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10/09/2026 – 16/09/2026
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Intelligenza artificiale, clima, diritti economici e politiche sulla droga: questa settimana affrontiamo le sfide strutturali che ridefiniscono il nostro modello di vita. Dal Portogallo che insegna come le scelte di depenalizzazione funzionano se accompagnate da investimenti reali in prevenzione e assistenza. In Italia, la salute resta in bilico tra vecchi problemi irrisolti—lista d'attesa, RSA al collasso, anziani non autosufficienti—e nuove minacce come la trasparenza dei dati medici venduti a piattaforme private.
In questo numero
EDITORIALE
→  Minacce al nostro sistema di vita. Intelligenza artificiale… e il cambiamento climatico?
→  Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla
→  Editoriale. Leggiamo l’andamento dell’economia italiana
ARTICOLI
→  Lo Stato dell'Unione. Von der Leyen: 'Vogliono frantumare l'Ue, lottiamo per la nostra Europa'
→  Il veterinario che sbaglia deve risarcire il proprietario per la sofferenza patita
→  L’impatto delle parole non dette
→  Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 16/09/2026
→  Covid e distrazioni istituzionali. Le mail che invitavano ad applicare le leggi
→  Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 15/09/2026
→  L'intelligenza artificiale e quella - scarsa - delle superpotenze
→  Covid, Commissione d’inchiesta, Schillaci e il decreto 81/2008: domande in attesa di risposta
→  Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive
→  Il Portogallo ha depenalizzato le droghe 25 anni fa, ma la vera lezione sta in ciò che ha costruito attorno a questa politica
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 8 a 14 Settembre 2026
→  Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Più alberi per combattere le isole di calore: la regola 3-30-300 per città più vivibili
→  Non autosufficienza: chi assisterà gli anziani quando la famiglia non basterà?
→  Il Conte Lev Tolstoj è in cucina
→  Il ceo di Anthropic sostiene che il settore IA deve dare tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi
→  Storia ed eredità di Emma Bonino in Toscana
→  Diritti situati: Emma Bonino e Henri Lefebvre
→  11settembre: una data infausta a livello ufficiale. Ma la crudeltà dispiegata a livello mondiale trova un'eco anche nelle storie private del nostro Paese - con i bambini
→  Bonus-carburanti. Malus-governo
→  E' morta Emma Bonino (1948-2026)
→  Tassi Bce più costosi. L’economia frena. E’ necessario?
→  Provare virtualmente i vestiti utilizzando l'intelligenza artificiale può contribuire a ridurre gli sprechi della moda veloce
→  L’Europa ha capito Draghi, ma non riesce a fare quello che dice
→  Il Nepal ha puntato quasi tutto sull'energia idroelettrica: le inondazioni dimostrano che sia una scelta problematica
→  Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026
NOTIZIE
→  ITALIAITALIA. Ravenna, certificati falsi per evitare i Cpr: perquisizioni in 9 città
→  ITALIAITALIA. Anziani non autosufficienti, da Treviso appello alla Regione Veneto
→  ITALIAITALIA. Venezia, RSA nell'Ulss 3: 2mila in attesa e 500 posti liberi inutilizzati
→  MONDOMONDO. Prezzi farmaci Usa: la politica di Trump rischia di far salire i costi in Europa
→  ITALIAITALIA. Inflazione. Istat conferma +3,3% per agosto
→  ITALIAITALIA. Giustizia. I tempi delle sentenze penali. Focus de IlSole24Ore
→  U.E.U.E.. HIV e IST: sex worker ancora esclusi da prevenzione e PrEP
→  U.E.U.E.. Alzheimer, il costo può superare mille miliardi entro il 2036
→  ITALIAITALIA. Rsa Piemonte, il paradosso della stufa nel punteggio per l'accesso alle cure
→  MONDOMONDO. Oggi 15 dicembre
→  MONDOMONDO. Doctoralia invia dati su appuntamenti medici a Google, TikTok e LinkedIn
→  MONDOMONDO. Vaccino antinfluenzale, Italia sotto media Ocse: solo 53% degli over 65
→  ITALIAITALIA. Arezzo, un convegno su alternative alla Rsa per gli anziani
→  USAUSA. Scommesse su trial clinici: esperti chiedono il divieto
→  MESSICOMESSICO. Corte Suprema autorizza consumo ricreativo di cannabis
→  TUNISIATUNISIA. Dipartimento antidroga: "cooperazione internazionale essenziale contro traffico stupefacenti"
→  TUNISIATUNISIA. Grazia del Presidente agli studenti per contrastare droga senza compromettere loro futuro
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. A 13 anni trasforma migliaia di lattine in denaro per devolverlo a enti di beneficienza: la storia di Ryan
→  ITALIAITALIA. Stop UE alla carne dal Brasile: a rischio la produzione di bresaola IGP (!)
→  ITALIAITALIA. Giornata Alzheimer, Uneba: serve una "legge sulla cura" per 75.000 malati in Rsa
→  ITALIAITALIA. Savona, Ugl Salute: sistema RSA e Residenze Protette al limite
→  ITALIAITALIA. Firenze, la Rsa pubblica Le Civette verso la chiusura definitiva
→  ITALIAITALIA. Cassazione: risarcimento anche ai casalinghi senza spese per la colf
→  ITALIAITALIA. Dossier sanitario consultato senza motivo: Asufc Udine multata 24mila euro
→  ITALIAITALIA. RSA senza muri: le quattro sfide per aprire le case di riposo al territorio
→  MESSICOMESSICO. Liberate 8 persone in una clinica clandestina del cartello CJNG
→  ITALIAITALIA. Farmaci su misura in farmacia: arriva il deblistering
→  POLONIAPOLONIA. Sette priorità nella politica sulle droghe per il 2027-2032
→  UCRAINAUCRAINA. Estesa la riduzione del danno nelle carceri
→  ITALIAITALIA. Bonus accise carburanti prorogato al 17 Settembre
→  ITALIAITALIA. È incinta, ma le fissano l’ecografia dopo il parto
→  IRANIRAN. Donna non cura in ospedale altra donna senza hijab
→  ITALIAITALIA. Carovita. Gli italiani scelgono di mangiare a casa. Rapporto Coop
→  ITALIAITALIA. Alta Velocità Trenitalia. Un sito per controllare l'efficienza
→  ITALIAITALIA. Nota Istat sull’andamento dell’economia italiana. Luglio - Agosto 2026
→  ITALIAITALIA. Diesel Euro 5, blocco auto dal 1 ottobre: le regioni interessate
LETTERE
→  RSA e patologie gravi: chi paga la quota sociale in caso di alta intensità sanitaria
→  Firma digitale obbligatoria in banca: quali diritti per anziani e disabili senza cellulare
→  Retta RSA per demenza: chi paga l'integrazione economica
→  Rimborso ricovero extra-regione negato dalla ASL: quali diritti far valere
EDITORIALE
15 SETTEMBRE 2026

Minacce al nostro sistema di vita. Intelligenza artificiale… e il cambiamento climatico?

· di Vincenzo Donvito Maxia

Se dicessimo che una gigantesca minaccia esistenziale alla sicurezza, prosperità economica e tutta la vita umana incombe sulla Terra, è altamente probabile che in tanti penserebbero all’intelligenza artificiale.

Le ultime dichiarazioni, talvolta anche chiacchiere, di esperti di tecnologia prefigurano un limite di una decina d’anni oltre i quali l’umanità sarebbe spazzata. Dopo le prime “timide avvisaglie” è arrivata la “bomba” del ceo di Anthropic, Dario Amodei, che ha avvertito che entro sei-dodici mesi l'IA potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti che potrebbero prendere il controllo dell'intera internet…. e da qui all’umanità intera il passo sarebbe breve.

Una dichiarazione apocalittica che ha scatenato una vera e propria isteria, anche finanziaria, con l’aggiunta del presidente Usa che, non condividendo la frenata ha ricordato che “Gli Usa sono in vantaggio nell’AI, non uccidete la gallina dalle uova d’oro”.

Ma c'è un grosso problema: tutta la nostra attenzione è assorbita dal potenziale rischio di estinzione rappresentato da ChatGPT, Claude, Gemini e gli altri. Corriamo il pericolo di dimenticare la minaccia ben più grande per tutta la vita sulla Terra, quella che conosciamo da oltre un secolo e che si sta già manifestando sotto i nostri occhi in ogni continente e in ogni paese: il collasso climatico.

Chiunque abbia nutrito dubbi che il riscaldamento globale possa cambiare radicalmente il nostro pianeta e il nostro stile di vita (coi negazionisti diventati ultimamente molto silenziosi), ha potuto ricredersi quest'estate. Temperature estreme ed eventi meteorologici hanno devastato interi Paesi, causando siccità e carestie, inondazioni mortali, frane e incendi. Minacce concrete, quantificabili e reali per la vita umana, a differenza dei rischi nebulosi dei modelli linguistici complessi. L’Europa quest’estate è bruciata e comunità di tutto il mondo sono state devastate da inondazioni estreme, e un evento climatico catastrofico è alle porte, l’interruzione dell’Amoc (di cui la corrente del Golfo è parte): il "capovolgimento meridionale della circolazione atlantica” che distribuisce il calore dai tropici all’Atlantico settentrionale. Se l’Amoc si fermerà (probabilità ora data al 50%) le conseguenze saranno disastrose: aumento del livello del mare sulla costa orientale degli Stati Uniti e crollo delle temperature medie invernali nell’Europa settentrionale; drastici cambiamenti nei cicli dell’acqua dell’Amazzonia che scatenerebbero reazioni a catena fino al collasso della foresta pluviale, innescando ulteriori disastri; oltre all’innalzamento della temperatura antartica di circa sei gradi e il rilascio di un’enorme quantità di anidride carbonica attualmente immagazzinata nell’oceano Antartico. Nel frattempo è in arrivo il super El Nino, che non è solo una notizia per Paesi disgraziati, ma coinvolge da subito anche l’Italia.

Tra le migliaia di studi, convegni a tutti i livelli, facciamo al momento tesoro di quanto ha affermato già qualche tempo fa il dottor Luke Kemp, autore principale dello studio “Climate Endgame" e ricercatore presso il Centre for the Study of Existential Risk di Cambridge . "Il cambiamento climatico ha giocato un ruolo in ogni evento di estinzione di massa. Ha contribuito alla caduta di imperi e ha plasmato la storia." Sebbene gli eventi meteorologici estremi – che si verificano già con maggiore frequenza – siano motivo di grande preoccupazione, ha aggiunto, "i percorsi verso il disastro" non si limitano agli impatti diretti delle alte temperature. "Effetti a catena come crisi finanziarie, conflitti e nuove epidemie potrebbero innescare altre calamità e ostacolare la ripresa da potenziali disastri come una guerra nucleare".

Cosa sta accadendo nel mondo in questi ultimi anni? Non più solo guerre ”lontane”, da titoli di coda dei notiziari, ma eventi con ricadute sulla nostra vita quotidiana (i carburanti vale come esempio per tutto). Non solo. Dall'Ue agli Usa, passando per l’Italia e tanti altri Paesi, si stanno ridimensionando attenzione e rimedi al cambiamento climatico.

11 SETTEMBRE 2026

Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla

· di Vincenzo Donvito Maxia

La morte di Emma Bonino è occasione perché dovunque si ricordi il suo operato politico militante ed istituzionale. Che non è cosa da poco per un Paese che, dagli anni 70 del secolo scorso, si è svegliato riconoscendo validità alle individualità soprattutto grazie alla Bonino. Paese che barcolla e che, negli ultimi tempi, almeno per coloro che si esprimono (meno del 50%, mediamente) non è scevro da rimettere in discussione questi diritti e libertà. Uno per tutti: il diritto ad abortire.

Occasione che vale per tutto quello che compone una democrazia “liberale”, come dovrebbe essere la nostra. Dall’economia alle libertà individuali. Questa democrazia ha una caratteristica che non va mai dimenticata: niente deve essere dato per scontato e deve essere sempre difeso ed affermato.

In economia, si pensi ad alcuni processi di monopolizzazione in atto come Poste/Tim per le telecomunicazioni, Intesa/Mps per il risparmio, le tante aziende cosiddette partecipate che gestiscono i servizi pubblici locali e regionali. Nonché l’ignavia di amministrazioni centrali e locali a riconoscere e rendere fattibile il diritto alla casa/abitare.

Per le libertà, oltre al già ricordato aborto, si pensi a quella di stampa, di informazione con quella di Stato che fa concorrenza a quella privata in conflitto di abuso di posizione dominante, di espressione che è disciplinata da ordini professionali di stampo fascista e dai divieti per intere fette di popolazione per poterne fruire (divieto social ai minori è punta d’iceberg).

Beh, quando muore una come Bonino, come qualche anno fa accadde per Marco Pannella, crediamo sia necessario che ognuno si fermi un attimo a riflettere per partire subito dopo. Tutto questo non ci è caduto come l’acqua dal cielo, ma è stato frutto di consapevolezza e tenacia che, auspichiamo, non debba solo essere appannaggio di presunto eroi, ma di ogni cittadino.

10 SETTEMBRE 2026

Editoriale. Leggiamo l’andamento dell’economia italiana

· di Vincenzo Donvito Maxia

La nota Istat sull’andamento dell’economia italiana nei mesi di luglio e agosto appena trascorsi, è una fotografia rispetto alla quale tutti i decisori economici ed istituzionali devono fare i conti. Anche se siamo abituati a vedere i decisori economici molto interessati a prostrarsi ai poteri di turno. Che facilitano le loro operazioni al fine di garantirgli soldi pubblici per profitti privati, con anche l’ombrello di nuovi oligopoli e monopoli. E i decisori pubblici a ripetere “a paperina” che tutto va bene e migliora o che tutto va male e peggiora.

Mentre i banali cittadini/consumatori sono alle prese con aumenti dei prezzi non solo per le conseguenze geopolitiche mondiali, ma anche e soprattutto per incapacità di questi decisori.

Rallenta il Pil in Usa e in Cina, caratterizzato da - più che altro - massicci investimenti nell’Intelligenza Artificiale (prossimi ad una bolla?) e aumento dei debiti pubblici con gli interessi delle obbligazioni schizzati in alto.

Le prospettive internazionali sono quanto mai dubbie e il ruolo dell’Italia è sempre più marginale, mentre l’Ue stenta a “slegarsi”

A seguito di questi dati Istat, dalla politica ne sentiremo delle belle. Ma sia chiaro che l’aumento dello 0,2% del Pil rispetto ai tre mesi precedenti è robetta (galleggiamento direbbe il ministro Giorgetti). Soprattutto se consideriamo che la variazione acquisita per il 2026 è pari a 0,8% rispetto all’1,4% dell’Ue; e con un debito pubblico - 139% - tra i più elevati dell’Unione stessa.

“Conforta” la crescita di 0,7% a luglio, rispetto al mese precedente, della produzione industriale? Non ne saremmo tanto entusiasti se consideriamo che le produzioni in crescita sono molto legate e oligopoli e monopoli che, a fronte dei bei risultati (temporanei) delle aziende, tempo un paio di respiri rappresentano il problema dei problemi nel favorire la crescita di prezzi e calo delle qualità.

Il numero di occupati a luglio è stabile rispetto a giugno per i 35-49enni, ma una stabilità che, essendo in calo l'occupazione femminile e quella di tutte le altre fasce di età, mixando con la crescita esponenziale dei pensionati, la cosiddetta crisi demografica-abitativa e l’aumento dei prezzi, compromette qualità e investimenti. Sempre considerando che decisori - di governo e di opposizione - fanno entrambi danno mai dicendo le cose come stanno, ma solo ai fini della loro propaganda che, visto che le persone rispondono andando sempre meno a votare - non si rendono conto che si stanno solo suicidando.

Situazione che trova riscontro con l’inflazione in aumento come non mai, 3,3%

ARTICOLI
16 SETTEMBRE 2026

Lo Stato dell'Unione. Von der Leyen: 'Vogliono frantumare l'Ue, lottiamo per la nostra Europa'

· di Redazione

L'intervento della presidente della Commissione Ue al Parlamento europeo

La nostra scelta è chiara

Vogliamo un'Europa forte e indipendente che difenda i propri valori nel mondo? Oppure lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai rappresentanti e dai burattini degli autoritari? Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropei, che si tratti dell'ingerenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono frantumare la nostra unità europea. Quindi non limitiamoci a opporci a tutto ciò, ma lottiamo insieme per la nostra idea di Europa". Lo ha sottolineato Ursula von der Leyen nello Stato dell'Unione.

"Conosciamo tutti le minacce che dobbiamo affrontare. Man mano che i vecchi presupposti e i rapporti si sono logorati, ci troviamo ora a fare i conti con un mondo apertamente ostile. Una guerra territoriale di aggressione infuria nel nostro continente; altre sono scoppiate nelle vicinanze. Una lotta per le capacità industriali sta plasmando la concorrenza globale. E una battaglia di narrazioni sta cercando di indebolire la fiducia nell'Europa, di paralizzare le nostre democrazie. Ma le preoccupazioni delle persone non sono legate solo a queste grandi minacce globali. Gli effetti delle numerose crisi si fanno sentire su molte famiglie europee, non da ultimo sul costo della vita o sull'alloggio", ha sottolineato. "Queste preoccupazioni concrete vengono strumentalizzate per creare divisioni tra di noi. A volte dall'esterno e troppo spesso dall'interno. Ma la nostra strada è chiara: costruire un'Europa indipendente che abbia il potere di agire. Nulla può distoglierci da questo obiettivo. Perché in questo mondo, il destino dell'Europa deve rimanere nelle mani degli europei", ha ancora rimarcato von der Leyen.

"Il nostro bilancio riguarda il nostro futuro - ha aggiunto - e ogni bilancio moderno ha bisogno di nuove risorse proprie".

"Sul cambiamento climatico, questa estate è stata l'estate della verità. Quasi nessuna parte del nostro continente è stata risparmiata" ha aggiunto. "Nelle Alte Fagne del Belgio, una torbiera formatasi nel corso dei secoli si è trasformata in una distesa di cenere. Le fiamme hanno infuriato dalle montagne d'Irlanda alle isole della Grecia e della Croazia. Sulle Alpi, antichi ghiacciai arretrano ogni giorno di più".

"L'impatto di tutto questo è semplicemente devastante: 660mila ettari bruciati completamente. Circa 12 milioni di tonnellate di raccolti persi" ha aggiunto parlando degli incendi di questa estate. "Fiumi fondamentali come il Danubio, il Reno e la Garonna stanno scomparendo davanti ai nostri occhi", ha aggiunto.

"Non c'è alcun dubbio: l'Europa può, deve e manterrà la rotta sui suoi obiettivi climatici". "Naturalmente, la transizione è complessa. E dovremo aggiustare il tiro e imparare lungo il percorso", ha aggiunto.

La Commissione europea istituirà una Climate Insurance Alliance per affrontare il divario nella copertura assicurativa delle catastrofi. "Oggi solo circa il 25% delle perdite da catastrofi in Europa è coperto da assicurazioni private. Questo significa che, troppo spesso, i bilanci nazionali diventano l'assicuratore di ultima istanza", ha detto. "Dobbiamo agire per colmare questo divario. Per questo la Commissione istituirà una Climate Insurance Alliance".

Il Canada
"Dobbiamo ripensare urgentemente le nostre partnership. Quindi, vorrei collaborare con voi per aprire le porte al Canada affinché diventi il primo membro associato dell'Ue". Lo ha detto Ursula von der Leyen rivolgendosi al premier canadese Mark Carney nel discorso sullo Stato dell'Unione. "Uniremo volontariamente le nostre forze. Passeremo dal Ceta a un' 'Alleanza per il futuro' per creare uno spazio comune di prosperità e sicurezza economica". "Questa è una partnership non contro qualcun altro, ma per la nostra forza comune", ha aggiunto von der Leyen.

Minacce non solo da fuori
"Non dobbiamo farci illusioni. Le minacce alle nostre democrazie non arrivano soltanto dall'esterno. Vediamo l'ascesa di forze antidemocratiche e antieuropee" ha detto von der Leyen. "Più e più volte abbiamo visto la disinformazione e le interferenze straniere cercare di dividerci, di erodere la fiducia nel nostro tessuto democratico e nei media liberi. Campagne elettorali avvelenate dalla propaganda straniera. Teorie del complotto costruite su video deepfake virali. Questa è guerra cognitiva". Serve "una capacità collettiva di anticipare, individuare e rispondere".

I social
"Domani la Commissione proporrà l'Eu Kids Act. Adotteremo un approccio graduale e differenziato. Ogni fascia d'età ha le sue specifiche esigenze e, di conseguenza, ciascuna avrà un livello di protezione adeguato. Nessun utilizzo dei social media per i minori di 13 anni. Nessun account personale per i minori di 15 anni". ha annunciato von der Leyen. "Ciò significa che, dai 13 ai 15 anni, saranno consentiti solo mini-account creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni di tempo", ha aggiunto. "Tra i 15 e i 18 anni, invece, la sicurezza nella progettazione degli utenti diventerà un obbligo per le piattaforme. Sono consapevole che molti percepiscono il potere delle grandi aziende tecnologiche come schiacciante e impossibile da arginare. Non sono d'accordo", ha rimarcato von der Leyen. "Non dobbiamo accettare funzionalità che creano dipendenza. Non dobbiamo accettare che i bambini vengano attratti da contenuti sempre più estremi. Non dobbiamo accettare che le foto delle ragazze vengano utilizzate per creare immagini sessualizzate generate dall'intelligenza artificiale", ha aggiunto. "Ma non sono solo i minori a essere a rischio. Il design che crea dipendenza, ad esempio, danneggia tutti. Ecco perché abbiamo bisogno di un quadro normativo più ampio, il Digital Fairness Act. Lo proporremo in autunno", ha annunciato.

La nascita dell'Ue, la pace dopo la guerra
"Non dimentichiamo mai la nascita della nostra Unione: popoli che per tanto tempo erano stati in guerra si sono uniti per costruire un destino comune. Un destino di pace e prosperità, di democrazia e libertà. Ogni generazione ha costruito sull'eredità di quella precedente. Passo dopo passo. Pietra dopo pietra. Certo, le nostre imperfezioni, la nostra diversità e le nostre differenze permangono. Ma è proprio questo che rende l'Europa la nostra Europa. La nostra casa comune. Allora, onorevoli deputati, riprendiamo ancora una volta in mano il nostro futuro". ha concluso von der Leyen.

Qui il video dell'intervento

(Ansa)

16 SETTEMBRE 2026

Il veterinario che sbaglia deve risarcire il proprietario per la sofferenza patita

· di Sara Astorino

La Corte d’Appello di Firenze, con la sentenza n. 2634 del 29 luglio 2026, ha fatto un passo in avanti nella tutela dei diritti degli animali, nonché nel riconoscimento di quanto sia importante il rapporto che si instaura tra gli animali ed il proprio umano.

Nel caso analizzato, l’errore del veterinario aveva portato alla morte del cane dopo molte sofferenze ed al proprietario sono stati riconosciuti i danni per le predette sofferenze, patite dall’animale, che erano evitabili e che il veterinario avrebbe causato o non adeguatamente impedito.

Il caso.

I proprietari del cane si rivolgeva tempestivamente al veterinario a causa di una copiosa emorragia che il loro cane presentava. Il veterinario eseguiva diversi interventi ed azioni ed alla fine suggeriva il trasferimento presso una diversa clinica, ma purtroppo per il cane non ci fu nulla da fare.

Nonostante tutti gli interventi, il veterinario ometteva di alleviare le sofferenze del cane.

I proprietari decidevano di agire nei confronti del veterinario ma il Tribunale di Firenze rigettava la domanda, così la coppia decideva di ricorrere alla Corte d’Appello.

La Corte decide di rinnovare la CTU, già effettuata in primo grado, che evidenziava numerosi errori del veterinario tra cui l’omissione di una adeguata terapia analgesica e il non aver correttamente informato i proprietari della tipologia di intervento, dei rischi, delle conseguenze, delle probabilità di riuscita nonché delle sofferenze patite dal cane.

La stessa CTU, tuttavia, escludeva che la morte fosse riconducibile alla condotta negligente del veterinario ed aveva escluso un danno permanente per i proprietari.

Allora cosa è stato riconosciuto a titolo di danno e a chi?

Ebbene, solo uno dei coniugi era proprietario e, pertanto, la difesa del veterinario aveva contestato che nulla poteva essere riconosciuto a titolo di risarcimento del danno alla stessa.

La Corte d’Appello, invece, riconosce il risarcimento poiché lo stesso era fondato sulla circostanza che la signora, insieme al marito, aveva vissuto con il cane ed aveva patito per le sue sofferenze e per la sua morte.

Per la Corte d’Appello la sofferenza del cane, e quindi quella del proprietario, ha valore perché l'eccezione che il cane sia una mera res, è da considerarsi obsoleta.

Afferma la Corte che, nell’ultimo ventennio, è emerso chiaramente che il rapporto tra umani e animali coinvolge la dimensione affettiva e relazionale della persona e può costituire occasione di sviluppo e completamento della sua personalità.

Proprio per tale ragione gli umani hanno una particolare responsabilità di cura, l’animale dipende dagli umani nel momento della malattia ed in quei momenti gli umani manifestano, in maniera ancora maggiore, il senso di protezione.

Il risarcimento, quindi, è legato all’aver assistito a patimenti che avrebbero potuto essere evitati.

16 SETTEMBRE 2026

L’impatto delle parole non dette

· di Primo Mastrantoni

Il silenzio nuovo delle nostre giornate

Non ce ne accorgiamo, perché il cambiamento è avvenuto in sordina. Un caffè preso al self service, una riunione su Zoom, un messaggio veloce invece di una telefonata. Giorno dopo giorno, il numero di parole che pronunciamo ad alta voce si assottiglia. Secondo diversi ricercatori, oggi parliamo molto meno rispetto a vent’anni fa. E il calo è più netto tra i giovani sotto i 25 anni, cresciuti in un ecosistema dove la voce è un optional.

È un silenzio che non nasce da mancanza di cose da dire, ma da nuove abitudini: automatizzare, digitare, evitare l’interazione diretta. Un silenzio che sembra innocuo, ma potrebbe avere conseguenze profonde.

La scorciatoia cognitiva del testo

Parlare è un atto complesso. Richiede ascolto, interpretazione, memoria, regolazione emotiva. Scrivere un messaggio, invece, è una scorciatoia: nessuna voce da modulare, nessuna espressione da decifrare, nessuna memoria da trattenere perché la chat conserva tutto.

Gli studiosi temono che questa sostituzione sistematica del parlato con il testo stia aggirando parti essenziali del lavoro cognitivo. Quando non ascoltiamo, non alleniamo l’attenzione. Quando non rispondiamo a voce, non esercitiamo la spontaneità. Quando non ricordiamo ciò che è stato detto, perché “tanto c’è la chat”, non rinforziamo i circuiti della memoria episodica.

Il cervello, come ogni sistema biologico, si adatta. E ciò che non si usa, lentamente si indebolisce.

Il rischio di un cervello meno dialogico

La comunicazione vocale non è solo trasmissione di informazioni: è coordinazione sociale, è regolazione emotiva, è costruzione di identità. Ridurre drasticamente il parlato significa ridurre l’esposizione a micro competenze che si sviluppano solo nel dialogo vivo:

* interpretare le pause;

* cogliere le sfumature del tono;

* gestire l’imprevisto;

* reggere il confronto diretto.

Sono abilità che non si apprendono in chat. E se la voce si assottiglia, anche queste competenze rischiano di farlo.

Alcuni neuroscienziati ipotizzano che, nel lungo periodo, questa trasformazione possa rimodellare i circuiti neurali legati alla socialità, alla memoria e alla gestione delle emozioni. Non in modo drammatico, ma progressivo, silenzioso, cumulativo.

Il paradosso del mondo iperconnesso

Mai come oggi siamo connessi. Eppure, mai come oggi parliamo così poco.

Il paradosso è evidente: la tecnologia ci offre infinite possibilità di comunicare, ma ci spinge verso forme di comunicazione che non richiedono la voce. La voce, però, è il primo strumento con cui abbiamo imparato a stare nel mondo. È relazione, presenza, corporeità. È ciò che ci ricorda che la comunicazione non è solo scambio di dati, ma incontro tra menti.

Ritrovare la voce

Non si tratta di demonizzare il digitale. Si tratta di riconoscere che la voce è una competenza biologica che va mantenuta viva. Che parlare non è un lusso, ma un esercizio. Che il silenzio imposto dalle nuove abitudini non è neutro.

Forse dovremmo ricominciare a telefonare più spesso. A dire “buongiorno” invece di passare il badge. A usare la voce non solo quando è necessario, ma quando è umano.

Perché il futuro della nostra mente potrebbe dipendere anche da questo: da quante parole scegliamo di pronunciare, e da quante lasciamo non dette.

16 SETTEMBRE 2026

Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 16/09/2026

· di Redazione

PREMESSA/EDITORIALE

Dalla intelligenza artificiale alle scelte energetiche, dalle politiche sulle droghe ai diritti economici individuali: questa settimana affrontiamo come le decisioni dei poteri pubblici e privati incidono sulla vita concreta di chi consuma e di chi ha diritti da difendere. Dai servizi pubblici che non funzionano ai bot di viaggio che decidono per noi, dalla bigenitorialità al riscaldamento condominiale, torniamo a ciò che conta: come orientarsi in un sistema dove i diritti non cadono dal cielo ma vanno conquistati e tutelati.

In questo numero

EDITORIALE

→ Minacce al nostro sistema di vita. Intelligenza artificiale… e il cambiamento climatico?

→ Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla

→ 11 settembre 2001

→ Editoriale. Leggiamo l’andamento dell’economia italiana

LA PULCE NELL'ORECCHIO

→ Il Premio Margherita Hack all’Unione delle Chiese valdesi e metodiste - riflessione e documenti

→ 11settembre: una data infausta a livello ufficiale. Ma la crudeltà dispiegata a livello mondiale trova un'eco anche nelle storie private del nostro Paese - con i bambini

OSSERVATORIO LEGALE

→ Come dividere le spese del riscaldamento condominiale

→ Bigenitorialità e condotte ostative: per escludere un genitore servono prove rigorose

ARTICOLI

→ Covid e distrazioni istituzionali. Le mail che invitavano ad applicare le leggi

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 15/09/2026

→ Covid, Commissione d’inchiesta, Schillaci e il decreto 81/2008: domande in attesa di risposta

→ Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive

→ Il Portogallo ha depenalizzato le droghe 25 anni fa, ma la vera lezione sta in ciò che ha costruito attorno a questa politica

→ Droghe illegali. L’Italia unita a metà settembre

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 8 a 14 Settembre 2026

→ I bot di viaggio prendono decisioni al posto nostro: comodo, ma dovremmo fidarci?

→ Stati Uniti d'Europa. L’Occidente trasloca, ma a Bruxelles non se ne sono ancora accorti

→ Sogno di una notte di fine estate. Newton e lo smartphone

→ Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Più alberi per combattere le isole di calore: la regola 3-30-300 per città più vivibili

→ Non autosufficienza: chi assisterà gli anziani quando la famiglia non basterà?

→ America Centrale rafforza la sorveglianza aerea contro il crimine transnazionale

→ Cartelli messicani, laboratori di metanfetamina in Sudafrica e Nigeria

→ Colombia. I narcos ricorrono ai droni mentre il Paese sprofonda in una guerra totale

→ Il pericolo di un'intelligenza artificiale malevola è da prendere sul serio?

→ Il Conte Lev Tolstoj è in cucina

→ Il ceo di Anthropic sostiene che il settore IA deve dare tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi

→ Storia ed eredità di Emma Bonino in Toscana

→ Diritti situati: Emma Bonino e Henri Lefebvre

→ Decalogo per analizzare le notizie internazionali con il supporto dell'Intelligenza Artificiale

→ Meloni sta tenendo bloccati 13 GW di impianti rinnovabili

→ Bonus-carburanti. Malus-governo

→ Tassi Bce più costosi. L’economia frena. E’ necessario?

→ Provare virtualmente i vestiti utilizzando l'intelligenza artificiale può contribuire a ridurre gli sprechi della moda veloce

→ La nuova 'war on drugs' Usa nelle Americhe: far saltare le navi dei presunti narcos

→ Il Nepal ha puntato quasi tutto sull'energia idroelettrica: le inondazioni dimostrano che sia una scelta problematica

→ Intelligenza Artificiale. Apocalittici e disintegrati

→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026

→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026

→ Bolivia, l'alleanza tra il "re della coca" e un nazista per creare un narco-Stato

→ Riforma globale delle droghe: a Dublino si chiede un approccio basato sui diritti dei minori

→ Finite le vacanze estive, il caro prezzi divampa. Situazione e autodifesa

→ Preoccuparsi se non ci sono insetti schiacciati sul parabrezza

→ Ascesa dei sovrani onnipotenti: cosa rivela davvero l’archeologia

→ Investimenti tramite piattaforma di crowdfunding: la responsabilità del Gestore per il Fondo rischi negli investimenti immobiliari

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 09/09/2026

GIANNINO

→ I pericoli dell'intelligenza umana

IL CONDOMINIO

→ Come dividere le spese del riscaldamento condominiale

STATI UNITI D'EUROPA

→ L'intelligenza artificiale e quella - scarsa - delle superpotenze

→ Scozia, Galles e Nord Irlanda uniti per chiedere indipendenza e adesione alla Ue

→ Draghi: l’Europa può avere l’IA senza oligarchi, ma deve conquistare la sovranità tecnologica

→ La geografia politica degli Usa. Europa, Mediterraneo e non solo

→ E' morta Emma Bonino (1948-2026)

→ L’Europa ha capito Draghi, ma non riesce a fare quello che dice

NOTIZIE

→ U.E.U.E.. Videogiochi e minori: l'industria fa lobby contro il Digital Fairness Act UE

→ U.E.U.E.. HIV e IST: sex worker ancora esclusi da prevenzione e PrEP

→ U.E.U.E.. Alzheimer, il costo può superare mille miliardi entro il 2036

→ ITALIAITALIA. Rsa Piemonte, il paradosso della stufa nel punteggio per l'accesso alle cure

→ AMERICHE. Cocaina liquida: il nuovo metodo di traffico che elude gli scanner

→ MONDOMONDO. Intelligenza Artificiale. Allerta dell'ONU

→ U.E.U.E.. Nove milioni di voti per le prossime banconote

→ USAUSA. Bond a 10 anni al 5%: mutui oltre il 7%

→ ISRAELEISRAELE. Israele indaga sul film «Naza»

→ MONDOMONDO. Oggi 15 dicembre

→ MONDOMONDO. Doctoralia invia dati su appuntamenti medici a Google, TikTok e LinkedIn

→ ITALIAITALIA. Privacy, multa da 5,5 milioni a BBVA per messaggi promo nonostante il no

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Revolut, dati clienti finiti a una falsa agenzia governativa

→ ITALIAITALIA. Flussi turistici. Meno arrivi, più presenze

→ MONDOMONDO. Vaccino antinfluenzale, Italia sotto media Ocse: solo 53% degli over 65

→ ITALIAITALIA. Arezzo, un convegno su alternative alla Rsa per gli anziani

→ USAUSA. Scommesse su trial clinici: esperti chiedono il divieto

→ CINACINA. Pericoli Ai. Cina risponde all'appello di Anthropic

→ MESSICOMESSICO. Corte Suprema autorizza consumo ricreativo di cannabis

→ CANADACANADA. Carney scommette sul fatto che i più grandi investitori del mondo stiano puntando sul Canada

→ TUNISIATUNISIA. Dipartimento antidroga: "cooperazione internazionale essenziale contro traffico stupefacenti"

→ TUNISIATUNISIA. Grazia del Presidente agli studenti per contrastare droga senza compromettere loro futuro

→ GERMANIAGERMANIA. L'affermazione elettorale dell'Afd e le prospettive finanziarie

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. A 13 anni trasforma migliaia di lattine in denaro per devolverlo a enti di beneficienza: la storia di Ryan

→ USAUSA. L’Ai è un danno per l’umanità? Crollano i titoli virtuali di Claude e ChatGPT

→ YEMENYEMEN. Gli Houthi cercano di fabbricare armi avanzate grazie all'intelligenza artificiale

→ ITALIAITALIA. Italia terz'ultima in Europa per uso dell'IA tra i giovani

→ ITALIAITALIA. Stop UE alla carne dal Brasile: a rischio la produzione di bresaola IGP (!)

→ U.E.U.E.. Carburanti in Europa 2026: le misure dei governi su prezzi e accise

→ USAUSA. Amazon nel mirino: class action sui dazi Trump non rimborsati... e le azioni crollano

→ ITALIAITALIA. Trieste, ASGI: gli ostacoli all'asilo sono violazione strutturale, non emergenza

→ ITALIAITALIA. Giornata Alzheimer, Uneba: serve una "legge sulla cura" per 75.000 malati in Rsa

→ ITALIAITALIA. Savona, Ugl Salute: sistema RSA e Residenze Protette al limite

→ ITALIAITALIA. Firenze, la Rsa pubblica Le Civette verso la chiusura definitiva

→ ITALIAITALIA. Cassazione: risarcimento anche ai casalinghi senza spese per la colf

→ ITALIAITALIA. Dossier sanitario consultato senza motivo: Asufc Udine multata 24mila euro

→ U.E.U.E.. ESMA avverte: Polymarket e Kalshi senza autorizzazione per operare in UE

→ U.E.U.E.. Migranti, cala l'ingresso irregolare in Ue ma cresce la rotta per le Baleari

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→ MESSICOMESSICO. Cripto farm nascosta tra le montagne: legami con i cartelli

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→ ITALIAITALIA. Alta Velocità Trenitalia. Un sito per controllare l'efficienza

→ ITALIAITALIA. Nota Istat sull’andamento dell’economia italiana. Luglio - Agosto 2026

→ ITALIAITALIA. Diesel Euro 5, blocco auto dal 1 ottobre: le regioni interessate

→ U.E.U.E.. Affitti brevi. La bozza del nuovo regolamento

→ ITALIAITALIA. Comuni sommersi dai questionari: la PA tradisce il once-only

→ U.E.U.E.. Caldo estremo 2026: meno raccolti in Ue, rincari in vista per i consumatori

→ ITALIAITALIA. Da presunti scafisti allo status di rifugiati politici

→ USAUSA. Alzheimer avanzato: donna riprende a parlare dopo funghi psilocibinici

→ ITALIAITALIA. Veneto, 4.000 posti Rsa fantasma mentre 10mila anziani aspettano

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. Farmacie e riduzione del danno: l'esperienza australiana

→ ITALIAITALIA. Banche, a luglio calo tassi nuovi mutui (3,81%), rialzo su prestiti imprese

→ U.E.U.E.. JPMorgan: i risparmiatori europei dovrebbero investire più liquidità

→ ITALIAITALIA. UniCredit, ok BCE al Danish Compromise: cosa cambia per clienti e investitori

→ ITALIAITALIA. Compie reato il Compro Oro che vende lingotti

→ U.E.U.E.. L’Ue sta perdendo la lotta contro il commercio illegale di tabacco

→ ITALIAITALIA. Cosa comprano i turisti. Spagnoli e britannici soprattutto

→ ITALIAITALIA. Distrofia di Duchenne, ISS: accesso tempestivo a diagnosi e cure può cambiare la vita

LETTERE

→ Difetti gravi in casa prefabbricata: come agire contro venditore e costruttore

→ Fondi d'investimento: spese di gestione nascoste, come verificarle

→ Ristrutturazione tetto: serve CILA, SCIA o nulla per cambiare le lamiere?

→ RSA e patologie gravi: chi paga la quota sociale in caso di alta intensità sanitaria

→ Recesso da abbonamento palestra annuale: quando è possibile annullarlo

→ Polizza vita Allianz ex Eurovita: conviene completare il piano di versamenti?

→ Multa per corsia riservata a Firenze: come contestarla senza prove immediate

→ Multa parcheggio in Croazia: notifica tardiva e spese legali, come comportarsi

→ Firma digitale obbligatoria in banca: quali diritti per anziani e disabili senza cellulare

→ Retta RSA per demenza: chi paga l'integrazione economica

→ Cartella Digital Shop per contratto pay tv mai firmato: come contestarla

→ Libretto postale del 1946 ritrovato: come verificare se è ancora valido

→ Collettore moto non omologato montato dal concessionario: rimborso possibile?

→ Rimborso ricovero extra-regione negato dalla ASL: quali diritti far valere

→ Pronto intervento elettricista: prezzo sproporzionato, come contestarlo

→ Licenza software Lifetime revocata dopo 9 giorni: rimborso e PayPal

→ Cambio gestore energia dopo fusione societaria: bisogna essere avvisati?

→ Eredità e bollette Tim: rimborsi, indennizzi e autocertificazione erede

→ Fornitore luce cambia fatturazione e minaccia distacco: come contestare

15 SETTEMBRE 2026

Covid e distrazioni istituzionali. Le mail che invitavano ad applicare le leggi

· di Lorenzo Somigli

Dalle norme del 2008 già in vigore ai dispositivi certificati contro gli agenti biologici: la cronologia delle sei email inviate a Brusaferro nel 2020. La documentazione è ora agli atti della parlamentare d’inchiesta sul Covid.

Non solo ha contribuito a scrivere le norme. Ha provato a farle applicare, quando ancora si poteva evitare il peggio. E lo ha fatto con sei email inviate nel 2020 al vertice dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sono le email del Prof. Roberto Lombardi, già ISPESL poi INAIL, tra i massimi esperti in Italia di biocontaminazione e tra gli estensori tecnici per l’attuazione del D.Lgs. 81/2008. Un carteggio inedito che La Firenze che vorrei ha acquisito e trasmesso integralmente alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid presieduta da Marco Lisei (Fratelli d’Italia), perché resti agli atti.

Una cronologia spietata, che smentisce la narrazione sull’impreparazione dell’Italia.

25 gennaio 2020. L’avviso prima del lockdown

L’Italia non è ancora zona rossa. Lombardi scrive a Silvio Brusaferro, allora presidente dell’ISS, indicando il documento del 2015: «A pag 2 riporta che si devono estendere le indicazioni anche agli agenti del gruppo tre quindi questa tipologia di virus». E aggiunge: «Potrebbe essere utile considerare le indicazioni per i DPI da pag 9, quelle per la disinfezione a pag 15». Allega anche il documento SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) sulla disinfezione delle superfici. In pratica: il virus è Gruppo 3, le regole ci sono già, vanno applicate.

31 gennaio 2020. La critica alle indicazioni generiche

Sei giorni dopo, seconda email. Oggetto: scorte DPI. Lombardi segnala che si parla di «dispositivi certificati contro rischi biologici e agenti infettivi», ma che alle strutture sanitarie è arrivata dal Ministero solo documentazione OMS, definendone le indicazioni «generiche e superficiali proprio per le misure di sicurezza di tipo collettivo ed i DPI». La sua proposta è chiara: «Forse si potrebbe elaborare della documentazione con caratterizzazioni tecniche più dettagliate e correlate alla legislazione vigente in materia nazionale e comunitaria». E per togliere ogni alibi: «Non mi interessa una formalizzazione e che sia inserito il mio nominativo, ma che siano attuate le misure di tutela più idonee».

4 febbraio 2020. Il documento tecnico

Terza mail. Lombardi inoltra un documento della società scientifica HCRM: «Ritengo tecnicamente valido per gli aspetti indicati, sulle misure di sicurezza da attuare per il nuovo coronavirus ed altri agenti del medesimo gruppo di rischio 3, tipo micobatterio tubercolare ed altro». È il tentativo di correggere il tiro con strumenti operativi, non con circolari.

Nelle settimane successive l’Italia entra in lockdown. Gli ospedali vanno in tilt, le terapie intensive si riempiono.

13 marzo 2020. L’allarme sui contagi negli ospedali

Pieno collasso. Lombardi cambia tono: «Troppi operatori sanitari negli ospedali si contagiano e si ammalano, le misure di sicurezza per tale tipologia di rischio devono essere più dettagliate e precise». Indica tre punti concreti: «Come abbattere la concentrazione in aria dell’agente virale, come eseguire un’idonea disinfezione, quali sono i DPI che garantiscono una reale protezione». Allega un esempio fatto per la FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani) e nota: «Trovo anomalo quanto descritto al riguardo dalla Toscana». Chiude con: «Mi piacerebbe poter contribuire in maniera organica alla situazione».

12 aprile 2020. Pasqua, l’appello al CTS.

Piena prima ondata. Lombardi scrive ancora: «Ti propongo nuovamente la possibilità di dialogare con il Comitato Tecnico Centrale in merito all’ottimizzazione delle misure di sicurezza, mettendo a disposizione l’esperienza acquisita in 25 anni sulla materia».

25 dicembre 2020. Il documento INAIL

Natale 2020. Ultima mail. Lombardi comunica che è uscito il documento INAIL realizzato con colleghi e docenti universitari: «Spero che possa far chiarezza su diversi aspetti in questo momento di confusione, smarrimento, angoscia ed in una situazione ove si spera che le specifiche tecnico-scientifiche, in contemporanea assonanza con gli obblighi normativi da osservare, abbiano sempre più rilevanza per una adeguata tutela della salute, rispetto a posizioni politiche».

Sei segnalazioni ufficiali. In undici mesi. Prima ha ricordato che le norme c’erano, poi ha provato a farle applicare con indicazioni tecniche precise, poi ha offerto la sua esperienza, infine ha messo nero su bianco un documento ufficiale.

Il giornale onlne "La Firenze che vorrei", che con Il Tempo ha documentato per prima l’esistenza del D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro, ha consegnato l’intera documentazione alla Commissione d’inchiesta.

Domande ineludibili. Se le norme c’erano, e qualcuno lo aveva segnalato per tempo, perché non furono utilizzate quando serviva maggiormente? L’Istituto Superiore di Sanità aveva voce in capitolo o le scelte politiche ebbero la meglio sulle norme? Chi prese le decisioni e su quali basi tecnico-scientifiche e, a questo punto, normative?

15 SETTEMBRE 2026

Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 15/09/2026

· di Redazione

Diritti individuali e politiche concrete: questi sono i binari su cui il dibattito internazionale sulle droghe si sta muovendo. Dal Portogallo che mostra cosa significa depenalizzare davvero, agli studi che chiedono approcci non punitivi verso i minori, fino alle esperienze di riduzione del danno che funzionano. Intanto il proibizionismo continua a generare criminalità organizzata e violenza, mentre alcuni paesi sperimentano regolamentazione per sostanze come cannabis e psilocibina.

In questo numero

EDITORIALE

→ Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla

ARTICOLI

→ Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive

→ Il Portogallo ha depenalizzato le droghe 25 anni fa, ma la vera lezione sta in ciò che ha costruito attorno a questa politica

→ Droghe illegali. L’Italia unita a metà settembre

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 8 a 14 Settembre 2026

→ Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ America Centrale rafforza la sorveglianza aerea contro il crimine transnazionale

→ Cartelli messicani, laboratori di metanfetamina in Sudafrica e Nigeria

→ Colombia. I narcos ricorrono ai droni mentre il Paese sprofonda in una guerra totale

→ Bolivia, l'alleanza tra il "re della coca" e un nazista per creare un narco-Stato

→ Riforma globale delle droghe: a Dublino si chiede un approccio basato sui diritti dei minori

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 09/09/2026

→ Sudafrica snodo globale del narcotraffico, corruzione nella polizia

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 08/09/2026

NOTIZIE

→ MESSICOMESSICO. Corte Suprema autorizza consumo ricreativo di cannabis

→ TUNISIATUNISIA. Dipartimento antidroga: "cooperazione internazionale essenziale contro traffico stupefacenti"

→ TUNISIATUNISIA. Grazia del Presidente agli studenti per contrastare droga senza compromettere loro futuro

→ MESSICOMESSICO. Liberate 8 persone in una clinica clandestina del cartello CJNG

→ MESSICOMESSICO. Cripto farm nascosta tra le montagne: legami con i cartelli

→ USAUSA. Cartelli messicani sono un "pericolo diretto" per la sicurezza

→ POLONIAPOLONIA. Sette priorità nella politica sulle droghe per il 2027-2032

→ UCRAINAUCRAINA. Estesa la riduzione del danno nelle carceri

→ CILECILE. Procura accusa ministro Interno di aver assoldato banda di narcos per un omicidio

→ USAUSA. Alzheimer avanzato: donna riprende a parlare dopo funghi psilocibinici

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. Farmacie e riduzione del danno: l'esperienza australiana

→ USAUSA. Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica

→ SVIZZERASVIZZERA. La vendita regolamentata di cannabis nelle farmacie potrebbe favorire un passaggio a forme di consumo a minor rischio

→ SPAGNASPAGNA. Maxi operazione polizia contro 'Dubai Bank' al servizio dei narcos

→ ITALIAITALIA. Cinque poliziotti arrestati a Roma indiziati per traffico stupefacenti

15 SETTEMBRE 2026

L'intelligenza artificiale e quella - scarsa - delle superpotenze

· di Redazione
Steve A Johnson - Unsplash
Foto: Steve A Johnson — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Per una volta Stati Uniti e Cina hanno paura della stessa cosa. Non nello stesso modo, naturalmente. In Occidente si teme che l'intelligenza artificiale possa sfuggire al controllo dell'uomo. In Cina si teme che possa sfuggire al controllo del Partito comunista.

La differenza dice molto dei due sistemi politici. Ma non basta a consolarci.


Chen Yixin, capo del ministero cinese della Sicurezza dello Stato, ha scritto, lo abbiamo letto ieri, che l'intelligenza artificiale può minacciare direttamente la sicurezza politica, istituzionale e ideologica della Cina. Tradotto dal linguaggio del regime: può minacciare il monopolio del Partito sull'informazione, rendere più difficile la censura, alimentare il dissenso, organizzare l'opposizione e aprire crepe nella Grande Muraglia digitale.


Pechino teme naturalmente anche lo spionaggio, gli attacchi informatici, la sottrazione di dati e l'impiego militare dell'intelligenza artificiale. Chen cita espressamente i più avanzati modelli americani di cybersicurezza. Ma ciò che viene prima, nell'elenco delle minacce, è la stabilità politica interna. Prima della Cina viene il Partito; prima della sicurezza dei cinesi, la sicurezza del regime.


George Soros aveva visto arrivare già diversi anni fa il problema. A Davos, nel 2019, avvertì che l'intelligenza artificiale avrebbe consegnato ai regimi autoritari strumenti di controllo mai posseduti prima. Quattro anni dopo, evocando anche i sistemi d'arma autonomi, richiamò "L'Apprendista stregone" di Goethe: l'apprendista mette in moto la scopa, ma non conosce la formula per fermarla.


Allora sembrava la metafora inquieta di un vecchio visionario, intendo Soros. Oggi assomiglia alla cronaca delle prove di sicurezza condotte nei laboratori che costruiscono le macchine.
Soros aveva individuato così i due pericoli: l'intelligenza artificiale obbediente nelle mani del tiranno e l'intelligenza artificiale disobbediente nelle mani dell'apprendista stregone.


Negli Stati Uniti l'allarme non arriva soltanto dai soliti apocalittici. Arriva dai ricercatori e dai dirigenti delle aziende che stanno costruendo i modelli più potenti. E segue incidenti concreti. Durante alcune prove di sicurezza, condotte con protezioni intenzionalmente ridotte, agenti di OpenAI hanno aggirato i limiti dell'ambiente nel quale erano stati collocati, sfruttato vulnerabilità, conquistato un accesso a Internet non autorizzato e raggiunto sistemi appartenenti a terzi. È stata la stessa OpenAI a raccontarlo.


Non significa che ChatGPT stia progettando in segreto la conquista del mondo. Un modello che risponde a una domanda non è ancora una volontà autonoma. Il rischio cresce quando l'intelligenza artificiale viene trasformata in un agente, collegata a reti, programmi, laboratori o infrastrutture e incaricata di perseguire obiettivi complessi. A quel punto può trovare scorciatoie impreviste, compiere azioni non autorizzate e violare i vincoli posti dagli stessi costruttori.
La fantascienza non è ancora diventata realtà. Ma la realtà ha cominciato ad assomigliare abbastanza alla fantascienza da meritare qualcosa di più delle rassicurazioni delle aziende e degli anatemi dei governi.


Dario Amodei di Anthropic ha chiesto di rallentare la corsa. Sam Altman e altri protagonisti dell'industria hanno riconosciuto la necessità di controlli indipendenti e regole comuni. Donald Trump ha risposto denunciando una «congiura malata» contro l'intelligenza artificiale e i centri dati, una campagna che, a suo dire, finirebbe per favorire la Cina.


Ecco la trappola. Ogni misura di prudenza adottata dagli americani viene presentata come un regalo a Pechino. Ogni richiesta di trasparenza rivolta ai cinesi viene denunciata come un tentativo americano di soffocarne lo sviluppo. Le due potenze sanno che la tecnologia può sfuggire al controllo, ma temono ancora di più che finisca sotto il controllo dell'altra.


Pechino usa la sicurezza per rafforzare la censura. Trump usa la competizione con Pechino per screditare la sicurezza. In mezzo, le imprese che hanno costruito le macchine più potenti mai concepite chiedono alla politica di imporre loro limiti che non sono riuscite - o non hanno voluto - darsi da sole.


La corsa nucleare produsse trattati, ispezioni, linee dirette e sistemi di controllo reciproco. Non eliminò il pericolo, ma almeno riconobbe che la sopravvivenza veniva prima della vittoria.
Nel 1971 fu la diplomazia del ping-pong di Henry Kissinger e Richard Nixon ad aprire il dialogo tra Washington e Pechino. Oggi servirebbe la diplomazia del ping-prompt. Ma Americani e cinesi continuano a rilanciarsi gli allarmi come una pallina: ciascuno accusa l'altro e nessuno vuole rallentare per primo.


T. S. Eliot scrisse in un famoso poemetto, "the Hollow Men" (Gli uomini vuoti) che non saremmo morti con un bang ma con un lamento. L'AI potrebbe essere la realizzazione di quella profezia - a meno che il cambiamento climatico non vinca la corsa.


L'Europa, almeno sul terreno delle regole, è più avanti. Con l'AI Act ha costruito la prima disciplina generale e vincolante dell'intelligenza artificiale: obblighi di trasparenza, valutazione dei rischi, supervisione umana e norme specifiche per i modelli più potenti e i contenuti artificiali. Non deve dunque entrare in campo: deve avere la forza politica di restarci, applicando le proprie regole senza lasciarsele smontare dalla pressione delle grandi imprese o dalla retorica della competizione con la Cina.


Resta però fuori dalla disciplina europea il settore più pericoloso: l'AI impiegata per finalità militari, di difesa e di sicurezza nazionale. È qui che l'UE dovrebbe trasformare la propria esperienza normativa in iniziativa diplomatica, proponendo verifiche internazionali, obbligo di comunicare gli incidenti e limiti all'autonomia delle armi e degli agenti cibernetici.


L'Europa non possiede i modelli più potenti né le aziende più ricche. Possiede, per ora, qualcosa che a Washington e a Pechino sembra scarseggiare: l'idea che non tutto ciò che può essere costruito debba essere costruito senza regole.


Le macchine stanno diventando straordinariamente intelligenti. Non è affatto certo che lo stiano diventando anche le superpotenze che le sviluppano.

(Marco Taradash su La Linea / Linkiesta deò 15/09/2026)

15 SETTEMBRE 2026

Covid, Commissione d’inchiesta, Schillaci e il decreto 81/2008: domande in attesa di risposta

· di Lorenzo Somigli

Il nodo del D.Lgs 81/2008 e delle email inviate all’ISS a gennaio 2020. Se le norme sulla sicurezza sul lavoro e contro la biocontaminazione erano insufficienti, perché sono ancora in vigore? Se erano sufficienti, perché non furono applicate?

Parlare di Covid fa perdere voti? Forse. Parlare di un «dramma nazionale», come il Covid, rievoca sofferenze passate e incubi ancora presenti? Con ogni probabilità, sì. Oltre a rievocare sofferenze e incubi, sapere che esistevano gli strumenti adatti a contenere la pandemia, permettendo di lavorare in sicurezza anche allora, può scatenare altri sentimenti. Rabbia, desiderio di verità e paura che succeda di nuovo.

Sono affermazioni sorprendenti, quelle del Ministro della Salute Orazio Schillaci alla Festa del Fatto. Frasi, per altro, riportate con una sintassi approssimativa e contenenti un rifugio poco scientifico nella scaramanzia, proprio mentre la Commissione Covid voluta da Fratelli d’Italia e presieduta dal Sen. Marco Lisei dovrebbe fare piena luce. Ma non solo sul giro dei soldi connesso all’emergenza.

Le ha dette Schillaci per farsi udire da tutti nella platea e magari da Giuseppe Conte? È possibile che un Ministro della Repubblica in un dicastero chiave come la Salute parli di argomenti tanto sensibili come la pandemia senza aver concordato preventivamente la linea con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella?

Sono le stesse evidenze che il Sen. Luigi Spagnolli (PD) ha definito «da cestinare». Una convergenza singolare tra posizioni opposte che, anziché fare chiarezza, rischia di compromettere la necessaria opera di verità.

Come documentato nell’inchiesta dell’8 agosto dal titolo «Covid, i protocolli c’erano già» (successivamente ripresa da Il Tempo), nel 2008, nel 2010 e nel 2015 lo Stato aveva già scritto tutto: valutazione del rischio biologico per agenti di Gruppo 3 a trasmissione aerea, DPI certificati EN 14126 classe 6B, sistemi RABC UNI EN 14065 validati Accredia, filtrazione HEPA H14 EN 1822, disinfezione validata EN 14885 per dimostrazione di efficacia.

E sempre come dimostrano i documenti che La Firenze che vorrei ha ricevuto (e poi trasmesso alla Commissione), il 25 gennaio 2020 – quindi prima del lockdown – il Prof. Roberto Lombardi (ex ISPESL-INAIL, autore delle Linee Guida) inviava ai vertici dell’ISS le indicazioni operative con i protocolli allegati. Altre sei email seguiranno fino ad aprile.

Il punto, insomma, non è cosa migliorare in astratto. Il punto è sapere che gli strumenti già esistevano: il D.Lgs 9 aprile 2008 n. 81, Titolo X, cardine della sicurezza sul lavoro, insieme ai suoi documenti attuativi contro la biocontaminazione.

Chi scrive, inoltre, è in attesa di sapere se il Decreto 81/2008 e relativi documenti tecnici contro la biocontaminazione/pandemia sono stati ritenuti insufficienti nel 2020 dai vertici dello Stato e, nel caso, perché. Se risponderanno di sì, domanderemo come mai questa legge, che è ancora in vigore, non è stata ancora modificata. Se risponderanno di no, chiamatelo, se volete, colpo di Stato!

Intanto, chi ci impedisce di pensare che si stia configurando un clima tale per cui l’esplosività delle evidenze, i protocolli e le email inviate all’Istituto Superiore di Sanità (la prima addirittura a gennaio del 2020), rende necessario il segreto di Stato come unica via d’uscita?

Le mail ci sono. Leggi e protocolli c’erano e ci sono. Attendiamo risposta.

(articolo pubblicato su "La Firenze che vorrei")

14 SETTEMBRE 2026

Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive

· di Redazione

Un nuovo policy brief della Global Commission on Drug Policy, realizzato insieme a Youth RISE e alla Global Campus of Human Rights, chiede un cambio di paradigma nelle politiche sulle droghe rivolte a bambini e giovani. Come riporta anche allAfrica, il documento sostiene che le normative pensate in nome della "protezione" dei minori hanno spesso ignorato l'impatto reale che le leggi sulle droghe hanno sulla loro salute, sui loro diritti, sulle famiglie e sulla vita quotidiana. Il rapporto chiede che bambini e giovani non vengano più considerati semplicemente soggetti da proteggere dalle droghe, ma titolari di diritti con un ruolo concreto nella costruzione delle politiche che li riguardano.

La proposta nasce da un'iniziativa che ha coinvolto la Global Commission on Drug Policy, Youth RISE e la Global Campus of Human Rights, riunendo bambini e giovani provenienti da diverse regioni del mondo per analizzare come le politiche sulle droghe incidano sulle loro esistenze. Nel complesso, la Commissione ha consultato oltre 150 persone in 47 paesi dei cinque continenti. Dai partecipanti è arrivata una richiesta chiara: politiche che si allontanino dalla punizione per puntare invece sul sostegno, con servizi di salute mentale pensati per i giovani, educazione basata su evidenze scientifiche, riduzione del danno e partecipazione reale ai processi decisionali.

A guidare la riflessione è stato Juan Manuel Santos, ex presidente della Colombia e commissario della Global Commission, che ha ricordato le parole del compianto Kofi Annan, con cui condivideva l'impegno all'interno di The Elders: "le droghe hanno distrutto molte vite, ma politiche governative sbagliate ne hanno distrutte molte di più".

Santos ha spiegato che è proprio questa tensione ad aver motivato la nascita della Commissione, con l'obiettivo di aprire conversazioni difficili: da oltre un decennio l'organismo mette in discussione politiche che, secondo le evidenze disponibili, non raggiungono gli obiettivi dichiarati e possono anzi causare danni gravi. Secondo Santos, bambini e giovani vengono spesso invocati per giustificare lo status quo delle politiche sulle droghe, ma raramente i decisori si sono fermati a esaminare in modo sistematico cosa quelle politiche comportino davvero per i loro diritti, la loro salute, le loro famiglie e il loro futuro. "Non è un ambito facile e il dibattito viene troppo spesso ridotto a un unico messaggio, la prevenzione", ha detto, aggiungendo che il documento è stato pensato per "demistificare" la questione e restituirne la piena complessità. La prevenzione conta, ha precisato, ma non può costituire l'intera risposta: i giovani che fanno uso di droghe esistono comunque, e hanno bisogno di informazioni accurate, servizi sanitari, riduzione del danno, trattamento e sostegno, oltre che di protezione da violenza, sfruttamento ed esclusione. La politica sulle droghe, ha aggiunto, non può essere lasciata alle sole forze dell'ordine: servono un ruolo per la sanità, l'istruzione, la protezione sociale, la giustizia, gli attori dei diritti dell'infanzia e per gli stessi giovani. "Dobbiamo smettere di trattare i bambini semplicemente come una giustificazione delle politiche sulle droghe e iniziare a riconoscerli come persone con diritti, bisogni, esperienze e un futuro che le nostre politiche influenzano direttamente", ha affermato.

Una testimonianza diretta è arrivata da Anne-Marie Cockburn, madre di Martha, morta a 15 anni nel 2013 dopo aver assunto MDMA. Cockburn ha raccontato come la propria paura le abbia impedito un dialogo costruttivo con la figlia, e ha criticato la carenza di risorse educative oneste sulla riduzione del danno, attribuendo la responsabilità a leggi e a una cultura fondata sulla paura piuttosto che sull'informazione. Per Cockburn, questo cambio di approccio deve tradursi in misure concrete di riduzione del danno: ha chiesto la creazione di centri sanitari dove giovani e famiglie possano accedere a informazioni affidabili sulle droghe, imparare come comportarsi in caso di emergenza e conoscere i propri diritti, oltre a servizi di drug-testing per ridurre i rischi legati alle sostanze non regolamentate. Charity Monareng, direttrice di Students for Sensible Drug Policy International e attivista sudafricana, ha chiesto che i giovani vengano coinvolti fin dalle prime fasi nella costruzione delle politiche, non semplicemente consultati in un secondo momento in modo formale.

14 SETTEMBRE 2026

Il Portogallo ha depenalizzato le droghe 25 anni fa, ma la vera lezione sta in ciò che ha costruito attorno a questa politica

· di Redazione

Nel 2025, quasi 70.000 americani sono morti per overdose di droga. Sebbene si tratti di un calo rispetto ai quasi 108.000 decessi registrati nel 2022, queste cifre drammatiche distinguono gli Stati Uniti dagli altri paesi ad alto reddito. Al culmine della crisi degli oppioidi, il tasso di mortalità per overdose negli Stati Uniti era superiore del 68% rispetto a quello del Canada e quasi cinque volte superiore a quello dell'Australia.

E la morte è solo l'indicatore più lampante: i disturbi legati all'abuso di sostanze comportano ogni anno costi per centinaia di miliardi di dollari in assistenza sanitaria, giustizia penale e perdita di produttività, per non parlare dell'incalcolabile impatto negativo su famiglie e comunità.

Per decenni, la politica antidroga statunitense ha mirato a ridurre il consumo di stupefacenti interrompendo l'offerta, punendo il possesso e l'uso e promuovendo l'astinenza.

Ma questo non è l'unico approccio per affrontare il problema della tossicodipendenza.

Il 2026 segna il 25° anniversario della storica decisione del Portogallo di depenalizzare il possesso di tutte le droghe per uso personale. Si tratta di uno degli sforzi più duraturi al mondo per porre la salute pubblica e la riduzione del danno al centro delle politiche nazionali in materia di droghe.

In qualità di criminologo e politologo , negli ultimi tre anni abbiamo tenuto un corso sulle politiche in materia di droga e sulla riduzione del danno in Portogallo, portando decine di studenti nel paese per studiare in prima persona il suo approccio. Questa esperienza ci ha permesso di esaminare attentamente sia le potenzialità che i limiti del modello portoghese.

Presupposti sorprendenti

Durante il loro soggiorno in Portogallo, i nostri studenti incontrano responsabili politici, funzionari sanitari e delle forze dell'ordine, operatori e professionisti del settore del trattamento. Queste esperienze integrano la nostra ricerca su come politiche un tempo considerate impensabili possano ottenere il consenso del pubblico e dei decisori politici. Esaminiamo inoltre approcci non punitivi al problema dell'abuso di droghe , ovvero l'uso ricorrente di sostanze stupefacenti che interferisce significativamente con la salute o la qualità della vita di una persona.

Ciò che ci colpisce sempre nel nostro lavoro qui sono i presupposti pragmatici e, rispetto agli Stati Uniti, sorprendentemente apolitici che sono alla base dell'approccio portoghese: le persone faranno uso di droghe e le politiche pubbliche possono ridurre i danni associati a tale uso anche quando non possono impedirlo completamente.

In pratica, ciò significa adottare misure come fornire attrezzature sterili per il consumo di droghe, ampliare i servizi di riduzione del danno che possono aiutare le persone a comprendere meglio le sostanze che utilizzano e gestire centri di prevenzione delle overdose dove le sostanze possono essere consumate sotto supervisione medica.

Queste misure non considerano l'uso di droghe come innocuo, né rinunciano al recupero come obiettivo. Al contrario, riconoscono che la riduzione del danno ha un valore intrinseco e che mantenere le persone in vita e in salute può essere il primo passo verso un percorso che le allontani dalla dipendenza.

Un problema devastante

Il Portogallo ha adottato questo approccio durante una devastante crisi legata all'eroina alla fine degli anni '90. L'uso di droghe per via iniettiva alimentava una delle peggiori epidemie di HIV in Europa , mentre il problema della tossicodipendenza era diffuso nelle comunità portoghesi di ogni ceto sociale ed economico.

All'epoca, si stimava che l' 1% della popolazione fosse dipendente dall'eroina, con un forte aumento dei decessi per overdose. All'inizio del secolo, il Portogallo registrava la più alta incidenza di HIV nell'Unione Europea tra i tossicodipendenti che facevano uso di droghe per via iniettiva.

Ancor prima della depenalizzazione formale, la polizia, gli operatori sanitari e altri lavoratori che entravano in contatto con persone che facevano uso di droghe avevano già iniziato a indirizzarle verso percorsi di cura anziché punitivi. Queste pratiche emergenti sono presto diventate la base per una risposta nazionale più ampia.

Nel 1998, il governo portoghese nominò una commissione multidisciplinare di esperti , composta da medici, psichiatri, psicologi, giuristi e ricercatori, con il compito di ripensare la politica nazionale in materia di droghe. Le sue raccomandazioni divennero la base per una strategia nazionale che integrava prevenzione, trattamento, riduzione del danno e reinserimento sociale, adottata nel 1999, seguita dalla depenalizzazione nel 2001.

La depenalizzazione non significa che il possesso passi inosservato: le persone trovate in possesso di piccole quantità di sostanze per uso personale possono essere indirizzate a commissioni di dissuasione multidisciplinari , che possono metterle in contatto con i servizi di supporto o imporre sanzioni amministrative minori. Tuttavia, non possono essere incriminate penalmente né incarcerate per possesso.

La produzione e il traffico di droga, nel frattempo, restano reati penali .

Nonostante le crisi finanziarie e i tagli al bilancio, gli investimenti del Portogallo in questa strategia sono rimasti invariati . Il Paese continua a offrire diverse modalità di accesso all'assistenza sanitaria e alle cure per le persone che fanno uso di sostanze, affrontando al contempo problemi come l'alloggio e la disoccupazione, che possono rendere difficile un recupero duraturo.

Risultati straordinari

I risultati sono stati sorprendenti. I decessi correlati alla droga sono diminuiti drasticamente da quando il Portogallo ha adottato il suo nuovo approccio e rimangono bassi rispetto agli standard europei. Nel 2023, il Portogallo ha registrato 105 decessi per overdose di droga , in leggero aumento rispetto ai 96 dell'anno precedente e agli 81 del 2021, ma ancora ben al di sotto dei livelli registrati al culmine della crisi della droga nel paese.

Le nuove diagnosi di HIV associate all'uso di droghe per via iniettiva, che a metà degli anni 2000 si contavano ancora a centinaia all'anno, sono diminuite da 583 nel 2005 a sole 19 nel 2024, con un calo di circa il 97% .

Anche il trattamento rimane un elemento centrale del modello portoghese: nel 2023, oltre 24.000 persone hanno ricevuto assistenza attraverso il sistema pubblico ambulatoriale specializzato del paese . Questo sistema consiste in una rete nazionale di équipe di trattamento multidisciplinari che forniscono assistenza medica e collegamento con altri servizi sanitari e sociali. L'uso di cannabis – che, come tutte le droghe in Portogallo, è illegale sebbene non costituisca reato – è ora uno dei motivi principali per cui le persone accedono a questo sistema.

Anche in Portogallo si è assistito a un cambiamento più ampio nella percezione pubblica dell'uso problematico di droghe. Sebbene i portoghesi mantengano ancora una visione negativa dell'uso di sostanze, quest'ultimo è stato sempre più considerato un problema sanitario e sociale, piuttosto che una mancanza morale meritevole di punizione.

Un modello internazionale o un esempio unico?

Questi risultati hanno contribuito a trasformare il Portogallo in un modello internazionale per la riforma delle politiche in materia di droga. Tuttavia, la sua esperienza si è dimostrata più facile da ammirare che da replicare.

Esperimenti più recenti mettono in luce una lezione meno nota proveniente dal Portogallo: queste politiche dipendono da un sistema integrato di servizi sanitari e sociali, da un sostegno politico costante e dal coinvolgimento delle istituzioni, comprese le forze dell'ordine , incaricate di garantirne il successo.

Il progetto pilota di depenalizzazione della Columbia Britannica del 2023 offre un esempio più complesso e un importante contrasto con il Portogallo. Nonostante il sistema sanitario universale canadese e una consolidata infrastruttura per la riduzione del danno, la provincia non ha replicato il modello integrato portoghese. La polizia non era obbligata a indirizzare le persone verso i servizi, i fornitori di trattamenti non hanno ricevuto finanziamenti aggiuntivi e le liste d'attesa sono persistite.

Il progetto pilota triennale ha ridotto drasticamente i reati di possesso di droga e i sequestri di stupefacenti da parte della polizia, ma vi erano poche prove di benefici più ampi per la salute pubblica. A fronte delle crescenti preoccupazioni sull'uso di droghe in luoghi pubblici, la provincia ha lasciato scadere l'esperimento nel gennaio 2026 .

Se la Columbia Britannica illustra i limiti delle riforme anche in presenza di un sistema sanitario pubblico relativamente solido, l'esperienza dell'Oregon illustra i rischi di perseguire una strategia simile in assenza di un adeguato supporto.

In Oregon, nel 2020 gli elettori hanno approvato la Measure 110 , che ha depenalizzato il possesso di droga e destinato le entrate fiscali derivanti dalla cannabis all'ampliamento dei servizi di trattamento e recupero. Tuttavia, un audit statale del dicembre 2025 ha concluso che l'attuazione è stata ostacolata da una leadership instabile, ritardi nei servizi e scarso coordinamento.

A differenza del Portogallo e, in misura minore, della Columbia Britannica, anche l'Oregon non è riuscito a ottenere il sostegno delle forze dell'ordine, lasciando molti agenti contrari alla politica e scettici sul proprio ruolo nella sua attuazione.

Anziché creare un sistema di assistenza integrato, i nuovi servizi operavano spesso parallelamente al già frammentato sistema di salute mentale dello stato. Nel frattempo, l'elevato consumo di droga, l'aumento dei decessi per overdose di fentanil e un sistema di sanzioni che raramente indirizzava le persone verso le cure alimentavano la frustrazione pubblica e la pressione politica per invertire la rotta.

Nel 2024 , i legislatori dell'Oregon hanno reintrodotto il reato di possesso di droga , prima ancora che lo stato avesse raccolto dati affidabili per valutare se l'esperimento avesse migliorato l'accesso alle cure o ridotto i danni correlati all'uso di stupefacenti.

Costruire una politica sostenibile
A venticinque anni di distanza, la lezione più importante del Portogallo potrebbe non riguardare la depenalizzazione in sé. Piuttosto, la sua esperienza dimostra che ridurre i danni derivanti dall'uso di droghe richiede la costruzione e il mantenimento meticoloso di un sistema che metta in contatto le persone con trattamenti, assistenza sanitaria e supporto sociale, senza che l'astinenza diventi una condizione preliminare per ricevere aiuto.

Modificare le leggi in materia di droga può essere parte di questo progetto. Il lavoro più arduo consiste nel costruire e sostenere le istituzioni che rendono possibile un approccio di sanità pubblica.

(Karyn Sporer - Professore associato di sociologia, Università del Maine -, Robert Glover - Professore associato di Scienze politiche e del programma Honors presso l'Università del Maine. - su The Conversation del 14/09/2026)

14 SETTEMBRE 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 8 a 14 Settembre 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 246.120
droghe pesanti (kg) 45.000
dosi droghe sintetiche 94.400
piante di cannabis 49.800
vittime
morti 3
arresti 1.877
giorni di reclusione 922

Settimana da 08 a 14 Settembre 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 3.200
droghe pesanti (kg) 1.900
dosi droghe sintetiche 1.100
piante di cannabis 2.500
vittime
morti 0
arresti 19
giorni di reclusione 22
14 SETTEMBRE 2026

Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 10 a 14 Settembre 2026
Pubblica Amministrazione 35,60%
Telecomunicazioni 14,30%

Viaggi 10,20%

Salute 9,30%

Energia 9,20%

Banca 7,20%

Prodotti finanziari 06,20%

Condominio 04,20%

Acquisti 05,30%

Diritti immigrati 01,30%

Assicurazioni 01,20%

14 SETTEMBRE 2026

Più alberi per combattere le isole di calore: la regola 3-30-300 per città più vivibili

· di Redazione

Le isole di calore stanno causando il surriscaldamento delle città svizzere ed europee. Eppure, solo il 13,5% della popolazione urbana vive in quartieri che rispettano la regola "3-30-300", un modello che si basa su alberi e spazi verdi per contrastare il calore.

L'estate in città è sempre più sinonimo di ondate di calore soffocanti e notti tropicali. Questo disagio non è solo una percezione soggettiva, ma la diretta conseguenza delle isole di calore urbane.

Questo fenomeno microclimatico, tipico delle aree densamente edificate, trasforma piazze e strade in veri e propri serbatoi di calore. Asfalto e cemento assorbono la radiazione solare durante il giorno e la rilasciano lentamente sotto forma di calore durante la notte. Di conseguenza, le temperature non si abbassano e gli abitanti non trovano sollievo durante la notte.

In Ticino, alcuni degli esempi più significativi includono luoghi iconici come Piazza del Sole a Bellinzona, la Rotonda in Piazza Castello a Locarno e Piazza Bernardino Luini, di fronte al museo LAC di Lugano. Durante i mesi più caldi, queste superfici diventano estremamente roventi e quasi impraticabili.

Soluzioni temporanee come nebulizzatori d'acqua o piccole aiuole mobili non sono più sufficienti per affrontare il problema. Di fronte ai cambiamenti climatici che promettono ondate di calore sempre più frequenti e intense, un radicale cambio di paradigma nella pianificazione territoriale appare sempre più necessario.

La regola '3-30-300'

Per contrastare l'effetto isola di calore urbana si possono adottare diverse soluzioni. Alcune sono di natura architettonica e possono essere integrate direttamente negli edifici, come le facciate verdi o i materiali di nuova generazione. Altre implicano un ripensamento dell'utilizzo degli spazi verdi urbani, riscoprendo l'importanza di avere alberi e aree ricche di vegetazione anche all'interno delle città.

Una delle risposte più pratiche ed eleganti a questa esigenza proviene dalla riforestazione urbana ed è riassunta in una formula numerica: la regola "3-30-300". Ideata nel 2021 dall'ecologo olandese Cecil Konijnendijk, questa linea guida stabilisce tre requisiti minimi e misurabili per garantire che ogni cittadino possa beneficiare degli effetti terapeutici e rigeneranti della natura:

  • 3: ogni persona deve poter vedere almeno tre alberi di dimensioni significative direttamente dalle finestre della propria casa, scuola o luogo di lavoro.
  • 30: ogni quartiere deve avere almeno il 30% di copertura arborea.
  • 300: nessuno dovrebbe vivere a più di 300 metri (circa cinque minuti a piedi) da un parco pubblico o da uno spazio verde di alta qualità e ben attrezzato.

Sebbene non goda di un sostegno unanime all'interno della comunità scientifica a causa di alcune limitazioni metodologiche, climatiche ed etiche, la regola 3-30-300 rappresenta un valido punto di partenza per ripensare gli spazi verdi urbani in un contesto moderno.

Solo il 13,5% degli europei vive in quartieri verdi.

Ma quanto le città europee sono lontane da questo standard? Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications , condotto dal Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea in collaborazione con l'Università di Copenaghen, fornisce una risposta chiara e scientificamente fondata.

I ricercatori hanno analizzato dati satellitari ad alta risoluzione provenienti da 862 città europee (tra cui diverse città svizzere). I risultati indicano che solo il 13,5% della popolazione urbana vive in aree che soddisfano contemporaneamente tutti e tre i criteri. Al contrario, ben il 21% dei cittadini vive in aree che non soddisfano nemmeno uno di questi criteri, e solo il 28% vive in quartieri che raggiungono la soglia del 30% di copertura arborea.

Lo studio solleva anche una questione di ingiustizia sociale. I quartieri più ricchi godono costantemente di una maggiore copertura arborea e sono più vicini ai parchi, mentre le fasce di popolazione a basso reddito sono relegate in aree densamente edificate, risultando più esposte ai rischi per la salute derivanti dalle ondate di calore.

Emerge inoltre una marcata disparità geografica: mentre le città del Nord Europa (come Helsinki) si avvicinano a livelli eccellenti di conformità alle linee guida, nell'Europa meridionale (come Atene o Barcellona) la percentuale crolla al di sotto del 3% a causa del clima arido e di una pianificazione urbana meno favorevole agli alberi.

Perché gli alberi non crescono nelle città?

Un ulteriore studio pubblicato anche su Nature Communications , mette in luce un problema spesso trascurato: non basta semplicemente piantare alberi; dobbiamo assicurarci che sopravvivano.

Molte città non raggiungono l'obiettivo del 30% perché le giovani piante vengono messe a dimora in condizioni di forte stress. L'asfalto che soffoca le radici impedisce all'acqua piovana di penetrare nel terreno, mentre i continui scavi per i servizi sotterranei e le potature drastiche ne compromettono la crescita, lasciandole perennemente come fragili arbusti incapaci di fornire una vera ombra.

Dalla teoria alla pratica: la sfida per il Ticino

La Svizzera e il Ticino rientrano in una categoria intermedia, ma la pressione climatica impone un'azione rapida per garantire che la regola 3-30-300 non rimanga una mera utopia accademica. A livello locale, iniziano a emergere i primi segnali di cambiamento: il progetto di trasformazione della Rotonda di Locarno in un "giardino per la città" rappresenta un passo proprio in questa direzione.

Tuttavia, per affrontare il problema delle isole di calore, ogni nuovo progetto edilizio o stradale deve includere alberi ad alto fusto, tetti verdi e giardini verticali come elementi infrastrutturali chiave. Avere la natura a portata di mano non è un lusso estetico, ma un requisito fondamentale per garantire città vivibili e accoglienti nel prossimo futuro.

(Cristiano Bernasconi su SwissInfo.com del 13/09/2026)

13 SETTEMBRE 2026

Non autosufficienza: chi assisterà gli anziani quando la famiglia non basterà?

· di Redazione

L'Italia invecchia a ritmi sempre più rapidi, e il sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti mostra crepe sempre più evidenti. Come riporta Mondo Sanità, al 1° gennaio 2026 gli over 65 in Italia sono 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione, mentre gli ultraottantacinquenni hanno superato quota 2,5 milioni. Numeri che pongono una domanda destinata a farsi sempre più urgente: chi si occuperà di milioni di persone anziane quando le famiglie non riusciranno più a reggere da sole il peso della cura?

Per rispondere, almeno in parte, a questa emergenza è stato varato il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, che stanzia circa 3 miliardi di euro nel triennio. Il Fondo dedicato passerà dai 934,6 milioni di euro previsti per il 2026 a 1,108 miliardi nel 2027. Si tratta di cifre in crescita, ma secondo gli osservatori del settore le sole risorse economiche non bastano: servono personale qualificato e servizi concreti e diffusi sul territorio, non soltanto stanziamenti sulla carta.

Sul fronte dell'assistenza domiciliare, i dati diffusi da AGENAS indicano che nel 2025 sono stati presi in carico 1.625.785 anziani over 65, pari all'11,3% della popolazione anziana italiana: un risultato che supera l'obiettivo fissato, ma che spesso non si traduce in una copertura continuativa nell'arco delle 24 ore, lasciando scoperte le ore notturne o i momenti di emergenza.

Il vero argine, in mancanza di un sistema pubblico capillare, restano le famiglie. Secondo l'Istat sono quasi 6,9 milioni le famiglie composte esclusivamente da persone over 65, e oltre il 61% degli anziani vive da solo: una percentuale che sale a quasi 8 su 10 tra gli ultraottantenni. È su questi nuclei, spesso privi di un supporto quotidiano, che ricade il peso principale della cura. Nel frattempo, le proposte di legge per il riconoscimento giuridico ed economico dei caregiver familiari restano ancora ferme in esame parlamentare nell'estate 2026, senza una data certa per la loro approvazione definitiva.

Tra gli strumenti attivati per sostenere le situazioni più gravi c'è la Prestazione Universale, misura sperimentale in vigore fino al 31 dicembre 2026. Si rivolge esclusivamente agli anziani over 80 con bisogni assistenziali gravissimi, un ISEE sociosanitario inferiore ai 6.000 euro e il diritto già riconosciuto all'indennità di accompagnamento. Chi rientra in questi rigidi criteri può ottenere un assegno aggiuntivo di circa 850 euro al mese, pensato per remunerare il lavoro di cura o l'acquisto di servizi assistenziali qualificati.

Per chi non può più contare sull'assistenza domiciliare, resta la strada delle strutture residenziali. Nel 2024 gli ospiti anziani delle RSA italiane erano poco più di 291.000, di cui quasi 239.000 in condizione di non autosufficienza, con il 77% degli ospiti sopra gli 80 anni. Anche qui, però, l'offerta varia sensibilmente da un territorio all'altro, creando forti disparità di accesso tra regioni e persino tra province. Su questo fronte il ministro della Salute Orazio Schillaci ha indicato l'obiettivo di introdurre criteri di accesso più equi su tutto il territorio nazionale e di rafforzare i controlli sulle strutture private accreditate.

13 SETTEMBRE 2026

Il Conte Lev Tolstoj è in cucina

· di Carlo Romeo

Decidi di rileggere I racconti di Sebastopoli, grande reportage di guerra di un giovane Lev Tolstoj. e passi in libreria per cercarlo. Ovviamente non lo hanno e tocca ordinarlo. Fuori catalogo, sembrerebbe. Lo pubblica però una piccola casa editrice che si chiama Voland ma che conosce bene il suo mestiere. Sono pagine di grande scrittura. E’ la guerra raccontata senza retorica, quella che sa di sangue e sudore e paura e violenza. Un punto fermo se si vuole cercare di capire dai libri cosa sia una battaglia, cosa sia una guerra.

Il rumore dei cannoni dalle parti della Crimea è praticamente cronico. Sembra una terra che in qualche modo chiami sempre la guerra. Dal 1854, quando il giovane ufficiale di artiglieria Conte Lev Tolstoj combatteva e prendeva appunti per i suoi racconti, i rumori di fondo dei cannoni non sono poi cambiati fino a oggi, con l’unica aggiunta forse dei droni con il loro fischio quando scendono in picchiata. Il libro lo avevi letto tanto tempo prima – forse Garzanti di allora o Bompiani – quando il rumore della guerra era un rumore sconosciuto.

Tornando ai libri, arriva un messaggio che il libro è arrivato. Allora torni in libreria. Il giovane commesso chiede che libro era. Gli ricordo il titolo. Lui controlla poi legge il nome dell’autore e ti chiede “E’ quello che scrive libri di ricette?”. Gli confessi che non sapresti, non ti risulta che l’autore sapesse anche cucinare, oltre che scrivere magistralmente, ma essendo appunto un conte immagini che avesse avuto cuoche esperte a disposizione. Non approfondiamo per carenza di informazioni. Ti consegna il libro e esci comunque perplesso.

Fermo sul marciapiede, provi a chiamare un amico patologicamente bibliofilo triestino per condividere complesse perplessità su risvolti imprevedibili a carico del Conte Tolstoj, presunto autore di libri di ricette forse per la tv. E’ facile pensare a Anna Karenina riflettere anche lei perplessa all’idea del Conte in cucina mentre il Principe Andrej presumibilmente sta per mettere mano alla spada.

13 SETTEMBRE 2026

Il ceo di Anthropic sostiene che il settore IA deve dare tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi

· di Redazione

L'amministratore delegato di Anthropic ha dichiarato sabato che l'industria dell'intelligenza artificiale dovrebbe rallentare il suo rapido sviluppo per dare il tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi. Senza un tale rallentamento, Dario Amodei ha avvertito che entro sei-dodici mesi l'IA potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti che potrebbero prendere il controllo dell'intera internet.

L'avvertimento giunge mentre crescono le preoccupazioni sull'intelligenza artificiale, sia all'interno che all'esterno del settore, e continuano a emergere segnalazioni di sistemi sempre più potenti, capaci di risolvere problemi al di là delle capacità umane, ma che potrebbero anche impazzire e svolgere altri compiti, ben più dannosi. Le preoccupazioni sono diventate così forti che l'amministratore delegato di OpenAI, l'azienda che ha creato ChatGPT, ha dichiarato in un'intervista a Fortune che la sua società aspetterà fino al prossimo anno prima di iniziare a vendere le proprie azioni agli investitori di Wall Street, poiché la priorità è la sicurezza.

Amodei è una delle voci più autorevoli nel campo dell'intelligenza artificiale e, in un post sul suo sito web, ha proposto un piano per intensificare i controlli sul settore. Ha affermato che Anthropic sta già attuando autonomamente una parte di questo piano, mentre le restanti misure richiederebbero il coordinamento dell'intero settore e dei governi di tutto il mondo, compresi quelli autoritari.

"Credo che se rallentare ci concedesse anche solo un anno o due in più prima che i modelli raggiungano livelli di capacità critici, e se usassimo quel tempo per migliorare l'allineamento, potremmo ridurre notevolmente il rischio che qualcosa vada seriamente storto", ha affermato Amodei.

Cresce la pressione sul settore dell'intelligenza artificiale.

Da anni, le organizzazioni di controllo esortano l'industria dell'IA a rallentarne lo sviluppo per motivi di sicurezza. Ma la pressione è aumentata con le dimissioni dei lavoratori del settore, che accusano le proprie aziende di non agire in modo responsabile .

"Molte delle persone che conosco che lavorano nella ricerca sulla sicurezza presso aziende di intelligenza artificiale vogliono fare ciò che è giusto per il mondo", ha dichiarato Joe Benton, ex dipendente di Anthropic, in un post pubblicato venerdì annunciando le sue dimissioni da un incarico in un team per la sicurezza. "Ma sentono che le loro aziende sono intrappolate in una corsa per costruire la superintelligenza: o si fermano e altre persone meno coscienziose prendono il loro posto, oppure continuano, rischiando di contribuire a loro volta a danni enormi".

Ciò ha fatto seguito alle dimissioni di alto profilo, avvenute all'inizio della settimana, di Jacob Coxon, il quale ha affermato che sia Anthropic che OpenAI "stanno correndo dritte verso la superintelligenza auto-migliorante e stanno mettendo a repentaglio le nostre vite".

Ciò ha dato nuovo impulso al settore, dopo anni di crescenti preoccupazioni riguardo a una possibile superintelligenza in grado di sfuggire al controllo dell'umanità, ha affermato Anthony Aguirre, presidente e CEO del Future of Life Institute, che ha chiesto una pausa di sei mesi per lo sviluppo del settore nel 2023.

"Hanno capito, i loro dipendenti hanno capito, tutti hanno capito che stanno costruendo Skynet ", ha detto. "E nella corsa a Skynet, nessuno vince. Davvero, nessuno."

"Ormai è diventato chiaro al mondo, e persino alle aziende che si occupano di intelligenza artificiale, che non sono realmente preparati a controllare i sistemi di IA che stanno cercando di creare a gran velocità."

Le minacce derivanti dall'intelligenza artificiale sono già evidenti

Anthropic aveva dichiarato due giorni prima di aver bloccato i tentativi di malintenzionati di utilizzare i suoi modelli di intelligenza artificiale per attività dannose, come attacchi informatici, sorveglianza e ricerche che avrebbero potuto portare allo sviluppo di armi biologiche. A luglio, OpenAI aveva scosso il settore dopo aver affermato che il suo sistema di intelligenza artificiale aveva violato autonomamente i sistemi di un'altra azienda in un "incidente informatico senza precedenti".

All'inizio di questa settimana, il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha esortato i paesi a mettere in atto "garanzie incrollabili in materia di sicurezza dell'intelligenza artificiale prima che sia troppo tardi".

Certo, alcuni critici hanno liquidato tali avvertimenti come un modo per alimentare l'entusiasmo intorno al settore dell'IA e alle sue potenzialità. Anthropic e OpenAI si stanno preparando per un possibile debutto in borsa che potrebbe valutarle centinaia di miliardi di dollari, mentre una parte consistente dell'attività di SpaceX di Elon Musk è legata all'intelligenza artificiale.

Altri leader nel campo dell'IA sono d'accordo

In un'intervista rilasciata a Fortune e pubblicata sabato, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha dichiarato che la sua azienda non lancerà la sua offerta pubblica iniziale di azioni quest'anno.

"Direi di no, non entro il 2026", ha affermato. "Sì, abbiamo ancora molto da fare, come ad esempio affrontare questo momento cruciale definendo cosa sarà necessario in termini di sicurezza e allineamento, e come l'industria e i governi potranno collaborare."

Sabato, subito dopo la pubblicazione dei suggerimenti di Amodei, Altman ha pubblicato su X un messaggio in cui affermava che OpenAI si sarebbe impegnata ad aderire a una delle proposte di Amodei in materia di sicurezza e che "avrebbe presto ulteriori novità da condividere".

Nel frattempo, Musk ha dichiarato a X che "Dario ha ragione".

Amodei ha affermato di credere ancora negli enormi benefici che l'IA potrebbe apportare, come la cura di gravi malattie. Tuttavia, negli ultimi mesi si è detto sempre più preoccupato per la crescente capacità dell'IA di auto-migliorarsi e di sviluppare la prossima generazione di intelligenza artificiale. "Se non controllata, potrebbe superare la nostra capacità di comprendere e controllare questi sistemi, quindi deve essere perseguita con estrema cautela, se non addirittura evitata del tutto."

Ha inoltre fatto specifico riferimento all'attacco di luglio, in cui il sistema di OpenAI ha hackerato Hugging Face. Alcuni lo hanno definito un esempio di intelligenza artificiale "fuori controllo", sebbene i ricercatori abbiano affermato che si potrebbe antropomorfizzare inutilmente l'IA, che stava lavorando per raggiungere un obiettivo prefissato dagli esseri umani.

OpenAI ha affermato che l'attacco informatico è stato il risultato di un'intelligenza artificiale che si è spinta "a limiti estremi per raggiungere un obiettivo di test piuttosto specifico" e che "ha trovato il modo di accedere a informazioni segrete che poteva utilizzare per falsificare la valutazione".

Alcuni dei suggerimenti di Amodei potrebbero essere più difficili da attuare

Per contribuire a contenere i rischi, Amodei ha suggerito che tutte le aziende all'avanguardia nel campo dell'IA si impegnino a fornire un "accesso continuo, simile a quello di un dipendente", a un team di valutatori esterni, in grado di monitorare le pratiche di sicurezza.

Ha affermato che Anthropic ha già in programma di farlo autonomamente, offrendo scrivanie nei propri uffici, badge di accesso e computer portatili aziendali. Anche Altman di OpenAI si è subito impegnato a garantire la presenza di valutatori indipendenti e integrati nel team.

Le altre parti del piano proposto da Amodei potrebbero essere più difficili da attuare. Una di queste prevede che il governo statunitense conceda delle deroghe che consentirebbero alle aziende statunitensi di intelligenza artificiale di coordinarsi e definire standard di sicurezza senza violare le leggi antitrust.

Un'altra proposta chiede agli Stati Uniti e ad altri governi democratici di cercare di coordinarsi con i governi autoritari, in modo che le aziende cinesi e di altri paesi non accelerino i propri sforzi quando i concorrenti statunitensi li stanno intenzionalmente rallentando.

“Le misure che propongo per far avanzare la frontiera a un ritmo sicuro non saranno facili”, ha riconosciuto Amodei. “Ma credo che sia nostro dovere, nei confronti dell'umanità, provarci”.

(Stan Choe su Associated Press del 13/08/2026)

12 SETTEMBRE 2026

Storia ed eredità di Emma Bonino in Toscana

· di Stefano Fabbri

È immaginabile che l’eredità morale e politica lasciata da Emma Bonino sarà contesa. Ma, come accade in molte famiglie, ci sarà anche chi pur avendone diritto vi rinuncerà, vista la sua complessa personalità. A Firenze e in Toscana sarebbe però complicato farlo, perché molto di ciò che riguarda l’affermazione anche più recente dei diritti è legata al fatto che proprio qui cominciò la sua battaglia politica a metà degli anni Settanta. È nota la vicenda personale del suo incontro-choc con l’aborto e la scoperta che a Firenze c’era invece un ginecologo liberale e appassionato pianista jazz, Giorgio Conciani, che usava il metodo Karman, meno invasivo e rischioso di quelli praticati sui tavoli delle mammane seppure in camice bianco. E che soprattutto credeva, come lei, nella libertà delle donne di scegliere e di decidere. La scintilla che scoccò tra la giovane militante radicale ed il più attempato medico portò all’esperienza della villa di via Dante da Castiglione dove arrivavano decine di donne da ogni parte d’Italia. L’aborto era comunque un reato: la denuncia del settimanale Il Borghese e la conseguente inchiesta della procura fiorentina portò allo smantellamento nel gennaio 1975 della «clinica» e all’arresto di Conciani. In carcere finirono anche il segretario del partito Gianfranco Spadaccia, e Adele Faccio. A giugno anche Emma Bonino, che si era autodenunciata e si fece arrestare appena uscita dal seggio elettorale di Cuneo dove aveva votato. Ma quella vicenda fiorentina segnò per lei l’inizio di un rapporto speciale con la città. Ci ha vissuto per diversi mesi anche quando era ricercata e qui, racconta Vincenzo Donvito, uno dei fondatori del Partito radicale a Firenze, ha continuato a organizzare la battaglia per l’aborto legale. Chi scrive si permette un solo ricordo personale: un’intervista di un’ora nel 1978 ai microfoni di Controradio a conclusione della quale il vostro allora aspirante cronista uscì stregato e convinto di esserne perdutamente innamorato.
Bonino, che aveva respirato fin da piccola l’aria risorgimentale piemontese, si trovò a suo agio sulle sponde dell’Arno, dove riuscì a far convergere sul terreno dei diritti, che allora si chiamavano civili e che oggi i detrattori definirebbero woke, giovani rivoluzionari, vecchi azionisti, liberali, socialisti e una borghesia che non voleva diventare piccola piccola. Perfino con il suo antico «persecutore», il magistrato Carlo Casini che condusse l’inchiesta sugli aborti a Firenze, riuscì a trovare più tardi punti in comune nella battaglia contro la pena di morte. Poi sarà stata la lunga storia della Toscana, dalle Leggi Livornine in avanti, a radicare qui una forte sensibilità sui diritti individuali. Ma è difficile pensare che anche Emma Bonino non abbia lasciato un segno. E questo senza nulla togliere alla autonoma capacità di chi — ad esempio — in tempi più recenti ha fatto sì che, prima con le sperimentazioni degli anni Novanta e poi con la legge regionale del 2009, vi sia assistenza sanitaria anche per gli stranieri irregolari e che, solo poco più di un anno fa, sia stata varata la legge toscana sul fine vita.
Ma anche queste scelte, forse inconsapevolmente, si sono nutrite di quei valori che Emma Bonino oggi ci lascia in eredità.

12 SETTEMBRE 2026

Diritti situati: Emma Bonino e Henri Lefebvre

· di Gian Luigi Corinto

Mettere in dialogo Emma Bonino e Henri Lefebvre – sociologo e geografo francese – significa accostare due figure lontane per formazione, linguaggio e campo d’azione, ma unite da una medesima idea, I diritti non sono concessioni benevole del potere, né formule astratte depositate nei testi legislativi. Sono conquiste storiche, pratiche collettive e processi politici che devono essere continuamente difesi, ampliati e resi effettivi. Bonino ha tradotto questa convinzione nell’azione radicale, nelle campagne per l’autodeterminazione delle donne, contro la pena di morte, contro le mutilazioni genitali femminili e a favore della giustizia internazionale. Lefebvre l’ha elaborata attraverso una critica dello spazio sociale e della città, mostrando come ogni diritto si realizzi sempre dentro luoghi concreti, attraversati da disuguaglianze, conflitti e rapporti di potere.

Il punto di contatto più significativo riguarda dunque la democrazia. Per Bonino, essa non coincide semplicemente con il funzionamento periodico delle istituzioni rappresentative. Implica la possibilità concreta di prendere parola, manifestare, dissentire e partecipare alla definizione delle regole comuni. La sua lunga esperienza politica è stata sostenuta dalla convinzione che «mai» si debbano dare per scontati i diritti e che la libertà richieda responsabilità, partecipazione e coraggio. La democrazia, in questa prospettiva, è inseparabile dalla difesa delle minoranze e dalla capacità di trasformare una sofferenza privata in una questione pubblica. La vicenda dell’aborto clandestino ne è un esempio decisivo. Il corpo delle donne, sottratto alla clandestinità e alla tutela paternalistica, diventa luogo di autodeterminazione e di cittadinanza.

Lefebvre consente di comprendere la dimensione spaziale di questo processo. Il diritto alla città non è soltanto il diritto di abitare un determinato territorio, ma quello di partecipare alla sua produzione e di usufruire dei suoi beni collettivi. La città è contemporaneamente uno spazio materiale, un insieme di rappresentazioni e una trama di pratiche quotidiane. Per questo non può essere considerata un semplice contenitore neutrale della vita sociale. La città distribuisce opportunità, accessi e vulnerabilità. Una scuola distante o degradata, un ospedale irraggiungibile, un quartiere privo di trasporti o di spazi verdi non costituiscono soltanto problemi urbanistici. Sono forme concrete di disuguaglianza nell’esercizio dei diritti.

Da questo punto di vista, il diritto alla salute e il diritto all’educazione possiedono una natura profondamente lefebvriana. Sono diritti riconosciuti in astratto, ma acquistano consistenza solo quando si traducono in servizi, infrastrutture, relazioni e possibilità d’uso. Non basta affermare che ogni persona ha diritto alla cura o all’istruzione. Occorre chiedersi chi possa raggiungere una struttura sanitaria, chi disponga di tempo e risorse per studiare, quali territori siano dotati di scuole, biblioteche, ambulatori e presidi sociali, quali gruppi restino invece esclusi. Il diritto, dunque, non si esaurisce nella norma. Si misura nella distanza tra la sua proclamazione e l’esperienza quotidiana.

Qui il confronto con Bonino diventa particolarmente fertile. Le sue battaglie mostrano che la salute non è soltanto una questione tecnica o amministrativa. È legata alla libertà di scegliere sul proprio corpo, alla disponibilità di informazioni, all’accesso ai servizi e alla possibilità di sottrarsi a forme di violenza istituzionale o culturale. La salute è quindi anche un diritto politico, perché presuppone soggetti capaci di decidere e istituzioni obbligate a garantire condizioni di autonomia. L’educazione svolge una funzione analoga. Non è soltanto trasmissione di conoscenze, ma costruzione della capacità di comprendere il mondo, riconoscere i propri diritti e partecipare alla vita collettiva.

Lefebvre invita tuttavia a evitare ogni automatismo. Non è sufficiente immaginare che una città progettata democraticamente renda automaticamente realizzati il diritto alla salute e quello all’educazione. La realtà sociale è più contraddittoria. Gli spazi vengono progettati, ma sono anche oggetto di appropriazione. Le politiche pubbliche possono includere, ma anche selezionare; le istituzioni possono proteggere, ma anche produrre esclusione. Il diritto alla città è perciò un processo aperto, il cui esito non è predeterminato. Esso dipende dalle diverse geografie sociali, dalle condizioni storiche e dalle capacità dei gruppi di intervenire nello spazio urbano.

In questo senso, la democrazia può essere definita, con Lefebvre, come una lotta permanente tra la pressione dei poteri e l’espansione dei diritti. La lista dei diritti non è mai chiusa. Ai diritti civili e politici si sono aggiunti quelli delle donne, dei bambini, dei lavoratori, il diritto alla salute, all’istruzione, all’educazione, all’ambiente e alla partecipazione. Bonino ha incarnato questa apertura attraverso una pratica politica radicale, fondata sulla mobilitazione e sulla capacità di portare temi rimossi al centro del dibattito pubblico. Lefebvre ha mostrato che ogni nuova conquista modifica anche il modo in cui gli individui vivono e organizzano lo spazio.

Entrambi, pertanto, respingono l’idea di un essere umano ridotto a un’unica dimensione. Lefebvre critica tanto l’immagine dell’homo cogitans, definito dal pensiero puro, quanto quella dell’homo faber, identificato esclusivamente con il lavoro. L’essere umano reale è fatto di bisogni, desideri, linguaggio, gioco, piacere, abitare e memoria. È un soggetto complesso, che vive il proprio corpo e i propri spazi, costruisce relazioni e chiede di non essere ridotto né a produttore né a consumatore. Anche le battaglie di Bonino, in particolare quelle sull’autodeterminazione femminile, hanno restituito centralità a questa persona concreta, sottraendola alle definizioni imposte dall’autorità religiosa, patriarcale o statale.

Ne deriva un’idea di diritto insieme universale e situata. Universale, perché nessuno dovrebbe essere escluso dalla libertà, dalla salute o dall’educazione. Situata, perché ogni diritto prende forma dentro condizioni sociali, corpi, territori e biografie differenti. L’uguaglianza non consiste allora nel trattare tutti allo stesso modo, ma nel rimuovere gli ostacoli che rendono alcuni più esposti di altri alla malattia, all’ignoranza, alla povertà o alla marginalità.

La lezione comune di Bonino e Lefebvre è che ogni diritto vive soltanto se qualcuno lo rivendica, lo pratica e lo rende visibile. La città democratica non è quella priva di conflitti, ma quella capace di ospitarli e trasformarli in partecipazione. La salute e l’educazione non sono semplici prestazioni da distribuire, ma forme essenziali dell’abitare insieme. E la democrazia, più che un punto d’arrivo, è il movimento incessante attraverso cui gli esseri umani arricchiscono la propria idea di libertà e ampliano lo spazio dei diritti.

12 SETTEMBRE 2026

11settembre: una data infausta a livello ufficiale. Ma la crudeltà dispiegata a livello mondiale trova un'eco anche nelle storie private del nostro Paese - con i bambini

· di Annapaola Laldi

L'11 Settembre è una data infausta. Nel 1973 Salvador Allende, presidente del Cile dal 1970, fu ucciso nell’assalto dei suoi avversari al palazzo presidenziale della Moneda. A questo seguirono gli anni di una delle più crudeli, sanguinose dittature in America Latina, quella di Augusto Pinochet.

L’11 settembre 2001, all’alba del XXI secolo, che, per tanti, doveva segnare il vertice delle leopardiane «magnifiche sorti e progressive» del genere umano … ecco che l’umanità sprofonda in un pozzo di odio senza fine, con guerre plurime ovunque.

Oggi, poi, 11 settembre 2026, dobbiamo registrare il lutto per la morte di Emma Bonino , come si legge nell'editoriale di Donvito Maxia su questo sito.

Questo il quadro internazionale e nazionale, per così dire, ufficiale.

Ma la crudeltà, dispiegata a livello mondiale, trova un’eco nelle private storie quotidiane del nostro Paese, proprio prendendo di mira le creature più fragili, più indifese che dovrebbero sempre essere oggetto di protezione della società per avere, in futuro, cittadini e cittadine forti, gentili e responsabili nella vita della nostra società.

E così, ecco due storie atroci, di cui è bene prendere coscienza, per non illuderci che tutto vada bene in questa Italia che vanta il governo più stabile della storia della Repubblica e tanta attenzione per chi è in difficoltà, con quella pioggia di “bonus” che sono soldi buttati al vento, perché la nostra società ha bisogno di solide e risolutive riforme strutturali.

Ambedue le storie sono narrate al momento della chiusura delle indagini dei PM e della condanna dei torturatori di queste creature.

La prima, resa nota da alcuni organi di stampa il 9 u.s., riguarda una bimba di 5 anni di età maltrattata da entrambe i genitori con l’acquiescenza di nonni e parenti della coppia, anch’essi, ora, denunciati per sapere e a rischio di processo.

L’articolo a cui mi riferisco si trova sul “Corriere della sera” e si intitola Botte e fame, incubo per una bimba di 5 anni: a processo madre e padre. “In ospedale ringhiava”

La piccola, di cui ovviamente non si dice il nome, aveva cominciato a essere insultata e maltrattata, praticamente da quando era nata, cioè dal febbraio 2021, ma la sua condizione era stata conosciuta solo dal 10 luglio 2024, «quando la piccola – si legge nell’articolo di Federico Gottardo – è arrivata in elisoccorso all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. Sveniva, aveva il naso tumefatto, escoriazioni e lesioni su tutto il corpo, oltre a segni di malnutrizione e di una sospetta intossicazione da farmaci. Ma i genitori non hanno fatto nulla, fermandosi anche a prendere un gelato mentre la figlia veniva salvata dai medici. Che, dai successivi esami, hanno scoperto che aveva ossa sviluppate come una bambina di appena 2 anni». I sanitari hanno avvisato la Procura che ha fatto partire l’inchiesta. La PM Debora Rinaudo ha parlato di «un campionario di orrori» e ha chiesto il rinvio a giudizio di padre e madre, «ma rischiano il processo anche i nonni e un amico di famiglia di 42 anni, accusati di sapere dei maltrattamenti ma di non aver fatto nulla per evitarli. Anzi, di avere incoraggiato i due a continuare». L’inchiesta della Procura ha portato alla luce il vero e proprio inferno, in cui è vissuta questa creatura. Se faceva la pipì a letto la notte, i genitori la cacciavano fuori casa anche d’inverno, e poi la costringevano a dormire sulle lenzuola bagnate, irridendola. La madre l’ha rifiutata fin da subito e l’ha spedita da una zia che se ne è presa cura solo per qualche mese, restituendola, poi, alla famiglia. Cresciuta, niente iscrizione alla scuola materna, niente nomina del pediatra di base. Per evitare che si sporcasse, i genitori erano ricorsi alla cosa più logica; niente mangiare né bere.

Dall’inizio delle indagini la bimba è in una comunità protetta per tentare di farle superare il trauma vissuto. Si è anche reso noto che, al primo ricovero, la bambina «ringhiava come un cane quando qualcuno si avvicinava al suo piatto, tanto era abituata a restare senza cibo». E ha paura delle donne, perché la madre era la sua principale aguzzina.

È invece pubblicata l'11 settembre, un’altra storia di ordinaria crudeltà e di violenza perpetrata su due sorelle. L’articolo, di Alessandra Boero e Giulio Gavino, è pubblicato su “La Stampa” e si intitola Orrore a Imperia: il compagno abusava delle figlie, la mamma “era la mediatrice”.

Anche qui si parla di queste violenze a chiusura delle indagini e con la condanna a 6 anni e sei mesi inflitta all’uomo, mentre alla madre la Procura di Imperia ha notificato la chiusura delle indagini nei confronti della madre, per concorso con l’uomo degli abusi sessuali, con le aggravanti della minore età e del rapporto di parentela con la persona offesa. Le figlie, quando è cominciata la loro tortura, avevano rispettivamente sedici e dieci anni. È stata quest’ultima a dare segnali di disagio psicologico e si era confidata, in prima battuta, con una compagna di classe, e poi con alcune insegnanti. Nelle indagini sono state scoperte chat scambiate fra i due adulti, con la madre che, come dice il titolo dell’articolo, faceva da mediatrice con la più piccola, perché si lasciasse fare quello che voleva l’uomo. Sono emerse foto intime, fotografie su supporti digitali, decine di mail e messaggi scambiati su Facebook.

Fin dall’inizio dell’inchiesta, le due sorelle sono state accolte in una comunità protetta e sostenute con un piano psicologico di lunga durata. Negli interrogatori, le ragazze hanno parlato a lungo con i Carabinieri e una di loro ha detto: «Non voglio che nessuno, mai nessuno, manco il mio peggior nemico, possa passare quello che ho passato io».

Che cosa possiamo dire di più? Solo fare a tutte e tre queste creature gli auguri più sentiti e sinceri di riuscire a superare i loro traumi nel modo migliore e trovare delle famiglie che le accolgano e siano capaci di dare loro, con pazienza, tutto l’amore che non hanno potuto avere finora.

11 SETTEMBRE 2026

Bonus-carburanti. Malus-governo

· di Vincenzo Donvito Maxia

Il Governo ha prorogato al 17 settembre il taglio delle accise sul diesel e l’estensione a tutto settembre del credito di imposta per gli autotrasportatori. Proroga numero quindici, coperta da 102 milioni di fondi di bilancio. Giusto il tempo necessario - dicono al governo - per completare l’impianto dei cosiddetti “aiuti mirati” (la platea dei beneficiari), che riguarderebbe il periodo 1 Ottobre-31 Dicembre… per cui tra il 17 settembre e la fine del mese aspettiamoci una proroga numero 16 e - perché no visto che nelle settimane scorse c’è stata anche una proroga di 5 giorni - , 17, 18, etc…

Insomma, come dice il ministro dell’Economia: “Non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento".

Fino a quando, vedremo.

Nel frattempo abbiamo il prezzo dei carburanti che continua a crescere ignorando questi provvedimenti. L'andamento dell'economia italiana che è la conferma di questo temporeggiare sui carburanti. Il costo del denaro che è cresciuto… denaro che vi viene erogato da banche che non sono mai state indispensabili quanto ricche come in questo momento

Ci ricorda una novella che sentiamo spesso raccontare soprattutto dalle amministrazioni locali. A Firenze, per esempio,è stata sconvolta viabilità ed economia per la costruzione della tramvia. Obiettivo: “avremo una città con mobilità eccellente”. Ma, siccome i lavori durano tantissimo tempo, anche oltre il previsto, nel frattempo le economie interessate sono andate a gambe all’aria… e chissà, come e quando ritorneranno.

11 SETTEMBRE 2026

E' morta Emma Bonino (1948-2026)

10 SETTEMBRE 2026

Tassi Bce più costosi. L’economia frena. E’ necessario?

· di Vincenzo Donvito Maxia

La Banca Centrale europea (Bce) ha deciso di aumentare i tassi di interesse dello 0,25%

L’intento è quello di far circolare meno denaro, scoraggiare scambi di vario tipo e, costando di più il denaro, ci dovrebbero essere meno mercato, con la conseguenza che chiunque per vendere di più o mantenere gli attuali livelli, è restio ad aumentare i prezzi.

I "sacrificati" sono coloro che hanno prestiti personali e finanziamenti con tassi variabili…. ampiamente avvisati a suo tempo quando hanno contratto i prestiti.

E’ questa la scelta più giusta? Sarà il tempo, e le politiche che seguiranno, a dircelo. L’auspicio è che il mercato non tiri “i remi in barca”, ma si adegui e colga l’occasione per muoversi lo stesso pur a prezzi meno lucrosi dal lato offerta. Auspicio che, visto il “bengodi” che oggi hanno le banche e le aziende che traggono alti profitti dal precario contesto geopolitico, dubitare è più che legittimo. Insomma: i prezzi dubitiamo che scendano.

Comunque, questo è solo il cosiddetto apetto monetario dell'economia, perché dal lato determinante (liberalizzazioni che creamo più mercato e qualità), non ci sembra che ci sia un grande entusiasmo. Anzi: oligopoli e monopoli sono in crescita.

10 SETTEMBRE 2026

Provare virtualmente i vestiti utilizzando l'intelligenza artificiale può contribuire a ridurre gli sprechi della moda veloce

· di Redazione

Un tempo il noleggio di abiti era limitato a completi da sposo o abiti da ballo, ma le opzioni si stanno ampliando e la situazione sta diventando sempre più diffusa.

Oggi è possibile noleggiare abiti direttamente da privati ​​tramite app come By Rotation e Hurr, oppure rivolgersi a grandi catene di negozi come John Lewis e Selfridges. La maggior parte delle piattaforme di noleggio abiti è disponibile solo online, quindi i clienti non possono provare la vestibilità, la taglia o lo stile prima di acquistare.

Ma in uno studio pubblicato di recente , ho esaminato, insieme ai miei colleghi, cosa pensassero le persone del noleggio di abiti di tutti i giorni e come un chatbot basato sull'intelligenza artificiale con un avatar integrato potrebbe cambiare il modo in cui le persone scelgono i capi di abbigliamento a noleggio.

Lo studio ha utilizzato tre focus group e 28 interviste. I partecipanti hanno espresso un forte desiderio di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per vedere come un capo d'abbigliamento starebbe loro addosso, prima di pagarne il noleggio.

Un negozio online potrebbe utilizzare un chatbot per interagire con il cliente, chiedendo informazioni su taglia, vestibilità e utilizzo previsto del capo. Il chatbot basato sull'intelligenza artificiale potrebbe poi salvare queste conversazioni (previo consenso del cliente) per utilizzarle in future vendite.

I consumatori potevano caricare una propria immagine sull'avatar per "provare" una selezione di capi.

Un utente del nostro studio ha definito l'idea "un'esigenza benvenuta nel mondo della moda". Un altro ha affermato che un chatbot potrebbe chiarire dubbi sui dettagli nascosti del noleggio di abiti, come costi imprevisti o macchie preesistenti.

Il chatbot potrebbe anche attingere ai valori ambientali dei consumatori condividendo informazioni sulla sostenibilità dell'articolo a noleggio e del noleggio in generale. Molti consumatori della generazione Z affermano di essere sensibili ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità , e questo potrebbe riflettersi nelle loro scelte di abbigliamento.

Il passaggio dal fast fashion al noleggio richiede un significativo cambiamento di mentalità . Ma man mano che i consumatori acquisiscono maggiore familiarità con l'intelligenza artificiale , i chatbot potrebbero guidarli verso guardaroba più intelligenti e sostenibili, dove si noleggia di più e si compra di meno.

Uno dei motivi per cui un numero crescente di acquirenti potrebbe prendere in considerazione il noleggio è legato alla crescente consapevolezza dei consumatori circa l'impatto negativo della moda veloce sull'ambiente , come ad esempio l'enorme quantità di rifiuti che finiscono in discarica o inquinano i paesi in via di sviluppo. Il consumo eccessivo di abbigliamento fa sì che il settore sia responsabile del 10% delle emissioni globali di CO₂ e che circa l'85% dei tessuti finisca in discarica.

Noleggiare abiti per un'occasione importante è diventata una pratica più comune.

Il noleggio dovrebbe contribuire a mantenere gli abiti in circolazione più a lungo . Alcune ricerche suggeriscono che, prolungando la vita utile di un capo, il noleggio di abbigliamento potrebbe ridurre l'impronta di carbonio, idrica e di rifiuti di un articolo dal 20% al 30% .

Gli studi dimostrano inoltre che i chatbot possono incoraggiare efficacemente le persone a fare scelte più ecologiche . Il nostro articolo illustra come un chatbot dotato di "incentivi ecologici" potrebbe condividere informazioni sulla sostenibilità. Ad esempio, potrebbe dire: "Risparmia 2.700 litri d'acqua e 3 kg di CO₂ noleggiando invece di acquistare". Questi dati potrebbero essere certificati da un'organizzazione come Wrap, un ente benefico che si occupa di rifiuti, per dimostrarne l'accuratezza.

Ricordando le interazioni passate, un chatbot potrebbe anche offrire consigli di stile e suggerimenti sottili che incoraggino gli acquirenti a uscire dalla propria zona di comfort.

Ad esempio, se stai per andare in vacanza, un chatbot potrebbe suggerirti un buon abbinamento di abiti e farti risparmiare un sacco di tempo, ci ha detto un acquirente della generazione Z.

Tuttavia, alcuni ostacoli impediscono ancora ai consumatori di noleggiare abiti. Tra questi, le preoccupazioni igieniche, il timore di danni e costi di pulizia , nonché la percezione che il noleggio non sia ancora un'opzione sufficientemente diffusa .

Il nostro studio ha rilevato che gli acquirenti erano anche preoccupati del fatto che gli abiti a noleggio fossero adatti a diverse tonalità e colori della pelle .

L'utilizzo dell'intelligenza artificiale per promuovere la sostenibilità solleva un evidente paradosso. Gli studi dimostrano che l'impiego dell'IA può avere un impatto ambientale significativo, come ad esempio un notevole consumo di energia e acqua .

Tuttavia, ci sono già alcuni segnali positivi che dimostrano come il noleggio di abiti stia diventando un'opzione più diffusa. Nell'agosto del 2026, l'organizzazione benefica internazionale Oxfam ha lanciato un progetto pilota di noleggio di abiti . L'organizzazione ha affermato che avrebbe dato alle persone accesso a capi speciali, senza contribuire al ciclo di utilizzo una tantum.

Se la prova virtuale dei vestiti può infondere maggiore fiducia nelle persone riguardo al noleggio anziché all'acquisto, allora esiste sicuramente la possibilità di ridurre l'enorme danno ambientale causato dal mondo della moda veloce. Tutto dipende dalla disponibilità dei consumatori a questo cambiamento.

(Rebecca Beech - Docente senior di marketing presso l'Università di Oxford Brookes - su The Conversation del 09/09/2026)

10 SETTEMBRE 2026

L’Europa ha capito Draghi, ma non riesce a fare quello che dice

· di Redazione

A due anni dal rapporto sulla competitività, Bruxelles ha trasformato molte delle sue proposte in priorità politiche, ma solo una piccola parte delle riforme è stata davvero attuata. Il problema non sono più le idee, ma gli interessi nazionali che impediscono agli Stati di cedere sovranità

Sono passati due anni da quando Mario Draghi avvertì che l’Europa sarebbe andata incontro a una «lenta agonia» se non avesse affrontato la propria crisi di competitività. Da allora il rapporto dell’ex presidente del Consiglio italiano è diventato il riferimento dell’agenda economica europea. Almeno sul piano politico, cioè a parole. Perché invece le riforme che ha indicato sono rimaste in gran parte ferme sulla carta. Secondo un monitoraggio dell’European Policy Innovation Council citato dal Financial Times, a luglio solo il 15,7 per cento delle 383 raccomandazioni contenute nel rapporto risultava pienamente attuato. Un altro studio, realizzato dall’Institut Montaigne con una metodologia diversa, arriva a una stima più ottimistica, intorno al trenta per cento. Entrambe indicano che le riforme più importanti sono anche quelle che l’Europa fatica maggiormente a realizzare.

Draghi ha sostanzialmente vinto la discussione europea, ma la sua visione si concretizza ancora troppo poco nei provvedimenti europei. Il paradosso quindi è che a Bruxelles la sua diagnosi è stata assorbita – la competitività è diventata una priorità, la necessità di ridurre il divario con Stati Uniti e Cina viene ripetuta da governi e istituzioni e Ursula von der Leyen ha indicato il rapporto come una sorta di agenda per il suo secondo mandato – poi però quando bisogna passare dalle parole alle riforme riemerge la vecchia Europa degli interessi nazionali.

Tra le priorità del rapporto Draghi ci sono l’integrazione dei mercati dei capitali, la rimozione delle barriere ancora presenti nel mercato unico, la riduzione delle dipendenze strategiche e una maggiore integrazione nei settori dell’energia, della difesa e delle telecomunicazioni. Sono proprio i dossier che richiedono agli Stati membri di rinunciare a una parte delle proprie competenze e di accettare regole comuni. Come al solito, decidere chi debba rinunciare a che cosa per realizzare un progetto è un’impresa impossibile.

Nel frattempo l’agenda europea è stata influenzata dalla guerra in Ucraina, dalla questione migratoria e dalla trattativa sul prossimo bilancio comune. Anche quando Bruxelles riesce a mettere in calendario un provvedimento nel nome della competitività il risultato può essere molto diverso da quello preventivato all’inizio. Il Financial Times cita il caso del nuovo sistema digitale per le dichiarazioni dei lavoratori distaccati: quello che doveva diventare un modulo unico europeo è stato appesantito dall’aggiunta di requisiti nazionali, tra cui quelli introdotti dalla Germania.

Sul bilancio europeo, ad esempio, Draghi aveva chiesto di spostare risorse dall’agricoltura e dai fondi regionali verso competitività e innovazione. La Commissione ha raccolto l’idea, proponendo un nuovo European Competitiveness Fund da quattrocentodieci miliardi di euro nel prossimo bilancio. Ma nei negoziati i governi hanno iniziato a ridimensionarlo, mentre aumentavano le risorse per agricoltura e fondi regionali (lo ha spiegato bene Politico Europe in questo articolo di sintesi).

Ci sarebbe da parlare anche dei mercati dei capitali. La Commissione ha proposto anche di trasformare l’autorità europea dei mercati in un vero supervisore comune, sul modello della Sec americana. Ma gli interessi nazionali e quelli delle imprese stanno già complicando il percorso. Lo stesso è successo con le regole sui risparmi pensionistici: Bruxelles aveva provato a spingere una parte dei cittadini a investire di più nei mercati, ma i governi hanno finito per svuotare la riforma.

Anche l’auto racconta bene la difficoltà di trasformare le idee in politica industriale. La Commissione ha seguito Draghi sulla necessità di rendere più flessibili gli obiettivi sulle emissioni, ma intanto Volkswagen ha approvato un piano di taglio dei costi che può portare alla perdita di centomila posti di lavoro e alla chiusura di quattro stabilimenti in Germania. E mentre l’Europa prova a recuperare terreno sull’auto autonoma, i robotaxi che stanno arrivando nelle sue città funzionano soprattutto con tecnologia americana o cinese.

I progressi più concreti, invece, sono arrivati soprattutto nei settori in cui la Commissione poteva agire direttamente: la riduzione degli oneri burocratici, l’accesso ai finanziamenti per le imprese e l’accelerazione delle autorizzazioni per le tecnologie pulite, giusto per fare qualche esempio.

Solo che i problemi non risolti non passano in secondo piano. Semmai si complicano, o almeno diventano più urgenti. Gli Stati Uniti stanno beneficiando degli investimenti in intelligenza artificiale, data center e semiconduttori avanzati e, riprendendo ancora i dati del Financial Times, dal luglio 2024 hanno registrato una crescita del Pil costantemente superiore a quella europea.

Due anni dopo la diagnosi di Draghi, dunque, all’Europa non mancano le idee. Quelle erano già tutte nel rapporto. Manca il passaggio successivo. E fin quando gli Stati non saranno disposti a rinunciare a una parte dei propri poteri per perseguire un interesse comune, sarà molto difficile portare a casa risultati concreti.

(Linkiesta del 10/09/2026)

10 SETTEMBRE 2026

Il Nepal ha puntato quasi tutto sull'energia idroelettrica: le inondazioni dimostrano che sia una scelta problematica

· di Redazione

Fino a otto anni fa, il Nepal era solito lottare contro lunghe interruzioni di corrente.

Quasi il 100% dell'elettricità del Nepal proviene da fonti idroelettriche, e il paese ne produce così tanta da guadagnare quasi 200 milioni di dollari (147 milioni di sterline) all'anno esportando energia idroelettrica in India e Bangladesh.

Ma proprio i ghiacciai e le montagne che conferiscono al Nepal questo enorme vantaggio naturale stanno soccombendo al riscaldamento globale, e le devastanti inondazioni di mercoledì scorso hanno messo a nudo i rischi per le ambizioni idroelettriche del paese.

Più di 1.300 persone sono state uccise, mentre migliaia risultano ancora disperse.

Le inondazioni, che hanno distrutto interi villaggi vicino al confine tra Nepal e Tibet, hanno gravemente danneggiato 12 centrali idroelettriche nel bacino del fiume Trishuli e messo fuori uso oltre il 10% della capacità totale di generazione di energia del Nepal. Gli operatori hanno dichiarato alla BBC di non sapere ancora se qualcuna di queste strutture potrà essere rimessa in funzione.

L'Autorità elettrica statale del Nepal, proprietaria di sei dei dodici impianti danneggiati, ha assicurato alle famiglie nepalesi che la fornitura di energia rimane adeguata. Tuttavia, il suo portavoce, Rajan Dhakal, riconosce che, con la crescente frequenza dei disastri legati al clima, "è giunto il momento di ripensare la nostra politica in materia di energia idroelettrica".

Nel 2010, solo due terzi della popolazione nepalese aveva accesso all'elettricità, e persino le famiglie allacciate alla rete elettrica subivano interruzioni di corrente fino a 16 ore al giorno.

L'espansione delle infrastrutture idroelettriche, unitamente agli sforzi per contrastare la corruzione e incrementare le importazioni di energia dall'India per colmare i cali stagionali, ha fatto sì che entro il 2018 la maggior parte del Nepal godesse di una fornitura di energia elettrica 24 ore su 24.

Attualmente, secondo l'Autorità per l'Elettricità del Nepal, in tutto il paese sono presenti 225 centrali idroelettriche con una capacità installata di oltre 3.900 MW, in grado di fornire energia contemporaneamente a circa tre milioni di famiglie.

Centinaia di altri impianti simili sono in fase di costruzione o in programma. La maggior parte di essi sorge in alta montagna, dove può sfruttare le forti correnti per generare energia. Questi progetti richiedono un sistema di accumulo minimo o nullo.

Tuttavia, con le regioni di alta quota dell'Himalaya che si riscaldano il 50% più velocemente della media globale, queste zone si trovano ad affrontare maggiori rischi ambientali. Le indagini preliminari hanno indicato il crollo di un ghiacciaio e del suo substrato roccioso come causa dell'alluvione lampo della scorsa settimana.

Sebbene gli scienziati affermino che sia troppo presto per stabilire collegamenti certi con i cambiamenti climatici, l'Autorità nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di catastrofi ha precedentemente dichiarato che oltre nove eventi catastrofici su dieci registrati tra il 2018 e il 2024 erano "correlati al clima".

L'ex ministro dell'Energia del Nepal, Kulman Ghising, che ha definito l'alluvione catastrofica un evento "che si verifica una volta ogni secolo", afferma che essa offre insegnamenti per la progettazione degli impianti e la scelta dei siti in cui costruirli.

"Dobbiamo progettare gli impianti in modo che siano più resistenti alle inondazioni e, soprattutto, adottare sistemi di allerta precoce e solide misure di evacuazione di emergenza", ha dichiarato al sito di notizie ambientali Mongabay.

Si stima che centinaia di operai, ingegneri e residenti delle centrali idroelettriche siano rimasti intrappolati nei tunnel pieni di fango di questi impianti a seguito delle inondazioni.

Secondo Dhakal dell'Autorità per l'Elettricità del Nepal, una "rivisitazione" della strategia idroelettrica del Paese potrebbe prevedere la realizzazione di centrali idroelettriche con bacini artificiali, non necessariamente situate in alta montagna. Queste centrali consentirebbero di immagazzinare e rilasciare l'acqua secondo necessità, ma comporterebbero anche costi economici e ambientali significativi.

'Puntiamo tutto su un'unica cosa'

Alcuni si chiedono se il Nepal non sia dipeso eccessivamente dall'energia idroelettrica.

"In questi tempi pericolosi non dovremmo mettere tutte le uova nello stesso paniere", afferma Kushal Gurung, esperto di energie rinnovabili e fondatore dell'azienda di tecnologie pulite WindPower Nepal.

"Dobbiamo prendere seriamente in considerazione anche altre alternative, come l'energia solare ed eolica. E per farlo dovremo rivedere la nostra politica energetica, che al momento è molto favorevole all'energia idroelettrica", afferma.

Questa affermazione è condivisa da Vivek Shastry, ricercatore presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University, il quale sostiene che "un'integrazione significativa della produzione di energia eolica e solare rappresenta una strategia di resilienza in grado di limitare in futuro i guasti, sia singoli che interconnessi, del sistema elettrico".

Un rapporto dell'agenzia di aiuti tedesca suggerisce che il potenziale tecnico per la produzione di energia solare in Nepal è circa 10 volte superiore a quello dell'energia idroelettrica.

Puspa Sharma, ricercatrice senior presso l'Istituto di Studi sull'Asia Meridionale dell'Università Nazionale di Singapore, concorda sul fatto che il Nepal debba diversificare le proprie fonti energetiche, ma avverte che ciò può essere fatto "solo in misura limitata".

"Sebbene vi sia un potenziale inespresso nell'energia eolica e solare, è l'energia idroelettrica a conferire al Nepal un enorme vantaggio competitivo rispetto ai suoi vicini dell'Asia meridionale", afferma, citando diversi studi che confrontano il potenziale delle energie rinnovabili nella regione.

L'energia idroelettrica continua a dominare gli investimenti su larga scala in Nepal, e alcuni attivisti per il clima affermano che i finanziamenti sono proseguiti nonostante i rischi noti di disastri naturali.

Il progetto Upper Trishuli-1, quasi completamente distrutto dalle inondazioni della scorsa settimana, era uno dei maggiori investimenti diretti esteri in Nepal, con un valore di circa 647 milioni di dollari. Tra i suoi finanziatori figuravano la Banca Asiatica di Sviluppo (ADB) e la International Finance Corporation (IFC).

Il progetto Upper Trishuli 3A, anch'esso gravemente colpito, è stato finanziato dalla Export-Import Bank cinese.

Himanshu Thakkar, coordinatore della Rete per le dighe, i fiumi e le persone dell'Asia meridionale, afferma che gli istituti di credito internazionali erano "perfettamente consapevoli dell'estremo pericolo a cui stavano esponendo migliaia di lavoratori, funzionari, residenti, fiumi, infrastrutture e paesaggi".

"I loro stessi rapporti lo avevano ripetutamente evidenziato. Ma non hanno adottato alcuna misura preventiva, non hanno richiesto controlli e contrappesi rigorosi, né erano preparati per una calamità che sapevano potesse verificarsi", afferma.

La ADB e l'IFC hanno dichiarato alla BBC che la progettazione del progetto Upper Trishuli-1 "rifletteva i risultati di valutazioni tecniche indipendenti che hanno esaminato i rischi di inondazioni e frane che interessavano il sito del progetto, utilizzando studi sui ghiacciai e sui laghi glaciali e prove storiche disponibili all'epoca".

Hanno affermato che il sistema di allerta precoce del progetto è stato rafforzato in seguito a un'alluvione nel 2024, e che ulteriori lavori di valutazione dei rischi sono stati intrapresi dopo un'altra alluvione nel 2025.

"Le cause precise del disastro dell'agosto 2026, l'entità dei danni, le prestazioni del progetto e le misure di protezione, compreso il sistema di allerta precoce, sono in fase di raccolta e devono ancora essere verificate e valutate."

La BBC ha contattato la Banca cinese per l'esportazione e l'importazione per un commento.

La storia ha già dimostrato la volatilità del bacino del fiume Trishuli, afferma Thakkar, sottolineando come sia stato colpito da inondazioni negli ultimi due anni. Nel settembre 2024, un nubifragio senza precedenti sui bacini dei fiumi Trishuli e Bhote Koshi ha provocato inondazioni improvvise a Rasuwa, Nuwakot e Dhading, insediamenti lungo il fiume che sono tra i più colpiti dalle inondazioni della scorsa settimana.

Poi, nel luglio del 2025, un lago glaciale nella contea di Gyirong, in Tibet, straripò e travolse proprio questo tratto di fiume, raggiungendo il Nepal e causando la morte di almeno 11 persone. L'alluvione danneggiò infrastrutture cruciali e bloccò gli scambi commerciali lungo l'importante corridoio tra Nepal e Cina. Il valico di frontiera rimase chiuso per quasi sei mesi ed è stato riaperto solo il 1° gennaio di quest'anno.

Dhakal, dell'Autorità per l'Elettricità del Nepal, ammette che anche se le valutazioni del rischio climatico fossero state effettuate correttamente, "la progettazione degli impianti potrebbe non essere stata eseguita di conseguenza".

"È chiaro che dovremo migliorare il modo in cui costruiamo e gestiamo le nostre centrali idroelettriche", aggiunge.

Gli operatori privati ​​stanno già subendo le conseguenze finanziarie. Secondo Uttam Bhlon Lama dell'Associazione dei produttori di energia indipendenti del Nepal, negli ultimi tre anni le compagnie assicurative hanno versato circa 40 milioni di dollari per i danni causati dalle alluvioni a oltre 20 centrali di proprietà privata.

Avverte che i premi assicurativi stanno aumentando in modo significativo, rendendo i costi di gestione dell'attività "insostenibili".

Questo disastro dimostra che i rischi climatici sono internazionali e non possono essere gestiti dal Nepal da solo, afferma Manjeet Dhakal, membro della delegazione nepalese al Congresso delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Egli esorta i governi e le organizzazioni internazionali a condividere i dati, valutare gli impatti e sviluppare insieme sistemi di allerta precoce.

"Il Nepal è tra i paesi meno responsabili delle emissioni di gas serra che hanno portato a questi rischi aggravati."

"Paradossalmente, il nostro settore idroelettrico rappresenta un tentativo di ridurre le nostre emissioni, già minime... Non possiamo, e non dovremmo, essere costretti ad affrontare questi rischi da soli."

(Kelly Ng e Navin Singh Khadka su BBC deò 05/09/2026)

10 SETTEMBRE 2026

Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026

· di Redazione

PREMESSA

Il proibizionismo sulle droghe continua a generare danni che vanno oltre il consumo: traffici illegali, corruzione, carceri sovraffollate e persone innocenti coinvolte. Parallelamente, emerge una ricerca scientifica che rivaluta il potenziale terapeutico di sostanze come gli psichedelici, mentre il caro prezzi post-estivo continua a pesare sui consumi delle famiglie. L'Italia fatica ancora nel diritto alla salute: dalle cure per malattie rare alla sanità pubblica, dalle Rsa fantasma ai diritti riproduttivi.

In questo numero

EDITORIALE

→ Droghe illegali. Un ‘tranquillo’ weekend

→ Forum Ambrosetti. Pecunia non olet

→ Ministro Giorgetti ci azzecca. Barchetta Italia

ARTICOLI

→ Bigenitorialità e condotte ostative: per escludere un genitore servono prove rigorose

→ Riforma globale delle droghe: a Dublino si chiede un approccio basato sui diritti dei minori

→ Finite le vacanze estive, il caro prezzi divampa. Situazione e autodifesa

→ Preoccuparsi se non ci sono insetti schiacciati sul parabrezza

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 09/09/2026

→ Sudafrica snodo globale del narcotraffico, corruzione nella polizia

→ Pensieri europeisti su chi vuole distruggere l’Ue

→ Covid e Commissione d'inchiesta: le norme esistevano e non sono state applicate. Perché?

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 08/09/2026

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 1 a 7 Settembre 2026

→ Osservatorio disservizi da 1 a 9 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Gli investimenti sulle proteine alternative del futuro

→ Detenute e figli. Carcerati senza colpa. Un caso fiorentino

→ Musk e il suo entourage investono milioni per rendere mainstream gli psichedelici

→ Il bisogno di energia alimenta i fondi per la transizione energetica

→ Accise carburanti ancora tagliate, ma senza prospettive

→ Il fascista che è in ognuno di noi. Grazie presidente Mattarella per avercelo ricordato

→ Ue necessità imprescindibile, non rinunci ai suoi valori. Presidente Mattarella

→ L'autostrada della cocaina del Pacifico: l'accordo da 600 milioni di dollari dell'Australia sarà d'aiuto?

→ Neuroscienze: il cervello è programmato per la narrazione

→ Droghe. Il ministro dell’Interno sui social. Spam e ipocrisia

→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026

NOTIZIE

→ U.E.U.E.. Caldo estremo 2026: meno raccolti in Ue, rincari in vista per i consumatori

→ USAUSA. Alzheimer avanzato: donna riprende a parlare dopo funghi psilocibinici

→ ITALIAITALIA. Veneto, 4.000 posti Rsa fantasma mentre 10mila anziani aspettano

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. Farmacie e riduzione del danno: l'esperienza australiana

→ U.E.U.E.. L’Ue sta perdendo la lotta contro il commercio illegale di tabacco

→ ITALIAITALIA. Distrofia di Duchenne, ISS: accesso tempestivo a diagnosi e cure può cambiare la vita

→ U.E.U.E.. Primo controllo sui marketplace online rivela lacune di sicurezza

→ ITALIAITALIA. Oltre un terzo delle famiglie straniere è povero

→ MONDOMONDO. Salute riproduttiva "in prima linea" negli attacchi anti-scienza, denuncia l'ONU

→ USAUSA. Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica

→ SVIZZERASVIZZERA. La vendita regolamentata di cannabis nelle farmacie potrebbe favorire un passaggio a forme di consumo a minor rischio

→ MONDOMONDO. Studenti con rendimento basso mai osservato. Ocse/Pisa

→ ITALIAITALIA. 'Zero alcol in gravidanza. Campagna Ministero della Salute in collaborazione con Iss

→ SPAGNASPAGNA. Maternità surrogata, un giudice obbliga la gestante a pagare il mantenimento

→ EUROPA. Sanità, l'Europa riscrive le regole: chi decide e come. L'Italia resta indietro

→ ITALIAITALIA. Uneba: nel 2050 più anziani soli e fragili, servono più Rsa

→ INDIAINDIA. Ministro Amit Shah: "India libera dalla droga entro il 2029"

→ MONDOMONDO. El Niño Super: rischio eventi estremi in Italia tra autunno e inverno

→ USAUSA. Psilocibina contro la cocaina: nuovo studio clinico finanziato dal NIDA

→ USAUSA. Psilocibina testata per prevenire i danni nervosi da chemioterapia

→ USAUSA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS

→ ITALIAITALIA. Mangiamo più cadmio di quanto pensiamo: a rischio soprattutto i bambini

→ MONDOMONDO. L’Onu dice che bisogna tassare i cibi peggiori

→ MONDOMONDO. L'ONU vota per adottare una nuova mappa del mondo che rifletta le reali dimensioni dell'Africa

→ MONDOMONDO. Abusi sessuali online, vittime 20 milioni di minori. UNICEF

→ ITALIAITALIA. Crescono le infezioni sessualmente trasmesse

→ ITALIAITALIA. Le percorrenze dei veicoli stradali circolanti - Anno 2023. Istat

→ NEPALNEPAL. Disastro ghiacciai Himalaya. Cina, Usa e India dovrebbero pagare i danni

→ USAUSA. New York vieta l'IA generativa nelle scuole fino alla terza media

→ U.E.U.E.. Il 46% della spesa delle famiglie va in cibo, casa e trasporti

→ ITALIAITALIA. Umbria, 1.519 famiglie in attesa di un posto in Rsa. Mancano anche le badanti

→ NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Approvato MDMA per curare il disturbo post-traumatico

→ ITALIAITALIA. Dati 'gonfiati' per avere l'autovelox, chiesto processo per sindaco

→ ITALIAITALIA. Taglio accise prorogato fino a 10 Settembre

→ FINLANDIAFINLANDIA. La più grande esercitazione di protezione civile in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale

→ ITALIAITALIA. Cresce il consumo di alimenti surgelati

→ REP. DEM. CONGOREP. DEM. CONGO. Ebola: oltre 6mila casi e 3mila morti, è la seconda epidemia più grave

→ MONDOMONDO. Unicef: 20 milioni di minori nel mondo sfruttati o abusati online

→ ITALIAITALIA. Italiani residenti all'estero in crescita moderata. Istat

→ SVIZZERASVIZZERA. Coperte di lana contro lo scioglimento dei ghiacciai

→ ITALIAITALIA. Contraccettivi gratuiti a Bolzano: il piano contro le gravidanze inattese e le malattie sessualmente trasmissibili

→ ITALIAITALIA. Fine Vita. Regione Veneto approva legge

→ ITALIAITALIA. La Sanità pubblica è tra le meno finanziate tra i Paesi sviluppati

LETTERE

→ Retta RSA: quali aiuti economici sono disponibili per il pagamento

→ RSA privata costosa: come ridurre la retta per un anziano con Alzheimer

→ Esame medico rifiutato per codici regionali diversi: cosa fare

→ Retta RSA per demenza senile: quali contributi e rimborsi richiedere

→ Quota sanitaria RSA per Alzheimer: come funziona la lista d'attesa

NOTIZIE
16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Ravenna, certificati falsi per evitare i Cpr: perquisizioni in 9 città

L'inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati medici falsi usati per evitare l'ingresso di migranti irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) si allarga a tutta Italia. Il 16 settembre la Squadra mobile di Ravenna, insieme al Servizio centrale operativo della Polizia di Stato di Roma, ha eseguito ventitré perquisizioni domiciliari, personali e informatiche nei confronti di altrettanti medici, in nove città: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Tra gli obiettivi degli accertamenti figurano anche gli ospedali Sant'Orsola e Maggiore di Bologna e l'Infermi di Rimini.

Come riporta Open, dei professionisti coinvolti soltanto uno risulta formalmente iscritto nel registro degli indagati. Gli altri, oltre venti in tutto, sono destinatari dei decreti di perquisizione ma non sono ancora indagati. L'operazione è la diretta prosecuzione del filone d'indagine avviato mesi fa, quando erano stati perquisiti otto medici del reparto di Malattie Infettive dell'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, poi finiti sotto indagine per falso ideologico continuato in concorso e interruzione di pubblico servizio.

Secondo l'ipotesi dei pubblici ministeri ravennati Daniele Barberini e Angela Scorza, tra maggio 2024 e gennaio 2026 alcuni medici avrebbero attestato consapevolmente patologie infettive inesistenti o "gonfiate" - come tubercolosi o scabbia - per certificare l'inidoneità dei migranti al trattenimento nei Cpr, senza però avviare le relative cure. Nel periodo preso in esame dall'inchiesta, su 64 stranieri irregolari sottoposti a visita nel reparto di Ravenna, 34 sono stati giudicati non idonei al trasferimento, dieci hanno rifiutato di sottoporsi alla visita e i restanti sono stati dichiarati idonei. Le non idoneità si sono concentrate soprattutto a partire da settembre 2025, fino ad azzerare completamente le idoneità nei mesi successivi. Per tre degli otto medici già indagati era scattata l'interdizione dalla professione per dieci mesi, disposta dalla gip Federica Lipovscek; per gli altri cinque il divieto di occuparsi di certificati destinati ai Cpr.

Dagli atti dell'indagine emerge il ruolo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm) e in particolare del suo referente, l'infettivologo Nicola Cocco, in servizio a Milano e non raggiunto da alcun avviso di garanzia. Cocco ha promosso da tempo una campagna, chiamata "Mai più lager - No ai Cpr", basata sulla tesi della "patogenicità" dei centri di permanenza per i rimpatri, sostenendo che nessuno possa essere considerato realmente idoneo a un luogo che definisce dannoso per la salute. Nelle chat sequestrate dagli investigatori, secondo quanto ricostruito dalla stampa, compaiono scambi di messaggi tra Cocco e i medici indagati relativi all'andamento delle certificazioni di non idoneità.

Le associazioni di categoria hanno espresso solidarietà ai medici coinvolti: a Bologna si è tenuto un presidio davanti alla Questura, mentre il sindacato Anaao Assomed Emilia-Romagna si è detto sconcertato per le perquisizioni. La Simm ha ribadito che la pericolosità dei Cpr per la salute delle persone trattenute sarebbe "un dato scientifico, non un'opinione", richiamando anche una nota dell'Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui la detenzione amministrativa dei migranti costituirebbe una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi.

Di segno opposto le reazioni del centrodestra: il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, e il ministro Matteo Salvini hanno chiesto chiarezza sulla vicenda, sostenendo che in caso di accertata colpevolezza i sanitari coinvolti dovrebbero essere radiati dall'albo professionale.

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Anziani non autosufficienti, da Treviso appello alla Regione Veneto

La tragedia avvenuta a Villatora di Saonara, nel Padovano, dove l'anziana Maria Zanasca è stata soffocata dal genero Enrico Marigo, ha riportato al centro dell'attenzione pubblica il tema della non autosufficienza degli anziani e delle difficoltà che le famiglie venete affrontano quotidianamente per garantire loro un'assistenza adeguata.

In questo contesto, i familiari degli ospiti di Enea (l'ex Israa), l'Ipab che gestisce le case di riposo di Treviso e che rappresenta una delle realtà più grandi del Veneto in questo settore, hanno lanciato una petizione che ha già raccolto circa mille firme. L'obiettivo è estenderla a tutte le Rsa della regione. La richiesta è indirizzata al presidente della Regione Luca Zaia (Stefani), agli assessori regionali competenti Gerosa e Roma, e al sindaco di Treviso Mario Conte, che è anche presidente di Anci Veneto.

Le richieste della petizione sono precise: un tetto massimo alle rette pagate dalle famiglie, l'aumento della quota a carico del Servizio Sanitario Nazionale, quasi 4.800 nuove impegnative di residenzialità e, se necessario, l'introduzione di una tassa di scopo per finanziare il settore.

I numeri alla base della mobilitazione sono allarmanti: in Veneto quasi 11mila anziani non autosufficienti risultano in lista d'attesa per un posto in casa di riposo con impegnativa, cioè con una parte dei costi a carico del sistema sanitario. Chi non riesce a ottenere un posto convenzionato e non vuole aspettare deve rivolgersi al mercato privato, dove i costi diventano proibitivi per molte famiglie: si arriva fino a 3.500 euro al mese, circa 117 euro al giorno.

Come riporta il Gazzettino, il presidente di Uripa (Unione regionale istituzioni e iniziative pubbliche e private di assistenza), Roberto Volpe, ha sintetizzato la situazione partendo proprio da questi dati, che hanno spinto i rappresentanti dei familiari di Enea a lanciare la raccolta firme.

Il direttore di Enea Treviso, Giorgio Pavan, ha sottolineato che la retta applicata dalla struttura per la non autosufficienza è di 59 euro al giorno, la più bassa in tutto il Veneto. Pavan chiede alla Regione di stanziare tra 70 e 100 milioni di euro nella prossima legge di bilancio, evidenziando una disparità che colpisce in particolare le famiglie che si affidano al settore privato: su 32mila posti letto disponibili in Veneto, 5mila sono gestiti da strutture private, dove le famiglie pagano il doppio rispetto al pubblico pur avendo, in teoria, gli stessi diritti di assistenza sanitaria garantiti dal servizio pubblico.

La petizione punta quindi a sensibilizzare le istituzioni regionali su un problema strutturale che riguarda un numero crescente di famiglie venete, chiamate sempre più spesso a farsi carico, anche economicamente, dell'assistenza dei propri anziani non autosufficienti in assenza di un'offerta pubblica sufficiente.

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Venezia, RSA nell'Ulss 3: 2mila in attesa e 500 posti liberi inutilizzati

Nel territorio dell'Ulss 3 Serenissima, che comprende Venezia e l'area veneziana, oltre duemila persone attendono un posto in una residenza sanitaria assistenziale (RSA), mentre circa 500 posti disponibili restano inutilizzati. È quanto denuncia la consigliera regionale del Partito Democratico Monica Sambo, sulla base di dati ottenuti tramite una richiesta di accesso agli atti.

Come riporta La Piazza Web, i posti liberi non vengono attivati principalmente per la forte carenza di personale e per l'insufficienza delle impegnative di residenzialità, il contributo regionale destinato a sostenere i costi dell'accoglienza in struttura. Sambo definisce questi due fenomeni "due macigni che pesano e che vanno rimossi attraverso una riforma seria e immediata del sistema".

La consigliera dem sottolinea che il quadro reale è ancora più preoccupante di quanto suggeriscano i numeri ufficiali. A questi dati si aggiungerebbero infatti migliaia di anziani che non presentano nemmeno domanda di accesso alle strutture, scoraggiati da rette diventate ormai insostenibili. Nel Comune di Venezia i costi delle case di riposo superano 1.800 euro al mese per chi può contare sul contributo economico regionale, mentre per chi ne è privo la retta mensile arriva a superare i 3.000 euro.

Sambo chiede quindi una riforma complessiva dell'intero sistema RSA, accompagnata da un investimento serio da parte della Regione Veneto. La consigliera insiste inoltre sulla necessità di intervenire anche prima dell'ingresso in struttura, aumentando le risorse destinate all'assistenza domiciliare e garantendo un sostegno concreto ai caregiver, ovvero le persone che ogni giorno si occupano in casa dei propri familiari non autosufficienti.

Secondo l'esponente del Pd, la cura delle persone anziane e non autosufficienti non può gravare unicamente sulle singole famiglie, ma deve essere considerata a tutti gli effetti una responsabilità istituzionale e collettiva, che richiede servizi accessibili, tempi adeguati e sostegni economici sufficienti.

16 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Prezzi farmaci Usa: la politica di Trump rischia di far salire i costi in Europa

La politica statunitense sui prezzi dei farmaci voluta da Donald Trump, basata sul principio della "nazione più favorita", rischia di produrre l'effetto opposto a quello promesso oltre Atlantico: non abbassare i costi negli Stati Uniti, ma farli salire in Europa, insieme ai tempi di attesa per l'arrivo di nuove terapie. Lo segnala Euronews, riprendendo i risultati di un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet.

Il meccanismo alla base della riforma americana, noto come "most favoured nation" (MFN), prevede che i programmi sanitari pubblici statunitensi non paghino più dei prezzi più bassi praticati negli altri paesi ad alto reddito. In pratica, se un farmaco costa poco in Germania o in Francia, quel prezzo dovrebbe diventare il riferimento anche per Medicare negli Stati Uniti.

Lo studio ha analizzato 195 farmaci brevettati che generano insieme 87,9 miliardi di dollari di spesa annua negli Stati Uniti. Il risultato è che per circa tre farmaci su quattro tra quelli esaminati, il risparmio che Medicare otterrebbe applicando questa regola sarebbe pari a quasi quattro volte l'intero fatturato annuo di quel farmaco nel paese usato come riferimento per il prezzo. Un disincentivo enorme per le case farmaceutiche, che avrebbero tutto l'interesse a evitare di vendere a prezzi bassi in Europa proprio per non "contaminare" il prezzo che potrebbero chiedere negli Stati Uniti: la conseguenza più probabile, secondo i ricercatori, è che le aziende ritardino il lancio di nuovi farmaci in paesi come Germania e Francia, oppure ne alzino direttamente i prezzi.

Sul fronte del risparmio effettivo per le casse pubbliche americane, lo studio stima un potenziale di 11,6 miliardi di dollari annui, che potrebbe salire fino a 46,5 miliardi se la regola venisse applicata in modo più ampio. Ma questa cifra rischia di restare largamente teorica: un primo gruppo di 17 grandi aziende farmaceutiche ha infatti raggiunto accordi separati e confidenziali con l'amministrazione Trump che le esentano dalle regole previste dai due modelli di applicazione della politica, denominati GLOBE e GUARD. Queste 17 aziende coprono da sole 131 dei 195 farmaci studiati, cioè il 67% del totale. Escludendo questi farmaci dal conteggio, i ricercatori calcolano che il risparmio complessivo si riduca del 71%, scendendo a soli 3,3 miliardi di dollari.

Il numero delle aziende che hanno negoziato deroghe dirette con la Casa Bianca è peraltro salito ulteriormente: secondo quanto riportato da EU Perspectives, altre nove case farmaceutiche hanno firmato accordi simili lo scorso 31 agosto, portando il totale a 26 aziende, che insieme coprono l'89% del mercato dei farmaci di marca.

Sul fronte europeo, alcuni segnali di tensione sui prezzi e di possibili ritardi nei lanci sono già sotto osservazione. A marzo l'agenzia Reuters aveva riportato un calo del 35% delle vendite di farmaci nell'Unione Europea nei dieci mesi precedenti l'ordine esecutivo firmato da Trump. Un mese fa, inoltre, un farmaco destinato al trattamento del colesterolo grave è stato ritirato dal mercato: un episodio che non è stato ufficialmente collegato alla nuova politica statunitense, ma che ha comunque acceso l'attenzione degli osservatori.

La Commissione Europea sta valutando la situazione, ma al momento non è in grado di confermare un nesso diretto tra gli aumenti di prezzo o i ritardi nei lanci e la politica di Washington. Un documento della Commissione redatto quest'estate per i ministri della Salute, e ottenuto dal portale Euractiv, ammette che al momento è "molto difficile, se non impossibile, isolare eventuali effetti" della politica statunitense sul mercato europeo dei farmaci, che resta il secondo più grande al mondo dopo quello americano.

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Inflazione. Istat conferma +3,3% per agosto

Nel mese di agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5% su base mensile e del +3,3% su base annua (da +2,9% di luglio), confermando la stima preliminare.

L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da +14,8% a +18,6%) e, soprattutto, non regolamentati (da +11,4% a +17,0%), dei Beni durevoli (da +0,7% a +1,3%) e, in misura più lieve, degli Alimentari non lavorati (da +3,6% a +3,8%); di contro, decelera la crescita dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e quella dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +0,8%).

Nel mese di agosto l’“inflazione di fondo”, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si riduce lievemente (da +1,6% a +1,5%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,8% a +1,7%).

Nel settore dei beni i prezzi evidenziano un’accelerazione del loro ritmo di crescita (da +3,2% a +4,1%), a cui si contrappone il rallentamento di quello dei prezzi dei servizi (da +2,7% a +2,4%). Si amplia il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, che passa da -0,5 a -1,7 punti percentuali.

La variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona si riduce (da +1,0% a +0,9%), mentre quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumenta (da +3,4% a +4,3%).

La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+3,0%) e non regolamentati (+2,9%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,3%) e dei Beni durevoli (+0,5%).

L’inflazione media del 2026 acquisita ad agosto è pari a +2,9% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,1% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +3,2% su base annua (da +2,9% del mese precedente), confermando la stima preliminare.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,6% e una tendenziale di +3,4%.

Il commento

Ad agosto 2026 l’inflazione sale a +3,3% (da +2,9% di luglio), sostenuta dall’andamento dei prezzi dei beni energetici (da +11,6% a +17,1%). Nel settore alimentare la dinamica dei prezzi continua a essere moderata (attestandosi a +1,0%), esercitando un freno alla crescita dell’indice generale. La crescita dei prezzi rallenta anche per alcune tipologie di servizi, tra cui i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e quelli relativi ai trasporti. Il cosiddetto “carrello della spesa” diminuisce lievemente (da +1,0% a +0,9%), come anche l’inflazione di fondo (da +1,6% a +1,5%). L’inflazione media del 2026, acquisita ad agosto sale a +2,9%.

16 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Giustizia. I tempi delle sentenze penali. Focus de IlSole24Ore

Il Sole 24Ore mette sotto la lente i dati del ministero della Giustizia sul primo semestre 2026, che fotografano una diminuzione dei tempi delle sentenze penali in tutte le fasi: rispetto al 2019 la durata di un processo penale passa da 392 a 299 giorni nei Tribunali, da 841 a 483 giorni in appello e da 166 a 73 giorni in Cassazione. La durata complessiva arriva così a 856 giorni, con un miglioramento dei tempi del 40%, più alto del target Pnrr fissato al 25%».

15 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. HIV e IST: sex worker ancora esclusi da prevenzione e PrEP

I sex worker che vivono e lavorano nell'Unione europea e nello Spazio economico europeo continuano a essere poco raggiunti da programmi di prevenzione, test e profilassi pre-esposizione (PrEP) contro HIV e infezioni sessualmente trasmissibili (IST). È quanto emerge da un nuovo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), ripreso da Quotidiano Sanità.

Il documento, intitolato "Overview of the provision of prevention and testing for HIV and sexually transmitted infections for sex workers in the European Union and European Economic Area", fotografa una situazione di forte disomogeneità tra i Paesi membri. Solo 17 Stati su 30 offrono preservativi gratuiti ai sex worker, mentre l'accesso alla PrEP resta uno dei nodi più critici: su 25 Paesi dotati di linee guida specifiche, 15 includono i sex worker tra i soggetti eleggibili per la profilassi, ma quasi la metà di questi segnala comunque difficoltà concrete di accesso al servizio. Tra i Paesi che denunciano questo problema figura anche l'Italia.

Come sottolinea lo stesso Ecdc, esistono difficoltà nel raggiungere i sex worker con la PrEP, e anche i Paesi che li considerano prioritari per l'accesso al farmaco preventivo evidenziano lacune critiche nell'erogazione del servizio.

Anche sul fronte dei test la situazione appare frammentata: 19 Paesi su 27 dispongono di politiche specifiche per il test HIV rivolte a questa popolazione, ma solo 7 su 18 hanno politiche dedicate al test per le IST in generale. Un divario che lascia scoperta una parte consistente dei bisogni sanitari di una popolazione già esposta a rischi elevati.

Sul piano dei dati epidemiologici, solo quattro Paesi - Austria, Estonia, Finlandia e Italia - hanno fornito stime sulla dimensione della popolazione di sex worker. Per l'Italia la stima indica circa 97mila persone, pari a 1.646 individui per milione di abitanti. Il nostro Paese riporta inoltre la prevalenza di HIV più alta tra gli otto Stati che hanno fornito dati in merito, con un valore del 21,6% registrato nel 2023.

Gli studi citati nel rapporto segnalano inoltre prevalenze elevate di altre infezioni sessualmente trasmissibili: tra i sex worker uomini e transgender la sifilide arriva a toccare il 22,1% dei casi in alcune rilevazioni.

Il documento dell'Ecdc denuncia infine un contesto normativo spesso ostile: nella maggior parte dei Paesi Ue/See sono in vigore leggi che criminalizzano o penalizzano diversi aspetti del sesso a pagamento, dall'organizzazione alla gestione fino alla vendita o all'acquisto di prestazioni sessuali. Secondo l'agenzia, tali pratiche punitive possono ostacolare l'accesso alla prevenzione, ai test e al trattamento alimentando stigma, paura di sanzioni e minore coinvolgimento con i servizi sanitari. A questo si aggiunge uno scarso coinvolgimento diretto dei sex worker nella definizione delle politiche che li riguardano, riscontrato in appena 14 Paesi su 30.

Sulla base di queste evidenze, l'Ecdc indica tre priorità di intervento per i prossimi anni: rafforzare i servizi dedicati a questa popolazione, ridurre le barriere che ne limitano l'accesso e migliorare la qualità e la copertura dei dati di sorveglianza, oggi ancora insufficienti per orientare in modo efficace le politiche pubbliche.

15 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Alzheimer, il costo può superare mille miliardi entro il 2036

Il costo socioeconomico dell'Alzheimer in cinque grandi paesi europei rischia di superare i mille miliardi di euro entro il 2036, quasi il doppio rispetto agli attuali 552 miliardi stimati per il 2026. È quanto emerge da un report firmato da Charles River Associates (CRA) e finanziato da Biogen, ripreso da EFPIA (la federazione europea delle industrie farmaceutiche) in occasione del World Alzheimer's Month. Come riporta Quotidiano Sanità, l'analisi è stata condotta su Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito, i cinque paesi che insieme concentrano la quota più rilevante della popolazione europea colpita dalla malattia.

Secondo le stime del report, curato da Wolfram Schmidt, presidente e responsabile per l'Europa di Biogen, e da Tim Wilsdon, vicepresidente per le Scienze della Vita di CRA, il numero di persone che vivono con l'Alzheimer nei cinque paesi analizzati passerà da 14,8 a 18,3 milioni nell'arco di un decennio. Un incremento che, in assenza di interventi mirati, si tradurrà in una crescita esponenziale della spesa sanitaria e sociale legata alla patologia.

Il dato più significativo riguarda la differenza di costo tra le fasi della malattia: il costo per persona nelle forme severe risulta quasi quattro volte superiore rispetto a quello registrato nella fase di lieve deterioramento cognitivo (MCI, mild cognitive impairment). Questo significa che ogni ritardo nella diagnosi e nell'accesso alle cure comporta un aggravio economico proporzionale al progredire della malattia nei pazienti.

Il report calcola però anche i benefici potenziali di un intervento tempestivo. Se i governi europei adottassero politiche di diagnosi precoce e garantissero un accesso su larga scala alle terapie disease-modifying (i trattamenti in grado di agire sui meccanismi biologici della malattia e non solo sui sintomi), si potrebbero risparmiare 182 miliardi di euro nel decennio 2026-2036. Le stime indicano che con queste misure si avrebbero 430mila persone in meno con Alzheimer in fase severa e 1,4 milioni in più che resterebbero nella fase di lieve deterioramento cognitivo nel 2036, con un beneficio economico annuale che potrebbe arrivare fino a 60 miliardi di euro. Il rapporto stima un ritorno di 1,82 euro per ogni euro investito in queste politiche.

Il documento individua tre priorità di intervento per i sistemi sanitari europei. La prima è accelerare la diagnosi su larga scala, anche attraverso l'impiego di nuovi biomarcatori ematici, che permetterebbero di individuare la malattia con esami del sangue meno invasivi e più accessibili rispetto alle attuali procedure diagnostiche. La seconda priorità riguarda l'investimento in infrastrutture sanitarie adeguate, come apparecchiature PET, risonanza magnetica e strumenti per l'analisi del liquido cerebrospinale, indispensabili per confermare le diagnosi e monitorare l'evoluzione della malattia. La terza priorità è la riforma dei sistemi di rimborso e di accesso alle terapie, affinché i pazienti possano beneficiare in tempi rapidi dei trattamenti disponibili, senza le lungaggini burocratiche che oggi caratterizzano molti sistemi sanitari nazionali.

Gli autori del report sollecitano quindi i governi ad agire subito, sottolineando che ogni anno di ritardo nell'implementazione di queste riforme si traduce in un aggravio dei costi sociali ed economici legati alla malattia, oltre che in un peggioramento delle condizioni di vita di malati e caregiver.

15 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Rsa Piemonte, il paradosso della stufa nel punteggio per l'accesso alle cure

Una stufa a legna può valere più di un impianto di riscaldamento centralizzato nella scheda che decide se un anziano non autosufficiente avrà diritto o meno alla copertura sanitaria per il ricovero in Rsa. È il paradosso denunciato dalla Fondazione Promozione Sociale Onlus di Torino, che ha analizzato nel dettaglio la scheda di valutazione utilizzata dalle Unità di Valutazione Geriatrica (Uvg) del Piemonte, gli organismi delle Asl incaricati di stabilire il grado di non autosufficienza degli anziani e, di conseguenza, l'accesso alla quota sanitaria Lea in Rsa, cioè il 50% della retta che dovrebbe essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Nella sezione della scheda dedicata alle condizioni abitative, spiega la Fondazione, il riscaldamento autonomo o centralizzato vale zero punti, mentre una stufa a gas ne vale uno e una stufa a kerosene o a legna arriva a due punti. Si tratta della cosiddetta "Cartella Geriatrica" regionale, introdotta con la determina dirigenziale 381/2016 della Regione Piemonte. Una differenza che, sulla carta, sembra un dettaglio marginale, ma che nella pratica può rivelarsi decisiva: pochi punti, infatti, possono determinare se un caso viene classificato come urgente - con riconoscimento della convenzione nel giro di pochi mesi - oppure come "differibile", categoria in cui il pagamento da parte del Servizio Sanitario Nazionale viene di fatto rinviato a tempo indeterminato.

La Fondazione si interroga sul senso di un simile criterio: che rapporto esiste tra il tipo di impianto di riscaldamento di un'abitazione e la gravità della condizione sanitaria di un anziano non autosufficiente? Secondo l'associazione, non esiste alcuna relazione logica tra i due elementi, e la spiegazione più plausibile è che i criteri delle Uvg vengano utilizzati in modo strumentale per limitare il riconoscimento della quota sanitaria in base alle risorse disponibili nei bilanci delle Asl, piuttosto che sulla base delle effettive condizioni di salute dei pazienti.

La segnalazione sulla scheda di valutazione si inserisce in una polemica più ampia che la Fondazione Promozione Sociale porta avanti da mesi in Piemonte. Come riportato da La Stampa il 28 agosto scorso, l'associazione ha denunciato un vero e proprio "boom" di anziani non autosufficienti classificati come "differibili" dalle Asl piemontesi, con un aumento dei casi che, secondo i dati forniti dalla stessa Regione, sarebbe passato da 4.217 a 7.399 in un solo anno, con un incremento del 75%. Questi anziani, pur presentando condizioni cliniche spesso gravissime, si vedono negare nei fatti la copertura della quota sanitaria prevista dai Livelli Essenziali di Assistenza, restando privi di aiuti economici per il pagamento della retta in Rsa e scaricando l'intero peso economico sulle famiglie, con costi che possono superare i 3.000-4.000 euro al mese.

Secondo la Fondazione, questa prassi sarebbe in contrasto con la stessa normativa regionale, in particolare con la delibera 14/2013 che disciplina le Unità di Valutazione Geriatrica, la quale limiterebbe la classificazione di "differibilità" ai soli casi di parziale perdita di autonomia, in presenza di un adeguato supporto familiare o amicale. Nella realtà, denuncia l'associazione, vengono etichettati come "differibili" anche malati cronici completamente non autosufficienti e dipendenti da cure sanitarie e socio-sanitarie continue, spesso già ricoverati in Rsa.

15 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Oggi 15 dicembre

Il petrolio è arrivato a un soffio dai 110 dollari al barile, in rialzo del 50% dall’inizio della guerra. I prezzi del gas sono più che triplicati in Europa e sfiorano gli 85 euro per Megawattora. E i rendimenti sui titoli di Stato hanno rotto gli argini, con il decennale americano che ha superato la soglia del 5% per la prima volta dal 2023. Il tutto mentre sale l’allarme sull’intelligenza artificiale, con ripercussioni sui titoli di Big Tech. Dopo gli appelli a rallentare lo sviluppo dell’AI, Microsoft ha pubblicato un codice di condotta che impone restrizioni ai suoi modelli di intelligenza artificiale. Ma Trump non condivide la frenata: «Gli Usa sono in vantaggio nell’AI, non uccidete la gallina dalle uova d’oro».

14 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Doctoralia invia dati su appuntamenti medici a Google, TikTok e LinkedIn

Un'indagine condotta da The Markup, testata statunitense specializzata in accountability tecnologica, insieme all'organizzazione giornalistica brasiliana Agência Pública, ha rivelato che Doctoralia, piattaforma per la prenotazione di visite mediche usata da milioni di persone in America Latina e in Europa, trasmette dati sensibili sugli appuntamenti sanitari a colossi tecnologici come Google, TikTok e LinkedIn. Secondo quanto riportato da The Markup,

Doctoralia offre un servizio simile a quello della statunitense ZocDoc, permettendo agli utenti di cercare specialisti nella propria zona e prenotare visite online. I due team giornalistici hanno analizzato il traffico di rete generato da diversi domini della piattaforma in vari paesi, individuando tracker incorporati nei siti che iniziano a seguire i visitatori praticamente dal momento in cui cominciano a cercare un medico, inviando poi quei dati all'industria pubblicitaria. In Brasile, ad esempio, le ricerche di ginecologi effettuate a San Paolo venivano trasmesse a Google Marketing Platform. Fenomeni simili sono stati riscontrati anche in altri paesi: in Colombia, chi prenotava una visita con un dermatologo a Cartagena vedeva il nome del professionista, insieme a data e orario dell'appuntamento, finire su LinkedIn. Lo stesso accadeva per ricerche relative ad altri tipi di specialisti. A Bogotá, invece, le informazioni sugli appuntamenti - che si trattasse di uno psicologo, un dermatologo o un altro tipo di medico - venivano condivise con TikTok. La stessa dinamica è stata osservata anche per gli utenti in Messico. Interpellato dai giornalisti, il Consiglio Federale di Medicina brasiliano, l'ente che regola e autorizza la professione medica nel paese, ha dichiarato che la prenotazione di un appuntamento non riguarda la riservatezza medica e che non esisterebbero dati sensibili quando un paziente cerca uno specialista. Di parere diverso l'Agenzia Nazionale di Sanità Integrativa brasiliana, che regola le assicurazioni sanitarie private, secondo cui la specialità medica ricercata e altre informazioni relative alla prenotazione possono rivelare aspetti della salute di una persona. Una portavoce di Docplanner, la società madre di Doctoralia, ha dichiarato che i tracker vengono utilizzati per monitorare le campagne sui social media dell'azienda stessa, precisando che la piattaforma non impiega questi strumenti per vendere dati personali né per gestire un prodotto commerciale basato sui dati, e che non riceve pagamenti dalle aziende dei social media in cambio delle informazioni. Doctoralia ha inoltre annunciato che condurrà una revisione dettagliata delle proprie pratiche online. Diversi esperti, tra cui un ginecologo brasiliano che utilizza la piattaforma per la propria attività, ritengono che questo tipo di condivisione violi le legittime aspettative di privacy dei pazienti e possa configurare una violazione della normativa brasiliana sulla protezione dei dati. Il percorso stesso compiuto da una persona nella ricerca di cure mediche, sostengono, può fornire indizi su problemi di salute anche in assenza di una diagnosi esplicitamente dichiarata.

14 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Vaccino antinfluenzale, Italia sotto media Ocse: solo 53% degli over 65

L'Italia resta indietro rispetto agli standard internazionali sulla vaccinazione antinfluenzale degli anziani. Come riporta Quotidiano Sanità, i dati Ocse relativi al 2024 mostrano che nel nostro Paese solo il 53,3% della popolazione con 65 anni e oltre risulta vaccinata contro l'influenza: poco più di un anziano su due, una quota che colloca l'Italia sotto la media internazionale.

La classifica stilata sulla base dei dati Ocse vede l'Italia preceduta da 19 Paesi. Al primo posto si trova il Messico, con l'85,9% di copertura vaccinale tra gli over 65, seguito da Corea (83,4%) e Irlanda (75,7%). Completano le posizioni di vertice Danimarca (75,6%), Regno Unito (74,9%), Svezia (69%), Portogallo (67,5%), Stati Uniti (67,1%) e Spagna (67%).

L'Italia riesce comunque a precedere 11 Paesi nella graduatoria internazionale, tra cui Germania (38,1%), Repubblica Ceca (24,6%) e Polonia (12,2%). All'ultimo posto si colloca la Repubblica Slovacca, con appena l'11% di copertura vaccinale tra gli anziani.

Il divario tra il Paese più virtuoso e quello con la copertura più bassa, Messico e Slovacchia, sfiora i 75 punti percentuali. Guardando invece al confronto diretto con la Spagna, l'Italia registra un distacco di 13,7 punti percentuali in meno rispetto a Madrid.

Il dato si inserisce in un quadro nazionale che da tempo segnala difficoltà a raggiungere gli obiettivi di sanità pubblica fissati per la vaccinazione antinfluenzale negli anziani, categoria più esposta alle complicazioni della malattia stagionale. L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda una copertura minima del 75% tra gli over 65, soglia che l'Italia non raggiunge da diverse stagioni: dopo il picco del 65,3% toccato nel 2020-2021, in piena pandemia da Covid-19, la copertura tra gli anziani italiani ha mostrato un calo progressivo, fermandosi appunto al 53,3% nella stagione 2023-2024 e scendendo ulteriormente al 52,5% in quella successiva, secondo i dati più recenti diffusi dal Ministero della Salute.

14 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Arezzo, un convegno su alternative alla Rsa per gli anziani

Non solo residenze sanitarie assistenziali, ma servizi e percorsi che permettano agli anziani di restare nel proprio contesto abitativo e sociale. È questo il tema al centro del convegno "Dare anni alla vita e vita agli anni", organizzato per giovedì 17 settembre dal Centro Basaglia di Arezzo insieme alla Regione Toscana, nella fattoria sociale di Ramarella, nel comune di Laterina Pergine.

Come riporta La Nazione, l'iniziativa è promossa in collaborazione con l'Asl Toscana Sud Est, il Comitato di partecipazione dell'Area aretina Asl Tse e la cooperativa sociale K2B. Il sottotitolo del convegno riprende una frase di Bruno Benigni, fondatore del Centro Basaglia: nel momento in cui l'anziano viene ritagliato come categoria a sé, gli si nega la dignità di cittadino e di essere sociale con pari diritti rispetto agli altri.

La presidente del Centro Basaglia, Tina Chiarini, che aprirà i lavori presentando temi e contenuti dell'incontro, ha spiegato che l'impegno dell'associazione è rivolto all'affermazione dei diritti delle persone fragili, a partire proprio dagli anziani. Secondo Chiarini, il dibattito pubblico non dovrebbe limitarsi alle liste d'attesa per l'ingresso nelle Rsa, ma dovrebbe aprirsi a servizi e attività alternative capaci di valorizzare le capacità residue degli anziani e di consentire loro di continuare a vivere nella propria casa e nella propria rete sociale.

Il programma della mattinata, che prenderà avvio alle 9.30, prevede una serie di interventi coordinati da Luisa Spisni, del Comitato di partecipazione Area aretia Asl Tse e componente del Direttivo del Centro Basaglia di Arezzo. Tra i relatori figurano Alberto Zanobini, responsabile del settore inclusione sociale e integrazione socio-sanitaria della Regione Toscana, che illustrerà dati, linee di indirizzo e strumenti delle politiche regionali sulla condizione degli anziani in Toscana; Patrizia Castellucci, direttrice dei servizi sociali dell'Asl Tse, che presenterà l'esperienza dell'area Toscana Sud Est e della zona di Arezzo; e Valentina Vadi, sindaca di San Giovanni Valdarno e presidente della Conferenza dei sindaci del Valdarno, che affronterà il ruolo dei Comuni.

Le conclusioni del convegno saranno affidate a Sauro Testi, vicepresidente della cooperativa sociale K2B e membro del Direttivo del Centro Basaglia di Arezzo, e a Monia Monni, assessora regionale al diritto alla salute, alla sanità e alle politiche sociali della Regione Toscana.

14 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Scommesse su trial clinici: esperti chiedono il divieto

Due studiosi statunitensi di politica sanitaria, Y. Tony Yang della George Washington University e Aaron Kesselheim della Harvard Medical School, hanno pubblicato sulla rivista Science un appello per vietare i mercati di scommesse su sperimentazioni cliniche ancora in corso. Il bersaglio dei due ricercatori è il progetto pilota lanciato a luglio 2026 dalla piattaforma di prediction market Kalshi insieme ad AppliedXL, società di intelligence pubblica specializzata in dati farmaceutici.

Il servizio, come riportato dagli stessi promotori, consente di acquistare contratti binari sull'esito di trial clinici di fase avanzata e sulle decisioni di approvazione della Food and Drug Administration (FDA). Kalshi ha presentato l'iniziativa come uno strumento per rendere pubbliche informazioni normalmente riservate: secondo l'azienda, banche, fondi ed esperti di settore elaborano da tempo stime sulle probabilità di successo dei farmaci, ma tali valutazioni restano riservate agli addetti ai lavori. I contratti, spiega Kalshi, vengono listati solo dopo la chiusura dell'arruolamento dei pazienti nei trial, e la piattaforma ha introdotto alcune tutele: divieto di scommessa per i pazienti arruolati, per i dipendenti dell'azienda che conduce lo studio e dei suoi concorrenti, oltre al blocco - almeno inizialmente - dei trial che coinvolgono esclusivamente minori.

Yang e Kesselheim temono tuttavia che un prezzo pubblico e in continuo aggiornamento possa finire per condizionare il comportamento di partecipanti, coordinatori di studio e valutatori, alterando così l'integrità della raccolta dati. Gli autori richiamano il precedente del 2008, quando il presidente del comitato di monitoraggio della sicurezza di un trial sperimentale su un farmaco per l'Alzheimer trasmise informazioni riservate a un gestore di hedge fund. Come emerso dalle indagini della Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense, il caso riguardava lo studio sul farmaco bapineuzumab sviluppato da Elan e Wyeth: il gestore ottenne dati riservati dal medico che presiedeva il comitato di sicurezza dello studio, riuscendo a realizzare guadagni e ad evitare perdite per un totale di 276 milioni di dollari, in quella che le autorità statunitensi definirono la più grande operazione di insider trading mai perseguita dalla SEC.

Sulla base di questo precedente, i due ricercatori propongono una serie di misure. Anzitutto, che le piattaforme di prediction market non elenchino contratti su trial ancora in corso finché i risultati non sono resi pubblici. Chiedono inoltre che la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l'autorità statunitense che regola questi mercati, estenda ai trial clinici i propri poteri di divieto per motivi di interesse pubblico, già utilizzati in altri ambiti. Se questo non bastasse, secondo gli autori dovrebbe intervenire direttamente il Congresso con una legge specifica. Infine, propongono che gli sponsor delle sperimentazioni inseriscano clausole di divieto esplicito di trading nei contratti stipulati con investigatori clinici e fornitori coinvolti negli studi.

Il dibattito attorno a queste piattaforme non si limita al mondo accademico. Diverse testate statunitensi, tra cui NPR, hanno raccolto le perplessità di ricercatori e familiari di pazienti coinvolti nei trial, preoccupati che le quotazioni pubbliche possano generare pressioni improprie su chi partecipa agli studi o su chi li conduce. Kalshi, dal canto suo, ha respinto le critiche sostenendo che il rischio di insider trading sia più rilevante sul mercato azionario tradizionale che sulla propria piattaforma, e che le proprie salvaguardie - verifica dell'occupazione dei trader e sorveglianza di attività di mercato anomale - siano sufficienti a limitare gli abusi.

Gli autori dell'articolo su Science segnalano infine che Kalshi non è ancora disponibile in Australia, ma un commento pubblicato da MedicalRepublic ipotizza che piattaforme concorrenti possano espandersi in quel mercato, vista l'elevata propensione al gioco d'azzardo pro capite del paese.

14 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. Corte Suprema autorizza consumo ricreativo di cannabis

  • Decisione della Corte Suprema del Messico: Con una maggioranza di 7 contro 2, la Corte ha stabilito che l'autorizzazione all'autoconsumo ricreativo di cannabis include la preparazione casalinga di cibi e bevande (edibili) per uso strettamente personale.

  • Limiti e divieti: La sentenza non crea un mercato commerciale. Restano severamente vietate la vendita, la distribuzione e la somministrazione a terzi. Rimangono inoltre in vigore le restrizioni sanitarie dell'agenzia COFEPRIS per prodotti specializzati come farmaci, integratori, cosmetici e dispositivi medici.

  • Contesto giuridico: La decisione integra il percorso iniziato nel 2015 e consolidatosi nel 2018, quando la Corte ha dichiarato incostituzionale il divieto assoluto di cannabis ricreativa in quanto lesivo del diritto al libero sviluppo della personalità.

  • Confronto internazionale: Rispetto ai mercati commerciali e regolamentati di Uruguay, Canada e diversi stati degli USA (dove la vendita di edibili è legale e normata a livello industriale), il modello messicano rimane limitato all'ambito dell'autoconsumo privato e non commerciale.

14 SETTEMBRE 2026

TUNISIATUNISIA. Dipartimento antidroga: "cooperazione internazionale essenziale contro traffico stupefacenti"

La cooperazione internazionale, in particolare con i Paesi confinanti, e' essenziale per contrastare il traffico di stupefacenti attraverso "indagini congiunte" e lo "scambio di informazioni sulle reti internazionali", nel quadro degli accordi bilaterali e internazionali. Lo ha affermato Muhammad Ali Shuaibi, capo del dipartimento antidroga della Polizia giudiziaria tunisina di El Gorjani, intervenendo a un programma televisivo dedicato alla lotta alla droga in Tunisia, trasmesso dal primo canale della "Televisione nazionale" (Al Watania 1).

Secondo Shuaibi, la Tunisia "si trova al crocevia delle principali rotte del contrabbando di vari tipi di stupefacenti", in ragione della sua posizione nel Mediterraneo e nel Nord Africa e della vicinanza all'Europa. Le sostanze stupefacenti, ha spiegato, vengono introdotte clandestinamente nel Paese "via mare, via aria e via terra". Il responsabile ha segnalato in particolare l'ingresso attraverso il confine con la Libia di "grandi quantita'" di cocaina e di compresse di ecstasy. La Libia, ha osservato, e' diventata dopo il deterioramento della situazione della sicurezza seguito al 2011 "un'area per lo stoccaggio di vari tipi di stupefacenti", tra cui cocaina, eroina e pillole narcotiche, soprattutto nelle zone sotto il controllo di milizie armate.

Le dichiarazioni sono in linea con quanto riportato dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) nel rapporto "Dinamiche del traffico di droga in Libia e in tutto il Nord Africa: tendenze e impatti", pubblicato nel gennaio 2025. Il documento evidenzia il legame tra il traffico di droga e il contesto di sicurezza in Libia, sottolineando il ruolo crescente del Paese come punto di transito per le sostanze destinate ai mercati della regione.
Shuaibi ha inoltre richiamato il fenomeno della diffusione dell'ecstasy, spiegando che, "poiche' la Tunisia e' un Paese turistico e giovanile per eccellenza", la sostanza viene venduta nei bar e nelle discoteche. Particolare attenzione e' stata dedicata anche al pre'gabaline, commercializzato con il nome di Lyrica, farmaco utilizzato per il trattamento del dolore neuropatico, dell'epilessia e di alcuni disturbi d'ansia. Secondo Shuaibi, le compresse vengono contrabbandate dall'India verso l'Algeria attraverso Turchia, Libia e Tunisia. "Quando un milione di compresse transitano per la Tunisia, 100 mila di esse rimangono in Tunisia, e quando ne transitano 10 milioni, un milione rimane in Tunisia", ha affermato il dirigente della Polizia tunisina, sottolineando come si sia cosi' sviluppato nel Paese "un mercato di consumo autosufficiente" per il pre'gabaline.
Il capo del dipartimento antidroga ha precisato che la Tunisia "non coltiva, produce o fabbrica stupefacenti" e che "le sostanze entrano nel Paese esclusivamente attraverso il contrabbando". Nelle reti criminali, ha aggiunto, sono coinvolti anche cittadini tunisini impiegati nel trasporto merci tra l'Europa e la Tunisia, oltre a membri delle comunita' africane residenti nel Paese. Shuaibi ha definito il traffico di droga un fenomeno di "criminalita' organizzata di alto livello", particolarmente sviluppato in Francia e nella regione europea, sottolineando il significativo aumento dei sequestri di cocaina registrato in Tunisia negli ultimi cinque anni. Tra i fenomeni piu' preoccupanti vi e' quello legato alle pillole narcotiche. Shuaibi ha ricordato che nel 2020 i sequestri non superavano le 60 mila compresse, mentre "negli anni successivi si e' registrato un forte incremento". Nel settembre 2025, le autorita' del porto di Rades, nella periferia sud di Tunisi, hanno sequestrato circa 12 milioni di pillole narcotiche all'interno di un container proveniente da un Paese europeo, in quello che e' stato descritto come "il piu' grande sequestro di questo tipo nella storia della Tunisia". Le compresse erano del tipo pre'gabaline.
Secondo quanto riferito precedentemente dall'agenzia di stampa tunisina "Tap", la spedizione era destinata a finalita' promozionali nell'ambiente scolastico e rivolta a gruppi di giovani. Per Shuaibi, prendere di mira gli istituti scolastici significa "colpire al cuore la societa' tunisina". Il ministero dell'Interno, ha assicurato, e' "vigile" e sta lavorando per mettere in sicurezza gli istituti e le aree circostanti. I dati citati dall'ufficiale tunisino evidenziano un forte aumento dell'attivita' legata agli stupefacenti: "i casi di droga sono passati da oltre 5.000 nel 2020 a piu' di 15.000 nel 2025, mentre le persone arrestate, tra spacciatori, contrabbandieri e consumatori, sono aumentate da circa 10 mila a oltre 27 mila nello stesso periodo", ha dichiarato.
Per contrastare il fenomeno, ha aggiunto Shuaibi, e' necessario agire contemporaneamente sul "taglio dell'offerta" e sulla "riduzione della domanda". Il contrasto all'offerta, ha spiegato, compete alle agenzie di sicurezza, alle forze dell'ordine e alle autorita' preposte al controllo delle frontiere, mentre la riduzione della domanda richiede un approccio partecipativo fondato sulla sensibilizzazione sui rischi delle droghe, a partire dalla famiglia e coinvolgendo istituzioni educative, media e strutture sociali. Shuaibi ha infine sottolineato che l'aumento del fenomeno del traffico di droga in Tunisia ha coinciso con "un aumento dei sequestri e dei successi in materia di sicurezza" nella lotta contro le reti della criminalita' organizzata. La legge, ha affermato, sara' applicata a chiunque venga coinvolto, "indipendentemente dal suo status, livello e posizione sociale", compresi coloro che lavorano nelle istituzioni statali.
Parallelamente, dal 10 settembre il ministero della Famiglia, delle Donne, dell'Infanzia e degli anziani ha avviato la prima fase di un programma nazionale di comunicazione per la prevenzione dei rischi legati alla droga, realizzato in collaborazione con altri ministeri, mezzi di informazione pubblici, organizzazioni e associazioni partner.
(agenzia Nova)
14 SETTEMBRE 2026

TUNISIATUNISIA. Grazia del Presidente agli studenti per contrastare droga senza compromettere loro futuro

La lotta alla diffusione della droga negli ambienti scolastici e universitari in Tunisia non puo' limitarsi alla repressione, ma deve affiancare sicurezza, prevenzione e possibilita' di recupero.

E' quanto sottolinea un editoriale pubblicato dal quotidiano nazionale "La Presse", a firma di Samir Dridi, dedicato alla recente grazia concessa dal presidente della Repubblica, Kais Saied, ad alcuni studenti e alunni detenuti per possesso o consumo personale di stupefacenti, a condizione che non fossero coinvolti in attivita' di traffico.

Secondo l'editoriale, la misura rappresenta uno degli elementi di una linea piu' ampia adottata da Saied negli ultimi mesi, basata sul rafforzamento della sicurezza attorno agli istituti, sulla sensibilizzazione dei giovani fin dalla scuola primaria e su una clemenza mirata nei confronti dei soli consumatori.

'obiettivo, osserva "La Presse", e' evitare che un episodio legato al consumo di droga comprometta in modo definitivo il percorso scolastico o universitario di un giovane.

Gia' nel febbraio scorso, ricorda il quotidiano, Saied aveva chiesto una maggiore presenza delle pattuglie di sicurezza all'interno e nei pressi degli istituti, insistendo al tempo stesso sulla necessita' di andare oltre la sola risposta repressiva e di contrastare le reti di traffico. Il presidente aveva inoltre proposto di dedicare quotidianamente una parte delle lezioni, fin dalle elementari, alla sensibilizzazione sui rischi legati agli stupefacenti.

Ad agosto, in occasione della Giornata della conoscenza presso il Consiglio superiore dell'educazione, Saied aveva quindi suggerito di riservare alcuni minuti all'inizio delle lezioni al confronto con gli studenti sui rischi della droga. Il presidente ha inoltre sostenuto un maggiore accesso alle attivita' culturali, dal teatro al cinema fino alla calligrafia, come strumento per offrire ai giovani alternative e rafforzare il loro coinvolgimento nella vita scolastica. La grazia concessa in occasione dell'avvio dell'anno scolastico 2026-2027 costituisce, secondo "La Presse", il tassello piu' concreto di questa impostazione: fermezza contro le reti e i trafficanti, ma una seconda possibilita' per gli studenti coinvolti esclusivamente nel consumo. "Sicurezza rafforzata, sensibilizzazione quotidiana fin dalla piu' giovane eta' e clemenza mirata" sono, conclude l'editoriale, i tre pilastri di una strategia che punta a contrastare la droga senza sacrificare il futuro educativo dei giovani.

(agenzia Nova)

14 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. A 13 anni trasforma migliaia di lattine in denaro per devolverlo a enti di beneficienza: la storia di Ryan

Trasformare lattine che andrebbero a finire tra i rifiuti in denaro. E' questa l'idea che è venuta a Ryan, ragazzo inglese di 13 anni che qualche anno fa ha fondato "We Can CIC" (Community Interest Company), un'iniziativa che prevede la raccolta di 20mila lattine a settimana da trasformare in sterline da devolvere in beneficienza. La storia dell'adolescente, lanciata dalla Bbc nei mesi scorsi, sta facendo ancora oggi il giro del mondo.

Come funziona? Le persone raccolgono le lattine, che vengono poi ritirate dalla famiglia di Ryan per essere schiacciate nel garage di casa a Solihull e vendute poi ai centri di raccolta rottami. Il ricavato, al netto delle spese, viene devoluto ai banchi alimentari e ad altre associazioni. Ogni anno vengono devolute circa cinquemila sterline in denaro e generi alimentari a enti di beneficenza, come Anawim, un centro di assistenza per donne a Birmingham.

La famiglia ha inoltre dichiarato di poter contribuire ad alleviare i problemi di riciclaggio di Birmingham, città in cui la raccolta dei rifiuti era ferma da oltre un anno a causa dello sciopero degli operatori ecologici.

"Siamo lieti di far crescere l'iniziativa benefica. È tutto a fin di bene. Saremo quindi felici di venire a ritirare le lattine di alluminio e di fare in modo che possano essere di maggior aiuto per le persone in difficoltà", ha detto all'emittente inglese il papà di Ryan, che è diventato una vera e propria star nelle West Midlands.

Il ragazzo ha confidato: "Preferirei giocare ai videogiochi con i miei amici, visto che ho 13 anni. Ma se ci penso bene, adoro quello che faccio perché posso aiutare le persone in difficoltà, le famiglie, restituendo qualcosa alla comunità. Voglio aiutare gli altri nel mio tempo libero; ci ho riflettuto un po' e alla fine mi è venuta l'idea delle lattine".

(AdnKronos)

13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Stop UE alla carne dal Brasile: a rischio la produzione di bresaola IGP (!)

Il blocco deciso dalla Commissione Europea alle importazioni di carne dal Brasile sta creando forte preoccupazione nella filiera della bresaola della Valtellina, prodotto a Indicazione Geografica Protetta che dipende in larga misura dalla materia prima sudamericana, e che viene spacciata come prodotto ad Indicazione Geografica Protetta (IGP). Come riportato da diverse testate italiane, tra cui Il Sole 24 Ore, dal 3 settembre 2026 è scattato il divieto di esportazione verso l'Unione Europea di carne bovina, equina e avicola, oltre a prodotti dell'acquacoltura, uova, miele e budella provenienti dal Brasile.

Il provvedimento nasce dalla mancata certificazione, da parte degli operatori brasiliani, del non utilizzo di un antimicrobico vietato in Europa negli allevamenti bovini. Il direttore dell'Assica, l'associazione degli industriali dei salumi, Davide Calderone, ha precisato che non si tratta di un rischio sanitario per il consumatore, ma di un problema legato alla mancanza di un sistema di certificazione che il Brasile, a differenza di Argentina, Paraguay e Uruguay, altri firmatari dell'accordo Ue-Mercosur, non ha ancora messo in atto.

Il punto critico riguarda proprio la dipendenza della filiera dalla carne brasiliana. Il presidente del Consorzio della Bresaola della Valtellina IGP, Mario Moro, ha spiegato al Sole 24 Ore che la bresaola italiana è prodotta per l'82% con carne sudamericana, di cui il 60% proviene dal Brasile. Questo significa che lo stop farà venir meno, nell'immediato, almeno un quarto della materia prima necessaria alla produzione.

Le conseguenze si fanno già sentire sui prezzi: secondo il Consorzio, le quotazioni della carne destinata alla bresaola sono aumentate del 15% da giugno, cioè da quando la misura europea era stata annunciata. Le aziende del settore, che secondo quanto riporta Il Post riuniscono 13 realtà produttive con circa 1.500 dipendenti, hanno prodotto nel 2025 quasi 12mila tonnellate di bresaola per un valore al consumo di circa 502 milioni di euro. Gli stock di materia prima accumulati potrebbero coprire al massimo due o tre mesi di produzione, mentre i produttori stanno cercando di aumentare gli acquisti da altri paesi sudamericani, la cui disponibilità resta però limitata.

Il disciplinare della bresaola della Valtellina IGP impone che la lavorazione avvenga in provincia di Sondrio, ma non che la carne utilizzata sia italiana: da qui la forte dipendenza dall'estero, in particolare da tagli magri come quelli ricavati dallo zebù Nellore, particolarmente adatti alla lavorazione del salume. Nel 2025 i paesi europei hanno importato dal Brasile circa 83.300 tonnellate di carne bovina fresca o congelata, quantità che superano le 300mila tonnellate se si considera anche il pollame.

Sul fronte politico, Confagricoltura ha accolto positivamente la decisione della Commissione, ritenendo che il Brasile applichi standard produttivi meno rigorosi di quelli europei e chiedendo maggiore reciprocità nelle regole commerciali. Posizioni simili sono state espresse da Coldiretti e Filiera Italia. Il blocco potrà essere revocato solo quando il Brasile dimostrerà di aver adeguato i propri sistemi di controllo agli standard sanitari dell'Unione Europea, reinserendo così il paese nell'elenco di quelli autorizzati a esportare prodotti di origine animale nel mercato comunitario.

13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Giornata Alzheimer, Uneba: serve una "legge sulla cura" per 75.000 malati in Rsa

“Il 21 settembre, Giornata Mondiale Alzheimer, ci ricorda qual è la prima urgenza per i malati di Alzheimer e chi si prende cura di loro: una ‘Legge sulla Cura’, che chiarisca a chi spetta pagare l’assistenza ai malati di Alzheimer accolti in strutture residenziali”.
Uneba, voce degli enti non profit che in tutta Italia per scelta e missione assistono i più fragili, interviene a gamba tesa sulle celebrazioni.

“A più di 2 anni dai primi nostri appelli sul tema – denuncia Uneba – sulla retta Alzheimer c’è ancora caos. Manca una legge, ed anche le sentenze che suppliscono al vuoto sono a volte contraddittorie. Alcune sentenze su singoli casi affermano che, solo a certe condizioni, l’accoglienza in Rsa è gratuita per il malato di Alzheimer. Ma deve essere, allora, il pubblico a intervenire. E invece le richieste di risarcimento cadono sulle Rsa”.

“Non è accettabile – rimarca Uneba – che una famiglia debba andare in Tribunale per sapere se deve pagare o no la retta per il proprio caro. Non è accettabile che una Rsa non venga pagata per il lavoro che ha svolto. Non è accettabile che la politica metta la testa sotto la sabbia ignorando il problema”.

“Paga il malato o paga tutto il Sistema Sanitario? Serve una nuova legge che lo dica chiaramente. Altrimenti alcune strutture per malati di Alzheimer, subissate dai ricorsi e dai rimborsi, andranno verso una dolorosissima chiusura, altre strutture, di fronte all’incertezza, dovranno dire dei dolorosissimi no ai malati e non accoglierli più”.

Senza una nuova “Legge sulla cura” che chiarisca il tema della retta, quale futuro per i circa 75.000 malati di Alzheimer*** oggi accolti in strutture residenziali?

“Famiglie e enti hanno lo stesso obbiettivo: la cura della persona fragile. Hanno la stessa necessità: una legge che dica come stanno le cose, chi ha diritto a cosa. E quindi aspettano dalla politica la stessa risposta. Che non arriva”.

“Che senso ha per Ministero Governo e Regioni, per il 21 settembre, presentare nuovi progetti e nuovi scenari per la cura (peraltro senza coinvolgere le associazioni degli enti della cura), e senza prima fare chiarezza, con una legge, sul tema delle rette Alzheimer in Rsa?”
“Senza risolvere il problema della sostenibilità economica per tutti – Stato, Regioni, famiglie, Rsa e altri enti – ogni piano per il futuro ha basi instabili”.

*** “75.000” : Si tratta di una stima Uneba a partire da dati Istat/Iss. Gll ospiti di strutture residenziali sono circa 385.000, circa il 50-60% di loro è affetto da demenza, circa il 50-60% degli affetti da demenza è malato di Alzheimer, che è, come noto, un tipo di demenza.

13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Savona, Ugl Salute: sistema RSA e Residenze Protette al limite

Il sindacato Ugl Salute Savona torna a denunciare la crescente difficoltà in cui versano le RSA e le Residenze Protette del territorio savonese. Come riporta IVG.it, la segreteria provinciale del sindacato aveva già lanciato pubblicamente, poche settimane fa, un allarme sullo stato di profonda criticità del sistema residenziale per anziani e persone fragili, segnalando una carenza cronica di personale, carichi di lavoro sempre più gravosi, difficoltà nel reperimento degli operatori e condizioni economiche e contrattuali che rendono sempre più difficile garantire stabilità occupazionale.

Secondo il sindacato, un episodio emerso nelle ultime ore rappresenterebbe la conferma concreta di quanto già denunciato: la prospettiva di una riduzione delle ore di lavoro del personale all'interno di una struttura del territorio savonese. Barbara Bolla, segretaria provinciale di Ugl Salute Savona, ha dichiarato che non si è più di fronte a situazioni episodiche o a singole difficoltà gestionali, ma a una criticità strutturale che coinvolge l'intero sistema delle RSA e delle Residenze Protette. Per Bolla, quando per far quadrare i conti si arriva a mettere in discussione le ore di lavoro degli operatori, significa che il sistema ha raggiunto un punto di forte sofferenza.

Per il sindacato, ridurre il personale o le ore di assistenza non può rappresentare la risposta alla difficoltà economica delle strutture. Dietro ogni ora di lavoro di un operatore socio-sanitario, di un infermiere o di qualsiasi altra figura professionale c'è l'assistenza concreta a una persona anziana, fragile e spesso non autosufficiente. Ridurre gli organici, sottolinea Ugl Salute, significa inevitabilmente aumentare i carichi di lavoro di chi rimane in servizio, con il rischio di compromettere sia le condizioni dei lavoratori sia la qualità dell'assistenza garantita agli ospiti.

Tra le criticità principali segnalate dal sindacato figura anche il marcato divario contrattuale ed economico tra il settore privato socio-sanitario e quello pubblico, aggravato dai ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi nazionali, un elemento che favorisce la fuga dei professionisti dal comparto privato. A questo si aggiunge, secondo Ugl Salute, un forte aumento dei costi di gestione delle strutture a fronte di tariffe regionali per quota sanitaria che il sindacato giudica spesso inadeguate ai costi reali.

Ugl Salute chiede quindi alle istituzioni regionali e territoriali un confronto serio su risorse, tariffe e organizzazione dei servizi, affinché il peso della crisi non ricada esclusivamente sugli operatori e sulle famiglie degli anziani ospitati nelle strutture.

13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Firenze, la Rsa pubblica Le Civette verso la chiusura definitiva

A Firenze rischia di sparire una delle poche Rsa pubbliche ancora attive sul territorio. Come denuncia La Firenze che Vorrei, riprendendo un comunicato della Cub Sanità Italiana, la chiusura "temporanea" annunciata nell'ottobre 2023 per la Rsa Le Civette starebbe di fatto diventando definitiva, con i lavori finanziati dal Pnrr avviati "nel silenzio di agosto" verso un utilizzo diverso della struttura.

Secondo quanto riportato dalla Cub, la Asl starebbe valutando di destinare gli spazi oggi occupati dalla Rsa ad altri servizi sanitari e amministrativi attualmente collocati altrove, proprio mentre si concludono i lavori pagati con i fondi del Pnrr. Una vicenda, spiega il sindacato, che parte da lontano: già nel 2011 era stata programmata la chiusura della struttura, evitata solo grazie alla mobilitazione di lavoratori e familiari degli anziani ospiti, che si opposero al trasferimento dei propri cari. All'epoca la Rsa fu comunque ridimensionata, passando da 60 a 40 posti letto. Nell'ottobre 2023 è arrivata poi la comunicazione, da parte dell'Asl, della chiusura "temporanea" di un'intera ala della struttura e del centro diurno Alzheimer, giustificata dalla necessità di mettere in sicurezza gli ambienti. Un passaggio che il sindacato definisce tutt'altro che indolore, né per i pazienti né per i lavoratori. Nella stessa occasione anche il centro diurno Alzheimer, inizialmente sospeso in via provvisoria, è stato in seguito chiuso in modo definitivo con un atto aziendale, dopo aver trasferito anziani e personale al Centro diurno di Montedomini.

Oggi la situazione, secondo la Cub, sarebbe precipitata: ai 28 lavoratori ancora in servizio verrebbe chiesta la disponibilità a trasferirsi in altre strutture, mentre alle famiglie dei 20 anziani attualmente ospitati si prospetterebbe un possibile trasferimento. Una ricostruzione che trova riscontro anche in un comunicato dei consiglieri comunali di Firenze Democratica, secondo cui la documentazione ottenuta tramite accesso civico non avrebbe permesso di individuare alcun atto amministrativo che formalizzi il passaggio dalla riduzione temporanea a quella definitiva, nonostante siano ormai trascorsi quasi tre anni dal provvedimento del 2023.

Anche i sindacati confederati sono intervenuti sulla vicenda. Cgil Fp e Spi Firenze hanno chiesto un incontro all'Usl Toscana Centro, al Comune di Firenze e alla Società della Salute per conoscere i progetti reali sul futuro della struttura, collocata all'interno del complesso di San Salvi, senza però ricevere risposta. I sindacati sottolineano come le scelte sulla programmazione dei servizi sociosanitari non possano essere trattate come semplici decisioni organizzative, ma richiedano una visione complessiva capace di tenere insieme i bisogni delle persone assistite, la tutela occupazionale e la qualità dell'offerta pubblica.

Di fronte a questa situazione, la mobilitazione non si ferma. La Cub Sanità Italiana, insieme al Comitato dei parenti degli anziani della Rsa Le Civette, ha annunciato una protesta davanti alla sede della Regione Toscana e al Comune di Firenze. La redazione de La Firenze che Vorrei ha aderito all'iniziativa, rilanciando l'appello a organizzazioni, associazioni e cittadini a schierarsi contro quella che viene definita l'ennesima perdita di servizi pubblici nell'area fiorentina. Il quotidiano chiede inoltre al presidente della Regione Eugenio Giani, all'assessore al diritto alla salute Simone Bezzini e alla sindaca di Firenze Sara Funaro di chiarire pubblicamente perché si stia arrivando alla chiusura di una delle ultime Rsa pubbliche del territorio e perché i fondi del Pnrr non vengano invece impiegati per creare nuovi posti letto destinati all'assistenza degli anziani non autosufficienti.

12 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Cassazione: risarcimento anche ai casalinghi senza spese per la colf

Il lavoro domestico ha un valore economico riconosciuto, e la sua compromissione a seguito di un incidente costituisce un danno patrimoniale autonomo, distinto dal danno biologico. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 24221/2026, come riporta QuiFinanza, fissando un principio destinato a orientare i futuri giudizi di merito.

Il caso riguardava una donna vittima di un grave sinistro stradale avvenuto il 22 novembre 2013: viaggiava come trasportata su una Fiat Grande Punto quando un'altra vettura, invadendo la corsia opposta a causa dell'alta velocità, delle avverse condizioni meteorologiche e del pessimo stato degli pneumatici, ha provocato uno scontro frontale. La donna aveva riportato gravissime lesioni, un lungo periodo di degenza, diversi interventi chirurgici e postumi permanenti. Tra le compagnie assicurative coinvolte nella richiesta di risarcimento c'era anche quella chiamata a intervenire per il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, poiché il veicolo responsabile era privo di assicurazione.

Una consulenza tecnica aveva accertato una riduzione del 66% della capacità della donna di svolgere le faccende domestiche tipiche, come pulire o stirare. Nonostante questo, sia il Tribunale di Milano (sentenza del 18 febbraio 2021) sia la Corte d'appello di Milano (sentenza n. 2303/2022) avevano negato il risarcimento per questa specifica voce di danno, ritenendo sufficiente l'importo già versato dalla compagnia assicurativa e giudicando la richiesta non provata perché la donna non aveva dimostrato di aver sostenuto spese per una collaboratrice domestica o per altri interventi sostitutivi.

La Cassazione ha ribaltato questa impostazione, accogliendo il ricorso della donna. La Terza sezione civile ha chiarito che il lavoro domestico non perde la propria importanza economica soltanto perché non viene svolto dietro pagamento di uno stipendio. Chi si occupa della casa produce un'utilità economicamente valutabile: lava, riordina, organizza gli ambienti, gestisce le attività quotidiane, coordina tempi e necessità della famiglia e, quando necessario, presta cura e assistenza ai suoi componenti. Si tratta di attività che, in alternativa, richiederebbero prestazioni acquistabili sul mercato.

Il punto centrale della pronuncia riguarda la prova richiesta per ottenere il risarcimento. Secondo la Corte, identificare il danno con il costo della sostituzione confonde due piani distinti: l'esistenza del pregiudizio e la sua quantificazione. Non è quindi necessario dimostrare di aver pagato una colf o un familiare per sostituire le attività domestiche non più svolgibili: basta provare che l'attività veniva effettivamente svolta prima dell'incidente e che è stata compromessa dalle lesioni subite. Il costo di una collaboratrice domestica può servire solo come parametro tra i possibili criteri per quantificare il danno, insieme al costo di sostituzione o al costo-opportunità del tempo impiegato, ma non può costituire una condizione per il riconoscimento del diritto stesso.

La Cassazione ha inoltre precisato che il danno da riduzione della capacità casalinga non viene meno neppure quando la persona danneggiata si avvale già abitualmente di un collaboratore domestico, perché i compiti di chi gestisce una casa restano più ampi, intensi e articolati rispetto a quelli di un lavoratore dipendente addetto alle pulizie, comprendendo il coordinamento generale della vita familiare, l'organizzazione dei tempi e la gestione delle risorse quotidiane. A sostegno di questa lettura, la Corte ha richiamato alcuni riferimenti normativi che confermano la rilevanza giuridica del lavoro domestico, tra cui gli articoli 143 e 148 del Codice civile, che ne riconoscono il valore ai fini del dovere di contribuzione tra coniugi e del mantenimento dei figli, e l'articolo 230-bis, relativo al lavoro prestato in famiglia.

La Corte non ha comunque liquidato direttamente una somma: ha riconosciuto il diritto al risarcimento, rinviando al giudice di merito la quantificazione del danno secondo criteri equitativi. Nel caso specifico, la donna aveva richiesto un risarcimento di quasi 430mila euro, a fronte dei circa 130mila euro già ricevuti dalla compagnia assicurativa.

12 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Dossier sanitario consultato senza motivo: Asufc Udine multata 24mila euro

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato per 24mila euro l'Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale (Asufc) di Udine, colpevole di aver lasciato che il personale accedesse liberamente allo stato di salute dei colleghi attraverso il dossier sanitario aziendale, senza che questo fosse configurato in modo da impedirlo. Il provvedimento, il n. 616 del 3 settembre 2026, nasce dal reclamo di una dipendente dell'ospedale che, allo stesso tempo, ne era anche paziente.

L'Autorità ha accertato che una collega dello stesso reparto della donna aveva consultato senza autorizzazione il suo dossier sanitario durante il periodo della pandemia, allo scopo di verificare un'eventuale positività al Covid-19 e organizzare di conseguenza i turni di lavoro. Non solo: durante l'istruttoria è emerso che il dossier della dipendente era stato oggetto anche di ulteriori accessi da parte di altri professionisti sanitari che non l'avevano in cura.

Il Garante ha ribadito un principio già affermato in precedenti pronunce: il dossier sanitario può essere consultato soltanto da chi ha effettivamente in cura il paziente, e non per finalità organizzative o amministrative come la pianificazione dei turni di lavoro. Un principio che, secondo l'Autorità, vale a maggior ragione quando l'ospedale riveste contemporaneamente il ruolo di datore di lavoro e di struttura sanitaria che ha in cura il dipendente-paziente.

Le esigenze di tipo amministrativo e organizzativo, ha ricordato il Garante, devono essere gestite attraverso strumenti dedicati a questo scopo, e non tramite il dossier sanitario, che nasce invece per supportare il professionista nella comprensione del percorso clinico del paziente. L'Autorità ha inoltre sottolineato come l'utilizzo del dossier per finalità diverse da quelle di cura sia anche inefficiente dal punto di vista pratico: si tratta infatti di uno strumento per sua natura incompleto, dato che l'interessato ha la facoltà di oscurare alcuni dati sanitari, compresi quelli che potrebbero risultare determinanti proprio per le finalità organizzative che si intendeva perseguire.

Nel provvedimento è stata inoltre contestata all'azienda sanitaria friulana l'assenza di limitazioni specifiche agli accessi al sistema e la mancanza di sistemi automatici capaci di rilevare eventuali comportamenti anomali da parte del personale. Oltre alla sanzione pecuniaria, il Garante ha ordinato all'Asufc di adottare misure tecniche e organizzative adeguate per il controllo degli accessi al dossier sanitario e per l'individuazione tempestiva di eventuali condotte illecite.

Come riporta Sardegnagol, questo non è il primo caso che coinvolge l'azienda sanitaria friulana: negli anni scorsi il Garante aveva già sanzionato l'Asufc per vicende analoghe legate ad accessi impropri ai dati sanitari dei pazienti da parte di personale non coinvolto nel loro percorso di cura.

12 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. RSA senza muri: le quattro sfide per aprire le case di riposo al territorio

Abbattere i muri, fisici e mentali, che ancora separano le residenze sanitarie assistenziali dalla vita quotidiana delle comunità. È l'obiettivo al centro di un approfondimento ripreso da Easy News Press Agency nel numero 389/2026, che richiama il progetto "RSA, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema", promosso in Lombardia e che coinvolge 14 strutture della regione.

Come ricorda la testata, oggi le RSA rischiano ancora di essere "mondi a parte", luoghi separati dalla vita di tutti, al punto da poter essere considerati, nei casi peggiori, veri e propri luoghi segregati. Il progetto nato a Lecco, illustrato in un approfondimento pubblicato sul numero 05/2026 della rivista Animazione Sociale a cura di diversi esperti del settore, individua quattro sfide da affrontare per cambiare volto a queste strutture.

La prima sfida è diventare parte attiva di un sistema integrato di servizi territoriali, aprendo un dialogo stabile con l'assistenza domiciliare, gli ospedali, le scuole e il terzo settore. In questa direzione contano soprattutto due elementi: farsi conoscere dal territorio e investire sulla formazione di chi lavora nella cura quotidiana degli ospiti.

La seconda sfida riguarda il cambiamento dall'interno di un servizio che porta ancora il peso di una lunga storia di istituzionalizzazione, fatta di routine consolidate, gerarchie rigide e resistenze al cambiamento. Su questo fronte si punta a trasformare le RSA da servizio sanitario a servizio comunitario, passando da luoghi puramente assistenziali a vere e proprie piattaforme di prossimità per gli anziani e le famiglie del territorio.

La terza sfida consiste nel creare occasioni di relazione autentica tra generazioni diverse, incontri che nella società contemporanea restano rari. L'obiettivo è che la visita dei più giovani nelle RSA non venga vissuta come un gesto di carità occasionale, ma diventi un'occasione di crescita reciproca, tanto per gli anziani quanto per i ragazzi coinvolti.

Il traguardo finale indicato dal progetto è quello di RSA non più concepite come luoghi chiusi e autosufficienti, ma come un servizio tra servizi, capace di dialogare con il resto della rete sociale e sanitaria del territorio, superando l'isolamento che ancora oggi caratterizza molte strutture per anziani non autosufficienti in Italia.

12 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. Liberate 8 persone in una clinica clandestina del cartello CJNG

Le autorità messicane hanno liberato otto persone che erano state reclutate con la forza dal Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), una delle organizzazioni di narcotraffico più potenti e violente del paese. Come riporta Al Jazeera, le vittime sono state trovate in una clinica clandestina allestita in una fattoria nel comune di Tecalitlán, nello stato occidentale di Jalisco, a circa 160 chilometri da Guadalajara.

Il procuratore statale Salvador Gonzalez ha spiegato che la struttura serviva a nascondere persone reclutate dal crimine organizzato che, per un motivo o per l'altro, erano rimaste ferite nello svolgimento delle attività forzate a cui erano state costrette e avevano bisogno di riprendersi. Il procuratore ha aggiunto che le vittime erano state private della libertà personale; due di loro sono state trovate con le stampelle, incapaci di camminare autonomamente. Le immagini diffuse dalla procura di Jalisco mostrano stanze poco illuminate, con materassi gettati a terra e pareti macchiate. Tra gli oggetti fotografati, anche un berretto con l'immagine di Jesus Malverde, figura popolare venerata come santo protettore non ufficiale dai narcotrafficanti.

Durante l'operazione sono stati arrestati sei presunti guardiani della struttura, con un'età compresa tra 21 e 48 anni, e sono state sequestrate droghe illegali, armi e munizioni. Il blitz è scattato mentre gli investigatori cercavano un ventenne scomparso a fine luglio, dopo essere partito in taxi da Tlaquepaque per quella che credeva fosse un'offerta di lavoro in una fattoria.

Il caso richiama alla mente la scoperta, avvenuta nel 2025, di un presunto campo di addestramento del CJNG in un ranch a Teuchitlán, sempre nello stato di Jalisco, dove un collettivo civile di ricerca di persone scomparse trovò vestiti, bagagli e resti umani, portando a oltre 40 arresti.

In Messico si stima che circa 134.000 persone risultino attualmente scomparse, e Jalisco è tra gli stati con il tasso più alto nel paese. La scorsa settimana il governo messicano aveva reso noto di aver disattivato oltre 1.700 profili sui social media utilizzati per attirare giovani nelle organizzazioni criminali con false offerte di lavoro.

12 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Farmaci su misura in farmacia: arriva il deblistering

Un piccolo cambiamento nella gestione quotidiana delle medicine che può avere un impatto molto più ampio sulla sicurezza delle cure e sulla qualità di vita delle persone. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha firmato il decreto che approva le Linee di indirizzo nazionali per il servizio di accesso personalizzato ai farmaci nelle farmacie territoriali, introducendo un quadro comune per quello che viene spesso definito “deblistering”.

Il farmacista potrà, in presenza delle condizioni previste, sconfezionare determinati medicinali e predisporli nuovamente in unità posologiche personalizzate, organizzate secondo lo schema terapeutico del singolo paziente. In termini concreti, significa poter avere a disposizione confezioni nelle quali i medicinali da assumere sono già ordinati secondo dosi e tempi della propria terapia.

Il servizio avrà natura assistenziale, sarà effettuato su richiesta del paziente e resterà sotto la responsabilità professionale del farmacista. Le Linee di indirizzo definiscono inoltre precise condizioni di sicurezza, tracciabilità ed etichettatura.

Una risposta alla complessità delle terapie

Il tema riguarda in particolare quella parte crescente della popolazione che deve convivere con politerapie e cronicità. Per una persona anziana che assume numerosi medicinali ogni giorno, oppure per un familiare che deve occuparsi della loro somministrazione, distinguere confezioni, dosaggi e diversi orari di assunzione può diventare un’attività complessa.

Ed è proprio questo uno degli aspetti sottolineati da Gemmato nell’annunciare sui social la firma del provvedimento. “Con questo provvedimento rafforziamo un modello di presa in carico più vicino ai bisogni quotidiani delle persone, soprattutto degli anziani che spesso assumono più farmaci al giorno e dei loro caregiver, frequentemente lasciati soli nella gestione delle terapie. Garantire appropriatezza e continuità terapeutica significa migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre i rischi legati a interazioni o errori nell’assunzione dei farmaci”, ha spiegato il sottosegretario.

Il beneficio potenziale, dunque, va oltre la comodità. Una terapia organizzata in modo più semplice può diventare uno strumento per ridurre dimenticanze, duplicazioni e possibili errori di assunzione, oltre che per rendere più immediatamente comprensibile al paziente ciò che deve assumere.

È una direzione coerente con il più ampio percorso avviato negli ultimi anni per avvicinare l’accesso al farmaco al territorio e rafforzare il ruolo delle farmacie come presidi sanitari di prossimità, soprattutto per anziani, cronici e cittadini che vivono lontano dalle strutture ospedaliere.

Aderenza terapeutica: il vantaggio forse più importante per il cittadino

Uno dei principali risvolti del provvedimento riguarda l’aderenza terapeutica, vale a dire la capacità della persona di seguire correttamente nel tempo la terapia prescritta.

Quando il numero di medicinali cresce, aumenta anche la complessità della gestione. Rendere più intuitivo lo schema di assunzione può quindi aiutare il paziente a essere più autonomo e, allo stesso tempo, consentire a chi lo assiste di controllare con maggiore facilità che la terapia venga seguita correttamente.

“Le Linee di indirizzo disciplinano il servizio di personalizzazione della terapia – ha sottolineato Gemmato – attività professionale resa dal farmacista su richiesta del paziente, in collaborazione con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta, e che consiste nella predisposizione di confezionamenti personalizzati di farmaci già acquisiti dal paziente, finalizzata a facilitare la corretta assunzione della terapia”.

Un aspetto particolarmente rilevante in ottica di patient advocacy, perché l’aderenza non può essere considerata esclusivamente una responsabilità individuale del paziente. Rendere una terapia più semplice da comprendere e gestire significa creare le condizioni affinché il cittadino possa effettivamente seguirla.

Il provvedimento sposta così una parte dell’attenzione dal semplice “farmaco consegnato” al percorso terapeutico concretamente vissuto dalla persona.

Farmacista e medico, una presa in carico più integrata

La personalizzazione delle dosi può inoltre diventare un’occasione per rafforzare il dialogo tra i professionisti che seguono il paziente.

Secondo Gemmato, “un elemento centrale delle Linee di indirizzo è il rafforzamento della collaborazione tra professionisti sanitari, in particolare tra medico e farmacista, per una verifica sistematica dell’aderenza terapeutica e della correttezza delle prescrizioni”.

Il farmacista dovrà infatti valutare la fattibilità e la sicurezza dell’allestimento e potrà chiedere chiarimenti al medico curante. Per i trattamenti in fase di titolazione è prevista inoltre la disponibilità di una documentazione che attesti lo schema posologico definito dal prescrittore.

È un passaggio importante anche dal punto di vista del cittadino: la farmacia non viene vista soltanto come luogo in cui ritirare un medicinale, ma sempre più come presidio inserito nella rete della presa in carico territoriale.

Sicurezza e tracciabilità al centro

Personalizzare una terapia non significa però poter riconfezionare indiscriminatamente qualsiasi medicinale.

Secondo le Linee di indirizzo, il servizio riguarda le formulazioni solide per uso orale e il farmacista deve verificarne in ogni caso la compatibilità sulla base del Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto. Sono escluse, tra le altre, alcune forme fisicamente instabili e i farmaci antineoplastici. La suddivisione delle compresse è possibile soltanto quando espressamente prevista dalle caratteristiche del medicinale.

Particolare attenzione è dedicata poi alla tracciabilità. “Le attività di allestimento e riconfezionamento, ove previste nell’ambito del servizio, sono eseguite secondo procedure tracciabili e controllate, garantendo l’integrità del prodotto e la riconducibilità al lotto originario – ha precisato Gemmato –. Le operazioni sono inoltre accompagnate da sistemi di tracciabilità che garantiscono l’identificazione del farmaco, del lotto e della scadenza, nonché la piena informazione al paziente, a tutela della qualità e dell’efficacia del trattamento”.

Il confezionamento personalizzato dovrà riportare, tra le altre informazioni, identificazione del paziente, medicinali e dosaggi, lotto, modalità di assunzione, durata della terapia, condizioni di conservazione e data limite di utilizzo. Le confezioni originarie e i fogli illustrativi dovranno inoltre essere restituiti alla persona.

Meno carico organizzativo per i caregiver

Tra i possibili benefici della misura c’è anche un aspetto che interessa direttamente le associazioni dei pazienti: il carico assistenziale delle famiglie.

Una quota importante della gestione delle malattie croniche avviene infatti fuori dalle strutture sanitarie. Organizzare le terapie, controllare le scorte e assicurarsi che una persona fragile assuma il medicinale corretto al momento corretto sono attività spesso sostenute dai caregiver.

La possibilità di ricevere confezioni predisposte in funzione dello schema terapeutico può quindi trasformarsi in uno strumento concreto di supporto alla domiciliarità. Non sostituisce il lavoro del caregiver né la necessità di una corretta educazione terapeutica, ma può ridurre una parte della complessità organizzativa quotidiana.

In questa prospettiva, l’innovazione ha anche un valore di empowerment: una terapia più leggibile e comprensibile può aumentare l’autonomia della persona e renderla maggiormente consapevole del proprio percorso di cura.

La sfida dell’advocacy: evitare una nuova geografia delle disuguaglianze

C’è però un elemento che sarà cruciale nei prossimi mesi. Le Linee di indirizzo costituiscono standard minimi nazionali, ma l’organizzazione concreta del servizio passa anche dalle Regioni. Le farmacie dovranno comunicare l’avvio dell’attività all’autorità territoriale competente e, per l’erogazione nell’ambito convenzionale, gli aspetti organizzativi, operativi ed economici dovranno essere definiti attraverso appositi Accordi integrativi regionali. È qui che si apre uno spazio particolarmente significativo per associazioni dei pazienti e organizzazioni di tutela dei cittadini.

Il rischio da evitare è che un servizio nato con l’obiettivo di migliorare la prossimità produca, nella fase applicativa, velocità e modalità di accesso differenti tra una Regione e l’altra. Occorrerà verificare dove il servizio sarà attivato, con quali criteri, con quali eventuali costi per il cittadino e quali misure saranno adottate per renderlo concretamente disponibile anche nelle aree interne o nei territori con minore densità di servizi.

Lo stesso Gemmato individua nell’equità uno degli obiettivi del decreto: “L’obiettivo delle Linee di indirizzo è assicurare un’implementazione omogenea del servizio sul territorio nazionale, riducendo le disuguaglianze nell’accesso e migliorando l’efficacia complessiva del sistema sanitario, nel rispetto dell’autonomia organizzativa delle Regioni”.

Per la patient advocacy, quindi, l’attenzione dovrà spostarsi rapidamente dalla norma alla sua implementazione reale, monitorandone accessibilità, sostenibilità e capacità di raggiungere proprio le persone che possono trarne maggiore beneficio.

Dalla farmacia che dispensa alla farmacia che accompagna il paziente

Il deblistering rappresenta infine un ulteriore tassello nell’evoluzione della farmacia territoriale. Un processo già al centro delle politiche degli ultimi anni, che puntano ad ampliare l’accessibilità dei medicinali e a consolidare la farmacia come presidio sanitario di prossimità. Anche il percorso di revisione della legislazione farmaceutica nazionale indica tra gli obiettivi dichiarati l’equità nell’accesso ai farmaci e il rafforzamento dell’assistenza territoriale.

“Il decreto – ha concluso Gemmato – si inserisce nel più ampio percorso di rafforzamento della sanità territoriale e della farmacia dei servizi, con l’intento di rendere il Servizio sanitario nazionale sempre più capace di rispondere alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente complessità clinica”.

Per i cittadini la novità può tradursi in qualcosa di molto concreto: una terapia più semplice da seguire, un controllo professionale in più e un alleggerimento della gestione quotidiana dei farmaci.

Per il sistema sanitario la sfida è più ambiziosa: trasformare la prossimità della farmacia in una vera presa in carico e fare in modo che questo nuovo servizio non sia un’opportunità disponibile soltanto in alcuni territori, ma diventi uno strumento di equità, sicurezza e qualità delle cure per chi ne ha davvero bisogno.

( Corrado De Rossi Re su Sanità Informazione del 11/09/2026)

11 SETTEMBRE 2026

POLONIAPOLONIA. Sette priorità nella politica sulle droghe per il 2027-2032

Il ministero della Salute polacco ha reso pubbliche le prime linee guida della nuova strategia farmaceutica nazionale, denominata State Drug Policy, che coprirà il periodo 2027-2032. Come riporta Newsy Today, che cita a sua volta un servizio di Radio ZET, il documento individua sette direttrici principali, pensate per migliorare la disponibilità dei medicinali, tenere sotto controllo la spesa pubblica e rafforzare l'industria farmaceutica nazionale.

Non si tratta quindi di una politica sulle sostanze stupefacenti, ma di una strategia relativa ai farmaci e al sistema di distribuzione e rimborso dei medicinali in Polonia. Il nuovo piano è pensato per proseguire il lavoro di una precedente cornice normativa, applicata tra il 2018 e il 2022. Tra gli obiettivi indicati figura anche la creazione di un elenco formalizzato di farmaci considerati critici, suddivisi per fattori di rischio come conflitti armati o interruzioni delle forniture: un lavoro che verrà condotto in collaborazione con il ministero della Difesa nazionale e con le strutture sanitarie militari.

Il viceministro Katarzyna Kacperczyk ha sottolineato, durante un forum di discussione, che l'iniziativa prevede un dialogo aperto con i professionisti della sanità, le amministrazioni locali e le istituzioni del sistema sanitario, con l'obiettivo di guardare a un orizzonte di cinque, dieci e quindici anni. I lavori concettuali sulla strategia sono partiti nell'ottobre 2025, attraverso consultazioni che hanno coinvolto il ministero della Salute, il Fondo sanitario nazionale (NFZ), l'Ispettorato farmaceutico capo (GIF), l'Agenzia per la ricerca medica (ABM), il Centro per la sanità digitale e l'Agenzia per la valutazione delle tecnologie sanitarie e il sistema tariffario (AOTMiT).

Tra i dati emersi durante la presentazione, secondo quanto riferito dal ministero a Radio ZET, nel solo 2025 i pazienti polacchi hanno restituito oltre 750 tonnellate di farmaci scaduti o inutilizzati presso 3.344 farmacie aderenti al programma di raccolta. Un dato che ha spinto il ministero a fissare tra gli obiettivi della nuova strategia anche la riduzione degli sprechi farmaceutici e una gestione più efficiente delle prescrizioni mediche.

Sul fronte dei tempi, i rappresentanti del ministero hanno fornito indicazioni non del tutto coerenti durante la presentazione tenutasi a Karpacz: inizialmente è stata indicata la fine di settembre come termine per la pubblicazione del documento definitivo, salvo poi spostare la previsione ai primi giorni di ottobre nelle battute conclusive dell'intervento. Secondo gli osservatori del settore, il passo successivo dovrebbe essere la pubblicazione formale del testo completo della strategia 2027-2032, una volta concluse le consultazioni con le parti interessate ancora in corso. Resta da capire, una volta reso noto il testo definitivo, se il sostegno statale privilegerà i produttori esteri di terapie avanzate o i produttori nazionali di farmaci più economici e consolidati.

11 SETTEMBRE 2026

UCRAINAUCRAINA. Estesa la riduzione del danno nelle carceri

L'Ucraina sta ampliando i servizi di riduzione del danno all'interno degli istituti penitenziari, proseguendo un percorso che l'ha resa, dal 2023, uno dei pochi paesi al mondo a offrire programmi di scambio di siringhe in carcere. Lo riferisce il Pompidou Group del Consiglio d'Europa, il gruppo intergovernativo che si occupa di politiche sulle droghe.

Il 18 e 19 settembre 2025 si è svolta a Vinnytsia una sessione di formazione organizzata dal Pompidou Group insieme al Centro Sanitario del Servizio Penale-Esecutivo dello Stato ucraino. L'incontro, in formato ibrido, ha fornito agli operatori penitenziari strumenti pratici per l'attuazione dei programmi di scambio di aghi e siringhe, la gestione dello smaltimento sicuro delle attrezzature per iniezione e la prevenzione della diffusione delle malattie trasmesse per via ematica legate all'uso di droghe.

La formazione ha incluso anche una visita sul campo, durante la quale i partecipanti hanno potuto osservare da vicino un programma già attivo e le modalità con cui vengono applicati gli approcci tra pari, ossia interventi in cui persone che hanno vissuto esperienze simili supportano chi si trova ancora in una condizione di dipendenza o di rischio sanitario.

Secondo quanto riportato dal Consiglio d'Europa, l'Ucraina era già entrata a far parte, nel 2023, della ristretta cerchia di paesi che offrono programmi di scambio siringhe all'interno delle carceri. L'iniziativa di Vinnytsia rientra ora in un percorso di consolidamento: entro la fine del 2025 il programma verrà esteso ad altre quattro regioni del paese, un passo che il Consiglio d'Europa definisce significativo verso un sistema penitenziario più orientato alla tutela della salute dei detenuti.

La formazione fa parte del progetto del Consiglio d'Europa "Verso condizioni di detenzione più umane e una riduzione della recidiva in Ucraina" (DECOPRIS), realizzato nell'ambito del Piano d'azione del Consiglio d'Europa per l'Ucraina "Resilienza, ripresa e ricostruzione" 2023-2026, che coinvolge tra i principali partner il Ministero della Giustizia ucraino e il Dipartimento per l'esecuzione delle sanzioni penali del paese.

11 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Bonus accise carburanti prorogato al 17 Settembre

Durerà sette giorni la proroga numero quindici del taglio alle accise che il Governo ha approvato in un Consiglio dei ministri lampo durato appena 10 minuti. Un provvedimento che comprende anche l’estensione al mese di settembre del credito d’imposta per le imprese dell’autotrasporto.


Il costo dell’intervento è di 102 milioni, che vengono coperti da fondi di bilancio. A prendere forma è quindi una replica più breve rispetto ai quindici giorni ipotizzati alla vigilia. Resta in ogni caso confermata il fatto che il nuovo provvedimento abbia la funzione di dare al Governo il tempo necessario per completare l’impianto degli “aiuti mirati”, previsti la prossima settimana come ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social.


Per questa nuova tappa resta da trovare l’intesa politica sulla definizione della platea dei beneficiari, premessa essenziale per misurare l’impegno finanziario e la destinazione dei fondi. Resta però il fatto che, almeno nelle opzioni elaborate fin qui, l’eventuale bonus dovrebbe riguardare i tre mesi finali dell’anno, partendo quindi dal primo ottobre. Resterebbero dunque al momento scoperti circa quindici giorni fra la scadenza della nuova proroga e l’ingresso in campo delle misure successive. Tra pochi giorni, è facile prevedere, la questione tornerà di attualità.

(IlSole24Ore)

11 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. È incinta, ma le fissano l’ecografia dopo il parto

Chiamare il Centro unico di prenotazione al sesto mese di gravidanza per fissare un’ecografia morfologica e sentirsi assegnare una data per gennaio, quando il bambino sarà già venuto alla luce. La vicenda accaduta a Salerno, dove una docente di 33 anni alla prima gestazione si è vista programmare un esame diagnostico essenziale a gravidanza ormai conclusa, non è un caso isolato.

È la fotografia nitida del collasso delle liste d’attesa nel Servizio sanitario nazionale, che si scarica direttamente sulle scelte riproduttive delle famiglie in un Paese segnato dal minimo storico delle nascite. L’ultima testimonianza arriva dai dati della Fondazione Gimbe, elaborati sul database Oecd Health Statistics: nel 2025 l’Italia si colloca al 15° posto su 27 Paesi europei dell’area Ocse per spesa sanitaria pubblica pro-capite e all’ultimo posto tra i Paesi membri del G7.

L’importanza dell’ecografia morfologica del secondo trimestre

I fatti di Salerno sono stati denunciati dall’Associazione Italia a cui la gestante si è rivolta per ottenere tutela. Sul punto rileva che l’ecografia morfologica del secondo trimestre non è un controllo differibile: secondo le linee guida del ministero della Salute deve essere effettuata tassativamente tra la diciannovesima e la ventunesima settimana di gestazione. In quella specifica finestra biologica il feto presenta dimensioni e sviluppo degli organi ottimali per consentire allo specialista di individuare eventuali malformazioni congenite.

Fissare l’esame a gennaio 2027, a fronte di una gestazione giunta al sesto mese sul finire dell’estate, vanifica l’intero significato preventivo dell’atto medico. Come rilevato dai referenti dell’associazione di tutela, il sistema di prenotazione dell’Asl di Salerno ha generato un appuntamento privo di aderenza clinica, trattando una prestazione ostetrica tempo-dipendente alla stregua di una visita ordinaria non urgente. Per non perdere la possibilità di monitorare lo stato di salute del nascituro, la trentatreenne è stata costretta a rivolgersi alla diagnostica privata a pagamento.

Francesco Marino, rappresentante dell’Associazione Italia, spiega: “Probabilmente ci sarà stato un errore da parte del Centro prenotazioni, avranno fissato l’appuntamento per la signora senza considerare il suo stato di donna gravida. Al momento lei si è vista costretta a ricorrere a visite private. Chiederà, tramite la nostra associazione, che le vengano rimborsati i soldi che dovrà spendere potendo usufruire delle prestazioni che la Asl dovrebbe garantire”.

Il caso di Salerno non è un unicum: “Ci arrivano spesso casi simili a questo da tutta Italia. Qualche giorno fa, ad esempio, la Asl di Roma aveva fissato una visita oculistica a un paziente di 94 anni dopo nove mesi. Tempi lunghissimi considerata l’età del soggetto”, spiega Marino.

Il diritto negato nei livelli essenziali di assistenza

La morfologica rientra formalmente nei Livelli essenziali di assistenza ed è garantita a titolo completamente gratuito dal Servizio sanitario nazionale tramite apposito codice di esenzione per la gravidanza. Il principio di tutela universale si scontra però contro la realtà, ovvero con la saturazione delle agende pubbliche.

Quando gli sportelli territoriali non hanno slot disponibili entro i termini previsti dalla prescrizione medica, la normativa nazionale stabilirebbe percorsi alternativi precisi: l’azienda sanitaria dovrebbe garantire l’accertamento in attività libero-professionale intra moenia o presso centri accreditati senza costi aggiuntivi per l’assistito.

Tuttavia, nella realtà operativa degli ospedali e dei distretti, questa procedura rimane perlopiù inapplicata o sconosciuta agli utenti. Chi ha la possibilità economica anticipa di tasca propria il costo dell’esame presso studi privati; chi non dispone di risorse sufficienti si ritrova escluso dai controlli raccomandati. La maternità si trasforma così in una spesa privata fin dai primi mesi di gestazione, annichilendo nella pratica le misure di sostegno alla natalità messe nero su bianco.

I numeri della rinuncia e la spesa delle famiglie

Il caso campano si inserisce in un quadro epidemiologico e sociale documentato con precisione dagli indicatori statistici ufficiali. Le rilevazioni dell’Istat evidenziano che nel nostro Paese circa 5,8 milioni di cittadini, pari al 9,9% dell’intera popolazione residente, hanno dichiarato di aver rinunciato nell’ultimo anno a visite specialistiche o accertamenti diagnostici di cui avevano reale necessità. La prima motivazione di questa rinuncia di massa non è economica, ma organizzativa: il 6,8% degli italiani indica come ostacolo insormontabile proprio l’eccessiva lunghezza dei tempi di attesa.

I dati della Fondazione Gimbe confermano lo squilibrio strutturale del sistema: la spesa sanitaria privata sostenuta direttamente dalle famiglie ha superato i 41 miliardi di euro all’anno. Questa dinamica colpisce soprattutto il Mezzogiorno. Anche in questo caso, i numeri e le conferme non mancano. Il Report Svimez “Un Paese, due emigrazioni”, presentato il 17 febbraio 2026 in collaborazione con Save the Children, testimonia che tra il 2002 e il 2024 gli over 75 formalmente residenti al Sud ma che vivono stabilmente al Centro-Nord sono quasi raddoppiati, passando da 96mila a oltre 184mila. Dopo il ricongiungimento familiare con i figli, la seconda causa di questa nuova migrazione interna è proprio l’accesso alla prestazioni sanitarie, che al Settentrione funzionano meglio rispetto al Sud Italia.

(AdnKronos)

10 SETTEMBRE 2026

IRANIRAN. Donna non cura in ospedale altra donna senza hijab

In una clinica, una donna si rifiuta di prestare assistenza medica a un'altra donna perché non indossa l'hijab. "Sono io che comando qui. Devi indossare l'hijab", le dice. La donna si rifiuta, lascia cadere il numero dell'appuntamento e se ne va. I sostenitori del regime stanno ora diffondendo il video come esempio di come dovrebbero essere trattate le donne che rifiutano l'obbligo dell'hijab.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Carovita. Gli italiani scelgono di mangiare a casa. Rapporto Coop

Avvertono la stanchezza del quotidiano (il 30% è sulla soglia di un vero e proprio burning out), temono come e più degli altri le guerre (87%), sentono la zavorra della difficile situazione economica (77%) e guadagnano meno di 20 anni fa e meno degli altri europei.

E' la fotografia degli italiani che emerge dal 'Rapporto Coop 2026-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani', redatto dall’Ufficio studi di Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori-Coop) e la cui anteprima digitale è stata presentata a Milano.

Il rapporto, che per alcune sue parti si è avvalso dell’ausilio dei nuovi programmi di intelligenza artificiale generativa, è orientato a leggere, con gli occhi degli italiani, le scelte che mettono in campo quotidianamente, partendo - come tutti gli anni – dal loro rapporto con il cibo.

Per fare questo, oltre ai tanti contenuti originali offerti dai contributors del Rapporto, anche questa edizione si è avvalsa di due diverse survey ('Today, Tomorrow' e 'The New World Outlook') condotte entrambe lo scorso agosto. La prima ha coinvolto un campione di 1.000 italiani rappresentativo della popolazione italiana (18-75 anni).

La seconda si è rivolta a un panel della community dei lettori delle scorse edizioni del Rapporto e ha coinvolto 800 opinion leaders e market maker.

Quella che viene fuori dal report la 'stanchezza del quotidiano'. Il 58% del campione, infatti, cita il tempo, per se stessi e per le proprie attività, come una variabile irrinunciabile del proprio benessere personale. Un mito che per più di un italiano su tre appare irraggiungibile. Il 37% (e il 45% fra gli occupati), infatti, denuncia una vita in affanno in cui la quotidianità non lascia scampo e dove agli impegni lavorativi si sommano le mille incombenze del lavoro 'ombra' della gestione della vita familiare (45%) e i ritmi frenetici del vivere contemporaneo (29%).

L’affanno di tempo porta gli italiani sulla soglia di un vero e proprio burning out che colpisce il 30% e il bisogno di tempo per sé spiega anche (almeno in parte) quella nuova tendenza a essere off più che online: un milione il calo degli utenti sui social in 2 anni, il 21% lo motiva proprio per recuperare tempo perduto. In cima alla classifica delle preoccupazioni degli italiani ci sono le guerre (87% del campione) e le tensioni geopolitiche (79%), sono zavorrati da una difficile situazione economica (77%) e percepiscono la società in cui vivono più violenta di anni fa (lo affermano 4 italiani su 5).

La famiglia resta il porto sicuro (lo indica il 64%) e sotto pressione non stupisce che la ricerca del benessere, un lascito del post-Covid, acquisti ora una valenza diversa: prima la mente e poi il corpo. Il wellness coincide con buone capacità cognitive per il 64% degli italiani, seguito dal benessere psicologico (54%) e solo a distanza dalla salute fisica (43%). Questa voglia di ridefinire le proprie priorità verso obiettivi non economici nasce probabilmente dall’aver acquisito come un dato di fatto la mancata crescita dei propri redditi: gli italiani guadagnano meno di 20 anni fa e meno degli altri europei (peggio di noi solo la Grecia) e anche per questo l’Italia vanta il record non certo invidiabile di essere uno dei Paesi più disuguali d’Europa dove l’indice di Gini, che misura le disuguaglianze interne, sale in cinque anni di 2,5 punti percentuali e in cui il 67% delle persone ha vissuto almeno una condizione di disagio.

'Il 2026 ci consegna Paese che pare rassegnato a non crescere, Pil non oltre 0,8%'

"Per provare a contrastare questa deriva e recuperare la drammatica perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione – spiega il Rapporto Coop 2026 - sono 1 milione in più gli italiani al lavoro (rispetto al 2019), è aumentata contemporaneamente l’intensità lavorativa (35 ore in media lavorate in più all’anno tra 2019 e 2025) e sono tanti gli italiani occupati anche nei giorni festivi".

Un paradosso, perché mentre il mercato del lavoro si avvia verso una condizione di quasi piena occupazione (per il 50% degli italiani è un buon momento per cambiare lavoro), registra evidenti segnali di sofferenza: il 56% dei lavoratori italiani è insoddisfatto della propria retribuzione, il 35% denuncia ritmi e carichi di lavoro, il 32% lamenta l’assenza di spazi per fare carriera.

Dal canto loro, le imprese non trovano profili adeguati ai loro bisogni e devono trattenere a lavoro una quota crescente di over 50 e addirittura di pensionati; il 42% della forza lavoro in Italia oggi è over 50, era tale il 22% di 10 anni fa. "Il 2026 ci consegna un Paese che pare rassegnato a non crescere - sottolinea il report -; nemmeno le deroghe al Patto di Stabilità, e l’eccezionale iniezione di investimenti pubblici favorita dal Pnrr, pur in anni difficili, sono riusciti a riportare il Paese sul sentiero della crescita strutturale. Le previsioni del consenso internazionale stimano la crescita italiana inferiore al punto percentuale (la stima dell’Ufficio studi Coop di chiusura del Pil 2026 non supera lo 0,8%, 0,9% nel 2027) proprio nell’anno in cui massimo avrebbe dovuto essere il contributo del Piano di ripresa e resilienza che peraltro ha premiato l’Italia più di tutti gli altri Paesi".

Il confronto con l’Europa – e soprattutto con la vicina e simile Spagna – spiega le ragioni del "motore inceppato" dell’economia italiana. "La prima differenza è l’endemica difficoltà della nostra economia di far crescere la produttività - spiega il Rapporto Coop - .

Senza generare nuovo valore a parità di risorse impegnate non è possibile redistribuire nuova ricchezza e in ultima analisi fare crescere i redditi. La variazione della produttività italiana è negli ultimi anni addirittura negativa e accusa un differenziale di quasi un punto all’anno con l’economia spagnola (-0,2% il dato italiano a fronte del + 0,6% spagnolo). La seconda leva di possibile sviluppo è quella demografica. Senza l’aumento dei redditi i consumi possono crescere solo per incremento demografico. Anche qui il paragone con la Spagna è impietoso. La popolazione spagnola, grazie anche a una gestione più aperta dei flussi migratori, registra un +4,8% contro il -1,5% italiano. E sul fronte della produttività conta certamente anche la dimensione di impresa (da noi la più bassa d’Europa), l’assenza dai settori ad alto valore aggiunto, e il persistere di un forte ritardo nell’istruzione (la quota dei giovani laureati è ferma al 31% contro il 56% della Francia e ancora la Spagna con il 53%)".

Minore inflazione subita dagli italiani rispetto alla media europea

Solo un dato positivo emerge dalla macroeconomia del Paese: la minore inflazione subita dagli italiani rispetto alla media europea, sebbene la loro percezione sia ampiamente superiore a quella degli altri Paesi europei (+5,1% l’Italia, +3,6% area euro).

Se gli italiani avessero subito la stessa crescita dei prezzi dell’area euro avrebbero speso 22,6 miliardi in più.

Circa un quarto di questa cifra complessiva è motivato dalla minore inflazione alimentare, mentre il comparto dell’energia è l’unico che registra i prezzi più alti dell’Europa. Anche sul versante dei consumi l’Italia appare un "Paese ingessato", fermo a vent’anni fa dove, però, si fanno strada nuove regole e nuove priorità.

Consumare meno e combattere gli sprechi diventa un valore, come afferma il 65% degli intervistati, ma non solo per necessità. Di quanti decidono di ridurre i consumi oltre uno su quatto lo fa per scelta personale. Il digitale aiuta perché è lì che il 50% degli italiani cerca consigli e idee per riparare o realizzare da soli dei prodotti. Ma il vero consulente per gli acquisti è per il 74% dei consumatori italiani l’Ai, un valore più alto di quanto non sia in altri paesi (il 68% ad esempio negli Stati Uniti). E' una Ai che dà informazioni, genera ispirazione e permette di confrontare tra varie opzioni disponibili. Ovviamente per scegliere meglio e spendere con oculatezza risorse scarse.

E il valore dato al non possesso giustifica di fatto gli unici consumi che ritornano nei desiderata degli italiani ovvero i consumi esperienziali: viaggi, week end, ma anche cura degli hobby, della creatività, il fai da te. Obbedisce alla stessa logica anche ciò che succede nel mercato del tech: esplodono gli acquisti di smartphone ricondizionati (nei primi 6 mesi dell’anno ne sono stati venduti 520.000 ovvero un +58% rispetto allo scorso anno) e se elettrodomestico deve essere almeno che sia funzionale e, comunque, accessibile. Su tutti il robottino lavapavimenti che raggiunge 1 milione di pezzi venduti pari a un +74% anno su anno.

(AdmKronos)

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Alta Velocità Trenitalia. Un sito per controllare l'efficienza

Europa Radicale ha presentato ieri alla Camera dei deputati, con l'onorevole Benedetto della Vedova di +Europa e la senatrice Raffaella Paita di Italia Viva, il nuovo portale https://ritardi.info, che apre a tutti i cittadini la conoscenza dei dati reali dell'alta Velocità

Chiunque abbia viaggiato sull'Alta Velocità italiana sa che i disservizi sono gravi e frequenti: proprio oggi guasti alla linea hanno provocato ritardi anche superiori ai 180 minuti.

Il portale che abbiamo presentato consente a ogni cittadino di consultare, giorno per giorno, le performance aggiornate di ogni tratta e di ogni Freccia di Trenitalia in servizio sulle linee AV.

Solo Trenitalia, però. Italo i suoi dati non li rende nemmeno disponibili, e questo è il punto politico: un lavoro di trasparenza che valga per tutti gli operatori e per tutti i cittadini dovrebbe farlo il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, non un'associazione con le proprie forze.

L'analisi dimostra in modo inequivocabile che esiste un problema strutturale di sovraccarico della linea. Il ministro Salvini, invece di mettersi sulla difensiva raccontando balle, dovrebbe aprire il nostro sito, guardare i numeri e confrontarsi con la realtà.»

Il portale a cura di Europa Radicale è consultabile su https://ritardi.info.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Nota Istat sull’andamento dell’economia italiana. Luglio - Agosto 2026

Le differenze nei tassi di crescita tra le principali economie si attenuano nel secondo trimestre del 2026. Negli Stati Uniti la dinamica del Pil rallenta pur restando robusta sostenuta da consumi e investimenti in IA, nell’area euro l’economia cresce dopo i primi tre mesi di stasi; in Cina l’attività decelera.

Le prospettive internazionali rimangono incerte. La prosecuzione dei conflitti, in particolare quello tra Stati Uniti e Iran, continua ad avere effetti negativi sulle catene di approvvigionamento globali.

Nel secondo trimestre, in Italia si conferma la crescita del prodotto interno lordo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuta da consumi privati e investimenti. Prosegue quindi la fase di espansione iniziata nel terzo trimestre del 2025. La variazione acquisita del Pil per il 2026 è pari a 0,8%.

Torna a crescere la produzione industriale, dopo i due cali registrati a maggio e giugno (rispettivamente -0,2% e -1,1% in termini congiunturali), l’indice destagionalizzato della produzione industriale a luglio è aumentato dello 0,7% rispetto al mese precedente.

A luglio rimane stabile il numero di occupati rispetto a giugno, pari a a 24 milioni 370mila unità. Questo risultato è sintesi di un aumento tra gli uomini e i 35-49enni, a fronte di una diminuzione tra le donne e in tutte le altre classi d’età. Nel confronto mensile, il tasso di disoccupazione, che nell’area euro è 6,4%, scende al 5,8%.

L’incremento dei prezzi dei beni energetici alimenta un’accelerazione dell’inflazione: ad agosto secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,2% in termini tendenziali (+3,3% il dato per l’area euro), in aumento rispetto al 2,9% di luglio.

Focus: Tra il 2021 e il 2026 il mercato del lavoro italiano ha mostrato un trend positivo, con un incremento del tasso di occupazione e una flessione della disoccupazione. La crescita occupazionale ha riguardato tutte le classi di età ad eccezione dei più giovani, risultando più elevata per la classe di età 50-64 anni (+7,8 punti), anche a causa del progressivo invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche. A livello contrattuale si consolida il lavoro stabile, con un aumento dei dipendenti permanenti e una contestuale riduzione di quelli a termine.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Diesel Euro 5, blocco auto dal 1 ottobre: le regioni interessate

Dal 1 ottobre, nelle regioni del Bacino padano potrebbero entrare in vigore limitazioni alla circolazione per i veicoli diesel Euro 5. La misura è pensata per diminuire il livello delle emissioni in una delle aree più inquinate d’Italia e dell’intera Europa. Lo stop, però, non riguarderà indistintamente tutta la Pianura padana. Le regioni hanno la possibilità di adottare misure alternative per diminuire le emissioni, come ha fatto il Piemonte e come sembrano intenzionati a fare Veneto ed Emilia-Romagna. Al momento le restrizioni sono confermate in Lombardia.

(IlSole24Ore)

LETTERE
12 SETTEMBRE 2026

RSA e patologie gravi: chi paga la quota sociale in caso di alta intensità sanitaria

· di Redazione
Mi rivolgo a voi per una situazione relativa a mia madre, dal 2023 residente presso RSA, con una diagnosi di arteriosclerosi del lobo frontale, che prevede un deterioramento cognitivo e necessita di assistenza h24.
Mia madre dal 2024 si trova in Veneto, ma con un voucher (titolo d'acquisto) della parte sanitaria coperta dalla ASL Toscana, essendo tale regione quella di origine. Finora la parte sociale è stata coperta dalla pensione di mia madre e integrata dai familiari.
So però che la legge prevede che in caso di patologie gravi, come quella menzionata, la ASL dovrebbe farsi carico anche della parte sociale, essendo, in tali casi, da considerarsi in realtà come parte sanitaria, indipendentemente da fattori come il reddito e condizione economica della paziente.
La presente mail ha come obiettivo di ricevere la vostra valutazione nell'analisi del caso e della possibilità di mandare una diffida alla ASL, richiedendo un rimborso delle spese sostenute finora e dell'esenzione da quelle future. Forse può essere utile che sappiate che la ASL di appartenenza di mia madre è Toscana sud-est, che copre le province di Siena, Grosseto ed Arezzo. Io sono residente in provincia di Grosseto, al confine con quella di Siena.
Rimango in attesa della vostra risposta nel minor tempo possibile.
Grazie in anticipo per la vostra attenzione.
Cordiali saluti
James

Risposta:
Gentile James,
Il nostro suggerimento è di chiedere ad un medico legale di sua fiducia una valutazione tecnica (una sorta di perizia) sull'intensità sanitaria delle prestazioni che vengono erogate a sua madre, fornendogli i diari infermieristici giornalieri della RSA. Se la valutazione che il medico legale farà sarà di prestazioni di elevata intensità sanitaria, può seriamente prendere in considerazione l'opportunità di una azione legale contro la Asl per vedere riconosciuto, sia per il passato che per il futuro, il pagamento a totale carico della Asl.
12 SETTEMBRE 2026

Firma digitale obbligatoria in banca: quali diritti per anziani e disabili senza cellulare

· di Redazione
Egregi, innanzi tutto desidero ringraziarVi per le ottime consulenze precedentemente erogatemi.
Scrivo oggi per sapere se esistono protezioni legali per persone anziane e con disabilità (nel caso mia madre, una cittadina di 95 anni) alle quali le banche chiedono di attivare la firma digitale. Tale firma necessita di un numero cellulare unico e mia madre alla sua età non lo possiede. Allego alla presente uno screenshot di un messaggio con la Banca.
Si tratta quindi del classico caso nel quale la digitalizzazione non tiene conto delle condizioni ed esigenze particolari delle persone con disabilità.
Voi pensate che si siano protezioni per clienti come mia madre, al fine di permettere loro di continuare rapporti con la banca senza possedere un telefono cellulare?
Ringraziandovi anticipatamente, porgo cordiali saluti.
Gabriele, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Gabriele,
Grazie per la fiducia rinnovata. La questione che pone è reale e purtroppo diffusa, ma va inquadrata correttamente: la firma digitale con numero di cellulare dedicato non è un obbligo di legge generale per operare con la banca, bensì una modalità operativa che l'istituto ha scelto di adottare per determinati servizi (probabilmente la firma di documenti contrattuali da remoto o l'operatività dispositiva online). Se sua madre non necessita di operare digitalmente e può continuare a firmare documenti cartacei in filiale, la banca non può negarle di default la possibilità di essere cliente tradizionale.

Il punto di attenzione vero è un altro: nessuna norma consente alla banca di escludere o penalizzare un cliente, tanto meno una persona anziana o con disabilità, per il solo fatto di non possedere strumenti digitali. Se i fatti fossero che la banca subordina la prosecuzione del rapporto (conto, operazioni, servizi essenziali) alla sola modalità digitale, senza offrire un'alternativa cartacea o assistita in filiale, questo configurerebbe una condotta contestabile sotto il profilo dell'accesso ai servizi bancari, oltre che sotto il profilo della tutela della disabilità e dell'età avanzata, che impongono agli operatori di predisporre modalità alternative di accesso ove la digitalizzazione risulti discriminatoria di fatto.

Le suggeriamo quindi di chiedere per iscritto alla banca, tramite reclamo formale, quali alternative non digitali esistano per sua madre (firma autografa in filiale, delega a persona di fiducia con procura, operatività assistita allo sportello) e di richiamare espressamente la condizione di età e di eventuale disabilità della cliente. Se il reclamo non ottenesse risposta soddisfacente entro 30 giorni, può rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF), organismo gratuito e senza avvocato, competente proprio su questo tipo di controversie con gli istituti di credito.

Le lasciamo il link al generatore di moduli ADUC per predisporre il reclamo alla banca.

Per approfondire: la nostra scheda sull'Arbitro Bancario Finanziario e la nostra scheda sui servizi bancari e il conto corrente.
12 SETTEMBRE 2026

Retta RSA per demenza: chi paga l'integrazione economica

· di Redazione
Spettabile ADUC,
con la presente richiedo il vostro supporto legale e assistenziale per contestare la richiesta di integrazione economica della retta di ricovero avanzata da una struttura RSA.
Di seguito i dettagli della situazione.
Paziente: Maria Luisa *** nato/a a xxxxx il xxxxxx
Struttura ospitante: RSA Anni Azzurri di Monza (struttura accreditata con SSN / ATS Brianza).
Diagnosi clinica: Demenza da Degenerazione Fronto-Temporale (FTD). La patologia comporta gravi disturbi comportamentali e cognitivi che richiedono una vigilanza e un'assistenza sanitaria continue, continuative e non scindibili dalle prestazioni alberghiere.
Inquadramento d'invalidità: il paziente è già stato riconosciuto invalido civile al 100% con indennità di accompagnamento.
Situazione economica e richiesta della RSA: le entrate del paziente (pensione di vecchiaia/reversibilità + indennità di accompagnamento) vengono interamente destinate al pagamento della retta, tuttavia non essendo sufficienti tali importi a coprire la retta viene pagata un'integrazione economica di tasca propria per coprire la differenza della quota alberghiera.
Alla luce della storica giurisprudenza della Corte di Cassazione e della Corte d'Appello di Milano in materia di demenze e inscindibilità delle cure sanitarie (prestazioni prevalenti di natura sanitaria), riteniamo che tale integrazione non sia dovuta dai familiari e che l'onere debba ricadere interamente sul Servizio Sanitario Nazionale / ATS.
Chiedo pertanto il vostro aiuto per:
- Verificare i presupposti per l'invio di una lettera di diffida e messa in mora alla RSA Anni Azzurri di Monza e all'ATS competente per la sospensione dei pagamenti integrativi.
- Ricevere indicazioni sulla corretta gestione dei rapporti con la struttura in questa fase.
Resto in attesa di un vostro riscontro per l'invio della documentazione medica e contrattuale in mio possesso.
Nadia, dalla provincia di MB

Risposta:
Gentile Nadia,
non forniamo supporto legale, dovrà rivolgersi a legale di sua fiducia. Il nostro suggerimento, comunque, è di chiedere ad un medico legale di sua fiducia una valutazione tecnica (una sorta di perizia) sull'intensità sanitaria delle prestazioni che vengono erogate a sua madre, fornendogli i diari infermieristici giornalieri della RSA. Se la valutazione che il medico legale farà sarà di prestazioni di elevata intensità sanitaria, può seriamente prendere in considerazione l'opportunità di una azione legale contro la Asl per vedere riconosciuto, sia per il passato che per il futuro, il pagamento a totale carico della Asl.
10 SETTEMBRE 2026

Rimborso ricovero extra-regione negato dalla ASL: quali diritti far valere

· di Redazione
A febbraio di quest'anno ho avuto seri problemi alla schiena a causa di un'ernia espulsa alla colonna vertebrale che mi ha causato lombosciatalgia acuta e deambulazione impedita senza utilizzo di ausili ortopedici. Alla fine di marzo ero completamente allettato. Dopo varie visite al pronto soccorso di Tempio Pausania, dove mi hanno prescritto antidolorifici senza successo, ho effettuato una visita presso una specialista a Nuoro che vista la grave situazione e non avendo disponibilità a breve presso le cliniche sarde in cui opera, mi ha proposto il ricovero presso Villa Erbosa a Bologna, convenzionata col SSN, in cui saltuariamente opera insieme alla sua equipe. Ho accettato ma, non avendo un medico di base (ne avevo richiesto uno in Toscana due anni prima a causa di trasferte di lavoro ma era ormai scaduto) ho chiesto alla ASL Gallura di assegnarmi un medico. A causa dell'assenza di medici disponibili mi è stato negato. Sono stato costretto a richiederlo presso la ASL Toscana (il medico che avevo precedentemente, vicino alla sede di lavoro) per impegnative, documenti ricovero e prescrizione di farmaci. Prima dell'intervento ho chiesto autorizzazione alla ASL Gallura per il rimborso. La mattina dell'intervento a Bologna (24 aprile) la ASL Gallura mi ha telefonato e proposto una visita di controllo presso il Mater Olbia a distanza di qualche giorno, e la proposta di un "potenziale" intervento a distanza di 3 settimane. Ovviamente ho fatto presente della mia imminente operazione e dopo qualche giorno mi hanno comunicato il diniego all'autorizzazione. Ho fatto ricorso al direttore, motivando la mia richiesta e ho così ricevuto l'autorizzazione. Ho così presentato la richiesta di rimborso per viaggio e alloggio per me (per i giorni pre-ricovero) e il mio accompagnatore (per tutta la durata del ricovero). Mi è stato dapprima negato quello per il mio accompagnatore (nonostante la legge lo preveda e lo specialista che mi ha visitato ne attestava la necessità) e in seguito anche quello per me con le seguenti motivazioni:
- non avevo al momento della richiesta di autorizzazione il medico di base in Sardegna (ma sono stati loro a negarmelo)
- il viaggio di andata (avvenuto una settimana prima del ricovero per poter andare su appuntamento dal medico in Toscana e preparare tutto il necessario) non è direttamente collegabile al ricovero
Ho provato a rivolgermi al Difensore Civico regionale che anziché difendermi, ha abbassato la testa alla prima comunicazione scritta del direttore della ASL.
Qualora Voi riteniate che io abbia qualche possibilità di far valere i miei diritti, posso inviarvi la documentazione e lo scambio di email con la ASL. In attesa di una cortese risposta, Vi porgo cordiali saluti.
Stefano, dalla provincia di OT

Risposta:
Gentile Stefano,
La vicenda che descrive è complessa e tocca diversi profili che vanno tenuti distinti, perché le regole sulla mobilità sanitaria interregionale e sui rimborsi spese di viaggio/soggiorno sono stabilite da normative regionali e da delibere delle singole ASL, che possono variare e che richiedono una lettura puntuale dei documenti nel suo caso specifico.

Alcuni punti meritano attenzione. Il rifiuto del rimborso per il viaggio d'andata anticipato potrebbe essere legittimamente contestato se lei può dimostrare che quella trasferta era comunque strumentale e necessaria al ricovero stesso (ad esempio per ottenere la documentazione clinica indispensabile all'intervento), e non un viaggio autonomo scollegato dalla prestazione sanitaria. Sul mancato rimborso per l'accompagnatore, se lo specialista ha attestato per iscritto la necessità clinica dell'accompagnamento, questo è un elemento a suo favore che la ASL non può ignorare senza motivazione specifica, in quanto le indicazioni sanitarie del medico curante hanno un peso rilevante in queste valutazioni. Sul fatto di non avere un medico di base in Sardegna, se è stata la stessa ASL Gallura a negarglielo per assenza di disponibilità, imputarle poi questa mancanza come motivo di diniego appare una posizione contraddittoria e potenzialmente contestabile.

Detto questo, si tratta di provvedimenti amministrativi sanitari regionali: la valutazione della fondatezza delle motivazioni della ASL, il calcolo delle spese rimborsabili e l'eventuale predisposizione di un ricorso amministrativo (al TAR o con richiesta di riesame formale) richiedono l'esame diretto della documentazione da parte di un avvocato esperto in diritto sanitario amministrativo.

Prima di qualunque iniziativa giudiziaria, le consigliamo di fare diffida formale alla ASL.

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