità, costringendole a spostarsi ancora o esponendole all'azione dei trafficanti. "La protezione non può essere ridotta all'infinito senza che i sistemi crollino", ha sottolineato, spiegando che al di sotto di una determinata soglia i servizi non si limitano a raggiungere meno persone, ma possono cessare completamente di funzionare.

La situazione è particolarmente grave in Ciad, dove 319mila rifugiati rischiano ritardi nella registrazione, restando privi dei documenti necessari per accedere ai servizi e più esposti al rischio di detenzione. Nello stesso Paese, fino a 200mila donne e ragazze potrebbero perdere l'accesso a spazi sicuri e a programmi di prevenzione, mentre circa 233mila bambini rischiano di rimanere privi dei servizi di protezione dell'infanzia.

In Etiopia la capacità dei centri di accoglienza per le vittime della violenza di genere si è più che dimezzata nel giro di un anno e, in alcune aree, la copertura dei servizi di protezione dell'infanzia è diminuita fino all'85%. In Sudan, dove la guerra civile è entrata nel suo quarto anno, decine di migliaia di vittime di violenza sessuale e bambini esposti a gravi pericoli potrebbero perdere l'accesso a servizi fondamentali.

I tagli colpiscono anche i programmi che permettono alle persone di costruirsi un'autonomia economica. In Ciad sono a rischio formazione professionale, sostegno ai mezzi di sussistenza e opportunità imprenditoriali per circa 395mila persone tra rifugiati e membri delle comunità ospitanti. In Iraq fino a 350mila rifugiati e richiedenti asilo potrebbero perdere le opportunità di inclusione economica.

Le difficoltà accompagnano le persone anche quando tentano di tornare nel proprio Paese d'origine, sia volontariamente sia sotto costrizione. In Siria 162.500 sfollati interni vulnerabili e rifugiati rientrati rischiano di non ricevere assistenza finanziaria nelle prime fasi del ritorno, a meno che non arrivino rapidamente nuovi fondi, riducendo così la loro capacità di soddisfare i bisogni primari in un momento cruciale per la ripresa del Paese. In Afghanistan, nel 2026, i sussidi per il reinserimento hanno raggiunto finora appena 175 nuclei familiari, contro i 5.300 del 2024.

A complicare ulteriormente il quadro è la perdita di flessibilità nella gestione delle risorse: la percentuale dei finanziamenti dell'UNHCR vincolata ad attività o progetti specifici è aumentata dal 19% nel 2022 al 51% nel 2026. Secondo Hyde, i finanziamenti flessibili aiutano l'agenzia a convogliare competenze e fondi dove sono più necessari, permettendo di salvaguardare i servizi essenziali, intervenire quando una crisi si aggrava e rispondere alle nuove emergenze senza dimenticare le crisi che non fanno più notizia.

L'UNHCR ha già avviato riforme e adottato misure difficili per concentrare le risorse sulle attività considerate più urgenti, ma la durata e l'entità della crisi finanziaria rendono ormai indispensabile un intervento esterno. Da qui l'appello dell'agenzia ai donatori e ai partner internazionali per un sostegno urgente: senza nuove risorse, il rischio è che alla riduzione degli aiuti si accompagni la progressiva erosione di quella rete di protezione che, per milioni di persone costrette alla fuga, rappresenta spesso l'ultima difesa dalla violenza, dallo sfruttamento e da nuovi spostamenti forzati.

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Truffe online, meno casi ma bottino record

Il numero degli episodi diminuisce leggermente, ma il valore delle perdite continua a crescere. È questa la fotografia delle frodi digitali in Italia nel 2025: secondo una ricerca della Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani) basata sui dati della Polizia Postale, le somme sottratte attraverso truffe online e frodi informatiche hanno raggiunto quota 269 milioni di euro, con un aumento di quasi 40 milioni rispetto ai 229,1 milioni del 2024, pari a una crescita del 17,4% in un solo anno.

Il dato conferma una dinamica ormai consolidata: le frodi digitali stanno diventando meno frequenti in termini numerici, ma sempre più pesanti dal punto di vista economico. Nel periodo compreso tra il 2022 e il 2025, infatti, il valore complessivo del denaro sottratto è passato da 152,9 milioni di euro a 269 milioni, con un incremento del 75,9% in quattro anni.

La crescita è stata costante: nel 2022 le somme sottratte erano pari a 152,9 milioni di euro, salite a 177,354 milioni nel 2023, a 229,12 milioni nel 2024 e infine a 269 milioni nel 2025. Complessivamente, nell’arco di quattro anni, attraverso truffe online e frodi informatiche sono stati sottratti oltre 828 milioni di euro.

A rendere il quadro particolarmente significativo è il confronto con il numero degli episodi denunciati. Nel 2025 i casi registrati sono stati 27.085, un valore sostanzialmente stabile rispetto ai 27.182 del 2024, con una lieve diminuzione dello 0,4%.

Dal 2022 il numero degli episodi è aumentato complessivamente di circa il 10%, una crescita molto più contenuta rispetto all’incremento del denaro sottratto, che nello stesso periodo è aumentato del 75,9%.

La differenza tra l’andamento dei casi e quello delle perdite economiche evidenzia un cambiamento nelle strategie dei criminali informatici: non necessariamente un aumento del numero degli attacchi, ma una maggiore capacità di colpire le vittime con frodi più elaborate e di importo più elevato.

Il fenomeno riguarda soprattutto le frodi basate sull’ingegneria sociale, cioè tecniche che sfruttano il comportamento delle persone più che le vulnerabilità dei sistemi informatici. Messaggi falsi, telefonate fraudolente, siti contraffatti e campagne di phishing vengono utilizzati per convincere le vittime a fornire credenziali, autorizzare pagamenti o trasferire denaro.

La crescente capacità dei truffatori di costruire comunicazioni credibili rende queste frodi particolarmente efficaci. Anche con un numero di episodi stabile, quindi, il valore medio delle perdite tende ad aumentare, con conseguenze economiche sempre più rilevanti per cittadini e imprese.

Diverso è invece l’andamento degli attacchi informatici contro infrastrutture critiche e sistemi strategici. I dati relativi al 2025 mostrano una riduzione degli episodi e degli alert diffusi.

Gli attacchi rilevati sono stati 9.250, contro gli 11.887 del 2024: una diminuzione di 2.637 eventi, pari al 22,2% in meno in un anno.

Il calo degli attacchi alle infrastrutture critiche non coincide però con una riduzione del danno economico legato alle frodi digitali rivolte a cittadini e aziende. Si tratta infatti di fenomeni differenti: da una parte diminuiscono alcune attività offensive verso sistemi strategici, dall’altra cresce il valore complessivo delle truffe online.

(Citywire del 29/09/2026)

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Napoli capitale della ricerca lisergica: il Primo Convegno di Illuminismo Psichedelico

Sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026, nell’Ex Base Nato di Bagnoli, per la prima volta in Italia due giornate dedicate a scienza, cultura e ricerca psichedelica. Per i professionisti del settore socio-sanitario sono disponibili 12 ECM, i crediti formativi per l’aggiornamento continuo delle professioni sanitarie.

L’Associaizone Illuminismo Psichedelico, nata dal fermento scaturito attorno al podcast di approfondimento scientifico e culturale condotto dal giornalista Federico di Vita e co-prodotto dall’Associazione Luca Coscioni, dopo aver inaugurato quest’anno il primo progetto di formazione nazionale dedicato alle terapie psichedeliche, Illuminismo Psichedelico Academy, lancia il suo primo convegno, in programma a Napoli, sabato 10 e domenica 11 ottobre.

Quelle in arrivo nel capoluogo campano saranno due giornate dedicate alla cultura e alla ricerca psichedelica, alla condivisione di conoscenze e alla costruzione di una comunità, attraverso un programma intenso e profondo, che spazia dai più recenti sviluppi della scienza e delle terapie psichedeliche agli aspetti regolatori internazionali, passando per la riduzione del rischio e gli usi sciamanici di piante maestre.

Tra i relatori della due giorni figurano nomi noti a livello internazionale, come Christopher Timmermann, ricercatore alla University College di Londra e già a capo del dipartimento di ricerca sulla DMT e sui suoi potenziali effetti antidepressivi per l’Imperial Collega; Leonardo Mendolicchio, psichiatra dell’Istituto Auxologico Italiano, specializzato in disturbi alimentari; quindi Luca Pani, ex direttore dell’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) nonché professore di farmacologia all’Università di Modena e di psichiatria in quella di Miami; poi è la volta di Michele Metelli, psicologo e punto di riferimento in Italia per la Respirazione Olotropica; poi Nicola Petrocchi, professore di psicologia alla John Cabot University che illustrerà come “la compassione” sia un “Meccanismo di Cambiamento nella Psicoterapia Assistita da Psichedelici”; e quindi ancora il filosofo e popolare divulgatore Edoardo Camurri; gli scrittori Peppe Fiore, Carlo Mazza Galanti e Vanni Santoni e tanti altri tra cui l’avvocata Claudia Moretti, coordinatrice della campagna dell’Associazione Luca Coscioni sulle terapie psichedeliche assistite; e l’ex senatore Marco Perduca, vicepresidente della stessa associazione.


Il Convegno sarà aperto da Federico di Vita e dal medico Caterina Bartoli, curatori del programma. “Quando sei anni fa ho cominciato a registrare le prime puntate di Illuminismo Psichedelico”, dice di Vita, “non avrei creduto, nel volgere di pochi anni, di trovarmi ad avviare una scuola di formazione professionale e quindi organizzare un convegno su questi temi. Lo spirito del tempo ha preteso che le lacune ancora persistenti in Italia in questo campo dovessero in parte essere colmate anche dalla nostra iniziativa”. Gli fa eco Marco Perduca, che da editore e promoter del podcast afferma “È raro che dalle parole si passi ai fatti, ancora meno che si muovano le cose; eppure, l’intenzione dell'Associazione Luca Coscioni era proprio questa: passare dal dire al fare ed eccoci qua a promuovere le terapie psichedeliche anche in Italia”.

Per Caterina Bartoli, nota per il progetto divulgativo Studio Aegle, “Quello degli psichedelici è un campo che sta crescendo rapidamente e che pone non solo questioni scientifiche e cliniche, ma anche culturali e sociali. Per questo è sempre più importante creare occasioni di confronto serio tra prospettive e competenze diverse. Il programma che abbiamo realizzato riunisce alcuni dei nomi più interessanti del panorama italiano e internazionale. Credo siano due giorni difficili da trovare altrove, per ampiezza del programma e livello degli ospiti”. In conclusione Claudia Moretti sottolinea come politica e legislazione non stiano al momento tenendo il passo delle scoperte scientifiche: “Nulla si muove ancora sul fronte politico e regolatorio. Accedere alle terapie compassionevoli con psichedelici è possibile ma comporta competenze ancora poco diffuse nei reparti e autorizzazioni costose per l’importazione delle sostanze tabellate. Per praticare l’accesso precoce alle terapie psichedeliche occorre uno scatto di coscienza politica che metta al centro il diritto alla speranza di cura laddove non c’è altra alternativa terapeutica anche in salute mentale, così come nelle altre specialità mediche. È urgente passare dalla possibilità legale alla pratica clinica, come già accade altrove nel mondo”

Il convegno sarà per i partecipanti anche una occasione di confronto e di networking con ricercatori, professionisti e appassionati. L’evento vivrà un momento di festa nella serata del sabato, quando, dopo due puntate dal vivo del podcast, una con Edoardo Camurri e l’altra con l’etnobotanico Daniele Palmieri, si accenderà la Illuminismo Psichedelico Night: un lungo dj set che condurrà il pubblico dalle sonorità della Goa trance anni ’90 alle nuance più rock della Progressive, fino al mood industrial della Tekno, grazie ai talentuosi dj Cado in Trance e Skwee.

Il Convegno è aperto al pubblico, sono disponibili soluzioni con e senza ECM (con gli ECM è possibile seguirlo anche online). L’ingresso è gratuito per gli studenti regolarmente iscritti a un corso di laurea universitario (triennale, magistrale o a ciclo unico), previa presentazione all’ingresso di un documento in corso di validità che attesti l’iscrizione.

Qui tutti i dettagli sul programma e sui biglietti.

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Carburanti, anche Q8 introduce price cap

Q8 Italia cede alla moral suasion di Palazzo Chigi e Mimit. La compagnia ha comunicato questa mattina che adotterà il tetto massimo sui prezzi dei carburanti per un periodo di 30 giorni a partire dal 1° ottobre. L'obiettivo dichiarato è generare benefici tangibili per le tasche degli automobilisti. Il gruppo ha specificato che per tutelare i propri gestori e la sostenibilità della filiera procederà con un approccio "modulare", calibrato sulle diverse realtà distributive dell'azienda. (Energia Oltre)

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Etf, investitori confusi da troppa scelta e complessità: la ricerca

Secondo uno studio di Moneyfarm, il 51% degli investitori in etf dichiara disorientamento di fronte all’offerta, mentre il 45% individua nella presenza di strumenti troppo simili la principale criticità nel processo di selezione.

Il troppo stroppia, anche negli etf. Il mercato italiano degli exchange traded fund sta vivendo una fase di espansione strutturale, caratterizzata non solo da un aumento delle masse gestite, ma anche da una proliferazione dell’offerta. A fronte di oltre 39 miliardi di euro investiti da 2,4 milioni di risparmiatori, il numero di strumenti quotati su Borsa Italiana ha superato quota 2.000, con 287 nuove quotazioni nel 2025 e 228 nei primi otto mesi del 2026. Tuttavia, questa ampiezza di scelta genera una distorsione comportamentale tra gli investitori. Secondo una ricerca elaborata da Moneyfarm, il 51% degli utenti dichiara disorientamento di fronte all’offerta, mentre il 45% individua nella presenza di strumenti troppo simili la principale criticità nel processo di selezione.

Da veicoli a replica passiva e di semplice comprensione, gli etf si stanno trasformando in involucri fiscalmente efficienti che ospitano strategie complesse, includendo gestioni attive, esposizioni a leva e concentrazioni su singoli titoli azionari. Questa evoluzione tecnica si scontra con l’ingresso sul mercato di investitori anagraficamente più giovani, i quali hanno maturato un’esperienza limitata a fasi prevalentemente rialziste dei mercati e risultano strutturalmente meno preparati per affrontare prolungati periodi di correzione o elevata volatilità.

Il profilo demografico dell’investitore autonomo analizzato sulla piattaforma evidenzia una prevalenza maschile nella fascia di età tra i 25 e i 44 anni, con un reddito mediano di 30.000 euro e un orizzonte temporale focalizzato sulla costruzione del patrimonio a lungo termine. Le metriche operative confermano un incremento dell’attività sul conto di intermediazione in regime amministrato, con volumi scambiati in crescita del 338% e ordini aumentati del 520% in meno di due anni.

L’analisi dei criteri di scelta evidenzia una focalizzazione asimmetrica della clientela retail sulle componenti di costo esplicito. Il 32% degli investitori utilizza il total expense ratio come parametro prioritario per la selezione dello strumento. Un approccio valutativo limitato al solo costo gestionale risulta tuttavia inefficiente, poiché trascura oneri impliciti e rischi strutturali del prodotto. Lo spread bid-ask, ovvero il differenziale tra il prezzo di acquisto e di vendita offerto dai market maker, assume una rilevanza finanziaria superiore al ter quando quest’ultimo scende sotto determinate soglie dimensionali, andando a incidere pesantemente sul rendimento finale dell’investimento. Inoltre, il parametro relativo alle masse in gestione e l’anzianità di quotazione sono fattori determinanti per valutare il rischio di chiusura del fondo.

La liquidazione di un etf comporta inefficienze fiscali e disagi operativi per l’investitore, una dinamica che si sta verificando con crescente frequenza, in particolar modo per i fondi tematici di piccole dimensioni lanciati nel biennio di espansione del mercato tra il 2021 e il 2022.

Per razionalizzare il processo decisionale e mitigare i rischi legati a selezioni inefficienti, la società ha integrato all’interno della propria architettura digitale l’etf Selector, uno strumento di classificazione supportato dal Moneyfarm Index. Tale indice fornisce una valutazione quantitativa compresa tra zero e dieci, calcolata su base percentilica all’interno di categorie omogenee di strumenti. La metodologia non esprime un giudizio sull’adeguatezza strategica dell’asset class rispetto al portafoglio del singolo cliente, ma ne quantifica l’efficienza microstrutturale rispetto ai prodotti concorrenti. L’algoritmo processa otto metriche oggettive per elaborare il punteggio finale: i costi complessivi, i volumi medi giornalieri, le masse in gestione, lo spread denaro-lettera, lo scostamento giornaliero tra prezzo di mercato e net asset value, l’anzianità di quotazione dello strumento, la metodologia di replica dell’indice sottostante e le politiche interne di prestito titoli.

L’applicazione rigorosa di questo filtro quantitativo ha dimostrato una correlazione diretta con la qualità dell’esecuzione degli ordini a mercato. Gli strumenti caratterizzati da un Moneyfarm Index elevato presentano spread effettivi nettamente più contenuti, con transazioni che si chiudono in aderenza alle quotazioni teoriche fornite dai circuiti informativi istituzionali, garantendo all’investitore l’assenza di costi occulti in fase di negoziazione. L’infrastruttura tecnologica si pone l’obiettivo di ridurre l’asimmetria informativa tra operatori istituzionali e clientela al dettaglio, filtrando in pochi passaggi un universo investibile di oltre 1.500 strumenti.

(Citywire del 29/09/2026)

29 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Gli elettori del Massachusetts si oppongono all'abrogazione della legge che legalizza la cannabis ricreativa

Secondo un nuovo sondaggio pubblicato giovedì, oltre il 70% degli elettori del Massachusetts si oppone a una controversa iniziativa referendaria che porrebbe fine alla vendita di cannabis per uso ricreativo in un mercato che vale 1,65 miliardi di dollari all'anno .

Secondo il sondaggio Bay State Poll del Centro Sondaggi dell'Università del New Hampshire, il 71% degli elettori del Massachusetts ha dichiarato di voler votare contro la Proposta 8 alle elezioni di novembre.

Solo il 24% degli elettori si dichiara favorevole, secondo il sondaggio condotto su 590 intervistati con un margine di errore del 4%.

Il quesito referendario viene approvato o respinto con una maggioranza semplice del 50% più un voto. Se approvato, il Quesito 8 vieterebbe la vendita al dettaglio di cannabis per uso ricreativo e reintrodurrebbe il reato di coltivazione domestica, pur mantenendo legali il possesso di cannabis per uso ricreativo e la vendita di marijuana terapeutica.

Il Massachusetts diventerebbe inoltre il primo stato degli Stati Uniti a porre fine a un settore legale dopo anni di vendite.

Chi c'è dietro l'abrogazione della vendita di cannabis per uso ricreativo in Massachusetts?

La scarsa risposta degli elettori alla Proposta 8 si registra nonostante il notevole vantaggio in termini di raccolta fondi per i sostenitori della reintroduzione del reato, che godevano di un margine di oltre 2 a 1 secondo gli ultimi dati sui finanziamenti elettorali.

Entro la fine di agosto, SAM Action Inc., il braccio politico di Smart Approaches to Marijuana, organizzazione che si dichiara contraria alla legalizzazione, ha stanziato quasi 3,2 milioni di dollari alla cosiddetta Coalition for Healthy Massachusetts.

In risposta, l'industria della cannabis, compresi i principali operatori multistatali del settore , ha raccolto circa 1,54 milioni di dollari entro la fine di agosto.

Entrambe le campagne disponevano di somme di denaro simili: circa 980.000 dollari per la campagna a favore dell'abrogazione e circa 947.000 dollari per l'opposizione.

La Proposta 8 sarà presente sulla scheda elettorale nonostante le ripetute accuse secondo cui raccoglitori di firme a pagamento avrebbero utilizzato tattiche ingannevoli per indurre gli elettori a contribuire all'approvazione della misura.

Tali "trucchi sporchi" sono tutelati dalla Costituzione in materia di libertà di parola, ma potrebbero aver lasciato un sapore amaro in bocca agli elettori.

In Massachusetts la cannabis è più popolare tra i repubblicani o tra i democratici?

Sebbene il divieto di vendita di cannabis per uso ricreativo fosse leggermente più popolare tra i conservatori e i repubblicani (il 33% dei quali ha dichiarato che avrebbe votato a favore, rispetto al 23% dei democratici), il ritorno della vendita di cannabis per uso ricreativo sul mercato illegale era più popolare tra i libertari.

Secondo il sondaggio, il 91% dei libertari si è dichiarato favorevole. La reintroduzione del reato di vendita di cannabis per uso ricreativo è risultata più popolare tra i moderati (43%), i conservatori (42%) e gli elettori del presidente Donald Trump (42%) rispetto ad altri schieramenti politici.

Secondo gli osservatori, il Massachusetts rappresenta il primo banco di prova per una campagna di abrogazione, in parte a causa delle soglie di firme relativamente basse richieste per sottoporre la proposta al voto.

C'è anche un valore simbolico per uno stato della costa orientale – che ha fatto parte della seconda ondata di misure di legalizzazione per uso ricreativo una decina di anni fa, dopo i successi iniziali in Colorado, Washington e Oregon – nel riconsiderare la vendita al dettaglio di cannabis per adulti.

Cosa succederebbe se in Massachusetts la vendita di cannabis per uso ricreativo rimanesse legale?

Ma i sostenitori della cannabis sostengono che un costoso fallimento in Massachusetts potrebbe anche creare problemi alla SAM, da tempo principale nemica del movimento per la legalizzazione negli Stati Uniti.

"Se sconfiggiamo SAM qui, penso che avremo l'opportunità di infliggere un duro colpo a ciò che saranno in grado di fare in futuro", ha dichiarato Ryan Dominguez, presidente della campagna No on 8, in una recente intervista a MJBizDaily .

In altri stati sono in corso iniziative per l'abrogazione. Un tentativo di abrogazione in Arizona si è arenato all'inizio di quest'anno, ma una campagna per sottoporre l'abrogazione a referendum nel Maine ha raccolto firme all'inizio dell'anno.

Le principali organizzazioni sindacali del Massachusetts si oppongono alla Proposta 8, che comporterebbe anche una significativa perdita di entrate per le comunità locali, derivanti dalle loro industrie.

A Gardner, una cittadina di circa 21.000 abitanti nella contea di Worcester, l'abrogazione costerebbe alle casse comunali 300.000 dollari all'anno, secondo quanto riportato dal Gardner News.

(MJBizDaily)

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Occhio alle truffe sui biglietti degli Oasis

I fratelli Gallagher non hanno perso il loro smalto: il ritorno degli Oasis ha riportato le lancette dell’orologio indietro fino alla metà degli anni ’90, con il tour della reunion che ha fatto registrare il sold out ovunque. Non è una sorpresa che per i concerti del prossimo anno sia già partita la caccia ai biglietti: chi li vuole acquistare non deve fare i conti solo con i bagarini, ma anche con i cybercriminali.

Un comunicato condiviso dalla Polizia Postale avvisa di truffe che prendono di mira proprio i fan della band britannica. Considerata la forte richiesta, invece che vendere i ticket con un sistema classico, gli organizzatori hanno previsto una procedura in più passaggi: la registrazione al sito ufficiale, la selezione casuale tra gli iscritti, la ricezione del codice e infine l’acquisto vero e proprio.

Purtroppo, qualcuno ha pensato bene di provare a raggirare coloro che sono interessati inviando messaggi in cui si chiede un pagamento per rientrare nell’estrazione oppure di inserire i dati personali per poter saltare la fila.

Ecco quali sono i consigli forniti dalla Polizia Postale, per evitare brutte sorprese.

  • Il codice di accesso non si compra. Se si viene selezionati, quello che arriva è un codice personale e non trasferibile.
  • Se si riceve la mail, prima di andare avanti, è bene verificare che arrivi dall’indirizzo autorizzato a inviare queste comunicazioni.
  • Attenzione ai possibili siti clone e non fornire mai password, dati della carta di pagamento o altre informazioni personali attraverso link ricevuti in email e messaggi sospetti.

Dunque, diffidare di qualsiasi comunicazione anche solo lontanamente sospetta. A ogni modo, è già troppo tardi per tentare la fortuna. Come si legge sul sito ufficiale della band le iscrizioni per i biglietti sono ora chiuse, sarà per la prossima volta, sempre che Liam e Noel non decidano di separarsi di nuovo.

(PuntoInformatico.it)

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Solo il 40% delle donne che vivono con un tumore al seno si sente pienamente informato sulla malattia

In Italia “solo il 40% delle donne che vivono con un tumore al seno si sente pienamente informato sulla malattia. Appena la metà afferma di conoscere dettagliatamente i benefici delle terapie e gli effetti collaterali dei trattamenti. Empatia e ascolto restano fragili nel percorso di cura: l’oncologo è percepito come competente e disponibile, ma solo il 17% lo definisce empatico o chiaro; il 20% lo percepisce sbrigativo. Il supporto è soprattutto familiare: per 7 pazienti su 10 la famiglia e il partner rappresentano i principali punti di riferimento e di sostegno emotivo nel percorso di cura, mentre medici di medicina generale e psico-oncologi restano marginali”. Sono i dati principali che emergono da una survey condotta su 168 pazienti con tumore al seno, realizzata da Iqvia Italia e promossa da Europa Donna Italia.

“In tutte le fasi della patologia e delle cure - informa una nota - il 60% delle pazienti afferma di essere soddisfatto della comunicazione con il proprio medico. Tuttavia, la mancanza di indicazioni e di supporto pratico riguarda soprattutto aspetti legati alla quotidianità durante la cura, ritenuti importanti, come la sessualità, l’alimentazione, il benessere psicologico, la gestione degli effetti collaterali nel quotidiano”. Questi dati sono stati presentati in anteprima durante il corso di formazione universitario ‘Laudato Medico Young - Comunicare è curare’, organizzato sempre da Europa Donna Italia, che tutela i diritti alla prevenzione e alla cura del tumore al seno. Il corso è stato realizzato con la collaborazione degli psico-oncologi del dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano guidati da Gabriella Pravettoni, professoressa e direttrice della divisione di Psiconcologia presso l’Istituto europeo di oncologia di Milano, e promosso dalle società scientifiche Aiom, Airo, Anisc e Sirm.

“Sappiamo bene, dall’ascolto delle pazienti, che la capacità relazionale, la chiarezza nella comunicazione e l’empatia del medico non sono aspetti secondari nel percorso di cura – afferma Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia - Per questo abbiamo chiesto a Iqvia di realizzare un progetto di ricerca che permettesse di far emergere i bisogni legati alla comunicazione tra medico e paziente che ancora oggi faticano a trovare risposta. Il nostro obiettivo è trasformare le evidenze emerse in una conoscenza concreta, capace di orientare il cambiamento con azioni mirate di formazione e sensibilizzazione”.

I dati dell’indagine - diretta da Isabella Cecchini, direttrice Primary Market Research e responsabile Centro studi Iqvia – evidenziano che le donne si fidano dei medici, ma nei momenti che contano si sentono sole. “Una paziente su 3 chiede maggiore empatia e un linguaggio più chiaro e accessibile, il 24% - continua la nota - una migliore presa in carico emotiva e psicologica e il 21% più informazioni sulle opzioni di cura, mentre il 16% vorrebbe più tempo durante le visite e una comunicazione meno sbrigativa. È fondamentale attivare percorsi concreti per migliorare la comunicazione clinica”.

Con questo proposito Europa Donna Italia ha organizzato, per il secondo anno consecutivo, il corso di formazione ‘Laudato Medico Young’ rivolto a medici under 40 e dedicato al tema della comunicazione medico-paziente. Il corso, a cui hanno partecipato oltre 60 giovani oncologi, radioterapisti, radiologi e chirurghi senologi delle Breast Unit, si è svolto online il 26 settembre.

“Comunicare con una donna che riceve una diagnosi di tumore al seno significa saper ascoltare non solo ciò che viene detto, ma anche ciò che fatica a essere espresso”, sottolinea Paolo Guiddi, psico-oncologo dell’Ieo e del dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano, relatore del corso. “Paura, smarrimento, timore della recidiva e preoccupazioni legate alla vita quotidiana possono rimanere sullo sfondo della visita, anche quando la paziente non riesce a trasformarle in una domanda. Compito del medico - precisa - è quindi anche creare uno spazio in cui questi bisogni possano emergere, senza dare per scontato che ciò che non viene detto non sia importante. È necessario sviluppare competenze relazionali per costruire nel tempo un dialogo con la paziente che tenga conto dei suoi valori e delle sue priorità, favorendo una partecipazione consapevole alle decisioni e accompagnandola nelle diverse fasi del percorso. In questo senso, comunicare non è qualcosa che si aggiunge alla cura: è parte della cura”.

(Adnkronos)

29 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. I falsi articoli dei giornali occidentali creati dalla Russia sono aumentati dell’850 per cento

Non serve più inventare una fonte. Basta rubarne una. È questa la logica delle campagne di influenza russe che imitano testate giornalistiche occidentali per dare credibilità a contenuti che quelle testate non hanno mai pubblicato. Secondo un nuovo report di NewsGuard, dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina sono stati individuati 906 contenuti giornalistici falsi, attribuiti a 163 testate di 21 Paesi. E la tecnica è diventata molto più frequente: gli articoli fittizi sono passati dai 44 della prima metà del 2025 ai 421 della prima metà del 2026, un aumento dell’850 per cento.

La falsificazione è spesso abbastanza semplice da funzionare. I contenuti riproducono logo, grafica e stile della testata imitata e, in alcuni casi, vengono pubblicati su siti con indirizzi quasi identici a quelli originali. Possono contenere anche citazioni inventate attribuite a persone reali. Il lettore non viene quindi portato verso una fonte apertamente filorussa: gli viene mostrato qualcosa che assomiglia a una fonte di cui già conosce il nome.

Dietro la maggior parte dei casi censiti da NewsGuard e disponibili sul Centro di monitoraggio delle testate giornalistiche vittime di falsa attribuzione, ci sono soprattutto due operazioni, Matrioska e Storm-1516, mentre la precedente Doppelganger sembra avere ridotto sensibilmente la propria attività dal 2024. Le due campagne hanno modalità diverse. Matrioska produce grandi quantità di video falsi e li distribuisce soprattutto attraverso X e Telegram. Storm-1516 lavora invece su un numero inferiore di contenuti, ma costruisce operazioni più elaborate: un falso articolo o servizio video viene fatto circolare attraverso una rete di account fino a raggiungere, in alcuni casi, decine di milioni di visualizzazioni.

Il bersaglio principale è l’Europa. Euronews è la testata più imitata, con 82 contenuti falsi individuati da NewsGuard tra marzo 2023 e settembre 2026. Seguono, tra gli altri, Libération con 39, BFM con 35, France 24 con 34, la BBC con 30, Deutsche Welle con 28 e Politico con 22. Complessivamente sono state imitate testate di 21 Paesi, compresa l’Italia. La scelta non sembra casuale. Le campagne prendono di mira soprattutto Paesi europei fortemente coinvolti nel sostegno all’Ucraina e società nelle quali esistono divisioni politiche già sfruttabili. L’obiettivo non è necessariamente convincere tutti di una singola falsità. È sufficiente introdurre un contenuto falso nella circolazione ordinaria delle notizie e farlo apparire abbastanza credibile da essere ripreso, commentato o utilizzato come «fonte» da altri.

È qui che compare la parte più nuova del fenomeno. I falsi articoli non restano necessariamente sui social. NewsGuard sostiene che alcuni siano stati rilanciati dalla rete Pravda, un insieme di circa 280 siti che nel 2025 avrebbe pubblicato 6,3 milioni di articoli e rilanciato 115 affermazioni false. L’enorme quantità di contenuti serve anche a moltiplicare le possibilità che una falsità finisca nell’ecosistema da cui i sistemi di IA ricavano informazioni.

Un caso citato nel report riguarda un falso articolo attribuito a Le Point, secondo cui 20.000 soldati ucraini evacuati in Francia per cure mediche avrebbero disertato e aderito a organizzazioni criminali. Il contenuto non era mai stato pubblicato da Le Point, ma tre giorni dopo la sua comparsa NewsGuard ha rilevato che AI Overview di Google lo aveva presentato come vero, citando proprio il presunto articolo come fonte. Google ha contestato la possibilità di replicare il risultato sulla base dello screenshot fornito da NewsGuard.

La tecnica produce così un effetto che va oltre la singola bugia. Prima si prende in prestito la reputazione di un giornale. Poi si moltiplica il contenuto attraverso siti, social e canali di distribuzione. Infine si lascia che quella massa di riferimenti possa diventare una traccia nell’ecosistema informativo da cui vengono costruite nuove risposte.

Non è soltanto una questione di far credere una notizia falsa. È anche un modo per rendere più difficile distinguere una fonte autentica da una fonte che ne ha copiato l’identità. E quando la copia comincia a circolare abbastanza, il problema non è più soltanto capire quale articolo sia falso: è capire quanta parte dell’ambiente informativo che lo circonda sia stata costruita per farlo sembrare vero.

(Linkiesta)

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Assicurazioni catastrofali e sostenibilità in crescita

Nel 2024 la raccolta premi per le coperture dei rischi catastrofali è di poco superiore a 3 miliardi di euro, in aumento del 13% rispetto al 2023. L’88% della raccolta è riferibile a rischi climatici acuti, in particolare grandine (67,8%), tempesta (19,6%) e inondazione (11,0%). Aumenta l'orientamento del mercato verso la sostenibilità. (IVASS)

Qui i particolari

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Rc-auto. Prezzi medi in calo nel secondo trimestre

Nel secondo trimestre 2026 il prezzo medio della RCAuto è di 422 euro per le auto. Al netto dell’inflazione, il prezzo si riduce dell’1,3% su base annua. Il prezzo medio per i motocicli è di 321 euro e quello per i ciclomotori di 203 euro, con incrementi annui in termini nominali rispettivamente del 6,1% e del 3,8%. Al Sud i prezzi sono mediamente più elevati e le province più costose sono Napoli, Caserta, Salerno e Catania. (IVASS)

Qui i dettagli

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Milano, una nuova partecipata dedicata all’housing sociale

Una nuova partecipata comunale dedicata alla casa, o meglio allo sviluppo di abitazioni da mettere in affitto a prezzo calmierato per il ceto medio. Il Comune di Milano ha dato avvio a questa nuova azienda pubblica dedicata all’housing sociale. La Giunta ha approvato le linee guida, su proposta dell’assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa, Emmanuel Conte.

29 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. I titoli del mattone scattano grazie al Piano Casa del Governo

I costruttori britannici volano alla Borsa di Londra, grazie al piano per agevolare l'acquisto della prima casa che il Governo ha annunciato nel fine settimana. I titoli del settore sono al top dell'indice Stoxx Europe. In particolare, Persimonn, Barratt, Bellway, Taylor Wimpy e Vistry salgono tutte a doppia cifra. Barratt è anche al primo posto dell'indice FTSE 100 -0,09% . Il Governo britannico ha annunciato che il Primo Ministro Andy Burnham introdurrà un nuovo programma per aiutare le persone ad acquistare la loro prima casa.

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Elezioni suppletive Camera Reggio Calabria. Partecipa il 22,4% degli elettori

Netta vittoria per il candidato di centrodestra Fabio Roscioli nelle elezioni suppletive per la Camera nel collegio elettorale di Reggio Calabria (lasciato libero da Francesco Cannizzaro - Forza Italia - eletto sindaco del capoluogo la scorsa primavera). A scrutinio quasi ultimato, Roscioli (Forza Italia) ha conquistato il 52,5% dei voti, quello di centrosinistra Frank Benedetto il 36% e quello di Futuro Nazionale con Vannacci Domenico Giannetta il 10%. Da segnalare però il crollo dell’affluenza. E’ stata del 22,4% degli aventi diritto. Un calo clamoroso rispetto al 49,4% registrato alle politiche di quattro anni fa, quando si votò in un solo giorno.

29 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Il petrolio resta al centro dei timori delle Borse europee

Il petrolio resta al centro dei timori delle Borse europee, che ieri hanno chiuso poco mosse un’altra seduta dominata soprattutto dalle tensioni in Medio Oriente. Il «no» del presidente Usa, Donald Trump, alla proposta di tregua dell’Iran - che non intende ammorbidire le condizioni per la riapertura di Hormuz - ha portato il greggio in giornata a sfiorare i 109 dollari al barile. La “fiammata” del greggio ha influenzato anche i rendimenti decennali (Treasury al 5,27%) e le attese sui tassi d’interesse: per la presidente della Bce, Christine Lagarde, occorrerà «una risposta misurata per tenere sotto controllo l’inflazione». Così le contrattazioni dei principali listini del Vecchio Continente,hanno chiuso in ordine sparso, dal FTSE MIB -0,20% di Milano al CAC 40 +0,00% di Parigi, passando per il DAX 40 -0,13% di Francoforte, l’IBEX 35 -0,50% a Madrid, l’AEX +0,36% di Amsterdam e il londinese FTSE 100 -0,09%.

29 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Riscaldamento condominiale. Almeno una volta al mese bisogna notificare i singoli consumi

Almeno una volta al mese. Questa è la frequenza con cui a chi vive in condomini con un impianto di riscaldamento centralizzato - cioè un sistema unico che rifornisce più unità abitative - verranno notificati i propri consumi. La registrazione dei dati avverrà da remoto, senza che ci sia bisogno di essere fisicamente davanti al contatore. Aintrodurre la novità è l’articolo 9 del Decreto Legislativo 102/2014, inserito nel Decreto Legislativo 73/2020 in attuazione della normativa europea sull’efficienza energetica. Se la legge è già in vigore e si applica ai dispositivi installati dopo il 25 ottobre 2020, l’obbligo di telelettura – la registrazione dei consumi fatta a distanza – riguarda quelli attivati in precedenza che ancora non la consentono.

29 SETTEMBRE 2026

USAUSA. L'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro trascina al ribasso le criptovalute

L'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro trascina al ribasso le criptovalute, mentre le crepe del mercato si allargano.

Il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni ha raggiunto il 5,21%, il livello più alto degli ultimi quasi vent'anni.

Tale pressione si è propagata agli asset rischiosi, con Goldman Sachs che ha segnalato come il titolo mediano dell'indice S&P 500 si trovi il 16% al di sotto del suo massimo annuale.

L'indice appare sano in superficie, ma la maggior parte dei titoli azionari sta subendo perdite silenziose, e il dinamico settore delle criptovalute non fa eccezione.

Il Bitcoin (BTC) è scivolato sotto gli 84.000 dollari, l'Ethereum (ETH) si è attestato intorno ai 2.675 dollari, il Sol (SOL) è sceso verso i 118 dollari e l'XRP (XRP) ha chiuso intorno a 1,49 dollari.

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29 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Crisi carburanti. Lettera Ue che chiede di tagliare luce e gas

Stoccaggi fermi al 68% per la guerra in Iran e rinvio dei target di riempimento all’80% per evitare il panico. Il commissario Jørgensen frena i sussidi di Stato: gli aiuti contro i rincari siano temporanei e mirati.

La Commissione europea ha chiesto formalmente ai governi dei Ventisette di predisporre piani immediati per ridurre la domanda di gas ed energia elettrica, individuando nel contenimento dei consumi l’unica leva efficace per frenare l’impennata delle bollette e contrastare l’eccezionale volatilità dei mercati energetici internazionali.

L’appello è contenuto in una lettera riservata inviata ai ministri dell’Energia dell’Unione dal Commissario europeo per l’Energia e l’Edilizia abitativa, Dan Jørgensen svelata da Politico.

Il documento motiva l’urgenza dell’intervento con il livello critico toccato dagli stoccaggi comunitari di metano, scesi al 68% della capacità – il valore più basso mai registrato per questo periodo dell’anno, persino inferiore al 71% censito nel 2021 prima dello scoppio della guerra in Ucraina –, a causa delle interruzioni delle rotte globali provocate dal conflitto in Iran.

Sebbene Bruxelles escluda rischi imminenti per la sicurezza materiale degli approvvigionamenti, l’esecutivo Ue avverte che l’inverno rischia di risultare particolarmente oneroso per il continente: per evitare acquisti speculativi e corse all’accaparramento, il target obbligatorio di riempimento dei depositi per l’inizio di novembre è stato flessibilizzato dall’ordinario 90% all’80%, mentre gli aiuti statali sulle tariffe dovranno essere strettamente temporanei e selettivi per non stimolare nuovi picchi di consumo.

LA LETTERA DI JØRGENSEN: TAGLIARE LA DOMANDA PER FRENARE I PREZZI

Nel testo visionato da Politico, il commissario chiarisce la funzione economica del risparmio forzato: “Nel contesto di un’offerta globale limitata e di un’elevata volatilità dei prezzi, la riduzione della domanda può essere uno strumento efficace per contenere i prezzi”.

L’indicazione operativa sollecita i governi a mantenere attive le restrizioni sui consumi di elettricità e metano “per tutto il tempo necessario” a riequilibrare i mercati. Nonostante il quadro generale venga definito come “difficile”, il vertice europeo dell’Energia precisa che allo stato attuale non sussistono “rischi immediati per la sicurezza dell’approvvigionamento”, allontanando l’ipotesi di interruzioni fisiche nelle forniture ma ponendo l’accento sulla difesa dei bilanci di famiglie e attività produttive.

IL TRACOLLO DEGLI STOCCAGGI AL 68 PER CENTO E L’EFFETTO DEL CONFLITTO IN IRAN

L’ansia delle istituzioni comunitarie riflette lo stato di debolezza delle riserve sotterranee europee. Gli stoccaggi di gas naturale del continente si attestano attualmente su livelli storicamente depressi, un collasso determinato principalmente dal prolungarsi della guerra in Iran che continua a disarticolare i flussi marittimi e terrestri del combustibile su scala planetaria.

La situazione delle scorte presenta parametri peggiori rispetto ai precedenti periodi di crisi: – i depositi dell’Unione Europea sono riempiti in media al 68% della capienza; – il dato odierno risulta marcatamente inferiore al 71% censito nel medesimo intervallo stagionale del 2021; – quel deficit del 2021 precedette la storica crisi energetica innescata dalla ripresa post-pandemica da Covid-19 e dalla successiva invasione russa dell’Ucraina. Il mancato riallineamento delle scorte minaccia ora di trasformare l’inverno in una stagione caratterizzata da costi insostenibili per le economie del continente.

LA DEROGA SUL TARGET DI RIEMPIMENTO: DALL’OBIETTIVO DEL 90 ALL’80 PER CENTO

Per far fronte al rallentamento dei flussi internazionali, l’Unione Europea ha dovuto ricalibrare gli obblighi normativi imposti agli Stati membri. In base ai regolamenti comunitari standard, i Paesi dell’Unione hanno l’obbligo di raggiungere una percentuale minima di riempimento dei depositi pari al 90% entro l’inizio del mese di novembre.

La rigidità di tale vincolo è stata tuttavia attenuata per scongiurare derive speculative: già nel mese di marzo la Commissione ha accordato un margine di flessibilità operativa, consentendo agli Stati di puntare a una soglia dell’80% per l’anno in corso. La deroga è stata concepita con l’intento esplicito di evitare acquisti dettati dal panico sul mercato spot, impedendo che la corsa ad accumulare volumi a qualsiasi costo finisse per surriscaldare ulteriormente i prezzi di mercato.

I LIMITI AI SUSSIDI STATALI: INTERVENTI SUI PREZZI SOLO SE MIRATI E TEMPORANEI

L’ultimo capitolo della missiva inviata da Jørgensen fissa precise condizioni alle politiche di sostegno che i singoli governi nazionali intendono mettere in campo per calmierare i costi dell’energia. L’esecutivo comunitario raccomanda massima prudenza nell’adozione di schemi di regolamentazione delle tariffe.

Secondo le linee guida espresse dal commissario, qualsiasi intervento pubblico sui prezzi dell’energia dovrà possedere un carattere rigorosamente “mirato” e “temporaneo”. L’avvertimento mira a impedire che l’erogazione di sussidi indiscriminati o sconti generalizzati alla pompa e in bolletta possa inviare segnali distorsivi ai mercati, innescando un’impennata artificiale della domanda di gas ed elettricità che aggraverebbe le carenze complessive di offerta.

(Alessandro Sperandio su Energia Oltre del 28/09/2026)

29 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Lagarde difende una risposta misurata all’inflazione

Lagarde difende una risposta misurata all’inflazione — In un’audizione al Parlamento europeo, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ieri ha difeso la scelta di una “risposta misurata” all’aumento dell’inflazione causato dall’impennata dei prezzi dell’energia a seguito della guerra di Donald Trump in Iran. “Consideriamo appropriata una risposta misurata per tenere sotto controllo l’inflazione”, ha detto Lagarde, sostenendo che non ci sono ancora stati effetti secondari con il trasferimento dell’aumento dei prezzi in altri settori. “In questa fase non riscontriamo segnali che i prezzi dell’energia si stiano traducendo in salari più alti”, ha detto Lagarde.

(Il Mattinale europeo)

28 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Buono, pulito e giusto. Il manifesto Slow Food per il turismo

Carlo Petrini aveva uno sguardo ardito, capace di spingersi ben oltre l’orizzonte. Lo dimostra il progetto Slow Food a cui ha dato vita moltissimi anni fa; un progetto di caratura mondiale, nato a tutela di una biodiversità generatrice di quel cibo “buono, pulito e giusto” di cui aveva grande rispetto.


Anche sul turismo aveva un’idea categorica: “Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza”. Lo diceva quindici anni fa, quando il concetto era ancora terreno di pochi, e anche in questo non sbagliava.


Lo dimostra la regione austriaca della Carinzia, prima Slow Food Travel Destination al mondo, presente alla 40a edizione di Terra Madre Salone del Gusto di Torino per dimostrare come anche lo sviluppo turistico possa essere “buono, pulito e giusto”.


“Esattamente dieci anni fa siamo diventati Slow Food Travel Destination, i primi in assoluto”, spiega Elke Maidic, responsabile Marketing & Public Relations Kärnten Werbung, specificando che anche quella fu una felice intuizione di Petrini. “Aveva visitato i piccoli produttori delle valli di Gailtal, Lesachtal e Gitschtal nel 2014 restando favorevolmente impressionato dal loro lavoro e dalla qualità dei loro prodotti”. Calare quel patrimonio nella sua visione di viaggio fu semplice: secondo Petrini una travel destination sarebbe dovuta andare oltre la semplice degustazione dei prodotti tipici: avrebbe dovuto puntare sull’incontro diretto tra il visitatore e chi quei prodotti li fa nascere e crescere, trasformandoli in buon cibo.


Niente cementificazione aggiuntiva, niente sovraffollamenti da febbre social. Ai visitatori vengono offerte occasioni per entrare nelle aziende agricole, imparare antichi mestieri, conoscere le tecniche tradizionali di lavorazione, scoprendo il valore della stagionalità dei cicli. “Valori – sottolinea Maidic – che vengono insegnati ai nostri ragazzi sin dalla scuola, affinché non si perdano le conoscenze e il rispetto di tradizioni e materie che ancora oggi consentono la vita di una economia piccola ma di successo”.


La presenza della Carinzia a Terra Madre vuole insomma essere la testimonianza molto concreta di come i principi di Slow Food possano trasformarsi anche in un progetto di sviluppo territoriale articolato, e dunque solido, auspicabilmente capace di trattenere in loco i residenti in giovane età. A questo proposito, la Regione austriaca approfitta di Terra Madre per presentare anche un innovativo programma di viaggi studio dedicati alle organizzazioni internazionali interessate ad approfondire questo particolare modello di integrazione tra agricoltura e turismo. Un modello basato anzitutto sull’equilibrio e sull’equità degli spazi riservati a ciascuno dei settori.


Per uno sviluppo, appunto, “giusto, sano e pulito”: valori, puntualizza Maidic, “di cui l’intera Carinzia è ormai ammantata”.

(Paola Tournour-Viron su TTG del 28/09/2026)

28 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Dopo Fideuram, anche Banca Ifis e una Bcc sono state vittime di una truffa digitale

Si moltiplicano le frodi finanziarie ai danni degli istituti di credito. Anche Banca Ifis, infatti, è stata colpita nei mesi scorsi da un caso simile a quello che ha portato Fideuram a perdere 36 milioni di euro.

Nel mese di maggio, una manager di Banca Ifis ha infatti autorizzato operazioni finanziarie per 23,8 milioni di euro a seguito di una frode informatica. Proprio come nel caso Fideuram, il contatto iniziale con la dirigente è avvenuto tramite WhatsApp. Successivamente, la manager ha ricevuto comunicazioni da una casella di posta elettronica apparentemente riconducibile a un dipendente dell’istituto, che richiedeva di effettuare una serie di operazioni. I fondi sono stati trasferiti su conti situati a Singapore, Hong Kong, Bahrein e in Spagna.

Di questa somma, 20 milioni di euro sono stati recuperati grazie a un sequestro preventivo, con il blocco dei capitali eseguito a Barcellona. L’istituto, presieduto da Ernesto Fürstenberg Fassio, stima di recuperare i restanti 4 milioni di euro tramite la propria copertura assicurativa.

In un caso parallelo, un istituto di credito cooperativo ha subito una frode da 2 milioni di euro, i cui fondi sono stati in parte rintracciati in Croazia. Le dinamiche di questi attacchi sfruttano l’impiego dell’intelligenza artificiale, utilizzata per la clonazione vocale e la redazione di email verosimili, rendendo complessa l’identificazione della manipolazione. I sistemi di controllo degli istituti di credito permettono tuttavia di attivare procedure di blocco dei trasferimenti in tempi rapidi.

Riguardo il caso Fideuram, emergono nuovi dettagli relativi alla frode che ha ingannato l’allore presidente Paolo Molesini. La procura di Milano indaga in concorso con ignoti un informatico di quarantotto anni, con cittadinanza israeliana e marocchina, già condannato negli Stati Uniti per reati finanziari analoghi. Secondo la ricostruzione degli investigatori, 36 milioni di euro sono transitati su conti posizionati a Malta, in Lussemburgo e in Olanda, per poi convergere su una piattaforma di trasferimento fondi canadese e infine in due portafogli Bitcoin riconducibili all’indagato. L’informatico avrebbe incassato direttamente ulteriori 3,5 milioni di euro.

(Citywire del 28/09/2026)

28 SETTEMBRE 2026

AFRICA. Mutilazione genitale femminile in Africa Occidentale: la medicalizzazione nasconde il danno

Sempre più famiglie in Africa occidentale si rivolgono a personale sanitario per sottoporre le proprie figlie a mutilazioni genitali femminili (MGF), convinte che un contesto clinico possa rendere la pratica più sicura. È il fenomeno della "medicalizzazione" delle MGF, al centro di un articolo firmato da Famia Nkansa, Bintu Mansaray e Frances Wurie e pubblicato da Health Policy Watch.

Le autrici partono da un dato di fatto: le famiglie che portano le bambine in ospedale per il taglio lo fanno perché credono che il rischio possa essere gestito da mani esperte. È un ragionamento che, però, nasconde una trappola. Un elenco di rischi clinici, per quanto accurato, rischia di essere interpretato come un problema gestibile, non come un danno da evitare in assoluto.

Per questo l'articolo propone di cambiare radicalmente il linguaggio usato dagli operatori sanitari: non più "rischio", che suggerisce la possibilità di una mitigazione, ma "danno", concetto che implica un dovere di prevenzione da parte dei genitori. Gli operatori dovrebbero essere formati a spiegare che il taglio genitale provoca esattamente le complicazioni che si vorrebbero scongiurare: infezioni, disfunzioni sessuali, complicazioni durante il parto. La formazione medica, sottolineano le autrici, non può cancellare il trauma fisico e psicologico causato dalla mutilazione. E soprattutto va ribadito un punto centrale: una bambina non sottoposta a taglio è già sana, integra e nel pieno delle sue capacità di crescere bene.

L'autorità del camice bianco, scrivono le autrici, non dovrebbe limitarsi al principio di "non nuocere", ma diventare uno strumento attivo per dissuadere chiunque altro dal praticare il taglio. La medicalizzazione, ricordano, non è nata dal nulla e non scomparirà da sola.

L'articolo cita il lavoro sul campo di Rugiatu Neneh Turay-Koroma, a capo dell'Amazonian Initiative Movement (AIM) in Sierra Leone, tra le attiviste che hanno guidato la campagna contro le MGF nella regione. Secondo le autrici, i cali documentati nei tassi di mutilazione in Africa occidentale non sono stati concessi dai governi, ma conquistati comunità per comunità grazie all'impegno di sopravvissute, attiviste e persino ex praticanti che hanno abbandonato questa attività.

Un passaggio storico in questa battaglia è arrivato nel luglio 2025, quando la Corte di Giustizia dell'ECOWAS (la Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale) ha stabilito che la mancata protezione da parte della Sierra Leone delle bambine dalle mutilazioni genitali femminili soddisfa la soglia legale per essere definita tortura. La sentenza, definita "storica" da diverse organizzazioni per i diritti umani della regione, ha riconosciuto la MGF come una delle forme più gravi di violenza contro le donne e ha imposto allo Stato di adottare misure legislative per proibire la pratica.

Le autrici concludono che il movimento transnazionale contro le mutilazioni genitali femminili in Africa occidentale dimostra che i tassi possono effettivamente diminuire. La medicalizzazione, però, rappresenta oggi il nuovo fronte di questa battaglia: il problema, ricordano, non è mai stato lo strumento usato per compiere il taglio — che sia una lametta tradizionale o un bisturi sterile in un reparto ospedaliero — ma la violenza in sé, che resta tale indipendentemente da chi la esegue.

28 SETTEMBRE 2026

SPAGNASPAGNA. Cocaina in valigia: due ex diplomatici venezuelani arrestati a Madrid

La Guardia Civil spagnola ha arrestato all'aeroporto Adolfo Suárez Madrid-Barajas due ex diplomatici venezuelani, sorpresi l'8 settembre con 50 chilogrammi di cocaina nel bagaglio. La notizia, riportata da CubaHeadlines, è emersa nel dibattito pubblico solo diverse settimane dopo i fatti.

Il primo arrestato è José Rafael Escorihuela Pereira, arrivato a Barajas dalla Repubblica Dominicana con un passaporto diplomatico venezuelano. Fermato dagli agenti, avrebbe tentato di sottrarsi al controllo doganale dichiarandosi diplomatico in attività, ma il tentativo non è servito a evitare la perquisizione: nel suo equipaggio sono stati trovati i 50 chili di stupefacente. Secondo quanto ricostruito da fonti spagnole, Escorihuela per anni è stato il braccio destro di Coromoto Godoy Calderón, attuale rappresentante permanente del Venezuela alle Nazioni Unite, che ha accompagnato con il ruolo di ministro consigliere e vicecapo missione presso l'ambasciata venezuelana.

Il secondo detenuto è Kelvin Jesús Matos Pérez, anch'egli in servizio presso l'ambasciata venezuelana a Madrid, legato da vincoli familiari a Nicolás Maduro Guerra, figlio dell'ex presidente venezuelano ora detenuto a New York e conosciuto come "Nicolasito". La Guardia Civil sta verificando se Matos Pérez abbia agito da intermediario per Escorihuela nella capitale spagnola e se nella vicenda siano coinvolte altre persone.

Secondo fonti consultate dal media venezuelano El Pitazo, Escorihuela avrebbe effettuato negli ultimi mesi cinque viaggi seguendo sempre lo stesso schema: partenza dal Venezuela su voli privati, scalo a Santo Domingo e proseguimento verso Madrid su voli commerciali. La ripetizione sistematica di quella rotta ha attirato l'attenzione delle autorità portuali dominicane, che hanno condiviso informazioni di intelligence con la Guardia Civil spagnola, portando al monitoraggio e infine all'arresto a Barajas. Le indagini giudiziarie restano al momento sotto stretto segreto istruttorio.

Il caso si inserisce in un contesto di crescente pressione giudiziaria internazionale contro l'apparato chavista. Nicolás Maduro è stato arrestato dalle forze statunitensi il 3 gennaio 2026 e deve rispondere di accuse federali di narcoterrorismo. Il 15 settembre, inoltre, Alex Saab, figura chiave legata al regime chavista, si è dichiarato colpevole di associazione per riciclaggio di denaro davanti a un tribunale federale di Miami, accettando di restituire 195 milioni di dollari e impegnandosi a collaborare con la procura fornendo informazioni su alti funzionari venezuelani.

28 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Fentanyl. In vigore il decreto

E' in vigore il Decreto Fentanyl. Adeguamento entro Natale per le strutture veterinarie. Esclusi studi e ambulatori che detengono giornalmente un numero di confezioni "inferiore a sette". Novanta giorni per mettere in pratica le procedure di sicurezza, custodia e tracciabilità dei medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope. Anmvi lavora a una linea guida.
Le misure minime di sicurezza e di gestione definite dal decreto si applicano ai medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope, riportati nella tabella dei medicinali sezioni A, B, C allegate al Testo Unico degli Stupefacenti (DPR 309/1990) ad uso umano e veterinario.

28 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Spreco alimentare vale 13,5 mld, di cui 7,3 in casa

Vale oltre 13,5 miliardi di euro lo spreco alimentare in Italia, per un totale di 5.124.631 tonnellate di cibo, con oltre 7,3 miliardi di euro riconducibili allo spreco nelle famiglie.

Sono i dati Waste Watcher 2026 rilanciati da Ecoitaliasolidale in vista della Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, che si celebra il 29 settembre.

Secondo la rilevazione, gli italiani sprecano in media 554 grammi di cibo a settimana pro capite, pari a circa 79 grammi al giorno. "Sono numeri ancora troppo elevati - dichiara Piergiorgio Benvenuti, presidente nazionale di Ecoitaliasolidale - da anni proponiamo di introdurre stabilmente nelle scuole l'educazione ambientale, comprendendo anche una vera educazione alimentare. Bisogna partire dai giovani per costruire una cultura della prevenzione dello spreco e coinvolgere anche le famiglie". Il fenomeno assume dimensioni ancora maggiori a livello europeo: secondo la Commissione europea, nell'Ue vengono generati ogni anno oltre 58 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, pari a 129 chilogrammi per abitante e con un valore economico stimato in 132 miliardi di euro. Lo spreco alimentare rappresenta inoltre circa il 16% delle emissioni complessive di gas serra del sistema alimentare dell'Ue.

A livello globale, il Food Waste Index 2024 dell'Unep ha stimato per il 2022 circa 1,05 miliardi di tonnellate di cibo sprecato, pari al 19% degli alimenti disponibili ai consumatori: il 60% nelle famiglie, il 28% nella ristorazione e il 12% nel commercio al dettaglio. "Lo spreco alimentare non è soltanto un problema economico e sociale - sottolinea Benvenuti - ma rappresenta anche una questione ambientale. Ogni alimento sprecato significa infatti sprecare le risorse necessarie per produrlo, trasformarlo, trasportarlo e conservarlo: acqua, suolo, energia e lavoro".

Il tema si intreccia con quello della sicurezza alimentare. Secondo il rapporto Sofi 2026 di Fao, Ifad, Unicef, Wfp e Oms, nel 2025 circa 645 milioni di persone nel mondo hanno sofferto la fame, mentre circa 2,1 miliardi hanno sperimentato una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave. "Fame e spreco sono fenomeni diversi e non vanno confusi - sottolinea Benvenuti - ma è una contraddizione che deve interrogarci: mentre centinaia di milioni di persone hanno sofferto la fame, enormi quantità di cibo vengono perse o sprecate". Ecoitaliasolidale rilancia quindi la proposta di introdurre stabilmente nelle scuole l'educazione ambientale e alimentare, con percorsi dedicati alla prevenzione dello spreco, alla corretta conservazione degli alimenti, al consumo responsabile e al recupero delle eccedenze. L'associazione richiama inoltre la legge 166 del 2016, la cosiddetta legge Gadda, sul recupero e la donazione delle eccedenze alimentari. Sul fronte europeo, la normativa Ue modificata nel 2025 prevede entro il 2030 una riduzione del 10% dei rifiuti alimentari nella trasformazione e produzione e del 30% pro capite nella distribuzione, nella ristorazione e nelle famiglie.

(Askanews)

28 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Antitrust invia segnalazione a Parlamento e Governo su telemarketing e energia

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deliberato l'invio di una formale segnalazione a Parlamento e Governo, ai sensi dell'articolo 21 della legge n. 287/1990, in merito alle problematiche concorrenziali derivanti dalla disciplina sulle sollecitazioni commerciali telefoniche per i contratti di energia elettrica e gas, introdotta nell'articolo 51 del Codice del consumo.

E' quanto si legge in una nota di sette organizzazioni rappresentative dei consumatori, del lavoro e delle imprese (AssoCall-Confcommercio, Assoutenti A.P.S., Codacons, Federazione iConsumatori, Federazione Nazionale UGL Terziario, Movimento Difesa del Cittadino APS e Associazione URT) in cui si precisa che il provvedimento è stato deliberato dall'Antitrust nell'adunanza del 22 settembre e notificato alle parti a seguito della loro denuncia congiunta depositata lo scorso 14 luglio.

"L'intervento dell'Autorità conferma che le criticità sollevate non potevano essere liquidate come una contrapposizione corporativa o come una questione di parte", dichiarano congiuntamente le sette organizzazioni firmatarie. "La delibera dell'Agcm certifica che tutela dei consumatori, pluralismo del mercato, concorrenza e tenuta occupazionale sono elementi inscindibili. Non si tratta della vittoria di un comparto, ma della riapertura di un percorso istituzionale doveroso per garantire regole eque ed efficaci" concludono. (ANSA).

28 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Leggere bene le etichette aiuta a non sprecare il cibo. Indicazioni ISS

Saper leggere le etichette, conoscere la differenza tra le diciture "da consumarsi entro" e "da consumarsi preferibilmente entro", che non viene ben compresa dal 36% degli italiani, e seguire le indicazioni di conservazione dopo l'apertura delle confezioni sono pratiche in grado contribuire alla riduzione dello spreco alimentare.

A tal fine, gli esperti dell'Istituto superiore di sanità (Iss), in occasione della Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, che ricorre il 29 settembre, invitano a porsi 5 domande prima di buttare un alimento:

- cosa dice l'etichetta, se "da consumarsi entro" oppure "da consumarsi preferibilmente entro";

- verificare se l'alimento sia stato conservato rispettando le indicazioni in etichetta;

- controllare se la confezione sia ancora integra e,

- se è stata aperta, cercare sull'etichetta le indicazioni sulla conservazione e sul tempo di consumo:

- mettere in evidenza gli alimenti da consumare prima, inserirli nel pasto successivo o utilizzarli nella preparazione di altre ricette.

L'etichetta di un prodotto, rilevano gli esperti dell'Iss, fornisce indicazioni importanti per conservarlo, utilizzarlo e consumarlo in sicurezza. Nello specifico, la dicitura "da consumarsi entro…" (use by) riguarda alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico e, una volta superata la data di scadenza, l'alimento non deve essere consumato. È inoltre fondamentale rispettare le condizioni di conservazione riportate sulla confezione. Allo stesso tempo, la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro…" (best before) indica la data fino alla quale l'alimento, se correttamente conservato, mantiene le sue caratteristiche specifiche. Dopo tale termine il prodotto può progressivamente perdere alcune proprietà qualitative (fragranza, consistenza, aroma o colore), ma non diventa automaticamente non sicuro.

"Comprendere questa differenza è importante per la prevenzione dello spreco - osserva Laura Rossi, direttrice del Reparto nutrizione, alimentazione e salute dell'Iss -.

La Commissione europea stima che fino al 10% dello spreco alimentare annuo nell'Ue possa essere collegato alla marcatura della data e alla sua interpretazione e gestione lungo la filiera". Per interpretare correttamente un'etichetta è necessario leggere anche le condizioni di conservazione, come "conservare in frigorifero", "conservare in luogo fresco e asciutto" o "proteggere dalla luce". (ANSA).

28 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Euro digitale. Eurosistema lancia un nuovo bando su come favorire l'innovazione sul mercato

Scontrini elettronici integrati, pagamenti condizionali, singole transazioni con più pagatori o più destinatari, interazioni con gli agenti di intelligenza artificiale. La Bce vuole costruire intorno all'euro digitale un ecosistema di servizi e funzionalità che convinca i cittadini europei ad usarlo quando dovrebbe essere lanciato nel 2029. Per farlo, l'Eurosistema lancia un nuovo bando per la innovation platform dell'euro digitale: è stata pubblicata la call rivolta a società e organizzazioni private per collaborare ed esplorare in che modo l'euro digitale possa favorire l'innovazione sul mercato. Le attività di sperimentazione dovrebbero svolgersi da gennaio a giugno 2027.

La partecipazione alla nuova fase è aperta a merchant, payment service provider (PSP), technical service provider, fintech, associazioni di consumatori, istituzioni pubbliche e istituti di ricerca.

Si lavorerà sulle nuove funzionalità e servizi da associare all'euro digitale, come i pagamenti condizionali che tanto successo hanno ottenuto tra i partecipanti alla sperimentazione precedente. I partecipanti acquisiranno insight sul potenziale di innovazione dell'euro digitale, contribuiranno a plasmarne l'infrastruttura e avranno l'opportunità di sviluppare e testare nuove soluzioni. "Le iniziative saranno condotte all'insegna della trasparenza, a testimonianza dell'impegno dell'Eurosistema per un'introduzione responsabile e sicura di un euro digitale, qualora in futuro venisse presa la decisione di emetterlo", si legge in una nota.

(Adnkronos)

28 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Anche IP calmiera i prezzi dei carburanti

Socar segue l’esempio di Eni ed è pronta a mettere un limite ai prezzi di benzina e gasolio nella rete di distribuzione Ip. È quanto si legge in una nota del gruppo azero che ha acquistato Italiana Petroli da Api Holding a maggio e che ha deciso di “calmierare i prezzi dei carburanti commercializzati sul mercato italiano dalla controllata Italiana Petroli”.

27 SETTEMBRE 2026

SVIZZERASVIZZERA. Respinto il referendum per una alimentazione sovranista

L'iniziativa "Per un’alimentazione sicura" chiedeva di adeguare l'agricoltura svizzera e di orientarla verso una maggiore produzione di derrate alimentari di origine vegetale.

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L'iniziativa sull'alimentazione, che voleva aumentare il grado di autosufficienza alimentare della Svizzere dal 46% al 70%, è stata anch'essa bocciata nettamente dal popolo, con il 72,5% di voti contrari.

Il testo chiedeva di adeguare la politica agricola per incoraggiare la produzione e il consumo di derrate alimentari di origine vegetale anziché animale. Domandava inoltre la promozione di un’agricoltura e di un settore agroalimentare sostenibili e rispettosi del clima, nonché la protezione delle risorse idriche sotterranee.

All'inizio della campagna, dai sondaggi emergeva un sostanziale equilibrio tra il campo del "no" e quello del "sì". Con l'avvicinarsi della domenica di votazione, però, il sostegno all'iniziativa si è rapidamente eroso. A schierarsi a favore è stata solo la sezione giovanile dei Verdi. Neanche le principali organizzazioni ambientaliste si sono espresse a favore.

L’obiettivo del 70% di autosufficienza alimentare è stato il punto più criticato. Chi si è opposto sosteneva che questa quota fosse irrealistica e che l’unico modo per raggiungerla sarebbe stato un drastico intervento dello Stato volto a limitare il consumo di carne e di alimenti di origine animale, una sorta di "diktat vegano", come denunciato dai manifesti apparsi durante la campagna.


(Urs Flueeler su SwissInfo.com)

27 SETTEMBRE 2026

SVIZZERASVIZZERA. La maggioranza si è opposta a una concezione più restrittiva della neutralità

Il popolo elvetico ha detto un secco "no" all'iniziativa sulla neutralità. Il testo che voleva sancire nella Costituzione elvetica una concezione più restrittiva della neutralità è stato respinto dal 70,2% di chi ha votato.

L’iniziativa “Salvaguardia della neutralità svizzera”, lanciata dagli ambienti della destra conservatrice, intendeva impedire che la Confederazione potesse adottare sanzioni nei confronti degli Stati belligeranti, al di fuori di quelle decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo il campo del "sì", la neutralità elvetica sarebbe andata persa quando la Svizzera ha adottato le sanzioni dell'UE nei confronti della Russia.

L'unico grande partito schieratosi a favore del testo era l'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). Uno dei suoi rappresentanti in Consiglio nazionale, Yvan Pahud, ha dichiarato che, malgrado la sconfitta, l’iniziativa ha almeno avviato un dibattito sul tema. Pahud ha inoltre espresso la speranza che Berna possa continuare a svolgere un ruolo nel facilitare la pace, in particolare tra Russia e Ucraina, nonostante si sia “schierata con un blocco”, ha aggiunto.

“Il voto contrario invia un segnale ai Paesi vicini, indicando che la Svizzera fa parte dell’architettura occidentale dello Stato di diritto e della sicurezza”, ha commentato invece la consigliera agli Stati del Centro Marianne Binder-Keller.

Come leggere la netta sconfitta dell'iniziativa sulla neutralità?

Swissinfo analizza il risultato, elencando le lezioni da trarre sul tema della neutralità.

La guerra in Ucraina e la ripresa delle sanzioni europee nei confronti della Russia hanno rimesso la neutralità elvetica al centro del dibattito politico, riesumando un concetto che sembrava ormai relegato ai libri di storia. Oggi il popolo ha ribadito che la neutralità è uno strumento che deve evolvere. Il Governo deve porter disporre di un margine di manovra per adattarne l'applicazione agli sconvolgimenti geopolitici.

L'argomento del campo promotore secondo cui una neutralità rigida avrebbe conferito alla Svizzera più credibilità come fornitrice di buoni uffici e mediazione non ha funzionato. L'elettorato si è schierato dalla parte di chi, invece, sosteneva che il Paese depositario delle Convenzioni di Ginevra, accettando il testo, avrebbe dato l'impressione di trattare allo stesso modo aggrediti e aggressori, quindi privilegiando di fatto i secondi.

A pesare sul risultato, analizza Swissinfo, è stata inoltre la percezione da parte della cittadinanza del carattere pro-russo dell'iniziativa. Nonostante il campo del "sì" abbia tentato di minimizzare questo aspetto, il sostegno espresso all'iniziativa dalla portavoce del Ministero degli esteri russo Maria Zakharova all'inizio della campagna aveva già dettato il tono.

Nel rifiuto si può leggere anche la diffidenza di una parte importante del popolo nei confronti delle reali motivazioni dell'ex consigliere federale Christoph Blocher, in prima linea a difesa del testo. L'azienda che l'ha reso multimiliardario, EMS, ha continuato a fare affari in Russia anche dopo l'invasione dell'Ucraina. Oppositori e oppositrici al testo hanno insistito molto sul sospetto che più che battersi per la neutralità, Blocher stesse lottando solo per i suoi interessi economici.

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(Peter Schneider su SwissInfo.com)

27 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Data center e IA: le bollette elettriche aumenteranno? Risponde ARERA

Con la crescita dei data center legati all'intelligenza artificiale e l'arrivo del nuovo sistema dei prezzi zonali dell'elettricità, sorge una domanda che riguarda da vicino famiglie e cittadini: quanto peserà questa espansione infrastrutturale sulle bollette degli italiani? Come riporta Fanpage.it, la testata ha rivolto direttamente la domanda all'ARERA, l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.

Il tema è delicato perché i data center sono infrastrutture notoriamente energivore, e la loro proliferazione farà crescere in modo consistente la domanda complessiva di elettricità nel Paese. A complicare il quadro si aggiunge il passaggio al nuovo sistema dei prezzi zonali, che divide l'Italia in sette aree geografiche - Nord, Centro-Sud, Sud, Calabria, Sicilia e Sardegna - con prezzi dell'energia calibrati sui consumi e sulla domanda di ciascuna zona. Da qui il timore che, concentrandosi soprattutto al Nord i nuovi data center, la crescita della domanda energetica in quell'area possa ripercuotersi sulle bollette dei cittadini che vi risiedono.

Un portavoce di ARERA ha spiegato a Fanpage.it che, in applicazione del decreto del ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica del 18 aprile 2024, dal gennaio 2025 il Gestore dei Mercati Energetici valorizza al prezzo zonale l'energia elettrica scambiata sul mercato all'ingrosso. Tuttavia l'Autorità ha precisato che, al momento, ai clienti finali non vengono ancora applicati prezzi differenziati per zona di mercato: il Mase ha infatti previsto un meccanismo di perequazione transitorio che livella le differenze di prezzo tra le varie aree, così che il consumatore finale continui per ora a pagare un prezzo unico su tutto il territorio nazionale. In pratica, se in una zona l'elettricità costa più della media nazionale il prezzo viene compensato al ribasso; se costa meno, avviene il meccanismo inverso.

Quanto all'impatto futuro dei data center sui prezzi, ARERA ha sottolineato che è molto difficile fare previsioni, perché entrano in gioco molteplici variabili che si intrecciano tra loro. Oltre all'aumento della domanda energetica - che, a parità di altre condizioni, in alcuni casi può effettivamente spingere i prezzi verso l'alto - pesano anche fattori come l'aumento dell'energia prodotta complessivamente, la trasformazione del parco di produzione verso impianti a minor costo e la riduzione dei consumi resa possibile da iniziative di efficienza energetica. Tutti elementi che possono compensare, in tutto o in parte, la maggiore richiesta di elettricità generata dai nuovi impianti.

Secondo l'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nei prossimi tre anni sono previsti investimenti per 25 miliardi di euro nella realizzazione e nella gestione di nuovi data center in Italia, molti dei quali sorgeranno soprattutto in Lombardia e Piemonte. Fanpage.it ricorda inoltre che negli Stati Uniti, dove la corsa alla costruzione di infrastrutture per l'intelligenza artificiale è già esplosa da tempo, la questione ha assunto una rilevanza sociale e politica capace di creare divisioni anche tra gli elettori più fedeli di Donald Trump.

27 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. NYT: l'IA corre, i governi restano indietro sulla regolamentazione

Il divario tra lo sviluppo tecnologico dell'intelligenza artificiale e la capacità dei governi di regolamentarla non è mai stato così ampio. È quanto emerge da un'inchiesta pubblicata dal New York Times, firmata da Adam Satariano da Londra e Cecilia Kang da Washington e New York.

Secondo il quotidiano statunitense, il ritmo con cui i modelli di intelligenza artificiale continuano ad avanzare sta lasciando le istituzioni pubbliche di tutto il mondo sempre più indietro, creando quello che gli autori definiscono un vero e proprio vuoto politico globale. Mentre le aziende tecnologiche rilasciano nuovi sistemi con cadenza sempre più serrata, i governi faticano a costruire quadri normativi capaci di stare al passo con l'evoluzione degli algoritmi e con le loro conseguenze su lavoro, sicurezza informatica, privacy e vita quotidiana dei cittadini.

Il tema del ritardo normativo rispetto all'IA non è nuovo, ma secondo il New York Times negli ultimi mesi il divario si sarebbe ulteriormente allargato, complice la rapidità con cui le grandi aziende del settore rilasciano nuove versioni dei propri modelli, spesso più potenti e diffuse su scala ancora più ampia rispetto alle precedenti. Questo scarto tra innovazione privata e capacità di risposta pubblica alimenta il dibattito, ricorrente anche in altre sedi internazionali, sulla necessità di strumenti di governance più rapidi ed efficaci per accompagnare la diffusione dell'intelligenza artificiale senza lasciare cittadini e istituzioni scoperti di fronte ai suoi rischi.

27 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Trading sospetto prima dell'annuncio Trump su Iran: si chiede indagine SEC

Un'ondata di operazioni finanziarie da miliardi di dollari, compiute pochi minuti prima che il presidente statunitense Donald Trump annunciasse la sospensione degli attacchi contro l'Iran, ha riacceso i sospetti di insider trading e le richieste di un'indagine da parte della Securities and Exchange Commission (SEC), l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari statunitensi. Come riporta yellow.com, secondo i dati diffusi dall'account di monitoraggio dei mercati Unusual Whales, circa 1,5 miliardi di dollari in futures sull'indice S&P 500 sono stati acquistati e circa 192 milioni di dollari in futures sul petrolio sono stati venduti appena cinque minuti prima che Trump comunicasse, tramite un post su Truth Social, la sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane. Le operazioni sarebbero state da quattro a sei volte più grandi del normale per quella fascia oraria, tipicamente caratterizzata da scambi ridotti nelle contrattazioni pre-mercato. Pochi minuti dopo la pubblicazione del messaggio, i mercati hanno reagito in modo netto: i futures azionari sono balzati di oltre il 2,5% prima dell'apertura delle contrattazioni, mentre i futures sul petrolio sono crollati di circa il 6%, in un contesto senza alcun evento economico o notizia pubblica che potesse giustificare movimenti di quella portata. Diversi commentatori hanno sottolineato come la ristretta finestra temporale di cinque minuti tra le operazioni e l'annuncio presidenziale rappresenti un indizio di una possibile fuga di informazioni riservate. Alcuni hanno definito l'operazione un caso di "front running" rispetto a una dichiarazione presidenziale, sostenendo che comportamenti simili avrebbero normalmente innescato un'azione di enforcement in altri contesti di mercato. Altri utenti hanno messo a confronto la scala di queste operazioni milionarie con il trattamento riservato alle infrazioni commesse da piccoli investitori retail, denunciando un presunto doppio standard nell'applicazione delle regole. Le richieste di un'indagine da parte della SEC si sono moltiplicate sui social media, insieme a preoccupazioni più ampie sulla trasparenza e sull'equità dei mercati finanziari, soprattutto quando le operazioni sembrano coincidere in modo così preciso con decisioni di governo capaci di muovere i prezzi degli asset a livello globale. Al momento non risultano conclusioni ufficiali da parte delle autorità di vigilanza statunitensi in merito a questo episodio specifico.

27 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Debito emergente: investitori tagliano i bond più rischiosi

Alcuni tra i principali gestori di fondi obbligazionari stanno riducendo l'esposizione ai titoli più rischiosi del debito dei mercati emergenti, mentre un selloff che si sta allargando sui mercati globali del credito rischia di interrompere un lungo periodo di rendimenti positivi per questa classe di attivi. Come riporta Bloomberg, tra le società che stanno ridimensionando le posizioni più esposte figurano Aegon USA Investment Management e JPMorgan Asset Management.

Il debito emergente denominato in dollari ha comunque garantito un rendimento dell'1,4% nell'ultimo anno, nonostante la recente turbolenza sui mercati obbligazionari abbia spinto i rendimenti dei Treasury statunitensi ai livelli più alti degli ultimi vent'anni. Un risultato che, secondo gli osservatori citati dall'agenzia, appare sempre più difficile da sostenere nelle attuali condizioni di mercato.

A preoccupare i gestori è soprattutto la combinazione di fattori che si sta manifestando in queste settimane: il petrolio è salito sopra i 100 dollari al barile, mentre gli investitori si stanno preparando a un contesto di tassi d'interesse globali più elevati e destinati a restare tali più a lungo del previsto. In questo scenario, gli spread creditizi - ossia il premio di rendimento richiesto per detenere debito più rischioso rispetto ai titoli di Stato considerati sicuri - si sono ridotti fino a toccare i livelli più bassi dal 2007.

Proprio questo restringimento degli spread viene interpretato da diversi money manager come un segnale d'allarme: livelli di premio così compressi, storicamente, hanno preceduto fasi di correzione al ribasso per i titoli più rischiosi, dato che non riflettono più adeguatamente i rischi effettivi legati all'inflazione, al costo del denaro e alla stabilità finanziaria dei paesi emittenti.

La cautela dei gestori si inserisce in un contesto più ampio di rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato americani, che ha già spinto diversi investitori istituzionali a rivedere le proprie strategie sul debito dei paesi in via di sviluppo, privilegiando in alcuni casi le obbligazioni denominate in valuta locale rispetto a quelle in dollari, ritenute più vulnerabili all'aumento del costo del denaro negli Stati Uniti.

27 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Vigilanza risparmi: allarme dipendenze estere, cyber-rischi e credito privato

Le tre Autorità di Vigilanza Europee - EBA, EIOPA ed ESMA (le cosiddette ESAs) - hanno pubblicato l'aggiornamento sui rischi del sistema finanziario dell'Unione relativo all'autunno 2026, individuando tre principali vulnerabilità: la dipendenza da fornitori esterni all'UE, le minacce informatiche legate a tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale, e la crescita del mercato del credito privato.

Come riporta ESMA, le Autorità avvertono che la forte dipendenza del settore da fornitori e infrastrutture extra-UE potrebbe amplificare l'impatto di shock geopolitici e interruzioni operative. In particolare, la dipendenza da fornitori di servizi ICT esterni allo Spazio Economico Europeo resta un motivo di preoccupazione, insieme ai crescenti rischi informatici legati a modelli di intelligenza artificiale sempre più avanzati.

Un approfondimento pubblicato da un altro operatore del settore precisa che questa dipendenza attraversa l'intero sistema finanziario: i fondi di investimento detengono esposizioni sostanziali verso gli Stati Uniti, in particolare tramite fondi azionari UCITS e fondi alternativi, mentre le banche continuano a fare forte affidamento su fornitori ICT e sistemi di pagamento non europei, con lacune di finanziamento in alcune valute extra-UE, principalmente dollaro, sterlina e franco svizzero.

Le vulnerabilità legate al credito privato vengono segnalate come un ulteriore punto critico. Sebbene il settore resti relativamente piccolo nell'Unione, la sua rapida crescita, la scarsa trasparenza e i legami sempre più stretti con il resto del sistema finanziario potrebbero generare rischi nei periodi di tensione sui mercati.

Nonostante queste criticità, il sistema finanziario europeo si è mostrato resiliente. Fondi di investimento, compagnie assicurative e banche continuano a mostrare fondamentali solidi, anche se tensioni geopolitiche, minacce informatiche, catastrofi naturali e sviluppi tecnologici continuano a condizionare le prospettive future. I mercati finanziari hanno retto nonostante un contesto volatile segnato da tensioni geopolitiche, oscillazioni dei prezzi energetici e persistente instabilità delle cripto-attività, con le azioni europee che hanno toccato massimi storici.

I risultati principali dell'aggiornamento autunnale del Comitato Congiunto sui rischi e le vulnerabilità sono stati presentati il 10 settembre 2026 alla riunione della Tavola sulla Stabilità Finanziaria del Comitato Economico e Finanziario dell'UE, come contributo delle Autorità di Vigilanza.

Le ESAs invitano dunque i supervisori e gli operatori di mercato a rafforzare la propria preparazione, puntando su una gestione delle crisi più efficace, un coordinamento nella risoluzione delle situazioni di stress e una regolamentazione più adattabile. Viene chiesto inoltre un monitoraggio proattivo dei rischi legati alle dipendenze esterne, al credito privato e alle tecnologie emergenti: questo significa gestire con attenzione le esposizioni verso soggetti extra-SEE, in particolare quelle collegate al credito privato, sorvegliare le dipendenze dai fornitori di servizi non europei e rafforzare la preparazione ai rischi derivanti dal rapido sviluppo dell'intelligenza artificiale e del calcolo quantistico, quest'ultimo potenzialmente in grado di mettere in crisi gli attuali sistemi crittografici.

27 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Minori migranti: 53 milioni in fuga nel mondo, l'Italia prima meta in Europa

Sono quasi 53 milioni i minorenni nel mondo costretti alla fuga per guerre, violenze e disastri climatici, mentre oltre 500 milioni vivono in zone di conflitto. Come riporta AgenSIR, di questi 19,1 milioni sono rifugiati o richiedenti asilo all'estero, 29,4 milioni sono sfollati interni a causa delle guerre e 4,4 milioni sono sfollati per emergenze ambientali. A questi numeri si aggiungono 37 milioni di minori migranti spinti dalla povertà.

Il dato è stato diffuso in vista della 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra il 27 settembre 2026 sul tema "Anche uno solo di questi bambini". Nel corso dell'udienza generale in Vaticano, Papa Leone XIV ha rivolto un appello alla responsabilità collettiva nella tutela dei più piccoli, denunciando le sofferenze, le violenze, le torture e lo sfruttamento subiti dai minori "costretti ad abbandonare la propria terra", che spesso perdono la vita lungo le rotte migratorie.

Lungo i tragitti migratori bambini e adolescenti affrontano abusi di ogni genere: molti finiscono vittime di tratta, lavoro forzato, reclutamento in gruppi armati o detenzione arbitraria, mentre le ragazze sono esposte a un alto rischio di violenze di genere e abusi sessuali. A questo si sommano i traumi psicologici legati alla perdita della scuola, alla separazione dai familiari e alla costante minaccia per la vita.

Nel 2025 sono arrivati in Europa via mare oltre 155.100 tra rifugiati e migranti, dei quali più di 35.300 erano minorenni: un minore ogni cinque arrivi complessivi. Dal 2015 sono oltre 33.600 le persone morte lungo la rotta del Mediterraneo e nell'ultimo decennio, in media, un bambino al giorno ha perso la vita cercando di raggiungere l'Italia.

L'Italia si conferma il primo Paese d'arrivo in Europa per i minori rifugiati e migranti. Nel corso del 2025 sono sbarcate 66.300 persone, tra cui oltre 14.000 minori: la grande maggioranza, circa 12.000, è giunta senza genitori o adulti di riferimento (i cosiddetti minori stranieri non accompagnati, Msna). Al 31 maggio 2026 nel sistema di accoglienza italiano si contavano oltre 14.300 minori soli.

Per rispondere a queste fragilità, l'Unicef e il Ministero dell'Interno hanno promosso il programma Protect+, che punta a rafforzare l'identificazione precoce e la presa in carico di oltre 45.000 persone vulnerabili.

27 SETTEMBRE 2026

USAUSA. New Jersey, a Sparta installata per strada una macchina per la riduzione del danno

Anche il comune di Sparta, nella contea di Sussex, in New Jersey, si è dotato di un dispositivo automatico per la distribuzione gratuita e anonima di materiali di "riduzione del danno" destinati a chi fa uso di sostanze stupefacenti. Come riporta TAPinto Sparta, la macchina è stata collocata sul territorio comunale con l'obiettivo di rendere più accessibili strumenti salvavita come il naloxone, il farmaco in grado di invertire gli effetti di un'overdose da oppioidi.

L'iniziativa si inserisce in una tendenza ormai consolidata in diverse contee del New Jersey, dove enti sanitari locali e organizzazioni no profit hanno installato distributori automatici pensati per raggiungere anche le persone che, per stigma sociale o mancanza di accesso ai servizi sanitari tradizionali, difficilmente si rivolgerebbero a un farmacista o a un ambulatorio. I dispositivi funzionano tipicamente 24 ore su 24, non richiedono documenti d'identità e permettono di ritirare gratuitamente naloxone, siringhe sterili, kit per il consumo più sicuro di sostanze, strisce reattive per individuare la presenza di adulteranti come il fentanyl, materiale per la medicazione delle ferite e contenitori per lo smaltimento sicuro degli aghi usati.

Esperienze analoghe già attive in altre zone dello Stato, come quella inaugurata in Ocean County a Toms River, hanno mostrato una domanda immediata da parte della popolazione: nella sola prima settimana di attività, il distributore installato presso la Suburban Health Clinic ha erogato 110 siringhe, 39 kit per il consumo sicuro e otto kit di medicazione, oltre a naloxone, strisce antidroga, preservativi e contenitori per rifiuti taglienti. Un macchinario simile, attivo ad Asbury Park dall'aprile 2025, ha distribuito complessivamente oltre 50.000 forniture, incluse 566 confezioni di naloxone, secondo i dati diffusi da VNA Health Group.

Il New Jersey continua a fare i conti con un numero elevato di decessi legati all'uso di droghe: nel 2023 si sono registrati 2.816 morti per overdose nello Stato, un dato in calo rispetto agli anni precedenti ma ancora molto alto. Le politiche di riduzione del danno, tra cui rientrano appunto questi distributori automatici, puntano a ridurre i rischi sanitari immediati legati al consumo di sostanze - come le infezioni trasmesse per via ematica e le overdose fatali - offrendo al contempo un primo punto di contatto verso percorsi di cura e disintossicazione per chi fosse pronto a intraprenderli.

27 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. La guerra interna al Cartello di Sinaloa: migliaia di morti e scomparsi

Da oltre due anni lo stato messicano di Sinaloa è teatro di una sanguinosa guerra intestina tra le fazioni rivali del Cartello di Sinaloa, uno scontro che secondo le stime più recenti ha già causato oltre 4.000 tra morti e scomparsi. Il conflitto, riportato anche da News.com.au, ha travolto la capitale Culiacán e si è esteso agli stati vicini di Chihuahua, Durango, Nayarit, Sonora e Zacatecas.

All'origine dello scontro c'è l'arresto di Ismael "El Mayo" Zambada, storico co-fondatore del cartello insieme a Joaquín "El Chapo" Guzmán. Il 25 luglio 2024 Zambada è stato consegnato alle autorità statunitensi insieme a Joaquín Guzmán López, figlio del Chapo, in circostanze rimaste controverse: secondo la ricostruzione più accreditata sarebbe stato attirato con l'inganno su un aereo privato diretto negli Stati Uniti, dove è stato arrestato non appena atterrato. Il 9 settembre 2024 la frattura tra le due anime del cartello - la fazione dei "Chapitos", fedele ai figli di El Chapo, e quella legata a Zambada, nota come "La Mayiza" - è diventata guerra aperta.

Il Cartello di Sinaloa, va ricordato, non ha una struttura gerarchica unica né un comando centralizzato: è descritto dagli analisti come una rete di cellule che collaborano tra loro pur mantenendo ampia autonomia operativa, il che ha reso ancora più caotico e frammentato il conflitto tra le due fazioni, con il coinvolgimento progressivo di cartelli esterni e gruppi criminali regionali, tra cui il Cartello di Jalisco Nueva Generación e il Nuovo Cartello di Juárez.

Gli episodi documentati nel corso della guerra sono innumerevoli: sparatorie tra sicari filmate nei pressi di monumenti cittadini, cadaveri esposti pubblicamente su ponti autostradali come monito per i rivali, veicoli crivellati di colpi, sequestri e sparizioni lungo le strade statali. A Culiacán, città di circa 800.000 abitanti, la vita quotidiana è stata stravolta: ristoranti e negozi hanno chiuso o esposto cartelli di vendita, e la squadra di calcio locale, i Dorados de Sinaloa - la stessa che ebbe come allenatore il compianto Diego Maradona tra il 2018 e il 2019 - si è temporaneamente trasferita a Tijuana, a 1.500 chilometri di distanza, per motivi di sicurezza.

Il governo messicano ha reagito schierando circa 11.000 soldati, supportati da mezzi corazzati e velivoli, per tentare di riportare l'ordine nella regione. Nonostante il dispiegamento di forze, gli scontri tra l'esercito e i sospetti membri del cartello sono proseguiti, con operazioni che hanno causato ulteriori vittime tra i criminali e alcuni arresti di presunti leader locali.

Il bilancio della guerra si inserisce in un quadro nazionale già drammatico: dal 2006, anno in cui lo Stato messicano ha lanciato la sua offensiva militare contro il narcotraffico, sono state uccise oltre 450.000 persone in Messico e più di 100.000 risultano tuttora scomparse, secondo i dati raccolti dalle autorità e ripresi dalle testate internazionali che seguono il conflitto.

Come riporta News.com.au, la violenza tra le fazioni ha assunto i tratti di un vero e proprio regime del terrore per la popolazione civile della regione, con racconti di sicari reclutati a compensi minimi rispetto ai rischi corsi e un numero di persone scomparse che continua a crescere mese dopo mese.

27 SETTEMBRE 2026

COLOMBIACOLOMBIA. Estradati due narcotrafficanti negli USA, svolta su politica antidroga

Il presidente colombiano Abelardo de la Espriella ha autorizzato l'estradizione verso gli Stati Uniti di due uomini ricercati dalla giustizia americana per reati legati al narcotraffico. Come riporta Colombia One, si tratta di Giovani Andres Rojas, alias "Araña", indicato come uno dei capi dei Comandos de Frontera, e di Allende Perilla Sandoval, ritenuto un fedelissimo di Ivan Marquez, leader della Segunda Marquetalia.

Le due decisioni si inseriscono nella politica di cooperazione giudiziaria con Washington che il nuovo governo colombiano sta portando avanti fin dal suo insediamento, dopo aver formalmente archiviato la linea di dialogo con questi gruppi criminali che era stata portata avanti dall'amministrazione precedente nell'ambito della cosiddetta politica di "Total Peace".

Il caso di "Araña" presenta un elemento particolare: prima di essere consegnato agli Stati Uniti, l'uomo era stato coinvolto proprio nei negoziati di pace promossi durante il governo di Gustavo Petro, che lo aveva nominato "gestore di pace". Rojas era stato arrestato a Bogotá nel febbraio dell'anno precedente su richiesta di estradizione presentata da un tribunale federale del distretto meridionale della California, con l'accusa di narcotraffico e appartenenza a organizzazione criminale. L'iter giudiziario colombiano era poi proseguito fino al parere favorevole della Corte Suprema di Giustizia, ma l'estradizione era stata sospesa proprio a causa del suo ruolo di portavoce nei tavoli di pace voluti dal governo Petro.

Il 26 agosto de la Espriella ha ordinato la ripresa del procedimento e, venerdì 25 settembre, Rojas è stato trasferito dal carcere La Picota di Bogotá fino alla base militare di Catam, per poi essere imbarcato su un aereo della Drug Enforcement Administration (DEA) statunitense diretto negli Stati Uniti. In Colombia, all'uomo vengono contestati anche 16 omicidi commessi nella regione del Caquetá tra il 2020 e il 2024.

Il secondo caso riguarda Allende Perilla Sandoval, identificato dalle autorità colombiane come uno dei fedelissimi di Ivan Marquez e come membro di strutture collegate alla Segunda Marquetalia. Gli Stati Uniti ne chiedono l'estradizione davanti al tribunale distrettuale federale del Texas orientale, dove dovrà rispondere di accuse legate alla produzione e distribuzione di cocaina e a una cospirazione per l'importazione illegale della sostanza sul territorio americano. L'incriminazione federale a suo carico porta la data del 26 giugno 2024. In Colombia, Perilla Sandoval è inoltre oggetto di quattro distinti procedimenti per omicidio e minacce, riferiti a fatti avvenuti a Bogotá, Pasto e Tumaco.

Le due estradizioni confermano la linea intrapresa dal nuovo esecutivo colombiano, volta a riattivare i procedimenti giudiziari che erano rimasti sospesi durante l'amministrazione Petro nel quadro dei dialoghi con i gruppi armati illegali.

27 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Gli attacchi contro i pescherecci ecuadoriani sollevano preoccupazioni umanitarie, ma l'amministrazione Trump non vacilla

Mentre il segretario di Stato statunitense Marco Rubio veniva insignito a Quito della più alta onorificenza ecuadoriana dal presidente Daniel Noboa, dieci pescatori ecuadoriani la cui barca era stata fatta esplodere dalle forze armate Usa restavano alla deriva nell'oceano Pacifico orientale. Come riporta The Guardian, l'episodio riaccende le preoccupazioni umanitarie sulla campagna antidroga della Casa Bianca nel Pacifico e nei Caraibi, senza però che l'amministrazione Trump mostri alcun segno di ripensamento.

L'8 settembre, un giorno prima dell'arrivo di Rubio in Ecuador, una nave militare statunitense ha intercettato in acque internazionali il peschereccio Don Rufo. Il capitano dell'imbarcazione, Mero Calderón, 50 anni, ha raccontato al quotidiano britannico che i militari americani erano saliti a bordo armati come per una guerra. L'uomo ha tentato di mostrare loro il pescato per dimostrare che l'equipaggio stava semplicemente lavorando, ma i soldati non gli hanno creduto. Secondo il racconto di Calderón, i militari hanno portato a bordo due grosse bombe, hanno trasferito l'equipaggio sulla propria nave, li hanno ammanettati e bendati e infine hanno fatto saltare in aria il peschereccio.

Sei pescatori, incluso lo stesso Calderón, sono stati consegnati alle autorità locali. Altri dieci membri dell'equipaggio, che stavano pescando più al largo su un'imbarcazione più piccola non attrezzata per raggiungere autonomamente la costa, sono rimasti dispersi in mare. La marina ecuadoriana li ha recuperati soltanto il 10 settembre, quando Rubio si trovava già in Perù in procinto di tornare negli Stati Uniti. Il Comando Sud degli Stati Uniti ha pubblicato un video montato di 14 secondi dell'operazione, sostenendo che le informazioni di intelligence avevano confermato come l'imbarcazione fosse utilizzata da un'organizzazione criminale come stazione di rifornimento galleggiante per i motoscafi che trasportano droga: un'accusa che i pescatori respingono con fermezza.

Il caso del Don Rufo è una delle otto operazioni condotte contro imbarcazioni ecuadoriane in poco più di due settimane, l'ultima delle quali risale al 16 settembre. Si tratta di episodi distinti rispetto ai circa 70 attacchi aerei statunitensi condotti nel Pacifico e nei Caraibi, che dall'anno scorso hanno causato la morte di 234 persone: nelle operazioni contro i pescherecci ecuadoriani, infatti, gli equipaggi vengono rimossi dalle imbarcazioni prima che queste vengano affondate.

A differenza degli attacchi unilaterali statunitensi contro altre imbarcazioni, questa nuova serie di operazioni gode del sostegno esplicito del presidente ecuadoriano di destra Daniel Noboa, che le definisce "operazioni congiunte". Noboa ha firmato un accordo con la Casa Bianca che autorizza tali interventi e garantisce l'immunità penale al personale militare statunitense coinvolto. Donald Trump ha paragonato le operazioni contro i trafficanti di droga alla campagna militare condotta contro lo Stato islamico, sostenendo che i trafficanti dovrebbero essere uccisi, esiliati o detenuti come combattenti nemici, senza possibilità di rilascio.

Le organizzazioni per i diritti umani definiscono questi attacchi vere e proprie esecuzioni extragiudiziali. Un relatore speciale delle Nazioni Unite ha concluso che esistono ragionevoli motivi per ritenere che tali operazioni possano configurarsi come crimini contro l'umanità. Il 19 settembre altre quattro persone sono state uccise in un attacco condotto nei Caraibi, senza che le autorità statunitensi ne rivelassero l'identità né fornissero prove del loro coinvolgimento in attività criminali.

Il Guardian ricorda inoltre che tre casi risalenti ai primi mesi dell'anno restano tuttora non rivendicati da Washington: il 20 gennaio il peschereccio Fiorella è scomparso con otto membri dell'equipaggio a bordo, dopo che alcuni di loro avevano riferito ai familiari di sentirsi sorvegliati da droni e da una nave su cui dicevano di aver visto una bandiera statunitense. Organizzazioni per i diritti umani e giornalisti hanno identificato altri due casi con caratteristiche simili avvenuti a fine marzo, in cui però i pescatori sono sopravvissuti. Il Washington Post ha riferito che questi tre episodi farebbero parte di un programma segreto della Cia, agenzia che ha rifiutato di commentare la vicenda.

27 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Jersey, boom di cannabis terapeutica: controlli ancora assenti

Nell'isola di Jersey, dipendenza della Corona britannica nella Manica con poco più di centomila abitanti, le farmacie hanno dispensato 72.065 prodotti a base di cannabis terapeutica nel 2025, contro i 53.477 dell'anno precedente: un aumento di circa il 35%. Come riporta Mondosanità, il dato da solo non dice quante persone siano coinvolte, perché la stessa persona può tornare in farmacia più volte nel corso dell'anno.

Il confronto con l'Inghilterra mette in luce l'anomalia del caso Jersey. Un audit ufficiale condotto sui dati del 2022 aveva già rilevato che circa il 4,01% della popolazione dell'isola aveva ricevuto una prescrizione di cannabis medicinale, contro appena lo 0,04% della popolazione inglese. Il divario si amplia ulteriormente se si guarda alla sola popolazione in età lavorativa: 6,08% a Jersey contro lo 0,05% in Inghilterra. Un'inchiesta del Times pubblicata a marzo aveva già acceso i riflettori sulla crescita del mercato privato britannico della cannabis medicinale, segnalando prescrizioni concentrate in pochi medici e un ricorso frequente al farmaco per problemi psichiatrici come ansia e depressione.

A Jersey la maggior parte delle prescrizioni avviene nel settore privato, e riguarda in gran parte medicinali non autorizzati: prodotti che possono essere legalmente prescritti pur non avendo ottenuto un'autorizzazione all'immissione in commercio basata sulla valutazione prevista per un farmaco approvato per indicazioni specifiche. L'audit ufficiale aveva inoltre segnalato casi di pazienti seguiti contemporaneamente da più prescrittori e forniture di farmaco che sembravano superare il fabbisogno mensile. Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, dimostra che una terapia fosse inappropriata, ma nel loro insieme pongono la necessità di poter tracciare le prescrizioni e verificarne gli esiti.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la salute mentale. Nei primi sette mesi del 2025 il reparto di psichiatria acuta per adulti dell'isola ha registrato 100 ricoveri: in 20 valutazioni iniziali l'uso di cannabis figurava tra i fattori di rischio, e in sei casi era riportato specificamente l'uso di cannabis medicinale prescritta. Sul fronte scientifico, una meta-analisi pubblicata nel 2026 sulla rivista The Lancet Psychiatry, basata su 54 studi e 2.477 partecipanti, ha rilevato prove di efficacia scarse o incerte della cannabis terapeutica per la maggior parte dei disturbi mentali.

Le autorità di Jersey hanno ammesso la lacuna normativa. Il ministro della Salute Tom Binet ha riconosciuto che, diversamente da altre giurisdizioni, l'isola non dispone attualmente di controlli legali specifici sulle pratiche di prescrizione della cannabis medicinale né di un regime di ispezione indipendente delle cliniche, pur precisando che il farmaco non è "non regolamentato", dato che le prescrizioni sono emesse solo da professionisti sanitari registrati e responsabili delle proprie decisioni cliniche. Il governo dell'isola ha annunciato che nuove regole legali sulle prescrizioni entreranno in vigore entro la fine del 2026, con una consultazione pubblica prevista nelle prossime settimane per stabilire chi potrà legalmente prescrivere il farmaco e per introdurre l'obbligo di visite mediche in presenza.

27 SETTEMBRE 2026

CANADACANADA. Droghe. Aver esagerato i benefici della decriminalizzazione ha eroso la fiducia

Un nuovo studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ) sostiene che il governo della British Columbia, in Canada, abbia "esagerato" i benefici attesi dal proprio progetto pilota di decriminalizzazione del possesso di piccole quantità di droghe pesanti, finendo per erodere il sostegno pubblico alla misura. Come riporta il Times Colonist, a sostenerlo è Daniel Myran, medico, ricercatore in sanità pubblica e coautore della ricerca.

La misura era stata introdotta nel gennaio 2023 come progetto pilota triennale e permetteva il possesso fino a 2,5 grammi di oppioidi, cocaina, metanfetamina o MDMA senza che la persona venisse arrestata o si vedesse sequestrare la droga, pur restando illegale il traffico di stupefacenti. L'obiettivo dichiarato era ridurre i decessi per overdose tra chi consuma droghe in solitudine, migliorare l'accesso ai servizi sanitari e di riduzione del danno e diminuire lo stigma legato alla tossicodipendenza. Analizzando il periodo compreso tra agosto 2020 e marzo 2025, i ricercatori hanno rilevato che l'introduzione della decriminalizzazione ha prodotto un calo immediato e marcato degli arresti per possesso di droga. Quando però nel maggio 2024 la provincia ha parzialmente ripristinato i reati legati al possesso negli spazi pubblici, a seguito delle proteste per il consumo visibile di droga in parchi e altri luoghi condivisi, gli arresti sono tornati rapidamente ai livelli precedenti alla riforma.

A differenza degli arresti, però, lo studio non ha riscontrato alcun effetto significativo della decriminalizzazione su decessi e ricoveri ospedalieri legati a overdose da oppioidi o da sostanze stimolanti. I dati non hanno mostrato, in altre parole, quel drastico calo della mortalità che i sostenitori della misura si aspettavano. Secondo Myran, è proprio l'assenza di questi miglioramenti sanitari, unita alla visibilità del consumo di droga negli spazi pubblici, ad aver alimentato il malcontento popolare e a portare a una rapida marcia indietro politica. Il governo, ha spiegato il ricercatore, aveva promosso il progetto come una soluzione in grado di produrre un cambiamento profondo, anziché presentarlo come uno strumento tra i tanti all'interno di una strategia più ampia di riduzione del danno. Le aspettative pubbliche troppo alte create dal governo, secondo Myran, rischiano ora di compromettere il sostegno a future riforme delle politiche sulle droghe, anche qualora si rivelassero utili. Nel gennaio di quest'anno la British Columbia ha deciso di non rinnovare l'esenzione federale che consentiva la decriminalizzazione, ponendo fine all'esperimento. Tra i favorevoli alla decriminalizzazione resta la convinzione che si tratti di uno strumento importante di riduzione del danno, mentre altri la considerano un fallimento che avrebbe favorito il consumo di droga in strada e la criminalità urbana.

Myran ha comunque precisato che la crisi delle overdose resta un fenomeno complesso, legato a fattori come instabilità abitativa, povertà, malattie mentali non curate e dolore cronico, che richiede risposte su più fronti: riduzione del danno, cure basate sull'evidenza scientifica, sostegno alla salute mentale e investimenti su casa, reddito e occupazione.

27 SETTEMBRE 2026

CANADACANADA. Cannucce di carta per "sniffare in sicurezza" nelle carceri federali

Il Servizio Correzionale del Canada (Correctional Service of Canada, CSC) distribuirà nelle carceri federali cannucce di carta pensate per rendere più sicuro il consumo di droga per via nasale.

Lo riporta Yahoo News Canada, citando un memo interno dell'amministrazione penitenziaria diventato pubblico. Le cannucce, descritte come biodegradabili, sono destinate a chi inala sostanze in polvere o vapori da sostanze riscaldate. Secondo il documento, la loro introduzione risponde a un aumento dei casi di inalazione, fumo e sniffo di sostanze tra i detenuti federali: l'amministrazione sottolinea che le strategie di riduzione del danno devono adattarsi per ridurre il rischio di overdose, prevenire la trasmissione di malattie infettive e restare in linea con le pratiche basate sull'evidenza scientifica. Il memo precisa che il possesso di questi strumenti, da soli, non dovrebbe comportare accuse penali per i detenuti. Se però vengono trovati insieme a sostanze illecite o ad altro materiale non autorizzato, si applicano le normali procedure operative previste per i casi di droga in carcere.

Interpellato dal National Post, il portavoce del CSC Laurence Côté ha confermato l'autenticità del documento circolato sui social media, spiegando che è stato redatto per informare tutto il personale dell'ampliamento dei prodotti destinati alla riduzione del danno.

Secondo quanto riportato da Rebel News, il memo interno, datato aprile 2026 ed entrato in vigore lunedì 21 settembre, include anche fogli di alluminio pensati per il consumo tramite fumo, descritti come più spessi rispetto a quelli di uso domestico, e strisce reattive per testare rapidamente la presenza di fentanyl, benzodiazepine e xylazina nelle sostanze prima dell'assunzione.

Tutti questi materiali vengono consegnati direttamente ai detenuti dal personale dei servizi sanitari del carcere.

Il CSC ha difeso la scelta definendo questi strumenti interventi di riduzione del danno, ampiamente riconosciuti come efficaci sotto il profilo dei costi perché contribuiscono a prevenire la trasmissione di malattie infettive come HIV ed epatite C, riducendo così la necessità di cure mediche più costose e di spese sanitarie a lungo termine legate a queste patologie. L'iniziativa si inserisce in un percorso di espansione dei programmi di riduzione del danno nelle carceri federali canadesi che va avanti da anni: già dal 2018 è attivo un programma di scambio di siringhe per i detenuti che fanno uso di droghe per via iniettiva, ritenuto necessario per limitare la diffusione di infezioni tra la popolazione carceraria. Il CSC ha comunque precisato di mantenere misure rigorose per contrastare l'introduzione, il traffico, il finanziamento e la distribuzione di sostanze non autorizzate all'interno degli istituti penitenziari.

27 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Bar sotto casa, la desertificazione ne cancella 24mila in 6 anni, 11 al giorno. Confesercenti

Non solo negozi: la desertificazione commerciale travolge anche i bar. Tra il 2019 e il 2025 il comparto ha perso oltre 24mila imprese, circa 11 al giorno. E a scomparire non sono soltanto i 'Bar Mario' o i 'Bar dello sport' di provincia, ma anche i bar sotto casa nei quartieri delle grandi città: con loro vengono meno luoghi di incontro e socializzazione che fanno parte della vita quotidiana delle comunità.

A lanciare l'allarme è Confesercenti, che ha elaborato i dati delle Camere di commercio per fotografare lo stato di salute di una delle attività di prossimità più riconoscibili e amate d'Italia.

L'impatto negativo della ritirata di bar non è solo sociale, ma è anche economico: secondo le stime di Confesercenti, la riduzione si traduce in un impoverimento dei territori di oltre 7,2 miliardi di euro in sei anni, tra minori consumi, occupazione e gettito fiscale. Nel 2019 le imprese nel servizio bar erano 169.839; nel 2025 sono 145.766, il 14,2% in meno. Il calo interessa tutte le regioni, ma procede a velocità diverse.

Nel Centro la riduzione è particolarmente marcata: 7.323 bar in meno, oltre un quinto rispetto al 2019 (−20,8%). Seguono il Nord-est, con una flessione del 16,3%, e il Nord-ovest, con il 16,1%. Il calo è più contenuto nel Sud (−6,7%) e nelle Isole (−6,5%), ma anche in queste aree il saldo è negativo. In valore assoluto è la Lombardia a registrare la perdita maggiore, con 4.957 bar in meno. Seguono il Lazio (−4.405), il Veneto (−2.806), l'Emilia-Romagna (−1.916) e il Piemonte (−1.915).

Guardando invece alla variazione percentuale, la contrazione più forte si registra nelle Marche, dove i bar diminuiscono del 25%. Nel Lazio il calo è del 23,9%, in Valle d'Aosta del 22,2% e in Veneto del 20,1%. Sul piano delle Città, un dato su tutti: Roma perde 2.827 bar, più del 30%, uno dei cali più alti in Italia.

Una vera e propria emorragia che neanche i flussi turistici da record della Capitale sono riusciti ad arrestare. "La desertificazione commerciale sta cambiando la vita quotidiana delle nostre comunità", dichiara Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. (ANSA).

27 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Quasi 1 italiano su 2 ha meno di 3 ore a settimana per sé

Quasi un italiano su due (46%) ha meno di tre ore a settimana da dedicare ad attività scelte per il proprio benessere o piacere, al netto di lavoro, casa, famiglia e impegni. E per l'11% non si arriva nemmeno a un'ora in tutta la settimana.

Lo rivela l'indagine realizzata da SWG per David Lloyd Clubs sul rapporto degli italiani con il proprio tempo libero.

Quando il tempo stringe, la rinuncia segue una gerarchia precisa: le prime a saltare sono le uscite (33%), tra cinema, concerti, mostre e ristoranti, e l'attività fisica o sportiva (32%), seguite dal riposo (27%) e dagli hobby (24%). All'estremo opposto ci sono gli affetti: solo l'8% sacrifica il tempo con il partner o in famiglia. Che resta la prima scelta anche quando il tempo c'è: davanti a due ore libere, il 40% le dedicherebbe alle persone care, prima di hobby e passioni (29%), riposo (26%) e momenti all'aria aperta (26%). L'attività fisica si ferma al 18%.

Il tempo per sé non è però una questione di desiderio, ma di calendario.

Il 66% ammette che, se non lo programma in anticipo, rischia di non trovarlo; il 61% fatica a trovare un equilibrio tra impegni e tempo personale; il 60% riconosce di considerarlo meno prioritario rispetto alle attività del resto della giornata. È da qui che nasce "Metti un po' di gioia in agenda", la nuova campagna di David Lloyd Clubs: se il tempo per stare bene non entra in calendario, semplicemente non accade. Un invito a trattare i momenti che fanno stare bene - da soli o insieme alle persone care - come appuntamenti capaci di riportare leggerezza, energia e gioia nella settimana, e non come la prima voce da cancellare.

(Askanews)

26 SETTEMBRE 2026

ISRAELEISRAELE. Terapia di coppia con MDMA: il mercato clandestino cresce dopo il 7 ottobre

Vitaly Gariev - Unsplash
Foto: Vitaly Gariev — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

In Israele si sta diffondendo una pratica di terapia di coppia che utilizza MDMA, il principio attivo dell'ecstasy, per superare risentimenti accumulati e barriere emotive nelle relazioni. Si tratta di un fenomeno clandestino, perché la sostanza resta illegale nel paese, ma sempre più coppie in crisi decidono comunque di affidarsi a terapeuti che operano fuori da ogni cornice legale. A riportarlo è Ynetnews.

Il dottor Itamar Cohen, ricercatore sulle sostanze psichedeliche e membro del British Institute of Psychedelic Therapy, spiega che l'unica strada legale per accedere a questo tipo di trattamento sarebbe partecipare a una ricerca supervisionata. Il problema è che i posti disponibili negli studi clinici sono limitati, mentre la domanda da parte di chi cerca una soluzione ai propri problemi di coppia è molto più ampia. Secondo Cohen molte persone ragionano così: dato che assumono comunque MDMA in contesti ricreativi, perché non provare a inserirla in un percorso terapeutico, anche se non regolamentato. Cohen sottolinea inoltre che il divieto riguarda quasi tutto il mondo occidentale, con la parziale eccezione dei Paesi Bassi, dove una particolare interpretazione della legge consente l'uso terapeutico dei tartufi, un fungo dalle proprietà psichedeliche.

Lo psichiatra riferisce che il numero di persone che si rivolgono a lui raccontando di aver seguito trattamenti clandestini con esiti positivi non è affatto trascurabile, e che questa tendenza sarebbe aumentata dopo lo scoppio della guerra a Gaza. A confermarlo, secondo l'articolo, sono anche i dati più generali sull'uso di sostanze psichedeliche raccolti dall'Israel Center on Addiction, guidato dal professor Shaul Lev-Ran, che ha registrato un balzo significativo dopo il 7 ottobre 2023. Prima della pandemia di Covid, circa un adulto israeliano su dieci aveva provato o utilizzava droghe illegali; durante la pandemia la quota è salita a uno su sette; dopo l'inizio della guerra ha raggiunto uno su quattro.

Gli esperti concordano su un punto: il trattamento con MDMA, se condotto in un contesto non regolamentato e privo di supervisione professionale adeguata, comporta rischi concreti. Da un lato la sostanza può favorire la comunicazione di coppia abbassando le inibizioni, grazie all'azione su ossitocina, serotonina e dopamina, sostanze coinvolte nei meccanismi di legame affettivo e benessere. Dall'altro lato, proprio l'abbassamento delle difese psicologiche può portare a galla verità dolorose e difficili da gestire senza un accompagnamento clinico adeguato, con il rischio concreto di sviluppare dipendenza o di subire danni psicologici duraturi.

L'articolo ricostruisce anche le origini storiche di questo utilizzo della sostanza in ambito terapeutico. L'MDMA venne introdotta nella pratica psicoterapeutica già negli anni Settanta, grazie al lavoro del chimico Alexander Shulgin, che la risintetizzò, e dello psicoterapeuta Leo Zeff, che ne promosse l'impiego clinico prima ancora che diventasse una sostanza illegale. Solo nel 1985 l'MDMA venne inserita tra le sostanze proibite negli Stati Uniti, spingendone l'uso terapeutico nella clandestinità, dove di fatto è rimasto per decenni in molte parti del mondo.

26 SETTEMBRE 2026

BOLIVIABOLIVIA. Coltivazioni di coca record: la cocaina supera il mercato legale

La Bolivia ha registrato per il terzo anno consecutivo un livello record di coltivazione di coca, con una crescita che va ben oltre i confini del mercato legale della foglia e alimenta sempre più la domanda mondiale di cocaina. Lo riporta InSight Crime, secondo cui nel 2025 sono stati coltivati 36.400 ettari di coca, il 65,5% in più rispetto ai 22.000 ettari consentiti dalla Legge Generale della Coca del 2017.

L'espansione si concentra soprattutto nella regione del Chapare, all'interno dei Trópicos di Cochabamba: qui la legge autorizza la coltivazione di 7.700 ettari, ma la superficie coltivata ha raggiunto i 17.470 ettari. Si tratta di un'area dove, come sottolinea InSight Crime, lo Stato esercita un controllo limitato e dove la maggior parte della produzione di coca finisce nei mercati illegali anziché in quello autorizzato. Un colonnello della sicurezza cittadina del dipartimento di Santa Cruz, Jorge Santistevan, ha dichiarato all'agenzia investigativa che l'eccesso di foglia di coca prodotta va direttamente ai laboratori di trasformazione.

Le autorità boliviane hanno individuato negli ultimi anni oltre 3.000 siti di produzione di pasta di coca e centinaia di laboratori destinati alla cristallizzazione del cloridrato di cocaina. Gran parte della produzione della zona rifornisce organizzazioni transnazionali del narcotraffico, con clan familiari boliviani che fungono da intermediari. La produzione potenziale di cocaina nel paese avrebbe così raggiunto le 275 tonnellate metriche.

A questa espansione si accompagna un'impennata della violenza: tra agosto e la metà di settembre 2026 sono stati registrati almeno 16 omicidi collegati al narcotraffico nei dipartimenti di Cochabamba, Santa Cruz e Beni. Secondo l'ex viceministro dell'Interno e della Polizia Jhonny Aguilera, sentito da InSight Crime, gli omicidi su commissione si concentrano lungo i corridoi strategici del traffico di droga, tra cui il confine tra Cochabamba e Santa Cruz, l'area di frontiera tra Santa Cruz e il Brasile e alcune zone del dipartimento di Beni dove si trovano piste di atterraggio clandestine.

Sullo sfondo resta la figura di Evo Morales, ex leader dei coltivatori di coca ed ex presidente del paese, tuttora latitante dal 2024. Il 16 settembre gli Stati Uniti hanno nuovamente inserito la Bolivia tra i paesi che hanno fallito in modo dimostrabile nella lotta al narcotraffico, nonostante il governo di Rodrigo Paz abbia ripreso, dopo diciotto anni di interruzione, la cooperazione con l'agenzia antidroga statunitense DEA, e nonostante l'arresto del trafficante Sebastián Marset avvenuto a Santa Cruz.

26 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Cannabis, "Meglio Legale" lancia i lasciti testamentari per la legalizzazione

Elsa Olofsson - Unsplash
Foto: Elsa Olofsson — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Una campagna sui lasciti testamentari dovrebbe rassicurare, essere sobria, trattare la morte con delicatezza. L'associazione "Meglio Legale" ha scelto invece di fare il contrario: provocare, usare l'ironia e scherzare con un tabù, portando il tema della cannabis fin dentro la lettura di un testamento. Come riporta Il Sole 24 Ore, si tratta della prima campagna dell'associazione dedicata proprio ai lasciti testamentari.

La provocazione, però, non è fine a se stessa: serve a raccontare in modo diverso una scelta concreta, quella di sostenere anche attraverso un lascito le battaglie per cambiare le leggi sulle droghe. Nello spot due nipoti, interpretati dai comici Xhuliano Dule e Tiziano La Bella, più interessati all'eredità che alla memoria del nonno, assistono alla lettura delle sue ultime volontà davanti a un notaio d'eccezione, l'ex europarlamentare Franco Corleone. Ad accompagnarli c'è una voce molto riconoscibile, quella del sociologo Luigi Manconi, che presta la voce al nonno e affida ai nipoti un ultimo messaggio politico: invece di lasciare loro del denaro per qualche sfizio inutile, li invita a contribuire affinché il Paese cambi le sue leggi ingiuste sulle droghe.

È l'occasione per riportare l'attenzione su un tema legislativo che il dibattito pubblico non presidia più, nonostante in Italia si stimino sei milioni di consumatori di cannabis. Le scelte politiche del Paese si orientano infatti verso misure sempre più punitive, che lasciano questi consumatori nelle mani delle mafie e in balìa del mercato nero.

"Una campagna paradossale, ma fino a un certo punto. Ci piace pensare che la determinazione della nostra lotta e di quanti la sostengono non si fermi nemmeno davanti alla morte", ha dichiarato Antonella Soldo, presidente di "Meglio Legale". "In un momento cupo come questo, una risata può servire anche a tenere alta l'attenzione su un tema che rischia di scomparire dal dibattito pubblico. Fa ridere, finché non ci ricordiamo che dietro ci sono leggi vere, sanzioni vere e conseguenze vere sulla vita delle persone".

Da qui il senso politico dell'iniziativa: trasformare il lascito testamentario in uno strumento per far proseguire nel tempo le battaglie in cui si è creduto durante la propria vita. Con questa campagna, "Meglio Legale" invita chi condivide le proprie finalità a includere l'associazione nelle disposizioni testamentarie, per finanziare così le attività di informazione e la pressione politica sulle politiche in materia di droghe.

26 SETTEMBRE 2026

GERMANIAGERMANIA. Non è solo un viaggio: l'LSD può migliorare le capacità motorie

L'assunzione di LSD non si limita ad alterare la percezione della realtà e i sensi, ma migliora anche l'apprendimento motorio il giorno successivo. È quanto emerge da uno studio condotto da un team dell'Università di Friburgo e pubblicato giovedì.

I ricercatori hanno osservato gli effetti di una singola dose di 100 microgrammi di LSD su 43 individui. Ai partecipanti è stato chiesto di imparare una sequenza di tasti del pianoforte, una volta dopo aver assunto la sostanza e una volta dopo aver ricevuto un placebo.

L'effetto benefico dell'LSD non si è manifestato durante la fase di apprendimento, bensì nella successiva fase di consolidamento. Ottanta minuti dopo la sessione di allenamento, i progressi compiuti da coloro a cui era stato somministrato l'allucinogeno il giorno precedente superavano quelli degli altri del 32,8%.

"A nostra conoscenza, questo è il primo studio controllato a rivelare un miglioramento nell'apprendimento motorio in seguito all'ingestione di una sostanza psichedelica", afferma la ricercatrice principale dello studio, Abigail Calder, del Laboratorio di Psichiatria Molecolare dell'Università di Friburgo. Le ragioni di questo effetto non sono ancora chiare. Gli esperti hanno avanzato diverse ipotesi, come una maggiore plasticità cerebrale in seguito all'ingestione o cambiamenti nell'attenzione e nella motivazione.

Questa scoperta potrebbe essere di interesse per la riabilitazione dei pazienti che hanno subito un ictus o altre lesioni cerebrali. L'apprendimento motorio è, infatti, fondamentale per recuperare determinati movimenti.

Tuttavia, il team di ricerca rimane molto cauto. "I nostri risultati non costituiscono una raccomandazione per l'uso clinico", sottolinea Calder. Va notato che lo studio ha coinvolto solo individui sani.

Un altro effetto è stato segnalato una settimana dopo l'esperimento. I partecipanti hanno riferito una riduzione dei livelli di stress e, in alcuni casi, una maggiore flessibilità mentale. Anche in questo caso, tuttavia, gli autori raccomandano cautela: i partecipanti sapevano di aver assunto LSD e le loro aspettative potrebbero aver influenzato la loro valutazione.

(SwissInfo.com)

26 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Boom agriturismi: in dieci anni le vacanze in campagna cresciute dell’85%

Negli ultimi dieci anni le vacanze in agriturismo sono quasi raddoppiate, con un aumento dell’85% delle notti trascorse in campagna, oltre tre volte superiore alla media nazionale. A sostenere la crescita è un’offerta sempre più orientata alla sostenibilità, alle esperienze legate al territorio e all’innovazione digitale.

È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti e Campagna Amica diffusa in occasione della Giornata mondiale del turismo, che si celebra il 27 settembre e che quest’anno è dedicata all’utilizzo dell’agenda digitale e dell’intelligenza artificiale.

Agriturismo italiano verso un nuovo record nel 2026

Secondo le ultime stime, il 2026 potrebbe segnare un nuovo record per l’agriturismo italiano, migliorando il risultato raggiunto nel 2025 con 5,1 milioni di arrivi e 18,3 milioni di presenze.

A trainare la crescita è soprattutto la domanda estera. Nell’ultimo decennio le notti trascorse dagli stranieri negli agriturismi italiani sono aumentate del 119% e oggi gli ospiti internazionali rappresentano oltre il 60% delle presenze.

Accanto ai mercati tradizionali, come quello statunitense, che ha registrato un incremento del 147%, stanno crescendo nuovi bacini di domanda, tra cui Corea del Sud, Brasile, Cina e India.

Un risultato favorito dalla crescente professionalità degli agriturismi italiani, che nel tempo hanno ampliato e diversificato la propria offerta. Accanto all’enogastronomia e alla valorizzazione delle tradizioni, anche grazie all’esperienza dei cuochi contadini, ha registrato una forte crescita il turismo esperienziale.

Se l’enoturismo ha fatto da apripista, oggi l’offerta comprende anche birraturismo, oleoturismo, turismo dei formaggi e numerose altre esperienze legate alle produzioni agricole e ai territori. Un fenomeno che nel 2026 ha attirato l’attenzione di un italiano su due, secondo un’indagine Coldiretti/Ixe’.

Agriturismi sempre più digitali tra IA, blockchain e realtà virtuale

La trasformazione del settore passa anche dalla capacità di coniugare tradizione e innovazione, utilizzando gli strumenti digitali senza rinunciare al rapporto umano e alle competenze degli operatori.

Secondo il primo Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole del Polo innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti Next, il 37% degli agriturismi, quasi quattro su dieci, ha investito nella digitalizzazione per ottimizzare la gestione dell’azienda e l’accoglienza degli ospiti.

Le tecnologie utilizzate spaziano dal 5G all’intelligenza artificiale, dalla blockchain alla realtà virtuale e aumentata, fino a soluzioni di robotica, chatbot e business intelligence.

Il digitale ha inoltre modificato il modo in cui viene scelta e prenotata una vacanza e anche le modalità di misurazione del turismo, con l’obbligo di iscrizione alla Banca Dati delle strutture ricettive del Ministero del Turismo.

Per gli ospiti stranieri, in particolare, il digitale è ormai parte integrante dell’esperienza: scelgono, prenotano e recensiscono online, facendo della rete il principale canale di accesso all’offerta turistica.

“La campagna è diventata una delle porte d’ingresso dell’Italia nel mondo”

“In dieci anni le notti in agriturismo sono cresciute quasi tre volte più della media nazionale e la campagna è diventata una delle porte d’ingresso dell’Italia nel mondo”, dichiara Dominga Cotarella, presidente di Terranostra e di Fondazione Campagna Amica.

“Sei notti su dieci sono di ospiti stranieri che cercano autenticità, cibo, paesaggio ed esperienze. In questa Giornata mondiale del turismo dedicata al digitale e all’intelligenza artificiale, il nostro impegno è accompagnare le aziende nell’innovazione, soprattutto le più piccole e quelle dei giovani. La tecnologia non sostituisce l’accoglienza dell’agricoltore, ma la rende più forte e capace di raggiungere nuovi mercati”, aggiunge Cotarella.

In Italia oltre 26mila aziende agrituristiche

Secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat, in Italia sono attive 26.360 aziende agrituristiche. Di queste, 21.449 offrono alloggio, pari all’81%, per un totale di 310.660 posti letto.

Sono invece 13.092 gli agriturismi che propongono servizi di ristorazione, per complessivi 540.760 coperti.

Cresce anche l’offerta di attività complementari: 6.750 agriturismi propongono degustazioni, mentre 13.265 organizzano attività ricreative, sportive o culturali.

(FoodAffairs.it)

26 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. In Calabria, Sardegna e Sicilia i primi treni a idrogeno a scartamento ridotto al mondo

E’ il primo treno a idrogeno a scartamento ridotto al mondo e circolerà sui binari italiani, in tre regioni: Calabria, Sardegna e Sicilia. Linee sulle quali oggi viaggiano vecchi treni diesel inquinanti. Li ha presentati in anteprima il costruttore svizzero Stadler alla fiera Innotrans di Berlino, la rassegna dell’industria ferroviaria più importante al mondo.

26 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Tim controllata all'85,82% da Poste. Opas conclusa

Si chiude l’opas di Poste Italiane sul 100% di Tim: secondo i primi calcoli l’azienda arriva all’85,82% del capitale. Le adesioni sono salite al 65,72% del capitale (ovvero l’82,2542% sulle azioni oggetto dell’offerta); sommata la quota che già Poste possiede in Telecom Italia la partecipazione totale della società nel gruppo telefonico sale dunque all’85,82% circa.

26 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Diritto alla riparazione. Commissione avvia procedura infrazione contro Italia e altri 17 Paesi

La Commissione europea ha deciso di avviare procedure di infrazione contro l’Italia e altri 17 Stati membri Ue per non aver comunicato il recepimento completo della direttiva sul diritto alla riparazione e di una direttiva delegata ad essa collegata. Lo annuncia Bruxelles in una nota, ricordando che gli Stati membri Ue avevano tempo fino al 31 luglio per recepire entrambe. Le 18 capitali, inclusa Roma, hanno ora due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze segnalate che, in assenza di una risposta soddisfacente, può decidere di emettere un parere motivato, portando avanti l’iter di infrazione.

26 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. La laurea in ingegneria sarà abilitante

La laurea in ingegneria diventerà abilitante. Al suo interno, cioè, sarà inclusa una prova che sostituirà l’esame di Stato e, di fatto, basterà da sola ad esercitare la professione. Si tratterà di un tirocinio pratico-valutativo affiancato a un esame su tematiche ordinistiche-professionali. Una novità che coinvolgerà 21 classi di laurea, tra cui ingegneria civile, quella della sicurezza, quella per l’ambiente e il territorio, l’ingegneria aerospaziale, chimica, elettrica, meccanica, navale, l’ingegneria dell’automazione, informatica, delle telecomunicazioni, l’ingegneria biomedica e quella gestionale.

26 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Carburanti. Eni ha fissato un suo tetto massimo di prezzo

Eni ha fissato un limite massimo - vale a dire un price cap - al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive, pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali). La misura - correlata all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore - sarà applicata a partire da lunedì 28 settembre e durerà almeno un mese, prorogabile poi fino alla fine dell’anno in base all’andamento del mercato e agli approvvigionamenti. Intanto il governo convoca le raffinerie: appuntamento per l’8 ottobre, con l’obiettivo di aumentare la produzione nazionale.

26 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Economia sommersa 2023: quasi 198 miliardi di euro. Censis-Confcooperative

L’economia sommersa, in Italia, ha raggiunto un valore di quasi 198 miliardi di euro nel 2023 - 197,6 miliardi, per l’esattezza - pari a più del 9% sul Pil. Oltre 22 miliardi in più rispetto a 5 anni prima, cioè una crescita nominale del 12,6%. Secondo il Focus Censis Confcooperative “L’economia sommersa. Il costo dell’irregolarità per l’economia italiana” distribuendo equamente questi soldi tra tutti i cittadini italiani – dai neonati agli anziani – lo Stato potrebbe erogare un assegno individuale di ben 3.350 euro. In alternativa, questa immensa riserva invisibile sarebbe sufficiente a coprire l’intera spesa sanitaria pubblica nazionale per più di un anno, un servizio vitale che oggi richiede circa 142 miliardi di euro l’anno.

26 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Il salario dignitoso fa bene al clima: la nuova soglia italiana è di 12 euro netti l’ora

  • La Campagna Abiti Puliti ha fissato a 12 euro netti l’ora, pari a 2.063 euro al mese, la soglia del salario dignitoso in Italia per il 2026.
  • La soglia si calcola sul costo reale della vita e sale con l’inflazione, mentre dal 1990 le retribuzioni reali del settore privato sono calate in media del 6,6%.
  • Per la prima volta la Campagna lega salari e clima: chi guadagna meno subisce di più la crisi climatica, e un salario dignitoso diventa anche una misura di adattamento.

Qui l'articolo completo su Valori.it

26 SETTEMBRE 2026

POLONIAPOLONIA. Le criptovalute sembrano volersi ingraziare l'estrema destra

Le criptovalute sembrano volersi ingraziare l'estrema destra. Almeno in Polonia, dove il crollo di Zondacrypto, la più grande piattaforma di scambio del Paese, lo scorso aprile, continua a far parlare di sé. E non tanto per gli arresti, che si susseguono (è finito in manette perfino il presidente del Comitato olimpico polacco), quanto per i legami politici emersi tra il proprietario, Przemysław Kral, e numerose personalità della destra nazionalista. Sono proprio queste ultime, guarda caso, a cercare in tutti i modi di bloccare una regolamentazione più stringente delle criptovalute. Per tre volte, tra novembre 2025 e giugno 2026, la coalizione di governo ha tentato di recepire il regolamento europeo MiCA nell'ordinamento polacco. E ogni volta a bloccarlo è stato Karol Nawrocki, eletto presidente nel giugno 2025 con il sostegno proprio del partito di estrema destra Diritto e Giustizia. In concreto, dal 1° luglio scorso la normativa europea impone un'autorizzazione Casp (crypto asset service provider) per operare sul mercato dell'Ue. In Polonia però non è possibile ottenerla, perché nessuna istituzione ha ancora ricevuto il mandato per rilasciarla. La Polonia rischia così di trasformarsi in un far west delle criptovalute.

(Valori.it)

26 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Schema Ponzi nello Utah. 15 anni di carcere

Utah, protagonista è Matthew Shane Perkins, trader di 48 anni che si appresta ora a scontare quindici anni di carcere. È stato condannato per aver messo in piedi uno schema Ponzi: prometteva a risparmiatori e risparmiatrici poco avveduti rendimenti fantasmagorici, un costante 1% settimanale, investiva in prodotti particolarmente pericolosi e li remunerava non con guadagni reali ma con i soldi dei nuovi clienti. Risultato: quando il castello di carte è crollato sono evaporati 77 milioni di dollari, pari al 90% delle somme raccolte da Perkins e da sua moglie Talease. Nel frattempo la coppia si è comprata un aereo e auto di lusso, e si è concessa battute di caccia in Columbia Britannica da 80mila dollari ciascuna. En passant, non ha dimenticato di fare donazioni alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, per ingraziarsi la vasta comunità mormone dello Stato americano.

(Valori.it)

25 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Finanza UE troppo dipendente da cloud e AI extra-europei: l'allarme

Le tre autorità europee di vigilanza finanziaria - Eba (banche), Eiopa (assicurazioni e fondi pensione) ed Esma (mercati finanziari) - lanciano un allarme sulla crescente dipendenza del sistema finanziario dell'Unione europea da fornitori di tecnologia esterni ai confini comunitari. Come riporta Key4biz, nel Rapporto di aggiornamento sui rischi per l'autunno 2026 le tre autorità (note collettivamente come Esa) indicano le dipendenze esterne, le tecnologie emergenti e la crescita del credito privato come le principali vulnerabilità del sistema finanziario dell'Unione.

Il documento, presentato lo scorso 10 settembre al Financial Stability Table del Comitato economico e finanziario dell'Unione europea, segnala che una parte crescente delle infrastrutture digitali su cui si regge la finanza europea - servizi cloud, data center, sistemi ICT e, sempre più, modelli di intelligenza artificiale - resta fuori dal controllo diretto di Bruxelles. Anche mercati strategici come compensazione (clearing), operazioni di pronti contro termine (repo) e rating del credito risultano in larga parte intermediati da soggetti non europei.

Secondo le tre autorità, questa esposizione a fornitori e infrastrutture esterni allo Spazio economico europeo rischia di amplificare l'impatto di shock geopolitici e disservizi operativi. In uno scenario internazionale già teso, un guasto tecnico, una crisi diplomatica, nuove restrizioni normative o un attacco informatico contro un grande fornitore potrebbero propagarsi rapidamente attraverso l'intero sistema finanziario europeo.

Particolare attenzione viene dedicata al fronte della cybersecurity, dove la concentrazione tecnologica in mano a pochi grandi operatori preoccupa maggiormente i regolatori. L'intelligenza artificiale, spiegano Eba, Eiopa ed Esma, sta cambiando velocità e capacità degli attacchi informatici: i sistemi avanzati potrebbero rendere gli attacchi "più potenti e difficili da contenere", permettendo agli attori malevoli di individuare e sfruttare le vulnerabilità dei sistemi informatici a velocità finora impossibili. Per il comparto assicurativo questo si traduce anche in un rischio di accumulo delle richieste di risarcimento legate a polizze cyber, in caso di attacchi più frequenti e più gravi resi possibili dall'AI.

Le tre autorità richiamano l'attenzione anche su un'altra minaccia più a lungo termine: il quantum computing, che rappresenta un potenziale pericolo per i sistemi crittografici attualmente utilizzati da banche e infrastrutture finanziarie per proteggere dati e transazioni. Il punto critico, secondo il rapporto, è che i rischi legati a questa tecnologia potrebbero materializzarsi prima ancora che il quantum computing raggiunga una piena maturità commerciale, lasciando il sistema finanziario esposto con anticipo rispetto ai tempi previsti per contromisure adeguate.

Il rapporto segnala infine come ulteriore area di vulnerabilità la rapida espansione del credito privato in Europa: pur restando un segmento ancora contenuto rispetto ad altre aree del mondo, la sua crescita accelerata, la scarsa trasparenza e i legami sempre più stretti con il sistema finanziario tradizionale potrebbero trasformarlo in un fattore di rischio nei periodi di tensione sui mercati.

Nonostante questo quadro di vulnerabilità emergenti, le tre autorità ribadiscono che il sistema finanziario europeo resta nel complesso solido, sostenuto da fondamentali robusti di banche, assicurazioni e fondi d'investimento. Eba, Eiopa ed Esma non propongono un isolamento tecnologico dell'Europa, ma chiedono un monitoraggio più attento delle dipendenze da fornitori extra-UE e un rafforzamento della preparazione alle crisi legate a cybersicurezza, intelligenza artificiale e quantum computing, invitando autorità di vigilanza e operatori di mercato a mantenere alta la guardia su questi tre fronti di rischio.

25 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Multa DSA a X: gli USA intervengono a sostegno di Musk in tribunale

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha presentato una mozione presso il Tribunale Generale dell'Unione Europea per sostenere il ricorso di X ed Elon Musk contro la sanzione di 120 milioni di euro inflitta dalla Commissione europea per violazione del Digital Services Act (DSA). Come riporta Punto Informatico, l'amministrazione statunitense chiede l'annullamento della decisione della Commissione, sostenendo che Bruxelles avrebbe esteso indebitamente la propria autorità regolamentare fino a colpire società americane che, a suo dire, non operano all'interno della giurisdizione europea.

La vicenda ha origine da un'indagine avviata il 18 dicembre 2023, conclusa lo scorso dicembre con l'accertamento di tre violazioni distinte da parte di X: la spunta blu ritenuta ingannevole, poiché segnala soltanto il pagamento di un abbonamento e non l'autenticità effettiva dell'account; la scarsa trasparenza dell'archivio pubblicitario della piattaforma; e il mancato accesso dei ricercatori ai dati pubblici, un obbligo centrale previsto dal regolamento europeo. Sulla base di queste tre infrazioni la Commissione ha calcolato una sanzione complessiva di 120 milioni di euro, la prima mai emessa in base al DSA.

X ha già presentato ricorso al Tribunale Generale dell'UE, definendo l'indagine della Commissione "incompleta e superficiale" e denunciando gravi errori procedurali, un'interpretazione forzata degli obblighi previsti dal regolamento e sistematiche violazioni dei diritti della difesa. Nel frattempo, per evitare l'applicazione di multe giornaliere, la piattaforma ha comunicato una serie di misure correttive che dovranno essere attuate entro gennaio 2027.

Il Dipartimento di Giustizia americano, coordinandosi con il Dipartimento di Stato, ha depositato la propria richiesta di intervento in entrambi i procedimenti pendenti davanti al Tribunale di Lussemburgo: quello promosso da X Internet e X Holdings contro la Commissione e quello promosso da Musk personalmente contro la Commissione. Secondo Washington, la sanzione sarebbe stata calcolata erroneamente sulla base del fatturato annuo mondiale dell'intera unità economica controllata da Musk, anziché limitarsi al solo fatturato europeo generato da X. Il governo statunitense contesta inoltre che il provvedimento abbia coinvolto Musk come persona fisica e altre sue società non collegate ai servizi digitali oggetto dell'indagine.

La mozione arriva dopo settimane di critiche pubbliche da parte di esponenti repubblicani, incluso il vicepresidente JD Vance, contro la decisione della Commissione europea, accusata da più parti dell'amministrazione statunitense di usare il DSA come strumento improprio nei confronti delle aziende tecnologiche americane. La Commissione ha finora respinto queste accuse, ribadendo che le proprie regole non sono rivolte contro alcuna nazionalità specifica ma servono a tutelare gli standard digitali e democratici europei.

25 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. BTp Valore raddoppia: dal 19 ottobre due titoli per famiglie e risparmiatori

Il Tesoro torna sul mercato con il consueto appuntamento autunnale dedicato ai piccoli risparmiatori, ma questa volta lo fa con una novità assoluta: per la prima volta saranno collocati contemporaneamente due BTp Valore diversi, che i risparmiatori potranno acquistare alternativamente oppure insieme. Come riporta Il Sole 24 Ore, il collocamento della "coppia" di titoli si terrà nella settimana dal 19 al 23 ottobre.

Entrambi i titoli avranno una durata di cinque anni, ma con caratteristiche diverse nel modo in cui verranno corrisposti gli interessi. Il primo mantiene l'impostazione più tradizionale della famiglia BTp Valore: cedole pagate ogni tre mesi, con un meccanismo a tasso crescente (il cosiddetto step up) che nel tempo alza progressivamente il rendimento cedolare. Il profilo esatto dell'andamento delle cedole sarà reso noto nei giorni immediatamente precedenti l'emissione.

Il secondo titolo, che si chiamerà BTp Valore Insieme, rappresenta invece la vera novità di questa emissione: si tratta di un bond a cedola unica, che non distribuisce interessi periodici ma li accumula fino alla scadenza. In pratica il risparmiatore riceverà un unico accredito finale, comprensivo sia del rimborso del capitale investito sia della somma di tutta la cedola maturata nei cinque anni.

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha precisato che, pur nella diversità della struttura, i due strumenti offriranno rendimenti equivalenti dal punto di vista finanziario al momento dell'emissione. La scelta tra l'uno e l'altro dipenderà quindi soprattutto dalle esigenze del risparmiatore: chi ha bisogno di un flusso periodico di liquidità potrà orientarsi sul titolo con cedole trimestrali, mentre chi preferisce concentrare l'incasso degli interessi in un'unica soluzione alla scadenza troverà più adatto il BTp Valore Insieme.

I tassi cedolari minimi garantiti e i codici ISIN dei due titoli saranno comunicati venerdì 16 ottobre, pochi giorni prima dell'avvio del collocamento. Come per le precedenti emissioni della famiglia BTp Valore, anche questi titoli saranno riservati esclusivamente ai piccoli risparmiatori retail, potranno essere sottoscritti alla pari e senza commissioni, con un investimento minimo di mille euro e relativi multipli. L'acquisto potrà avvenire tramite la propria banca, l'ufficio postale presso cui si detiene un conto titoli, oppure tramite l'home banking abilitato al trading online.

Sui rendimenti si applica la consueta tassazione agevolata al 12,5%, più favorevole rispetto all'aliquota ordinaria prevista per altre forme di investimento. I titoli di Stato restano inoltre esenti dall'imposta di successione e, fino a un tetto di 50.000 euro investiti, sono esclusi dal calcolo dell'Isee del nucleo familiare.

25 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Class action crypto 2026: risarcimenti record oltre 10 miliardi

Il 2026 si conferma l'anno dei grandi risarcimenti per le vittime dei crac delle criptovalute negli Stati Uniti. Secondo un'analisi pubblicata dal sito legale statunitense lawfold.com, sono oltre 75 le cause attive tra tribunali federali e statali, per un valore complessivo del contenzioso pendente che supera i 12 miliardi di dollari, in crescita del 40% rispetto al 2025.

I casi più rilevanti riguardano i crolli di FTX, Celsius e Voyager, oltre alle azioni della Securities and Exchange Commission (SEC) contro le principali piattaforme di scambio. Binance ha già versato 4,3 miliardi di dollari per chiudere il proprio contenzioso, mentre Ripple ha pagato una sanzione da 125 milioni di dollari nell'ambito della causa con la SEC, ormai conclusa dopo oltre cinque anni di battaglie legali. Per Coinbase e Kraken si stima invece un esborso complessivo di circa 500 milioni di dollari. Nel 2025 i risarcimenti totali erogati alle vittime hanno raggiunto 8,7 miliardi di dollari, e le proiezioni per la fine del 2026 indicano il superamento della soglia dei 10 miliardi. A beneficiarne sono oltre 2,3 milioni di investitori retail coinvolti nelle diverse class action attive, con un recupero medio nel 2025 stimato attorno ai 1.200 dollari a persona.

Tra i casi più imponenti figura quello relativo al crollo dell'ecosistema Terra/LUNA: la relativa class action, che riguarda chi ha detenuto i token LUNA e la stablecoin UST tra maggio 2021 e maggio 2022, ha raggiunto un accordo transattivo da 4,47 miliardi di dollari, già approvato in sede federale, con i richiedenti attualmente impegnati a presentare le prove di reclamo.

Per quanto riguarda FTX, la piattaforma collassata nel novembre 2022, i creditori stanno ricevendo distribuzioni basate sul valore delle criptovalute calcolato alla data del fallimento: chi possedeva token tra luglio 2020 e novembre 2022 può rientrare tra gli aventi diritto. Il meccanismo, se da un lato garantisce il rimborso in dollari dell'importo originario, dall'altro esclude i creditori dai guadagni successivi legati al rialzo dei prezzi delle criptovalute rispetto al 2022.

Anche il caso Celsius Network, la piattaforma che prometteva rendimenti fino al 18% annuo prima di bloccare improvvisamente tutti i prelievi nel giugno 2022, si trova in piena fase di distribuzione. I titolari di conti "custody" hanno recuperato tra l'85% e il 95% del proprio investimento, mentre gli altri creditori ricevono trattamenti differenziati a seconda della tipologia di conto detenuto.

L'articolo di lawfold.com riporta inoltre i criteri di idoneità e le fasce di risarcimento stimate in base alle perdite documentate dai singoli investitori, che vanno da un minimo di 150 dollari fino a superare i 6.000 dollari nei casi con perdite più consistenti. Il quadro complessivo mostra come il settore delle criptovalute, dopo gli scandali e i crolli che hanno segnato il biennio 2022-2023, stia attraversando una fase di resa dei conti giudiziaria senza precedenti, con tribunali e curatori fallimentari sempre più attivi nel restituire fondi agli investitori danneggiati.

25 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Texas, Candidato repubblicano al Senato accetta finanziamenti dall'industria dell'alcol mentre si oppone alla riforma sulla cannabis

Un'inchiesta della testata statunitense Marijuana Moment ha ricostruito che Ken Paxton, procuratore generale del Texas e candidato repubblicano al Senato USA, ha ricevuto oltre 500mila dollari in donazioni elettorali legate all'industria degli alcolici, mentre nel suo ruolo istituzionale ha promosso una linea repressiva verso la cannabis. Secondo la ricostruzione basata sui registri di finanziamento delle campagne, tra i maggiori donatori figurano dirigenti di aziende distributrici di alcolici, alcuni dei quali hanno versato oltre 100mila dollari alle campagne di Paxton dal 2014 a oggi.

Come procuratore generale, Paxton ha presentato ricorsi per bloccare le politiche di depenalizzazione della marijuana approvate dagli elettori in diverse città texane, e il suo ufficio ha difeso in tribunale le restrizioni sui prodotti derivati dalla canapa, incluso un divieto sui prodotti THC come il delta-8 e il delta-10, ora classificati come sostanze di Schedule I secondo la legge statale: il possesso è considerato reato penale, punibile fino a due anni di carcere e 10mila dollari di multa.

Il suo avversario democratico alle elezioni per il Senato, il deputato statale James Talarico, sostenitore della riforma sulla cannabis, ha collegato pubblicamente queste azioni ai finanziamenti ricevuti da Paxton, sostenendo che dietro il giro di vite ci sarebbero gli interessi delle industrie della birra e del tabacco preoccupate dalla concorrenza dei prodotti THC. Marijuana Moment ha contattato la campagna di Paxton per un commento, senza ricevere risposta.

Nella stessa newsletter datata 25 settembre, Marijuana Moment riporta altre notizie dal fronte delle politiche sulla cannabis negli Stati Uniti. La governatrice del Massachusetts Maura Healey, democratica, ha presentato ai legislatori statali un disegno di legge di bilancio suppletivo che prevede, tra le altre misure, la possibilità per i veterani militari di ottenere una tessera statale per la marijuana terapeutica senza dover ottenere una raccomandazione da un medico. La proposta nasce dal fatto che il Dipartimento federale per gli Affari dei Veterani continua a vietare ai propri medici di compilare moduli di raccomandazione per la cannabis medica, costringendo molti pazienti veterani a rivolgersi a consulenze mediche private, spesso costose, oppure a rinunciare all'accesso legale al prodotto. Se approvata, la norma permetterebbe ai veterani di diventare pazienti registrati presentando la documentazione ufficiale dei Veterans Affairs che attesti una diagnosi di condizione medica debilitante, senza necessità di una certificazione aggiuntiva da parte di un professionista sanitario.

Un nuovo rapporto del Marijuana Policy Project mostra inoltre che l'uso di marijuana tra gli adolescenti è diminuito in ogni singolo Stato che ha legalizzato la cannabis per gli adulti, un dato che contraddice le argomentazioni allarmistiche degli oppositori della legalizzazione, secondo cui la riforma avrebbe favorito il consumo giovanile.

La newsletter segnala anche un editoriale della terapeuta specializzata in sostanze psichedeliche Melissa Scannell, secondo cui il semplice accesso a sostanze come la psilocibina o l'ibogaina non costituisce di per sé un percorso terapeutico completo: servono preparazione adeguata, supporto qualificato durante l'esperienza e un lavoro di integrazione successivo al trattamento.

Tra le altre notizie brevi raccolte da Marijuana Moment: l'ufficio della Casa Bianca per le politiche di controllo della droga (ONDCP) ha stanziato quasi 70 milioni di dollari per programmi di prevenzione rivolti ai giovani; il senatore repubblicano Tim Scott ha proposto un emendamento per vietare sponsorizzazioni legate a cannabis, alcol e scommesse per gli atleti universitari; in Nebraska il procuratore generale ha rinunciato a contestare ulteriormente la legge statale sulla cannabis terapeutica approvata dagli elettori, dopo una sconfitta nella Corte Suprema statale; infine l'azienda canadese Aurora Cannabis ha presentato ricorso contro l'offerta di acquisizione ostile lanciata da Curaleaf.

25 SETTEMBRE 2026

ECUADORECUADOR. Blitz con truppe USA contro rete legata al Cartello di Jalisco

Truppe statunitensi hanno partecipato a un'operazione congiunta con la polizia ecuadoriana che ha portato a oltre 30 arresti. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno dell'Ecuador, John Reimberg, precisando che l'obiettivo era una rete di narcotraffico con legami diretti con il Cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG), una delle organizzazioni criminali messicane più potenti e violente.

Come riporta BNO News, i raid sono stati condotti giovedì all'alba in tre province del paese, con il coinvolgimento di truppe americane e agenti della Drug Enforcement Administration (DEA) statunitense. Gli arresti sono avvenuti in otto diverse località: Guayaquil, Daule, Samborondón, Ventanas, Babahoyo, Puebloviejo, Vinces e Machala.

All'operazione hanno preso parte oltre 320 agenti della polizia ecuadoriana e 50 militari del Comando Sud degli Stati Uniti (SOUTHCOM). Secondo quanto dichiarato da Reimberg, tra i fermati figurano anche i presunti leader e i finanziatori della rete criminale.

Gli arresti sono il risultato di un'indagine durata circa otto mesi su un'organizzazione che gestiva ingenti quantitativi di droga proveniente dalla Colombia. I sequestri di stupefacenti effettuati nel corso dell'inchiesta nel corso dell'anno hanno inflitto all'organizzazione un colpo finanziario stimato in 322 milioni di dollari, sempre secondo il ministro. Questa cifra si riferisce a sequestri avvenuti in precedenza e non alla droga eventualmente confiscata durante i raid di giovedì.

L'operazione arriva dopo la recente visita del Segretario di Stato statunitense Marco Rubio in Ecuador, Colombia e Perù, un viaggio dedicato a colloqui su sicurezza e cooperazione regionale. Il Dipartimento di Stato americano ha inoltre di recente designato la gang ecuadoriana Los Tiguerones come organizzazione terroristica straniera, accusandola di favorire il trasporto di droga per conto dei cartelli messicani e di essere responsabile di attacchi contro civili, agenti di polizia e giornalisti. L'amministrazione Trump aveva già inserito nella stessa lista altre due gang ecuadoriane, Los Choneros e Los Lobos.

25 SETTEMBRE 2026

AFRICA. L'ombra dei cartelli messicani dietro l'allarme droga nell'Africa del sud

David Trinks - Unsplash
Foto: David Trinks — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

L'Africa meridionale sta trasformandosi da area di transito del narcotraffico internazionale a mercato di consumo e produzione con il coinvolgimento e expertise di cartelli latino americani, in particolare messicani.

Un'inchiesta Afp mostra come il cartello di Sinaloa abbia scelto il Sudafrica come territorio ideale per la produzione industriale di metanfetamina destinata soprattutto ai redditizi mercati di Australia e Nuova Zelanda.

Gli ingredienti chimici vengono importati da Cina e India.

Secondo gli investigatori, almeno sette laboratori clandestini legati a reti messicane sono stati scoperti nell'Africa meridionale negli ultimi due anni. Il caso più noto è quello del mega-laboratorio individuato a maggio nei pressi di Swartruggens, nella provincia del North West, ritenuto in grado di produrre fino a cinque tonnellate di metanfetamina al mese. Le autorità sospettano che chimici messicani siano stati inviati direttamente dal cartello per addestrare personale locale e supervisionare la produzione.

In Mozambico, inoltre, sono stati recentemente arrestati quattro cittadini messicani coinvolti nel traffico di droga. Secondo le autorità, fino a circa cinque anni fa il Paese era considerato quasi esclusivamente un punto di passaggio per eroina, metanfetamine e cocaina. Oggi, la crescente disponibilità di stupefacenti sul territorio sta anche alimentando un preoccupante consumo interno. Il Mozambico registra un aumento di flussi di cocaina lungo la cosiddetta "rotta lusofona" che collega il Brasile ai Paesi africani di lingua portoghese. Parallelamente sta emergendo il traffico di fentanyl, il pericoloso oppioide sintetico. (ANSA).

25 SETTEMBRE 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Per la prima volta, l'energia solare ed eolica coprono l'80% della rete elettrica principale

La scorsa settimana, in Australia, l'energia solare ed eolica hanno stabilito un nuovo record di energie rinnovabili per due giorni consecutivi, soddisfacendo l'80% della domanda sulla rete elettrica principale.

Secondo i dati di Open Electricity , il Mercato Elettrico Nazionale, che serve gli stati orientali, l' Australia Meridionale e il Territorio della Capitale Australiana , ha raggiunto una quota di energie rinnovabili del 79,5% intorno alle 13:30 del 18 settembre.

Questo dato ha superato il precedente record del 78,6%, stabilito alle 11:30 dell'11 ottobre 2025 e misurato dall'Australian Energy Market Operator.

Dati separati, relativi a intervalli di cinque minuti, suggeriscono che la quota abbia raggiunto brevemente un picco dell'80,1%.

Al momento in cui è stato stabilito il record, la rete elettrica era alimentata da 26.316 MW di energia rinnovabile, rispetto a poco più di 2.000 MW provenienti da combustibili fossili.

L'energia solare prodotta dai tetti ha rappresentato il 47,9% della produzione totale, seguita dagli impianti solari su larga scala con il 22,1%. Il carbone, sia nella sua forma lignite che in quella nera, ha costituito complessivamente circa il 20% del mix energetico, mentre il gas ha contribuito per meno dell'1%.

Il record è durato appena un giorno.

Il 19 settembre, l'Australian Energy Market Operator ha registrato una quota di energie rinnovabili pari all'80,4%, con gli impianti solari sui tetti che hanno soddisfatto oltre la metà della domanda totale per circa 30 minuti all'ora di pranzo.

A tale approvvigionamento hanno contribuito gli impianti solari ed eolici, insieme a un contributo dell'energia idroelettrica pari all'1%, mentre il carbone e il gas insieme hanno fornito il restante 20%.

Il ministro dell'energia australiano ha dichiarato sabato che il traguardo raggiunto significa che "le nostre case e le nostre aziende dispongono di una quantità di energia pulita, economica e di produzione nazionale senza precedenti".

"C'è ancora molta strada da fare", ha scritto Chris Bowen su Facebook , "ma aspettatevi sempre più traguardi di questo tipo in futuro, man mano che il Partito Laburista si impegnerà nella transizione energetica e nel fornire un reale sollievo dal costo della vita".

Dylan McConnell, ricercatore di sistemi energetici presso l' Università del Nuovo Galles del Sud , ha affermato che le giornate limpide e soleggiate, unite alla bassa domanda di riscaldamento e raffreddamento, hanno determinato quella che ha definito una "stagione record" per le energie rinnovabili, aggiungendo al Guardian che è probabile che la tendenza continui.

"Probabilmente questi record non dureranno a lungo, probabilmente verranno battuti nelle prossime due settimane", ha detto.

Nei tre mesi fino a giugno, le energie rinnovabili hanno fornito in media il 42,1% del mercato elettrico nazionale, un dato record per quel trimestre, dopo aver raggiunto il 46,5% nel primo trimestre dell'anno, anch'esso un record.

La domanda media sottostante nel trimestre di giugno ha raggiunto il livello record di 24.220 megawatt, mentre i prezzi medi all'ingrosso sono diminuiti del 47% su base annua, attestandosi a 74 dollari australiani per megawattora, ovvero circa 38 sterline, il livello più basso per quel trimestre dal 2020.

Il gestore del mercato si trova ad affrontare un compito sempre più arduo nella gestione della rete elettrica, man mano che le centrali a carbone vengono gradualmente dismesse, e la capacità di stoccaggio e trasmissione diventa sempre più importante per trasferire l'elettricità rinnovabile nel tempo e tra le regioni, in concomitanza con la crescente frequenza dei periodi di elevata produzione da fonti rinnovabili.

(Stuti Mishra su The Independent del 22/09/2026)

25 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Tempi di lavoro e disuguaglianze di genere. Istat

Più lavoro retribuito per le donne. Ancora ampio il divario di genere nel lavoro familiare

Nel 2023, si riduce il tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare non retribuito rispetto a vent’anni prima (-37 minuti al giorno; -12,4% rispetto al 2003).

Tra le occupate aumenta il tempo destinato al lavoro retribuito (+1 ora e 33 minuti alla settimana rispetto al 2003).

Nel confronto europeo, l’Italia presenta il divario di genere più ampio sia nel tempo di lavoro familiare non retribuito sia nel tempo di lavoro retribuito.

Il riequilibrio dei carichi familiari tra uomini e donne procede molto lentamente: il divario nel tempo dedicato al lavoro familiare si è ridotto da 3 ore e 22 minuti al giorno nel 2003 a 2 ore e 27 minuti nel 2023.

Tra gli occupati in coppia di 25-64 anni, le donne dedicano 2 ore e 22 minuti al giorno in più degli uomini al lavoro domestico e di cura. Il divario è particolarmente elevato in presenza di figli e nel Mezzogiorno.

Circa due ore e mezzo di differenza tra uomini e donne nel lavoro familiare

Nel complesso della popolazione di 15 anni e più, il divario di genere rispetto al lavoro familiare non retribuito giornaliero si è ridotto di circa 55 minuti in vent’anni, da 3 ore e 22 minuti nel 2003 a 2 ore e 27 minuti nel 2023. Si tratta di un progresso reale (-27,2% in vent’anni), che tuttavia lascia alle donne un carico di lavoro che è ancora ben oltre il doppio di quello degli uomini (4 ore e 21 minuti contro 1 ora e 54 minuti). La riduzione del divario di genere è avvenuta principalmente per effetto della contrazione del tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare, associata alla maggiore partecipazione delle donne al lavoro retribuito e favorita dalla diffusione di tecnologie ed elettrodomestici (Istat, 2026). Tuttavia, la diversa partecipazione al lavoro retribuito non spiega da sola il divario di genere: anche nelle coppie in cui entrambi i partner sono occupati, le donne svolgono ancora il 68,9% del lavoro familiare complessivo.

Il lavoro familiare non retribuito presenta un profilo per età simile tra uomini e donne, ma con intensità molto diverse: il tempo dedicato aumenta dall’infanzia all’età adulta e si riduce nelle classi più anziane. Le differenze di genere, visibili già tra bambini e ragazzi (10 minuti nel 2023), si ampliano progressivamente con l’età e raggiungono i valori più elevati nelle età centrali, in cui si concentrano insieme i carichi di cura dei figli, la gestione della casa e la partecipazione al mercato del lavoro. Nel 2023, nella classe 45-64 anni, le donne dedicano al lavoro familiare quasi 3 ore in più degli uomini (2 ore e 55 minuti). Nella fascia 25-44 anni il divario è poco inferiore (2 ore e 49 minuti). In questa fase della vita, il tempo dedicato al lavoro familiare dalle donne supera le 4 ore giornaliere, mentre quello degli uomini si attesta intorno all’ora e mezza.

Nel corso di vent’anni il divario si è ridotto in tutte le classi di età. In età adulta questa riduzione è avvenuta principalmente per effetto della contrazione dei tempi femminili: le donne di 25-44 anni dedicano al lavoro familiare circa 50 minuti in meno rispetto al 2003, quelle di 45-64 anni circa 70 minuti in meno. I tempi dedicati al lavoro familiare dagli uomini nelle stesse classi di età sono invece rimasti sostanzialmente stabili, con una lieve crescita tra il 2003 e il 2013 e una sostanziale stabilizzazione nel decennio successivo. Un andamento, questo, in parte riconducibile alla crisi occupazionale del periodo 2008-2014, che aveva comportato una temporanea riduzione del tempo di lavoro retribuito per gli uomini, aumentando la loro disponibilità di tempo da dedicare al lavoro domestico.

Nelle classi di età più anziane il meccanismo di riduzione del divario è in parte diverso. Tra i 65-74enni il tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare resta quasi invariato nel corso degli anni (da 5 ore 51 minuti a 5 ore 40 minuti), mentre quello degli uomini aumenta significativamente (da 2 ore 45 minuti a 3 ore 8 minuti): è quindi l’aumento del contributo maschile, favorito dall’uscita dal mercato del lavoro, a determinare il riavvicinamento. Tra gli over 75enni, invece, i tempi femminili aumentano (da 3 ore 51 minuti a 4 ore 11 minuti), così come quelli maschili (da 2 ore 6 minuti a 2 ore 36 minuti), cosicché il divario di genere rimane sostanzialmente stabile. Il crescente carico di lavoro familiare in questa fase della vita riflette anche l’intensificarsi delle attività di cura reciproca tra partner anziani, in una popolazione che invecchia e sopravvive più a lungo, ma in un contesto in cui le condizioni di salute migliorano progressivamente, in maniera tale da rendere gli anziani maggiormente autosufficienti.

Occupazione e lavoro familiare femminili: Italia distante dai Paesi nordici

Tra i 12 Paesi europei che negli ultimi anni hanno condotto l’Indagine uso del tempo, l’Italia si distingue per una doppia asimmetria di genere che non ha eguali.

La prima riguarda il lavoro retribuito: con il tasso di occupazione femminile tra i 15 e 64 anni del 52,5%, nel 2023 l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi dell’Unione europea, con una differenza di oltre 13 punti percentuali rispetto alla media (65,7%) e con un divario di genere tra i più ampi (-17,9 punti percentuali rispetto agli uomini). Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni (+6,3 punti percentuali rispetto al 2013), comunque più contenuti rispetto alla maggior parte degli altri Paesi, i livelli occupazionali delle donne rimangono significativamente inferiori a quelli degli uomini (Fonte Eurostat, Labor Force Survey). Coerentemente con i ridotti tassi di occupazione femminili, le donne di 15 anni e più in un giorno medio settimanale dedicano al lavoro retribuito 1 ora e 48 minuti, il valore più basso tra i Paesi osservati; l’Italia mostra, inoltre, il divario di genere più ampio nel lavoro retribuito: gli uomini vi dedicano 1 ora e 40 minuti in più delle donne, davanti alla Serbia (1 ora e 25 minuti).

La seconda asimmetria riguarda il lavoro familiare femminile (donne di 15 anni e più, esclusi gli aiuti ai familiari non conviventi), con il valore più alto tra i Paesi osservati: 4 ore e 15 minuti al giorno. Il risultato è un divario di genere nel lavoro familiare di 2 ore e 26 minuti, quasi il triplo di quello registrato nei Paesi nordici: in Norvegia e Finlandia la differenza tra uomini e donne si ferma rispettivamente a 49 e 50 minuti.

Nei Paesi con i divari di genere più contenuti nel lavoro familiare, oltre alle già citate Norvegia e Finlandia, ci sono anche Paesi Bassi (58 minuti), Germania ed Estonia (1 ora e 8 minuti). In questi Paesi la minore asimmetria nel lavoro familiare si accompagna generalmente a una maggiore presenza femminile nel lavoro retribuito: le donne lavorano più ore fuori casa e meno in casa. Il riequilibrio dei carichi familiari, tuttavia, non passa necessariamente da un maggiore impegno femminile nel lavoro retribuito: in Germania, ad esempio, le donne dedicano mediamente al lavoro retribuito 1 ora e 59 minuti al giorno, non molto di più delle italiane (1 ora e 48 minuti), mentre gli uomini dedicano al lavoro familiare 2 ore e 10 minuti, contro 1 ora e 49 minuti degli uomini italiani: il minor divario si spiega quindi soprattutto con il maggiore contributo maschile, non con un aumento sostanziale delle ore di lavoro retribuito femminile.

Guardando al lavoro totale (retribuito e familiare), il divario più ampio si osserva in Bulgaria, dove le donne lavorano complessivamente 1 ora e 13 minuti in più degli uomini, a fronte dei 46 minuti registrati in Italia. In Italia, invece, le due asimmetrie si sommano e si rinforzano, presentandosi insieme ai massimi livelli: le donne fanno molto più lavoro familiare degli uomini e molto meno lavoro retribuito, vedendosi contemporaneamente penalizzate in termini di autonomia economica e condivisione dei carichi domestici.

25 SETTEMBRE 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Crescono i consumi di eroina e cocaina

Quando molti australiani pensano all'eroina, immaginano il vertiginoso aumento del consumo e dei danni causati dalla droga negli anni '90.

Ma i nuovi dati annuali, pubblicati oggi , mostrano che i campioni di persone che fanno uso di eroina lo fanno con maggiore frequenza, a livelli che non si vedevano da decenni.

Tra le altre tendenze emerse in materia di droghe, si segnalano l'espansione del mercato degli stimolanti, il crescente consumo di tabacco illegale e i cambiamenti nelle modalità di utilizzo del protossido d'azoto.

Ogni anno parliamo con persone che fanno uso di droghe

Ogni anno, i nostri team di ricerca parlano con centinaia di persone in tutta l'Australia che fanno uso di droghe illegali o non prescritte. Queste interviste costituiscono la base di due sistemi nazionali di monitoraggio delle droghe, attivi da lungo tempo.

Il sistema di segnalazione sull'ecstasy e le droghe correlate intervista le persone che fanno uso di ecstasy e altri stimolanti in ciascuna capitale.

Il sistema di segnalazione delle droghe illecite si concentra sulle persone che si iniettano droghe.

Ecco alcuni dei risultati di quest'anno.

L'eroina ora viene usata più spesso

Il forte aumento del consumo di eroina e dei danni correlati negli anni '90 è stato seguito dalla "crisi dell'eroina" dei primi anni 2000, un periodo durante il quale l'eroina è diventata molto più difficile da reperire.

Da allora, la percentuale di persone nel nostro campione che ha dichiarato di aver fatto uso di eroina nei sei mesi precedenti è diminuita, passando dal 79% nel 2000 al 51% nel 2026.

Ma le persone ne fanno un uso più frequente. Storicamente, le persone intervistate che facevano uso di eroina dichiaravano di assumerla in media tre giorni a settimana. Nel 2026, questa frequenza è salita a un uso giornaliero medio. Si tratta della frequenza più alta registrata dall'inizio del monitoraggio nel 2000.

Come prevedibile, abbiamo osservato un aumento significativo e correlato della percentuale di partecipanti con probabile dipendenza da oppioidi.

I nostri risultati sono coerenti con i dati di monitoraggio delle acque reflue , che hanno rilevato livelli stimati record di consumo di eroina nel periodo 2024-2025. Ciò potrebbe riflettere una serie di fattori, come cambiamenti nella frequenza di consumo di eroina, nella quantità consumata o persino un aumento della purezza della droga.

Questi risultati sono in linea con prove più ampie che suggeriscono che i danni correlati all'eroina potrebbero essere in aumento.

Gli oppioidi – l'eroina ne è un esempio – sono ancora la principale causa di morte per overdose in Australia.

Ciò nonostante, dal 2017 si è registrato un calo complessivo dei decessi per overdose da oppioidi, dovuto in gran parte alla riduzione dei decessi correlati a oppioidi farmaceutici come ossicodone e morfina.

Secondo i dati preliminari del 2024 , i decessi per overdose da eroina si stanno avvicinando ai livelli registrati durante i picchi precedenti del 2018 e del 2019.

I ricoveri ospedalieri correlati all'eroina sono aumentati del 26% tra il 2022-23 e il 2023-24. Gli interventi delle ambulanze correlati all'eroina sono aumentati nella maggior parte delle giurisdizioni per le quali erano disponibili dati nel 2024.

Non sappiamo cosa si nasconda dietro questi cambiamenti nel consumo di eroina. Modifiche nelle dinamiche del mercato dell'eroina , come la diminuzione del prezzo dell'eroina corretto in base alla purezza (ovvero, un calo del prezzo per grammo di eroina pura), e l'invecchiamento della popolazione con una lunga storia di consumo di eroina potrebbero essere fattori contribuenti.

Allo stesso tempo, i nuovi oppioidi sintetici, come i nitazeni , continuano ad attirare l'attenzione e rappresentano un rischio importante da monitorare.

È importante sottolineare che molte delle stesse misure di intervento – tra cui il trattamento della dipendenza da oppioidi e la distribuzione gratuita di naloxone da portare a casa per le persone che potrebbero aver subito o assistito a un'overdose da oppioidi – possono contribuire a ridurre i danni associati sia all'eroina che ai nuovi oppioidi sintetici.

Per saperne di più: Il naloxone può contrastare l'overdose da oppioidi. Ecco perché potresti averne bisogno a casa o in borsa.

L'uso di stimolanti rimane diffuso

Tra le persone intervistate che fanno uso di ecstasy e altri stimolanti, l'uso recente di cocaina è triplicato tra il 2007 e il 2021, prima di stabilizzarsi.

Tuttavia, nel 2026 abbiamo assistito a un ulteriore aumento, con l'84% del nostro campione nazionale che ha dichiarato di averne fatto uso di recente, la percentuale più alta osservata negli ultimi 20 anni.

Abbiamo anche osservato un aumento della frequenza, sebbene sia rimasta relativamente bassa, circa una volta al mese.

L'uso di metanfetamina – principalmente metanfetamina cristallina o "ice" – è rimasto diffuso anche tra le persone che abbiamo intervistato e che si iniettano droghe. Otto su dieci hanno dichiarato di averne fatto uso nel 2026, all'incirca a giorni alterni.

I nostri risultati sono coerenti con l'aumento della produzione di cocaina e metanfetamina a livello globale e con un crescente numero di prove che indicano un aumento dell'offerta, della disponibilità e dei danni correlati agli stimolanti in Australia.

Aumento del consumo di tabacco illegale

Il consumo di tabacco è rimasto diffuso e relativamente stabile in entrambi i sondaggi per oltre due decenni. Ciò che è cambiato, tuttavia, è la provenienza dei prodotti del tabacco.

Da quando abbiamo iniziato a raccogliere informazioni sul commercio illecito di tabacco nel 2024, il consumo segnalato è aumentato di anno in anno, rispecchiando i cambiamenti più ampi nel mercato illecito del tabacco in Australia.

Tuttavia, un maggiore utilizzo di tabacco illegale non significa necessariamente che ci siano più persone che fumano.

Complessivamente, l'uso di qualsiasi tipo di tabacco negli ultimi sei mesi e la frequenza d'uso sono rimasti stabili in entrambi i gruppi di persone intervistate. Anche i tassi di fumatori giornalieri hanno continuato a diminuire nella popolazione generale.

L'uso del protossido di azoto sta cambiando

Nel complesso, l'uso di protossido d'azoto o di nang è rimasto stabile tra i partecipanti al nostro campione di consumatori di ecstasy e altri stimolanti. Tuttavia, per la prima volta, i partecipanti hanno riferito con maggiore frequenza l'utilizzo di bombolette di grandi dimensioni (alcune contenenti fino a 2 chilogrammi di protossido d'azoto) rispetto alle tradizionali bombolette più piccole da 8 grammi.

Sebbene la frequenza di utilizzo del protossido d'azoto sia rimasta bassa, circa una volta ogni due mesi, il passaggio a bombolette di dimensioni maggiori è motivo di preoccupazione. Studi internazionali suggeriscono che ciò potrebbe aumentare il rischio di gravi danni neurologici. Tra questi, danni ai nervi, che possono avere ripercussioni a lungo termine sulla mobilità e sulla coordinazione e, in alcuni casi, causare disabilità permanenti.

In sintesi

Quando si parla di mercati della droga, l'attenzione pubblica si concentra spesso sulle "minacce emergenti". Tuttavia, i nostri risultati dimostrano che le droghe già diffuse, come l'eroina, la cocaina e la metanfetamina, continuano a destare preoccupazione.

Allo stesso tempo, il crescente consumo di tabacco illegale e i cambiamenti nell'uso di prodotti a base di protossido d'azoto evidenziano la rapidità con cui i mercati della droga possono evolversi, modificando la natura e l'entità del danno, anche quando i livelli complessivi di consumo rimangono stabili.

(Rachel Sutherland - Ricercatore presso il Centro nazionale di ricerca su droghe e alcol, UNSW -, Amy Peacock - Ricercatore senior presso il Centro nazionale di ricerca su droghe e alcol, UNSW -, Jodie Grigg - Ricercatore presso il National Drug Research Institute della Curtin University - su The Conversation del 24/09/2026)

25 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Perché i TBond sono al massimo di rendimento

I rendimenti dei titoli del Tesoro USA (i Treasury) si attestano su massimi pluridecennali, mentre prosegue l’ondata di vendite a livello globale sul mercato obbligazionario (i rendimenti delle obbligazioni si muovono in direzione opposta rispetto ai loro prezzi) su rinnovate scommesse di ulteriori rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve e di altre importanti banche centrali in giro per il mondo.

Il rendimento del titolo di riferimento a 10 anni, collegato ai tassi dei mutui, è salito fino al 5,14%, il massimo dal luglio 2007, mentre quello a 30 anni ha raggiunto il 5,44%, un massimo che non si registrava dal 2004. Anche i rendimenti europei sono in crescita, mentre quelli del debito giapponese hanno toccato livelli che non si vedevano dal 1996 alla riapertura dei mercati dopo una pausa di tre giorni.

Ieri, tre fattori hanno guidato l’aumento dei rendimenti negli Stati Uniti. In primo luogo, il prezzo del petrolio è rimbalzato – con il Brent attestatosi intorno ai 102 dollari al barile – dopo che il presidente iraniano ha dichiarato con tono di sfida all’ONU che il suo Paese non consentirà la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz finché rimarranno in vigore le sanzioni. In secondo luogo, l’indice PMI composito degli Stati Uniti per il mese di settembre è salito a 58,4 dai 56 di agosto, il livello più alto dal luglio 2021 e ben al di sopra del consenso di 55,3; infine, l’asta di titoli a 5 anni per un valore di 70 miliardi di dollari si è rivelata disastrosa.

Stanno inoltre pesando le parole di alcuni banchieri centrali statunitensi. Michael Barr, membro del Consiglio dei governatori della Fed, ha dichiarato ieri che è probabile che vengano adottati “ulteriori adeguamenti della politica monetaria” per riportare l’inflazione all’obiettivo prefissato. Oggi, il presidente della Federal Reserve di New York, John Williams, ha affermato che sarebbe “ragionevole” attendersi un ulteriore rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed entro la fine dell’anno.

L’aumento dei costi di finanziamento sta mettendo sotto pressione il presidente statunitense Donald Trump in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, con il malcontento per gli elevati tassi sui mutui e per il costo della vita. Trump ha chiesto che i tassi di interesse USA siano “all’1% o meno” e ha criticato quello che ha definito un consiglio della Fed “ostile” per la decisione di alzare i tassi all’inizio del mese. A metà agosto, il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva ampliato il programma governativo di riacquisto di titoli obbligazionari nel tentativo di allentare la pressione, sebbene l’iniziativa abbi avuto finora scarso impatto.

(Start Magazine)

25 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Il caffè si conferma un rituale di connessione

Il caffè si conferma un rituale di connessione e, per 7 italiani su 10, anche un modo per rompere il ghiaccio con la propria “crush”. È quanto emerge dalla ricerca “Italiani, caffè e relazioni”, condotta da Ipsos Doxa per KRUPS, marchio di Groupe SEB, che ha analizzato il ruolo del caffè nella socialità e nelle relazioni.

Per oltre un italiano su tre (34%) il caffè è soprattutto un rituale quotidiano, mentre il 22% lo considera una pausa dai ritmi della giornata e il 16% un’occasione di condivisione.

Dal caffè nascono amicizie e relazioni

Per 8 italiani su 10 il caffè favorisce la connessione tra le persone e per il 62% rappresenta un punto di partenza per relazioni significative. Il 52% degli intervistati racconta che un caffè è stato il pretesto per far nascere un’amicizia importante, mentre per il 29% è stato l’inizio di una relazione sentimentale.

Il 67% considera inoltre l’invito per un caffè il modo ideale per rompere il ghiaccio. La frase “Ci prendiamo un caffè?” rappresenta per il 79% soprattutto un’occasione per parlare, mentre per il 21% può esprimere il desiderio di conoscersi meglio o un interesse romantico.

Il primo appuntamento? Sempre più spesso a casa

Anche la casa assume un ruolo importante nei primi momenti di conoscenza. Per il 52% degli italiani la pausa caffè tra le mura domestiche favorisce il dialogo e la sintonia, mentre il 30% apprezza la maggiore informalità e il 22% la possibilità di conversare in modo autentico, senza le pressioni di un appuntamento tradizionale.

Il 34% degli intervistati inviterebbe a casa la persona per cui prova interesse per trascorrere insieme un momento piacevole.

Il caffè nell’era dello swipe

Anche nell’epoca delle app di dating, il caffè continua a rappresentare un ponte tra la dimensione digitale e quella reale. L’84% degli italiani ritiene infatti che possa favorire una connessione autentica anche oltre lo schermo.

La convinzione è ancora più diffusa tra chi ha già vissuto la nascita di una relazione sentimentale davanti a una tazzina (84%) o di un’amicizia (80%).

A interpretare questo nuovo modo di vivere il rituale del caffè è anche Coffee Crush di KRUPS, macchina da caffè dotata di programmi personalizzati pensati per assecondare i gusti di ogni ospite e trasformare il momento del caffè in un’occasione di condivisione.

(FoodAffairs.it)

25 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Crescono i consumi di poké

Oltre 1,3 milioni di bowl ordinate su Glovo negli ultimi 12 mesi, con una crescita di quasi il 20% rispetto all’anno precedente. L’Italia si conferma così il Paese con il maggior numero di poké ordinati sulla piattaforma a livello globale, davanti a Spagna, Marocco, Portogallo e Polonia.

Il dato emerge in occasione del Poké Day e racconta un fenomeno che non riguarda più soltanto le grandi città. La poké mania si è infatti estesa anche ai centri più piccoli e alle località turistiche, mentre cresce la tendenza a personalizzare la propria bowl.

Nel mondo, nello stesso periodo, i poké ordinati attraverso Glovo hanno superato quota 2 milioni. L’Italia rappresenta quindi una parte significativa del fenomeno internazionale, con oltre 1,3 milioni di ordini.

Torino supera Milano: la poké mania cambia geografia

Roma resta la città italiana con il maggior numero complessivo di poké ordinati, ma la classifica cambia quando si guarda alla crescita.

A distinguersi è soprattutto Torino, che nell’ultimo anno ha registrato una crescita del 125%, più che raddoppiando i propri volumi e superando Milano nella classifica assoluta. Il capoluogo piemontese è inoltre la prima grande metropoli italiana per penetrazione pro capite, con circa 254 ordini ogni 1.000 abitanti.

La sorpresa arriva però dall’Isola d’Elba. Portoferraio conquista infatti il primo posto per consumo in rapporto alla popolazione, con circa 691 ordini ogni 1.000 abitanti. Un risultato influenzato anche dalla stagionalità estiva e dai flussi turistici, ma che evidenzia come la poké sia ormai uscita dai confini delle principali metropoli italiane.

Al secondo posto si trova Ciampino, con circa 525 ordini ogni 1.000 abitanti. Tra le località in cui il fenomeno è cresciuto più rapidamente figurano inoltre Bergamo (+81,2%), Busto Arsizio (+66%), Pisa (+63,1%) e Ladispoli (+56%).

La mappa degli ordini mostra quindi una diffusione sempre più ampia della bowl: dalle grandi città alle destinazioni turistiche, il poké è entrato nelle abitudini alimentari di un numero crescente di consumatori.

Oltre una bowl su due viene personalizzata

A raccontare l’evoluzione del fenomeno non sono soltanto i volumi, ma anche le modalità di acquisto. Per gli italiani la parola chiave è personalizzazione.

La formula “Crea il tuo poké” rappresenta infatti oltre il 53% dei volumi, con più di 664.000 prodotti ordinati. Più di un consumatore su due sceglie quindi di costruire la propria bowl da zero, selezionando personalmente ingredienti, proteine e topping.

Una modalità di consumo che permette di adattare la bowl ai propri gusti, scegliendo combinazioni più leggere, piccanti, ricche o essenziali.

Quando invece la scelta cade sulle ricette già composte, la Classic, ispirata allo stile hawaiano, si conferma la proposta più popolare. Il salmone resta il protagonista principale, presente in diverse preparazioni come Salmon Poké, Spicy Salmon e Salmon Lover. Tra le alternative più scelte c’è il pollo, spesso abbinato alla salsa Teriyaki.

I brand protagonisti del poké in Italia

Tra le insegne e i brand del settore disponibili sulla piattaforma figurano I Love Poke, Pokéria by NIMA e Macha Poké.

I Love Poke, fondato a Milano nel 2017, è stato tra i primi brand a portare il poké in Italia e si è affermato nel mercato del poké e dell’healthy food. Con oltre 150 store in Italia, propone un format fast casual basato sulla possibilità di personalizzare la propria bowl. Tra le signature bowl più apprezzate c’è la Tropical Salmon, con riso bianco, salmone al naturale, avocado, mango, edamame, cream cheese, pomodorini, salsa teriyaki e sesamo.

Pokéria by NIMA è una delle prime pokerie italiane e tra i brand più riconosciuti del settore. La proposta punta sulla varietà degli ingredienti e sulla possibilità di personalizzare le combinazioni. Tra i prodotti più popolari c’è la Salmon Poke, con riso sushi bianco, salmone norvegese, avocado, edamame, goma wakame e sesamo, accompagnati da una salsa a scelta.

Macha Poké è un brand italiano di ristorazione fast casual specializzato in bowl di ispirazione internazionale. Il format, orientato al segmento Healthy Food, utilizza superfood e materie prime di alta qualità e sostenibili, con un’offerta pensata sia per il consumo nei locali sia per gli ordini online. Tra le signature bowl c’è la Best of Poké, con riso sushi, salmone norvegese, salmone norvegese teriyaki, edamame, avocado, pomodorini, cavolo viola, cipolla croccante, salsa ponzu e sesamo.

(FoodAffairs.it)

25 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. La mappa di chi paga le tasse

Irpef, chi paga davvero l'imposta sul reddito in Italia? Le dichiarazioni presentate nel 2025, relative ai redditi prodotti nel 2024, mostrano una forte concentrazione del prelievo: 42,8 milioni di persone hanno presentato una dichiarazione dei redditi, ma soltanto 34,1 milioni hanno versato almeno un euro di Irpef. Considerando una popolazione complessiva di circa 58 milioni di residenti, l'analisi di Itinerari Previdenziali individua quindi circa 24,8 milioni di persone che non risultano versare Irpef.

I dati

Complessivamente sono stati dichiarati 1.076 miliardi di euro di redditi, per un gettito complessivo di 216,24 miliardi di euro (193,316 per l’Irpef ordinaria; 16,17 per le addizionali regionali e 6,76 per quelle comunali).

A pagare sono però i 'soliti noti': nonostante aumentino sia i dichiaranti, vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi, sia i versanti, vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di Irpef, il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l’anno - all’incirca 2mila euro netti al mese – e versano il 65% di tutta l’Imposta sui redditi delle persone fisiche.

Sul versante opposto, sono circa 24,8 milioni gli italiani che non dichiarano redditi, corrispondendo poco o nulla delle imposte dirette necessarie, tra le altre cose, a sostenere i costi del nostro welfare.

Secondo gli autori dell'osservatorio, "un quadro complesso, e soprattutto distante da quella narrazione che vuole (tutti) gli italiani oppressi dalle tasse, che dovrebbe quantomeno invitare a riflettere media, sindacati e classi politiche su equità e sostenibilità del sistema di protezione sociale del Paese".

Quanto pagano gli italiani in base al reddito

La distanza tra le diverse fasce emerge già dai redditi più bassi. Secondo i dati riportati da Itinerari Previdenziali, sono 7,9 milioni i contribuenti che dichiarano fino a 7.500 euro lordi all’anno: l’Irpef media versata è di appena 19 euro.

Nella fascia compresa tra 7.500 e 15 mila euro si trovano altri 7,4 milioni di dichiaranti, con un'imposta media di 204 euro.

Salendo con il reddito, cambiano rapidamente anche gli importi versati. I contribuenti tra 15 mila e 20 mila euro sono circa 4,79 milioni e pagano mediamente 1.773 euro di Irpef (che si riduce a 1.288 euro se rapporta al numero di abitanti): valore, per avere un ordine di confronto, ben al di sotto del costo pro capite della sanità, ammontata nel 2024 a 2.347euro. Per garantire la sola sanità a questa metà della popolazione, occorre dunque che altri cittadini si carichino di una spesa pari a 54,45 miliardi.

Tra 20 mila e 26 mila euro ci sono invece circa 6,65 milioni di contribuenti, con un'imposta media di 3.284 euro.

Mentre chi dichiara fino a 29 mila euro rappresenta il 69,78% dei contribuenti, ma contribuisce per il 21,33% dell'Irpef complessiva, un’imposta di 46 miliardi, pari a un terzo della spesa sanitaria..

All'estremo opposto, quanti dichiarano dai 35mila euro lordi in su rappresentano invece il 18,78% del totale contribuenti e pagano il 65% di tutta l’Irpef.

Considerando la fascia tra 29 mila e 35 mila euro (l’11,44% del totale), l'analisi sostiene che poco più del 30% dei contribuenti contribuisce a circa il 79% dell'Irpef. Una fotografia appunto "distante dal falso mito che vuole l’intera popolazione italiana tartassata dal fisco e dalle eccessive imposte", sottolineano da Itinerari previdenziali.

Cuzzilla: "Serve un cambio di rotta"

"La redistribuzione senza reciprocità rischia di diventare la grande asimmetria italiana. Abbiamo universalizzato le prestazioni, ma non la responsabilità di finanziarle. Oggi meno del 19% dei contribuenti sostiene da solo quasi due terzi dell’intera Irpef. A questa forte concentrazione del prelievo si accompagna un altro paradosso: in sedici anni la spesa assistenziale è più che raddoppiata, passando da 73 a oltre 180 miliardi, senza una corrispondente riduzione della povertà. È il segnale che non basta redistribuire di più: occorre redistribuire meglio", afferma Stefano Cuzzilla, presidente Cida. "La progressività -continua- è un principio di equità, ma non può trasformarsi nella penalizzazione permanente di chi lavora, produce e dichiara integralmente il proprio reddito". "Serve un cambio di rotta: meno pressione su chi già sostiene il sistema, più contrasto all’evasione, un welfare capace di concentrare le risorse su chi ne ha realmente bisogno e di accompagnare le persone verso il lavoro e l’autonomia, aumentando la base di chi contribuisce”, conclude Cuzzilla.

Redditi alti

A dichiarare 300mila euro lordi l’anno (circa 155mila euro al netto di imposte, contributi e oneri indeducibili) sono solo 58.700 cittadini, lo 0,1% della popolazione italiana. Nel complesso, questa fascia di contribuenti versa il 6,49% di tutta l’Irpef, per un valore di 14,03 miliardi e un importo pro capite di 238.006 euro: da soli, corrispondono cioè più Irpef di 27,8 milioni di cittadini con redditi fino a 20mila euro i quali, in totale, versano 10,84 miliardi. Tra 200 e 300mila euro di reddito si colloca lo 0,21% dei contribuenti, 89.558 persone che pagano il 3,63% dell’Irpef, e tra 100mila e 200mila euro altri 597.357 versanti, che versano 26,2 miliardi di euro, pari al 12,14% del totale. Complessivamente, dunque, questi tre scaglioni di reddito, cui corrispondono 745.615 persone, l’1,75% dei contribuenti/versanti, pagano il 22,25% dell’Irpef.

Da Itineri previdenziali si sottolinea che si tratta di "soggetti che, pur dando con le loro imposte un contributo fondamentale al Paese, sono sostanzialmente trascurati da ogni proposta di sindacati e politica, e anzi spesso 'minacciati' di ulteriori imposte o tagli, come la patrimoniale".

(AdnKronos)

25 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Età mediana, l’Italia è da record in Europa: 10 regioni oltre i 50 anni

Hai telefonato da una cabina, pagato in lire, riavvolto una musicassetta con una Bic e aspettato davanti alla radio che passasse quella canzone per registrarla? Hai avuto almeno un numero di telefono che sapevi a memoria, consultato il Televideo e vissuto abbastanza a lungo da vedere il telefono passare dal tavolino dell’ingresso alla tasca dei pantaloni?

Possibile diagnosi: hai circa cinquant’anni.

Niente di particolarmente allarmante. Il punto è che in una parte considerevole d’Italia la tua generazione non è più semplicemente una delle tante: si trova esattamente nel mezzo.

Nel 2025 dieci regioni italiane avevano un’età mediana di almeno 50 anni, secondo il nuovo Eurostat Regional Yearbook 2026. Vuol dire che metà della popolazione è più giovane e metà più anziana di quella soglia. Nell’intera Unione europea le regioni che hanno raggiunto i 50 sono 21. Quasi una su due, quindi, è italiana.

La capofila è la Liguria, con 52,6 anni, il valore più alto dell’Unione. Ma non è affatto sola nelle parti alte della distribuzione: la Sardegna è a circa 51,7 anni, il Friuli-Venezia Giulia a 51,3; seguono Molise e Umbria a 50,7, Piemonte e Toscana a 50,6, Valle d’Aosta a 50,5, Marche a 50,2 e Abruzzo a 50,0.

In Europa i cinquantenni si concentrano, in Italia si sparpagliano

Subito dietro la Liguria compare Chemnitz, nella Germania orientale, con un’età mediana intorno ai 52,1 anni; poco più sotto c’è il Principado de Asturias, in Spagna, a 51,6. Seguono Sachsen-Anhalt a 51,3, Mecklenburg-Vorpommern a 51,0 e, poco oltre quota 50, Thüringen.

La Germania concentra quindi le sue quattro regioni sopra i 50 anni nell’Est. La Spagna ne ha tre nel Nord-Ovest: oltre alle Asturias, Castilla y León è intorno a 50,6 anni e Galicia arriva a 50. Non è però soltanto un affare italo-tedesco-spagnolo: superano la soglia anche le regioni bulgare di Severozapaden e Severen tsentralen, la greca Dytiki Makedonia e la Martinica francese. Con le dieci italiane portano a 21 il numero complessivo delle regioni Ue con un’età mediana di almeno 50 anni.

La presenza italiana nel gruppo si è allargata in appena due anni: cinque regioni nel 2023, otto nel 2024, dieci nel 2025. Anche il fenomeno europeo cresce, ma con un ritmo diverso: nello stesso periodo le regioni sopra quota 50 sono passate da 14 a 17 e poi a 21. L’Italia, da sola, ne rappresenta ormai quasi la metà.

Anche il dato nazionale si è mosso più della media. Nel 2025 l’età mediana italiana ha raggiunto 49,1 anni, contro i 44,9 dell’Unione europea. Dieci anni prima era di 45,2 anni: +3,9 anni in un decennio, mentre nell’Ue l’aumento è stato di 2,1. Tra i 27, soltanto Slovacchia e Cipro hanno registrato nello stesso periodo un incremento leggermente maggiore, pari a quattro anni.

Dietro quota 50 non c’è una sola causa

Eurostat indica diversi meccanismi che possono alzare l’età mediana di una regione. Uno è certamente la maggiore sopravvivenza. Gli altri sono meno rassicuranti per la struttura demografica: nascono pochi bambini e i giovani possono lasciare i territori in cui sono cresciuti. Può accadere anche il contrario, con l’arrivo di popolazione più anziana.

Due regioni possono quindi arrivare entrambe a quota 50 seguendo strade molto diverse. Una può avere molti residenti longevi; un’altra può avere soprattutto poche nascite; una terza può perdere ventenni e trentenni diretti verso città o Paesi con maggiori opportunità. Spesso le tre dinamiche si sommano. In Italia, per esempio, nel 2025 le nascite sono scese a 355 mila e la fecondità a 1,14 figli per donna, mentre la Sardegna si è fermata a 0,85: numeri che aiutano a capire quanto la denatalità stia modificando la struttura per età del Paese.

La geografia conta altrettanto. Le aree interne italiane presentano già una quota di giovani più bassa e una presenza di ultrasessantacinquenni superiore rispetto ai centri; la distanza demografica tra territori centrali e periferici è visibile da anni nei dati Istat.

All’altro capo dell’Europa si trovano territori nei quali il centro della popolazione è molto più giovane, soprattutto aree urbane e regioni capaci di attirare studenti e lavoratori. La mobilità conta parecchio: un’università, un mercato del lavoro dinamico o grandi flussi migratori possono ringiovanire sensibilmente la struttura per età di una città. Eurostat osserva infatti che molte delle regioni con le età mediane più basse sono aree urbane, comprese diverse regioni-capitale.

In Irlanda, per esempio, l’età mediana nazionale nel 2025 era 39,6 anni. In Italia 49,1. Quasi dieci anni di differenza.

Tradotti in cultura materiale, sono parecchi: abbastanza perché da una parte dell’Europa il cittadino mediano sia cresciuto con Internet già in casa, mentre in diverse regioni italiane quello stesso posto al centro della distribuzione sia occupato da qualcuno che ricorda perfettamente il rumore del modem a 56k.

(AdnKronos)

25 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Scarsità di pomodori e insalata nei supermercati

Sugli scaffali dei supermercati italiani scarseggiano insalata e pomodori. Il caldo eccessivo dei mesi di luglio e agosto, combinato a eventi climatici estremi – come forti nubifragi e/o grandine – lascia il segno anche sul carrello della spesa, con relativo rincaro dei prezzi come effetto a catena. Si salvano verdure come le carote, le zucchine e le cipolle, di cui non mancano le scorte. Confagricoltura conferma i dati di Unione Italiana Food: i volumi agricoli si sono ridotti, la disponibilità di prodotto è calata fino al 40% e gli scarti dovuti al non raggiungimento degli standard qualitativi sono aumentati del 20%. Un periodo di difficoltà per i prodotti di quarta gamma – ortofrutticoli freschi e confezionati pronti per essere consumati,

25 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Prorogato di un anno il blocco di circolazione per gli Euro 5

C’è ancora tempo prima del blocco alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 nelle Regioni del Bacino Padano: un anno per l’esattezza. Il Consiglio dei ministri ha approvato anche il decreto legge proposto dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che sposta dal 1° ottobre 2026 al 1° ottobre 2027 la scadenza prevista dalla normativa nazionale. E che guarda alla Lombardia. «In base a un regolamento europeo di 20 anni fa avremmo dovuto lasciare a piedi centinaia di migliaia di persone che hanno il torto di possedere un veicolo diesel Euro 5», ha commentato il ministro. Il tempo aggiuntivo, si legge nel testo, deve consentire alle Regioni di completare le misure necessarie a raggiungere gli obiettivi di qualità dell’aria previsti dalle norme europee e nazionali.

25 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Scuola. approvata legge contro burqa e per le quote del 30% in classe

Da oggi chi indossa burqa o niqab nelle scuole italiane può ricevere una multa fino a mille euro. Dal Consiglio dei ministri è arrivato il via libera alla stretta sulla scuola proposta dal governo Meloni. La bozza di decreto legge conferma quanto anticipato i giorni scorsi: oltre al divieto di velo integrale, viene introdotta la soglia del 30% di alunni stranieri nella formazione delle classi, che si baserà sulla conoscenza o meno dell’italiano. Riguarderà gli studenti provenienti dall’estero (senza distinguere tra Ue ed extra-Ue) che si iscriveranno in prima nel 2027/28 e anche i nuovi arrivi di quest’anno, senza però disarticolare le classi già formate. Ora il Parlamento ha due mesi di tempo per intervenire e convertire in legge il testo: in caso contrario, allo scadere dei termini l’atto del governo perderà di efficacia.

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Concorso Agenzia Entrate riservato agli italiani: illegittimo, dice il Tribunale

È illegittima e discriminatoria la clausola che ammetteva solo cittadini italiani al concorso pubblico per l'assunzione di 622 assistenti nell'Agenzia delle Entrate. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, accogliendo il ricorso presentato da APN, ASGI, CGIL Lombardia e LEDHA contro l'ente.

Il bando contestato, pubblicato il 15 maggio 2026, era destinato principalmente a persone iscritte al collocamento mirato previsto dalla legge 68/1999, dunque in gran parte a persone con disabilità in cerca di occupazione. Nonostante questo, tra i requisiti richiesti figurava la cittadinanza italiana, escludendo di fatto tutti i candidati stranieri anche appartenenti a categorie che la normativa generale ammette invece ai concorsi pubblici: familiari di cittadini dell'Unione europea, lungosoggiornanti e titolari di protezione internazionale, secondo quanto previsto dall'articolo 38 del decreto legislativo 165/2001.

Il vincolo della sola cittadinanza italiana derivava da un DPCM del 1994, che per l'assunzione in alcuni Ministeri - tra cui quello delle Finanze, da cui discende l'attuale Agenzia delle Entrate - imponeva questo requisito partendo dal presupposto che solo un cittadino italiano potesse identificarsi pienamente con gli interessi pubblici perseguiti da quelle amministrazioni. Il giudice Luigi Pazienza ha ritenuto questo presupposto infondato: la valutazione, ha chiarito il Tribunale, va fatta caso per caso, verificando se le mansioni previste comportino effettivamente l'esercizio di poteri pubblici. Per la qualifica di assistente, hanno stabilito i giudici, questo non accade.

La sentenza ha inoltre sottolineato che la clausola discriminatoria risultava particolarmente grave proprio perché riguardava una procedura pensata soprattutto per persone con disabilità, aggravando quindi gli effetti dell'esclusione. Il Tribunale ha ordinato all'Agenzia delle Entrate di modificare il bando per consentire la presentazione delle domande anche ai cittadini stranieri rientranti nelle categorie ammesse dalla legge, condannando l'amministrazione al pagamento di 100 euro per ogni giorno di ritardo nell'adempimento, a partire dal trentesimo giorno successivo alla comunicazione della decisione. È stata inoltre ordinata la pubblicazione del provvedimento sul sito istituzionale dell'Agenzia.

La vicenda segue un caso analogo che aveva riguardato un concorso per 1.248 funzionari del Ministero dell'Interno, anch'esso inizialmente riservato ai soli cittadini italiani sulla base dello stesso DPCM del 1994. In quel caso la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23818 del 22 luglio 2026, aveva già confermato l'illegittimità del requisito della cittadinanza per l'accesso ai concorsi pubblici quando le mansioni non comportano l'esercizio di poteri pubblici.

24 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Lidl, tre sanzioni in Europa per quasi 48 milioni di euro

Tre autorità europee diverse hanno colpito negli ultimi mesi la catena di supermercati Lidl per condotte commerciali scorrette, per un importo complessivo che si avvicina ai 48 milioni di euro. Come riporta Businessonline.it, si tratta di tre vicende distinte per Paese, autorità competente e periodo di riferimento, accomunate però da un unico filo conduttore: la promessa commerciale fatta al cliente - che si tratti di origine del prodotto, prezzo o convenienza - deve corrispondere a quanto trovato realmente sullo scaffale.

In Italia il caso riguarda l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che ha sanzionato Lidl per 1 milione di euro a causa di alcune confezioni di pasta delle linee Italiamo, Combino e "Fusilli Pasta di Gragnano IGP". Le confezioni utilizzavano la bandiera tricolore, colori nazionali e slogan come "Passione Italiana" per suggerire un'origine interamente italiana del grano, mentre la reale provenienza della materia prima era indicata soltanto con la dicitura "UE e non UE", scritta in caratteri piccoli e collocata sul retro della confezione. Il principio è stato confermato dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea con la sentenza del 30 aprile 2026 relativa alla causa C-301/25, che ha chiarito come il rispetto formale delle norme sull'etichettatura alimentare non basti a escludere una pratica commerciale ingannevole, se la confezione nel suo complesso induce comunque in errore il consumatore.

In Francia la vicenda ha un'origine diversa: Lidl è stata condannata a pagare 43 milioni di euro per una comunicazione ritenuta non coerente rispetto ai prezzi promessi e al vantaggio economico effettivamente offerto ai clienti. La sanzione francese non deriva dalla stessa istruttoria di quella italiana e non può essere sommata ad essa come se si trattasse di un'unica multa europea: in Francia l'autorità competente ha applicato le regole nazionali sulla tutela dei consumatori e sulle pratiche commerciali, con riferimento specifico alla pubblicità rivolta al pubblico francese. In seguito a questa vicenda, l'azienda ha deciso di rinunciare alla pubblicità televisiva nel Paese.

Il terzo caso arriva dall'Ungheria, dove Lidl è stata sanzionata per essersi presentata come il supermercato più economico del Paese, senza fornire un confronto adeguatamente verificabile con la concorrenza. Anche questo episodio resta separato dagli altri due: non riguarda l'etichettatura della pasta italiana né coincide con la pubblicità contestata in Francia. L'autorità ungherese ha contestato nello specifico una dichiarazione comparativa assoluta - "il più economico" - che per essere legittima richiederebbe di chiarire quali prodotti sono stati confrontati, in quali punti vendita, in quale periodo e rispetto a quali concorrenti.

Le tre vicende restano dunque distinte per Paese, autorità e periodo di riferimento, e dalla ricostruzione non risulta alcun obbligo automatico di rimborso per i clienti europei coinvolti. Il punto in comune, sottolinea Businessonline.it, resta la necessità che le promesse commerciali - siano esse relative all'origine di un alimento, al prezzo o al livello di convenienza - siano sempre verificabili dal consumatore al momento dell'acquisto, e non si riducano a semplici slogan pubblicitari.

24 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Europol, a Lisbona la conferenza su protezione dati e diritti fondamentali

Come funzionare l'applicazione della legge in modo efficace senza sacrificare i diritti fondamentali e lo stato di diritto? È questa la domanda al centro della 17esima conferenza della rete di esperti in protezione dei dati di Europol (EDEN, Europol Data Protection Experts Network), svoltasi a Lisbona, in Portogallo, il 22 e 23 settembre 2026, con il titolo "Do Not Cross: Protecting Citizens, Preserving Rights" (Non oltrepassare il limite: proteggere i cittadini, preservare i diritti).

Come riporta Europol, l'evento ha messo al centro del dibattito protezione dei dati, cybersicurezza e diritti fondamentali, in un momento in cui le minacce alla sicurezza evolvono più rapidamente delle norme pensate per contenerle e i confini digitali diventano sempre più incerti.

La conferenza è stata organizzata congiuntamente da Europol, dalle autorità delle forze dell'ordine portoghesi e dall'Accademia di Diritto Europeo (ERA), e si è svolta nella sede della Polícia Judiciária di Lisbona. Tra le voci principali presenti figuravano il direttore esecutivo di Europol, il Garante europeo per la protezione dei dati (EDPS) e un rappresentante di alto livello della polizia giudiziaria portoghese, insieme a funzionari dell'Unione europea, responsabili della protezione dei dati (DPO), accademici, rappresentanti della società civile, del settore privato e della magistratura.

Secondo il programma dell'evento pubblicato dall'Accademia di Diritto Europeo, i lavori hanno affrontato i punti di frizione che caratterizzano l'attività di polizia moderna, tra cui il tema della sovranità digitale in un contesto sempre più dipendente dal cloud, la necessità di garantire un uso sicuro e legale dei dati nelle attività di contrasto, e la crescente diffusione di reti "nichiliste violente" online, un fenomeno che si colloca all'incrocio tra sicurezza, tecnologia e diritti fondamentali.

Tra i temi discussi durante i due giorni di lavori figurano anche l'intelligenza artificiale, l'apprendimento automatico e il riconoscimento facciale, strumenti sempre più utilizzati dalle forze di polizia ma che pongono interrogativi delicati sul piano della tutela della privacy e dei diritti dei cittadini nelle indagini transnazionali.

La rete EDEN, istituita nel 2015 dalla funzione di protezione dei dati di Europol, riunisce oggi oltre 700 tra esperti delle forze dell'ordine, rappresentanti del settore privato, del mondo accademico e delle organizzazioni non governative, con l'obiettivo di favorire lo scambio di conoscenze e buone pratiche in materia di protezione dei dati personali nell'ambito della cooperazione di polizia europea.

24 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Criptovalute sponsorizzate da vip: rischio truffa quasi quintuplicato

Le criptovalute promosse da personaggi famosi hanno una probabilità di rivelarsi truffe fino a quasi cinque volte superiore rispetto ai progetti privi di testimonial noti. È quanto emerge da uno studio condotto da due ex economisti della SEC, la Consob statunitense, Joshua T. White e Sean Wilkoff, dal titolo "The Effect of Celebrity Endorsements on Crypto". Come riporta Crypto Briefing, la ricerca dimostra che le sponsorizzazioni di vip non solo non garantiscono alcuna qualità del progetto, ma anzi rappresentano un indicatore predittivo di frode.

Secondo i due autori, entro l'aprile 2023 le offerte iniziali di monete (ICO) sponsorizzate da celebrità mostravano un aumento della probabilità di truffa compreso tra 39 e 40 punti percentuali rispetto ai progetti senza testimonial famosi. Il fenomeno è peggiorato nel tempo: fino a settembre 2019 l'incremento del rischio scam legato agli endorsement vip si attestava tra 23 e 26 punti percentuali, per poi quasi raddoppiare nei quattro anni successivi. Lo studio ha analizzato il comportamento di 21 celebrità attive tra il 2016 e il 2018, tra cui Floyd Mayweather, Snoop Dogg, Paris Hilton e Lionel Messi, per poi estendere l'osservazione fino al 2025 con un dataset raccolto manualmente a partire dal 2013.

Il meccanismo individuato dai ricercatori è chiaro: le sponsorizzazioni di celebrità finiscono per sostituire i tradizionali segnali di qualità che i progetti seri utilizzano per attrarre investitori, come i whitepaper tecnici, le credenziali verificabili del team e gli audit di sicurezza. Al loro posto, la notorietà del testimonial genera raccolte di capitale più consistenti e migliori condizioni di quotazione sugli exchange nel breve periodo, attirando un pubblico più ampio di piccoli risparmiatori attratti dalla visibilità mediatica piuttosto che dai fondamentali del progetto. I dati mostrano inoltre che i token sponsorizzati da celebrità avevano il 37% di probabilità in meno di prevedere una fase di pre-vendita, un passaggio che normalmente fornisce ulteriori segnali di prezzo agli investitori.

Lo schema che emerge dallo studio è ricorrente: un lancio spinto dall'entusiasmo mediatico, un breve rialzo iniziale del prezzo e infine un crollo che lascia gli investitori al dettaglio a sostenere le perdite, mentre chi ha promosso il progetto nelle fasi iniziali riesce a liquidare le proprie posizioni in tempo. I progetti sponsorizzati da celebrità prive di reale competenza in ambito tecnologico o finanziario tendono a registrare i cali di performance più marcati dopo il picco iniziale.

Tra i casi citati spicca quello di Kim Kardashian, che nel 2022 ha accettato di pagare 1,26 milioni di dollari alla SEC per non aver dichiarato di essere stata pagata per promuovere il token EthereumMax (EMAX) sui social network. Come parte dell'accordo, all'influencer è stato imposto il divieto di promuovere asset crypto per tre anni. Anche il nome del pugile Floyd Mayweather è stato più volte associato a presunte truffe legate a progetti token, mentre l'ex kickboxer e influencer Andrew Tate è stato collegato a iniziative che hanno subito rapidi crolli di valore subito dopo il lancio.

Secondo lo studio, l'atteggiamento della SEC nei confronti di questo fenomeno è cambiato negli anni: da semplice curiosità di marketing, gli endorsement di celebrità vengono ora considerati dagli inquirenti un vero e proprio segnale di allarme da monitorare. A complicare ulteriormente il quadro è arrivata, tra il 2024 e il 2025, la diffusione di deepfake generati con l'intelligenza artificiale: video e audio sintetici che imitano personaggi noti sono stati utilizzati da malintenzionati per promuovere lanci di token fraudolenti e finti giveaway, contribuendo a perdite complessive per miliardi di dollari a livello globale.

Le conclusioni dei due ricercatori sono nette: il coinvolgimento di una celebrità può favorire un apprezzamento del prezzo nel breve periodo, ma è un indicatore affidabile di esiti negativi nel lungo termine e di un rischio di frode più elevato. Gli autori dello studio invitano quindi gli investitori a non fidarsi ciecamente di una sponsorizzazione vip, ricordando che dovrebbe essere semmai la celebrità stessa a condurre verifiche approfondite prima di prestare il proprio volto e la propria credibilità a un progetto crypto.

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. ABI: credito in ripresa, prestiti +3,4% e mutui casa al 3,56%

Il credito bancario in Italia continua la sua fase di espansione. Secondo il Rapporto mensile dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana) riferito ad agosto 2026, il totale dei prestiti a famiglie e imprese è cresciuto del 3,4% su base annua, in accelerazione rispetto al +3,3% registrato a luglio. La crescita prosegue ininterrotta da marzo 2025 e ha riportato i finanziamenti complessivi sui livelli di ottobre 2022. Per le famiglie si tratta del ventesimo mese consecutivo di aumento dei prestiti, mentre per le imprese è il quattordicesimo mese di fila.

Sul fronte dei costi, il quadro è però meno favorevole per chi acquista casa. Il tasso medio sul totale dei prestiti in essere, cioè su tutti i finanziamenti sottoscritti negli anni e ancora attivi, è salito al 4,19% (dal 4,17% di luglio). Il tasso medio sui nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni è aumentato al 3,56%, con un incremento di 16 punti base rispetto al mese precedente: si tratta del valore più alto registrato dall'agosto 2024. Al contrario, il tasso medio sui nuovi finanziamenti alle imprese è sceso al 3,66%, in calo di 13 punti base sul mese precedente.

Il vice direttore generale vicario dell'ABI, Gianfranco Torriero, ha commentato che circa tre mutui su quattro già sottoscritti sono a tasso fisso, un dato che immunizza la maggior parte delle famiglie dagli aumenti dei tassi di interesse. Torriero ha sottolineato la differenza rispetto al periodo 2006-2007, quando a prevalere erano invece i mutui a tasso variabile, che esponevano le famiglie in modo più diretto alle oscillazioni del costo del denaro. Il dirigente ha però avvertito che sarà necessario osservare l'evoluzione di uno scenario economico "in peggioramento", segnato da una dinamica del Pil poco brillante e da un deterioramento delle attese degli imprenditori, chiedendosi quale possa essere il riflesso sulla rischiosità complessiva dei portafogli bancari.

Il rapporto ABI fornisce anche un quadro della raccolta bancaria. La raccolta diretta complessiva, che comprende depositi e obbligazioni, è aumentata del 2,3% su base annua, raggiungendo 2.152,6 miliardi di euro. I depositi bancari sono cresciuti dell'1,8% (dopo il +2,4% del mese precedente), mentre la raccolta a medio e lungo termine tramite obbligazioni è salita del 6%. Il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso si è attestato all'1,73%.

Migliora anche la qualità del credito: i crediti deteriorati netti sono scesi a 28 miliardi di euro a luglio, in calo rispetto ai 28,6 miliardi di marzo 2026 e ai 29,1 miliardi di dicembre 2025, pari all'1,30% del totale dei crediti. Dal picco di 196,3 miliardi di euro raggiunto nel 2015, la riduzione complessiva supera oggi i 168 miliardi di euro.

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Criptovalute non dichiarate: l'Agenzia delle Entrate avvia i controlli

L'Agenzia delle Entrate ha avviato controlli mirati nei confronti di chi possiede criptovalute, token o Nft senza averli riportati nella dichiarazione dei redditi. Come riporta La Legge per Tutti, l'amministrazione finanziaria ha abbandonato l'approccio delle semplici lettere di compliance per passare ad accertamenti diretti, incrociando i dati trasmessi dagli exchange con quanto dichiarato dai contribuenti.

Ogni movimento su piattaforme di scambio lascia infatti una traccia documentale che le piattaforme stesse trasmettono al Fisco. Chi incassa plusvalenze o detiene asset digitali all'estero senza compilare il quadro RW rischia il recupero integrale delle imposte dovute, l'applicazione di sanzioni pesanti e la perdita del valore di carico dei propri investimenti.

Le verifiche riguardano in particolare le annualità 2023 e 2024 e si concentrano su chi non ha approfittato della sanatoria straordinaria prevista dalla legge di bilancio 2023 (legge 197/2022). Quella procedura agevolata permetteva di regolarizzare l'omesso monitoraggio fiscale e i redditi non dichiarati entro il 30 novembre 2023, pagando un'imposta sostitutiva ridotta del 3,5% sul valore detenuto a fine anno o al momento del realizzo, più una sanzione dello 0,5% annuo a titolo di interessi e penalità.

Per individuare i profili da controllare, gli ispettori hanno applicato tre criteri: l'effettiva produzione di plusvalenze imponibili nel corso dell'anno, il possesso accertato di cripto-attività al 31 dicembre e l'esecuzione di versamenti sul conto dell'intermediario. Le liste definitive si sono ridotte a meno di mille soggetti in tutta Italia, considerati ad alto rischio: a loro vengono inviati questionari con cui devono giustificare l'origine dei fondi, le date e gli importi di acquisti e vendite, oltre alle plusvalenze realizzate. Se il contribuente non riesce a dimostrare il costo di acquisto, il Fisco calcola la plusvalenza assumendo un costo pari a zero, tassando quindi l'intero incasso.

Il quadro normativo è destinato a cambiare ulteriormente nei prossimi mesi. Dal 2027, con effetto retroattivo ai dati del 2026, entrerà in vigore lo scambio automatico di informazioni tra gli Stati dell'Unione europea, grazie al recepimento della direttiva Dac 8 tramite il decreto legislativo 194/2025. Nel frattempo, dal 30 giugno 2026 la vigilanza sui prestatori di servizi legati alle cripto-attività è passata dall'Organismo Agenti e Mediatori (OAM) a Banca d'Italia e Consob, secondo quanto previsto dalla disciplina europea MiCAR.

24 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. ESMA: mercati resilienti ma a rischio di correzioni improvvise

L'ottimismo degli investitori maschera vulnerabilità geopolitiche ed economiche ancora irrisolte. È l'allarme lanciato dall'ESMA, l'autorità europea di vigilanza sui mercati finanziari, nel suo secondo rapporto di monitoraggio dei rischi per il 2026.

Come riporta ESMA, i mercati hanno finora mostrato resilienza, ma le valutazioni elevate nel settore tecnologico e le tensioni geopolitiche stanno mettendo alla prova questa tenuta, in un contesto segnato da inflazione persistente e crescita economica più debole. Il documento analizza gli sviluppi e le condizioni dei principali segmenti dei mercati finanziari dell'Unione europea nella prima metà del 2026, offrendo anche approfondimenti su temi specifici come la frammentazione del mercato dei fondi UCITS, le tendenze delle IPO tecnologiche negli Stati Uniti e i cosiddetti "prediction markets".

Un capitolo del rapporto è dedicato all'impatto del conflitto in Medio Oriente sui mercati azionari: dopo un crollo improvviso seguito allo scoppio delle ostilità, i prezzi sono poi rimbalzati fino a tornare, o addirittura superare, i livelli precedenti alla crisi. Secondo l'ESMA, però, le valutazioni elevate, unite a un quadro macro-finanziario e geopolitico in peggioramento, hanno accresciuto il rischio di correzioni improvvise e violente.

Anche sul fronte obbligazionario emergono segnali di preoccupazione: sono cresciuti i timori sulle condizioni di finanziamento e sul tradizionale ruolo di "bene rifugio" dei titoli di Stato, con rendimenti sovrani in aumento e spread in ampliamento, mentre la volatilità resta elevata nonostante gli indicatori di qualità del credito nell'Unione europea siano rimasti sostanzialmente stabili.

L'autorità sottolinea che occorre monitorare con attenzione anche i segmenti meno trasparenti e sempre più interconnessi del sistema finanziario, comprese le esposizioni del credito privato verso il mercato statunitense. Nonostante le tensioni recenti, le infrastrutture di mercato hanno retto bene alla pressione, anche se i sistemi di regolamento hanno registrato a inizio aprile un breve aumento delle transazioni fallite.

La presidente dell'ESMA, Verena Ross, ha invitato sia gli investitori retail sia quelli istituzionali a mantenere un atteggiamento vigile e a prepararsi a possibili correzioni di mercato di forte entità, viste le fragilità che restano nascoste sotto la superficie di un clima generale di fiducia.

Il rapporto dedica inoltre spazio a temi di frontiera come la finanza sostenibile, la tokenizzazione degli asset, la finanza decentralizzata (DeFi), l'intelligenza artificiale e il quantum computing, quest'ultimo reduce da un anno, il 2025, di finanziamenti record a livello globale.

24 SETTEMBRE 2026

INDIAINDIA. GainBitcoin: come nacque la più grande truffa crypto indiana

Nel 2015 Amit Bhardwaj lanciò in India una piattaforma chiamata GainBitcoin, presentandola come un investimento capace di generare un reddito passivo costante grazie al Bitcoin. Come ricostruisce HDFC Sky, agli investitori veniva promesso un rendimento fisso del 10% al mese per 18 mesi, presentato come frutto di operazioni di mining redditizie condotte dalla società.

Il meccanismo si basava su un modello di marketing multilivello: chi aderiva riceveva commissioni per ogni nuovo investitore reclutato. Questo sistema di referral trasformò gli stessi partecipanti nella principale forza di vendita della piattaforma, che poté così crescere rapidamente senza bisogno di campagne pubblicitarie tradizionale, sfruttando invece reti di amici, conoscenti e le comunità locali interessate alle criptovalute. I primi pagamenti effettuati ai partecipanti iniziali crearono un'illusione di solidità e legittimità, che a sua volta alimentò il passaparola e la paura di restare esclusi da un'occasione di guadagno facile. In realtà, come accade nei classici schemi Ponzi, quei rendimenti non provenivano da alcuna attività di mining o trading realmente profittevole, ma semplicemente dal denaro versato dai nuovi investitori.

Il Bitcoin è un asset estremamente volatile, con un prezzo che può oscillare in modo marcato in base al clima di mercato, agli eventi globali, alla regolamentazione e alla domanda degli investitori. Per questo, sottolinea l'analisi, nessun investimento legittimo legato al Bitcoin può onestamente garantire un rendimento fisso mese dopo mese: nemmeno gestori di fondi professionisti, trader esperti o vere aziende di mining sono in grado di promettere profitti costanti indipendentemente dalle condizioni di mercato. La promessa di GainBitcoin era quindi già di per sé un campanello d'allarme che avrebbe dovuto insospettire chiunque valutasse l'investimento.

Lo schema arrivò a coinvolgere decine di migliaia di investitori in India, per un ammontare in Bitcoin stimato in migliaia di crore di rupie, diventando una delle più grandi frodi legate alle criptovalute mai registrate nel paese. Le autorità indiane hanno più volte descritto GainBitcoin come uno dei più grandi schemi Ponzi al mondo nel settore crypto, con indagini che negli anni hanno coinvolto la polizia di Pune, l'Enforcement Directorate e, più recentemente, il Central Bureau of Investigation, dopo un ordine della Corte Suprema indiana che ha disposto il trasferimento di tutte le denunce collegate al caso a un'unica autorità investigativa.

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Consob oscura 7 nuovi siti abusivi: totale a 1.829

La Consob ha ordinato l'oscuramento di altri sette siti internet nell'ambito della sua attività di contrasto all'abusivismo finanziario. Come riporta Teleborsa, cinque di questi siti offrivano servizi e attività di investimento su strumenti finanziari senza la necessaria autorizzazione, mentre gli altri due venivano usati per promuovere e collocare abusivamente prodotti finanziari tramite tecniche di comunicazione a distanza.

Nel provvedimento, l'Autorità ha reso pubblici i nomi e gli indirizzi dei portali coinvolti: "DMAsseteuBV" (con il sito dmaeu.com e le pagine collegate clientzone.dmaeu.com e wt.dmaeu.com), "Spread Markets" (spread-marketfx.com e la relativa pagina client.spread-marketfx.com), "Aurora Trade Limited" (aurora-trade.ltd e cfd.aurora-trade.ltd), "Lgquantichft" (lgquantichft-fund.com e trade-lgquantichft.com), "Settecmanagement" (settcm-group.io e client.settcm-group.io) e "Giro Sharing" (girosharing.com e girouu.com).

Per bloccare l'accesso a questi portali dall'Italia, la Consob si è avvalsa dei poteri previsti dal cosiddetto "Decreto Crescita", la normativa che dal 2019 consente all'Autorità di ordinare ai fornitori di connettività internet operanti sul territorio nazionale di inibire l'accesso ai siti di intermediari finanziari non autorizzati.

Con questo nuovo intervento, il numero complessivo dei siti oscurati dalla Consob dal luglio 2019 sale a 1.829. Si tratta dell'ennesima azione di una campagna sistematica che l'Autorità porta avanti da anni per contrastare le piattaforme che offrono servizi di trading, consulenza finanziaria o collocamento di prodotti d'investimento senza le autorizzazioni previste dalla legge, esponendo i risparmiatori italiani al rischio di truffe e perdite economiche.

Come sempre, la Consob ricorda che l'oscuramento effettivo dei siti richiede alcuni giorni per motivi tecnici, in quanto le attività vengono materialmente eseguite dai singoli fornitori di connettività operanti in Italia. L'Autorità invita i risparmiatori a verificare sempre, prima di affidare i propri capitali a un intermediario, che questo sia effettivamente autorizzato a operare, consultando gli elenchi ufficiali disponibili sul sito dell'Autorità.

24 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Fondo tech Manchester and London crolla 25% per crisi hedge fund AI

Il fondo di investimento tecnologico britannico Manchester and London (MNL) ha chiuso il suo esercizio finanziario, terminato il 31 luglio, con un crollo del 25% del proprio portafoglio, un dato che secondo gli analisti dimostra i rischi di puntare tutto sull'intelligenza artificiale. Come riporta QuotedData, al 22 giugno il fondo aveva registrato un rendimento degli investimenti del 51%, ma questo risultato si è quasi azzerato a causa del quasi collasso dell'hedge fund statunitense specializzato in intelligenza artificiale Situational Awareness, che ha provocato una "volatilità eccezionale" sui titoli del settore.

Nonostante il gestore del fondo, Mark Sheppard, abbia tagliato drasticamente l'esposizione al mercato, il valore patrimoniale netto di MNL è calato di un quarto entro la fine di luglio, un declino superiore anche al 23,2% registrato dal paniere Morgan Stanley Broad AI, l'indice che raggruppa i principali titoli legati all'intelligenza artificiale.

Il tracollo di Manchester and London appare molto più marcato rispetto a quello di altri fondi concorrenti attivi nello stesso settore: Polar Capital Technology e Allianz Technology hanno infatti riportato per lo stesso mese di luglio cali rispettivamente del 13,8% e dell'11,7%, decisamente più contenuti.

Grazie a questa frenata, il guadagno complessivo degli investimenti del fondo per l'intero anno si è ridotto al 13,2%, un dato comunque positivo se si considera che rappresenta il quarto anno consecutivo in cui il trust d'investimento, che gestisce un patrimonio di 376 milioni di sterline, riesce a mantenere rendimenti a doppia cifra.

Alla base della turbolenza c'è la vicenda di Situational Awareness, l'hedge fund fondato dal giovane ex ricercatore di OpenAI Leopold Aschenbrenner, che a fine luglio ha subito perdite ingenti a causa di scommesse fortemente indebitate sui titoli dei semiconduttori e su altre società legate all'intelligenza artificiale. Il fondo statunitense era arrivato a gestire asset per circa 45 miliardi di dollari prima che il crollo dei titoli tecnologici lo costringesse a cedere gran parte del proprio portafoglio azionario pubblico al rivale Citadel, guidato da Ken Griffin, in un salvataggio che ha scosso i mercati finanziari globali.

24 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Ocse: salari reali in Italia, Giappone e Sudafrica sotto i livelli pre-Covid

I salari reali di alcuni tra i maggiori Paesi del G20 non sono ancora tornati ai livelli precedenti la pandemia. Lo segnala l'Ocse nelle sue Prospettive economiche intermedie, presentate il 23 settembre 2026 a Parigi. Tra i Paesi indicati come più in ritardo figura anche l'Italia, insieme a Giappone e Sudafrica.

Come riporta il report dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'aumento dei prezzi del carburante per i consumatori arriva in un momento in cui, in queste economie, il potere d'acquisto dei salari resta fermo o addirittura inferiore rispetto a prima della pandemia da Covid-19.

Il rincaro dei carburanti, spiega l'Ocse, è legato sia all'aumento del prezzo del petrolio greggio sia a margini più elevati nella fase di raffinazione, in un contesto di crescenti colli di bottiglia nel settore. A pesare sono anche le interruzioni prolungate delle esportazioni dalle economie del Golfo, aggravate dal perdurare del conflitto in Medio Oriente, oltre a eventi meteorologici estremi legati a un El Niño particolarmente intenso.

Nonostante queste tensioni, la crescita economica globale ha mostrato una tenuta relativa. L'Ocse prevede un aumento del Prodotto interno lordo mondiale del 2,9% nel 2026 e del 3,0% nel 2027. Contestualmente, l'inflazione nell'area G20 è attesa in calo dal 4,1% al 3,6%, mentre quella "di fondo" (che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari) dovrebbe scendere dal 2,7% al 2,5% nelle economie avanzate.

Per quanto riguarda specificamente l'Italia, l'Ocse ha rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil per il 2026, portandole allo 0,9% (rispetto allo 0,5% indicato a giugno), per poi prevedere un rallentamento allo 0,6% nel 2027. Le prospettive globali restano comunque fortemente condizionate dal raggiungimento di una soluzione duratura al conflitto in Medio Oriente.

Tra i principali rischi al ribasso indicati dall'organizzazione parigina figurano, oltre al conflitto mediorientale, eventuali ulteriori interruzioni delle esportazioni dal Golfo, il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine e la possibilità che gli investimenti legati all'intelligenza artificiale non producano i ritorni attesi.

Tra le raccomandazioni di policy, l'Ocse invita le banche centrali ad ancorare saldamente le aspettative di inflazione, i governi a sostenere le famiglie di fronte ai rincari energetici e tutti i Paesi a proseguire con riforme strutturali capaci di rilanciare la produttività, in un contesto in cui il recupero salariale resta lento e disomogeneo tra le diverse economie del G20.

Il testo completo delle Prospettive economiche intermedie è disponibile sul sito dell'OCSE.

24 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Morbillo: peggior epidemia dal 1991, quattro morti in Pennsylvania

Gli Stati Uniti stanno vivendo la peggiore epidemia di morbillo dal 1991. Lo riporta la newsletter "Morning Rounds" di STAT News, secondo cui le autorità sanitarie internazionali dovranno decidere nelle prossime settimane se il paese perderà lo status di "paese in cui il morbillo è eliminato", ottenuto nel 2000 grazie alle campagne vaccinali.

Il morbillo resta una delle malattie più contagiose al mondo. Secondo quanto riportato da STAT in un articolo collegato firmato dalla medica ed epidemiologa Jewel Mullen, il virus si trasmette per via aerea e può restare nell'aria fino a due ore dopo che una persona infetta ha lasciato una stanza; un solo caso può contagiare nove persone su dieci tra chi non è protetto nelle vicinanze.

Mullen, oggi internista ed epidemiologa alla Dell Medical School dell'Università del Texas ad Austin, racconta di aver contratto il morbillo da bambina, quando ancora non esisteva il vaccino (introdotto nel 1963): ricorda il padre che la portava di corsa in ospedale, dove rimase ricoverata per un mese, in parte in coma, dopo che la malattia aveva già colpito i suoi fratelli, poi guariti rapidamente. "Dato che sono sopravvissuta invece di morire, perché la mia storia merita di essere raccontata? La risposta è semplice: i bambini che muoiono non crescono per raccontare la propria storia", ha scritto Mullen, aggiungendo che l'attuale ondata di casi "dovrebbe preoccupare tutti noi".

Sul fronte dei numeri, il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha aggiunto un decesso al proprio contatore ufficiale dei morti per morbillo. Secondo le autorità della Pennsylvania, nelle ultime settimane quattro persone non vaccinate sono morte di morbillo nello Stato. Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha pubblicamente messo in dubbio che i decessi siano stati effettivamente causati dal morbillo, scatenando polemiche politiche.

Secondo i dati del CDC citati da diverse testate statunitensi, al 17 settembre erano stati confermati 3.471 casi di morbillo nel 2026, un livello che rende quest'anno il peggiore per la malattia dal 1991. Circa il 93% dei pazienti risulta non vaccinato o con stato vaccinale sconosciuto, mentre la copertura vaccinale tra i bambini che iniziano la scuola elementare è scesa dal 95,2% dell'anno scolastico 2019-2020 al 92,4% del 2025-2026. Gli focolai più rilevanti nel corso dell'anno si sono registrati in South Carolina, Utah, Arizona e, più recentemente, in Pennsylvania.

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. RSA in Piemonte: anche i casi urgenti restano senza posto

Una famiglia piemontese racconta una vicenda che fotografa bene lo stato dell'assistenza agli anziani non autosufficienti nella regione: la madre, anziana, è stata valutata dalle commissioni competenti come caso urgente per l'inserimento in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA), ma nonostante il riconoscimento di priorità il posto disponibile resta, di fatto, irraggiungibile. Come riporta La Stampa nell'edizione di Torino, la storia si inserisce in un quadro più ampio di liste d'attesa che continuano ad allungarsi in tutto il Piemonte.

I dati più recenti diffusi dal gruppo Alleanza Verdi e Sinistra in consiglio regionale, relativi al 30 giugno 2026, parlano di oltre 12mila persone in attesa della cosiddetta "quota sanitaria", ovvero il contributo pubblico che copre il 50% della retta necessaria per il ricovero in RSA. Si tratta di un diritto previsto dalla normativa nazionale sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), non di un beneficio discrezionale. Sei mesi prima, al 31 dicembre 2025, le persone in lista erano 11.616: la crescita procede quindi al ritmo di circa tre nuovi inserimenti in lista ogni giorno.

Il dato più preoccupante riguarda proprio i casi classificati come urgenti, quelli come quello raccontato dalla famiglia torinese: sono passati da 892 a 1.255 in pochi mesi. Anche chi riceve una valutazione di priorità, dunque, può trovarsi ad aspettare a lungo prima che si liberi un posto convenzionato. Nel frattempo crescono anche le liste per l'assistenza domiciliare, arrivate a circa 13mila persone in attesa di una risposta dalla Regione.

Le conseguenze di questa situazione ricadono quasi interamente sulle famiglie, spesso costrette a sostenere per intero il costo della permanenza in strutture private in attesa che arrivi il riconoscimento della quota sanitaria, con rette che secondo alcune stime possono superare i 2.500-3.000 euro al mese. Cifre che in molti casi portano a consumare i risparmi accumulati in una vita di lavoro o, nelle situazioni più difficili, a dover vendere la casa o indebitarsi.

Sul fronte politico, le opposizioni in Regione Piemonte attribuiscono la responsabilità della situazione alla gestione della non autosufficienza da parte della giunta guidata da Alberto Cirio, chiedendo interventi strutturali: più risorse per il Fondo per la non autosufficienza, tempi più rapidi nelle Unità Valutative Geriatriche che stabiliscono l'urgenza dei casi, un aumento dei posti convenzionati e maggiori investimenti nell'assistenza domiciliare. La Regione, dal canto suo, ha annunciato un incremento del finanziamento giornaliero per i posti letto convenzionati, ma secondo i consiglieri di opposizione questa misura non affronterebbe il nodo centrale, cioè l'insufficienza cronica dei posti disponibili rispetto alla domanda crescente legata all'invecchiamento della popolazione.

24 SETTEMBRE 2026

GHANAGHANA. Crocevia del narcotraffico: sequestri per oltre un miliardo di dollari

Negli ultimi diciotto mesi il Ghana è diventato un punto di passaggio privilegiato per il narcotraffico internazionale diretto verso l'Europa, con sequestri collegati al paese che superano il miliardo di dollari di valore complessivo. Lo denuncia un editoriale pubblicato da Pan African Visions, secondo cui il paese non produce le sostanze stupefacenti ma è diventato il corridoio scelto dalle organizzazioni criminali per far transitare cocaina e altre droghe verso i mercati europei.

Il caso più rilevante riguarda un container partito dal Ghana e ufficialmente carico di rifiuti plastici, diretto ad Anversa, in Belgio. Le autorità francesi lo hanno intercettato il 10 settembre al porto di Dunkerque, scoprendo al suo interno 167 involucri di cocaina per un peso di circa 3,9 tonnellate e un valore stimato di 225 milioni di euro, pari a circa 261 milioni di dollari. Il sequestro non è stato opera delle autorità ghanesi, ma di quelle francesi, che secondo quanto riportato avevano già individuato la rete criminale sospettata di organizzare il carico prima ancora dell'intercettazione.

Le indagini di polizia giudiziaria francese e olandese hanno collegato parte del carico all'organizzazione criminale del narcotrafficante latitante olandese Jos Leijdekkers, conosciuto come "Bolle Jos", ricercato in tutta Europa e ritenuto nascosto in Sierra Leone. In Ghana la Narcotics Control Commission (NACOC) ha arrestato tre persone accusate di aver rappresentato e favorito le attività di Leijdekkers nel paese. Separatamente, altre quattro persone - tra cui due cittadini britannici e due ghanesi - sono state arrestate all'aeroporto internazionale Kotoka di Accra per favoreggiamento del traffico di stupefacenti, un episodio che secondo l'editoriale dimostra come il personale aeroportuale sia già stato in parte compromesso dalle organizzazioni criminali.

Un altro episodio significativo risale al marzo 2025, quando il National Intelligence Bureau ha fermato circa 3,3 tonnellate di cocaina che stavano per essere trasportate dalla regione occidentale del paese verso Accra: un raro successo per le forze di sicurezza ghanesi, definito però dall'autore dell'editoriale come l'eccezione più che la regola, con l'interrogativo su quante spedizioni siano invece riuscite a passare inosservate prima e dopo quel sequestro.

Sul piano politico, l'opposizione parlamentare ha chiesto un'inchiesta indipendente sul ruolo del governo guidato dal presidente John Dramani Mahama e dal partito NDC nella gestione della sicurezza portuale e aeroportuale. Lo stesso Mahama ha concesso due settimane a una task force interagenzia per elaborare misure concrete contro il traffico che attraversa i confini del paese.

L'editoriale denuncia inoltre una corruzione diffusa all'interno degli apparati di controllo, con personale portuale e aeroportuale ritenuto compromesso dalle reti criminali, e chiede riforme strutturali urgenti nella sorveglianza delle acque territoriali, nei controlli negli scali aeroportuali e nell'accertamento delle responsabilità penali dei funzionari coinvolti.

24 SETTEMBRE 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Cartelli messicani producono metanfetamina in Africa per l'Australia

Il cartello messicano di Sinaloa ha costruito una rete di laboratori clandestini nell'Africa australe per produrre metanfetamina destinata ai mercati di Australia e Nuova Zelanda, dove i prezzi della droga sono da 65 a 100 volte superiori rispetto a quelli statunitensi. Lo riporta Bangkok Post, citando un'inchiesta dell'agenzia France Presse.

Il caso più recente riguarda alcuni cittadini messicani arrivati a Johannesburg dichiarandosi turisti interessati a visitare i parchi naturali sudafricani per osservare i celebri "Big Five": elefanti, rinoceronti, leoni, leopardi e bufali. Secondo gli investigatori, in realtà si trattava di chimici inviati dal cartello di Sinaloa per allestire un laboratorio di metanfetamina su scala industriale in una fattoria adibita a riserva di caccia vicino alla cittadina di Swartruggens. Quel laboratorio è uno dei almeno sette scoperti nell'Africa australe negli ultimi due anni.

Il sito di Swartruggens era in grado di produrre fino a cinque tonnellate di droga al mese, per un valore di circa un miliardo di dollari all'ingrosso sul mercato australiano, cifra destinata a salire ulteriormente una volta rivenduta al dettaglio nelle strade. Il laboratorio è stato smantellato a maggio; tra le 13 persone arrestate, cinque erano cittadini messicani, tutti con competenze chimiche, entrati nel Paese con visti turistici nel marzo 2025.

Le forze dell'ordine sudafricane, pur confermando l'esistenza della rete, hanno mantenuto riserbo sui dettagli operativi: le autorità hanno dichiarato che, per motivi di sicurezza investigativa, non commenteranno le attività dei cartelli messicani nel Paese. Il primo laboratorio con le caratteristiche riconducibili ai cartelli era stato individuato già nel 2020 nella località agricola di Marble Hall, a nord-est di Johannesburg, ma è con il sito di Swartruggens che gli inquirenti hanno compreso la reale portata dell'operazione, riconducibile con forte probabilità all'organizzazione di Sinaloa.

Dal 2024 sono stati arrestati in Sudafrica 16 cittadini messicani nell'ambito di blitz contro i laboratori. Un fenomeno analogo si registra in Nigeria, dove quattro messicani sono stati arrestati quest'anno in operazioni analoghe: a maggio le autorità nigeriane hanno smantellato quello che viene descritto come il più grande laboratorio mai scoperto nel Paese, nello Stato di Ogun.

La polizia australiana ha confermato un aumento dell'attenzione dei cartelli messicani verso il proprio territorio. A gennaio una donna di 32 anni è stata arrestata all'aeroporto di Sydney su un volo proveniente dal Sudafrica con 39 chilogrammi di metanfetamina in polvere nei bagagli, a dimostrazione che la droga non viaggia soltanto via mare. Il mercato australiano resta enorme: secondo un rapporto del 2024 realizzato in collaborazione con la statunitense Drug Enforcement Agency, la metanfetamina è la sostanza illecita più consumata nel Paese dopo la cannabis.

Le polizie di Australia e Nuova Zelanda avevano già stabilito in passato che alcune sezioni locali della banda motociclistica dei Comancheros si rifornivano proprio dal cartello di Sinaloa, confermando l'esistenza di una filiera internazionale che collega la produzione in Africa australe alla domanda oceanica.

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Guida positivo alla cannabis ma malato di Tourette: 55enne prosciolto

Un uomo di 55 anni della provincia di Firenze, fermato alla guida dai carabinieri in Mugello e risultato positivo al test antidroga, è stato prosciolto dal giudice per l'udienza preliminare grazie alla documentazione medica che attesta la sua patologia: la sindrome di Tourette.

Come riporta La Nazione, il controllo risale alla mattina del 25 luglio 2025, quando una pattuglia dei carabinieri ferma l'automobilista in una zona del Mugello. Durante l'accertamento l'uomo appare molto agitato, con le mani tremanti e la voce incerta, mentre dall'abitacolo dell'auto proviene un forte odore di cannabis. I militari decidono quindi di perquisire prima il veicolo e poi uno zaino, all'interno del quale vengono trovate due bustine contenenti infiorescenze di marijuana.

Sulla base di questi elementi la Procura emette un decreto penale di condanna. Il 55enne, assistito dall'avvocato Francesco Ceccherini, presenta però opposizione e deposita in giudizio tutta la documentazione sanitaria relativa alla propria patologia. Dagli atti medici emerge infatti che l'uomo è affetto dalla sindrome di Tourette, un disturbo neurologico caratterizzato da tic motori e vocali involontari che possono manifestarsi anche mentre si trova alla guida. Per contenere questi sintomi, il suo piano terapeutico prevede l'assunzione di medicinali a base di cannabis terapeutica attraverso decotti e inalazioni.

L'uomo ha inoltre riferito di aver fatto uso di cannabis la sera precedente al controllo, mentre si trovava a casa di un'amica: una circostanza che, secondo la difesa, spiegherebbe la successiva positività al test antidroga rilevata dai carabinieri.

Nel processo celebrato con rito abbreviato, la Procura aveva comunque chiesto la condanna dell'imputato. Il gip Fabio Gugliotta ha invece disposto l'assoluzione per particolare tenuità del fatto, chiudendo il procedimento a favore del 55enne.

Nella motivazione, tuttavia, il giudice ha fissato un principio destinato a valere anche per il futuro: il fatto che l'assunzione di sostanze stupefacenti sia consentita per finalità terapeutiche non comporta automaticamente la possibilità di mettersi alla guida. Il provvedimento chiarisce infatti che la possibilità di assumere legalmente stupefacenti per fini di cura non implica il diritto di condurre veicoli, e che l'uso terapeutico non costituisce una causa di giustificazione che esenta dal rispetto delle norme di legge. Se l'uomo tornasse a guidare dopo aver assunto la sostanza, e ne ricorressero i presupposti, potrebbe quindi essere sanzionato nuovamente in base alle norme del Codice della strada.

24 SETTEMBRE 2026

EUROPA. Narcotrafficanti latinoamericani espandono la presenza in Europa

Le organizzazioni criminali latinoamericane stanno rafforzando in modo sempre più strutturato la propria presenza in Europa, non limitandosi più a rifornire i mercati della cocaina ma costruendo vere e proprie reti locali che toccano anche droghe sintetiche e traffico d'armi. Lo segnala un'analisi pubblicata dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC), organizzazione con sede a Ginevra che monitora da anni l'evoluzione della criminalità organizzata transnazionale. Secondo lo studio, questa espansione potrebbe essere una conseguenza diretta della pressione crescente esercitata dagli Stati Uniti sui gruppi criminali latinoamericani e del ritorno, in diversi paesi della regione, a politiche più dure contro la criminalità organizzata. Anche se la designazione, nel 2025, di alcuni di questi gruppi come organizzazioni terroristiche straniere da parte di Washington ha avuto scarso impatto sui loro comportamenti criminali in patria, l'Europa sembra essere diventata un terreno meno rischioso per alcune attività, in particolare il riciclaggio di denaro e altre operazioni legate al settore privato. Spostare parte delle operazioni nel continente europeo riduce i rischi e consente ai gruppi latinoamericani di inserirsi in un ecosistema criminale già maturo, dove le loro competenze e le loro reti vengono spesso accolte con favore dalle controparti europee. Le organizzazioni criminali messicane, si legge nell'analisi, non si limitano più alla produzione di metanfetamine ma hanno stretto alleanze con un'ampia gamma di reti criminali locali per entrare nel redditizio mercato della cocaina. Pur restando i network colombiani i principali fornitori di cocaina per l'Europa, cartelli messicani come il Jalisco Nueva Generazione (CJNG) hanno aumentato il proprio coinvolgimento nel mercato spagnolo della cocaina, restando comunque attivi anche in quello delle metanfetamine, come dimostrano alcuni arresti recenti in Catalogna. Il coinvolgimento di questi gruppi nei mercati criminali europei va però oltre la droga. Nell'agosto 2026 quattro presunti membri del CJNG sono stati arrestati a Praga con l'accusa di aver cercato di procurarsi armi di tipo militare. In precedenza, nell'aprile 2025, la Spagna aveva estradato negli Stati Uniti un cittadino bulgaro accusato di aver cospirato per fornire proprio al CJNG armamenti di livello militare. Anche altri attori criminali provenienti dall'America Latina risultano sempre più attivi in Europa. L'anno scorso le autorità di Barcellona hanno arrestato il fratello del leader del Tren de Aragua Héctor "Niño" Guerrero, ucciso nel giugno 2026 in un'operazione congiunta tra Stati Uniti e Venezuela. Secondo l'analisi GI-TOC, mentre l'espansione europea di gruppi come Los Lobos, il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano e lo stesso Tren de Aragua sembra per ora concentrarsi su Spagna e Portogallo, la stessa dinamica ha caratterizzato in passato altre reti latinoamericane che poi si sono progressivamente integrate negli ecosistemi criminali europei. Il panorama della criminalità organizzata in Europa, spiega ancora lo studio, è estremamente frammentato e, salvo poche eccezioni, si caratterizza per strutture relativamente orizzontali e reti fluide: una configurazione che facilita l'ingresso di gruppi esterni nei mercati locali più redditizi. Vi sono già segnali, secondo i ricercatori, di un apprendimento reciproco tra organizzazioni criminali dei due lati dell'Atlantico, con i modelli di "crime-as-a-service" che stanno diventando un fattore chiave nella costruzione di queste nuove alleanze transnazionali.

24 SETTEMBRE 2026

TAILANDIATAILANDIA. La cannabis torna a uso solo medico e di ricerca

Il governo thailandese chiude la fase della cannabis ricreativa aperta nel 2022. Il Consiglio dei Ministri ha approvato martedì 22 settembre un disegno di legge, il Cannabis Control Act, che limita l'uso della pianta esclusivamente a scopi medici e di ricerca, chiudendo di fatto la falla normativa che negli ultimi anni aveva permesso l'apertura di migliaia di negozi che la vendevano liberamente in tutto il Paese.

Come riporta Forbes, il ministro della Salute Pubblica Pattana Promphat, che ha annunciato l'approvazione del provvedimento, ha spiegato che il testo è frutto di uno studio di impatto regolatorio e di consultazioni pubbliche approfondite. Il principio guida della norma, ha detto il ministro citato dal Bangkok Post, è che "la cannabis deve essere usata per finalità mediche e di salute, non per uso ricreativo". Il disegno di legge stabilisce che la coltivazione, la produzione, la vendita, l'importazione e l'esportazione di fiori ed estratti di cannabis saranno soggette a licenze della durata di tre anni. Secondo quanto dichiarato dal ministro Pattana, oltre 10.000 negozi e siti di coltivazione sono già stati registrati in un sistema governativo di tracciamento: chi opera al di fuori di questo sistema, ha avvertito, dovrà essere considerato come attività illegale.

Il testo prevede inoltre divieti specifici a tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione: la vendita sarà vietata ai minori di 20 anni e alle donne in gravidanza o in allattamento, e non sarà consentita nei pressi di luoghi sensibili come templi, scuole, dormitori, parchi pubblici e altre aree frequentate da minori. Sarà inoltre istituito un comitato nazionale, presieduto dallo stesso ministro della Salute Pubblica, incaricato di definire le politiche sulla cannabis e le relative misure di supporto. Le violazioni delle norme su coltivazione, produzione, importazione, esportazione e vendita illegali potranno comportare pene detentive e sanzioni pecuniarie, mentre per chi fa un uso improprio della sostanza sono previste solo multe.

Il provvedimento passa ora all'esame della Camera dei Rappresentanti. Con la sua approvazione, la Thailandia si avvia a smantellare un mercato ricreativo che, nel primo anno dopo la decriminalizzazione del 2022, aveva generato ricavi stimati intorno ai 28 miliardi di baht, pari a circa 865 milioni di dollari.

Va notato un paradosso politico: all'epoca della decriminalizzazione, il ministro della Salute che promosse la liberalizzazione della cannabis era Anutin Charnvirakul, oggi Primo Ministro della Thailandia. Nonostante il giro di vite in arrivo, il Paese resta comunque l'unico Stato del Sud-est asiatico dove la cannabis a uso medico è legale, avendola depenalizzata per prima nel 2018.

24 SETTEMBRE 2026

OLANDAOLANDA. L'esperimento sulla cannabis legale amplia la varietà di prodotti

Il programma pilota olandese per la legalizzazione della cannabis ha finora portato a un mercato dei prodotti più diversificato. Lo indica un rapporto preliminare realizzato dal Trimbos Institute insieme a BreuerIntraval e RAND Europe, commissionato dal Centro olandese per la ricerca e la documentazione e dai ministeri della Giustizia e Sicurezza e della Salute, Welfare e Sport. Come riporta Ganjapreneur, i risultati sono stati ripresi anche da Forbes.

Il progetto, avviato nell'aprile 2025, consente ad alcune coffeeshop selezionate in dieci comuni olandesi di vendere cannabis proveniente da una filiera di coltivazione legale e tracciata, in alternativa al tradizionale sistema di tolleranza che per decenni ha lasciato la coltivazione nelle mani di fornitori non regolamentati, spesso collegati alla criminalità organizzata.

Gli operatori coinvolti nel pilota hanno segnalato miglioramenti nella registrazione, nel monitoraggio e nella standardizzazione delle procedure di coltivazione, trasporto e vendita, oltre a una maggiore trasparenza complessiva del sistema. Non sono però mancate criticità: alcuni esercenti hanno lamentato carenze di prodotto e interpretazioni divergenti delle norme legate al progetto pilota.

Sul fronte dei prezzi, il rapporto registra un calo del costo dei fiori di cannabis nei comuni che partecipano alla sperimentazione, a fronte di un aumento dei prezzi dell'hashish. I prezzi dei pre-roll, invece, sono leggermente saliti sia nei comuni partecipanti sia in quelli che restano fuori dal programma.

Quanto ai comportamenti dei consumatori, il numero di visitatori delle coffeeshop e la frequenza delle visite non sono cambiati in modo significativo dopo l'avvio della sperimentazione. Tuttavia, chi frequenta le coffeeshop nei comuni coinvolti nel pilota ha valutato il rapporto qualità-prezzo della cannabis in modo più positivo rispetto a prima. Anche i residenti nelle vicinanze dei locali partecipanti hanno espresso un giudizio complessivamente positivo sulla qualità del proprio quartiere: un segnale rilevante se si considera che nel 2023 ad Amsterdam si erano registrate proteste legate alla presenza di turisti della cannabis.

Lo studio si basa su una raccolta dati piuttosto ampia: 85 interviste a rappresentanti di comuni, gestori di coffeeshop, coltivatori, autorità di controllo e altri soggetti coinvolti nel settore; 865 interviste a visitatori delle coffeeshop e 441 a persone che vivono o lavorano nei pressi di questi locali. I ricercatori hanno inoltre monitorato il numero di visitatori in 143 coffeeshop e analizzato l'offerta di prodotti e i listini prezzi di 134 esercizi.

Si tratta di un rapporto preliminare: la valutazione completa del progetto pilota, che ha una durata complessiva di quattro anni, è attesa per il 2028.

24 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Scozia, morti per droga in aumento nonostante la linea liberale sull'uso

La politica scozzese sulle droghe, definita dal governo dello Scottish National Party "compassionevole e basata sui diritti umani", non sta producendo i risultati sperati in termini di riduzione dei decessi. Secondo quanto riporta UnHerd, la Scozia continua ad avere il tasso di mortalità per droga più alto d'Europa, due volte e mezzo superiore a quello registrato in Inghilterra.

Dal 2021 la Lord Advocate Dorothy Bain ha di fatto avviato un percorso di depenalizzazione del possesso personale di droghe, comprese quelle di Classe A: la polizia scozzese può ora limitarsi ad ammonire chi viene sorpreso in possesso di sostanze, senza procedere penalmente. Un passo che secondo alcuni osservatori equivale a una depenalizzazione mascherata, anche se la stessa Bain ha sempre respinto questa definizione, sostenendo che si tratti comunque di una risposta di giustizia penale, seppur proporzionata.

Il governo scozzese sostiene inoltre le cosiddette "consumption rooms", strutture dove i consumatori possono iniettarsi sostanze sotto controllo sanitario, al riparo sia dalle forze dell'ordine sia dai rischi legati all'uso di siringhe condivise. La prima struttura di questo tipo nel Regno Unito, il centro Thistle di Glasgow, ha aperto nel gennaio 2025 dopo che la stessa Bain aveva annunciato che non sarebbe stato nell'interesse pubblico perseguire i consumatori per il possesso di droghe all'interno del sito.

Nonostante queste misure, i dati non mostrano un'inversione di tendenza. Le cifre più recenti diffuse dai registri nazionali scozzesi indicano che nel 2025 i decessi per droga sono aumentati significativamente rispetto all'anno precedente, con un tasso quadruplicato rispetto al 2000. Tra le vittime, si registra un aumento particolarmente marcato tra gli uomini, mentre il numero di morti tra le donne è lievemente calato.

La ministra per le politiche su droghe e alcol, Maree Todd, attribuisce l'aumento alla diffusione di nuove sostanze come i nitazeni - oppioidi sintetici implicati in centinaia di decessi nel solo 2025 - e al cosiddetto "policonsumo", ovvero l'assunzione combinata di più sostanze, in particolare benzodiazepine di provenienza illecita, spesso più economiche rispetto a oppioidi e alcol da quando il prezzo minimo unitario ha eliminato dagli scaffali dei supermercati i sidri a più alta gradazione. Secondo l'articolo di UnHerd, tuttavia, la maggior parte delle vittime continua ad appartenere alla cosiddetta "generazione Trainspotting", ovvero i consumatori di oppioidi più anziani, le cui dipendenze risalgono a decenni fa.

Sul piano politico, lo scontro resta acceso. I conservatori scozzesi sostengono che le sale per il consumo di droga abbiano fallito e chiedono la chiusura di strutture come quella di Glasgow. Di segno opposto la posizione dei Verdi scozzesi e dei liberaldemocratici, che chiedono invece più strutture di questo tipo e respingono ogni ipotesi di ritorno a un approccio repressivo. L'SNP, dal canto suo, attribuisce parte della responsabilità della crisi a Westminster e ai tagli legati alle politiche di austerità, sebbene - come sottolinea l'autore dell'articolo - la Scozia riceva, in base alla formula Barnett che regola la ripartizione della spesa pubblica nel Regno Unito, 2.669 sterline pro capite in più rispetto all'Inghilterra.

A mettere in discussione l'impostazione complessiva della strategia scozzese è anche Annemarie Ward, direttrice dell'associazione Faces and Voices of Recovery, non finanziata dalle reti governative. Secondo Ward, l'insieme di depenalizzazione e sale per il consumo si limita a gestire la dipendenza invece di aiutare le persone a uscirne, e servirebbe un approccio orientato all'astinenza e al recupero, piuttosto che alla sola riduzione del danno.

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. La scuola vista dai giovani tra bisogni del presente e scelte del futuro. Censis

Il 43,4% degli studenti non pensa di avere informazioni e competenze sufficienti per scegliere consapevolmente il proprio futuro. Solo il 17,9% comprende pienamente le ragioni dei voti ricevuti e appena il 15,2% si sente del tutto protetto da bullismo, cyberbullismo e discriminazioni. Il 45% vorrebbe una scuola più coinvolgente, per il 57,3% vengono assegnati troppi compiti. I giovani chiedono una scuola capace di sostenerli nelle scelte e nella vita quotidiana

Orientamento, valutazione e benessere: i giovani chiedono una scuola che li sostenga. Il 43,4% degli studenti dichiara di non disporre di informazioni, conoscenze e competenze sufficienti per compiere una scelta consapevole per il proprio futuro e anche il 38,9% degli studenti del quinto anno ha bisogno di ulteriore supporto. Il 56,2% talvolta non comprende perché la propria valutazione è diversa da quella di un compagno, il 25,9% trova incomprensibili alcuni voti troppo bassi, mentre appena il 17,9% ha perfettamente chiari i motivi del voto o del giudizio ricevuto. Il 48,5% degli studenti si sente protetto solo in parte dalla scuola rispetto a bullismo, cyberbullismo o discriminazioni, il 36,3% per niente, e solo il 15,2% si sente del tutto protetto. I risultati rinviano tutti a una richiesta: una presenza educativa più continua, leggibile e vicina alle difficoltà concrete degli studenti. È quanto emerge dai tre Rapporti realizzati nell’ambito della prima annualità del Progetto Iride «La scuola vista dai giovani», dedicati all’orientamento, alla valutazione degli apprendimenti e allo stare bene a scuola. Per ciascun argomento sono stati ascoltati circa 8.000 studenti degli ultimi tre anni di corso di 61 scuole secondarie di secondo grado; alle loro risposte si affianca una rilevazione su 1.000 diplomati tra 18 e 24 anni.

La scuola è soprattutto una comunità di pari. Per il 90,3% degli studenti la scuola è prima di tutto un luogo nel quale fare nuove conoscenze e amicizie. L’80,4% va d’accordo con i compagni, il 75,1% considera sereno il clima della classe e il 77,1% non si sente giudicato dai coetanei. Quando si chiede che cosa faccia stare meglio a scuola, il 54,0% indica il rapporto con i compagni di classe; seguono la ricreazione (23,3%), il rapporto con gli altri studenti (21,4%), e le ore percepite come più leggere con il 20,9%. Buoni voti e utilità degli apprendimenti raccolgono valori inferiori. La socialità quotidiana, tuttavia, non sempre diventa una rete di aiuto: tra chi ha subito un abuso, il 34,9% non si confida con nessuno, il 37,0% si rivolge alla famiglia, il 27,2% ad amici esterni alla classe e soltanto il 14,8% agli insegnanti.

Gli insegnanti restano un riferimento che non sempre diventa dialogo. Il 55,8% degli studenti afferma di poter contare sui docenti in caso di necessità e il 51,3% si sente incoraggiato e stimolato. Negli istituti professionali le quote salgono rispettivamente al 61,2% e al 57,2%. Questa disponibilità generale, tuttavia, non sempre si traduce in un confronto nei momenti più delicati. Come mostra il basso ricorso ai docenti in caso di abuso, lo stesso scarto emerge quando nasce un conflitto sulla valutazione: il 35,6% discute con il docente di un voto ritenuto ingiusto senza ottenere risultati e il 29,5% rinuncia in partenza perché considera inutile il confronto. Solo nel 4,6% dei casi lo studente arriva a riconoscere le ragioni dell’insegnante e nel 6,0% il voto o il giudizio viene modificato.

L’incertezza prosegue fino al diploma. Tra gli studenti che intendono continuare gli studi, solo il 25,5% ha già individuato il corso al quale iscriversi; il 32,3% conosce soltanto l’ambito di interesse, il 32,2% è indeciso tra più opzioni e il 10,0% non ci ha ancora pensato. Anche in quinta, il 29,2% è ancora indeciso. La transizione al lavoro presenta lacune operative: il 51,5% si ritiene poco o per niente capace di trovare le offerte, il 45,1% di scrivere una lettera di presentazione, il 43,7% di preparare un buon curriculum e il 38,7% di sostenere un colloquio.

Una scuola più concreta e coinvolgente. Il 45,0% degli studenti indica le lezioni più interattive e dinamiche come la prima leva per migliorare la scuola. Seguono programmi più attuali per il 32,0%, meno verifiche per il 31,9%, e meno ore di lezione per il 30,3%. Inoltre, il 57,3% ritiene che gli insegnanti assegnino troppi compiti, il 54,7% ritiene che nel proprio percorso si studi troppo e il 52,1% si sente poco o per niente stimolato ad andare a scuola. Non si tratta soltanto di una domanda di alleggerimento, ma la richiesta riguarda il senso del lavoro scolastico e il legame tra contenuti, esperienza e futuro.

Il problema non è il voto, ma la comprensione del voto. Solo il 9,3% afferma che tutti i docenti spiegano i criteri con cui assegnano voti e giudizi; per il 34,1% lo fa la maggioranza, per il 49,4% soltanto alcuni e per il 7,3% nessuno. Anche la restituzione è debole: il 76,5% svolge compiti a casa senza ottenere un voto, un giudizio o una discussione con il docente, il 74,7% viene a conoscenza del voto soltanto attraverso il registro elettronico, il 57,6% affronta prove in classe senza ricevere un feedback. Il 56,4% ritiene inoltre che gli insegnanti non siano obiettivi nei giudizi; il 44,3% considera le valutazioni poco o per niente eque. Il 71,0% considera la scuola una fonte continua di ansia e stress. Quando si chiede quale stato d’animo prevalga, il 51,0% indica l’ansia, il 46,0% la noia, il 25,8% la serenità, il 18,7% la felicità e appena l’8,0% l’entusiasmo. Il 73,7% ritiene che il modo di vivere la valutazione influenzi il rendimento; il 35,5% ha saltato almeno una volta la scuola per paura di una prova pur essendo preparato.

Dopo il diploma la scuola viene rivalutata. Il 71,2% dei diplomati giudica buona o ottima l’esperienza vissuta, contro il 46,2% degli studenti ancora a scuola; il 60,8% consiglierebbe la propria ex scuola, a fronte del 47,3% di chi la frequenta. Tra i diplomati l’83,9% considera utili le conoscenze acquisite, il 69,7% ciò che ha imparato per la vita e il 54,5% per il lavoro. Anche il ricordo degli spazi migliora: il 39,1% li definisce funzionali, contro il 21,6% degli studenti, e il 24,2% puliti, contro il 7,4%. Resta però elevata la quota di chi li ricorda vecchi, pari al 33,7%. Il tempo rende più articolato il giudizio, ma non cancella la memoria dell’ansia (53,8%), dei criteri poco chiari e dei feedback insufficienti.

Questi sono i principali risultati della prima annualità del Progetto Iride «La scuola vista dai giovani», che è stato presentato oggi a Roma da Claudia Donati, Direttrice di ricerca Censis. Sono intervenuti Maurizio Lupi, Presidente Fondazione Costruiamo il Futuro Ets, Andrea Toma, Responsabile Area Economia, lavoro e territorio Censis, Paola Bortoletto, Presidente Andis, Cristiano Corsini, Professore di Pedagogia sperimentale Università Roma Tre, Antonello Giannelli, Presidente Anp, Simone Montori, Coordinatore Rete studenti medi Lazio, Claudia Pratelli, Assessora Scuola, formazione e lavoro Roma Capitale e Giorgio De Rita, Segretario generale Censis

Il Progetto Fres- Iride «La scuola vista dai giovani» si inserisce nelle attività dell’Osservatorio Iride nato dalla collaborazione tra Fondazione Costruiamo il Futuro Ets e Fondazione Censis, che si propone di offrire annualmente ricerche e analisi sui percorsi educativi e di formazione, mettendo al centro il punto di vista delle nuove generazioni

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24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Plastica monouso. Senato approva nuove norme

Via libera dal Senato anche alle nuove norme per la plastica monouso. Dagli involucri di frutta, verdura e bevande ai cosmetici usati dagli alberghi, sono numerosi i prodotti coinvolti dalla stretta sulla plastica usa e getta contenuta nel decreto imballaggi approvato da Palazzo Madama. Nello specifico, oltre a rispettare i formati e gli utilizzi consentiti dalla normativa Ue in vigore da febbraio 2025 - il Ppwr (Packaging and packaging waste regulation) - gli imballaggi dovranno essere certificati come biodegradabili e compostabili da organismi accreditati, in conformità con gli standard europei. Perché il decreto diventi legge bisogna però attendere il via libera definitivo della Camera.

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Gli italiani sono più sospetti nei confronti dell'intelligenza artificiale. Indagine

I cittadini della Penisola sono più sospettosi nei confronti dell’AI. Nel 2020 due italiani su tre guardavano allo sviluppo dell’intelligenza artificiale come a qualcosa di positivo. Sei anni dopo la quota è scesa sotto la metà. Secondo un’indagine Swg realizzata con Fondazione Lottomatica e presentata alla Camera nell’evento “Fatti non cose. Raccontare l’economia”, il 49% delle persone ascoltate (circa 800 soggetti) considera l’Ai un fenomeno positivo, contro il 68% del 2020. Nello stesso periodo chi la vede come motivo di preoccupazione è passato dal 23% al 45%. La distanza tra i due fronti, così, si è ridotta da 45 a 4 punti. Ma gli italiani sono preparati ad affrontare le conseguenze dello sviluppo tecnologico? La risposta cambia in base alle preferenze politiche. Se nel centrodestra più della metà degli elettori si dice fiduciosa, nel centrosinistra solo il 39% degli intervistati è positivo.

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Riaperta formalmente la porta all'energia nucleare

L’Italia riapre formalmente la porta all’energia atomica. Il semaforo verde arrivato dall’Aula del Senato - 81 i voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti - completa l’iter parlamentare del disegno di legge delega per il ritorno al nucleare sostenibile, che diventa legge dello Stato. «Giornata storica per l’Italia», è il commento del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Il provvedimento esclude le grandi centrali tradizionali e limita il perimetro di azione a reattori modulari di piccola e media taglia. Resta aperta la questione del dove realizzare tutto, vero convitato di pietra del dossier: il legislatore ha introdotto un meccanismo di candidatura volontaria. Municipi e consorzi locali potranno offrirsi spontaneamente per ospitare i reattori o le infrastrutture di stoccaggio temporaneo e smaltimento dei rifiuti radioattivi, superando la rigidità delle mappe imposte dall’alto attraverso compensazioni economiche dirette e ristori energetici per le comunità accoglienti.

24 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Prepararsi alle pandemie conviene anche per l'economia. Rapporto Ocse

Prepararsi a una nuova pandemia costa, ma molto meno di una crisi fuori controllo. Il nuovo rapporto Ocse stima miliardi di perdite per i sistemi sanitari e per il PIL in caso di risposta tardiva. Sorveglianza, scorte, mascherine e altre misure precoci possono ridurre morti e danni economici, evitando di arrivare ai lockdown

Le pandemie sono eventi rari, ma il loro impatto può essere enorme. E non soltanto per il numero di vittime o per la pressione sugli ospedali. Quando un’epidemia sfugge al controllo, a fermarsi o rallentare sono anche produzione, consumi, trasporti e servizi. La preparazione, quindi, non è soltanto una voce della spesa sanitaria: è una forma di protezione dell’economia. È questo il punto di partenza del rapporto dell’Ocse “Le ragioni economiche a favore della preparazione e della risposta alle pandemie. Oltre i lockdown”, che analizza le conseguenze sanitarie ed economiche di future pandemie in 51 Paesi dell’OCSE, dell’Unione europea, dello Spazio economico europeo e del G20. Attraverso modelli epidemiologici ed economici, lo studio prova a misurare cosa potrebbe accadere in diversi scenari e, soprattutto, quali strumenti possano consentire di intervenire prima che un focolaio sfugga al controllo. La conclusione è che la preparazione non è soltanto una questione di salute pubblica: è anche un investimento economico.

Il rischio di una nuova pandemia

Le pandemie appartengono alla categoria degli eventi a bassa probabilità ma ad altissimo impatto. La storia recente mostra quanto rapidamente un’epidemia possa superare i confini nazionali. La pandemia influenzale del 1918 provocò, secondo le stime riportate dall’OCSE, tra 40 e 50 milioni di morti nel mondo. La SARS del 2002-2003 raggiunse 26 Paesi distribuiti su cinque continenti.

Nel frattempo, alcuni dei cambiamenti che caratterizzano lo sviluppo contemporaneo possono aumentare le occasioni di trasmissione di nuovi agenti patogeni. Urbanizzazione, deforestazione, agricoltura intensiva, commercio di specie selvatiche e cambiamenti climatici contribuiscono a modificare il rapporto tra popolazioni umane, animali ed ecosistemi. Secondo gli studi richiamati dall’OCSE, esiste circa una probabilità su due che il mondo debba affrontare, nei prossimi 25 anni, una pandemia paragonabile per dimensioni a quella di COVID-19. Anche l’aumento delle infezioni umane da influenza aviaria è indicato tra gli elementi che alimentano le preoccupazioni sulla possibilità di nuove emergenze.

Il conto del COVID-19 non è ancora chiuso

L’impatto di una pandemia, sottolinea il rapporto, non si esaurisce quando diminuiscono i contagi. Il COVID-19 ha modificato anche alcuni fattori di rischio legati alle malattie non trasmissibili, tra cui consumo di tabacco e alcol e obesità, oltre ad aver interrotto o ritardato percorsi di cura per persone affette da patologie croniche.

Un’analisi OCSE su 28 Paesi membri stima che, tra il 2020 e il 2024, questi cambiamenti siano associati a una riduzione media dell’aspettativa di vita di 2,4 mesi rispetto a uno scenario ipotetico nel quale la pandemia non si fosse verificata. Gli effetti hanno anche una dimensione economica: secondo le stime riportate nello studio, la riduzione dell’aspettativa di vita si associa a un aumento dello 0,4% della spesa sanitaria media annua e a una contrazione dello 0,1% del PIL ogni anno. Se i fattori di rischio dovessero invece rimanere a livelli superiori a quelli pre-pandemici, entro il 2050 l’aspettativa di vita media potrebbe risultare inferiore di 1,9 mesi, mentre la spesa sanitaria potrebbe essere più alta dello 0,6% e il PIL fino allo 0,2% più basso ogni anno.

(Simevep del 22/09/2026)

24 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. La perdita di fonti di acqua dolce è tre volte più grande di quanto pensassimo

L’impatto delle attività umane sul ciclo dell’acqua è molto più grande di quanto pensassimo. A sottolinearlo è una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) e condotta da esperti della Nasa, che ha analizzato i dati satellitari raccolti dal 2002 al 2025 per tracciare le variazioni dell’immagazzinamento d’acqua terrestre, un parametro che misura l’insieme dell’acqua presente sul pianeta, tra falde acquifere sotterranee, umidità del suolo, fiumi, laghi e bacini artificiali. Tutto il mondo è stato toccato dalla mano umana, ad eccezione dei Poli e dell’Australia.

Tecnologia satellitare ad alta precisione

Per misurare l’immagazzinamento d’acqua terrestre, i ricercatori hanno recuperato i dati satellitari raccolti della missione spaziale Grace (Gravity Recovery and Climate Experiment) e del suo prosieguo Grace-Fo (Grace Follow-On) che sono state in grado di rilevare le lievi variazioni della gravità causate dallo spostamento delle masse idriche sulla Terra con una precisione senza precedenti. Grazie a modelli matematici avanzati, gli autori sono riusciti ad aumentare la risoluzione spaziale di circa dieci volte rispetto al passato: passare da aree osservabili di 150 mila chilometri quadrati ad appena 12.500 chilometri quadrati ha reso possibile distinguere l’impatto umano dai cicli climatici naturali su scala locale.

Il team ha così individuato 40 “punti caldi” globali in cui le variazioni d’acqua sono legate, sia in positivo che in negativo, ad attività umane quali l’estrazione sotterranea per l’agricoltura, l’irrigazione, la costruzione di bacini e la deforestazione. Il bilancio complessivo in queste 40 regioni mostra una perdita di 3.122 miliardi di tonnellate d’acqua a fronte di un guadagno di soli 2.432 miliardi di tonnellate. Nei “punti caldi” che hanno perso acqua, il dato è superiore del 33% rispetto alle stime precedenti, un segno negativo a cui ha contribuito in particolare il prosciugamento delle falde acquifere sotterranee dovuto all’agricoltura, che si è rivelato molto più pesante di quanto ritenuto finora. Le regioni che, invece, hanno segnato un accumulo di acqua devono il guadagno alla costruzione di dighe, all’espansione dell’agricoltura piovana e alla realizzazione di canali di deviazione e irrigazione superficiale.

(Simevep del 22/09/2026)

24 SETTEMBRE 2026

GIAPPONEGIAPPONE. Plastica nei coralli. Scoperta nuova forma di inquinamento marino

Frammenti di corallo morto nei quali la plastica fusa si è infiltrata fino a penetrare nei pori dello scheletro calcareo, formando un materiale ibrido difficile da separare. È la nuova forma di inquinamento individuata sulle spiagge di Okinawa, in Giappone, da un gruppo di ricercatori dell’Okinawa Institute of Science and Technology (OIST) e dell’Università delle Ryukyu. Lo studio, pubblicato su Marine Pollution Bulletin, descrive per la prima volta i “plasticorali”, frammenti di corallo e polimeri plastici che potrebbero rappresentare una fonte persistente di contaminazione negli ecosistemi delle barriere coralline. Le conseguenze specifiche di questi materiali sugli organismi marini devono ancora essere accertate.

Piccole macchie dai colori vivaci, apparentemente fuori posto tra i frammenti di corallo pallido depositati sulle spiagge di Okinawa, hanno attirato l’attenzione dei ricercatori durante le consuete indagini sui rifiuti spiaggiati. Le analisi condotte successivamente in laboratorio hanno rivelato che quelle macchie erano costituite da polimeri fusi provenienti da comuni plastiche domestiche, penetrati nei pori degli scheletri di corallo morto. Il materiale risultante è stato chiamato “plasticoral” dalla prima autrice dello studio, Ifenna Ilechukwu, e dall’autore senior James D. Reimer. Si tratta di una forma di plastiglomerato, un materiale ibrido nel quale la plastica si combina con componenti naturali, che documenta una modalità di contaminazione delle coste coralline finora non descritta.

La plastica fusa penetra nei pori degli scheletri corallini

I ricercatori hanno individuato i plasticorali durante le indagini sui rifiuti presenti lungo le coste dell’isola subtropicale di Okinawa. Tra i campioni raccolti figura un frammento proveniente dalla spiaggia di Sosu, all’interno del Parco nazionale di Yanbaru, nel nord dell’isola. Le analisi spettroscopiche e microscopiche hanno mostrato che le macchie colorate osservate sulla superficie dei detriti erano polimeri fusi, penetrati nei pori degli scheletri calcarei dei coralli morti. La plastica non si limita quindi ad aderire alla superficie del frammento, ma si infiltra nella sua struttura, formando un materiale composito nel quale le due componenti risultano strettamente integrate. La scoperta amplia le forme conosciute di contaminazione da plastica negli ambienti costieri, mostrando come i rifiuti possano modificare anche i detriti naturali prodotti dagli ecosistemi corallini.

I detriti di corallo sono importanti per la vita della barriera

I frammenti di corallo morto presenti sulle spiagge non sono necessariamente materiali destinati a rimanere sulla terraferma. Possono essere trasportati nuovamente in mare, dove svolgono diverse funzioni ecologiche. I nuovi coralli possono utilizzare questi detriti come substrato stabile sul quale insediarsi, mentre le loro forme irregolari creano anfratti che offrono riparo ai pesci giovani e ad altri piccoli organismi marini, proteggendoli dalle correnti e dai predatori. La presenza di plastica fusa all’interno dei frammenti introduce quindi una possibile fonte di contaminazione in materiali che possono rientrare nell’ambiente della barriera corallina. Lo studio documenta la formazione dei plasticorali, ma non stabilisce ancora quali conseguenze specifiche possano derivare dal loro eventuale ritorno in mare.

L’origine della plastica potrebbe essere legata ai falò sulle spiagge

L’esatta provenienza dei polimeri fusi non è stata ancora determinata. Tra le possibili fonti indicate dai ricercatori figurano i falò sulle spiagge, durante i quali i rifiuti plastici possono fondere ed entrare in contatto con i frammenti di corallo presenti sulla costa. Questa spiegazione rimane tuttavia un’ipotesi da verificare. Le analisi hanno identificato la natura del materiale e la sua integrazione negli scheletri corallini, ma non permettono ancora di ricostruire con certezza il processo attraverso il quale ogni frammento si è formato. Ulteriori ricerche saranno necessarie per chiarire l’origine dei rifiuti plastici, le condizioni che favoriscono la formazione dei plasticorali e la loro eventuale diffusione in altri ambienti costieri.

Restano da chiarire gli effetti sugli organismi marini

La scoperta solleva interrogativi sulle possibili conseguenze ecologiche di questi materiali ibridi. Studi precedenti, richiamati dagli autori, hanno mostrato che sostanze chimiche rilasciate da polimeri comuni possono interferire con la propagazione dei coralli e che i frammenti di plastica possono ospitare agenti patogeni per i coralli ed entrare nella catena alimentare marina. Questi risultati non dimostrano però che i plasticorali producano gli stessi effetti. Per stabilirlo saranno necessari studi specifici sulla composizione dei frammenti, sulle sostanze eventualmente rilasciate e sulle interazioni con gli organismi della barriera. La ricerca individua dunque una nuova forma di contaminazione e una potenziale minaccia, senza attribuirle effetti tossici che non sono stati ancora verificati sperimentalmente.

(30Science News del 21/09/2026)

24 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Lanciato il Marchio biologico italiano

D’ora in poi i prodotti bio di origine italiana saranno immediatamente riconoscibili. In occasione della “Giornata europea del Biologico” è stato presentato il Marchio biologico italiano, che affiancherà il logo di produzione bio dell’Unione europea. Il marchio, formato dall’intreccio di tre foglie, verde bianca e rossa, identificherà in modo chiaro i prodotti biologici realizzati con materie prime coltivate o allevate in Italia, contribuendo a tutelare le produzioni nazionali e all’ulteriore sviluppo di un settore in cui l’Italia continua a essere un punto di riferimento in Ue. Inoltre, sono stati resi noti anche i principali dati dell’ultimo rapporto “Bio in cifre” di prossima pubblicazione, curato da Ismea In collaborazione con Ciheam Bari, nell’ambito dei programmi Masaf “Dimecobio” e “PRo4dati bio”. Nel dettaglio, nel 2025 si rafforza la dinamica positiva dei consumi domestici, in aumento di oltre il 9 per cento rispetto all’anno precedente. Il valore dei consumi dei prodotti biologici in Italia raggiunge i 4,4 miliardi di euro (+9,2% sul 2024), il più alto mai registrato, con una incidenza del 4% sul valore totale della spesa agroalimentare nazionale. Sono 8 le regioni insieme alla Provincia autonoma di Bolzano che hanno già superato l’obiettivo europeo del 25% di Superficie agricola utilizzata bio, che nel 2025 ha un’incidenza complessiva del 19,4% sul totale della superficie nazionale (2.377.749 ettari). Gli operatori biologici ammontano, invece, a 95.389, di cui 85.443 sono aziende agricole.

“In occasione della Giornata Europea del Biologico, voglio ricordare il ruolo fondamentale della conoscenza, dell’innovazione, del monitoraggio e del dialogo tra tutti gli attori. Come Ismea mettiamo a disposizione competenze e strumenti affinché le scelte future possano poggiare su basi informative solide e coerenti e contribuire allo sviluppo equilibrato e duraturo del settore – ha dichiarato il presidente di Ismea, Livio Proietti –. Altrettanto rilevanti sono le politiche di sostegno offerte dal Pnrr attraverso il Fondo Rotativo Contratti di Filiera, di cui Ismea è soggetto attuatore, a dimostrazione di come l’Istituto, nell’ambito degli indirizzi del Ministero vigilante, stia facendo la propria parte per contribuire alla creazione di valore lungo la filiera e rafforzare la competitività dell’intero sistema agroalimentare italiano”.

(FoodAffairs.it)

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Bio: consumi in crescita, ma superfici coltivate in calo

I consumatori italiani premiano sempre più il biologico, ma la produzione nazionale arranca sotto il peso della burocrazia e dell'incertezza sulle politiche agricole europee. È quanto emerge dal rapporto "Bio in Cifre 2026", realizzato da Ismea per il Ministero dell'Agricoltura (Masaf) e diffuso da FederBio in occasione della Giornata europea del biologico, che si celebra ogni anno il 23 settembre.

Sul fronte degli acquisti i numeri sono incoraggianti: nel 2025 i consumi di prodotti biologici in Italia sono cresciuti del 9,2% sia in valore sia in volume, superando nettamente le performance del comparto agroalimentare convenzionale. Il trend prosegue anche nel 2026: nei primi sei mesi dell'anno le vendite hanno registrato un ulteriore incremento del 4%.

Il quadro si ribalta però quando si guarda al lato della produzione. Nel 2025 le superfici coltivate a biologico sono diminuite del 5,4%, un calo dovuto soprattutto al crollo del 24,4% delle aree in conversione, che riguarda in particolare i prati pascoli. Le superfici già certificate restano invece quasi stabili, con una flessione contenuta dello 0,5%. In leggero calo anche il numero degli operatori del settore, sceso dell'1,8%.

Per la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, il paradosso tra consumi in aumento e produzione in frenata è il segnale di un bivio politico non più rinviabile: "È arrivato il momento di decidere quale modello agricolo vogliamo sostenere nei prossimi anni", ha dichiarato, sottolineando come il biologico dimostri che è possibile produrre cibo tutelando la salute del suolo e dei cittadini, rafforzando al tempo stesso la capacità dell'agricoltura di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici.

A pesare sulle aziende, secondo FederBio, sono soprattutto l'incertezza sul futuro della Politica Agricola Comune e l'eccesso di adempimenti burocratici, che colpiscono in particolare le piccole e medie realtà agricole. Il rischio, avverte la federazione, è che questo freno normativo finisca per favorire le importazioni di prodotti bio dall'estero a scapito della produzione italiana. FederBio chiede quindi semplificazione delle procedure e un sostegno più concreto alle filiere, in vista sia del nuovo Piano d'Azione Nazionale per il biologico sia della riforma della Pac per il periodo 2028-2034, il cui negoziato a livello europeo dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre.

Una novità positiva presentata proprio in occasione della Giornata europea del biologico è il Marchio del Biologico Italiano, un logo gratuito e su base volontaria pensato per identificare i prodotti realizzati esclusivamente con materia prima biologica coltivata in Italia. Il marchio, istituito dalla legge n. 23/2022, è stato illustrato dal sottosegretario del Masaf Luigi D'Eramo, che lo ha definito un segno distintivo di qualità e sicurezza capace di offrire una garanzia in più ai consumatori, soprattutto in un momento in cui crescono le importazioni di prodotti bio da Paesi terzi. Gli operatori possono già presentare al ministero l'istanza per ottenere l'utilizzo del logo, che andrà ad affiancare l'"eurofoglia", il simbolo europeo del biologico.

Apprezzamento per l'iniziativa è arrivato anche da Enrico Amico, presidente di Demeter Italia, secondo cui il nuovo marchio rappresenta uno strumento utile a contrastare il cosiddetto Italian Sounding, cioè l'uso improprio di richiami all'italianità su prodotti che nulla hanno a che fare con il nostro Paese, oltre che a garantire una maggiore tutela per i consumatori che scelgono il biologico.

Come riporta FederBio, la Giornata europea del biologico resta anche l'occasione per ribadire il ruolo della transizione agroecologica nel creare nuove prospettive occupazionali per giovani e donne e nel rafforzare le aree interne del Paese.

23 SETTEMBRE 2026

USAUSA. California stanzia 4,7 milioni per terapie psichedeliche ai veterani

Il governatore della California Gavin Newsom ha firmato il 18 settembre l'Assembly Bill 113, un disegno di legge di bilancio che stanzia 4,7 milioni di dollari per finanziare ricerche cliniche su terapie psichedeliche destinate ai veterani affetti da disturbo da stress post-traumatico (PTSD) resistente ai trattamenti tradizionali. Come riporta Hoodline, la ricerca finanziata riguarderà sostanze quali psilocibina, MDMA e ketamina, con l'obiettivo di verificare se possano aiutare i veterani il cui PTSD non ha risposto alle cure convenzionali.

Il provvedimento incorpora i contenuti del Senate Bill 1224, noto come California Emerging Therapies Research Partnership Act, promosso dal senatore Brian W. Jones. Il testo era stato scritto per indirizzare le risorse statali verso sperimentazioni cliniche registrate a livello federale. Secondo quanto riportato da KPBS, la misura è il risultato di circa tre anni di iniziative a sostegno dei veterani che non avevano trovato sollievo attraverso i percorsi di cura tradizionali per la salute mentale.

La legge prevede inoltre che il Department of Veterans Affairs californiano istituisca un Consiglio consultivo statale sulle terapie emergenti per i veterani (California Veteran Emerging Therapies Research Advisory Council). I fondi da 4,7 milioni di dollari saranno amministrati attraverso il California Initiative to Advance Precision Medicine (CIAPM), ufficio interno alla California Health and Human Services Agency, con l'obiettivo di sostenere ricerche sulla terapia assistita da sostanze psichedeliche rivolte specificamente ai veterani.

Jesse Gould, fondatore di Heroic Hearts Project, ha definito lo stanziamento un traguardo significativo in un percorso che la sua organizzazione porta avanti da oltre cinque anni insieme a veterani, ricercatori e rappresentanti bipartisan della politica californiana. Gould ha ringraziato, oltre a Newsom, anche i senatori Josh Becker e Scott Wiener e il deputato Josh Lowenthal per il loro contributo all'approvazione della misura.

David Kuta, comandante della sezione californiana dei Veterans of Foreign Wars, ha sottolineato che i veterani che tornano a casa si trovano spesso a fare i conti con PTSD, depressione, dipendenza da oppioidi e altre "ferite invisibili" della guerra, e che i trattamenti tradizionali, pur aiutando molti, non funzionano per tutti.

Il provvedimento californiano rappresenta la prima stanziamento statale dedicato specificamente alla ricerca sulla terapia psichedelica assistita e arriva al terzo anno consecutivo in cui lo stato approva normative a sostegno di questo filone di studi, dopo l'AB 1103 firmato lo scorso ottobre per accelerare l'iter autorizzativo delle sperimentazioni cliniche su sostanze controllate come psilocibina, ibogaina e MDMA.

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Lea 2024: 18 Regioni promosse, ma sale al 9,9% chi rinuncia alle cure

Il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) relativo al 2024 certifica un netto miglioramento formale della sanità regionale italiana: le Regioni e Province autonome "promosse" salgono a 18 su 21, contro le 13 dell'anno precedente. Solo Calabria, Bolzano e Sicilia restano inadempienti. Ma la Fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati, avverte che dietro questo miglioramento apparente si nasconde un peggioramento sostanziale nell'accesso alle cure da parte dei cittadini.

Come riporta Quotidiano Sanità, nello stesso anno in cui le Regioni adempienti sono aumentate, la quota di popolazione che ha rinunciato ad almeno una visita o un accertamento diagnostico prescritti dal medico è salita dal 7,6% al 9,9%, un dato Istat che equivale a quasi 5,8 milioni di persone. Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, definisce questi due dati "due fotografie solo apparentemente contraddittorie": se aumentano contemporaneamente le Regioni promosse, la spesa privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie, non si può concludere che la sanità sia migliorata, ma che la "pagella" ministeriale ha una capacità molto limitata di misurare l'effettiva esigibilità dei Lea da parte dei cittadini.

Dal 2020 la verifica dell'erogazione dei Lea si basa sul Nuovo Sistema di Garanzia, articolato in 88 indicatori, ma la pagella 2024 utilizza solo un sottoinsieme di 27 indicatori Core. Gimbe punta il dito soprattutto sulla soglia minima richiesta per essere considerati adempienti: 60 punti su 100 in ciascuna delle tre macro-aree che compongono la valutazione, ovvero prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Un'asticella che la Fondazione giudica troppo bassa: sei delle diciotto Regioni promosse presentano infatti almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69. Se la soglia venisse alzata a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; portandola a 80 punti, resterebbero adempienti soltanto in 5.

Sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree, Gimbe ha elaborato una classifica delle Regioni che conferma la persistente frattura tra Nord e Sud del Paese: tra le prime dieci posizioni si trovano sette Regioni del Nord, due del Centro e solo la Puglia a rappresentare il Mezzogiorno, mentre le ultime sette posizioni della graduatoria sono occupate quasi interamente da Regioni meridionali. Il monitoraggio conferma quindi che la tutela della salute continua a dipendere in misura rilevante dalla Regione di residenza.

Cartabellotta chiede al ministero della Salute e alle Regioni di rivedere le regole della "pagella", affinché diventi uno strumento reale di rendicontazione pubblica e di miglioramento continuo, con più indicatori, soglie più elevate, dati tempestivi e misure capaci di rilevare l'accesso reale alle prestazioni, le liste d'attesa, le rinunce alle cure, gli esiti di salute e le diseguaglianze territoriali. Per garantire i Lea a tutte le persone, ovunque vivano, sottolinea il presidente della Fondazione, bisogna conoscere anche i bisogni di salute rimasti senza risposta, i servizi non disponibili, le prestazioni non erogate e gli ostacoli incontrati dai cittadini. Altrimenti, avverte Cartabellotta, il cosiddetto "60 politico" rischia di promuovere tutte le Regioni ignorando le persone a cui viene di fatto negato il diritto alla tutela della salute.

23 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. OMS amplia le opzioni contraccettive: nuove linee guida su pillola e impianti

L'Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato nuove linee guida sulla contraccezione, con l'obiettivo di ampliare le opzioni a disposizione delle donne. Il punto di partenza, come riporta Quotidiano Sanità, è un dato allarmante: nel mondo 164 milioni di donne che vorrebbero ritardare o evitare una gravidanza non usano alcun contraccettivo.

Le nuove indicazioni riguardano cinque questioni principali, messe a punto per fornire ai singoli Paesi criteri basati sulle evidenze scientifiche sia per l'introduzione di nuovi metodi contraccettivi sia per modalità alternative di utilizzo di quelli già disponibili. Tra le principali novità, i contraccettivi orali combinati potranno essere assunti per periodi prolungati, fino a sei mesi, oppure in modo continuativo fino a un anno, senza le tradizionali interruzioni cicliche. Cambia anche la durata d'uso dell'impianto sottocutaneo a base di etonogestrel, che secondo le nuove indicazioni può essere mantenuto fino a cinque anni.

Una delle novità più rilevanti riguarda la contraccezione d'emergenza: l'OMS raccomanda ora il mifepristone come nuova opzione, in dose singola compresa tra 10 e 50 mg (con preferenza per il dosaggio tra 10 e 25 mg), da assumere entro cinque giorni da un rapporto non protetto. Si tratta di una raccomandazione forte, basata su evidenze di certezza moderata.

Non tutte le novità vanno però nella direzione di un ampliamento: l'Organizzazione sconsiglia infatti l'introduzione dell'ormeloxifene e delle pillole a base di quinestrolo, per mancanza di evidenze sufficienti sulla loro sicurezza ed efficacia.

Le linee guida arrivano a breve distanza dalla pubblicazione del Target Product Profile dell'OMS dedicato ai nuovi contraccettivi maschili, un documento che indica tre possibili strategie di sviluppo: la soppressione della produzione di spermatozoi, l'inibizione della loro funzione oppure il blocco del loro trasporto e della loro trasmissione. Al momento, la ricerca più avanzata in questo campo riguarda i metodi ormonali reversibili.

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Rsa Pesaro, lettere di sfratto per 14 anziani da Casa Roverella

A Casa Roverella, la residenza per anziani di Pesaro gestita dal Consorzio sociale Santa Colomba, sono arrivate le raccomandate che formalizzano il recesso dal contratto per quattordici ospiti. Come riporta Il Resto del Carlino, la comunicazione, datata 15 settembre e firmata da Ginetto Grandoni, presidente del Consorzio, chiede alle famiglie di trovare una nuova sistemazione per i propri cari entro la fine del mese.

La lettera motiva il recesso con la cessazione dell'autorizzazione all'esercizio della Casa di Riposo Villa Pini, e cita esplicitamente il contratto di fruizione del servizio: non sarà più possibile, si legge nel testo, proseguire l'accoglienza e la permanenza degli ospiti nella struttura.

Tra i destinatari della raccomandata ci sono i figli di Diana Palena, 90 anni, ex insegnante di lettere all'istituto d'arte Mengaroni di Pesaro, entrata a Casa Roverella appena il 12 agosto scorso. Dopo la morte del marito era stata la donna stessa a scegliere di trasferirsi in una struttura residenziale, rifiutando l'assistenza di una badante privata in cerca di compagnia e cura. I figli, Laura e Paolo Bernardi, avevano da poco allestito la sua stanza con quadri, gerani e un tavolino per ricreare un angolo di casa, e in poche settimane Diana aveva iniziato ad ambientarsi e a stringere nuove amicizie.

Proprio il giorno dell'ingresso della madre in struttura, i due figli avevano firmato anche una postilla al contratto che riconosceva al Consorzio la facoltà di disporre in qualunque momento, a proprio insindacabile giudizio, le dimissioni dell'ospite con un preavviso di soli 15 giorni. Una clausola che oggi alimenta i sospetti della famiglia: il timore è che il Consorzio fosse già a conoscenza dell'esito della vicenda quando quella firma venne raccolta. La famiglia chiede ora una sistemazione dignitosa per Diana e valuta di rivolgersi a un legale, mentre dalla direzione della struttura non sono ancora arrivate indicazioni concrete su dove i quattordici anziani potranno essere trasferiti.

Il caso nasce dalla decisione di destinare gli spazi di Casa Roverella ai 27 ospiti della Rsa Tomasello, in vista della realizzazione del nuovo ospedale di Pesaro. La vicenda, dopo le proteste dei familiari, è già finita al vaglio della Regione Marche: il consigliere regionale Nicola Baiocchi, presidente della commissione Sanità, ha definito la situazione grave e ha annunciato un confronto con l'Azienda sanitaria territoriale per trovare una soluzione condivisa entro la scadenza del 30 settembre.

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Sanità, il medico: "La vera riforma è la relazione col paziente"

Il dibattito sulla sanità italiana si concentra da mesi su strutture, fondi del PNRR e strumenti digitali, trascurando quello che dovrebbe essere il vero fulcro del sistema: il rapporto di fiducia tra medico e paziente. È la tesi sostenuta da Pier Luigi Bartoletti, medico di medicina generale, in una lettera pubblicata da Quotidiano Sanità.

Secondo Bartoletti, il confronto pubblico si esaurisce tra rendering di nuove Case della Comunità, cronoprogrammi e tabelle di finanziamento contese tra maggioranza e opposizione, mentre Case della Comunità, fascicoli elettronici e algoritmi di appropriatezza vengono annunciati senza che nessuno si interroghi davvero su chi assisterà concretamente i pazienti, ogni giorno, per anni, e con quali competenze. Il punto centrale della lettera è netto: il motore del Servizio Sanitario Nazionale non sono i metri quadrati né i software, ma la relazione di fiducia tra il professionista e la persona che cura. A sostegno di questa affermazione, il medico cita tre ricerche scientifiche. La prima è uno studio norvegese basato su registri sanitari, pubblicato sul British Journal of General Practice nel 2022, che ha analizzato oltre 4,5 milioni di pazienti con un follow-up fino a 15 anni: mantenere nel tempo lo stesso medico di famiglia riduce del 25% la mortalità, del 28% i ricoveri urgenti e del 30% il ricorso a guardia medica e pronto soccorso.

La seconda ricerca è la revisione sistematica firmata da Pereira Gray e pubblicata su BMJ Open nel 2018, che ha esaminato 22 studi: la continuità di cura risulta associata a una riduzione significativa della mortalità nell'81,8% degli studi di qualità elevata. La terza è la revisione condotta da Forte ed Ebell, pubblicata su Recenti Progressi in Medicina nel 2025 su 18 studi e oltre 15 milioni di pazienti, che conferma riduzioni comprese tra il 10 e il 20% su mortalità, ospedalizzazioni e accessi al pronto soccorso.

Bartoletti denuncia quello che definisce un vero e proprio paradosso: alcuni modelli organizzativi affidano l'assistenza territoriale a medici a rotazione, senza garantire continuità nel rapporto con i pazienti, vanificando così i benefici documentati dalla letteratura scientifica. Nella lettera viene criticato anche il proliferare di sigle burocratiche come RUAP, AFT e UCCP, insieme a un linguaggio sempre più aziendalistico che sostituisce espressioni come "presa in cura" con termini come "presa in carico", svuotando di significato umano la pratica medica.

Il medico chiede quindi di investire sulle competenze specifiche della medicina generale e sulla stabilità del legame tra medico e paziente, un aspetto che considera cruciale soprattutto in vista dell'invecchiamento demografico previsto nei prossimi dieci anni, quando la domanda di assistenza continuativa e di fiducia nel proprio medico di riferimento è destinata a crescere ulteriormente.

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Morbillo, il Ministero richiama le Regioni: nessuna al 95% col richiamo

Il morbillo torna a preoccupare la sanità pubblica italiana. Il Ministero della Salute ha inviato una circolare alle Regioni per richiamarle a rafforzare sorveglianza, vaccinazioni e recupero delle persone non immunizzate, dopo aver riscontrato che nel 2024 nessuna Regione o Provincia autonoma ha raggiunto la soglia raccomandata del 95% di copertura vaccinale con la seconda dose, considerata necessaria per interrompere la circolazione del virus.

Come riporta Quotidiano Sanità, la media nazionale per la seconda dose si ferma all'84,45%, mentre la prima dose raggiunge il 94,77%. Le coperture più basse per il richiamo si registrano in Sicilia (67,88%), Campania (71,89%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (73,69%), tutte ben al di sotto della soglia raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire l'immunità di gregge nelle fasce di popolazione target, che comprendono bambini, adolescenti e gruppi vulnerabili.

La circolare, firmata da Maria Rosaria Campitiello, a capo del Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero, analizza l'andamento epidemiologico tra il 2024 e il 2026 e segnala la persistenza di focolai in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia, parlando esplicitamente di una condizione di endemicità del morbillo in Italia.

I numeri del 2026 confermano un'inversione di tendenza rispetto all'anno precedente. Nei primi cinque mesi sono stati confermati 472 casi, contro i 322 registrati nello stesso periodo del 2025 e i 509 del 2024. Se si considerano anche i casi possibili e probabili, le segnalazioni complessive salgono a 609 nel 2026, contro le 342 del 2025 e le 568 del 2024, anche se il Ministero avverte che questo dato risente dei tempi di aggiornamento della piattaforma di sorveglianza Premal e della trasmissione dei risultati di laboratorio.

L'aumento più vistoso riguarda la Calabria, dove i casi sono passati da 17 nel 2025 a 265 nel 2026, un incremento legato a un focolaio del genotipo D8-5963. Crescite significative si registrano anche in Campania, da 18 a 100 casi, nel Lazio, da 47 a 54, e in Toscana, da 6 a 49.

Secondo i dati del sistema Premal relativi al 2026, la maggior parte dei contagi colpisce i giovani adulti tra i 15 e i 39 anni: in questa fascia d'età il 94,7% dei casi con stato vaccinale noto riguarda persone non vaccinate. Considerando il totale dei casi 2026 con stato vaccinale noto, la quota di non vaccinati sale al 93,3%. Anche tra il personale sanitario colpito la situazione desta preoccupazione: l'88,9% degli operatori infetti non era vaccinato.

Il Ministero chiede quindi alle Regioni di potenziare i sistemi di sorveglianza, con un'accurata indagine epidemiologica dei casi sospetti e la conferma di laboratorio sia dei casi sporadici sia dei focolai, e di avviare campagne mirate di recupero vaccinale, in particolare per la seconda dose, rivolte ai giovani adulti tra i 15 e i 39 anni, alle categorie a rischio e al personale sanitario.

Il caso della Calabria è emblematico delle difficoltà strutturali che riguardano l'intero sistema vaccinale regionale: non solo il morbillo, ma anche le altre vaccinazioni obbligatorie per legge dal 2017 restano sotto la soglia del 95%. Per poliomielite, difterite, tetano, pertosse ed epatite B la copertura si ferma al 93,34%, mentre per la varicella scende al 92,05%.

23 SETTEMBRE 2026

COREA DEL SUDCOREA DEL SUD. Politica Usa sui farmaci: rischio rincari anche per la Corea del Sud

La politica statunitense pensata per abbassare il prezzo dei farmaci negli Stati Uniti rischia di produrre l'effetto opposto in altri paesi, Corea del Sud compresa. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet e ripreso dal quotidiano coreano Chosun Ilbo.

Al centro della vicenda c'è la cosiddetta "politica del prezzo della nazione più favorita" (Most Favored Nation, MFN), promossa dall'amministrazione Trump per collegare i prezzi pagati da Medicare, il sistema sanitario pubblico statunitense per anziani e persone con disabilità, a quelli praticati in altri paesi ricchi. L'idea di fondo è semplice: se i cittadini americani pagano i farmaci molto più cari rispetto al resto del mondo, allora gli Stati Uniti dovrebbero pagare non più del prezzo più basso tra quello praticato in un gruppo di 19 paesi di riferimento, tra cui figura anche la Corea del Sud.

Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori guidato da Thomas Hwang del Brigham and Women's Hospital di Boston, ha analizzato l'impatto di questa politica su 195 farmaci brevettati che rappresentano complessivamente 87,9 miliardi di dollari della spesa annuale di Medicare, suddivisi tra i programmi GLOBE (farmaci somministrati in ospedali e cliniche) e GUARD (farmaci acquistati in farmacia). Secondo le stime dei ricercatori, ancorare i prezzi di Medicare al valore più basso tra i paesi di riferimento potrebbe ridurre la spesa sanitaria pubblica statunitense del 16-18%, per un risparmio complessivo stimato in 11,6 miliardi di dollari l'anno.

Il problema, spiegano gli autori dello studio, è che questo meccanismo di "prezzo di riferimento internazionale" tende storicamente a produrre una convergenza dei prezzi verso l'alto, piuttosto che un semplice trasferimento dello sconto dal paese di riferimento agli Stati Uniti. In altre parole, le case farmaceutiche multinazionali, per non veder crollare i prezzi validi anche sul mercato americano, potrebbero decidere di alzare i listini nei paesi usati come riferimento, oppure ritardare il lancio dei nuovi farmaci in quei mercati per evitare che un prezzo troppo basso si ripercuota sui ricavi complessivi.

Thomas Hwang, autore principale della ricerca, ha sottolineato che molti governi dei paesi di riferimento, dalla Germania al Giappone fino all'Australia, si trovano già oggi sotto pressione da parte dell'amministrazione statunitense e dell'industria farmaceutica affinché aumentino la spesa sanitaria destinata ai medicinali. Una pressione che riguarda direttamente anche Seul, la cui Assicurazione sanitaria nazionale (NHIS) pratica tradizionalmente prezzi più bassi rispetto ad altri mercati di riferimento, proprio per il funzionamento del suo sistema di rimborso pubblico.

Lo studio evidenzia inoltre un altro elemento critico: la politica MFN prevede numerose eccezioni per le aziende che sottoscrivono accordi diretti con l'amministrazione Trump. Dopo un'ultima serie di intese annunciate il 31 agosto, il numero di case farmaceutiche che hanno raggiunto accordi riservati con la Casa Bianca è salito a 26. Queste aziende, secondo i ricercatori, coprono una quota rilevante dei farmaci analizzati nello studio, e la loro esclusione dal meccanismo di riferimento internazionale potrebbe vanificare la maggior parte dei risparmi previsti: le stime iniziali parlavano di una perdita del 71% dei risparmi attesi, ma Hwang ha successivamente aggiornato la previsione indicando una possibile perdita fino all'80%.

Un ulteriore fattore di incertezza riguarda la riservatezza di questi accordi: non essendo pubblici i termini delle intese tra governo statunitense e case farmaceutiche, risulta difficile per i decisori politici e per l'opinione pubblica valutare se la politica dei prezzi stia effettivamente producendo i benefici promessi. Gli autori dello studio segnalano infine che le stime si basano su prezzi Medicare modellizzati e su dati internazionali tratti da database pubblici, che potrebbero non riflettere sconti riservati praticati in altri paesi, e che l'elenco dei farmaci analizzati, basato su dati storici, potrebbe non includere i medicinali di più recente approvazione.

23 SETTEMBRE 2026

CILECILE. Il Cile aderisce allo Scudo delle Americhe contro il narcotraffico

Il Cile entra formalmente nello Scudo delle Americhe (Shield of the Americas), la coalizione internazionale contro il narcotraffico e il crimine organizzato promossa dal presidente statunitense Donald Trump. L'annuncio è stato dato dal presidente cileno José Antonio Kast a New York, a margine dell'81ª Assemblea Generale dell'ONU, dove il capo di Stato ha tenuto il suo primo discorso davanti al plenum internazionale.

Come riporta La Tercera, il Cile aveva partecipato finora in qualità di osservatore, avendo aderito con questo status già a marzo 2026, pochi giorni dopo l'insediamento di Kast, in occasione del primo vertice della coalizione tenutosi a Doral, in Florida. Dopo mesi di valutazione da parte dei ministeri degli Esteri e della Difesa cileni, il governo ha deciso di compiere il passo definitivo, abbandonando la condizione di semplice osservatore per diventare membro a pieno titolo.

Kast ha voluto precisare che l'adesione non comporta la firma di alcun trattato internazionale né implica una cessione di sovranità nazionale. "Aderiamo a un coordinamento congiunto di 15 paesi. Qui non c'è un trattato, che nessuno pensi che stiamo calpestando la sovranità del Cile e l'assetto istituzionale nazionale", ha dichiarato il presidente, come riportato da CNN Chile. Il presidente ha inoltre sottolineato il carattere globale del fenomeno che l'iniziativa intende contrastare, evidenziando che la partecipazione di oltre quindici paesi conferma quanto il crimine organizzato transnazionale rappresenti oggi una delle sfide più gravi per la regione.

Lo Scudo delle Americhe è stato costituito formalmente il 7 marzo 2026 durante un vertice a Doral, in Florida, convocato da Trump. Al meccanismo aderiscono, tra gli altri, Argentina, Bolivia, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana e Trinidad e Tobago. Secondo quanto emerso durante l'incontro della coalizione a New York, Trump ha invitato i paesi membri a designare come "narcoterroriste" le organizzazioni criminali considerate minacce comuni, chiedendo di sanzionare le 24 organizzazioni che gli Stati Uniti qualificano come terroristiche. Tra queste figurano il Tren de Aragua, il Cartello di Sinaloa e il Jalisco Nueva Generación. Le misure previste dall'iniziativa includono il congelamento di beni e restrizioni sui visti nei confronti di membri ed esponenti di queste organizzazioni.

Per il governo cileno, l'adesione comporta vantaggi operativi concreti. Come sottolineato dall'esecutivo in un comunicato citato da La Tercera, la partecipazione a questo gruppo di coordinamento genera benefici operativi immediati per il Cile, tra cui l'accesso a informazioni sul crimine organizzato, sistemi di analisi intelligente dei dati, formazione delle forze di sicurezza come i Carabineros e la Policía de Investigaciones, oltre a un miglior coordinamento interfrontaliero con Argentina, Bolivia e Perù e con altri paesi della regione.

La decisione non è priva di controversie interne. Nel Congresso cileno l'opposizione di centrosinistra ha reagito con preoccupazione: il senatore socialista Juan Luis Castro ha annunciato la richiesta di una sessione speciale del Senato affinché il ministro degli Esteri Francisco Pérez Mackenna chiarisca i termini esatti dell'adesione e le sue possibili implicazioni sulla sovranità nazionale in materia di difesa. Anche all'interno della delegazione presidenziale a New York sono emerse perplessità, con alcuni esponenti politici che hanno definito l'iniziativa un "club di fan di Trump", secondo quanto riportato da CNN Chile.

Il governo cileno insiste nel distinguere tra il coordinamento politico e di sicurezza a cui il paese ha aderito e un eventuale "braccio militare" della coalizione, che secondo La Moneda non farebbe parte di questa adesione. Resta però il fatto che lo stesso Trump ha più volte rafforzato la dimensione militare della coalizione di paesi, come evidenziato da La Tercera.

Parallelamente all'adesione allo Scudo delle Americhe, il Cile promuove anche l'Accordo di Santiago, un meccanismo complementare incentrato sul rafforzamento delle frontiere e sul contrasto all'espansione del crimine transnazionale nel Cono Sud.

23 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Cocaina in Europa: motoscafi ultraveloci battono i controlli

I trafficanti di cocaina stanno superando le difese delle forze dell'ordine europee grazie a motoscafi ultraveloci, i cosiddetti "narcolanchas" o "go-fast", e a tecnologie sempre più sofisticate. Lo riporta il Wall Street Journal, che descrive come queste imbarcazioni riescano ormai a far arrivare enormi quantitativi di droga sulle coste di Spagna e Portogallo praticamente indisturbate.

Le narcolanchas sono scafi semirigidi o gonfiabili rinforzati, lunghi in genere oltre dodici metri, capaci di superare i 70 nodi (circa 130 chilometri orari) grazie a più motori, fino a quattro, con potenze comprese tra 250 e 450 cavalli ciascuno. Ogni imbarcazione può trasportare fino a tre tonnellate di droga attraversando lo Stretto di Gibilterra e l'Atlantico. Nonostante siano vietate in Spagna dal 2018, continuano a operare numerose: secondo un rapporto del governo spagnolo se ne contano oltre 600 attive tra l'Atlantico e lo Stretto.

Il capo dell'antidroga portoghese, Artur Vaz, direttore dell'Unità nazionale di contrasto al narcotraffico della polizia giudiziaria, ha dichiarato che l'Europa "è letteralmente inondata di cocaina", spiegando che le organizzazioni criminali acquistano la droga in America Latina e la rivendono nei mercati europei con margini di profitto molto elevati.

Le reti criminali non si affidano solo ai motoscafi veloci: utilizzano anche sommergibili artigianali a bassissimo costo, i cosiddetti "narco-sub", che navigano quasi del tutto sommersi mostrando solo una minima parte dello scafo, spesso dipinta in tonalità di blu e grigio per confondersi con le onde dell'Atlantico ed eludere la sorveglianza. A questi si aggiungono droni subacquei e trasbordi in mare aperto, con "navi madre" che trasferiscono il carico a imbarcazioni più piccole al largo delle coste africane, per poi proseguire verso le Canarie o direttamente verso la Spagna continentale.

Per coordinare le operazioni ed evitare le intercettazioni, i trafficanti fanno ricorso a sistemi di comunicazione criptata e satellitare, incluso Starlink. Secondo le stime di esperti citati dal Wall Street Journal, il tasso di intercettazione dei narco-sommergibili da parte delle autorità europee si aggirerebbe tra il 5% e il 10%, una percentuale che secondo gli analisti non è sufficiente a scoraggiare le organizzazioni criminali anche quando uno o due carichi vengono sequestrati.

Il fenomeno ha già causato vittime tra le forze dell'ordine: in Spagna diversi agenti della Guardia Civil sono morti negli scontri con i narcotrafficanti durante inseguimenti in mare, episodi che hanno alimentato le pressioni politiche per un intervento più deciso, anche di tipo militare, contro questi traffici. A differenza degli Stati Uniti, che sotto l'amministrazione Trump hanno adottato una linea di attacco diretto alle imbarcazioni sospette, le autorità europee privilegiano finora la strategia dell'intercettazione e del fermo degli equipaggi, nella speranza di risalire alle reti di distribuzione e ai vertici delle organizzazioni.

23 SETTEMBRE 2026

TURCHIATURCHIA. Scandalo fondi d'investimento: arresti e crollo in Borsa

In Turchia è esploso un vasto scandalo finanziario legato a una rete di fondi d'investimento sospettati di funzionare come veri e propri schemi Ponzi. Le autorità di vigilanza sui mercati (Spk) hanno disposto la liquidazione forzata di 131 fondi gestiti da sette società di gestione del risparmio - tra cui Tera Portföy, Pusula Portföy, Hedef Portföy, Bulls Portföy, A1 Capital Portföy, Atlas Portföy e Pardus Portföy - per una massa complessiva stimata in circa 891 miliardi di lire turche, oltre 18 miliardi di dollari, con centinaia di migliaia di investitori coinvolti.

La crisi è emersa a metà settembre, quando i fondi gestiti da Tera e Pusula non sono più riusciti a onorare le richieste di rimborso dei sottoscrittori. Il problema di fondo era il cosiddetto flottante: i fondi avevano accumulato quote consistenti in titoli scambiati poco sul mercato, finché gli acquisti facevano salire i prezzi e i rendimenti apparivano eccellenti, attirando nuovo risparmio. Quando i risparmiatori hanno iniziato a chiedere indietro il denaro, i titoli sottostanti non sono stati in grado di assorbire le vendite, scatenando un effetto a catena. La Borsa di Istanbul ha così vissuto uno dei periodi più turbolenti degli ultimi anni: l'indice Bist-100 ha perso oltre l'8%, con circa cinquanta titoli in calo del 40% o più.

23 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Allarme delle autorità finanziarie su cyber, IA e credito privato

Le tre Autorità europee di supervisione finanziaria - EBA, EIOPA ed ESMA, riunite nel Comitato congiunto - hanno pubblicato l'aggiornamento sui rischi e le vulnerabilità del sistema finanziario dell'Unione Europea relativo all'autunno 2026. Il documento individua tre aree principali di attenzione: la dipendenza da fornitori esterni non appartenenti all'UE, le minacce informatiche legate alla diffusione di modelli di intelligenza artificiale sempre più avanzati e la rapida crescita del credito privato.

Nonostante le tensioni geopolitiche in corso, la volatilità delle criptovalute e le oscillazioni dei prezzi dell'energia, le Autorità sottolineano che il sistema finanziario dell'UE resta nel complesso resiliente. I mercati azionari hanno toccato massimi storici, mentre fondi d'investimento, compagnie assicurative e banche mostrano fondamentali solidi. Il settore bancario in particolare presenta un'elevata redditività, un capitale robusto e un livello contenuto di crediti deteriorati, anche se le Autorità si attendono un peggioramento in alcuni segmenti, come il settore immobiliare commerciale e le piccole e medie imprese.

Uno dei punti più critici riguarda la forte dipendenza dell'UE da fornitori di servizi informatici e sistemi di pagamento con sede fuori dai confini comunitari. Come riporta ESMA, il rischio è che questa dipendenza possa amplificare l'impatto di shock geopolitici e interruzioni operative. Secondo quanto emerso dall'analisi, mercati chiave come quelli del clearing, dei pronti contro termine e delle valutazioni del merito di credito sono in larga parte intermediati da soggetti non europei: sul mercato dei pronti contro termine, ad esempio, oltre la metà del capitale nominale complessivo delle operazioni in essere che coinvolgono entità dello Spazio Economico Europeo fa riferimento a controparti extra SEE.

Le Autorità segnalano inoltre un rischio più a lungo termine, legato allo sviluppo dell'informatica quantistica, che in futuro potrebbe compromettere l'efficacia dei sistemi di criptografia attualmente utilizzati per proteggere dati e transazioni finanziarie.

Il terzo fronte di attenzione riguarda il credito privato. Si tratta di un segmento ancora relativamente piccolo all'interno dell'Unione Europea, ma in rapida espansione. Le Autorità evidenziano una scarsa trasparenza del settore, valutazioni dei prestiti effettuate con frequenza insufficiente, incertezza sul reale livello di leva finanziaria impiegata dagli operatori e possibili collegamenti di rischio con il mercato statunitense del credito privato, che ha dimensioni molto maggiori e la cui eventuale instabilità potrebbe riverberarsi anche sul continente europeo.

Alla luce di questo quadro, EBA, EIOPA ed ESMA invitano i supervisori nazionali e gli operatori del settore finanziario a rafforzare la preparazione alle crisi, migliorare il coordinamento nei processi di risoluzione delle situazioni di difficoltà e intensificare il monitoraggio proattivo di questi rischi emergenti, in particolare quelli legati alle dipendenze esterne, alla cybersicurezza e alla crescita del credito privato.

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Droga e cellulari sequestrati nel carcere di Palermo

Ancora un sequestro di cellulari e droga in carcere. E' accaduto all'Ucciardone di Palermo, dove la Polizia penitenziaria ha sequestrato dieci dispositivi e circa 350 grammi di droga tra marijuana, cocaina, crack e hashish.

Il blitz, che ha visto impegnati circa 80 agenti penitenziari è scattato ieri pomeriggio nella settima sezione dell'istituto penitenziario, che ospita 140 detenuti per reati comuni.

"All'Ucciardone mancano circa 76 unità di Polizia penitenziaria tra ispettori, sovrintendenti e agenti, mentre il sovraffollamento raggiunge la soglia del 125%", dice all'Adnkronos il segretario generale Uil Fp polizia penitenziaria Sicilia, Gioacchino Veneziano, sottolineando come stupefacenti e telefonini arrivino in carcere grazie a droni. Proprio nei giorni scorsi, nel balcone di una donna che vive vicino l'istituto penitenziario era stato trovato un drone con droga destinata ai detenuti.

"Agli uomini e alle donne della Polizia penitenziaria - prosegue Veneziano - va un grande plauso perché pur con una gravissima carenza di personale e con mezzi limitati continuano a svolgere un'importantissima azione di contrasto". L'auspicio per il sindacalista è che "la politica inizi "davvero a pensare di proteggere le carceri da queste situazioni, che le rendono vulnerabili e permeabili. Se il carcere non funziona, la mafia non verrà mai sconfitta". (Adnkronos)

23 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Consumo cannabis. Gli studenti percepiscono come sproporzionate le pene

In Massachusetts, il settore della cannabis legale per adulti dai 21 anni in su si è espanso rapidamente. I giovani sono esposti a messaggi confusi e spesso contraddittori sull'uso della cannabis. Nelle scuole, può esserci una discrepanza tra i messaggi, le politiche e le misure disciplinari adottate per l'uso o il possesso di cannabis. Questo studio ha valutato le prospettive e le esperienze dei giovani in merito alle misure disciplinari scolastiche per episodi legati alla cannabis.

Metodi

Questo studio ha utilizzato un approccio di ricerca partecipativa con la comunità per promuovere un rapporto equo tra ricercatori e membri della comunità, sottolineando al contempo che i partecipanti sono esperti delle proprie esperienze di vita. Lo studio si è basato sull'analisi dei dati derivanti da interviste semi-strutturate e approfondite con 18 persone di età inferiore ai 21 anni – l'età legale per il consumo di cannabis – riguardo alle loro esperienze con provvedimenti disciplinari scolastici legati alla cannabis. Abbiamo applicato l'analisi tematica per descrivere le loro prospettive e identificare le situazioni in cui sono stati sanzionati per episodi correlati alla cannabis.

Risultati

Sono emersi quattro temi principali: (1) la sorveglianza dell'uso di cannabis da parte degli studenti è estesa sia nella sfera pubblica che in quella privata; (2) le risposte disciplinari sono percepite come variabili a seconda del tipo di scuola e del gruppo socio-demografico degli studenti; e (3) gli studenti percepiscono le misure disciplinari legate alla cannabis come dannose e sproporzionate rispetto al reato, e (4) invece sostengono la riduzione del danno e una maggiore trasparenza nella gestione dei reati legati alla cannabis da parte delle scuole.

Conclusione

I risultati mettono in luce punti di intervento per approcci disciplinari alternativi che riducano al minimo i danni tra i giovani in età scolare.

23 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Un decimo degli anziani ha consumato marijuana nelle ultime 24 ore. Studio

Secondo i risultati di un nuovo studio finanziato dal governo federale, oltre un decimo degli anziani ha fatto uso di marijuana nelle ultime 24 ore.

La ricerca mostra inoltre che tra coloro che consumano cannabis, molti lo fanno semplicemente per sballarsi, ma che anche le ragioni mediche sono frequenti.

I ricercatori dell'Università della California di San Diego e della New York University hanno condotto interviste a 315 adulti di età superiore ai 65 anni, principalmente in parchi pubblici o all'esterno di centri per anziani a New York.

L'uso di cannabis aumenta vertiginosamente tra gli anziani.

Oltre la metà degli intervistati (56%) ha dichiarato di aver consumato cannabis almeno una volta nella vita, il 22% di averne fatto uso nell'ultimo anno, il 16% ha riferito di averne fatto uso nell'ultimo mese e l'11% ha affermato di averne fatto uso nelle ultime 24 ore.

Il motivo più comunemente riportato per l'uso di marijuana era quello di sballarsi (60%), sebbene il 56% abbia affermato di consumare cannabis per alleviare la tensione, il 53% come aiuto per dormire, il 30% per trattare il dolore cronico e il 29% per altri motivi medici, "a conferma di precedenti evidenze che dimostrano come gli anziani usino comunemente la cannabis per gestire questi sintomi o per motivi medici, suggerendo potenziali esigenze cliniche insoddisfatte di cui i medici dovrebbero essere a conoscenza", hanno scritto i ricercatori.

"La cannabis veniva usata più spesso per sballarsi (60,0%), alleviare la tensione (55,7%), dormire (52,9%) o alleviare il dolore cronico (30,0%)."

I tassi di utilizzo relativamente elevati rilevati nell'indagine "suggeriscono che l'uso di cannabis tra gli anziani potrebbe essere più comune e clinicamente significativo di quanto ipotizzato da precedenti studi", hanno scritto i ricercatori nell'articolo, finanziato dal National Institute on Drug Abuse e pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society.

Hanno tuttavia affermato che i risultati potrebbero essere distorti a causa del contesto urbano di New York e della relativa diversità demografica dei partecipanti, oppure a causa di una "possibile riduzione del bias di selezione dovuta al reclutamento di persona, basato sulla comunità, e alla breve somministrazione del questionario, che ha migliorato i tassi di completamento".

Tra coloro che hanno fatto uso ricreativo di marijuana nell'ultimo anno, il fumo è stato di gran lunga il metodo di assunzione più comune, con il 74%. Il 36% ha consumato prodotti alimentari a base di cannabis e il 16% l'ha vaporizzata.

Lo studio ha concluso che le persone anziane e le donne erano meno propense a consumare marijuana rispetto, rispettivamente, agli anziani più giovani e agli uomini .

Un altro studio recente ha rilevato che la marijuana terapeutica aiuta il 91% degli anziani a migliorare il dolore , l'insonnia e i sintomi comportamentali o dell'umore.

Un altro studio recente, finanziato dal governo federale e pubblicato dall'American Medical Association (AMA), ha rilevato che "gli anziani si rivolgono sempre più alla cannabis per la gestione dei sintomi" , e molti sono motivati ​​a provare la marijuana "come alternativa ai farmaci tradizionali a causa delle preoccupazioni relative agli effetti collaterali".

Secondo la ricerca, "con la crescente legalizzazione della cannabis, gli anziani si rivolgono sempre più a essa non solo per uso ricreativo, ma anche per gestire i sintomi associati all'invecchiamento, tra cui dolore, disturbi del sonno e problemi di salute mentale".

Quest'anno l'AMA ha adottato separatamente una risoluzione che riconosce sia i rischi che i potenziali benefici terapeutici dell'uso di marijuana tra gli anziani .

(Marijuana Moment)

23 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Minimo storico di studenti che consumano marijuana nelle scuole superiori

Secondo gli ultimi risultati di un'indagine biennale condotta dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), la percentuale di studenti delle scuole superiori statunitensi che fanno uso di marijuana ha raggiunto il minimo storico, nonostante un numero crescente di stati stia legalizzando la cannabis per gli adulti.

I nuovi dati federali, pubblicati lunedì, mostrano che il 12,9% degli studenti delle scuole superiori consuma attualmente cannabis, ovvero ne ha fatto uso almeno una volta negli ultimi 30 giorni. Si tratta di un dato in calo rispetto al 23,1% del 2011, l'anno precedente all'approvazione delle leggi sulla legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo nei primi stati americani.

In altre parole, il numero di studenti delle scuole superiori che fanno uso di marijuana è diminuito di quasi la metà, ovvero del 44%, da quando gli stati hanno iniziato a legalizzare l'uso da parte degli adulti.

Gli ultimi dati mostrano anche una continua diminuzione rispetto alla precedente versione dei dati sull'uso di marijuana del CDC del 2023 , quando il 17% degli studenti delle scuole superiori dichiarava di consumare cannabis.

Il calo costante contraddice le affermazioni degli oppositori della legalizzazione della cannabis, i quali hanno spesso sostenuto che il cambiamento di politica avrebbe portato a un'impennata del consumo tra i giovani. In realtà, secondo il nuovo rapporto federale, è accaduto l'esatto contrario.

"Le affermazioni sensazionalistiche secondo cui le leggi sulla legalizzazione della cannabis per adulti sarebbero collegate a un maggiore consumo di marijuana tra gli adolescenti non sono supportate da dati affidabili", ha dichiarato Paul Armentano, vicedirettore di NORML . "Questi risultati governativi dovrebbero rassicurare i legislatori sul fatto che l'accesso alla cannabis può essere regolamentato legalmente in modo sicuro, efficace e senza influenzare inavvertitamente le abitudini dei giovani."

Oltre al dato relativo al mese scorso, l'indagine sui comportamenti a rischio tra i giovani del CDC del 2025 mostra anche che il numero di studenti delle scuole superiori che hanno consumato cannabis almeno una volta è diminuito dal 39,9% nel 2011 a solo il 25,5% lo scorso anno.

I risultati sono coerenti con quelli di un altro studio federale, il National Survey on Drug Use and Health (NSDUH) del 2025, pubblicato a luglio. Tale studio ha mostrato che l'8,7% delle persone di età compresa tra i 12 e i 17 anni ha fatto uso di marijuana nell'ultimo anno , in calo rispetto al 14,2% del 2011.

Ricerche precedenti suggeriscono inoltre che il consumo di marijuana tra i giovani è generalmente diminuito negli stati che ne hanno legalizzato l'uso agli adulti.

Un rapporto del gruppo di difesa dei diritti dei consumatori Marijuana Policy Project (MPP), ad esempio, ha rilevato che il consumo di marijuana tra i giovani è diminuito in 19 dei 21 stati che hanno legalizzato la marijuana per uso ricreativo , con un calo medio del 35% del consumo di cannabis tra gli adolescenti negli stati che per primi hanno legalizzato la sostanza.

Il rapporto citava dati provenienti da una serie di indagini sui giovani a livello nazionale e statale, tra cui l'indagine annuale Monitoring the Future (MTF), supportata dal National Institute on Drug Abuse (NIDA).

L'ultima versione del rapporto MTF, pubblicata alla fine dello scorso anno, ha rilevato che il consumo di cannabis tra gli studenti dell'ottavo, decimo e dodicesimo anno di scuola superiore "è rimasto stabile" anche se più stati hanno legalizzato la sostanza.

Uno studio separato, finanziato dal governo federale canadese, ha rilevato che i tassi di consumo di marijuana tra i giovani sono diminuiti dopo la legalizzazione della cannabis nel paese .

Un rapporto del governo canadese ha rilevato analogamente che i tassi di consumo giornaliero o quasi giornaliero sia tra gli adulti che tra i giovani sono rimasti stabili negli ultimi sei anni, dopo l'entrata in vigore della legalizzazione nel paese .

Un altro studio statunitense ha riportato una "significativa diminuzione" del consumo di marijuana tra i giovani dal 2011 al 2021 , un periodo in cui più di una dozzina di stati hanno legalizzato la marijuana per gli adulti, evidenziando tassi inferiori sia di consumo nel corso della vita che di consumo nell'ultimo mese tra gli studenti delle scuole superiori a livello nazionale.

Separatamente, una lettera di ricerca pubblicata dal Journal of the American Medical Association (JAMA) nel 2024 affermava che non vi sono prove che l'adozione da parte degli stati di leggi per legalizzare e regolamentare la marijuana per gli adulti abbia portato a un aumento del consumo di cannabis tra i giovani .

Un altro studio pubblicato su JAMA ha rilevato in modo analogo che né la legalizzazione né l'apertura di negozi al dettaglio hanno portato a un aumento del consumo di cannabis tra i giovani .

Nel 2023, inoltre, un funzionario sanitario statunitense ha affermato che il consumo di marijuana tra gli adolescenti non è aumentato "nonostante la legalizzazione a livello statale si sia diffusa in tutto il paese".

(Marijuana Moment)

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Relazione annuale Autorità dei Trasporti: pedaggi, ponte sullo Stretto e ferrovie

Un nuovo sistema tariffario per il Ponte sullo Stretto di Messina, regole più stringenti per l’accesso alla rete ferroviaria e un meccanismo di rimborso per gli automobilisti penalizzati da cantieri e blocchi della circolazione. Sono alcuni dei principali dossier su cui è al lavoro l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), guidata da Nicola Zaccheo e chiamata a rafforzare il proprio ruolo nel settore della mobilità.

A fare il punto sulle attività dell’Autorità è la relazione annuale presentata al Parlamento oggi, 22 settembre 2026. Tra le novità più rilevanti c’è il sistema di rimborsi autostradali introdotto nell’ambito della riforma delle concessioni varata tra il 2023 e il 2025.

La nuova disciplina punta a legare maggiormente il costo sostenuto dagli utenti alla qualità effettiva del servizio ricevuto. L’Art ha infatti acquisito competenze più ampie, compresa la possibilità di esprimere pareri vincolanti sui Piani economici finanziari dei concessionari autostradali.

In tre anni l’Autorità ha inoltre gestito circa 56 mila istanze di risoluzione non giurisdizionale delle controversie tra utenti e operatori del settore dei trasporti. Complessivamente, le procedure hanno portato al riconoscimento di rimborsi per oltre 7 milioni di euro.

Il nuovo meccanismo, operativo dallo scorso giugno, prevede in particolare un ristoro automatico quando la circolazione viene bloccata o subisce ritardi a causa di cantieri programmati. L’entità del rimborso varia in funzione della lunghezza della tratta percorsa e della durata del ritardo.

La fase iniziale di applicazione proseguirà fino al 31 dicembre 2027. A quel punto l’Art potrà verificare l’efficacia delle nuove regole e, sulla base dei risultati ottenuti, valutare eventuali modifiche.

Ponte sullo Stretto, la tariffa sarà definita più avanti

Un capitolo specifico riguarda il Ponte sullo Stretto di Messina. Per il momento l’Art considera adeguato il piano predisposto per l’attraversamento stabile tra Sicilia e Calabria rispetto allo stato di avanzamento del progetto.

La definizione delle tariffe per l’utilizzo dell’opera, però, arriverà soltanto più avanti. Secondo Zaccheo, infatti, un sistema tariffario specifico potrà essere valutato quando il Ponte sarà vicino all’entrata in esercizio e saranno disponibili dati più precisi sui costi effettivi, sui volumi di traffico previsti e sull’assetto delle infrastrutture stradali e ferroviarie collegate.

L’obiettivo indicato dall’Autorità è quello di garantire un equilibrio tra sostenibilità economico-finanziaria dell’opera e tutela degli utenti. Per questo viene considerato necessario un sistema di monitoraggio continuo, capace di verificare l’andamento dei costi, dei ricavi e dei rischi associati al progetto.

Particolare attenzione dovrà essere riservata anche all’eventuale trasferimento dei costi sugli utenti. L’Art sottolinea infatti la necessità di evitare che a carico di chi utilizzerà il collegamento vengano trasferite spese non pertinenti al servizio o maturate prima della realizzazione dell’opera.

Ferrovie, in arrivo una nuova disciplina per l’accesso alla rete

L’altro grande dossier sul tavolo dell’Autorità riguarda il sistema ferroviario. L’Art ha avviato una revisione delle regole che disciplinano l’accesso degli operatori alla rete, con l’obiettivo di modificare anche il meccanismo di assegnazione della capacità ferroviaria.

Tra le ipotesi in discussione c’è la riduzione al 70% della capacità affidabile attraverso accordi quadro pluriennali. Il restante 30% verrebbe invece assegnato su base annuale, utilizzando criteri che potrebbero tenere conto anche del numero di passeggeri trasportati dai singoli treni.

Si tratta di un procedimento ancora in corso, sul quale l’Autorità ha già avviato un primo confronto con gli operatori. È prevista una seconda fase di consultazione prima della conclusione del procedimento.

L’obiettivo è completare la riforma entro novembre, così da consentire l’inserimento delle nuove regole nel prossimo Prospetto informativo della rete, il documento che disciplina le condizioni di accesso all’infrastruttura ferroviaria e che dovrà essere approvato entro la fine dell’anno.

Il nodo Sncf e il confronto con l’Antitrust

Le nuove regole assumono particolare rilevanza anche alla luce dell’ingresso annunciato di Sncf Voyages nel mercato italiano dell’alta velocità. La società francese punta a iniziare a operare sulla rete italiana a partire da settembre 2027, ma il suo ingresso è al centro da mesi di un contenzioso che coinvolge anche l’Art.

Nel marzo 2026 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva assegnato a Sncf 18 tratte, nell’ambito di un accordo con Rfi e sulla base di una serie di impegni. L’Art ha successivamente impugnato il provvedimento e l’Antitrust ha sospeso una parte degli impegni, anche in attesa dell’evoluzione delle nuove regole sull’accesso alla rete.

Il presidente Zaccheo ha ribadito in Parlamento la posizione dell’Autorità, sostenendo che l’assegnazione della capacità ferroviaria rientri nella competenza esclusiva dell’Art. Il confronto con l’Antitrust resta quindi aperto, mentre la riforma delle regole di accesso alla rete si prepara a diventare uno degli snodi decisivi per il futuro della concorrenza nell’alta velocità italiana.

(Help Consumatori)

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Stop alla pubblicità di Octopus Energy, è ingannevole

L’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) ha dichiarato ingannevole la campagna di Octopus Energy

La campagna di Octopus sull’energia è ingannevole e deve cessare. È quanto deciso dal Giurì dello Iap, Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, con una pronuncia del 14 settembre scorso. La campagna è diffusa su stampa, internet e social media e il claim principale riguarda il vanto di un risparmio del 96% per i clienti.

“Il 96% dei clienti spende meno”

Nel mirino del Giurì sono finiti i messaggi “il 96% dei nostri clienti spende meno rispetto a precedente fornitore”; “con Octopus puoi risparmiare. Il 96% dei nostri clienti lo conferma”; “Energia pulita a prezzi accessibili”; “canto delle sirene dell’energia: promesse luccicanti che spesso nascondono costi e vincoli imprevisti”.

“Il Giurì, pronunciandosi limitatamente alle comunicazioni commerciali veicolate attraverso canali aderenti al sistema autodisciplinare, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che le comunicazioni relative ai vanti di risparmio del 96% dei clienti ed al dispacciamento di energia pulita sono in contrasto con l’art. 2 del Codice e ne ordina la cessazione”.

Secondo la pronuncia, affermazioni come ”il 96% dei nostri clienti spende meno” e ”puoi risparmiare – il 96% dei nostri clienti lo conferma” vantano qualità obiettive dell’offerta che Octopus ”non ha minimamente provato”. Il dato riportato è basato su un sondaggio fatto dalla stessa Octopus con una parte dei suoi clienti, privo di metodo statistico e oggettivo mentre, rileva il Giurì, ”il risparmio costituisce un dato matematico” e quindi ”va dimostrato in base ai fatti”. (AdnKronos)

Analogamente, secondo lo Iap, il claim ”energia pulita a prezzi accessibili” è ”in contrasto radicale con il divieto di ingannevolezza” dell’art 2 del Codice di Autodisciplina della comunicazione commerciale. Secondo l’articolo, la comunicazione commerciale deve evitare “ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l’identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti”. Lo Iap ha ritenuto ingannevole la ”generica rivendicazione di vantaggi di prezzo o ambientali” da parte di Octopus, che ora, per adeguarsi alle prescrizioni, dovrà rimuovere o adeguare i messaggi contestati.

(Help Consumatori)

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Torna l’ipotesi di un taglio al canone Rai.

Torna l’ipotesi di un taglio al canone Rai. A rimettere il tema sul tavolo è un emendamento alla riforma del servizio pubblico presentato da Forza Italia. La norma introduce un paracadute: se il gettito del canone dovesse diminuire, la Rai dovrà ricevere risorse pubbliche corrispondenti, in modo da non vedere ridotto il proprio finanziamento. Perchè il canone Rai può scendere, ma i soldi alla Rai no. Una proposta accolta con favore dalla Lega - che la rivendica come una propria battaglia storica - ma vista con sospetto dalle opposizioni. Perché se il cittadino paga meno attraverso il canone e lo Stato deve mettere la differenza tramite la fiscalità generale, cambia la strada attraverso cui arrivano i soldi, ma non necessariamente chi alla fine li finanzia.

23 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Il lusso a tavola va oltre il prezzo: contano qualità, rarità ed esperienza, vino resta simbolo

Materia prima di qualità, rarità e lavorazione sofisticata sono i principali elementi che definiscono un prodotto enogastronomico di lusso. Ma il concetto cambia anche in base alle generazioni e non si esaurisce nel prezzo: per il 41% degli italiani il vero lusso a tavola è vivere esperienze particolari in luoghi esclusivi.

Che cosa significa oggi “lusso a tavola” per gli italiani? A delineare il quadro è un’indagine realizzata con un sondaggio CAWI su un campione rappresentativo nazionale di 800 maggiorenni, condotto dal 16 al 18 settembre 2026. I risultati mostrano un’idea di lusso enogastronomico articolata, nella quale il valore del prodotto si intreccia con qualità, esclusività, esperienza e servizio.

Qualità, rarità e lavorazione sofisticata definiscono il lusso

Quando si chiede quali caratteristiche debba avere un prodotto enogastronomico per essere considerato di lusso, al primo posto si trova la qualità e selezione delle materie prime, indicata dal 36% degli italiani. Seguono la rarità del prodotto o la produzione in quantità limitate, con il 28%, e la lavorazione artigianale o sofisticata, con il 26%.

Le generazioni attribuiscono però un peso diverso agli elementi che costruiscono il concetto di lusso. La Gen Z presta maggiore attenzione all’identità del prodotto e del produttore, i Millennials si concentrano sulla “premiumness”, mentre la Gen X guarda soprattutto all’esclusività.

Perché gli italiani acquistano prodotti enogastronomici di lusso

Anche le motivazioni di acquisto cambiano in base alla frequenza con cui si comprano prodotti considerati di lusso.

Tra chi li acquista solo occasionalmente prevalgono le ragioni legate alla circostanza. Il 41% indica infatti la scelta di un prodotto pregiato per festeggiare un’occasione speciale, una ricorrenza o una festività. Il 30% lo acquista invece per la curiosità di provare un prodotto ricercato o di alta qualità.

Tra gli acquirenti più abituali emergono invece motivazioni legate al valore personale e al rapporto con il mondo dell’enogastronomia. La passione personale per questo settore è indicata dal 31%, mentre il 19% acquista prodotti di lusso per sostenere produttori, territori e filiere di qualità.

Il vino è il simbolo del lusso enogastronomico italiano

Quando si parla delle categorie che rappresentano maggiormente l’eccellenza italiana nel lusso enogastronomico, il vino si conferma al primo posto: lo indica il 48% degli italiani, quasi uno su due.

Al secondo posto si trovano salumi e formaggi di particolare pregio, con il 35%, mentre olio, aceto e altri condimenti di alta qualità raggiungono il 25%. Seguono caviale, tartufi e altri prodotti rari o particolarmente ricercati, indicati dal 23%, e le carni pregiate o provenienti da razze e allevamenti selezionati, con il 10%.

Il lusso a tavola va oltre il prezzo

Per gli italiani il lusso a tavola non coincide necessariamente con il prezzo elevato. Il 41% lo associa soprattutto alla possibilità di vivere esperienze particolari in luoghi esclusivi, come ristoranti prestigiosi, cantine, agriturismi e resort.

Il 25% lo interpreta invece come la possibilità di acquistare prodotti pregiati da consumare a casa, mentre il 18% lo lega a un livello di servizio fuori dall’ordinario, caratterizzato per esempio da elevata personalizzazione e attenzione al cliente. Solo il 16% considera invece determinante, a prescindere dal prodotto o dall’esperienza, la fascia di prezzo premium.

Il quadro restituisce quindi una concezione del lusso enogastronomico che non può essere ricondotta a un unico elemento. Qualità e distintività del prodotto restano centrali, ma a queste si aggiungono il valore dell’esperienza, il servizio, il legame con il territorio e le diverse motivazioni che spingono gli italiani all’acquisto.

(FoodAffairs.it)

23 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Il mondo cripto riconquista quota 3.000

Martedì 22 settembre la capitalizzazione di mercato globale delle criptovalute ha ufficialmente superato la soglia dei 3.000 miliardi di dollari, cosa che non succedeva dal gennaio 2026. Si tratta quindi di un ritorno sui massimi degli ultimi 8 mesi, dopo un periodo di forte oscillazione che aveva visto la capitalizzazione scendere sotto i 2.200 miliardi di dollari durante l'estate. Il ritorno a quota 3.000 è stato propiziato anche dal risveglio di alcune altcoin: negli ultimi 7 giorni, Ethereum ha guadagnato l'11,2%, XRP il 12,1%, Solana il 16,6%, Zcash il 34,3%.

Il picco massimo in assoluto della capitalizzazione di mercato delle criptovalute è stato registrato a fine 2024, quando il mercato complessivo ha toccato un record storico vicino ai 4.200 miliardi di dollari, sospinto da Bitcoin che in quel ciclo aveva superato la storica barriera dei 100.000 dollari.

L'attuale ritorno sopra i 3.000 miliardi è accompagnato da un forte aumento della leva finanziaria sul mercato dei derivati (i contratti perpetual hanno superato i 160 miliardi di dollari di open interest). Questo significa che, sebbene il trend sia fortemente rialzista, l'elevato utilizzo della leva espone il mercato al rischio di improvvise e repentine oscillazioni di prezzo dovute a liquidazioni a catena.

(Marcello Bussi su Milano Finanza)

23 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Cala la fiducia dei consumatori

Gli effetti dell’inflazione, in particolare l’aumento dei prezzi dell’energia, si fanno sentire sul sentimento economico. Secondo la stima preliminare pubblicata ieri dalla Commissione, a settembre l’indice della fiducia dei consumatori ha subito un’inversione di rotta, tornando a scendere pesantemente dopo quattro mesi di ripresa. L’indicatore ha perso 0,8 punti base nell’Ue e 1 punto base nell’area euro, collocandosi rispettivamente a meno 15,8 e meno 16,5, ben al di sotto della media di lungo periodo.

(IL Mattinale Europeeo)

23 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Accordo commerciale storico con le Filippine

La svolta annunciata la scorsa notte da Ursula von der Leyen e Maroš Šefčovič con le Filippine per ora è solo un accordo di massima. Per la conclusione di un accordo di libero scambio serviranno ancora alcuni mesi, destinati a finalizzare i dettagli dell’intesa politica. L’accordo di libero scambio probabilmente sarà concluso nel 2027 e firmato nel 2028. Ma i contorni sono particolarmente positivi per l’Ue. Un esempio: le Filippine apriranno per la prima volta il mercato degli appalti pubblici a offerenti stranieri.

L’Ue e le Filippine hanno accettato di liberalizzare oltre il 94 per cento dei prodotti, che coprono attualmente il 97 per cento del commercio bilaterale. Carne di maiale e pollame dovrebbero essere inclusi, come chiesto dall’Ue. L’accordo inoltre prevede una migliore tutela dei diritti di proprietà intellettuale, incluso un elenco di indicazioni geografiche dell’Ue. Secondo la Commissione, il commercio bilaterale tra l’Ue e le Filippine ha un potenziale di crescita ben superiore ai livelli attuali, che si attestano a 17,6 miliardi di euro per i beni e a 10,3 miliardi di euro per i servizi.

Il successo della strategia di diversificazione commerciale di von der Leyen — Mercosur, Messico, India, Indonesia, Australia e ora anche le Filippine. La strategia di diversificazione commerciale portata avanti da Ursula von der Leyen di fronte al protezionismo di Donald Trump ottiene un altro successo. “Se si paragona allo scorso anno e agli anni precedenti, non penso ci sia stata una raccolta così positiva”, ha detto il commissario al Commercio, Maroš Šefčovič.

L’accordo preliminare con le Filippine “invia un segnale chiaro: l’Ue sta rafforzando il proprio impegno nell’Indo-Pacifico”, ha aggiunto Šefčovič. “Il Sud-est asiatico è un’area in cui bisogna essere presenti.” Il commissario ha indicato i prossimi obiettivi. “Dopo l’Indonesia e ora le Filippine, stiamo facendo passi avanti con la Thailandia e portando avanti un intenso dialogo con la Malaysia”, ha detto Šefčovič.

(Il Mattinale Europeo)

LETTERE
29 SETTEMBRE 2026

Incarico a ingegnere senza delibera assembleare: quali diritti hanno i condomini

· di Redazione
Salve ADUC, venerdì 25/sett di pomeriggio il nostro amministratore ci invia questo pdf con oggetto "progetto da presentare ai vigili", in molti chiediamo chiarimenti, via mail, whatsapp e telefonicamente.
Ad oggi nessuna risposta ricevuta, ma proprio oggi pomeriggio, l'amministratore invia a tutti i condomini dei due condomini che condividono l'autorimessa questo messaggio via whatsapp: Salve a tutti in merito all'autorimessa l'ingegnere mi ha spiegato che i condomini potranno fare le proprie osservazioni, ho intenzione di incontrare i caposcala dei due condomini e di aggiornare lo stesso elaborato grafico dell'ingegnere, saluti ***.
Di seguito le mie veloci osservazioni inviate con messaggi whatsapp all'amministratore.
Gentile amministratore, mi scusi ma di cosa stiamo parlando? È uno scherzo?
Ma chi ha nominato e incaricato l'ingegnere? E a quanto ammonta l'eventuale onere? Quando è stato deliberato l'incarico ed il costo per il condominio da sostenere?
Chi è il nostro caposcala? Chi e quando l'ha nominato? Quali eventuali diritti e doveri ha nei confronti degli altri condomini?
Ma questo progetto è un obbligo di tutti i condomini oppure è una iniziativa soltanto del nostro pezzi63? Perché non veniamo informati a priori? Chi ha potere di decidere le priorità condominiali? Decidi lei in autonomia o ci sono solleciti individuali?
Qual è il vostro prezioso suggerimento? Grazie in anticipo.
Claudio, dalla provincia di RM


Risposta:
Gentile Claudio,
sul piano procedurale, se effettivamente l'amministratore ha incaricato un ingegnere per un progetto sull'autorimessa senza che vi sia stata una delibera assembleare che autorizzasse l'incarico e ne stabilisse il costo, la questione è seria. L'amministratore ha poteri di gestione ordinaria e di esecuzione delle delibere assembleari, ma per spese straordinarie o incarichi professionali che comportano un onere per il condominio occorre di norma una delibera dell'assemblea che li autorizzi, salvo urgenze documentabili (ad esempio un obbligo imposto direttamente dai Vigili del Fuoco con termini stringenti, ipotesi che lei non ci conferma ma che spiegherebbe la fretta). Le consigliamo quindi di chiedere formalmente, per iscritto, copia della delibera che ha autorizzato l'incarico all'ingegnere, l'importo del compenso pattuito e la relativa imputazione di spesa, oltre al mandato professionale sottoscritto. Se tale delibera non esiste, l'amministratore potrebbe aver ecceduto i propri poteri, e questo è un tema che l'assemblea può valutare anche ai fini della sua responsabilità.

Sulla figura del "caposcala", non è un organo previsto dal codice civile in materia condominiale: si tratta al più di un referente informale, la cui eventuale designazione andrebbe comunque verificata tramite verbale assembleare. Non ha poteri decisionali autonomi che possano sostituirsi all'assemblea.

Sul merito del progetto per l'autorimessa, se riguarda la sicurezza antincendio condivisa tra i due condomini, è materia che investe le parti comuni e richiede coinvolgimento e delibera di entrambe le assemblee, non semplici scambi whatsapp con singoli referenti.

Le suggeriamo di formalizzare tutte queste richieste con una lettera scritta all'amministratore, chiedendo di convocare un'assemblea sul punto, e di conservare tutta la documentazione ricevuta finora.
29 SETTEMBRE 2026

Eredità in comune: chi ha priorità nell'acquisto della quota di un coerede

· di Redazione
Parliamo di un appartamento ricevuto in successione da 4 fratelli indiviso. Uno dei 4 chiede di far periziare l'immobile desiderando vendere la propria quota di proprietà. Nel caso uno degli altri 3 acquisti tale quota e non si dovesse arrivare ad un accordo fra i tre per l'acquisto dell'intera proprietà, essendo tutti interessati, chi possiede i 2 terzi ha diritto di priorità sull'acquisto?
Roberto, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Roberto,
In una comunione ereditaria ciascun coerede è libero di vendere la propria quota, ma gli altri comproprietari hanno il diritto di prelazione: prima di vendere a un estraneo, il coerede che intende cedere la propria quota deve comunicare agli altri il prezzo e le condizioni della vendita, e questi hanno un termine di due mesi dalla comunicazione per esercitare la prelazione, cioè acquistare loro la quota alle medesime condizioni offerte al terzo. Se il coerede vende senza rispettare questa procedura, gli altri hanno diritto di riscatto nei confronti dell'acquirente entro due mesi dalla scoperta della vendita.

Diverso è il caso in cui più coeredi, come lei descrive, siano tutti interessati ad acquistare la stessa quota. In questa situazione la legge non attribuisce automaticamente una priorità a chi possiede già una quota maggiore (i due terzi nel suo esempio): la prelazione tra coeredi si esercita paritariamente, e se più di uno manifesta la volontà di acquistare, in assenza di un accordo tra loro si applica un criterio di proporzionalità alle rispettive quote di comproprietà già possedute, salvo che i coeredi interessati si accordino diversamente tra loro.

Le consigliamo quindi, qualora la situazione dovesse arrivare a un punto di stallo tra i tre fratelli interessati all'acquisto, di verificare innanzitutto che il fratello venditore abbia effettivamente notificato agli altri le condizioni di vendita in forma scritta, indicando prezzo e acquirente proposto, così da far decorrere correttamente il termine dei due mesi. Se tra i tre comproprietari non si trova un accordo su chi acquisti e in quale proporzione, e la situazione rimane bloccata, la questione andrebbe risolta con l'assistenza di un avvocato, eventualmente anche tramite una mediazione tra i coeredi, per definire le quote di acquisto o valutare in alternativa lo scioglimento della comunione con una divisione giudiziale, che può portare anche alla vendita all'asta dell'intero immobile se non si trova un accordo tra le parti.
29 SETTEMBRE 2026

TIM non rispetta l'accordo di conciliazione: come far eseguire il verbale

· di Redazione
Tramite conciliatore raggiunto accordo per un indennizzo con controparte TIM spa, in data 27/05/2026 verbale di accordo firmato. Non hanno rispettato l'accordo, come devo fare?
Massimiliano, dalla provincia di SR

Risposta:
Gentile Massimiliano,
Se l'accordo di conciliazione è stato formalizzato in un verbale sottoscritto da entrambe le parti davanti al Corecom (tramite la piattaforma ConciliaWeb) o davanti a un altro organismo di conciliazione, quel verbale ha valore di titolo esecutivo, a condizione che sia stato omologato secondo le modalità previste. Questo significa che se l'operatore non paga quanto pattuito, lei non deve ricominciare tutto da capo con un nuovo reclamo, ma può agire direttamente per l'esecuzione forzata di quanto già concordato.

In pratica i passi sono questi. Prima di tutto, invii comunque una richiesta scritta di sollecito all'operatore, con riferimento al verbale di conciliazione e alla data dell'accordo, mettendolo in mora e assegnando un termine breve (ad esempio 15 giorni) per l'adempimento. Questo passaggio, anche se non obbligatorio quando si ha già un titolo esecutivo, è utile per documentare l'inadempimento e tentare comunque una soluzione bonaria.

Se l'operatore continua a non pagare, verifichi con un avvocato le modalità per procedere all'esecuzione forzata del verbale di conciliazione, che può includere il pignoramento presso terzi. Su questo aspetto specifico, essendo una fase esecutiva vera e propria, le consigliamo di rivolgersi a un legale, perché la procedura di precetto e pignoramento richiede una redazione tecnica precisa.

Prima di arrivare a questo, verifichi anche se il verbale prevede espressamente clausole penali o interessi di mora in caso di ritardato pagamento, elemento che rafforzerebbe la sua posizione.

Le ricordiamo che può utilizzare il nostro generatore di moduli per predisporre una lettera di sollecito formale all'operatore telefonico.

Le segnaliamo infine la nostra scheda sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom, utile per inquadrare l'intera procedura.

Per approfondire: conciliazione obbligatoria davanti al Corecom, nuova conciliazione civile obbligatoria
29 SETTEMBRE 2026

Palo telefonico basso sul terreno privato: spese di spostamento a chi spettano

· di Redazione
Nel terreno pertinente alla mia abitazione è presente un palo del telefono sul quale, a mio parere, scorre il relativo cavo ad un'altezza ridotta. Ho scritto a FiberCop per chiederne lo spostamento e la stessa azienda mi ha risposto (vedasi lettera in allegato). La mia domanda è la seguente: è vero che se non esiste un atto formale di servitù o se l'altezza non rispetta i requisiti di legge e limita la mia proprietà, la rimozione o la correzione (es. il rialzo o la sostituzione con un palo adeguato) spetta interamente al gestore a sue spese? Agli atti in effetti non possiedo alcun contratto di servitù firmato in passato o un provvedimento amministrativo (dovrei a chiederlo a FiberCop se ce l'hanno?).

Risposta:
Gentile Mattia,
La lettera ricevuta da lei allegata da un lato chiede di fornire la documentazione tecnico-amministrativa del progetto a sostegno della richiesta di spostamento (ad es. permesso di costruire), richiesta legittima, dall'altro richiama gli art. 52 e 53 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche D.Lgs. n 207 del 2021 sostenendo che ivi sia previsto un eventuale rimborso spese a suo carico per lo spostamento.
Questa seconda affermazione non è affatto prevista nelle due norme richiamate. Anzi il contrario, al punto 6 dell'art. 52, dove peraltro si parla di fase di realizzazione e sviluppo della rete in fibra ottica (e non di spostamenti di opere preesistenti), ... è comunque l'operatore di comunicazione elettronica (nel suo caso Fiber Cop) ad avere l'obbligo, d'intesa con le proprietà condominiali, di ripristinare a proprie spese le parti comuni degli immobili oggetto di intervento e a doversi accollare gli oneri per la riparazione di eventuali danni arrecati o per eventuali modifiche.
Quanto alla servitù. Se l'impianto è stato installato in passato in forza di una servitù coattiva (che la legge riconosce agli operatori di telecomunicazioni per l'installazione di impianti su proprietà private, anche senza un atto negoziale sottoscritto dal proprietario, trattandosi spesso di un diritto che deriva da provvedimenti amministrativi o da occupazioni risalenti nel tempo), la servitù può esistere anche senza un contratto firmato da lei. Bene ha fatto a richiedere a FiberCop di comunicare se esiste un titolo, amministrativo o di altro tipo. Laddove, infatti, non esista alcun titolo che legittimi la presenza del palo, la situazione andrebbe qualificata come occupazione senza titolo, e in questo caso le spese di rimozione o adeguamento sarebbero a maggior ragione a carico del gestore.
Nell'ipotesi in cui la servitù esista legittimamente, ma l'impianto non rispetti le altezze minime da terra previste dalle norme tecniche di settore (che riguardano linee aeree e sicurezza): in questo caso si tratta di un adeguamento a norma dovuto dal gestore indipendentemente da chi richieda l'intervento, e le spese dovrebbero rientrare negli obblighi di manutenzione del gestore stesso.
Le suggeriamo di formalizzare per iscritto la richiesta a FiberCop chiedendo espressamente: l'esibizione del titolo che legittima la presenza del palo sul suo terreno oltre ad una verifica tecnica sul rispetto delle altezze minime di sicurezza previste dalla normativa tecnica di settore. In caso di risposta insoddisfacente o di inerzia da parte di Fiber, trattandosi di rapporto con operatore di telecomunicazioni, può procedere con un reclamo scritto e, se necessario, con la conciliazione obbligatoria tramite la piattaforma ConciliaWeb dell'AGCOM presso il Corecom competente.
Per la lettera formale può utilizzare il generatore moduli ADUC alla sezione telefonia.
Per approfondire: la nostra guida sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom e la nostra scheda sulla nuova conciliazione civile obbligatoria.
Mattia, dalla provincia di FI
29 SETTEMBRE 2026

Ordine Mondadori Store mai consegnato: come ottenere il rimborso

· di Redazione
Il 2 settembre 2026 ho fatto un ordine sul sito Mondadori Store per testi scolastici che dava con disponibilità immediata e consegna in 7 giorni lavorativi. Queste tempistiche non sono state rispettate e, essendo iniziata la scuola, dopo varie mail senza risposta ho dovuto comprare tali testi altrove. A quel punto ho richiesto l'annullamento dell'ordine varie e varie volte tramite il loro modulo, mai nessuna risposta. Ho chiamato un call center Mondadori che mi ha dato una mail alla quale ho scritto richiedendo l'annullamento. Mi hanno risposto dicendo che l'ordine non si poteva annullare perché pronto per la spedizione. Mi hanno scritto che avrei potuto rifiutarlo, tutto questo questa settimana. Il pacco non è mai arrivato, risulta fermo dal corriere BRT e mai arrivato nella mia provincia. Quindi io non posso rifiutare nulla e loro, nonostante le mille richieste, non mi fanno il rimborso.
Seguirò a questo punto l'iter per le vie legali.
Carla, dalla provincia di CA

Risposta:
Gentile Carla,

Il venditore ha l'obbligo di consegnare il bene entro il termine pattuito (o comunque entro 30 giorni se non specificato). Se, come riferisce, il termine di 7 giorni lavorativi non è stato rispettato, ha diritto alla risoluzione del contratto e al rimborso integrale, senza dover attendere che il pacco arrivi o venga "rifiutato" essendo la mancata consegna nei termini di per sé causa di risoluzione. Inoltre, il venditore non può subordinare il rimborso alla riconsegna fisica del pacco al corriere a maggior ragione se, come da lei segnalato, il pacco risulta fermo e mai giunto nella sua provincia.
Tuttavia, sarà necessario formalizzare per iscritto con raccomandata A/R o PEC (non solo attraverso il modulo del sito) una richiesta di risoluzione del contratto per inadempimento chiedendo il rimborso integrale entro un termine perentorio (ad es. 15 giorni) oltre il quale procederà con gli strumenti a sua tutela. Conservi tutta la corrispondenza avuta finora, comprese le risposte ricevute dal call center e via mail, perché saranno utili come prova del suo tentativo di soluzione bonaria/mediazione.
Laddove il venditore continui a non rimborsare il prezzo pagato al momento dell'acquisto, può presentare un reclamo scritto formale (messa in mora e diffida ad adempiere il rimborso richiesto per risoluzione per inadempimento del contratto) e, in assenza di riscontro entro l'ulteriore termine indicato (es. 7 giorni), ricorrere alla mediazione civile obbligatoria oppure rivolgersi al Giudice di Pace per ottenere il rimborso, essendo la controversia di modesto valore.
Se ha pagato con Carta di Credito/Debito o PostePay potrà richiedere l'apertura di una pratica di contestazione addebito (chargeback) per "mancata consegna della merce" e "inadempimento contrattuale", e se ha pagato con carta di credito o simili, può anche verificare con la banca la possibilità di una richiesta di storno (chargeback) per merce non ricevuta.

Per la diffida scritta può utilizzare il nostro generatore di moduli, sezione e-commerce e acquisti.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria e il nostro vademecum sull'e-commerce.
28 SETTEMBRE 2026

Spese sgombero cantine condominiali: chi paga senza chiave o proprietà

· di Redazione
Buonasera, mi chiedo se ai sensi del codice civile, il condòmino proprietario che NON ha accesso al locale cantine in quanto sprovvisto di chiave della porta di accesso e NON possiede alcuna cantina deve o meno partecipare alle spese di sgombero o disinfestazione o spurgo effettuate in tali locali.
Francesca, dalla provincia di TR

Risposta:
Gentile Francesca,
La regola generale in materia condominiale collega l'obbligo di partecipazione alla spesa alla titolarità del bene o al diritto d'uso su di esso, non al fatto di possederne materialmente le chiavi o di accedervi in concreto. Il criterio decisivo è quindi se il locale cantine sia un bene comune a tutti i condomini (per destinazione o per previsione del regolamento condominiale e delle tabelle millesimali) oppure se sia un bene di proprietà esclusiva di alcuni condomini soltanto, con relativa tabella millesimale separata.

Se le cantine risultano tabellarmente di proprietà o uso esclusivo di alcuni condomini, chi non ne possiede una e non ne ha alcun diritto d'uso non dovrebbe essere tenuto a contribuire alle spese di sgombero, disinfestazione o spurgo relative a quei locali: si tratta infatti di spese che riguardano beni non comuni a tutti. In questo caso occorre verificare cosa dicono l'atto di acquisto, il regolamento condominiale e soprattutto le tabelle millesimali, che di norma indicano se esiste una tabella specifica per le cantine.

Se invece il locale cantine è classificato come bene comune (ad esempio un vano cantina comune indiviso, o un ripostiglio a servizio generale dello stabile, anche se poi di fatto suddiviso in singoli box con serrature diverse), la spesa di manutenzione ordinaria del locale nel suo complesso, comprese le pulizie e la disinfestazione delle parti comuni di accesso, andrebbe suddivisa secondo i millesimi generali, indipendentemente dal possesso delle chiavi.

Il fatto di non avere le chiavi o di non avere mai avuto accesso non è di per sé decisivo: conta la titolarità giuridica del bene secondo i documenti condominiali. Le consigliamo di richiedere all'amministratore copia delle tabelle millesimali relative alle cantine e di verificare l'atto di acquisto dell'immobile per accertare se le sia stata assegnata una cantina o una quota di comproprietà su quei locali.

Se, verificati questi documenti, risulta che lei non ha alcun titolo su quei locali, può contestare per iscritto il riparto di spesa e, se l'assemblea non rettifica, impugnare la delibera davanti al giudice competente entro i termini di legge, per cui le suggeriamo di rivolgersi a un legale per la valutazione del caso specifico.
Francesca, dalla provincia di TR
28 SETTEMBRE 2026

Mutuo ristrutturazione MPS: ritardi e cambio condizioni, si può contestare?

· di Redazione
Da febbraio 2026 sono in trattativa con Banca Monte dei Paschi di Siena, filiale di Parma – Via Emilia Est, per ottenere un mutuo di circa €120.000 destinato alla ristrutturazione della mia abitazione, sulla quale ho già un mutuo MPS in essere.
Nel corso dei mesi ho consegnato tutta la documentazione richiesta, partecipato agli incontri in filiale e fornito tempestivamente le integrazioni richieste. Sono state progressivamente prospettate diverse soluzioni di finanziamento, fino ad arrivare a una struttura relativa al mutuo di €120.000 con erogazione collegata agli stati di avanzamento dei lavori.
Nel frattempo, confidando nel concreto avanzamento della pratica, la mia famiglia ha svuotato completamente l'abitazione, venduto parte degli arredi, preso una sistemazione temporanea e sostenuto le relative spese; il geometra e l'impresa erano pronti ad avviare i lavori.
Dopo circa sette mesi, tuttavia, il finanziamento non è ancora arrivato a una conclusione.
Il 15 giugno 2026 ho presentato un reclamo formale all'Ufficio Reclami MPS, chiedendo chiarimenti sullo stato della pratica e sulle ragioni del ritardo. La Banca ha risposto il 30 luglio 2026, sostenendo, tra l'altro, che sarebbero mancati alcuni documenti, che non sarebbe stata integralmente versata la somma di €40.000 richiesta come mezzi propri e che sarebbero emersi due prestiti personali che la Banca afferma non essere stati comunicati in precedenza.
Contesto tale ricostruzione, in quanto la documentazione è stata progressivamente consegnata alla filiale e i contratti relativi ai finanziamenti Agos e Findomestic sono stati trasmessi nei giorni 11 e 12 maggio 2026 su specifica richiesta della Banca. Nello stesso periodo ho inoltre fatto accreditare sul conto €30.000 messi a disposizione dalla mia famiglia.
La questione che oggi mi preoccupa maggiormente è che, dopo mesi di trattativa e dopo che ci era stata prospettata e sottoscritta una determinata struttura dell'operazione/pre-contratto per il mutuo di €120.000, nell'ultimo incontro la Banca ha prospettato una struttura diversa, con ulteriori esborsi a carico nostro e condizioni economiche differenti.
Mi trovo quindi, dopo circa sette mesi, senza aver potuto iniziare la ristrutturazione e con una struttura del finanziamento che viene nuovamente modificata. Vorrei sapere se la condotta della Banca, alla luce della durata della trattativa, delle diverse soluzioni prospettate, della documentazione fornita, del reclamo già presentato e del successivo cambiamento delle condizioni dell'operazione, possa essere contestata sotto il profilo della correttezza, trasparenza e buona fede nelle trattative e quali siano le possibilità di tutela e di richiesta dei danni patrimoniali documentabili.
Valeriu

Risposta:
Gentile Valeriu,
dalla risposta della banca risulta che, al 30 luglio, mancavano ancora 10.000 € dei 40.000 € richiesti come mezzi propri, oltre ad alcuni documenti importanti. Voi sostenete di aver consegnato tutto, mentre la banca afferma il contrario: per contestare questa ricostruzione servono ricevute di invio, date e documenti precisi. La prima preoccupazione, visto che avete già predisposto l'avvio dei lavori, sarebbe capire se il mutuo possa andare avanti e a quali condizioni. Se la banca ha appreso solo a maggio dei prestiti personali, è comprensibile che abbia dovuto rivedere la valutazione iniziale, certo avrebbe dovuto chiarire fin dall'inizio quali informazioni le occorrevano, evitando di cambiare impostazione dopo mesi. Prima di accettare la nuova proposta, le consigliamo di valutare con attenzione gli esborsi aggiuntivi e la sostenibilità delle rate. Una volta erogato il mutuo, potrete anche valutare una surroga, se un'altra banca sarà disposta ad accoglierla.
In conclusione consigliamo di fare una valutazione costi-benefici fra il mutuo alle nuove condizioni e le perdite che subireste rinviando la ristrutturazione. La contestazione dell'operato di MPS resta possibile, se supportata dalle prove. Con le informazioni disponibili non possiamo ancora stabilire quanto del ritardo dipenda dalla banca e quanto dalla consegna della documentazione.
27 SETTEMBRE 2026

Rimborso noleggio auto non ritirato per patente non valida: cosa fare

· di Redazione
Buongiorno.
Il sei settembre scorso mi sono recato all'aeroporto di Fiumicino, banco ritiro auto a noleggio, per ritirare una macchina noleggiata tramite Edreams.
Il personale del banco si è rifiutato di consegnare la macchina perché il primo guidatore non era in possesso di valida patente. Ho chiesto di indicare il sottoscritto come co guidatore in quanto intestatario della carta di credito con la quale avevo provveduto al pagamento del pacchetto viaggio (biglietto aereo, albergo e noleggio auto).
Il personale del banco si è rifiutato non solo di modificare il guidatore ma anche di consegnare l'auto prenotata con un contratto ex novo al sottoscritto.
Ho fatto reclamo sia a Edreams che alla compagnia noleggio per chiedere rimborso noleggio auto non utilizzata.
La risposta è negativa.
Cosa mi consigliate di fare?
M, dalla provincia di EN


Risposta:
Gentile Marchi,
Se effettivamente il primo conducente non era in possesso di patente valida, il rifiuto di consegna può rientrare nelle condizioni contrattuali standard delle società di autonoleggio, che normalmente richiedono che il conducente indicato in prenotazione sia lui stesso titolare di patente valida indipendentemente da chi abbia pagato con la propria carta di credito.

Detto questo, ci sono margini per contestare la vicenda su altri presupposti. Le suggeriamo di verificare alcuni punti: primo, cosa prevedevano esattamente le condizioni generali del noleggio comunicate al momento della prenotazione riguardo alla possibilità di sostituire il conducente o di stipulare un contratto ex novo con altro nominativo, e se tali condizioni erano state messe a disposizione in modo chiaro prima dell'acquisto; secondo, se la società di noleggio disponeva effettivamente, secondo la prassi di settore, della possibilità di modificare il conducente principale con documenti alla mano (patente e carta di credito del nuovo conducente) e ha negato tale possibilità senza giustificazione plausibile; terzo, se le è stata offerta un'alternativa (altra vettura, altro contratto) e su quali basi è stata negata.

Se dagli accertamenti risulta che il rifiuto è stato ingiustificato rispetto alle condizioni contrattuali sottoscritte, lei ha diritto al rimborso del servizio non fruito. Poiché i reclami scritti sono già stati respinti, il passo successivo è il ricorso al Giudice di Pace se l'importo è contenuto. Può utilizzare il nostro generatore di moduli per una diffida formale prima di agire.

Questa la nostra scheda sul Giudice di Pace.
27 SETTEMBRE 2026

Recesso entro 14 giorni da contratto per bagno firmato con OTP via SMS

· di Redazione
Spettabile ADUC,
Vi scrivo per chiedere un parere in merito alla corretta procedura di annullamento di un contratto di fornitura.
In data 24/09/2026 abbiamo sottoscritto a distanza/via telefono (tramite link ricevuto via messaggio e inserimento di codice OTP via SMS) un contratto con la società G.D.L. S.p.A. / Remail per la ristrutturazione del bagno (contratto n° ***).
Avendo riscontrato forti perplessità e recensioni molto negative sulla ditta, abbiamo deciso di recedere dall'ordine. Nello specifico, abbiamo già effettuato i seguenti passaggi:
Abbiamo bloccato tempestivamente il bonifico relativo all'acconto.
In data 25/09/2026 abbiamo inviato formale comunicazione di recesso via PEC agli indirizzi [email protected], [email protected] e [email protected], avvalendoci del Diritto di Ripensamento entro 14 giorni ai sensi dell'art. 52 del Codice del Consumo per i contratti conclusi a distanza.
Abbiamo allegato alla PEC il modulo di recesso compilato, unito a copia del documento d'identità, e salvato le relative ricevute di consegna PEC.
Vi chiediamo gentilmente conferma se l'aver firmato tramite codice OTP via SMS modifichi in qualche modo le garanzie sul recesso entro 14 giorni e se le azioni intraprese siano sufficienti a tutelarci completamente da qualsiasi pretesa da parte dell'azienda.
Cordiali saluti,
Fabio, dalla provincia di NO

Risposta:
Gentile Fabio,
La procedura che avete seguito è corretta e le azioni intraprese vi tutelano adeguatamente.

Un consiglio operativo: se la società dovesse comunque insistere per l'esecuzione del contratto o per il pagamento di penali, non dovete rispondere nulla se non richiamando per iscritto la PEC già inviata e i termini di legge. Se invece emergessero addebiti sul conto corrente o tentativi di incasso nonostante il recesso tempestivo, a quel punto sarebbe utile una diffida formale tramite il nostro generatore di moduli, sezione e-commerce e acquisti.
27 SETTEMBRE 2026

Problema barriera architettonica

· di Redazione
Salve
Ho una ragazza disabile 100% con carrozzina. Purtroppo il vicino di casa ha recintato un area in una corte comune e di passo restringendo di tanto il passaggio con la carrozzina. Ho difficoltà ad uscire ed entrare anche perché l altro vicino ha una porta di casa che quando apre e chiude mi rimangono soli 36 cm di passo.
Non ce la faccio con la carrozzina a passare da quando è stata fatta questa recensione consapevoli che c era questa ragazza disabile nel condominio. Non collaborano per niente i vicini, l area è sua , ma mia figlia ha serie difficoltà ad uscire ed entrare da casa con questa recensione, non solo quando scende dallo scivolo è pericoloso perché si rischia di picchiare contro.
Come posso migliorare questa situazione assurda con 36 cm di distanza
Spero in una risposta in merito grazie
Francesca, dalla provincia di LI

Risposta:
Gentile Francesca,
Alcuni punti da chiarire. Se l'area recintata è effettivamente di proprietà esclusiva del vicino, in linea generale egli ha diritto di recintarla; tuttavia se quell'area faceva parte di una corte comune (cioè in comproprietà tra più unità immobiliari) o se sulla stessa insisteva una servitù di passaggio, anche di fatto consolidata nel tempo, la recinzione potrebbe essere contestabile indipendentemente dalla disabilità di sua figlia. Le consigliamo quindi di verificare con attenzione i titoli di proprietà, il regolamento di condominio se esiste, e gli atti notarili di acquisto degli immobili: se l'area risulta comune o gravata da servitù, la recinzione può essere illegittima e va contestata su questo piano specifico, con l'assistenza di un legale che valuti gli atti.

Anche se l'area fosse di proprietà esclusiva del vicino, resta il tema della sicurezza e dell'accessibilità: se il passaggio residuo di 36 centimetri non consente il transito di una carrozzina, si configura una situazione di potenziale discriminazione indiretta nei confronti di una persona con disabilità, oltre a un possibile pericolo per l'incolumità fisica nell'uso dello scivolo che lei descrive. Le suggeriamo di procedere così: primo, inviare una diffida scritta formale al vicino e, se il fabbricato ha un amministratore, anche al condominio, documentando con foto e misure la situazione e chiedendo il ripristino di un passaggio adeguato; secondo, coinvolgere il comune (ufficio tecnico o servizi sociali) segnalando la barriera architettonica di fatto creata, perché i comuni hanno competenze in materia di abbattimento delle barriere architettoniche anche su aree private quando incidono sulla pubblica sicurezza o sui diritti di persone con disabilità; terzo, se la situazione non si sblocca, la valutazione legale della vicenda, che può configurare anche una violazione delle norme sull'accessibilità, richiede necessariamente un avvocato che verifichi gli atti di proprietà e predisponga eventualmente un ricorso.

Può trovare un modello di diffida da adattare al suo caso qui: https://www.aduc.it/generatoremoduli.php?step=1&cat_id=_ricorsi_

Per approfondire: https://sosonline.aduc.it/scheda/eliminazione+barriere+architettoniche+contributi_20769.php
27 SETTEMBRE 2026

Diffida per commento diffamatorio su Facebook: come rispondere alla richiesta danni

· di Redazione
Gentile Redazione / Servizio Assistenza ADUC,
vi scrivo per richiedere la vostra consulenza e assistenza legale in merito a una richiesta risarcitoria pervenutami a mezzo raccomandata A/R.
Nello specifico, ho ricevuto una lettera di diffida da parte dello studio legale "Edno Gargano Avvocati" (a firma dell'Avv. Eraldo ***) per conto del loro assistito, Sig. Luca ***.
Nella comunicazione mi viene contestato un presunto commento ritenuto diffamatorio effettuato su Facebook dal mio profilo (nello specifico la parola "Coglione"). Contestualmente, lo studio legale intima il pagamento di 2.500,00 Euro a titolo di risarcimento danni, con un termine di soli 7 giorni, preannunciando in caso contrario l'avvio della procedura di mediazione ex Art. 5 D.Lgs. 28/2010.
Ritenendo la richiesta economica del tutto sproporzionata e configurabile come una richiesta risarcitoria seriale/aggressiva, desidero tutelarmi correttamente senza cedere a questa forma di pressione.
A tal fine vi chiedo:
1. Come impostare una risposta di fermo rigetto della pretesa risarcitoria.
2. Se sia opportuno inviare una vostra comunicazione su carta intestata per chiudere la vicenda.
3. Come comportarmi nell'eventualità in cui dovessi ricevere una formale convocazione da un Organismo di Mediazione.
Allego alla presente la scansione/foto di tutti i fogli della raccomandata ricevuta e della busta.
Resto in attesa di un vostro riscontro sulle modalità per il tesseramento e la presa in carico della pratica.
Cordiali saluti,
Amalia, dalla provincia di AR

Risposta:
Gentile Amalia,
Il quadro che lei riporta va inquadrato con precisione, perché ci sono più piani distinti che è bene tenere separati.

Sul piano dei fatti, la richiesta risarcitoria si basa su un singolo commento ("Coglione") pubblicato sotto un post. È vero che la giurisprudenza qualifica come diffamatorio un insulto gratuito privo di nesso con una critica argomentata, e che l'aggravante dell'uso di social network è effettivamente prevista dall'articolo 595 del codice penale. Detto questo, la quantificazione del danno indicata (2.500 euro) è una richiesta di parte, non una somma dovuta per legge: in sede di eventuale mediazione o causa civile, sarà il mediatore o il giudice a valutare se c'è davvero un danno risarcibile e in che misura, tenendo conto anche della gravità reale dell'espressione, della sua diffusione effettiva e del contesto in cui è stata scritta.

Il termine di 7 giorni indicato nella diffida non è un termine di legge perentorio: è una scadenza fissata unilateralmente dalla controparte per sollecitare un riscontro, ma non decade alcun suo diritto se risponde anche oltre quel termine, salvo il rischio che nel frattempo venga avviata la procedura di mediazione o un'azione giudiziaria.

Riguardo alla mediazione: se verrà effettivamente depositata un'istanza presso un Organismo di Mediazione, lei riceverà una convocazione formale. La partecipazione al primo incontro è un passaggio che le consigliamo di gestire con l'assistenza di un avvocato di fiducia, dato che si tratta di una procedura che prelude a un eventuale giudizio civile per diffamazione e risarcimento danni, materia che richiede una valutazione tecnica della sua posizione difensiva, della congruità della richiesta risarcitoria e delle strategie di replica: non rientra nell'ambito di consulenza che ADUC può fornire nel merito processuale.

Le consigliamo comunque di non rispondere in autonomia alla diffida con toni sprezzanti o ammissioni, di conservare tutta la documentazione ricevuta e, se lo desidera, di rivolgersi a un legale per valutare sia la fondatezza della pretesa sia un'eventuale replica formale prima di un'eventuale mediazione.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria, la nostra guida su come provare e quantificare il risarcimento del danno.
27 SETTEMBRE 2026

RCA: dopo il sinistro la responsabilità viene rideterminata al 100%

· di Redazione
Spett. ADUC,
ho avuto un sinistro nel mese di luglio 2026 riconosciuto al 50% di responsabilità e liquidato il mese dopo.
A settembre 2026 ho pagato regolarmente il premio in scadenza, tra l'altro a prezzo ridotto rispetto lo scorso anno. In seguito, qualche giorno dopo ricevo una comunicazione che vi allego sotto, che mi lascia perplesso e mi fa presumere una forma di imbroglio.

"Egr. Sig. in merito al sx in oggetto, oggi Zurich comunica che il Sarc (uff. sinistri collegato alla motorizzazione) Le ha imputato la responsabilità totale (sx inizialmente definito in concorso) confermando pero' che l'importo di €. 1100,00 da Lei incassato NON sarà da restituire.
Alla scadenza della polizza (02/09/2027) Le verrà quindi addebitato il malus con probabile aumento del premio."

In attesa di un vostro gentile riscontro, rinnovo la stima e gratitudine per il vostro servizio, e vi porgo cordiali saluti.
Danilo

Risposta:
Gentile Danilo,
Capiamo la sua perplessità, ma quanto descritto non configura un imbroglio: è una dinamica abbastanza comune nelle assicurazioni RCA, legata al funzionamento del sistema di attribuzione delle responsabilità nei sinistri.

Le spieghiamo il meccanismo. Il sinistro era stato inizialmente liquidato con un concorso di colpa al 50%. Successivamente, se davvero il SARC (il sistema di accertamento della responsabilità collegato alla banca dati sinistri) ha rideterminato la responsabilità come totale a suo carico, questo può accadere anche dopo la liquidazione, perché le compagnie coinvolte nel sinistro si scambiano informazioni e possono rivedere la percentuale di responsabilità attribuita a ciascun conducente in una fase successiva rispetto al pagamento dell'indennizzo. Questa rideterminazione incide sul cosiddetto attestato di rischio, che è il documento che registra la sua storia sinistri e da cui dipende la classe di merito (bonus/malus) applicata al rinnovo della polizza.

Il fatto che la compagnia le confermi che non dovrà restituire i 1100 euro già incassati è coerente con questo schema: l'indennizzo pagato al danneggiato non viene tipicamente rimesso in discussione, ma la classe di merito futura sì, perché riflette il rischio statistico che lei rappresenta come assicurato.

Detto questo, lei ha comunque il diritto di verificare la correttezza di questa rideterminazione. Le consigliamo di richiedere per iscritto alla compagnia una copia dell'attestato di rischio aggiornato e la motivazione dettagliata della revisione di responsabilità da parte del SARC, così da poter controllare se la nuova attribuzione sia effettivamente fondata o se vi siano elementi per contestarla. Se ritiene che la responsabilità al 100% non sia corretta, può presentare reclamo scritto alla compagnia e, in caso di esito insoddisfacente, rivolgersi all'IVASS o valutare una contestazione in sede civile.

Può utilizzare il nostro modulo per reclami assicurativi.

Per approfondire: la nostra scheda su banca e assicurazioni, regole e conflitti di interesse
27 SETTEMBRE 2026

Fastweb fattura periodo dopo passaggio a Wind: come contestarla

· di Redazione
Gentili Signori,
mi rivolgo a voi per chiedere assistenza in merito a una situazione che ho con Fastweb e che vorrei poter risolvere correttamente.
Fino alla fine del mese di agosto ero cliente Fastweb sia per la telefonia mobile sia per la linea telefonica fissa di casa.
In particolare, avevo le seguenti numerazioni associate ai servizi Fastweb:
* SIM 1: 327 761 ***
* SIM 2: 327 761 ***
* numerazione associata al contratto di casa: 375 779 ***
* numero fisso di casa: 091 888 ***
Nel mese di agosto ho effettuato il passaggio a Wind sia per le SIM sia per il servizio di telefonia fissa.
Per quanto riguarda la linea di casa, al momento ho una numerazione provvisoria con il nuovo operatore, in attesa del completamento della procedura di portabilità del mio precedente numero fisso 091 888 ***. Non so se questa situazione tecnica possa incidere sulla data effettiva di cessazione del contratto Fastweb e proprio per questo motivo chiedo il vostro aiuto.
Il punto che contesto è il seguente: a fine agosto non ero più cliente Fastweb, avendo già effettuato il passaggio al nuovo operatore, ma Fastweb mi ha comunque emesso una fattura comprendente anche importi relativi al periodo dal 1° settembre al 30 settembre, apparentemente fatturati in anticipo.
La stessa situazione riguarda le SIM: Fastweb mi sta chiedendo il pagamento anche di un periodo successivo al passaggio a Wind, nonostante non fossi più cliente Fastweb.
Io non voglio assolutamente sottrarmi al pagamento di quanto eventualmente sia realmente dovuto. Sono disponibile a pagare qualsiasi importo effettivamente maturato fino alla data reale di cessazione del contratto, compresi eventuali costi legittimamente dovuti o eventuali giorni di servizio effettivamente fruiti.
Quello che chiedo è semplicemente che Fastweb effettui il calcolo corretto, senza addebitarmi canoni relativi a un periodo nel quale il contratto era già cessato.
Vorrei pertanto capire:
1. quale sia la data effettiva di cessazione dei servizi Fastweb per le due SIM;
2. quale sia la data effettiva di cessazione del servizio relativo alla linea di casa;
3. se la numerazione provvisoria assegnatami da Wind possa avere qualche effetto sulla data di cessazione/migrazione del vecchio numero 091 888 ***;
4. se Fastweb possa richiedere il pagamento del periodo 1 settembre – 30 settembre nonostante il passaggio al nuovo operatore sia avvenuto a fine agosto;
5. quali siano, concretamente, gli importi che posso essere tenuta a pagare;
6. come posso contestare formalmente la fattura e ottenere da Fastweb un ricalcolo effettivo e corretto, con lo storno degli importi eventualmente non dovuti.
Sono inoltre disponibile, qualora fosse necessario, a restituire eventuali apparecchiature Fastweb ancora in mio possesso, secondo le modalità e i termini previsti.
Ribadisco che non ho alcuna intenzione di non pagare.
Raffaella, dalla provincia di PA

Risposta:
Gentile Raffaella,
La fatturazione dei servizi di telefonia è a consumo effettivo, non può essere anticipata rispetto a periodi in cui il contratto è già cessato. Se effettivamente il passaggio a Wind si è perfezionato entro fine agosto, gli addebiti relativi a settembre non sarebbero dovuti, salvo eventuali costi di disattivazione o conguagli previsti contrattualmente per il periodo di effettiva erogazione del servizio.
Sulle date esatte di cessazione (SIM e linea fissa) non possiamo dirle noi il giorno preciso: dipende dai log tecnici di portabilità che sono in possesso dell'operatore donante e ricevente, e questi vanno richiesti espressamente a Fastweb. Le consigliamo di chiedere per iscritto la data esatta di disattivazione di ciascuna numerazione, con riferimento al log di portabilità.
Sulla numerazione provvisoria della linea fissa: è una prassi tecnica comune durante la portabilità e non incide di per sé sulla data di cessazione del contratto Fastweb, che si considera cessato dal momento in cui la portabilità è tecnicamente completata presso il vecchio operatore, indipendentemente dal fatto che nel frattempo lei utilizzi un numero provvisorio con il nuovo operatore.
Sul percorso da seguire, il primo passo è un reclamo scritto formale a Fastweb, in cui contesta puntualmente gli importi del periodo successivo alla cessazione, chiede il log di portabilità con la data esatta di passaggio e chiede lo storno delle somme non dovute. Può utilizzare il nostro modulo di reclamo dedicato alla telefonia.
Se dopo 45 giorni dal reclamo (termine entro cui l'operatore deve rispondere) non ottiene soddisfazione, o la risposta è insoddisfacente, il passo successivo obbligatorio prima di qualsiasi giudice è la conciliazione tramite la piattaforma ConciliaWeb di AGCOM, con accesso SPID o CIE, presso il Corecom competente per la sua regione. Le indichiamo la nostra scheda di approfondimento sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom.
Se la conciliazione non porta a un accordo, potrà scegliere tra l'istanza di definizione al Corecom (gratuita, con indennizzi tabellari) oppure rivolgersi al Giudice di Pace per il risarcimento del danno effettivo.
26 SETTEMBRE 2026

Certificato di laurea errato: come agire contro l'ateneo per il rilascio corretto

· di Redazione
Buongiorno.
Sono Sara, vi scrivo per un problema che abbiamo, io e gli altri studenti di Unipegaso, in quanto ad oggi, dopo tre mesi e più dalla laurea e migliaia di segnalazioni e reclami anche via pec, il nostro Certificato di Laurea non risulta con la dicitura corretta.
Noi abbiamo aderito al Pacchetto Infanzia per poter lavorare negli asili nido e partecipare ai concorsi pubblici e questa possibilità ad oggi ci viene negata in quanto sprovvisti di tale certificato corretto con conseguente danno a noi tutti.
Potete aiutarci a ottenere ciò che ci spetta di diritto?
In attesa di risposta porgo cordiali saluti.
Sara, dalla provincia di AT

Risposta:
Gentile Sara,
Se le cose stanno come lei descrive, ossia che l'università non ha ancora rilasciato un certificato di laurea con la dicitura corretta relativa al pacchetto formativo seguito, nonostante richieste reiterate anche via PEC, si tratta di un inadempimento contrattuale dell'ateneo rispetto agli obblighi assunti con l'iscrizione e il pagamento delle tasse universitarie. Non è una semplice attesa burocratica: se il ritardo le sta impedendo di partecipare a un concorso con scadenza imminente, il danno è concreto e documentabile.

Le consigliamo innanzitutto di formalizzare una diffida scritta, con raccomandata A/R o PEC, che dia un termine perentorio (ad esempio 15 giorni) per il rilascio del certificato corretto, indicando espressamente che in mancanza si valuteranno le iniziative a tutela dei propri diritti, incluso il risarcimento del danno per l'eventuale perdita di opportunità concorsuali con scadenza determinata. Se non l'ha già fatto in questi termini, può utilizzare il generatore di moduli ADUC per una diffida strutturata.

Se la diffida non sortisce effetto, la strada successiva è la richiesta di un decreto ingiuntivo o un'azione ordinaria davanti al giudice competente per ottenere sia l'adempimento specifico (il rilascio del certificato) sia il risarcimento del danno, se dimostrabile con precisione (ad esempio un concorso pubblico perso per mancanza del documento).

Per approfondire: come provare e quantificare il risarcimento del danno e la nostra guida sul decreto ingiuntivo.
26 SETTEMBRE 2026

Ricorso corecom contro operatore telefonico: indennizzi e sostituzione scheda

· di Redazione
Salve, il mio ricorso è stato dismesso perché non è stato raggiunto un accordo. Premetto che non ho partecipato alla udienza come avrei voluto perché il giorno previsto ci sono stati problemi tecnici.
La persona Wind, dopo averne chiesto una prima posticipazione per poter leggere quanto io avevo scritto, è venuta fuori con un rimborso complessivo di €100 a fronte di:
1) scheda non funzionante perché a detta sua è un 3G, i tecnici avevano parlato di scheda rotta per ben 4 volte da sostituirsi gratuitamente presso qualsiasi negozio Wind: non hanno mandato email di richiesta e a me si voleva imporre un costo di €20;
2) addebiti servizi non richiesti: segreteria telefonica io cancellavo e Wind reinstallava;
3) addebiti €35 per anticipo possibile utilizzo roaming dati mobili: mai avuti dati mobili sul telefono;
4) addebiti di somme da destinare a internet ad ogni ricarica, ripeto mai avuto internet su questo numero;
5) addebiti di somme per chiamate all'estero mai effettuate (con il cellulare, ma scherziamo?);
6) addebiti continui di €0,1 per semplici squilli fatti a numeri italiani mentre ero in Italia;
7) cambio contratto senza avviso.
Non ho accettato.
Da novembre 2024 il telefono non ha copertura, cosa che prima era una eccellenza, e non solo nella mia zona, in ampie zone interno a dove mi trovo, e non sono la sola. La funzionaria Wind dice che la mia è una vecchia scheda e il problema è colpa mia perché ormai loro sono in 5G e la mia scheda non riesce a sopportare la nuova tecnologia. Cosa strana, molti hanno telefoni arcaici e la linea funziona benissimo in alcune zone, molto peggio con telefoni bellissimi e potenti in altre. Da quando ho fatto il primo reclamo devo dire che a giorni ho addirittura 5 tacche a sprazzi. Nella zona hanno cambiato i ripetitori di posto, alcuni non li hanno ripristinati dopo l'incendio di qualche anno fa.
Ho diritto a un indennizzo per il mancato funzionamento della linea? Se la scheda è rotta ho diritto alla sostituzione gratuita? Devono ripristinare le condizioni originali del contratto?
In allegato la mia pec a Wind senza alcuna risposta da parte di Wind. Pec inserita nel fascicolo contro Tim dal Corecom.
Rimango in attesa.
Grazie.
Silvia, dalla provincia di RC

Risposta:
Gentile Silvia,

sul mancato accordo in conciliazione: se lei non ha accettato la proposta di 100 euro perché la ritiene insufficiente rispetto ai disservizi lamentati, ha fatto bene a non firmare nulla che non la soddisfacesse. Il verbale di mancata conciliazione le apre ora due strade alternative, non l'una necessariamente prima dell'altra: la definizione della controversia al Corecom tramite istanza GU14 (da presentare entro 3 mesi dal verbale di mancata conciliazione, gratuita, senza bisogno di avvocato, con indennizzi automatici tabellari per le varie voci: malfunzionamento della linea, mancata risposta ai reclami, ecc.), oppure la causa al Giudice di Pace se il valore della controversia rientra nei limiti di competenza. Le ricordiamo però che il Corecom riconosce solo indennizzi automatici standard, non il risarcimento del danno effettivo che lei ritiene di aver subito: per quello serve comunque il giudice, e resta possibile chiederlo anche dopo la definizione GU14.

Sui suoi tre quesiti: sì, ha diritto a un indennizzo per il mancato o difettoso funzionamento della linea, se effettivamente la coincidenza tra il reclamo e il miglioramento del segnale non è casuale ma indica un problema imputabile all'operatore (rete, ripetitori) e non al suo apparecchio. Sulla scheda, se i tecnici hanno più volte riconosciuto un problema tecnico non imputabile a lei, la sostituzione dovrebbe essere gratuita: la pretesa di un costo in negozio è contestabile, tanto più se la questione tecnologica (3G/5G) viene sollevata solo ora, in sede di conciliazione, mai prima. Sul ripristino delle condizioni contrattuali originarie: se il cambiamento è avvenuto senza comunicazione scritta preventiva come previsto, ha diritto a contestarlo e chiederne l'annullamento.
26 SETTEMBRE 2026

Ricorso di secondo livello al Corecom contro Tim: come procedere

· di Redazione
Buonasera,
vorrei inoltrare il ricorso di 2 livello al corecom contro tim. Il corecom aveva scritto nel verbale che quello di primo livello era stato dismesso in quanto io non avevo fornito quanto richiesto dalla Tim, a cui avevo opposto quanto suggeritomi da Aduc, e che la tim aveva rifiutato di considerare/leggere se io non avessi prima adempiuto alle loro richieste.
1) il corecom nel verbale può dismettere il mio ricorso dando seguito alle richieste di tim che secondo aduc non sono del tutto corrette? Cito: "Preso atto della/e seguente/i motivazione/i dell'inammissibilità dell'istanza: preso atto che la documentazione prodotta non è idonea a superare la carenza rilevata e che parte istante non ha provveduto ad ulteriore integrazione richiesta, si dichiara concluso il procedimento e si dispone l'archiviazione dello stesso".
2) mi potete spiegare i punti 2 e 3 della vostra risposta? In particolare quanto pagato in più nelle bollette per cambio contratto senza avviso e il ripristino del contratto originario mi spettano? Cosa potrebbe rientrare quindi nella asse ereditaria come indennizzo? Il fatto che per mesi il telefono non ha funzionato e quindi per ogni giorno avrei diritto a una somma?
3) autocertificazione: mia madre ha avuto 2 figlie, l'altra non ha nulla a che vedere da oltre 40 anni con la casa dove io vivo e dove pago le bollette. Dal 2024 la casa è passata a me come usufruttuaria al 100%, di che indennizzi altra figlia dei miei genitori potrebbe avere diritto secondo tim? Io ho firmato la dichiarazione sostitutiva sotto responsabilità penale che io sono legittima erede di mia madre. Se indico gli eventuali eredi (i fratelli di mamma sono tutti morti) e cioè le due figlie basta? Non capisco questa parte.
5) cosa vuol dire questa parte "limitandosi a richiedere gli indennizzi automatici che spettano a lei come utente/pagatore, lasciando da parte il rimborso ereditario delle bollette contestate",
6) se faccio la voltura della utenza che da quanto mi hanno detto non è obbligatoria, Tim dice che tutto il pregresso si perde, quindi la mia contestazione sarebbe carta straccia. È vero?
7) con il giudice di pace: quali sono le chance di vincere e su che cosa Tim non potrebbe più spadroneggiare?
Ultima cosa: cerco di allegare dei file per informazione ma il sistema mi permette di allegare 1 e 1 solo anche se inferiori ai 4 mb in totale. È normale funziona così?
Silvia, dalla provincia di RC

Risposta:
Gentile Silvia,
Rispondo punto per punto, cercando di essere concreta perché la materia è complessa.

1) Il Corecom può dichiarare inammissibile o archiviare un'istanza se ritiene che la documentazione richiesta dall'operatore per verificare la legittimazione a presentarla non sia stata fornita: questo è un aspetto procedurale che riguarda l'ammissibilità, non il merito della controversia. Non possiamo dirle se nel suo caso specifico l'archiviazione sia stata corretta senza sapere di quale documento si tratta, ma in linea di principio se lei ha effettivamente natura di erede e conserva un interesse proprio e diretto (utente pagatore, unica residente, referente storica dell'utenza), la richiesta di Tim di ottenere firme e liberatorie di tutti gli eredi per gli aspetti che riguardano solo lei come pagatrice appare eccedente rispetto a quanto necessario.

2) Il primo piano riguarda gli indennizzi automatici per mancato funzionamento della linea, spettanti a chi ha pagato il servizio non reso: questi sono dovuti a lei come utente pagatore, a prescindere dalla successione, perché derivano da un suo esborso diretto. Il secondo piano riguarda invece eventuali crediti che erano già maturati in capo a sua madre prima del decesso (es. rimborsi dovuti a lei defunta per fatti antecedenti): questi rientrano nell'asse ereditario e in teoria spetterebbero a tutti gli eredi in proporzione alle quote, salvo divisione. Il ripristino del contratto originario è una pretesa che lei può avanzare come attuale intestataria di fatto del rapporto contrattuale in essere (o come referente storica), non è un tema ereditario.

3) Se sua madre ha avuto due figlie, gli eredi legittimi sono entrambe (in assenza di testamento e premorienza di altri parenti più stretti), a prescindere da chi abbia usufruito della casa. L'autocertificazione che lei ha reso attesta la sua qualità di erede, ma se Tim insiste sulla documentazione di tutti gli eredi per riconoscere crediti che riguardano l'asse ereditario, dovrà indicare anche l'altra figlia come coerede, salvo che non abbia già formalmente rinunciato all'eredità con atto presso notaio o tribunale.

5) Significa che, per superare lo stallo procedurale, può restringere la richiesta di indennizzo Corecom ai soli importi che le spettano personalmente come chi ha pagato le bollette e subito il disservizio, rinviando a sede separata (giudice ordinario, con gli altri eredi) l'eventuale credito ereditario di sua madre per fatti anteriori al decesso.

6) la voltura riguarda l'intestazione del contratto, non dovrebbe estinguere crediti già maturati e documentati. Diffidiamo comunque da affermazioni di questo tipo rese verbalmente dall'operatore: le chieda per iscritto conferma scritta di cosa comporti esattamente la voltura sui crediti pregressi, e valuti con un legale se serve una clausola di salvaguardia scritta prima di procedere.

7) Il Giudice di Pace può riconoscere, oltre agli indennizzi tabellari già eventualmente ottenuti in sede Corecom, anche il risarcimento del maggior danno effettivamente subito e provato (danno da disservizio prolungato, spese sostenute, disagio) se dimostrato con la documentazione che lei ha raccolto. Non possiamo darle una stima di "chance di vincere": dipende dalla qualità delle prove e va valutato da un avvocato caso per caso, ma la buona documentazione che lei ha raccolto (registrazioni, numeri di protocollo, bollette) è un elemento a suo favore.

Sul funzionamento tecnico della piattaforma di allegati non siamo in grado di aiutarla: le consigliamo di contattare l'assistenza tecnica di ConciliaWeb.
25 SETTEMBRE 2026

Diritto di recesso ignorato da Mondadori online: come ottenere il rimborso

· di Redazione
Ho effettuato numerose richieste di annullamento dell'ordine n. *** a Mondadori, sia tramite email al Servizio Clienti sia attraverso il loro form di contatto, ma non ho mai ricevuto risposta né conferma di annullamento. Sono sempre stata ignorata. Nonostante le mie ripetute richieste, ieri mi è stato recapitato il libro. Il pacco non è stato aperto e il prodotto è rimasto integro. Ho sostenuto una spesa di circa 40 Euro e chiedo urgentemente e cortesemente la Vs assistenza per ottenere il reso dell'ordine e il rimborso, considerato che avevo richiesto tempestivamente l'annullamento e che le mie comunicazioni sono state sempre ignorate.
Angela, dalla provincia di NO

Risposta:
Gentile Angela,
Se effettivamente il venditore ha ignorato le sue richieste di annullamento, questo è un comportamento scorretto sotto il profilo del servizio clienti, ma non le serve dimostrarlo per ottenere il rimborso: lei ha comunque un diritto pieno e incondizionato al reso, del tutto indipendente dal fatto che l'ordine sia stato annullato prima o dopo la spedizione.

Trattandosi di un acquisto a distanza (online), le spetta infatti il diritto di recesso entro 14 giorni dalla consegna del bene, senza dover fornire alcuna motivazione. Il pacco le è arrivato ieri: da quel momento decorrono i 14 giorni entro cui può comunicare il recesso al venditore, e successivamente ha altri 14 giorni per rispedire il libro (integro, come ci conferma essere). Il venditore è poi tenuto a rimborsarle l'intero importo, incluse eventuali spese di spedizione originarie, entro 14 giorni dalla ricezione della merce resa o dalla prova dell'avvenuta spedizione, a seconda di quale condizione si verifichi prima. Le spese di spedizione per la restituzione del libro sono a suo carico.

Le consigliamo quindi di agire subito così: invii una comunicazione scritta di recesso (tramite raccomandata A/R o PEC per avere prova certa della data), indicando numero d'ordine, data di consegna e la sua volontà di recedere ai sensi del diritto di recesso previsto dal Codice del Consumo, chiedendo le istruzioni per la restituzione e il rimborso sul metodo di pagamento originale. Conservi tutta la documentazione delle richieste precedenti, utile a dimostrare la sua buona fede e i tentativi già fatti.

Se anche questa comunicazione dovesse restare senza risposta entro un termine ragionevole, può presentare reclamo formale e, in mancanza di riscontro, valutare un ricorso al Giudice di Pace. Per predisporre la lettera di recesso può utilizzare il nostro modulo per il diritto di recesso.

Per approfondire: la nostra guida sul diritto di recesso dopo un acquisto online e la nostra guida su abbonamenti a servizi online e recesso o disdetta.
25 SETTEMBRE 2026

Cancellazione prenotazione Booking: quali diritti al rimborso

· di Redazione
Viene cancellata la mia prenotazione Booking per un appartamento a Parigi, dopo varie peripezie. Pare che l'appartamento non ci sia più. Booking si propone di cercare una struttura sostitutiva e di pagare la differenza eventuale. Per ben tre volte cerca strutture che non sono minimamente assimilabili a quella che io avevo prenotato, lontanissime dal posto da me scelto e di livello notevolmente inferiore. Inoltre, la prima volta mi dicono che rimborseranno al massimo 60€ (diversamente da quanto l'operatore aveva asserito al telefono) e la seconda volta, dopo mie lamentele, scrivono che "cercheranno di rimborsare la differenza". Al di là della assoluta mancanza di serietà, quali sono i diritti che posso far valere? Grazie
Tania, dalla provincia di CH

Risposta:
Gentile Tania,
Se effettivamente la prenotazione è stata cancellata dalla piattaforma o dalla struttura dopo la conferma, e le sistemazioni alternative proposte non sono equivalenti per posizione, livello e caratteristiche a quella originariamente prenotata, lei ha diritto a un rimborso integrale di quanto pagato, non solo alla "ricerca di una differenza". La piattaforma di intermediazione (o la struttura stessa, a seconda di chi abbia annullato) è tenuta a fornire una sistemazione sostitutiva di qualità e posizione paragonabili solo se lei accetta; in caso contrario, o se le proposte sono palesemente inadeguate come lei descrive, può rifiutarle e pretendere la restituzione completa delle somme versate, oltre all'eventuale risarcimento del maggior danno se dovesse sostenere una spesa superiore per trovare autonomamente un alloggio equivalente.

Le consigliamo di procedere così: primo, invii un reclamo scritto formale alla piattaforma, contestando l'inadeguatezza delle proposte ricevute e chiedendo il rimborso integrale oppure il risarcimento della differenza di prezzo effettivamente sostenuta per un alloggio equivalente autonomamente reperito, allegando screenshot delle sistemazioni proposte a confronto con quella originale. Se la piattaforma non risponde in modo soddisfacente entro un termine ragionevole, può rivolgersi al Giudice di Pace per il recupero delle somme, trattandosi di un contenzioso contrattuale legato a un pacchetto di soggiorno.

Per la lettera di reclamo formale può usare il nostro modulo generico per reclami in ambito turismo e alberghi.

Per approfondire: la nostra guida sul Giudice di Pace e la nostra guida su come provare e quantificare il risarcimento del danno.
25 SETTEMBRE 2026

Lampadario danneggiato: azienda non risponde, come agire

· di Redazione
Acquisto un lampadario online che arriva danneggiato. Scrivo all'azienda e ottengo risposta immediata: spediranno il pezzo che è arrivato danneggiato e mi invieranno il numero di tracciamento della spedizione. È passata più di una settimana e non ho ricevuto nulla. Inoltre, nessuno risponde più ai miei messaggi. Cosa posso fare? Grazie
Tania, dalla provincia di CH

Risposta:
Gentile Tania,
Le consigliamo di formalizzare la richiesta con una comunicazione scritta (raccomandata A/R o PEC), in cui riepiloga i fatti: acquisto, difetto riscontrato, impegno assunto dal venditore a sostituire il pezzo e a fornire il tracciamento, mancato riscontro nei giorni successivi. In questa comunicazione fissi un termine perentorio (ad esempio 15 giorni) per l'adempimento, specificando che in caso di ulteriore silenzio si riserva di agire per la risoluzione del contratto con restituzione del prezzo, oltre alle spese sostenute.

Se anche questa diffida rimanesse senza risposta, le opzioni concrete sono: contestare l'addebito alla banca o al gestore della carta di credito se il pagamento è stato fatto con questo strumento (chargeback), oppure fare ricorso al Giudice di Pace, se il valore del bene rientra nei limiti di competenza. Se l'acquisto è avvenuto su una piattaforma di e-commerce con un sistema di protezione acquirente, verifichi anche questa strada, spesso più rapida.

Per la diffida scritta può utilizzare il generatore di moduli ADUC dedicato agli acquisti online.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore, il nostro vademecum sull'e-commerce e la nostra guida sul Giudice di Pace.
25 SETTEMBRE 2026

Donazioni all'ADUC: sono detraibili nel modello 730?

· di Redazione
Le donazioni all'ADUC sono detraibili mod.730? Grazie
Mario, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Mario,
no, non sono deducibili.
25 SETTEMBRE 2026

Acquisto a distanza in tv: si può esercitare il diritto di recesso?

· di Redazione
Buongiorno, attraverso la tv ho acquistato a distanza metodi vincere al gioco € 69. Mi sono arrivati fascicoli, ma purtroppo ci ho rimesso senza vincere nulla. Il plico con posta ordinaria mi è arrivato giovedì scorso. Posso esercitare il diritto di recesso? Oppure non è valido? Grazie per il consiglio. Saluti,
Andrea, dalla provincia di CR


Risposta:
Gentile Andrea,
Sì, il diritto di recesso per gli acquisti a distanza (anche via televendita) si applica pienamente anche al suo caso: si tratta di un acquisto concluso fuori dai locali commerciali del venditore, tramite un canale televisivo, e come tale rientra nelle tutele del Codice del Consumo, a prescindere dal fatto che il prodotto non abbia dato i risultati sperati.

Il termine per recedere è di 14 giorni decorrenti dal giorno in cui ha ricevuto materialmente il bene (nel suo caso, giovedì scorso). Se effettivamente il plico le è arrivato in quella data, siamo ancora ampiamente nei termini per esercitare il recesso.

Il recesso in questo tipo di contratti non richiede motivazione: non deve dimostrare che il metodo non ha funzionato, è sufficiente comunicare la volontà di recedere entro il termine. Le consigliamo di procedere subito con una comunicazione scritta al venditore, preferibilmente tramite raccomandata A/R o PEC se disponibile, indicando gli estremi dell'ordine e la volontà di recedere, chiedendo il rimborso di quanto pagato.

Può utilizzare il nostro generatore di moduli per i recessi.

Tenga una copia di tutto (conferma d'ordine, packaging con data di consegna, comunicazione di recesso) in caso il venditore non rimborsi spontaneamente.

Per approfondire, consulti la nostra guida sul diritto di recesso dopo un acquisto.
25 SETTEMBRE 2026

Multe stradali: si può saldare il debito con lavori di pubblica utilità?

· di Redazione
Sto pagando due multe una di 10000 € e l'altra di 5000 €. Pago 205 € al mese, vorrei sapere come posso fare per saldarla con il lavoro di pubblica utilità considerato che il mio ISEE è sotto le 6000 €.
Cordiali Saluti
Leonardo, dalla provincia di CS

Risposta:
Gentile Leonardo,
Il lavoro di pubblica utilità come modalità di estinzione del debito non è previsto per le sanzioni amministrative derivanti da violazioni del Codice della Strada: questo istituto esiste in ambito penale (ad esempio come sanzione sostitutiva o nell'ambito della messa alla prova) e per alcune specifiche fattispecie di reato, ma non costituisce una via ordinaria per saldare multe stradali già definitive e in fase di riscossione o rateizzazione.

Se le multe che sta pagando a rate sono sanzioni del Codice della Strada, la norma generale prevede la possibilità di richiedere la rateizzazione all'ente che ha emesso il verbale (o all'agente della riscossione, se il debito è stato affidato all'Agenzia delle Entrate-Riscossione) proprio in base alle condizioni economiche del debitore, incluso l'ISEE. Se il suo ISEE è effettivamente sotto la soglia che lei indica, può avere titolo per chiedere una rateizzazione più lunga o un piano di rientro più sostenibile rispetto a quello attuale, ma questo va richiesto formalmente all'ente creditore o al concessionario della riscossione, non è un diritto automatico.

Le consigliamo di verificare innanzitutto chi è il creditore attuale (il Comune, la Prefettura, o l'Agenzia delle Entrate-Riscossione se il debito è stato iscritto a ruolo) e presentare a quell'ente una richiesta scritta di rateizzazione o ridefinizione del piano, allegando la documentazione ISEE. Se il debito è già stato affidato alla riscossione, esistono soglie di importo e requisiti reddituali che possono consentire piani fino a un numero maggiore di rate: su questo aspetto specifico, essendo una valutazione tecnica legata alla normativa sulla riscossione coattiva, le suggeriamo di rivolgersi anche a un CAF, che potrà verificare nel dettaglio la sua posizione debitoria e le opzioni di rateizzazione effettivamente disponibili in base all'ente creditore.
25 SETTEMBRE 2026

Fornitore sospende luce e blocca subentro: come riattivare il servizio

· di Redazione
Ho 70 anni senza lavoro, vivo con moglie e tre figlie studentesse, in abitazione di nostra proprietà. Da oltre dieci giorni non abbiamo più il servizio elettrico e non possiamo nemmeno fare un altro contratto poiché il fornitore, pur avendo cessato il servizio, non lascia che subentri altra azienda o persona.
Tutto ciò non perché non pagavo le bollette, ma perché pagavo in ritardo un debito che avevamo (io, la società Engie e ARERA) definito, per via di un malfunzionamento del contatore.
Sono impossibilitato dal proseguire onestamente il percorso da cittadino.
Tutto ciò mi porta a commettere un reato anche contro la volontà della mia famiglia.
Una delle mie figlie sta scrivendo la tesi di laurea con enorme difficoltà; mia moglie costretta a non chiedere smart-working per via di problemi fisici.
Non abbiamo internet e comunicazione.
Non abbiamo acqua, mi sembra di vivere in un posto incivile.
Possibile che non c'è nessuno in Italia capace di riportare ordine per una quiete convivenza civile?

Grazie
Giovanni, dalla provincia di PZ

Risposta:
Gentile Giovanni,
Comprendiamo la gravità della situazione che sta vivendo, soprattutto con tre figlie in casa e sua moglie con problemi di salute: dieci giorni senza energia elettrica, con le conseguenze a cascata su acqua (se dipende da pompa elettrica) e connessione internet, sono una condizione molto pesante.

Andiamo al punto pratico. Se effettivamente lei aveva un piano di rientro concordato con il fornitore e stava rispettando, pur con qualche ritardo, le scadenze delle rate (come sembra risultare dalla documentazione che ci descrive, con l'annotazione di un pagamento effettuato il 25 e la richiesta di riadeguamento del piano), la sospensione della fornitura per morosità potrebbe essere illegittima o quantomeno sproporzionata: la normativa di settore prevede infatti procedure precise che il fornitore deve rispettare prima di sospendere l'energia, incluso il rispetto di piani di rateizzazione attivati. Se il piano era ancora in corso e lei stava pagando, sia pure con ritardi minimi, la sospensione va contestata con urgenza.

Il punto più grave che lei solleva è però un altro: il fornitore che ha cessato il servizio non può in alcun modo impedire il subentro di un altro venditore. Il mercato dell'energia in Italia è liberalizzato, e ostacolare il cambio fornitore o il subentro di un nuovo contratto su un'utenza è una condotta che deve essere immediatamente segnalata ad ARERA, l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, tramite reclamo scritto formale. Le consigliamo di procedere su due fronti contemporaneamente: primo, reclamo scritto urgente al fornitore chiedendo la riattivazione immediata della fornitura, citando il piano di rientro in corso; secondo, segnalazione urgente ad ARERA, spiegando sia la sospensione sia l'ostacolo al subentro di altro fornitore. Prima di rivolgersi al Giudice di Pace per un provvedimento d'urgenza, la conciliazione ARERA è obbligatoria, ma la gravità e urgenza del caso giustifica di sollecitare per iscritto una riattivazione immediata anche in via di autotutela.

Le suggeriamo di predisporre subito la diffida scritta usando il nostro modulo per le utenze energetiche.

Per approfondire: la nostra guida sulle conciliazioni obbligatorie per energia elettrica e gas e la nostra scheda su ARERA, l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.
25 SETTEMBRE 2026

Auto Ford con difetti in garanzia: come far valere i propri diritti

· di Redazione
Descrizione del Problema: l'auto presenta malfunzionamento dei freni posteriori, rumorosità e problemi di connettività, nessuna funzionalità da App disponibile, aggiornamenti o altro. Problemi ai servizi di assistenza alla guida come il blis e altri, l'auto segnala errore di scarso voltaggio batteria.
Venditore: VARCO S.P.A. - VIA DELL'INNOMINATO 2 Milano
L'unica azione da parte di Ford è stata dirmi che i freni erano normali, per colpa del fatto che il mezzo è derivato da un commerciale, quindi i freni sono normali, successivamente è stata sostituita la batteria (luglio 2026), ma nulla è cambiato, mi sono tenuto l'auto in agosto con i freni malfunzionanti ed un martellante rumore dal retrotreno, senza dimenticare gli errori dei sistemi di assistenza alla guida e la connettività.
Ho contattato Ford tramite email, effettuato feedback negativi, effettuato reclamo a ford tramite pec, ma nulla, l'unica cosa che ho ottenuto sono state risposte vaghe a scarico di responsabilità.
Alla mia richiesta di un'auto sostitutiva, effettuato 15gg prima via email alla prenotazione dell'intervento in officina, questa mi è stata negata perché non avevano visto la mia richiesta, nuovamente informata Ford, nessuna risposta chiara o responsabilità.
Ho cercato di essere il più sintetico possibile, ma c'è molto altro, da parte di una concessionaria sorda e sfuggente e assistenza clienti tu@ford che non capisco veramente a cosa serva, ero approdato in Ford dopo la delusione di Citroen, visto quanto millantavano essere attenti al cliente, ma qui è uguale se non peggio.
L'auto è stata acquistata a novembre 2024 ed è ancora in garanzia fino alla fine di IdeaFord a novembre 2028, estensione di garanzia da me pagata in sede di acquisto.
L'auto è da una settimana in officina, un incubo chiamato Ford, che ancora sto pagando essendo stata acquistata con IdeaFord.
Ivan


Risposta:
Gentile Ivan,
I difetti che descrive (freni posteriori malfunzionanti, rumorosità dal retrotreno, sistemi di assistenza alla guida che segnalano errori, connettività assente, problema di voltaggio batteria) rientrano nella garanzia legale di conformità, che dura 2 anni dalla consegna ed è dovuta dal venditore, quindi nel suo caso dal concessionario che le ha venduto l'auto, non dalla casa madre. Il fatto che lei abbia anche un'estensione di garanzia commerciale (IdeaFord fino al 2028) si aggiunge a questa tutela ma non la sostituisce: sono due strumenti diversi e può far valere entrambi.

Sul fatto che il concessionario le abbia risposto che i freni sono "normali" perché il veicolo deriva da un commerciale, questa è una spiegazione tecnica che il venditore può fornire, ma non è vincolante per lei: se il difetto di funzionamento persiste nonostante gli interventi (sostituzione batteria senza esito, freni ancora malfunzionanti, rumore ancora presente), lei ha diritto a chiedere la riparazione o, se questa non risolve il problema entro un termine ragionevole o dopo un numero congruo di tentativi, la sostituzione del bene o la risoluzione del contratto con restituzione del prezzo, oppure una riduzione del prezzo.

Le consigliamo di formalizzare per iscritto, tramite raccomandata A/R o PEC, una diffida al venditore (il concessionario, non la sola casa madre) elencando cronologicamente tutti i difetti, gli interventi già effettuati e il loro esito negativo, chiedendo espressamente l'applicazione della garanzia legale di conformità con messa in mora e termine congruo per la soluzione definitiva. Conservi tutta la documentazione raccolta (email, PEC, ordini di riparazione, foto, eventuali perizie).

Se il venditore continua a non rispondere in modo risolutivo, la strada successiva è la mediazione civile obbligatoria prima di un eventuale ricorso al giudice. Può utilizzare il nostro generatore di moduli per predisporre una diffida formale.

Sull'auto sostitutiva negata, questo è un aspetto che va verificato caso per caso in base a cosa prevede il contratto di vendita o l'estensione di garanzia: non è un diritto automatico di legge ma dipende dalle condizioni pattuite, che le consigliamo di rileggere attentamente.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria.
25 SETTEMBRE 2026

Corso di formazione disdetto: come contestare la richiesta di pagamento

· di Redazione
La mia fidanzata nel 2021 ha chiesto di partecipare a un corso di formazione per lavoro presso l'istituto Cortivo di Padova. Avendo dato comunicazione per tempo che non avrebbe più potuto prendere parte al corso, ad oggi sono venuti a cercarle la cifra di 2500 euro senza mai aver pagato nessuna quota di iscrizione. Sicuramente c'era un contratto che lei non riesce a risalire in quanto la mail di ricezione fu hackerata e cambiata. La signora che prese in carico la richiesta della mia fidanzata fu poi licenziata e non comunicò mai all'azienda la volontà di recesso della mia ragazza. Cosa devo fare? Loro possono chiedere di pagare a rate l'importo tramite avvocato come hanno già fatto? Grazie
Manuela, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Manuela,
La vicenda risale al 2021 e solo ora arriva una richiesta di pagamento tramite avvocato: la prima cosa da valutare è la prescrizione. Se si tratta di un credito derivante da un contratto di formazione, il termine ordinario è di 10 anni dalla data in cui il credito poteva essere fatto valere, quindi difficilmente sarà già prescritto, ma è un aspetto da verificare con precisione, anche in base alla data esatta di eventuale disdetta e alle caratteristiche del contratto.

Sul merito, se la sua fidanzata ha davvero comunicato per tempo la volontà di recedere dal corso, questo è un elemento centrale a suo favore, indipendentemente dal fatto che la persona che ricevette la comunicazione sia stata poi licenziata: se la comunicazione fu inviata e ricevuta dall'istituto (anche se poi non fu gestita internamente o non fu trasmessa a chi di dovere), la responsabilità di un disguido organizzativo interno ricade sull'organizzazione, non su chi ha comunicato correttamente la propria volontà. È quindi fondamentale recuperare qualsiasi prova di quella comunicazione: email anche parziali, ricevute di invio, eventuali risposte, screenshot, testimonianze di terzi che fossero a conoscenza della richiesta di recesso, tabulati telefonici se la comunicazione fu anche telefonica preceduta da messaggi scritti.

Riguardo alla mail "hackerata e cambiata", se ci sono elementi concreti che confermano un'intrusione o alterazione dell'account, può essere utile una denuncia alla Polizia Postale, sia per tutelarsi sia per eventualmente recuperare tracce dell'invio originale.

Sul piano pratico, se la pretesa che ha ricevuto è per posta ordinaria non tracciabile, potrebbe anche ignorare e, nel caso, darsi da fare solo se e quando riceverà una richiesta tramite raccomandata A/R o pec.

Altrimenti può già ora contestare formalmente il debito e chiedere l'esibizione del contratto e la prova della mancata disdetta. Qui un facsimile per la richiesta di contestazione del debito.
Il fatto che offrano una rateizzazione non implica un riconoscimento di debito da parte vostra: attenzione a non firmare nulla che possa essere interpretato come tale prima di aver chiarito la vicenda.
25 SETTEMBRE 2026

Corso CQC mai svolto: come chiedere il rimborso all'autoscuola

· di Redazione
Salve ho pagato l'autoscuola per fare il rinnovo CQC mai cominciato dopo 3 mesi mi hanno fissato l'appuntamento in motorizzazione ovviamente li ho avvisato 2 settimane prima che non potevo andarci più ho perso il lavoro difatti non ho più bisogno di aggiornarla la CQC ho provato a sentire la autoscuola tramite messaggio anche via telefonica ma nulla cosa devo fare?
Grazie
Vladan, dalla provincia di PD

Risposta:
Gentile Vladan,
Se ha pagato un servizio (corso di aggiornamento CQC) che non è mai stato erogato, o è stato erogato solo in parte, ha diritto a chiedere la risoluzione del contratto per la parte non eseguita e il rimborso di quanto versato per la prestazione non ricevuta, indipendentemente dal fatto che ora non le serva più il rinnovo. Il fatto che abbia perso il lavoro e non abbia più necessità della CQC non è un requisito per ottenere il rimborso: quello che conta è che il servizio pagato non sia stato svolto secondo quanto pattuito.

Il primo passo, visto che i tentativi telefonici e i messaggi non hanno avuto risposta, è formalizzare la richiesta con una lettera scritta di messa in mora, da inviare tramite raccomandata A/R o PEC, in cui: ricostruisce i fatti (data di pagamento, importo versato, mancato avvio del corso nei tempi concordati, appuntamento in motorizzazione fissato tardivamente, comunicazione di disdetta inviata con congruo anticipo), chiede la restituzione dell'importo versato per la parte di servizio non erogata, e fissa un termine (ad esempio 15 giorni) per il rimborso, avvisando che in mancanza di riscontro procederà con le vie legali.

Può predisporre questa diffida usando il generatore moduli ADUC dedicato ai ricorsi e alle istanze.

Se, decorso il termine indicato, l'autoscuola non risponde o rifiuta il rimborso, la strada successiva è quella della mediazione civile obbligatoria (che ha una durata massima di 3 mesi) prima di poter eventualmente adire il Giudice di Pace, se l'importo in gioco rientra nei limiti di competenza di quest'ultimo. Le consigliamo di conservare tutta la documentazione: ricevuta di pagamento, eventuali scambi di messaggi, e prova della comunicazione con cui ha avvisato per tempo dell'impossibilità di presentarsi all'appuntamento.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria e la nostra guida sulla messa in mora.
25 SETTEMBRE 2026

Multa ATAF con residenza sbagliata: quando si può contestare il verbale

· di Redazione
Vorrei una informazione, è possibile contestare una multa ATAF se l'operatore ha sbagliato la residenza del multato?
Pasqualina, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Pasqualina,
La residenza indicata sul verbale è un dato anagrafico che serve alla corretta notifica dell'atto, ma un errore su questo dato, di per sé, non rende automaticamente nullo il verbale se l'infrazione contestata è comunque avvenuta e la notifica le è comunque pervenuta correttamente. Diverso è il caso in cui l'errore di residenza abbia effettivamente compromesso la notifica: se, per esempio, il verbale è stato inviato a un indirizzo sbagliato e lei non lo ha mai ricevuto nei termini di legge, oppure lo ha ricevuto tardivamente compromettendo il suo diritto di difesa, questo può costituire un valido motivo di ricorso.

Le conviene quindi verificare con attenzione due aspetti: primo, se l'errore ha inciso sulla data di notifica facendole perdere tempo utile per il pagamento in misura ridotta o per il ricorso; secondo, se il verbale contiene altri elementi imprecisi o mancanti che la legge richiede a pena di nullità, come per esempio l'indicazione corretta del luogo, data e ora dell'infrazione, o gli estremi del veicolo.

Se ritiene che sussista un vizio sostanziale, può fare ricorso al Giudice di Pace.

Le suggeriamo di conservare la busta o l'avviso di ricevimento con la data di consegna effettiva, perché sarà un elemento decisivo per dimostrare l'eventuale pregiudizio subito dall'errore anagrafico.

Per approfondire: la nostra guida sul ricorso al Giudice di Pace
25 SETTEMBRE 2026

Overbooking hotel: sollecito, causa al giudice di pace o segnalazione

· di Redazione
Vi aggiorno sulla mia pratica: il termine di 15 giorni fissato nella PEC inviata il 2 settembre all'Hotel Edelweiss è scaduto il 17 settembre e ad oggi non ho ricevuto né il rimborso dei 256 € né alcuna risposta.
Prima di prendere una decisione definitiva, vorrei un vostro consiglio professionale.
In base alla vostra esperienza, ha senso inviare un ultimo sollecito formale prima di chiudere la pratica o considerare la via giudiziaria?
Valutando il valore della causa (256 €), i costi fissi del Giudice di Pace (43 € di contributo unificato) e l'impegno logistico dell'udienza di persona, ritenete conveniente procedere con il ricorso o il gioco non vale la candela?
Esistono altri canali di segnalazione amministrativa (es. Autorità Antitrust per pratica commerciale scorretta o segnalazione allo sportello turismo del Comune/Regione) che vale la pena attivare senza costi?
Resto in attesa di un vostro parere per valutare come muovermi.
Alessandro, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Alessandro,
Rispondiamo ai suoi tre punti in ordine pratico.

Sul sollecito: se la struttura non ha risposto nemmeno alla diffida con termine scaduto il 17 settembre, un secondo sollecito raramente cambia l'esito quando il primo è stato ignorato del tutto. Ha comunque un costo pari a zero e serve a rafforzare la documentazione della sua buona fede, quindi non le sconsigliamo di inviarlo, ma non lo riterremmo decisivo: se non arriva risposta entro un termine breve (10-15 giorni), possiamo considerare la fase stragiudiziale chiusa.

Sulla convenienza del ricorso al Giudice di Pace: la valutazione è comprensibilmente delicata su un importo di 256 euro. Il contributo unificato di 43 euro (recuperabile in caso di vittoria, insieme alle spese legali se liquidate) non è l'unico costo: c'è il tempo per la redazione della domanda, l'eventuale mediazione civile obbligatoria da attivare prima del giudizio (se la materia lo richiede), e la presenza fisica o la nomina di un difensore. Per cause di modesto valore molte persone scelgono di procedere comunque personalmente, senza avvocato, proprio perché la procedura davanti al Giudice di Pace è pensata per essere accessibile anche al cittadino non assistito. È una scelta che spetta a lei: se il principio conta più della cifra, ha senso procedere; se l'obiettivo è solo il recupero economico, il rapporto costi/tempo/beneficio va valutato con attenzione.

Sui canali gratuiti: prima o in alternativa al giudice, può segnalare la vicenda allo sportello turismo della Regione Lazio e, se ritiene che si tratti di una condotta sistematica verso una pluralità di clienti (non solo il suo caso), può segnalarla all'Antitrust, che però agisce nell'interesse collettivo del mercato e non dispone rimborsi individuali. Utile anche una segnalazione alle associazioni di categoria del settore turistico se l'hotel è affiliato.

Le ricordiamo che può generare la diffida o il modulo di ricorso tramite il nostro generatore di moduli per il settore turismo.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria e la nostra scheda sul giudice di pace.
25 SETTEMBRE 2026

Frigorifero non conforme alla scheda prodotto: si può chiedere sconto invece del reso

· di Redazione
Buongiorno.
Ho acquistato online da MediaWorld un frigorifero Haier che, al momento dell'acquisto, risultava avere nella scheda prodotto un'altezza di 192,5 cm e una determinata classe energetica. Ho scelto e acquistato il prodotto proprio sulla base di queste caratteristiche, che erano importanti per lo spazio disponibile nella mia cucina e per le mie esigenze, accettando quindi anche la relativa spesa.
Dopo la consegna ho verificato che il frigorifero misura invece 181,5 cm, quindi 11 cm in meno rispetto a quanto indicato sul sito. Anche la caratteristica relativa alla classe energetica indicata al momento dell'acquisto era tra gli elementi che avevano determinato la mia scelta.
Ho contestato a MediaWorld la non conformità del prodotto, documentando la differenza con fotografie e screenshot della scheda prodotto salvati al momento dell'acquisto.
MediaWorld mi ha proposto come soluzione il semplice reso del frigorifero. Non vorrei però restituirlo, perché nel frigorifero conservo medicinali che necessitano di essere mantenuti a temperatura controllata e non posso rimanere senza un frigorifero. Per questo motivo, pur essendo consapevole della difformità, sarei disposto a tenere il prodotto e vorrei sapere se posso chiedere una riduzione del prezzo come rimedio alla non conformità, anziché procedere con la restituzione.
C'è inoltre un ulteriore elemento che vorrei sottoporre alla vostra valutazione. Dopo la mia contestazione, MediaWorld ha modificato la scheda del prodotto sul proprio sito: la misura di 192,5 cm che risultava al momento dell'acquisto non è più presente. Successivamente mi ha scritto sostenendo che le specifiche tecniche erano "chiaramente riportate e consultabili all'interno della scheda descrittiva presente sul nostro sito prima di completare l'ordine". Dispongo degli screenshot che dimostrano invece quali informazioni erano effettivamente riportate al momento dell'acquisto.
Vorrei quindi sapere se, alla luce della non conformità documentata, posso tenere il frigorifero e chiedere una riduzione proporzionale del prezzo, e se la modifica successiva della scheda prodotto e la documentazione in mio possesso possono essere utilizzate per contestare la posizione di MediaWorld.
Vorrei inoltre sapere come sarebbe opportuno formulare la richiesta a MediaWorld e quali sono i miei diritti in questa situazione.
Ho fatto altri screenshot che documentano la situazione, ho anche inviato due PEC all'azienda la quale però non sembra collaborare ma al contrario sembra giocare sporco.
La ringrazio e la saluto cordialmente.
Fabio, dalla provincia di NA

Risposta:
Gentile Fabio,
Se i fatti sono effettivamente andati come lei li descrive, e cioè che la scheda prodotto al momento dell'acquisto indicava un'altezza di 192,5 cm mentre il frigorifero consegnato misura 181,5 cm, si tratta di un difetto di conformità nel senso previsto dal Codice del Consumo: il bene consegnato non corrisponde alle caratteristiche indicate dal venditore al momento della vendita, che è responsabile per due anni dalla consegna, indipendentemente dal produttore.

Il Codice del Consumo prevede una gerarchia di rimedi. Il consumatore ha innanzitutto diritto al ripristino della conformità tramite riparazione o sostituzione del bene, a scelta ma con dei limiti di praticabilità e proporzionalità. Solo se questi rimedi sono impossibili, eccessivamente onerosi per il venditore, o se il venditore non li ha effettuati in tempi ragionevoli e senza inconvenienti per il consumatore, o se il difetto si è già ripresentato dopo un tentativo di rimedio, il consumatore può chiedere, in alternativa, una riduzione del prezzo proporzionata al minor valore del bene consegnato rispetto a quello atteso, oppure la risoluzione del contratto con restituzione integrale.

Nel suo caso, poiché la sostituzione con un frigorifero conforme comporterebbe comunque un reso e un'attesa durante la quale lei rimarrebbe privo dell'apparecchio necessario per la conservazione dei medicinali, può legittimamente far presente al venditore che tale rimedio le risulta gravoso e chiedere, come alternativa, la riduzione proporzionale del prezzo, restando quindi in possesso del bene.

Riguardo alla modifica della scheda prodotto dopo la sua contestazione: gli screenshot che lei conserva, con data e ora verificabili, sono un elemento probatorio rilevante e possono essere usati per dimostrare quali informazioni erano effettivamente disponibili al momento dell'acquisto, contestando quindi l'affermazione del venditore. Le consigliamo di conservarli con cura, insieme a conferma d'ordine e fattura.

Le suggeriamo di formalizzare la richiesta di riduzione del prezzo con una diffida scritta, allegando tutta la documentazione, e di indicare un termine per la risposta. Può utilizzare il nostro modulo per la diffida in caso di acquisti online. Se il venditore continuasse a rifiutare, resta la via della mediazione civile obbligatoria e, in mancanza di accordo, del Giudice di Pace.

Quanto alle PEC già inviate senza risposta collaborativa, comprendiamo la frustrazione, ma si tratta di un contenzioso contrattuale da risolvere sui binari indicati, più che di una condotta valutabile come illecito autonomo.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria e la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore.
25 SETTEMBRE 2026

Account Facebook hackerato e disabilitato: come recuperarlo

· di Redazione
Salve, sto cercando una soluzione a un problema sopra esposto. Non ho più modo di riavere il mio account dopo che è stato hackerato, ho ancora le mail che mi avvisavano di un accesso insolito a prova di questo. Non riesco a parlare con nessuno, ho perso i miei dati per i quali non riesco più nemmeno a ricreare un nuovo account, mi hanno tolto anche una pagina a cui tenevo molto e in cui pubblicavo le mie opere artistiche.
Le ho provate tutte, mandato numerose richieste di controllo, miei documenti accompagnati da video selfie, cercato in internet tutto ciò che potevo fare per dimostrare che il mio profilo è stato hackerato e riavere la mia identità. Ma nulla...
Potete aiutarmi?
Ve ne sarei molto grata.
Marianna, dalla provincia di AN

Risposta:
Gentile Marianna,
Comprendiamo la frustrazione per una situazione che, se avvenuta come descritto, è certamente pesante: la perdita di un account con anni di contenuti e di una pagina a cui teneva è un danno concreto, non solo formale.

Va detto con chiarezza, però, che la questione che ci pone è di natura tecnico-operativa che riguarda direttamente i canali di supporto di Meta, e non esistono scorciatoie legali immediate che possano sostituirsi alla procedura di recupero account che la piattaforma stessa prevede. Le forniamo comunque alcune indicazioni utili.

Se le richieste di verifica tramite documento e selfie non hanno avuto esito, può provare a insistere attraverso il modulo ufficiale di Meta per account compromessi o hackerati (raggiungibile dal sito facebook.com/hacked), che è diverso dal generico modulo di assistenza e talvolta ha percorsi di verifica più efficaci. Va utilizzato preferibilmente da un dispositivo e una rete che lei usa abitualmente, indicando l'email o il numero originariamente associati all'account.

Se dopo reiterati tentativi la piattaforma continua a non darle risposta o a negarle l'accesso senza fornire motivazioni adeguate, può presentare un reclamo formale a Meta invocando i suoi diritti come interessato ai sensi del GDPR, in particolare il diritto di accesso ai propri dati personali e il diritto a una spiegazione su un trattamento che la riguarda (la sospensione o compromissione dell'account rientra in questo). Se anche questa strada non produce risposta in tempi ragionevoli, può presentare un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali, che ha strumenti per intervenire nei confronti dei grandi operatori digitali su questioni di accesso ai dati e mancata risposta alle richieste degli interessati.

Le consigliamo di conservare con cura tutte le email di avviso accesso insolito e ogni comunicazione scambiata con l'assistenza, perché saranno la prova principale a supporto di un eventuale reclamo.

Può trovare il nostro modulo per reclami privacy.

Per approfondire, consulti la nostra scheda su privacy e diritti sul trattamento dei dati.
25 SETTEMBRE 2026

Instagram sospende l'account per errore sull'età: come contestare

· di Redazione
In data 18 settembre 2026 Instagram ha sospeso il mio account, comunicandomi che: «Account sospeso perché viola le condizioni d'uso e il requisito di età.»

Contesto la decisione in quanto ho 22 anni e pertanto possiedo l'età necessaria per utilizzare il servizio Instagram.

A seguito della sospensione, Instagram mi ha richiesto di fornire documentazione/prove relative alla mia identità e alla mia età. Ho regolarmente trasmesso i documenti richiesti attraverso la procedura indicata dalla piattaforma.

Nonostante la documentazione fornita e la mia effettiva età, Instagram ha successivamente comunicato la disabilitazione/eliminazione permanente dell'account, senza consentirmi di recuperare l'accesso.

Ritengo pertanto che la decisione sia stata adottata sulla base di un'errata valutazione della mia età o, comunque, senza che la documentazione da me fornita sia stata adeguatamente considerata.

Resto a disposizione a fornire i miei documenti, una volta ricevuta risposta e affidabilità.
Chiara, dalla provincia di CN

Risposta:
Gentile Chiara,
Comprendiamo il disagio, ma va precisato che la vicenda non riguarda una violazione dell'età minima di utilizzo del servizio (che lei effettivamente possiede), quanto piuttosto un errore o un malfunzionamento nella procedura automatizzata di verifica adottata dalla piattaforma, che l'ha portata a non riconoscere validamente la documentazione trasmessa. Si tratta quindi di un disservizio contrattuale da contestare, non di una violazione da parte sua.

Le condizioni d'uso di Instagram (Meta) costituiscono un contratto tra lei e il fornitore del servizio, anche se gratuito. La disabilitazione permanente dell'account senza un adeguato contraddittorio, qualora la documentazione fornita fosse effettivamente idonea a dimostrare la sua identità ed età, è contestabile come inadempimento contrattuale.

Le suggeriamo innanzitutto di ripetere la procedura di reclamo tramite i canali ufficiali di supporto Meta/Instagram (modulo "richiesta di revisione" per account disabilitati), allegando nuovamente un documento d'identità leggibile e chiaro, e di conservare copia di tutte le comunicazioni scambiate con la piattaforma, comprese le ricevute di invio della documentazione.

Se la piattaforma continua a non rispondere o a non ripristinare l'account nonostante prove adeguate, può presentare un reclamo formale scritto a Meta (anche in questo caso via PEC o raccomandata, ai recapiti legali indicati nelle condizioni d'uso), diffidandola a ripristinare l'account o a fornire motivazione scritta puntuale del diniego. In assenza di riscontro, resta possibile rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali se la vicenda comporta un trattamento scorretto dei suoi dati identificativi, oppure valutare un'azione civile ordinaria (mediazione obbligatoria propedeutica, poi Giudice di Pace o Tribunale in base al valore) per inadempimento contrattuale, anche per il danno subito dalla perdita dell'account.

Può trovare un modello di diffida utile per la contestazione scritta.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria e la nostra guida su privacy, regole e diritti sul trattamento dei dati.
23 SETTEMBRE 2026

Rimborso retta RSA per Alzheimer: quando spetta e come richiederlo

· di Redazione
Buongiorno, mio padre è stato ospite di una RSA in provincia di Lecce perché affetto da demenza di Alzheimer con turbe del comportamento e cardiopatia sclero ipertensiva, da dicembre 2019 fino ad ottobre 2022. La retta mensile si aggira sui 2100. Ho letto che c'è la possibilità di chiedere un rimborso all'ASL per le spese sostenute, ma che bisogna intentare una causa legale. Vorrei sapere se il caso di mio padre rientra tra quelli succitati e come dovrei muovermi per sperare di ottenere il rimborso. In attesa di un vostro riscontro vi ringrazio anticipatamente.
Roberto, dalla provincia di BA

Risposta:
Gentile Roberto,
Il nostro suggerimento è di chiedere ad un medico legale di sua fiducia una valutazione tecnica (una sorta di perizia) sull'intensità sanitaria delle prestazioni che vengono erogate a sua madre e sulla inscindibilità delle prestazioni sanitarie rese da quelle socioassistenziali, fornendogli i diari infermieristici giornalieri della RSA. Se la valutazione che il medico legale farà sarà di prestazioni di elevata intensità sanitaria, può seriamente prendere in considerazione l'opportunità di una azione legale contro la ASL per vedere riconosciuto, sia per il passato che per il futuro, il pagamento a totale carico della ASL.
23 SETTEMBRE 2026

Esenzione APE per immobili esenti per natura: durata e autocertificazione

· di Redazione
Nel caso si parli di immobili esenti da APE, in assenza di lavori che modifichino la struttura ci si chiede quanto sia la durata (a tempo indeterminato) della esenzione; per la dichiarazione dell'esenzione invece questa è una mera autocertificazione o occorre un tecnico.
Francesca, dalla provincia di TR

Risposta:
Gentile Francesca,
in linea generale, le categorie di immobili esenti dall'obbligo di APE (ad esempio fabbricati isolati con superficie utile inferiore a 50 mq, edifici agricoli non residenziali, fabbricati industriali non climatizzati, ruderi non agibili, edifici vincolati per motivi storico-artistici in certi casi) restano esenti finché permangono le condizioni oggettive che determinano l'esenzione stessa: non si tratta quindi di un beneficio a scadenza, ma di uno stato che dura fino a quando non cambiano le caratteristiche dell'immobile o il suo utilizzo. Se, ad esempio, un immobile viene ristrutturato, cambia destinazione d'uso, oppure viene installato un impianto di climatizzazione dove prima non c'era, l'esenzione può venire meno e sorgere l'obbligo di dotarsi dell'APE.

Sul secondo punto, la dichiarazione dell'esenzione non è una libera autocertificazione del proprietario: generalmente viene resa all'interno dell'atto notarile (compravendita, donazione) o del contratto di locazione dalla parte venditrice o locatrice, con esplicito richiamo alla norma che giustifica l'esenzione stessa. Non richiede necessariamente un sopralluogo tecnico se la condizione di esenzione è oggettiva e documentabile (es. superficie, tipologia catastale, assenza di impianti), ma la corretta qualificazione della fattispecie e l'individuazione della norma di esenzione applicabile è opportuno vengano verificate da un tecnico abilitato, per evitare contestazioni successive in sede di atto notarile o di eventuale verifica da parte degli uffici regionali competenti in materia energetica.

Le consigliamo quindi di rivolgersi a un tecnico abilitato per la verifica puntuale della persistenza dei requisiti di esenzione nel suo caso specifico.

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