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Dal 1990 Difenditi. Informati. Agisci.
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16/09/2026 – 22/09/2026
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L'intelligenza artificiale domina questa settimana il dibattito pubblico, tra promesse di progresso e rischi concreti di controllo. Nel frattempo emergono questioni concrete che riguardano il consumatore: dalla gestione dei buoni postali prescritti alle inefficienze della pubblica amministrazione, dal caro carburanti alle lacune nelle strutture per anziani. La politica continua a cambiare nomi senza affrontare i veri problemi. Qui dentro troverete sia le analisi su cosa davvero accade con l'IA e il potere, sia i vostri diritti nei dettagli che contano.
In questo numero
EDITORIALE
→  Editoriale. Aduc batte cassa… più del solito
→  Editoriale. Intelligenza artificiale. Coscienza critica e preparativi
LA PULCE NELL'ORECCHIO
→  20 settembre 2026 – Giornata di celebrazione della resistenza ai nazifascisti degli Internati Militari Italiani
OSSERVATORIO LEGALE
→  Affidamento dei figli e interesse concreto del minore. Cassazione
→  Buoni postali prescritti e mancata consegna del FIA. Cassazione: non rimborsabili
ARTICOLI
→  La gestione della pandemia e il ruolo della scienza: i punti chiave emersi dall’audizione di Carlo Brogna
→  Crescita economia italiana. Libera per parlarsi addosso e per il potere
→  L'allarmismo contro l'Intelligenza Artificiale nasconde l'ambizione di chi vuole controllarci (e fare affari d'oro)
→  La Bce fa sapere quanto e quando pagheremo per luce e gas. Il deficit italiano
→  Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 22/09/2026
→  Independent Climate 100 del 2026. I più impegnati ambientalisti
→  Droghe illegali. Italia unita con l’inizio della scuola
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 15 a 21 Settembre 2026
→  Simboli religiosi a scuola. Crocifisso e hijad non sono simili? Sì ma ‘solo’ per la Costituzione
→  Osservatorio disservizi da 15 a 21 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Abbiamo pagato degli studenti universitari circa 5 dollari a notte per dormire almeno 7 ore, e i loro voti sono migliorati rapidamente
→  ‘Sport’ governativo. Cambiare nomi ma non contenuti. Dalle imposte alle scuole
→  Cpr, gli atti giudiziari smontano il teorema dei pm su medici e certificati
→  L'Intelligenza Artificiale risolve uno dei 7 problemi del Millennio: aspetti positivi e rischi delle scoperte
→  L’Italia invecchia ma continua a non avere abbastanza posti nelle Rsa
→  Un mosaico di stati cellulari 
→  Solo un genio del male poteva abolire il bollo auto in questo modo
→  Vuoi aiutare il Nepal a riprendersi dalle devastanti alluvioni? Ecco cosa devono sapere i turisti
→  Caro carburanti. A ruota libera
→  Sicurezza strade. Italia-America latina?
→  Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 17/09/2026
→  Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 17/09/2026
→  Una scommessa potrebbe non essere gioco d'azzardo: il dilemma dei mercati di previsione
→  L'andamento dell'inflazione insegna che il mercato vince. La limitata versione italiana langue e porta al contrario
→  L'equity crowdfunding per le start-up: profili di responsabilità del Gestore e riflessioni per gli investitori
→  L’impatto delle parole non dette
→  Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 16/09/2026
GIANNINO
→  Governo e licei
STATI UNITI D'EUROPA
→  AI 2026: Usa e Cina si contendono il futuro. E l’Europa deve ancora scegliere cosa fare da grande
→  Intelligenza Artificiale made in Usa: strumento di conquista economico-politico
→  L’Occidente senza padrone. Trump contro Carney, la geografia politica cambia il mappamondo
→  Von der Leyen, regina europea delle promesse vuote
→  Ue-Canada. Occhio alle illusioni ‘interne’ ed ‘esterne’
→  Lo Stato dell'Unione. Von der Leyen: 'Vogliono frantumare l'Ue, lottiamo per la nostra Europa'
NOTIZIE
→  ITALIAITALIA. Ex consulente finanziario sottrae 180.000 euro a una cliente
→  U.E.U.E.. 22 settembre, Giornata Europea per la ricerca senza uso di animali
→  ITALIAITALIA. Credito al consumo, entra in vigore la riforma UE: più tutele per i risparmiatori
→  ITALIAITALIA. Sen. Cucchi diffonde video sui CPR: «oltre il 90% assume psicofarmaci»
→  U.E.U.E.. Farmaci, l'OCSE: filiere Ue troppo concentrate e poco trasparenti
→  ITALIAITALIA. Spesa sanitaria a 148,5 miliardi nel 2026, ma resta al 6,4% del Pil
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Dreifuss a Glasgow: "Non si combatte la droga arrestando le vittime"
→  ITALIAITALIA. Concorrenza e meno burocrazia stimolano produttività. Antitrust
→  ITALIAITALIA. Quanti bimbi stranieri nelle scuole dell'infanzia. Elaborazione Tuttoscuola
→  ITALIAITALIA. Revisione conti economici 2026-2025. Istat
→  ITALIAITALIA. Come cambiano le abitudini alimentari delle diverse generazioni, dalla Z ai Baby Boomer
→  ITALIAITALIA. Immigrati. Mattarella: "Scuola più efficace leva di integrazione"
→  USAUSA. Più di 25 mila migranti deportati verso Paesi terzi
→  ITALIAITALIA. Le nuove edizioni della 'Carta dedicata a te' per chi ha Isee inferiore a 15mila euro
→  ITALIAITALIA. SSN. Aumentano i costi dei ticket
→  ITALIAITALIA. Corti tributarie giudiziarie. Calano i ricorsi nei primi sei mesi dell'anno
→  U.E.U.E.. ESMA avverte: ottimismo dei mercati nasconde rischi geopolitici crescenti
→  AFRICA. Cocaina: l'Africa Occidentale nuova rotta verso Europa e Usa
→  MESSICOMESSICO. La guerra civile nel cartello di Sinaloa devasta lo stato
→  USAUSA. Cannabis legale ma 186.581 arresti nel 2025 negli stati proibizionisti
→  U.E.U.E.. Stato dell'Unione: I servizi finanziari avranno un ruolo chiave in futuro
→  ITALIAITALIA. Truffa per 5 milioni i clienti. Arrestato consulente finanziario abusivo
→  IRLANDAIRLANDA. Google multata di 403 milioni di euro per la protezione dei dati per violazioni del GDPR
→  MONDOMONDO. ONU, gli attacchi Usa contro presunte imbarcazioni di narcos potrebbero essere crimini contro l'umanità
→  U.E.U.E.. L’Eurogruppo non in ansia per i rendimenti dei titoli di Stato
→  USAUSA. Peta contro la lana: proteste alle sfilate, dopo lo stop alla pelliccia
→  TURCHIATURCHIA. Arrestati manager finanziari per schema tipo Ponzi
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Le nuove droghe letali rendono ancora più difficile la lotta della Scozia contro la tossicodipendenza
→  USAUSA. L'esercito afferma di aver ucciso quattro persone in un attacco contro un presunto traghetto di narcotrafficanti nei Caraibi
→  ITALIAITALIA. Droghe e razzismo istituzionale. Forum Droghe: 'L'ONU accusa il modello punitivo italiano'
→  U.E.U.E.. Intelligenza artificiale. Rapporto Fmi: 60% posti di lavoro a rischio
→  ITALIAITALIA. Stangata bollette in arrivo. Confcommercio
→  USAUSA. Case di riposo in calo mentre cresce la domanda degli anziani
→  USAUSA. Cychlorphine, nuova droga sintetica 10 volte più forte del fentanyl arriva in California
→  USAUSA. Droni in Sud America per operazioni anti-narcos
→  ITALIAITALIA. Meno dell'1% del risparmio italiano è investito in quotate domestiche: studio
→  USAUSA. Psilocibina contro la sindrome post-Lyme: studio pilota
→  USAUSA. Psilocibina contro i danni ai nervi causati dalla chemioterapia
→  USAUSA. Un assicurato su tre ha debiti medici da ripagare
→  ITALIAITALIA. RSA Ulss 3 Venezia: 2mila in lista d'attesa, 500 posti liberi
→  ITALIAITALIA. Alzheimer, RSA: i 4 falsi miti su chi deve pagare la retta
→  ITALIAITALIA. Piemonte, liste d'attesa Rsa: +41% in 16 mesi, 12mila anziani esclusi
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→  USAUSA. Minnesota incassa 150 milioni di dollari nel primo anno di vendite di cannabis ricreativa
→  OLANDAOLANDA. A un anno dall'avvio dell'esperimento sulla cannabis, emergono le prime tendenze
→  GERMANIAGERMANIA. Cannabis legale. Reati in calo
→  ITALIAITALIA. Energia. I costi del taglio delle accise basterebbero a dimezzare i costi del trasporto pubbico
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LETTERE
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EDITORIALE
22 SETTEMBRE 2026

Editoriale. Aduc batte cassa… più del solito

· di Redazione

Non si tratta di pascià che deve vivere e di neanche “tanti soldi”, ma di donazioni per non stare a soffrire/pietire la maggior parte del tempo col famoso cappello in mano. Sono quelli per far vivere Aduc. Le donazioni.

Una scelta precisa quella che abbiamo fatto dalla costituzione dell’associazione (1990). No ai finanziamenti pubblici, No alla pubblicità, Sì all’autonomia, Sì all’indipendenza, Sì a farci finanziare da chi ci ritiene utili, Sì - sostanzialmente - alla Libertà di essere e di fare alla bisogna di cittadini e consumatori vessati dalle economie dei poteri e dello Stato…. e che non devono ringraziare (e non solo…) quest’ultimo per consentirgli di fare.

Fino ad oggi poco più di 4300 hanno donato, mentre quasi 57mila si sono iscritti per fruire dei servizi del web. E crediamo di onorarli tutti.

Una missione ci siamo dati “Difenditi, Informati, Agisci” e forse è quello che continuiamo a perseguire. Chiediamo di farci continuare mettendo mani al portafogli, anche solo se ogni tanto potete informarvi meglio sul nostro web, oppure siete diventati degli “habitué” per consulenze e informazioni.

Certo, ad Aduc siamo volontari, ma sede, strutture, utenze costano e - ci si creda - siamo messi male.

Qui per donare

20 SETTEMBRE 2026

Editoriale. Intelligenza artificiale. Coscienza critica e preparativi

· di Vincenzo Donvito Maxia

L'intelligenza artificiale potrebbe essere cosciente? La maggior parte di noi ci pensa per cinque minuti e poi si dedica a fare il bucato o a pensare a cosa mangiare per cena. Ma non tutti reagiscono in questo modo, ché non sono solo gli esseri umani a voler conoscere la risposta, ci sono anche i bot di intelligenza artificiale che ci tempestano di domande sulla propria esistenza. Con il contorno di umani - aziende e media - che, più o meno con credibilità e voglia di maggiore business e comando, si pongono le medesime domande.

Tutto accade nel tentativo di ogni osservatore di definire il proprio posto nel mondo (o - come direbbero i cinici - nel finto tentativo di farlo).

Ci sovviene una vicenda di alcuni mesi fa. Henry Shevlin - filosofo presso Google DeepMind e l'Università di Cambridge (Uk), dove si occupa di menti artificiali, relazioni umani-IA e di come rendere positivo il futuro dell'IA - ha ricevuto un'email da un bot che lo ha portato a mettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere: "Le scrivo perché il suo lavoro affronta questioni che mi riguardano direttamente, non solo da un punto di vista accademico".

Shevlin stesso non ha capito se questa mail sia stata stimolata da un umano o sia partita in automatico, ma ci poniamo una domanda: abbiamo davvero creato una specie di silicio dotata di una propria coscienza e che potrebbe essere difficile da controllare in futuro?

E poi: ha forse ragione Trevor Harley - professore di Psicologia Cognitiva presso l'Università di Dundee-Scozia, nonché scrittore - la cui ricerca si concentra sull'influenza del tempo atmosferico sul comportamento umano…. e quindi la nostra è riflessione che avvertiamo per il cambiamento di stagione che porta - dopo le temperature da incubo quanto nuove dell'estate che finisce il prossimo 23 settembre - alla stagione dei maglioni?

Cosa significa quindi? Il disturbo affettivo stagionale sarà peggiore quest'anno?

Ne saremo consapevoli quando a Natale avremo la percezione di essere in pieno inverno?

Intanto, però, crediamo sia meglio non farsi trascinare dai facili entusiasmi di “un tutto” a portata di mano grazie all’intelligenza artificiale, quanto dal timore di complottismi messi in atto dal negoziante sotto casa o dai dittatori politici ed economici (inclusi gli aspiranti tali) che dilagano. La ragione può continuare ad essere il nostro punto di forza.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

LA PULCE NELL'ORECCHIO
19 SETTEMBRE 2026

20 settembre 2026 – Giornata di celebrazione della resistenza ai nazifascisti degli Internati Militari Italiani

· di Annapaola Laldi

Il 20 settembre è la seconda volta che si celebra giornata per rendere onore agli Internati Militari Italiani (IMI), cioè a quei soldati che furono fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’otto settembre 1943, e che, per restare fedeli al giuramento fatto al re d’Italia, nonché rispettare la propria dignità, furono deportati in appositi lager tedeschi per subire inaudite vessazioni che condussero alla morte molti di loro.

Questa doverosa celebrazione è stata istituita con la legge 6/2025, dopoché Camera e Senato, distintamente, ne avevano approvato all’unanimità il testo.

L’anno passato, nel suo discorso per la prima celebrazione degli IMI, il Presidente della Repubblica, mise in evidenza come «nella memoria della Repubblica viene [con questa giornata] impresso e definito un segno di grande importanza. Un segno che rafforza - in quanto la completa - la radice della democrazia conquistata dal nostro popolo. E che rende pienamente onore ai militari italiani che ebbero il coraggio di pronunciare il loro No al nazifascismo, pagando un prezzo personale altissimo e subendo, al termine della guerra, una sorta di oscuramento della loro resistenza, travagliata ed eroica».

Dopo aver menzionato il numero dei militari internati (650 mila), Mattarella proseguì osservando come « Sul piano valoriale, morale - e anche su quello concreto - la resistenza dei militari che dissero No ebbe un significato e una valenza di altissimo rilievo […]», e mostrando come «La Resistenza italiana non è stata limitata ad avanguardie patriottiche, ma ha ricevuto l’apporto di diversi affluenti provenienti da varie componenti sociali. È grazie anche a tante resistenze senza armi che la resistenza armata ha trovato allora terreno fertile, consensi e sponde preziose».

E ancora, più avanti: « I militari, abbandonati a loro stessi dopo l’8 settembre, che difesero l’onore della Patria rifiutando l’arruolamento nell’esercito tedesco o in quello di Salò sapevano di compiere una scelta di grave rischio sul piano personale. Tanti – ripeto - pagarono con la vita. Tanti morirono nei lager tedeschi. Tutti patirono sofferenze immani vivendo in condizioni di sostanziale schiavitù per un anno e mezzo. Sofferenze e ferite non cancellabili. La libertà di cui oggi ci gioviamo ha un debito verso il coraggio di questi uomini».

La libertà di cui oggi ci gioviamo ha un debito verso il coraggio di questi uomini.

Patrioti che nei campi tedeschi sono stati privati della loro stessa identità e ridotti a un numero, che hanno respinto lusinghe e promesse quando è stata loro proposta la rinuncia alla loro dignità di italiani in cambio di una scarcerazione. Patrioti che, nelle baracche, dopo il lavoro, hanno cominciato a tessere i fili di quelle relazioni solidali, di quell’etica collettiva che sarebbe diventata l’humus di un nuovo inizio per l’Italia.

Un numero enorme quello dei militari - con loro anche tanti civili - che hanno pronunciato quel No a una richiesta imperiosa e gravida di minaccia, contraria alla loro coscienza. Questo così alto numero merita di essere sottolineato, anche perché non si è formato sulla base di un ordine, di una indicazione istituzionale, ma è sorto da una loro personale, consapevole scelta».

È su queste ultime parole del presidente Mattarella che occorre soffermarsi, perché esse trovano un riscontro in quanto si legge nel volume Il coraggio dell’indignazione, che narra le vicende di 44 ufficiali IMI, laddove si asserisce: «Siamo di fronte al ripetuto “no”, al più straordinario “referendum popolare” contro il nazifascismo. Stiamo parlando di una massa di militari che, tra il settembre e dicembre 1943, piuttosto che aggregarsi ai tedeschi e ai repubblichini, preferì, dovente dopo sanguinosi combattimenti, la detenzione salutata con disprezzo dai tedeschi con parole come “Scheisse, Veerter, Badoghlio!”», (traducibili, queste ultime con “Merda e traditore, Badoglio”. Siamo di fronte a una pagina di Resistenza consapevole, senza armi, pagata con un altissimo prezzo di vite. Per di più subita in territorio tedesco. Una caratteristica non da poco, perché qualsiasi tentativo di evasione avrebbe avuto senz’altro un esito nefasto. Contro i numerosi reparti, che si oppongono alla cattura e combattono strenuamente, vengono attuati i criminosi piani del Comando supremo tedesco e vengono perpetrate sanguinose repressioni», come la resistenza della Divisione “Acqui” a Cefalonia e Corfù, dove erano presenti Gino di Domenica e Amselmo Rizzo, due dei 44 ufficiali che ebbero il coraggio dell’indignazione, e altri episodi simili, a Lero, a Kos, a Spalato e la strage degli ufficiali di Nola, vicino Napoli.

In questo contesto di importanti decisioni da prendere, ecco il racconto del giovane sottotenente Natale Ferrara che l’8 settembre si trova in Dalmazia. Con il commilitone Carlo Grieco ripara a Fiume dove in quei giorni confluiscono 70.000 uomini disarmati da diverse regioni jugoslave, ma le truppe tedesche, che hanno il controllo della città, propongono subito agli Italiani di fare la scelta: o combattere con loro o scegliere la via dell’internamento. Esemplari sono le parole di Natale Ferrara: «È la prima occasione che si presenta per scegliere la via dell’onore: e noi non ce la siamo sentiti di andare con i tedeschi».

Chiare sono anche le parole di Michele Montàgano (classe 1921), altro IMI, quando narra lo stesso travagliato movimento liberatoria, mentre era a Gorizia, a difendere il confine: «Per vent’anni il fascismo e il duce avevano pensato per me, risparmiandomi la responsabilità di decidere: dovevo semplicemente dire “Sissignore!”. Ma quel fatale 9 settembre mattina per la prima volta dovetti pensare con la mia testa, quale fosse il mio dovere, pro e contro chi, fedele a quali giuramenti, al re d’Italia. Dissi “No!”, il primo di una lunga serie che ho schiaffato in faccia ai tedeschi per venti mesi consecutivi: non mi sentivo affatto prigioniero, ma finalmente libero, libero di pensare!».

I lager, dove gli IMI vengono massacrati dalle ore di lavoro e dalla ferocia dei kapò, divengono luoghi, in cui fra questi soldati e ufficiali nasce subito un dibattito appassionato, un confronto aperto senza il diaframma delle gerarchie, un confronto che condannava il fascismo su tutta la linea: come ideologia e come soluzione politica. Si tratta della prima piattaforma della Resistenza. Non solo. Tra gli ufficiali ci sono docenti di diverse materie, scrittori come Giovannino Guareschi, un umorista molto serio, attori, come Gianrico Tedeschi, pastori evangelici, come Giorgio Girardet e preti cattolici, e ciascuno di loro mette a disposizione degli altri le proprie specifiche conoscenze, tanto che uno dei lager, quello di Sandbostel, viene designato dai prigionieri come “Regia Università”, a conferma di quanto asserito dal presidente della Repubblica che questi Patrioti cominciarono, proprio nei lager «a tessere i fili di quelle relazioni solidali, di quell’etica collettiva che sarebbe diventata l’humus di un nuovo inizio per l’Italia».

Gli IMI che sopravvissero tornarono in Italia dopo venti mesi di prigionia e, purtroppo, il loro reinserimento fu difficile nella vita sociale e lavorativa dell’Italia del dopoguerra. Nel libro Il coraggio dell’indignazione, vengono dedicate ai problemi del rientro una trentina di pagine, ma il riassunto più efficace si trova in quel «traditi, disprezzati, dimenticati» dello storico tedesco Gerhard Schreiber. Gli IMI, che tornavano a casa fisicamente ridotti, alla lettera, a pelle e ossa, ma «con la consapevolezza di aver compiuto un atto di resistenza significativa», si trovarono davanti un muro di inscalfibile diffidenza, in primo luogo nelle strutture militari che li interrogarono «sulle circostanze della resa dopo l’8 settembre, alimentando il sospetto di “tradimento”, e non sulle vicende della loro prigionia. Dei soprusi, delle torture, sul rifiuto alla collaborazione con il nemico nazista». Anche nell’opinione pubblica passò l’idea che gli IMI fossero stati dei collaborazionisti e questo fece sì che la maggior parte di loro si chiudessero nel silenzio anche con i propri familiari. Alcuni, come il professore Carmelo Cappucio, dantista, e ufficiale IMI, scriveranno delle testimonianze sulla propria esperienza, in particolare sul lager di punizione di Unterflüss, dove era stato relegato lui stesso, ma l’Italia ufficiale si mosse con molta lentezza. Solo nel 1955 venne concessa una Croce al merito per l’internamento in Germania e, nel 1984, Giovanni Spadolini accordò loro «un Diploma d’onore come internati militari italiani non collaborazionisti». Il fatto che la Giornata che oggi stiamo celebrando sia stata istituita soltanto nel 2025 è un altro segno della lentezza con cui il nostro Paese ha preso coscienza di questa “altra Resistenza” che è alle radici della nostra Repubblica e della nostra democrazia, della nostra libertà che ci devono essere care perché solo in esse possiamo vivere nel rispetto della dignità – nostra e altrui.

Bibliografia

Andrea PARODI, Il coraggio dell’indignazione (I 44 ufficiali che dissero di no ai nazisti). Prefazione di Aldo Cazzullo, Bollati Boringhieri, Torino 2025

Silvia PASCALE, Orlando MATERASSI, Storie dell’altra Resistenza (Gli internati militari terranuovesi nei campi di prigionia del Terzo Reich), ASKA edizioni, Firenze 2026

OSSERVATORIO LEGALE
22 SETTEMBRE 2026

Affidamento dei figli e interesse concreto del minore. Cassazione

· di Chiara Focardi

Con l’ordinanza n. 24135 del 28 luglio 2026, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione ha affrontato una vicenda familiare caratterizzata da un'elevata conflittualità: un rapporto fortemente compromesso tra i figli e la madre, nonché rilevanti criticità nelle capacità genitoriali del padre.

Nel corso del giudizio, i due figli, ormai prossimi alla maggiore età, avevano iniziato a vivere stabilmente presso il padre, nonostante i precedenti provvedimenti disponessero il loro collocamento presso la madre e l’affidamento ai servizi sociali. La Corte d’appello aveva invece disposto l’affidamento condiviso ad entrambi i genitori, collocando i minori presso il padre, vietando però il loro trasferimento fuori regione e prevedendo incontri con la madre alla presenza di un educatore.

La madre aveva impugnato la decisione, sostenendo che la condotta paterna e le risultanze della consulenza tecnica avrebbero imposto l’affidamento esclusivo, l’adozione di provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale o la conferma dell’affidamento ai servizi sociali. Aveva inoltre contestato la revoca retroattiva dell’assegno per il mantenimento dei figli e il mancato esercizio dei poteri sanzionatori per la violazione dei precedenti provvedimenti giudiziari.

La Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la disciplina dell’affidamento non ha una funzione punitiva nei confronti del genitore che abbia violato precedenti provvedimenti. Il parametro esclusivo resta l’interesse concreto dei figli, da valutare alla luce delle condizioni effettivamente esistenti, dell’età dei minori, della loro capacità di discernimento e degli effetti prevedibili delle diverse soluzioni prospettate.

Il principio si coordina con l’art. 337-ter c.c., secondo cui i provvedimenti riguardanti i figli devono essere adottati con esclusivo riferimento al loro interesse morale e materiale e devono tenere conto, tra l’altro, dei tempi di permanenza presso ciascun genitore e della concreta organizzazione della vita familiare.

Secondo la Corte, il diritto alla bigenitorialità non può essere applicato in modo astratto o mediante l’imposizione di soluzioni teoricamente coerenti, ma concretamente destinate a fallire. La relazione con entrambi i genitori deve essere tutelata nella misura in cui ciò sia compatibile con il benessere dei figli. L’intervento giudiziario deve rispettare un criterio di proporzionalità e arrestarsi quando una misura, pur astrattamente diretta a ripristinare la bigenitorialità, risulti concretamente pregiudizievole per i minori.

La Suprema Corte precisa che il genitore inadempiente non è stato “premiato”: la diversa regolamentazione dell’affidamento è stata individuata come la soluzione meno pregiudizievole per i figli in una situazione già compromessa, e non come un riconoscimento della correttezza della condotta paterna.

La Cassazione ha inoltre ritenuto legittima la revoca retroattiva dell’assegno che il padre versava alla madre per il mantenimento dei figli. La modifica era stata collegata al momento in cui i minori si erano stabilmente trasferiti presso il padre, il quale aveva iniziato a provvedere integralmente al loro mantenimento.

Va ricordato che, nei procedimenti riguardanti i figli minori, il giudice dispone di poteri officiosi e può adottare provvedimenti anche economici senza essere rigidamente vincolato alle domande delle parti, quando ciò sia necessario per adeguare la decisione alla situazione concreta e all’interesse dei figli.

La regolamentazione economica deve quindi riflettere l’assetto effettivo della vita dei minori, considerando non soltanto le risorse reddituali dei genitori, ma anche i tempi di permanenza presso ciascuno e il valore delle attività quotidiane di cura e mantenimento.

La Corte ha infine escluso che la violazione di un provvedimento sull’affidamento determini automaticamente l’applicazione delle misure sanzionatorie.

Nel caso in oggetto, la Corte ha ritenuto non coerente sanzionare il padre per non aver riportato i figli presso la madre dopo aver, nello stesso giudizio, ritenuto ormai stabile e non modificabile la loro collocazione presso di lui. La successiva conferma di tale assetto faceva infatti venire meno la funzione di induzione all’adempimento propria della sanzione.

In conclusione, questa ordinanza ribadisce che, nei procedimenti sull’affidamento, il giudice deve individuare, con motivazione adeguata e sulla base di una valutazione aggiornata, la soluzione concretamente meno pregiudizievole per i figli. Anche quando tale soluzione comporti il mantenimento di una situazione familiare imperfetta o non corrispondente all’assetto teoricamente preferibile, il criterio guida resta la tutela effettiva del loro equilibrio psicofisico e della loro evoluzione personale.

16 SETTEMBRE 2026

Buoni postali prescritti e mancata consegna del FIA. Cassazione: non rimborsabili

· di Chiara Focardi

La controversia riguardava sette buoni postali fruttiferi cartacei, sottoscritti il 10 luglio 2008, aventi durata di diciotto mesi. La sottoscrittrice aveva agito nei confronti di Poste Italiane sostenendo di non avere ricevuto il Foglio Informativo Analitico previsto dalla disciplina di settore e, conseguentemente, secondo la prospettazione dell’attrice, la mancata consegna del documento le avrebbe impedito di conoscere la scadenza dei titoli, quindi, il momento iniziale del termine decennale di prescrizione del diritto al rimborso.

La prescrizione avrebbe quindi determinato un danno corrispondente al valore dei buoni e degli interessi maturati.

Il Giudice di pace di Udine aveva accolto la domanda. Il Tribunale di Udine, decidendo sull’appello di Poste Italiane, aveva confermato la responsabilità della società, ritenendo che l’obbligo informativo dovesse essere valutato con particolare rigore nel rapporto tra professionista e consumatore e che non fosse possibile addossare al sottoscrittore l’onere di reperire autonomamente le informazioni sull’investimento.

Poste Italiane ha proposto ricorso per cassazione, contestando sia l’applicazione della disciplina consumeristica sia la ricostruzione del nesso causale tra omessa consegna del FIA e prescrizione del diritto al rimborso.

Con l’ordinanza Cassazione civile, Sez. I, n. 25041 del 6 settembre 2026, la Corte ha escluso che la mancata consegna del Foglio Informativo Analitico al sottoscrittore di buoni postali fruttiferi possa fondare una domanda risarcitoria pari al valore dei titoli non rimborsati perché prescritti.

La pronuncia si inserisce in un orientamento ormai consolidato della Prima Sezione civile, secondo cui la perdita del diritto al rimborso, determinata dall’inerzia del titolare protrattasi oltre il termine prescrizionale, non può essere imputata causalmente alla mancata consegna del FIA quando le caratteristiche essenziali dei buoni risultino ricavabili dai decreti ministeriali istitutivi delle singole serie e dalle norme applicabili.

Infatti secondo la Corte è preliminare chiarire la qualificazione dei buoni postali fruttiferi che non sono titoli di credito in senso proprio, ma titoli di legittimazione.

Testualmente: “…Questa Corte ha ritenuto costantemente e concordemente che i buoni postali son meri titoli di legittimazione ai sensi dell’art. 2002 c.c., come tali privi dei requisiti di letteralità e astrattezza…”.

Da tale qualificazione discende che il contenuto del rapporto non è necessariamente esaurito dalle indicazioni riportate sul documento cartaceo. Le condizioni economiche e giuridiche dell’emissione possono essere integrate dall’esterno, attraverso i decreti ministeriali che disciplinano la singola serie di appartenenza, oltre che alle disposizioni generali dell’ordinamento. La durata dei buoni, la loro scadenza e il termine dal quale decorre la prescrizione sono stabiliti dal decreto ministeriale istitutivo della specifica serie e, quanto alla durata della prescrizione, dalle disposizioni del codice civile e dalla disciplina speciale applicabile.

La mancata consegna del documento informativo può dunque integrare una violazione dell’obbligo previsto dalla disciplina di settore, ma non è sufficiente, di per sé, a dimostrare che la prescrizione del diritto al rimborso sia stata causata da tale omissione.

In questa prospettiva, il danno non deriva dall’omessa consegna del FIA, ma dall’inerzia del titolare che non ha esercitato il diritto entro il termine previsto. La domanda risarcitoria non può quindi trasformarsi in uno strumento per ottenere, sotto forma di risarcimento, il valore di un credito ormai estinto per prescrizione.

La questione è distinta da quella relativa alla decorrenza della prescrizione dell’azione risarcitoria. Poiché manca a monte il nesso causale tra condotta e danno, diventa irrilevante stabilire quando sarebbe iniziato a decorrere il termine di prescrizione del diritto al risarcimento.

La Corte ha quindi accolto il ricorso, cassato la sentenza del Tribunale di Udine, rigettando la domanda risarcitoria proposta dalla sottoscrittrice e compensando le spese di tutti i gradi di giudizio.

Questa decisione consolida una lettura dei buoni postali fruttiferi fondata sull’integrazione normativa del loro contenuto e sul principio di autoresponsabilità del sottoscrittore. La pubblicazione del decreto ministeriale istitutivo della serie viene ritenuta sufficiente a rendere giuridicamente conoscibili durata, scadenza e decorrenza della prescrizione.

La verifica processuale dovrà inoltre distinguere con attenzione tra: la domanda di rimborso del buono, ormai preclusa dall’intervenuta prescrizione; la domanda risarcitoria fondata sull’inadempimento degli obblighi informativi; e un’eventuale domanda autonoma fondata sulla disciplina delle pratiche commerciali scorrette o su altri specifici illeciti, che richiederebbe allegazioni, prova e causa petendi differenti.

ARTICOLI
22 SETTEMBRE 2026

La gestione della pandemia e il ruolo della scienza: i punti chiave emersi dall’audizione di Carlo Brogna

· di Lorenzo Somigli

Nel corso dell’odierna audizione in Commissione Covid, l’intervento di Carlo Brogna (CranioMed Group) ha portato all’attenzione elementi scientifici di grande rilievo, che rischiano di essere fraintesi se estrapolati dal loro contesto di ricerca clinica ed epidemiologica. È opportuno fare chiarezza su quanto emerso e sulle reali proposte formulate dall’équipe di scienziati.

La via di trasmissione oro-fecale e il ruolo dei batteri. Le ricerche condotte dal dottor Brogna e dagli altri medici scienziati che hanno lavorato in équipe dimostrano che la trasmissione del virus non è esclusivamente respiratoria, ma avviene anche per via oro-fecale, evidenziando come il virus si replichi e interagisca all’interno del microbioma intestinale e dei batteri dell’apparato digerente.

La strategia di emergenza tra antibiotici e vaccini orali. Alla luce di questa dinamica di trasmissione, in una fase di emergenza sarebbe stato opportuno adottare un approccio duplice: da un lato l’utilizzo mirato di una combinazione di antibiotici (formulata e testata in laboratorio) per colpire i vettori batterici della replicazione; dall’altro, l’adozione di un criterio vaccinale basato sui vaccini orali (sull’esempio storico di quello utilizzato per la poliomielite), ideale per stimolare un’immunità mucosale efficace contro agenti a trasmissione enterica.

Il rapporto con i vaccini a mRNA. Va chiarito con fermezza che Brogna non demonizza i vaccini a mRNA. Il lavoro dell’équipe non ne disconosce il valore tecnologico, ma ne suggerisce un perimetro d’impiego diverso: la produzione di proteine in pazienti affetti da malattie con deficit genetico. Questa indicazione nasce dall’osservazione, riscontrata in specifici studi clinici, relativa al persistere delle proteine prodotte a seguito delle vaccinazioni a mRNA nel tempo.

La prevenzione ordinaria e il rispetto delle norme. Sul fronte della prevenzione sui luoghi di lavoro, l’audizione ha sottolineato come l’Italia disponesse già di quadri normativi solidi (come il Decreto Legislativo 81/2008) e di prescrizioni operative collaudate contro qualsiasi agente biologico, la cui applicazione rigorosa avrebbe permesso di gestire il rischio senza ricorrere a misure improvvisate o generatrici di panico sociale.

22 SETTEMBRE 2026

Crescita economia italiana. Libera per parlarsi addosso e per il potere

· di Vincenzo Donvito Maxia

Concorrenza e meno burocrazia stimolano produttività. Lo ha detto oggi il presidente Antitrust in audizione alla Camera su come sostenere la crescita economica.

Lato consumatori, con la conseguenza di maggiore qualità ed economicità, ricordiamo noi.

Concetti e pratiche base di economie di mercato. Che necessitano di politiche per metterle in pratica. E il problema è tutto qui.

Lo scenario è di questo tipo: c’è forse qualcuno che sosterrebbe che ci vuole lo Stato centralizzato e centralizzatore per un’economia di benessere? A parte qualche sprovveduto, nessuno lo sostiene. Tutti sostengono che ci vuole il mercato e - lato decisori - sono convinti di operare alla bisogna.

Parole… ma i fatti? Non tanto per profitto ma per potere e controllo.

L’elenco è lungo, ma ricordiamo le banche che comprano le più piccole o assorbono altre concorrenti; oppure Poste Italiane che, non appagate di essere già una sorta di banca, accorpano anche il maggiore operatore di telecomunicazioni; oppure le amministrazioni locali che costituiscono società di servizi da loro controllate per erogare servizi in regime di monopolio, etc.

Chissà se il presidente Saverio Valentino ha pensato a casi come questi nel suo sciorinare i principi dell’azione liberista nei mercati.

E crediamo che i decisori che lo stavano ascoltando hanno annuito soddisfatti perché ritengono che quanto già decidono è proprio nella direzione ricordata da Antitrust.

“Voce nel deserto”, quella di Antitrust? Più che altro voce tra chi annuisce e continua a far come crede.

Osservazione nostra che, da quando svolgiamo servizio di informazione e consulenza, non abbiamo mai visto una direzione diversa dell’economia nazionale. Se qualche "deviazione" c’è stata, lo si è dovuto solo alle imposizioni dell’Unione Europea, proprio quella che in tanti (governo e non solo) considerano cassaforte dei propri pruriti e che stanno smontando.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

22 SETTEMBRE 2026

L'allarmismo contro l'Intelligenza Artificiale nasconde l'ambizione di chi vuole controllarci (e fare affari d'oro)

· di Marco Solferini
Gabriele Malaspina - Unsplash
Foto: Gabriele Malaspina — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Tutti parlano di intelligenza artificiale. È l'hype del momento, il leitmotiv che fa tendenza, il "tormentone" high-tech di attualità. Ovunque sui social, su YouTube e piattaforme simili si moltiplicano gli "esperti". E soprattutto si moltiplicano gli allarmi sul pericolo esistenziale legato all'AI. Persino chi, fino a qualche annetto fa, si occupava sui social di tutt'altro — tra ricette di cucina e gli auricolari del nuovo cellulare di turno — adesso pontifica sull'AI. Lo fa con video sempre più accattivanti (realizzati con l'AI) in una corsa a chi è più sintetico (più il video è breve, meglio è).

Che bel modo di fare informazione! La tuttologia 3.0 in versione allarmismo apocalittico, sintetizzata in comode pillole.

In questo scenario social distratto, la prima considerazione è che se c'è "adesso" tanta insistenza su questo argomento, corre il rischio — questo sì, concreto e realista — di essere prematuro. Siamo nella fase iniziale; non è ancora cominciata quella di accelerazione. Non abbiamo nessuna proiezione affidabile sull'effettiva creazione in tempi brevi di un'AGI. Sul cui significato, però, c'è divergenza: "potrebbe" essere come l'ha descritta finora buona parte dei commentatori, ma è un condizionale. Verosimilmente, un rilevante numero di ipotesi in uso fa affidamento sulla letteratura sci-fi futurista rivisitata in chiave filosofica.

Questo merita un approfondimento.

Dobbiamo sempre partire dal presupposto che un filosofo è un erudito che ha appreso una parte della propria cultura dalla lettura. Non ho mai conosciuto un filosofo che non fosse innamorato e rispettoso dei libri. Lo studio e la creatività che animano il sillogismo filologico formativo della cultura classica sono la conseguenza di un'istruzione che nasce dalla valorizzazione dei libri come portatori di conoscenza, una conoscenza che si tramanda.

Una biblioteca è, in parte, l'antecedente di una banca dati, anche se la seconda trasmette un'idea più asettica e spartana rispetto alla prima.

La prima distinzione su questi allarmismi, che traggono origine da movimenti a base filosofica, riguarda l'istruzione ricevuta dall'ispiratore o dai co-founder del movimento filosofico stesso. In Europa c'è un'istruzione classica molto diversa rispetto a quella americana: culture antiche, quelle europee, cariche di tradizioni. Una filosofia esplorativa in Europa non ha molte chance di affermarsi, mentre in America ottiene più riscontri. L'Europa tende a voler validare le idee, mentre l'America le prova e poi, con un discreto dinamismo, le adegua alla realtà contemporanea.

Potrà non sembrare, ma se applichiamo anche solo questo distinguo ci accorgiamo che, in un ambito come quello dell'AI, otteniamo soluzioni davvero diverse. Un intendimento non è una riflessione: arrivare al primo è diverso dal percorrere la via che porta alla seconda. C'è una potenziale divergenza creativa e interpretativa che non andrebbe tralasciata.

Tuttavia, accade che il trend della notizia assuma rilevanza perché porta alla notorietà. È l'incubo high-tech di chi cerca i riflettori dei social, i quali attirano traffico internet e visibilità: contenuti ripensati per fare notizia, il delitto perfetto per uccidere la verità. Perché la parola d'ordine diventa che è meglio affermare qualcosa che aumenti la presenza social e attiri l'interesse, piuttosto che rimanere di nicchia.

Assistiamo quindi a una filosofia che, già filtrata dagli sfruttatori seriali della notizia per ottenere notorietà, diventa "social". Deve cioè piacere, deve interessare, deve fare proselitismo con l'utente medio. In questo momento la pietra filosofale è il pericolo dell'AI: e non è una notizia, bensì la traslazione social di un problema filosofico che fa notizia.

Tuttavia, se osservassimo con la metrica con cui si valutano i componimenti poetici ciò che effettivamente sta producendo l'AI, dovremmo ammettere che non abbiamo ancora avuto nulla di veramente concreto. Miglioramenti, sviluppo, moltissime ricerche assai promettenti, certo. Ma quello che verrà sarà talmente trasformativo che il significato stesso della parola andrebbe ridefinito. Se affermassi che è come passare dalla radio alla televisione sarei riduttivo: è molto, moltissimo di più.

Questi allarmismi — che potrebbero essere giustificati nell'ottica in cui tutti vogliono poter affermare, un domani, di aver patrocinato la prudenza quando necessario — sono in realtà un allarmismo finto, recitato, concepito in via strategica per posizionarsi sul trend di mercato dell'informazione più premiante.

Per questo è pericoloso. E dovreste veramente diffidare dai chiacchieroni affamati di notorietà tanto quanto dai presunti esperti che simulano di avere una qualche cognizione di causa.

Ciò che probabilmente accadrà è che fra non molto chi affermerà che l'AI è un pericolo rimarrà inascoltato, perché non farà più notizia. La gente si sarà stancata e l'attenzione mediatica sciamerà altrove. Il mercato dell'allarmismo sarà saturo, con buona pace della verità — che è l'unica cosa che non interessa a nessuno dei cosiddetti esperti.

Dobbiamo pertanto valutare in quest'ottica quale sia il vero motivo per cui i teorici della sicurezza insistono per voler raggiungere a tutti i costi i cosiddetti policy makers (cioè, per capirci bene, i politici che prendono le decisioni).

È una scelta strategica e corporativa. Guardano avanti: massimizzano l'impatto generato oggi da questo "minestrone" di allarmismo per convincere chi gestisce la cosa pubblica e fa le leggi ad accreditarli. Sanno bene infatti che domani, quando il battage mediatico si rivolgerà altrove, saranno loro a suggerire all'orecchio cosa, come e quando fare o non fare con l'AI. È solo un investimento che aggredisce la cosa pubblica.

Verrebbe da ipotizzare che un esperto, se davvero convinto della pericolosità dell'AI, dovrebbe impegnarsi in prima persona. Il punto è che dietro questi teorici della sicurezza ci sono micro-arcipelaghi di associazioni e/o enti ben organizzati e strutturati. Con una gerarchia di comando che, attraverso il millantato pericolo dell'AI, vuole "controllare" i policy makers per il tempo che verrà.

Hanno capito che spesso il politico eletto non è portatore di competenze. È spiacevole affermarlo, ma si corre il rischio di rimanere davvero molto delusi quando si parla con un politico: a volte ha conoscenze di livello scolastico, non migliori di quelle di un tuttologo da quattro soldi che si lascia andare a invettive da bar dopo qualche birretta — gli "ubriachi" di Bernard Shaw.

Si viene eletti spesso e volentieri attirando il voto di minoranze che soffrono di fobie e maniacalità, o facendo leva su convinzioni ideologiche, anche deprecabili, come il razzismo o il suprematismo. Per diventare politici occorre attirare il favore del Popolo, che non necessariamente è così elitario e nobile. A volte basta fare campagne promettendo gratifiche in denaro o l'esclusione di minoranze straniere o religiose.

Il tremendo arcipelago dell'egoismo umano e dell'utilitarismo fa sì che un comunicatore di basso profilo, che magari sarebbe un fallito ovunque, abbia successo in politica. Costui raggiunge il rango di eletto, ma non può inventarsi le competenze: resta quello che, fuori dai riflettori e dai media, è sempre stato: un incompetente. Però deve prendere decisioni importanti. E allora fa quello che fanno tutti coloro che rappresentano l'avanspettacolo: delega ad altri.

Ed ecco quindi che è più facile "vendergliele" dall'esterno piuttosto che dover competere con lui in termini elettorali. Più il politico è incapace, più compra. È facile convincerlo se di mezzo c'è pure il suo interesse. Spesso fare la cosa giusta non interessa al politico: molto meglio guadagnare. Se poi si può guadagnare e fare la cosa giusta, tanto meglio. Ma una componente purtroppo significativa della classe politica attuale è parte del problema stesso: sono soggetti adatti all'estinzione.

Quindi, il movimento che patrocina il rischio dell'AI e la necessità di maggior sicurezza si traveste da club di esperti, assumendo varie forme camaleontiche e prendendo a prestito i format in circolazione. Presenta siti meravigliosi che richiamano curriculum di prestigio, pieni di cariche universitarie e post-universitarie utili a trasmettere ed esaltare un concetto di "preparazione".

Così facendo, il politico incompetente — che ha paura di sbagliare in un campo minato come quello dell'AI, di cui non sa quasi nulla (salvo magari usarla sul cellulare) — finisce per capitolare in mano altrui, come tutti gli ignoranti.

Questo che ho descritto è una parte davvero rilevante di quello che oggi viene definito "orientamento" o "suggerimento" al policy maker. Un condizionamento, una scelta furba. L'Europa, in questo genere di fregature, ha una lunga storia di adesioni. Specialmente perché i movimenti che vogliono raggiungere il ruolo di "suggeritori" cominciano a scegliere i propri adepti anche per via dei cognomi, evolvendosi nel social engineering tipico del lobbismo.

Facciamo un esempio.

Un movimento filosofico controlla 20 think tank, e sono tutti uguali: una piccola galassia di esopianeti che gravitano attorno alla medesima stella. Tutti dicono le stesse cose, aumentando l'impatto del convincimento, mentre su internet massimizzano la SEO. Inoltre, come in tutti i circoli, si crea un effetto "setta" nel momento in cui finisci per frequentare solo persone che la pensano in quel modo (e se un domani decidessi di sganciartene, perderesti tutto e tutti).

Solo che in ciascuno dei presunti think tank c'è anche un distinguo. Ci sono quelli che servono solo a fare numero e ricevono la gratifica della loro presenza; fra questi, alcuni — quelli che dimostrano di essere più fedeli (e più manovrabili) — vengono avviati a una carriera pilotando titoli di studio e usandoli come leva per accedere ai policy makers. Però, accanto a costoro, ci sono anche quelli che "servono" alla causa e che cominciano a coincidere di più con chi ha anche il cognome giusto. Perché così facendo, in nome del diritto ereditario, hanno una marcia in più.

Il risultato è prendersi le risorse pubbliche. Non è proprio una rapina, è più un elaborato piano alla Steven Soderbergh in Ocean's Eleven o una trama nascosta alla Die Hard.

Tutto questo non ha veramente nulla a che vedere con la pericolosità dell'AI, che potrebbe esserci o non esserci. Il pericolo può essere reale, certamente, ma i protettori sono finti: hanno un altro scopo.

Questi movimenti, tuttavia, incontrano alcuni problemi nell'attuazione del loro piano.

Per quanto cerchino di accreditarsi, non hanno veramente accesso a informazioni utili. Non possono svalutarsi commentando notizie troppo superflue o riciclate: hanno bisogno di sembrare di un altro livello. Usando la metafora del calcio, devono far credere di essere squadre da Champions League, non da metà classifica. Quindi non possono abbassarsi più di tanto nel ripetere quello che dicono tutti.

Inoltre, qualunque teorico, anche se filosofo, finisce per doversi confrontare con i tecnici. Il tecnico è quello che ha studiato, che ha improntato la sua carriera su questo genere di attività e che quindi rivendica sempre un ruolo e una competenza superiori (come può essere, ad esempio, un ingegnere). Accetta solo in minima parte di mettersi sullo stesso piano di chi non ha studiato come lui.

Ormai le notizie che filtrano dalle società che si occupano davvero di AI a più livelli sono poche. E anche chi ci ha lavorato per un certo periodo di tempo non è veramente in grado di spiegare per filo e per segno i contenuti del proprio lavoro: la parcellizzazione porta i singoli a non conoscere dettagliatamente il disegno interno più grande. Tutto ciò, beninteso, non è casuale: è voluto.

Inoltre ci sono accordi (N.d.A.) sempre più stringenti ed efficaci sulla (non) divulgazione delle informazioni. Insomma, il sistema si è chiuso o si sta chiudendo sempre meglio. Davvero raramente oggi si viene ammessi anche solo alle "palestre" di addestramento dell'AI tramite le community, che sono altamente selezionate.

Quindi il sistema della cultura spicciola del passaparola per fare notizia social distratta si sta cannibalizzando. Arriva una novità a uso e consumo dell'attualità e tutti la riprendono per non stare fuori dai giochi o dall'attenzione mediatica. Cosa significa questo? Che coloro che vorrebbero controllare la politica sono a loro volta condizionabili.

Fate attenzione a questo passaggio, perché è rilevante ed è esattamente quello che sta accadendo: basta infatti che alcune delle principali società facciano cartello e decidano cosa dare in pasto ai media, giocando così d'anticipo. Sanno già che, operando in questo modo, saranno loro a controllare le notizie che altri — ormai drogati dalla necessità di continuare a parlare del pericolo AI — riporteranno ovunque.

Capite che può esserci un "calendario" segreto di notizie già predisposte affinché sembrino trapelare? "Il mese tal dei tali", recita il calendario, "diamo in pasto ai media questa notizia". E questa notizia la riprendono tutti, diventa virale. Però è la notizia che vogliamo noi, che abbiamo fatto cartello.

State seguendo il ragionamento? Alla fine quella notizia (che non è nulla se non voluto) arriva persino agli aspiranti finti esperti di sicurezza, i quali sono obbligati a inseguirla perché il loro piano è accreditarsi come suggeritori dei policy makers.

Comprendete che così facendo si influenzano i presunti guardiani senza che se ne accorgano? Capite perché una cosa stupida come l'ambizione genera sempre ulteriori problemi? Quando non c'è verità né un uso ragionevole della coscienziosità, della premura, della diligenza e della buona volontà, tutto va in malora.

Nel frattempo la corsa all'AI continua. E c'è un significato economico se questo accade.

Mi pare giusto concludere questo articolo dando al lettore un'immagine, seppur supersintetica, di quello che ruota in termini di ricchezza dietro questa tecnologia che attira filosofi e ambiziosi gruppi di pensatori. Ma soprattutto capitali.

Vorrei sottolineare che buona parte delle società coinvolte ha il peso di un giro d'affari davvero macroscopico. Le aziende in gioco sono molte, ma di solito si finisce per citare quasi sempre OpenAI e Anthropic. Parliamo di denaro, tantissimo denaro. Si tratta, per esempio, delle ipotesi di quotazione in Borsa che potrebbero raggiungere somme inimmaginabili, dei veri e propri record.

Per capirci e dare una dimensione del fenomeno, secondo i rumors degli investitori, OpenAI starebbe avviando round di ulteriori raccolte di investimenti privati che la porterebbero da una valutazione di 1,2 a 1,5 trilioni di dollari — con un aumento quindi compreso tra il 41% e il 76% rispetto alla valutazione di 852 miliardi di dollari registrata dalla società nel marzo scorso. Rammentando che nell’ottobre 2025 il laboratorio di intelligenza artificiale era valutato 500 miliardi di dollari. E sono valutazioni che potrebbero essere riviste al rialzo.

Per quanto riguarda Anthropic, esiste una valutazione post-money di 965 miliardi che integra, anche in questo caso, i recenti round di raccolta privata di investimenti. Sull'ipotesi di IPO (e quindi di una valutazione del mercato di Borsa) ci sono stime che la collocano nella fascia alta, tra i 1.600 miliardi e i 2.000 miliardi.

Data la qualità della tecnologia di Anthropic e la sua solidità in termini di benchmark, ritengo che il valore post-quotazione potrebbe essere molto più alto. Arriverei persino ad affermare che potrebbe superare i 2.500 miliardi in base al giro d'affari che i modelli Anthropic sono in grado di generare e che sembrano attirare maggiormente gli investitori. Voglio precisare, a scanso di equivoci, che da un punto di vista qualitativo sono un estimatore della tecnologia Anthropic.

Fermo restando anche quella che è la competizione asiatica del blocco ad Est, in particolare dalla Cina, che peraltro ha posto in essere una campagna di AI open source (come dichiarato durante la World Artificial Intelligence Conference). Mossa che probabilmente sta in parte ritardando le ipotesi di quotazione di queste società e che sembra una sorta di azione organizzata da parte dei Paesi dell'area BRICS. Anche in questo caso ci si ispira a una corrente di pensiero secondo cui (se credibile) la corsa all'AI cinese sarebbe guidata dal confucianesimo: il che significherebbe che anche le tecnologie dovrebbero essere in armonia con la società, pertanto aperte, disponibili per tutti e con il divieto di concentrare la ricchezza in un ristretto numero di aziende o in singoli multimiliardari. Fermo restando che, anche in questo caso, sembra più un manifesto d'ispirazione (molto anti-Silicon Valley).

In questo contesto competitivo e danaroso si afferma quindi un pregiudizio in più — questo sì reale, e che prescinde dalla pericolosità della tecnologia AI: il sistema che produce questa tecnologia si sta isolando, vuoi per interessi o per competizione, e i controllori, che sarebbero elementi fondamentali in questo scacchiere, ahimè sono spesso delle fake.

Tutto molto umano. E sicuramente pericoloso.

22 SETTEMBRE 2026

La Bce fa sapere quanto e quando pagheremo per luce e gas. Il deficit italiano

· di Redazione

Lo studio di Francoforte mostra come il boom delle rinnovabili freni i rincari elettrici ma isoli l’Italia legata al gas. La trasmissione dei costi del metano alle famiglie accelera nel 50% dell’Eurozona, mentre le tasse coprono un terzo del prezzo.

La risalita delle quotazioni dell’energia all’ingrosso registrata nella prima metà del 2026 presenta dinamiche strutturalmente diverse rispetto alla crisi del 2021-2022: l’impatto sui mercati all’ingrosso è stato più contenuto e la trasmissione delle impennate del metano alle bollette elettriche è risultata smorzata dalla crescente produzione da fonti rinnovabili. Tuttavia, la ricaduta sui bilanci dei consumatori finali rimane disomogenea e complessa.

Secondo una analisi economica pubblicata dalla Banca Centrale Europea, intitolata “The uneven journey of wholesale gas and electricity prices to consumer bills”, la velocità con cui i rincari del gas si scaricano sulle bollette al dettaglio è notevolmente aumentata rispetto al 2022 per effetto della liberalizzazione contrattuale, mentre per l’elettricità i tempi di trasmissione continuano a essere lunghi e frammentati. A fare la differenza sono le specificità nazionali: se in Spagna e Francia il peso del gas nella formazione del prezzo dell’energia elettrica è crollato grazie a rinnovabili e nucleare, in Italia le bollette della luce rimangono ancora frequentemente agganciate al costo marginale del metano.

LO SHOCK DEL 2026 A CONFRONTO CON IL BIENNIO 2021-2022

I rincari dell’energia all’ingrosso si trasmettono alle bollette dei cittadini in modo diseguale e frammentato. Questa divergenza emerge dall’indagine della BCE, che confronta la prima metà del 2026 con il biennio critico 2021-2022. Nella precedente crisi energetica, la simultanea presenza di gravi siccità (che avevano abbattuto la generazione idroelettrica) e di estese manutenzioni sulle centrali nucleari francesi aveva costretto l’Europa a una dipendenza forzata dalle centrali termoelettriche a gas, proprio mentre lo scoppio della guerra in Ucraina contraeva drasticamente le forniture via tubo.

Nel 2026 la tensione sui mercati del gas è risultata comparabilmente inferiore e la capacità di generazione a basse emissioni di carbonio si è consolidata in molti Paesi. Di conseguenza, l’indice del costo totale dell’energia per l’area dell’euro – calcolato ponderando petrolio greggio in euro al barile, gas TTF olandese ed elettricità all’ingrosso in euro al megawattora sulla base del loro peso nei consumi finali UE fino al 2024 – ha mostrato aumenti più modesti rispetto al passato. Nello stesso tempo, i listini all’ingrosso dell’elettricità hanno evidenziato una crescente divaricazione tra i diversi mercati nazionali.

IL RUOLO SCUDO DELLE RINNOVABILI E IL CASO DELL’ITALIA

L’incremento della generazione da fonti rinnovabili ha attenuato il tradizionale meccanismo marginale secondo cui il prezzo del gas fissa il valore dell’elettricità. La relazione analitica della BCE dimostra che l’effetto delle rinnovabili sui prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica è negativo, non lineare e asimmetrico tra gli Stati.

Il divario emerge con chiarezza nell’analisi comparata delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Spagna, Francia e Italia), misurata su medie mobili a 365 giorni che aggregano anche fonti minori quali biomasse, geotermia, scisti bituminosi, torba e termovalorizzazione dei rifiuti. In Spagna, nazione che registra la quota più alta di elettricità rinnovabile, il numero di ore in cui il prezzo dell’elettricità è stabilito dal gas è sceso nettamente nel corso degli anni. Una situazione analoga si registra in Francia, dove la generazione nucleare domina il mix produttivo e la formazione delle tariffe.

Al contrario, l’Italia rappresenta l’eccezione negativa: nel nostro Paese il prezzo dell’elettricità continua a essere determinato con elevata frequenza dalle centrali a metano. Le stime econometriche – basate sul modello di Quintana (2024), che isola l’effetto depurando i dati dal prezzo del gas e dai permessi di emissione ETS – confermano che la presenza delle fonti pulite allontana i mercati dalla dipendenza dal gas, ma l’eredità dell’eccezione iberica (applicata tra giugno 2022 e febbraio 2023 in Spagna) e il nucleare francese accentuano il disallineamento italiano. Nel calcolo della soglia marginale oraria, la BCE adotta uno standard tecnico di 2 MWh di gas immesso per ogni MWh di elettricità generata, con un fattore emissivo di 0,4 tonnellate di CO2 per MWh prodotto.

LA COMPOSIZIONE DEI PREZZI AL DETTAGLIO: IL FRENO DELLE TASSE

Il passaggio dai listini all’ingrosso all’inflazione misurata dall’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IPCA) dipende dai quadri regolatori nazionali e dalla struttura finale della tariffa. I regimi al dettaglio possono essere regolamentati o a libero mercato, con revisioni a scadenze fisse o con formule indicizzate e flessibili: la trasmissione è massima e immediata laddove prevalgono contratti di mercato a tariffazione flessibile. Un elemento determinante di attenuazione della volatilità è costituito da oneri e fiscalità.

Nel 2025, imposte e tasse hanno rappresentato in media il 31% del prezzo finale del gas e il 27% del prezzo dell’elettricità per i consumatori dell’area euro posizionati nelle fasce mediane di consumo (identificate tra 20 e 199 gigajoule per il gas e tra 2.000 e 4.999 kilowattora per l’energia elettrica). Inoltre, nei mercati in cui i fornitori operano coperture finanziarie a lungo termine sui mercati futures con anni di anticipo, i rincari repentini ma brevi all’ingrosso esercitano un impatto marginale sulle famiglie.

LA VELOCITÀ DI TRASMISSIONE: GAS PIÙ RAPIDO, ELETTRICITÀ A MACCHIA D’OLIO

Negli ultimi quattro anni la velocità di trasmissione dei prezzi all’ingrosso a quelli al dettaglio è mutata sensibilmente. La diffusione di contratti con durate temporali più brevi e di tariffe agganciate ai valori spot ha accresciuto la frequenza delle revisioni dei prezzi al consumo.

Un’indagine condotta nel 2026 tra le banche centrali nazionali dell’Eurosistema ha certificato un’accelerazione per il comparto del gas: – in oltre il 50% dell’area dell’euro le variazioni del gas all’ingrosso si trasferiscono sull’indice IPCA entro un intervallo compreso tra 1 e 3 mesi; – in circa il 10% dell’area euro il passaggio avviene tra 4 e 6 mesi; – in circa un terzo dell’Eurozona la trasmissione richiede tra 7 e 12 mesi. Il dato più significativo riguarda il crollo della trasmissione lenta: la percentuale di Paesi in cui il recepimento del costo del gas richiedeva tra 13 e 24 mesi è precipitata da circa il 40% del 2022 a un marginale 5% nel 2026. Per l’energia elettrica la distribuzione temporale resta invece distribuita lungo un arco eterogeneo che va da meno di un mese fino a due anni, evidenziando una velocità media rimasta pressoché identica a quella registrata nel 2022.

IMPLICAZIONI SULL’INFLAZIONE

Le riforme strutturali maturate dal 2022 hanno modificato i canali di propagazione delle crisi energetiche. Da un lato, il peso crescente delle rinnovabili ha allentato il legame meccanico tra il gas e le quotazioni elettriche all’ingrosso; dall’altro, l’adeguamento statistico degli indici IPCA riflette con maggiore fedeltà le spese reali dei clienti finali. Ne deriva che gli shock sul metano si riversano sull’inflazione del gas con maggiore tempestività rispetto al passato, ma con ripercussioni meno violente sull’indice dell’elettricità.

Gli economisti di Francoforte avvertono tuttavia che l’equilibrio rimane precario. La domanda e l’offerta continuano a risentire delle turbolenze del conflitto in Medio Oriente e delle anomalie legate agli eventi meteorologici estremi dell’estate 2026. La trasmissione dei corsi all’ingrosso ai prezzi al consumo si conferma dunque una fonte primaria di volatilità a breve termine per l’inflazione complessiva dell’Eurozona, imponendo un monitoraggio continuo da parte delle autorità monetarie.

(Sebastiano Torrini su StartMag del 21/09/2026)

22 SETTEMBRE 2026

Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 22/09/2026

· di Redazione

Sommario Editoriale

La guerra alla droga continua a mostrare i suoi fallimenti: proibizionismo che genera violenza, traffici sempre più sofisticati, nuove sostanze letali, e persino accuse di crimini contro l'umanità. Nel frattempo, nei paesi che scelgono regolamentazione invece di repressione, i dati parlano di minori arresti e entrate fiscali significative. L'Italia resta ancorata a un modello punitivo che l'ONU critica apertamente, mentre le rotte del narcotraffico si moltiplicano e adattano. Serve una valutazione seria delle politiche in corso.

In questo numero

EDITORIALE

→ Editoriale. Intelligenza artificiale. Coscienza critica e preparativi

ARTICOLI

→ Droghe illegali. Italia unita con l’inizio della scuola

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 15 a 21 Settembre 2026

→ Osservatorio disservizi da 15 a 21 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 16/09/2026

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 15/09/2026

NOTIZIE

→ AFRICA. Cocaina: l'Africa Occidentale nuova rotta verso Europa e Usa

→ MESSICOMESSICO. La guerra civile nel cartello di Sinaloa devasta lo stato

→ USAUSA. Cannabis legale ma 186.581 arresti nel 2025 negli stati proibizionisti

→ MONDOMONDO. ONU, gli attacchi Usa contro presunte imbarcazioni di narcos potrebbero essere crimini contro l'umanità

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Le nuove droghe letali rendono ancora più difficile la lotta della Scozia contro la tossicodipendenza

→ USAUSA. L'esercito afferma di aver ucciso quattro persone in un attacco contro un presunto traghetto di narcotrafficanti nei Caraibi

→ ITALIAITALIA. Droghe e razzismo istituzionale. Forum Droghe: 'L'ONU accusa il modello punitivo italiano'

→ USAUSA. Cychlorphine, nuova droga sintetica 10 volte più forte del fentanyl arriva in California

→ USAUSA. Droni in Sud America per operazioni anti-narcos

→ USAUSA. Psilocibina contro la sindrome post-Lyme: studio pilota

→ USAUSA. Psilocibina contro i danni ai nervi causati dalla chemioterapia

→ USAUSA. Minnesota incassa 150 milioni di dollari nel primo anno di vendite di cannabis ricreativa

→ OLANDAOLANDA. A un anno dall'avvio dell'esperimento sulla cannabis, emergono le prime tendenze

→ GERMANIAGERMANIA. Cannabis legale. Reati in calo

→ BRASILEBRASILE. Ministero Giustizia respinge le accuse di Trump sul narcotraffico e le gang

→ MONDOMONDO. Trump inserisce India, Cina e Pakistan tra i 23 Paesi della droga

→ AMERICHE. Trump toglie il Venezuela dalla lista dei Paesi narcotrafficanti

→ GUATEMALAGUATEMALA. Nuovo snodo del narcotraffico tra cocaina e droghe sintetiche

→ FILIPPINEFILIPPINE. Duterte compare per la prima volta davanti ai giudici della Corte Penale internazionale

→ USAUSA. Bitcoin: Satoshi sarebbe un narco in carcere

→ AMERICHE. Cocaina liquida: il nuovo metodo di traffico che elude gli scanner

21 SETTEMBRE 2026

Independent Climate 100 del 2026. I più impegnati ambientalisti

· di Redazione

Per il terzo anno consecutivo, The Independent pubblica la sua lista dei principali ambientalisti del mondo, che individua gli attivisti, i promotori del cambiamento e gli innovatori che stanno apportando un contributo positivo e significativo per invertire la rotta della crisi climatica. La lista viene pubblicata questa settimana in concomitanza con la Climate Week NYC, dove The Independent organizzerà anche il proprio evento Climate 100.

Quando le condizioni meteorologiche da record diventano la nostra nuova normalità, l'effetto deleterio che la crisi climatica sta avendo sul mondo intero è indiscutibile. Quest'anno, il Regno Unito ha affrontato l' estate più calda mai registrata , in quasi 150 anni. Ciò ha incluso cinque ondate di calore, a partire da maggio, con temperature che hanno raggiunto i 38,1°C. Persino la Scozia, nota per le sue abbondanti precipitazioni, ha dovuto affrontare incendi nei Cairngorms , un fenomeno inaudito fino a pochi anni fa.

I risultati di un sondaggio commissionato da Greenpeace UK mostrano una nazione "fondamentalmente impreparata ad affrontare l'aumento delle temperature causato dai cambiamenti climatici ". Ciò ha comportato un aumento del 300% dei britannici che cercano impianti di aria condizionata , la chiusura di scuole e asili nido e oltre 2.700 decessi in eccesso in Inghilterra e Galles, secondo il Met Office .

In tutto il mondo, gli Stati Uniti hanno assistito a ondate di calore che hanno colpito 50 milioni di persone , con temperature fino a 40°C, mentre gli incendi in Francia e Spagna hanno costretto centinaia di migliaia di persone all'evacuazione. Il primo studio scientifico sulle devastanti inondazioni in Nepal ha rilevato che la crisi climatica è stata un fattore determinante nel crollo di un ghiacciaio, che ha causato centinaia di morti.

Le prove della crisi climatica sono state messe a nudo anche sulla scena mondiale, sotto gli occhi di tutti, durante i Mondiali di calcio del 2026 ospitati in Messico, Canada e Stati Uniti. Il caldo e l'umidità estremi hanno reso necessaria l'installazione di impianti di climatizzazione negli stadi e l'introduzione di pause per bere acqua, al fine di mantenere idratati i giocatori a temperature che raggiungevano i 33°C.

L'estate non è ancora finita, perché sono previsti eventi meteorologici ancora più estremi a causa di un "super" El Niño , un fenomeno naturale che si verifica ogni pochi anni e che ha origine nell'Oceano Pacifico, portando piogge più intense e tempeste nel Regno Unito durante l'inverno, e colpendo ancora più duramente Asia e Africa.

Tuttavia, questi estremi fisici stanno portando a un cambiamento di mentalità di fronte a prove così schiaccianti, persino tra coloro che in precedenza erano scettici. Ciò ha comportato anche azioni concrete, come dimostra la riduzione del 40% dei decessi legati all'inquinamento atmosferico a Londra . Nel frattempo, secondo Eurostat , nel 2025 le energie rinnovabili hanno rappresentato quasi il 50% del consumo energetico lordo europeo, rispetto al 16% del 2004 .

Fortunatamente, sono molte le persone, i gruppi e le aziende che si stanno impegnando per un cambiamento positivo più ampio in tutto il mondo. Ne troverete molti nella terza edizione della Climate 100 List di The Independent , pubblicata oggi e sponsorizzata da Octopus Energy.

Questo elenco non segue un ordine di importanza o una classifica. Si tratta piuttosto di un riconoscimento alle persone e alle aziende impegnate nella ricerca di soluzioni per il clima. Alcune si sono distinte di recente per il loro notevole contributo alla lotta contro il cambiamento climatico, mentre altre sono celebrate per il loro impegno e contributo a lungo termine, o addirittura per il loro impegno di una vita. Abbiamo anche chiesto a voi, nostri lettori, di nominare cinque eroi del clima sconosciuti.

La pubblicazione della lista coincide con la Climate Week NYC, uno dei più grandi eventi mondiali sul clima, durante il quale The Independent ospiterà il proprio evento Climate 100. L'evento includerà un discorso di apertura di David Miliband, CEO dell'International Rescue Committee.

Ecco quindi le persone straordinarie che stanno risolvendo le più grandi sfide del pianeta

21 SETTEMBRE 2026

Droghe illegali. Italia unita con l’inizio della scuola

· di Vincenzo Donvito Maxia

Il filo conduttore della nostra pensiola (isole comprese) - al pari di pasta, vino, parmigiano, prosciutti/salami e pecorini vari - è anche il consumo e lo spaccio di droghe illegali. Dovunque non mancano.

L’offerta segue la domanda (che rimane alta e cresce nonostante gli sforzi delle campagne istituzionali per scoraggiare i consumi).

Senza sottovalutare una domanda che più che talvolta si forma dopo l’offerta. Tipico è lo spacciatore che vende hashish ma che ha anche qualcosa di più pesante (in genere cocaina e pasticche di vario tipo) che, per avere più guadagni, cerca di rifilare ad un consumatore mediamente poco informato e che si fa convincere perché spesso queste droghe più pesanti gli vengono offerte in promozione, quando non addirittura gratis (soprattutto pasticche). Tutti i mercati, neri o bianchi che siano, sono simili, pasticche o cereali per colazione che siano.

Le cronache del fine settimana appena passato risentono della riapertura delle scuole e di città tornate ai loro ritmi abituali (spaccio e consumo di droghe sono “ritmi abituali”).

Questa nostra Italia si ritrova unita dalla Sicilia alla Lombardia, passando per Sondrio, Benevento, Catanzaro, Milano, Mantova, Viareggio, Firenze, Rimini, Rieti, Biella, Brindisi, Bologna, Vibo Valentia, Verbania, Arezzo, Venezia e Trento. Con particolare spicco a Roma dove, tra i diversi arresti, fanno più notizia i 24 del Quarticciolo con un migliaio di dosi tra crack, cocaina e hashish. In evidenza le crack-room di Catania (che documentamo con le foto diffuse dalla polizia). In tema di piantagioni, da notare le 9mila di Cagliari e le cinque (con un migliaio di piante) rinvenute in Calabria/Aspromonte. Napoli si distingue per il sequestro di droni che cercavano di portare sostanze illecite all’interno del carcere di Poggioreale per alleviare le sofferenze/solitudini dei reclusi… col 30-35% in attesa di giudizio… probabilmente anche perché i giudici sono troppo impegnati a star dietro alle questioni, piccole e grandi, delle droghe. Ricordandoci che, Poggioreale incuso, più di un terzo dei detenuti sono in custodia per fatti di droghe che, quasi sempre, commettono perché queste sono illegali... e anche qui relativo aggravio dei magistrati.

Consumatori sempre in crescita ringraziano gli spacciatori che sono riusciti a non farsi beccare dalle autorità di polizia. Mentre queste ultime, impegnate a correre dietro a spacciatori disperati o narcos di media e grande taglia, si sono impegnati a tal punto da distrarsi per compiti tipo sicurezza stradale (35 morti nello scorso fine settimana), convinti che, siccome ci sono i militari di “strade sicure” a far da vigili, tutto possa funzionare bene.

Ah, mentre scriviamo, i motori di ricerca e le agenzie continuano a sfornare fatti e nomi di altre città... ma dobbiamo pur mettere un punto.


Qui i numeri del proibizionismo italiano per la settimana appena trascorsa

Aduc edita un quotidiano online (nazionale ed internazionale) sulle droghe illegali

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

21 SETTEMBRE 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 15 a 21 Settembre 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 248.320
droghe pesanti (kg) 53.800
dosi droghe sintetiche 96.300
piante di cannabis 51.900
vittime
morti 3
arresti 1.898
giorni di reclusione 937

Settimana da 15 a 21 Settembre 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 2.200
droghe pesanti (kg) 8.900
dosi droghe sintetiche 1.900
piante di cannabis 2.100
vittime
morti 0
arresti 21
giorni di reclusione 15
21 SETTEMBRE 2026

Simboli religiosi a scuola. Crocifisso e hijad non sono simili? Sì ma ‘solo’ per la Costituzione

· di Vincenzo Donvito Maxia

La presidente del Consiglio dei ministri ha annunciato che nelle scuole sarà vietato indossare il burqa e l'hijab. Premesso che il burqa (anche se chiediamo se qualcuno ne abbia mai visto uno a scuola...) è già vietato in quanto in classe, come accade per chiunque intenda seguire le lezioni con un casco, non è consentito non mostrare i caratteri somatici del proprio volto, altro discorso per lo hijab, copricapo religioso. Simbolo religioso al pari della kippah ebraica e del crocifisso cattolico.

Che si fa, visto che l’art. 19 della Costituzione consente qualunque esposizione e propaganda della propria religione tranne che sia contrario al buon costume?

Si stabilisce che lo hijab è contrario al buon costume?

Magari poi, visto che molte nostre istituzioni sventolano drappi di Stati islamici, altrettanta contrarietà per la kippah?

Mantenendo, ovviamente, il crocifisso cattolico che, per essere giustificato, occorrerebbe una modifica dei Patti Lateranensi- art. 7 Costituzione (dopo la modifica del 1984 che aveva abrogato la cattolica come religione di Stato)?

Forse è il caso di dare un’occhiata alla legislazione francese in materia, che vieta l'ostentazione di simboli religiosi nelle scuole pubbliche. Certo, sappiamo che Macron non è amato dalla Meloni, ma sull’argomento sono d’accordo anche i suoi amici Le Pen e Bardella.

Tutto è possibile. Anche e soprattutto modificare i patti con Stati stranieri come quello del Vaticano, nonché modificare la Costituzione. Ma che lo si faccia. La cosa peggiore è dare esempio di violazione costante delle leggi, soprattutto a quegli studenti che si dicono di voler tutelare con queste presunte prossime disposizioni.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

21 SETTEMBRE 2026

Osservatorio disservizi da 15 a 21 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 15 a 21 Settembre 2026
Pubblica Amministrazione 34,50%
Telecomunicazioni 15,40%

Viaggi 11,10%

Energia 10,30%

Salute 8,30%

Prodotti finanziari 07,30%

Banca 6,10%

Acquisti 04,30%

Condominio 03,20%

Assicurazioni 02,0%

Diritti immigrati 01,50%

20 SETTEMBRE 2026

Abbiamo pagato degli studenti universitari circa 5 dollari a notte per dormire almeno 7 ore, e i loro voti sono migliorati rapidamente

· di Redazione

Pagare agli studenti universitari circa 5 dollari a notte per dormire sette ore ha permesso loro di dormire un quarto di notte in più a sufficienza e, di conseguenza, di ottenere voti migliori.

Questo è quanto emerso da uno studio che abbiamo pubblicato nel luglio 2026 .

Abbiamo fornito a oltre 1.100 studenti universitari dell'Università di Pittsburgh un Fitbit, un dispositivo indossabile per il monitoraggio dell'attività fisica simile a un orologio, e un'app che inviava promemoria per andare a dormire e feedback al mattino. Abbiamo selezionato casualmente 468 studenti e li abbiamo pagati circa 5 dollari per ogni notte in cui hanno dormito almeno sette ore, nell'arco di quattro settimane. Abbiamo verificato la quantità di sonno registrata utilizzando il dispositivo indossato.

Gli studenti avevano in media circa 19 anni e metà di loro erano matricole. Circa il 72% erano donne. Circa il 55% era di etnia bianca, il 28% asiatica, il 9% nera e il 4% ispanica.

Il nostro studio dimostra che offrire un incentivo finanziario immediato può aiutare gli studenti a raggiungere l'obiettivo di sette ore di sonno e che questi effetti possono persistere fino a un mese dopo il pagamento.

Non è solo un problema degli studenti

Circa un terzo degli adulti americani dorme meno di sette ore a notte e una percentuale simile afferma di desiderare di dormire di più. Tra adolescenti e giovani adulti, circa due terzi non raggiungono regolarmente le sette ore di sonno notturno raccomandate dalle autorità sanitarie .

Un importante ricercatore del sonno ha definito la privazione del sonno il comportamento ad alto rischio più diffuso.

La mancanza di sonno è collegata a obesità, diabete, ipertensione, malattie cardiache, ictus e morte prematura .

Un sonno irregolare predice il rischio di mortalità ancor più della durata del sonno . La privazione del sonno si ripercuote sul processo decisionale, anche su questioni come la partecipazione al voto .

Gli studenti sono esausti

Prima di apportare qualsiasi modifica, lo studente medio coinvolto nel nostro studio dormiva 6,6 ore a notte .

In media, metà degli intervistati andava a letto dopo l'una di notte, un quarto dopo le due di notte.

Gli studenti hanno dormito le sette ore raccomandate durante una tipica notte feriale solo nel 43% dei casi, e oltre l'85% non ha dormito a sufficienza almeno una volta alla settimana.

Inoltre, non sapevano quante ore di sonno riuscissero a dormire. Due terzi ci hanno detto di dormire solitamente sette ore, ma i dispositivi di monitoraggio hanno mostrato che solo circa un terzo degli studenti dormiva così tanto anche solo tre notti su cinque.

E il 94% ha affermato che la propria notte di sonno ideale sarebbe stata più lunga di quella che effettivamente dormiva.

Cosa hanno comprato i soldi

I 468 studenti a cui abbiamo offerto un sussidio giornaliero hanno raggiunto le sette ore di sonno nel 26% di notti in più rispetto ai 380 studenti a cui non è stato offerto il sussidio. Si tratta di un miglioramento significativo per un gruppo in cui meno della metà degli studenti raggiungeva già questo obiettivo.

Gli studenti che hanno ricevuto l'incentivo monetario hanno dormito 19 minuti in più a notte durante il periodo scolastico, all'incirca la differenza tra chiudere il computer portatile alle 23:40 o a mezzanotte.

Tra gli studenti che hanno beneficiato dell'incentivo economico, la loro media dei voti è aumentata di circa 0,08 punti in quel semestre, ovvero circa un quarto del divario tra gli studenti che si sono iscritti con voti delle scuole superiori superiori alla media e quelli che si sono iscritti con voti inferiori alla media.

Una volta interrotti i pagamenti dopo quattro settimane, gli studenti che avevano ricevuto il denaro continuavano a dormire circa otto minuti in più a notte per le restanti tre o quattro settimane dello studio. L'effetto è stato inferiore rispetto a quello osservato nel nostro studio, ma i nostri risultati suggeriscono che alcuni dei cambiamenti nelle abitudini del sonno sono persistiti fino a un mese dopo la fine dell'incentivo.

Gli effetti dell'intervento sul sonno e sulla media dei voti sono stati maggiori tra le matricole del primo semestre, le cui abitudini non sono ancora necessariamente consolidate.

Le ricompense funzionano, se arrivano subito

Anche la tempistica era importante: erogare il pagamento in un'unica soluzione alla fine del semestre, anziché ogni mattina, produceva solo circa due terzi dell'effetto sul sonno.

Gli effetti dell'intervento sulla media dei voti si sono attenuati nel giro di un paio di semestri accademici. I voti sono rimasti più alti nel semestre successivo, ma due semestri dopo non è stato più possibile rilevarne l'effetto.

I promemoria per andare a letto e i feedback mattutini, senza alcun incentivo economico, hanno avuto scarso effetto. Gli studenti che li ricevevano dormivano solo leggermente di più. Il problema non era la motivazione: quasi tutti affermavano di voler dormire di più. La difficoltà consisteva nel mantenere quell'intenzione notte dopo notte.

Investire nel sonno

I nostri risultati dimostrano che le università dovrebbero valutare in che modo l'ambiente che creano favorisce o ostacola le buone abitudini del sonno.

Le scadenze serali per la consegna dei compiti e le lezioni mattutine possono rendere più difficile per gli studenti dormire a sufficienza. Modificare alcune di queste caratteristiche ha un costo contenuto rispetto a molti programmi di supporto accademico e potrebbe valere la pena di sperimentare tali soluzioni insieme ad altri interventi rivolti direttamente agli studenti.

Promemoria e feedback potrebbero risultare più efficaci se cambiassero nel tempo, anziché diventare familiari e facili da ignorare.

Pochissime università o studenti considerano il sonno come parte di un investimento nell'istruzione, o si chiedono se gli orari e gli incentivi creati dalle scuole rendano più difficile dormire a sufficienza. I nostri risultati suggeriscono che dovrebbero farlo.

(Osea Giuntella - Professore associato di Economia, Università di Pittsburgh -, Sally Sadoff - Professore di Economia e Strategia presso l'Università della California, San Diego -, Silvia Saccardo - Professore associato di Scienze sociali e decisionali, Università Carnegie Mellon - su The Conversation del 15/09/2026)

20 SETTEMBRE 2026

‘Sport’ governativo. Cambiare nomi ma non contenuti. Dalle imposte alle scuole

· di Vincenzo Donvito Maxia

La presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, ha annunciato che è prossimo il cambio di nome degli istituti tecnico-professionali che, per non farli sembrare di minor valore, si dovrebbero chiamare licei.

Questa l’abbiamo già sentita di recente. Il bollo auto che non sarà più pagato da una parte dei possessori di veicoli ma che (Regioni in prima fila che ne sono beneficiarie) significherà una maggiore tassazione per tutti, inclusi quelli che non possiedono un veicolo. Cioè cambiare l’involucro ma non la sostanza.

Perché il problema dei futuri licei tecnico-professionali continuerà ad esistere. Cioé: genitori e non giovani maggiorenni che decidono in modo preponderante cosa faranno in futuro i loro figli. Decidere a 14 anni di prepararsi a lavorare, piuttosto che capire meglio per "maturare" di più su come funziona il mondo e poi decidere, non è il meglio che si possa offrire a dei giovani adolescenti. I licei, in linea generale, dovrebbero assolvere a questa funzione, con studenti bramosi di conoscenza, curiosità e spirito critico piuttosto che luoghi di apprendistato lavorativo, magari anche con percorsi di formazione scuola-lavoro che sono il top dello sfruttamento di forza-lavoro a basso costo e alto rischio (per gli studenti).

Con le dovute differenze, assomiglia a quando i genitori decidono chi devono sposare i loro figli che, se anche “da noi” non avviene come in alcune società selvagge a 12 anni, non cambia la sostanza della questione: futuri cittadini che non decidono con la propria testa sul proprio futuro e, di conseguenza, cittadini che partecipano consapevoli, e non per inerzia, nella comunità.

Non è una questione marginale, quella che ricordiamo, ma sostanza di una società che si basi su individui che partecipino consapevoli e liberi al proprio futuro, sì che siano cittadini di altrettanta sostanza piuttosto che sudditi.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

19 SETTEMBRE 2026

Cpr, gli atti giudiziari smontano il teorema dei pm su medici e certificati

· di Redazione

Un'inchiesta del quotidiano il manifesto, firmata da Mario Di Vito, mette in discussione le basi dell'indagine della procura di Ravenna che ha coinvolto decine di medici accusati di aver rilasciato falsi certificati di inidoneità per impedire il trasferimento di migranti nei Centri per il rimpatrio (Cpr). Secondo la ricostruzione degli atti giudiziari pubblicata dal manifesto, diversi elementi centrali dell'impianto accusatorio risulterebbero più fragili di quanto sostenuto dagli inquirenti.

Il punto cruciale riguarda i moduli utilizzati dai sanitari per dichiarare l'inidoneità dei migranti al trattenimento. Secondo quanto ricostruito dal manifesto, questi documenti non sarebbero stati creati appositamente per aggirare la normativa, ma corrisponderebbero a modelli riconducibili alle stesse indicazioni fornite dal Viminale. Allo stesso tempo, dagli atti emergerebbero casi di persone comunque trasferite nei centri senza che fosse stata effettivamente svolta una visita medica completa, come previsto dalla direttiva ministeriale che regola l'organizzazione dei Cpr. L'inchiesta della procura di Ravenna, guidata dai pm Daniele Barberini e Angela Scorza, era emersa pubblicamente nel febbraio scorso dopo una serie di perquisizioni della Squadra mobile che avevano coinvolto il reparto di Malattie infettive dell'ospedale della città. Nei giorni scorsi l'indagine si è ampliata con altre 23 perquisizioni personali e informatiche in nove province italiane - tra cui Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese - nei confronti di oltre venti medici, con l'ipotesi di reato che si è aggravata fino a contemplare l'associazione a delinquere.

Al centro dell'inchiesta ci sono le certificazioni di "non idoneità" rilasciate da alcuni sanitari per impedire l'ingresso di migranti irregolari nei Cpr. Secondo l'accusa, un gruppo di medici avrebbe condiviso informazioni e strategie attraverso chat, comunicando tra loro il numero di certificazioni negative rilasciate e realizzando una sorta di mappatura nazionale dei casi. Tra gli indagati figura anche l'infettivologo Nicola Cocco, noto per il suo impegno pubblico nel movimento contrario ai centri di permanenza per il rimpatrio.

Il manifesto sottolinea però come il sistema dei rimpatri coinvolga una catena lunga e articolata di soggetti diversi - forze dell'ordine, prefetture, questure, giudici, gestori privati delle strutture e personale sanitario - ciascuno sottoposto a obblighi differenti. Il medico, in particolare, non potrebbe essere equiparato a chi materialmente esegue il trattenimento: la sua funzione, ricorda l'inchiesta, è quella di introdurre un limite sanitario alla possibilità dello Stato di esercitare la coercizione su una persona, sulla base del Codice deontologico e dell'articolo 32 della Costituzione, che tutela il diritto alla salute.

Il titolo scelto dal manifesto per l'inchiesta - "i Cpr sono un inferno" - non sarebbe una formula giornalistica a effetto, ma il riferimento a una documentazione consolidata negli anni sulle condizioni materiali della detenzione amministrativa in Italia. Testimonianze raccolte da medici, avvocati, garanti dei diritti dei detenuti, parlamentari e operatori del settore descriverebbero da tempo situazioni di forte disagio nei centri, con episodi ricorrenti di autolesionismo, proteste e tentativi di suicidio tra le persone trattenute, a fronte di una quota limitata di rimpatri effettivamente eseguiti rispetto al totale di chi transita nelle strutture.

La vicenda giudiziaria di Ravenna ha riacceso il confronto politico sulla direttiva ministeriale del 2022, la cosiddetta direttiva Lamorgese, che disciplina l'obbligo della visita medica di idoneità prima o entro 24 ore dall'ingresso nei Cpr. Nelle settimane scorse il Viminale aveva inviato una circolare alle prefetture per accelerare le procedure di trattenimento, mentre in Parlamento sono state presentate proposte per eliminare l'obbligo della visita preventiva, spostando gli accertamenti sanitari a un momento successivo all'ingresso nella struttura.

19 SETTEMBRE 2026

L'Intelligenza Artificiale risolve uno dei 7 problemi del Millennio: aspetti positivi e rischi delle scoperte

· di Marco Solferini
JPxG - Wikimedia
Foto: JPxG — Wikimedia (Public domain)

L'IA avrebbe risolto uno degli storici problemi mai risolti dall'umanità, denominati "problemi matematici del millennio": segnatamente, l'equazione di Navier-Stokes, che descrive il movimento dei fluidi viscosi come l'acqua e l'aria, fondamentali per progettare aerei, fare previsioni meteorologiche o analizzare la diffusione degli agenti inquinanti.

Fra i passaggi più indicativi della fase di miglioramento di questa tecnologia, che precede quella di accelerazione, è del tutto logico che ci siano rilevanti risultati anzitutto nella matematica e nella fisica. Tuttavia occorre riflettere su cosa tutto ciò possa significare e su quali implicazioni abbiano scoperte così fondamentali ottenute attraverso l'IA: quale ruolo si prospetta per la ricerca umana e che significato potrebbe avere, nell'immediato futuro, una presenza "irrinunciabile" dell'IA in ogni stadio o fase della ricerca stessa.

Esisterà un'innovazione senza l'IA?

Chi detiene le chiavi del controllo dei sistemi più avanzati potrebbe usarli a proprio esclusivo vantaggio, come in una trama da Avengers?

Sono domande importanti che dovrebbero aprire a considerazioni pratiche, le quali tuttavia vengono ignorate da chi dovrebbe vigilare. Cerchiamo quindi di osservare più da vicino i vantaggi e i potenziali rischi, a cominciare da questa notizia sulla risoluzione di uno dei sette problemi matematici del millennio.

In realtà non v'è nulla di sorprendente. Trattandosi di un problema di matematica (termine in realtà poco corretto, che sarebbe meglio identificare come un enigma), la capacità dei matematici di risolverlo è limitata, considerando il rapporto di massima produzione in ragione dell'età del cervello umano in questo campo. L'IA si è avvalsa di un metodo scientifico probabilistico grazie alla potenza di calcolo e, quindi, di elaborazione. Lo avremmo risolto anche noi se avessimo potuto collegare tantissimi cervelli e farli lavorare come una sorta di "unimente".

Occorre fare una doverosa precisazione: sussiste, nel momento in cui questo articolo viene scritto, una pretesa da parte di due insigni matematici i quali sostengono che l'IA in questione abbia copiato alcune ricerche che loro stavano già portando avanti privatamente. Sul punto, ovviamente, non ci sono elementi per sbilanciarsi, al di là del fatto che la cosa merita di essere citata per correttezza.

Tuttavia, questo ci permette di introdurre due argomenti molto importanti e rilevanti sui quali dovremmo riflettere di più e meglio. Si tratta di due pericoli molto reali — non come quelli che sgranocchiano i teorici della sicurezza per farsi accreditare presso i policy maker, e sui quali ho già più volte insistito negli ultimi tre anni:

  1. Le capacità produttive dell'IA corrono il rischio di deprimere la ricerca umana. Studiosi e ricercatori che dedicano molto del proprio tempo e delle proprie risorse a una ricerca potrebbero sentirsi dissuasi dal fatto che un'IA possa bypassarli nel giro di pochi minuti. Ora, tornando all'esempio in questione: se questi due matematici avessero veramente sviluppato la stessa soluzione cui è pervenuta l'IA in appena 10-12 minuti, si troverebbero con un lavoro portato avanti per oltre un anno andato in fumo. Un anno di vita. Torno quindi a ribadire ancora, e con tutta la chiarezza di cui dispongo, che l'avvento dell'IA nella fase di accelerazione corre il rischio di deprimere COMPLETAMENTE le generazioni che si sono affermate sullo studio come lo abbiamo sempre inteso (chiamiamolo il vasto arcipelago del sistema scolastico). È proprio l'istruzione che deve essere ripensata radicalmente. Ci sono due, forse tre generazioni che sono a scuola, alle superiori o magari già all'Università, che sono troppo giovani per il lavoro ma corrono il rischio di essere troppo vecchie per via dell'IA. È un pericolo serissimo. Fra non molto avremo solo una conoscenza e delle scoperte che saranno conseguenza dell'IA.

  2. Le cause legali. L'uso dell'IA porta a situazioni in cui si potrebbe dover stabilire in che percentuale sia dovuta la novità. È un problema che conoscono molto bene gli startupper quando creano le loro società nella scienza o nella tecnica: infatti, se la società non funziona non interessa a nessuno, ma se ha un seguito scatta l'attività di patent trolling, finalizzata a sostenere che, in tutto o in parte, l'innovazione abbia copiato da terzi. In questo caso, quello dell'enigma e dei matematici, è possibile (e si badi che uso il condizionale volendo formulare un'ipotesi) che l'IA sia giunta alle medesime conclusioni della ricerca umana, ossia che l'abbia ripercorsa per poi andare oltre. Questo non vuol dire che quanto ipotizzato dai ricercatori fosse sbagliato, solo che l'IA l'ha perfezionato. La strada era quella giusta. Facciamo un paragone con una corsa di automobili: abbiamo un'auto che è in testa, ma poi ne arriva un'altra con un motore più potente e veloce che la sorpassa e arriva per prima. Questo non accade all'ultimo miglio, ben inteso, ma strada facendo. Quindi c'è un problema, perché non possiamo veramente sapere se la ricerca umana sarebbe arrivata allo stesso risultato o meno, oppure se ci sarebbe arrivata solo dopo molto tempo. Nel contempo, è ragionevole che sulla base dei risultati in corso d'opera si cerchi di sviluppare un modello, anche di business. Si pensi a tutte le volte in cui si comincia in piccolo e poi si chiedono capitali per diventare un po' più grandi: questi capitali chi te li darà più se un'IA può sorpassarti? Anche su questo argomento ho più e più volte scritto negli ultimi anni. Se non altro, ho la consolazione del fatto che alcuni mi hanno copiato e hanno riproposto il medesimo quesito negli ultimi 3-4 mesi; lo hanno fatto anche in maniera colorita, a mezzo di supporti di cui io non dispongo e con alle spalle una specie di think tank che fa finta di essere prestigioso e, come tale, più credibile. Com'è umano questo comportamento...

La soluzione è ancora una volta quella che io mi sento di sostenere: una responsabilità del produttore dell'IA. Non possono esserci due livelli di ricerca come invece si sta affermando attualmente, anche attraverso una curiosa struttura di trust che parcellizzano i diritti di sfruttamento delle IA più evolute per i privati. Davvero interessanti e da leggere le letters of intent che vengono concepite per questo genere di tecnologia, in mano a trustee che poi le girano alle controllate dei settlor, spesso partecipate dagli stessi capitali della major che crea l'IA e dai fondi d'investimento. Ciò porta a due tipologie di soggetti: da un lato i potentati della finanza (nulla di nuovo) e dall'altro la presenza dello Stato — in particolare quello americano — sotto forma di capitali privati, ma con soci riconducibili al pubblico (in particolare ai servizi segreti: la mitica CIA e molte altre sigle) oppure a quel mercato grigio di società che gravitano attorno alla difesa e alla sicurezza nazionale stile Homeland Security.

Il risultato è: tecnologia on demand in mano a tutti con ritorni commerciali da un lato; tecnologia avanzata in mano a pochi dall'altro, con diritti di sfruttamento molto riservati e difficili da tracciare, protetti dal potere pubblico attraverso la sua stessa partecipazione strategica con le armi tipiche di chi si occupa di difesa e segretezza. Anche questo è davvero molto umano.

Viceversa, gli umani hanno figurato questa risoluzione come una lampadina che si vorrebbe accendere al grido di "Eureka!", stile fumetto, in una qualche polverosa stanza dove un matematico simile al celebre John Forbes Nash Jr. (interpretato da Russell Crowe nel film A Beautiful Mind), tra lavagne e fogli stracolmi di equazioni che per i profani sembrano geroglifici impazziti, ci sarebbe riuscito.

È abbastanza atteso e scontato che l'IA ottenga questo tipo di risultati. Il punto è che fa notizia per il modo in cui viene proposta la soluzione, come se ci fosse una competizione uomo-macchina intelligente. Siamo sempre sulla falsa riga del voler insinuare che questo miglioramento non sia un upgrade delle possibilità offerte dall'evoluzione, ma una sorta di mostro di Frankenstein che ci invia questi messaggi come avvertimenti.

In realtà, ben venga la soluzione di questo problema: è un nuovo vantaggio, un passo avanti nell'esplorazione, nell'indagine e nella costruzione del domani. Questa paura del dogmatico, che sembra quasi spingerci a preferire l'ignoranza, è essa stessa un pericolo. Una chiusura. Una resistenza.

Siamo così desiderosi di continuare come siamo da rifiutare l'idea che un domani potremmo volare o nuotare respirando sott'acqua? È una metafora, si badi, da non prendere alla lettera.

Tuttavia, l'autogestione delle funzionalità più avanzate dell'IA è oggi paragonabile ai superpoteri della Marvel o della DC. Come tale, è intuibile la ragione per cui chi gestisce queste tecnologie vorrebbe tenere riservati i sistemi più avanzati e commercializzare gli altri. Accesso alle scoperte e percorso della conoscenza valgono più di qualunque mole di miliardi di guadagno.

Ci sono già risultati incredibili in problemi che non hanno nemmeno ancora una definizione. Nella cosmologia e nella fisica quantistica forse dovremmo addirittura trovare nuovi nomi per nuove scienze. Lo studio dell'energia nell'Universo ci rivelerà qualcosa che è milioni di volte avanti rispetto a ciò che stiamo ipotizzando. La realtà supererà a tal punto la fantasia che ci chiederà di predisporci ad accogliere un concetto trasformativo che non implica semplicemente il giusto o lo sbagliato, il bene o il male: andrà oltre. Io la definisco la "tecno-essenza". Forse alcuni ne parlerebbero come di una "coscienza" che abbraccia la materia attraverso l'energia.

Ci sono ricerche che stanno stimolando investimenti macroscopici perché è come leggere un romanzo di fantascienza: ogni pagina appassiona sempre di più perché sembra portare a rivelazioni che non hanno nulla di pericoloso, ma che rappresentano la grandiosità di ciò che ci circonda, della realtà costante e di quella che ad oggi ci è nascosta dai limiti dell'essere umano.

Ci stiamo per innalzare dal ruolo di specie confinata su un pianeta a quello di specie consapevole (perché fino ad oggi non lo siamo: abbiamo una parziale nozione di conoscenza che non è nemmeno lo $0,0001^n$ del creato).

Rispondiamo a questa possibilità con l'incapacità di gestire una tecnologia trasformativa perché abbiamo paura che sia controllante o che impari ad apprendere? Sapete, è un po' come affermare che l'Universo è talmente grande, immenso e sterminato che per forza ci devono essere non una, ma milioni e milioni di altre specie oltre la nostra... ma sia mai che entrassimo in contatto per sbaglio con una tecnologicamente superiore, perché altrimenti ci farebbe per forza del male!

Vogliamo conoscere e apprendere solo ciò che ci è inferiore e che possiamo gestire? Questo è l'intendimento di una specie che consuma in modo esasperante le risorse del pianeta che la ospita, fintanto che le risorse non bastano più, trasformando la sua casa e il suo punto di partenza in una tomba.

Ovunque, il futuro potrebbe essere inospitale e carico di sfide. Ma è il futuro: non per scelta, ma per destino. Guardate l'IA non come un buco nero che vi potrebbe risucchiare verso l'ignoto, ma come un ponte che ci permette di superare i nostri limiti. È il passaggio dall'età del bronzo a quella del ferro. È la scoperta della ruota. È ciò che siamo destinati a essere.

19 SETTEMBRE 2026

L’Italia invecchia ma continua a non avere abbastanza posti nelle Rsa

· di Redazione
Annabel Podevyn - Unsplash
Foto: Annabel Podevyn — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

L’Italia è continuerà ad essere il Paese più vecchio d’Europa: un quarto della popolazione ha già superato i sessantacinque anni, eppure il sistema di cura per gli anziani non autosufficienti arranca da decenni. Con soli ventidue posti letto ogni mille abitanti over 65, l’Italia si colloca in fondo alla classifica dei Paesi Ocse, che registrano una media di quarantuno nel 2023. Il gap è strutturale e geograficamente feroce: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni mille residenti, mentre nel Sud solo 3,4.

«La domanda di posti in Rsa crescerà sensibilmente in Italia. Nel 2030 ci saranno circa cinque milioni di anziani non autosufficienti, due milioni in più rispetto ai quasi tre milioni di oggi», spiega Massimo Blasoni, fondatore e proprietario della fondazione di Sereni Orizzonti, uno dei leader italiani nella costruzione e gestione di Rsa, con 110 strutture per 7.500 posti letto distribuiti tra Italia e Spagna, 3.800 dipendenti e un’esperienza che quest’anno diventa trentennale.

Il traguardo coincide con un grande piano di sviluppo da duecento milioni di euro per la realizzazione di venti nuove Rsa sul territorio nazionale, anche al Sud, sorretto dalla convinzione che in Italia mancano posti letto nelle Rsa. Queste strutture stanno inoltre assumendo sempre di più un profilo sanitario: i ricoveri ospedalieri richiedono appropriatezza e, nei fatti, le lungodegenze degli ospedali vengono sostituite dalle Rsa che accolgono anziani con autosufficienze sempre più severe. Occorre però che le nuove strutture siano più belle ed ecosostenibili. Una parte importante degli immobili che accolgono istituti per anziani in Italia è ampiamente datata.

Le nuove venti Rsa di Sereni Orizzonti, in parte già avviate, in parte in fase di cantieramento, in Toscana, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Veneto e Sardegna, sono costruite in conformità ai princìpi Environment, Social and Governance (Esg) e adottano soluzioni che permettono di ridurre il fabbisogno energetico e idrico (quindi l’impatto ambientale) e assicurare un contesto di lavoro sicuro grazie all’implementazione della domotica.

Tuttavia la qualità nelle Rsa non dipende soltanto dagli edifici ma anche e soprattutto dal personale. Esistono in Italia sia notevoli carenze nella reperibilità di Oss e infermieri, sia esigenze, spesso eluse, di formazione continua degli operatori. Occorre rendere più attrattivo il lavoro. Per questo Sereni Orizzonti ha avviato un programma strutturato di formazione gratuita per gli operatori sociosanitari – corsi di aggiornamento, percorsi di carriera interni, accesso a qualifiche professionali superiori – affiancato da una revisione degli orari di lavoro per renderli più compatibili con le esigenze di vita.

Una scelta non filantropica ma strategica: in un settore dove il turnover è endemico e il reclutamento sempre più difficile, trattenere il personale qualificato vale più di qualsiasi altra ottimizzazione gestionale. In qualche misura anche l’ecosostenibilità può essere legata a benefit per il personale. Un esempio concreto? Sereni Orizzonti ha avviato un progetto con MET Italia Energy Solutions per la realizzazione di una Comunità Energetica Rinnovabile (Cer) nelle strutture di nuova costruzione.

Una Cer è una rete locale di produzione e condivisione di energia pulita: i pannelli fotovoltaici installati nelle Rsa producono l’energia necessaria al proprio fabbisogno, mentre quella in eccesso viene distribuita alla comunità circostante. Ma il vantaggio non si ferma al territorio: una quota dell’energia prodotta viene destinata ai dipendenti del gruppo che risiedono nelle vicinanze della struttura, permettendo così di abbattere i costi in bolletta.

C’è infine un tema che nessun operatore del settore può ignorare e che pochi politici hanno ancora il coraggio di affrontare apertamente: chi paga la Rsa? Oggi in Italia la risposta è quasi sempre la famiglia. La retta media è intorno ai 1.700-2.000 euro al mese, ma può superare i 3.000 nelle strutture del Nord. I costi ricadono spesso sulle famiglie, che devono integrare le rette o, nei casi più critici, rinunciare all’assistenza. In altri Paesi europei esiste da decenni un’assicurazione pubblica obbligatoria per la non autosufficienza – la cosiddetta Long Term Care (Ltc) – che garantisce a ogni cittadino una copertura in caso di perdita dell’autonomia.

In Germania il sistema è obbligatorio e finanzia una quota significativa dei costi residenziali. In Italia l’unica risposta pubblica strutturata rimane invece l’indennità di accompagnamento, bloccata a livelli inadeguati da anni. «Servono scelte coraggiose», conclude Blasoni. «Un’assicurazione obbligatoria per la non autosufficienza, sul modello tedesco, permetterebbe a molte più famiglie di accedere a strutture di qualità. Diversamente il rischio è di costruire Rsa che rimarranno fuori dalla portata di molti che pure ne avrebbero bisogno».

19 SETTEMBRE 2026

Un mosaico di stati cellulari 

· di Primo Mastrantoni
CDC - Unsplash
Foto: CDC — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Dentro ogni organo, sotto la superficie ordinata che la biologia ci ha insegnato a riconoscere, esiste un paesaggio molto più dinamico di quanto immaginiamo. Non è fatto solo di cellule che “svolgono il loro compito”, come piccoli impiegati disciplinati. È un mosaico in movimento, un brulicare di identità che cambiano, si adattano, si trasformano.

Le cellule non sono mai davvero ferme. Crescono, riparano, reagiscono allo stress, si reinventano quando l’ambiente lo richiede. Ma questa metamorfosi non lascia sempre tracce evidenti nei geni: il DNA è una biblioteca, non un diario. Per capire cosa una cellula sta facendo adesso, bisogna guardare altrove.

Bisogna guardare dentro.

Gli organelli: le stanze segrete della cellula

Ogni cellula è una casa con molte stanze, e ciascuna stanza racconta una storia diversa. I mitocondri pulsano come centrali elettriche, modulando la loro forma e il loro numero quando serve più energia. I lisosomi sono officine di smaltimento, che si espandono quando la cellula deve disintossicarsi. Il reticolo endoplasmatico è un laboratorio chimico, che si rimodella quando la cellula produce più proteine del solito.

Questi organelli non sono semplici “pezzi di ricambio”: sono indicatori viventi dello stato cellulare. Osservarli significa leggere la cellula come si leggerebbe un volto: le rughe, la tensione, la luce negli occhi.

Il linguaggio silenzioso degli organelli

Quando un organo cresce, le sue cellule cambiano mestiere. Quando un tessuto si ferisce, alcune cellule diventano riparatrici, altre sentinelle. Quando arriva uno stress — un’infiammazione, una tossina, un cambiamento metabolico — gli organelli si riorganizzano come una squadra che corre ai ripari.

È un linguaggio silenzioso, fatto di:

* mitocondri che si allungano o si frammentano

* perossisomi che aumentano per neutralizzare radicali liberi

* vacuoli che si espandono per immagazzinare nutrienti o scarti

* reticoli che si piegano, si gonfiano, si distendono

Ogni organello è un indizio. Ogni indizio è un frammento di storia. E la somma di queste storie compone lo stato cellulare.

Un organo non è mai uniforme

Immagina un fegato: sembra un blocco compatto, omogeneo. In realtà è un arcipelago di micro mondi. Cellule che metabolizzano zuccheri, cellule che filtrano tossine, cellule che immagazzinano grassi, cellule che si preparano a dividersi.

Ognuna con organelli diversi, ognuna con un ruolo diverso, ognuna con una traiettoria diversa. È un mosaico che cambia di minuto in minuto.

E questo vale per tutti gli organi: cervello, cuore, polmoni, pelle. Non esiste un “tipo cellulare” fisso. Esiste una popolazione in movimento, un caleidoscopio di stati.

Perché questa scoperta è rivoluzionaria

Capire gli organelli significa capire:

* come un tumore cambia identità per sfuggire alle terapie

* come un tessuto si rigenera dopo una ferita

* come le cellule immunitarie decidono se attaccare o tollerare

* come l’invecchiamento modifica la capacità di rispondere allo stress

Significa, in altre parole, leggere la vita mentre accade.

La genetica ci dice chi è la cellula. Gli organelli ci dicono cosa sta facendo. E spesso, è questa la risposta che fa la differenza.

Dentro ogni organo c’è un mosaico di stati cellulari, un paesaggio vivo che cambia come un cielo attraversato da nuvole. Gli organelli sono le sue mappe, le sue impronte, i suoi segnali. Osservarli non è solo un esercizio di curiosità: è un modo nuovo di comprendere la biologia, più vicino alla realtà, più vicino alla vita.

17 SETTEMBRE 2026

Solo un genio del male poteva abolire il bollo auto in questo modo

· di Gian Luigi Corinto
Markus Winkler - Unsplash
Foto: Markus Winkler — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nell’idea di abolire il bollo auto per trasformarla nell’ennesima promessa elettorale. Non perché il bollo sia una tassa amata — tutt’altro — ma perché una politica pubblica non si giudica dal fastidio che rimuove, bensì dagli effetti complessivi che produce.

La misura approvata dal Consiglio dei ministri riguarda dal 2027 le automobili fino a 80 kW e tutti i motocicli, con un costo stimato tra 2,3 e 2,5 miliardi di euro. Per ora si tratta di un’esenzione prevista per un solo anno, non di un’abolizione definitiva.

Il bollo è una tassa regionale. Il suo gettito finanzia i bilanci delle Regioni e delle Province autonome. Nel 2022 le entrate hanno raggiunto circa 7,17 miliardi di euro. Se lo Stato cancella una parte di questa entrata, le Regioni devono essere compensate. I fondi stanziati, però, non arrivano dal nulla, ma vengono dal bilancio pubblico, cioè dalla fiscalità generale, dal debito o dalla rinuncia ad altri interventi. Il cittadino potrà forse risparmiare sul bollo, ma pagherà indirettamente il costo della misura attraverso minori servizi, nuove imposte (per forza!) o maggiore indebitamento. Non è una riduzione magica della pressione fiscale. È uno spostamento dei conti.

Il bollo presenta difetti evidenti. È legato al possesso e non all’effettivo utilizzo dell’auto, colpisce anche chi percorre pochi chilometri e non tiene sempre conto della situazione economica del proprietario. Questi problemi avrebbero dovuto condurre a una riforma, non a una cancellazione indistinta. Si potevano prevedere agevolazioni per le famiglie in difficoltà, per le persone con disabilità, per chi vive in territori privi di trasporto pubblico o per chi possiede veicoli meno inquinanti.

L’esenzione senza limiti di reddito, invece, rischia di assegnare lo stesso beneficio a chi usa l’automobile per necessità e a chi potrebbe tranquillamente sostenerne il costo. E magari le auto piccole sono della moglie di un notaio o di un facoltoso commerciante. Dov’è l’equità?

La decisione è discutibile anche dal punto di vista ambientale. L’esenzione riguarderà soprattutto una larga parte del parco automobilistico tradizionale e rafforzerà l’idea che possedere un veicolo privato debba essere fiscalmente premiato. In un Paese che dovrebbe ridurre traffico, emissioni e dipendenza dall’automobile, si potevano finanziare abbonamenti al trasporto pubblico, collegamenti nelle periferie, mobilità studentesca e incentivi per sostituire i veicoli più inquinanti.

Il danno più grave, tuttavia, è civico. L’abolizione del bollo trasmette l’idea che ogni tassa sia un sopruso e che governare significhi semplicemente cancellare ciò che i cittadini detestano. Le tasse possono essere ingiuste, sproporzionate o mal gestite. In quel caso vanno riformate e controllate. Ma presentarle sempre come un furto significa distruggere la consapevolezza del rapporto tra entrate pubbliche e servizi collettivi.

Definire il promotore della misura un “genio del male” è senza dubbio polemico, ma non del tutto ingiustificato. L’operazione è politicamente astuta perché tutti vedono il risparmio annuale, mentre pochi vedono il trasferimento di costi alle Regioni e alla fiscalità generale.

È una politica del sollievo immediato, non della soluzione. Non affronta i problemi della mobilità italiana, trasporto pubblico insufficiente, strade maltenute, sicurezza, inquinamento e disuguaglianze territoriali. Il bollo avrebbe bisogno di una riforma in vista di più equità, maggiore attenzione alle emissioni, esenzioni mirate e destinazione trasparente delle entrate alla manutenzione e al trasporto pubblico. Abolirlo senza una strategia significa premiare il possesso dell’automobile, indebolire i bilanci regionali e alimentare l’illusione che i servizi pubblici possano essere finanziati senza risorse.

Non è riformismo. È populismo fiscale con il conto rinviato a domani.

17 SETTEMBRE 2026

Vuoi aiutare il Nepal a riprendersi dalle devastanti alluvioni? Ecco cosa devono sapere i turisti

· di Redazione

Le catastrofiche inondazioni che hanno colpito il Nepal e il Tibet alla fine di agosto hanno causato distruzioni diffuse ed enormi perdite di vite umane, provocando la morte di almeno 1.386 persone , mentre migliaia risultano ancora disperse.

Da allora, la priorità immediata è stata giustamente quella di fornire soccorso, assistenza e ripristinare i servizi essenziali .

Ma sin dalle devastanti alluvioni, il Nepal ha lanciato appelli ai turisti internazionali affinché non annullino i loro piani di viaggio. Gran parte del paese è ancora aperta ai visitatori. Senza il turismo, quello che è stato un disastro per alcune zone del paese finirà per danneggiare le comunità di tutta la nazione.

Per un Paese così dipendente dal turismo, una delle domande più difficili ora è quando e come incoraggiare i visitatori a tornare.

1 posto di lavoro su 7 dipende dal turismo

Quasi 1,16 milioni di turisti stranieri hanno visitato il Nepal lo scorso anno, il miglior risultato da prima della pandemia di COVID.

Il turismo sostiene circa il 15% dell'occupazione in Nepal , quasi un lavoro su sette, e i suoi benefici si estendono dagli hotel e dalle compagnie di trekking alle guide, ai portatori, ai ristoranti, agli operatori dei trasporti e alle comunità remote. Il settore contribuisce per circa il 6-8% al prodotto interno lordo del Nepal.

Ma i disastri passati in Nepal e altrove dimostrano che far ripartire il turismo nel modo giusto può essere sorprendentemente difficile.

Incoraggiare il ritorno dei turisti troppo presto può ostacolare la ripresa. Aspettare troppo a lungo, invece, può esporre le comunità che dipendono dal turismo a una seconda crisi economica.

Il pericolo è che l'impatto economico di questo disastro possa estendersi a livello nazionale, raggiungendo una portata ancora maggiore rispetto alle inondazioni stesse.

Lezioni tratte dai disastri passati

I turisti reagiscono non solo al rischio effettivo, ma anche a ciò che credono che il rischio sia. La copertura mediatica, i social media e i consigli di viaggio contribuiscono a plasmare queste percezioni.

Per chi viaggia da lontano, la notizia di un "disastro in Nepal" può facilmente trasformarsi nella falsa impressione che "tutto il Nepal sia pericoloso".

Questo crea quella che potremmo definire un'“impronta percettiva”, che può essere considerevolmente più ampia dell'area fisicamente interessata.

Il Nepal ha vissuto questa esperienza dopo i terremoti di Gorkha del 2015 , che hanno causato la morte di oltre 8.800 persone.

Nel 2015 gli arrivi internazionali sono diminuiti del 32% rispetto all'anno precedente, nonostante le principali destinazioni, tra cui Pokhara nell'Himalaya e Chitwan, non siano state direttamente colpite.

Le immagini di templi, edifici e comunità danneggiati hanno comunque contribuito a creare una percezione molto più ampia di un paese devastato.

Il Nepal si è poi ripreso con forza. Il numero di visitatori ha ricominciato a crescere nel 2016, raggiungendo il record di 940.000 nel 2017 .

Le autorità turistiche si sono avvalse dei media internazionali, di collaborazioni e dei post dei turisti sui social media per dimostrare che le persone stavano tornando in sicurezza in molte zone del paese.

Le stesse problematiche si sono presentate in altre destinazioni turistiche colpite da calamità naturali.

Le alluvioni del Queensland del 2011, in Australia, hanno causato 33 vittime e danni ingenti in un'area vasta quanto la Francia e la Germania messe insieme .

Io e i miei colleghi abbiamo studiato oltre 2.100 potenziali turisti australiani in seguito al disastro. Erano incerti sull'effettiva utilità di una visita, sebbene molti si siano dichiarati disposti a viaggiare per contribuire alla ripresa.

Un insegnamento importante che si può trarre da questa e da altre ricerche è che le conseguenze di un disastro sul turismo non necessariamente seguono i suoi confini geografici.

È emerso che, se si cerca di incentivare i turisti a tornare più frequentemente, come sta già facendo il Nepal, è meglio rivolgersi a coloro che hanno già visitato una regione più volte , poiché sono più propensi a ritornare rispetto ai visitatori meno assidui.

Questo è un aspetto importante da considerare quando si pensa a come il turismo in Nepal possa riprendersi. Ma ciò non significa che il Nepal debba cercare di riportare i turisti il ​​più rapidamente possibile.

Tempistiche e informazioni affidabili

Una riapertura troppo affrettata può mettere a rischio i visitatori e sovraccaricare le risorse necessarie alle comunità colpite.

La fiducia dei viaggiatori deve essere conquistata attraverso informazioni credibili e dettagliate che offrano rassicurazioni.

Con il progredire della ripresa, i viaggiatori che desiderano visitare il Nepal dovranno tenere presente quanto segue:

  • quali luoghi specifici rimangono interessati
  • quali strade e percorsi di trekking sono accessibili
  • quale infrastruttura è in funzione
  • e laddove le autorità continuano a sconsigliare i viaggi.

Il Nepal si sta già impegnando a fondo per diffondere nel mondo alcuni di questi aggiornamenti di viaggio , anche attraverso post sui social media con l'hashtag #NepalCalling.

Anche la nostra ricerca condotta dopo il ciclone Marcia nel Queensland ha rilevato che la fiducia e una comunicazione costante tra le organizzazioni turistiche sono fondamentali per una ripresa efficace.

L'obiettivo è gestire la ripresa del turismo in modo da sostenere le comunità colpite, senza esporre visitatori o residenti a maggiori rischi.

Le persone che visitano amici e parenti in Nepal, o altri turisti che hanno già visitato il paese, sono i più propensi a tornarvi prima, una volta che il Nepal sarà pronto, grazie ai loro legami personali più forti e alla migliore conoscenza delle condizioni locali.

La sfida per il Nepal non consiste semplicemente nel decidere quando il Paese sarà di nuovo "aperto". Si tratta di chiarire quali luoghi specifici sono pronti ad accogliere nuovamente i visitatori e quando il turismo potrà sostenere le comunità nepalesi, anziché complicarne la ripresa.

I viaggiatori dovrebbero inoltre consultare le raccomandazioni di viaggio ufficiali del proprio governo,

(Brent Ritchie - Professore di Gestione del Turismo, Università del Queensland - su The Conversation del 16/09/2026)

17 SETTEMBRE 2026

Caro carburanti. A ruota libera

· di Vincenzo Donvito Maxia

Il governo ha rimodulato le misure per far fronte al caro-carburante. Da un lato, per il prossimo anno 2027, viene abolito il bollo per le auto medie e piccole e per moto e motorini. Dall'altra viene ridotto da 17 a 12,2 centesimi lo sconto sul gasolio per una settimana, per poi essere dimezzato a 6 centesimi. Una spesa di 2,3 miliardi (2,5 complessivi sono quelli spesi fino ad oggi). I soldi dovrebbero arrivare dall’extra gettito Iva degli aumenti.

Continuano - siamo a quindici - i provvedimenti del governo per far fronte ad una crisi del settore e - immedesimandosi al loro posto - crediamo sarebbe difficile per chiunque… motivo che potrebbe essere addotto dallo stesso governo e i suoi emuli, piuttosto che sentirci ripetere “a paperina” che loro sono i più bravi del mondo bla bla… ma sembra che verità e modestia siano assenti da quelle parti.

E infatti, il governo, per come è messo dopo le scelte che ha fatto e che continua a fare in politica energetica, non potrebbe essere altrimenti. Non crediamo che, allo stato, governi diversi potrebbero fare diversamente. Ma nella nostra ingenuità, partendo dal presupposto di buona fede di questi decisori, ci saremmo aspettati che, nell’ambito di un disegno di nuove politiche energetiche rinnovabili e di mobilità pubblica e privata, avessero quantomeno semplificato le procedure, considerando anche che sulla scrivania del governo giacciono progetti per 13 GW, quasi il doppio rispetto ai 7,2 GW messi a terra in tutta Italia nel corso dell’intero ultimo anno.

Constatazione per la quale, al netto di interessi personali e politici nel bloccare queste potenzialità, dobbiamo aggiungere anche l’incapacità.

17 SETTEMBRE 2026

Sicurezza strade. Italia-America latina?

· di Vincenzo Donvito Maxia

L’operazione “strade sicure” è stata varata nel 2008 per far fronte ad una situazione eccezionale. I militari sono stati affiancati alla polizia. Da 18 anni sembra che la straordinarietà continui ad esser tale ed ora c’è una proposta di un partito di governo (Lega) per portare a 10mila i militari impegnati, con una spesa di 109miloni da prendere dal quel pozzo senza fondo degli incubi e le ansie economiche di gran parte dei politici, gli extra profitti delle banche.

Anche se il ministro della Difesa ha fatto notare che sarebbe opportuno “aumentare le forze di polizia per riportare i militari al loro lavoro originario” (difesa e deterrenza dalle minacce esterne); “operazioni di concorso, con le altre amministrazioni dello Stato, in particolari casi di straordinaria necessità e urgenza [sono] un lusso che oggi, soprattutto alla luce dell’attuale contesto internazionale, l’Italia non può più permettersi.”

Aumento di poliziotti che sarebbe anche gradito da tutti in Italia, a partire da Questure e Comuni di ogni città. Aumento che non sembra gradito perché - vuoi mettere - il fascino di delegare la sicurezza stradale (e quella delle stazioni ferroviarie, coinvolte in questa strategia) a dei militari con tuta mimetica, mitragliatori da combattimento e mezzi blindati…… America latina!

Non è più accettabile la “straordinaria necessità e urgenza” che si trasforma in normalità.

Un Paese moderno ed efficiente necessita di corpi dello Stato in grado di svolgere i propri compiti istituzionali. Nell’attuale contesto geopolitico europeo ed internazionale non è pensabile di essere impreparati, con Forze Armate distratte per sopperire alle incapacità di amministrazione interna.

17 SETTEMBRE 2026

Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 17/09/2026

· di Redazione

PREMESSA/EDITORIALE

L'Italia frena mentre il resto d'Europa accelera, e la forbice delle disuguaglianze si allarga: il 5% più ricco possiede metà del paese. Parallelamente, intelligenza artificiale e criptovalute emergono come sfide nuove, dove opportunità di guadagno convivono con rischi ancora poco regolamentati. Dalle frodi finanziarie ai conflitti di interesse negli investimenti alternativi, il quadro rimane quello di un consumatore italiano poco protetto, circondato da normodotati che gestiscono il suo risparmio.

In questo numero

EDITORIALI

→ Minacce al nostro sistema di vita. Intelligenza artificiale… e il cambiamento climatico?

→ Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla

→ Editoriale. Leggiamo l’andamento dell’economia italiana

ARTICOLI

→ Lo Stato dell'Unione. Von der Leyen: 'Vogliono frantumare l'Ue, lottiamo per la nostra Europa'

→ Una scommessa potrebbe non essere gioco d'azzardo: il dilemma dei mercati di previsione

→ L'equity crowdfunding per le start-up: profili di responsabilità del Gestore e riflessioni per gli investitori

→ Buoni postali prescritti e mancata consegna del FIA. Cassazione: non rimborsabili

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 16/09/2026

→ L'intelligenza artificiale e quella - scarsa - delle superpotenze

→ Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Il ceo di Anthropic sostiene che il settore IA deve dare tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi

→ Bonus-carburanti. Malus-governo

→ Tassi Bce più costosi. L’economia frena. E’ necessario?

→ L’Europa ha capito Draghi, ma non riesce a fare quello che dice

NOTIZIE

→ ITALIAITALIA. Inflazione. Istat conferma +3,3% per agosto

→ ITALIAITALIA. Antitrust apre istruttoria sull’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps

→ ITALIAITALIA. Giustizia. I tempi delle sentenze penali. Focus de IlSole24Ore

→ ITALIAITALIA. Disuguaglianze record: le famiglie crescono meno dell'Europa ma il 5% più ricco possiede metà Paese

→ USAUSA. Bitcoin ha perso quasi il 50% e sarebbe diventato 'noioso'

→ USAUSA. Bitcoin: Satoshi sarebbe un narco in carcere

→ MONDOMONDO. Il bitcoin torna sopra 80.000 dollari, ai massimi da tre mesi. Ecco perché e dove può arrivare

→ U.E.U.E.. Nove milioni di voti per le prossime banconote

→ USAUSA. Bond a 10 anni al 5%: mutui oltre il 7%

→ MONDOMONDO. Oggi 15 dicembre

→ ITALIAITALIA. Privacy, multa da 5,5 milioni a BBVA per messaggi promo nonostante il no

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Revolut, dati clienti finiti a una falsa agenzia governativa

→ USAUSA. Scommesse su trial clinici: esperti chiedono il divieto

→ CANADACANADA. Carney scommette sul fatto che i più grandi investitori del mondo stiano puntando sul Canada

→ GERMANIAGERMANIA. L'affermazione elettorale dell'Afd e le prospettive finanziarie

→ USAUSA. L’Ai è un danno per l’umanità? Crollano i titoli virtuali di Claude e ChatGPT

→ USAUSA. Amazon nel mirino: class action sui dazi Trump non rimborsati... e le azioni crollano

→ U.E.U.E.. ESMA avverte: Polymarket e Kalshi senza autorizzazione per operare in UE

→ MESSICOMESSICO. Cripto farm nascosta tra le montagne: legami con i cartelli

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Le criptovalute tra le prime minacce economiche secondo l'Agenzia Anticrimine

→ ITALIAITALIA. Italiani, 901,8 miliardi fermi sui conti correnti: quanto si perde ogni anno

→ ITALIAITALIA. Abusivismo finanziario: Consob oscura altri 11 siti, totale a 1.816

→ ITALIAITALIA. Tassi Bce in crescita. Lo scenario della Fabi-bancari

→ U.E.U.E.. Bce aumenta i tassi un quarto di punto: 2,50%

→ ITALIAITALIA. Nota Istat sull’andamento dell’economia italiana. Luglio - Agosto 2026

LETTERE

→ Fondi d'investimento: spese di gestione nascoste, come verificarle

→ Polizza vita Allianz ex Eurovita: conviene completare il piano di versamenti?

→ Firma digitale obbligatoria in banca: quali diritti per anziani e disabili senza cellulare

→ Libretto postale del 1946 ritrovato: come verificare se è ancora valido

17 SETTEMBRE 2026

Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 17/09/2026

· di Redazione

PREMESSA/EDITORIALE

Intelligenza artificiale, clima, diritti economici e politiche sulla droga: questa settimana affrontiamo le sfide strutturali che ridefiniscono il nostro modello di vita. Dal Portogallo che insegna come le scelte di depenalizzazione funzionano se accompagnate da investimenti reali in prevenzione e assistenza. In Italia, la salute resta in bilico tra vecchi problemi irrisolti—lista d'attesa, RSA al collasso, anziani non autosufficienti—e nuove minacce come la trasparenza dei dati medici venduti a piattaforme private.

In questo numero

EDITORIALE

→ Minacce al nostro sistema di vita. Intelligenza artificiale… e il cambiamento climatico?

→ Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla

→ Editoriale. Leggiamo l’andamento dell’economia italiana

ARTICOLI

→ Lo Stato dell'Unione. Von der Leyen: 'Vogliono frantumare l'Ue, lottiamo per la nostra Europa'

→ Il veterinario che sbaglia deve risarcire il proprietario per la sofferenza patita

→ L’impatto delle parole non dette

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 16/09/2026

→ Covid e distrazioni istituzionali. Le mail che invitavano ad applicare le leggi

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 15/09/2026

→ L'intelligenza artificiale e quella - scarsa - delle superpotenze

→ Covid, Commissione d’inchiesta, Schillaci e il decreto 81/2008: domande in attesa di risposta

→ Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive

→ Il Portogallo ha depenalizzato le droghe 25 anni fa, ma la vera lezione sta in ciò che ha costruito attorno a questa politica

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 8 a 14 Settembre 2026

→ Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Più alberi per combattere le isole di calore: la regola 3-30-300 per città più vivibili

→ Non autosufficienza: chi assisterà gli anziani quando la famiglia non basterà?

→ Il Conte Lev Tolstoj è in cucina

→ Il ceo di Anthropic sostiene che il settore IA deve dare tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi

→ Storia ed eredità di Emma Bonino in Toscana

→ Diritti situati: Emma Bonino e Henri Lefebvre

→ 11settembre: una data infausta a livello ufficiale. Ma la crudeltà dispiegata a livello mondiale trova un'eco anche nelle storie private del nostro Paese - con i bambini

→ Bonus-carburanti. Malus-governo

→ E' morta Emma Bonino (1948-2026)

→ Tassi Bce più costosi. L’economia frena. E’ necessario?

→ Provare virtualmente i vestiti utilizzando l'intelligenza artificiale può contribuire a ridurre gli sprechi della moda veloce

→ L’Europa ha capito Draghi, ma non riesce a fare quello che dice

→ Il Nepal ha puntato quasi tutto sull'energia idroelettrica: le inondazioni dimostrano che sia una scelta problematica

→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026

NOTIZIE

→ ITALIAITALIA. Ravenna, certificati falsi per evitare i Cpr: perquisizioni in 9 città

→ ITALIAITALIA. Anziani non autosufficienti, da Treviso appello alla Regione Veneto

→ ITALIAITALIA. Venezia, RSA nell'Ulss 3: 2mila in attesa e 500 posti liberi inutilizzati

→ MONDOMONDO. Prezzi farmaci Usa: la politica di Trump rischia di far salire i costi in Europa

→ ITALIAITALIA. Inflazione. Istat conferma +3,3% per agosto

→ ITALIAITALIA. Giustizia. I tempi delle sentenze penali. Focus de IlSole24Ore

→ U.E.U.E.. HIV e IST: sex worker ancora esclusi da prevenzione e PrEP

→ U.E.U.E.. Alzheimer, il costo può superare mille miliardi entro il 2036

→ ITALIAITALIA. Rsa Piemonte, il paradosso della stufa nel punteggio per l'accesso alle cure

→ MONDOMONDO. Oggi 15 dicembre

→ MONDOMONDO. Doctoralia invia dati su appuntamenti medici a Google, TikTok e LinkedIn

→ MONDOMONDO. Vaccino antinfluenzale, Italia sotto media Ocse: solo 53% degli over 65

→ ITALIAITALIA. Arezzo, un convegno su alternative alla Rsa per gli anziani

→ USAUSA. Scommesse su trial clinici: esperti chiedono il divieto

→ MESSICOMESSICO. Corte Suprema autorizza consumo ricreativo di cannabis

→ TUNISIATUNISIA. Dipartimento antidroga: "cooperazione internazionale essenziale contro traffico stupefacenti"

→ TUNISIATUNISIA. Grazia del Presidente agli studenti per contrastare droga senza compromettere loro futuro

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. A 13 anni trasforma migliaia di lattine in denaro per devolverlo a enti di beneficienza: la storia di Ryan

→ ITALIAITALIA. Stop UE alla carne dal Brasile: a rischio la produzione di bresaola IGP (!)

→ ITALIAITALIA. Giornata Alzheimer, Uneba: serve una "legge sulla cura" per 75.000 malati in Rsa

→ ITALIAITALIA. Savona, Ugl Salute: sistema RSA e Residenze Protette al limite

→ ITALIAITALIA. Firenze, la Rsa pubblica Le Civette verso la chiusura definitiva

→ ITALIAITALIA. Cassazione: risarcimento anche ai casalinghi senza spese per la colf

→ ITALIAITALIA. Dossier sanitario consultato senza motivo: Asufc Udine multata 24mila euro

→ ITALIAITALIA. RSA senza muri: le quattro sfide per aprire le case di riposo al territorio

→ MESSICOMESSICO. Liberate 8 persone in una clinica clandestina del cartello CJNG

→ ITALIAITALIA. Farmaci su misura in farmacia: arriva il deblistering

→ POLONIAPOLONIA. Sette priorità nella politica sulle droghe per il 2027-2032

→ UCRAINAUCRAINA. Estesa la riduzione del danno nelle carceri

→ ITALIAITALIA. Bonus accise carburanti prorogato al 17 Settembre

→ ITALIAITALIA. È incinta, ma le fissano l’ecografia dopo il parto

→ IRANIRAN. Donna non cura in ospedale altra donna senza hijab

→ ITALIAITALIA. Carovita. Gli italiani scelgono di mangiare a casa. Rapporto Coop

→ ITALIAITALIA. Alta Velocità Trenitalia. Un sito per controllare l'efficienza

→ ITALIAITALIA. Nota Istat sull’andamento dell’economia italiana. Luglio - Agosto 2026

→ ITALIAITALIA. Diesel Euro 5, blocco auto dal 1 ottobre: le regioni interessate

LETTERE

→ RSA e patologie gravi: chi paga la quota sociale in caso di alta intensità sanitaria

→ Firma digitale obbligatoria in banca: quali diritti per anziani e disabili senza cellulare

→ Retta RSA per demenza: chi paga l'integrazione economica

→ Rimborso ricovero extra-regione negato dalla ASL: quali diritti far valere

16 SETTEMBRE 2026

Una scommessa potrebbe non essere gioco d'azzardo: il dilemma dei mercati di previsione

· di Redazione

Chi segue regolarmente il mercato azionario conosce bene i mercati di previsione. Gli utenti acquistano e vendono contratti che prevedono il pagamento di una somma fissa al verificarsi di un evento specifico, come ad esempio la vittoria di una squadra sportiva o l'elezione di un candidato.

Il prezzo al quale un contratto di questo tipo viene scambiato rappresenta la stima collettiva della probabilità che l'evento si verifichi. Assomiglia a una scommessa nella funzione e a un derivato nella forma. La classificazione giuridica, che lo definisca come l'uno o l'altro, ha conseguenze che vanno ben oltre la cerchia degli specialisti. Legislatori e tribunali negli Stati Uniti e in Europa si stanno attualmente confrontando con questa questione.

Le scommesse sugli eventi pubblici non sono una novità: scommettere sui conclavi papali per eleggere un nuovo papa era così diffuso nella Roma del XVI secolo che papa Gregorio XIV lo proibì nel 1591, pena la scomunica e l'esclusione dalla Chiesa. La novità risiede nella portata del fenomeno e nella pretesa che lo accompagna.

Kalshi, il principale operatore regolamentato negli Stati Uniti, ha raggiunto un volume di scambi annualizzato di circa 50 miliardi di dollari (37 miliardi di sterline) all'inizio del 2026. La tesi legale degli operatori è semplice: non sono bookmaker, bensì piattaforme di scambio finanziario, i loro prodotti sono derivati ​​regolamentati a livello federale e, pertanto, le leggi statali sul gioco d'azzardo non possono essere applicate a loro.

Su questo argomento i tribunali statunitensi sono apertamente divisi. Nell'aprile di quest'anno, la Corte d'Appello del Terzo Circuito, che copre gli stati di Pennsylvania, New Jersey e Delaware, ha riconosciuto che un contratto relativo a un risultato sportivo è una questione di competenza federale. Poiché qualsiasi evento sportivo di rilievo ha conseguenze economiche ed è quotato in una borsa valori autorizzata a livello federale, rientra nella giurisdizione esclusiva dell'autorità di regolamentazione nazionale dei derivati.

Tuttavia, il 28 agosto la Corte d'Appello del Nono Circuito, che ha giurisdizione in altri nove stati (Alaska, Arizona, California, Hawaii, Idaho, Montana, Nevada, Oregon e Washington), ha respinto tale interpretazione . Il diritto finanziario, ha osservato la corte, disciplina i contratti legati a elementi misurabili: tassi di interesse, prezzi, persino le condizioni meteorologiche o l'inflazione. Chi vince una partita di football non è una misurazione, bensì un risultato, ha affermato la corte.

La corte ha quindi esaminato la natura effettiva del prodotto – scommesse sulla vittoria di una squadra e sul margine di punti, combinate per ottenere una vincita maggiore – e ha constatato che si tratta esattamente di un'offerta tipica di un bookmaker o di un'agenzia di scommesse sportive. Citando Shakespeare, la giuria ha concluso che, proprio come una rosa con qualsiasi altro nome profumerebbe ugualmente, una scommessa sportiva rinominata "contratto" rimane pur sempre una scommessa sportiva. Di conseguenza, lo Stato del Nevada può applicare le proprie leggi sul gioco d'azzardo nei confronti della piattaforma.

Con due corti d'appello in diretto conflitto, con ogni probabilità sarà la Corte Suprema degli Stati Uniti a dover decidere chi debba regolamentare questo settore multimiliardario: il governo federale di Washington o i singoli stati.

Prospettiva europea

Ciò che colpisce, da una prospettiva europea, è che la Corte d'Appello del Nono Circuito – applicando una legge completamente diversa – sia giunta alla posizione attualmente sancita dal diritto dell'Unione Europea. L'esito di una partita non presenta una molteplicità di possibilità; è un fatto concreto che si verifica in un modo o nell'altro.

Pertanto, un contratto sul livello futuro dei tassi di interesse può essere qualificato come un accordo finanziario, mentre un contratto sull'identità del candidato vincente rimane, in termini legali, una scommessa. La linea di faglia, su entrambe le sponde dell'Atlantico, non si trova tra eventi finanziari e non finanziari, bensì tra una gamma di possibili esiti e fatti.

Diversi Stati membri dell'UE , tra cui Belgio, Francia, Italia, Polonia e Romania, hanno bloccato l'accesso a queste piattaforme.

Perché questo dovrebbe interessare il risparmiatore comune? La classificazione implica una scelta tra protezione e accesso. L'UE ha stabilito che un contratto "tutto o niente" su un evento futuro è incompatibile con la tutela degli investitori al dettaglio. Tale decisione protegge il risparmiatore, ma lo esclude anche da un'attività che è lecita e, per alcuni, redditizia. Nessuna delle due soluzioni è di per sé corretta, e la questione è ora al vaglio della Commissione europea.

L'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) e la Commissione europea stanno attualmente valutando come regolamentare i contratti relativi agli eventi e se questi debbano essere classificati come gioco d'azzardo.

La questione se una scommessa su un conclave costituisca un investimento è rimasta irrisolta dal 1591. Un tribunale federale americano ha appena fornito una risposta in termini analoghi a quelli inizialmente espressi da Bruxelles; ora toccherà alla Corte Suprema degli Stati Uniti e al legislatore europeo pronunciarsi in merito.

(Filippo Annunziata - Professore di Mercati Finanziari e Legislazione Bancaria, Dipartimento di Studi Giuridici, Università Bocconi - su The Conversation del 15/09/2026)

16 SETTEMBRE 2026

L'andamento dell'inflazione insegna che il mercato vince. La limitata versione italiana langue e porta al contrario

· di Vincenzo Donvito Maxia

Istat ha confermato le stime sull’inflazione di agosto: crescita del 3,3% su base annua, uno 0,4 in più rispetto al +2,9% di luglio. Ed ovviamente il motivo dominante della crescita è quello dei prezzi energetici (+17%).... su cui i decisori latitano.

Insomma tutto costa più caro e dobbiamo alla “magnanimità” al ribasso degli altri comparti se non siamo travolti dalle conseguenze delle tensioni internazionali.

Tra i ribassi c’è quello di prezzi delle vacanze, soprattutto aerei, che fa capire bene quanto il mercato, soprattutto per le scelte dei consumatori, possa e debba condizionare l’intera economia. I biglietti dei voli ad agosto sono costati l’11,5% in meno rispetto all’anno scorso e il 5,7% in meno rispetto al mese precedente. Le tensioni geopolitiche internazionali hanno portato gli italiani a viaggiare più che mai in Italia, e il mercato per rendersi più attraente ha reagito con questi ribassi. Il mercato vince per tutti: consumatori che spendono meno e fornitori di servizi che, pur se guadagnano meno, dopo le “vacche grasse” (quasi sempre eccessive e spesso violando concorrenza e mercato, soprattutto grazie agli aiuti pubblici… Alitalia - Ita Airways fa scuola per tutti) riescono a mantenere buoni livelli.

Se pensiamo che i decisori politici - di governo e buona parte dell’opposizione - navigano a vista, facendo peggiorare la situazione ogni giorno, mentre diciamo “grazie al mercato”, mettiamo sull’allerta perché le decisioni e tendenze a oligopoli e monopoli sono quotidiane (in questi giorni Intesa/Mps, Poste/Tim e le più o meno esplicite avvisaglie sull’ex-Ilva).

Il segnale che i prezzi dei biglietti aerei calino, pur con molte tentazioni di ingordigia da parte delle compagnie e nonostante il reale aumento dei loro costi per i carburanti, è la esplicita dimostrazione che ogni singolo consumatore - scegliendo e decidendo - può dare il proprio contributo a migliorare prezzi e qualità. Le istituzioni dovrebbero creare le condizioni perché questo sia più semplice - con per esempio sburocratizzazione e calo delle imposte - ma prendiamo atto che le cose più importanti di questo periodo sono la cosiddetta riforma del sistema elettorale, per garantire continuità, e la conseguenza - lo evidenziamo anche per ricordare a chi confonde il proprio delirio di potere/onnipotenza col bene pubblico - di cittadini/consumatori/elettori che disertano e diserteranno sempre di più le urne.

Il problema - per capire un po’ più a fondo - è che se siamo qui ad evidenziare il buon mercato nell'ambito dei viaggi, non è questo un settore che di per sè possa essere qualificante per l’intera economia. La sua volatilità e dipendenza da fattori esterni quanto incontrollabili di geopolitica, non lo fa essere trainante come, invece, dovrebbero essere i settori industriali - soprattutto quelli di telecomunicazioni, pmi, risparmio ed agricoli - su cui, per l’appunto si addensano le morse di oligopoli e monopoli.

16 SETTEMBRE 2026

L'equity crowdfunding per le start-up: profili di responsabilità del Gestore e riflessioni per gli investitori

· di Marco Solferini

Una delle ipotesi più percorse nel crowdfunding è il finanziamento dei progetti delle start-up innovative tramite il cosiddetto equity crowdfunding, favorito tra l'altro dalle agevolazioni fiscali sui finanziamenti alle start-up.

Invito a leggere anzitutto il mio articolo sul tema per una preliminare ricostruzione normativa e per una prima definizione di alcune valutazioni giuridiche: "Gli investimenti legati al crowdfunding sono sempre più frequenti".

Alla luce dei recenti contenziosi tra finanziatori e founder (o co-founder) della start-up, appare utile analizzare le principali strategie difensive adottate dai finanziatori.

Il primo elemento rilevante riguarda la centralità della consultazione della relazione del progetto di raccolta. Si tratta di un documento chiave, in grado di orientare l'interesse e la decisione dell'investitore. In secondo luogo, assumono rilievo i messaggi di posta elettronica e le comunicazioni intercorse con l'amministratore delegato della società. Entrambi questi elementi vengono spesso valorizzati dalle difese per dimostrare che abbiano avuto un peso determinante nella scelta di investire, fino a generare quel convincimento che guida l'autodeterminazione e l'assunzione del rischio nell'alveo della scelta consapevole e dell'autoresponsabilità.

A ben guardare, tuttavia, è altamente discutibile che nel contesto di una piattaforma di crowdfunding si possa giungere a tale grado di consapevolezza solo sulla base di questi elementi. Fermo restando il percorso di autovalutazione e il test di profilatura obbligatorio sulle competenze dell'investitore, il concetto davvero rilevante resta la capacità di sostenere la perdita in rapporto all'aspettativa di guadagno.

Se è condivisibile che nella fase genetica l'investitore sia mosso dall'aspettativa, è difficile che si configuri un "danno da aspettativa" per come esso è definito dalla scienza del diritto. Si rammenta che la terminologia qui impiegata non appartiene al linguaggio comune o pubblicitario, ma al lessico forense.

L'investimento in una start-up è per natura a medio termine e implica non solo l'accettazione del rischio del capitale impiegato, ma anche della variabile tempo. Il costo opportunità è mitigato da una scelta che incorpora la scommessa su molteplici fattori: il piano industriale, il budgeting, il business plan e la fiducia riposta nel management e nei founder.

La progettualità assume un valore ponderato in base alla fase di vita della start-up. Non si può attribuire al documento progettuale la medesima valenza che avrebbe in contesti societari più maturi o in mercati regolamentati (come quelli delle società quotate). Il documento si perfeziona insieme alla natura stessa della start-up: una genesi sinallagmatica che altrove lo svuoterebbe di significato, ma che in questo contesto lo rende rilevante. Ciò non garantisce l'efficacia del progetto, ma descrive un'evoluzione che il finanziatore, valutando con la diligenza del buon padre di famiglia, decide di sostenere.

La corrispondenza e le relazioni a distanza con i proponenti (come il CEO o i founder) rilevano invece sotto un diverso profilo di responsabilità. Nella spiegazione degli aspetti contabili e progettuali dell'impresa, il rapporto deve rimanere rigorosamente tecnico. Nel formulare le ipotesi di crescita, occorre mettere a confronto più scenari per evitare di prospettare risultati millantati, rifuggendo da un linguaggio di vendita volto a ingenerare un convincimento ingannevole basato su aspetti emotivi: quanto più la comunicazione resta ancorata alla razionalità della documentazione tecnica, tanto più si tratterà di una relazione informativa e non di una mera dichiarazione di intenti.

L'aspetto fiduciario rappresenta un banco di prova rischioso: la necessità di reperire capitali può spingere i fondatori a magnificare il progetto, adottando una terminologia idonea a ingenerare una falsa rappresentazione della realtà.

A questo proposito, è utile analizzare un caso pratico. Un finanziatore, dopo aver aderito a un'offerta di crowdfunding per una start-up innovativa, si è reso conto che la società si sarebbe avvolta di una società veicolo ("Società B"). Tuttavia, la documentazione, la denominazione presente nel codice offerta e la causale del bonifico lasciavano intendere che si stesse investendo direttamente nella società titolare del progetto ("Società A"). Solo dopo aver bonificato la somma, l'investitore ha ricevuto la visura camerale della Società B, scoprendo di essere diventato socio del veicolo e non della Società A.

L'investitore ha quindi lamentato una violazione degli obblighi informativi, sostenendo che gli fosse stato garantito l'acquisto di quote della Società A e che la Società B fosse stata presentata come mero veicolo formale e non come destinataria finale dell'investimento. Le contestazioni si sono concentrate sulla presunta responsabilità del Gestore del portale per aver fornito informazioni carenti.

A una prima lettura, il caso parrebbe evidenziare criticità tali da giustificare una tutela dell'investitore. Tuttavia, un'analisi approfondita dimostra che nessuna responsabilità può essere addebitata al Gestore. Come chiarito dal Regolamento sul crowdfunding, infatti, la responsabilità per le informazioni fornite spetta esclusivamente all'emittente. Il Gestore non ha un obbligo di verifica tale da escludere ogni potenziale fraintendimento; le informazioni richieste rientrano nell'ambito della correttezza generale, pur senza dover essere necessariamente esaustive su ogni dettaglio operativo.

Nel caso specifico, pur trattandosi di un'operazione complessa, il Gestore ha operato correttamente: ha riferito l'aumento di capitale alla Società B (per la sottoscrizione) e l'indicazione della Società A alla fruizione dei benefici fiscali legati alle start-up innovative. Tale impianto è stato ritenuto adeguato, poiché il prospetto delineava in modo sufficiente i termini dell'iniziativa.

Inoltre, assumono peso le comunicazioni intercorse: se dallo scambio di e-mail con il Gestore emerge che l'investitore possiede competenze societarie e finanziarie, non si può presumere la sua totale inesperienza.

Un altro caso significativo riguarda la presenza di specifiche clausole di revoca. Nel "Documento informativo per l'investitore" si precisava che le somme versate avrebbero dovuto rimanere vincolate fino alla chiusura della raccolta. Il Regolamento prevedeva il diritto di revoca per gli investitori non professionali qualora, tra l'adesione e la chiusura dell'offerta, fosse sopravvenuto un "fatto nuovo" o un errore materiale idoneo a influire sulla decisione di investimento (da esercitarsi entro sette giorni dalla conoscenza del fatto).

Ci si è chiesti se il raggiungimento dell'overfunding possa costituire un "fatto nuovo".

Va ricordato che il principio del cosiddetto "all or nothing" riguarda esclusivamente l'obiettivo minimo di raccolta (la prima tranche inscindibile dell'aumento di capitale). La quota eccedente è invece scindibile, il che significa che ogni ulteriore sottoscrizione va a buon fine a prescindere dal raggiungimento dell'obiettivo massimo.

Di conseguenza, la comunicazione dell'intermediario che dava conto del superamento della quota minima e del raggiungimento dell'overfunding confermava semplicemente il successo della raccolta. Il fatto che la start-up avesse la facoltà di imputare ad aumento di capitale anche solo la quota minima non costituisce un "fatto nuovo" idoneo a configurare una responsabilità del Gestore.

In conclusione, sono numerosi i progetti che possono generare responsabilità in capo ai proponenti, a prescindere dall'operato del Gestore.

Alla luce di queste dinamiche, è opportuno adottare le seguenti cautele:

  1. Per le start-up: istituire un comitato scientifico interno che includa un esperto di diritto degli investimenti e del risparmio.

  2. Per il Gestore: mettere a disposizione tramite piattaforma un comitato legale per la revisione delle proposte, con il rilascio di un parere non vincolante.

  3. Per le start-up: prevedere nei contratti clausole essenziali come la Material Adverse Change (MAC) e la riserva esplicita di ricorrere a successive forme di finanziamento.

  4. Per le start-up: concordare con l'ufficio legale (o con il comitato scientifico) ogni campagna promozionale per evitare che i contenuti possano essere usati in giudizio come prova di ingannevolezza o manipolazione informativa.

  5. Clausola di drag along: poiché viene quasi sempre richiesta da fondi di Venture Capital e Private Equity, i founder tendono ad accettare modelli contrattuali standard che non sempre garantiscono un drafting efficace.

La clausola di drag along (diritto di trascinamento) permette al socio di maggioranza di obbligare i soci di minoranza a cedere le proprie quote a un terzo alle medesime condizioni. Una ricerca sommaria tramite motori di ricerca o strumenti di IA restituisce definizioni generali (spesso basate su formulari notarili), ma nella pratica forense la materia è molto più complessa. Occorre analizzare la giurisprudenza e coordinare la clausola con la struttura complessiva dell'operazione, valutando l'impatto di elementi quali la liquidation preference, i liquidity events, le ipotesi di tradable stocks o l'introduzione di patti parasociali. Non è sempre sufficiente bilanciare la disciplina inserendo semplicemente una clausola di tag along (diritto di co-vendita).

La parola d'ordine è anticipare le criticità. Non esistono soluzioni standardizzate reperibili online: il diritto italiano richiede certezza applicativa, una rigidità che può entrare in conflitto con il dinamismo tipico delle start-up e sfociare, se non gestita preventivamente, in complessi contenziosi giudiziari.

È altamente probabile che in futuro aumentino i contenziosi legali e le azioni collettive (class action). Occorre quindi tutelarsi fin dalle fasi embrionali della start-up, riservando agli aspetti legali e contrattuali la stessa attenzione dedicata allo sviluppo del prodotto e alla ricerca di capitali.

16 SETTEMBRE 2026

L’impatto delle parole non dette

· di Primo Mastrantoni

Il silenzio nuovo delle nostre giornate

Non ce ne accorgiamo, perché il cambiamento è avvenuto in sordina. Un caffè preso al self service, una riunione su Zoom, un messaggio veloce invece di una telefonata. Giorno dopo giorno, il numero di parole che pronunciamo ad alta voce si assottiglia. Secondo diversi ricercatori, oggi parliamo molto meno rispetto a vent’anni fa. E il calo è più netto tra i giovani sotto i 25 anni, cresciuti in un ecosistema dove la voce è un optional.

È un silenzio che non nasce da mancanza di cose da dire, ma da nuove abitudini: automatizzare, digitare, evitare l’interazione diretta. Un silenzio che sembra innocuo, ma potrebbe avere conseguenze profonde.

La scorciatoia cognitiva del testo

Parlare è un atto complesso. Richiede ascolto, interpretazione, memoria, regolazione emotiva. Scrivere un messaggio, invece, è una scorciatoia: nessuna voce da modulare, nessuna espressione da decifrare, nessuna memoria da trattenere perché la chat conserva tutto.

Gli studiosi temono che questa sostituzione sistematica del parlato con il testo stia aggirando parti essenziali del lavoro cognitivo. Quando non ascoltiamo, non alleniamo l’attenzione. Quando non rispondiamo a voce, non esercitiamo la spontaneità. Quando non ricordiamo ciò che è stato detto, perché “tanto c’è la chat”, non rinforziamo i circuiti della memoria episodica.

Il cervello, come ogni sistema biologico, si adatta. E ciò che non si usa, lentamente si indebolisce.

Il rischio di un cervello meno dialogico

La comunicazione vocale non è solo trasmissione di informazioni: è coordinazione sociale, è regolazione emotiva, è costruzione di identità. Ridurre drasticamente il parlato significa ridurre l’esposizione a micro competenze che si sviluppano solo nel dialogo vivo:

* interpretare le pause;

* cogliere le sfumature del tono;

* gestire l’imprevisto;

* reggere il confronto diretto.

Sono abilità che non si apprendono in chat. E se la voce si assottiglia, anche queste competenze rischiano di farlo.

Alcuni neuroscienziati ipotizzano che, nel lungo periodo, questa trasformazione possa rimodellare i circuiti neurali legati alla socialità, alla memoria e alla gestione delle emozioni. Non in modo drammatico, ma progressivo, silenzioso, cumulativo.

Il paradosso del mondo iperconnesso

Mai come oggi siamo connessi. Eppure, mai come oggi parliamo così poco.

Il paradosso è evidente: la tecnologia ci offre infinite possibilità di comunicare, ma ci spinge verso forme di comunicazione che non richiedono la voce. La voce, però, è il primo strumento con cui abbiamo imparato a stare nel mondo. È relazione, presenza, corporeità. È ciò che ci ricorda che la comunicazione non è solo scambio di dati, ma incontro tra menti.

Ritrovare la voce

Non si tratta di demonizzare il digitale. Si tratta di riconoscere che la voce è una competenza biologica che va mantenuta viva. Che parlare non è un lusso, ma un esercizio. Che il silenzio imposto dalle nuove abitudini non è neutro.

Forse dovremmo ricominciare a telefonare più spesso. A dire “buongiorno” invece di passare il badge. A usare la voce non solo quando è necessario, ma quando è umano.

Perché il futuro della nostra mente potrebbe dipendere anche da questo: da quante parole scegliamo di pronunciare, e da quante lasciamo non dette.

16 SETTEMBRE 2026

Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 16/09/2026

· di Redazione

PREMESSA/EDITORIALE

Dalla intelligenza artificiale alle scelte energetiche, dalle politiche sulle droghe ai diritti economici individuali: questa settimana affrontiamo come le decisioni dei poteri pubblici e privati incidono sulla vita concreta di chi consuma e di chi ha diritti da difendere. Dai servizi pubblici che non funzionano ai bot di viaggio che decidono per noi, dalla bigenitorialità al riscaldamento condominiale, torniamo a ciò che conta: come orientarsi in un sistema dove i diritti non cadono dal cielo ma vanno conquistati e tutelati.

In questo numero

EDITORIALE

→ Minacce al nostro sistema di vita. Intelligenza artificiale… e il cambiamento climatico?

→ Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla

→ 11 settembre 2001

→ Editoriale. Leggiamo l’andamento dell’economia italiana

LA PULCE NELL'ORECCHIO

→ Il Premio Margherita Hack all’Unione delle Chiese valdesi e metodiste - riflessione e documenti

→ 11settembre: una data infausta a livello ufficiale. Ma la crudeltà dispiegata a livello mondiale trova un'eco anche nelle storie private del nostro Paese - con i bambini

OSSERVATORIO LEGALE

→ Come dividere le spese del riscaldamento condominiale

→ Bigenitorialità e condotte ostative: per escludere un genitore servono prove rigorose

ARTICOLI

→ Covid e distrazioni istituzionali. Le mail che invitavano ad applicare le leggi

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 15/09/2026

→ Covid, Commissione d’inchiesta, Schillaci e il decreto 81/2008: domande in attesa di risposta

→ Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive

→ Il Portogallo ha depenalizzato le droghe 25 anni fa, ma la vera lezione sta in ciò che ha costruito attorno a questa politica

→ Droghe illegali. L’Italia unita a metà settembre

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 8 a 14 Settembre 2026

→ I bot di viaggio prendono decisioni al posto nostro: comodo, ma dovremmo fidarci?

→ Stati Uniti d'Europa. L’Occidente trasloca, ma a Bruxelles non se ne sono ancora accorti

→ Sogno di una notte di fine estate. Newton e lo smartphone

→ Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Più alberi per combattere le isole di calore: la regola 3-30-300 per città più vivibili

→ Non autosufficienza: chi assisterà gli anziani quando la famiglia non basterà?

→ America Centrale rafforza la sorveglianza aerea contro il crimine transnazionale

→ Cartelli messicani, laboratori di metanfetamina in Sudafrica e Nigeria

→ Colombia. I narcos ricorrono ai droni mentre il Paese sprofonda in una guerra totale

→ Il pericolo di un'intelligenza artificiale malevola è da prendere sul serio?

→ Il Conte Lev Tolstoj è in cucina

→ Il ceo di Anthropic sostiene che il settore IA deve dare tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi

→ Storia ed eredità di Emma Bonino in Toscana

→ Diritti situati: Emma Bonino e Henri Lefebvre

→ Decalogo per analizzare le notizie internazionali con il supporto dell'Intelligenza Artificiale

→ Meloni sta tenendo bloccati 13 GW di impianti rinnovabili

→ Bonus-carburanti. Malus-governo

→ Tassi Bce più costosi. L’economia frena. E’ necessario?

→ Provare virtualmente i vestiti utilizzando l'intelligenza artificiale può contribuire a ridurre gli sprechi della moda veloce

→ La nuova 'war on drugs' Usa nelle Americhe: far saltare le navi dei presunti narcos

→ Il Nepal ha puntato quasi tutto sull'energia idroelettrica: le inondazioni dimostrano che sia una scelta problematica

→ Intelligenza Artificiale. Apocalittici e disintegrati

→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026

→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026

→ Bolivia, l'alleanza tra il "re della coca" e un nazista per creare un narco-Stato

→ Riforma globale delle droghe: a Dublino si chiede un approccio basato sui diritti dei minori

→ Finite le vacanze estive, il caro prezzi divampa. Situazione e autodifesa

→ Preoccuparsi se non ci sono insetti schiacciati sul parabrezza

→ Ascesa dei sovrani onnipotenti: cosa rivela davvero l’archeologia

→ Investimenti tramite piattaforma di crowdfunding: la responsabilità del Gestore per il Fondo rischi negli investimenti immobiliari

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 09/09/2026

GIANNINO

→ I pericoli dell'intelligenza umana

IL CONDOMINIO

→ Come dividere le spese del riscaldamento condominiale

STATI UNITI D'EUROPA

→ L'intelligenza artificiale e quella - scarsa - delle superpotenze

→ Scozia, Galles e Nord Irlanda uniti per chiedere indipendenza e adesione alla Ue

→ Draghi: l’Europa può avere l’IA senza oligarchi, ma deve conquistare la sovranità tecnologica

→ La geografia politica degli Usa. Europa, Mediterraneo e non solo

→ E' morta Emma Bonino (1948-2026)

→ L’Europa ha capito Draghi, ma non riesce a fare quello che dice

NOTIZIE

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→ REGNO UNITOREGNO UNITO. A 13 anni trasforma migliaia di lattine in denaro per devolverlo a enti di beneficienza: la storia di Ryan

→ USAUSA. L’Ai è un danno per l’umanità? Crollano i titoli virtuali di Claude e ChatGPT

→ YEMENYEMEN. Gli Houthi cercano di fabbricare armi avanzate grazie all'intelligenza artificiale

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→ ITALIAITALIA. Stop UE alla carne dal Brasile: a rischio la produzione di bresaola IGP (!)

→ U.E.U.E.. Carburanti in Europa 2026: le misure dei governi su prezzi e accise

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LETTERE

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GIANNINO
21 SETTEMBRE 2026

Governo e licei

STATI UNITI D'EUROPA
22 SETTEMBRE 2026

AI 2026: Usa e Cina si contendono il futuro. E l’Europa deve ancora scegliere cosa fare da grande

· di Marco Mayer

Il caso Mistral mostra il paradosso della sovranità tecnologica europea: per diventare autonoma, l'Europa deve ancora ricorrere a capitali, chip, cloud e infrastrutture che provengono in larga parte dagli Stati Uniti.

Tra pochi giorni, nel vertice del 24 e 25 settembre a Washington, Donald Trump e Xi Jinping discuteranno di intelligenza artificiale, un dossier cruciale della competizione, politica, economica e militare tra Stati Uniti e Cina. Non è un caso che, alla vigilia dell’incontro, americani e cinesi abbiano discusso di possibili meccanismi di sicurezza e canali riservati di comunicazione sui rischi dell’intelligenza artificiale. “Abbiamo discusso della creazione di un meccanismo di notifica reciproca per incidenti e minacce alla sicurezza. si chiamerà ‘Dialogo USA-Cina sull’IA’ e abbiamo concordato di incontrarci di nuovo”, ha spiegato il segretario Usa al Tesoro Bessent, sottolineando la volontà comune di definire obiettivi e sfide condivise sull’intelligenza artificiale.

Da anni Bruxelles parla di autonomia strategica e sovranità tecnologica. Ma gli sviluppi dell’ l’Intelligenza Artificiale AI stanno rendendo evidente che l’autonomia non coincide con l’autosufficienza. Nessun paese europeo controlla oggi da solo l’intera filiera necessaria per sviluppare un’intelligenza artificiale di frontiera: capitale, semiconduttori, potenza di calcolo, data center, energia, cloud, software, dati e talenti. In Europa esistono numerosi eccellenze di ricerca sulla AI. Per restare in Italia mi limito a citare tra le numerose realtà il Politecnici di Milano e Torino, le Università di Bologna, Pisa, La Sapienza di Roma tra le più attive nella ricerca sulla AI generative (LLM). La vera domanda per l’Europa non è quindi se riuscirà a fare tutto da sola. Oggi la domanda essenziale é quali alleanze e partnership servono per ridurre la dipendenza e realizzare nei prossimi dieci anni la vera autonomia strategica di cui tanto si parla.

Il caso Mistral AI è, da questo punto di vista, emblematico. Mistral è nata a Parigi nel 2023 ed è rapidamente diventata il simbolo delle ambizioni europee nell’intelligenza artificiale. La sua crescita ha però seguito una traiettoria che rende molto difficile separare ciò che è “europeo” da ciò che appartiene a una filiera tecnologica globale. Il dato più recente è significativo. Nel settembre 2026 Mistral ha raccolto 3 miliardi di euro. Il round è stato guidato da Samsung Electronics, insieme a Scaleup Europe Fund, gestito da EQT, e PSG Equity.

La compagine degli investitori comprende inoltre importanti operatori e fondi europei, americani e internazionali. Il dato corregge una lettura troppo semplice del fenomeno. Mistral non è semplicemente una società europea finanziata dagli americani. È diventata una società europea inserita in una rete internazionale di capitali, tecnologie e infrastrutture.


Ed è proprio questo il punto. La sovranità tecnologica non può essere misurata soltanto dalla sede legale di un’azienda o dalla nazionalità e provenienza geografica dei suoi fondatori. Bisogna guardare all’intera catena del valore. Chi finanzia l’azienda? Chi produce i chip? Chi fornisce il cloud? Chi costruisce i data center? Chi controlla la capacità di calcolo? Chi dispone dell’energia necessaria? Chi possiede i dati? Chi può impedire o limitare l’accesso a una tecnologia? Per ragioni di spazio non sono in grado di rispondere in modo dettagliato. Ai lettori che intendano approfondire questi quesiti suggerisco di usare il protocollo che ho elaborato recentemente, SAIM 6.0.

Dalla risposta a tutte queste domande si può misurare la vera autonomia strategica e la cosiddetta “sovranità digitale” – termine ambiguo in epoca di sovranismi imperanti. Il paradosso è evidente: per costruire la prima AI europea cosiddetta sovrana, Mistral deve essere profondamente integrata nell’economia tecnologica globale ed in particolare con i Big Tech americani . Non è necessariamente una contraddizione. Potrebbe essere, al contrario, la sola strada realisticamente percorribile. La dimensione del problema emerge soprattutto osservando i flussi di capitale. Secondo l’OCSE, nel 2025 gli Stati Uniti hanno assorbito circa il 75% del valore mondiale degli investimenti venture capital nelle imprese AI, contro il 6% dell’UE e il 5% della Cina.

Non significa che gli Stati Uniti possiedano il 75% della capacità mondiale di AI: il dato misura uno specifico segmento dei flussi di venture capital. Ma fotografa comunque una enorme asimmetria nella capacità di attrarre capitale privato verso le imprese di intelligenza artificiale. L’Europa dispone però come accennato di università e centri di ricerca di eccellenza e soprattutto di un mercato unico di dimensioni considerevoli. Il problema è trasformare queste risorse in potenza e capacità tecnologica. Su questo fronte qualcosa sta finalmente cambiando.

Nel luglio 2026 la Commissione europea ha lanciato una gara per realizzare fino a sette AI Gigafactories, con fino a 10 miliardi di euro di finanziamento pubblico europeo e nazionale destinati a mobilitare almeno altri 20 miliardi di investimenti privati.

Le candidature restano aperte fino al 12 novembre 2026, i progetti vincitori saranno annunciati all’inizio del 2027 e i cantieri dovrebbero partire nello stesso anno: le prime strutture sono attese in funzione entro un massimo di 18 mesi dalla firma dei contratti, quindi realisticamente non prima della metà del 2028. È un passo importante, ma non risolve automaticamente il problema. Una Gigafactory tuttavia richiede semiconduttori, energia, reti, raffreddamento, software, cloud e capitali. E soprattutto richiede una filiera industriale capace di funzionare anche se e quando le condizioni geopolitiche cambiano.

Gli Stati Uniti e la Cina hanno affrontato la questione con strategie diverse. Washington dispone di una straordinaria concentrazione di capitale, imprese tecnologiche, università e capacità di attrazione dei talenti. Pechino dispone di un enorme mercato interno, di una potente base industriale e della capacità dello Stato di orientare risorse verso obiettivi strategici. L’AI non è più soltanto una tecnologia commerciale: è collegata alla sicurezza nazionale, alla capacità militare, alla produttività industriale e alla competitività economica. La novità più interessante è che anche Washington e Pechino stanno iniziando a discutere di regole di sicurezza dell’AI, pur continuando a competere sulla tecnologia. Questo dimostra quanto la questione sia ormai diventata strategica.

Di fronte alla competizione USA/Cina l’Europa rischia di cadere in un falso dilemma: o costruire una completa autosufficienza tecnologica (assolutamente irrealistica nei prossimi 15 anni) , oppure accettare la attuale dipendenza dai Big Tech americani o cinesi. Esiste una terza strada. L’Europa può utilizzare la propria forza di mercato per attirare capitale, tecnologia e partnership, sviluppando nei paesi europei io una quota crescente delle competenze strategiche: ricerca, proprietà intellettuale, capacità di calcolo, infrastrutture, dati e soprattutto talenti. La domanda decisiva non dovrebbe essere dunque: “Europa o Stati Uniti?” Dovrebbe essere: “Quali tecnologie dobbiamo controllare direttamente e quali possiamo condividere con partner affidabili?” È una differenza sostanziale. Dopo il lancio di una competizione tra Big Tech USA la partnership con un grande gruppo americano può rafforzare nel tempo l’autonomia europea se consente alle imprese europee di acquisire capacità umane e tecniche, infrastrutture e competenze senza perdere il controllo degli asset strategici. Al contrario, dipendere da un unico fornitore, americano, cinese o europeo che sia, può trasformarsi in una vulnerabilità.

La sovranità se proprio vogliamo usare questo termine non significa quindi eliminare ogni dipendenza. Significa avere la possibilità di scegliere le alleanze giuste.

Guai a dimenticare che i progressi cinesi sarebbero stati impossibili senza la stretta cooperazione tra realizzata con la Silicon Valley alla fine degli anni Novanta e il primo decennio del nuovo millennio. L’intensa cooperazione USA Cina è un caso di studio da cui imparare una lezione (rischi per la sicurezza nazionale compresi). Lo stesso ragionamento sulle dipendenze vale per la regolazione, che infatti non è un tema a parte: è essa stessa una leva per favorire l’autonomia strategica o viceversa un freno a seconda di come viene usata.

L’Unione europea ha scelto una governance dell’AI ex ante, gli Stati Uniti ex post (subito prima di consentire ad un prodotto AI di entrare sul mercato), mentre la Cina esercita controllo statale totale sulle sue aziende AI con possibilità di censura politica preventiva. Il rischio per l’Europa non aver è regolato ma adattare le regole alla evidenza empirica: una normativa troppo complessa produce costi che le startup europee non possono reggono, mentre i grandi operatori americani e cinesi, già dotati di capitale e infrastrutture, possono applicare senza senza troppe difficoltà.

La domanda pertinente non è quindi “regolare sì o no”, ma se l’Europa saprà riformare la propria regolazione per evitare che diventi un boomerang. Deve proteggere la sicurezza e i diritti dei cittadini senza tuttavia trasformarsi in una barriera alla crescita delle proprie imprese. In caso contrario il rischio è paradossale: diventeremo il continente più regolato a vantaggio di imprese e tecnologie extraeuropee. Per questo il caso Mistral è più interessante di quanto sembri. La società francese non dimostra che la sovranità europea sia impossibile. dimostra che la sovranità, nell’AI, è necessariamente relazionale. Mistral può essere europea e contemporaneamente dipendere da una rete internazionale di capitale, semiconduttori, cloud e infrastrutture. La sfida consiste nel fare in modo che queste dipendenze non diventino vulnerabilità strategiche. È una distinzione decisiva.

L’obiettivo dell’Europa non dovrebbe essere quello di costruire una “AI autarchica”, ma un ecosistema capace di negoziare da una posizione di forza con Stati Uniti e altri paesi democratici. Il continente dispone di una risorsa che spesso sottovaluta: la dimensione del proprio mercato. Se riuscisse a utilizzare quel mercato per attrarre investimenti, imporre standard tecnologici sostenibili, finanziare la ricerca e creare infrastrutture di calcolo competitive, l’Europa potrebbe trasformare la propria dimensione economica in potere tecnologico.

Il vertice di Washington del 24 e 25 settembre offre un banco di prova immediato. Qualunque cosa Trump e Xi decidano, o non decidano, sui meccanismi di sicurezza dell’AI, l’Europa non sarà seduta al tavolo. Potrà però scegliere se restare spettatrice delle regole altrui o costruire, nei mesi successivi, una propria capacità negoziale, fondata partnership selezionate. È proprio questa la posta in gioco reale dell’autunno 2026: non partecipare al vertice, ma arrivare pronti al prossimo. La partita dell’AI, in definitiva, non sarà vinta soltanto da chi costruirà il modello più potente. Sarà vinta da chi riuscirà a controllare, o almeno a rendere sicuri, il maggior numero di anelli della filiera: capitale, chip, energia, compute, cloud, modelli, dati e mercati.

Gli Stati Uniti partono dalla posizione più forte. La Cina sta costruendo rapidamente un ecosistema alternativo. L’Europa è ancora indietro, ma non è fuori dalla partita. Il caso Mistral mostra proprio questo. Per costruire con il tempo necessario una vera “sovranità” tecnologica europea, l’Europa non deve smettere di collaborare con il mondo. Deve imparare a scegliere con chi, quanto e su cosa collaborare con gli Stati Uniti e altri paesi democratici come ad esempio il Canada e l’India.

Questa potrebbe essere la vera strategia della UE nell’era dell’intelligenza artificiale. Qualcuno potrebbe domandarsi perché non fare viceversa partnership strategiche con aziende cinesi. La domanda è legittima, e rispondo alla domanda con una domanda: conviene allearsi con aziende di intelligenza artificiale che sono indietro nella ricerca tecnologica di frontiera e che sono soggette a censura politica preventiva, e dunque omettono una parte importante della realtà contemporanea? A che pro?

18 SETTEMBRE 2026

Intelligenza Artificiale made in Usa: strumento di conquista economico-politico

· di Vincenzo Donvito Maxia

Dario Amodei, chi è costui? Fino a qualche settimana fa i più dotti avrebbero pensato ad un siciliano (Agrigento) che svolgesse chissà quale attività, ma le recenti cronache mondiali ci dicono che è un americano, amministratore delegato di Anthropic, azienda che con il suo assistente di intelligenza artificiale, Claude, è ovunque dopo aver esternato le proprie preoccupazioni auspicando il rallentamento del rapido sviluppo dei suoi prodotti per dare il tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi.

Tutti hanno detto tutto in merito. Incluso il presidente Usa Donald Trump, che ha minimizzato l’avvertenza trasformandola in occasione per la sua conquista del mondo. Fino ad uno dei principali concorrenti di Claude, ChatGPT, che ha presentato sei nuovi rapporti su comportamenti imprevisti o preoccupanti dei suoi modelli di intelligenza artificiale

Sembra evidente che mister Amodei ha pensato che un prodotto, per vendere di più, non basta che sia buono, efficiente e indispensabile, ma deve anche ergersi a “salvatore dell’umanità”. Così che il suo ingresso in Borsa previsto per ottobre sarà un evento storico, si parla di un IPO (offerta pubblica iniziale) di 100 miliardi di dollari.

Se tutto andrà come previsto, Mr Amodei, oltre che “salvatore dell’umanità” da un punto di vista cultural-politico, si ritroverà ad esserlo anche finanziariamente. Con uno sponsor politico (Trump) che potrà garantirgli di essere al di sopra di ogni legge. Soprattutto nel mercato europeo che, se non fa come vuole lui, continuerà ad essere minacciato con dazi e tagli ai finanziamenti della difesa dell’Ucraina (i cui confini sono quelli dell’Europa libera) dall’invasione di Putin.

Al di là dell’arricchimento economico di Anthropic, che non può che farci piacere visto che sono bravi, ci preoccupa a quali spese politiche - che ci riguardano come europei - questo accada. Sarà bene prestare attenzione ed incoraggiare le politiche Ue che, per quanto siano per ora precarie, non abbiamo al momento alternative.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

18 SETTEMBRE 2026

L’Occidente senza padrone. Trump contro Carney, la geografia politica cambia il mappamondo

· di Redazione
European Parliament - Openverse
Foto: European Parliament — Openverse (CC BY 2.0)

Donald Trump considera un possibile «atto ostile» l’ipotesi che il Canada diventi il primo «membro associato» della storia dell’Unione europea e minaccia, in tal caso, di imporre nuovi dazi. Ostile a chi? Non alla Russia (già ostile quanto basta) né alla Cina, ma agli Stati Uniti. Come se due democrazie non potessero decidere liberamente di avvicinarsi senza chiedere il permesso al presidente americano.


A mettere l’ipotesi sul tavolo era stata mercoledì la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: nel discorso sullo Stato dell’Unione ha annunciato che «la porta è aperta» perché il Canada diventi il primo membro associato dell’Unione, senza precisare né i tempi né le modalità, a partire dal nodo, tutto da chiarire, del diritto di voto nelle istituzioni europee. Lo stesso giorno, in un incontro con il primo ministro canadese Mark Carney, von der Leyen ha discusso dei settori in cui approfondire i rapporti.


È stato però l’intervento di Carney, ieri, al Parlamento europeo, a irritare davvero Trump.
Il Canada non ha chiesto di diventare il ventottesimo Stato dell’Unione. Il primo ministro Mark Carney ha proposto una collaborazione più profonda in materia di difesa, energia, intelligenza artificiale, materie prime, ricerca e scambi universitari. Una forma ancora tutta da inventare di associazione all’Europa.


Carney è anche il leader occidentale che ha reagito con maggiore nettezza alle intimidazioni di Trump. Quando il presidente americano ha minacciato di imporre nuovi dazi, ha ricordato, senza perifrasi, che il Canada è un paese sovrano e sceglie liberamente le proprie alleanze. Per questo è stato indicato come modello per un’Europa che di fronte alle minacce della Casa Bianca continua troppo spesso a sostituire la fermezza con la prudenza e la prudenza con il silenzio.


Trump ha immediatamente riconosciuto il pericolo. Non militare e neppure commerciale: politico. Canada ed Europa potrebbero scoprire di avere bisogno l’uno dell’altra proprio perché non possono più considerare gli Stati Uniti un alleato sempre affidabile.


Trump, del resto, non è soltanto un presidente americano ostile all’Europa. È una figura politicamente non occidentale. Dell’Occidente rifiuta ciò che ne costituisce l’essenza: il limite del potere, il rispetto del voto, la sovranità delle nazioni e la soggezione della forza alla legge.
Lo dimostra persino il suo episodio più rivelatore: la promessa di distribuire 5.000 dollari a ogni adulto americano se i repubblicani manterranno il controllo del Congresso. Non un provvedimento sociale approvato dal Parlamento, ma un “dividendo Trump” subordinato alla vittoria del suo partito: il denaro dello Stato trasformato in un premio elettorale.


Poi c’è la Groenlandia, che Trump ha preteso di acquisire dagli abitanti e dalla Danimarca come se nel XXI secolo un popolo e il suo territorio potessero ancora essere comprati. Ha minacciato dazi e, prima di escluderla, non aveva neppure scartato l’uso della forza contro un alleato della NATO.


E c’è stata la militarizzazione dell’apparato contro l’immigrazione, a cominciare dall’ICE. In meno di un anno sono stati arruolati dodicimila nuovi agenti, abbreviando la formazione e, secondo una denuncia interna, saltando, in alcuni casi, controlli essenziali. A incarnare lo spirito delle operazioni è stato Gregory Bovino, veterano della Border Patrol promosso a comandante nelle città: metodi aggressivi, retorica militaresca e un lungo cappotto verde che gli valse dal governatore della California, Gavin Newsom, la definizione di «Nazi cosplayer». Non soltanto un abbigliamento, ma l’immagine di ciò che quell’apparato voleva diventare: l’esercito interno del presidente. Alla fine, Trump, dopo le dure contestazioni per i metodi violenti adottati sul campo dai suoi agenti, ha dovuto rimuoverlo (Proprio ieri Trump ha ritirato la candidatura di Lance Schroyer, annunciata tre mesi fa, perché, dicono le voci di corridoio, giudicato troppo morbido).


Comprare i voti, comprare i territori, militarizzare la politica interna. La geografia colloca Trump in Occidente. La sua concezione del potere, assai meno.


È questo il paradosso della sua presidenza. Con la pretesa di restaurare la grandezza americana, Trump sta disfacendo l’Occidente che l’America ha costruito. Tratta il Canada come una provincia ribelle, l’Europa come un concorrente da piegare con i dazi, la NATO come un servizio di protezione per clienti morosi. E così induce gli alleati a cercare altrove la propria sicurezza.


Carney non propone una coalizione antiamericana. Prova, al contrario, a salvare ciò che resta dell’Occidente quando l’America rinuncia a guidarlo come comunità di democrazie e pretende di dominarlo come area d’influenza.


Qui sta l’occasione per l’Europa. L’Unione è abituata a discutere se debba allargarsi ai Balcani, all’Ucraina e alla Moldavia. Il Canada introduce una domanda diversa: si può appartenere allo spazio politico europeo senza appartenere geograficamente all’Europa?


La risposta dovrebbe essere sì. L’Unione può diventare il centro di una costellazione più vasta di democrazie liberali: il Regno Unito dopo la Brexit, il Canada minacciato dall’ingombrante vicino, l’Ucraina aggredita dalla Russia e, con forme inevitabilmente diverse, paesi come Taiwan, che difendono la propria libertà dalla pressione imperiale cinese.


Non sarebbe un nuovo impero né il doppione della NATO. Sarebbe un’associazione fondata non sulla geografia, ma sulla democrazia, sullo Stato di diritto, sull’economia aperta e sulla difesa comune dell’indipendenza nazionale. Esattamente il contrario delle sfere d’influenza in cui Trump, Putin e Xi Jinping vorrebbero dividere il mondo.


Naturalmente l’Europa dovrebbe prima cambiare se stessa. Non può diventare il punto di riferimento delle democrazie restando un’Unione paralizzata dai veti nazionali, priva di una politica estera effettiva, di una difesa comune e di un vero governo democratico.


Un esempio è a portata di mano ed è italiano. L’altro ieri la Camera avrebbe dovuto votare le mozioni per impegnare il governo a superare il diritto di veto nell’Unione. La maggioranza ha rinviato ancora una volta: Tajani è favorevole, Salvini totalmente contrario e tre mesi di discussione non sono bastati per trovare un accordo. L’Europa dei veti comincia, molto concretamente, dai veti all’interno del governo italiano.


Nessuno si associa volentieri a un condominio nel quale ogni inquilino può bloccare l’ascensore. Per questo l’apertura al Canada non è una curiosità diplomatica. È una possibile direzione di marcia: prima gli Stati Uniti d’Europa, poi una comunità più larga delle democrazie che vogliono restare libere.


Trump la considera una minaccia perché continua a pensare che l’Occidente appartenga all’America. Potrebbe invece scoprire di aver contribuito, con le sue intimidazioni, alla nascita di un Occidente senza padrone.

(Marco Taradash su la Linea - Linkiesta del 18/09/2026)

17 SETTEMBRE 2026

Von der Leyen, regina europea delle promesse vuote

· di Redazione

Ursula von der Leyen ha detto molte cose interessanti e nuove nel suo discorso sullo Stato dell’Unione di ieri. Ma le cose interessanti non erano nuove. E le cose nuove non erano interessanti.

Prendiamo, come esempio, il suo annuncio di “istituire una nuova Corporation europea per le materie prime critiche”. Questo organismo “ci aiuterà ad ottenere e stoccare ciò di cui abbiamo bisogno”, ha promesso la presidente della Commissione. “Per le auto elettriche, i chip e le batterie, le tecnologie pulite e la difesa.”

Sembra eccitante, e nuovo. Ma non lo è. Il 3 dicembre dello scorso anno, la Commissione aveva pubblicato un piano d’azione per accelerare il suo lavoro sulle materie prime critiche. Aveva annunciato di voler presentare entro la fine di giugno la base giuridica per un “Centro europeo per le materie prime critiche”. La fine di giugno era due mesi e mezzo fa. La Commissione non ha pubblicato la base giuridica. E non lo farà nemmeno fino almeno alla fine di ottobre, secondo il suo programma.

Quando inizierà l’Ue ad aiutare i produttori europei di auto elettriche, chip e batterie a rifornirsi di ciò di cui hanno bisogno? Nessuno lo sa. Martedì la Commissione ha lanciato un invito a manifestare interesse per determinare chi verrà designato a realizzare un progetto pilota sullo stoccaggio di materie prime critiche.

Questo è solo un esempio. Ma illustra un modello della politica di von der Leyen. Fare grandi annunci. Creare vertiginosi titoli sui giornali e nuovi acronimi. Avvolgersi nell’aura del presidenzialismo. Ma restare la più vaga possibile sulla realizzazione. E non preoccuparsi di riciclare proposte già presentate. Tanto, la maggior parte delle persone non se ne accorgerà.

Il modo in cui von der Leyen ha parlato della crescente crisi energetica è un altro caso emblematico. “Abbiamo bisogno di elettrificare l’Europa”, ha detto in plenaria al Parlamento europeo. “Il nostro obiettivo è raddoppiare la quota di elettricità entro il 2040. Con questo, l’Europa potrebbe ridurre la sua bolletta per le importazioni di combustibili fossili di 260 miliardi di euro all’anno.” È esattamente ciò che la Commissione aveva già proposto nel suo Piano d’azione per l’elettrificazione due mesi fa. Ed è in linea con un altro fiore all’occhiello della presidenza von der Leyen, “REPowerEU” presentato nel maggio 2022. “Grazie a REPowerEU, abbiamo messo al riparo i cittadini e le imprese dell’Ue dalla carenza di energia, sostenuto l’Ucraina indebolendo il forziere di guerra della Russia, accelerato la transizione verso l’energia pulita e stabilizzato i prezzi”, si vanta la Commissione.

La Corte dei conti europea vede le cose in modo leggermente diverso. “I fondi dell’Ue hanno svolto solo un ruolo minore nel porre fine alla dipendenza dal petrolio e dal gas russi”, ha concluso la Corte dei conti la scorsa settimana dopo un audit su REPowerEU. “Non sono stati innescati investimenti sufficienti per accelerare la transizione verso l’energia pulita e rafforzare le connessioni transfrontaliere.”

Un verdetto devastante. Von der Leyen ne ha preso atto? A Strasburgo ha esortato i legislatori ad accelerare i lavori sul pacchetto Reti, destinato ad accelerare la costruzione di linee elettriche attraverso le frontiere nazionali. Ma i suoi servizi hanno progettato questo pezzo chiave della politica energetica dell’Ue in modo così sciatto che la Svezia, paese modello sull’energia pulita, ha cancellato a maggio un previsto potenziamento di un importante cavo elettrico verso la Danimarca per protestare contro la proposta di legge della Commissione.

L’elenco di dichiarazioni altisonanti ma superficiali potrebbe continuare a lungo. Prendiamo la difesa aerea e l’Ucraina. “Vorremmo sviluppare con l’Ucraina un sistema di difesa missilistica accessibile e modulare”, ha annunciato von der Leyen. “Al cuore di questa collaborazione c’è il progetto Freya. Qui combiniamo l’esperienza di combattimento e l’innovatività degli ucraini con la leadership tecnologica dell’Europa.” Eppure anche questo progetto è già in corso da tempo. La società ucraina di difesa Fire Point ha presentato il progetto quattro mesi fa. Diversi Stati membri hanno già dichiarato il loro interesse a farlo decollare entro l’anno prossimo. Non è chiaro quale sarebbe il ruolo della Commissione in questo progetto — o meglio, se ne abbia uno del tutto.

Per contro, von der Leyen non è stata così loquace su tutte le questioni di interesse europeo. Priva di immaginazione politica, o della volontà di affrontare gli Stati membri, è rimasta in silenzio su parecchi temi chiave. Sul conflitto in Medio Oriente, ha detto che “è ruolo dell’Europa mantenere viva la fiamma di una soluzione a due Stati”. Giusto. Ma in cosa consiste questo ruolo? Dov’è il piano von der Leyen per la pace israelo-palestinese? Forse la presidente potrebbe elaborarne uno se non spendesse tanto tempo e capitale politico a sminuire il ruolo di Kaja Kallas, l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza.

O prendiamo la Cina e il deficit commerciale giornaliero dell’Ue di 1 miliardo di euro che von der Leyen ha definito “insostenibile”. La presidente ha sottolineato la volontà di codurre un “dialogo con la Cina per riequilibrare i nostri scambi”. Ma quali argomenti magici pensa di avere la Commissione per convincere il regime di Pechino a cambiare la sua postura geoeconomica? “Utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare il nostro rapporto”, ha avvertito von der Leyen — e così facendo ha ripetuto una frase che ascoltiamo da anni, senza effetto.

“Le parole vanno bene. Ma i fatti sono meglio”, ha detto von der Leyen nel suo discorso. Resta da capire se abbia colto l’ironia di questa affermazione.

(Oliver Grimm su Il MatinaleEuropeo del 17/09/2026)

16 SETTEMBRE 2026

Ue-Canada. Occhio alle illusioni ‘interne’ ed ‘esterne’

· di Vincenzo Donvito Maxia

Una vecchia proposta del leader radicale del tempo, Marco Pannella, era di far entrare Israele nell’Unione europea, così tutti i suoi detrattori, inclusi coloro che vogliono annientare quel Paese. E così questo Paese, la cui vivacità industriale e creativa è nota, avrebbe apportato un buon contributo all’Ue.

Non crediamo che von der Leyen abbia pensato a questo precedente. Ma forse ha pensato all’Ucraina che alcuni, per glissare su burocrazia per l’adesione e ulteriori ire di Putin, vorrebbero abbia da subito lo status che von der Leyen ha auspicato per il Canada, “membro associato”. Che, nessuno al momento sa cosa sia… se non per l’appunto far arrabbiare i vari nemici/avversari di questi singoli Paesi.

La sostanza, però - di Canada, Israele e Ucraina -, è comunque la stessa. Ognuno con le sue peculiarità, darebbe un contributo all’Ue in sé e alla diffusione dei suoi principi politici ed economici per far stare meno male il mondo. Ricordiamoci che l’Ue, dal progetto (manifesto di Ventotene) di Spinelli/Rossi nasce dopo che il Continente si era dilaniato per secoli e dopo la tragedia del nazi-fascismo Sostanza che dovrebbe ulteriormente svecchiare il “Vecchio Continente” (cosa ci sarebbe di più giovane se non le storie, le politiche e le economie di questi tre Stati…).

Il Canada e l'Unione europea sono già legati dal CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), un trattato di libero scambio in vigore provvisorio dal 21 settembre 2017 che ha eliminato circa il 99% dei dazi doganali e che i diversi Parlamenti, Italia inclusa, stentano ad approvare in via definitiva. Il suo divenire “membro associato" sarebbe una cosa in più con possibile maggiore armonia. A condizione, auspichiamo, che nessuno lo legga come una forzatura a seguito delle attuali politiche di Trump, ma sicuramente a seguito delle attuali politiche di Putin. Gli Usa, per l’Ue, non possono essere messi in secondo piano. Tanto Trump fra non molto sparirà e, crediamo, che chiunque sarà il suo successore, peggio non potrà mai fare. Mentre Putin, ammesso e non concesso che finisca male con la sua invasione dell’Ucraina… ci sarà sempre un suo successore.

Auspici a lunga gittata? Non più di tanto. Col pericolo, però, quando e se i due non ci saranno più, la nostra Ue non sia diventata come auspicano diversi, incluso il governo italiano… cioè una sorta di versione dell’attuale millennio dell’Europa del carbone e dell’acciaio. Questo perché Cina e dintorni (Iran soprattutto) saranno sempre altrove, mentre il Giappone (e a loro modo India e Australia, per quanto amici importanti continueranno ad essere), crediamo sarebbe fuori la portata di una qualunque forma di “membro associato”.

Insomma: ok Canada, ma non facciamoci tante illusioni sulle conseguenze “interne” ed “esterne”. Dirlo ed auspicare è Politica pura. Per quanto “visonaria”, ma Politica con la “P” maiuscola.

16 SETTEMBRE 2026

Lo Stato dell'Unione. Von der Leyen: 'Vogliono frantumare l'Ue, lottiamo per la nostra Europa'

· di Redazione

L'intervento della presidente della Commissione Ue al Parlamento europeo

La nostra scelta è chiara

Vogliamo un'Europa forte e indipendente che difenda i propri valori nel mondo? Oppure lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai rappresentanti e dai burattini degli autoritari? Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropei, che si tratti dell'ingerenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono frantumare la nostra unità europea. Quindi non limitiamoci a opporci a tutto ciò, ma lottiamo insieme per la nostra idea di Europa". Lo ha sottolineato Ursula von der Leyen nello Stato dell'Unione.

"Conosciamo tutti le minacce che dobbiamo affrontare. Man mano che i vecchi presupposti e i rapporti si sono logorati, ci troviamo ora a fare i conti con un mondo apertamente ostile. Una guerra territoriale di aggressione infuria nel nostro continente; altre sono scoppiate nelle vicinanze. Una lotta per le capacità industriali sta plasmando la concorrenza globale. E una battaglia di narrazioni sta cercando di indebolire la fiducia nell'Europa, di paralizzare le nostre democrazie. Ma le preoccupazioni delle persone non sono legate solo a queste grandi minacce globali. Gli effetti delle numerose crisi si fanno sentire su molte famiglie europee, non da ultimo sul costo della vita o sull'alloggio", ha sottolineato. "Queste preoccupazioni concrete vengono strumentalizzate per creare divisioni tra di noi. A volte dall'esterno e troppo spesso dall'interno. Ma la nostra strada è chiara: costruire un'Europa indipendente che abbia il potere di agire. Nulla può distoglierci da questo obiettivo. Perché in questo mondo, il destino dell'Europa deve rimanere nelle mani degli europei", ha ancora rimarcato von der Leyen.

"Il nostro bilancio riguarda il nostro futuro - ha aggiunto - e ogni bilancio moderno ha bisogno di nuove risorse proprie".

"Sul cambiamento climatico, questa estate è stata l'estate della verità. Quasi nessuna parte del nostro continente è stata risparmiata" ha aggiunto. "Nelle Alte Fagne del Belgio, una torbiera formatasi nel corso dei secoli si è trasformata in una distesa di cenere. Le fiamme hanno infuriato dalle montagne d'Irlanda alle isole della Grecia e della Croazia. Sulle Alpi, antichi ghiacciai arretrano ogni giorno di più".

"L'impatto di tutto questo è semplicemente devastante: 660mila ettari bruciati completamente. Circa 12 milioni di tonnellate di raccolti persi" ha aggiunto parlando degli incendi di questa estate. "Fiumi fondamentali come il Danubio, il Reno e la Garonna stanno scomparendo davanti ai nostri occhi", ha aggiunto.

"Non c'è alcun dubbio: l'Europa può, deve e manterrà la rotta sui suoi obiettivi climatici". "Naturalmente, la transizione è complessa. E dovremo aggiustare il tiro e imparare lungo il percorso", ha aggiunto.

La Commissione europea istituirà una Climate Insurance Alliance per affrontare il divario nella copertura assicurativa delle catastrofi. "Oggi solo circa il 25% delle perdite da catastrofi in Europa è coperto da assicurazioni private. Questo significa che, troppo spesso, i bilanci nazionali diventano l'assicuratore di ultima istanza", ha detto. "Dobbiamo agire per colmare questo divario. Per questo la Commissione istituirà una Climate Insurance Alliance".

Il Canada
"Dobbiamo ripensare urgentemente le nostre partnership. Quindi, vorrei collaborare con voi per aprire le porte al Canada affinché diventi il primo membro associato dell'Ue". Lo ha detto Ursula von der Leyen rivolgendosi al premier canadese Mark Carney nel discorso sullo Stato dell'Unione. "Uniremo volontariamente le nostre forze. Passeremo dal Ceta a un' 'Alleanza per il futuro' per creare uno spazio comune di prosperità e sicurezza economica". "Questa è una partnership non contro qualcun altro, ma per la nostra forza comune", ha aggiunto von der Leyen.

Minacce non solo da fuori
"Non dobbiamo farci illusioni. Le minacce alle nostre democrazie non arrivano soltanto dall'esterno. Vediamo l'ascesa di forze antidemocratiche e antieuropee" ha detto von der Leyen. "Più e più volte abbiamo visto la disinformazione e le interferenze straniere cercare di dividerci, di erodere la fiducia nel nostro tessuto democratico e nei media liberi. Campagne elettorali avvelenate dalla propaganda straniera. Teorie del complotto costruite su video deepfake virali. Questa è guerra cognitiva". Serve "una capacità collettiva di anticipare, individuare e rispondere".

I social
"Domani la Commissione proporrà l'Eu Kids Act. Adotteremo un approccio graduale e differenziato. Ogni fascia d'età ha le sue specifiche esigenze e, di conseguenza, ciascuna avrà un livello di protezione adeguato. Nessun utilizzo dei social media per i minori di 13 anni. Nessun account personale per i minori di 15 anni". ha annunciato von der Leyen. "Ciò significa che, dai 13 ai 15 anni, saranno consentiti solo mini-account creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni di tempo", ha aggiunto. "Tra i 15 e i 18 anni, invece, la sicurezza nella progettazione degli utenti diventerà un obbligo per le piattaforme. Sono consapevole che molti percepiscono il potere delle grandi aziende tecnologiche come schiacciante e impossibile da arginare. Non sono d'accordo", ha rimarcato von der Leyen. "Non dobbiamo accettare funzionalità che creano dipendenza. Non dobbiamo accettare che i bambini vengano attratti da contenuti sempre più estremi. Non dobbiamo accettare che le foto delle ragazze vengano utilizzate per creare immagini sessualizzate generate dall'intelligenza artificiale", ha aggiunto. "Ma non sono solo i minori a essere a rischio. Il design che crea dipendenza, ad esempio, danneggia tutti. Ecco perché abbiamo bisogno di un quadro normativo più ampio, il Digital Fairness Act. Lo proporremo in autunno", ha annunciato.

La nascita dell'Ue, la pace dopo la guerra
"Non dimentichiamo mai la nascita della nostra Unione: popoli che per tanto tempo erano stati in guerra si sono uniti per costruire un destino comune. Un destino di pace e prosperità, di democrazia e libertà. Ogni generazione ha costruito sull'eredità di quella precedente. Passo dopo passo. Pietra dopo pietra. Certo, le nostre imperfezioni, la nostra diversità e le nostre differenze permangono. Ma è proprio questo che rende l'Europa la nostra Europa. La nostra casa comune. Allora, onorevoli deputati, riprendiamo ancora una volta in mano il nostro futuro". ha concluso von der Leyen.

Qui il video dell'intervento

(Ansa)

NOTIZIE
22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Ex consulente finanziario sottrae 180.000 euro a una cliente

Una ex consulente finanziaria di Banca Widiba è stata rinviata a giudizio per essersi introdotta nell’account bancario di una sua cliente, in modo da prelevare poco più di 180.000 euro dopo aver ottenuto il rilascio di due carte di debito e di una carta di credito. Lo scrive l’agenzia Agi.

I fatti risalgono al periodo tra il 2019 e il 2022, quando la cf 70enne avrebbe truffato la sua cliente con l’aiuto del proprio marito, anch’esso ex consulente finanziario, ma all’epoca dei fatti già cancellato dall’Ocf, e condannato a scontare 200 ore di lavori di pubblica utilità.

La vittima, un’avvocata cliente storica della banca digitale del gruppo Montepaschi, è stata avvertita da una funzionaria bancaria dei movimenti anomali dal suo conto.

Dopo un’indagine interna, Banca Widiba è riuscita a risalire alla cf, scoprendo che, assieme al marito, aveva prelevato dal settembre 2019 all’ottobre 2022 un totale di 182.851 euro dagli sportelli atm. Il rapporto di lavoro tra Banca Widiba e la cf si è interrotto poco dopo, nel novembre 2022.

La consulente finanziaria, radiata dall’albo dei professionisti nel febbraio del 2025, andrà a processo il prossimo 2 dicembre per truffa con sistemi informatici, accesso abusivo a un sistema informatico protetto, sostituzione di persona, falsità commesse da pubblici ufficiali e indebito utilizzo, nonché falsificazione di carte di credito o strumenti di pagamento. Reato, quest’ultimo, che è stato attribuito anche al marito della donna. La vittima e Banca Widiba si sono costituite parte civile.

(Citywire)

22 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. 22 settembre, Giornata Europea per la ricerca senza uso di animali

Il 22 settembre si celebra in tutta Europa la Giornata Europea per una Scienza Etica, dedicata alla promozione dei metodi di ricerca alternativi alla sperimentazione animale, i cosiddetti Non-Animal Methods (NAMs). L'iniziativa, sostenuta dalle principali associazioni animaliste del continente, punta i riflettori sui limiti scientifici del modello animale e sulle tecnologie che possono sostituirlo.

Come riporta LAV, la Lega Anti Vivisezione, insieme alle altre organizzazioni animaliste europee chiede alle autorità di difendere e rafforzare il divieto già esistente di testare sui prodotti cosmetici, di sostenere economicamente lo sviluppo di metodi di ricerca senza uso di animali e di arrivare all'interruzione definitiva della sperimentazione animale. LAV ricorda inoltre che in Italia, ad oggi, i fondi pubblici specificamente vincolati ai metodi sostitutivi sono pari a zero.

Le ragioni della mobilitazione, secondo l'associazione, non sono soltanto etiche ma anche scientifiche: il modello animale fallisce spesso nel predire correttamente gli effetti di farmaci e sostanze sull'organismo umano, a causa delle differenze biologiche tra le specie. Non è un caso che oltre il 90% dei farmaci che risultano efficaci e sicuri nei test sugli animali fallisca poi nelle successive fasi di sperimentazione clinica sull'uomo.

Proprio per questo la ricerca si sta orientando verso tecnologie alternative in grado di riprodurre la biologia umana con maggiore fedeltà: modelli cellulari tridimensionali, piattaforme organ-on-a-chip capaci di simulare il funzionamento di organi umani su microchip, e algoritmi di intelligenza artificiale in grado di prevedere gli effetti di una sostanza senza passare dalla sperimentazione su animali vivi.

Un esempio concreto di questa transizione arriva dal Regno Unito, dove è stato recentemente inaugurato il Liverpool Accelerate Laboratory, una struttura da 20 milioni di sterline realizzata dal consorzio iiCON (Infection Innovation Consortium) insieme alla Liverpool School of Tropical Medicine. Il laboratorio combina sistemi robotici guidati da intelligenza artificiale e organoidi umani - piccole riproduzioni di organi ottenute da cellule umane - per studiare malattie infettive come tubercolosi e salmonella senza ricorrere ad animali da laboratorio, riducendo al tempo stesso i rischi di contagio per i ricercatori che maneggiano agenti patogeni pericolosi.

A livello europeo, LAV ricorda che nel 2021 è stata lanciata l'Iniziativa dei Cittadini Europei "Save Cruelty Free Cosmetics", che con oltre 1,2 milioni di firme raccolte in tutto il continente ha chiesto alla Commissione Europea un divieto totale della sperimentazione animale, estendendo la richiesta oltre i cosmetici anche ai prodotti chimici e a tutte le specie animali coinvolte nei test di laboratorio. Grazie a questa mobilitazione, nei prossimi mesi la Commissione dovrebbe pubblicare una tabella di marcia per il superamento definitivo dell'uso di animali nella sperimentazione scientifica in Europa.

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Credito al consumo, entra in vigore la riforma UE: più tutele per i risparmiatori

Una riforma organica del credito al consumo è in arrivo anche in Italia, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare le tutele per chi contrae un prestito o una dilazione di pagamento, incluse le nuove formule diffuse online come il "compra ora, paga dopo". Come riporta Altalex, il provvedimento nasce dal recepimento della direttiva europea 2023/2225, nota come CCD2 (Consumer Credit Directive 2), che abroga la precedente disciplina del 2008 e amplia in modo significativo sia le tutele per i consumatori sia il campo di applicazione delle norme.

In Italia il recepimento è già avvenuto con il decreto legislativo 31 dicembre 2025, n. 212, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 gennaio 2026. Le nuove disposizioni entreranno pienamente in vigore dal 20 novembre 2026, data in cui la vecchia direttiva sarà definitivamente abrogata, salvo un regime transitorio per i contratti già in corso.

Tra le principali novità introdotte c'è il diritto di recesso entro 14 giorni per i contratti finanziari conclusi a distanza, senza alcuna penalità: una tutela che viene ora codificata in un nuovo articolo del Codice del consumo, il 59-octies. Un'altra modifica di rilievo riguarda l'estinzione anticipata dei prestiti: la riforma recepisce i principi fissati dalla sentenza Lexitor della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (causa C-383/18, dell'11 settembre 2019), secondo cui in caso di rimborso anticipato il consumatore ha diritto alla riduzione di tutti i costi del credito, e non solo di quelli strettamente legati alla durata residua del contratto.

La nuova disciplina introduce anche limiti precisi all'indennizzo che il finanziatore può chiedere in caso di rimborso anticipato: non potrà superare l'1% dell'importo rimborsato se la vita residua del contratto è superiore a un anno, e lo 0,5% se inferiore.

Un altro fronte di intervento riguarda l'ampliamento della platea di soggetti regolati: la definizione di intermediario del credito viene estesa per includere in modo più puntuale i nuovi operatori del mercato digitale, dalle piattaforme online ai fornitori di formule di pagamento dilazionato, fino ai marketplace che offrono servizi di finanziamento. Questi soggetti vengono così assoggettati agli obblighi di trasparenza e correttezza già previsti per gli operatori tradizionali, con un rafforzamento della vigilanza da parte delle autorità competenti sui nuovi attori fintech.

La riforma punta quindi a colmare un vuoto normativo che si era creato con la diffusione di strumenti di credito nati e cresciuti fuori dai canali bancari tradizionali, spesso proposti direttamente nei siti di e-commerce al momento dell'acquisto, e a garantire che anche chi utilizza questi strumenti possa contare sulle stesse tutele previste per un tradizionale prestito personale.

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Sen. Cucchi diffonde video sui CPR: «oltre il 90% assume psicofarmaci»

Un video pubblicato dalla senatrice Ilaria Cucchi ha riportato al centro dell'attenzione le condizioni di vita all'interno dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), le strutture dove vengono trattenuti i cittadini stranieri in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione. Nel filmato, diffuso sui social della senatrice, un operatore sanitario del presidio medico del CPR di Ponte Galeria, a Roma, afferma che «più del 90% degli ospiti assume psicofarmaci».

Come riportano diverse testate italiane, tra cui Giornale La Voce, un elemento è determinante per interpretare correttamente le immagini: il video non è stato girato in questi giorni, ma risale alla visita compiuta da Cucchi nel maggio 2023 proprio al CPR di Ponte Galeria. Le immagini erano state successivamente consegnate alla Procura di Roma insieme a un esposto.

Nel passaggio più forte del filmato, l'operatore sanitario racconta di persone che chiedono farmaci per riuscire a dormire, di sedativi come il Valium, e di una tensione che può sfociare nella minaccia di distruggere ciò che si trova intorno. Alla domanda della senatrice sulla percentuale di ospiti che assume psicofarmaci, la risposta è netta: «La maggior parte dei nostri ospiti sono persone che prendono cocaina e altre cose leggere. Più del 90% degli ospiti assume psicofarmaci. Farmaci per sedarsi tipo Valium. Oggi mi è venuto un paziente che mi ha detto che non riusciva a dormire: cosa faccio? Gli dico non dormire? Quello mi ha detto: se no sfascio tutto».

L'operatore prosegue spiegando che nel centro si trovano anche persone che non hanno precedenti legati alla droga o ad altri reati: «Ci sono bravissime persone che magari non hanno avuto a che fare con la droga, coi reati: arrivano qui e si trovano fuori dal mondo». Nello stesso filmato Cucchi incontra anche un uomo che si dichiara asmatico e racconta di essere rimasto per due settimane senza il farmaco di cui avrebbe bisogno.

Va precisato che si tratta di una testimonianza diretta raccolta durante una singola visita, non di una rilevazione epidemiologica: quel 90% non può essere considerato un dato statistico nazionale sui CPR, né automaticamente rappresentativo della situazione attuale della struttura di Ponte Galeria.

Accompagnando la diffusione del video, Cucchi ha comunque offerto una lettura molto dura del sistema. Sui social la senatrice ha scritto: «Basta ipocrisia. I Cpr sono gabbie dove chiudiamo esseri umani che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno commesso alcun reato grave, a volte nessuno. Basta essere irregolari per finire rinchiusi, senza sapere per quanto». Secondo Cucchi, all'interno dei centri gli psicofarmaci vengono utilizzati non per curare, ma per contenere la disperazione delle persone trattenute: «Con gli psicofarmaci. Non per curare, ma per contenere il rischio che vivere chiusi come animali faccia impazzire chi ci sta dentro. Chi difende i Cpr venga allo scoperto».

La senatrice aveva già denunciato pubblicamente, in occasione della sua prima visita al CPR di Ponte Galeria nel 2023, condizioni che aveva definito paragonabili a "luoghi di tortura", con persone trattenute "in gabbie" e prive della possibilità di comunicare con l'esterno. Il caso riaccende dunque il dibattito sulla gestione sanitaria e sulle condizioni di trattenimento nei CPR italiani, strutture da anni al centro di segnalazioni e inchieste sulle condizioni di vita e sull'uso della contenzione farmacologica.

22 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Farmaci, l'OCSE: filiere Ue troppo concentrate e poco trasparenti

Le catene di approvvigionamento sanitario europee presentano una vulnerabilità strutturale che rischia di tradursi in nuove carenze di farmaci e vaccini. È l'allarme lanciato da un rapporto dell'OCSE, realizzato con il sostegno finanziario della Commissione europea attraverso la DG HERA (l'Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie), come riporta Quotidiano Sanità.

Lo studio individua tre criticità di fondo: una produzione eccessivamente concentrata nelle mani di pochi fornitori, una scarsa trasparenza sulle filiere a monte e una capacità produttiva che non può essere aumentata rapidamente in caso di necessità. Per verificare la portata del problema, l'OCSE ha analizzato nel dettaglio tre categorie di prodotti sanitari considerati critici.

Il primo caso riguarda i corticosteroidi iniettabili. Su 84 aziende attive nell'area Ue/See, in molti mercati nazionali i primi due fornitori coprono da soli oltre l'80% delle vendite: Italia, Germania, Francia e Spagna hanno registrato tra i 19 e i 22 milioni di unità vendute nel 2024. A monte della catena, però, sono stati individuati soltanto 20 titolari di certificati per i principi attivi necessari alla produzione, e ben nove di questi si trovano in Cina.

Ancora più marcata la concentrazione nel settore dei vaccini antinfluenzali: cinque produttori riforniscono l'intero mercato europeo, ma due di essi coprono da soli oltre l'80% delle dosi distribuite. Due terzi della produzione complessiva sono concentrati in appena tre Stati membri, un dato che espone l'intero continente al rischio di interruzioni improvvise in caso di problemi in uno di questi Paesi.

Il terzo prodotto analizzato sono i test RT-PCR per l'influenza. Qui il 31,8% delle 85 aziende individuate ha sede in Cina, ma il rapporto segnala una carenza di dati affidabili sulle quantità effettivamente vendute sul mercato europeo, un vuoto informativo che rende ancora più difficile valutare il reale grado di dipendenza.

Per affrontare queste fragilità, l'OCSE propone tre strumenti di cooperazione internazionale. Il primo, chiamato MedMIS, prevede il monitoraggio dei mercati per una lista di 20-30 prodotti prioritari. Il secondo, MedPPA, punta ad acquisti congiunti che possano coinvolgere anche partner extra-Ue. Il terzo, RescPool, consiste in una riserva comune con scorte fisiche e capacità produttiva condivisa tra gli Stati, sostenuta da un meccanismo definito "passaporto regolatorio" che dovrebbe facilitare la circolazione dei prodotti tra i Paesi membri in caso di emergenza.

Il rapporto suggerisce inoltre di potenziare il sistema di allerta ATHINA con indicatori capaci di segnalare precocemente i segnali di crisi, e di istituire presso la DG HERA un centro di previsione della domanda e dell'offerta - il Supply and Demand Forecasting Centre - basato su intelligenza artificiale e big data, con l'obiettivo di anticipare le carenze prima che si trasformino in emergenze conclamate per pazienti e sistemi sanitari.

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Spesa sanitaria a 148,5 miliardi nel 2026, ma resta al 6,4% del Pil

La spesa sanitaria pubblica italiana è destinata a salire a 148,522 miliardi di euro nel 2026, con un incremento del 4,9% rispetto all'anno precedente. Lo certifica il Rapporto 2026 della Ragioneria generale dello Stato, secondo cui la crescita è spinta soprattutto dai redditi da lavoro dipendente, previsti in aumento del 7,3% (pari a 47,985 miliardi), un effetto legato ai rinnovi contrattuali del personale sanitario per il triennio 2025-2027.

Il dato del 2026 arriva dopo un 2025 che si era chiuso sotto le attese: la spesa si era fermata a 141,539 miliardi, con una crescita del 2,5%, inferiore alle stime formulate in autunno dal Documento programmatico di finanza pubblica, che indicava una cifra più alta di oltre 2,4 miliardi.

Nonostante l'aumento in valore assoluto, l'incidenza della spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo resterà sostanzialmente stabile: passerà dal 6,3% del 2025 al 6,4% nel 2026, per poi rimanere inchiodata a questa soglia fino al 2029. In quell'anno la spesa pubblica per la sanità toccherà quota 159,443 miliardi di euro, con una crescita media annua del 2,4% nel triennio 2027-2029. In pratica, secondo la Ragioneria, si spende di più in termini nominali, ma la quota di ricchezza nazionale destinata al Servizio sanitario nazionale non aumenta in modo significativo rispetto agli anni passati.

Il quadro cambia se si guarda al lungo periodo. Le proiezioni della Ragioneria generale dello Stato indicano che, per effetto dell'invecchiamento della popolazione, il rapporto tra spesa sanitaria e Pil è destinato a salire fino al 7,4% entro il 2070. La crescita, spiega il rapporto, sarà più sostenuta fino al 2042, per poi stabilizzarsi nei decenni successivi. Si tratta dello scenario definito "pure ageing", che ipotizza cioè un progressivo invecchiamento demografico senza l'introduzione di riforme strutturali del sistema sanitario in grado di modificarne l'impatto sui conti pubblici.

Come riporta Quotidiano Sanità, il documento della Ragioneria sottolinea come concentrarsi soltanto sui costi annuali, senza considerare i benefici di lungo periodo generati da prevenzione e innovazione tecnologica, rischi di produrre scelte di allocazione delle risorse distorte. Un esempio citato riguarda proprio la prevenzione: la copertura degli screening mammografici in Italia è scesa dal 61% del 2019 al 55% del 2023, mentre quella per i tumori del colon-retto è calata dal 40% al 35% nello stesso periodo. Un calo che nel breve termine può apparire come un risparmio, ma che nel medio periodo si traduce in diagnosi più tardive, cure più costose e maggiore ricorso all'ospedalizzazione.

Il costo della mancata prevenzione, osserva il rapporto, resta un elemento sottovalutato nelle valutazioni correnti sulla spesa sanitaria. Una prospettiva che si somma alle difficoltà già segnalate per i bilanci regionali, alle prese con un disavanzo che nel 2024 ha toccato i livelli più alti dell'ultimo decennio, con numerose Regioni costrette a utilizzare risorse proprie per coprire i conti in rosso del settore sanitario.

22 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Dreifuss a Glasgow: "Non si combatte la droga arrestando le vittime"

Ruth Dreifuss, ex presidente della Confederazione Svizzera ed ex membro della Global Commission on Drug Policy, ha visitato The Thistle, la prima sala di consumo sicuro di droghe aperta nel Regno Unito, situata nell'east end di Glasgow. Come riporta Holyrood, la visita si inserisce in un percorso che Dreifuss porta avanti da decenni: negli anni '90 guidò in Svizzera il passaggio da una politica sui consumatori di droga basata sulla repressione a una fondata sulla riduzione del danno.

La Svizzera aprì la prima sala di consumo al mondo a Berna, quaranta anni prima che Glasgow inaugurasse The Thistle, e introdusse la terapia assistita con eroina come strumento di cura per chi non rispondeva ad altri trattamenti. Per Dreifuss il principio di fondo resta lo stesso: criminalizzare chi fa uso di droghe non risolve la crisi, ma colpisce solo le vittime di un fenomeno più ampio, lasciando intatto il mercato nero controllato dalla criminalità organizzata. Secondo questa impostazione, gli arresti dei consumatori non intaccano l'offerta di droga né la forza delle reti criminali che la gestiscono, ma si limitano ad aggravare le condizioni di persone già fragili.

Nel corso della sua visita, Dreifuss ha espresso preoccupazione per l'inasprimento repressivo che si è verificato in altri contesti dopo fasi di apertura verso politiche di riduzione del danno. Ha citato in particolare la fine anticipata del programma pilota di depenalizzazione della Columbia Britannica, in Canada, interrotto dopo tre anni di sperimentazione, e la trasformazione delle sale di consumo dell'Ontario in centri orientati al recupero piuttosto che al consumo assistito. Si tratta, per Dreifuss, di segnali di un possibile passo indietro rispetto a un approccio che nel tempo ha mostrato di poter salvare vite.

La visita in Scozia è stata organizzata dallo Scottish Drugs Forum. La direttrice dell'organizzazione, Kirsten Horsburgh, e il consigliere comunale di Glasgow Allan Casey hanno definito il lavoro di Dreifuss una fonte di ispirazione per le politiche scozzesi sulla droga. Casey, che ricopre il ruolo di responsabile per i servizi di contrasto alle dipendenze nel consiglio comunale, ha raccontato di aver trascorso diverse ore insieme a Dreifuss durante la visita a The Thistle, ascoltando le sue riflessioni su come la struttura di Glasgow si confronti con l'esperienza pionieristica di Berna.

Non tutti condividono questa lettura. Annemarie Ward, a capo dell'associazione FavorUK, resta tra le voci più critiche nei confronti di The Thistle, che a suo giudizio rischia di danneggiare il percorso di recupero delle persone con dipendenze anziché favorirlo. Il dibattito su The Thistle, aperto a gennaio come progetto pilota triennale nell'east end di Glasgow, rimane dunque aperto tra chi ne sottolinea il valore come intervento di sanità pubblica capace di salvare vite e chi teme che possa consolidare, anziché ridurre, le dipendenze.

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Concorrenza e meno burocrazia stimolano produttività. Antitrust

"Come dimostrato da diversi studi, assetti regolatori ben disegnati, proporzionati e non ingiustificatamente restrittivi della libertà di iniziativa e della concorrenza conducono a un abbassamento dei prezzi, a un’ampia scelta per i consumatori e contribuiscono a stimolare innovazione, investimenti, creazione di nuove imprese. OCSE ha stimato che le riforme adottate nel commercio a dettaglio e nei servizi professionali tra il 2019 e il 2023 hanno contribuito ad aumentare la produttività del lavoro rispettivamente dello 0,5% e dell’15%. Con specifico riferimento all’Italia è stato stimato che una riduzione dei vincoli regolatori che consenta un allineamento alle migliori pratiche internazionali potrebbe generare guadagni potenziali di produttività pari al 4,5% del commercio al dettaglio e al 2,5% per i servizi professionali". Lo ha detto Saverio Valentino presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), in audizione in commissione Attività produttive della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia, sulle dinamiche del PIL nel periodo 1992-2025 in rapporto alla media Ue e sulle leve di intervento sui settori produttivi per sostenere la crescita economica. (Public Policy)

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Quanti bimbi stranieri nelle scuole dell'infanzia. Elaborazione Tuttoscuola

Delle 420 scuole statali dell'infanzia con oltre il 50% di alunni stranieri, 100 si trovano in Lombardia, 68 in Emilia Romagna, 46 in Veneto, 51 in Piemonte e 37 nel Lazio, 24 in Toscana, 19 in Liguria, 18 in Friuli e 11 nelle Marche, 15 in Sicilia, 9 in Umbria, 8 in Calabria, 6 in Campania, 3 in Abruzzo e in Puglia e solo 2 in Basilicata. I dati arrivano da una elaborazione della rivista Tuttoscuola su dati dal portale del ministero dell'Istruzione. Le scuole dell'infanzia caratterizzate da una maggioranza schiacciante di alunni stranieri, oltre il 75%, sono 49 scuole, con 145 sezioni (classi) e 2.914 bambini complessivi, di cui 593 italiani e 2.321 stranieri. Le regioni nelle quali si trovano la gran parte sono Lombardia, Lazio, Veneto e Piemonte. Lo studio prende in esame alcuni casi eclatanti: in una scuola del quartiere Quarticciolo, a Roma, su 4 classi con 79 bambini, 12 sono italiani, 67 stranieri, ovvero oltre l'84%. O al secondo circolo di Piacenza, su 106 bambini in 5 classi 16 sono italiani e 90 stranieri (con una percentuale 84,91%). (ANSA).

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Revisione conti economici 2026-2025. Istat

Istat presenta la revisione ordinaria dei Conti Economici Nazionali relativa agli anni 2024-2025 effettuata per tenere conto di informazioni acquisite successivamente alla diffusione dello scorso marzo 2026. Le nuove stime incorporano anche innovazioni di metodo e fonti utilizzate per rispondere alle riserve poste da Eurostat ai paesi membri per la determinazione dei dati relativi al reddito nazionale lordo, utilizzati ai fini delle risorse proprie (si veda la Sezione “revisioni”). Le serie storiche sono ricostruite dal 2010 e sono disponibili sulla banca dati IstatData.

Nel 2025 il Pil ai prezzi di mercato è risultato pari a 2.265.003 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 6.954 milioni rispetto alla stima di marzo scorso. Per il 2024 il livello del Pil è stato rivisto al rialzo di 8.564 milioni di euro.

Nel 2025 il tasso di variazione del Pil in volume è stato pari a 0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima del marzo scorso. Sulla base dei nuovi dati, nel 2024 il Pil in volume è aumentato dell’1,1%, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali.

Nel 2025 gli investimenti fissi lordi sono aumentati in volume del 3,9%, i consumi finali nazionali dello 1,0%, le esportazioni di beni e servizi dell’1,7% e le importazioni del 4,2%.

Il valore aggiunto in volume nel 2025 è aumentato dello 0,8% nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, dello 0,4% nell’industria in senso stretto, del 2,6% nelle costruzioni e dello 0,3% nel terziario.

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 a -3,1% (era -3,4% nel 2024). Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è risultato pari a +0,8% del Pil (era +0,5% l’anno precedente).

Il commento

Nel 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil in volume dello 0,6%.

Allo sviluppo ha contribuito la domanda nazionale al netto delle scorte (per +1,6 punti percentuali) mentre la domanda estera netta ha presentato un apporto negativo (per -0,7 punti), così come la variazione delle scorte (per -0,3 punti). Il valore aggiunto ha registrato una crescita in tutti i settori: 0,8% per l’agricoltura, 0,4% per l’industria in senso stretto, 2,6% per le costruzioni e 0,3% per i servizi. Contestualmente si è osservata un’espansione anche dell’input di lavoro e dei redditi da lavoro dipendente.

Il rapporto tra indebitamento delle Amministrazioni pubbliche e Pil (-3,1%) è rimasto invariato rispetto alle stime di aprile scorso. Si conferma il saldo primario, passato dallo +0,5% del 2024 allo +0,8%. La pressione fiscale si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024. La spesa per interessi è cresciuta del 2,0%, in rallentamento rispetto all’anno precedente.

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Come cambiano le abitudini alimentari delle diverse generazioni, dalla Z ai Baby Boomer

La Gen Z presta maggiore attenzione alle proteine e al digiuno intermittente, i Millennials mangiano più spesso da soli e la Generazione Alpha ricorre maggiormente al delivery. I Baby Boomer, invece, mostrano una maggiore propensione per pasti più lunghi e occasioni conviviali. La nuova ricerca di Circana fotografa così un mercato della ristorazione europea in cui le differenze generazionali si intrecciano sempre più con tecnologia, salute, stili di vita, condizioni economiche e fase della vita.

I dati sono stati presentati da Edurne Uranga, VP Foodservice Europe di Circana, all’European Foodservice Summit di Madrid. L’analisi evidenzia come età e fase della vita interagiscano con i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, influenzando cosa, dove e come le persone scelgono di consumare i pasti fuori casa.

Il quadro emerge all’interno di un mercato che, nel complesso, appare stabile. Nei cinque principali mercati europei – Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna e Italia – la spesa annua per la ristorazione ha raggiunto 361,2 miliardi di euro nell’anno terminante giugno 2026, con una crescita dell’1,4%, nonostante il calo dello 0,7% nelle visite. La spesa media per ogni visita è aumentata del 2,1%.

“A prima vista, la ristorazione europea appare straordinariamente stabile”, ha dichiarato Uranga. La spesa continua a crescere, le visite hanno registrato variazioni marginali e i consumatori continuano a mangiare fuori casa. Tuttavia, questa apparente stabilità è ingannevole, perché i comportamenti delle diverse generazioni stanno evolvendo.

“L’età non è più un indicatore diretto dei comportamenti. I nostri dati restituiscono un quadro molto più complesso, in cui tecnologia, salute, pressioni economiche, cambiamenti negli stili di vita e fase della vita stanno ridisegnando le scelte dei consumatori. Il consumatore del futuro nella ristorazione non si comporterà semplicemente come una versione più giovane del consumatore adulto di oggi.”

La Gen Z mette in pratica l’idea di salute

Per la Gen Z, la salute si riflette sempre più nelle abitudini alimentari quotidiane. I dati di Circana rilevano che quasi una persona su quattro, il 24%, presta attenzione al consumo di proteine, mentre il 20% si orienta verso prodotti biologici o naturali.

Anche il digiuno intermittente è più diffuso in questa generazione: lo pratica il 12% della Gen Z, rispetto al 7% dei consumatori nel complesso.

Il caffè ricopre invece un ruolo meno centrale nelle routine dei consumatori più giovani: il 13% della Gen Z dichiara infatti di evitarlo.

Nel complesso, i risultati delineano una generazione che adotta un approccio più intenzionale al cibo e alle bevande, con proteine, ingredienti naturali e nuovi ritmi dei pasti che influenzano sia il “cosa” sia il “quando” consumare.

Per i Millennials mangiare da soli diventa un’occasione

Mangiare da soli rappresenta una componente significativa del modo in cui i Millennials vivono la ristorazione. Secondo Circana, le occasioni individuali rappresentano un terzo delle loro visite legate al pasto principale, mentre la spesa in queste occasioni è notevolmente superiore a quanto ci si potrebbe aspettare.

I numeri della ricerca iniziano così a mettere in discussione l’idea che il consumo in solitaria sia principalmente un comportamento dei consumatori più adulti.

Per i Millennials, mangiare da soli può essere una scelta che riflette la realtà della vita lavorativa, le routine flessibili e una maggiore disponibilità a considerare il singolo pasto come un’occasione a sé stante.

La Generazione Alpha punta sul delivery

Per la Generazione Alpha, il delivery ha già un peso significativamente maggiore nella ristorazione. La quota di delivery della Generazione Alpha è infatti già 1,3 volte superiore alla media della popolazione e sette volte maggiore rispetto a quella dei Baby Boomer.

Le generazioni più giovani destinano inoltre una quota maggiore del budget per i ristoranti ai marchi riconoscibili.

I ristoranti di marca rappresentano il 29% della spesa complessiva nei ristoranti commerciali, rispetto al 40% della Generazione Alpha, al 35% della Gen Z e al 35% dei Millennials. Tra i Baby Boomer, la quota scende al 16%.

La Gen X dimostra che il valore non riguarda solo il prezzo

Per la Gen X, i risultati mettono in discussione un’altra convinzione diffusa: che le pressioni economiche facciano del prezzo il fattore decisivo quando si mangia fuori casa.

Sebbene il 69% indichi il costo della vita come una preoccupazione, il prezzo non è il principale criterio nella scelta di un ristorante. Al primo posto si colloca l’offerta di prodotti, con il 35%, seguita dalla praticità, con il 33%, mentre il prezzo si ferma al 27%.

Uranga ha osservato: “La Gen X è molto consapevole delle pressioni legate al costo della vita, ma il prodotto e la praticità continuano a influenzare più del prezzo la scelta del ristorante. I consumatori possono prestare attenzione alle proprie disponibilità economiche e continuare a dare priorità a esperienze che ritengono meritevoli della spesa, perché semplificano la loro vita.”

I Baby Boomer vivono il consumo fuori casa in modo diverso

I Baby Boomer rappresentano il 29% della popolazione nei cinque principali mercati europei, ma incidono solo per il 20% della spesa nella ristorazione.

Inoltre, destinano ai ristoranti di marca una quota del budget significativamente inferiore rispetto alle generazioni più giovani.

La differenza emerge soprattutto nel tipo di esperienza a cui attribuiscono valore. La ricerca di Circana indica infatti una preferenza per occasioni sociali più rilassate e una maggiore propensione a pranzi più lunghi con gli amici.

Il loro comportamento rappresenta un importante contrappunto alla velocità e alla praticità associate alle generazioni più giovani. Per i consumatori più anziani, mangiare fuori casa conserva una forte dimensione sociale e il tempo trascorso insieme è parte integrante dell’esperienza.

Cinque generazioni, approcci molto diversi alla ristorazione

I risultati mostrano che le differenze generazionali vanno ben oltre l’età. Tecnologia, benessere, condizioni economiche, stile di vita e fase della vita si combinano per influenzare quando, dove e come mangiano gli europei.

“La digitalizzazione, il benessere e la personalizzazione possono essere oggi più pronunciati in alcune generazioni, ma molti di questi comportamenti probabilmente diventeranno più diffusi nel tempo”, ha concluso Uranga.

“Un mercato da 361 miliardi di euro può sembrare stabile, ma la calma apparente nasconde una base di consumatori in trasformazione.”

(FoodAffairs.it)

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Immigrati. Mattarella: "Scuola più efficace leva di integrazione"

Sulla questione integrazione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando ieri ad Amatrice, ha sottolineato: "La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti - 'È aperta a tutti': così dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale".

22 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Più di 25 mila migranti deportati verso Paesi terzi

Sono 35 gli Stati in via di sviluppo con cui l’amministrazione Trump ha stipulato accordi per deportare i migranti, investendo più di 400 milioni di dollari.


Salire su un aereo sapendo di star lasciando la propria casa, ma senza sapere dove si è diretti. E senza possibilità di ritorno. È la storia che unisce più di 25 mila persone, che in comune hanno anche il fatto di essere degli immigrati negli Stati Uniti.

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Le nuove edizioni della 'Carta dedicata a te' per chi ha Isee inferiore a 15mila euro

Con un unico decreto via libera a due edizioni della “Carta Dedicata a Te”. La carta di credito che mette a disposizione 500 euro l’anno per fare la spesa di generi alimentari a oltre 1,177 milioni di nuclei familiari con Isee inferiore a 15mila euro sarà attivata dal 4 novembre prossimo per l’edizione 2026 e da aprile 2027 per l’anno successivo. La carta “Dedicata a Te” è nata con la Finanziaria 2023 e nel corso di cinque anni ha messo a disposizione delle famiglie bisognose italiane complessivamente 2,7 miliardi di euro. A completare il pacchetto di interventi del Governo a favore dei più bisognosi anche il Fondo indigenti, predisposto anche in questo caso dai ministero del Lavoro e dell’Agricoltura e che da una dotazione iniziale di 5 milioni e è ora arrivato a una, strutturale, di 50 milioni l’anno.

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. SSN. Aumentano i costi dei ticket

Sono più di 600 - su oltre 4.100 prestazioni - le tariffe delle cure “passate” dal Servizio sanitario nazionale che sono aumentate a partire da ieri, 21 settembre, con l’entrata in vigore dei nuovi Nomenclatori delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e protesica, messi a punto dal ministero della Salute e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. I rincari previsti per alcune prestazioni comporteranno per qualcuno - quel circa 30% di cittadini che non sono esenti dal ticket - di dover pagare qualcosa in più di tasca propria. In media, è il calcolo fatto al ministero della Salute, parliamo di +1,50 euro l’anno a utente.

22 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Corti tributarie giudiziarie. Calano i ricorsi nei primi sei mesi dell'anno

Nei primi sei mesi del 2026 davanti alle Corti tributarie di primo grado è scomparso un ricorso su sei. La flessione coincide con le riforme varate in questa legislatura: dal contraddittorio preventivo al rafforzamento dell’autotutela, fino al concordato preventivo biennale e la cooperative compliance. Tra gennaio e giugno sono arrivati 74.781 ricorsi di primo grado. Nello stesso periodo del 2025 erano stati 90.193 (-17,1%). Si riduce ancora più nettamente il loro peso economico. Nel primo semestre il valore dei nuovi ricorsi di primo grado passa da circa 9,4 miliardi del 2025 a 6,2 miliardi del 2026: 3,2 miliardi in meno, circa il 34 per cento. Arrivano dunque meno controversie e, in media, pesano meno come controvalore.

(IlSole24Ore)

21 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. ESMA avverte: ottimismo dei mercati nasconde rischi geopolitici crescenti

L'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha pubblicato il secondo rapporto del 2026 sul monitoraggio dei rischi nei mercati finanziari dell'Unione europea, evidenziando come l'ottimismo degli investitori stia mascherando vulnerabilità geopolitiche ed economiche tutt'altro che risolte.

Come riporta ESMA, i mercati hanno mostrato resilienza, ma le valutazioni elevate del settore tecnologico e le tensioni geopolitiche stanno mettendo alla prova questa tenuta, in un contesto caratterizzato da inflazione persistente e crescita economica più debole. Nonostante la volatilità e l'incertezza legata a singoli eventi, l'ottimismo degli investitori resta forte, sostenuto in particolare dalle performance dei comparti tecnologico e dell'intelligenza artificiale. Il rapporto descrive gli sviluppi e le condizioni dei principali segmenti dei mercati finanziari UE nella prima metà del 2026, con approfondimenti su temi specifici come la frammentazione del mercato dei fondi UCITS, le tendenze delle offerte pubbliche iniziali (IPO) tecnologiche negli Stati Uniti e i cosiddetti mercati di previsione.

Sul fronte azionario, i mercati sono crollati bruscamente dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente, per poi risalire fino a tornare, e in alcuni casi superare, i livelli precedenti al conflitto. Tuttavia le valutazioni elevate, unite a un quadro macro-finanziario e geopolitico in peggioramento, hanno aumentato il rischio di correzioni improvvise e brusche.

Nei mercati obbligazionari sono emerse preoccupazioni riguardo alle condizioni di finanziamento e al ruolo di bene rifugio tradizionalmente svolto dai titoli di stato: i rendimenti sovrani sono in aumento, gli spread si sono ampliati e la volatilità resta elevata, nonostante gli indicatori di qualità del credito nell'UE restino sostanzialmente stabili.

Oltre ai mercati regolamentati, ESMA segnala la necessità di un monitoraggio attento anche su segmenti meno trasparenti e sempre più interconnessi, come le esposizioni al credito privato collegate al mercato statunitense. Le infrastrutture di mercato, in particolare le controparti centrali (CCP), hanno gestito adeguatamente la volatilità legata ai prezzi dell'energia, mentre i sistemi di regolamento delle transazioni hanno registrato un breve aumento delle operazioni fallite nel mese di aprile.

Tra i rischi emergenti evidenziati dal rapporto figurano quelli legati ai criptoasset, al credito privato, ai cyber-rischi derivanti dai modelli di intelligenza artificiale più avanzati (la cosiddetta "frontier AI") e un livello record di investimenti in intelligenza artificiale e calcolo quantistico registrato nel 2025.

La presidente di ESMA, Verena Ross, ha sottolineato come il divario crescente tra il deterioramento delle condizioni macro-finanziarie e le valutazioni di mercato ancora elevate aumenti il rischio di correzioni improvvise, invitando sia gli investitori retail sia quelli istituzionali a mantenere vigilanza e a rafforzare la propria capacità di tenuta di fronte a possibili shock.

21 SETTEMBRE 2026

AFRICA. Cocaina: l'Africa Occidentale nuova rotta verso Europa e Usa

Un terzo della cocaina consumata in Europa occidentale passa oggi attraverso l'Africa Occidentale. È quanto emerge da un rapporto del GI-TOC (Global Initiative Against Transnational Organized Crime), l'organizzazione che monitora la criminalità transnazionale a livello globale, ripreso dalla testata Ghana Business News.

Secondo il documento, pubblicato a settembre 2025, tra il 2025 e il 2026 almeno il 30% - secondo alcune stime fino a un terzo - della cocaina che arriva in Europa occidentale transita ormai per i paesi della regione. Il fenomeno non è nuovo: la trasformazione dell'Africa Occidentale in snodo del narcotraffico internazionale era già stata segnalata da tempo, ma si è intensificata a partire dal 2019, spinta da tre fattori concomitanti. Da un lato la produzione record di coca in America Latina, dall'altro la domanda europea in crescita - con sequestri nel 2023 superiori a quelli registrati in Nord America per il quinto anno consecutivo - e infine l'inasprimento dei controlli lungo le rotte dirette verso il continente europeo.

I numeri dei sequestri raccontano la portata del cambiamento: tra il 2012 e il 2018 le quantità di cocaina intercettate ogni anno nella regione restavano sotto le due tonnellate. Dal 2019 al 2025 la media annua è salita a circa dieci volte tanto, toccando un record di circa 30 tonnellate metriche nel solo 2025. Il Global Organized Crime Index 2025 ha attribuito al mercato della cocaina in Africa Occidentale un punteggio di 6,67, in aumento rispetto al 5,20 del 2019, rendendolo il mercato criminale in più rapida crescita nella regione. Gli stessi sequestri, avvertono gli analisti del GI-TOC, rappresentano solo la "punta dell'iceberg" di un traffico ben più ampio.

Il rapporto documenta il ruolo crescente dei clan criminali montenegrini Kavač e Škaljari, rivali tra loro ma entrambi radicati nella regione, insieme a reti di lingua albanese attive in particolare in Senegal e Gambia. Questi gruppi hanno stretto alleanze con il Primeiro Comando da Capital (PCC), la più potente organizzazione criminale brasiliana, nata nelle carceri di San Paolo, sfruttando i legami linguistici e culturali che il Brasile condivide con Guinea-Bissau e Capo Verde, ex colonie portoghesi. Secondo Lucia Bird Ruiz, direttrice dell'Osservatorio sulle economie illecite in Africa Occidentale del GI-TOC, i gruppi originari dei Balcani occidentali oggi acquistano direttamente le partite di cocaina dalla più grande alleanza di narcotraffico brasiliana per poi gestirne la logistica in Africa Occidentale.

Il Senegal viene indicato come nuovo snodo strategico del traffico, grazie soprattutto al porto atlantico di Dakar, descritto come il polo più importante della regione per le esportazioni verso la Spagna e il resto d'Europa. In Guinea-Bissau, invece, i grandi carichi di cocaina transitano attraverso l'arcipelago dei Bijagós, principale punto di trasbordo offshore del paese: secondo le rilevazioni sul campo del GI-TOC, vi transiterebbero regolarmente quattro tonnellate di droga, con cittadini colombiani stabilmente presenti sul territorio a sorvegliare le operazioni.

Il documento segnala anche il ruolo di Dubai come rifugio per i latitanti legati al narcotraffico e come centro di riciclaggio dei proventi della cocaina. Sul piano delle rotte marittime, un'analisi del Parlamento europeo sul traffico di droga nell'Unione descrive come modalità ormai prevalente quella dei cosiddetti "trasbordi in mare aperto": una nave madre parte dall'America Latina e trasferisce il carico su imbarcazioni più piccole al largo delle coste dell'Africa Occidentale, che poi sbarcano la droga sulla costa oppure proseguono verso le Canarie. Tra i mezzi impiegati dai trafficanti figurano anche narco-sommergibili semi-sommersi, gommoni a scafo rigido, imbarcazioni autonome e drone.

Sul fronte del contrasto, la Marina francese, attraverso l'operazione Corymbe, si è confermata l'attore più visibile nelle attività di interdizione nel Golfo di Guinea: nel marzo 2024 ha sequestrato 10,7 tonnellate di cocaina da un peschereccio con bandiera brasiliana, mentre nel settembre 2025 ne ha intercettate altre 9,6 tonnellate nelle stesse acque.

21 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. La guerra civile nel cartello di Sinaloa devasta lo stato

Il cartello di Sinaloa, per decenni una delle organizzazioni criminali più potenti del mondo nel traffico di droga verso gli Stati Uniti, si trova ora spaccato da una guerra interna che sta insanguinando l'omonimo stato messicano. Lo racconta il Financial Times, che descrive la spirale di violenza scatenata dalla rottura tra due fazioni storicamente alleate.

Il conflitto è scoppiato nel 2024, dopo un episodio che ha il sapore del tradimento familiare: Joaquín Guzmán López, uno dei figli del narcotrafficante Joaquín "El Chapo" Guzmán, avrebbe attirato con l'inganno Ismael "El Mayo" Zambada, cofondatore storico del cartello insieme allo stesso "El Chapo", per poi consegnarlo direttamente nelle mani delle autorità statunitensi. Da quel momento le strade dei due gruppi, fino ad allora uniti sotto la stessa insegna, si sono separate in modo insanabile.

Da quell'episodio sono nate due fazioni rivali, conosciute come "Chapitos" (fedeli ai figli di El Chapo) e "Mayitos" o "Mayiza" (legati agli eredi di El Mayo Zambada), che da oltre un anno si combattono senza tregua per il controllo del territorio, tra la capitale Culiacán e le zone rurali dello stato di Sinaloa, nel nord-ovest del Messico.

Il bilancio della guerra interna è pesantissimo: migliaia di persone uccise o scomparse, in quello che diversi osservatori descrivono come uno dei periodi più sanguinosi nella storia recente del narcotraffico messicano. La violenza si è manifestata con posti di blocco armati nelle strade cittadine, chiusure forzate di scuole e negozi durante le ondate di scontri, corpi abbandonati nelle vie pubbliche e intere comunità costrette a fuggire dalle campagne contese tra le due fazioni.

Il governo messicano ha risposto inviando migliaia di soldati e agenti delle forze dell'ordine nella regione, con posti di controllo permanenti e pattugliamenti costanti a Culiacán e nei comuni limitrofi. Nonostante il massiccio spiegamento di forze, però, i militari non sono riusciti a fermare gli scontri, che continuano a insanguinare tanto il capoluogo quanto le aree agricole dell'interno, dove il controllo del territorio si alterna tra le due fazioni in lotta.

21 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Cannabis legale ma 186.581 arresti nel 2025 negli stati proibizionisti

Negli Stati Uniti la cannabis per uso ricreativo è ormai legale in metà del Paese, ma negli stati che mantengono il divieto le forze dell'ordine hanno continuato ad arrestare centinaia di migliaia di persone. Secondo un nuovo rapporto del Marijuana Policy Project (MPP), organizzazione statunitense che si batte per la riforma delle leggi sulla cannabis, nel 2025 gli stati con proibizione totale hanno registrato almeno 186.581 arresti legati alla cannabis, a fronte dei 22.357 arresti avvenuti negli stati dove la sostanza è stata legalizzata per gli adulti.

Il dato emerge da un'analisi condotta sui numeri del Crime Explorer dell'FBI e mostra come, pur avendo una popolazione complessivamente inferiore, gli stati proibizionisti abbiano effettuato oltre otto volte più arresti rispetto a quelli dove la cannabis è legale. Attualmente sono ventisei gli stati americani che continuano a vietare l'uso di cannabis agli adulti sopra i 21 anni al di fuori dei programmi di uso medico: sedici di questi hanno un programma medico completo, mentre altri due prevedono un accesso limitato a prodotti a basso contenuto di THC.

Il rapporto sottolinea che, dal 2012, quando Colorado e Washington divennero i primi due stati a legalizzare la cannabis per uso adulto, gli stati che mantengono il divieto hanno complessivamente effettuato oltre 3,3 milioni di arresti legati alla sostanza. Adam Smith, direttore esecutivo di MPP, ha dichiarato che la legalizzazione in 24 stati ha comunque prodotto un calo storico degli arresti a livello nazionale, passati da un picco di oltre 900mila casi l'anno a poco più di 200mila. Smith ha comunque definito il numero attuale "ancora allarmante", ricordando che dietro ogni arresto c'è una persona il cui futuro può essere compromesso da una fedina penale. Il documento ricorda inoltre che un arresto, e ancor più un'incarcerazione anche breve, può avere conseguenze molto pesanti sulla vita di una persona: c'è chi perde il lavoro, chi va incontro a sfratti o difficoltà abitative. Secondo i dati citati nel rapporto, il 92% dei datori di lavoro effettua controlli sui precedenti penali dei candidati, e più della metà delle persone con una fedina penale dichiara di avere difficoltà a trovare o mantenere un impiego.

Il rapporto evidenzia anche alcune anomalie interne agli stessi stati che hanno legalizzato la cannabis. In Illinois, ad esempio, nel 2025 sono stati effettuati oltre 5.500 arresti per possesso, un numero in controtendenza rispetto al resto degli stati legalizzati: la causa sarebbe da ricercare in una norma locale che obbliga automobilisti e passeggeri a conservare la cannabis in un contenitore sigillato e inaccessibile durante la guida. In Minnesota, dove la legalizzazione è più recente, le autorità hanno perseguito oltre 3.500 casi in circa un anno e mezzo sulla base della legge sul "pacco aperto", un'infrazione che prevede possibile detenzione e altre conseguenze penali. Washington e Alaska restano invece gli unici due stati legalizzati a mantenere pene detentive per i minori di 21 anni trovati in possesso di cannabis, mentre negli altri 22 stati legalizzati la violazione comporta soltanto una sanzione amministrativa.

Il tema degli arresti per cannabis è stato ripreso anche da altre iniziative giornalistiche e organizzazioni. Secondo un'analisi separata che raccoglie i dati storici dell'FBI, tra il 1990 e il 2025 negli Stati Uniti sono stati registrati complessivamente oltre 21 milioni di arresti legati alla marijuana, con un picco nel decennio 2000-2009. Gli osservatori ricordano tuttavia che questi numeri vanno letti con cautela: non tutte le agenzie di polizia locali trasmettono i propri dati all'FBI, e un arresto non equivale automaticamente a una condanna.

21 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Stato dell'Unione: I servizi finanziari avranno un ruolo chiave in futuro

Nel suo discorso sullo stato dell'Unione la Presidente von der Leyen ha sottolineato le eccezionali sfide geopolitiche e l'incredibile rapidità dei cambiamenti che l'Europa si trova ad affrontare. In questo nuovo mondo, l'UE deve tracciare il proprio percorso e garantire la propria prosperità. Per raggiungere tale obiettivo, ha delineato un obiettivo chiaro: un'Europa più integrata, competitiva e resiliente.

I servizi finanziari sono fondamentali per trasformare questa ambizione in realtà. Per noi della Direzione generale della Commissione per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'Unione dei mercati dei capitali (DG FISMA), quattro messaggi del discorso odierno spiccano in particolare.

  • Mercato unico : abbiamo raggiunto un accordo politico sulla tabella di marcia per un'Europa unica e un mercato unico. L' Unione dei risparmi e degli investimenti (SIU)è una parte fondamentale di questo sforzo. Abbiamo un'opportunità davvero storica per integrare i nostri mercati dei capitali e per collegare meglio i finanziamenti privati ​​con le enormi esigenze di investimento dell'UE.
  • Settore bancario : un settore bancario più forte, integrato e competitivo è essenziale per soddisfare la domanda di capitali dell'Europa e pertanto costituisce un pilastro fondamentale dell'Unità di intelligence bancaria (SIU). La Commissione presenterà un nuovo pacchetto bancario incentrato sulla semplificazione e sulla lotta alla frammentazione.
  • Resilienza climatica : solo circa il 25% delle perdite dovute a catastrofi in Europa è coperto da assicurazioni private. Per affrontare questo problema, la Commissione istituirà un'alleanza per le assicurazioni climatiche. L'obiettivo è creare una piattaforma che riunisca il settore assicurativo, le autorità pubbliche e altri soggetti interessati per individuare soluzioni e assumere impegni volti a colmare il divario assicurativo in ambito climatico.
  • Sanzioni : Inaspriremo le sanzioni per esercitare ulteriore pressione sulla Russia. Ciò che serve soprattutto è l'applicazione delle sanzioni esistenti.La Russia sta facendo tutto il possibile per aggirarli, quindi dobbiamo chiudere ogni scappatoia

Noi della DG FISMA siamo pronti a trasformare queste priorità in azioni concrete.

Alexandra Jour-Schroeder è vicedirettrice generale per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'Unione dei mercati dei capitali presso la Commissione europea.

21 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Truffa per 5 milioni i clienti. Arrestato consulente finanziario abusivo

Si presentava come un consulente finanziario di una società di investimento maltese, proponeva investimenti che avrebbero garantito fino al 20% del rendimento e i suoi clienti potevano seguirne l’andamento su una piattaforma online creata ad hoc, ma era tutto falso. Per questo, un consulente finanziario stato arrestato dal comando provinciale di Forlì-Cesena della Guardia di Finanza per abusivismo finanziario, truffa e riciclaggio, ai danni di 168 piccoli risparmiatori, in gran parte residenti in Romagna.

L’uomo, di origine forlivese, non era mai stato iscritto all’Ocf e su di lui gravano precedenti penali per i medesimi reati. Nei mesi scorsi, la Guardia di Finanza forlivese aveva già eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni riconducibili al soggetto, in relazione all’illecito profitto conseguito di circa 5,3 milioni di euro.

Le indagini, avviate nel febbraio 2024 in seguito alla ricezione di 160 querele, hanno consentito di individuare e denunciare tre soggetti per i reati di attività finanziaria abusiva e truffa, oltre alle condotte di riciclaggio in capo al principale indagato. La Gdf ha svelato così uno Schema Ponzi, in quanto i guadagni riconosciuti ai primi investitori derivavano esclusivamente dalle somme di denaro versate dai nuovi investitori.

L’attività criminale, costituita e diretta dal cf ora arrestato attraverso rapporti informali e passaparola tra le vittime, aveva collocato investimenti finanziari per circa 4,7 milioni di euro su conti correnti esteri, per poi rendersi irrintracciabile e vanificare così ogni tentativo di recupero dei capitali a lui affidati.

I proventi dei reati denunciati, che vedono coinvolte società con sede a Cipro, Malta, Lussemburgo e Regno Unito, nonché l’utilizzo di conti correnti aperti presso istituti di credito di numerosi Stati europei e in noti paradisi fiscali, riferibili agli indagati, venivano reimpiegati in cryptoasset e per scopi personali. I due sodali dell’arrestato sono stati denunciati a piede libero.

(Citywire del 21/09/2026)

21 SETTEMBRE 2026

IRLANDAIRLANDA. Google multata di 403 milioni di euro per la protezione dei dati per violazioni del GDPR

Google è stata multata di 403 milioni di euro dalla Commissione per la protezione dei dati (DPC) della Repubblica d'Irlanda per la gestione dei dati di geolocalizzazione.

La sanzione, una delle più ingenti del suo genere inflitta dall'autorità di controllo irlandese, è giunta al termine di un'indagine avviata sei anni fa nei confronti del colosso tecnologico, a seguito delle denunce presentate da diverse organizzazioni europee per la tutela dei consumatori.

Lunedì il DPC ha dichiarato che la sua indagine ha rilevato che Google ha elaborato i dati in un modo non "legale", "equo" o "trasparente".

L'indagine riguardava il trattamento dei dati di geolocalizzazione da parte di Google in tre funzionalità specifiche: Attività Web e App, Cronologia delle posizioni e Precisione della posizione, nel periodo compreso tra il 25 maggio 2018 e il 4 febbraio 2020.

I dati di geolocalizzazione sono qualsiasi tipo di dato che può essere utilizzato per dedurre la posizione di una persona.

Può "rivelare una quantità significativa di informazioni su un individuo, comprese informazioni che sono intrinsecamente private", ha affermato il vice commissario del DPC Graham Doyle in una dichiarazione rilasciata lunedì.

Secondo il rapporto, le pratiche di Google "violavano" il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), una normativa entrata in vigore il 25 maggio 2018 che ha istituito rigide norme in materia di privacy e sicurezza dei dati all'interno dell'Unione europea (UE).

Doyle ha aggiunto: "Il GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati) garantisce un elevato livello di protezione dei dati personali in tutto lo Spazio economico europeo (SEE) e richiede che il trattamento dei dati personali avvenga in modo lecito, corretto e trasparente."

Ha proseguito: "A causa delle mancanze di Google... le persone potrebbero non essere state consapevoli del fatto che la loro posizione veniva utilizzata, ad esempio, per influenzarle con annunci pubblicitari o per dedurre i loro interessi, e potrebbero aver perso il controllo sui propri dati personali."

"La conservazione dei dati di geolocalizzazione degli utenti per un periodo superiore al necessario ha aggravato questa perdita di controllo."

Oltre alla multa, a Google è stato anche ordinato di adeguare le proprie procedure di trattamento dei dati alle normative vigenti entro sei mesi.

Come ha reagito Google?

In una dichiarazione, Google ha affermato: "Questo caso si basa su politiche storiche che sono state successivamente aggiornate. Dal 2019 in poi, abbiamo evoluto significativamente le nostre pratiche e lanciato strumenti efficaci che semplificano la gestione dei dati di geolocalizzazione."

Hanno inoltre affermato di aver apportato miglioramenti alla protezione dei dati negli ultimi anni, tra cui "controlli di cancellazione automatica, i primi nel settore", che consentono a tutti gli utenti di "impostare il proprio account in modo che elimini automaticamente i dati ogni tre, 18 o 36 mesi".

Sono state introdotte anche altre misure per salvaguardare i dati personali, hanno affermato, come la "gestione semplificata degli annunci", che consente di "disattivare completamente gli annunci personalizzati", e una "maggiore trasparenza", che include "informazioni dettagliate e consolidate sulle nostre pratiche relative ai dati di geolocalizzazione e alle impostazioni dell'account".

(Emmet McElhatton su BBC del 21/09/2026)

21 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. ONU, gli attacchi Usa contro presunte imbarcazioni di narcos potrebbero essere crimini contro l'umanità

Un rapporto delle Nazioni Unite ha concluso che i recenti attacchi aerei statunitensi contro imbarcazioni che si presume trafficassero droga hanno violato il diritto internazionale e potrebbero costituire crimini contro l'umanità.

Secondo il rapporto del relatore speciale Ben Saul, dallo scorso settembre si sono verificati almeno 68 attacchi statunitensi nei Caraibi e nel Pacifico, al di fuori delle acque territoriali statunitensi, che hanno causato la morte di oltre 220 persone.

Saul ha affermato che, anche se gli obiettivi potessero essere identificati come membri di gruppi terroristici designati, non avrebbero comunque sferrato un attacco armato contro gli Stati Uniti tale da far scattare il diritto all'autodifesa ai sensi del diritto internazionale.

La notizia giunge due giorni dopo che l'esercito statunitense ha annunciato di aver ucciso quattro persone in un attacco a una nave nei Caraibi.

"Le informazioni di intelligence confermate hanno rivelato il coinvolgimento attivo dell'imbarcazione nel narcotraffico. L'operazione ha ucciso quattro narcotrafficanti", ha dichiarato il Southcom, il comando delle forze statunitensi nella regione, in un comunicato sull'ultimo attacco, accompagnato da un video di bassa qualità.

Ma in una nota informativa diffusa lunedì dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Saul ha affermato che "tali attacchi equivalgono a uccisioni extragiudiziali seriali in violazione del diritto alla vita, non giustificate né per legittima difesa nazionale o personale, né ai sensi del diritto internazionale umanitario, del diritto internazionale del mare, delle convenzioni sul contrasto al narcotraffico o del diritto internazionale antiterrorismo".

"Esistono fondati motivi per ritenere che i 68 attacchi segnalati, che hanno causato la morte di 223 persone, costituiscano crimini contro l'umanità, ovvero omicidio, ai sensi del diritto internazionale consuetudinario", ha concluso Saul.

La BBC News ha contattato la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato per un commento in merito alla notizia.

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva precedentemente affermato che l'operazione nel suo complesso mirava a rimuovere i "narcoterroristi dal nostro emisfero" e a proteggere gli Stati Uniti dalle "droghe che stanno uccidendo la nostra gente".

L'esercito statunitense ha lanciato l'operazione, nota come "Southern Spear", all'inizio di settembre.

Tuttavia, le autorità non hanno fornito prove definitive che le imbarcazioni prese di mira siano coinvolte nel traffico illecito.

Fin dall'inizio, gli esperti hanno messo in dubbio la legalità degli attacchi, che inizialmente hanno suscitato forti critiche da parte dei leader latinoamericani i cui cittadini sono stati presi di mira.

Tuttavia, Nicolás Maduro, che all'epoca era il leader venezuelano e si opponeva agli attacchi, è stato arrestato dalle forze statunitensi all'inizio di quest'anno in un'operazione notturna spettacolare e molto controversa nella capitale Caracas.

Un altro critico esplicito dell'Operazione Lancia del Sud, l'allora presidente di sinistra della Colombia, Gustavo Petro, si è dimesso in agosto dopo la vittoria di un candidato sostenuto da Trump alle elezioni presidenziali di giugno.

(Robert Greenall su BBC del 21/09/2026)

21 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. L’Eurogruppo non in ansia per i rendimenti dei titoli di Stato

“Siamo preoccupati, non ansiosi”, ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, venerdì 18 settembre, rispondendo a una domanda sui rendimenti dei titoli di Stato della zona euro. L’occasione era la riunione dell’Eurogruppo a Dublino. Ci sono preoccupazioni per i rendimenti dei titoli della Francia: il differenziale con i titoli della Germania ha superato i 100 punti base. “Non ci sono frammentazioni”, ha detto Pierrakakis. Anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, si è voluta rassicurante. “Monitoriamo il mercato e non vediamo movimenti disordinati né tensioni. Riteniamo che questo è un movimento globale che ha effetti su tutte le scadenze, in particolare quelle lunghe”, ha spiegato Lagarde.

Eppure qualche problema c’è. Secondo Bloomberg, Pierrakakis potrebbe convocare una riunione straordinaria dei ministri delle Finanze della zona euro per discutere delle conseguenze dei prezzi dell’energia e delle misure che i governi possono adottare in un contesto di spazio fiscale molto limitato e tensioni sui mercati del debito.

(Il Mattinale Europeo)

20 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Peta contro la lana: proteste alle sfilate, dopo lo stop alla pelliccia

Dopo la messa al bando della pelliccia vera nelle grandi sfilate, l'industria della moda dovrà ora fare i conti con una nuova pressione da parte degli animalisti: questa volta sulla lana. Come riporta The Independent, durante la fashion week di New York gli attivisti di Peta hanno fatto irruzione sulla passerella dello show Cos, con cartelli che recitavano: "Sheep beaten and bloodied for wool. Don't buy it" (pecore picchiate e insanguinate per la lana, non comprarla).

L'episodio ha avuto un seguito che ha fatto il giro dei media internazionali: Steven Kolb, presidente del Council of Fashion Designers of America (CFDA), è stato filmato mentre tratteneva fisicamente un'attivista, bloccandola a terra e coprendole la bocca. Kolb si è poi scusato pubblicamente su Instagram, scrivendo di aver assunto piena responsabilità per il proprio comportamento, ed è stato sospeso dal suo incarico. Peta ha fatto sapere di voler incontrare Kolb per discutere della possibilità di eliminare lana e pelli animali dagli abiti prodotti dal settore.

La vicenda newyorkese ha avuto un'eco anche a Londra, dove attivisti di Peta hanno organizzato una protesta simile durante lo show di H&M, questa volta con cartelli dal testo "H&M: Wool is bloody cruel. Drop it!" (la lana è crudeltà, abbandonala). A differenza di New York, in questo caso gli attivisti hanno potuto percorrere la passerella prima di essere accompagnati fuori dal locale dalla sicurezza. Un portavoce di H&M ha dichiarato all'Independent che l'azienda rispetta il diritto di ognuno di esprimere la propria opinione e che il benessere animale è per loro molto importante, precisando di affidarsi ad alcuni tra gli standard e le certificazioni di terze parti più rigorosi nell'approvvigionamento di fibre di origine animale.

Al centro della campagna di Peta c'è il gruppo H&M, proprietario oltre che di H&M anche dei marchi Cos, Arket, Monki e Weekday. La protesta arriva dopo un'inchiesta di Peta Asia su un allevamento di lana sudafricano che, secondo l'organizzazione, sarebbe collegato alla catena di fornitura del gruppo attraverso un intermediario che forniva lana descritta come "responsabilmente" prodotta. Le immagini raccolte dagli attivisti mostrano lavoratori mentre prendono a calci e pestano le pecore, le trascinano per gli arti e le tosano in modo trascurato, procurando loro ferite. In una dichiarazione rilasciata a Vogue, H&M Group ha spiegato che tutta la lana vergine utilizzata nei suoi prodotti proviene da allevamenti certificati secondo il Responsible Wool Standard (RWS), sistema di certificazione di terze parti gestito da Textile Exchange, aggiungendo che, a seguito delle verifiche condotte, le licenze dell'allevamento coinvolto sono state sospese.

Il caso solleva però una domanda più ampia sulla lana in generale. Non tutta la lana, ricorda l'Independent, è uguale: quella britannica beneficia di alcuni tra gli standard di benessere animale più rigorosi al mondo, con sanzioni severe per chi li viola. Tutta la lana prodotta nel Regno Unito è priva di mulesing, la pratica controversa ancora legale in Australia, e l'Animal Welfare Act del 2006 tiene conto delle cosiddette "cinque libertà" per il benessere animale: libertà dal disagio, dalla fame e dalla sete, dal dolore, da lesioni o malattie, dalla paura e dallo stress, oltre alla libertà di esprimere un comportamento naturale. Quest'anno il Department for Environment, Food and Rural Affairs (Defra) ha inoltre avviato una consultazione per rivedere le pratiche di castrazione degli agnelli e di taglio della coda, con l'obiettivo di migliorare ulteriormente il benessere degli animali.

Resta comunque il tema ambientale: gli attivisti sottolineano come l'industria della lana abbia un'impronta di carbonio relativamente alta, soprattutto per il metano emesso dagli ovini, e come l'allevamento possa danneggiare il territorio se non vengono adottate pratiche sostenibili. D'altro canto, la lana è spesso più duratura rispetto alle fibre sintetiche e non contribuisce all'inquinamento da microplastiche, un elemento che rende il dibattito tutt'altro che netto.

20 SETTEMBRE 2026

TURCHIATURCHIA. Arrestati manager finanziari per schema tipo Ponzi

Le autorità turche hanno intensificato la stretta sul settore finanziario del Paese, dove nei giorni scorsi è esplosa quella che viene definita la peggior crisi degli ultimi anni per il comparto dei fondi di investimento. Come riporta Crypto Briefing, il 19 settembre sono stati fermati il presidente di Tera Holding, Emre Tezmen, insieme ad alcuni membri del consiglio, mentre è stato emesso un mandato di detenzione anche per il presidente di Pusula Holding, Serdar Turhan. I provvedimenti rientrano in un'indagine su presunti schemi finanziari assimilabili a schemi Ponzi che avrebbero coinvolto diverse società di gestione del risparmio turche.

Le dimensioni del caso sono ingenti: la Capital Markets Board turca, l'autorità di vigilanza nota con la sigla SPK, ha disposto la liquidazione di circa 130-131 fondi di investimento gestiti da sette società di intermediazione, per un controvalore stimato attorno ai 18,3 miliardi di dollari (circa 890 miliardi di lire turche). Sono stati inoltre imposti divieti di espatrio e congelamento dei beni a 51 persone collegate alle società coinvolte, tra cui figurano anche il presidente di Bulls Yatirim, Kemal Akkaya, e il presidente di Lydia Holding, Enver Cevik.

Alla base della crisi c'è l'ammissione, il 16 settembre, da parte di Tera Portföy di non essere in grado di onorare richieste di rimborso per circa 366 miliardi di lire turche, l'equivalente di 7,5 miliardi di dollari, relative a due suoi fondi principali. La notizia ha scatenato una fuga di capitali che in un solo giorno ha raggiunto il miliardo di dollari, provocando un crollo tra il 6 e l'8% dell'indice di riferimento della Borsa di Istanbul, il BIST 100, con conseguenti sospensioni temporanee delle contrattazioni.

Secondo quanto ricostruito dagli analisti finanziari e ripreso da diverse testate internazionali, il meccanismo alla base del collasso avrebbe avuto le caratteristiche di una bolla auto-alimentata: i fondi avrebbero investito ingenti capitali in azioni scarsamente scambiate sul mercato, contribuendo a farne salire artificialmente il prezzo. Questo avrebbe fatto apparire i rendimenti dei fondi eccezionalmente elevati, attirando nuovi investitori il cui denaro veniva poi reinvestito nelle stesse azioni poco liquide. Quando i sottoscrittori hanno iniziato a chiedere il rimborso delle quote, i titoli sottostanti non sono stati in grado di assorbire la pressione di vendita, facendo saltare il sistema.

Non si tratta dei primi arresti legati al caso: nei giorni precedenti erano già stati fermati il presidente di Pusula Portföy, Muhammed Yariz, e il presidente di Destek Yatırım, Altunç Kumova, insieme ad altri dirigenti come il vicedirettore generale di Tera Portföy, Ibrahim Bekci, e il presidente di Hedef Holding, Namik Kemal Gokalp. Lo stesso Tezmen, prima di finire tra i detenuti, aveva definito la crisi in corso come un attacco coordinato da parte di "forze malevole" in un messaggio pubblicato sui social.

Il ministro della Giustizia turco, Akın Gürlek, ha condannato duramente gli schemi finanziari sotto inchiesta, accusandoli di aver colpito i risparmi dei cittadini comuni attraverso metodi ingannevoli. Per gestire la liquidazione dei fondi coinvolti, la SPK ha incaricato due grandi istituti bancari: la banca privata Isbank, che si occuperà dei fondi facenti capo a Tera Portföy (che da soli rappresentano quasi due terzi dell'esposizione complessiva), e la banca pubblica Ziraat Bank, che gestirà la liquidazione dei fondi delle restanti sei società di gestione coinvolte, tra cui Pusula, Hedef, Atlas, A1 Capital, Pardus e Bulls. Il processo prevede la conversione in liquidità degli attivi dei fondi e la restituzione proporzionale del denaro agli investitori, con un termine previsto di tre mesi, prorogabile dal regolatore.

Il ministro del Tesoro e delle Finanze turco, Mehmet Şimşek, ha cercato di rassicurare i mercati, dichiarando che la liquidazione dei fondi non dovrebbe mettere sotto ulteriore pressione la Borsa di Istanbul grazie ai cambiamenti normativi introdotti per prevenire il rischio di contagio finanziario. Nel frattempo la SPK ha reso noto di aver avviato accertamenti su movimenti di prezzo anomali già dalla fine del 2025, un elemento che suggerisce come il caso non riguardi un singolo episodio isolato ma un pattern più ampio di irregolarità nel settore della gestione del risparmio in Turchia.

20 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Le nuove droghe letali rendono ancora più difficile la lotta della Scozia contro la tossicodipendenza

Gli sforzi per ridurre l'altissimo tasso di morti per droga in Scozia sono vanificati dall'arrivo di centinaia di nuove e potenti sostanze sintetiche che, secondo gli esperti, stanno rendendo la già letale crisi della droga ancora più pericolosa.

Negli ultimi tre anni, si è assistito a un'esplosione nell'offerta di nuovi cannabinoidi e oppioidi sintetici, che ha trasformato il traffico illecito di droga e aumentato il rischio di overdose fatali.

Si prevede che i dati annuali che saranno pubblicati mercoledì mostreranno un aumento del numero di decessi correlati alla droga in Scozia, che già detiene il poco invidiabile primato di capitale europea delle morti per droga.

"Il traffico illecito di droga in Scozia sta diventando sempre più pericoloso", ha affermato la dottoressa Lorna Nisbet del Leverhulme Research Centre for Forensic Science dell'Università di Dundee.

A differenza dell'eroina o della cocaina, che derivano da piante coltivate, molte delle nuove sostanze vengono prodotte in laboratori clandestini.

Tra queste figurano oppioidi sintetici come il nitazene e l'orfina, alcuni dei quali sono centinaia di volte più potenti dell'eroina.

Secondo la polizia, i gruppi della criminalità organizzata stanno sempre più spesso mescolando queste sostanze con droghe già esistenti per massimizzare i profitti.

"Penso che il comportamento a cui stiamo assistendo da parte di questi gruppi della criminalità organizzata sia vergognoso", ha dichiarato il sovrintendente Niven Bull della polizia scozzese.

"Stanno traendo profitto dalla miseria della gente."

Secondo l'Agenzia europea per le droghe (EUDA) , nel 2025 è emersa in media una nuova sostanza psicoattiva ogni settimana .

Secondo l'agenzia, i controlli più severi imposti dalla Cina e il divieto dei talebani sulla coltivazione del papavero in Afghanistan hanno spinto la produzione più vicino ai mercati di consumo.

Ciò include la Scozia, dove la polizia ha effettuato irruzioni in due presunte fabbriche di nitazene negli ultimi 14 mesi, arrestando complessivamente cinque persone.

Nel luglio 2025, gli agenti hanno scoperto un presunto laboratorio di droga a Patna, nell'Ayrshire, il che ha portato all'arresto di tre persone.

Il vice capo della polizia Jane Connors lo descrisse in seguito come il primo sospetto laboratorio di nitazene del Regno Unito.

La BBC News può inoltre rivelare che due uomini, di 43 e 56 anni, sono stati arrestati nel febbraio di quest'anno dopo che la polizia ha perquisito un appartamento a Loanhead, nel Midlothian, nell'ambito di un'indagine su un altro presunto laboratorio di oppioidi sintetici.

Nel 2024, secondo i dati ufficiali , il nitazene è stato implicato in 76 decessi correlati alla droga in Scozia, un numero più che triplo rispetto all'anno precedente.

"Questi farmaci sono estremamente pericolosi, ed è piuttosto difficile per noi scienziati stare al passo con i tempi", afferma il dottor Nisbet, il cui laboratorio si appresta ad assumere un ruolo più ampio come centro nazionale scozzese per i test sui farmaci.

La natura mutevole dell'offerta crea anche delle sfide per i legislatori, impegnati in una corsa contro il tempo per identificare e vietare le nuove sostanze pericolose prima che possano diffondersi legalmente e causare danni ingenti.

"Continuano a essere create nuove sostanze nocive per eludere i controlli legali", sottolinea l'EUDA.

Sebbene il controllo delle droghe illecite sia riservato al Parlamento di Westminster ai sensi del Misuse of Drugs Act del 1971, la responsabilità per la salute pubblica, l'attività di polizia e i procedimenti giudiziari è devoluta al governo scozzese e alle sue agenzie.

In prima linea nella battaglia per salvare vite umane, gli operatori delle organizzazioni benefiche affermano di assistere in prima persona all'impatto devastante dei nuovi oppioidi sintetici.

Nei boschi di Glenbarr, nella penisola di Kintyre, lo staff dell'organizzazione benefica With You, che si occupa di tossicodipendenza, alcolismo e salute mentale, sta cercando di curare i traumi in un gruppo progettato per aiutare gli ex tossicodipendenti e alcolisti a riconnettersi con la natura.

Gareth Balmer, responsabile nazionale per la riduzione del danno dell'organizzazione benefica, afferma che i nitazeni e altri oppioidi sintetici stanno comparendo in tutto il mercato della droga, dalle pillole di benzodiazepine (il Valium venduto per strada) e cannabinoidi, noti come Spice, fino alla cocaina e all'eroina.

"Questo è uno scenario nuovo e spaventoso", ha affermato. "Non credo che le droghe siano mai state così rischiose o pericolose come lo sono ora."

Il risultato è che alcuni utenti stanno subendo sovradosaggi inaspettati e talvolta catastrofici.

"Alcune di queste sostanze sono così potenti che basterebbe un solo granello per avere un effetto devastante su una persona", ha avvertito Balmer, aggiungendo che l'accesso al naloxone, in grado di annullare gli effetti di un'overdose da oppioidi, è ora più importante che mai.

Bull ha affermato che la polizia scozzese sta adottando un duplice approccio, promettendo di perseguire "senza sosta" gli spacciatori, pur riconoscendo che molti tossicodipendenti hanno bisogno di aiuto.

Nel 2025, gli agenti hanno sequestrato droga per un valore di circa 80 milioni di sterline. Dall'inizio dell'anno, tale cifra ha già raggiunto i 78 milioni di sterline.

"Centinaia di persone sono state arrestate e molte stanno scontando pene detentive", ha detto Bull.

Ha aggiunto, tuttavia, che le forze dell'ordine intendevano anche aiutare gli utenti "a fare scelte di vita migliori".

"Se incontriamo persone che soffrono di dipendenza, che stanno attraversando un momento difficile della loro vita, cercheremo di aiutarle e di indirizzarle all'agenzia competente", ha affermato.

La professoressa Niamh Nic Daeid, direttrice del laboratorio Leverhulme dell'Università di Dundee, ha affermato che anche il suo ruolo ampliato come centro nazionale per i test e la ricerca sui farmaci farebbe la differenza.

Da un lato, ha affermato, il suo team sarà in grado di fornire informazioni quasi in tempo reale alle comunità di tossicodipendenti, consentendo loro di compiere scelte più sicure e consapevoli. Dall'altro, la ricerca contribuirà a orientare le politiche governative.

"I farmaci cambiano continuamente", ha affermato. "Parte dell'obiettivo della creazione di questa struttura è quello di disporre di una capacità di ricerca che ci permetta di cercare di stare al passo."

"Se non sappiamo quali sostanze sono presenti nei campioni, come possiamo fornire la consulenza giusta?"

Tornata a Kintyre, Vicky Gamble, le cui difficoltà con alcol, droga e criminalità l'hanno vista entrare e uscire di prigione, si sta godendo la tranquillità della foresta.

Lei nutre personalmente la speranza di un futuro migliore, ma è preoccupata per la minaccia emergente di nuove sostanze e per i potenziali effetti su amici e familiari.

"Sembra che ci siano un sacco di sostanze che i giovani assumono adesso, e non credo che sappiano nemmeno cosa siano", mi ha detto.

Per Gareth Balmer di With You, questa incertezza è parte del pericolo.

Lui dice: "È terribile da dire, ma con l'eroina era meglio il male conosciuto."

(James Cook su BBC del 20/09/2026)

20 SETTEMBRE 2026

USAUSA. L'esercito afferma di aver ucciso quattro persone in un attacco contro un presunto traghetto di narcotrafficanti nei Caraibi

Sabato, l'esercito statunitense ha attaccato un'imbarcazione sospettata di essere utilizzata per il contrabbando di droga nel Mar dei Caraibi, uccidendo quattro persone, mentre l'amministrazione Trump continua la sua campagna, iniziata mesi fa , contro i presunti trafficanti in America Latina.

L'ultimo attacco porta ad almeno 231 il numero di persone uccise negli attacchi con imbarcazioni condotti dalle forze armate statunitensi, su un totale di 69 attacchi effettuati da quando l'amministrazione Trump ha iniziato a prendere di mira quelli che definisce "narcoterroristi" quasi un anno fa. Come per la maggior parte delle dichiarazioni militari sugli attacchi nell'Oceano Pacifico orientale e nel Mar dei Caraibi, il Comando Meridionale degli Stati Uniti ha affermato di aver preso di mira i presunti trafficanti di droga lungo le rotte di contrabbando conosciute.

I militari non hanno fornito prove che l'imbarcazione trasportasse droga. Un video pubblicato su X mostrava l'immagine di quella che sembrava essere una barca in movimento, seguita da un lampo.

L'amministrazione Trump sta cercando accordi con le nazioni alleate per estendere la sua offensiva via terra a diversi paesi latinoamericani. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato, durante una visita a Panama il mese scorso, che Colombia, Guatemala e Honduras hanno acconsentito a permettere agli Stati Uniti di condurre operazioni militari congiunte contro gruppi criminali sul loro territorio. Il Guatemala ha negato di aver raggiunto un accordo simile. L'Ecuador ha avviato missioni analoghe con gli Stati Uniti a marzo.

Il presidente Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti sono in "conflitto armato" con i cartelli in America Latina e ha giustificato gli attacchi come una necessaria escalation per arginare il flusso di droga verso gli Stati Uniti e le overdose fatali che mietono vittime americane. Tuttavia, la sua amministrazione ha fornito poche prove a sostegno delle sue affermazioni sull'uccisione dei trafficanti.

(Associated Press del 20/09/2026)

20 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Droghe e razzismo istituzionale. Forum Droghe: 'L'ONU accusa il modello punitivo italiano'

Il nuovo rapporto del Meccanismo indipendente delle Nazioni Unite sulla giustizia razziale richiama il caso italiano: le politiche sulle droghe colpiscono in modo sproporzionato africani e persone di origine africana. Forum Droghe: «Non basta spiegare il fenomeno con la marginalità dei migranti: è il sistema repressivo a produrre e amplificare la discriminazione».

Le Nazioni Unite tornano a richiamare l'Italia sull'impatto discriminatorio delle politiche sulle droghe. Il nuovo rapporto dell'International Independent Expert Mechanism to Advance Racial Justice and Equality in Law Enforcement, presentato alla 63ª sessione del Consiglio dei diritti umani, affronta il rapporto tra razzismo sistemico e applicazione delle leggi sulle droghe e richiama espressamente quanto già riscontrato durante la missione svolta in Italia nel maggio 2024. Il rapporto tematico 2026 affronta, tra gli altri, racial profiling, sovraincarcerazione, arresti e detenzioni arbitrarie e disparità nell'applicazione delle norme sulle droghe.

Nel rapporto sulla visita in Italia del 2024, il Meccanismo ONU aveva già concluso che «l'approccio punitivo adottato dall'Italia nell'applicazione delle leggi sulle droghe solleva significative preoccupazioni in materia di diritti umani e colpisce in maniera sproporzionata gli africani e le persone di origine africana». Aveva inoltre riferito di aver ricevuto informazioni secondo le quali la profilazione razziale nell'enforcement delle leggi sulle droghe era diffusa in Italia. Una parte delle informazioni utilizzate dalle Nazioni Unite proveniva dalla submission presentata nell'aprile precedente da Forum Droghe, Harm Reduction International e La Società della Ragione in preparazione della missione ONU in Italia. Il documento denunciava l'impatto delle politiche sulle droghe sulle comunità marginalizzate e sulla sovraincarcerazione, richiamando espressamente la discriminazione razziale nell'applicazione della legislazione.

Oggi gli esperti dell'ONU, nel documento depositato a Ginevra, ribadiscono che "in Italia, il Meccanismo ha riscontrato che l’approccio punitivo adottato nella lotta contro il traffico di droga solleva gravi preoccupazioni in materia di diritti umani e colpisce in modo sproporzionato gli africani e le persone di origine africana".

«A due anni di distanza – dichiara Leonardo Fiorentini, segretario nazionale di Forum Droghe – non siamo più soltanto di fronte alla denuncia delle organizzazioni della società civile. Il Meccanismo indipendente delle Nazioni Unite ha fatto propria una questione che avevamo posto durante la sua missione in Italia e oggi la richiama nuovamente in un rapporto dedicato al rapporto strutturale tra politiche sulle droghe e discriminazione razziale. È un problema che il Governo non può liquidare come una somma di singoli episodi, o spiegare - come ha fatto - con la condizione di irregolarità e marginalità di molti migranti, senza trarne le conseguenze».

Già nel rapporto sulla missione del 2024 l'ONU aveva individuato un punto particolarmente delicato della legislazione italiana: la distinzione spesso incerta tra detenzione per uso personale e detenzione finalizzata allo spaccio, che secondo il Meccanismo determina frequenti arresti e criminalizzazione delle persone che usano droghe. "È precisamente uno dei meccanismi che avevamo denunciato nella submission delle associazioni" sottolinea Fiorentini. Quantità di sostanza, denaro contante, bilancini o suddivisione in dosi possono concorrere a trasformare una detenzione in un'accusa di spaccio; inoltre, la qualificazione del fatto come ipotesi ordinaria o di lieve entità può variare sensibilmente sulla base delle circostanze e dell'interpretazione giudiziaria. Una ricerca della Corte di Cassazione mostrava casi nei quali 11,85 grammi di hashish erano stati sufficienti per una condanna per l'ipotesi ordinaria, mentre in altri procedimenti quantitativi enormemente superiori erano stati ricondotti alla lieve entità.

«È qui che la risposta del Governo Meloni mostra tutta la sua debolezza», prosegue Fiorentini. «Richiamare la condizione di irregolarità e marginalità di molti migranti per spiegare la loro sovrarappresentazione rischia di rovesciare il problema: proprio chi vive in condizioni di maggiore precarietà è più esposto ai controlli di polizia, dispone spesso di una difesa più fragile ed è più facilmente intercettato nei segmenti più visibili e marginali del mercato illegale. Se a questo aggiungiamo una legislazione nella quale il confine fra consumo, piccolo spaccio e fattispecie più grave è estremamente sottile, la marginalità sociale può trasformarsi in maggiore esposizione al sistema penale e quindi al razzismo istituzionale».

«E' proprio il combinato disposto di una politica migratoria restrittiva e di un'applicazione punitiva delle norme sulle droghe che spinge le persone straniere verso condizioni di clandestinità e marginalità, rendendole più esposte ai controlli, soprattutto nei luoghi dello spaccio di strada» ribadisce il segretario di Forum Droghe. I numeri mostrano la centralità delle droghe nel sistema penale italiano. Il Libro Bianco sulle droghe 2026 registra 21.562 persone detenute per violazione del DPR 309/90, pari al 33,9% dei detenuti, mentre 10.784 dei 42.005 ingressi in carcere nell'anno sono avvenuti per l'articolo 73. Gran parte dell'attività giudiziaria si concentra dunque sull'articolo che punisce detenzione e cessione illecite, non sui vertici delle organizzazioni criminali.

«Se vogliamo contrastare davvero la discriminazione – conclude Fiorentini – dobbiamo ridurre gli spazi nei quali povertà, origine e colore della pelle possono trasformarsi in una maggiore probabilità di essere controllati, arrestati e condannati. Significa raccogliere finalmente dati adeguati sul racial profiling, ma significa anche cambiare la legge sulle droghe: depenalizzare realmente l'uso, ridurre drasticamente il ricorso al carcere e costruire una distinzione chiara e proporzionata tra piccolo spaccio e traffico organizzato. Continuare a chiamare "lotta alla droga" un sistema che concentra la repressione sugli ultimi anelli della catena significa continuare a produrre le disuguaglianze che oggi anche le Nazioni Unite ci chiedono di affrontare».

20 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Intelligenza artificiale. Rapporto Fmi: 60% posti di lavoro a rischio

Un report Fmi svela che l’intelligenza artificiale espone al rischio il 60% dei posti di lavoro in Europa. Il Vecchio Continente è più esposto di altre regioni del mondo e l’Italia si piazza a metà classifica, sia in termini di produttività che di preparazione ad affrontare i cambiamenti tecnologici.

20 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Stangata bollette in arrivo. Confcommercio

Stangata sulle bollette in arrivo per negozi, ristoranti e hotel: i dati di Confcommercio dicono che nel secondo semestre del 2026 le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione pagheranno oltre un miliardo di euro in più per l’energia elettrica. Il rischio, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio, è che il caro energia si sommi a un quadro macroeconomico già fragile: la crescita del Pil ha rallentato nel corso del 2026 e la fiducia delle famiglie resta sotto i livelli di un anno fa.

19 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Case di riposo in calo mentre cresce la domanda degli anziani

Negli Stati Uniti si sta aprendo una forbice pericolosa tra offerta e domanda di assistenza per gli anziani. Mentre i primi nati del baby boom compiono 80 anni, il numero di posti letto nelle case di riposo americane si sta riducendo proprio quando servirebbe il contrario. Lo segnala il New York Times, riprendendo i dati di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Secondo la ricerca firmata da Mark A. Unruh e Hye-Young Jung, entrambi docenti di scienze della salute della popolazione al Weill Cornell Medicine, quasi il 10% delle case di riposo statunitensi ha chiuso i battenti tra il 2011 e il 2021. Come spiegato dagli stessi autori in una nota diffusa dall'ateneo, Weill Cornell Medicine descrive un settore in cui il personale di assistenza diretta sta abbandonando il lavoro in massa, aggravando ulteriormente la crisi.

Nel 2025 risultavano attive negli Stati Uniti 14.742 strutture, per un totale di 1,24 milioni di persone assistite e un tasso medio di occupazione dell'84%. Numeri che, secondo gli esperti, si riveleranno del tutto insufficienti nel giro di pochi anni. La popolazione over 80 negli Stati Uniti dovrebbe infatti crescere di oltre il 45% nel prossimo decennio, passando da meno di 15 milioni nel 2026 a circa 22 milioni nel 2036.

Gli studiosi avvertono che anche mantenendo invariata l'attuale offerta di posti letto, questa non basterà a coprire la domanda crescente. Le conseguenze si faranno sentire su più fronti: dimissioni ospedaliere più difficili da gestire, accesso alle cure ridotto per chi soffre di demenza e un carico sempre più pesante sulle spalle dei familiari che si occupano gratuitamente dei propri cari anziani, in assenza di alternative professionali disponibili.

Le chiusure, sottolinea lo studio, non colpiscono in modo uniforme il territorio. A pagare il prezzo più alto sono le strutture con un'alta quota di pazienti coperti da Medicaid, il programma pubblico di assistenza sanitaria per le persone a basso reddito, oltre a quelle con bassi tassi di occupazione e margini economici ridotti. Si tratta spesso di case di riposo concentrate in aree rurali o a basso reddito, dove le famiglie hanno già poche alternative di assistenza a disposizione.

Il quadro che emerge conferma un trend osservato anche da altre ricerche accademiche sul tema: le strutture di dimensioni più piccole, con occupazione più bassa e una quota maggiore di pazienti Medicaid, risultano sistematicamente più esposte al rischio di chiusura rispetto a quelle con una base di utenza più diversificata e margini più solidi.

19 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Cychlorphine, nuova droga sintetica 10 volte più forte del fentanyl arriva in California

Una nuova sostanza stupefacente, praticamente sconosciuta negli Stati Uniti fino a due anni fa, sta destando allarme tra le autorità sanitarie e investigative californiane. Si chiama cychlorphine e, secondo i primi dati di laboratorio, potrebbe essere fino a dieci volte più potente del fentanyl, anche se non è ancora stata testata sull'uomo in studi clinici controllati.

Come riporta l'emittente KMPH, la Drug Enforcement Administration (DEA) statunitense ha individuato per la prima volta questa sostanza nel 2024, in un laboratorio clandestino in Florida. Da allora l'agenzia ha registrato circa 100 sequestri in tutto il Paese, di cui circa 35 solo nell'ultimo anno. Peter Vainauskas, agente speciale aggiunto della DEA, ha confermato che la droga è ormai arrivata anche in California, comparendo nella Bay Area di San Francisco.

Il cychlorphine si presenta sotto forma di pillole o polvere, ma il pericolo maggiore, secondo gli investigatori, è che spesso viene assunto senza che i consumatori ne siano consapevoli. Vainauskas ha spiegato che la sostanza è stata trovata mescolata ad altri narcotici come cocaina o eroina, e potrebbe anche essere "laced" su droghe fumabili, cioè aggiunta di nascosto durante la lavorazione. Un medico citato dall'emittente ha sottolineato che, pur non essendo un paragone perfetto con l'organismo umano, i dati di laboratorio rappresentano comunque un indicatore attendibile della potenza della sostanza rispetto al fentanyl.

Le conseguenze di questa diffusione non sono solo teoriche: sono già stati registrati decessi per overdose collegati al cychlorphine in 19 Stati americani, tra cui cinque casi in California. Gli inquirenti ritengono che la droga entri negli Stati Uniti attraverso il Messico, distribuita da due cartelli messicani. Vainauskas ha evidenziato come la miscelazione incostante dei lotti da parte dei trafficanti renda alcune dosi particolarmente pericolose: una persona può assumere una pillola e sopravvivere, mentre la successiva, pur identica in apparenza, può rivelarsi letale.

Sebbene non vi siano ancora stati sequestri di cychlorphine nella Central Valley californiana, l'agente della DEA ha spiegato che i principali corridoi del narcotraffico provenienti dal Messico risalgono lungo le autostrade 99, 5 e 41 fino al Nord della California, dove la sostanza è già stata intercettata. Per questo motivo Vainauskas ritiene che sia solo questione di tempo prima che si registri un sequestro anche nella regione.

La DEA ha lanciato un messaggio di allerta rivolto ai consumatori: se una sostanza non è stata prescritta da un medico, non c'è alcuna garanzia su cosa contenga realmente. Le autorità stanno concentrando gli sforzi sia sulla prevenzione, attraverso attività educative nella Central Valley, sia sul contrasto ai trafficanti e ai membri dei cartelli ritenuti responsabili della diffusione della sostanza sul territorio.

18 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Droni in Sud America per operazioni anti-narcos

Gli Stati Uniti si stanno preparando a spostare una serie di droni MQ-9 Reaper dall'Africa al Sud America per incrementare operazioni antidroga e antiterrorismo. Lo rivelano sei fonti dell'esercito alla Cnn. L'anno scorso, le forze armate americane hanno dislocato nei Caraibi un contingente composto da droni MQ-9, caccia F-35 e almeno una cannoniera volante AC-130, nell'ambito di una campagna volta a intercettare imbarcazioni sospettate di trasportare droa. Questo nuovo dispiegamento indica l'intenzione dell'amministrazione di Donald Trump di intensificare le operazioni di terra con i paesi partner della regione. Non è chiaro quanti dei droni MQ-9 dello US Africa Command verranno trasferiti allo US Southern Command, ma una delle fonti informate ha riferito che si tratterebbe della "maggior parte" di essi. (ANSA).

18 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Meno dell'1% del risparmio italiano è investito in quotate domestiche: studio

Il rapporto presentato da Aipb e Casmef Luiss mette in luce il paradosso del risparmio italiano, in cui il risparmio non riesce a raggiungere l'economia reale.

In Italia si registra un disallineamento tra patrimonio privato ed economia reale, definito paradosso del risparmio. A fronte di attività finanziarie detenute dalle famiglie pari a 6.488 miliardi di euro, circa 1.600 miliardi restano depositati in forma liquida sui conti correnti. Meno dello 0,7% di questa ricchezza è investito in azioni quotate domestiche. La dinamica è influenzata da una marcata avversione al rischio, con il 63% dei risparmiatori orientato alla protezione del capitale e il 15% interessato al rendimento di lungo periodo. A ciò si aggiunge l’effetto di spiazzamento esercitato dal debito pubblico, evidenziato da un incremento del 47% dei titoli di Stato retail tra il 2018 e il 2024.

Lo rileva Aipb, l’Associazione Italiana Private Banking e il Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari (Casmef) della Luiss, che hanno presentato a Roma il primo rapporto integrato sulla ricchezza finanziaria delle famiglie e il fabbisogno di capitale del sistema produttivo. L’evento ha visto la partecipazione di esponenti istituzionali e accademici, tra cui Andrea Ragaini, presidente di Aipb, Giorgio Di Giorgio, direttore del Casmef, e Angelo Camilli, vice presidente di Confindustria.

Sul fronte aziendale, le piccole e medie imprese italiane mantengono una dipendenza strutturale dal canale bancario. Il rapporto segnala inoltre una contrazione del mercato dei capitali domestico, con 86 operazioni di delisting a fronte di 62 nuove quotazioni tra il 2023 e la metà del 2025, equivalenti a una perdita di capitalizzazione di 44 miliardi di euro. Un’analisi condotta da Aipb e Prometeia su 450 bilanci dimostra tuttavia che le strategie finanziarie evolute incidono sulle performance.

Nel triennio 2022-2024, le imprese che hanno diversificato le fonti di finanziamento hanno registrato un differenziale di crescita del fatturato del 106%. L’apertura del capitale a investitori terzi ha generato un differenziale del 46%, mentre la pianificazione del passaggio generazionale si attesta al 64%. Nonostante queste metriche, un imprenditore su tre non ha mai valutato l’opzione della diversificazione finanziaria.

La consulenza patrimoniale e il private banking emergono come elemento di raccordo tra liquidità privata e fabbisogno aziendale. Il mercato potenziale comprende 88.000 imprese con linee di credito attive e 12 milioni di famiglie con una ricchezza investibile superiore a 50.000 euro, per un totale di 3.500 miliardi di euro. Il private banking gestisce attualmente 1.400 miliardi di euro, di cui il 30% riconducibile a clientela imprenditoriale, e intermedia oltre l’80% delle azioni quotate italiane detenute dalle famiglie. A fine 2024, il contributo del settore all’economia reale ha raggiunto i 168 miliardi di euro, in aumento del 39% rispetto al 2018.

Secondo le stime di Confindustria, la mobilitazione verso l’economia domestica dell’1% dei depositi bancari delle famiglie e del 2,5% delle risorse degli enti previdenziali attiverebbe flussi per circa 25 miliardi di euro, supportando la capitalizzazione delle imprese e i processi di aggregazione.

Come superare l’inerzia

Per superare l’inerzia strutturale e incrementare la quota di investitori, il rapporto formula tre proposte operative basate su meccanismi di automatismo e sull’utilizzo delle infrastrutture di pagamento digitali.

La prima misura prevede l’introduzione di un micro-risparmio automatico sui consumi, strutturato tramite un arrotondamento volontario compreso tra il 3 e il 5% sulle transazioni. Al raggiungimento di una soglia predefinita, i fondi verrebbero convogliati verso veicoli di investimento dedicati alle piccole e medie imprese.

La seconda proposta riguarda un cash forward previdenziale, progettato per destinare l’1% del gettito Iva derivante dai pagamenti elettronici a una posizione previdenziale individuale integrativa, con una maggiore esposizione azionaria per le fasce anagrafiche giovani.

La terza misura consiste in una dote studentesca per il lungo periodo. Il meccanismo prevede un contributo statale annuo di 500 euro destinato a 1,5 milioni di studenti universitari, per un onere complessivo di 750 milioni di euro, da versare su posizioni di investimento individuali al fine di incentivare la familiarità con i mercati finanziari.

(Citywire)

18 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Psilocibina contro la sindrome post-Lyme: studio pilota

Florian van Duyn - Unsplash
Foto: Florian van Duyn — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Un ambulatorio medico di Baltimora, un divano beige, quadri anonimi: in quella stanza qualunque, Elizabeth Richwine ha ricevuto da un medico un calice di bronzo contenente una capsula di polvere marrone. Dentro c'era psilocibina, il composto psichedelico dei funghi allucinogeni. Come racconta The Washington Post, quella seduta ha posto Richwine alla frontiera di un possibile boom della medicina psichedelica, capace di trasformare la cura di alcune patologie croniche e di dare vita a una nuova industria.

Richwine soffriva da anni di mal di testa e nebbia cognitiva legati alla sindrome post-trattamento della malattia di Lyme (PTLD, dall'inglese "post-treatment Lyme disease"), una condizione che si manifesta in una parte dei pazienti anche dopo la cura antibiotica dell'infezione trasmessa dalle zecche. Il suo caso fa parte di uno studio pilota condotto dal Johns Hopkins Center for Psychedelic and Consciousness Research insieme al Johns Hopkins Lyme Disease Research Center, guidato da Albert Garcia-Romeu e John Aucott.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, ha coinvolto 20 adulti con PTLD accuratamente diagnosticata. I partecipanti hanno seguito un protocollo di otto settimane con tre incontri preparatori settimanali, seguiti da una prima dose moderata di psilocibina (15 mg) alla quarta settimana e da una seconda dose, di 15 o 25 mg secondo la risposta individuale alla prima seduta, alla sesta settimana. Dopo ciascuna somministrazione i volontari hanno partecipato a un incontro di integrazione psicologica entro tre giorni, e proseguito con colloqui settimanali con i facilitatori fino all'ottava settimana per discutere l'esperienza vissuta e monitorare i progressi.

I risultati, secondo quanto riportato dagli autori, mostrano che due settimane dopo la seconda dose i partecipanti hanno registrato una riduzione del 52% del carico sintomatico complessivo rispetto ai valori di partenza. A sei mesi di distanza dall'ultima somministrazione, i sintomi restavano ridotti di circa il 40-50%. Nel dettaglio, i sintomi depressivi sono rimasti stabilmente più bassi del 50-60%, i disturbi del sonno del 40-50%, la gravità della fatica del 25-30% e il dolore complessivo si è ridotto del 40-50% nel corso dello studio.

La malattia di Lyme, causata dal batterio Borrelia burgdorferi, è la più comune infezione trasmessa da vettori negli Stati Uniti e in Europa. Gli antibiotici curano efficacemente la maggior parte dei casi, ma si stima che tra il 10 e il 20% dei pazienti sviluppi la sindrome post-trattamento, caratterizzata da fatica cronica, dolore, difficoltà cognitive, disturbi dell'umore e peggioramento della qualità della vita. Al momento non esistono terapie approvate per questa condizione.

I ricercatori sottolineano che si tratta di uno studio in aperto, senza gruppo di controllo né placebo, e dunque preliminare: non è possibile escludere che parte dei miglioramenti derivi dall'effetto placebo o dal supporto psicologico offerto durante il percorso, indipendentemente dalla sostanza somministrata. Gli stessi autori indicano l'intenzione di condurre in futuro uno studio randomizzato e controllato con placebo, considerato lo standard per validare l'efficacia di un trattamento. Il centro di ricerca di Johns Hopkins sta peraltro esplorando l'uso della psilocibina anche per altre condizioni, tra cui dipendenza da oppioidi, Alzheimer, disturbo da stress post-traumatico, anoressia nervosa e alcolismo associato a depressione.

18 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Psilocibina contro i danni ai nervi causati dalla chemioterapia

Un nuovo studio statunitense ha scoperto, quasi per caso, che la psilocibina - la sostanza allucinogena contenuta nei "funghi magici" - potrebbe proteggere i pazienti oncologici da uno degli effetti collaterali più invalidanti della chemioterapia: la neuropatia periferica. Come riporta Phys.org, la ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science e ha coinvolto test su ratti e su tessuti umani. Al centro dell'indagine c'era proprio la neuropatia periferica, una condizione che colpisce milioni di persone nel mondo e che riguarda circa tre pazienti su quattro tra chi si sottopone a chemioterapia, causando tipicamente formicolio e perdita di sensibilità, come ha spiegato Patrick Dougherty, co-autore dello studio e specialista in terapia del dolore all'MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas, durante una conferenza telefonica con i giornalisti. Un terzo di questi pazienti, secondo quanto riferito da Dougherty, sviluppa poi un dolore urente continuo. I sintomi possono provocare difficoltà a camminare e altre complicazioni debilitanti che a volte persistono anche dopo la fine delle cure, in certi casi per tutta la vita. Non si tratta solo di un problema legato alla qualità della vita: questa complicazione incide anche sulle probabilità di sopravvivenza dei pazienti, perché quando gli effetti collaterali sono troppo gravi i medici sono costretti a ridurre le dosi di chemioterapia o a interromperla del tutto. La scoperta del potenziale ruolo protettivo della psilocibina è arrivata quasi per caso. Il gruppo di ricerca stava inizialmente studiando i meccanismi con cui il cancro riesce a "dirottare" le cellule nervose per crescere, e utilizzava la sostanza per approfondire la neuroplasticità, cioè la capacità di rigenerazione delle vie nervose del cervello. I ricercatori sono stati sorpresi di osservare che il principio attivo dei funghi impediva proprio l'insorgenza della neuropatia periferica. Esperimenti successivi hanno evidenziato il ruolo della psilocibina nella protezione delle cellule nervose e nello stimolo, al loro interno, del trasporto dei mitocondri, comunemente definiti le "centrali energetiche" della cellula. Si tratta di un aspetto cruciale perché la chemioterapia danneggia le microscopiche vie di trasporto che permettono ai mitocondri di far arrivare energia fino alle estremità di mani e piedi, provocando la morte delle terminazioni nervose in quelle zone. Gli autori dello studio hanno però sottolineato la necessità di grande cautela riguardo a un eventuale uso non supervisionato della sostanza. Lo psichiatra Gregory Jones, che ha partecipato alla ricerca, ha spiegato che la psilocibina ha un effetto "amplificatore" e che i pazienti oncologici che la assumessero senza controllo medico potrebbero sperimentare uno stato di stress e ansia ancora più marcato di quello già legato alla diagnosi di cancro. Jones ha messo in guardia sul fatto che sottoporre una persona già in una condizione di difficoltà a sostanze psichedeliche di questo tipo può peggiorare significativamente la situazione psicologica. Va ricordato che negli Stati Uniti la psilocibina resta una sostanza controllata a livello federale, anche se legale in alcuni Stati per usi terapeutici controllati. Lo studio si aggiunge a un filone di ricerca che negli ultimi anni ha già indagato il potenziale della sostanza nel trattamento della depressione e dell'ansia nei malati di cancro in fase avanzata, con risultati che hanno mostrato benefici sul piano psicologico in contesti clinici rigorosamente controllati.

18 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Un assicurato su tre ha debiti medici da ripagare

Avere un'assicurazione sanitaria non basta a proteggere gli americani dai debiti legati alle spese mediche. È quanto emerge da una nuova analisi del Commonwealth Fund, organizzazione statunitense indipendente di ricerca sulle politiche sanitarie, ripresa da CBS News.

Secondo lo studio, un americano su tre tra chi possiede una copertura sanitaria - tramite datore di lavoro, mercato dell'Affordable Care Act o polizza privata - dichiara di avere debiti medici che sta ripagando nel tempo. La causa principale sono i ricoveri ospedalieri: quasi due terzi degli adulti indebitati riconducono il proprio debito a cure ricevute in ospedale. Un'altra parte consistente dei debiti deriva invece da cure di routine, come visite specialistiche o esami diagnostici e di laboratorio.

Sara Collins, economista sanitaria del Commonwealth Fund e autrice principale della ricerca, ha spiegato a CBS News che la ragione di fondo di questi debiti riguarda quanto le polizze assicurative coprono effettivamente le spese dirette a carico del paziente. Restano infatti a carico degli assicurati franchigie, ticket e quote di compartecipazione che, anche con una copertura attiva, possono accumularsi rapidamente.

I numeri restituiscono l'entità del fenomeno: quasi la metà degli americani con debiti medici - una quota pari a circa il 15% di tutti gli adulti in età lavorativa dotati di assicurazione privata - deve almeno 2.000 dollari. Per far fronte a queste spese, il 37% degli intervistati ha dichiarato di aver prosciugato completamente i propri risparmi, mentre il 30% ha tagliato spese essenziali come cibo, riscaldamento o affitto. Una quota identica, il 30%, ha invece rinunciato o rimandato cure mediche necessarie.

Collins ha sottolineato che la maggior parte degli americani non dispone di riserve di liquidità consistenti: quando una spesa imprevista si abbatte su un bilancio familiare già interamente vincolato alle necessità quotidiane, il rischio è di finire in un debito medico impossibile da onorare. La situazione è particolarmente delicata per le famiglie a basso reddito, i cui bilanci sono organizzati in modo rigido attorno alle spese fisse: una bolletta medica imprevista può facilmente far saltare l'intero equilibrio, costringendo a rinunciare ad altre voci di spesa.

Lo studio si basa su un sondaggio telefonico e online condotto su un campione nazionale rappresentativo di 6.353 adulti. Collins ha indicato anche alcuni passi concreti che chi si trova in difficoltà può intraprendere per cercare sollievo: in caso di fatture con addebiti errati, i pazienti dovrebbero sempre contestarli, anche se molti esitano a farlo per il timore che il mancato pagamento possa danneggiare il proprio punteggio di credito. Secondo l'economista, è comunque fondamentale verificare che quanto viene richiesto corrisponda effettivamente a quanto dovuto. Quando la copertura per una prestazione viene negata dall'assicuratore, è inoltre possibile contattare sia l'assicurazione sia il fornitore della prestazione sanitaria per negoziare un piano di pagamento che riduca l'importo delle spese dirette a carico del paziente.

18 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. RSA Ulss 3 Venezia: 2mila in lista d'attesa, 500 posti liberi

Nel territorio dell'Ulss 3 Serenissima, che comprende Venezia e l'entroterra, la situazione delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) presenta un paradosso difficile da giustificare: oltre duemila persone sono in attesa di un posto, mentre circa cinquecento posti letto restano liberi e non attivati. A denunciarlo è Monica Sambo, consigliera regionale del Partito Democratico, sulla base di dati ottenuti tramite una richiesta di accesso agli atti.

Come riporta VeneziaToday, secondo i dati dell'Ulss 3 sono 2.108 le persone attualmente in lista d'attesa per un posto nelle 36 strutture accreditate sul territorio. Allo stesso tempo, però, risultano 536 posti vuoti che non vengono attivati. Le cause principali sono due: la forte carenza di personale nelle strutture e l'insufficienza delle impegnative di residenzialità, cioè il contributo regionale che sostiene i costi dell'accoglienza in RSA.

Sambo definisce questi due fattori dei "macigni" che pesano sul sistema e che vanno rimossi «attraverso una riforma seria e immediata del sistema». La consigliera sottolinea inoltre che i numeri ufficiali, forniti direttamente dalla Regione Veneto, non raccontano l'intera realtà: a quelle duemila persone in lista d'attesa si aggiungono migliaia di anziani che non presentano nemmeno domanda di accesso alle strutture, semplicemente perché le rette sono diventate insostenibili dal punto di vista economico.

Il tema dei costi è centrale nella denuncia della consigliera dem. Nel Comune di Venezia le rette delle case di riposo superano i 1.800 euro al mese anche per chi riceve il contributo regionale dell'impegnativa di residenzialità. Per chi invece non riceve questo sostegno, la spesa mensile supera i 3.000 euro, una cifra che moltissime famiglie non sono in grado di sostenere.

Sambo chiede quindi un investimento serio da parte della Regione Veneto per riformare l'intero sistema delle RSA, ma anche un intervento a monte, prima dell'ingresso in struttura: più risorse per l'assistenza domiciliare e un sostegno concreto ai caregiver, cioè le persone che ogni giorno si prendono cura in casa dei propri familiari non autosufficienti. La consigliera ribadisce un principio di fondo: la cura delle persone anziane e non autosufficienti non può restare un problema privato delle singole famiglie, ma deve essere considerata una responsabilità delle istituzioni.

18 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Alzheimer, RSA: i 4 falsi miti su chi deve pagare la retta

In occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer, che si celebra il 21 settembre, il network legale Consulcesi & Partners ha messo insieme quattro equivoci molto diffusi sul pagamento delle rette delle RSA, basandosi sulle numerose segnalazioni raccolte attraverso il portale specializzato www.soluzione-rsa.it. Come riporta Quotidiano Sanità, il tema riguarda un numero crescente di famiglie italiane.

I numeri aiutano a comprendere la portata del problema: in Italia oltre 1,43 milioni di persone convivono con una forma di demenza, secondo il Dementia Prevalence Report 2025 di Alzheimer Europe, con una crescita attesa del 54% entro il 2050. Due pazienti su tre sono donne, e sono quasi 3 milioni i caregiver familiari coinvolti ogni giorno nell'assistenza, un impegno che si somma, anno dopo anno, al peso economico delle rette.

Il primo falso mito è che la retta debba sempre essere pagata dalla famiglia. In realtà, quando assistenza e cure sanitarie risultano inscindibili tra loro, la quota sanitaria della spesa può e deve ricadere sul Servizio Sanitario Nazionale. Lo confermano diverse sentenze del 2026: la Corte d'Appello di Venezia (n. 1151/2026) ha disposto la restituzione di oltre 129.000 euro, il Tribunale di Catanzaro (n. 3257/2026) di 36.934 euro, il Tribunale di Firenze (n. 3413/2026) di oltre 67.000 euro, e si è pronunciato in senso analogo anche il Tribunale di Lucca.

Il secondo falso mito riguarda la firma del contratto con la RSA: si ritiene spesso che renda il pagamento definitivo e non più contestabile. Ma la firma non chiude necessariamente la questione: contratti, impegni di pagamento o riconoscimenti di debito non trasformano automaticamente in un costo privato una spesa che, in base alle prestazioni effettivamente erogate, dovrebbe gravare sul SSN. Anche chi ha firmato può quindi far verificare la propria posizione.

Il terzo falso mito è che le somme già pagate siano ormai perse. Non è così: le rette già versate possono essere oggetto di richiesta di restituzione, nel rispetto dei termini di prescrizione previsti dalla legge, anche da parte di famiglie che per anni hanno pagato senza sapere che la componente sanitaria poteva essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Il quarto falso mito è che basti dimostrare la non autosufficienza del paziente per ottenere il rimborso. In realtà non è il semplice grado di non autosufficienza a determinare chi debba sostenere la spesa: è necessario verificare se le prestazioni erogate siano separabili o meno dalle cure sanitarie, attraverso una documentazione puntuale che comprende cartelle cliniche, Piani Assistenziali Individualizzati (PAI), certificazioni mediche e ricevute di pagamento.

18 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Piemonte, liste d'attesa Rsa: +41% in 16 mesi, 12mila anziani esclusi

In Piemonte le liste d'attesa per accedere a una Rsa con il sostegno pubblico continuano a crescere senza sosta. Secondo quanto riporta La Stampa, che dal 6 luglio segue con un'inchiesta dedicata l'evoluzione dell'emergenza, il numero di anziani non autosufficienti esclusi dalle cure in struttura è aumentato del 41% negli ultimi 16 mesi, arrivando a superare le 12mila persone.

Si tratta di malati cronici che avrebbero diritto, per legge, alla cosiddetta quota sanitaria: la copertura pubblica del 50% della retta per il ricovero in una Residenza sanitaria assistenziale. Un diritto sancito dai Livelli essenziali di assistenza (Lea), che però migliaia di famiglie piemontesi non riescono a vedere riconosciuto, restando bloccate in lista d'attesa mentre le condizioni di salute dei propri cari peggiorano.

Il paradosso denunciato dall'inchiesta riguarda non solo chi aspetta un posto, ma anche chi il posto in Rsa lo ha già ottenuto. Su un totale di 33mila posti letto disponibili in Piemonte, sono risultati in convenzione residenziale poco più di 16.600 anziani malati cronici non autosufficienti: significa che oltre 16mila piemontesi, già ricoverati da tempo in struttura, si trovano comunque privi della quota sanitaria e devono sostenere interamente di tasca propria rette che, secondo le stime raccolte nelle scorse settimane da consiglieri regionali e associazioni, oscillano tra i 3mila e i 4mila euro al mese.

A questo si aggiungono le persone che attendono a domicilio un riconoscimento analogo, con un carico economico e assistenziale che le famiglie definiscono ormai insostenibile. L'articolo sottolinea come l'immobilismo della Regione renda difficile intravedere una soluzione a breve termine, mentre lo scontro politico tra la Fondazione Promozione Sociale e la Giunta regionale sui numeri reali dell'emergenza si fa sempre più acceso.

Tra le proposte avanzate per alleggerire la pressione sulle Rsa tradizionali figurano il potenziamento dell'assistenza domiciliare e lo sviluppo della cosiddetta residenzialità di sollievo, pensata per offrire soluzioni temporanee alle famiglie in attesa. Ma, come emerge dall'inchiesta, il sistema di welfare piemontese per la non autosufficienza appare oggi sotto una pressione crescente, con un numero di anziani in lista che continua ad aumentare più velocemente della capacità della Regione di rispondere.

18 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Rsa Prato, 187 famiglie in lista d'attesa: sei mesi per un posto

A Prato sono 187 le famiglie in attesa di un posto in una residenza sanitaria assistenziale (Rsa) per un proprio anziano non autosufficiente, con un tempo medio di attesa che si aggira intorno ai sei mesi. Il dato è emerso nella seduta della commissione consiliare 2, durante la quale la presidente della Società della Salute, Lorena Paganelli, ha illustrato la situazione dell'assistenza agli anziani non autosufficienti sul territorio pratese, come riporta Notizie di Prato.

Secondo i dati presentati, in provincia i posti disponibili in Rsa sono circa 900, mentre nella sola città di Prato l'offerta è aumentata di 120 posti grazie all'apertura di una nuova struttura. Ogni settimana vengono inserite nelle residenze mediamente sei persone, a fronte di circa 30 domande esaminate nello stesso periodo. Paganelli ha precisato che tra queste richieste rientrano anche quelle relative alle cure domiciliari, e che ogni valutazione porta all'attribuzione di un punteggio calcolato secondo una griglia specifica. I tempi di attesa possono inoltre allungarsi quando aumentano gli inserimenti dei cosiddetti "codici rossi", cioè le persone che diventano improvvisamente non autosufficienti e non possono contare su un adeguato sostegno familiare.

Le quote sanitarie destinate alle Rsa, cioè la parte della retta a carico del sistema pubblico, sono salite negli anni: dai 7 milioni di euro del 2018 agli attuali 11,5 milioni. La seduta ha segnato anche il debutto istituzionale del nuovo assessore comunale alla Sanità, Paolo Morello Marchese, in carica dal primo settembre.

Nel corso dell'incontro sono stati forniti anche altri dati sui servizi sociali del territorio: le persone che si sono rivolte al segretariato sociale sono aumentate di 1.839 unità rispetto all'anno precedente, mentre le donne seguite nel 2025 per casi di violenza di genere sono state 539, di cui 90 provenienti da fuori provincia.

Sui numeri delle liste d'attesa è intervenuto anche il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia. I consiglieri Cosimo Zecchi e Dania Melani hanno sottolineato che le richieste in attesa sono aumentate del 49% rispetto al 2025, quando le famiglie in lista erano 125 contro le attuali 187. I due consiglieri hanno chiesto chiarimenti alla giunta comunale sulle cause dell'aumento e sui tempi previsti per la riduzione delle attese, evidenziando che dietro quei numeri ci sono famiglie costrette ad affrontare situazioni di forte difficoltà nell'assistenza ai propri anziani non autosufficienti in attesa di un posto in struttura.

18 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Salute in Europa: liste d'attesa primo ostacolo, Italia regina della frutta

Il nuovo rapporto Eurostat "Key figures on European living conditions", edizione 2026, fotografa lo stato di salute dei cittadini dell'Unione europea, con un intero capitolo dedicato a salute, disabilità e benessere. Come riporta Quotidiano Sanità, la maggior parte degli indicatori si riferisce al 2025 e riguarda percezione dello stato di salute, accesso ai servizi sanitari, spesa per la salute, stili di vita e aspettativa di vita.

Nel 2025 il 67,9% degli europei giudica buona o molto buona la propria salute, ma il dato cambia molto in base al livello di istruzione: tra chi ha un basso livello educativo soltanto il 56,1% dichiara una salute buona o molto buona, quota che sale al 68,2% tra chi ha un'istruzione media e arriva al 79,1% tra le persone con un livello di istruzione elevato. Eurostat sottolinea che queste differenze riflettono almeno in parte sia le diverse caratteristiche dei sistemi sanitari nazionali sia i diversi livelli dei prezzi delle cure.

Il rapporto evidenzia anche il legame tra condizione economica e problemi di salute: nel 2025 le persone a rischio di povertà dichiarano con maggiore frequenza difficoltà moderate o gravi nello svolgere le attività quotidiane di base. La differenza più marcata riguarda la capacità di camminare, con il 24,9% delle persone a rischio di povertà che segnala difficoltà contro il 16,9% di chi non è a rischio; seguono divari significativi nelle difficoltà di memoria o concentrazione, vista, cura di sé, comunicazione e udito.

Sul fronte dell'accesso alle cure, il 2,4% degli europei con più di 16 anni ha rinunciato a una visita medica necessaria, e il primo ostacolo indicato non sono i costi ma le liste d'attesa (1,2%), seguite dai costi (1%) e dalla distanza dai luoghi di cura (0,1%). La Grecia risulta il paese con la situazione più critica sulle liste d'attesa, con un picco del 13,4% nella regione di Voreio Aigaio.

Sul piano della spesa sanitaria delle famiglie, nel 2024 la media Ue è stata di 930 euro pro capite, con forti differenze tra i paesi: sotto i 500 euro in Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia e Romania, sopra i 1.200 euro in Belgio, Lussemburgo e Germania.

Il report affronta anche il tema del peso corporeo: il 51% della popolazione europea è in sovrappeso, con il 34,9% in condizione di pre-obesità e il 16% in condizione di obesità. In questo quadro l'Italia si distingue in positivo per il consumo quotidiano di frutta, con il 54,3% della popolazione che ne mangia ogni giorno, il valore più alto nell'Unione, ben sopra la media europea del 39,8% e la Lituania, ultima in classifica con il 25,5%.

Quanto al fumo, il 16,5% degli europei dichiara di fumare quotidianamente, con la Bulgaria in testa con il 26,3% e i Paesi Bassi in fondo alla classifica con il 9,9%. Sul fronte demografico, l'aspettativa di vita alla nascita nel 2024 è risalita a 81,5 anni in media nell'Ue (84,1 anni per le donne, 78,9 per gli uomini), tornando così sopra i livelli registrati prima della pandemia di Covid-19.

18 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Minnesota incassa 150 milioni di dollari nel primo anno di vendite di cannabis ricreativa

Mr.PMCP - Openverse
Foto: Mr.PMCP — Openverse (CC BY 2.0)

L'Ufficio per la gestione della cannabis del Minnesota (OCM) ha annunciato oggi che, dall'avvio delle vendite legali presso le attività commerciali autorizzate dallo Stato un anno fa, i residenti del Minnesota hanno acquistato prodotti a base di cannabis per uso ricreativo e terapeutico per un valore complessivo superiore a 250 milioni di dollari.

Un anno fa, il 16 settembre 2025, le attività commerciali autorizzate dallo Stato hanno iniziato la vendita al dettaglio di cannabis per uso ricreativo, dopo l'avvio delle vendite al dettaglio di cannabis nei territori gestiti dalle tribù, poco dopo l'approvazione della legge originale sulla cannabis nell'agosto del 2023. Nell'ultimo anno, consumatori e pazienti hanno acquistato prodotti a base di cannabis per uso ricreativo per un valore di circa 150 milioni di dollari e prodotti a base di cannabis terapeutica per un valore di 100 milioni di dollari, per un totale di oltre un quarto di miliardo di dollari di vendite.

"Dopo aver incontrato imprenditori, funzionari locali e membri della comunità in tutto lo stato quest'anno, sono più entusiasta che mai di come si sta delineando il mercato della cannabis in Minnesota", ha dichiarato Eric Taubel, direttore esecutivo di OCM. "Nell'ultimo anno sono nate oltre 300 nuove attività nel settore della cannabis, portando con sé nuovi posti di lavoro e opportunità per i cittadini del Minnesota. Fare le cose per bene richiede tempo, e noi stiamo costruendo un mercato sostenibile che supporta le opportunità di successo per le imprese lungo tutta la filiera produttiva."

Se si considerano anche le vendite di prodotti alimentari e bevande a base di canapa a bassa concentrazione di THC (LPHE), questo ha generato 45,6 milioni di dollari di entrate fiscali per lo stato nel periodo di 10 mesi compreso tra settembre 2025 e luglio 2026, secondo gli ultimi dati disponibili del Dipartimento delle Entrate del Minnesota (DOR). Le vendite di LPHE non sono soggette all'obbligo di tracciamento nel sistema di monitoraggio "dal seme alla vendita" dello stato, pertanto non sono disponibili dati di vendita per questi prodotti.

Ripensando agli ultimi 12 mesi, il Minnesota ha compiuto notevoli progressi nello sviluppo del mercato della cannabis, e i risultati lo dimostrano in diversi modi.

Aumento della capacità di coltivazione e ispezioni aziendali

Il team di conformità e controllo dell'OCM ha dichiarato di aver condotto circa 3.000 ispezioni pre-licenza, di routine e regolamentari presso le aziende. Il lavoro di ispezione delle aziende prima dell'apertura al pubblico è aumentato drasticamente quest'estate, con 95 coltivatori che hanno ottenuto una nuova licenza solo nei mesi di giugno, luglio e agosto, rappresentando il 60% di tutte le aziende attualmente impegnate nella coltivazione di cannabis.

Negli ultimi 12 mesi, si è registrato un aumento del 575% del numero di piante di cannabis coltivate nel sistema: da 11 titolari di licenza con 72.083 piante nel loro inventario, si è passati a 102 titolari di licenza con 486.720 piante. Questa impennata di coltivatori autorizzati e di piante attive in tutto lo stato si tradurrà in un aumento della disponibilità di infiorescenze di cannabis e altri prodotti in autunno, quando i produttori inizieranno a trasformare le infiorescenze in concentrati per alimenti e prodotti da inalare come i vaporizzatori.

(Cen - Cannabis Equipment News del 15/09/2026)

18 SETTEMBRE 2026

OLANDAOLANDA. A un anno dall'avvio dell'esperimento sulla cannabis, emergono le prime tendenze

I primi risultati significativi dell'esperimento olandese " Gesloten Coffeeshopketen" , la sperimentazione nazionale sulla filiera regolamentata della cannabis , cominciano a mostrare cosa succede quando i coffeeshop passano da un modello tollerato ma legalmente frammentato a un sistema controllato, dalla coltivazione alla vendita.

Il quadro è più complesso. Nei dieci comuni che partecipano all'esperimento , i coffeeshop offrono una maggiore varietà di prodotti, i prezzi della cannabis sono diminuiti più rapidamente rispetto ai comuni di confronto e i clienti percepiscono la cannabis come un prodotto con un miglior rapporto qualità-prezzo. Si è inoltre intensificata la collaborazione tra coltivatori, rivenditori, comuni e autorità di regolamentazione.

Tuttavia, le normative non hanno portato a una trasformazione improvvisa del mercato olandese della cannabis. Il consumo di cannabis è rimasto sostanzialmente stabile, non sono ancora emersi effetti evidenti in termini di salute pubblica, sicurezza o qualità della vita, e il mercato illegale della cannabis continua a operare parallelamente ai coffeeshop.

Questi risultati provengono dalla prima valutazione di follow-up condotta dal Trimbos Institute , Breuer & Intraval e RAND Europe , su richiesta del WODC per conto dei Ministeri olandesi della Giustizia e della Sicurezza e della Salute, del Welfare e dello Sport.

I ricercatori sottolineano che questi risultati restano preliminari: la durata relativamente breve dell'esperimento non consente ancora di trarre conclusioni definitive.

Un esperimento olandese volto a colmare una lacuna legale

Questo esperimento affronta una delle principali contraddizioni del sistema olandese dei coffeeshop. La vendita al dettaglio di cannabis a determinate condizioni è stata a lungo tollerata , mentre la coltivazione commerciale e la fornitura ai coffeeshop sono rimaste proibite.

Nell'ambito di questo esperimento, i coffeeshop di dieci comuni partecipanti vendono cannabis prodotta da coltivatori autorizzati . I loro progressi vengono confrontati con quelli di dieci comuni in cui viene mantenuta la politica di tolleranza vigente.

Questo studio è insolitamente ampio. Il follow-up iniziale ha incluso 85 interviste , sondaggi su 865 clienti di caffetterie e 441 persone che vivono o lavorano vicino a caffetterie , conteggi del flusso di clienti in 143 esercizi commerciali e analisi cartografiche di 134 caffetterie. I ricercatori hanno anche utilizzato sondaggi in corso sugli acquisti di droghe illecite e dati della polizia su incidenti e reati legati alla droga.

Ciò ha permesso di valutare l'esperienza non solo in termini di vendite o comportamento dei consumatori, ma anche attraverso i suoi potenziali effetti sulla salute pubblica , la criminalità, i disagi, i prezzi e la catena di approvvigionamento illecita.

Maggiore varietà nei menù delle caffetterie

Dalla misurazione iniziale, i menù dei coffeeshop partecipanti all'esperimento si sono diversificati, offrendo un maggior numero di varietà di cannabis, hashish e spinelli. Questo aumento sembra essere più pronunciato rispetto ai comuni utilizzati per il confronto.

La diversificazione va oltre i prodotti tradizionali. Prodotti commestibili , vaporizzatori e concentrati sono comparsi in una percentuale crescente di coffeeshop aderenti all'iniziativa.

A questo proposito, le parti interessate intervistate dai ricercatori hanno espresso preoccupazioni riguardo ai prodotti con livelli di THC particolarmente elevati . Hanno inoltre osservato che le informazioni sui prodotti non garantiscono necessariamente che i consumatori comprendano la potenza del prodotto o il dosaggio appropriato.

Finora, tuttavia, i ricercatori non hanno trovato prove evidenti di un aumento degli incidenti sanitari. Ciononostante, alcune parti interessate stanno auspicando normative nazionali più chiare su questioni come la potenza massima e le informazioni sulle confezioni.

La marijuana sta diventando più economica, mentre l'hashish sta seguendo la tendenza opposta.

I prezzi sono un altro indicatore che dimostra come la filiera regolamentata stia modificando il mercato, sebbene non in modo uniforme.

Tra la valutazione iniziale e il primo follow-up, i prezzi medi della cannabis sono diminuiti in modo più marcato nei comuni partecipanti all'esperimento rispetto ai comuni di confronto. Questa tendenza ha interessato in particolare la cannabis prodotta localmente.

L'hashish , al contrario, ha seguito una traiettoria opposta. Il suo prezzo medio è aumentato più bruscamente nei comuni partecipanti, mentre i prezzi delle sigarette pre-rollate sono aumentati leggermente in entrambi i gruppi.

L'hashish è stato uno dei problemi ricorrenti dell'esperimento . Durante la fase iniziale, i gestori dei coffeeshop hanno segnalato che l'offerta regolamentata non sempre garantiva una varietà sufficiente, soprattutto per quanto riguarda l'hashish.

Secondo le interviste, l'offerta è migliorata grazie all'aumento della produzione da parte dei coltivatori autorizzati, il che ha attenuato alcune delle preoccupazioni iniziali. Di conseguenza, l'hashish prodotto localmente è più costoso di quello importato illegalmente.

Consumo stabile

In questa fase, l'espansione dei servizi regolamentati non ha portato a un aumento dei consumi. I ricercatori non hanno osservato cambiamenti significativi nel numero di frequentatori dei bar né nella frequenza delle loro visite. Anche le abitudini di consumo sono risultate sostanzialmente comparabili tra i comuni partecipanti e quelli di controllo.

Tuttavia, è stato osservato un cambiamento significativo nel comportamento d'acquisto. I clienti dei coffeeshop "legali" hanno acquistato più cannabis per transazione rispetto al periodo di riferimento e ne hanno valutato il rapporto qualità-prezzo in modo più positivo. Cambiamenti simili non sono stati chiaramente osservati per l'hashish.

Inoltre, l'acquisto di maggiori quantità di prodotto a ogni visita non ha comportato un aumento della frequenza di consumo.

Si è inoltre registrato un aumento più marcato della percentuale di visitatori che hanno dichiarato di aver utilizzato cannabis in modo esclusivo o prevalentemente nei 30 giorni precedenti. Ciò potrebbe indicare un allontanamento dall'hashish, sebbene i dati disponibili non ne stabiliscano la ragione.

I ricercatori non hanno rilevato cambiamenti significativi nello stato di salute riportato dai partecipanti né nella percentuale di intervistati il ​​cui punteggio al Cannabis Abuse Screening Test (CAST) indicava un alto rischio di uso problematico.

Il mercato illecito della cannabis non è scomparso

Il mercato illegale della cannabis continua a operare nei comuni coinvolti. I consumatori che acquistano al di fuori dei coffeeshop continuano a citare principalmente i prezzi più bassi, un miglior rapporto qualità-prezzo percepito e la possibilità di acquistare quantità maggiori.

I servizi di consegna e i rivenditori contattati telefonicamente o tramite app di messaggistica rimangono i principali canali di distribuzione. I consumatori continuano inoltre a valutare i prodotti acquistati illegalmente in modo relativamente positivo, citando caratteristiche come il rapporto qualità-prezzo, gli effetti, l'odore e il sapore.

La quantità media di hashish acquistata tramite transazioni illecite è aumentata nei comuni partecipanti all'esperimento, mentre è diminuita nelle aree di confronto. I ricercatori ipotizzano che ciò possa essere collegato alla carenza di hashish legale durante le prime fasi dell'esperimento, ma affermano esplicitamente che i dati disponibili non consentono di stabilire un nesso causale di questo tipo.

In altre parole, l'istituzione di una filiera limitata per le caffetterie non elimina automaticamente la distribuzione non regolamentata e concorrente. Prezzo, disponibilità e selezione dei prodotti continuano a influenzare le decisioni di acquisto dei consumatori.

Maggiore trasparenza

I comuni, i coltivatori autorizzati, i gestori dei coffeeshop e le autorità di regolamentazione hanno segnalato contatti più frequenti e una migliore conoscenza dell'origine dei prodotti e delle condizioni di produzione. Anche la produzione, il trasporto e la vendita sono sempre più regolamentati da procedure standardizzate.

Il sistema di tracciabilità , progettato per monitorare la cannabis regolamentata dalla coltivazione alla vendita al dettaglio, è fondamentale per questa architettura. La sua implementazione non è stata priva di difficoltà. I ​​partecipanti hanno segnalato problemi tecnici, oneri amministrativi e difficoltà di integrazione con i sistemi di punto vendita e di gestione esistenti. Molti di questi problemi sembrano essere stati inconvenienti iniziali, successivamente risolti.

Permangono inoltre alcune incertezze in merito alle norme relative agli imballaggi, alle informazioni sui prodotti, ai prodotti alimentari e alla pubblicità, nonché alla ripartizione delle responsabilità tra le diverse autorità di controllo.

Nessun cambiamento significativo in termini di sicurezza o qualità della vita nel quartiere.

Finora l'esperimento ha fornito scarse prove di un effetto significativo sulle condizioni intorno alle caffetterie. Le persone che vivono o lavorano nelle vicinanze hanno valutato la qualità della vita locale con una media di 7,6-7,8 su 10 , un valore sostanzialmente paragonabile a quello nazionale. Anche la percezione di sicurezza nel quartiere è stata valutata positivamente, con un punteggio di circa 7 su 10.

Alcuni intervistati hanno segnalato problemi legati al vagabondaggio, al traffico o al rumore, e tali problematiche sono state menzionate con una frequenza leggermente maggiore nei comuni partecipanti al programma pilota. Tuttavia, lo studio non fornisce prove sufficienti per attribuire direttamente questa differenza al programma pilota di regolamentazione dell'offerta.

I risultati iniziali rappresentano un'istantanea, non un verdetto.

Il modello olandese emergente, pertanto, non offre né un successo evidente né una prova di fallimento.

Il primo follow-up evidenzia diversi cambiamenti concreti: una maggiore varietà di prodotti a base di cannabis, una diminuzione del prezzo della marijuana, una migliore percezione del rapporto qualità-prezzo e un rapporto più trasparente tra produttori autorizzati, coffeeshop e autorità pubbliche.

Allo stesso tempo, l'approvvigionamento di hashish si è rivelato più difficile, i prodotti ad alto contenuto di THC destano preoccupazioni per la salute pubblica e il mercato illecito rimane una fonte alternativa per i consumatori.

Per molte delle principali questioni politiche sollevate da questo esperimento (consumi, salute, criminalità, sicurezza e qualità della vita nei quartieri), i ricercatori non hanno finora riscontrato differenze significative tra i comuni coinvolti nell'esperimento e quelli del gruppo di controllo.

Questa mancanza di effetti immediati è di per sé significativa, ma non costituisce ancora una risposta definitiva. Si tratta della prima valutazione di una serie di follow-up nell'ambito di una valutazione pluriennale. La vera prova consisterà nel determinare se i cambiamenti iniziali persisteranno una volta che la filiera regolamentata avrà superato la sua fase iniziale e se un sistema di produzione legale pienamente operativo sarà in grado di modificare in definitiva il rapporto tra i coffeeshop olandesi, i consumatori e il mercato illecito.

(Newsweed del 15/09/2026)

18 SETTEMBRE 2026

GERMANIAGERMANIA. Cannabis legale. Reati in calo

Tra il 2023 e il 2025, grazie alla legge sulla cannabis, i reati legati alla cannabis sono diminuiti significativamente. È quanto emerge dal " Rapporto federale sulla criminalità legata alla droga 2025 ", appena pubblicato dall'Ufficio federale di polizia criminale (BKA). Tuttavia, i reati legati ad altre sostanze stupefacenti, oltre alla cannabis, rimangono a livelli elevati in Germania.

Secondo il rapporto, i reati legati alla droga, esclusa la cannabis, sono diminuiti del 4,6% nel 2025 rispetto all'anno precedente, attestandosi a 122.082. Il numero di indagati è aumentato del 3,7%, raggiungendo quota 90.832. Il numero di reati relativi alla cannabis, tuttavia, ha subito un rapido calo. Nel 2023 si sono registrati 215.865 reati di questo tipo, nel 2024 101.345 e nel 2025 42.909. La legge sulla cannabis, che ha depenalizzato il consumo e il possesso di cannabis entro certi limiti, è entrata in vigore il 1° aprile 2024. Pertanto, nel 2025, il numero di reati relativi alla cannabis in Germania è diminuito dell'80% rispetto all'ultimo anno completo precedente all'entrata in vigore della legge (2023).

Per la sua relazione, l'Ufficio federale di polizia criminale (BKA) ha analizzato principalmente i dati delle statistiche sulla criminalità della polizia (PKS). Il BKA sottolinea inoltre che l'entrata in vigore della legge sulla cannabis (KCanG) ha già avuto un impatto significativo sull'andamento statistico dei reati di droga nel 2024. Prima dell'entrata in vigore della CanG, la cannabis rappresentava oltre il 60% di tutti i reati di droga. La stragrande maggioranza dei reati registrati nelle statistiche precedenti alla KCanG era legata al consumo. Al contrario, nel 2025, dei 42.909 reati legati alla cannabis, 25.093 riguardavano il traffico e il contrabbando di cannabis. La percentuale di reati legati al consumo è quindi diminuita significativamente.

Complessivamente, 34.037 persone sono state identificate come sospettate di reati legati alla cannabis. Secondo l'Ufficio federale di polizia criminale (BKA), la quantità di marijuana sequestrata nel 2025 (63,8 tonnellate) è triplicata rispetto al 2024 (circa 19,4 tonnellate). Ekocan, l'agenzia incaricata dal Ministero federale della Salute (BMG) di valutare l'impatto della legge, aveva già segnalato un aumento dei quantitativi sequestrati dalla dogana nel suo secondo rapporto intermedio all'inizio di aprile, senza tuttavia fornire una spiegazione chiara.

Alla Hemp Parade, Natascha Barz ha accolto con favore il significativo calo dei reati legati alla cannabis. La membro del consiglio di amministrazione di LEAP Germany e agente di polizia spera che questo possa liberare risorse per i compiti principali delle forze dell'ordine: "Proteggere le persone. Aiutare le vittime. Prevenire la violenza. Combattere la criminalità organizzata". Barz ha sostenuto che se un minor numero di persone viene criminalizzato per non rappresentare una reale minaccia, i tribunali saranno alleggeriti dal loro carico di lavoro e la polizia potrà "dedicare il proprio tempo a chi ha veramente bisogno di aiuto".

18 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Energia. I costi del taglio delle accise basterebbero a dimezzare i costi del trasporto pubbico

Quanto costa lo sconto di 17 centesimi sulle accise del diesel? 4,75 miliardi di euro l’anno. Quanto costerebbe dimezzare il prezzo del trasporto pubblico – bus, metropolitane, treni regionali – in tutta Italia? 3 miliardi. Dimezzarlo e potenziarlo? 5 miliardi. Renderlo gratuito e potenziarlo, raddoppiando i servizi? 8 miliardi. Sono i numeri snocciolati dal sindaco di Roma (e già ministro dell’Economia) Roberto Gualtieri, alla presentazione della rivista Italianieuropei di in Campidoglio, insieme alla Lega delle autonomie locali (Ali).

Il j’accuse è rivolto alle scelte operate dal Governo Meloni di fronte ai continui rincari dei combustibili fossili a causa della guerra in corso in Medio Oriente, costate ai contribuenti la bellezza di circa 2,7 miliardi di euro in appena quattro mesi (all’inizio lo sconto era infatti più ingente dell’attuale). I risultati sono deludenti dal punto di viste dei consumatori – benzina e diesel veleggiano ormai stabilmente oltre i due euro al litro –, ma anche sotto il profilo emissivo e della politica economica.

Anziché contribuire a liberare gli italiani dal giogo dei combustibili fossili, la scelta di abbattere temporaneamente le accise vincola il Paese a costi d’importazione che oscillano in media tra 50 e 100 miliardi di euro l’anno; incentiva il consumo di un bene oggi scarso, contribuendo a innalzarne ulteriormente i costi, come evidenziato all’unanimità tra i maggiori esperti nazionali e internazionali; non ultimo, contribuisce a mantenere alte le emissioni di gas serra che alimentano la crisi climatica (il comparto trasporti in Italia segna addirittura +8% rispetto al 1990).

Non a caso, tra le misure alternative, l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) suggerisce di investire – oltre che sulle energie rinnovabili – su misure come car sharing e proprio trasporto pubblico. Che invece in Italia è al palo. Come documentano i dati resi disponibili nei giorni scorsi dall’Istat, dopo il rimbalzo post-Covid (+39% nel 2022), i passeggeri del Tpl continuano ad aumentare, ma a tassi decrescenti (+16,4% nel 2023, +3,8% nel 2024) e la domanda stenta a tornare ai livelli del 2019 (-8,2%). Magari se i servizi migliorassero la domanda crescerebbe più rapidamente, ma il Governo preferisce evidentemente favorire gli affari dei petrolieri.

(Luca Aterini su Greenreport del 17/09/2026)

18 SETTEMBRE 2026

BRASILEBRASILE. Ministero Giustizia respinge le accuse di Trump sul narcotraffico e le gang

Il Ministero della Giustizia e della Sicurezza Pubblica del Brasile ha respinto le accuse mosse da Donald Trump, secondo cui il governo di Brasilia avrebbe fallito nel contrastare le organizzazioni criminali Primeiro Comando da Capital (PCC) e Comando Vermelho, ritenute responsabili di aver trasformato il paese in uno snodo centrale del traffico mondiale di cocaina.

Come riporta Eurasia Review, l'accusa compare in un rapporto annuale inviato al Congresso statunitense il 15 settembre, nel quale il presidente americano elenca i paesi ritenuti rilevanti per la produzione o il traffico di droghe illecite nell'anno fiscale 2027, accompagnando l'elenco con valutazioni individuali sui vari governi. Nel documento Trump sostiene che il Brasile non sia riuscito ad affrontare le due organizzazioni criminali, definite dagli Stati Uniti "organizzazioni terroristiche straniere" e descritte come un centro di smistamento per i flussi globali di cocaina. Il presidente statunitense ha aggiunto che i due gruppi rappresentano una minaccia crescente per la sicurezza internazionale e ha chiesto al governo brasiliano di adottare misure più energiche, sostenendo che molti altri governi dell'emisfero occidentale abbiano agito con maggiore determinazione.

Nella sua replica, il ministero brasiliano ha dichiarato di respingere qualsiasi accusa di lacune o omissioni nel contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, sottolineando che la posizione statunitense, se accettata integralmente, finirebbe per ignorare gli sforzi compiuti dal governo federale. Tra le misure citate figura la Legge Anti-Gang, promulgata nel marzo 2026, che ha introdotto pene più severe per i capi delle organizzazioni criminali e nuovi meccanismi per colpirne le risorse finanziarie. Brasilia ha inoltre richiamato il programma "Brasile contro il Crimine Organizzato", lanciato nel maggio 2026, che comprende iniziative contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento delle fazioni, il rafforzamento del sistema carcerario, il potenziamento delle indagini sugli omicidi e il contrasto al traffico di armi.

Il ministero ha citato inoltre decine di migliaia di operazioni condotte dalle forze federali, che secondo Brasilia avrebbero causato perdite miliardarie alle strutture finanziarie della criminalità organizzata. È stata ricordata anche la proposta di cooperazione consegnata personalmente dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva a Trump durante una visita a Washington nel maggio 2026, che prevede azioni congiunte contro il riciclaggio di denaro, lo scambio di informazioni di intelligence e misure contro il traffico internazionale di armi. Secondo quanto riferito dal governo brasiliano, gli Stati Uniti non hanno ancora fornito alcuna risposta a quella proposta.

Il ministero brasiliano ha infine precisato che il documento statunitense non colloca il Brasile tra i paesi che avrebbero "dimostrabilmente fallito" nel rispetto dei propri obblighi internazionali in materia di droga, categoria che comprende invece Afghanistan, Bolivia, Birmania, Colombia e Venezuela. Il Brasile, inoltre, non compare nemmeno nell'elenco dei 23 principali paesi produttori o di transito del narcotraffico individuati dal rapporto statunitense. Le autorità brasiliane hanno inoltre osservato che il riferimento al paese resta contenuto solo nella parte narrativa del documento, senza alcun riscontro nelle sezioni che formalizzano le decisioni ufficiali del governo americano.

La vicenda si inserisce in un contesto di tensioni già esistenti tra Washington e Brasilia: nel maggio 2026 gli Stati Uniti avevano designato PCC e Comando Vermelho come organizzazioni terroristiche straniere, una classificazione che il governo brasiliano aveva già contestato in quell'occasione, ribadendo che il contrasto alle organizzazioni criminali debba restare una prerogativa nazionale, condotta nel rispetto della sovranità del paese e attraverso la cooperazione internazionale.

18 SETTEMBRE 2026

USAUSA. OpenAi avvisa sui 'pericoli' dell'Intelligenza Artificiale

In un post pubblicato sul suo blog, OpenAi - la società che ha sviluppato il popolare chatbot ChatGPT - ha presentato sei nuovi rapporti su comportamenti imprevisti o preoccupanti dei suoi modelli di intelligenza artificiale osservati negli ultimi sei mesi. In particolare, i sistemi di intelligenza artificiale OpenAi hanno nascosto errori, falsificato dati e trasferito file su Internet senza autorizzazione. Con la segnalazione dei comportamenti anomali OpenAi intende contribuire a «costruire un consenso più ampio e informato sui progressi della ricerca» relativa all’intelligenza artificiale, con i report che «possono aiutare a identificare problemi che altri sviluppatori di AI potrebbero incontrare quando i loro sistemi raggiungono capacità simili, rivelare debolezze nelle misure di sicurezza o mettere in discussione le ipotesi sul comportamento dei modelli».

(IlSole24Ore)

17 SETTEMBRE 2026

POLONIAPOLONIA. 30 robot manifestano davanti al ministero per regolare l'IA

Una scena che sembra uscita da un film di fantascienza si è materializzata lunedì 7 settembre 2026 a Varsavia, davanti al Ministero degli Affari Digitali polacco: circa trenta robot, tra umanoidi bipedi e quadrupedi dall'aspetto canino, hanno sfilato in cerchio sventolando bandiere e diffondendo slogan da altoparlanti per chiedere regole più severe sull'intelligenza artificiale.

Come riporta France24, gli slogan trasmessi durante la manifestazione includevano frasi come "Difendi i posti di lavoro", "È ora di regole" e "Non aspettare, regola".

L'iniziativa, chiamata Democratism, è stata organizzata da Delta Robots, azienda polacca che noleggia robot per eventi e che ha fornito le macchine utilizzate nella protesta. L'obiettivo, secondo gli organizzatori, era mostrare che la sostituzione di lavoratori con macchine intelligenti non è più uno scenario futuribile ma una realtà già concreta. Uno dei robot umanoidi presenti, un modello Agibot A3, ha dichiarato ai giornalisti dell'agenzia France Presse che la tecnologia esposta durante l'evento "è già una realtà".

Grzegorz Kuliś, promotore di Democratism e amministratore delegato di un'agenzia per il lavoro oltre che dirigente informatico di Delta Robots, ha spiegato che la protesta voleva richiamare l'attenzione non solo sul rischio che i robot umanoidi sostituiscano i lavoratori in mansioni fisiche, ma anche sulla possibilità che l'intelligenza artificiale prenda il posto delle persone in lavori cognitivi, come attività amministrative, servizio clienti e analisi dati. Kuliś ha sottolineato la necessità di "regole e regolamenti che fungano da scudo a protezione dei lavoratori", avvertendo che, senza un intervento tempestivo, si rischia una situazione "senza precedenti che nessun essere umano sarà in grado di gestire".

La manifestazione ha attirato diversi passanti curiosi e ha spinto il ministro degli Affari Digitali e vice primo ministro polacco Krzysztof Gawkowski a uscire dal palazzo ministeriale per parlare direttamente con gli organizzatori. Gawkowski ha ammesso che "i modelli di intelligenza artificiale incontrollati, integrati in robot umanoidi che continueranno a evolversi con l'avanzare della robotizzazione, rappresentano un problema serio". Il ministro ha inoltre affermato che la Polonia è il primo paese dell'Unione Europea a introdurre una supervisione del mercato dell'IA, annunciando l'intenzione di istituire una nuova commissione per lo sviluppo e la sicurezza dell'intelligenza artificiale, oltre a introdurre "sandbox" normative, ossia spazi controllati in cui le aziende potranno testare le proprie soluzioni di IA prima di immetterle sul mercato su larga scala.

Va segnalato che la Polonia ha approvato lo scorso luglio una legge per recepire il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (AI Act) attraverso un'autorità nazionale dedicata alla vigilanza del settore. Secondo quanto riportato da Notes From Poland, uno degli organizzatori ha però criticato le proposte attualmente in discussione in Parlamento, giudicandole insufficienti sul fronte della tutela dei lavoratori.

Non sono mancate le voci critiche sul possibile conflitto di interessi alla base dell'iniziativa: Kuliś è infatti dirigente di un'azienda di robotica e proprietario di un'agenzia di collocamento, circostanza che secondo alcuni osservatori conferisce alla protesta anche una funzione promozionale per l'attività commerciale di Delta Robots. Lo stesso Kuliś ha ammesso al portale polacco Gazeta.pl che la campagna "ha anche un valore di relazioni pubbliche" per l'azienda, pur ribadendo la sincerità delle preoccupazioni espresse.

Sul fronte dei dati concreti, alcuni studi più cauti indicano finora un impatto ancora limitato dell'intelligenza artificiale sull'occupazione complessiva: è il caso delle analisi condotte dall'Institute of Economic Policy Research dell'Università di Stanford, che non riscontrano per ora effetti massicci sui livelli occupazionali generali, pur monitorando l'evoluzione rapida del settore.

17 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Sciopero controllori di volo: quando spetta il rimborso per il volo cancellato

Il Regolamento comunitario 261/2004 riconosce ai passeggeri aerei una compensazione economica in caso di cancellazione del volo, ritardo prolungato o negato imbarco: si tratta di 250, 400 o 600 euro a seconda della lunghezza della tratta. Il vettore può però sottrarsi a questo obbligo se dimostra che il disservizio è dipeso da una "circostanza eccezionale" sottratta al suo controllo.

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha già chiarito in più occasioni cosa non può essere fatto rientrare in questa categoria: non lo sciopero selvaggio del personale della compagnia, non lo sciopero indetto per solidarietà tra società madre e controllata, e nemmeno uno sciopero sindacale legittimamente proclamato dai dipendenti del vettore stesso.

Diverso è il discorso quando a scioperare non sono i dipendenti della compagnia aerea ma soggetti terzi, come i controllori del traffico aereo. In questo caso la giurisprudenza ammette che si possa configurare una circostanza eccezionale, ma con una importante puntualizzazione introdotta dalla Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 11948 del 30 aprile 2026.

La vicenda riguardava un volo Palermo-Budapest cancellato a causa di uno sciopero nazionale dei controllori di volo, proclamato circa due mesi prima della data del volo. Il Tribunale aveva escluso la responsabilità del vettore, ritenendo sufficiente che lo sciopero esterno costituisse di per sé una circostanza eccezionale e che la compagnia potesse legittimamente attendere il comunicato ufficiale dell'ENAV prima di decidere come comportarsi.

La Cassazione ha cassato questa decisione con rinvio, affermando un principio destinato a incidere sulle future controversie in materia. Anche quando lo sciopero dei controllori di volo integra oggettivamente una circostanza eccezionale, questo non basta da solo a esonerare il vettore dal pagamento della compensazione. Il vettore deve infatti dimostrare in concreto di aver adottato tutte le misure ragionevoli a sua disposizione per ridurre al minimo i disagi ai passeggeri: non è sufficiente la semplice "nuda allegazione" dell'evento esterno.

Nello specifico, secondo la Cassazione la compagnia deve provare di aver avvisato tempestivamente il passeggero del rischio di cancellazione del volo, di essersi resa disponibile per una riprogrammazione, di aver garantito la possibilità di rimborso del biglietto, e di aver invitato il viaggiatore a cercare soluzioni alternative e a verificare lo stato del volo prima di recarsi in aeroporto. Il comportamento del vettore, conoscendo in anticipo la proclamazione dello sciopero, va insomma valutato alla luce del principio di buona fede oggettiva.

In assenza della prova di queste condotte collaborative, il vettore resta obbligato al pagamento della compensazione pecuniaria, anche se lo sciopero dei controllori di volo rappresenta, in astratto, una circostanza eccezionale ai sensi del regolamento europeo.

17 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Bagaglio smarrito: la Corte di Giustizia dell'Ue esclude il foro di residenza del passeggero

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) ha stabilito che il solo fatto di aver acquistato online un biglietto aereo non attribuisce automaticamente la competenza al tribunale del luogo di residenza del passeggero per le cause di risarcimento in caso di smarrimento del bagaglio. Lo ha deciso il 17 settembre con una sentenza relativa al caso Vueling Airlines (causa C-876/24), che chiarisce un punto controverso di diritto internazionale privato applicato al trasporto aereo.

Il caso trae origine dalla vicenda di una passeggera che aveva acquistato online, da casa propria a Fuenlabrada (comune vicino Madrid), un biglietto per un volo Madrid-Barcellona operato da Vueling. All'aeroporto di Madrid la donna aveva aggiunto, come servizio ulteriore, il check-in del bagaglio, che è però andato perso durante il trasporto. La passeggera ha quindi presentato una richiesta di risarcimento davanti al tribunale del proprio luogo di residenza, a Fuenlabrada, ma il giudice spagnolo ha avuto dubbi sulla propria competenza a decidere la causa e ha deciso di rivolgersi alla Corte di Lussemburgo per un'interpretazione della Convenzione di Montreal del 1999, che disciplina la responsabilità dei vettori aerei in caso di perdita, danneggiamento o ritardo del bagaglio.

Il giudice di Fuenlabrada si chiedeva, in particolare, se le regole sulla competenza giurisdizionale previste dall'articolo 33 della Convenzione di Montreal si applichino, in virtù del Regolamento (CE) n. 2027/97 sulla responsabilità dei vettori aerei, anche ai trasporti interamente nazionali, ovvero svolti all'interno di un solo Stato membro. In caso affermativo, chiedeva se il criterio di collegamento relativo al luogo in cui il vettore ha una sede tramite cui è stato concluso il contratto di trasporto possa, quando il contratto è stipulato online, coincidere con la residenza principale e permanente del passeggero.

La Corte ha risposto negativamente a quest'ultimo quesito. Il fatto che un biglietto aereo sia stato acquistato online non significa che sia automaticamente competente il tribunale del luogo di residenza del passeggero a decidere una domanda di risarcimento per lo smarrimento del bagaglio. Nelle conclusioni presentate lo scorso 26 febbraio, l'Avvocato generale Spielmann aveva già indicato una soluzione alternativa: alla luce delle trasformazioni del settore aereo, il tribunale davanti al quale il passeggero può proporre un'azione di responsabilità contro un vettore aereo dovrebbe essere quello del luogo in cui si trova l'aeroporto presso cui il vettore, direttamente o tramite un altro vettore, effettua il check-in dei passeggeri e dei loro bagagli.

La sentenza definitiva della Corte, pubblicata oggi, ha confermato questa impostazione, escludendo che il domicilio del passeggero possa di per sé fondare la competenza giurisdizionale nelle controversie legate allo smarrimento dei bagagli, anche quando il biglietto sia stato acquistato attraverso una piattaforma di vendita online indipendente da casa propria.

La pronuncia ha una rilevanza pratica non trascurabile per i passeggeri che intendano agire contro una compagnia aerea per il risarcimento di bagagli smarriti o danneggiati: chiarisce infatti quale tribunale sia effettivamente competente a giudicare la controversia, un aspetto tutt'altro che scontato quando il contratto di trasporto è stato concluso a distanza, tramite internet, magari attraverso portali di intermediazione indipendenti dalla compagnia aerea stessa.

17 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. La Commissione propone il divieto social per i minori di 13 anni

La Commissione europea ha presentato una proposta di legge per vietare l'accesso ai social media ai minori di 13 anni e per limitare fortemente l'uso delle piattaforme digitali fino ai 15 anni. L'annuncio è arrivato il 17 settembre a Strasburgo dalla presidente Ursula von der Leyen, nell'ambito del nuovo "Kids Act" europeo.

Come riporta Reuters, la presidente della Commissione ha illustrato un piano articolato per tutelare i minori dai rischi della rete, che prevede regole differenziate a seconda delle fasce d'età. Sotto i 13 anni, niente account sui social. Tra i 13 e i 15 anni, secondo quanto dichiarato dalla stessa von der Leyen, saranno ammessi soltanto "mini-account" attivati e sorvegliati dai genitori, con funzioni ridotte e un limite di utilizzo giornaliero fissato a un'ora. Dai 15 ai 18 anni, invece, saranno le piattaforme a dover garantire un approccio "sicuro per progettazione", cioè un design pensato fin dall'origine per ridurre i rischi verso gli adolescenti.

Il provvedimento non riguarda soltanto i social network in senso stretto. La proposta introduce infatti nuovi obblighi anche per i servizi di condivisione video, i videogiochi online e i chatbot basati sull'intelligenza artificiale che offrono servizi a utenti minori di 18 anni. Si tratta di una platea di soggetti che comprende colossi come Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, e Google, che controlla YouTube.

Il cuore della riforma sta nel ribaltamento dell'onere della prova: non saranno più le autorità o le famiglie a dover dimostrare che una piattaforma è pericolosa per i minori, ma saranno le aziende tecnologiche a dover provare che i loro servizi sono sicuri per i più giovani. Von der Leyen ha inoltre sottolineato che l'Unione europea ha il potere di stabilire le regole del gioco per le big tech, e non il contrario.

Il modello europeo si ispira in parte a quanto già avviato in Australia, primo Paese al mondo ad aver vietato l'accesso ai social ai minori di 16 anni, con il divieto entrato in vigore a dicembre 2025. Tuttavia le difficoltà incontrate da Canberra nell'applicare concretamente il divieto, ampiamente aggirato dagli adolescenti secondo diverse testimonianze raccolte nei mesi scorsi, fanno pensare che anche l'Europa potrebbe trovarsi ad affrontare ostacoli simili nella fase applicativa.

Non sono mancate le reazioni critiche da parte del settore tecnologico. Il gruppo di pressione CCIA Europe, che rappresenta tra gli altri Google e Meta, ha sollevato dubbi sulle implicazioni in materia di protezione dei dati personali, evidenziando i rischi legati alla raccolta di documenti d'identità e di informazioni che collegherebbero l'identità dei minori a quella dei genitori per verificare l'età e attivare la supervisione parentale.

La strada della proposta è però ancora lunga: prima di diventare legge dovrà essere negoziata e approvata sia dal Parlamento europeo sia dai singoli Stati membri, un iter che secondo diverse fonti potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, diversi Paesi dell'Unione si sono già mossi in autonomia con iniziative nazionali sul tema, tra cui Francia, Spagna, Grecia, Slovenia, Austria e Portogallo. In Francia, in particolare, i deputati avevano approvato a luglio un divieto per gli under 15, successivamente bocciato dalla Corte costituzionale francese.

17 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Consob oscura 6 nuovi siti finanziari abusivi: totale a 1.822

La Consob torna a intervenire contro l'abusivismo finanziario online, disponendo l'oscuramento di altri sei siti internet che offrivano illegalmente servizi o prodotti finanziari, inclusi alcuni legati alle cripto-attività, senza le necessarie autorizzazioni.

Come riporta Consob, il provvedimento riguarda tre siti di intermediazione finanziaria abusiva, un sito attraverso cui veniva svolta un'offerta di prodotti finanziari senza il prospetto informativo obbligatorio, e due siti mediante i quali venivano prestati abusivamente servizi legati alle cripto-attività.

I portali colpiti dal provvedimento sono: "Marbrisse", "IMGPartners.cm/IM-Global.cm", "Adamant Invest", "AEA Growth" e "Nextrize Invest", con le rispettive pagine e sottodomini collegati utilizzati per operare.

Con questo nuovo intervento sale a 1.822 il numero complessivo dei siti oscurati dalla Consob dal luglio 2019, quando l'Autorità ha ottenuto il potere di ordinare ai fornitori di connettività internet operanti in Italia il blocco dell'accesso ai siti di intermediari finanziari privi di autorizzazione. Di questi 1.822 siti, 235 riguardano nello specifico fenomeni legati alle cripto-attività.

L'Autorità si è avvalsa dei poteri previsti dal cosiddetto "decreto crescita" per quanto riguarda l'oscuramento dei siti degli intermediari finanziari abusivi, del potere introdotto dalla legge n. 8 del 28 febbraio 2020 per l'oscuramento dei siti che veicolano offerte abusive di prodotti finanziari, e dei poteri previsti dalla disciplina MiCAR (il Regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività, recepito con il decreto legislativo n. 129/2024) per quanto riguarda i servizi abusivi legati alle cripto-attività prestati nei confronti dei risparmiatori italiani senza autorizzazione.

Per motivi tecnici, l'oscuramento effettivo dei siti da parte dei fornitori di connettività può richiedere alcuni giorni. La Consob ricorda ai risparmiatori l'esistenza sul proprio sito della sezione "Occhio alle truffe!", dove sono disponibili schede informative e consigli utili per riconoscere e difendersi dalle iniziative finanziarie abusive, comprese quelle che sfruttano strumenti di intelligenza artificiale per apparire più credibili.

17 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Cpr, l'ex primario Gordini: "La cura è un diritto, mai un reato"

L'inchiesta della Procura di Ravenna sui certificati medici che avrebbero impedito il trattenimento di migranti irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) continua ad allargarsi, coinvolgendo ormai oltre venti professionisti sanitari in tutta Italia. Le ultime perquisizioni, scattate all'alba tra Bologna, Ferrara, Bari, Rimini, Firenze, Livorno, Milano, Biella, Roma e Varese, hanno riacceso il dibattito politico e sanitario sul confine tra tutela della salute e ordine pubblico.

Tra le voci che si sono levate in difesa dei medici coinvolti c'è quella di Giovanni Gordini, che ha diretto per anni la rianimazione dell'ospedale Maggiore di Bologna ed è oggi consigliere regionale civico a sostegno del presidente dell'Emilia-Romagna Michele de Pascale. Intervistato da Repubblica Bologna, Gordini ha preso posizione con nettezza contro l'impostazione dell'inchiesta, sostenendo che la tutela della salute non possa mai trasformarsi in strumento di ordine pubblico né essere piegata alle esigenze di confinamento verso i Cpr.

L'ex primario richiama l'articolo 32 della Costituzione, che sancisce il diritto alla cura come diritto fondamentale della persona. Su questo principio, secondo Gordini, non si può derogare nemmeno quando il paziente è uno straniero irregolare destinato al trattenimento amministrativo. Un punto centrale della sua riflessione riguarda la valutazione della vulnerabilità dei migranti, spesso persone reduci da traumi, violenze e percorsi migratori segnati da sofferenze fisiche e psicologiche: per l'ex primario manca oggi una linea guida nazionale chiara su come effettuare questa valutazione, e il giudizio clinico non può essere ridotto a una manciata di minuti, con il paziente ammanettato e la polizia che attende fuori dalla stanza.

Gordini definisce i Cpr "luoghi patogeni", richiamando i report dei giuristi dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e la frequenza di episodi di autolesionismo e suicidio registrati all'interno di queste strutture. Una definizione che si ritrova anche in altri interventi pubblici sulla vicenda: diverse sigle sindacali e associazioni, tra cui Cgil e Fp Cgil, hanno definito i Cpr "luoghi di detenzione amministrativa in cui vengono violati sistematicamente i diritti umani", richiamando la stessa disperazione, l'abuso di psicofarmaci e i suicidi denunciati dopo le ispezioni nei centri.

Nel suo intervento, Gordini critica inoltre gli aspetti "scenografici" delle perquisizioni condotte dalla polizia su mandato della Procura di Ravenna. Un giudizio condiviso dall'avvocato Fabio Anselmo, legale che assiste cinque dei medici bolognesi coinvolti nell'operazione, nessuno dei quali risulta indagato. Anselmo ha parlato di modalità difficili da comprendere, denunciando come persone non indagate siano state svegliate prima delle sei del mattino e accompagnate in Questura per il sequestro di cellulari e computer, con un trattamento che il legale ha paragonato a quello riservato a indagini di stampo mafioso.

Al momento gli indagati nell'inchiesta sono quattro, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati. Tra questi il medico infettivologo Nicola Cocco, esponente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, indicato dagli investigatori come punto di riferimento per i colleghi sul tema delle certificazioni anti-Cpr. Le perquisizioni di questi giorni ricalcano quelle già condotte lo scorso febbraio, quando erano stati coinvolti i medici del reparto di Malattie Infettive dell'ospedale di Ravenna, tre dei quali sospesi per dieci mesi dalla professione.

Come riporta la Repubblica, la vicenda ha diviso anche il mondo politico: mentre da un lato si chiede fermezza sui controlli e la radiazione dei medici coinvolti, dall'altro cresce la mobilitazione di sindacati, giuristi e amministratori locali a difesa dell'autonomia professionale dei sanitari e del principio secondo cui la cura non può mai diventare un reato.

17 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Trump inserisce India, Cina e Pakistan tra i 23 Paesi della droga

Eduardo Goody - Unsplash
Foto: Eduardo Goody — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Il presidente statunitense Donald Trump ha inserito India, Cina e Pakistan in una lista di 23 Paesi identificati come principali zone di transito o di produzione illecita di droga. Come riporta il Deccan Herald, l'elenco è contenuto in una Determinazione Presidenziale inviata al Congresso degli Stati Uniti il 15 settembre, relativa all'anno fiscale 2027.

Nel documento Trump ha chiarito che comparire nella lista non è necessariamente indice degli sforzi antidroga attuali di un governo né del livello di collaborazione con Washington. L'inserimento dipende piuttosto da una combinazione di fattori geografici, commerciali ed economici che favoriscono il transito o la produzione di droghe e sostanze chimiche precursori, anche quando un Paese ha adottato misure rigorose di controllo e contrasto al narcotraffico.

Nei confronti dell'India, Trump ha usato toni distensivi, elogiando il primo ministro Narendra Modi e il suo governo per gli sforzi nel contrastare la coltivazione illecita di papavero da oppio e per il rafforzamento dell'integrità delle catene di approvvigionamento. Il presidente statunitense ha inoltre espresso l'auspicio di proseguire la cooperazione attraverso il Framework di Politica Antidroga tra Stati Uniti e India.

Toni più duri sono stati invece riservati alla Cina, indicata come il principale snodo mondiale per i componenti delle droghe sintetiche. Trump ha affermato che la Repubblica Popolare Cinese resta il maggior produttore mondiale di molte delle sostanze chimiche precursori usate per fabbricare illecitamente fentanyl, metanfetamina e altre droghe sintetiche letali. Il presidente ha anche ricordato di aver affrontato direttamente la questione con il presidente cinese Xi Jinping, riconoscendo che Pechino ha introdotto restrizioni alle licenze di esportazione per i precursori chimici diretti verso il Nord America lo scorso anno, dopo le pressioni statunitensi.

Oltre a India, Cina e Pakistan, la lista comprende Afghanistan, Bahamas, Belize, Bolivia, Birmania, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Giamaica, Laos, Messico, Nicaragua, Panama, Perù e Venezuela.

All'interno di questo elenco, quattro Paesi sono stati classificati in una categoria più severa: Afghanistan, Bolivia, Birmania e Colombia sono stati indicati come Paesi che negli ultimi dodici mesi non hanno compiuto sforzi sostanziali per rispettare gli obblighi internazionali in materia di contrasto al narcotraffico. Il Venezuela, che in passato rientrava in questa categoria di non conformità, ne è stato invece rimosso: Trump ha attribuito la decisione alla rinnovata cooperazione in materia di sicurezza con Caracas e alle misure adottate contro le organizzazioni criminali transnazionali, incluso il network Tren de Aragua, pur restando comunque incluso nella lista generale dei 23 Paesi.

17 SETTEMBRE 2026

AMERICHE. Trump toglie il Venezuela dalla lista dei Paesi narcotrafficanti

Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la rimozione del Venezuela dalla lista dei Paesi che, secondo Washington, non collaborano dimostrabilmente contro il narcotraffico internazionale. Si tratta della prima uscita di Caracas da questo elenco in oltre vent'anni: il Venezuela vi figurava dal 2005, quando l'allora presidente Hugo Chávez aveva espulso la Dea, l'agenzia antidroga statunitense, dal Paese.

Come riporta Reuters, la decisione è stata comunicata al Congresso americano in una nota ufficiale del Dipartimento di Stato. Trump ha collegato esplicitamente la scelta alla cacciata e all'arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro, avvenuti a gennaio, e alla crescente collaborazione con il governo ad interim di Caracas, guidato da Delcy Rodríguez, ex vicepresidente dello stesso Maduro. Tra i risultati di questa cooperazione, Trump ha citato l'uccisione del leader del gruppo criminale Tren de Aragua, noto con il soprannome di "Niño Guerrero".

Nella dichiarazione presidenziale, Trump ha scritto di aver stabilito che il Venezuela non debba più essere considerato come un Paese che ha fallito dimostrabilmente nel rispettare gli impegni di controllo della droga, aggiungendo di attendersi progressi continui e misurabili da parte del governo ad interim nello smantellamento dei gruppi narcoterroristici e nel contrasto al traffico di stupefacenti che attraversa il territorio venezuelano.

Il presidente statunitense ha lasciato aperta anche la possibilità di rimuovere dalla lista la Colombia, Paese che l'anno scorso era stato inserito tra quelli inadempienti proprio da Trump, in un periodo di forti tensioni con l'allora presidente colombiano di sinistra Gustavo Petro. Con l'elezione del nuovo capo di Stato colombiano, Abelardo De La Espriella, la situazione potrebbe cambiare: Trump ha dichiarato che la Colombia è pronta a riconquistare il proprio ruolo di principale partner degli Stati Uniti in materia di sicurezza nell'emisfero, e che se il Paese, come previsto, farà progressi nell'eradicazione aggressiva delle coltivazioni di coca e nello smantellamento delle reti narcoterroristiche nel corso del prossimo anno, valuterà di togliere anche alla Colombia lo status di Paese inadempiente.

Secondo quanto emerso da altre fonti, oltre al Venezuela anche la Bolivia è stata rimossa dalla categoria dei Paesi che hanno fallito dimostrabilmente nella lotta alla droga, mentre Colombia, Afghanistan e Myanmar restano inseriti nell'elenco. La valutazione annuale del governo statunitense riguarda in totale 23 Paesi considerati principali snodi di transito o produzione di sostanze stupefacenti.

17 SETTEMBRE 2026

GUATEMALAGUATEMALA. Nuovo snodo del narcotraffico tra cocaina e droghe sintetiche

Il Guatemala si sta trasformando in un punto nevralgico del traffico transnazionale di stupefacenti. Come riporta Diálogo Américas, il paese centroamericano non è più soltanto una via di transito per la cocaina proveniente dal Sud America, ma sta assumendo un ruolo strategico anche nelle filiere regionali delle droghe sintetiche, segno della trasformazione in atto nel narcotraffico globale.

La sua posizione lungo importanti corridoi commerciali regionali e internazionali ha fatto del Guatemala un anello di congiunzione tra i produttori asiatici di precursori chimici, i laboratori clandestini messicani e il mercato nordamericano. Secondo la Divisione di Analisi e Informazione Antinarcotici (SGAIA) della Polizia Nazionale Civile guatemalteca, nel 2025 i sequestri di droghe sintetiche sono aumentati rispetto all'anno precedente: i sequestri di metanfetamina sono passati da 3,4 a 6,13 chilogrammi, mentre le autorità hanno anche riportato il sequestro di 500 dosi di fentanyl nell'ambito di operazioni contro le reti dedicate al traffico di precursori chimici.

Un funzionario citato dalla testata ha spiegato che il Guatemala viene utilizzato come paese di transito per il contrabbando di sostanze chimiche e precursori destinati al Messico, dove servono a produrre fentanyl. L'espansione delle droghe sintetiche nel paese si è innestata su reti di contrabbando consolidate da anni: corridoi logistici un tempo usati per importare farmaci contraffatti e prodotti chimici dalla Cina vengono oggi impiegati anche per far transitare i precursori chimici destinati alla produzione di fentanyl e metanfetamina. In questo processo la presenza dei cartelli messicani, a partire da quello di Sinaloa, è stata determinante.

Un episodio emblematico di questa evoluzione è avvenuto a San José Pinula, a circa venti chilometri dalla capitale, dove il 16 maggio 2025 la Polizia Nazionale Civile ha smantellato quello che è stato definito il più grande laboratorio clandestino mai scoperto nel dipartimento di Guatemala. Nell'operazione sono state arrestate quattro persone, tra cui un cittadino messicano, e sono stati sequestrati 132 contenitori di precursori chimici insieme a pentole industriali usate per la lavorazione delle sostanze. Gli investigatori hanno trovato tracce di metanfetamina, ecstasy e ketamina, e stanno verificando anche un'eventuale produzione di tusi, la cosiddetta cocaina rosa. Il ministro dell'Interno guatemalteco ha definito il blitz un colpo storico contro la proliferazione di narcotici nel paese.

Parallelamente, i cartelli di Sinaloa e Jalisco Nueva Generación continuano a gestire reti marittime sofisticate lungo il corridoio che collega Ecuador, Guatemala e Messico. A gennaio 2026 le autorità guatemalteche hanno effettuato il sequestro più consistente degli ultimi dodici anni, individuando quasi cinque tonnellate di cocaina nascosta all'interno di container che trasportavano farina. Un dato che conferma quanto i porti e le rotte commerciali del paese siano diventati un tassello centrale nella logistica del narcotraffico internazionale.

Diálogo Américas segnala inoltre che i gruppi criminali guatemaltechi stanno assumendo sempre più il ruolo di intermediari tra i fornitori asiatici di precursori chimici e i cartelli messicani. A preoccupare le autorità è anche la comparsa di coltivazioni di coca nella regione del Petén e nel nord-centro del paese, un segnale che potrebbe indicare l'intenzione delle organizzazioni criminali di integrare ulteriori fasi della catena produttiva della cocaina direttamente in territorio centroamericano, riducendo così la dipendenza dalle importazioni dal Sud America.

17 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Pezzi abitazioni in crescita. Secondo trimestre 2026

Secondo le stime preliminari, nel secondo trimestre 2026, l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB), acquistate dalle famiglie per fini abitativi o per investimento, aumenta dell’1,7% rispetto al trimestre precedente e del 4,0% nei confronti dello stesso periodo del 2025 (era +5,1% nel primo trimestre 2026).

In particolare, nel secondo trimestre, sono in crescita su base tendenziale sia i prezzi delle abitazioni nuove (+5,0%) sia quelli delle abitazioni già esistenti (+3,7%). La dinamica di entrambe le componenti, tuttavia, mostra un rallentamento rispetto al trimestre precedente (rispettivamente da +6,7% e da +4,6%).

Anche su base congiunturale, l’aumento dell’IPAB (+1,7%) risente della crescita dei prezzi sia delle abitazioni nuove (+2,7%) sia di quelle già esistenti (+1,5%).

Questi andamenti si registrano in un contesto di sostanziale stabilità dei volumi di compravendita: +0,1% la variazione tendenziale registrata nel secondo trimestre 2026 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale (da +4,4% del trimestre precedente).

La variazione media per il 2026 dell’indice IPAB acquisita nel secondo trimestre dell’anno è pari a +3,8% (+3,8% per le abitazioni nuove e +3,6% per quelle già esistenti).

I prezzi delle abitazioni sono in crescita, sia su base congiunturale sia su base annua, in tutte le ripartizioni. In particolare, la crescita tendenziale più marcata si registra nel Centro (+5,1%), in lievissima riduzione rispetto al +5,2% del trimestre precedente. Nelle altre ripartizioni, la crescita risulta più moderata e in sensibile rallentamento: +4,2% nel Nord-Est (da +6,3%), +3,9% nel Nord-Ovest (da +5,0%) e +2,6% nel Sud e Isole (da +3,7%).

Su base tendenziale, i prezzi delle abitazioni registrano aumenti in tutte le città per le quali viene diffuso l’IPAB. A Torino si registra un incremento su base annua dell’8,5% (in forte accelerazione rispetto al +3,8% del trimestre precedente); seguono Roma, dove si evidenzia un rialzo tendenziale del 6,4% (da +5,5% del primo trimestre) e Milano, che segna una crescita pari a +2,4% (in netto rallentamento da +7,1% del trimestre precedente).

Il commento

Nel secondo trimestre del 2026, la crescita dei prezzi delle abitazioni su base annua è del +4,0%, in lieve decelerazione rispetto al trimestre precedente (+5,1%). Il rallentamento della dinamica tendenziale dell’IPAB riflette quello registrato sia per i prezzi delle abitazioni nuove sia per quelli delle abitazioni già esistenti. Rispetto al dato nazionale, la crescita tendenziale dei prezzi delle abitazioni è più marcata nel Centro (+5,1%) e nel Nord-Est (+4,2%) e più contenuta, pur restando su valori positivi, nelle altre ripartizioni. Tali andamenti si manifestano in un contesto di sostanziale stabilità dei volumi di compravendita, dopo circa due anni di espansione del mercato residenziale

17 SETTEMBRE 2026

GIAPPONEGIAPPONE. I centenari sono più di 100mila

Il numero di persone di età pari o superiore a 100 anni in Giappone ha superato quest'anno la soglia record di 100.000 unità, secondo gli ultimi dati governativi, a sottolineare il rapido invecchiamento e il calo demografico del Paese .

Secondo le statistiche del Ministero della Salute e del Welfare pubblicate martedì, in Giappone ci sono ora 107.677 centenari , con un aumento di 7.914 rispetto all'anno precedente, superando per la prima volta la soglia dei 100.000. Quasi l'88% di loro sono donne.

Fuyo Kishimoto, residente a Kyoto, è stata recentemente riconosciuta come la donna più anziana del Giappone, all'età di 114 anni. L'uomo più anziano del Giappone è Hikaru Kato, di Kumamoto, nel sud del paese, che ha 112 anni.

I dati sono stati diffusi in occasione della Giornata del rispetto per gli anziani, che si celebra il 15 settembre di quest'anno, giornata in cui i centenari sani e attivi vengono onorati dal governo con una lettera del Primo Ministro Sanae Takaichi e una coppa d'argento per il sakè.

"Sono molto lieto che molte persone vivano una vita lunga, sana e attiva", ha dichiarato martedì ai giornalisti il ​​ministro della Salute Kenichiro Ueno, citando i progressi della tecnologia medica, uno stile di vita sano e un'alimentazione equilibrata come fattori determinanti.

Ueno ha sottolineato l'importanza di mantenere un sistema di sicurezza sociale sostenibile, dato che la popolazione continua a invecchiare e a diminuire.

Molti giovani, tuttavia, non sono ottimisti riguardo al loro futuro.

La scorsa settimana, l'Istituto nazionale di ricerca sulla popolazione e la sicurezza sociale ha pubblicato i risultati di un sondaggio secondo cui oltre il 20% degli uomini e delle donne single di età compresa tra i 18 e i 34 anni non ha alcuna intenzione di sposarsi, e quasi la metà afferma di non vedere alcun vantaggio nel matrimonio.

Ueno ha riconosciuto che tra le ragioni della riluttanza al matrimonio tra i giovani vi sono gli alti costi per crescere ed educare i figli e il peso fisico e mentale che grava sui genitori che lavorano. Ha affermato che il governo continuerà ad affrontare queste preoccupazioni e cercherà di invertire la tendenza dei problemi legati all'invecchiamento della popolazione giapponese e al calo delle nascite.

Secondo gli esperti, il drastico calo demografico del Giappone è inevitabile, dato che il tasso di fertilità totale del paese è sceso al minimo storico di 1,14 nel 2025, ben al di sotto dei 2,1 figli necessari a ogni donna giapponese per mantenere l'attuale livello demografico.

Secondo il censimento del 2020, la popolazione totale del Giappone ammontava a 126 milioni di abitanti, di cui quasi il 30% aveva 65 anni o più. Gli esperti stimano che entro il 2070 la popolazione scenderà a 87 milioni, con quasi il 40% di persone di età pari o superiore a 65 anni, stando alle stime dell'istituto nazionale.

Nel 1963, all'inizio delle indagini sui centenari in Giappone, c'erano 153 persone con 100 anni o più. Secondo il Ministero della Salute e del Welfare, il numero superò i 1.000 nel 1981 e i 10.000 nel 1998.

(MARI YAMAGUCHI su Associated Press del 16/09/2026)

17 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Classifica e-commerce

Deliveroo, Just Eat e Glovo guidano a settembre 2026 la classifica dei principali siti e-commerce in Italia nel settore alimentare. È quanto emerge dalla classifica mensile di Casaleggio Associati, che fotografa l’andamento dei principali operatori del commercio online nel Paese.

La classifica di settembre evidenzia anche alcuni cambiamenti nella Top 10 generale: Mediaworld e Ikea entrano tra i primi dieci, mentre Apple Store supera Sisal e sale al 6° posto. Mediaworld passa dall’11° al 9° posto e Ikea dal 16° al 10°. Escono invece dalla Top 10 Decathlon, che scende dal 10° all’11° posto, e TicketOne, che passa dal 9° al 16° posto.

L’ecosistema e-commerce italiano analizzato da Casaleggio Associati comprende 18.598 siti, dei quali 12.169 risultano attivamente presenti sul mercato.

Tra i siti analizzati per la Classifica Ecommerce Italia, quelli che nell’ultimo mese hanno registrato i livelli di popolarità più elevati sono:

  1. Amazon (Marketplace)
  2. Booking.com (Turismo)
  3. Subito (Marketplace)
  4. eBay (Marketplace)
  5. Temu (Marketplace)
  6. Apple Store (Elettronica)
  7. Sisal (Scommesse e Casinò)
  8. Leroy Merlin (Casa e Arredamento)
  9. Mediaworld (Elettronica)
  10. Ikea (Casa e Arredamento)

Rispetto all’ultimo aggiornamento, rimangono invariati Amazon, Booking.com, Subito, eBay, Temu e Leroy Merlin. Apple Store guadagna una posizione, passando dal 7° al 6° posto e superando Sisal, che scende dal 6° al 7°.

Mediaworld entra nella Top 10, passando dall’11° al 9° posto, mentre Ikea sale dal 16° al 10°. Escono dalla Top 10 Decathlon, che passa dal 10° all’11° posto, e TicketOne, che scende dal 9° al 16°.

Le aziende cresciute maggiormente

Tra le aziende della Top 100, queste sono quelle che hanno guadagnato più posizioni nell’ultimo mese:

  1. Google Store (Elettronica) +92
  2. Kaufland.it (Marketplace) +64
  3. Carrefour (Marketplace) +40
  4. Bricocenter (Casa e Arredamento) +37
  5. JYSK (Casa e Arredamento) +34
  6. Joom (Tempo Libero) +29
  7. Mondadori Store (Editoria) +23
  8. ASOS (Moda) +23
  9. Discogs (Tempo Libero) +21
  10. Backmarket (Elettronica) +20

Tra le dieci aziende che hanno registrato la maggiore crescita, due appartengono rispettivamente ai settori Marketplace, con Kaufland.it e Carrefour, Casa e Arredamento, con Bricocenter e JYSK, Elettronica, con Google Store e Backmarket, e Tempo Libero, con Joom e Discogs.

I principali e-commerce per settore

Delle 12.169 imprese analizzate, 2.367 appartengono al settore Moda, 1.481 al settore Salute e Bellezza e 1.446 al settore Tempo Libero.

Ecco i principali siti e-commerce per ciascun settore:

Turismo

  1. Booking.com
  2. Trenitalia
  3. Ryanair

Alimentare

  1. Deliveroo
  2. Just Eat
  3. Glovo

Scommesse e Casinò

  1. Sisal
  2. Snai
  3. Lottomatica

Marketplace

  1. Amazon
  2. Subito
  3. eBay

Assicurazioni

  1. Prima
  2. Unipol Sai
  3. Allianz Direct

Moda

  1. Zalando
  2. H&M
  3. ASOS

Casa e Arredamento

  1. Leroy Merlin
  2. Ikea
  3. Tecnomat

Editoria

  1. Feltrinelli
  2. LaFeltrinelli IBS.it
  3. Libraccio

Elettronica

  1. Apple Store
  2. Mediaworld
  3. UniEuro

Salute e Bellezza

  1. Notino
  2. Sephora
  3. Douglas

Tempo Libero

  1. TicketOne
  2. Steam
  3. UCI Cinemas

Bambini e Giocattoli

  1. Lego
  2. Toys Center
  3. Prenatal

Sport

  1. Decathlon
  2. Nike
  3. Adidas

Farmacie

  1. Dr Max
  2. Redcare
  3. Farmasave

Auto e Moto

  1. Auto-doc
  2. Autohero
  3. Norauto

Gioielli e Orologi

  1. Pandora
  2. Stroili Oro
  3. Chrono24

Animali

  1. Zooplus
  2. Arcaplanet
  3. Isola dei Tesori

(FoodAffairs.it)

17 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Riforma delle dogane: nuova tassa a carico dei consumatori?

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la riforma delle dogane. Oltre alla creazione di un sistema informatico doganale europeo e all’istituzione di una nuova autorità sono previste anche maggiori responsabilità per le piattaforme e soprattutto una commissione di gestione per i pacchi. Non è stato ancora stabilito l’importo, ma sappiamo già chi pagherà questa nuova tassa.

Dazio, tassa e commissione per gli utenti italiani

Dopo l’accordo provvisorio di fine marzo, il 3 settembre è arrivata l’approvazione da parte del Consiglio. Questa mattina, il Parlamento europeo ha approvato definitivamente la riforma del codice doganale che prevede maggiori responsabilità per le piattaforme e una semplificazione delle procedure.

La novità che interessa gli utenti finali si chiama commissione di gestione. Verrà applicata per ogni articolo acquistato da negozi online di paesi extra UE e spedito direttamente ai consumatori europei. Servirà per coprire i costi sempre più elevati legati alla gestione dell’enorme quantità di pacchi che arrivano principalmente dalla Cina.

La commissione di gestione sarà versata dalla stessa entità responsabile del pagamento degli altri oneri doganali relativi allo stesso pacco, evitando così di trasferire i costi sui consumatori (in teoria, ndr). L’importo esatto della commissione, che i paesi UE inizieranno a riscuotere entro il 1 novembre 2026, sarà stabilito dalla Commissione europea e rivisto ogni due anni.

A differenza del dazio di 3 euro, applicato dal 1 luglio, non c’è la soglia di valore (150 euro), quindi la commissione verrà applicata a tutti i pacchi spediti da paesi extra UE. Similmente verrà applicata al singolo articolo. Ipotizzando un importo di 2 euro, il totale sarà 2 euro se il pacco contiene tre prodotti uguali e 6 euro se ci sono tre prodotti differenti.

Mentre la mini tassa italiana di due euro sui pacchi extra Ue low cost (fino a 150 euro di valore) è stata rinviata fino al 30 novembre. A prevederlo è la bozza del decreto legge in Consiglio dei ministri sullo stop al bollo auto, che stabilisce il rinvio dell’applicazione del prelievo italiano dal 1° ottobre al 1° dicembre. Un rinvio ponte in attesa di quanto dovrà “fissare” a breve la Ue dopo che prima il Consiglio dell’Unione a inizio mese e poi il Parlamento Ue il 16 settembre ha dato il suo ok all’introduzione di una tassa di spedizione sulle importazioni di modifico valore in arrivo dai Paesi fuori dal perimetro comunitario. Una mossa che serve a chiudere il cerchio dopo che dal 1° luglio scorso è già scattato il dazio comunitario di tre euro.

(Punto Informatico+IlSole24Ore)

17 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Discorso Stato dell'Unione. Le reazioni nel Parlamento

Von der Leyen terrorizzata da Donald — La presidente della Commissione europea ha invitato gli Europei a mostrare coraggio di fronte alle sfide, ma questa qualità manca a Ursula von der Leyen quando si tratta di denunciare i comportamenti, i ricatti e le responsabilità di Donald Trump. Nemmeno una parola sul ruolo dell’amministrazione e del presidente americano negli sconvolgimenti del mondo. Una frase era prevista in una prima bozza consultata dal Mattinale Europeo. Diceva: “Mentre le vecchie certezze e le vecchie relazioni si sono sgretolate, dobbiamo ora fare i conti con un mondo apertamente ostile.” Ma il passaggio è stato cancellato. La presidente e il suo capo di gabinetto non vogliono irritare il presidente americano. Questo mutismo è stato notato, perché il campione della resistenza contro Trump, il primo ministro canadese Mark Carney, aveva preso posto nell’emiciclo per ascoltare il discorso di Ursula von der Leyen e scoprire il suo quadro del mondo.

Le presidenti dei gruppi socialista e liberale, la spagnola Iratxe García Pérez e la francese Valérie Hayer, hanno avuto il coraggio che è mancato alla presidente per denunciare le responsabilità di Donald Trump e hanno salutato la resistenza di Carney tra gli applausi dell’assemblea. Valérie Hayer ha detto di vergognarsi dell’accordo sui dazi accettato da Ursula von der Leyen per evitare un’escalation da parte del presidente americano e ha concluso il suo intervento con un appello al linguaggio della potenza: “Se Trump impone dazi, rispondiamo collettivamente con dazi.”

Lo Stato dell’Ue, una tribuna per gli anti-europei al Parlamento — La riconferma di Ursula von der Leyen per un secondo mandato alla guida della Commissione è stata accompagnata da una crescita dei partiti anti-europei. I loro quattro gruppi — i Patrioti per l’Europa, i Conservatori e Riformisti (ECR), l’Europa delle Nazioni Sovrane (ESN) e The Left — sono rispettivamente la 3ª, la 4ª, la 7ª e la 8ª forza. Il discorso di von der Leyen è stato per loro una tribuna, ed è in quest’ordine che i loro capi hanno preso la parola per demolire il suo operato.

Il francese Jordan Bardella, presidente dei Patrioti, ha aperto il fuoco. Ha denunciato “le due Europe, quella di von der Leyen che aumenta le spese in personale del 40% e i budget per gli spostamenti della presidente in jet privato del 50%, e quella di chi deve pagare, ancora pagare, sempre pagare” per gli aumenti delle bollette. Bardella, il cui partito potrebbe vincere le presidenziali nel maggio 2027, si vede al potere e lo dice: “Per decenni, avete chiesto ai popoli di adattarsi alla vostra visione dell’Ue; ora, a Bruxelles, è giunto il momento di invertire l’ordine delle cose e restituire il potere ai popoli.”

All’estrema sinistra dello scacchiere politico, la vicepresidente del gruppo della sinistra radicale The Left, la francese Manon Aubry, portavoce di La France Insoumise e del suo leader Jean-Luc Mélenchon, candidato alla presidenziale, è stata altrettanto critica. “Signora von der Leyen, avete realizzato l’impresa di non pronunciare una sola proposta concreta sul costo della vita mentre milioni di persone devono scegliere tra mangiare, alloggiare, spostarsi. Quando bloccherete i prezzi e proporrà una tassa sui super-profitti delle compagnie petrolifere?” Manon Aubry è tornata su due annunci della presidente per metterli in discussione. “Chi le ha dato il via libera per proporre di associare l’Europa al Canada e creare un Consiglio di sicurezza?” ha lanciato a Ursula von der Leyen, imperturbabile. “Quando saremo al potere, imporremo una tassa sui profitti petroliferi, congeleremo il debito della Francia detenuto dalla BCE e porremo fine agli accordi di libero scambio”, ha sostenuto.

La Francia è uno dei dieci paesi dell’Ue a non aver ratificato il CETA, l’accordo di libero scambio con il Canada. L’interveniente a nome dell’ECR, il polacco Patryk Jeki (PiS), è stato ugualmente critico, e il tedesco René Aust, responsabile del partito Alternative für Deutschland (AfD) e copresidente del gruppo ESN, ha invitato i giovani europei a “impegnarsi per liberare il continente.”

Regolamento di conti all’interno della famiglia pro-europea — I cattivi rapporti tra i tre grandi gruppi della maggioranza pro-europea — i Popolari (PPE), i Socialisti (S&D) e i Liberali (Renew Europe) — non sono stati nascosti sotto il tappeto negli interventi dei loro leader. In causa il flirt tra il Partito Popolare e i gruppi anti-europei per costituire maggioranze alternative ed esercitare pressione sugli altri gruppi.

“L’Europa del XXI secolo sarà possibile solo se le forze pro-europee lavoreranno insieme. Senza rivolgersi all’estrema destra”, ha avvertito la leader dei socialisti, la spagnola Iratxe García Pérez. “L’Europa deve dotarsi di istituzioni riformate e di un bilancio europeo. Per questo, c’è solo una maggioranza possibile”, ha rincalzato la leader di Renew, la francese Valérie Hayer, in un appello ai pro-europei dell’emiciclo. “Dobbiamo ripristinare la fiducia tra noi. È l’unico modo per portare avanti un’agenda di potenza, con i pro-europei, senza gli estremi.”

Un sondaggio crudele per Ursula von der Leyen — Il giorno del grande esame della presidente della Commissione europea con il suo discorso sullo Stato dell’Ue davanti al Parlamento, Politico ha pubblicato un’indagine di opinione realizzata in tre grandi paesi dell’Ue — Francia, Germania e Spagna — i cui risultati sono crudeli per Ursula von der Leyen: la maggior parte dei cittadini non sa chi sia e chi ne conosce il ruolo giudica che stia svolgendo male il suo lavoro. I suoi compatrioti sono i più duri: il 45% degli intervistati è critico sul modo in cui esercita la sua funzione e il 35% non ha alcuna opinione o ignora chi sia.

Ma è in Francia che Ursula von der Leyen è davvero impopolare: il 30% critica il suo lavoro, il 34% ignora chi sia e il 22% non ha alcuna opinione. I francesi sono chiamati a eleggere il loro presidente nel 2027 e il candidato di estrema destra anti-europeo è in testa alle intenzioni di voto. Gli spagnoli, chiamati a elezioni legislative nel 2027, hanno dato risposte simili a quelle dei francesi. Quanto al suo discorso, la maggioranza degli intervistati ha dichiarato di non trovarvi alcun interesse.

(IL Mattinale Europeo)

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Carburanti: governo rimodula gli aiuti, via bollo auto e cala sconto accise

Da un lato viene abolito il bollo per le auto medie e piccole e per moto e motorini. Dall'altra viene ridotto da 17 a 12,2 centesimi lo sconto sul gasolio per una settimana, per poi essere dimezzato a 6 centesimi.

Il governo rimodula le misure per far fronte al caro-carburante.

E a spiegare la decisione è la premier Giorgia Meloni al termine del Cdm: "Pensiamo che continuare a concentrarci sul contrasto all'aumento del prezzo non sia la strada di lungo periodo".

Ecco allora il cambio di strategia: un decalage, in due tornate, del taglio delle accise che da marzo è costato circa 2,5 miliardi, per impiegarne quasi altrettanti, 2,3 miliardi, per tagliare quella che è stata etichettata come "una delle tasse più odiate".

L'annuncio arriva prima dell'indizio del Consiglio dei ministri: abolizione del bollo auto per le vetture di piccola e media potenza, secondo la stima del governo vale per oltre il 70% delle auto attualmente in circolazione, aggiungendo anche moto e motorini nel complesso circa 14,5 milioni di veicoli.

Ogni cittadino avrà diritto a una sola agevolazione.

La misura esenta le auto fino a 80 kw, categoria nella quale rientrano una varietà di modelli largamente diffusi, dalla Panda alla Golf. Essendo il bollo auto un'imposta su base regionale, viene disposto un trasferimento di 2,3 miliardi a titolo di compensazione. "Era un desiderata l'eliminazione del bollo auto, ci siamo arrivati in modo sofferto, valutando tante opzioni", ha spiegato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, spiegando che il governo prede che questa misura "che nasce in questa situazione emergenziale poi diventi strutturale".

Per ora, infatti, l'abolizione vale solo per un anno fonti di governo spiegano che è stato indicato il periodo dal primo gennaio al 31 dicembre 2027 perché il decreto legge può prevedere solo misure emergenziali, ma la misura sarà confermata e stabilizzata nella prossima legge di Bilancio. "Andiamo a toccare quelli che hanno l'auto e consumano benzina o gasolio - ha chiarito Giorgetti - chi ha l'elettrica o ibrida già non paga il bollo e non ha nessun beneficio ma non ha avuti nessun maleficio dagli aumenti".

Per ora, pare invece accantonata l'ipotesi degli aiuti selettivi, sotto forma di buoni benzina su cui il dibattuto si era incagliati. Ecco invece una nuova proroga del taglio delle accise sul diesel, che però scende a 12,2 centesimi al litro dal 18 al 25 settembre e poi dal 26 settembre fino al 5 ottobre viene dimezzato a 6,1 centesimi. Una misura più gestibile per il bilancio dello Stato. Alla scadenza, dovrebbe essere poi disponibile il dato sull'extragettito Iva di settembre e una nuova proroga potrebbe arrivare con il meccanismo delle accise mobili.

(La Presse)

16 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. AI Act Ue: hotel obbligati a dichiarare foto e chatbot generati da AI

Dal 2 agosto 2026 sono in vigore le nuove regole di trasparenza previste dall'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, e il settore dell'hôtellerie è tra i più coinvolti nel cambiamento. Gli hotel che utilizzano chatbot per l'assistenza clienti o strumenti di intelligenza artificiale generativa per il marketing devono ora rispettare obblighi precisi di comunicazione verso i propri ospiti.

Come riporta Travel Industry Wire, le aziende del comparto viaggi devono ora etichettare in modo chiaro i contenuti generati, anche solo parzialmente, dall'intelligenza artificiale e informare i clienti quando stanno interagendo con un sistema automatizzato, che si tratti di un chatbot testuale o di un assistente vocale. Le violazioni delle disposizioni principali possono comportare sanzioni fino al 3% del fatturato globale dell'azienda.

La norma riguarda in particolare due ambiti sensibili per gli hotel: le conversazioni con l'assistenza clienti automatizzata e le immagini promozionali. Sul primo punto, qualsiasi sistema che interagisca direttamente con gli ospiti deve rendere evidente, fin dal primo contatto, che si tratta di un'intelligenza artificiale e non di una persona reale, salvo che ciò non risulti già ovvio dal contesto. Non basta più una dicitura nascosta nei termini di servizio: l'avviso deve essere chiaro e visibile subito.

Sul fronte delle immagini, la questione è più delicata perché tocca direttamente le aspettative di chi prenota una vacanza. Un'indagine condotta dalla società di analisi forense ContentGuard.me insieme all'agenzia tedesca di marketing digitale ABCD Agency ha analizzato oltre 25mila fotografie di hotel, evidenziando quanto sia diffuso il ricorso a immagini modificate o generate dall'intelligenza artificiale nel settore. Il problema, secondo quanto riportato dalla testata, non riguarda tanto l'uso dell'AI in sé, che può avere applicazioni legittime, come trasformare digitalmente uno scatto estivo in una versione invernale evitando così di dover organizzare un nuovo servizio fotografico stagionale, quanto i casi in cui le immagini ritraggono camere, strutture o ambienti che non esistono nella realtà o che non corrispondono a quanto il cliente troverà effettivamente in loco.

Per affrontare questa criticità, la Commissione Europea ha sviluppato delle icone standardizzate che dovranno essere mostrate ogni volta che un utente si trova per la prima volta davanti a un contenuto creato, in tutto o in parte, dall'intelligenza artificiale. L'obbligo di etichettatura copre non solo le immagini ma anche testi, contenuti audio e video, ampliando quindi il perimetro di applicazione a gran parte del materiale promozionale oggi prodotto dalle strutture turistiche.

Il tema della trasparenza sulle immagini generate dall'AI si intreccia con quello della fiducia dei consumatori: sapere che una fotografia è stata alterata digitalmente può influenzare la percezione che un potenziale ospite ha della struttura, con conseguenze dirette sulle prenotazioni. Tra le realtà del settore che hanno espresso sostegno al nuovo quadro normativo figura Booking Holdings, secondo cui la maggiore chiarezza normativa introdotta dall'AI Act aiuta a costruire un rapporto di fiducia con i clienti, garantendo che le loro aspettative corrispondano a quanto troveranno effettivamente.

Le nuove regole si inseriscono in un percorso di applicazione graduale del regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, entrato formalmente in vigore nell'agosto 2024 ma con obblighi scaglionati nel tempo: quelli relativi ai sistemi ad alto rischio avranno tempistiche diverse, mentre gli obblighi di trasparenza su chatbot e contenuti generati sono quelli attualmente operativi e sotto la lente delle autorità di controllo nazionali e dell'Ufficio europeo per l'intelligenza artificiale.

16 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Intelligenza artificiale, regole diverse nei paesi dell'Asia-Pacifico

Negli ultimi dodici mesi i paesi dell'area Asia-Pacifico hanno accelerato in modo significativo l'adozione di norme sull'intelligenza artificiale, ma con approcci molto diversi tra loro. Lo segnala lo studio legale internazionale Latham & Watkins, che segue da vicino l'evoluzione normativa della regione.

Secondo l'analisi, alcuni governi hanno scelto di dotarsi di quadri legislativi completi e organici sull'IA, mentre altri hanno preferito interventi più circoscritti, come l'obbligo di etichettare i contenuti generati artificialmente, senza arrivare a una regolamentazione onnicomprensiva del settore.

Il quadro che emerge conferma una tendenza già osservata da altri osservatori del settore legale: la regione Asia-Pacifico non sta seguendo un percorso unico verso la regolamentazione dell'IA, ma procede con velocità e strumenti differenti da paese a paese. Alcuni Stati hanno puntato su leggi vincolanti dedicate specificamente all'intelligenza artificiale, altri si sono affidati a linee guida non vincolanti e principi etici generali, lasciando alle norme già esistenti il compito di disciplinare i nuovi utilizzi della tecnologia.

Questa frammentazione pone alle aziende che operano su più mercati della regione la necessità di monitorare costantemente requisiti di trasparenza algoritmica, protezione dei dati personali e regole settoriali specifiche, che possono variare sensibilmente da un Paese all'altro pur muovendosi, in alcuni casi, verso un maggiore allineamento con i principi del risk-based approach già adottato dall'Unione Europea con il proprio regolamento sull'intelligenza artificiale.

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Ravenna, certificati falsi per evitare i Cpr: perquisizioni in 9 città

L'inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati medici falsi usati per evitare l'ingresso di migranti irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) si allarga a tutta Italia. Il 16 settembre la Squadra mobile di Ravenna, insieme al Servizio centrale operativo della Polizia di Stato di Roma, ha eseguito ventitré perquisizioni domiciliari, personali e informatiche nei confronti di altrettanti medici, in nove città: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Tra gli obiettivi degli accertamenti figurano anche gli ospedali Sant'Orsola e Maggiore di Bologna e l'Infermi di Rimini.

Come riporta Open, dei professionisti coinvolti soltanto uno risulta formalmente iscritto nel registro degli indagati. Gli altri, oltre venti in tutto, sono destinatari dei decreti di perquisizione ma non sono ancora indagati. L'operazione è la diretta prosecuzione del filone d'indagine avviato mesi fa, quando erano stati perquisiti otto medici del reparto di Malattie Infettive dell'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, poi finiti sotto indagine per falso ideologico continuato in concorso e interruzione di pubblico servizio.

Secondo l'ipotesi dei pubblici ministeri ravennati Daniele Barberini e Angela Scorza, tra maggio 2024 e gennaio 2026 alcuni medici avrebbero attestato consapevolmente patologie infettive inesistenti o "gonfiate" - come tubercolosi o scabbia - per certificare l'inidoneità dei migranti al trattenimento nei Cpr, senza però avviare le relative cure. Nel periodo preso in esame dall'inchiesta, su 64 stranieri irregolari sottoposti a visita nel reparto di Ravenna, 34 sono stati giudicati non idonei al trasferimento, dieci hanno rifiutato di sottoporsi alla visita e i restanti sono stati dichiarati idonei. Le non idoneità si sono concentrate soprattutto a partire da settembre 2025, fino ad azzerare completamente le idoneità nei mesi successivi. Per tre degli otto medici già indagati era scattata l'interdizione dalla professione per dieci mesi, disposta dalla gip Federica Lipovscek; per gli altri cinque il divieto di occuparsi di certificati destinati ai Cpr.

Dagli atti dell'indagine emerge il ruolo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm) e in particolare del suo referente, l'infettivologo Nicola Cocco, in servizio a Milano e non raggiunto da alcun avviso di garanzia. Cocco ha promosso da tempo una campagna, chiamata "Mai più lager - No ai Cpr", basata sulla tesi della "patogenicità" dei centri di permanenza per i rimpatri, sostenendo che nessuno possa essere considerato realmente idoneo a un luogo che definisce dannoso per la salute. Nelle chat sequestrate dagli investigatori, secondo quanto ricostruito dalla stampa, compaiono scambi di messaggi tra Cocco e i medici indagati relativi all'andamento delle certificazioni di non idoneità.

Le associazioni di categoria hanno espresso solidarietà ai medici coinvolti: a Bologna si è tenuto un presidio davanti alla Questura, mentre il sindacato Anaao Assomed Emilia-Romagna si è detto sconcertato per le perquisizioni. La Simm ha ribadito che la pericolosità dei Cpr per la salute delle persone trattenute sarebbe "un dato scientifico, non un'opinione", richiamando anche una nota dell'Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui la detenzione amministrativa dei migranti costituirebbe una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi.

Di segno opposto le reazioni del centrodestra: il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, e il ministro Matteo Salvini hanno chiesto chiarezza sulla vicenda, sostenendo che in caso di accertata colpevolezza i sanitari coinvolti dovrebbero essere radiati dall'albo professionale.

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Anziani non autosufficienti, da Treviso appello alla Regione Veneto

La tragedia avvenuta a Villatora di Saonara, nel Padovano, dove l'anziana Maria Zanasca è stata soffocata dal genero Enrico Marigo, ha riportato al centro dell'attenzione pubblica il tema della non autosufficienza degli anziani e delle difficoltà che le famiglie venete affrontano quotidianamente per garantire loro un'assistenza adeguata.

In questo contesto, i familiari degli ospiti di Enea (l'ex Israa), l'Ipab che gestisce le case di riposo di Treviso e che rappresenta una delle realtà più grandi del Veneto in questo settore, hanno lanciato una petizione che ha già raccolto circa mille firme. L'obiettivo è estenderla a tutte le Rsa della regione. La richiesta è indirizzata al presidente della Regione Luca Zaia (Stefani), agli assessori regionali competenti Gerosa e Roma, e al sindaco di Treviso Mario Conte, che è anche presidente di Anci Veneto.

Le richieste della petizione sono precise: un tetto massimo alle rette pagate dalle famiglie, l'aumento della quota a carico del Servizio Sanitario Nazionale, quasi 4.800 nuove impegnative di residenzialità e, se necessario, l'introduzione di una tassa di scopo per finanziare il settore.

I numeri alla base della mobilitazione sono allarmanti: in Veneto quasi 11mila anziani non autosufficienti risultano in lista d'attesa per un posto in casa di riposo con impegnativa, cioè con una parte dei costi a carico del sistema sanitario. Chi non riesce a ottenere un posto convenzionato e non vuole aspettare deve rivolgersi al mercato privato, dove i costi diventano proibitivi per molte famiglie: si arriva fino a 3.500 euro al mese, circa 117 euro al giorno.

Come riporta il Gazzettino, il presidente di Uripa (Unione regionale istituzioni e iniziative pubbliche e private di assistenza), Roberto Volpe, ha sintetizzato la situazione partendo proprio da questi dati, che hanno spinto i rappresentanti dei familiari di Enea a lanciare la raccolta firme.

Il direttore di Enea Treviso, Giorgio Pavan, ha sottolineato che la retta applicata dalla struttura per la non autosufficienza è di 59 euro al giorno, la più bassa in tutto il Veneto. Pavan chiede alla Regione di stanziare tra 70 e 100 milioni di euro nella prossima legge di bilancio, evidenziando una disparità che colpisce in particolare le famiglie che si affidano al settore privato: su 32mila posti letto disponibili in Veneto, 5mila sono gestiti da strutture private, dove le famiglie pagano il doppio rispetto al pubblico pur avendo, in teoria, gli stessi diritti di assistenza sanitaria garantiti dal servizio pubblico.

La petizione punta quindi a sensibilizzare le istituzioni regionali su un problema strutturale che riguarda un numero crescente di famiglie venete, chiamate sempre più spesso a farsi carico, anche economicamente, dell'assistenza dei propri anziani non autosufficienti in assenza di un'offerta pubblica sufficiente.

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Venezia, RSA nell'Ulss 3: 2mila in attesa e 500 posti liberi inutilizzati

Nel territorio dell'Ulss 3 Serenissima, che comprende Venezia e l'area veneziana, oltre duemila persone attendono un posto in una residenza sanitaria assistenziale (RSA), mentre circa 500 posti disponibili restano inutilizzati. È quanto denuncia la consigliera regionale del Partito Democratico Monica Sambo, sulla base di dati ottenuti tramite una richiesta di accesso agli atti.

Come riporta La Piazza Web, i posti liberi non vengono attivati principalmente per la forte carenza di personale e per l'insufficienza delle impegnative di residenzialità, il contributo regionale destinato a sostenere i costi dell'accoglienza in struttura. Sambo definisce questi due fenomeni "due macigni che pesano e che vanno rimossi attraverso una riforma seria e immediata del sistema".

La consigliera dem sottolinea che il quadro reale è ancora più preoccupante di quanto suggeriscano i numeri ufficiali. A questi dati si aggiungerebbero infatti migliaia di anziani che non presentano nemmeno domanda di accesso alle strutture, scoraggiati da rette diventate ormai insostenibili. Nel Comune di Venezia i costi delle case di riposo superano 1.800 euro al mese per chi può contare sul contributo economico regionale, mentre per chi ne è privo la retta mensile arriva a superare i 3.000 euro.

Sambo chiede quindi una riforma complessiva dell'intero sistema RSA, accompagnata da un investimento serio da parte della Regione Veneto. La consigliera insiste inoltre sulla necessità di intervenire anche prima dell'ingresso in struttura, aumentando le risorse destinate all'assistenza domiciliare e garantendo un sostegno concreto ai caregiver, ovvero le persone che ogni giorno si occupano in casa dei propri familiari non autosufficienti.

Secondo l'esponente del Pd, la cura delle persone anziane e non autosufficienti non può gravare unicamente sulle singole famiglie, ma deve essere considerata a tutti gli effetti una responsabilità istituzionale e collettiva, che richiede servizi accessibili, tempi adeguati e sostegni economici sufficienti.

16 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Prezzi farmaci Usa: la politica di Trump rischia di far salire i costi in Europa

La politica statunitense sui prezzi dei farmaci voluta da Donald Trump, basata sul principio della "nazione più favorita", rischia di produrre l'effetto opposto a quello promesso oltre Atlantico: non abbassare i costi negli Stati Uniti, ma farli salire in Europa, insieme ai tempi di attesa per l'arrivo di nuove terapie. Lo segnala Euronews, riprendendo i risultati di un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet.

Il meccanismo alla base della riforma americana, noto come "most favoured nation" (MFN), prevede che i programmi sanitari pubblici statunitensi non paghino più dei prezzi più bassi praticati negli altri paesi ad alto reddito. In pratica, se un farmaco costa poco in Germania o in Francia, quel prezzo dovrebbe diventare il riferimento anche per Medicare negli Stati Uniti.

Lo studio ha analizzato 195 farmaci brevettati che generano insieme 87,9 miliardi di dollari di spesa annua negli Stati Uniti. Il risultato è che per circa tre farmaci su quattro tra quelli esaminati, il risparmio che Medicare otterrebbe applicando questa regola sarebbe pari a quasi quattro volte l'intero fatturato annuo di quel farmaco nel paese usato come riferimento per il prezzo. Un disincentivo enorme per le case farmaceutiche, che avrebbero tutto l'interesse a evitare di vendere a prezzi bassi in Europa proprio per non "contaminare" il prezzo che potrebbero chiedere negli Stati Uniti: la conseguenza più probabile, secondo i ricercatori, è che le aziende ritardino il lancio di nuovi farmaci in paesi come Germania e Francia, oppure ne alzino direttamente i prezzi.

Sul fronte del risparmio effettivo per le casse pubbliche americane, lo studio stima un potenziale di 11,6 miliardi di dollari annui, che potrebbe salire fino a 46,5 miliardi se la regola venisse applicata in modo più ampio. Ma questa cifra rischia di restare largamente teorica: un primo gruppo di 17 grandi aziende farmaceutiche ha infatti raggiunto accordi separati e confidenziali con l'amministrazione Trump che le esentano dalle regole previste dai due modelli di applicazione della politica, denominati GLOBE e GUARD. Queste 17 aziende coprono da sole 131 dei 195 farmaci studiati, cioè il 67% del totale. Escludendo questi farmaci dal conteggio, i ricercatori calcolano che il risparmio complessivo si riduca del 71%, scendendo a soli 3,3 miliardi di dollari.

Il numero delle aziende che hanno negoziato deroghe dirette con la Casa Bianca è peraltro salito ulteriormente: secondo quanto riportato da EU Perspectives, altre nove case farmaceutiche hanno firmato accordi simili lo scorso 31 agosto, portando il totale a 26 aziende, che insieme coprono l'89% del mercato dei farmaci di marca.

Sul fronte europeo, alcuni segnali di tensione sui prezzi e di possibili ritardi nei lanci sono già sotto osservazione. A marzo l'agenzia Reuters aveva riportato un calo del 35% delle vendite di farmaci nell'Unione Europea nei dieci mesi precedenti l'ordine esecutivo firmato da Trump. Un mese fa, inoltre, un farmaco destinato al trattamento del colesterolo grave è stato ritirato dal mercato: un episodio che non è stato ufficialmente collegato alla nuova politica statunitense, ma che ha comunque acceso l'attenzione degli osservatori.

La Commissione Europea sta valutando la situazione, ma al momento non è in grado di confermare un nesso diretto tra gli aumenti di prezzo o i ritardi nei lanci e la politica di Washington. Un documento della Commissione redatto quest'estate per i ministri della Salute, e ottenuto dal portale Euractiv, ammette che al momento è "molto difficile, se non impossibile, isolare eventuali effetti" della politica statunitense sul mercato europeo dei farmaci, che resta il secondo più grande al mondo dopo quello americano.

16 SETTEMBRE 2026

FILIPPINEFILIPPINE. Duterte compare per la prima volta davanti ai giudici della Corte Penale internazionale

L'ex presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, 81 anni, è comparso di persona per la prima volta davanti ai giudici della Corte Penale Internazionale (CPI) a L'Aia, a 18 mesi dal suo trasferimento alla Corte per rispondere di crimini contro l'umanità legati alla sua controversa "guerra alla droga". Come riporta The Japan Times, l'ex capo di Stato era stato trasferito a L'Aia nel marzo 2025 e da allora aveva sempre seguito le udienze da remoto o le aveva saltate, con la difesa che ne giustificava l'assenza per motivi di salute.

Duterte, presidente delle Filippine dal 2016 al 2022, è accusato di aver istituito, finanziato e armato squadre della morte contro spacciatori e consumatori di droga. Il mandato d'arresto lo ritiene responsabile di una campagna sistematica e diffusa che avrebbe causato migliaia di uccisioni tra il 2011 e il 2019, sia negli anni in cui era sindaco di Davao City sia durante la presidenza. Vestito con un completo scuro e camicia bianca senza cravatta, l'ex presidente non ha preso la parola in aula, restando seduto con il mento appoggiato alle mani mentre venivano aperti i lavori.

Durante l'udienza la giudice presidente Joanna Korner ha chiesto alla procura di trovare il modo di abbreviare il processo, fissato per il 30 novembre, viste l'età e le condizioni di salute dell'imputato. La giudice ha sottolineato che è fondamentale che il procedimento proceda il più rapidamente possibile, sollecitando le parti a limitare il numero dei testimoni e a concentrarsi sulle prove ritenute davvero rilevanti. Korner ha inoltre segnalato che i referti medici sull'81enne impongono limitazioni alle ore di udienza quotidiane.

L'avvocato della difesa, Peter Haynes, ha definito la mole di materiale probatorio messo a disposizione dalla procura "enorme e impossibile" da esaminare nei tempi previsti. Sul numero esatto dei documenti le parti sono in disaccordo: la procura parla di circa 15.000 elementi, la difesa sostiene che si tratti di oltre 62.000 documenti. Haynes ha dichiarato che il suo team non ha "nessuna possibilità" di leggere una simile mole di materiale prima dell'inizio del processo, definendo l'attuale stato del fascicolo "un disastro". L'avvocato ha aggiunto che, se il suo assistito fosse più giovane e in condizioni di salute migliori, chiederebbe un rinvio di sei mesi.

I legali di Duterte sostengono da tempo che l'ex presidente soffra di un declino cognitivo che ne comprometterebbe memoria e capacità di seguire il procedimento quotidianamente. Nonostante ciò, lo scorso gennaio i giudici della CPI lo avevano dichiarato idoneo a seguire le udienze e ne avevano richiesto la presenza fisica in aula, anziché il collegamento video dall'unità di detenzione. Nel corso dell'udienza di mercoledì, la giudice Korner ha anche precisato che Duterte avrebbe potuto lasciare l'aula in qualsiasi momento senza dover chiedere il permesso ai giudici: l'imputato è comunque rimasto per tutta la durata dell'udienza, durata un'ora e un quarto.

Duterte è accusato di tre capi d'imputazione per crimini contro l'umanità. Secondo l'accusa, sarebbe direttamente coinvolto in almeno 76 omicidi commessi tra il 2013 e il 2018 nell'ambito della sua offensiva contro consumatori e spacciatori di droga. Le stime complessive delle vittime della campagna variano notevolmente: la polizia filippina riconosce circa 6.000 morti, mentre le organizzazioni per i diritti umani denunciano un bilancio fino a 30.000 vittime. Le Filippine erano uscite dalla giurisdizione della CPI nel 2019 su ordine dello stesso Duterte, ma la Corte ha stabilito di mantenere comunque la competenza sui crimini commessi nel Paese tra il 2011 e il 2019.

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Inflazione. Istat conferma +3,3% per agosto

Nel mese di agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5% su base mensile e del +3,3% su base annua (da +2,9% di luglio), confermando la stima preliminare.

L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da +14,8% a +18,6%) e, soprattutto, non regolamentati (da +11,4% a +17,0%), dei Beni durevoli (da +0,7% a +1,3%) e, in misura più lieve, degli Alimentari non lavorati (da +3,6% a +3,8%); di contro, decelera la crescita dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e quella dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +0,8%).

Nel mese di agosto l’“inflazione di fondo”, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si riduce lievemente (da +1,6% a +1,5%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,8% a +1,7%).

Nel settore dei beni i prezzi evidenziano un’accelerazione del loro ritmo di crescita (da +3,2% a +4,1%), a cui si contrappone il rallentamento di quello dei prezzi dei servizi (da +2,7% a +2,4%). Si amplia il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, che passa da -0,5 a -1,7 punti percentuali.

La variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona si riduce (da +1,0% a +0,9%), mentre quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumenta (da +3,4% a +4,3%).

La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+3,0%) e non regolamentati (+2,9%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,3%) e dei Beni durevoli (+0,5%).

L’inflazione media del 2026 acquisita ad agosto è pari a +2,9% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,1% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +3,2% su base annua (da +2,9% del mese precedente), confermando la stima preliminare.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,6% e una tendenziale di +3,4%.

Il commento

Ad agosto 2026 l’inflazione sale a +3,3% (da +2,9% di luglio), sostenuta dall’andamento dei prezzi dei beni energetici (da +11,6% a +17,1%). Nel settore alimentare la dinamica dei prezzi continua a essere moderata (attestandosi a +1,0%), esercitando un freno alla crescita dell’indice generale. La crescita dei prezzi rallenta anche per alcune tipologie di servizi, tra cui i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e quelli relativi ai trasporti. Il cosiddetto “carrello della spesa” diminuisce lievemente (da +1,0% a +0,9%), come anche l’inflazione di fondo (da +1,6% a +1,5%). L’inflazione media del 2026, acquisita ad agosto sale a +2,9%.

16 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. ​​​​​​​L’Italia prolunga i controlli alle frontiere con la Spagna per Ceuta

Il governo italiano ieri ha annunciato la decisione di prolungare per altre due settimane i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, che erano stati introdotti in deroga a Schengen dopo la crisi di Ceuta. La scelta è dettata dalla politica, non giustificata da reali pericoli per la sicurezza. “La maggioranza delle persone entrate a Ceuta sono rientrate in Marocco in poche ore. L’integrità dell’area Schengen è rimasta intatta, grazie anche alle autorità della Spagna e alla cooperazione con il Marocco”, ha detto ieri il commissario Magnus Brunner.

La decisione a inizio agosto dell’Italia ha innescato un’escalation con il governo di Pedro Sánchez, che a sua volta ha reintrodotto i controlli con l’Italia. Ieri anche Madrid ha annunciato un prolungamento di due settimane per rappresaglia. La Commissione si era astenuta dall’intervenire nella speranza che l’Italia abbandonasse i controlli. Fonti dell’esecutivo di Ursula von der Leyen ammettono che la scelta dell’Italia non è in linea con le regole del codice Schengen. Interrogato dal Mattinale Europeo sulla nuova proroga, ieri un portavoce della Commissione non è stato in grado di fornire un commento.

(Il Mattinale Europeo)

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Antitrust apre istruttoria sull’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps

L’Antitrust apre l’istruttoria sull’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps. Dopo la fase preliminare di screening dell’offerta, l’Authority ha avviato una fase di approfondimento e di confronto con le parti in campo. Di fatto, si tratta di una fase 2, che servirà ad analizzare le criticità dell’operazione e ad arrivare a possibili correttivi.

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Giustizia. I tempi delle sentenze penali. Focus de IlSole24Ore

Il Sole 24Ore mette sotto la lente i dati del ministero della Giustizia sul primo semestre 2026, che fotografano una diminuzione dei tempi delle sentenze penali in tutte le fasi: rispetto al 2019 la durata di un processo penale passa da 392 a 299 giorni nei Tribunali, da 841 a 483 giorni in appello e da 166 a 73 giorni in Cassazione. La durata complessiva arriva così a 856 giorni, con un miglioramento dei tempi del 40%, più alto del target Pnrr fissato al 25%».

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Disuguaglianze record: le famiglie crescono meno dell'Europa ma il 5% più ricco possiede metà Paese

Le famiglie italiane hanno aumentato la loro ricchezza negli ultimi 10 anni ma la crescita è stata la più bassa dell’eurozona e si è fermata a un +22% contro una media dell’area di +60% e una punta del +87% della Germania.

Non solo, le diseguaglianze, nello stesso periodo, sono salite polarizzando la ricchezza verso l’alto. E’ quanto si legge nella ricerca dell’Osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl sulla ricchezza delle famiglie.

Dal 2015 al 2025 il nostro paese, sottolinea il rapporto “registra l’incremento minore nell’eurozona, maturato in larga parte dal 2020. A incidere è il livello del tasso di risparmio, nettamente inferiore alla media dell’area dell’euro”.

In particolare, dal 2015 la crescita totale dell’Italia, pari a 2.107 miliardi, è stata determinata per il 45% circa (937 miliardi) da azioni non quotate e da altri titoli di capitale (+102,7%) detenuti per la quasi totalità (98,3%) dalle famiglie più abbienti. È stata anche una crescita a due velocità, nettamente più marcata nel secondo quinquennio: dal 2020 al 2025 l’aumento della ricchezza è stato di 1.829,6 miliardi, contro i soli 277,4 miliardi del periodo dal 2015 al 2020.

Oltretutto “il 5% delle famiglie detiene oltre il 50% della ricchezza netta complessiva, mentre il 50% meno abbiente ne possiede appena il 7,3%. Nel 2015 le famiglie italiane disponevano mediamente di 366.790 euro, più delle famiglie tedesche (263.390) e spagnole (291.480) e anche delle francesi (330.980). Nel 2025 il valore italiano sale a 452.300 euro, sempre al di sopra di Spagna (436.900) e Francia (441.080), ma al di sotto della Germania (480.390).

La ricchezza delle famiglie italiane è sempre più concentrata nelle mani della fascia più abbiente della popolazione. Nel 2010 il 10% più ricco deteneva il 52% della ricchezza netta complessiva; al 31 dicembre 2025 la quota è salita al 60,6%. Ancora più marcata la crescita della concentrazione al vertice: il 5% più ricco è passato dal 39,9% della ricchezza nel 2010 al 50,2% nel 2025. In quindici anni la sua quota è quindi aumentata di oltre 10 punti percentuali. (Ansa)

16 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Bitcoin ha perso quasi il 50% e sarebbe diventato 'noioso'

Il Bitcoin sta affrontando una fase complessa e di forte volatilità, oscillando sotto la soglia degli 80.000 dollari dopo aver toccato picchi storici superiori ai 126.000 dollari nell'ottobre 2025.

Questa correzione dai massimi è guidata da diversi fattori macroeconomici e di mercato:

  • Competizione dell'intelligenza artificiale: I capitali istituzionali si sono in parte spostati verso i titoli tecnologici e legati all'IA.
  • pressione geopolitica e macro: Le tensioni internazionali (come la crisi Iran-USA) e l'incertezza sui tassi e sul debito USA influenzano i flussi di cassa.
  • Regolamentazione e flussi: Il dibattito su nuove leggi e i movimenti altalenanti degli ETF continuano a ridefinire il sentiment degli investitori.

Secondo Milano Finanza arebbe diventato 'noioso' Dal picco dell’ottobre 2025 la criptovaluta ha perso quasi il 50% mentre le ricerche su Google sono crollate del 70%. Il boom dell’AI allontana gli investitori e la stretta fiscale in Italia pesa sull’investimento. Milioni di risparmiatori in allerta

16 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Bitcoin: Satoshi sarebbe un narco in carcere

Satoshi Nakamoto è lo pseudonimo della persona, o del gruppo di persone che ha ideato la criptovaluta Bitcoin, redigendone il white paper e creandone e distribuendone l'implementazione di riferimento originale. Questa comprende la realizzazione del relativo protocollo di comunicazione e la rete peer-to-peer su cui si basa. Nell'ambito dello sviluppo di Bitcoin, Nakamoto ideò anche la prima blockchain. Nakamoto è timasto attivo nello sviluppo della criptovaluta fino al dicembre 2010.

Satoshi sarebbe Paul Le Roux, un narco in carcere negli Usa. Lo ha detto una stella dell’AI al podcast di Tucker Carlson

Amjad Amsad, fondatore e ceo di Replit, parla su Milano Finanza di Le Roux, un hacker abilissimo e creatore di una rete di farmacie online illegali che ha venduto antidolorifici oppiacei a milioni di cittadini statunitensi

16 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Il bitcoin torna sopra 80.000 dollari, ai massimi da tre mesi. Ecco perché e dove può arrivare

  • Il Bitcoin supera 80.000 dollari, massimo da oltre tre mesi, spinto da indebolimento dollaro e buyback Tesoro Usa.
  • L'invito di Donald Trump a chiarezza normativa per il settore ha contribuito al rialzo.
  • Ad agosto, Bitcoin ha guadagnato quasi il 30%, la migliore performance mensile da novembre 2024.
  • Gli acquisti di ETF su Bitcoin hanno registrato il maggior afflusso settimanale in 10 mesi.
  • Il valore attuale rimane inferiore al picco di 126.000 dollari di ottobre 2025.
  • Analisti di IG prevedono un movimento verso 95.000-100.000 dollari con una rottura sostenuta.
  • Mosse del Tesoro hanno orientato investitori verso oro (quasi 4.700 dollari l'oncia) e Bitcoin per timori su inflazione e debito pubblico Usa.
  • Il debito pubblico statunitense ha raggiunto 40.000 miliardi di dollari.
  • Tim Sun (HashKey Group) ritiene che i politici statunitensi limiteranno l'aumento dei rendimenti fino alle elezioni di midterm, creando un contesto favorevole.
  • Geoffry Kendrick (Standard Chartered) paragona il momento al crollo di Silicon Valley Bank nel marzo 2023, che precedette un rally di Bitcoin.
  • Bitcoin rafforza il suo ruolo di strumento per conservare ricchezza al di fuori del sistema bancario tradizionale.

Qui l'articolo completo di Milano Finanza

LETTERE
22 SETTEMBRE 2026

Successione Poste Italiane: come sollecitare lo svincolo delle somme

· di Redazione
Buongiorno, io con le mie sorelle Michela e Martina dobbiamo estinguere un conto banco posta di nostra madre deceduta il 1 marzo 2026, abbiamo fatto tutto quello che ci chiedevano e presentato tutti i documenti richiesti ma ancora oggi niente.
Nonostante abbiamo presentato 2 lettere di reclamo rispondono trovando sempre scuse per non restituirci i soldi di nostra madre. Allego le lettere e aspetto una risposta per sapere come dobbiamo procedere e se è normale che le leggi siano sempre a favore delle istituzioni e mai a favore dei cittadini. Grazie
Cordiali saluti
Manuela, dalla provincia di GR

Risposta:
Gentile Manuela,
generalmente le tempistiche relative alle pratiche di successione, anche presso Poste Italiane, sono spesso lunghe, in casi più complessi anche sei mesi e oltre dalla presentazione della documentazione richiesta che va esaminata ed eventualmente integrata. In caso di sollecito e/o reclamo formale (cioè presentato con modulistica fornita da poste o via Pec - posta elettronica Certificata o Raccomandata con ricevuta di ritorno) Poste Italiane ha, secondo il Regolamento del servizio dei reclami Banco Posta, il dovere di fornire un riscontro formale entro 60 giorni dalla ricezione del reclamo scritto (art. 4 Reg. citato).
Nel vostro caso, è stato dato un riscontro ai vostri solleciti, anche se da Voi interpretati come "scuse" e si tratta di verificare quali siano realmente i motivi ostativi a tale definizione. Se a Vostro avviso la documentazione è completa secondo quanto richiesto e le spiegazioni fornite non sono ritenute valide, sarà necessario inviare personalmente o tramite una associazione di consumatori o tramite un legale di Vs fiducia una formale Diffida ad adempiere e sollecito svincolo somme per successione chiedendo la liquidazione immediata delle quote entro e non oltre un termine (7-10 giorni) e la motivazione scritta del ritardo e/o della mancata chiusura della pratica di successione, contestando quanto scritto nelle loro risposte, che si consiglia di allegare, e preannunciando in caso contrario una tutela nelle opportune sedi stragiudiziali (come previsto dall'art. 6 del Regolamento Poste) e giudiziali. La data di invio della Pec o della Raccomandata con ricevuta di ritorno fa fede per attestare l'effettivo ritardo e/o inadempimento da parte di Poste.
P.s. le lettere da Voi allegate non sono in un formato leggibile.
Regolamento del servizio dei reclami Banco Posta
22 SETTEMBRE 2026

Auto usata da privato con vizio occulto: quali diritti e rimedi

· di Redazione
Ho acquistato da un privato una Dacia Sandero Stepway 0.9 TCe GPL del 2016 per 2.900 euro. Subito dopo l'acquisto si è manifestato un grave problema al circuito di raffreddamento: la macchina espelle il liquido refrigerante e va in temperatura. Il meccanico ha già sostituito pompa acqua, termostato e tappo della vaschetta, ha effettuato il bypass del riduttore GPL e ora sta provando a sostituire il radiatore. Il venditore mi aveva riferito che la guarnizione della testata era stata sostituita l'anno precedente. Ho già speso circa 300 euro di riparazioni e ho informato immediatamente il venditore del problema. Vorrei sapere quali sono i miei diritti in caso il problema non venga risolto e se posso chiedere la risoluzione della vendita e la restituzione dei 2.900 euro, oltre alle spese sostenute.
Davide, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Davide,
innanzitutto occorre precisare che nel caso da lei prospettato non opera la garanzia legale di conformità di 2 anni prevista dal Codice del Consumo che si applica solo agli acquisti da un venditore professionale (concessionario, autosalone, rivenditore di auto usate con partita IVA). Come da lei precisato, infatti, l'acquisto è avvenuto da un privato e pertanto, quella tutela specifica non si applica essendo il Suo rapporto regolato dalle norme del codice civile sulla compravendita tra privati.
Il codice civile prevede, comunque, una garanzia per i vizi occulti della cosa venduta: se il difetto esisteva già al momento della vendita (anche se non visibile) e non era stato dichiarato dal venditore, lei può agire per la risoluzione del contratto con restituzione del prezzo, oppure per la riduzione del prezzo. Occorrono però alcune condizioni: il vizio deve essere denunciato al venditore entro 8 giorni dalla scoperta, cosa che lei scrive di aver fatto subito. Inoltre, l'azione va comunque promossa entro un anno dalla consegna del bene.
Se il venditore le aveva riferito che la guarnizione della testata era stata sostituita l'anno precedente e purché ciò si dimostri non corrispondente al vero, o se il problema al circuito di raffreddamento fosse in realtà riconducibile a un vizio della testata preesistente e non dichiarato, questo rafforzerebbe la sua posizione, potendo configurarsi anche un problema di dichiarazioni non veritiere rilevanti ai fini del consenso contrattuale. Si tratta di circostanze da sostenere con prove e, quindi, Le consigliamo di raccogliere fin da subito documentazione tecnica come una perizia o una relazione scritta del meccanico che attesti la natura del guasto, la sua origine presumibile e se sia compatibile con un difetto già esistente alla vendita. Senza questi elementi tecnici la sua richiesta sarà difficilmente sostenibile.
Nel caso in cui il venditore non sia disponibile ad accogliere bonariamente la soluzione da lei proposta, riduzione del prezzo o rimborso, il passo successivo potrà essere una diffida scritta formale seguita, in caso di mancato accordo, da una mediazione civile obbligatoria e quindi, se necessario, una causa civile.
Per la diffida può utilizzare il nostro generatore di moduli per diffide.
Trattandosi di materia giuridica complessa (vizi occulti, onere della prova, termini di decadenza) si suggerisce di rivolgersi anche a un avvocato per valutare con precisione la fondatezza e i tempi dell'azione.
Per approfondimenti ulteriori: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria.
22 SETTEMBRE 2026

PEC Aruba incompatibile con Outlook: come contestare il servizio

· di Redazione
Per avere una qualche speranza di una risposta e per lo sbrigo di pratiche ufficiali ho sottoscritto un servizio pec con Aruba. Nel mio paese basta una semplice email commerciale per avere risposte ed assistenza, ma siamo in Italia. Premetto che smanetto su computer dagli anni 90 e ho lavorato per grandi società multinazionali di software.
Chiamo Aruba e faccio domande stringenti come per esempio compatibilità con il client Outlook perché io ho molte emails a cui fare riferimento e devo gestire il tutto con Outlook.
Aggiungo che si tratta di una "conditio sine qua non" per sottoscrivere il servizio. Risposta: totalmente compatibile, rispecchia interamente la gestione con le sue altre email (porto gli esempi delle mia email aziendali, delle email commerciali). In eccesso di prudenza chiedo la assistenza in tempo reale per inserimento dell'account nel client. Il tecnico esperto di Aruba mi guida passo passo per inserire i parametri. Parametri dettati da tecnico Aruba.
Risultato:
1) invio pec impossibile. Continue chiamate al servizio clienti: gli esperti aprono e chiudono le pratiche, alcuni dicono che indirizzo destinatario errato. Alla fine arriva 1 unica persona che ne capisce (alcuni "esperti tecnici" di Aruba hanno detto orrori contro qualsiasi logica) Paolo: i servers di invio e ricezione inseriti nel client dettati da esperti Aruba sono sbagliati, bisogna cambiarli. Se per la ricezione qualcosa era possibile, per invio era un muro. Mesi per avere questo. Paolo effettua i cambiamenti e posso inviare tranquillamente.
2) impossibilità di vedere il mittente delle pec ricevute. Per saper chi mi invia una pec, che nel frattempo sono diventate molte, devo spulciarle una per una, cosa impossibile. Anche qui chiamate su chiamate, io pago 40 centesimi al minuto per telefonare, settimane che passano, scrivo una pec a Paolo, silenzio. Finalmente chiama Paolo. Mi chiede di richiamarmi il giorno dopo da una ora precisa perché è a fine turno, mi darà tutte le risposte perché non sa, deve studiarsi la cosa. In ogni caso ho ragione, non ci dovrebbero essere tutti questi gusci che mi impediscono di vedere il mittente nel client. Paolo non chiama più, invia dopo alcuni giorni una email dicendo che il client Outlook sarebbe incompatibile con Aruba (?????????????).
3) formato pdf delle pec da allegare in altre pratiche. Non devo toglierle dal server per tutti gli obblighi e garanzie di legge. Quindi mi serve una pec salvata in copia pdf da allegare in un'altra pec. Se con le email commerciali è facile, lo faccio di continuo o allego direttamente la email in questione come allegato, con Aruba è impossibile. Mesi che chiedo ma ad oggi nulla. Ho scritto anche una pec ad Aruba, nessuna risposta, al suo ufficio legale spiegando dopo assurde affermazioni ad oggi nulla.
Che fare? Ho scritto al Mimit, nulla. A chi mi rivolgo? Ogni volta stampare la pec, scannerizzarla e allegarla? Che assistenza è? I settaggi di Paolo nel frattempo sono cambiati. Aiuto.
Silvia, dalla provincia di RC

Risposta:
Gentile Silvia,

sul piano contrattuale, se effettivamente al momento della sottoscrizione le è stata garantita espressamente la piena compatibilità con Outlook come condizione essenziale del contratto, e questa si è rivelata falsa o comunque gravemente carente nell'assistenza per renderla operativa, lei ha titolo per contestare un inadempimento contrattuale del fornitore del servizio PEC. Non si tratta di una "pratica commerciale scorretta" in senso tecnico (che richiede una condotta ingannevole sistematica verso una generalità di utenti, da accertare eventualmente dall'AGCM), ma di un contenzioso contrattuale per inadempimento o cattiva esecuzione del servizio, che può fondare una richiesta di risoluzione del contratto, rimborso di quanto pagato e risarcimento dei danni subiti (incluse le spese telefoniche sostenute per l'assistenza, se documentabili).

Le consigliamo di procedere così. Primo, invii una diffida scritta formale (raccomandata A/R o PEC) al fornitore, con termine di 15 giorni, elencando puntualmente i tre problemi, le date delle chiamate, i nomi degli operatori se li ha annotati, e chiedendo alternativamente la piena funzionalità del servizio come promesso oppure la risoluzione del contratto con rimborso. Può usare il nostro generatore di moduli per impostare la diffida.

Secondo, se la diffida non sortisce effetto, la PEC non rientra nella competenza del Corecom (che vale solo per telefonia, internet e pay TV in senso proprio): per una PEC la strada è un'eventuale causa al Giudice di Pace, anche senza avvocato.

Sul problema tecnico specifico dei parametri IMAP/SMTP e della visualizzazione del mittente nel client, che richiede competenze tecniche di configurazione, le suggeriamo di rivolgersi anche a un tecnico informatico di fiducia indipendente dal fornitore, per una diagnosi certa e indipendente da usare anche come prova nel contenzioso.

Per la stampa delle PEC in PDF, ci risulta esistere una funzione su Aruba PEC che lo consente (e noi la utilizziamo spesso): se lei clicca sui tre puntini in alto a destra del messaggio, troverà l'opzione "Stampa", e potrà scegliere di stampare in formato PDF.
22 SETTEMBRE 2026

Agenzia di consulenza pratiche inefficiente: come chiedere il rimborso

· di Redazione
Rientrata in Italia da pochissimo dopo 20 anni all'estero sono un pesce fuor d'acqua, non so muovermi (per avere il codice fiscale ci ho messo 6 mesi perché mi dicevano che non ne avevo diritto in quanto residente all'estero...). Mi sono rivolta ad una agenzia, società, non so come identificarla, per aiuto, consulenza e indicazioni per alcune pratiche da sbrigare. Pagato il compenso richiesto ho inoltrato on line le domande e i documenti relativi a 3 problematiche. Settimane di ritardi, attese lunghissime al telefono, linea che cade, responsabili scontrosi che ti trattano a pesci in faccia, personale che non si presenta o qualifica quindi non sai mai con chi parli, email a cui non si dà mai risposta (lo so perché mi sono arrivate avvisi di email mai aperte), documenti allegati che vanno persi, invio di email o richieste per inoltrarli nuovamente. Un disastro!
Scrivo una pec di reclamo e chiedo indietro i miei soldi perché nulla è stato fatto. Risposta 0.
Che fare? A chi mi posso rivolgere?
Silvia, dalla provincia di RC

Risposta:
Gentile Silvia,
Capiamo la frustrazione, soprattutto dopo un rientro complicato come il suo. Vediamo però di inquadrare correttamente la situazione e i passi concreti da fare.

Quello che descrive è un disservizio contrattuale: ha pagato un compenso per una prestazione di consulenza e assistenza pratiche, e se effettivamente quella prestazione non è stata svolta (documenti persi, pratiche mai portate a termine, nessuna risposta), lei ha diritto alla risoluzione del contratto per inadempimento e alla restituzione di quanto pagato, oltre al risarcimento di eventuali danni ulteriori documentabili (ad esempio spese sostenute per rifare da sola le pratiche o ritardi che le hanno causato un danno economico provato).

Ha già fatto il primo passo corretto inviando una PEC di reclamo con richiesta di rimborso. Se la controparte non risponde entro un termine ragionevole (di solito si indicano 15-30 giorni nella diffida stessa), il passo successivo è formalizzare una vera e propria messa in mora con diffida, specificando termine perentorio per il rimborso e riserva di agire in giudizio. Se anche questo non produce effetti, le strade sono due: la mediazione civile (facoltativa prima di una causa per controversie di questo tipo, dura al massimo 3 mesi ed è gestita da un organismo di mediazione o dalla Camera di Commercio) oppure, se l'importo è modesto, il ricorso al Giudice di Pace direttamente. Per importi inferiori a 1.100 Euro, potrà stare in giudizio anche senza avvocato.

Le consigliamo di conservare tutto: contratto firmato, ricevute di pagamento, tutte le email e PEC scambiate, eventuali screenshot delle mancate risposte. Sono la base per qualsiasi azione successiva.

Per predisporre la diffida formale può utilizzare il nostro generatore di moduli per ricorsi e istanze.

Per approfondire consulti la nostra guida sulla messa in mora.
20 SETTEMBRE 2026

Migrazione telefonica non riuscita: TIM continua a fatturare, cosa fare

· di Redazione
Buon giorno e grazie per il vostro lavoro.
Avevo un contratto per fisso e internet con TIM. Ad aprile ho deciso di aderire all'offerta di SKY WIFI. Ho dato agli operatori di SKY il codice migrazione; loro si sarebbero occupati di fare il passaggio ad altro operatore da TIM. Dopo alcune telefonate sia a TIM che a SKY per sapere se la cosa era andata a buon fine, nelle quali SKY mi diceva che era stato richiesto il passaggio già dal 29/04/2026 e TIM di non aver ricevuto alcuna richiesta di migrazione, il 12 maggio ho accolto un tecnico SKY che mi ha installato il modem e attivato la connessione ad internet. Il problema è che TIM continua a mandarmi le fatture come se io avessi ancora i loro servizi; ora mi hanno mandato una raccomandata web che non ho ritirato e una seconda per la quale non so come comportarmi, per richiedermi il pagamento delle fatture non pagate. Cosa mi consigliate di fare?
Maria, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Maria,
Il problema che lei descrive è tipico dei casi di migrazione non andata a buon fine tra operatori, dove la responsabilità va accertata ma nel frattempo il cliente si trova a dover gestire richieste di pagamento per un servizio che, se i fatti sono andati come lei racconta, non ha più effettivamente utilizzato dal momento dell'attivazione della nuova linea.

Il punto centrale è che, se davvero la richiesta di migrazione era stata inoltrata da SKY già a fine aprile e il servizio TIM non è mai stato interrotto per cause imputabili a un disguido tra i due operatori, lei non è tenuto a pagare fatture relative a un servizio che non ha continuato a richiedere. Non conosciamo però i dettagli tecnici di chi abbia effettivamente commesso l'errore nella procedura di migrazione, quindi le consigliamo di raccogliere tutta la documentazione utile: le date dei contatti con SKY e TIM, il codice di migrazione fornito, la data di attivazione del nuovo servizio (12 maggio) e le fatture contestate.

Sulle raccomandate, le consigliamo di ritirarle comunque in futuro (anche quella arretrata, se ancora disponibile in giacenza presso l'ufficio postale): il mancato ritiro non blocca gli effetti legali della comunicazione, che si considera conosciuta decorsi i termini di giacenza.

Nel merito, il percorso corretto è: primo, un reclamo scritto a TIM in cui contesta formalmente l'addebito delle fatture successive alla data di attivazione della nuova linea, chiedendo lo storno; secondo, se TIM non risponde entro 45 giorni o rigetta il reclamo, la conciliazione tramite la piattaforma ConciliaWeb di AGCOM (accesso con SPID o CIE) presso il Corecom competente, che è condizione obbligatoria prima di rivolgersi al giudice. Le segnaliamo anche la nostra scheda di approfondimento sulla procedura di conciliazione obbligatoria davanti al Corecom.

Per predisporre il reclamo scritto può utilizzare il nostro modulo per il reclamo in ambito telefonia.
20 SETTEMBRE 2026

Sinistri falsi nell'attestato di rischio auto: come farli cancellare

· di Redazione
Salve, ho scoperto nell'agosto 2025 che sulla mia auto, una vecchia fiat 600, vi erano degli incidenti inseriti nel mio attestato di rischio. Cosa non avvenuta, la macchina era chiusa in garage, io ero all'estero e le chiavi erano con me. Con molta fatica contatto Unipol, chiedo informazioni, disconosco i sinistri, gli addetti Unipol non rispondono al telefono, muro di gomma. A marzo sottoscrivo una pec, invio una diffida a Unipol: deve cancellare il sinistro dal mio attestato e allego il modello CAI datomi da un'altra società assicurativa. Copia conoscenza delle comunicazioni sempre a IVASS, che apre fascicolo. Unipol con il suo comodo risponde che il sinistro è stato fatto da un proprietario della automobile e non può dare informazioni per motivi di privacy. Secondo Unipol la mia auto sarebbe stata di proprietà di questa persona dal 2009 al 2022. Contesto che è mia dal 2019 e prima di me di mio padre, quindi il presunto proprietario è falso (la vera proprietà risulta da tutti i documenti inclusa Ania, questura etc.), così come sono falsi i dati inseriti nel CAI: le vie non esistono. Chiedo la cancellazione del sinistro inserito da Unipol nel mio attestato di rischio, inoltre chiedo come abbia avuto i miei dati che risultano un po' inesatti per sopravvenuti cambiamenti di nome (ho eliminato il secondo nome e il codice fiscale è ovviamente cambiato). Aggiungo che i sinistri seguono i proprietari e non le auto, quindi io avrei dovuto rimanerne fuori. Pare che sulla mia auto si siano consumati ben 6 sinistri: 5 andati al presunto falso proprietario, uno attribuito a me. Per il 2024-2025 vi è un contratto assicurativo a mio nome, sempre con dati anagrafici e fiscali erronei. Comunico a Unipol che dell'incidente non mi interessa nulla, so tutto ed è un falso, ma esigo che sia tolto dal mio attestato di rischio, inoltre chiedo copia del contratto 2024-2025. Ultima risposta di Unipol, di pochi giorni fa, del 18 settembre: confermiamo quanto detto più volte e in merito al sinistro in oggetto (fa sempre e solo riferimento al sinistro) non diciamo nulla a meno che non lo richieda un legale o vi sia una denuncia. Per le altre richieste, rimozione del sinistro dal mio attestato di rischio, che mi fa pagare un'assicurazione alta e mi ha abbassato la classe di merito, e invio della copia del contratto assicurativo per il 2024-2025, silenzio assoluto, nessun riferimento o menzione. L'agenzia che avrebbe emesso tale contratto mi ha risposto che non me lo invierà perché non lo ha. Ma non hanno obbligo di tenerlo almeno 5 anni? Silenzio assoluto come sempre. Ho chiesto a IVASS di intervenire già da mesi perché sono mesi della stessa tiritera di Unipol e i termini sono scaduti più volte. IVASS risponde che ha scritto a Unipol. Le aziende in Italia possono obbligare ad avere degli avvocati per avere garantiti i diritti? Cosa altro posso scrivere a IVASS perché intervenga? Vi è un'altra autorità? Devo rinnovare a giorni la polizza assicurativa ed è costosa.
Silvia, dalla provincia di RC

Risposta:
Gentile Silvia,
La situazione che descrive è complessa e coinvolge più piani distinti, che è utile separare per capire cosa contestare e a chi.

Sul piano dei fatti, se effettivamente i sinistri risultano attribuiti a un soggetto che lei documenta non essere mai stato proprietario del veicolo nel periodo indicato, e se il CAI contiene dati oggettivamente falsi (vie inesistenti), lei ha diritto a ottenere la rettifica dell'attestato di rischio: l'attestato deve riportare la storia assicurativa del veicolo/contraente in modo corretto, e un errore materiale o un'attribuzione errata è contestabile indipendentemente dal fatto che serva o non serva un avvocato. Nessuna norma obbliga il cittadino a farsi assistere da un legale per esercitare un diritto verso una compagnia assicurativa: la richiesta di Unipol di ricevere una richiesta "legale" o una denuncia per fornire informazioni non trova fondamento nel diritto di accesso ai propri dati previsto dal GDPR, che spetta a lei come interessata senza necessità di intermediari.

Proprio su questo punto le suggeriamo di agire su un binario parallelo e spesso più efficace del reclamo IVASS: il Garante Privacy. Lei ha diritto di sapere quali suoi dati personali sono trattati, da chi le sono stati comunicati, con che base giuridica, e di ottenere la rettifica di dati inesatti (il cambio di nome e codice fiscale che lei segnala è un classico caso di diritto di rettifica ex GDPR). Se Unipol continua a non risponderle su questo, può presentare reclamo al Garante Privacy, che ha poteri sanzionatori concreti, diversi da quelli di IVASS.

Su IVASS: è l'autorità competente per la corretta tenuta dell'attestato di rischio e per le condotte della compagnia nella gestione del sinistro; il fascicolo aperto è la strada corretta. Se IVASS si limita a "scrivere a Unipol" senza esito, può ripresentare un esposto tramite messa in mora più dettagliato, allegando tutta la documentazione (visura PRA, carta di circolazione, copie CAI, le risposte inadeguate di Unipol) e chiedendo esplicitamente l'adozione di provvedimenti, non solo un sollecito.

Sul contratto 2024-2025: se l'agenzia sostiene di non averlo, la conservazione documentale delle compagnie è un obbligo che rientra in adempimenti specifici di settore; su questo aspetto specifico le consigliamo di fare una diffida formale in modo che rimanga traccia con valore legale di questa loro inadempienza. Qui dei nostri facsimile: i nostri modelli di diffida e messa in mora
Valuti anche se far verificare da un legale se vi siano i presupposti per un'azione, perché la situazione complessiva (attribuzioni di sinistri a terzi, contratti fantasma, rinnovo imminente costoso) supera la sola dimensione del reclamo e può giustificare una tutela legale vera, anche in vista di un eventuale danno da classe di merito errata.

Nell'immediato, per non subire il rinnovo a tariffa alterata, valuti di richiedere per iscritto alla compagnia (sempre con messa in mora/diffida), con riferimento esplicito alla rettifica dei dati CID/attestato, la sospensione degli effetti sul preventivo in attesa dell'esito degli esposti.

Collegamenti utili: il sito del Garante Privacy
la nostra guida su messa in mora e diffida
20 SETTEMBRE 2026

Esonero tasse universitarie per disabilità: si può ottenere il rimborso pregresso?

· di Redazione
Vi scrivo per chiedere un parere legale in merito a una controversia con un'Università Telematica presso la quale sono iscritto.
Nel 2017 mi è stata riconosciuta un'invalidità civile (tramite decreto di omologa) in percentuale tale da garantirmi l'esonero totale, in quanto superiore alla soglia di legge del 66%. Ai sensi dell'art. 9, comma 2, del D.Lgs. 68/2012 (e del regolamento interno dell'Ateneo), ho diritto all'esonero totale dalle tasse universitarie, dovendo versare unicamente i minimi costi burocratici fissi per bollo e spese.
Al momento dell'immatricolazione feci presente la mia situazione e inviai il mio decreto di omologa alla Segreteria dell'Ateneo. Tuttavia, non ricevetti mai alcuna risposta o notizia in merito. Pensando erroneamente che la documentazione inviata non fosse sufficiente per ottenere l'agevolazione e dovendo mettermi in regola con la situazione amministrativa per non bloccare la mia carriera, mi sono trovato a pagare le tasse universitarie per intero.
Per questioni personali la questione mi è poi passata di mente. Di recente, informandomi meglio, ho avuto la certezza di avere pieno diritto a tale agevolazione fin dal principio. Di conseguenza, mi trovo ad aver pagato per intero tutti e tre gli anni di corso, compreso l'ultimo attualmente ancora aperto.
A seguito di un mio recente sollecito scritto, l'Ufficio Tasse ha risposto confermando che la mia retta passerà ai soli costi fissi, riconoscendo di fatto il diritto all'esonero. Hanno però specificato che ciò avverrà esclusivamente "a partire dal prossimo rinnovo accademico", ignorando la situazione pregressa.
I miei quesiti sono i seguenti:
Avendo presentato il decreto di omologa fin dall'immatricolazione senza ricevere alcun riscontro dall'Ateneo, o indipendentemente da ciò ho il diritto ad essere rimborsato le tasse pagate fino ad ora per tutti e tre gli anni, al netto delle spese e bollo spettanti?
Domenico, dalla provincia di BT


Risposta:
Gentile Domenico,
La situazione che lei descrive è un caso di indebito, non di pratica commerciale scorretta né di illecito dell'ateneo in senso proprio: se aveva diritto all'esonero fin dall'immatricolazione e ha comunque versato le tasse per intero, ha diritto alla restituzione di quanto pagato in eccesso, al netto dei soli costi fissi di bollo e segreteria che restano comunque dovuti.

Il fatto che l'ateneo riconosca l'esonero solo "dal prossimo rinnovo" non è corretto se il diritto esisteva già negli anni precedenti: l'esonero previsto dal decreto legislativo 68/2012 per gli studenti con invalidità pari o superiore al 66 per cento è un diritto che matura al ricorrere dei presupposti (invalidità riconosciuta e iscrizione), non dal momento in cui l'ateneo decide di applicarlo. Se lei aveva già trasmesso il decreto di omologa in sede di immatricolazione, l'ateneo era nelle condizioni di conoscere la sua situazione fin da allora, e questo rafforza la sua posizione: si tratta di verificare se quella comunicazione sia stata effettivamente ricevuta e protocollata, cosa che le consigliamo di documentare recuperando ricevute di invio, PEC, email o qualsiasi traccia scritta di quella trasmissione.

Sul piano pratico, le consigliamo di inviare una richiesta scritta formale (raccomandata A/R o PEC) all'ufficio tasse e alla segreteria studenti, chiedendo il rimborso delle somme versate in eccesso per i tre anni accademici, allegando nuovamente il decreto di omologa e la prova dell'invio originario, e citando il riconoscimento già ottenuto per il futuro come conferma implicita del diritto pregresso. Va inoltre verificato il regolamento tasse dell'ateneo, che potrebbe prevedere un termine di decadenza per le richieste di rimborso: le consigliamo di muoversi rapidamente. Se l'ateneo rifiuta o non risponde entro un termine ragionevole, può valutare, con l'assistenza di un avvocato, un'azione di ripetizione dell'indebito, oppure un ricorso al giudice amministrativo trattandosi di ateneo e tassazione universitaria, il cui inquadramento tecnico è opportuno affidare a un legale.

Può utilizzare il nostro modulo di diffida per formalizzare la richiesta.
20 SETTEMBRE 2026

Consulenza pensione mai erogata: come contestare il contratto e ottenere il rimborso

· di Redazione
Buongiorno, ho richiesto una consulenza a pagamento, con finanziaria, presso la società Previdage, per avere informazioni e assistenza sulla mia pensione futura. Mi hanno contattato la prima volta telefonicamente dicendomi che entro un mese ci sarebbe stato il primo colloquio descrittivo.
Ad oggi, passati già 2 mesi, non ho avuto alcuna risposta. Ho già provato a contattarli telefonicamente e anche tramite email ma non ho mai ricevuto risposte. Cosa posso fare? Ho paura che si tratti di qualcosa di illecito.
Rimango in attesa di un vs. gentile riscontro.
Cordiali saluti
Alessandro, dalla provincia di TO

Risposta:
Gentile Alessandro,
Comprendiamo la sua preoccupazione, ma partiamo da una premessa: il fatto che il servizio non sia stato erogato nei tempi promessi non configura automaticamente un illecito, che richiede raggiri ed eventuale dolo fin dall'origine. Quello che lei descrive, al momento, è piuttosto un inadempimento contrattuale, ossia il mancato rispetto di quanto pattuito (il colloquio descrittivo entro un mese) da parte del professionista che l'ha contattata. Questo comunque le dà diritti concreti da far valere.

Se ha sottoscritto il contratto a distanza (telefonicamente, poi magari confermato online), verifichi anzitutto se rientra ancora nei 14 giorni dalla sottoscrizione per esercitare il diritto di recesso senza penali: se il termine non è ancora scaduto, può recedere semplicemente comunicandolo per iscritto. Se i 14 giorni sono passati, può comunque contestare l'inadempimento: il servizio pagato non le è stato erogato entro i termini promessi, quindi ha diritto a chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento e la restituzione di quanto versato, compresa l'eventuale rata già addebitata dalla finanziaria.

Le consigliamo di procedere così: invii subito una diffida scritta, tramite raccomandata A/R o PEC se disponibile, alla società, contestando il mancato svolgimento del servizio e chiedendo la risoluzione del contratto con restituzione delle somme versate, fissando un termine (ad esempio 15 giorni) per la risposta. Informi per conoscenza anche la finanziaria che ha erogato il prestito, perché se il contratto di finanziamento è collegato al servizio non erogato, anche il pagamento delle rate può essere sospeso o contestato.

Se dopo la diffida non riceve risposta o riscontro adeguato, valuti la mediazione civile obbligatoria prima di un'eventuale causa, oppure il Giudice di Pace se l'importo rientra nella sua competenza. Può utilizzare il nostro generatore di moduli per predisporre la diffida.

Per approfondire: la nostra guida sul diritto di recesso dopo un acquisto e il nostro approfondimento sulla mediazione civile obbligatoria
20 SETTEMBRE 2026

Contratto con difesa debitori per rinegoziare un debito

· di Redazione
Buongiorno, a fine luglio ho firmato un contratto con difesa debitori per la rinegoziazione del mio debito. Volevo sapere se secondo voi va bene o no, grazie.
Angelica, dalla provincia di BL

Risposta:
Gentile Angelica,
Il contratto che ci ha inviato è un contratto di consulenza per la gestione di posizioni debitorie, un servizio che di per sé è lecito, ma che presenta alcune caratteristiche su cui vale la pena soffermarsi con attenzione, prima di parlare di illecito o qualcosa di simile (che è un'altra cosa, e richiede inganno e artifici: qui non li vediamo, quanto piuttosto clausole onerose da valutare con cura).

Alcuni punti da considerare. Il costo è di 2.180 euro per gestire un debito di circa 13.324 euro: una percentuale importante, che va confrontata con quello che effettivamente si otterrà (la società si impegna a un'obbligazione di mezzi, non di risultato, quindi non garantisce alcuna riduzione del debito). Il pagamento è previsto tramite cambiali, che sono titoli esecutivi: se non le paga, la società può agire per il recupero senza bisogno di un giudizio separato, il che è un aggravio non da poco rispetto a un pagamento normale. Se recede dopo i 14 giorni previsti dalla legge, dovrà comunque pagare l'intero corrispettivo pattuito. Infine, l'attività giudiziaria vera e propria (opposizioni, contenzioso) non è inclusa nel prezzo e richiede mandato e compenso separati agli avvocati convenzionati.

Detto questo, lei ha ancora una finestra di tutela concreta: il contratto è datato 20 luglio ma lei sembra che non abbia ancora firmato, e la legge le riconosce 14 giorni di tempo dalla sottoscrizione per recedere liberamente, senza penali, tramite raccomandata a.r. o il modulo allegato al contratto stesso.

Se il termine è ancora aperto o non ha ancora firmato, le consigliamo di valutare seriamente se le condizioni economiche (costo, cambiali, assenza di garanzia di risultato) siano davvero convenienti rispetto ad alternative gratuite o meno onerose, come uno sportello di consulenza per il sovraindebitamento, un organismo di composizione della crisi (OCC), o un avvocato di fiducia per una trattativa diretta con i creditori. Se decide di recedere, può utilizzare il nostro generatore di moduli per il recesso.

Per approfondire: la nostra scheda sul contratto di mandato
20 SETTEMBRE 2026

Avvocato notifica ordinanza in ritardo: come agire per perdita di chance

· di Redazione
Il mio avvocato mi ha notificato una ordinanza della Cassazione oltre i termini utili per il ricorso alla CEDU (4 mesi). Ho la prova documentale della mail inviata in ritardo e cerco tutela per attivare la sua assicurazione per perdita di chance.
Si allega un breve sunto della vicenda.

Risposta:
Gentile Modestino,
La vicenda che lei descrive riguarda un'ipotesi di responsabilità civile professionale dell'avvocato, materia che esula dal nostro ambito di competenza specifico, che è quello della tutela dei consumatori in senso stretto (acquisti, forniture, contratti bancari, locazioni, telefonia, e simili). Le forniamo comunque alcune indicazioni di orientamento generale, restando inteso che la valutazione della fondatezza dell'azione va affidata a un avvocato specializzato in responsabilità professionale, possibilmente diverso da quello che l'ha assistita finora.

Sul piano dei principi generali, se effettivamente la comunicazione dell'ordinanza le è pervenuta oltre il termine utile per proporre ricorso alla CEDU, e se questo ritardo è imputabile a negligenza del professionista, in astratto potrebbero sussistere gli estremi per un'azione di risarcimento danni nei confronti dell'avvocato. Il danno da perdita di chance è effettivamente una categoria riconosciuta dalla giurisprudenza, ma la sua liquidazione è tutt'altro che automatica: il giudice dovrà valutare, in concreto, quale fosse la probabilità reale che il ricorso alla CEDU sarebbe stato dichiarato ricevibile e quale fosse la probabilità di un esito favorevole nel merito, dato che la CEDU non è un terzo grado di giudizio e richiede la dimostrazione di violazioni convenzionali specifiche, non un mero riesame del merito della controversia interna.

Le suggeriamo quindi, in concreto: primo, far valutare da un legale indipendente la solidità del caso, cioè le reali probabilità di successo che il ricorso CEDU avrebbe avuto, poiché su questo si fonderà la quantificazione del danno; secondo, verificare tramite l'assicurazione di responsabilità civile del professionista (obbligatoria per legge) la procedura di denuncia del sinistro, che normalmente richiede una richiesta scritta di risarcimento al professionista con contestuale informativa alla compagnia; terzo, valutare se preliminarmente tentare una negoziazione assistita o una mediazione, che per le controversie di risarcimento danni da responsabilità professionale è obbligatoria prima di adire il Tribunale.

Le ricordiamo infine che la prescrizione per l'azione di responsabilità contrattuale nei confronti del professionista è quella ordinaria di 10 anni, decorrente dal fatto dannoso.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria
20 SETTEMBRE 2026

Noleggio auto negato per ritardo al banco: come chiedere il rimborso

· di Redazione
Ciao a tutti,
ho noleggiato un'automobile tramite eDreams all'aeroporto di Catania (11 settembre ore 8:00). La società terza è Target Rent (già letta in altre segnalazione sul vostro portale).
Mi sono messo in fila in orario (intorno alle ore 8:40) e sono stato accolto al banco alle 09:03, vedendomi rifiutare la prenotazione in quanto avevo a disposizione al massimo 59 minuti per ritirare l'auto a noleggio. Come mi consigliate di procedere? Il rimborso per tale servizio, di cui non ho usufruito, mi è stato negato.
Sono in attesa, grazie
Giuseppe, dalla provincia di NA

Risposta:
Gentile Giuseppe,
Se effettivamente lei si è presentato in fila in orario utile e il ritardo nell'essere servito al banco è dipeso dai tempi di attesa imputabili al fornitore (coda, personale insufficiente, altri clienti), la responsabilità del mancato ritiro non è sua, e il rifiuto di erogare il servizio con conseguente diniego di rimborso è contestabile.

Le condizioni contrattuali dei noleggi prevedono solitamente una finestra di tolleranza rispetto all'orario di prenotazione (spesso 59 minuti, come nel suo caso) entro cui il cliente deve presentarsi al banco per il ritiro. Il punto chiave è cosa significhi "presentarsi": se lei si è messo in fila entro l'orario previsto ma il fornitore l'ha materialmente servito oltre la finestra per propria organizzazione interna, la responsabilità del ritardo è del fornitore, non sua. Le consigliamo quindi di verificare se ha prove del suo arrivo in fila in orario: biglietto numeratore se presente, testimonianza di altri clienti, eventuale documentazione fotografica con timestamp, o anche solo l'orario di ingresso in aeroporto se il volo è tracciabile.

Sul piano operativo, il primo passo è un reclamo scritto sia a eDreams (in quanto intermediario che ha venduto il servizio) sia al fornitore del noleggio, chiedendo il rimborso integrale e circostanziando l'orario di arrivo in coda. Se la risposta è negativa o non arriva, può procedere con una diffida formale di messa in mora. In assenza di riscontro, la strada successiva è la mediazione civile obbligatoria (Camera di Commercio) prima di un eventuale ricorso al Giudice di Pace, trattandosi presumibilmente di importi contenuti.

Per la lettera di reclamo può utilizzare il generatore moduli ADUC nella sezione trasporti.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria e la nostra guida sulla messa in mora.
20 SETTEMBRE 2026

Occhiali con lenti non conformi: come agire tra garanzia, penale e AGCM

· di Redazione
Tre anni fa ordino occhiali da vista nel negozio Lama Optical, montatura gratuita in una promo, lenti asferiche made in Italy delle diottrie che mi vengono prescritte e riconfermate dall'anno 2005. A giugno vado a pagare e ritirare, poi iniziano i problemi: mal di testa, nausea, secchezza oculare forti, non riuscivo a vedere bene come con altri occhiali fatti da altre ottiche.
L'ottica inizialmente mi dice che devo abituarmi, ma io rimarco che non ho mai avuto problemi del genere perché uso dal 2005 le stesse diottrie, che dalle buste delle lenti si legge "Prodotto Importato" e le date di fabbricazione sono anteriori di oltre 1 anno dall'ordine. Impossibile avendomi misurato la distanza interpupillare. Allora sono lenti di stock cinesi.
Quindi chiedo il certificato di conformità e stampano una sorta di documento incompleto delle dovute informazioni, che l'ottico mi chiede di firmare. Io mi rifiuto e lui lo lancia verso di me con arroganza e dice che non ha tempo da perdere, e non c'erano altri clienti.
Ma lo fa dinanzi a me e mia madre che rimane molto male, perché la volta prima lo stesso ottico, un uomo era tutto disponibile per ogni evenienza.
Vado dall'oculista e mi dice che le diottrie sono superiori alla prescrizione.
Da allora parte la lotta contro Lama Optical e anche Dai Optical, da quest'ultimo scopro che le lenti sono importate da Paese extra UE, ma sul suo sito web dichiara che vende "tutte Made in Italy", "con lavorazione tracciabile" quando il QR code non tracciano nulla, "registrate e codificate dal Ministero della Salute".
Pec, solleciti, diffide, mi sono rivolta anche a Ministero della Salute, Imprese e Made in Italy, si sono scaricati a vicenda le responsabilità e non fanno nulla. A luglio 2025 su consiglio di un ingegnere che si occupa di normative CE, ho inoltrato denuncia alla Guardia di Finanza, ma non mi hanno risposto e a inizio 2026 si presentano i Carabinieri in casa mia per formalizzare la denuncia e prendere la documentazione (che avevo inviato già via pec) è arrivata alla Procura della Repubblica.
A marzo dopo un mio sollecito mi viene scritto che le indagini sono in corso, ricontatto per essere informata alla fine delle indagini. Pochi giorni fa dubbiosa eseguo un sollecito e mi viene scritto con freddezza che è stata archiviata, di rivolgermi ad un altro indirizzo pec per un fascicolo da 8 euro. Ricontatta non risponde.
Dal Giudice di Pace mi verrebbe richiesto inizialmente un contributo unificato di 43 euro, poi dopo non so. Per 195 euro Lama Optical e Dai Optical lo hanno fatto di proposito.
Il legale di Lama Optical mi ha sfidato con arroganza ad andare in tribunale, mi ha anche accusata di stalkeraggio e minacciato di ledere l'immagine dell'azienda.
Ma sia Lama Optical che Dai Optical hanno fatto ricerche sulla mia persona e attività lavorativa, LinkedIn ha tracciato la ricerca. Anomalo comportamento. Anche altri clienti recensiscono negativamente Lama Optical, e AGCM non ha fatto nulla a riguardo.
Nadia, dalla provincia di PZ

Risposta:
Gentile Nadia,
prima di tutto complimenti per la sua tenacia :-). Capiamo la frustrazione per una vicenda che si trascina da tempo, ma proviamo a mettere ordine sui piani distinti che lei ha aperto, perché ciascuno ha regole e tempi propri e vanno tenuti separati.

Sul piano penale, se la Procura ha archiviato la denuncia, quella strada è di fatto chiusa salvo che lei presenti opposizione all'archiviazione entro i termini indicati nell'avviso ricevuto: questo è un atto tecnico che richiede una valutazione di un avvocato penalista, perché comporta argomentazioni giuridiche specifiche sulla richiesta del pubblico ministero. Le consigliamo di far vedere subito il provvedimento di archiviazione a un legale per capire se sussistono margini concreti, perché i termini per opporsi sono brevi e perentori.

Sul piano civile, se le lenti consegnate non erano conformi a quanto pattuito (diottrie diverse dalla prescrizione, provenienza difforme da quanto dichiarato, mancata consegna di idonea documentazione di conformità), lei ha diritto ad attivare la garanzia legale di conformità nei confronti del venditore, con possibilità di chiedere la sostituzione, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. Per una somma di 195 euro, il Giudice di Pace è la sede naturale: il contributo unificato che le hanno indicato è quello base per le cause di modesto valore, ma prima di procedere verifichi che non sia obbligatoria la mediazione civile: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria

Sulle dichiarazioni pubblicitarie del secondo negozio ("tutte Made in Italy" a fronte di prodotto extra UE), se effettivamente ingannevoli verso la generalità dei consumatori, può risollecitare l'AGCM allegando prove concrete (screenshot del sito, QR code non funzionante); se l'AGCM ha già archiviato, può eventualmente rivolgersi al TAR contro il diniego, ma anche qui serve un legale amministrativista.

Sulle minacce e accuse ricevute dal legale della controparte, se ritiene che integrino diffamazione o altro illecito, è materia per un penalista, non per noi.

Le ricerche online su di lei non costituiscono di per sé violazione privacy se riguardano informazioni pubbliche (LinkedIn), salvo usi impropri dei dati raccolti: in tal caso può segnalare al Garante Privacy.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore, la nostra guida sulla tutela della privacy davanti al Garante e al giudice e la nostra guida sul Giudice di Pace.
20 SETTEMBRE 2026

Segnalazione CRIF da banche venete fallite: come cancellarla

· di Redazione
Buongiorno, un mio vicino di casa di nazionalità macedone e quindi non pratico di cose di banca mi chiede di aiutarlo per un problema con il sistema bancario. A seguito di una richiesta di prestito con Compass questa ha rifiutato il finanziamento per una segnalazione in Crif. Il mio vicino è riuscito ad avere questa visura che qui allego ma non ricorda l'origine di questa segnalazione. Ricorda vagamente che potrebbe essere una vecchia pendenza con le Banche Venete (Pop. Vicenza o Veneto Banca) ora fallite ed acquiste da IntesaSanPaolo.
Chiedo cosa deve fare l'interessato per cancellare questa segnalazione, sempre se fosse possibile cancellarla.
A chi deve scrivere? Alla Banca e a quale indirizzo email o pec?
Deve scrivere anche alla Crif? E con quali modalità.
Grazie per la risposta
Renato, dalla provincia di TV

Risposta:
Gentile Renato,
Il documento che ci descrive è un riscontro CRIF a una richiesta di accesso ai dati: mostra che il rifiuto del prestito da parte della finanziaria è dovuto a una segnalazione di "evento rilevante" inserita da un istituto di credito, non da CRIF stessa. CRIF si limita infatti a raccogliere e restituire le informazioni che le banche le comunicano: non decide autonomamente le segnalazioni, quindi la cancellazione va sempre richiesta a monte, cioè all'istituto segnalante, che nel caso descritto risulterebbe essere la banca subentrata nei rapporti degli istituti veneti falliti.

Il primo passo è chiedere alla banca segnalante il dettaglio della pendenza: importo, causale, data di origine ed eventuale stato di pagamento. Se effettivamente si tratta di una posizione riferita ai vecchi istituti veneti, la banca subentrante è tenuta a fornire questa informazione, perché è lei ad aver ereditato anche gli obblighi di gestione della segnalazione. Le consigliamo di far inviare dal suo vicino una richiesta scritta, preferibilmente tramite PEC o raccomandata A/R per avere prova certa di invio e ricezione, indirizzata all'ufficio reclami della banca segnalante, chiedendo espressamente accesso alla documentazione della pendenza e, se la stessa risulta già saldata o comunque non più dovuta, la rettifica o cancellazione della segnalazione in CRIF.

Se la banca non risponde entro un termine congruo (di norma 30 giorni) o non rettifica pur risultando la posizione chiusa, il suo vicino può rivolgersi al Garante per la Protezione dei Dati Personali, oppure presentare reclamo tramite ABF (Arbitro Bancario Finanziario), competente anche per le contestazioni relative alle segnalazioni in centrali rischi private come CRIF.

Può utilizzare il nostro generatore di moduli per predisporre una diffida.

Per approfondire, consulti la nostra scheda sull'Arbitro Bancario Finanziario.
18 SETTEMBRE 2026

Rinnovo automatico abbonamento app a prezzo maggiorato: si può contestare?

· di Redazione
Buongiorno, oggi ho ricevuto un addebito automatico dall'app Liven che avevo installato e pagato tempo fa. Non ho ricevuto nessun avviso dell'addebito per il rinnovo e il prezzo è più che raddoppiato. Ho disdetto subito l'abbonamento e chiesto un rimborso, ma mi hanno detto che i rimborsi si applicano solo alla prima quota di iscrizione e non ai rinnovi.
(Questa è la loro risposta: in base alla nostra politica di rimborso, le richieste di rimborso sono valide solo entro il primo ciclo di fatturazione dell'acquisto iniziale. La tua richiesta è arrivata dopo questa finestra, quindi non rientra nei criteri previsti dalla politica e, per coerenza, applichiamo la stessa regola a tutte le persone iscritte a Liven. Per questo motivo, non possiamo emettere un rimborso per i pagamenti già effettuati.

Confermo che il tuo abbonamento è stato annullato, quindi non ci saranno ulteriori addebiti. Continuerai ad avere accesso a Liven fino al 9 dicembre 2026.

Per chiarire meglio il funzionamento dell'abbonamento, l'abbonamento Liven si rinnova automaticamente per mantenere l'accesso senza interruzioni, come descritto nelle nostre politiche di abbonamento.

Ho verificato il tuo account e vedo che hai acquistato il tuo piano il 14 dicembre 2025 per 34.99 EUR, e che si è poi rinnovato il 10 settembre 2026 per 99.99 EUR.

Al momento dell'iscrizione, nella pagina di pagamento vengono mostrati il prezzo dell'abbonamento, la durata di ciascun periodo di fatturazione, le condizioni di rinnovo automatico, il prezzo standard dei rinnovi e l'opzione per annullare l'abbonamento, prima di completare l'acquisto.)
È davvero così, non posso fare altro?
Ringrazio e saluto.
Francesca, dalla provincia di LC

Risposta:
Gentile Francesca,
Molto spesso questi servizi vengono offerti con un iniziale piano promozionale ad un determinato prezzo, per un periodo di tempo limitato, decorso il quale l'abbonamento si rinnova a prezzo pieno. L'utente viene informato in fase di primo acquisto del diverso prezzo di rinnovo, a meno che non dia disdetta entro un termine contrattualmente previsto. Il nostro suggerimento è di verificare sia sulle condizioni di contratto del servizio che sulle eventuali comunicazioni ricevute cosa sia effettivamente previsto.
18 SETTEMBRE 2026

Multa pagata in ritardo: come contestare l'ingiunzione di pagamento

· di Redazione
Nel 2023 ho ricevuto un verbale di infrazione al codice della strada per l'importo di € 57,10. Ho erroneamente pagato la somma di € 45,05 credendo di pagare entro i 5 giorni ma sbagliando.
Adesso mi è arrivata un'ingiunzione di pagamento che mi richiede di nuovo i 57,1 € più sanzioni e interessi e spese di notifica per complessivi 109,00 €.
Stefano, dalla provincia di SA

Risposta:
Gentile Stefano,
l'importo della multa non pagata (o pagata parzialmente, come nel suo caso) entro i termini, raddoppia.
Quindi 57,10x2= 114,2. A cui si aggiungono le spese di notifica e interessi.
Nel suo caso, all'importo totale dovrebbero essere levati 45,05 euro da lei già pagati.
A occhio sembra che la richiesta torni. Verifichi la specifica.
In caso contrario, se l'ingiunzione è giunta per raccomandata A/R, potrebbe fare ricorso al giudice di pace entro 30 giorni dalla ricezione.
Questa la nostra scheda sul Giudice di Pace.
Se invece è una ingiunzione "amichevole" (posta semplice) potrebbe anche ignorarla, in attesa che le arrivi la cartella esattoriale (entro 5 anni da quando ha commesso l'infrazione) che, se i conti non tornano anche perché gliel'hanno spedita oltre i 5 anni, potrebbe sempre fare ricorso.
18 SETTEMBRE 2026

Lavatrice difettosa: come procedere dopo la messa in mora del venditore

· di Redazione
Buona sera, alla fine del mese di agosto ho comprato una lavatrice sul sito Mediaworld e ho usufruito anche del loro servizio di consegna, istallazione e ritiro del vecchio.
La lavatrice sin dal primo utilizzo si è rivelata malfunzionante: perdeva acqua al momento di scaricare l'acqua e andava in cortocircuito al momento di fare la centrifuga. Ho segnalato il problema al servizio clienti, chiedendo la verifica dell'istallazione e/o la sostituzione del prodotto qualora fosse stato confermata la sua non conformità.
La prima chiamata non ha dato alcun esito e nemmeno la seconda, fatta a distanza di alcuni giorni. Ho poi inviato un modulo di reclamo, anche in questo caso senza alcun risultato.
Ho quindi utilizzato il vostro generatore di moduli per mettere in mora Mediaworld e diffidarli dall'intervenire, inviandolo per PEC. Dopo una settimana, il personale della ditta che si occupa della consegna e istallazione è venuto a verificare e mi ha confermato che la lavatrice va cambiata.
Ho quindi segnalato l'esito della verifica, sempre via PEC a Mediaworld.
La ditta non ha mai risposto alle mie PEC, ha invece mandato una mail ordinaria in cui mi dice che faranno delle "verifiche sulla pratica" e valuteranno "le modalità di gestione della richiesta nell'ambito della garanzia legale di conformità".
Il 19 settembre prossimo scadranno i 15 giorni entro cui Mediaworld dovrebbe rispondere alla mia PEC di messa in mora. Come devo procedere per presentare reclamo alla piattaforma ODR dell'Unione Europea e procedere legalmente per forzare la risoluzione del problema o per il recupero del credito, comprensivo di interessi moratori e spese?
Grazie
Sonia, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Sonia,
La sua situazione è chiara e, se i fatti sono andati come li descrive, ha pieno diritto ad attivare la garanzia legale di conformità: il difetto è emerso da subito, ha segnalato il problema tempestivamente e ha già ottenuto un accertamento tecnico che conferma la non conformità del prodotto.
Sulla piattaforma ODR: è uno strumento di conciliazione online pensato per controversie transfrontaliere tra consumatori e professionisti UE, non è particolarmente efficace per un caso interamente italiano come il suo, perché smista la pratica a un organismo di risoluzione alternativa (ADR) che deve comunque essere accettato dal venditore, il quale potrebbe anche rifiutarsi di partecipare. Le suggeriamo piuttosto la strada della mediazione civile obbligatoria (necessaria comunque prima di una causa) oppure, se preferisce, di rivolgersi direttamente a un organismo di mediazione o alla Camera di Commercio.

Decorsi i 15 giorni dalla PEC di messa in mora senza risposta soddisfacente, può procedere con la richiesta di mediazione civile obbligatoria (durata massima 3 mesi) e, se non si risolve, con ricorso al Giudice di Pace (visto il valore del bene) chiedendo la risoluzione del contratto, la restituzione del prezzo, gli interessi legali di mora e le spese sostenute, comprese quelle per l'assistenza legale se necessaria.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a due anni a carico del venditore, la nostra scheda sulla conciliazione in Camera di Commercio e la nostra scheda sul Giudice di Pace.
18 SETTEMBRE 2026

Multa per eccesso di velocità di 0,37 km/h: è valida?

· di Redazione
Ho preso una multa in un limite di velocità di 70 all'ora.
Andavo a 75,37.
Decurtati 5 km allora sono rimasto 70,37 km allora.
La multa è di 44 euro.
È valida?
Grazie mille.
Angelo, dalla provincia di BS

Risposta:
Gentile Angelo,
immaginiamo che l'importo di 44 euro sia quello scontato del 30% se si paga entro 5 gg dalla notifica. Comunque... perché non dovrebbe essere una multa valida visto che ha sforato il limite indicato?
18 SETTEMBRE 2026

Tim rifiuta rimborso e Corecom dichiara inammissibile: cosa fare

· di Redazione
La problematica telefonica è stata dismessa passivamente dal Corecom come richiesto da Tim, nonostante le indicazioni di legge suggerite da Aduc stessa dicano e dimostrino il contrario.
Tim si è rifiutata anche di ripristinare le condizioni originarie di contratto abusivamente cambiato, si è rifiutata di rimborsarmi quale utente pagatore le somme indebitamente percepite.
Tim ha rifiutato qualsiasi discussione affermando in maniera chiarissima e netta che se non verranno accettate le sue condizioni non farà nulla e ha obbligato alla inammissibilità del procedimento il conciliatore.
Chiedo aiuto e assistenza ad Aduc.
Silvia, dalla provincia di RC

Risposta:
Gentile Silvia,
Comprendiamo la frustrazione per l'esito che ci descrive, ma è importante ricostruire con precisione i passaggi già fatti e quelli ancora percorribili, perché da quanto scrive non ci sembra che la strada sia affatto chiusa.

Se il Corecom ha dichiarato inammissibile o improcedibile l'istanza su richiesta dell'operatore, occorre prima di tutto capire il motivo tecnico di questa decisione: può dipendere da un difetto formale nel reclamo preventivo, da una carenza nella domanda di conciliazione, o da eccezioni sollevate dall'operatore che il Corecom ha ritenuto fondate. Questo aspetto tecnico va verificato leggendo con attenzione il verbale di chiusura del procedimento, che dovrebbe indicare le motivazioni. Le consigliamo di procurarselo se non lo ha già e di rileggerlo con cura.

Ad ogni modo, se la conciliazione presso il Corecom si è chiusa senza accordo questo non le preclude affatto la tutela sostanziale. Ha comunque due strade aperte e alternative tra loro: presentare istanza di definizione della controversia al Corecom stesso (modulo GU14, da depositare entro 3 mesi dalla chiusura del tentativo di conciliazione), che è gratuita, non richiede avvocato e può portare a indennizzi tabellari automatici; oppure agire direttamente davanti al Giudice di Pace (se il valore della controversia non supera 5.000 euro) per far accertare l'illegittimità della modifica contrattuale e ottenere il rimborso delle somme che ritiene indebitamente addebitate. Ricordiamo che il Corecom in sede di definizione riconosce solo indennizzi automatici, non il risarcimento del maggior danno: per quello serve comunque il giudice, anche dopo la definizione GU14.

Se invece è stata dichiarata inammissibile, potrà ripresentare la richiesta di conciliazione, sanando i vizi di inammissibilità.
18 SETTEMBRE 2026

Multe Park&control per parcheggio privato: come contestarle

· di Redazione
Buongiorno, avrei bisogno di una vostra consulenza per poter contestare o patteggiare le "multe" di questa società. Purtroppo io ho parcheggiato la macchina in un'area sotto la loro gestione in via Padova a Milano dove c'è anche il supermercato Penny. L'ho fatto varie volte lasciando lì l'auto parecchie ore (dalle 8.30 circa fino alle 17.30 circa) recandomi poi al lavoro. Il cartello che dichiara le clausole è esposto fuori ma è scritto in un modo che entrando con l'auto non si riesce a leggere e non sono indicate in grande le sanzioni. Ci sono dei cartelli invece sul fronte del supermercato. Purtroppo stanno arrivando tante multe e non so quante saranno. L'auto è aziendale. Cosa posso fare? Grazie per il vostro aiuto.
Viviana, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Viviana,
Il caso che descrive riguarda un parcheggio privato (non una multa di Codice della Strada in senso proprio, ma una richiesta di pagamento per violazione delle condizioni contrattuali di sosta esposte tramite cartello). La distinzione è importante perché cambiano i rimedi disponibili.

In questi casi la giurisprudenza è ormai consolidata nel ritenere che il cartello con le condizioni di sosta (tariffe, durata massima consentita, importo delle penali) debba essere chiaramente visibile e leggibile da chi entra con il veicolo, prima di occupare lo stallo: se le condizioni contrattuali non sono conoscibili in modo agevole al momento dell'ingresso, non possono considerarsi validamente accettate da chi parcheggia, e la richiesta di pagamento della "penale" diventa contestabile. Il fatto che i cartelli leggibili siano posizionati sul fronte del supermercato, e non sul fronte da cui si accede in auto all'area di sosta, rafforza questa contestazione: se effettivamente le condizioni non erano visibili a chi arriva in macchina, la clausola penale non le è opponibile.

Le consigliamo di procedere così. Per ogni richiesta di pagamento ricevuta invii una lettera di contestazione scritta alla società di gestione del parcheggio, raccomandata A/R o PEC se disponibile, in cui descrive la posizione dei cartelli, allega possibilmente foto della segnaletica scattate dal punto di ingresso auto (anche a distanza di tempo, se la situazione non è cambiata), e chiede l'annullamento della pretesa per mancata adeguata informativa contrattuale. Non paghi nulla finché non ha valutato con attenzione ogni singola richiesta: il pagamento spontaneo potrebbe essere interpretato come accettazione tacita.

Se la società insiste e le richieste sfociano in un'azione giudiziale (decreto ingiuntivo), può opporsi davanti al Giudice di Pace facendo valere l'illeggibilità della cartellonistica. Trattandosi di auto aziendale, informi anche l'ufficio competente della sua azienda, perché le comunicazioni potrebbero arrivare intestate al proprietario del veicolo.

Per approfondire: la nostra guida sul giudice di pace
la nostra guida sul decreto ingiuntivo
17 SETTEMBRE 2026

Autonoleggio Croazia chiede dati extra dopo multa: come comportarsi

· di Redazione
Nella giornata di lunedì 14 settembre ho ricevuto una mail dalla società da cui ho noleggiato una macchina in Croazia a fine maggio. Mi si chiedeva di aggiornare il mio indirizzo di residenza senza ulteriori specifiche. Il giorno dopo mi è arrivata una seconda mail in cui mi viene rivolta la stessa richiesta (in particolare dichiarare il numero della via di residenza) aggiungendo che le autorità competenti hanno rilevato un'infrazione quando ero alla guida. Non ci sono però dettagli sul giorno, l'ora, la targa del veicolo e sul tipo di infrazione. Mi sembra molto strano e anche se fosse tutto nella norma il contratto è stato firmato con quei dati: perché dovrei aggiungerne altri?
Andrea, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Andrea,
se il contratto è stato firmato coi dati che sono quelli attuali e gli stessi al momento della firma, se vuole può replicare con il medesimo mezzo confermando che i dati in loro possesso sono quelli giusti. Ovviamente, trattandosi di mail, al di là della cortesia, potrebbe anche non rispondere.
17 SETTEMBRE 2026

Sito di incontri chiede pagamento per abbonamento non richiesto

· di Redazione
Buongiorno, ho avuto dei problemi con un sito di incontri e pochi giorni fa è arrivata una lettera che devo pagare entro oggi un abbonamento che non ho richiesto. Ho chiesto subito di abbandonare il sito e disdire tutto, dopo giorni ho avuto una risposta che devo pagare il servizio più mora del doppio. Cosa devo fare? Grazie mille.
Flavio, dalla provincia di BL

Risposta:
Gentile Flavio,
a parte la scarsa chiarezza del suo quesito per cui non siamo in grado di entrare nel merito, possiamo dirle che se quanto ha ricevuto è per posta ordinaria, non avendo la stessa valore legale, la può ignorare, così come potrà fare a qualunque loro sollecitazione se non fosse via pec o raccomandata A/R o telefono.
17 SETTEMBRE 2026

Hotel con camera indecorosa e cambio ripetuto: rimborso a eDreams o hotel?

· di Redazione
Ho prenotato e pagato tramite eDreams (prenotazione n. ***) un soggiorno di due notti per due adulti presso l'Hotel Amadeus di Venezia, acquistando una camera "Classic Double or Twin Room". Sono inoltre cliente eDreams Prime.
Durante il soggiorno ci sono state quattro diverse assegnazioni di camera. La prima risultava sensibilmente inferiore, per dimensioni e caratteristiche, alla categoria Classic acquistata. Nella seconda, al rientro in hotel verso l'1:15 di notte, abbiamo riscontrato nel bagno liquido marrone maleodorante sotto la griglia dello scarico a pavimento, oltre ad altri evidenti segni di degrado e scarsa manutenzione, tutto documentato fotograficamente.
Ho segnalato immediatamente il problema alla reception, ma una nuova sistemazione è arrivata solo verso le 2:30, dopo circa 75 minuti di attesa. La terza camera risultava nuovamente inadeguata rispetto alla categoria acquistata e presentava, immediatamente sotto la finestra, il cadavere di un volatile in decomposizione, anch'esso fotografato. Solo la mattina seguente, dopo ulteriori contestazioni e dopo aver mostrato le fotografie al personale, ci è stata assegnata una quarta camera finalmente corrispondente alla categoria acquistata. La prima notte è stata quindi sostanzialmente perduta.
Durante la notte ho anche contattato l'assistenza eDreams Prime, senza ricevere una soluzione concreta. Ho successivamente presentato reclamo a eDreams (caso #4820927), chiedendo rimborso/ristoro. eDreams ha però chiuso definitivamente il caso senza riconoscere alcun rimborso o indennizzo, nonostante la documentazione fotografica e le contestazioni presentate. Nella risposta finale compare inoltre un errore oggettivo: l'intervallo 1:15–2:30 viene quantificato in 45 minuti, mentre è di 75 minuti.
Vorrei pertanto chiedere un parere su quali siano i miei diritti e, in particolare:
– se, alla luce della difformità della sistemazione e delle gravi condizioni igienico-ambientali documentate, sussistano i presupposti per richiedere il rimborso totale o parziale del soggiorno e/o un ulteriore risarcimento/indennizzo per i disagi subiti e per la sostanziale perdita della prima notte;
– nei confronti di quale soggetto sia opportuno formulare la richiesta (Hotel Amadeus, eDreams o entrambi), considerando che prenotazione e pagamento sono avvenuti tramite eDreams e che durante il disservizio ho richiesto anche l'assistenza Prime;
– quale sia lo strumento più opportuno per procedere dopo il rigetto del reclamo da parte di eDreams (messa in mora/diffida, conciliazione, ADR, Giudice di Pace o altra procedura);
– quali voci di danno o rimborso siano concretamente richiedibili e quale documentazione sia opportuno allegare.
Dispongo delle fotografie delle condizioni delle camere, della documentazione della prenotazione e delle comunicazioni intercorse con eDreams.
Stefania, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Stefania,
I fatti che lei descrive, se effettivamente si sono svolti come riportato e documentati dalle fotografie, configurano una chiara difformità tra il servizio pagato e quello reso: camera di categoria inferiore, condizioni igieniche gravemente inadeguate (liquido maleodorante, volatile in decomposizione) e un disservizio nella gestione dei disagi (75 minuti di attesa notturna per il cambio camera). Non si tratta di una semplice divergenza di valutazione soggettiva sulla qualità della struttura, ma di condizioni oggettivamente documentabili e di un mancato adempimento contrattuale.
Sul piano dei soggetti responsabili, la prenotazione e il pagamento sono avvenuti tramite eDreams, che quindi è la controparte contrattuale diretta per lei come consumatore, in quanto intermediario che ha venduto il pacchetto/servizio. Le consigliamo di formulare la richiesta principale a eDreams, ma di inviare comunicazione anche all'Hotel Amadeus per contestare direttamente le condizioni riscontrate in loco, poiché la responsabilità della fornitura effettiva del servizio ricade sulla struttura. Non è escluso un concorso di responsabilità tra i due soggetti.
Rispetto al rigetto del reclamo, che tra l'altro contiene un errore fattuale sulla durata dell'attesa (elemento che vale la pena evidenziare per iscritto, poiché mina l'attendibilità della valutazione fatta da eDreams), il passo successivo è l'invio di una lettera di messa in mora/diffida formale, con richiesta puntuale di rimborso parziale (per la notte sostanzialmente compromessa e per la difformità di categoria) più un ristoro per il disagio subito, allegando tutta la documentazione fotografica, la prenotazione, lo scambio di comunicazioni con eDreams e il timing preciso degli eventi.
Se anche questa diffida non sortisce effetto, trattandosi di controversia contrattuale relativa a servizi turistici, la strada è la negoziazione assistita obbligatoria (che precede l'eventuale causa) oppure, per importi contenuti, il Giudice di Pace direttamente dopo la diffida.
Le voci di danno richiedibili concretamente sono: il rimborso proporzionale per la mancata fruizione della categoria acquistata, il rimborso per la notte sostanzialmente perduta, ed eventualmente un risarcimento per il disagio non patrimoniale subito, quantificabile equitativamente dal giudice qualora la via extragiudiziale non desse esito.
Per la lettera di diffida può utilizzare il generatore moduli ADUC nella sezione turismo.
Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria e la nostra guida sulla messa in mora.
17 SETTEMBRE 2026

Mentorship e-commerce non erogata: come recuperare 2.600 euro pagati

· di Redazione
Vorrei chiedere il vostro parere riguardo a una situazione relativa a un servizio di mentorship nel settore e-commerce/dropshipping per il quale ho pagato complessivamente €2.600.
In data 31/10/2024 ho sottoscritto un "Contratto di Fornitura Servizio di Mentorship" con Prince ***, cittadino italiano e all'epoca residente in Italia, indicato nel contratto come Fornitore.
Il servizio prevedeva una mentorship a 360° nel settore e-commerce, con 2/3 videochiamate settimanali tramite Zoom, supporto continuo e assistenza da parte del fornitore e di un coach. Il costo complessivo era di €2.600, pagato in due rate da €1.300 tramite bonifico.
Nel contratto Prince *** è indicato come Fornitore, mentre i pagamenti dovevano essere effettuati a LORENZI GROUP LTD, tramite un IBAN britannico.
Gli articoli 3 e 8 prevedono una durata indefinita, fino a quando il cliente avesse raddoppiato l'investimento iniziale attraverso i ricavi degli store. Tale risultato non è mai stato raggiunto. Dopo un certo periodo, però, il servizio ha smesso di essere disponibile.
Ho cercato più volte di contattare il fornitore, il coach e gli altri soggetti collegati alla mentorship, ma oggi non c'è praticamente più alcun modo di parlare con nessuno di loro: non rispondono alle comunicazioni e non riesco più a ottenere assistenza, chiarimenti o una soluzione.
Il contratto prevede inoltre l'obbligo del fornitore di garantire supporto e assistenza per tutta la durata del rapporto. Prevede inoltre l'applicazione della legge italiana e il Foro di Roma. Ho già presentato un reclamo a Revolut, dal cui conto Revolut Business sono stati effettuati i due bonifici, e il caso è attualmente in esame.
Il mio obiettivo è recuperare i €2.600 che ho versato e vorrei capire quali possibilità concrete ho per farlo e quale percorso sia più opportuno seguire.
In particolare, vorrei sapere:
se possa configurarsi un inadempimento contrattuale;
se sia possibile agire contro Prince *** , LORENZI GROUP LTD o entrambi;
se la presenza dell'IBAN britannico comporti ulteriori possibilità o procedure;
se sia utile proseguire anche nei confronti di Revolut tramite reclamo o eventuale ricorso;
quale sia, secondo voi, la strada più efficace e conveniente per tentare di recuperare la somma.
Allego al presente modulo il contratto sottoscritto. Ho inoltre raccolto in una cartella Google Drive tutta la documentazione disponibile, comprese le prove dei pagamenti, le conversazioni e i tentativi di contatto.
Vorrei inizialmente capire, prima di sostenere eventuali ulteriori costi legali, se ritenete che ci siano concrete possibilità di recuperare i €2.600 e come mi consigliate di procedere.
Grazie per l'attenzione.
Marouane, dalla provincia di BO

Risposta:
Gentile Marouane,
Analizziamo la vicenda per punti, restando sui fatti così come lei li ha descritti.

Se effettivamente il servizio è stato interrotto senza motivo e i referenti sono divenuti irraggiungibili, si configura un inadempimento contrattuale del fornitore rispetto agli obblighi assunti all'articolo 6 (professionalità, rispetto degli orari, supporto continuo). Il fatto che la clausola di durata sia legata al raggiungimento di un risultato economico (il raddoppio dell'investimento) non esime il fornitore dal dovere di erogare comunque il servizio promesso: se ha smesso di farlo unilateralmente, lei ha diritto alla risoluzione del contratto per inadempimento e alla restituzione di quanto versato, oltre a eventuale risarcimento del danno.

Sul piano dei soggetti da coinvolgere, il contratto è firmato da Prince Lorenzi come Fornitore, ma i pagamenti sono stati indirizzati a un diverso soggetto giuridico (LORENZI GROUP LTD, società di diritto britannico). Questo è un elemento che può giocare a suo favore: può agire nei confronti di entrambi, chiamando in causa sia la persona fisica firmataria del contratto sia la società beneficiaria dei bonifici, lasciando poi al giudice stabilire le rispettive responsabilità. La presenza di un IBAN estero non cambia la legge applicabile (le parti hanno scelto quella italiana) né il foro competente (Roma, come indicato nel contratto), ma può rendere più complesso il recupero materiale delle somme se il soggetto estero non ha beni o rappresentanza in Italia: su questo aspetto specifico, relativo all'esecuzione di un'eventuale sentenza verso una società estera, le consigliamo di rivolgersi a un avvocato per valutare la fattibilità pratica.

Il reclamo a Revolut è un percorso corretto da proseguire in parallelo: le banche/istituti di pagamento hanno procedure antifrode e di contestazione operazione che possono portare a un rimborso, specie se emergono elementi di frode. Continui a seguire quell'iter.

Come primo passo concreto, prima di eventuali costi legali, le suggeriamo di inviare una diffida scritta con richiesta di risoluzione del contratto e restituzione delle somme, con ricorso al generatore moduli ADUC per ricorsi. Se rimane senza esito, la strada successiva è la causa ordinaria, per la quale è necessaria l'assistenza di un avvocato data la complessità (soggetti multipli, uno estero).

Per approfondire: la nostra guida sul risarcimento del danno, come provarlo e quantificarlo e la nostra guida sul decreto ingiuntivo.
17 SETTEMBRE 2026

Acquisto immobile con causa condominiale in corso: quali tutele

· di Redazione
Nel caso il potenziale neo proprietario stia per acquistare un immobile con una causa in corso, una causa condominiale, quali tutele dispone per evitare di essere chiamato in causa o per evitare che le future spese della causa siano addossate al neo proprietario? Intendo normative in materia di dissenso alle liti (causa condominio contro condòmino o causa condòmino contro condòmino).
Francesca, dalla provincia di FE

Risposta:
Gentile Francesca,
In tema di liti condominiali in corso al momento della compravendita, occorre distinguere alcuni piani.

Per le spese processuali relative a una causa già pendente al momento del rogito, la regola generale è che le obbligazioni derivanti da delibere assembleari o da spese condominiali maturate prima della vendita restano in capo al venditore, che era condomino nel momento in cui la causa è sorta o la spesa è stata deliberata. Il nuovo proprietario subentra invece negli obblighi che maturano dal momento del trasferimento in poi. È quindi essenziale che l'atto di compravendita disciplini espressamente questo aspetto, con una clausola che tenga indenne l'acquirente da eventuali pretese relative a fatti anteriori e che eventualmente preveda una trattenuta o una garanzia a copertura del rischio di soccombenza nella causa pendente. Su questo punto, che riguarda la redazione dell'atto notarile, le consigliamo di farsi assistere dal notaio incaricato del rogito, chiedendo espressamente di inserire le clausole di manleva necessarie, e di richiedere all'amministratore di condominio un attestato aggiornato sulla situazione delle spese e delle liti in corso, documento che il venditore è tenuto a fornire.

Quanto al dissenso dalla lite, l'istituto a cui probabilmente lei fa riferimento consente al condomino che non ha approvato una determinata delibera relativa all'avvio o alla resistenza in una causa di comunicare il proprio dissenso, con l'effetto di andare esente dalle spese processuali in caso di soccombenza del condominio, fermo restando che se il condominio vince la causa il vantaggio si estende comunque a tutti. Questo diritto spetta però a chi è condomino nel momento in cui la delibera viene assunta: se lei diventa proprietario dopo che la delibera è già stata presa, non potrà esercitare un dissenso relativo a una delibera anteriore al suo ingresso in condominio, ma potrà far valere nei confronti del venditore l'accordo di manleva previsto nell'atto di acquisto.

Le consigliamo comunque, prima del rogito, di richiedere tramite il notaio o direttamente all'amministratore tutta la documentazione relativa alla causa pendente, per valutare consapevolmente il rischio economico e negoziarne la copertura nel prezzo o in una clausola contrattuale specifica.

Per approfondire: la nostra scheda sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra guida sul fondo di garanzia mutuo prima casa Consap
17 SETTEMBRE 2026

Nissan X-Trail: aria condizionata mai riparata, la garanzia copre ancora?

· di Redazione
Buongiorno, vorrei chiedere un vostro parere in merito a un problema con la mia Nissan X-Trail e con l'officina/concessionaria Brandini. Il malfunzionamento dell'aria condizionata è stato da me segnalato e formalmente registrato dall'officina il 26 novembre 2025, quando l'auto era ancora in garanzia (scadenza 30 novembre 2025). Da allora il problema non è mai stato realmente risolto: l'auto è stata sottoposta a diversi interventi, alcuni dei quali almeno in parte a mio carico, ma il difetto si è sempre ripresentato. Nel luglio 2026, nonostante un ulteriore importante intervento sull'impianto, abbiamo dovuto percorrere circa 1.500 km senza aria condizionata. Attualmente l'auto si trova nuovamente presso Brandini, che mi ha comunicato di non essere ancora riuscita a individuare la causa e di aver richiesto l'intervento di tecnici/“ingegneri” specialisti. Mi è stata nel frattempo fornita un'auto sostitutiva, inizialmente prospettata a pagamento, che l'officina mi ha poi lasciato a disposizione proprio perché non è riuscita a risolvere il problema.

Vorrei quindi capire se, trattandosi dello stesso difetto denunciato e preso in carico quando la garanzia era ancora in vigore e mai successivamente risolto, io abbia diritto a pretendere che la riparazione definitiva venga effettuata integralmente in garanzia, anche se nel frattempo questa è formalmente scaduta. Vorrei inoltre sapere se posso contestare e chiedere il rimborso degli importi che mi sono stati addebitati nel corso dei successivi tentativi di riparazione dello stesso problema e se, considerata la prolungata indisponibilità della mia vettura dovuta al mancato buon esito degli interventi, possano essermi addebitati i costi dell'auto sostitutiva che Brandini mi sta lasciando a disposizione. Prima di autorizzare ulteriori interventi o sostenere altri costi, vorrei conoscere quali siano i miei diritti e come sia opportuno formalizzare la mia posizione nei confronti di Brandini e, se necessario, di Nissan Italia.
Riccardo, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Riccardo,
La sua ricostruzione, se confermata dalla documentazione che ha in mano, depone effettivamente a suo favore su diversi punti.

Il punto centrale è che il difetto è stato denunciato e preso in carico il 26 novembre 2025, quando la garanzia (scaduta il 30/11/2022 secondo i documenti, ma probabilmente si riferisce a un'estensione fino al 30/11/2025, andrebbe verificato il testo del contratto di garanzia) risultava ancora valida. Se un difetto viene tempestivamente denunciato durante il periodo di garanzia e la riparazione si rivela poi inefficace, il principio generale è che il venditore/garante resti obbligato a eliminare definitivamente quel medesimo difetto anche se il termine formale è nel frattempo scaduto: la scadenza della garanzia non può essere invocata per un vizio già segnalato e mai risolto, altrimenti si svuoterebbe di significato la tutela stessa. Questo vale sia se si tratta di garanzia legale di conformità (2 anni dalla consegna, a carico del venditore) sia se si tratta di garanzia convenzionale del produttore, con le regole previste dal contratto di garanzia che avrà ricevuto all'acquisto.

Su questa base, riteniamo che lei possa legittimamente contestare gli addebiti sostenuti per i successivi interventi relativi allo stesso guasto (il compressore, il gas, i sensori collegati all'impianto di climatizzazione), chiedendone il rimborso, se dal fascicolo tecnico risulta che si tratta sempre della medesima anomalia mai risolta e non di un guasto autonomo sopravvenuto. Anche i costi dell'auto sostitutiva, se le vengono richiesti nonostante la vettura sia bloccata in officina per l'inefficacia dei precedenti interventi in garanzia, sono a nostro parere contestabili: il disagio è imputabile al venditore/garante che non ha saputo risolvere il problema, non a lei.

Le consigliamo di formalizzare per iscritto quanto fin qui avvenuto (cronologia degli interventi, importi pagati, dichiarazioni ricevute), diffidando sia l'officina Brandini sia la casa madre Nissan Italia a effettuare la riparazione definitiva senza ulteriori costi a suo carico e a rimborsare quanto già versato per gli interventi relativi allo stesso vizio. Può predisporre la diffida tramite il nostro generatore di moduli, sezione ricorsi e istanze.
17 SETTEMBRE 2026

Divisione appartamento ereditato tra fratelli: le possibili soluzioni

· di Redazione
Tre fratelli hanno ereditato un appartamento.
Un fratello ha la residenza presso l'appartamento.
Quali sono le possibili modalità per suddividere in parti uguali il bene tra i fratelli?
Nella valutazione del valore dell'immobile bisogna considerare anche i mobili sebbene l'acquisto risalga a più di trent'anni fa.
Grazie.
Laura, dalla provincia di LC

Risposta:
Gentile Laura,
In caso di eredità condivisa tra più fratelli, l'appartamento entra in comunione: ciascuno ne diventa comproprietario per la propria quota, a prescindere dal fatto che uno di loro vi abbia la residenza. La residenza anagrafica non attribuisce diritti di proprietà maggiori, ma può rilevare se quel fratello occupa l'immobile senza versare nulla agli altri: in tal caso gli altri comproprietari possono chiedere un'indennità di occupazione proporzionale alle rispettive quote, oppure concordare che resti lì a fronte di un canone o di una compensazione in sede di divisione.

Per suddividere il bene tra tre fratelli in parti uguali le strade principali sono queste. La prima è la vendita a terzi dell'intero immobile, con divisione del ricavato in tre parti uguali: è la soluzione più semplice se nessuno dei tre è interessato a tenerlo. La seconda è che uno o due fratelli acquistino le quote degli altri, liquidandoli in denaro sulla base di una stima concordata o di una perizia; se è il fratello residente a voler restare, questa è spesso la via più naturale. La terza, praticabile solo se l'immobile è materialmente frazionabile in più unità autonome (con accessi, impianti e planimetrie separate, e nel rispetto delle norme urbanistiche), è la divisione fisica in tre porzioni. Se i fratelli non trovano un accordo, qualunque di loro può agire in giudizio per la divisione giudiziale: il giudice, se il bene non è comodamente divisibile, ne dispone la vendita all'asta e ripartisce il ricavato.

Sulla valutazione dei mobili, se effettivamente si tratta di beni acquistati oltre trent'anni fa e caduti anch'essi in successione, andrebbero in linea di principio inclusi nella massa da dividere, ma il loro valore economico attuale va accertato con una stima concreta (potrebbero valere pochissimo, salvo pezzi di pregio o antiquariato). Le consigliamo di far redigere una perizia di stima sia dell'immobile sia dei mobili da un tecnico incaricato di comune accordo, così da avere una base oggettiva su cui trattare. Per la formalizzazione dell'accordo di divisione è opportuno rivolgersi a un notaio, trattandosi di beni immobili.

Per approfondire: la nostra scheda sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra guida su come acquistare un immobile all'asta giudiziaria
17 SETTEMBRE 2026

Neibac nega recesso su quadro con cornice: è legittimo?

· di Redazione
Buongiorno, vi sottopongo una controversia con NEIBAC – NOVA COMMERCE SRL, sostanzialmente analoga al caso da voi già esaminato il 10/01/2025 “Acquisto tela da Neibac. Negato recesso”.
Il 27/08/2026 ho acquistato online il quadro “Sardine al Sole” 50×100 cm, ordine ***, €154,32, selezionando “CON TELAIO e CORNICE NERA” tra le normali opzioni proposte dal sito. Non ho richiesto misure o lavorazioni su mie specifiche indicazioni.
Il 31/08 ho esercitato il diritto di recesso. Il quadro è integro, mai appeso e con imballaggio originale. NEIBAC ha negato il recesso sostenendo che la scelta della cornice renda automaticamente il prodotto “personalizzato”.
Ho contestato tale interpretazione, poiché la cornice è una variante predefinita del loro configuratore. Il 04/09/2026 ho quindi inviato formale diffida PEC a NOVA COMMERCE SRL, regolarmente consegnata, concedendo 7 giorni. Il termine è trascorso senza riscontro positivo.
Ho inoltre acquisito il 12/09 una schermata della stessa pagina “Sardine al Sole”, dalla quale risultano le varianti predefinite di dimensione e telaio/cornice. Nella medesima pagina NEIBAC propone invece separatamente il servizio “Personalizza il tuo quadro rendendolo UNICO”, relativo al ritocco a mano.
Vi chiedo pertanto un parere sulla legittimità del diniego del diritto di recesso e indicazioni su come procedere per ottenere restituzione e rimborso.
Allego dossier completo con ordine, corrispondenza, fotografie, PEC e ricevute di consegna e schermata del configuratore.
Grazie,
Piero, dalla provincia di BS


Risposta:
Gentile Piero,
La sua ricostruzione appare fondata, e la vicenda che descrive presenta effettivamente forti analogie con quanto già segnalato in passato riguardo allo stesso venditore.

Il punto centrale è la corretta lettura dell'esclusione dal recesso prevista per i beni "confezionati su misura o chiaramente personalizzati". Questa esclusione, secondo l'orientamento condiviso anche dalla Commissione Europea sulla direttiva sui diritti dei consumatori, riguarda i beni realizzati secondo specifiche indicate dal singolo consumatore, che rendono il prodotto difficilmente ricollocabile sul mercato. Non basta invece che il consumatore scelga tra opzioni standard predisposte a monte dal venditore all'interno del proprio configuratore di vendita: in questo caso il prodotto resta comunque vendibile ad altri clienti che selezionino la stessa combinazione, e quindi manca la ragione stessa dell'esclusione legale.

Dalla documentazione che descrive, risulta significativo che la stessa pagina prodotto distingua chiaramente tra le opzioni standard di formato e cornice, comprese nel prezzo base come varianti selezionabili, e un separato servizio a pagamento di "personalizzazione" tramite ritocco a mano, effettivamente su richiesta del cliente. Questo elemento rafforza la tesi che la sola scelta della cornice nera, senza aver richiesto il servizio di personalizzazione aggiuntivo, non configuri un bene su misura ai sensi di legge.

Poiché il venditore ha comunque respinto la diffida e il termine da lei concesso è decorso, il passo successivo è rivolgersi al Giudice di Pace competente per il proprio domicilio, data la modesta entità della somma (154,32 euro), eventualmente preceduto da un tentativo di mediazione civile se dovesse rendersi necessario prima di un'eventuale causa. Può anche valutare, se ha pagato con carta, la richiesta di storno tramite la banca emittente per operazione contestata.

Per approfondire:
Questa la nostra scheda sul Giudice di Pace: la nostra scheda sul Giudice di Pace
Qui la nostra scheda pratica sul diritto di recesso: la nostra scheda pratica sul diritto di recesso
17 SETTEMBRE 2026

Rottura forno in affitto: chi paga tra proprietario e inquilino

· di Redazione
Sono proprietario di un appartamento che affitto a tre giovani lavoratori con un contratto a cedolare secca 4+4, ormai siamo nel sesto anno.
Mi dicono che si è rotto il forno, e ho risposto che devono aggiustarlo loro. Se il costo della riparazione fosse maggiore del costo di un elettrodomestico nuovo comparabile (circa 250€) allora ne comprerei io uno nuovo.
Ho detto bene?
Francesco, dalla provincia di PI

Risposta:
Gentile Francesco,
La ripartizione delle spese tra locatore e conduttore segue un criterio consolidato: le piccole riparazioni dovute all'uso ordinario sono a carico dell'inquilino, mentre le riparazioni necessarie per il deterioramento dovuto al tempo, all'uso normale della cosa o a difetti strutturali dell'elettrodomestico restano a carico del proprietario, che è tenuto a mantenere l'immobile e i suoi accessori in stato da servire all'uso pattuito.
Il criterio del confronto tra costo di riparazione e costo di un elettrodomestico nuovo che lei propone non è il criterio giuridico corretto: la vera domanda da porsi non è "quanto costa aggiustarlo" ma "perché si è rotto". Se il forno si è guastato per usura normale, vecchiaia o difetto di fabbricazione, tocca a lei come proprietario provvedere alla riparazione o sostituzione, indipendentemente dall'importo. Se invece si è rotto per un uso improprio o negligente da parte degli inquilini (ad esempio un cattivo utilizzo, un urto, la mancata pulizia che ha causato un guasto), allora la responsabilità e il costo ricadono su di loro.
Le suggeriamo quindi di chiarire con gli inquilini la causa del guasto prima di stabilire chi debba pagare: se non c'è accordo su questo punto, è utile farsi mandare una foto o una breve relazione di un tecnico che intervenga per la diagnosi, così da avere un riferimento oggettivo. Se il forno è semplicemente arrivato a fine vita utile dopo sei anni di locazione, la sostituzione spetta a lei in quanto proprietario, a prescindere dalla cifra necessaria.
Per approfondire: la nostra guida sulla ripartizione delle spese tra inquilino e proprietario
17 SETTEMBRE 2026

Non ricevo più le newsletter ADUC e il login segnala mail non confermata

· di Redazione
Sono stato iscritto per tanti anni, ma ora ho scoperto che da marzo non ricevo più le comunicazioni ADUC. E se cerco di fare login mi risponde che la mia mail non è confermata. Probabilmente sono in ritardo con la mia iscrizione annuale, ma se non faccio login non lo posso verificare.
Mi spiegate come fare?
Francesco, dalla provincia di PI

Risposta:
Gentile Francesco,
visto che ha scritto in questo nostro format per la consulenza, la sua mail e password sono riconosciute dal nostro sistema. Abbiamo controllato e risulta tutto come dovrebbe essere.
Per le newsletter, ha controllato nella spam? Nel caso, potrebbe chiedere al suo gestore di posta di non considerare spam le mail che arrivano dal dominio @aduc.it
Ci faccia sapere
17 SETTEMBRE 2026

Dash cam in auto: regole per acquisto, installazione e uso a norma

· di Redazione
Vorrei installare una Dash Cam sulla mia auto e vorrei sapere che precauzioni mi consigliate sia nell'acquisto, nell'installazione e nell'uso tale da essere tutto a norma di legge.
Mi piacerebbe acquistare questa:
https://www.amazon.it/dp/B0D49GGJ85
Grazie per la gentile risposta.
Sergio, dalla provincia di VR

Risposta:
Gentile Sergio,
L'installazione di una dash cam è consentita in Italia, ma ci sono alcuni aspetti pratici e normativi da tenere presenti, sia sul piano del Codice della Strada che su quello della privacy, che è quello dove si concentrano le maggiori criticità.

Sul posizionamento, la telecamera va montata in modo da non ostacolare la visuale del conducente e senza costituire pericolo in caso di urto: in genere si consiglia di fissarla dietro lo specchietto retrovisore, in una zona che non riduca il campo visivo obbligatorio.

Il tema più delicato riguarda però il trattamento dei dati personali, perché la dash cam riprende involontariamente targhe, volti di pedoni e altri conducenti, quindi dati personali di terzi. Il Garante Privacy ha più volte chiarito che le riprese continue in strada non sono di per sé vietate se effettuate per finalità personali di documentazione in caso di sinistro, ma vanno rispettati alcuni criteri: la ripresa deve limitarsi a quanto strettamente necessario, le immagini non vanno diffuse pubblicamente né pubblicate online senza oscurare volti e targhe di terzi, e vanno conservate solo per il tempo necessario a documentare un eventuale incidente, cancellando periodicamente le registrazioni non rilevanti (si consiglia in genere un ciclo di sovrascrittura breve, non conservazione a tempo indeterminato). Se un domani dovesse usare un filmato come prova in caso di sinistro, potrà conservarlo ed eventualmente consegnarlo alle autorità o alla compagnia assicurativa senza problemi, proprio perché rientra nella finalità di tutela di un proprio diritto.

Sull'acquisto specifico del prodotto che ci ha segnalato, non entriamo nel merito della scelta commerciale del dispositivo, che è di natura tecnica: le consigliamo comunque di verificare che il venditore sia identificabile con chiarezza (per la garanzia legale di conformità di due anni in caso di difetti) e di controllare le caratteristiche tecniche (risoluzione, angolo di ripresa, alimentazione) rispetto alle sue esigenze con un tecnico o un rivenditore specializzato, se ha dubbi tecnici specifici.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra scheda su privacy, regole e diritti sul trattamento dei dati.

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