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09/09/2026 – 15/09/2026
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Dalla intelligenza artificiale alle scelte energetiche, dalle politiche sulle droghe ai diritti economici individuali: questa settimana affrontiamo come le decisioni dei poteri pubblici e privati incidono sulla vita concreta di chi consuma e di chi ha diritti da difendere. Dai servizi pubblici che non funzionano ai bot di viaggio che decidono per noi, dalla bigenitorialità al riscaldamento condominiale, torniamo a ciò che conta: come orientarsi in un sistema dove i diritti non cadono dal cielo ma vanno conquistati e tutelati.
In questo numero
EDITORIALE
→  Minacce al nostro sistema di vita. Intelligenza artificiale… e il cambiamento climatico?
→  Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla
→  11 settembre 2001
→  Editoriale. Leggiamo l’andamento dell’economia italiana
LA PULCE NELL'ORECCHIO
→  Il Premio Margherita Hack all’Unione delle Chiese valdesi e metodiste - riflessione e documenti
→  11settembre: una data infausta a livello ufficiale. Ma la crudeltà dispiegata a livello mondiale trova un'eco anche nelle storie private del nostro Paese - con i bambini
OSSERVATORIO LEGALE
→  Come dividere le spese del riscaldamento condominiale
→  Bigenitorialità e condotte ostative: per escludere un genitore servono prove rigorose
ARTICOLI
→  Covid e distrazioni istituzionali. Le mail che invitavano ad applicare le leggi
→  Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 15/09/2026
→  Covid, Commissione d’inchiesta, Schillaci e il decreto 81/2008: domande in attesa di risposta
→  Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive
→  Il Portogallo ha depenalizzato le droghe 25 anni fa, ma la vera lezione sta in ciò che ha costruito attorno a questa politica
→  Droghe illegali. L’Italia unita a metà settembre
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 8 a 14 Settembre 2026
→  I bot di viaggio prendono decisioni al posto nostro: comodo, ma dovremmo fidarci?
→  Stati Uniti d'Europa. L’Occidente trasloca, ma a Bruxelles non se ne sono ancora accorti
→  Sogno di una notte di fine estate. Newton e lo smartphone
→  Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Più alberi per combattere le isole di calore: la regola 3-30-300 per città più vivibili
→  Non autosufficienza: chi assisterà gli anziani quando la famiglia non basterà?
→  America Centrale rafforza la sorveglianza aerea contro il crimine transnazionale
→  Cartelli messicani, laboratori di metanfetamina in Sudafrica e Nigeria
→  Colombia. I narcos ricorrono ai droni mentre il Paese sprofonda in una guerra totale
→  Il pericolo di un'intelligenza artificiale malevola è da prendere sul serio?
→  Il Conte Lev Tolstoj è in cucina
→  Il ceo di Anthropic sostiene che il settore IA deve dare tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi
→  Storia ed eredità di Emma Bonino in Toscana
→  Diritti situati: Emma Bonino e Henri Lefebvre
→  Decalogo per analizzare le notizie internazionali con il supporto dell'Intelligenza Artificiale
→  Meloni sta tenendo bloccati 13 GW di impianti rinnovabili
→  Bonus-carburanti. Malus-governo
→  Tassi Bce più costosi. L’economia frena. E’ necessario?
→  Provare virtualmente i vestiti utilizzando l'intelligenza artificiale può contribuire a ridurre gli sprechi della moda veloce
→  La nuova 'war on drugs' Usa nelle Americhe: far saltare le navi dei presunti narcos
→  Il Nepal ha puntato quasi tutto sull'energia idroelettrica: le inondazioni dimostrano che sia una scelta problematica
→  Intelligenza Artificiale. Apocalittici e disintegrati
→  Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026
→  Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026
→  Bolivia, l'alleanza tra il "re della coca" e un nazista per creare un narco-Stato
→  Riforma globale delle droghe: a Dublino si chiede un approccio basato sui diritti dei minori
→  Finite le vacanze estive, il caro prezzi divampa. Situazione e autodifesa
→  Preoccuparsi se non ci sono insetti schiacciati sul parabrezza
→  Ascesa dei sovrani onnipotenti: cosa rivela davvero l’archeologia
→  Investimenti tramite piattaforma di crowdfunding: la responsabilità del Gestore per il Fondo rischi negli investimenti immobiliari
→  Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 09/09/2026
GIANNINO
→  I pericoli dell'intelligenza umana
IL CONDOMINIO
→  Come dividere le spese del riscaldamento condominiale
STATI UNITI D'EUROPA
→  L'intelligenza artificiale e quella - scarsa - delle superpotenze
→  Scozia, Galles e Nord Irlanda uniti per chiedere indipendenza e adesione alla Ue
→  Draghi: l’Europa può avere l’IA senza oligarchi, ma deve conquistare la sovranità tecnologica
→  La geografia politica degli Usa. Europa, Mediterraneo e non solo
→  E' morta Emma Bonino (1948-2026)
→  L’Europa ha capito Draghi, ma non riesce a fare quello che dice
NOTIZIE
→  U.E.U.E.. Videogiochi e minori: l'industria fa lobby contro il Digital Fairness Act UE
→  U.E.U.E.. HIV e IST: sex worker ancora esclusi da prevenzione e PrEP
→  U.E.U.E.. Alzheimer, il costo può superare mille miliardi entro il 2036
→  ITALIAITALIA. Rsa Piemonte, il paradosso della stufa nel punteggio per l'accesso alle cure
→  AMERICHE. Cocaina liquida: il nuovo metodo di traffico che elude gli scanner
→  MONDOMONDO. Intelligenza Artificiale. Allerta dell'ONU
→  U.E.U.E.. Nove milioni di voti per le prossime banconote
→  USAUSA. Bond a 10 anni al 5%: mutui oltre il 7%
→  ISRAELEISRAELE. Israele indaga sul film «Naza»
→  MONDOMONDO. Oggi 15 dicembre
→  MONDOMONDO. Doctoralia invia dati su appuntamenti medici a Google, TikTok e LinkedIn
→  ITALIAITALIA. Privacy, multa da 5,5 milioni a BBVA per messaggi promo nonostante il no
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Revolut, dati clienti finiti a una falsa agenzia governativa
→  ITALIAITALIA. Flussi turistici. Meno arrivi, più presenze
→  MONDOMONDO. Vaccino antinfluenzale, Italia sotto media Ocse: solo 53% degli over 65
→  ITALIAITALIA. Arezzo, un convegno su alternative alla Rsa per gli anziani
→  USAUSA. Scommesse su trial clinici: esperti chiedono il divieto
→  CINACINA. Pericoli Ai. Cina risponde all'appello di Anthropic
→  MESSICOMESSICO. Corte Suprema autorizza consumo ricreativo di cannabis
→  CANADACANADA. Carney scommette sul fatto che i più grandi investitori del mondo stiano puntando sul Canada
→  TUNISIATUNISIA. Dipartimento antidroga: "cooperazione internazionale essenziale contro traffico stupefacenti"
→  TUNISIATUNISIA. Grazia del Presidente agli studenti per contrastare droga senza compromettere loro futuro
→  GERMANIAGERMANIA. L'affermazione elettorale dell'Afd e le prospettive finanziarie
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. A 13 anni trasforma migliaia di lattine in denaro per devolverlo a enti di beneficienza: la storia di Ryan
→  USAUSA. L’Ai è un danno per l’umanità? Crollano i titoli virtuali di Claude e ChatGPT
→  YEMENYEMEN. Gli Houthi cercano di fabbricare armi avanzate grazie all'intelligenza artificiale
→  ITALIAITALIA. Italia terz'ultima in Europa per uso dell'IA tra i giovani
→  ITALIAITALIA. Stop UE alla carne dal Brasile: a rischio la produzione di bresaola IGP (!)
→  U.E.U.E.. Carburanti in Europa 2026: le misure dei governi su prezzi e accise
→  USAUSA. Amazon nel mirino: class action sui dazi Trump non rimborsati... e le azioni crollano
→  ITALIAITALIA. Trieste, ASGI: gli ostacoli all'asilo sono violazione strutturale, non emergenza
→  ITALIAITALIA. Giornata Alzheimer, Uneba: serve una "legge sulla cura" per 75.000 malati in Rsa
→  ITALIAITALIA. Savona, Ugl Salute: sistema RSA e Residenze Protette al limite
→  ITALIAITALIA. Firenze, la Rsa pubblica Le Civette verso la chiusura definitiva
→  ITALIAITALIA. Cassazione: risarcimento anche ai casalinghi senza spese per la colf
→  ITALIAITALIA. Dossier sanitario consultato senza motivo: Asufc Udine multata 24mila euro
→  U.E.U.E.. ESMA avverte: Polymarket e Kalshi senza autorizzazione per operare in UE
→  U.E.U.E.. Migranti, cala l'ingresso irregolare in Ue ma cresce la rotta per le Baleari
→  EUROPA. Migranti, l'accordo Francia-UK "uno entra, uno esce" fa acqua
→  ITALIAITALIA. RSA senza muri: le quattro sfide per aprire le case di riposo al territorio
→  MESSICOMESSICO. Liberate 8 persone in una clinica clandestina del cartello CJNG
→  MESSICOMESSICO. Cripto farm nascosta tra le montagne: legami con i cartelli
→  USAUSA. Cartelli messicani sono un "pericolo diretto" per la sicurezza
→  ITALIAITALIA. Farmaci su misura in farmacia: arriva il deblistering
→  POLONIAPOLONIA. Sette priorità nella politica sulle droghe per il 2027-2032
→  UCRAINAUCRAINA. Estesa la riduzione del danno nelle carceri
→  ITALIAITALIA. Bonus accise carburanti prorogato al 17 Settembre
→  ITALIAITALIA. È incinta, ma le fissano l’ecografia dopo il parto
→  U.E.U.E.. Immigrati. Le richieste di asilo tornano ai livelli del 2021: -17% rispetto a 2025
→  IRANIRAN. Donna non cura in ospedale altra donna senza hijab
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Le criptovalute tra le prime minacce economiche secondo l'Agenzia Anticrimine
→  ITALIAITALIA. Italiani, 901,8 miliardi fermi sui conti correnti: quanto si perde ogni anno
→  ITALIAITALIA. Abusivismo finanziario: Consob oscura altri 11 siti, totale a 1.816
→  ITALIAITALIA. Carovita. Gli italiani scelgono di mangiare a casa. Rapporto Coop
→  ITALIAITALIA. Tassi Bce in crescita. Lo scenario della Fabi-bancari
→  U.E.U.E.. Bce aumenta i tassi un quarto di punto: 2,50%
→  U.E.U.E.. Poligamia e ricongiungimento: la CEDU dà ragione ai Paesi Bassi
→  ITALIAITALIA. Restinco, la CEDU condanna di nuovo l'Italia per minori detenuti illegalmente
→  CILECILE. Procura accusa ministro Interno di aver assoldato banda di narcos per un omicidio
→  ITALIAITALIA. Alta Velocità Trenitalia. Un sito per controllare l'efficienza
→  ITALIAITALIA. Nota Istat sull’andamento dell’economia italiana. Luglio - Agosto 2026
→  ITALIAITALIA. Diesel Euro 5, blocco auto dal 1 ottobre: le regioni interessate
→  U.E.U.E.. Affitti brevi. La bozza del nuovo regolamento
→  ITALIAITALIA. Comuni sommersi dai questionari: la PA tradisce il once-only
→  U.E.U.E.. Caldo estremo 2026: meno raccolti in Ue, rincari in vista per i consumatori
→  ITALIAITALIA. Da presunti scafisti allo status di rifugiati politici
→  USAUSA. Alzheimer avanzato: donna riprende a parlare dopo funghi psilocibinici
→  ITALIAITALIA. Veneto, 4.000 posti Rsa fantasma mentre 10mila anziani aspettano
→  AUSTRALIAAUSTRALIA. Farmacie e riduzione del danno: l'esperienza australiana
→  ITALIAITALIA. Banche, a luglio calo tassi nuovi mutui (3,81%), rialzo su prestiti imprese
→  U.E.U.E.. JPMorgan: i risparmiatori europei dovrebbero investire più liquidità
→  ITALIAITALIA. UniCredit, ok BCE al Danish Compromise: cosa cambia per clienti e investitori
→  ITALIAITALIA. Compie reato il Compro Oro che vende lingotti
→  U.E.U.E.. L’Ue sta perdendo la lotta contro il commercio illegale di tabacco
→  ITALIAITALIA. Cosa comprano i turisti. Spagnoli e britannici soprattutto
→  ITALIAITALIA. Distrofia di Duchenne, ISS: accesso tempestivo a diagnosi e cure può cambiare la vita
LETTERE
→  Difetti gravi in casa prefabbricata: come agire contro venditore e costruttore
→  Fondi d'investimento: spese di gestione nascoste, come verificarle
→  Ristrutturazione tetto: serve CILA, SCIA o nulla per cambiare le lamiere?
→  RSA e patologie gravi: chi paga la quota sociale in caso di alta intensità sanitaria
→  Recesso da abbonamento palestra annuale: quando è possibile annullarlo
→  Polizza vita Allianz ex Eurovita: conviene completare il piano di versamenti?
→  Multa per corsia riservata a Firenze: come contestarla senza prove immediate
→  Multa parcheggio in Croazia: notifica tardiva e spese legali, come comportarsi
→  Firma digitale obbligatoria in banca: quali diritti per anziani e disabili senza cellulare
→  Retta RSA per demenza: chi paga l'integrazione economica
→  Cartella Digital Shop per contratto pay tv mai firmato: come contestarla
→  Libretto postale del 1946 ritrovato: come verificare se è ancora valido
→  Collettore moto non omologato montato dal concessionario: rimborso possibile?
→  Rimborso ricovero extra-regione negato dalla ASL: quali diritti far valere
→  Pronto intervento elettricista: prezzo sproporzionato, come contestarlo
→  Licenza software Lifetime revocata dopo 9 giorni: rimborso e PayPal
→  Cambio gestore energia dopo fusione societaria: bisogna essere avvisati?
→  Eredità e bollette Tim: rimborsi, indennizzi e autocertificazione erede
→  Fornitore luce cambia fatturazione e minaccia distacco: come contestare
EDITORIALE
15 SETTEMBRE 2026

Minacce al nostro sistema di vita. Intelligenza artificiale… e il cambiamento climatico?

· di Vincenzo Donvito Maxia

Se dicessimo che una gigantesca minaccia esistenziale alla sicurezza, prosperità economica e tutta la vita umana incombe sulla Terra, è altamente probabile che in tanti penserebbero all’intelligenza artificiale.

Le ultime dichiarazioni, talvolta anche chiacchiere, di esperti di tecnologia prefigurano un limite di una decina d’anni oltre i quali l’umanità sarebbe spazzata. Dopo le prime “timide avvisaglie” è arrivata la “bomba” del ceo di Anthropic, Dario Amodei, che ha avvertito che entro sei-dodici mesi l'IA potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti che potrebbero prendere il controllo dell'intera internet…. e da qui all’umanità intera il passo sarebbe breve.

Una dichiarazione apocalittica che ha scatenato una vera e propria isteria, anche finanziaria, con l’aggiunta del presidente Usa che, non condividendo la frenata ha ricordato che “Gli Usa sono in vantaggio nell’AI, non uccidete la gallina dalle uova d’oro”.

Ma c'è un grosso problema: tutta la nostra attenzione è assorbita dal potenziale rischio di estinzione rappresentato da ChatGPT, Claude, Gemini e gli altri. Corriamo il pericolo di dimenticare la minaccia ben più grande per tutta la vita sulla Terra, quella che conosciamo da oltre un secolo e che si sta già manifestando sotto i nostri occhi in ogni continente e in ogni paese: il collasso climatico.

Chiunque abbia nutrito dubbi che il riscaldamento globale possa cambiare radicalmente il nostro pianeta e il nostro stile di vita (coi negazionisti diventati ultimamente molto silenziosi), ha potuto ricredersi quest'estate. Temperature estreme ed eventi meteorologici hanno devastato interi Paesi, causando siccità e carestie, inondazioni mortali, frane e incendi. Minacce concrete, quantificabili e reali per la vita umana, a differenza dei rischi nebulosi dei modelli linguistici complessi. L’Europa quest’estate è bruciata e comunità di tutto il mondo sono state devastate da inondazioni estreme, e un evento climatico catastrofico è alle porte, l’interruzione dell’Amoc (di cui la corrente del Golfo è parte): il "capovolgimento meridionale della circolazione atlantica” che distribuisce il calore dai tropici all’Atlantico settentrionale. Se l’Amoc si fermerà (probabilità ora data al 50%) le conseguenze saranno disastrose: aumento del livello del mare sulla costa orientale degli Stati Uniti e crollo delle temperature medie invernali nell’Europa settentrionale; drastici cambiamenti nei cicli dell’acqua dell’Amazzonia che scatenerebbero reazioni a catena fino al collasso della foresta pluviale, innescando ulteriori disastri; oltre all’innalzamento della temperatura antartica di circa sei gradi e il rilascio di un’enorme quantità di anidride carbonica attualmente immagazzinata nell’oceano Antartico. Nel frattempo è in arrivo il super El Nino, che non è solo una notizia per Paesi disgraziati, ma coinvolge da subito anche l’Italia.

Tra le migliaia di studi, convegni a tutti i livelli, facciamo al momento tesoro di quanto ha affermato già qualche tempo fa il dottor Luke Kemp, autore principale dello studio “Climate Endgame" e ricercatore presso il Centre for the Study of Existential Risk di Cambridge . "Il cambiamento climatico ha giocato un ruolo in ogni evento di estinzione di massa. Ha contribuito alla caduta di imperi e ha plasmato la storia." Sebbene gli eventi meteorologici estremi – che si verificano già con maggiore frequenza – siano motivo di grande preoccupazione, ha aggiunto, "i percorsi verso il disastro" non si limitano agli impatti diretti delle alte temperature. "Effetti a catena come crisi finanziarie, conflitti e nuove epidemie potrebbero innescare altre calamità e ostacolare la ripresa da potenziali disastri come una guerra nucleare".

Cosa sta accadendo nel mondo in questi ultimi anni? Non più solo guerre ”lontane”, da titoli di coda dei notiziari, ma eventi con ricadute sulla nostra vita quotidiana (i carburanti vale come esempio per tutto). Non solo. Dall'Ue agli Usa, passando per l’Italia e tanti altri Paesi, si stanno ridimensionando attenzione e rimedi al cambiamento climatico.

11 SETTEMBRE 2026

Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla

· di Vincenzo Donvito Maxia

La morte di Emma Bonino è occasione perché dovunque si ricordi il suo operato politico militante ed istituzionale. Che non è cosa da poco per un Paese che, dagli anni 70 del secolo scorso, si è svegliato riconoscendo validità alle individualità soprattutto grazie alla Bonino. Paese che barcolla e che, negli ultimi tempi, almeno per coloro che si esprimono (meno del 50%, mediamente) non è scevro da rimettere in discussione questi diritti e libertà. Uno per tutti: il diritto ad abortire.

Occasione che vale per tutto quello che compone una democrazia “liberale”, come dovrebbe essere la nostra. Dall’economia alle libertà individuali. Questa democrazia ha una caratteristica che non va mai dimenticata: niente deve essere dato per scontato e deve essere sempre difeso ed affermato.

In economia, si pensi ad alcuni processi di monopolizzazione in atto come Poste/Tim per le telecomunicazioni, Intesa/Mps per il risparmio, le tante aziende cosiddette partecipate che gestiscono i servizi pubblici locali e regionali. Nonché l’ignavia di amministrazioni centrali e locali a riconoscere e rendere fattibile il diritto alla casa/abitare.

Per le libertà, oltre al già ricordato aborto, si pensi a quella di stampa, di informazione con quella di Stato che fa concorrenza a quella privata in conflitto di abuso di posizione dominante, di espressione che è disciplinata da ordini professionali di stampo fascista e dai divieti per intere fette di popolazione per poterne fruire (divieto social ai minori è punta d’iceberg).

Beh, quando muore una come Bonino, come qualche anno fa accadde per Marco Pannella, crediamo sia necessario che ognuno si fermi un attimo a riflettere per partire subito dopo. Tutto questo non ci è caduto come l’acqua dal cielo, ma è stato frutto di consapevolezza e tenacia che, auspichiamo, non debba solo essere appannaggio di presunto eroi, ma di ogni cittadino.

11 SETTEMBRE 2026

11 settembre 2001

· di Redazione
10 SETTEMBRE 2026

Editoriale. Leggiamo l’andamento dell’economia italiana

· di Vincenzo Donvito Maxia

La nota Istat sull’andamento dell’economia italiana nei mesi di luglio e agosto appena trascorsi, è una fotografia rispetto alla quale tutti i decisori economici ed istituzionali devono fare i conti. Anche se siamo abituati a vedere i decisori economici molto interessati a prostrarsi ai poteri di turno. Che facilitano le loro operazioni al fine di garantirgli soldi pubblici per profitti privati, con anche l’ombrello di nuovi oligopoli e monopoli. E i decisori pubblici a ripetere “a paperina” che tutto va bene e migliora o che tutto va male e peggiora.

Mentre i banali cittadini/consumatori sono alle prese con aumenti dei prezzi non solo per le conseguenze geopolitiche mondiali, ma anche e soprattutto per incapacità di questi decisori.

Rallenta il Pil in Usa e in Cina, caratterizzato da - più che altro - massicci investimenti nell’Intelligenza Artificiale (prossimi ad una bolla?) e aumento dei debiti pubblici con gli interessi delle obbligazioni schizzati in alto.

Le prospettive internazionali sono quanto mai dubbie e il ruolo dell’Italia è sempre più marginale, mentre l’Ue stenta a “slegarsi”

A seguito di questi dati Istat, dalla politica ne sentiremo delle belle. Ma sia chiaro che l’aumento dello 0,2% del Pil rispetto ai tre mesi precedenti è robetta (galleggiamento direbbe il ministro Giorgetti). Soprattutto se consideriamo che la variazione acquisita per il 2026 è pari a 0,8% rispetto all’1,4% dell’Ue; e con un debito pubblico - 139% - tra i più elevati dell’Unione stessa.

“Conforta” la crescita di 0,7% a luglio, rispetto al mese precedente, della produzione industriale? Non ne saremmo tanto entusiasti se consideriamo che le produzioni in crescita sono molto legate e oligopoli e monopoli che, a fronte dei bei risultati (temporanei) delle aziende, tempo un paio di respiri rappresentano il problema dei problemi nel favorire la crescita di prezzi e calo delle qualità.

Il numero di occupati a luglio è stabile rispetto a giugno per i 35-49enni, ma una stabilità che, essendo in calo l'occupazione femminile e quella di tutte le altre fasce di età, mixando con la crescita esponenziale dei pensionati, la cosiddetta crisi demografica-abitativa e l’aumento dei prezzi, compromette qualità e investimenti. Sempre considerando che decisori - di governo e di opposizione - fanno entrambi danno mai dicendo le cose come stanno, ma solo ai fini della loro propaganda che, visto che le persone rispondono andando sempre meno a votare - non si rendono conto che si stanno solo suicidando.

Situazione che trova riscontro con l’inflazione in aumento come non mai, 3,3%

LA PULCE NELL'ORECCHIO
14 SETTEMBRE 2026

Il Premio Margherita Hack all’Unione delle Chiese valdesi e metodiste - riflessione e documenti

· di Annapaola Laldi

Riconosco che la notizia, che riporto adesso, è datata. Ma lo è solo dal punto di vista cronologico, perché, nella sostanza, per come continuano ad andare le cose nel nostro Paese, la notizia è dirompente perché l’assegnazione di questo premio è un evento che va controcorrente. Infatti, tutti i diritti civili (il riconoscimento dei diritti delle persone LGBIT+ sono calpestati, il riconoscimento delle coppie di fatto, specialmente di quelle omosessuali, spesso dileggiato, l’eutanasia, nonostante le decisioni della Consulta, osteggiata, quando non resa quasi impossibile, l’interruzione volontaria della gravidanza praticamente impedita, per non parlare della Gravidanza per Altri (GPA) resa addirittura delitto universale, il che rende l’Italia ridicola di fronte al mondo intero, e non impedisce che sempre più coppie etero- e omosessuali trovino il modo di far riconoscere all’anagrafe come propri figli/e i bambini avuti con questo sistema all’estero).

Ai primi di maggio 2026, dunque, NEV (Notizie Evangeliche), col suo articolo del 5 maggio 2026 intitolato " Premio Margherita Hack assegnato alla Chiesa Valdese" informò i lettori che l’Associazione “Trentino Laica” aveva conferito il premio Margherita Hack all’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi e che tale premio sarebbe stato consegnato il 12 maggio a Trento alla Moderatora (in carica allora) Alessandra Trotta.

Una breve osservazione qui va fatta. Mettere insieme Margherita Hack, atea dichiarata, e una Chiesa, sia pure evangelica, a prima vista fa l’effetto di un ossimoro. Ma non è così – primo, perché la grande astronoma, prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astrofisico (quello di Trieste), era una persona intelligente e aperta al confronto con chiunque, quindi anche con chi la pensava diversamente da lei; secondo, perché l‘Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi” , come si vedrà di seguito, documentando le diverse affermazioni, è una compagine eminentemente laica. Il pastore (o pastora), per primo, è un laico, a cui è riconosciuta ufficialmente, con la consacrazione nel contesto di un Sinodo, la missione di annunciare la Parola del Signore e di presiedere alla Cena del Signore. Ma, se manca per un qualsiasi motivo, qualunque membro di Chiesa (uomo o donna che sia) può sostituirlo, anche pronunciando il sermone – cosa proibitissima almeno nella Chiesa cattolica, in cui un laico non può neppure leggere pubblicamente il testo dell’Evangelo.

Il 12 maggio, nel ritirare il premio, Alessandra Trotta, pronunciò un lungo discorso, in cui, in sintesi, dichiarava che il Premio Margherita Hack «rappresenta un tributo significativo all’impegno civile, sociale e culturale che l’Unione delle Chiese metodiste e valdesi profonde costantemente nel nostro Paese. Il legame tra i valori della libertà di pensiero, la promozione della cultura scientifica e l’impegno etico, tratti distintivi dell’eredità di Margherita Hack, trova un riflesso coerente nell’opera della Tavola Valdese e nella sua guida attenta e appassionata».

E adesso si elencano i documenti sinodali, approvati dopo una riflessione che a volte è durata anche un paio di anni, che dimostrano il collegamento tra l’eredità di Hack, cioè “la libertà di pensiero, la promozione della cultura scientifica e l’impegno etico”, e l’impegno della Chiesa valdo/metodista.

Ciascuno può leggere quelli di proprio maggiore interesse. La divulgazione è consentita citando la fonte (Chiesa valdese). L’elenco dei documenti è in ordine cronologico.

In particolare, si fa notare che sull’eutanasia e il suicidio assistito, la riflessione e l’elaborazione dei documenti è stata particolarmente lunga (dal 1998 al 2017)

Interruzione volontaria di gravidanza (documento elaborato nel 1996)

Documento della Tavola Valdese sull’eutanasia e il suicidio assistito (riflessione predisposta a Roma il 7 febbraio 1998)

“I problemi etici posti dalla scienza” (approvato dal Sinodo nell’agosto 2000)


Documento sull’omosessualità con la partecipazione anche dell’ Unione delle Chiese Battiste (3-4 novembre 2007)


Benedizione delle coppie dello stesso sesso (2010)


«È la fine, per me, l’inizio della vita» (Eutanasia e suicidio assistito: una prospettiva protestante (2017)

Testo e commento ai due atti sinodali 2010 sul tema “fede e omosessualità” e “benedizione delle coppie dello stesso sesso”tazione per altri” (documento in via di elaborazione – 2023)


“Gestazione per altri” (documento in via di elaborazione – 2023)

12 SETTEMBRE 2026

11settembre: una data infausta a livello ufficiale. Ma la crudeltà dispiegata a livello mondiale trova un'eco anche nelle storie private del nostro Paese - con i bambini

· di Annapaola Laldi

L'11 Settembre è una data infausta. Nel 1973 Salvador Allende, presidente del Cile dal 1970, fu ucciso nell’assalto dei suoi avversari al palazzo presidenziale della Moneda. A questo seguirono gli anni di una delle più crudeli, sanguinose dittature in America Latina, quella di Augusto Pinochet.

L’11 settembre 2001, all’alba del XXI secolo, che, per tanti, doveva segnare il vertice delle leopardiane «magnifiche sorti e progressive» del genere umano … ecco che l’umanità sprofonda in un pozzo di odio senza fine, con guerre plurime ovunque.

Oggi, poi, 11 settembre 2026, dobbiamo registrare il lutto per la morte di Emma Bonino , come si legge nell'editoriale di Donvito Maxia su questo sito.

Questo il quadro internazionale e nazionale, per così dire, ufficiale.

Ma la crudeltà, dispiegata a livello mondiale, trova un’eco nelle private storie quotidiane del nostro Paese, proprio prendendo di mira le creature più fragili, più indifese che dovrebbero sempre essere oggetto di protezione della società per avere, in futuro, cittadini e cittadine forti, gentili e responsabili nella vita della nostra società.

E così, ecco due storie atroci, di cui è bene prendere coscienza, per non illuderci che tutto vada bene in questa Italia che vanta il governo più stabile della storia della Repubblica e tanta attenzione per chi è in difficoltà, con quella pioggia di “bonus” che sono soldi buttati al vento, perché la nostra società ha bisogno di solide e risolutive riforme strutturali.

Ambedue le storie sono narrate al momento della chiusura delle indagini dei PM e della condanna dei torturatori di queste creature.

La prima, resa nota da alcuni organi di stampa il 9 u.s., riguarda una bimba di 5 anni di età maltrattata da entrambe i genitori con l’acquiescenza di nonni e parenti della coppia, anch’essi, ora, denunciati per sapere e a rischio di processo.

L’articolo a cui mi riferisco si trova sul “Corriere della sera” e si intitola Botte e fame, incubo per una bimba di 5 anni: a processo madre e padre. “In ospedale ringhiava”

La piccola, di cui ovviamente non si dice il nome, aveva cominciato a essere insultata e maltrattata, praticamente da quando era nata, cioè dal febbraio 2021, ma la sua condizione era stata conosciuta solo dal 10 luglio 2024, «quando la piccola – si legge nell’articolo di Federico Gottardo – è arrivata in elisoccorso all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. Sveniva, aveva il naso tumefatto, escoriazioni e lesioni su tutto il corpo, oltre a segni di malnutrizione e di una sospetta intossicazione da farmaci. Ma i genitori non hanno fatto nulla, fermandosi anche a prendere un gelato mentre la figlia veniva salvata dai medici. Che, dai successivi esami, hanno scoperto che aveva ossa sviluppate come una bambina di appena 2 anni». I sanitari hanno avvisato la Procura che ha fatto partire l’inchiesta. La PM Debora Rinaudo ha parlato di «un campionario di orrori» e ha chiesto il rinvio a giudizio di padre e madre, «ma rischiano il processo anche i nonni e un amico di famiglia di 42 anni, accusati di sapere dei maltrattamenti ma di non aver fatto nulla per evitarli. Anzi, di avere incoraggiato i due a continuare». L’inchiesta della Procura ha portato alla luce il vero e proprio inferno, in cui è vissuta questa creatura. Se faceva la pipì a letto la notte, i genitori la cacciavano fuori casa anche d’inverno, e poi la costringevano a dormire sulle lenzuola bagnate, irridendola. La madre l’ha rifiutata fin da subito e l’ha spedita da una zia che se ne è presa cura solo per qualche mese, restituendola, poi, alla famiglia. Cresciuta, niente iscrizione alla scuola materna, niente nomina del pediatra di base. Per evitare che si sporcasse, i genitori erano ricorsi alla cosa più logica; niente mangiare né bere.

Dall’inizio delle indagini la bimba è in una comunità protetta per tentare di farle superare il trauma vissuto. Si è anche reso noto che, al primo ricovero, la bambina «ringhiava come un cane quando qualcuno si avvicinava al suo piatto, tanto era abituata a restare senza cibo». E ha paura delle donne, perché la madre era la sua principale aguzzina.

È invece pubblicata l'11 settembre, un’altra storia di ordinaria crudeltà e di violenza perpetrata su due sorelle. L’articolo, di Alessandra Boero e Giulio Gavino, è pubblicato su “La Stampa” e si intitola Orrore a Imperia: il compagno abusava delle figlie, la mamma “era la mediatrice”.

Anche qui si parla di queste violenze a chiusura delle indagini e con la condanna a 6 anni e sei mesi inflitta all’uomo, mentre alla madre la Procura di Imperia ha notificato la chiusura delle indagini nei confronti della madre, per concorso con l’uomo degli abusi sessuali, con le aggravanti della minore età e del rapporto di parentela con la persona offesa. Le figlie, quando è cominciata la loro tortura, avevano rispettivamente sedici e dieci anni. È stata quest’ultima a dare segnali di disagio psicologico e si era confidata, in prima battuta, con una compagna di classe, e poi con alcune insegnanti. Nelle indagini sono state scoperte chat scambiate fra i due adulti, con la madre che, come dice il titolo dell’articolo, faceva da mediatrice con la più piccola, perché si lasciasse fare quello che voleva l’uomo. Sono emerse foto intime, fotografie su supporti digitali, decine di mail e messaggi scambiati su Facebook.

Fin dall’inizio dell’inchiesta, le due sorelle sono state accolte in una comunità protetta e sostenute con un piano psicologico di lunga durata. Negli interrogatori, le ragazze hanno parlato a lungo con i Carabinieri e una di loro ha detto: «Non voglio che nessuno, mai nessuno, manco il mio peggior nemico, possa passare quello che ho passato io».

Che cosa possiamo dire di più? Solo fare a tutte e tre queste creature gli auguri più sentiti e sinceri di riuscire a superare i loro traumi nel modo migliore e trovare delle famiglie che le accolgano e siano capaci di dare loro, con pazienza, tutto l’amore che non hanno potuto avere finora.

OSSERVATORIO LEGALE
11 SETTEMBRE 2026

Come dividere le spese del riscaldamento condominiale

· di Sara Astorino

Uno dei quesiti che spesso i consumatori si pongono, soprattutto quando l’autunno sta per arrivare, è come devono essere ripartite le spese condominiali relative al riscaldamento.

Molto spesso sia gli orari, il funzionamento ma soprattutto i costi del riscaldamento preoccupano, proprio per questa ragione è importante segnalare la sentenza del Tribunale di Palermo n. 4911 del 12 Agosto 2026.

Il Tribunale di Palermo ha chiarito che le spese relative ai servizi comuni destinati a servire i condomini in misura diversa devono essere ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne.

Cosa significa? Come si traduce effettivamente questo principio?

Ebbene, nel caso nel palazzo vi sia un sistema centralizzato, la quota di riscaldamento non dovrà essere divisa, o ripartita, sulla base delle tabelle millesimali ma su base oggettiva ovvero sulla base dei consumi effettivamente registrati da ogni singola unità abitativa.

Le tabelle millesimali, infatti, non costituiscono un criterio di calcolo generale ma residuale che potrà essere utilizzato solo se non è possibile misurare i consumi in maniera individuale.

Non solo, la sentenza del Tribunale di Palermo ha anche chiarito che la ripartizione forfettaria fissa potrebbe ritenersi legittima solo se adottata dall’unanimità dei condomini oppure prevista da un regolamento condominiale contrattuale.

9 SETTEMBRE 2026

Bigenitorialità e condotte ostative: per escludere un genitore servono prove rigorose

· di Smeralda Cappetti

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22941 dell’8 luglio 2026, è tornata sul diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e sulle conseguenze delle condotte che ostacolano tale relazione.


Nel corso di una separazione, il figlio minore, collocato presso la madre, aveva progressivamente rifiutato gli incontri con il padre.
Il Tribunale, ritenendo che la madre avesse favorito tale allontanamento, aveva mantenuto il collocamento del bambino presso di lei, ma ne aveva sospeso la responsabilità genitoriale rispetto alle decisioni più importanti su salute, istruzione ed educazione, attribuendole esclusivamente al padre.
La madre era stata inoltre condannata al risarcimento dei danni in favore sia del figlio sia dell’altro genitore. La decisione era stata confermata dalla Corte d’appello.


La Cassazione ha ricordato che l’affidamento condiviso e la partecipazione di entrambi i genitori alla vita del figlio rappresentano la regola generale prevista dall’articolo 337-ter del Codice civile.
L’affidamento cosiddetto “super esclusivo”, che impedisce a un genitore di partecipare anche alle decisioni di maggiore interesse, costituisce invece una misura eccezionale, assimilabile ai provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale previsti dagli articoli 330 e 333 del Codice civile.
Per adottarla non basta richiamare genericamente la conflittualità familiare, la scarsa collaborazione o la difficoltà del genitore collocatario nel favorire gli incontri. Occorre individuare condotte gravemente pregiudizievoli, provarne l’effettiva esistenza e spiegare quale incidenza causale abbiano avuto sul benessere del minore e sul rapporto con l’altro genitore.
Il provvedimento sull’affidamento non deve diventare una sanzione nei confronti del genitore ritenuto inadempiente. Il suo unico criterio deve essere l’interesse concreto del figlio.


Nel caso esaminato, la Suprema Corte ha rilevato una contraddizione: da un lato la madre era stata considerata tanto inadeguata da essere esclusa dalle decisioni fondamentali; dall’altro, il minore era rimasto prevalentemente collocato presso di lei. Non era stata inoltre adeguatamente verificata l’idoneità del padre a esercitare da solo la responsabilità genitoriale, tenuto conto anche della sua residenza in un’altra regione.


La Cassazione ha quindi annullato la decisione e rinviato il procedimento alla Corte d’appello di Perugia.


Le condotte concretamente dirette a impedire il rapporto del figlio con l’altro genitore possono determinare la modifica dell’affidamento o del collocamento e l’applicazione delle misure previste dall’articolo 473-bis.39 c.p.c., tra cui:
- l’ammonimento del genitore inadempiente;
- la condanna al pagamento di una somma per ogni successiva violazione;
- una sanzione amministrativa pecuniaria;
- il risarcimento dei danni in favore dell’altro genitore o del minore.

Tali conseguenze, soprattutto quando incidono sulla responsabilità genitoriale, richiedono però un accertamento puntuale. Non sono sufficienti formule generiche, etichette psicologiche o la sola constatazione che il minore rifiuti gli incontri.


La decisione conferma così un principio essenziale: la bigenitorialità è un diritto del figlio, non uno strumento per premiare o punire uno dei genitori.

ARTICOLI
15 SETTEMBRE 2026

Covid e distrazioni istituzionali. Le mail che invitavano ad applicare le leggi

· di Lorenzo Somigli

Dalle norme del 2008 già in vigore ai dispositivi certificati contro gli agenti biologici: la cronologia delle sei email inviate a Brusaferro nel 2020. La documentazione è ora agli atti della parlamentare d’inchiesta sul Covid.

Non solo ha contribuito a scrivere le norme. Ha provato a farle applicare, quando ancora si poteva evitare il peggio. E lo ha fatto con sei email inviate nel 2020 al vertice dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sono le email del Prof. Roberto Lombardi, già ISPESL poi INAIL, tra i massimi esperti in Italia di biocontaminazione e tra gli estensori tecnici per l’attuazione del D.Lgs. 81/2008. Un carteggio inedito che La Firenze che vorrei ha acquisito e trasmesso integralmente alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid presieduta da Marco Lisei (Fratelli d’Italia), perché resti agli atti.

Una cronologia spietata, che smentisce la narrazione sull’impreparazione dell’Italia.

25 gennaio 2020. L’avviso prima del lockdown

L’Italia non è ancora zona rossa. Lombardi scrive a Silvio Brusaferro, allora presidente dell’ISS, indicando il documento del 2015: «A pag 2 riporta che si devono estendere le indicazioni anche agli agenti del gruppo tre quindi questa tipologia di virus». E aggiunge: «Potrebbe essere utile considerare le indicazioni per i DPI da pag 9, quelle per la disinfezione a pag 15». Allega anche il documento SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) sulla disinfezione delle superfici. In pratica: il virus è Gruppo 3, le regole ci sono già, vanno applicate.

31 gennaio 2020. La critica alle indicazioni generiche

Sei giorni dopo, seconda email. Oggetto: scorte DPI. Lombardi segnala che si parla di «dispositivi certificati contro rischi biologici e agenti infettivi», ma che alle strutture sanitarie è arrivata dal Ministero solo documentazione OMS, definendone le indicazioni «generiche e superficiali proprio per le misure di sicurezza di tipo collettivo ed i DPI». La sua proposta è chiara: «Forse si potrebbe elaborare della documentazione con caratterizzazioni tecniche più dettagliate e correlate alla legislazione vigente in materia nazionale e comunitaria». E per togliere ogni alibi: «Non mi interessa una formalizzazione e che sia inserito il mio nominativo, ma che siano attuate le misure di tutela più idonee».

4 febbraio 2020. Il documento tecnico

Terza mail. Lombardi inoltra un documento della società scientifica HCRM: «Ritengo tecnicamente valido per gli aspetti indicati, sulle misure di sicurezza da attuare per il nuovo coronavirus ed altri agenti del medesimo gruppo di rischio 3, tipo micobatterio tubercolare ed altro». È il tentativo di correggere il tiro con strumenti operativi, non con circolari.

Nelle settimane successive l’Italia entra in lockdown. Gli ospedali vanno in tilt, le terapie intensive si riempiono.

13 marzo 2020. L’allarme sui contagi negli ospedali

Pieno collasso. Lombardi cambia tono: «Troppi operatori sanitari negli ospedali si contagiano e si ammalano, le misure di sicurezza per tale tipologia di rischio devono essere più dettagliate e precise». Indica tre punti concreti: «Come abbattere la concentrazione in aria dell’agente virale, come eseguire un’idonea disinfezione, quali sono i DPI che garantiscono una reale protezione». Allega un esempio fatto per la FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani) e nota: «Trovo anomalo quanto descritto al riguardo dalla Toscana». Chiude con: «Mi piacerebbe poter contribuire in maniera organica alla situazione».

12 aprile 2020. Pasqua, l’appello al CTS.

Piena prima ondata. Lombardi scrive ancora: «Ti propongo nuovamente la possibilità di dialogare con il Comitato Tecnico Centrale in merito all’ottimizzazione delle misure di sicurezza, mettendo a disposizione l’esperienza acquisita in 25 anni sulla materia».

25 dicembre 2020. Il documento INAIL

Natale 2020. Ultima mail. Lombardi comunica che è uscito il documento INAIL realizzato con colleghi e docenti universitari: «Spero che possa far chiarezza su diversi aspetti in questo momento di confusione, smarrimento, angoscia ed in una situazione ove si spera che le specifiche tecnico-scientifiche, in contemporanea assonanza con gli obblighi normativi da osservare, abbiano sempre più rilevanza per una adeguata tutela della salute, rispetto a posizioni politiche».

Sei segnalazioni ufficiali. In undici mesi. Prima ha ricordato che le norme c’erano, poi ha provato a farle applicare con indicazioni tecniche precise, poi ha offerto la sua esperienza, infine ha messo nero su bianco un documento ufficiale.

Il giornale onlne "La Firenze che vorrei", che con Il Tempo ha documentato per prima l’esistenza del D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro, ha consegnato l’intera documentazione alla Commissione d’inchiesta.

Domande ineludibili. Se le norme c’erano, e qualcuno lo aveva segnalato per tempo, perché non furono utilizzate quando serviva maggiormente? L’Istituto Superiore di Sanità aveva voce in capitolo o le scelte politiche ebbero la meglio sulle norme? Chi prese le decisioni e su quali basi tecnico-scientifiche e, a questo punto, normative?

15 SETTEMBRE 2026

Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 15/09/2026

· di Redazione

Diritti individuali e politiche concrete: questi sono i binari su cui il dibattito internazionale sulle droghe si sta muovendo. Dal Portogallo che mostra cosa significa depenalizzare davvero, agli studi che chiedono approcci non punitivi verso i minori, fino alle esperienze di riduzione del danno che funzionano. Intanto il proibizionismo continua a generare criminalità organizzata e violenza, mentre alcuni paesi sperimentano regolamentazione per sostanze come cannabis e psilocibina.

In questo numero

EDITORIALE

→ Editoriale. Diritti economici ed individuali. Non vengono dal nulla

ARTICOLI

→ Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive

→ Il Portogallo ha depenalizzato le droghe 25 anni fa, ma la vera lezione sta in ciò che ha costruito attorno a questa politica

→ Droghe illegali. L’Italia unita a metà settembre

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 8 a 14 Settembre 2026

→ Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ America Centrale rafforza la sorveglianza aerea contro il crimine transnazionale

→ Cartelli messicani, laboratori di metanfetamina in Sudafrica e Nigeria

→ Colombia. I narcos ricorrono ai droni mentre il Paese sprofonda in una guerra totale

→ Bolivia, l'alleanza tra il "re della coca" e un nazista per creare un narco-Stato

→ Riforma globale delle droghe: a Dublino si chiede un approccio basato sui diritti dei minori

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 09/09/2026

→ Sudafrica snodo globale del narcotraffico, corruzione nella polizia

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 08/09/2026

NOTIZIE

→ MESSICOMESSICO. Corte Suprema autorizza consumo ricreativo di cannabis

→ TUNISIATUNISIA. Dipartimento antidroga: "cooperazione internazionale essenziale contro traffico stupefacenti"

→ TUNISIATUNISIA. Grazia del Presidente agli studenti per contrastare droga senza compromettere loro futuro

→ MESSICOMESSICO. Liberate 8 persone in una clinica clandestina del cartello CJNG

→ MESSICOMESSICO. Cripto farm nascosta tra le montagne: legami con i cartelli

→ USAUSA. Cartelli messicani sono un "pericolo diretto" per la sicurezza

→ POLONIAPOLONIA. Sette priorità nella politica sulle droghe per il 2027-2032

→ UCRAINAUCRAINA. Estesa la riduzione del danno nelle carceri

→ CILECILE. Procura accusa ministro Interno di aver assoldato banda di narcos per un omicidio

→ USAUSA. Alzheimer avanzato: donna riprende a parlare dopo funghi psilocibinici

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. Farmacie e riduzione del danno: l'esperienza australiana

→ USAUSA. Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica

→ SVIZZERASVIZZERA. La vendita regolamentata di cannabis nelle farmacie potrebbe favorire un passaggio a forme di consumo a minor rischio

→ SPAGNASPAGNA. Maxi operazione polizia contro 'Dubai Bank' al servizio dei narcos

→ ITALIAITALIA. Cinque poliziotti arrestati a Roma indiziati per traffico stupefacenti

15 SETTEMBRE 2026

Covid, Commissione d’inchiesta, Schillaci e il decreto 81/2008: domande in attesa di risposta

· di Lorenzo Somigli

Il nodo del D.Lgs 81/2008 e delle email inviate all’ISS a gennaio 2020. Se le norme sulla sicurezza sul lavoro e contro la biocontaminazione erano insufficienti, perché sono ancora in vigore? Se erano sufficienti, perché non furono applicate?

Parlare di Covid fa perdere voti? Forse. Parlare di un «dramma nazionale», come il Covid, rievoca sofferenze passate e incubi ancora presenti? Con ogni probabilità, sì. Oltre a rievocare sofferenze e incubi, sapere che esistevano gli strumenti adatti a contenere la pandemia, permettendo di lavorare in sicurezza anche allora, può scatenare altri sentimenti. Rabbia, desiderio di verità e paura che succeda di nuovo.

Sono affermazioni sorprendenti, quelle del Ministro della Salute Orazio Schillaci alla Festa del Fatto. Frasi, per altro, riportate con una sintassi approssimativa e contenenti un rifugio poco scientifico nella scaramanzia, proprio mentre la Commissione Covid voluta da Fratelli d’Italia e presieduta dal Sen. Marco Lisei dovrebbe fare piena luce. Ma non solo sul giro dei soldi connesso all’emergenza.

Le ha dette Schillaci per farsi udire da tutti nella platea e magari da Giuseppe Conte? È possibile che un Ministro della Repubblica in un dicastero chiave come la Salute parli di argomenti tanto sensibili come la pandemia senza aver concordato preventivamente la linea con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella?

Sono le stesse evidenze che il Sen. Luigi Spagnolli (PD) ha definito «da cestinare». Una convergenza singolare tra posizioni opposte che, anziché fare chiarezza, rischia di compromettere la necessaria opera di verità.

Come documentato nell’inchiesta dell’8 agosto dal titolo «Covid, i protocolli c’erano già» (successivamente ripresa da Il Tempo), nel 2008, nel 2010 e nel 2015 lo Stato aveva già scritto tutto: valutazione del rischio biologico per agenti di Gruppo 3 a trasmissione aerea, DPI certificati EN 14126 classe 6B, sistemi RABC UNI EN 14065 validati Accredia, filtrazione HEPA H14 EN 1822, disinfezione validata EN 14885 per dimostrazione di efficacia.

E sempre come dimostrano i documenti che La Firenze che vorrei ha ricevuto (e poi trasmesso alla Commissione), il 25 gennaio 2020 – quindi prima del lockdown – il Prof. Roberto Lombardi (ex ISPESL-INAIL, autore delle Linee Guida) inviava ai vertici dell’ISS le indicazioni operative con i protocolli allegati. Altre sei email seguiranno fino ad aprile.

Il punto, insomma, non è cosa migliorare in astratto. Il punto è sapere che gli strumenti già esistevano: il D.Lgs 9 aprile 2008 n. 81, Titolo X, cardine della sicurezza sul lavoro, insieme ai suoi documenti attuativi contro la biocontaminazione.

Chi scrive, inoltre, è in attesa di sapere se il Decreto 81/2008 e relativi documenti tecnici contro la biocontaminazione/pandemia sono stati ritenuti insufficienti nel 2020 dai vertici dello Stato e, nel caso, perché. Se risponderanno di sì, domanderemo come mai questa legge, che è ancora in vigore, non è stata ancora modificata. Se risponderanno di no, chiamatelo, se volete, colpo di Stato!

Intanto, chi ci impedisce di pensare che si stia configurando un clima tale per cui l’esplosività delle evidenze, i protocolli e le email inviate all’Istituto Superiore di Sanità (la prima addirittura a gennaio del 2020), rende necessario il segreto di Stato come unica via d’uscita?

Le mail ci sono. Leggi e protocolli c’erano e ci sono. Attendiamo risposta.

(articolo pubblicato su "La Firenze che vorrei")

14 SETTEMBRE 2026

Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive

· di Redazione

Un nuovo policy brief della Global Commission on Drug Policy, realizzato insieme a Youth RISE e alla Global Campus of Human Rights, chiede un cambio di paradigma nelle politiche sulle droghe rivolte a bambini e giovani. Come riporta anche allAfrica, il documento sostiene che le normative pensate in nome della "protezione" dei minori hanno spesso ignorato l'impatto reale che le leggi sulle droghe hanno sulla loro salute, sui loro diritti, sulle famiglie e sulla vita quotidiana. Il rapporto chiede che bambini e giovani non vengano più considerati semplicemente soggetti da proteggere dalle droghe, ma titolari di diritti con un ruolo concreto nella costruzione delle politiche che li riguardano.

La proposta nasce da un'iniziativa che ha coinvolto la Global Commission on Drug Policy, Youth RISE e la Global Campus of Human Rights, riunendo bambini e giovani provenienti da diverse regioni del mondo per analizzare come le politiche sulle droghe incidano sulle loro esistenze. Nel complesso, la Commissione ha consultato oltre 150 persone in 47 paesi dei cinque continenti. Dai partecipanti è arrivata una richiesta chiara: politiche che si allontanino dalla punizione per puntare invece sul sostegno, con servizi di salute mentale pensati per i giovani, educazione basata su evidenze scientifiche, riduzione del danno e partecipazione reale ai processi decisionali.

A guidare la riflessione è stato Juan Manuel Santos, ex presidente della Colombia e commissario della Global Commission, che ha ricordato le parole del compianto Kofi Annan, con cui condivideva l'impegno all'interno di The Elders: "le droghe hanno distrutto molte vite, ma politiche governative sbagliate ne hanno distrutte molte di più".

Santos ha spiegato che è proprio questa tensione ad aver motivato la nascita della Commissione, con l'obiettivo di aprire conversazioni difficili: da oltre un decennio l'organismo mette in discussione politiche che, secondo le evidenze disponibili, non raggiungono gli obiettivi dichiarati e possono anzi causare danni gravi. Secondo Santos, bambini e giovani vengono spesso invocati per giustificare lo status quo delle politiche sulle droghe, ma raramente i decisori si sono fermati a esaminare in modo sistematico cosa quelle politiche comportino davvero per i loro diritti, la loro salute, le loro famiglie e il loro futuro. "Non è un ambito facile e il dibattito viene troppo spesso ridotto a un unico messaggio, la prevenzione", ha detto, aggiungendo che il documento è stato pensato per "demistificare" la questione e restituirne la piena complessità. La prevenzione conta, ha precisato, ma non può costituire l'intera risposta: i giovani che fanno uso di droghe esistono comunque, e hanno bisogno di informazioni accurate, servizi sanitari, riduzione del danno, trattamento e sostegno, oltre che di protezione da violenza, sfruttamento ed esclusione. La politica sulle droghe, ha aggiunto, non può essere lasciata alle sole forze dell'ordine: servono un ruolo per la sanità, l'istruzione, la protezione sociale, la giustizia, gli attori dei diritti dell'infanzia e per gli stessi giovani. "Dobbiamo smettere di trattare i bambini semplicemente come una giustificazione delle politiche sulle droghe e iniziare a riconoscerli come persone con diritti, bisogni, esperienze e un futuro che le nostre politiche influenzano direttamente", ha affermato.

Una testimonianza diretta è arrivata da Anne-Marie Cockburn, madre di Martha, morta a 15 anni nel 2013 dopo aver assunto MDMA. Cockburn ha raccontato come la propria paura le abbia impedito un dialogo costruttivo con la figlia, e ha criticato la carenza di risorse educative oneste sulla riduzione del danno, attribuendo la responsabilità a leggi e a una cultura fondata sulla paura piuttosto che sull'informazione. Per Cockburn, questo cambio di approccio deve tradursi in misure concrete di riduzione del danno: ha chiesto la creazione di centri sanitari dove giovani e famiglie possano accedere a informazioni affidabili sulle droghe, imparare come comportarsi in caso di emergenza e conoscere i propri diritti, oltre a servizi di drug-testing per ridurre i rischi legati alle sostanze non regolamentate. Charity Monareng, direttrice di Students for Sensible Drug Policy International e attivista sudafricana, ha chiesto che i giovani vengano coinvolti fin dalle prime fasi nella costruzione delle politiche, non semplicemente consultati in un secondo momento in modo formale.

14 SETTEMBRE 2026

Il Portogallo ha depenalizzato le droghe 25 anni fa, ma la vera lezione sta in ciò che ha costruito attorno a questa politica

· di Redazione

Nel 2025, quasi 70.000 americani sono morti per overdose di droga. Sebbene si tratti di un calo rispetto ai quasi 108.000 decessi registrati nel 2022, queste cifre drammatiche distinguono gli Stati Uniti dagli altri paesi ad alto reddito. Al culmine della crisi degli oppioidi, il tasso di mortalità per overdose negli Stati Uniti era superiore del 68% rispetto a quello del Canada e quasi cinque volte superiore a quello dell'Australia.

E la morte è solo l'indicatore più lampante: i disturbi legati all'abuso di sostanze comportano ogni anno costi per centinaia di miliardi di dollari in assistenza sanitaria, giustizia penale e perdita di produttività, per non parlare dell'incalcolabile impatto negativo su famiglie e comunità.

Per decenni, la politica antidroga statunitense ha mirato a ridurre il consumo di stupefacenti interrompendo l'offerta, punendo il possesso e l'uso e promuovendo l'astinenza.

Ma questo non è l'unico approccio per affrontare il problema della tossicodipendenza.

Il 2026 segna il 25° anniversario della storica decisione del Portogallo di depenalizzare il possesso di tutte le droghe per uso personale. Si tratta di uno degli sforzi più duraturi al mondo per porre la salute pubblica e la riduzione del danno al centro delle politiche nazionali in materia di droghe.

In qualità di criminologo e politologo , negli ultimi tre anni abbiamo tenuto un corso sulle politiche in materia di droga e sulla riduzione del danno in Portogallo, portando decine di studenti nel paese per studiare in prima persona il suo approccio. Questa esperienza ci ha permesso di esaminare attentamente sia le potenzialità che i limiti del modello portoghese.

Presupposti sorprendenti

Durante il loro soggiorno in Portogallo, i nostri studenti incontrano responsabili politici, funzionari sanitari e delle forze dell'ordine, operatori e professionisti del settore del trattamento. Queste esperienze integrano la nostra ricerca su come politiche un tempo considerate impensabili possano ottenere il consenso del pubblico e dei decisori politici. Esaminiamo inoltre approcci non punitivi al problema dell'abuso di droghe , ovvero l'uso ricorrente di sostanze stupefacenti che interferisce significativamente con la salute o la qualità della vita di una persona.

Ciò che ci colpisce sempre nel nostro lavoro qui sono i presupposti pragmatici e, rispetto agli Stati Uniti, sorprendentemente apolitici che sono alla base dell'approccio portoghese: le persone faranno uso di droghe e le politiche pubbliche possono ridurre i danni associati a tale uso anche quando non possono impedirlo completamente.

In pratica, ciò significa adottare misure come fornire attrezzature sterili per il consumo di droghe, ampliare i servizi di riduzione del danno che possono aiutare le persone a comprendere meglio le sostanze che utilizzano e gestire centri di prevenzione delle overdose dove le sostanze possono essere consumate sotto supervisione medica.

Queste misure non considerano l'uso di droghe come innocuo, né rinunciano al recupero come obiettivo. Al contrario, riconoscono che la riduzione del danno ha un valore intrinseco e che mantenere le persone in vita e in salute può essere il primo passo verso un percorso che le allontani dalla dipendenza.

Un problema devastante

Il Portogallo ha adottato questo approccio durante una devastante crisi legata all'eroina alla fine degli anni '90. L'uso di droghe per via iniettiva alimentava una delle peggiori epidemie di HIV in Europa , mentre il problema della tossicodipendenza era diffuso nelle comunità portoghesi di ogni ceto sociale ed economico.

All'epoca, si stimava che l' 1% della popolazione fosse dipendente dall'eroina, con un forte aumento dei decessi per overdose. All'inizio del secolo, il Portogallo registrava la più alta incidenza di HIV nell'Unione Europea tra i tossicodipendenti che facevano uso di droghe per via iniettiva.

Ancor prima della depenalizzazione formale, la polizia, gli operatori sanitari e altri lavoratori che entravano in contatto con persone che facevano uso di droghe avevano già iniziato a indirizzarle verso percorsi di cura anziché punitivi. Queste pratiche emergenti sono presto diventate la base per una risposta nazionale più ampia.

Nel 1998, il governo portoghese nominò una commissione multidisciplinare di esperti , composta da medici, psichiatri, psicologi, giuristi e ricercatori, con il compito di ripensare la politica nazionale in materia di droghe. Le sue raccomandazioni divennero la base per una strategia nazionale che integrava prevenzione, trattamento, riduzione del danno e reinserimento sociale, adottata nel 1999, seguita dalla depenalizzazione nel 2001.

La depenalizzazione non significa che il possesso passi inosservato: le persone trovate in possesso di piccole quantità di sostanze per uso personale possono essere indirizzate a commissioni di dissuasione multidisciplinari , che possono metterle in contatto con i servizi di supporto o imporre sanzioni amministrative minori. Tuttavia, non possono essere incriminate penalmente né incarcerate per possesso.

La produzione e il traffico di droga, nel frattempo, restano reati penali .

Nonostante le crisi finanziarie e i tagli al bilancio, gli investimenti del Portogallo in questa strategia sono rimasti invariati . Il Paese continua a offrire diverse modalità di accesso all'assistenza sanitaria e alle cure per le persone che fanno uso di sostanze, affrontando al contempo problemi come l'alloggio e la disoccupazione, che possono rendere difficile un recupero duraturo.

Risultati straordinari

I risultati sono stati sorprendenti. I decessi correlati alla droga sono diminuiti drasticamente da quando il Portogallo ha adottato il suo nuovo approccio e rimangono bassi rispetto agli standard europei. Nel 2023, il Portogallo ha registrato 105 decessi per overdose di droga , in leggero aumento rispetto ai 96 dell'anno precedente e agli 81 del 2021, ma ancora ben al di sotto dei livelli registrati al culmine della crisi della droga nel paese.

Le nuove diagnosi di HIV associate all'uso di droghe per via iniettiva, che a metà degli anni 2000 si contavano ancora a centinaia all'anno, sono diminuite da 583 nel 2005 a sole 19 nel 2024, con un calo di circa il 97% .

Anche il trattamento rimane un elemento centrale del modello portoghese: nel 2023, oltre 24.000 persone hanno ricevuto assistenza attraverso il sistema pubblico ambulatoriale specializzato del paese . Questo sistema consiste in una rete nazionale di équipe di trattamento multidisciplinari che forniscono assistenza medica e collegamento con altri servizi sanitari e sociali. L'uso di cannabis – che, come tutte le droghe in Portogallo, è illegale sebbene non costituisca reato – è ora uno dei motivi principali per cui le persone accedono a questo sistema.

Anche in Portogallo si è assistito a un cambiamento più ampio nella percezione pubblica dell'uso problematico di droghe. Sebbene i portoghesi mantengano ancora una visione negativa dell'uso di sostanze, quest'ultimo è stato sempre più considerato un problema sanitario e sociale, piuttosto che una mancanza morale meritevole di punizione.

Un modello internazionale o un esempio unico?

Questi risultati hanno contribuito a trasformare il Portogallo in un modello internazionale per la riforma delle politiche in materia di droga. Tuttavia, la sua esperienza si è dimostrata più facile da ammirare che da replicare.

Esperimenti più recenti mettono in luce una lezione meno nota proveniente dal Portogallo: queste politiche dipendono da un sistema integrato di servizi sanitari e sociali, da un sostegno politico costante e dal coinvolgimento delle istituzioni, comprese le forze dell'ordine , incaricate di garantirne il successo.

Il progetto pilota di depenalizzazione della Columbia Britannica del 2023 offre un esempio più complesso e un importante contrasto con il Portogallo. Nonostante il sistema sanitario universale canadese e una consolidata infrastruttura per la riduzione del danno, la provincia non ha replicato il modello integrato portoghese. La polizia non era obbligata a indirizzare le persone verso i servizi, i fornitori di trattamenti non hanno ricevuto finanziamenti aggiuntivi e le liste d'attesa sono persistite.

Il progetto pilota triennale ha ridotto drasticamente i reati di possesso di droga e i sequestri di stupefacenti da parte della polizia, ma vi erano poche prove di benefici più ampi per la salute pubblica. A fronte delle crescenti preoccupazioni sull'uso di droghe in luoghi pubblici, la provincia ha lasciato scadere l'esperimento nel gennaio 2026 .

Se la Columbia Britannica illustra i limiti delle riforme anche in presenza di un sistema sanitario pubblico relativamente solido, l'esperienza dell'Oregon illustra i rischi di perseguire una strategia simile in assenza di un adeguato supporto.

In Oregon, nel 2020 gli elettori hanno approvato la Measure 110 , che ha depenalizzato il possesso di droga e destinato le entrate fiscali derivanti dalla cannabis all'ampliamento dei servizi di trattamento e recupero. Tuttavia, un audit statale del dicembre 2025 ha concluso che l'attuazione è stata ostacolata da una leadership instabile, ritardi nei servizi e scarso coordinamento.

A differenza del Portogallo e, in misura minore, della Columbia Britannica, anche l'Oregon non è riuscito a ottenere il sostegno delle forze dell'ordine, lasciando molti agenti contrari alla politica e scettici sul proprio ruolo nella sua attuazione.

Anziché creare un sistema di assistenza integrato, i nuovi servizi operavano spesso parallelamente al già frammentato sistema di salute mentale dello stato. Nel frattempo, l'elevato consumo di droga, l'aumento dei decessi per overdose di fentanil e un sistema di sanzioni che raramente indirizzava le persone verso le cure alimentavano la frustrazione pubblica e la pressione politica per invertire la rotta.

Nel 2024 , i legislatori dell'Oregon hanno reintrodotto il reato di possesso di droga , prima ancora che lo stato avesse raccolto dati affidabili per valutare se l'esperimento avesse migliorato l'accesso alle cure o ridotto i danni correlati all'uso di stupefacenti.

Costruire una politica sostenibile
A venticinque anni di distanza, la lezione più importante del Portogallo potrebbe non riguardare la depenalizzazione in sé. Piuttosto, la sua esperienza dimostra che ridurre i danni derivanti dall'uso di droghe richiede la costruzione e il mantenimento meticoloso di un sistema che metta in contatto le persone con trattamenti, assistenza sanitaria e supporto sociale, senza che l'astinenza diventi una condizione preliminare per ricevere aiuto.

Modificare le leggi in materia di droga può essere parte di questo progetto. Il lavoro più arduo consiste nel costruire e sostenere le istituzioni che rendono possibile un approccio di sanità pubblica.

(Karyn Sporer - Professore associato di sociologia, Università del Maine -, Robert Glover - Professore associato di Scienze politiche e del programma Honors presso l'Università del Maine. - su The Conversation del 14/09/2026)

14 SETTEMBRE 2026

Droghe illegali. L’Italia unita a metà settembre

· di Vincenzo Donvito Maxia

Quarantuno chili di cocaina sequestrati a Durazzo (Albania) è - zona Italia e dintorni - l’unica notizia di “rilievo” di questa settimana di settembre che inizia, la prima dopo il grande ritorno dalle vacanze. Nella fotografia che scattiamo dell’unità d’Italia in materia di spaccio di droghe illegali, si nota la grande differenza: consumatori e spacciatori, molti meno in vacanza, sembra che trattino meno droghe ma, in realtà, è che sono “beccati” meno in quanto tornati ai loro abituali luoghi in cui acquistano o spacciano le sostanze illegali, e si espongono meno rispetto ai luoghi di vacanza.

Ma l’unità d’Italia è ben mantenuta. Si va da arresti e sequestri da Aosta a Palermo, passando per Mantova, Trento, Pisa, Roma, Catania e Caserta (dove un minorenne - come in un film - sorpreso a cedere droga, fugge e investe un carabiniere col monopattino).

Ovviamente sono episodi degni di cronaca (quasi sempre locale) e che documentano solo peripezie dei più dilettanti del settore: essendo consumi e spacci molto diffusi e sempre in crescita, va da sé che le persone coinvolte abbiano i loro luoghi sicuri (grazie all’abitudinarietà), lontani da occhi e orecchie indiscrete, per consumare e fare mercimonio.

Notare che a Trento, un po’ di droghe sono state protagoniste di un rave party clandestino "ordinatamente" dismesso, con soddisfazione dei decisori istituzionali che all’inizio di questa legislatura avevano approvato una legge contro i rave party come fiore all’occhiello delle loro pratiche di ordine pubblico. Non abbiamo il conto di quanti siano stati da quando c’è questa legge, ma siamo convinti che il conteggio non vada oltre le dita di una mano. Grande successo per le droghe, per i raduni clandestini, per i giovani che non si limitano ad andare in parrocchia: 265 schedati, 41 pasticche di ecstasy, un panetto (gr. non si sa) di hashish e 45 multe per violazione del Codice della Strada. Grande successo! E siccome la repressione e l’applicazione delle leggi dovrebbero servire ad educare i cittadini, qualcuno crede che questi ragazzi del rave abbiano da oggi il terrore di consumare droghe ed andare ai rave party?

14 SETTEMBRE 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 8 a 14 Settembre 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 246.120
droghe pesanti (kg) 45.000
dosi droghe sintetiche 94.400
piante di cannabis 49.800
vittime
morti 3
arresti 1.877
giorni di reclusione 922

Settimana da 08 a 14 Settembre 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 3.200
droghe pesanti (kg) 1.900
dosi droghe sintetiche 1.100
piante di cannabis 2.500
vittime
morti 0
arresti 19
giorni di reclusione 22
14 SETTEMBRE 2026

I bot di viaggio prendono decisioni al posto nostro: comodo, ma dovremmo fidarci?

· di Redazione

Immaginate di dire al vostro telefono che desiderate un hotel boutique tranquillo vicino al centro città, al di sotto di un certo prezzo, con una buona colazione e la possibilità di effettuare il check-out tardivo. Pochi secondi dopo, un assistente virtuale basato sull'intelligenza artificiale confronta le opzioni, spiega perché ciascuna è adatta alle vostre esigenze e vi aiuta a completare la prenotazione. Non si tratta più di un'ipotesi.

A fine agosto di quest'anno, Google ha iniziato a implementare negli Stati Uniti la possibilità di prenotare hotel tramite la sua funzione di ricerca AI Mode. I viaggiatori possono descrivere le proprie preferenze in modo colloquiale, confrontare hotel e recensioni degli ospiti, selezionare una camera, verificare le condizioni di cancellazione e completare la prenotazione utilizzando Google Pay. Tra i partner figurano Booking.com, Expedia, Hilton, Marriott e IHG, la società madre di Holiday Inn.

Il viaggiatore conferma comunque la transazione. Ma quel clic finale può nascondere quanta parte della ricerca, del confronto e del processo decisionale sia già stata delegata all'intelligenza artificiale.

Questo indica un cambiamento significativo nel modo in cui l'intelligenza artificiale potrebbe plasmare i viaggi. L'IA si sta evolvendo da sistemi che principalmente rispondono a domande verso sistemi in grado di interpretare sempre più gli obiettivi, prendere decisioni e agire.

Dal rispondere alle domande all'agire

Da anni gli hotel utilizzano chatbot e sistemi di raccomandazione . La maggior parte di questi sistemi è reattiva: un cliente chiede a che ora inizia la colazione e il chatbot fornisce la risposta. Un viaggiatore inserisce date e preferenze e un sito di prenotazione consiglia hotel adatti.

L'IA agentiva si spinge oltre. Questi sistemi possono operare con maggiore autonomia, adattarsi alle circostanze mutevoli e coordinare le azioni tra sistemi diversi con una minore supervisione umana continua. Questa distinzione è fondamentale per la ricerca che abbiamo condotto sull'IA agentiva nel settore dell'ospitalità e del turismo.

Abbiamo individuato cinque ruoli principali che tali sistemi potrebbero svolgere, che vanno dal servizio al cliente e dalla pianificazione degli itinerari al monitoraggio delle operazioni, alla gestione del coinvolgimento e al coordinamento di sistemi multipli.

Immaginate una vacanza interrotta. Un chatbot tradizionale potrebbe informarvi che il vostro volo è stato cancellato. Un sistema più interattivo potrebbe invece individuare voli alternativi, valutare l'impatto del ritardo sulla vostra prenotazione alberghiera, modificare il trasporto da e per l'aeroporto e riorganizzare le attività, mantenendo le vostre preferenze.

Il cambiamento importante, quindi, non consiste semplicemente nel fatto che l'IA diventi più brava a conversare, bensì nel fatto che al sistema venga delegata una maggiore autorità decisionale.

Un diverso tipo di rischio

Il vantaggio commerciale è evidente. Le agenzie di viaggio possono rispondere 24 ore su 24, ridurre il lavoro ripetitivo e offrire servizi molto più personalizzati.

Ma l'autonomia cambia le conseguenze quando l'IA commette un errore.

Un utile avvertimento arriva da Air Canada. Nel 2022, il suo chatbot informò erroneamente un passeggero che avrebbe potuto richiedere retroattivamente un rimborso per lutto. Quando la compagnia si rifiutò di rimborsare il biglietto, sostenne davanti a un tribunale canadese che il chatbot era di fatto responsabile delle informazioni fornite. Il tribunale respinse tale argomentazione e ritenne Air Canada responsabile delle informazioni presentate tramite il suo sito web.

Quel sistema era un chatbot relativamente semplice, non l'intelligenza artificiale agentiva di oggi. Ma è proprio per questo che il caso è importante. Se la responsabilità è stata messa in discussione quando l'IA si è limitata a fornire informazioni errate, la posta in gioco si alza quando i sistemi iniziano ad agire per conto dei clienti.

I pregiudizi creano un problema simile.

Un concierge a comando vocale potrebbe comprendere alcuni accenti con maggiore affidabilità rispetto ad altri. Un sistema di raccomandazione potrebbe presumere che un viaggiatore anziano desideri solo attività sedentarie, oppure dedurre preferenze alimentari o culturali da indicatori approssimativi anziché da ciò che l'ospite ha effettivamente richiesto. Si tratta di rischi già individuati nella ricerca nel settore dell'ospitalità .

Quando l'IA si limita a suggerire qualcosa, un viaggiatore può rifiutare il suggerimento. Quando inizia ad agire sulla base di tali supposizioni, i pregiudizi possono potenzialmente influenzare le offerte presentate, la gestione dei reclami o la personalizzazione dei servizi.

Che fine fa il dipendente umano?

Lo stesso cambiamento ha ripercussioni anche sui lavoratori del settore alberghiero e della ristorazione.

L'intelligenza artificiale può eliminare le attività ripetitive e consentire ai dipendenti di dedicare più tempo alle interazioni che richiedono empatia, creatività e capacità di giudizio. Tuttavia, può anche limitare la discrezionalità dei dipendenti o diventare un meccanismo per ridurre i costi del personale.

La nostra ricerca considera pertanto la sostituzione della forza lavoro e il cambiamento di ruolo come uno dei rischi centrali dell'intelligenza artificiale agentiva.

La questione rilevante non è semplicemente se l'intelligenza artificiale sostituirà i posti di lavoro nel settore dell'ospitalità. È piuttosto quali decisioni le aziende scelgono di automatizzare e quali lasciano deliberatamente alle persone.

Tale distinzione è importante in un settore in cui il valore di un servizio spesso dipende dalla capacità di rispondere in modo appropriato a situazioni insolite, emotivamente intense o culturalmente delicate.

Le domande che i viaggiatori dovrebbero iniziare a porsi

Anche la regolamentazione è in evoluzione. La maggior parte delle disposizioni dell'EU AI Act è entrata in vigore ad agosto di quest'anno, sebbene alcuni requisiti per i sistemi ad alto rischio entreranno in vigore in un secondo momento.

Ma la sola regolamentazione non basterà a determinare quanto le persone si sentiranno a proprio agio con sistemi di trasporto sempre più autonomi.

Con la crescente integrazione dell'intelligenza artificiale nei sistemi di prenotazione e nel settore alberghiero, i viaggiatori potrebbero dover porsi tre semplici domande: cosa può decidere questo sistema al posto mio? Quali informazioni utilizza per prendere tale decisione? E posso facilmente annullare la decisione o contattare una persona in caso di problemi?

Per hotel, compagnie aeree e piattaforme di viaggio, la domanda corrispondente potrebbe essere ancora più importante: quando un'intelligenza artificiale agisce per conto del cliente, chi rimane responsabile del risultato?

Le aziende che risponderanno chiaramente a questa domanda potrebbero, in definitiva, ottenere più della semplice efficienza operativa. Potrebbero ottenere qualcosa di ben più difficile da generare per un algoritmo di intelligenza artificiale: la fiducia.

(Faizan Ali - Professore ordinario di Marketing e Vicedecano (Progetti Strategici) presso l'Università di Galway -, Laiba Ali - Docente di Ospitalità e Turismo presso l'Università di Sunderland - su The Conversation del 11/09/2026)

14 SETTEMBRE 2026

Stati Uniti d'Europa. L’Occidente trasloca, ma a Bruxelles non se ne sono ancora accorti

· di Redazione

Donald Trump ha cominciato a smembrare il Regno Unito. Per ora soltanto a parole, che però, quando sono pronunciate dal presidente degli Stati Uniti, non sono mai soltanto parole.Prima ha rimesso in discussione le Falkland, lasciando intendere che Londra potrebbe non essere neppure in grado di difenderle e offrendosi, naturalmente, come mediatore con l’Argentina. Poi, arrivato in Irlanda, ha annunciato che un’Irlanda unita sarebbe «fantastica» e che prima o poi si farà. Interrogato sulla Scozia, ha risposto che non intende parlarne «ancora». Il Galles, immaginiamo, può dormire tranquillo almeno fino a oggi.

Fino a oggi, appunto: perché oggi, 14 settembre, i leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord si riuniscono a Cardiff, per la prima volta tutti indipendentisti nella storia del Regno, per firmare una dichiarazione congiunta che rivendica il diritto all’autodeterminazione e apre alla richiesta di adesione all’Unione europea.

Il premier Andy Burnham, che solo pochi giorni fa aveva lasciato intravedere un’apertura su un nuovo referendum scozzese, ha già dovuto ritrattare per iscritto. Trump non ha bisogno di disintegrare il Regno Unito: basta lasciare che qualcun altro completi il lavoro mentre lui distribuisce dichiarazioni a effetto.

L’unità irlandese è una prospettiva perfettamente legittima. L’Accordo del Venerdì Santo stabilisce che saranno gli abitanti dell’Irlanda del Nord e della Repubblica d’Irlanda a decidere democraticamente. Ma proprio questo è il punto: devono deciderlo loro, non il presidente americano durante una visita al proprio campo da golf.

Quanto alle Falkland, nel 2013 gli abitanti hanno già deciso, quasi all’unanimità, di conservare lo status di territorio britannico. L’autodeterminazione, dunque, per Trump vale a giorni alterni: nell’Irlanda del Nord anticipa il risultato di un referendum che non si è tenuto; nell’Atlantico meridionale ignora quello che si è tenuto. Non è un principio, è una clava. Vale quando serve a colpire Londra e scompare quando la volontà popolare non produce il risultato desiderato.

La cosiddetta relazione speciale tra Stati Uniti e Regno Unito sembra così essersi trasformata in una speciale persecuzione. È uno sviluppo che dovrebbe preoccupare tutti gli europei. Trump non è un isolazionista: l’isolazionista si disinteressa degli altri. Lui se ne interessa moltissimo, purché possa dettare governi, confini, tariffe, spese militari e perfino l’estensione territoriale dei paesi alleati.

Per ottant’anni Washington ha contribuito a tenere insieme l’Occidente. Trump lo considera invece una proprietà da frazionare: questo pezzo all’Argentina, quello all’Irlanda, la Scozia ne riparliamo. Il catasto, evidentemente, è stato trasferito a Mar-a-Lago.

Ma mentre il vecchio Occidente si disfa, qualcosa di nuovo comincia forse a prendere forma. Il Canada di Mark Carney, sottoposto alle intimidazioni politiche e commerciali del suo pesante vicino, sta esplorando una relazione speciale con l’Unione europea e perfino un possibile statuto di membro associato. La formula ancora non esiste e dovrà essere inventata. Ma proprio per questo è politicamente interessante: potrebbe diventare l’embrione di una comunità che non sia delimitata soltanto dalla geografia, ma fondata sulla convergenza di valori, interessi e istituzioni democratiche.

La conferma più sorprendente è arrivata da ancora più lontano. Alla Conferenza Europea promossa a Ventotene dalla vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno in nome di un federalismo aperto e generoso, la vicepresidente di Taiwan Hsiao Bi-khim ha rilanciato in prima persona il Manifesto scritto nell’isola da Spinelli, Rossi e Colorni.

È venuta da Taipei – ventisei ore di viaggio ha raccontato – sfidando le proteste e le intimidazioni di Pechino, per ricordarci che un’Europa federale non riguarda soltanto gli europei. Può diventare il punto di riferimento di tutti i paesi che difendono intransigentemente la propria indipendenza perché sanno che, perdendola, perderebbero anche la libertà e la democrazia.

C’è qualcosa di incredibile e insieme di mortificante nel fatto che il significato universale del Manifesto di Ventotene sia stato rilanciato dalla vicepresidente di Taiwan: mentre da Taipei ci chiedono di costruire gli Stati Uniti d’Europa la Commissione europea ritira il proprio logo dalla Conferenza per non irritare la Cina.

Da questi avvenimenti affiora una prospettiva più ambiziosa della semplice autonomia strategica europea. Al centro dovrebbero nascere finalmente gli Stati Uniti d’Europa: una federazione dotata di governo, bilancio, politica estera e difesa. Intorno potrebbe formarsi una Confederazione delle democrazie, aperta a paesi geograficamente lontani ma politicamente vicini: Canada, Regno Unito, Ucraina, Taiwan e le altre nazioni liberaldemocratiche minacciate dagli imperialismi e non più sicure della protezione di un’America in confusione. Non si tratterebbe di sostituire un impero con un altro, ma di costruire un’alleanza fra paesi liberi abbastanza forte da difendere la libertà senza dipendere dagli umori di un presidente americano.

Trump sta disfacendo l’Occidente costruito attorno a Washington. Da Ottawa a Taipei qualcuno ci sta indicando la strada per rifarlo intorno all’Europa. Hsiao Bi-khim è tornata a Taipei sapendo che Pechino osserva ogni sua mossa. Bruxelles, nello stesso giorno, toglieva un logo da una conferenza. Chi dei due abbia davvero capito la posta in gioco, per ora, si vede.

(Marco Taradash su Linkiesta del 14/09/2026)

14 SETTEMBRE 2026

Sogno di una notte di fine estate. Newton e lo smartphone

· di Carlo Romeo

Oggi, per esempio, sarebbe possibile per Isaac Newton, seduto sotto il suo albero, vedere la sua mela cadere, pensarci sopra e capire la legge che la ha fatta cadere?

Forse. Ma più probabilmente Newton oggi, in un momento di relax, starebbe spugnettando sul suo cellulare e di mele intorno gliene potrebbero cadere centinaia fino a seppelirlo, senza che lui se ne accorga.

Certo, potrebbe vedere nel display, fra le migliaia di immagini al minuto che gli stanno arrivando, anche una mela che cade ma questa immagine sarebbe subito spazzata via da infinite altre. Resterebbe insomma il nulla e una mela sul prato.

In sintesi oggi, stiamo imparando a non usare più la caratteristica migliore di quella parte non piccola della specie umana che ne è dotata, vale a dire il pensiero?

14 SETTEMBRE 2026

Osservatorio disservizi da 8 a 14 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 10 a 14 Settembre 2026
Pubblica Amministrazione 35,60%
Telecomunicazioni 14,30%

Viaggi 10,20%

Salute 9,30%

Energia 9,20%

Banca 7,20%

Prodotti finanziari 06,20%

Condominio 04,20%

Acquisti 05,30%

Diritti immigrati 01,30%

Assicurazioni 01,20%

14 SETTEMBRE 2026

Più alberi per combattere le isole di calore: la regola 3-30-300 per città più vivibili

· di Redazione

Le isole di calore stanno causando il surriscaldamento delle città svizzere ed europee. Eppure, solo il 13,5% della popolazione urbana vive in quartieri che rispettano la regola "3-30-300", un modello che si basa su alberi e spazi verdi per contrastare il calore.

L'estate in città è sempre più sinonimo di ondate di calore soffocanti e notti tropicali. Questo disagio non è solo una percezione soggettiva, ma la diretta conseguenza delle isole di calore urbane.

Questo fenomeno microclimatico, tipico delle aree densamente edificate, trasforma piazze e strade in veri e propri serbatoi di calore. Asfalto e cemento assorbono la radiazione solare durante il giorno e la rilasciano lentamente sotto forma di calore durante la notte. Di conseguenza, le temperature non si abbassano e gli abitanti non trovano sollievo durante la notte.

In Ticino, alcuni degli esempi più significativi includono luoghi iconici come Piazza del Sole a Bellinzona, la Rotonda in Piazza Castello a Locarno e Piazza Bernardino Luini, di fronte al museo LAC di Lugano. Durante i mesi più caldi, queste superfici diventano estremamente roventi e quasi impraticabili.

Soluzioni temporanee come nebulizzatori d'acqua o piccole aiuole mobili non sono più sufficienti per affrontare il problema. Di fronte ai cambiamenti climatici che promettono ondate di calore sempre più frequenti e intense, un radicale cambio di paradigma nella pianificazione territoriale appare sempre più necessario.

La regola '3-30-300'

Per contrastare l'effetto isola di calore urbana si possono adottare diverse soluzioni. Alcune sono di natura architettonica e possono essere integrate direttamente negli edifici, come le facciate verdi o i materiali di nuova generazione. Altre implicano un ripensamento dell'utilizzo degli spazi verdi urbani, riscoprendo l'importanza di avere alberi e aree ricche di vegetazione anche all'interno delle città.

Una delle risposte più pratiche ed eleganti a questa esigenza proviene dalla riforestazione urbana ed è riassunta in una formula numerica: la regola "3-30-300". Ideata nel 2021 dall'ecologo olandese Cecil Konijnendijk, questa linea guida stabilisce tre requisiti minimi e misurabili per garantire che ogni cittadino possa beneficiare degli effetti terapeutici e rigeneranti della natura:

  • 3: ogni persona deve poter vedere almeno tre alberi di dimensioni significative direttamente dalle finestre della propria casa, scuola o luogo di lavoro.
  • 30: ogni quartiere deve avere almeno il 30% di copertura arborea.
  • 300: nessuno dovrebbe vivere a più di 300 metri (circa cinque minuti a piedi) da un parco pubblico o da uno spazio verde di alta qualità e ben attrezzato.

Sebbene non goda di un sostegno unanime all'interno della comunità scientifica a causa di alcune limitazioni metodologiche, climatiche ed etiche, la regola 3-30-300 rappresenta un valido punto di partenza per ripensare gli spazi verdi urbani in un contesto moderno.

Solo il 13,5% degli europei vive in quartieri verdi.

Ma quanto le città europee sono lontane da questo standard? Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications , condotto dal Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea in collaborazione con l'Università di Copenaghen, fornisce una risposta chiara e scientificamente fondata.

I ricercatori hanno analizzato dati satellitari ad alta risoluzione provenienti da 862 città europee (tra cui diverse città svizzere). I risultati indicano che solo il 13,5% della popolazione urbana vive in aree che soddisfano contemporaneamente tutti e tre i criteri. Al contrario, ben il 21% dei cittadini vive in aree che non soddisfano nemmeno uno di questi criteri, e solo il 28% vive in quartieri che raggiungono la soglia del 30% di copertura arborea.

Lo studio solleva anche una questione di ingiustizia sociale. I quartieri più ricchi godono costantemente di una maggiore copertura arborea e sono più vicini ai parchi, mentre le fasce di popolazione a basso reddito sono relegate in aree densamente edificate, risultando più esposte ai rischi per la salute derivanti dalle ondate di calore.

Emerge inoltre una marcata disparità geografica: mentre le città del Nord Europa (come Helsinki) si avvicinano a livelli eccellenti di conformità alle linee guida, nell'Europa meridionale (come Atene o Barcellona) la percentuale crolla al di sotto del 3% a causa del clima arido e di una pianificazione urbana meno favorevole agli alberi.

Perché gli alberi non crescono nelle città?

Un ulteriore studio pubblicato anche su Nature Communications , mette in luce un problema spesso trascurato: non basta semplicemente piantare alberi; dobbiamo assicurarci che sopravvivano.

Molte città non raggiungono l'obiettivo del 30% perché le giovani piante vengono messe a dimora in condizioni di forte stress. L'asfalto che soffoca le radici impedisce all'acqua piovana di penetrare nel terreno, mentre i continui scavi per i servizi sotterranei e le potature drastiche ne compromettono la crescita, lasciandole perennemente come fragili arbusti incapaci di fornire una vera ombra.

Dalla teoria alla pratica: la sfida per il Ticino

La Svizzera e il Ticino rientrano in una categoria intermedia, ma la pressione climatica impone un'azione rapida per garantire che la regola 3-30-300 non rimanga una mera utopia accademica. A livello locale, iniziano a emergere i primi segnali di cambiamento: il progetto di trasformazione della Rotonda di Locarno in un "giardino per la città" rappresenta un passo proprio in questa direzione.

Tuttavia, per affrontare il problema delle isole di calore, ogni nuovo progetto edilizio o stradale deve includere alberi ad alto fusto, tetti verdi e giardini verticali come elementi infrastrutturali chiave. Avere la natura a portata di mano non è un lusso estetico, ma un requisito fondamentale per garantire città vivibili e accoglienti nel prossimo futuro.

(Cristiano Bernasconi su SwissInfo.com del 13/09/2026)

13 SETTEMBRE 2026

Non autosufficienza: chi assisterà gli anziani quando la famiglia non basterà?

· di Redazione

L'Italia invecchia a ritmi sempre più rapidi, e il sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti mostra crepe sempre più evidenti. Come riporta Mondo Sanità, al 1° gennaio 2026 gli over 65 in Italia sono 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione, mentre gli ultraottantacinquenni hanno superato quota 2,5 milioni. Numeri che pongono una domanda destinata a farsi sempre più urgente: chi si occuperà di milioni di persone anziane quando le famiglie non riusciranno più a reggere da sole il peso della cura?

Per rispondere, almeno in parte, a questa emergenza è stato varato il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, che stanzia circa 3 miliardi di euro nel triennio. Il Fondo dedicato passerà dai 934,6 milioni di euro previsti per il 2026 a 1,108 miliardi nel 2027. Si tratta di cifre in crescita, ma secondo gli osservatori del settore le sole risorse economiche non bastano: servono personale qualificato e servizi concreti e diffusi sul territorio, non soltanto stanziamenti sulla carta.

Sul fronte dell'assistenza domiciliare, i dati diffusi da AGENAS indicano che nel 2025 sono stati presi in carico 1.625.785 anziani over 65, pari all'11,3% della popolazione anziana italiana: un risultato che supera l'obiettivo fissato, ma che spesso non si traduce in una copertura continuativa nell'arco delle 24 ore, lasciando scoperte le ore notturne o i momenti di emergenza.

Il vero argine, in mancanza di un sistema pubblico capillare, restano le famiglie. Secondo l'Istat sono quasi 6,9 milioni le famiglie composte esclusivamente da persone over 65, e oltre il 61% degli anziani vive da solo: una percentuale che sale a quasi 8 su 10 tra gli ultraottantenni. È su questi nuclei, spesso privi di un supporto quotidiano, che ricade il peso principale della cura. Nel frattempo, le proposte di legge per il riconoscimento giuridico ed economico dei caregiver familiari restano ancora ferme in esame parlamentare nell'estate 2026, senza una data certa per la loro approvazione definitiva.

Tra gli strumenti attivati per sostenere le situazioni più gravi c'è la Prestazione Universale, misura sperimentale in vigore fino al 31 dicembre 2026. Si rivolge esclusivamente agli anziani over 80 con bisogni assistenziali gravissimi, un ISEE sociosanitario inferiore ai 6.000 euro e il diritto già riconosciuto all'indennità di accompagnamento. Chi rientra in questi rigidi criteri può ottenere un assegno aggiuntivo di circa 850 euro al mese, pensato per remunerare il lavoro di cura o l'acquisto di servizi assistenziali qualificati.

Per chi non può più contare sull'assistenza domiciliare, resta la strada delle strutture residenziali. Nel 2024 gli ospiti anziani delle RSA italiane erano poco più di 291.000, di cui quasi 239.000 in condizione di non autosufficienza, con il 77% degli ospiti sopra gli 80 anni. Anche qui, però, l'offerta varia sensibilmente da un territorio all'altro, creando forti disparità di accesso tra regioni e persino tra province. Su questo fronte il ministro della Salute Orazio Schillaci ha indicato l'obiettivo di introdurre criteri di accesso più equi su tutto il territorio nazionale e di rafforzare i controlli sulle strutture private accreditate.

13 SETTEMBRE 2026

America Centrale rafforza la sorveglianza aerea contro il crimine transnazionale

· di Redazione

Panama, Honduras e Guatemala stanno potenziando le proprie capacità di sorveglianza aerea per contrastare le organizzazioni criminali transnazionali che operano lungo i confini e nelle zone più remote del territorio. Come riporta Eurasia Review, i governi centroamericani stanno integrando droni, sensori e capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione per anticipare le mosse delle reti criminali.

Nel luglio 2026 Panama ha istituito la Compagnia di Operazioni Aeree Senza Pilota (COANT) all'interno del Servizio Nazionale di Frontiera (SENAFRONT), con il compito di rafforzare la vigilanza strategica, ampliare le capacità di intelligence aerea in tempo reale e sostenere le operazioni contro il crimine organizzato e il narcotraffico lungo le zone di confine, in particolare quelle limitrofe alla Colombia. La nuova unità rientra nel cosiddetto Plan Firmeza, la strategia di sicurezza voluta dal governo panamense per affrontare con nuove capacità tecnologiche le reti criminali che sfruttano le aree di difficile accesso.

Parallelamente, il Servizio Nazionale Aeronavale (SENAN) ha acquisito quattro sistemi aerei senza pilota K1000ULE, dotati di lunga autonomia di volo, nell'ambito di un accordo di cooperazione con gli Stati Uniti attraverso il programma di vendita militare all'estero. I nuovi mezzi sono destinati al monitoraggio delle acque giurisdizionali panamensi e al contrasto del narcotraffico via mare, integrandosi con l'attività di terra del SENAFRONT.

Anche Honduras e Guatemala si stanno muovendo nella stessa direzione: l'Honduras sta pianificando l'acquisto di droni per la sorveglianza delle frontiere e la lotta al narcotraffico, mentre il Guatemala sta valutando l'acquisizione di ulteriori droni e sensori a visione notturna per le proprie forze di polizia, con l'obiettivo di rafforzare i controlli sui confini, sulle coste e sulle aree boschive.

Il fenomeno, tuttavia, ha un rovescio della medaglia: le stesse organizzazioni criminali stanno facendo sempre più ricorso a droni commerciali a basso costo, utilizzati per attività di sorveglianza, per il trasporto di merci illecite e, in alcuni casi, per supportare azioni violente. Si tratta di una tendenza che rende la tecnologia uno strumento a doppio uso, tanto per le forze dell'ordine quanto per le reti criminali.

Secondo l'analista Víctor Ruiz, citato dall'articolo, l'efficacia reale di questi strumenti tecnologici non dipenderà soltanto dalla loro disponibilità, ma dalla capacità dei paesi di puntare su prevenzione, coordinamento tra le diverse agenzie di sicurezza e un processo decisionale basato sull'intelligence. Solo la combinazione tra tecnologia, personale specializzato e cooperazione istituzionale, sottolinea l'analista, potrà trasformare le informazioni raccolte dai droni in un reale vantaggio operativo contro il crimine organizzato transnazionale.

13 SETTEMBRE 2026

Cartelli messicani, laboratori di metanfetamina in Sudafrica e Nigeria

· di Redazione

I cartelli della droga messicani stanno spostando parte della produzione di metanfetamina in Africa, aprendo laboratori clandestini in Sudafrica, Nigeria, Kenya e Mozambico. Lo documenta un'analisi pubblicata da Small Wars Journal, secondo cui sia il Cártel Jalisco Nueva Generación (CJNG) sia il Cartello di Sinaloa sono stati individuati nel continente, dove userebbero il territorio come base sia per la produzione sia per il traffico di droga.

Negli ultimi due anni in Sudafrica sono stati scoperti almeno cinque laboratori. Il caso più eclatante risale al luglio 2024, quando l'unità speciale di polizia sudafricana nota come Hawks ha fatto irruzione in una fattoria vicino a Groblersdal, nella provincia di Limpopo, sequestrando precursori chimici e metanfetamina cristallina per un valore stimato di 2 miliardi di rand, circa 122 milioni di dollari. Un altro laboratorio è stato scoperto il 20 agosto 2026, sempre in Limpopo, con un valore stimato di 600 milioni di rand: cinque sospetti sono stati arrestati in quell'occasione. Tra maggio e settembre 2026 sono stati individuati altri tre laboratori nell'arco di quattro mesi, incluso uno nei pressi del confine con lo Zimbabwe, dove tra gli arrestati figuravano anche cittadini messicani.

Il fenomeno non si limita al Sudafrica. In Mozambico, nell'aprile 2026, tre persone – tra cui due cittadini messicani – sono state fermate all'aeroporto di Maputo. In Kenya, nel settembre 2024, sei persone sono state arrestate nei pressi di Namanga, tra cui un membro del CJNG.

Secondo l'esperto di sicurezza Willem Els dell'Institute for Security Studies, i cartelli messicani non trasferiscono intere strutture operative in Africa, ma stringono alleanze con reti criminali locali già radicate, sfruttandone mercati, rotte di traffico consolidate e canali di distribuzione. Gli analisti citati da Small Wars Journal parlano di un modello di "franchising": i cartelli inviano i propri "cuochi" specializzati nelle zone rurali e remote del continente, dove la presenza delle forze dell'ordine è più debole, per poi farli ruotare periodicamente tra un laboratorio e l'altro.

Gli stessi ricercatori fanno risalire le prime attività di questo tipo alla Nigeria, dove gruppi criminali locali avrebbero iniziato a produrre metanfetamina con il coinvolgimento di soggetti messicani già a partire dal 2016. Da lì la rete si sarebbe estesa verso l'Africa orientale e poi verso sud, attraverso Mozambico e Botswana, fino a raggiungere più di recente il Sudafrica.

Il quadro si inserisce in una strategia più ampia di espansione internazionale dei cartelli. Il 24 agosto 2026 il Dipartimento del Tesoro statunitense ha sanzionato una rete dedita al traffico di cocaina con base in Ecuador, collegata sia al Cartello di Sinaloa sia al CJNG. L'organizzazione utilizzava pescherecci in prossimità del porto di Manta per trasferire i carichi di cocaina su imbarcazioni veloci dirette verso gli Stati Uniti, un modus operandi analogo a quello segnalato anche nelle acque sudafricane.

13 SETTEMBRE 2026

Colombia. I narcos ricorrono ai droni mentre il Paese sprofonda in una guerra totale

· di Redazione

In Colombia il conflitto tra le forze armate e i gruppi legati al narcotraffico si è trasformato in una vera e propria guerra combattuta anche dall'alto, con droni armati che sorvolano le rotte della cocaina seminando morte e terrore tra i civili. Come riporta The Independent, la tecnologia sta cambiando radicalmente il volto del conflitto colombiano, soprattutto dopo la svolta impressa dal nuovo presidente di destra Abelardo de la Espriella.

De la Espriella si è insediato l'8 agosto scorso e ha immediatamente accantonato la strategia della "Pace Totale" portata avanti per quattro anni dal predecessore di sinistra Gustavo Petro, scegliendo invece la via dello scontro militare diretto con le milizie armate. Il cambio di rotta ha avuto conseguenze immediate e sanguinose: agosto è diventato il mese più letale dal 2018, da quando l'organizzazione di monitoraggio dei conflitti ACLED ha iniziato a raccogliere dati, con 84 morti negli scontri tra forze di sicurezza e gruppi armati.

La reazione delle milizie alla nuova strategia di "guerra totale" del governo non si è fatta attendere e si è concentrata proprio sulla tecnologia che questi gruppi hanno sviluppato negli ultimi due anni per massimizzare l'impatto dei loro attacchi riducendo al minimo i costi umani per i propri combattenti: i droni armati. Secondo i dati raccolti da ACLED, nelle prime tre settimane del nuovo governo sono stati registrati circa 30 attacchi con droni contro le forze di sicurezza, concentrati soprattutto nei dipartimenti di Cauca e Norte de Santander. Si tratta di un numero quadruplicato rispetto alle tre settimane precedenti l'insediamento del nuovo presidente.

Tiziano Breda, analista per l'America Latina di ACLED che da anni segue l'ascesa dei droni in Colombia, ha sottolineato quanto questa nuova modalità di combattimento stia segnando profondamente la popolazione civile: anche quando non sono presi di mira direttamente o colpiti per errore, gli scontri tra gruppi rivali e forze di sicurezza condotti con i droni sono diventati fonte di trauma per chi vive in quelle zone.

La Colombia è ormai diventata l'epicentro della guerra dei droni in tutta l'America Latina: nella regione si contano 97 comuni su 182 dove si registrano episodi legati all'uso di droni armati. La progressione è impressionante: si è passati da un solo episodio nel 2023 a circa 150 nel 2025, per arrivare a quasi 200 già nei primi mesi del 2026.

Dietro questa escalation c'è una sorta di corsa agli armamenti tra le diverse fazioni armate che si combattono per il controllo del narcotraffico. L'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), guerriglia di estrema sinistra, ha iniziato a usare i droni dopo uno scontro con il 33esimo Fronte, formazione di dissidenti delle FARC che ha rifiutato l'accordo di pace del 2016. Il 33esimo Fronte, a sua volta, ha cominciato a impiegare droni contro il Clan del Golfo, gruppo neo-paramilitare che è il principale cartello della droga del paese. Oggi è proprio il Clan del Golfo a utilizzare droni contro l'ACSN, un'altra formazione paramilitare attiva nelle zone costiere: un continuo copiarsi reciproco delle tattiche belliche.

I droni non vengono impiegati soltanto per colpire obiettivi militari o rivali: servono anche a sorvegliare le comunità locali, in un controllo del territorio che si aggiunge alla minaccia diretta degli attacchi. Il problema più grave, però, riguarda la scarsa precisione di questi ordigni artigianali, spesso costruiti con droni commerciali modificati con esplosivi rudimentali: capita frequentemente che colpiscano abitazioni civili invece dei bersagli militari previsti, aggravando il trauma psicologico tra la popolazione. A questo si aggiunge il rischio concreto rappresentato dai droni inesplosi che rimangono sul terreno dopo gli attacchi falliti, e che in alcuni casi sono stati raccolti persino da bambini, con conseguenze potenzialmente letali.

13 SETTEMBRE 2026

Il pericolo di un'intelligenza artificiale malevola è da prendere sul serio?

· di Marco Solferini
Igor Omilaev - Unsplash
Foto: Igor Omilaev — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

L'intelligenza artificiale ci ucciderà tutti? No: con buona pace del sensazionalismo — che ha senza dubbio il vantaggio di attirare l'attenzione — questo scenario non è in programma.

Tuttavia, si susseguono continui allarmi sui progressi di alcuni modelli di IA. In certi casi sembrano persino costruiti ad arte, magari a scopo di marketing, per promuovere gli agenti sul mercato. A volte, però, le dichiarazioni più tranchant arrivano da chi, per curriculum e percorso professionale, ha lavorato proprio a contatto con l'addestramento dei modelli. Risulta pertanto legittimo riflettere con maggiore attenzione sull'attendibilità e sulla rilevanza da attribuire alla voce di un potenziale insider.

Ha catturato in modo sorprendente l’attenzione dell’opinione pubblica il recente post, condiviso su X, di un ex ricercatore che si è dimesso da Anthropic e ha criticato la gestione irresponsabile delle aziende tecnologiche in cui ha lavorato (OpenAI e, appunto, Anthropic), arrivando ad affermare che stiano scommettendo sulle nostre vite.

Questo post ha ottenuto una risonanza impressionante, con oltre 140 milioni di visualizzazioni. È stato condiviso a prescindere dal merito, poiché quando un contenuto diventa virale sui social network ne viene incentivata la diffusione automatica per partecipare all'effetto cascata, attirare attenzione e assecondare le dinamiche SEO. È una sorta di cassa di risonanza dell'argomento di attualità. Per intenderci, su LinkedIn persino un opinionista che si occupa di tutt'altro e che il giorno prima ha pubblicato la ricetta della torta della nonna, il giorno dopo si ritrova a condividere questo post. Manca un filo logico, ma emerge una verità: non esiste un rapporto scientificamente dimostrato tra l'attenzione mediatica e il reale interesse delle persone verso i contenuti proposti da un media.

Il tenore del post in questione è il seguente:

“I resigned from Anthropic. I spent the last three years doing pretraining research at both OpenAI and Anthropic. Neither company is acting responsibly. They are racing straight to self-improving superintelligence and gambling with our lives. More thoughts below.”

Successivamente, l'autore ha pubblicato ulteriori riflessioni sul tema della pericolosità dell'IA.

Dal punto di vista mediatico, l'unica certezza è che l'IA continua a fare notizia in quel microcosmo di attività basate sulla condivisione di allarmi per pericoli imminenti, contenuti che oggi garantiscono il maggior richiamo. Ciò avviene anche grazie a una feconda produzione di contenuti che ricorda una serie TV a episodi incentrata sul rischio IA, ma che a ben guardare risulta abbastanza ripetitiva. Troviamo infatti YouTubers e podcaster di ottimo livello che, con linguaggi lineari, diretti e talvolta semplificati, ripetono e riciclano le medesime notizie.

Come spesso accade in questi contesti, dalle congetture frutto di illazioni e ipotesi teoriche simili a film di serie B si è passati di recente a narrazioni più cospirative, utili a rinvigorire l'interesse: ne sono un esempio le confessioni o le rivelazioni degli insider.

Un celebre aforisma citato da Mark Twain ricorda che esistono tre tipi di bugie: le bugie, le sfacciate bugie e le statistiche. Questo non significa che i numeri mentano, ma che chi li usa può distorcere la realtà confondendo causa e correlazione.

Cerchiamo di fare chiarezza nel caso specifico.

Una mente razionale dovrebbe anzitutto osservare che questo ex ricercatore non è il primo a compiere una scelta del genere. In tema di sicurezza dell'IA ci sono già state prese di posizione importanti e rispettabili, dettate da motivazioni etiche. È una tecnologia che divide gli esperti, esattamente come accade nell'opinione pubblica, ed è quindi altamente probabile che altri tecnici e ricercatori seguano lo stesso esempio.

Si spera, tuttavia, che tali decisioni non siano dettate dal ritorno mediatico o dalla consapevolezza che dimettersi da un'azienda di IA garantisca la celebrità. Questo meccanismo rischia infatti di generare distorsioni. L'idea di diventare un punto di riferimento e raccogliere follower pronti a seguire un messaggio quasi messianico è un'interessante compensazione per la rinuncia a un posto di lavoro. Non funziona così ovunque: nel vasto e drammatico ambito dello sfruttamento lavorativo, ad esempio, capita molto di rado che chi decida di andarsene e denunciare le criticità del proprio settore riceva una simile attenzione.

Un secondo aspetto su cui riflettere riguarda i rischi associati alla ricerca sull'IA: la decisione di denunciarli riguarda elementi in gran parte già noti. Nelle affermazioni del ricercatore non c'è nulla che non sia già stato ampiamente dibattuto. Ciò che emerge ancora una volta è la debolezza della prospettiva "da qui a pochi anni", che proietta il presente nel futuro.

Quanto è credibile la litania che mantiene alta l'attenzione sull'imminente fine del genere umano? Quante volte abbiamo ascoltato previsioni che parlavano di "entro 5 anni" (già trascorsi), "entro 10" o "entro 20", oppure "entro il 2030 o il 2035"? Molti cercano di fissare una scadenza temporale per rafforzare la propria retorica, pur temendo di essere smentiti dal tempo.

Questa non è vera informazione, ma una semina: si semina la speranza di poter un giorno rivendicare di aver avuto ragione ed esclamare "io l'avevo detto". Se si dice a una persona che prima o poi si ammalerà, è probabile che accada, ma questo non fa di chi parla un medico.

Un'altra valutazione importante è che una tecnologia trasformativa è di per sé fluida e in costante evoluzione. Per quanto un ricercatore abbia lavorato tre anni in questo settore, si tratta di un arco di tempo relativamente breve. Egli stesso ammette che ci sono stati enormi passi avanti. Criticare l'esplorazione perché comporta il rischio di condurci nel posto sbagliato o a contatto con qualcosa di pericoloso è comprensibile, ma nessuno conosce l'esplorazione prima di averla compiuta, altrimenti non sarebbe tale. Dire che camminare al buio in una stanza sconosciuta possa far cadere è un'ovvietà. Non bisogna confondere ciò che è utile con ciò che è essenziale: è credibile che un giovane ricercatore confermi che la velocità e i risultati sono in fase di forte accelerazione, ma è difficile ritenere che abbia un'esperienza tale da poter affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che le cose andranno inevitabilmente male.

Il richiamo alla sicurezza e alla cautela va accolto positivamente, ma un catastrofismo estremo come il "siamo tutti spacciati" è un'altra cosa. Un simile approccio di prudenza sarebbe stato utile se applicato alla ricerca nucleare dagli anni '50 in poi, quando le bombe venivano fatte esplodere sulla terra e negli oceani per vedere cosa succedeva. Anche in quel contesto non mancarono i dissidenti, che diedero origine a importanti e giustificati movimenti di protesta contro i rischi per l'umanità.

Dovremmo inoltre considerare quante altre volte si sono presentati dubbi esistenziali tra i tecnici e gli scienziati coinvolti nello sviluppo di nuove tecnologie. È accaduto molto spesso: si è verificato ad esempio con il Large Hadron Collider, quando si diffuse la convinzione — sostenuta anche da alcune pubblicazioni — che gli esperimenti potessero generare un buco nero e che le ricerche dovessero rallentare. Si verifica tuttora nel settore del mining spaziale (inerente alla mineralogia di Luna, asteroidi o comete), dove non mancano coloro che sostengono che l'importazione di frammenti possa recapitare sulla Terra virus o batteri devastanti.

Scelte coraggiose di tutela contro i rischi estintivi sono state compiute anche da biologi e scienziati impegnati nello studio di virus letali all'interno di laboratori ad alto isolamento.

E si potrebbe proseguire citando l'epigenetica, la clonazione e molti altri settori. Siamo fragili: la nostra specie può trovarsi a rischio per molteplici ragioni e le nostre azioni in campo scientifico e tecnologico possono comportare pericoli estremi. È una realtà presente ben prima dell'avvento dell'IA. Esistono studiosi, ricercatori e scienziati coscienziosi che decidono di fare un passo indietro nel proprio settore. Si tratta di decisioni rispettabili e utili, esattamente come quella dell'ex dipendente di Anthropic.

La presenza di voci critiche è essenziale per costruire una consapevolezza collettiva, poiché impone una pausa di riflessione su ciò che si sta realizzando e sulla direzione da imprimere alla ricerca e all'innovazione.

Tuttavia, il progresso attuale non esisterebbe se si fossero bloccate le attività di fronte a ogni potenziale rischio palesatosi nel corso del tempo. Guardando al passato, la storia offre un ricco repertorio di presunte catastrofi imminenti. L'umanità ha spesso camminato sul filo del rasoio, ma non è possibile rallentare o fermare ogni processo ogni volta che l'ignoto presenti elementi complessi o difficili da controllare.

Infine, occorre considerare l'esistenza di movimenti eterogenei che sostengono con insistenza la pericolosità dell'IA, svolgendo un'opera di proselitismo talvolta responsabile e motivata. Non è dato sapere quanto la decisione del singolo ricercatore sia ispirata dalle tesi di questi movimenti, così come non è semplice valutare quanto la spinta verso la ricerca sperimentale sia influenzata da ideologie tecno-futuriste.

È opportuno quindi accogliere la notizia del recesso di un tecnico qualificato dai contesti di addestramento dell'IA come uno stimolo a vigilare con maggiore attenzione ed efficacia, evitando tuttavia di trasformare l'evento nel conto alla rovescia dell'Orologio dell'Apocalisse.

13 SETTEMBRE 2026

Il Conte Lev Tolstoj è in cucina

· di Carlo Romeo

Decidi di rileggere I racconti di Sebastopoli, grande reportage di guerra di un giovane Lev Tolstoj. e passi in libreria per cercarlo. Ovviamente non lo hanno e tocca ordinarlo. Fuori catalogo, sembrerebbe. Lo pubblica però una piccola casa editrice che si chiama Voland ma che conosce bene il suo mestiere. Sono pagine di grande scrittura. E’ la guerra raccontata senza retorica, quella che sa di sangue e sudore e paura e violenza. Un punto fermo se si vuole cercare di capire dai libri cosa sia una battaglia, cosa sia una guerra.

Il rumore dei cannoni dalle parti della Crimea è praticamente cronico. Sembra una terra che in qualche modo chiami sempre la guerra. Dal 1854, quando il giovane ufficiale di artiglieria Conte Lev Tolstoj combatteva e prendeva appunti per i suoi racconti, i rumori di fondo dei cannoni non sono poi cambiati fino a oggi, con l’unica aggiunta forse dei droni con il loro fischio quando scendono in picchiata. Il libro lo avevi letto tanto tempo prima – forse Garzanti di allora o Bompiani – quando il rumore della guerra era un rumore sconosciuto.

Tornando ai libri, arriva un messaggio che il libro è arrivato. Allora torni in libreria. Il giovane commesso chiede che libro era. Gli ricordo il titolo. Lui controlla poi legge il nome dell’autore e ti chiede “E’ quello che scrive libri di ricette?”. Gli confessi che non sapresti, non ti risulta che l’autore sapesse anche cucinare, oltre che scrivere magistralmente, ma essendo appunto un conte immagini che avesse avuto cuoche esperte a disposizione. Non approfondiamo per carenza di informazioni. Ti consegna il libro e esci comunque perplesso.

Fermo sul marciapiede, provi a chiamare un amico patologicamente bibliofilo triestino per condividere complesse perplessità su risvolti imprevedibili a carico del Conte Tolstoj, presunto autore di libri di ricette forse per la tv. E’ facile pensare a Anna Karenina riflettere anche lei perplessa all’idea del Conte in cucina mentre il Principe Andrej presumibilmente sta per mettere mano alla spada.

13 SETTEMBRE 2026

Il ceo di Anthropic sostiene che il settore IA deve dare tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi

· di Redazione

L'amministratore delegato di Anthropic ha dichiarato sabato che l'industria dell'intelligenza artificiale dovrebbe rallentare il suo rapido sviluppo per dare il tempo alle misure di sicurezza di adeguarsi. Senza un tale rallentamento, Dario Amodei ha avvertito che entro sei-dodici mesi l'IA potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti che potrebbero prendere il controllo dell'intera internet.

L'avvertimento giunge mentre crescono le preoccupazioni sull'intelligenza artificiale, sia all'interno che all'esterno del settore, e continuano a emergere segnalazioni di sistemi sempre più potenti, capaci di risolvere problemi al di là delle capacità umane, ma che potrebbero anche impazzire e svolgere altri compiti, ben più dannosi. Le preoccupazioni sono diventate così forti che l'amministratore delegato di OpenAI, l'azienda che ha creato ChatGPT, ha dichiarato in un'intervista a Fortune che la sua società aspetterà fino al prossimo anno prima di iniziare a vendere le proprie azioni agli investitori di Wall Street, poiché la priorità è la sicurezza.

Amodei è una delle voci più autorevoli nel campo dell'intelligenza artificiale e, in un post sul suo sito web, ha proposto un piano per intensificare i controlli sul settore. Ha affermato che Anthropic sta già attuando autonomamente una parte di questo piano, mentre le restanti misure richiederebbero il coordinamento dell'intero settore e dei governi di tutto il mondo, compresi quelli autoritari.

"Credo che se rallentare ci concedesse anche solo un anno o due in più prima che i modelli raggiungano livelli di capacità critici, e se usassimo quel tempo per migliorare l'allineamento, potremmo ridurre notevolmente il rischio che qualcosa vada seriamente storto", ha affermato Amodei.

Cresce la pressione sul settore dell'intelligenza artificiale.

Da anni, le organizzazioni di controllo esortano l'industria dell'IA a rallentarne lo sviluppo per motivi di sicurezza. Ma la pressione è aumentata con le dimissioni dei lavoratori del settore, che accusano le proprie aziende di non agire in modo responsabile .

"Molte delle persone che conosco che lavorano nella ricerca sulla sicurezza presso aziende di intelligenza artificiale vogliono fare ciò che è giusto per il mondo", ha dichiarato Joe Benton, ex dipendente di Anthropic, in un post pubblicato venerdì annunciando le sue dimissioni da un incarico in un team per la sicurezza. "Ma sentono che le loro aziende sono intrappolate in una corsa per costruire la superintelligenza: o si fermano e altre persone meno coscienziose prendono il loro posto, oppure continuano, rischiando di contribuire a loro volta a danni enormi".

Ciò ha fatto seguito alle dimissioni di alto profilo, avvenute all'inizio della settimana, di Jacob Coxon, il quale ha affermato che sia Anthropic che OpenAI "stanno correndo dritte verso la superintelligenza auto-migliorante e stanno mettendo a repentaglio le nostre vite".

Ciò ha dato nuovo impulso al settore, dopo anni di crescenti preoccupazioni riguardo a una possibile superintelligenza in grado di sfuggire al controllo dell'umanità, ha affermato Anthony Aguirre, presidente e CEO del Future of Life Institute, che ha chiesto una pausa di sei mesi per lo sviluppo del settore nel 2023.

"Hanno capito, i loro dipendenti hanno capito, tutti hanno capito che stanno costruendo Skynet ", ha detto. "E nella corsa a Skynet, nessuno vince. Davvero, nessuno."

"Ormai è diventato chiaro al mondo, e persino alle aziende che si occupano di intelligenza artificiale, che non sono realmente preparati a controllare i sistemi di IA che stanno cercando di creare a gran velocità."

Le minacce derivanti dall'intelligenza artificiale sono già evidenti

Anthropic aveva dichiarato due giorni prima di aver bloccato i tentativi di malintenzionati di utilizzare i suoi modelli di intelligenza artificiale per attività dannose, come attacchi informatici, sorveglianza e ricerche che avrebbero potuto portare allo sviluppo di armi biologiche. A luglio, OpenAI aveva scosso il settore dopo aver affermato che il suo sistema di intelligenza artificiale aveva violato autonomamente i sistemi di un'altra azienda in un "incidente informatico senza precedenti".

All'inizio di questa settimana, il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha esortato i paesi a mettere in atto "garanzie incrollabili in materia di sicurezza dell'intelligenza artificiale prima che sia troppo tardi".

Certo, alcuni critici hanno liquidato tali avvertimenti come un modo per alimentare l'entusiasmo intorno al settore dell'IA e alle sue potenzialità. Anthropic e OpenAI si stanno preparando per un possibile debutto in borsa che potrebbe valutarle centinaia di miliardi di dollari, mentre una parte consistente dell'attività di SpaceX di Elon Musk è legata all'intelligenza artificiale.

Altri leader nel campo dell'IA sono d'accordo

In un'intervista rilasciata a Fortune e pubblicata sabato, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha dichiarato che la sua azienda non lancerà la sua offerta pubblica iniziale di azioni quest'anno.

"Direi di no, non entro il 2026", ha affermato. "Sì, abbiamo ancora molto da fare, come ad esempio affrontare questo momento cruciale definendo cosa sarà necessario in termini di sicurezza e allineamento, e come l'industria e i governi potranno collaborare."

Sabato, subito dopo la pubblicazione dei suggerimenti di Amodei, Altman ha pubblicato su X un messaggio in cui affermava che OpenAI si sarebbe impegnata ad aderire a una delle proposte di Amodei in materia di sicurezza e che "avrebbe presto ulteriori novità da condividere".

Nel frattempo, Musk ha dichiarato a X che "Dario ha ragione".

Amodei ha affermato di credere ancora negli enormi benefici che l'IA potrebbe apportare, come la cura di gravi malattie. Tuttavia, negli ultimi mesi si è detto sempre più preoccupato per la crescente capacità dell'IA di auto-migliorarsi e di sviluppare la prossima generazione di intelligenza artificiale. "Se non controllata, potrebbe superare la nostra capacità di comprendere e controllare questi sistemi, quindi deve essere perseguita con estrema cautela, se non addirittura evitata del tutto."

Ha inoltre fatto specifico riferimento all'attacco di luglio, in cui il sistema di OpenAI ha hackerato Hugging Face. Alcuni lo hanno definito un esempio di intelligenza artificiale "fuori controllo", sebbene i ricercatori abbiano affermato che si potrebbe antropomorfizzare inutilmente l'IA, che stava lavorando per raggiungere un obiettivo prefissato dagli esseri umani.

OpenAI ha affermato che l'attacco informatico è stato il risultato di un'intelligenza artificiale che si è spinta "a limiti estremi per raggiungere un obiettivo di test piuttosto specifico" e che "ha trovato il modo di accedere a informazioni segrete che poteva utilizzare per falsificare la valutazione".

Alcuni dei suggerimenti di Amodei potrebbero essere più difficili da attuare

Per contribuire a contenere i rischi, Amodei ha suggerito che tutte le aziende all'avanguardia nel campo dell'IA si impegnino a fornire un "accesso continuo, simile a quello di un dipendente", a un team di valutatori esterni, in grado di monitorare le pratiche di sicurezza.

Ha affermato che Anthropic ha già in programma di farlo autonomamente, offrendo scrivanie nei propri uffici, badge di accesso e computer portatili aziendali. Anche Altman di OpenAI si è subito impegnato a garantire la presenza di valutatori indipendenti e integrati nel team.

Le altre parti del piano proposto da Amodei potrebbero essere più difficili da attuare. Una di queste prevede che il governo statunitense conceda delle deroghe che consentirebbero alle aziende statunitensi di intelligenza artificiale di coordinarsi e definire standard di sicurezza senza violare le leggi antitrust.

Un'altra proposta chiede agli Stati Uniti e ad altri governi democratici di cercare di coordinarsi con i governi autoritari, in modo che le aziende cinesi e di altri paesi non accelerino i propri sforzi quando i concorrenti statunitensi li stanno intenzionalmente rallentando.

“Le misure che propongo per far avanzare la frontiera a un ritmo sicuro non saranno facili”, ha riconosciuto Amodei. “Ma credo che sia nostro dovere, nei confronti dell'umanità, provarci”.

(Stan Choe su Associated Press del 13/08/2026)

12 SETTEMBRE 2026

Storia ed eredità di Emma Bonino in Toscana

· di Stefano Fabbri

È immaginabile che l’eredità morale e politica lasciata da Emma Bonino sarà contesa. Ma, come accade in molte famiglie, ci sarà anche chi pur avendone diritto vi rinuncerà, vista la sua complessa personalità. A Firenze e in Toscana sarebbe però complicato farlo, perché molto di ciò che riguarda l’affermazione anche più recente dei diritti è legata al fatto che proprio qui cominciò la sua battaglia politica a metà degli anni Settanta. È nota la vicenda personale del suo incontro-choc con l’aborto e la scoperta che a Firenze c’era invece un ginecologo liberale e appassionato pianista jazz, Giorgio Conciani, che usava il metodo Karman, meno invasivo e rischioso di quelli praticati sui tavoli delle mammane seppure in camice bianco. E che soprattutto credeva, come lei, nella libertà delle donne di scegliere e di decidere. La scintilla che scoccò tra la giovane militante radicale ed il più attempato medico portò all’esperienza della villa di via Dante da Castiglione dove arrivavano decine di donne da ogni parte d’Italia. L’aborto era comunque un reato: la denuncia del settimanale Il Borghese e la conseguente inchiesta della procura fiorentina portò allo smantellamento nel gennaio 1975 della «clinica» e all’arresto di Conciani. In carcere finirono anche il segretario del partito Gianfranco Spadaccia, e Adele Faccio. A giugno anche Emma Bonino, che si era autodenunciata e si fece arrestare appena uscita dal seggio elettorale di Cuneo dove aveva votato. Ma quella vicenda fiorentina segnò per lei l’inizio di un rapporto speciale con la città. Ci ha vissuto per diversi mesi anche quando era ricercata e qui, racconta Vincenzo Donvito, uno dei fondatori del Partito radicale a Firenze, ha continuato a organizzare la battaglia per l’aborto legale. Chi scrive si permette un solo ricordo personale: un’intervista di un’ora nel 1978 ai microfoni di Controradio a conclusione della quale il vostro allora aspirante cronista uscì stregato e convinto di esserne perdutamente innamorato.
Bonino, che aveva respirato fin da piccola l’aria risorgimentale piemontese, si trovò a suo agio sulle sponde dell’Arno, dove riuscì a far convergere sul terreno dei diritti, che allora si chiamavano civili e che oggi i detrattori definirebbero woke, giovani rivoluzionari, vecchi azionisti, liberali, socialisti e una borghesia che non voleva diventare piccola piccola. Perfino con il suo antico «persecutore», il magistrato Carlo Casini che condusse l’inchiesta sugli aborti a Firenze, riuscì a trovare più tardi punti in comune nella battaglia contro la pena di morte. Poi sarà stata la lunga storia della Toscana, dalle Leggi Livornine in avanti, a radicare qui una forte sensibilità sui diritti individuali. Ma è difficile pensare che anche Emma Bonino non abbia lasciato un segno. E questo senza nulla togliere alla autonoma capacità di chi — ad esempio — in tempi più recenti ha fatto sì che, prima con le sperimentazioni degli anni Novanta e poi con la legge regionale del 2009, vi sia assistenza sanitaria anche per gli stranieri irregolari e che, solo poco più di un anno fa, sia stata varata la legge toscana sul fine vita.
Ma anche queste scelte, forse inconsapevolmente, si sono nutrite di quei valori che Emma Bonino oggi ci lascia in eredità.

12 SETTEMBRE 2026

Diritti situati: Emma Bonino e Henri Lefebvre

· di Gian Luigi Corinto

Mettere in dialogo Emma Bonino e Henri Lefebvre – sociologo e geografo francese – significa accostare due figure lontane per formazione, linguaggio e campo d’azione, ma unite da una medesima idea, I diritti non sono concessioni benevole del potere, né formule astratte depositate nei testi legislativi. Sono conquiste storiche, pratiche collettive e processi politici che devono essere continuamente difesi, ampliati e resi effettivi. Bonino ha tradotto questa convinzione nell’azione radicale, nelle campagne per l’autodeterminazione delle donne, contro la pena di morte, contro le mutilazioni genitali femminili e a favore della giustizia internazionale. Lefebvre l’ha elaborata attraverso una critica dello spazio sociale e della città, mostrando come ogni diritto si realizzi sempre dentro luoghi concreti, attraversati da disuguaglianze, conflitti e rapporti di potere.

Il punto di contatto più significativo riguarda dunque la democrazia. Per Bonino, essa non coincide semplicemente con il funzionamento periodico delle istituzioni rappresentative. Implica la possibilità concreta di prendere parola, manifestare, dissentire e partecipare alla definizione delle regole comuni. La sua lunga esperienza politica è stata sostenuta dalla convinzione che «mai» si debbano dare per scontati i diritti e che la libertà richieda responsabilità, partecipazione e coraggio. La democrazia, in questa prospettiva, è inseparabile dalla difesa delle minoranze e dalla capacità di trasformare una sofferenza privata in una questione pubblica. La vicenda dell’aborto clandestino ne è un esempio decisivo. Il corpo delle donne, sottratto alla clandestinità e alla tutela paternalistica, diventa luogo di autodeterminazione e di cittadinanza.

Lefebvre consente di comprendere la dimensione spaziale di questo processo. Il diritto alla città non è soltanto il diritto di abitare un determinato territorio, ma quello di partecipare alla sua produzione e di usufruire dei suoi beni collettivi. La città è contemporaneamente uno spazio materiale, un insieme di rappresentazioni e una trama di pratiche quotidiane. Per questo non può essere considerata un semplice contenitore neutrale della vita sociale. La città distribuisce opportunità, accessi e vulnerabilità. Una scuola distante o degradata, un ospedale irraggiungibile, un quartiere privo di trasporti o di spazi verdi non costituiscono soltanto problemi urbanistici. Sono forme concrete di disuguaglianza nell’esercizio dei diritti.

Da questo punto di vista, il diritto alla salute e il diritto all’educazione possiedono una natura profondamente lefebvriana. Sono diritti riconosciuti in astratto, ma acquistano consistenza solo quando si traducono in servizi, infrastrutture, relazioni e possibilità d’uso. Non basta affermare che ogni persona ha diritto alla cura o all’istruzione. Occorre chiedersi chi possa raggiungere una struttura sanitaria, chi disponga di tempo e risorse per studiare, quali territori siano dotati di scuole, biblioteche, ambulatori e presidi sociali, quali gruppi restino invece esclusi. Il diritto, dunque, non si esaurisce nella norma. Si misura nella distanza tra la sua proclamazione e l’esperienza quotidiana.

Qui il confronto con Bonino diventa particolarmente fertile. Le sue battaglie mostrano che la salute non è soltanto una questione tecnica o amministrativa. È legata alla libertà di scegliere sul proprio corpo, alla disponibilità di informazioni, all’accesso ai servizi e alla possibilità di sottrarsi a forme di violenza istituzionale o culturale. La salute è quindi anche un diritto politico, perché presuppone soggetti capaci di decidere e istituzioni obbligate a garantire condizioni di autonomia. L’educazione svolge una funzione analoga. Non è soltanto trasmissione di conoscenze, ma costruzione della capacità di comprendere il mondo, riconoscere i propri diritti e partecipare alla vita collettiva.

Lefebvre invita tuttavia a evitare ogni automatismo. Non è sufficiente immaginare che una città progettata democraticamente renda automaticamente realizzati il diritto alla salute e quello all’educazione. La realtà sociale è più contraddittoria. Gli spazi vengono progettati, ma sono anche oggetto di appropriazione. Le politiche pubbliche possono includere, ma anche selezionare; le istituzioni possono proteggere, ma anche produrre esclusione. Il diritto alla città è perciò un processo aperto, il cui esito non è predeterminato. Esso dipende dalle diverse geografie sociali, dalle condizioni storiche e dalle capacità dei gruppi di intervenire nello spazio urbano.

In questo senso, la democrazia può essere definita, con Lefebvre, come una lotta permanente tra la pressione dei poteri e l’espansione dei diritti. La lista dei diritti non è mai chiusa. Ai diritti civili e politici si sono aggiunti quelli delle donne, dei bambini, dei lavoratori, il diritto alla salute, all’istruzione, all’educazione, all’ambiente e alla partecipazione. Bonino ha incarnato questa apertura attraverso una pratica politica radicale, fondata sulla mobilitazione e sulla capacità di portare temi rimossi al centro del dibattito pubblico. Lefebvre ha mostrato che ogni nuova conquista modifica anche il modo in cui gli individui vivono e organizzano lo spazio.

Entrambi, pertanto, respingono l’idea di un essere umano ridotto a un’unica dimensione. Lefebvre critica tanto l’immagine dell’homo cogitans, definito dal pensiero puro, quanto quella dell’homo faber, identificato esclusivamente con il lavoro. L’essere umano reale è fatto di bisogni, desideri, linguaggio, gioco, piacere, abitare e memoria. È un soggetto complesso, che vive il proprio corpo e i propri spazi, costruisce relazioni e chiede di non essere ridotto né a produttore né a consumatore. Anche le battaglie di Bonino, in particolare quelle sull’autodeterminazione femminile, hanno restituito centralità a questa persona concreta, sottraendola alle definizioni imposte dall’autorità religiosa, patriarcale o statale.

Ne deriva un’idea di diritto insieme universale e situata. Universale, perché nessuno dovrebbe essere escluso dalla libertà, dalla salute o dall’educazione. Situata, perché ogni diritto prende forma dentro condizioni sociali, corpi, territori e biografie differenti. L’uguaglianza non consiste allora nel trattare tutti allo stesso modo, ma nel rimuovere gli ostacoli che rendono alcuni più esposti di altri alla malattia, all’ignoranza, alla povertà o alla marginalità.

La lezione comune di Bonino e Lefebvre è che ogni diritto vive soltanto se qualcuno lo rivendica, lo pratica e lo rende visibile. La città democratica non è quella priva di conflitti, ma quella capace di ospitarli e trasformarli in partecipazione. La salute e l’educazione non sono semplici prestazioni da distribuire, ma forme essenziali dell’abitare insieme. E la democrazia, più che un punto d’arrivo, è il movimento incessante attraverso cui gli esseri umani arricchiscono la propria idea di libertà e ampliano lo spazio dei diritti.

11 SETTEMBRE 2026

Decalogo per analizzare le notizie internazionali con il supporto dell'Intelligenza Artificiale

· di Marco Mayer

Sulla base della mia esperienza quotidiana ho elaborato un decalogo di suggerimenti — che propongo di chiamare "SLOW AI INTERNATIONAL MONITOR" (SAIM) — allo scopo di esaminare le vicende internazionali di attualità usando al meglio l'Intelligenza Artificiale. Quando arriva una nuova notizia o anche una semplice indiscrezione, chiedo all'AI di analizzarla applicando — per quanto possibile — le dieci raccomandazioni che seguono.

L'AI non deve essere usata con troppa fretta, non è una scorciatoia e non sostituisce il ricercatore. Si tratta, invece, di una "protesi tecnologica" in grado di potenziare la nostra capacità di verificare, falsificare, inquadrare e approfondire una notizia. Questo protocollo è ancora in fase di rodaggio, ma i risultati prodotti dalle piattaforme a cui ho chiesto di sperimentarlo appaiono decisamente incoraggianti.

1. L'AI non va utilizzata come un pilota automatico

Vivere il proprio rapporto con l'AI come uno strumento nelle proprie mani — come si guida un'imbarcazione in mare aperto senza pilota automatico — e non come una macchina a cui delegare l'attività, o peggio da assecondare e da cui dipendere. Quando si naviga nel mare magnum delle notizie di attualità internazionale, c’è sempre il rischio di non riuscire a sapere con certezza se un'informazione sia vera o falsa, rilevante o ininfluente, né tantomeno se esistano retroscena o implicazioni significative.

Oggi c'è una novità importante che può aiutare il ricercatore a districarsi nel labirinto: le migliori piattaforme AI, attraverso il processo di interazione con l'utente, sono in grado di sviluppare una metodologia e una memoria personalizzata al servizio delle esigenze specifiche dell’analista. I risultati raggiunti sono il frutto della convergenza di tre fattori: le competenze specifiche delle persone, le conoscenze pregresse dei modelli e i flussi informativi derivanti dalla ricerca online. È bene tuttavia ricordarsi che la memoria personalizzata si sviluppa sulla base dei nostri scambi con le piattaforme e che c'è sempre la possibilità che essa tenda a rafforzare il nostro punto di vista a scapito dello spirito critico.

2. La qualità delle risposte AI dipende dalla qualità delle domande

La qualità dei risultati della ricerca dipende in larga misura dalla qualità delle domande. È quindi consigliabile sottoporre all'AI — soprattutto nella fase iniziale — argomentazioni, testi, domande e progetti di ricerca il più possibile dettagliati, evitando interrogazioni generiche e prive di contesto.

Occorre inoltre delimitare con la massima precisione l'ambito temporale, l'area geografica, l'oggetto della ricerca e la sua definizione operativa. È fondamentale, ad esempio, distinguere tra la data dell'evento e la data della sua prima presenza nel web, un errore che ho avuto modo di osservare con notevole frequenza. Più chiarezza e precisione ci sono nelle domande, più diminuiscono le risposte vaghe, generiche e ridondanti.

C'è inoltre un caveat da considerare: le piattaforme tendono a compiacere l'utente, con il rischio che alcune risposte, invece di provare a falsificare, tendano a confermare acriticamente il punto di vista dell'utente a prescindere dalla sua attendibilità. Anche domande di ricerca molto dettagliate possono indurre l'AI a rispecchiare eccessivamente le convinzioni e il precognito dell'utente anziché metterli alla prova.

3. Non farsi soltanto assistere dalle piattaforme: aiutare l'AI

Le prime risposte dell'AI sono spesso incomplete, superficiali o sbagliate. È quindi necessario correggere gli errori con pazienza per evitare che si replichino in continuazione. È inoltre molto importante — quando è possibile — alimentare progressivamente la ricerca con informazioni aggiuntive: PDF, immagini, video, audio, dati e documenti possono contenere elementi che l'AI non ha trovato perché nascosti in qualche nicchia o anfratto del web.

Tutte le piattaforme — in misura maggiore o minore — tendono tuttora a confondere la diffusione di una notizia e la sua frequenza nel web con la sua attendibilità. Di questa fragilità intrinseca approfittano, per inciso, gli attori ostili quando promuovono campagne di disinformazione. Spesso i modelli ignorano informazioni vere e molto rilevanti perché poco diffuse. A questo proposito, laddove possibile e pertinente, è molto utile fornire informazioni che derivano da esperienze vissute direttamente, purché ciò non crei rischi per altre persone e non violi protocolli di sicurezza.

Prima di inoltrare materiale è necessario verificarne l'autenticità, poiché il rischio di introdurre disinformazione può manifestarsi sia in fase di input che di output, come è largamente noto: garbage in, garbage out. Dobbiamo, infine, essere consapevoli che le piattaforme potrebbero utilizzare le nostre informazioni per l'addestramento dei loro modelli.

4. Attenzione alle lingue di origine

È imperativo che l'AI sviluppi la ricerca sulla base di fonti, media e social in lingua originale, e solo successivamente proceda alla loro traduzione, per evitare le distorsioni culturali implicite nella traduzione automatica preventiva.

Pochi sanno, inoltre, che gli approcci linguistici delle piattaforme differiscono sensibilmente. Solo per citare i due casi più macroscopici: mentre le maggiori piattaforme AI cinesi puntano sulla diffusione massima del mandarino, con la conseguente marginalizzazione del cantonese e delle altre lingue locali, quelle indiane valorizzano — come conferma la letteratura specialistica — l'ampia pluralità linguistica e culturale che caratterizza la più grande democrazia del mondo.

Va inoltre ricordato che la qualità di comprensione linguistica non è uniforme nemmeno all'interno della stessa lingua (dialetti, registri, gergo tecnico o militare). Pertanto la capacità di comunicare in modo chiaro e corretto va sempre testata sul caso specifico, mai presunta.

5. Stress test delle piattaforme

Nel corso dell'interazione con le piattaforme, chiedere formulazioni alternative alle risposte, nonché contrastarle apertamente con esempi controintuitivi. Per esempio, chiedere interpretazioni opposte a quelle fornite dalla piattaforma al nostro interrogativo o richiedere scenari a bassa probabilità ma ad alto impatto.

Le due direzioni di falsificazione — sfidare i risultati della piattaforma e mettere alla prova le ipotesi dell’analista — sono entrambe necessarie e non intercambiabili. Va notato che questo tipo di stress test presuppone finestre temporali che le situazioni di emergenza non sempre consentono. Negli scenari di crisi, chi usa il protocollo dovrebbe chiedere all'AI di ridurre il ciclo di stress test anziché saltarlo silenziosamente, e segnalare come provvisorie le conclusioni raggiunte sotto la pressione degli eventi.

6. Domande trappola e caccia agli errori di omissione

Nell’ambito degli stress test ci sono tre dimensioni che meritano una particolare attenzione:

  1. Sfidare l'AI con domande trappola, caratterizzate da premesse false, per verificare se il modello riconosce e contesta l'assunto errato invece di incorporarlo automaticamente nella risposta.

  2. Chiedere esplicitamente cosa manca nell'analisi, perché l'AI non genera solo errori di interpretazione, ma anche frequenti e gravi errori di omissione.

  3. Chiedere sistematicamente al modello di distinguere tra fenomeni fattuali e congetture (a vario grado di probabilità). Se i dati disponibili non consentono una conclusione chiara, non si deve costringere il modello a produrre artificialmente una risposta binaria (vero/falso, sì/no).

7. Trasparenza e affidabilità delle fonti

Pretendere trasparenza, innanzitutto l'evidenza empirica delle fonti: nessun link, citazione o documento fornito dall'AI va considerato reale finché non verificato direttamente su un browser esterno. È opportuno, inoltre, verificare la tipologia delle fonti — istituzionali, TV, stampa, social, ecc. — poiché il valore epistemico cambia a seconda della categoria.

Nei casi più controversi è utile chiedere al modello di esplicitare la catena di connessioni probabilistiche che ha condotto alla conclusione, per consentire un auditing metodologico del processo. Un'ultima avvertenza su questa tipologia di auditing: è utile per far emergere associazioni statistiche, ma queste non devono essere confuse con una catena logica causale. Gli LLM generano l'output calcolando probabilità, non ragionando in modo deduttivo; quindi l’auditing rivela quali fattori il modello ha pesato maggiormente, non la verità causale del risultato finale.

8. Conoscenza pregressa o ricerca in tempo reale online?

Distinguere sempre se l'AI stia rispondendo sulla base di conoscenza pregressa o di una ricerca effettuata in tempo reale online. Nel caso dell'attualità internazionale questa distinzione è particolarmente importante: una risposta apparentemente precisa può infatti essere costruita sulla base di informazioni datate e non più valide.

Si tratta di uno dei metodi di verifica più semplici e diretti: chiedere esplicitamente alla piattaforma se sta effettuando una ricerca sul web o se sta utilizzando materiali su cui è stata addestrata in precedenza. Ancor più esplicitamente, è bene richiedere la sequenza temporale delle fonti citate. Quando le notizie sono successive ai tempi di conoscenza dichiarati dal modello, la risposta va considerata inaffidabile finché non verificata tramite una fonte indipendente. Senza questa avvertenza può capitare che l'AI "risusciti" persone decedute da mesi o anni, come mi è successo svariate volte.

9. Omissioni di matrice geopolitica e/o religiosa

Oltre ai profili linguistici, è bene tener conto dei diversi ecosistemi informativi e politico-culturali in cui i modelli vengono sviluppati. Possono esserci impostazioni divergenti, in particolare in materia di attualità internazionale, o anche omissioni sistemiche nel trattare alcuni temi politicamente sensibili (come succede interagendo con alcune delle maggiori piattaforme cinesi). Quando queste rispondono con frasi del tipo "Non sono competente", "Non ho le competenze per rispondere" o "I am not qualified to answer", significa che è stato volutamente pianificato un blocco.

10. Piattaforme multiple e mappatura dei bias strutturali

Utilizzare più piattaforme — almeno due — sullo stesso tema di ricerca, comparando e incrociando i risultati raggiunti (ho sperimentato questo protocollo su casi concreti con Claude, Copilot, ChatGPT, Gemini, DeepSeek, Sarvam e Mistral).

Includere modelli AI con basi geografiche, culturali e linguistiche diverse è fondamentale perché allarga gli orizzonti mentali di analisti, ricercatori, docenti e giornalisti investigativi. Comparare le prestazioni delle piattaforme nel tempo consente di costruire progressivamente una mappa completa sia di come i diversi modelli rappresentano gli eventi, sia di quali siano i loro punti di forza e di debolezza.

11 SETTEMBRE 2026

Meloni sta tenendo bloccati 13 GW di impianti rinnovabili

· di Redazione

Nonostante i prezzi dell’elettricità più alti dall’invasione dell’Ucraina nel 2022, le tecnologie in grado di abbattere subito i costi della bolletta per imprese e cittadini italiani – le rinnovabili – restano ostaggio delle sindromi Nimby (non nel mio giardino) e Nimto (non nel mio mandato elettorale), di cui ormai la presidenza del Consiglio dei ministri è divenuta un caso scuola: sulla scrivania di Giorgia Meloni giacciono progetti per 13 GW, quasi il doppio rispetto ai 7,2 GW messi a terra in tutta Italia nel corso dell’intero ultimo anno.

«Gli ultimi due anni hanno rappresentato una fase particolarmente complessa per il settore delle rinnovabili», spiega Andrea Cristini, presidente di Anie rinnovabili, ovvero l’associazione confindustriale di settore che rappresenta un fatturato aggregato che supera i 14 miliardi di euro: «Tutti i comparti tecnologici e i relativi segmenti di mercato sono stati interessati da profondi cambiamenti normativi e regolatori, che hanno aumentato l’incertezza e la percezione del rischio, frenando la piena espressione del potenziale economico e ambientale di una filiera strategica per la competitività e la sicurezza energetica del Paese. In questo scenario, l’Italia sta progressivamente perdendo terreno anche rispetto ai principali Paesi europei a forte vocazione manifatturiera».

Nel nostro Paese la bolletta energetica pagata all’estero per l’import di combustibili fossili vale tra circa 50 e 100 miliardi di euro l’anno, mentre contestualmente paghiamo l’elettricità più cara d’Europa: ogni tensione sul mercato del gas – come quella in corso a causa della guerra in Medio Oriente – si trasferisce in bolletta, perché il prezzo all'ingrosso è determinato da questo combustibile fossile per oltre il 70% delle ore dell'anno (nella prima parte del 2026 il dato in Spagna era invece del 9%, dal 52% registrato nel 2021, disaccoppiando di fatto il costo dell’elettricità da quello del gas senza intaccare il piano di uscita dal nucleare al 2035).

Eolico e fotovoltaico, invece, continuano a produrre elettricità a una frazione del costo rispetto a quello complessivo all’ingrosso, come mostrano gli esiti delle aste per gli “incentivi” – o meglio i meccanismi di stabilizzazione dei prezzi nel lungo periodo – del decreto Fer X transitorio. Si parla infatti di un prezzo medio da 72,851 €/MWh per l’eolico e 56,825 €/MWh per il fotovoltaico. Allora perché la bolletta non cala?

Perché al contrario di quanto accade in Spagna, tali impianti sono ancora troppo pochi, e troppo poco accompagnati da altri meccanismi ancillari – come la diffusione delle batterie – per coprire la domanda marginale di elettricità nella maggior parte delle ore del giorno. Nei primi sei mesi del 2026, in Italia sono stati installati appena +3,4 GW di nuovi impianti rinnovabili, e continuando con questo ritmo a fine anno ce ne sarebbero dunque 6,8 GW, meno dei +7,2 GW registrati nel 2025 (a loro volta in calo del 3,9% rispetto al 2024).

A testimoniare lo stallo è anche il rapporto ministeriale sulla Situazione energetica nazionale: le rinnovabili coprono oggi il 20,5% dei consumi energetici lordi, quando il valore previsto dallo scenario nazionale (Pniec) per il 2030 è pari a 39,4%, mentre la revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili (Red III) ha innalzato al 42,5% l’obiettivo vincolante nell’Ue entro il 2030, con l’ulteriore aspirazione a raggiungere il 45%.

Ormai siamo indietro anche per raggiungere gli obiettivi 2030 fissati dallo stesso Governo Meloni. La traiettoria del burden sharing prevede infatti una progressiva accelerazione, per scaricare sul futuro le responsabilità odierne: 8,3 GW nel 2026, 10 GW nel 2027, 11 GW nel 2028, 13 GW nel 2029 e 15 GW nel 2030. In altre parole, attualmente in Italia sono installati complessivamente circa 86 GW di potenza da fonti rinnovabili, mentre per raggiungere il target al 2030 di 131 GW installati sarà necessario installare circa 44 GW in poco più di quattro anni.

«Chiediamo ai Ministeri, alle Regioni e ai Comuni – argomenta nel merito Cristini – di affrontare e superare il nodo degli iter autorizzativi, che continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo degli investimenti. Chiediamo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di sbloccare i pareri di valutazione di impatto ambientale relativi ai 13 GW attualmente rimessi alla sua valutazione. E chiediamo alle istituzioni di garantire, per il prossimo quadriennio, un quadro normativo e strumenti di policy stabili e prevedibili, indispensabili per ridurre l’incertezza e consentire alle imprese di programmare gli investimenti».

Sotto questo profilo, in questo momento, più che ripartire da zero con rivoluzioni normative appare opportuno iniziare con soluzioni chirurgiche, come quelle avanzate da Agostino Re Rebaudengo sulle nostre colonne per arrivare a installare 20 GW l’anno d’impianti e poi ulteriormente affinate dal fondatore di Asja energy sempre su greenreport. Per iniziare basterebbero due modifiche chirurgiche all’attuale Testo unico sulle fonti rinnovabili:

1) Rendere il parere delle Autorità paesaggistiche vincolante per il Mase nelle sole aree dichiarate non idonee, mantenendolo obbligatorio ma non vincolante nelle altre aree;

2) Introdurre un termine perentorio di 90 giorni per la chiusura dei procedimenti a livello regionale, con silenzio-assenso alla scadenza.

(Luca Aterini su Greenreprt del 08/09/2026)

11 SETTEMBRE 2026

Bonus-carburanti. Malus-governo

· di Vincenzo Donvito Maxia

Il Governo ha prorogato al 17 settembre il taglio delle accise sul diesel e l’estensione a tutto settembre del credito di imposta per gli autotrasportatori. Proroga numero quindici, coperta da 102 milioni di fondi di bilancio. Giusto il tempo necessario - dicono al governo - per completare l’impianto dei cosiddetti “aiuti mirati” (la platea dei beneficiari), che riguarderebbe il periodo 1 Ottobre-31 Dicembre… per cui tra il 17 settembre e la fine del mese aspettiamoci una proroga numero 16 e - perché no visto che nelle settimane scorse c’è stata anche una proroga di 5 giorni - , 17, 18, etc…

Insomma, come dice il ministro dell’Economia: “Non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento".

Fino a quando, vedremo.

Nel frattempo abbiamo il prezzo dei carburanti che continua a crescere ignorando questi provvedimenti. L'andamento dell'economia italiana che è la conferma di questo temporeggiare sui carburanti. Il costo del denaro che è cresciuto… denaro che vi viene erogato da banche che non sono mai state indispensabili quanto ricche come in questo momento

Ci ricorda una novella che sentiamo spesso raccontare soprattutto dalle amministrazioni locali. A Firenze, per esempio,è stata sconvolta viabilità ed economia per la costruzione della tramvia. Obiettivo: “avremo una città con mobilità eccellente”. Ma, siccome i lavori durano tantissimo tempo, anche oltre il previsto, nel frattempo le economie interessate sono andate a gambe all’aria… e chissà, come e quando ritorneranno.

10 SETTEMBRE 2026

Tassi Bce più costosi. L’economia frena. E’ necessario?

· di Vincenzo Donvito Maxia

La Banca Centrale europea (Bce) ha deciso di aumentare i tassi di interesse dello 0,25%

L’intento è quello di far circolare meno denaro, scoraggiare scambi di vario tipo e, costando di più il denaro, ci dovrebbero essere meno mercato, con la conseguenza che chiunque per vendere di più o mantenere gli attuali livelli, è restio ad aumentare i prezzi.

I "sacrificati" sono coloro che hanno prestiti personali e finanziamenti con tassi variabili…. ampiamente avvisati a suo tempo quando hanno contratto i prestiti.

E’ questa la scelta più giusta? Sarà il tempo, e le politiche che seguiranno, a dircelo. L’auspicio è che il mercato non tiri “i remi in barca”, ma si adegui e colga l’occasione per muoversi lo stesso pur a prezzi meno lucrosi dal lato offerta. Auspicio che, visto il “bengodi” che oggi hanno le banche e le aziende che traggono alti profitti dal precario contesto geopolitico, dubitare è più che legittimo. Insomma: i prezzi dubitiamo che scendano.

Comunque, questo è solo il cosiddetto apetto monetario dell'economia, perché dal lato determinante (liberalizzazioni che creamo più mercato e qualità), non ci sembra che ci sia un grande entusiasmo. Anzi: oligopoli e monopoli sono in crescita.

10 SETTEMBRE 2026

Provare virtualmente i vestiti utilizzando l'intelligenza artificiale può contribuire a ridurre gli sprechi della moda veloce

· di Redazione

Un tempo il noleggio di abiti era limitato a completi da sposo o abiti da ballo, ma le opzioni si stanno ampliando e la situazione sta diventando sempre più diffusa.

Oggi è possibile noleggiare abiti direttamente da privati ​​tramite app come By Rotation e Hurr, oppure rivolgersi a grandi catene di negozi come John Lewis e Selfridges. La maggior parte delle piattaforme di noleggio abiti è disponibile solo online, quindi i clienti non possono provare la vestibilità, la taglia o lo stile prima di acquistare.

Ma in uno studio pubblicato di recente , ho esaminato, insieme ai miei colleghi, cosa pensassero le persone del noleggio di abiti di tutti i giorni e come un chatbot basato sull'intelligenza artificiale con un avatar integrato potrebbe cambiare il modo in cui le persone scelgono i capi di abbigliamento a noleggio.

Lo studio ha utilizzato tre focus group e 28 interviste. I partecipanti hanno espresso un forte desiderio di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per vedere come un capo d'abbigliamento starebbe loro addosso, prima di pagarne il noleggio.

Un negozio online potrebbe utilizzare un chatbot per interagire con il cliente, chiedendo informazioni su taglia, vestibilità e utilizzo previsto del capo. Il chatbot basato sull'intelligenza artificiale potrebbe poi salvare queste conversazioni (previo consenso del cliente) per utilizzarle in future vendite.

I consumatori potevano caricare una propria immagine sull'avatar per "provare" una selezione di capi.

Un utente del nostro studio ha definito l'idea "un'esigenza benvenuta nel mondo della moda". Un altro ha affermato che un chatbot potrebbe chiarire dubbi sui dettagli nascosti del noleggio di abiti, come costi imprevisti o macchie preesistenti.

Il chatbot potrebbe anche attingere ai valori ambientali dei consumatori condividendo informazioni sulla sostenibilità dell'articolo a noleggio e del noleggio in generale. Molti consumatori della generazione Z affermano di essere sensibili ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità , e questo potrebbe riflettersi nelle loro scelte di abbigliamento.

Il passaggio dal fast fashion al noleggio richiede un significativo cambiamento di mentalità . Ma man mano che i consumatori acquisiscono maggiore familiarità con l'intelligenza artificiale , i chatbot potrebbero guidarli verso guardaroba più intelligenti e sostenibili, dove si noleggia di più e si compra di meno.

Uno dei motivi per cui un numero crescente di acquirenti potrebbe prendere in considerazione il noleggio è legato alla crescente consapevolezza dei consumatori circa l'impatto negativo della moda veloce sull'ambiente , come ad esempio l'enorme quantità di rifiuti che finiscono in discarica o inquinano i paesi in via di sviluppo. Il consumo eccessivo di abbigliamento fa sì che il settore sia responsabile del 10% delle emissioni globali di CO₂ e che circa l'85% dei tessuti finisca in discarica.

Noleggiare abiti per un'occasione importante è diventata una pratica più comune.

Il noleggio dovrebbe contribuire a mantenere gli abiti in circolazione più a lungo . Alcune ricerche suggeriscono che, prolungando la vita utile di un capo, il noleggio di abbigliamento potrebbe ridurre l'impronta di carbonio, idrica e di rifiuti di un articolo dal 20% al 30% .

Gli studi dimostrano inoltre che i chatbot possono incoraggiare efficacemente le persone a fare scelte più ecologiche . Il nostro articolo illustra come un chatbot dotato di "incentivi ecologici" potrebbe condividere informazioni sulla sostenibilità. Ad esempio, potrebbe dire: "Risparmia 2.700 litri d'acqua e 3 kg di CO₂ noleggiando invece di acquistare". Questi dati potrebbero essere certificati da un'organizzazione come Wrap, un ente benefico che si occupa di rifiuti, per dimostrarne l'accuratezza.

Ricordando le interazioni passate, un chatbot potrebbe anche offrire consigli di stile e suggerimenti sottili che incoraggino gli acquirenti a uscire dalla propria zona di comfort.

Ad esempio, se stai per andare in vacanza, un chatbot potrebbe suggerirti un buon abbinamento di abiti e farti risparmiare un sacco di tempo, ci ha detto un acquirente della generazione Z.

Tuttavia, alcuni ostacoli impediscono ancora ai consumatori di noleggiare abiti. Tra questi, le preoccupazioni igieniche, il timore di danni e costi di pulizia , nonché la percezione che il noleggio non sia ancora un'opzione sufficientemente diffusa .

Il nostro studio ha rilevato che gli acquirenti erano anche preoccupati del fatto che gli abiti a noleggio fossero adatti a diverse tonalità e colori della pelle .

L'utilizzo dell'intelligenza artificiale per promuovere la sostenibilità solleva un evidente paradosso. Gli studi dimostrano che l'impiego dell'IA può avere un impatto ambientale significativo, come ad esempio un notevole consumo di energia e acqua .

Tuttavia, ci sono già alcuni segnali positivi che dimostrano come il noleggio di abiti stia diventando un'opzione più diffusa. Nell'agosto del 2026, l'organizzazione benefica internazionale Oxfam ha lanciato un progetto pilota di noleggio di abiti . L'organizzazione ha affermato che avrebbe dato alle persone accesso a capi speciali, senza contribuire al ciclo di utilizzo una tantum.

Se la prova virtuale dei vestiti può infondere maggiore fiducia nelle persone riguardo al noleggio anziché all'acquisto, allora esiste sicuramente la possibilità di ridurre l'enorme danno ambientale causato dal mondo della moda veloce. Tutto dipende dalla disponibilità dei consumatori a questo cambiamento.

(Rebecca Beech - Docente senior di marketing presso l'Università di Oxford Brookes - su The Conversation del 09/09/2026)

10 SETTEMBRE 2026

La nuova 'war on drugs' Usa nelle Americhe: far saltare le navi dei presunti narcos

· di Redazione

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha fornito mercoledì nuovi chiarimenti sull'approccio statunitense alla lotta contro il narcotraffico nelle acque latinoamericane , affermando che l'amministrazione Trump è ora concentrata sulla collaborazione con i paesi alleati e sull'allineamento con le loro leggi, ma insistendo sul fatto che i militari "continueranno a far saltare in aria le navi se necessario".

Il riconoscimento pubblico di un cambiamento nella strategia statunitense arriva un anno dopo l'inizio della campagna di attacchi unilaterali e mortali di Washington contro coloro che definisce "narcoterroristi" che operano con imbarcazioni in acque internazionali. Mercoledì sera, il Comando Meridionale degli Stati Uniti ha annunciato l'ultimo di questi attacchi nel Mar dei Caraibi, affermando che ha causato tre morti. Ciò porta il numero di persone uccise negli attacchi con imbarcazioni condotti dalle forze armate statunitensi ad almeno 230 in 69 attacchi.

Tuttavia, l'amministrazione Trump si concentra sulla stipula di accordi per operazioni congiunte con i paesi alleati nella regione, tra cui Colombia ed Ecuador, che rispettino le leggi di tali paesi nelle loro acque territoriali.

"Penso che sia un incredibile passo avanti il ​​fatto che per la prima volta ci siano Paesi disposti a partecipare a questi sforzi nelle loro acque territoriali", ha detto Rubio ai giornalisti durante un viaggio nella capitale ecuadoriana, Quito.

"Il punto fondamentale è che queste rotte vengono interrotte. Queste rotte vengono soppresse", ha aggiunto.

Ha affermato che la decisione è "una valutazione caso per caso, operazione per operazione", che dipende dalla minaccia e dalla posizione dell'imbarcazione.

Di recente l'esercito statunitense ha fermato navi e allontanato persone prima degli attacchi

Le recenti intercettazioni statunitensi nelle acque latinoamericane sono diverse dai primi attacchi dell'amministrazione Trump contro presunte imbarcazioni utilizzate per il narcotraffico, iniziati nel settembre 2025. Ultimamente, le persone a bordo di stazioni di rifornimento galleggianti, ritenute coinvolte nel traffico di droga, sono state prelevate e consegnate alle autorità ecuadoriane. Successivamente, l'esercito statunitense ha fatto esplodere le imbarcazioni.

Il cambio di rotta avviene dopo una serie di attacchi a imbarcazioni avvenuti nel corso dell'anno contro persone che l'amministrazione Trump ha accusato di essere "narcoterroristi" senza fornire prove.

Le dichiarazioni di Rubio sono giunte durante un tour di tre paesi sudamericani volto a rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza con i leader conservatori che si sono avvicinati al presidente Donald Trump.

Mercoledì, in Ecuador, Rubio ha definito il Paese il partner più "aggressivo" nell'impegno dell'amministrazione Trump per contrastare i gruppi criminali transnazionali nell'emisfero occidentale. Rubio ha incontrato il presidente ecuadoriano Daniel Noboa, che ha rapidamente abbracciato la linea dura di Trump in materia di lotta al narcotraffico e all'immigrazione clandestina.

Rubio ha affermato che le "forze d'élite" di entrambi i paesi "stanno lavorando congiuntamente su base quotidiana in un modo senza precedenti per cercare di smantellare queste organizzazioni terroristiche".

Ma ha puntato il dito contro il Messico, definendolo "una sfida ancora più grave" rispetto ad altri paesi della regione a causa del potere dei cartelli, e ha affermato che lo scenario "ideale" sarebbe che i due paesi affrontassero la situazione congiuntamente.

"Prima o poi, questa minaccia dovrà essere affrontata in un modo o nell'altro", ha detto Rubio ai giornalisti in Ecuador. "Ma la nostra speranza è di farlo in collaborazione con le autorità messicane".

Rubio ha affermato che le autorità messicane hanno fatto "più di quanto abbiano mai fatto prima per dare la caccia a questi gruppi, ma non è ancora abbastanza".

L'Ecuador è considerato un alleato chiave dell'amministrazione Trump nella lotta al narcotraffico

Ha inoltre annunciato la sua ultima designazione di organizzazione terroristica straniera, ovvero un'organizzazione di narcotrafficanti latinoamericana: Los Tiguerones dell'Ecuador. Questa organizzazione rientrava tra le 22 bande criminali designate come "terroristiche" dall'Ecuador nel 2024, dopo che il paese aveva dichiarato un conflitto armato interno a seguito di un'ondata di violenza culminata con l'assalto di uomini armati a una stazione televisiva durante una trasmissione in diretta.

In base alla strategia antidroga dell'amministrazione Trump, il gruppo potrebbe diventare un obiettivo per un'azione militare.

L'Ecuador ha collaborato con gli Stati Uniti nell'intercettazione e nell'affondamento di imbarcazioni, tra cui una affondata martedì che, secondo Washington, aveva legami con il gruppo criminale ecuadoriano Los Choneros . Si è trattato della sesta operazione di questo tipo in meno di due settimane e della seconda in altrettanti giorni.

Il ministro degli Esteri ecuadoriano Roberto Kury ha definito il suo Paese "un alleato leale, un alleato attivo e un alleato decisivo per poter costruire un emisfero più sicuro, libero e prospero".

Rubio ha dichiarato che chiederà al Congresso 45 milioni di dollari per continuare a finanziare l'operazione di "smantellamento di questi gruppi terroristici", pur non specificando a cosa sarebbero destinati i fondi.

Dal 2021 l'Ecuador fatica a contenere la violenza legata al narcotraffico, poiché i cartelli rivali si alleano con le bande locali e si contendono il controllo delle rotte e dei porti costieri utilizzati per il contrabbando di cocaina. Il Paese è incastonato tra Colombia e Perù, i principali produttori mondiali di cocaina.

Sotto la guida di Noboa, l'Ecuador è diventato un solido partner degli Stati Uniti nella lotta al narcotraffico nella regione.

Mercoledì, Rubio è stato insignito della seconda più alta onorificenza nazionale dell'Ecuador, l'Ordine Nazionale al Merito con il grado di Gran Croce, per il suo contributo al miglioramento delle relazioni tra Stati Uniti ed Ecuador. Noboa ha affermato che Rubio sta contribuendo a portare la pace negli Stati Uniti e nella regione viaggiando tra i due Paesi per rafforzare la sicurezza e i legami.

Rubio si recherà poi a Lima per incontrare la nuova presidente peruviana Keiko Fujimori , un'altra leader vicina alle posizioni intransigenti di Trump sul narcotraffico e sull'immigrazione. Martedì ha incontrato il nuovo presidente conservatore e intransigente Abelardo de la Espriella a Barranquilla, sulla costa caraibica della Colombia.

(MATTHEW LEE su Associated Press del 10/09/2026)

10 SETTEMBRE 2026

Il Nepal ha puntato quasi tutto sull'energia idroelettrica: le inondazioni dimostrano che sia una scelta problematica

· di Redazione

Fino a otto anni fa, il Nepal era solito lottare contro lunghe interruzioni di corrente.

Quasi il 100% dell'elettricità del Nepal proviene da fonti idroelettriche, e il paese ne produce così tanta da guadagnare quasi 200 milioni di dollari (147 milioni di sterline) all'anno esportando energia idroelettrica in India e Bangladesh.

Ma proprio i ghiacciai e le montagne che conferiscono al Nepal questo enorme vantaggio naturale stanno soccombendo al riscaldamento globale, e le devastanti inondazioni di mercoledì scorso hanno messo a nudo i rischi per le ambizioni idroelettriche del paese.

Più di 1.300 persone sono state uccise, mentre migliaia risultano ancora disperse.

Le inondazioni, che hanno distrutto interi villaggi vicino al confine tra Nepal e Tibet, hanno gravemente danneggiato 12 centrali idroelettriche nel bacino del fiume Trishuli e messo fuori uso oltre il 10% della capacità totale di generazione di energia del Nepal. Gli operatori hanno dichiarato alla BBC di non sapere ancora se qualcuna di queste strutture potrà essere rimessa in funzione.

L'Autorità elettrica statale del Nepal, proprietaria di sei dei dodici impianti danneggiati, ha assicurato alle famiglie nepalesi che la fornitura di energia rimane adeguata. Tuttavia, il suo portavoce, Rajan Dhakal, riconosce che, con la crescente frequenza dei disastri legati al clima, "è giunto il momento di ripensare la nostra politica in materia di energia idroelettrica".

Nel 2010, solo due terzi della popolazione nepalese aveva accesso all'elettricità, e persino le famiglie allacciate alla rete elettrica subivano interruzioni di corrente fino a 16 ore al giorno.

L'espansione delle infrastrutture idroelettriche, unitamente agli sforzi per contrastare la corruzione e incrementare le importazioni di energia dall'India per colmare i cali stagionali, ha fatto sì che entro il 2018 la maggior parte del Nepal godesse di una fornitura di energia elettrica 24 ore su 24.

Attualmente, secondo l'Autorità per l'Elettricità del Nepal, in tutto il paese sono presenti 225 centrali idroelettriche con una capacità installata di oltre 3.900 MW, in grado di fornire energia contemporaneamente a circa tre milioni di famiglie.

Centinaia di altri impianti simili sono in fase di costruzione o in programma. La maggior parte di essi sorge in alta montagna, dove può sfruttare le forti correnti per generare energia. Questi progetti richiedono un sistema di accumulo minimo o nullo.

Tuttavia, con le regioni di alta quota dell'Himalaya che si riscaldano il 50% più velocemente della media globale, queste zone si trovano ad affrontare maggiori rischi ambientali. Le indagini preliminari hanno indicato il crollo di un ghiacciaio e del suo substrato roccioso come causa dell'alluvione lampo della scorsa settimana.

Sebbene gli scienziati affermino che sia troppo presto per stabilire collegamenti certi con i cambiamenti climatici, l'Autorità nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di catastrofi ha precedentemente dichiarato che oltre nove eventi catastrofici su dieci registrati tra il 2018 e il 2024 erano "correlati al clima".

L'ex ministro dell'Energia del Nepal, Kulman Ghising, che ha definito l'alluvione catastrofica un evento "che si verifica una volta ogni secolo", afferma che essa offre insegnamenti per la progettazione degli impianti e la scelta dei siti in cui costruirli.

"Dobbiamo progettare gli impianti in modo che siano più resistenti alle inondazioni e, soprattutto, adottare sistemi di allerta precoce e solide misure di evacuazione di emergenza", ha dichiarato al sito di notizie ambientali Mongabay.

Si stima che centinaia di operai, ingegneri e residenti delle centrali idroelettriche siano rimasti intrappolati nei tunnel pieni di fango di questi impianti a seguito delle inondazioni.

Secondo Dhakal dell'Autorità per l'Elettricità del Nepal, una "rivisitazione" della strategia idroelettrica del Paese potrebbe prevedere la realizzazione di centrali idroelettriche con bacini artificiali, non necessariamente situate in alta montagna. Queste centrali consentirebbero di immagazzinare e rilasciare l'acqua secondo necessità, ma comporterebbero anche costi economici e ambientali significativi.

'Puntiamo tutto su un'unica cosa'

Alcuni si chiedono se il Nepal non sia dipeso eccessivamente dall'energia idroelettrica.

"In questi tempi pericolosi non dovremmo mettere tutte le uova nello stesso paniere", afferma Kushal Gurung, esperto di energie rinnovabili e fondatore dell'azienda di tecnologie pulite WindPower Nepal.

"Dobbiamo prendere seriamente in considerazione anche altre alternative, come l'energia solare ed eolica. E per farlo dovremo rivedere la nostra politica energetica, che al momento è molto favorevole all'energia idroelettrica", afferma.

Questa affermazione è condivisa da Vivek Shastry, ricercatore presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University, il quale sostiene che "un'integrazione significativa della produzione di energia eolica e solare rappresenta una strategia di resilienza in grado di limitare in futuro i guasti, sia singoli che interconnessi, del sistema elettrico".

Un rapporto dell'agenzia di aiuti tedesca suggerisce che il potenziale tecnico per la produzione di energia solare in Nepal è circa 10 volte superiore a quello dell'energia idroelettrica.

Puspa Sharma, ricercatrice senior presso l'Istituto di Studi sull'Asia Meridionale dell'Università Nazionale di Singapore, concorda sul fatto che il Nepal debba diversificare le proprie fonti energetiche, ma avverte che ciò può essere fatto "solo in misura limitata".

"Sebbene vi sia un potenziale inespresso nell'energia eolica e solare, è l'energia idroelettrica a conferire al Nepal un enorme vantaggio competitivo rispetto ai suoi vicini dell'Asia meridionale", afferma, citando diversi studi che confrontano il potenziale delle energie rinnovabili nella regione.

L'energia idroelettrica continua a dominare gli investimenti su larga scala in Nepal, e alcuni attivisti per il clima affermano che i finanziamenti sono proseguiti nonostante i rischi noti di disastri naturali.

Il progetto Upper Trishuli-1, quasi completamente distrutto dalle inondazioni della scorsa settimana, era uno dei maggiori investimenti diretti esteri in Nepal, con un valore di circa 647 milioni di dollari. Tra i suoi finanziatori figuravano la Banca Asiatica di Sviluppo (ADB) e la International Finance Corporation (IFC).

Il progetto Upper Trishuli 3A, anch'esso gravemente colpito, è stato finanziato dalla Export-Import Bank cinese.

Himanshu Thakkar, coordinatore della Rete per le dighe, i fiumi e le persone dell'Asia meridionale, afferma che gli istituti di credito internazionali erano "perfettamente consapevoli dell'estremo pericolo a cui stavano esponendo migliaia di lavoratori, funzionari, residenti, fiumi, infrastrutture e paesaggi".

"I loro stessi rapporti lo avevano ripetutamente evidenziato. Ma non hanno adottato alcuna misura preventiva, non hanno richiesto controlli e contrappesi rigorosi, né erano preparati per una calamità che sapevano potesse verificarsi", afferma.

La ADB e l'IFC hanno dichiarato alla BBC che la progettazione del progetto Upper Trishuli-1 "rifletteva i risultati di valutazioni tecniche indipendenti che hanno esaminato i rischi di inondazioni e frane che interessavano il sito del progetto, utilizzando studi sui ghiacciai e sui laghi glaciali e prove storiche disponibili all'epoca".

Hanno affermato che il sistema di allerta precoce del progetto è stato rafforzato in seguito a un'alluvione nel 2024, e che ulteriori lavori di valutazione dei rischi sono stati intrapresi dopo un'altra alluvione nel 2025.

"Le cause precise del disastro dell'agosto 2026, l'entità dei danni, le prestazioni del progetto e le misure di protezione, compreso il sistema di allerta precoce, sono in fase di raccolta e devono ancora essere verificate e valutate."

La BBC ha contattato la Banca cinese per l'esportazione e l'importazione per un commento.

La storia ha già dimostrato la volatilità del bacino del fiume Trishuli, afferma Thakkar, sottolineando come sia stato colpito da inondazioni negli ultimi due anni. Nel settembre 2024, un nubifragio senza precedenti sui bacini dei fiumi Trishuli e Bhote Koshi ha provocato inondazioni improvvise a Rasuwa, Nuwakot e Dhading, insediamenti lungo il fiume che sono tra i più colpiti dalle inondazioni della scorsa settimana.

Poi, nel luglio del 2025, un lago glaciale nella contea di Gyirong, in Tibet, straripò e travolse proprio questo tratto di fiume, raggiungendo il Nepal e causando la morte di almeno 11 persone. L'alluvione danneggiò infrastrutture cruciali e bloccò gli scambi commerciali lungo l'importante corridoio tra Nepal e Cina. Il valico di frontiera rimase chiuso per quasi sei mesi ed è stato riaperto solo il 1° gennaio di quest'anno.

Dhakal, dell'Autorità per l'Elettricità del Nepal, ammette che anche se le valutazioni del rischio climatico fossero state effettuate correttamente, "la progettazione degli impianti potrebbe non essere stata eseguita di conseguenza".

"È chiaro che dovremo migliorare il modo in cui costruiamo e gestiamo le nostre centrali idroelettriche", aggiunge.

Gli operatori privati ​​stanno già subendo le conseguenze finanziarie. Secondo Uttam Bhlon Lama dell'Associazione dei produttori di energia indipendenti del Nepal, negli ultimi tre anni le compagnie assicurative hanno versato circa 40 milioni di dollari per i danni causati dalle alluvioni a oltre 20 centrali di proprietà privata.

Avverte che i premi assicurativi stanno aumentando in modo significativo, rendendo i costi di gestione dell'attività "insostenibili".

Questo disastro dimostra che i rischi climatici sono internazionali e non possono essere gestiti dal Nepal da solo, afferma Manjeet Dhakal, membro della delegazione nepalese al Congresso delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Egli esorta i governi e le organizzazioni internazionali a condividere i dati, valutare gli impatti e sviluppare insieme sistemi di allerta precoce.

"Il Nepal è tra i paesi meno responsabili delle emissioni di gas serra che hanno portato a questi rischi aggravati."

"Paradossalmente, il nostro settore idroelettrico rappresenta un tentativo di ridurre le nostre emissioni, già minime... Non possiamo, e non dovremmo, essere costretti ad affrontare questi rischi da soli."

(Kelly Ng e Navin Singh Khadka su BBC deò 05/09/2026)

10 SETTEMBRE 2026

Intelligenza Artificiale. Apocalittici e disintegrati

· di Redazione
Gabriele Malaspina - Unsplash
Foto: Gabriele Malaspina — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Jacob Coxon si è appena licenziato da Anthropic e scrive su X: «Le persone che sviluppano l’intelligenza artificiale credono seriamente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio».

Evan Hubinger, la persona che in Anthropic si occupa proprio di questi problemi, rilancia: «Jacob ha ragione: crediamo davvero che l’intelligenza artificiale potrebbe sterminare tutta l’umanità! Personalmente, penso che entro il prossimo decennio la percentuale supererà il 10%». Negli ultimi tempi, il numero e l’autorevolezza delle voci che lanciano pubblicamente questo genere di profezie è cresciuto troppo per poter essere liquidato semplicemente come allarmismo, operazione di marketing o tentativo di aggiotaggio. Se anche si trattasse di tutte e tre le cose insieme, e può darsi benissimo che sia così, stiamo parlando comunque di un gran numero di persone, provenienti da diverse aziende e in diverse posizioni, tutte estremamente qualificate, che giocano con l’ipotesi di estinzione della razza umana. Se anche la probabilità fosse non del 10 ma dell’1 per cento, non entro il 2030 né entro il 2036 ma entro il 2060, qualcuno si sentirebbe di tirare un sospiro di sollievo?

Christian Rocca parla di politica della roulette russa, accostando gli apprendisti stregoni dell’Intelligenza artificiale ai nostri dottor Frankenstein dei sistemi elettorali, cioè chi, «in un mondo democratico che vede già in posizioni di comando brutti ceffi come Donald Trump e simili, si ostina a battersi senza tregua per adottare marchingegni elettorali (Il ballottaggio! Il premio di maggioranza! Il sistema francese!) che faciliterebbero la presa del potere delle forze eversive». Ma ovviamente il rischio di estinzione dell’umanità fa apparire ben poca cosa anche la possibilità di consegnare le chiavi del potere agli eversori dell’ordine costituito: «L’intelligenza artificiale potrebbe organizzare uno sterminio globale senza bisogno di servirsi dei nazisti. Anche loro perderebbero il lavoro».

(Francesco Cundari, La Linea/Linkiesta del 10/09/2026)

10 SETTEMBRE 2026

Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026

· di Redazione

PREMESSA

L'incertezza geopolitica ridisegna le strategie di investimento globale: dai movimenti delle riserve auree tra continenti alle correzioni nei mercati obbligazionari, la ricerca di sicurezza muove capitali verso nuovi equilibri. Nel frattempo, l'Italia naviga tra opportunità nel risparmio gestito, rischi di concentrazione bancaria regionale e continue truffe online che colpiscono chi investe senza adeguate informazioni.

In questo numero

EDITORIALI

→ Forum Ambrosetti. Pecunia non olet

→ Ministro Giorgetti ci azzecca. Barchetta Italia

ARTICOLI

→ Investimenti tramite piattaforma di crowdfunding: la responsabilità del Gestore per il Fondo rischi negli investimenti immobiliari

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 09/09/2026

→ Pensieri europeisti su chi vuole distruggere l’Ue

→ Perché i paesi europei stanno spostando le loro riserve auree fuori dal Nord America?

→ Osservatorio disservizi da 1 a 9 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Gli investimenti sulle proteine alternative del futuro

→ Musk e il suo entourage investono milioni per rendere mainstream gli psichedelici

→ Ue necessità imprescindibile, non rinunci ai suoi valori. Presidente Mattarella

→ Investire informati e crisi geopolitica. Mai come oggi determinante

→ Il boom dell'intelligenza artificiale potrebbe influenzare i rendimenti obbligazionari

→ Investire Informati. La newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026

NOTIZIE

→ ITALIAITALIA. Banche, a luglio calo tassi nuovi mutui (3,81%), rialzo su prestiti imprese

→ U.E.U.E.. JPMorgan: i risparmiatori europei dovrebbero investire più liquidità

→ ITALIAITALIA. UniCredit, ok BCE al Danish Compromise: cosa cambia per clienti e investitori

→ ITALIAITALIA. Compie reato il Compro Oro che vende lingotti

→ ITALIAITALIA. Poste rilancia l'Opas su Tim: più cash e via la soglia minima

→ ITALIAITALIA. Risparmio gestito giugno 2026. Record di 2.722 miliardi. Assogestioni

→ ITALIAITALIA. Desertificaione bancaria in Liguria. Allarme Uil

→ MONDOMONDO. L'oro oltre 5.100 Usd l'oncia. Evento storico

→ USAUSA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS

→ USAUSA. Il trading in Borsa dei parlamentari diventa un’arma elettorale

→ MONDOMONDO. L'ONU vota per adottare una nuova mappa del mondo che rifletta le reali dimensioni dell'Africa

→ UCRAINAUCRAINA. Smantellata frode di investimenti in cryptovalute

→ ITALIAITALIA. Trading online falso, truffa da 125mila euro a Crotone: 8 denunce

→ GIAPPONEGIAPPONE. Rendimenti dei titoli di Stato ai massimi storici

→ SENEGALSENEGAL. Senegal verso il default: crollano i bond dopo l'accordo con il FMI

→ OLANDAOLANDA. I Paesi Bassi trasferiscono miliardi di dollari in oro a Londra in un'ottica di "preparazione alla crisi"

LETTERE

→ Vecchio libretto di risparmio ritrovato: si può recuperare il denaro?

10 SETTEMBRE 2026

Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 10/09/2026

· di Redazione

PREMESSA

Il proibizionismo sulle droghe continua a generare danni che vanno oltre il consumo: traffici illegali, corruzione, carceri sovraffollate e persone innocenti coinvolte. Parallelamente, emerge una ricerca scientifica che rivaluta il potenziale terapeutico di sostanze come gli psichedelici, mentre il caro prezzi post-estivo continua a pesare sui consumi delle famiglie. L'Italia fatica ancora nel diritto alla salute: dalle cure per malattie rare alla sanità pubblica, dalle Rsa fantasma ai diritti riproduttivi.

In questo numero

EDITORIALE

→ Droghe illegali. Un ‘tranquillo’ weekend

→ Forum Ambrosetti. Pecunia non olet

→ Ministro Giorgetti ci azzecca. Barchetta Italia

ARTICOLI

→ Bigenitorialità e condotte ostative: per escludere un genitore servono prove rigorose

→ Riforma globale delle droghe: a Dublino si chiede un approccio basato sui diritti dei minori

→ Finite le vacanze estive, il caro prezzi divampa. Situazione e autodifesa

→ Preoccuparsi se non ci sono insetti schiacciati sul parabrezza

→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 09/09/2026

→ Sudafrica snodo globale del narcotraffico, corruzione nella polizia

→ Pensieri europeisti su chi vuole distruggere l’Ue

→ Covid e Commissione d'inchiesta: le norme esistevano e non sono state applicate. Perché?

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 08/09/2026

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 1 a 7 Settembre 2026

→ Osservatorio disservizi da 1 a 9 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Gli investimenti sulle proteine alternative del futuro

→ Detenute e figli. Carcerati senza colpa. Un caso fiorentino

→ Musk e il suo entourage investono milioni per rendere mainstream gli psichedelici

→ Il bisogno di energia alimenta i fondi per la transizione energetica

→ Accise carburanti ancora tagliate, ma senza prospettive

→ Il fascista che è in ognuno di noi. Grazie presidente Mattarella per avercelo ricordato

→ Ue necessità imprescindibile, non rinunci ai suoi valori. Presidente Mattarella

→ L'autostrada della cocaina del Pacifico: l'accordo da 600 milioni di dollari dell'Australia sarà d'aiuto?

→ Neuroscienze: il cervello è programmato per la narrazione

→ Droghe. Il ministro dell’Interno sui social. Spam e ipocrisia

→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026

NOTIZIE

→ U.E.U.E.. Caldo estremo 2026: meno raccolti in Ue, rincari in vista per i consumatori

→ USAUSA. Alzheimer avanzato: donna riprende a parlare dopo funghi psilocibinici

→ ITALIAITALIA. Veneto, 4.000 posti Rsa fantasma mentre 10mila anziani aspettano

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. Farmacie e riduzione del danno: l'esperienza australiana

→ U.E.U.E.. L’Ue sta perdendo la lotta contro il commercio illegale di tabacco

→ ITALIAITALIA. Distrofia di Duchenne, ISS: accesso tempestivo a diagnosi e cure può cambiare la vita

→ U.E.U.E.. Primo controllo sui marketplace online rivela lacune di sicurezza

→ ITALIAITALIA. Oltre un terzo delle famiglie straniere è povero

→ MONDOMONDO. Salute riproduttiva "in prima linea" negli attacchi anti-scienza, denuncia l'ONU

→ USAUSA. Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica

→ SVIZZERASVIZZERA. La vendita regolamentata di cannabis nelle farmacie potrebbe favorire un passaggio a forme di consumo a minor rischio

→ MONDOMONDO. Studenti con rendimento basso mai osservato. Ocse/Pisa

→ ITALIAITALIA. 'Zero alcol in gravidanza. Campagna Ministero della Salute in collaborazione con Iss

→ SPAGNASPAGNA. Maternità surrogata, un giudice obbliga la gestante a pagare il mantenimento

→ EUROPA. Sanità, l'Europa riscrive le regole: chi decide e come. L'Italia resta indietro

→ ITALIAITALIA. Uneba: nel 2050 più anziani soli e fragili, servono più Rsa

→ INDIAINDIA. Ministro Amit Shah: "India libera dalla droga entro il 2029"

→ MONDOMONDO. El Niño Super: rischio eventi estremi in Italia tra autunno e inverno

→ USAUSA. Psilocibina contro la cocaina: nuovo studio clinico finanziato dal NIDA

→ USAUSA. Psilocibina testata per prevenire i danni nervosi da chemioterapia

→ USAUSA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS

→ ITALIAITALIA. Mangiamo più cadmio di quanto pensiamo: a rischio soprattutto i bambini

→ MONDOMONDO. L’Onu dice che bisogna tassare i cibi peggiori

→ MONDOMONDO. L'ONU vota per adottare una nuova mappa del mondo che rifletta le reali dimensioni dell'Africa

→ MONDOMONDO. Abusi sessuali online, vittime 20 milioni di minori. UNICEF

→ ITALIAITALIA. Crescono le infezioni sessualmente trasmesse

→ ITALIAITALIA. Le percorrenze dei veicoli stradali circolanti - Anno 2023. Istat

→ NEPALNEPAL. Disastro ghiacciai Himalaya. Cina, Usa e India dovrebbero pagare i danni

→ USAUSA. New York vieta l'IA generativa nelle scuole fino alla terza media

→ U.E.U.E.. Il 46% della spesa delle famiglie va in cibo, casa e trasporti

→ ITALIAITALIA. Umbria, 1.519 famiglie in attesa di un posto in Rsa. Mancano anche le badanti

→ NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Approvato MDMA per curare il disturbo post-traumatico

→ ITALIAITALIA. Dati 'gonfiati' per avere l'autovelox, chiesto processo per sindaco

→ ITALIAITALIA. Taglio accise prorogato fino a 10 Settembre

→ FINLANDIAFINLANDIA. La più grande esercitazione di protezione civile in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale

→ ITALIAITALIA. Cresce il consumo di alimenti surgelati

→ REP. DEM. CONGOREP. DEM. CONGO. Ebola: oltre 6mila casi e 3mila morti, è la seconda epidemia più grave

→ MONDOMONDO. Unicef: 20 milioni di minori nel mondo sfruttati o abusati online

→ ITALIAITALIA. Italiani residenti all'estero in crescita moderata. Istat

→ SVIZZERASVIZZERA. Coperte di lana contro lo scioglimento dei ghiacciai

→ ITALIAITALIA. Contraccettivi gratuiti a Bolzano: il piano contro le gravidanze inattese e le malattie sessualmente trasmissibili

→ ITALIAITALIA. Fine Vita. Regione Veneto approva legge

→ ITALIAITALIA. La Sanità pubblica è tra le meno finanziate tra i Paesi sviluppati

LETTERE

→ Retta RSA: quali aiuti economici sono disponibili per il pagamento

→ RSA privata costosa: come ridurre la retta per un anziano con Alzheimer

→ Esame medico rifiutato per codici regionali diversi: cosa fare

→ Retta RSA per demenza senile: quali contributi e rimborsi richiedere

→ Quota sanitaria RSA per Alzheimer: come funziona la lista d'attesa

9 SETTEMBRE 2026

Bolivia, l'alleanza tra il "re della coca" e un nazista per creare un narco-Stato

· di Redazione

Un libro-inchiesta ricostruisce una delle pagine più oscure della storia recente della Bolivia: l'alleanza tra Roberto Suárez, il "re della coca" che avrebbe inspirato il personaggio di Alejandro Sosa nel film Scarface, e Klaus Barbie, ex capo della Gestapo di Lyon rifugiato nel paese sudamericano sotto falsa identità e diventato colonnello dell'esercito boliviano.

Il volume, intitolato "El narco y el nazi" e scritto dal giornalista tedesco Christian Bergmann insieme al collega spagnolo David López Canales, si basa su documenti declassificati e su circa cento testimonianze raccolte in tre anni di lavoro tra Bolivia, Stati Uniti ed Europa. Come riporta Infobae, gli autori sono partiti dalle memorie sulla vita di Suárez pubblicate dalla vedova, ritenendo che la storia non fosse stata raccontata fino in fondo e richiedesse un approfondimento sugli anni precedenti al golpe.

Una delle difficoltà principali dell'inchiesta è stata rintracciare i protagonisti ancora vivi di eventi accaduti più di quarant'anni fa, a partire dalla famiglia di Suárez, che secondo i due giornalisti avrebbe tentato di "ripulire" l'immagine della sua alleanza con quello che definiscono un "criminale nazista" della Gestapo, conosciuto come il "macellaio di Lione". I nipoti di Klaus Barbie, che vivono ancora in Bolivia, si sarebbero rifiutati persino di incontrare gli autori per un caffè.

Secondo quanto ricostruito nel libro, alla fine degli anni '70 Barbie chiese a Suárez cinque milioni di dollari per finanziare il golpe militare del 1980 guidato dal generale Luis García Meza, che avrebbe imposto l'ultima dittatura della storia boliviana. In cambio, l'ex nazista garantì protezione al narcotrafficante attraverso un gruppo paramilitare composto da neonazisti, noto come "Los Novios de la Muerte".

Gli effetti di questa alleanza sull'economia illegale del paese furono immediati e travolgenti: il traffico di cocaina superò il miliardo e mezzo di dollari nel 1980, mentre la produzione di foglie di coca in Bolivia passò da poco più di 17.000 tonnellate nel 1979 a oltre 141.000 tonnellate nel 1985, secondo i dati riportati dal libro e citati da SurySur.

Gran parte della responsabilità di questa crescita vertiginosa viene attribuita da Bergmann a Suárez, l'allevatore diventato l'architetto delle esportazioni di cocaina su larga scala: prima del suo ingresso nel settore, i piccoli produttori boliviani di foglie di coca e pasta base vendevano ai narcotrafficanti colombiani a prezzi irrisori, mentre Suárez applicò al traffico di droga la stessa logica di negoziazione in blocco che già utilizzava per l'esportazione di bestiame verso il Brasile.

Suárez era inoltre amico personale di Pablo Escobar, al quale garantiva forniture costanti di pasta base per la produzione di cocaina destinata ai mercati internazionali. Il libro ricorda anche un precedente storico curioso: già negli anni precedenti, il fondatore delle SA (il braccio paramilitare del partito nazista), Ernst Röhm, era stato invitato a fare da consulente per l'esercito boliviano.

Gli autori, tuttavia, non si attribuiscono la scoperta della protezione offerta dai governi militari boliviani ai criminali di guerra nazisti rifugiati nel paese, un fenomeno già noto e diffuso in diverse dittature latinoamericane dell'epoca. Il loro contributo, spiegano, è aver ricostruito nel dettaglio il ruolo che uno dei nazisti più sanguinari ebbe nella creazione del primo narco-Stato della storia.

Nel libro resta aperta, come ipotesi non dimostrabile con prove concrete, la questione di un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nel narcotraffico boliviano. López Canales ha dichiarato che gli Stati Uniti sapevano cosa stesse accadendo in Bolivia, ma che non è stato possibile stabilire con certezza fino a che punto ne fossero complici. La famiglia di Suárez ha sempre sostenuto che il narcotrafficante fosse vicino a Oliver North, il militare statunitense coinvolto nel finanziamento della guerriglia anticomunista in Nicaragua al centro dello scandalo Iran-Contra.

9 SETTEMBRE 2026

Riforma globale delle droghe: a Dublino si chiede un approccio basato sui diritti dei minori

· di Redazione

Un'attivista con base a Dublino, Ruby Lawlor, guida un'iniziativa internazionale per collocare i diritti dell'infanzia al centro della riforma delle politiche globali sulle droghe. Secondo quanto riportato dall'Irish Independent, la campagna punta a far sì che i governi e gli organismi internazionali che si occupano di controllo delle sostanze stupefacenti tengano conto in modo sistematico dell'impatto che tali politiche hanno su bambini e adolescenti.

Il tema non è nuovo nel dibattito internazionale sulle droghe, ma negli ultimi anni ha acquisito peso crescente. Da tempo esperti di diritto internazionale sottolineano come le convenzioni sul controllo degli stupefacenti, nate decenni fa, non abbiano mai integrato in modo strutturale i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, ratificata dalla quasi totalità dei paesi del mondo, compresa l'Irlanda nel 1992.

Le conseguenze di questa lacuna, secondo chi si occupa della materia, si vedono su più fronti: minori coinvolti nel mercato illegale della droga come corrieri o piccoli spacciatori, spesso reclutati proprio per la loro condizione di vulnerabilità economica e sociale; figli di persone che fanno uso di sostanze, esposti al rischio di essere allontanati dalle famiglie sulla sola base dello stato di dipendenza di un genitore, indipendentemente dall'effettiva presenza di maltrattamento o abbandono; adolescenti privati dell'accesso a servizi di riduzione del danno pensati quasi esclusivamente per gli adulti.

La proposta di un'agenda di riforma basata sui diritti dei minori si inserisce in un filone più ampio che, a livello internazionale, chiede di superare l'approccio punitivo al consumo di droghe in favore di politiche sanitarie e sociali. In Irlanda, questo dibattito ha già prodotto passaggi concreti: l'Assemblea dei cittadini sull'uso di droghe e il successivo Comitato congiunto parlamentare hanno elaborato negli ultimi anni raccomandazioni per la decriminalizzazione del possesso per uso personale e per un approccio "health-led", cioè guidato dalla sanità pubblica piuttosto che dal sistema penale.

Chi promuove l'agenda per i diritti dell'infanzia sostiene che qualsiasi riforma della disciplina internazionale sulle sostanze stupefacenti dovrebbe passare da una valutazione esplicita del suo impatto sui minori, sia quelli coinvolti direttamente nel consumo o nel traffico, sia quelli che vivono in famiglie toccate dalla dipendenza.

Come riporta l'Irish Independent, la campagna si muove su un piano che intreccia diritto internazionale, salute pubblica e protezione sociale, cercando di portare la voce di Dublino nei consessi globali dove si discute il futuro delle politiche sulle droghe.

9 SETTEMBRE 2026

Finite le vacanze estive, il caro prezzi divampa. Situazione e autodifesa

· di Emmanuela Bertucci

Fine estate e inizio autunno nero sul fronte del rincaro dei prezzi. Le famiglie devono far fronte, oltre ai picchi di questi giorni del mercato dei carburanti su cui le istituzioni brancolano nel buio, anche ad alcune incombenze tipiche della stagione. La riapertura delle scuole: dai tipici costi - libri e materiali vari- fino alle tasse universitarie. L’avvio della stagione più fredda che comporterà l’avvio dei riscaldamenti delle case. E il secondo o unico acconto delle imposte, fissato al 30 novembre.

Situazione che comporterà problemi economici sia per le famiglie a basso reddito che per quelle a medio. Le prime perché buona parte dei loro introiti non è neanche sufficiente al trend di sussistenza. Le seconde, quelle a medio reddito, ché a differenza di quelle a basso reddito non usufruiscono dei bonus automatici sull’energia. Che è bene fare attenzione, chè l’Isee grazie al quale vengono applicati i bonus scade a fine anno, e va rinnovato subito.

Pur con tutte le difficoltà che presenta la nostra economia - che definire di mercato è un azzardo - è in quel che fortunatamente c’è di libertà in questo mercato, che si possono trovare soluzioni per la riduzione del danno.

Questo vale per qualunque tipo di spesa ed acquisto (sconti, promozioni, online con molta attenzione alle truffe), ma soprattutto per le forniture energetiche (le più sensibili all’aumento dei prezzi): non fermarsi all’attuale gestore e verificare, col supporto degli strumenti dell’Autorità dell’energia Arera, quali siano le migliori offerte nella propria zona.

Da non sottovalutare anche il cambio del gestore telefonico. Questo è il classico periodo in cui i vari gestori, soprattutto quelli che giocano a voler dominare il mercato, aumentano i costi e, quasi sempre per pigrizia e ignoranza, non ci si fa caso più di tanto. E invece no, a questi “furbetti” ci sono sempre altri gestori che, in cerca di nuovi clienti, fanno offerte che fanno risparmiare anche il 50%.

Qui un video sul canale YouTube di Aduc

9 SETTEMBRE 2026

Preoccuparsi se non ci sono insetti schiacciati sul parabrezza

· di Redazione

Quest'estate potreste esservi chiesti perché vedete così pochi insetti schiacciati sul parabrezza della vostra auto, rispetto a un viaggio in macchina di qualche anno fa.

Questo perché gli insetti stanno diminuendo a livello globale a un ritmo allarmante.

Un'ampia indagine di citizen science ha esaminato il numero di insetti nel corso di diversi anni, analizzando gli insetti morti sulle targhe delle auto. Ai partecipanti è stato chiesto di pulire le proprie targhe prima di un viaggio, di fotografarle successivamente e di contare il numero di insetti uccisi.

L'indagine è stata condotta dal 2021 al 2025. Ha rilevato che il numero di insetti volanti campionati sulle targhe dei veicoli in tutto il Regno Unito è diminuito del 60% in cinque anni. L'analisi dei dati relativi a oltre 25.000 viaggi ha mostrato un calo medio annuo del 19% nel numero di insetti schiacciati dalle targhe dall'inizio dell'indagine nel 2021.

Alcuni potrebbero guardare queste statistiche e chiedersi perché dovrebbero preoccuparsene. Ma il declino della vita degli insetti è un motivo di seria preoccupazione. E non è solo nel Regno Unito che si assiste a questo declino, ma anche in tutta Europa e nelle nostre foreste pluviali tropicali, comprese alcune delle aree con la maggiore biodiversità del pianeta . I terreni agricoli sono tra quelli che risentono maggiormente di questo fenomeno.

Si stima che sul nostro pianeta vivano 10 quintilioni (10.000.000.000.000.000.000) di insetti, oltre un milione di specie descritte e si stima che ce ne siano ancora milioni da scoprire . Ma stiamo perdendo gli insetti molto più velocemente che altri animali, e a un ritmo senza precedenti.

Una revisione del 2019 ha suggerito che il 40% delle specie di insetti è a rischio di estinzione . Si ritiene che formiche, api e vespe ( Imenotteri ), farfalle e falene ( Lepidotteri ) e scarabei stercorari siano le specie più colpite. Revisioni più recenti mostrano tendenze di declino simili su scala globale .

Perché gli insetti stanno scomparendo?

Le cause della scomparsa dei nostri insetti sono molteplici e vanno dalla perdita di habitat, alle malattie, all'inquinamento e ai pesticidi . L'agricoltura rappresenta una delle principali preoccupazioni, poiché la conversione dei terreni a uso agricolo può distruggere gli habitat esistenti, eliminando di fatto la casa di alcuni insetti. Tuttavia, anche i prodotti agrochimici, come i pesticidi, progettati per eliminare i parassiti delle colture, hanno un impatto negativo sugli insetti non bersaglio che invece desideriamo proteggere.

Il cambiamento climatico è una delle principali preoccupazioni, e potenzialmente aggrava altri fattori . Quando fa più caldo, la disponibilità di acqua diminuisce, le piante sono più stressate e per gli insetti la disponibilità di cibo diventa problematica. Allo stesso modo in cui gli esseri umani soffrono il caldo, lo stesso accade ad altri animali. Gli insetti possono cercare di far fronte alle temperature estreme utilizzando l'acqua per raffreddarsi , sventolando le ali o semplicemente spostandosi in luoghi meno caldi.

Perché il numero di insetti sta diminuendo.

L'estate del 2026 ha registrato temperature record e si prevede che sarà l'anno più caldo mai registrato nel Regno Unito . Insieme a siccità intense, incendi boschivi e un paesaggio in continua evoluzione, questo rende l'ambiente un luogo ostile per gli insetti.

Questo cambiamento climatico sta influenzando intere comunità di insetti, il loro habitat e le loro abitudini.

Con il passaggio da un clima tipicamente più freddo nel Regno Unito a uno più mediterraneo, stiamo assistendo alla migrazione di specie dall'Europa meridionale a quella settentrionale. Osserviamo anche che gli insetti modificano i loro cicli vitali stagionali, con ripercussioni su altre specie che dipendono da loro . Addirittura, stanno trasmettendo malattie a nuove popolazioni umane o animali, man mano che i climi diventano più favorevoli a determinate specie portatrici di malattie o altri agenti patogeni .

Questa perdita di biodiversità viene spesso definita la sesta estinzione di massa , ovvero la sesta volta nella storia, a nostra conoscenza, in cui abbiamo perso un numero così elevato di specie in rapida successione .

Perché dovremmo preoccuparcene?

Gli insetti si sono evoluti in gran numero a causa dell'importanza del loro ruolo in natura.

Contribuiscono a tenere sotto controllo i parassiti , impollinano le nostre piante trasportando il polline da un fiore all'altro , riciclano i nostri rifiuti nutrendosi di materiale organico e sminuzzandolo , e in generale mantengono il nostro pianeta in buono stato .

Il naturalista americano E.O. Wilson affermò: "Se gli insetti scomparissero, l'ambiente precipiterebbe nel caos".

Tuttavia, le popolazioni di insetti possono riprendersi. Comprendere quanto siano fondamentali è il primo passo per conservare e ripristinare ciò che stiamo perdendo.

(Alex Dittrich - Docente senior di Zoologia presso la Nottingham Trent University. - su The Conversation del 08/09/2026)

9 SETTEMBRE 2026

Ascesa dei sovrani onnipotenti: cosa rivela davvero l’archeologia

· di Primo Mastrantoni

L’archeologia mostra che l’autocrazia non era affatto inevitabile nelle prime civiltà. Molte comunità antiche — in Mesoamerica, Asia, Medio Oriente — svilupparono forme di governo collettive, con limiti al potere dei leader e spazi pubblici destinati alla partecipazione.

Quando però le ricchezze divennero concentrabili e monopolizzabili — miniere, commercio a lunga distanza, bottino di guerra — emersero élite capaci di finanziare burocrazie patrimoniali, rituali spettacolari e apparati coercitivi. È in questi contesti che compaiono i “uomini forti”, e con loro disuguaglianze crescenti.

Gli studi comparativi su 31 società premoderne mostrano che la dimensione della popolazione non determina l’autocrazia: ciò che conta è come si finanzia il potere. Le società basate su tassazione diffusa e lavoro comunitario tendono a restare più egualitarie; quelle fondate su risorse monopolizzabili scivolano verso il dominio autocratico.

Quando il potere non era inevitabile

Immaginate le prime comunità agricole: villaggi senza palazzi monumentali, piazze aperte dove le decisioni si prendevano insieme. L’archeologia ci dice che questo mondo è esistito davvero. In molte regioni — dal Messico precolombiano all’Indo — la crescita demografica non portò automaticamente a re, faraoni o imperatori. Le città potevano essere grandi, complesse, persino cosmopolite, senza che un singolo individuo detenesse tutto il potere.

Il momento della svolta

La frattura arriva quando compare qualcosa di nuovo: ricchezza concentrabile. Miniere, rotte commerciali controllabili, tributi esterni, bottini di guerra. Chi riusciva a impadronirsene poteva finanziare guardie, sacerdoti, burocrati. Poteva costruire templi che celebravano la sua figura, restringere gli spazi pubblici, dirigere i flussi della città verso la propria residenza. L’architettura stessa diventa un manifesto politico.

La nascita dei sovrani onnipotenti

È così che emergono i “grandi uomini”: non per destino, ma per opportunità economica. Il potere si verticalizza, la disuguaglianza cresce, la voce dei cittadini si affievolisce. Le società che non riuscivano a impedire la monopolizzazione delle risorse scivolavano verso l’autocrazia; quelle che distribuivano il carico fiscale e mantenevano spazi di partecipazione riuscivano a restare più inclusive.

La lezione per oggi

La storia profonda ci dice che l’autocrazia non è una legge naturale. È un esito possibile, ma dipende da come una società gestisce le sue risorse e da quanto riesce a impedire che pochi le controllino tutte. Quando la ricchezza si concentra, il potere segue. Quando la ricchezza si distribuisce, anche il potere si apre.

9 SETTEMBRE 2026

Investimenti tramite piattaforma di crowdfunding: la responsabilità del Gestore per il Fondo rischi negli investimenti immobiliari

· di Marco Solferini

Una delle criticità più discusse nell'ambito del c.d. crowdfunding immobiliare è la mancata restituzione all'investitore del capitale prestato e degli interessi pattuiti (o del loro esatto ammontare).

Allo stato attuale, appare chiaro come tali pretese non possano essere avanzate nei confronti del Gestore della piattaforma. Quest’ultimo, infatti, non è parte del contratto di finanziamento e non assume alcuna garanzia rispetto all'inadempimento delle relative obbligazioni.

Sull'evoluzione normativa e per una prima definizione di alcune fattispecie di diritto sul tema, invito anzitutto a leggere il mio precedente articolo intitolato "Gli investimenti legati ai crowdfunding sono sempre più frequenti".

Nelle condizioni di finanziamento è talvolta menzionata la presenza di un Fondo Rischi; per questo motivo, diversi interpreti si chiedono quali conseguenze derivino dalla sua eventuale incapienza o inutilizzabilità e, in particolare, se ciò possa costituire una valida strategia difensiva per addebitare una responsabilità al Gestore.

In linea di massima, ritengo che la risposta sia negativa.

In via preliminare, occorre rilevare che la clausola che menziona il Fondo assume spesso una formulazione simile alla seguente: “la piattaforma si è dotata di un Fondo Rischi ammontante ad €…; tale somma è a disposizione per la copertura dei casi di default, sia per il capitale sia per gli interessi”.

Ebbene, qualora al momento del default del progetto oggetto di controversia il Fondo risultasse già integralmente esaurito, l'unico onere a carico del Gestore sarebbe quello di darne tempestiva comunicazione al finanziatore. Non è infatti previsto alcun obbligo di ricostituzione del Fondo a carico della piattaforma, né sussiste una sua responsabilità diretta o un potere di interdizione per la salvaguardia del Fondo stesso.

Inoltre, dal tenore letterale della documentazione in cui è previsto il Fondo, non è quasi mai dato sapere con la necessaria certezza giuridica se esso sia istituito a garanzia del singolo progetto o se, come appare più probabile, sia destinato a tutela della totalità dei progetti presenti sulla piattaforma.

In ogni caso, la capienza del Fondo è quasi sempre inferiore all’importo complessivo dei finanziamenti erogati. Ciò comporta l'inevitabile conseguenza che il Fondo — anche laddove fosse integro — non sarebbe comunque sufficiente a garantire a tutti i finanziatori il rientro dell’intero capitale versato, né tantomeno il pagamento degli interessi promessi. L'esiguità dell'importo escluderebbe quindi ab origine la possibilità di fare un effettivo affidamento su di esso.

La situazione sarebbe diversa qualora i contratti prevedessero espressamente:

- Un obbligo di ricostituzione o incremento del Fondo nel tempo, ad esempio tramite l'accantonamento di quote percentuali su nuovi versamenti o mediante una copertura assicurativa.

- Una correlazione diretta tra la presenza del Fondo e i termini dell'investimento, in modo analogo a quanto accade per gli strumenti total return, nei quali la presenza di una garanzia determina un minor rendimento speculativo per l'investitore.

In queste ipotesi, la presenza del Fondo inciderebbe direttamente sul principio di autodeterminazione dell'investitore e, di conseguenza, sulla sua consapevolezza del rischio — elemento determinante per chi bilancia impiego del capitale, remunerazione e rischiosità.

Fermo restando che, anche in tali contesti, la responsabilità del Gestore sarebbe da escludersi qualora fossero state rispettate le indicazioni informative perentorie relative ai rischi dell'investimento.

Analogamente, non pare configurabile alcuna responsabilità in capo al Gestore per l'eventuale mancata corresponsione degli interessi moratori nella misura pattuita. L’estraneità del Gestore al contratto di finanziamento è infatti chiaramente indicata nelle condizioni generali di contratto.

A ciò si aggiunge che la richiesta degli interessi moratori (o del maggior danno) non può trovare accoglimento nei confronti del Gestore, in quanto non riguarda un danno subito dal finanziatore a causa della violazione di specifici obblighi di condotta incombenti sul Gestore in qualità di prestatore di servizi di crowdfunding. Il risarcimento del danno per il ritardato adempimento riguarda infatti esclusivamente il rapporto con il debitore principale, individuabile nella sola società proponente/promotrice. Conseguentemente, dell'inesatta esecuzione di tale obbligo risponde soltanto quest'ultima.

Infine, a nulla rilevano le eventuali trattative svolte dal Gestore (anche nella veste di intermediario) per gestire i ritardi nei pagamenti: tali attività rispondono principalmente all'esigenza di tenere informati gli investitori sullo stato del progetto.

Occorre tuttavia prestare molta attenzione al contenuto delle comunicazioni scritte inviate dal Gestore ai finanziatori. Solo le comunicazioni redatte con la dovuta perizia e cautela evitano di trasferire, originare o far presumere l'assunzione in proprio, da parte dell'intermediario, dell’obbligo di corrispondere gli interessi moratori.

9 SETTEMBRE 2026

Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 09/09/2026

· di Redazione

Premessa

Droga, proibizionismo, corruzione: il vero problema non è la sostanza ma come la inseguiamo. Dall'inefficacia delle politiche repressive al narcotraffico globale, passando per norme non applicate e disservizi pubblici sistemici. Nel frattempo, l'intelligenza artificiale rimette in discussione il lavoro, ma anche le libertà e i diritti. L'Italia è alle prese con scelte che riguardano energia, debito, autonomia europea e una stampa che fatica a respirare.

In questo numero

EDITORIALE

→ Droghe illegali. Un ‘tranquillo’ weekend

→ Forum Ambrosetti. Pecunia non olet

→ Ministro Giorgetti ci azzecca. Barchetta Italia

ARTICOLI

→ Sudafrica snodo globale del narcotraffico, corruzione nella polizia

→ Perché i paesi europei stanno spostando le loro riserve auree fuori dal Nord America?

→ Covid e Commissione d'inchiesta: le norme esistevano e non sono state applicate. Perché?

→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 08/09/2026

→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 1 a 7 Settembre 2026

→ Osservatorio disservizi da 1 a 9 Settembre 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

→ Intelligenza Artificiale. Superare la sostituzione lavorativa. Il caso avvocati

→ Firenze. La commedia Montedomini e gli 'errori' del Comune

→ Gli investimenti sulle proteine alternative del futuro

→ Detenute e figli. Carcerati senza colpa. Un caso fiorentino

→ Musk e il suo entourage investono milioni per rendere mainstream gli psichedelici

→ Ordine giornalisti. Una corporazione da abolire. Dal caso Innocenzi/Report

→ Il bisogno di energia alimenta i fondi per la transizione energetica

→ Governo Meloni: Mussolinismo contemporaneo

→ Accise carburanti ancora tagliate, ma senza prospettive

→ Il fascista che è in ognuno di noi. Grazie presidente Mattarella per avercelo ricordato

→ L'autostrada della cocaina del Pacifico: l'accordo da 600 milioni di dollari dell'Australia sarà d'aiuto?

→ Neuroscienze: il cervello è programmato per la narrazione

→ Libertà di stampa a rischio a Firenze? La denuncia del giornale online più antico

→ Investire informati e crisi geopolitica. Mai come oggi determinante

→ L'Europa deve reagire al dominio statunitense nel settore del software

→ Droghe. Il ministro dell’Interno sui social. Spam e ipocrisia

→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026

→ Il boom dell'intelligenza artificiale potrebbe influenzare i rendimenti obbligazionari

→ Investire Informati. La newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026

→ Perché l'aumento del debito pubblico sta mandando in tilt il mercato obbligazionario

→ Gli investimenti legati ai crowdfunding sono sempre più frequenti

→ Il garantismo a go-go e l'indignazione 'popolare'

→ Investire i risparmi in Europa? Molto difficile

→ Firenze tramvia. Le date di inizio del servizio ‘ritoccate’ nei comunicati del Comune

→ Il crollo del mercato di Shein segna la fine del fast fashion?

→ Prezzi alti. E’ possibile ridurli. Privato e Pubblico possono contribuire

→ Avvertenze. La newsletter generalista di Aduc. 02/09/2026

GIANNINO

→ Duro e dura

STATI UNITI D'EUROPA

→ Pensieri europeisti su chi vuole distruggere l’Ue

→ Ue necessità imprescindibile, non rinunci ai suoi valori. Presidente Mattarella

→ L’Europa non sarà autonoma finché affiderà alla Cina le tecnologie dell’energia pulita

→ I risparmi delle famiglie europee finanziano l’America, Bruxelles vuole trattenere 300 miliardi di euro in casa

→ Scuderi (Verdi) è necessario superare il veto degli Stati per costruire un’Europa più forte e federale

NOTIZIE

→ AUSTRALIAAUSTRALIA. In arrivo la legge per disattivare i feed con algoritmo

→ U.E.U.E.. Primo controllo sui marketplace online rivela lacune di sicurezza

→ ITALIAITALIA. Oltre un terzo delle famiglie straniere è povero

→ MONDOMONDO. Salute riproduttiva "in prima linea" negli attacchi anti-scienza, denuncia l'ONU

→ ITALIAITALIA. Poste rilancia l'Opas su Tim: più cash e via la soglia minima

→ USAUSA. Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica

→ ITALIAITALIA. Risparmio gestito giugno 2026. Record di 2.722 miliardi. Assogestioni

→ SVIZZERASVIZZERA. La vendita regolamentata di cannabis nelle farmacie potrebbe favorire un passaggio a forme di consumo a minor rischio

→ SPAGNASPAGNA. Maxi operazione polizia contro 'Dubai Bank' al servizio dei narcos

→ ITALIAITALIA. Cinque poliziotti arrestati a Roma indiziati per traffico stupefacenti

→ U.E.U.E.. Molti produttori di smartphone non rispettano obblighi su riparazione e sostenibilità

→ ITALIAITALIA. Telefonia. 3,2 milioni di truffe nell'ultimo anno

→ MONDOMONDO. Studenti con rendimento basso mai osservato. Ocse/Pisa

→ ITALIAITALIA. 'Zero alcol in gravidanza. Campagna Ministero della Salute in collaborazione con Iss

→ SPAGNASPAGNA. Maternità surrogata, un giudice obbliga la gestante a pagare il mantenimento

→ ITALIAITALIA. Desertificaione bancaria in Liguria. Allarme Uil

→ EUROPA. Sanità, l'Europa riscrive le regole: chi decide e come. L'Italia resta indietro

→ ITALIAITALIA. Uneba: nel 2050 più anziani soli e fragili, servono più Rsa

→ INDIAINDIA. Ministro Amit Shah: "India libera dalla droga entro il 2029"

→ MESSICOMESSICO. Le madri che scavano fosse per trovare i figli scomparsi

→ MONDOMONDO. L'oro oltre 5.100 Usd l'oncia. Evento storico

→ MONDOMONDO. Vendite diamanti. Le nuove strategie anche per combattere la chimica

→ ITALIAITALIA. La fuga dei cervelli costa a fino a 11,4 miliardi di euro all’anno

→ USAUSA. Anthropic prepara i bot AI che fanno la spesa al posto tuo

→ MONDOMONDO. El Niño Super: rischio eventi estremi in Italia tra autunno e inverno

→ ITALIAITALIA. Un'auto su tre è un SUV, ma il vero nodo è la fascia sotto i 15mila euro

→ USAUSA. Sony rifiuta di rimborsare i possessori di PS5 per i dazi Trump

→ USAUSA. Psilocibina contro la cocaina: nuovo studio clinico finanziato dal NIDA

→ USAUSA. Psilocibina testata per prevenire i danni nervosi da chemioterapia

→ USAUSA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS

→ USAUSA. 300 droni dei cartelli abbattuti al confine col Messico nel 2026

→ MESSICOMESSICO. I cartelli della droga sempre più armati di esplosivi

→ ITALIAITALIA. Mangiamo più cadmio di quanto pensiamo: a rischio soprattutto i bambini

→ USAUSA. Il trading in Borsa dei parlamentari diventa un’arma elettorale

→ MONDOMONDO. L’Onu dice che bisogna tassare i cibi peggiori

→ MONDOMONDO. L'ONU vota per adottare una nuova mappa del mondo che rifletta le reali dimensioni dell'Africa

→ UCRAINAUCRAINA. Smantellata frode di investimenti in cryptovalute

→ MONDOMONDO. Abusi sessuali online, vittime 20 milioni di minori. UNICEF

→ ITALIAITALIA. Crescono le infezioni sessualmente trasmesse

→ ITALIAITALIA. Le percorrenze dei veicoli stradali circolanti - Anno 2023. Istat

→ ITALIAITALIA. Vendite al dettaglio in calo a luglio. Istat

→ NEPALNEPAL. Disastro ghiacciai Himalaya. Cina, Usa e India dovrebbero pagare i danni

→ MONDOMONDO. I migliori aeroporti del mondo

→ ITALIAITALIA. Semafori con intelligenza artificiale: il verde scatta solo se serve

→ USAUSA. New York vieta l'IA generativa nelle scuole fino alla terza media

→ ITALIAITALIA. Trading online falso, truffa da 125mila euro a Crotone: 8 denunce

→ U.E.U.E.. Il 46% della spesa delle famiglie va in cibo, casa e trasporti

→ BOSNIABOSNIA. Fermati quasi 100 migranti diretti verso la Croazia

→ ITALIAITALIA. Migranti, Italia ed Egitto firmano accordo su flussi regolari e irregolari

→ U.E.U.E.. Frontex invia navi nella Manica per fermare i migranti

→ ITALIAITALIA. Umbria, 1.519 famiglie in attesa di un posto in Rsa. Mancano anche le badanti

→ COLOMBIACOLOMBIA. Audio rivela offerta di beni sequestrati al narcotraffico

→ NUOVA ZELANDANUOVA ZELANDA. Approvato MDMA per curare il disturbo post-traumatico

→ ITALIAITALIA. Dati 'gonfiati' per avere l'autovelox, chiesto processo per sindaco

→ ITALIAITALIA. Taglio accise prorogato fino a 10 Settembre

→ FINLANDIAFINLANDIA. La più grande esercitazione di protezione civile in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale

→ USAUSA. Candidato del Missouri è accusato di aver piazzato cocaina addosso al suo rivale politico

→ U.E.U.E.. Vendite al dettaglio in calo. Eurostat

→ ITALIAITALIA. Cresce il consumo di alimenti surgelati

→ EUROPA. Crescono le perdite di coincidenze aeree grazie al nuovo sistema di controllo aeroportuale

→ REP. DEM. CONGOREP. DEM. CONGO. Ebola: oltre 6mila casi e 3mila morti, è la seconda epidemia più grave

→ MONDOMONDO. Intelligenza artificiale, l'AI fa salire le emissioni. Big Tech non frenano

→ MONDOMONDO. Unicef: 20 milioni di minori nel mondo sfruttati o abusati online

→ REGNO UNITOREGNO UNITO. Apple, causa da 2 miliardi di sterline sull'App Tracking

→ GIAPPONEGIAPPONE. Rendimenti dei titoli di Stato ai massimi storici

→ SENEGALSENEGAL. Senegal verso il default: crollano i bond dopo l'accordo con il FMI

→ OLANDAOLANDA. I Paesi Bassi trasferiscono miliardi di dollari in oro a Londra in un'ottica di "preparazione alla crisi"

→ ITALIAITALIA. Italiani residenti all'estero in crescita moderata. Istat

→ SVIZZERASVIZZERA. Coperte di lana contro lo scioglimento dei ghiacciai

→ ITALIAITALIA. Contraccettivi gratuiti a Bolzano: il piano contro le gravidanze inattese e le malattie sessualmente trasmissibili

→ ITALIAITALIA. Fine Vita. Regione Veneto approva legge

→ ITALIAITALIA. La Sanità pubblica è tra le meno finanziate tra i Paesi sviluppati

→ U.E.U.E.. Il ritorno della leva militare

→ ITALIAITALIA. Quando il “senza” non basta più: il marketing alimentare cambia linguaggio

→ SVIZZERASVIZZERA. Lenticchie simili alla carne sviluppate da scienziati

→ ITALIAITALIA. Suicidio, oltre 4.200 richieste di aiuto a Telefono Amico nei primi sei mesi del 2026: +24% in un anno

→ ITALIAITALIA. Vaccino Difterite. Più del 50% delle Regioni non raggiunge la soglia di sicurezza

LETTERE

→ Acquisto pellet revocato: come farsi restituire i soldi dal venditore

→ Ritardo aggiornamento anagrafe comunale: si può chiedere il risarcimento danni

→ Distacco dal riscaldamento condominiale: come fare e cosa si paga dopo

→ Autonoleggio: mancato ritiro auto per carta di credito, spetta il rimborso?

→ Retta RSA: quali aiuti economici sono disponibili per il pagamento

→ RSA privata costosa: come ridurre la retta per un anziano con Alzheimer

→ Patrocinio gratuito per cittadino straniero residente all'estero

→ Avvocato distrattario ex art. 93 c.p.c.: come recuperare somme già pagate

→ Prodotto acquistato online senza accessori promessi: quali diritti si hanno

→ Pacco Wallapop manomesso e vuoto: come contestare il pagamento a Klarna

→ Account Facebook, Instagram e WhatsApp sospesi dopo hacking: cosa fare

→ Frigo Electrolux con temperatura instabile: come far valere la garanzia legale

→ Hotel Cesenatico: camera diversa, rimborso negato e prenotazione cancellata

→ Nuovo codice fiscale dopo riallineamento CIE: chi deve aggiornare gli enti

→ Recupero crediti Pula Parking Croazia: come contestare importi sproporzionati

→ Acquisto mai consegnato su Boomba.it: chargeback, diffida e denuncia già avviati

→ Account Facebook violato e bannato: come far valere i propri diritti

→ Navigazione Lago Maggiore: aumento tariffe e disservizi, cosa fare

→ Agenzia immobiliare: commissione al 14% imposta con modulo obbligatorio online

→ Palestra mai aperta e finanziamento in corso: come chiedere il rimborso

→ Auto usata con vizio occulto: come chiedere riparazione o risoluzione

→ SIM Vodafone smarrita all'estero: come recuperarla se si è residenti AIRE

→ Affitto per studenti con disservizi: riduzione canone e messa in mora

→ Acquisto online mai consegnato ma segnato "consegnato": come ottenere rimborso

→ IMU terreno zona D anziché agricolo: come contestare l'accertamento

→ Esame medico rifiutato per codici regionali diversi: cosa fare

→ Blocco account Facebook e pagina artistica: come contestarlo con DSA e GDPR

→ Multa Ztl Croazia notificata dopo un anno: bisogna pagarla

→ Profilo Instagram e Facebook disabilitati da Meta: cosa fare

→ Multe condominiali: regolamento contrattuale o assembleare e riscossione

→ Multa ZTL Dubrovnik notificata dopo un anno: bisogna pagare?

→ Piccioni sul terrazzo: sono obbligato a installare dissuasori?

→ Vacanza cancellata per lutto familiare: si ha diritto al rimborso?

→ Retta RSA per demenza senile: quali contributi e rimborsi richiedere

→ Quota sanitaria RSA per Alzheimer: come funziona la lista d'attesa

→ Account WhatsApp Business bloccato: come agire contro Meta

→ Vecchio libretto di risparmio ritrovato: si può recuperare il denaro?

→ Multa in Croazia con importo lievitato: come contestarla se cambio residenza

→ TIM non fornisce ONT per modem libero: come agire subito

→ TimVision attivato senza consenso: come ottenere disattivazione e rimborso

→ Ascensore condominiale in garanzia: chi paga il guasto all'inverter

GIANNINO
14 SETTEMBRE 2026

I pericoli dell'intelligenza umana

IL CONDOMINIO
11 SETTEMBRE 2026

Come dividere le spese del riscaldamento condominiale

· di Sara Astorino

Uno dei quesiti che spesso i consumatori si pongono, soprattutto quando l’autunno sta per arrivare, è come devono essere ripartite le spese condominiali relative al riscaldamento.

Molto spesso sia gli orari, il funzionamento ma soprattutto i costi del riscaldamento preoccupano, proprio per questa ragione è importante segnalare la sentenza del Tribunale di Palermo n. 4911 del 12 Agosto 2026.

Il Tribunale di Palermo ha chiarito che le spese relative ai servizi comuni destinati a servire i condomini in misura diversa devono essere ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne.

Cosa significa? Come si traduce effettivamente questo principio?

Ebbene, nel caso nel palazzo vi sia un sistema centralizzato, la quota di riscaldamento non dovrà essere divisa, o ripartita, sulla base delle tabelle millesimali ma su base oggettiva ovvero sulla base dei consumi effettivamente registrati da ogni singola unità abitativa.

Le tabelle millesimali, infatti, non costituiscono un criterio di calcolo generale ma residuale che potrà essere utilizzato solo se non è possibile misurare i consumi in maniera individuale.

Non solo, la sentenza del Tribunale di Palermo ha anche chiarito che la ripartizione forfettaria fissa potrebbe ritenersi legittima solo se adottata dall’unanimità dei condomini oppure prevista da un regolamento condominiale contrattuale.

STATI UNITI D'EUROPA
15 SETTEMBRE 2026

L'intelligenza artificiale e quella - scarsa - delle superpotenze

· di Redazione
Steve A Johnson - Unsplash
Foto: Steve A Johnson — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Per una volta Stati Uniti e Cina hanno paura della stessa cosa. Non nello stesso modo, naturalmente. In Occidente si teme che l'intelligenza artificiale possa sfuggire al controllo dell'uomo. In Cina si teme che possa sfuggire al controllo del Partito comunista.

La differenza dice molto dei due sistemi politici. Ma non basta a consolarci.


Chen Yixin, capo del ministero cinese della Sicurezza dello Stato, ha scritto, lo abbiamo letto ieri, che l'intelligenza artificiale può minacciare direttamente la sicurezza politica, istituzionale e ideologica della Cina. Tradotto dal linguaggio del regime: può minacciare il monopolio del Partito sull'informazione, rendere più difficile la censura, alimentare il dissenso, organizzare l'opposizione e aprire crepe nella Grande Muraglia digitale.


Pechino teme naturalmente anche lo spionaggio, gli attacchi informatici, la sottrazione di dati e l'impiego militare dell'intelligenza artificiale. Chen cita espressamente i più avanzati modelli americani di cybersicurezza. Ma ciò che viene prima, nell'elenco delle minacce, è la stabilità politica interna. Prima della Cina viene il Partito; prima della sicurezza dei cinesi, la sicurezza del regime.


George Soros aveva visto arrivare già diversi anni fa il problema. A Davos, nel 2019, avvertì che l'intelligenza artificiale avrebbe consegnato ai regimi autoritari strumenti di controllo mai posseduti prima. Quattro anni dopo, evocando anche i sistemi d'arma autonomi, richiamò "L'Apprendista stregone" di Goethe: l'apprendista mette in moto la scopa, ma non conosce la formula per fermarla.


Allora sembrava la metafora inquieta di un vecchio visionario, intendo Soros. Oggi assomiglia alla cronaca delle prove di sicurezza condotte nei laboratori che costruiscono le macchine.
Soros aveva individuato così i due pericoli: l'intelligenza artificiale obbediente nelle mani del tiranno e l'intelligenza artificiale disobbediente nelle mani dell'apprendista stregone.


Negli Stati Uniti l'allarme non arriva soltanto dai soliti apocalittici. Arriva dai ricercatori e dai dirigenti delle aziende che stanno costruendo i modelli più potenti. E segue incidenti concreti. Durante alcune prove di sicurezza, condotte con protezioni intenzionalmente ridotte, agenti di OpenAI hanno aggirato i limiti dell'ambiente nel quale erano stati collocati, sfruttato vulnerabilità, conquistato un accesso a Internet non autorizzato e raggiunto sistemi appartenenti a terzi. È stata la stessa OpenAI a raccontarlo.


Non significa che ChatGPT stia progettando in segreto la conquista del mondo. Un modello che risponde a una domanda non è ancora una volontà autonoma. Il rischio cresce quando l'intelligenza artificiale viene trasformata in un agente, collegata a reti, programmi, laboratori o infrastrutture e incaricata di perseguire obiettivi complessi. A quel punto può trovare scorciatoie impreviste, compiere azioni non autorizzate e violare i vincoli posti dagli stessi costruttori.
La fantascienza non è ancora diventata realtà. Ma la realtà ha cominciato ad assomigliare abbastanza alla fantascienza da meritare qualcosa di più delle rassicurazioni delle aziende e degli anatemi dei governi.


Dario Amodei di Anthropic ha chiesto di rallentare la corsa. Sam Altman e altri protagonisti dell'industria hanno riconosciuto la necessità di controlli indipendenti e regole comuni. Donald Trump ha risposto denunciando una «congiura malata» contro l'intelligenza artificiale e i centri dati, una campagna che, a suo dire, finirebbe per favorire la Cina.


Ecco la trappola. Ogni misura di prudenza adottata dagli americani viene presentata come un regalo a Pechino. Ogni richiesta di trasparenza rivolta ai cinesi viene denunciata come un tentativo americano di soffocarne lo sviluppo. Le due potenze sanno che la tecnologia può sfuggire al controllo, ma temono ancora di più che finisca sotto il controllo dell'altra.


Pechino usa la sicurezza per rafforzare la censura. Trump usa la competizione con Pechino per screditare la sicurezza. In mezzo, le imprese che hanno costruito le macchine più potenti mai concepite chiedono alla politica di imporre loro limiti che non sono riuscite - o non hanno voluto - darsi da sole.


La corsa nucleare produsse trattati, ispezioni, linee dirette e sistemi di controllo reciproco. Non eliminò il pericolo, ma almeno riconobbe che la sopravvivenza veniva prima della vittoria.
Nel 1971 fu la diplomazia del ping-pong di Henry Kissinger e Richard Nixon ad aprire il dialogo tra Washington e Pechino. Oggi servirebbe la diplomazia del ping-prompt. Ma Americani e cinesi continuano a rilanciarsi gli allarmi come una pallina: ciascuno accusa l'altro e nessuno vuole rallentare per primo.


T. S. Eliot scrisse in un famoso poemetto, "the Hollow Men" (Gli uomini vuoti) che non saremmo morti con un bang ma con un lamento. L'AI potrebbe essere la realizzazione di quella profezia - a meno che il cambiamento climatico non vinca la corsa.


L'Europa, almeno sul terreno delle regole, è più avanti. Con l'AI Act ha costruito la prima disciplina generale e vincolante dell'intelligenza artificiale: obblighi di trasparenza, valutazione dei rischi, supervisione umana e norme specifiche per i modelli più potenti e i contenuti artificiali. Non deve dunque entrare in campo: deve avere la forza politica di restarci, applicando le proprie regole senza lasciarsele smontare dalla pressione delle grandi imprese o dalla retorica della competizione con la Cina.


Resta però fuori dalla disciplina europea il settore più pericoloso: l'AI impiegata per finalità militari, di difesa e di sicurezza nazionale. È qui che l'UE dovrebbe trasformare la propria esperienza normativa in iniziativa diplomatica, proponendo verifiche internazionali, obbligo di comunicare gli incidenti e limiti all'autonomia delle armi e degli agenti cibernetici.


L'Europa non possiede i modelli più potenti né le aziende più ricche. Possiede, per ora, qualcosa che a Washington e a Pechino sembra scarseggiare: l'idea che non tutto ciò che può essere costruito debba essere costruito senza regole.


Le macchine stanno diventando straordinariamente intelligenti. Non è affatto certo che lo stiano diventando anche le superpotenze che le sviluppano.

(Marco Taradash su La Linea / Linkiesta deò 15/09/2026)

15 SETTEMBRE 2026

Scozia, Galles e Nord Irlanda uniti per chiedere indipendenza e adesione alla Ue

· di Redazione

I leader nazionalisti di tre dei quattro Stati del Regno Unito hanno unito le forze per staccarsi da Londra e tornare a far parte dell’Unione Europea

I leader di Galles, Scozia e Irlanda del Nord hanno firmato lunedì un patto che rischia di portare alla disgregazione del Regno Unito.

I primi ministri delle tre regioni semiautonome del Regno Unito hanno detto al Primo Ministro Andy Burnham e al suo governo di prepararsi a un cambiamento costituzionale e che il loro futuro è legato all'Unione Europea.

"Per chi ci osserva da queste isole, per chi ci osserva da tutto il mondo, non potrebbe esserci segnale più chiaro che il tempo di Westminster sta per finire", hanno affermato in un memorandum d'intesa, riferendosi al Parlamento.

L'annuncio è arrivato circa 48 ore dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si era addentrato nella questione politicamente controversa, affermando che gli sarebbe " piaciuto vedere " un'Irlanda riunificata durante una visita al suo campo da golf che ospitava l'Irish Open.

È la prima volta che i leader di tutti e tre i paesi appartengono a partiti indipendentisti, o favorevoli all'unificazione nel caso dell'Irlanda del Nord, che fu divisa e rimase parte del Regno Unito quando l'Irlanda ottenne l'indipendenza dalla Gran Bretagna oltre un secolo fa.

Nonostante il decentramento del potere, le tensioni permangono.

Il portavoce di Burnham ha minimizzato la minaccia, affermando che il primo ministro crede fermamente nell'unione e che è più concentrato sulla riduzione del costo della vita che sui dibattiti costituzionali.

"Il Regno Unito dà il meglio di sé quando le persone si uniscono attorno a valori condivisi e alla risoluzione dei problemi, piuttosto che alla divisione", ha affermato Tom Wells.

Nicola McEwen, direttrice del Centro per le politiche pubbliche dell'Università di Glasgow, ha affermato che il vertice ha un'importanza simbolica ma non ha alcun valore legale.

"Non ritengo che la minaccia per il sindacato sia maggiore oggi rispetto a ieri", ha affermato McEwen.

Alla fine degli anni '90, il Regno Unito ha approvato leggi che hanno decentrato il governo attraverso il processo di devoluzione, garantendo a ciascun paese, ad eccezione dell'Inghilterra, un certo grado di indipendenza politica e di autogoverno tramite i propri parlamenti. Tuttavia, sono rimaste tensioni con il governo centrale di Londra, che ha mantenuto il controllo sulle questioni nazionali e su quelle riguardanti l'Inghilterra.

Il primo ministro scozzese John Swinney e la prima ministro dell'Irlanda del Nord Michelle O'Neill hanno chiesto referendum sull'indipendenza nei rispettivi paesi, mentre Rhun ap Iorwerth non ha fornito una tempistica per un eventuale referendum in Galles.

I tre leader sono apparsi nella loro veste politica, piuttosto che in quella ufficiale, probabilmente perché O'Neill fa parte di un governo di condivisione del potere con il Partito Unionista Democratico .

La vice prima ministra dell'Irlanda del Nord, Emma Little-Pengelly, del DUP, ha accusato O'Neill, del partito Sinn Féin, di aver "strumentalizzato" il ruolo di primo ministro firmando l'accordo.

"Sono il primo ministro dell'Irlanda del Nord", ha risposto O'Neill. "Si tratta di un cambiamento storico che sta avvenendo tutt'intorno a noi."

I nazionalisti scozzesi credono che il sostegno all'indipendenza sia in aumento

La Scozia ha tentato senza successo di separarsi nel 2014, con gli elettori che hanno respinto il referendum con il 55% dei voti contro il 45%. Ma McEwen ha affermato che il sostegno all'indipendenza scozzese è cresciuto dopo la Brexit, con la quale il Regno Unito ha formalmente lasciato l'Unione Europea nel gennaio 2020, a seguito del referendum del giugno 2016.

Swinney, leader del Partito Nazionale Scozzese, ha affermato di ritenere che gli elettori voterebbero ora per l'indipendenza se il governo del Regno Unito approvasse un referendum.

La scorsa settimana Burnham aveva dichiarato al Parlamento che avrebbe consentito lo svolgimento di una simile votazione qualora ci fosse stato un "chiaro consenso" in Scozia, ma in seguito ha inviato una lettera a Swinney affermando che una votazione era "fuori discussione".

L' accordo di pace del Venerdì Santo del 1998, che ha posto fine a tre decenni di violenza settaria nell'Irlanda del Nord, nota come "The Troubles", prevede un voto sull'unificazione qualora i sondaggi indichino una probabile approvazione, una soglia che, secondo il governo britannico, non è stata ancora raggiunta. Anche l'Irlanda dovrebbe approvare il cambiamento tramite referendum.

Burnham ha fatto del decentramento un tema centrale del suo mandato da quando si è insediato meno di due mesi fa, ma la sua attenzione si è concentrata sui governi regionali in tutta l'Inghilterra, a testimonianza dei suoi anni come sindaco della Greater Manchester .

Swinney cercò di sfruttare a proprio vantaggio l'ideologia di Burnham, affermando che i suoi frequenti discorsi sulla devoluzione "portano alla logica di riconoscere il diritto del popolo scozzese, nel mio caso, di decidere il proprio futuro".

Al di là di qualsiasi minaccia di uscita dall'Unione, McEwen ha affermato che il maggiore impatto dell'unione delle forze dei tre potrebbe essere l'accordo di cooperare regolarmente tra loro, il che potrebbe contribuire a esercitare una maggiore influenza sul governo del Regno Unito.

"Questo mantiene viva la questione se, nel caso in cui il Regno Unito sia un'unione basata sul consenso, si possa verificare una situazione in cui tale consenso non sussista più", ha affermato McEwen. "Qualsiasi governo britannico si è sempre mostrato molto restio ad affrontare questo argomento."

nella foto: i leader John Swinney (Scozia), Michelle O’Neill (Irlanda del Nord), Rhun ap Iorwerth (Galles)

(Brian Melley su Associated Press del 14/09/2026)

14 SETTEMBRE 2026

Draghi: l’Europa può avere l’IA senza oligarchi, ma deve conquistare la sovranità tecnologica

· di Redazione

L’Europa ha davvero gli strumenti per ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e costruire una capacità autonoma nell’elaborazione dei dati e nelle infrastrutture di calcolo, puntando su una intelligenza artificiale “senza oligarchi”? Secondo l’ex presidente della Banca centrale europea (BCE) ed ex premier italiano, Mario Draghi, è possibile, ma affrontando tre grandi sfide: crescita economica, sovranità e difesa del proprio modello sociale.

A poche settimane dal lancio del Rhine Group, l’organizzazione indipendente che riunisce economisti, imprenditori, accademici ed ex responsabili politici, Draghi ritorna ad affrontare il tema della crescita europea e della corsa alla tecnologia in un editoriale sul Financial Times dal titolo “Europe’s difficult choices on AI” in cui l’autore del rapporto sulla competitività europea sottolinea che ad oggi i dati rappresentano l’unico ambito in cui l’UE può ancora essere sovrana e che ha il maggior potenziale di generare crescita.

“L’Europa si trova di fronte a una serie di scelte difficili”, osserva Draghi. L’UE deve crescere abbastanza da poter continuare a finanziare il proprio modello sociale e affrontare contemporaneamente le nuove esigenze derivanti “dalla difesa all’energia”. Allo stesso tempo, deve restare sufficientemente sovrana da poter regolare la propria economia secondo i propri valori e riuscire a farlo evitando “i costi in termini di disuguaglianza economica e danni ambientali” registrati altrove. Secondo Draghi, “l’intelligenza artificiale incide contemporaneamente su tutti e tre questi aspetti”.

Il punto di partenza è il rallentamento della crescita europea e, soprattutto, l’ampliamento del divario di produttività rispetto agli Stati Uniti. Draghi cita una stima secondo cui il gap tra l’area euro e gli Usa sarebbe passato da 9 dollari per ora lavorata nel 2018 a 21 dollari nel 2025. Esistono diverse strade per recuperare terreno, a partire dalla rimozione delle barriere ancora presenti nel mercato unico, ma in questo momento “l’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale è forse la più promettente”.

Secondo gli scenari della BCE richiamati dall’ex premier italiano, una rapida diffusione dell’IA potrebbe aggiungere ogni anno tra 0,3 e 0,4 punti percentuali alla crescita della produttività totale dei fattori, sostanzialmente stagnante dal 2022.

Il rischio di una dipendenza strategica

È proprio qui, tuttavia, che emerge la contraddizione. Più l’Europa utilizzerà l’intelligenza artificiale per sostenere la propria crescita, maggiore sarà la sua dipendenza da una tecnologia della quale oggi controlla soltanto una piccola parte della catena del valore.

E non si tratta, avverte Draghi, di una dipendenza economica ordinaria. L’intelligenza artificiale è destinata a entrare in ogni settore, “nell’economia, nei sistemi sanitari, nell’istruzione, nell’energia, nella difesa”. Una volta che l’intero sistema economico dipenderà da queste tecnologie, “essere tagliati fuori dall’IA” avrebbe conseguenze paragonabili all’esclusione dal sistema finanziario statunitense. “Gli effetti sarebbero catastrofici”.

Una considerazione che per Draghi cambia anche la natura delle relazioni transatlantiche e più in generale il rapporto dell’Europa con i propri partner strategici. “L’Europa non sta agli Stati Uniti come il Texas sta alla California”, sottolinea l’ex presidente della BCE.

Draghi arriva quindi a prospettare scenari apertamente geopolitici: una futura amministrazione americana potrebbe subordinare l’accesso europeo ai modelli di IA più avanzati a modifiche della regolamentazione o della tassazione digitale dell’UE. Allo stesso modo, Pechino potrebbe utilizzare le licenze dei propri modelli open-weight come strumento di pressione durante una controversia commerciale.

Secondo l’ex presidente della BCE, se l’Europa non riuscirà a controllare almeno una parte della catena del valore dell’intelligenza artificiale, prima o poi “la crescita attraverso l’IA e la sovranità si scontreranno”.

I dati sono la principale risorsa europea

Lo spazio di manovra, riconosce Draghi, è limitato. I laboratori europei che sviluppano modelli di frontiera non dispongono delle risorse finanziarie necessarie per competere alla pari con i colossi statunitensi e cinesi, mentre nella produzione dei semiconduttori più avanzati il continente resta molto indietro.

C’è però un settore nel quale l’Europa dispone ancora di un vantaggio potenziale: i dati.

“È l’unico ambito in cui l’Europa può ancora esercitare la propria sovranità”, sostiene Draghi, ed è allo stesso tempo quello che offre alcune delle maggiori opportunità economiche. Il settore pubblico europeo dispone di enormi quantità di informazioni, dalle cartelle cliniche raccolte nel corso di decenni ai dati degli istituti statistici. A questi si aggiunge il patrimonio prodotto dal settore manifatturiero europeo, altamente automatizzato e quindi capace di generare grandi quantità di dati industriali utilizzabili dai sistemi di intelligenza artificiale.

Secondo le stime della Commissione citate nell’editoriale, l’economia europea dei dati potrebbe superare gli 800 miliardi di euro entro il 2030, oltre il 5% del Pil dell’Unione.

Ma possedere i dati non basta. Per poterli utilizzare pienamente, avverte Draghi, l’Europa deve controllarne anche l’archiviazione e l’elaborazione. E questo richiede una quantità molto maggiore di data center e infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale.

L’UE ha meno del 5% della potenza di calcolo mondiale

Il divario con gli Stati Uniti è enorme. L’Unione europea ospita meno del 5% della potenza di calcolo mondiale dedicata all’IA, contro circa il 75% degli Stati Uniti. Anche nei data center tradizionali, il deficit tra domanda e capacità installata in Europa viene stimato intorno ai 3 gigawatt e potrebbe raggiungere i 14 GW entro il 2030.

Per Draghi, man mano che il concetto di sovranità tecnologica acquisterà importanza, questa carenza diventerà sempre più difficile da ignorare.

Le società americane potranno continuare a fornire parte della capacità necessaria attraverso servizi definiti di “cloud sovrano”, gestiti in Europa ma appartenenti comunque ad aziende statunitensi. Tuttavia, per gli utilizzi più sensibili sarà necessario disporre di strutture realmente sottoposte a controllo europeo.

Altrimenti l’Unione corre due rischi: che le aziende rinuncino ad adottare l’intelligenza artificiale perché non possono conservare i propri dati sul territorio europeo oppure che i costi della capacità di calcolo rimangano tanto elevati da frenare l’adozione dell’IA nelle attività con minore valore aggiunto.

Data center: secondo Draghi i problemi ambientali possono essere affrontati

L’ex presidente della Bce non ignora le resistenze che accompagnano la costruzione di nuovi data center, dalle conseguenze sui consumi energetici e idrici al possibile aumento delle bollette per le comunità locali.

Ma ritiene che questi problemi possano essere gestiti. I nuovi impianti potrebbero essere obbligati a utilizzare energia pulita, a recuperare il calore prodotto quando possibile e a essere costruiti lontano dalle aree dove acqua ed energia sono scarse. Ai gestori potrebbe inoltre essere chiesto di contribuire ai costi delle reti elettriche e di condividere parte dei benefici economici con i territori che ospitano le strutture.

Il problema europeo, sostiene Draghi, non è quindi un eccesso di data center, come talvolta si discute negli Stati Uniti. È esattamente l’opposto: l’Europa ne possiede troppo pochi.

E anche costruirli richiede più tempo. Negli Stati Uniti sono necessari in media 24 mesi, mentre in Germania ne servono 42, principalmente a causa dei tempi delle autorizzazioni e degli allacciamenti alla rete. Il costo dell’elettricità può inoltre rendere la realizzazione e la gestione degli impianti europei fino a due volte più costosa rispetto alla Cina.

Non tutta l’Europa, tuttavia, presenta le stesse condizioni. In Svezia, osserva Draghi, realizzare un data center dedicato all’intelligenza artificiale costa soltanto circa il 10% in più rispetto alla Cina.

Il vero problema è la frammentazione della domanda

Secondo Draghi, però, il principale ostacolo non è soltanto il costo dell’energia o la lentezza delle autorizzazioni. È la frammentazione del mercato europeo.

Costruire grandi infrastrutture di calcolo richiede investimenti enormi e gli investitori sono disposti a finanziarli soltanto se esistono contratti di lungo periodo sufficientemente solidi. Negli Stati Uniti questa domanda viene garantita dagli hyperscaler e dai grandi laboratori di intelligenza artificiale. In Europa, invece, è dispersa tra milioni di imprese.

Persino le aziende europee più grandi tendono ad acquistare capacità di calcolo attraverso contratti annuali, perché non sanno ancora con quale velocità adotteranno l’intelligenza artificiale. Il risultato paradossale è che alcuni operatori europei di “neocloud”, cioè data center specializzati nei carichi di lavoro dell’IA, finiscono per vendere gran parte della loro capacità a clienti statunitensi.

La soluzione proposta da Draghi è quella di aggregare artificialmente la domanda europea, creando grandi gruppi di acquirenti. Le principali aziende del continente dovrebbero riunire i propri fabbisogni in contratti pluriennali abbastanza ampi da rendere finanziabili gli investimenti.

Un primo modello esiste già. Aziende come ASML, Capgemini e Amadeus hanno assunto impegni pluriennali per acquistare le European Compute Units di Mistral, con l’obiettivo di arrivare a un gigawatt di capacità entro il 2030.

“La sfida ora”, sostiene Draghi, è estendere il modello ad altri operatori e creare consorzi più ampi capaci di acquistare capacità standardizzata per diversi anni.

L’Europa può avere l’IA senza oligarchi

L’obiettivo finale sarebbe innescare un circolo virtuoso. Le imprese accelererebbero l’adozione dell’intelligenza artificiale, creando la domanda necessaria per finanziare nuova capacità europea. Questa infrastruttura consentirebbe a sua volta di utilizzare i dati europei all’interno di sistemi controllabili dall’Europa.

Una capacità di calcolo sovrana e meno costosa favorirebbe una diffusione ancora maggiore dell’IA e i guadagni di produttività generati dalla tecnologia permetterebbero di finanziare investimenti successivi. Inoltre, sostiene Draghi, disporre di una propria infrastruttura renderebbe l’Europa più forte anche nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale propri.

Resta la questione politica più delicata: evitare che la rivoluzione dell’intelligenza artificiale trasferisca una quota enorme di ricchezza e potere nelle mani di una nuova oligarchia tecnologica.

Ma proprio il modello proposto da Draghi dovrebbe ridurre questo rischio. Aggregare la domanda attraverso numerosi consorzi consentirebbe a più fornitori di entrare sul mercato, mentre la concorrenza impedirebbe che i profitti si concentrino nelle mani di pochi grandi gruppi. Una tassazione progressiva dovrebbe poi garantire che una parte dei benefici prodotti dall’intelligenza artificiale venga redistribuita al resto della società.

L’Europa, conclude Draghi, non è necessariamente costretta a scegliere tra crescita economica, sovranità tecnologica e difesa del proprio modello sociale, sottolineando come sia possibile, a differenza degli Stati Uniti, poter avere “l’IA senza oligarchi”. Infatti, secondo l’ex presidente della BCE, la domanda aggregata da molti consorzi permette a un maggior numero di fornitori di entrare nel mercato, e la concorrenza tra di loro impedisce che i profitti si concentrino nelle mani di pochi, mentre una tassazione progressiva garantirebbe che anche il resto della società ne tragga beneficio.

(Simone Cantarini su Focus Europe del 12/09/2026)

13 SETTEMBRE 2026

La geografia politica degli Usa. Europa, Mediterraneo e non solo

· di Vincenzo Donvito Maxia

L'Irlanda del Nord all’Irlanda Eire, la Corsica all’Italia, Lampedusa alla Tunisia, alcune isole greche alla Turchia, le Falkland all’Argentina?

Muovendosi come un elefante in un negozio di cristalli, molto fragili visto il contesto, il presidente Usa Donald Trump, durante la sua visita in Irlanda ha auspicato (sarebbe una cosa "fantastica") che l’isola irlandese torni unita. Gli “auspici” di Trump, considerati i poteri che ha, potrebbero essere pericolosi per tutti, anche i più convinti come repubblicani e nazionalisti dell’Irlanda del Nord che vorrebbero fare un referendum per unire l'isola. Va da sé che, se ultimamente c’è abbastanza tregua tra le due fazioni, le esternazioni trumpiane potrebbero alimentare il ritorno a tragiche violenze del passato.

Vedremo che accadrà.

Sono attualità quotidiana le “mire” di Trump su Groenlandia e Canada.

È bene ricordare che solo qualche settimana fa, sempre il nostro ha fatto sapere che se l’Argentina dovesse fare qualcosa per impossessarsi delle Falkland (come fatto intendere dal presidente argentino Milei, probabilmente al fine di sembrare più trumpiano di quanto già non sia) gli Usa non darebbero aiuto ai britannici per difendere quelle isole.

E sempre per inquadrare le cognizioni di geografia politica di Trump, solo qualche giorno fa l'ONU ha votato, con unico voto contrario degli Usa, per adottare una nuova mappa del mondo che rifletta le reali dimensioni dell'Africa. E finalmente correggere tutte le mappe del mondo in cui il continente africano ha dimensioni simili alla Groenlandia, sebbene sia 14 volte più grande. A proposito è bene ricordare che Trump ha rinominato il Golfo del Messico in Golfo d’America, e il lago Ontario in lago America, subito seguito in questa “rimappazione” dai suoi servi tecnologici tipo Google. E dice di fare (o ha già fatto, non abbiamo capito…) altrettanto per la striscia di mare del contesissimo stretto di Hormuz.

Noi italiani/mediterranei dovremmo fare attenzione ad un’eventuale visita di Trump in Sardegna/Italia, perché non si potrebbe escludere che il Tycoon esternalizzi l’opportunità di una unione della Corsica all’Italia che - avrà pensato il nostro - nonostante sia terra natia di Napoleone Bonaparte e la lingua ufficiale dell’isola sia il francese, è molto diffuso il corso, lingua romanza strettamente legata al toscano medievale… e poi ci sono solo 11 Km di mare (bocche di Bonifacio) tra Sardegna e Corsica... e vuoi che non si trovi qualcuno che voglia farci un ponte...

Le esternazioni geografiche di Trump hanno la caratteristica di essere come quelle di un bimbo che guarda per la prima volta una cartina geografica. E si meraviglia a mo’ di presidente della cosiddetta maggiore potenza economica e politica del mondo (che tutto deve - secondo lui - agli Usa, pensiero infantile incluso) che, per esempio, diverse isole greche siano a poche miglia dalle coste turche e non solo non fanno parte del Paese di Erdogan, ma siano molto contente di far parte di Grecia/Ue. O che Lampedusa, a soli 100 Km dalla Tunisia e 200 da Sicilia/Italia, non sia parte del Paese africano (non diciamolo alla Meloni, ché potrebbe cogliere la palla al balzo per prendere due piccioni con una fava: la stima di Trump ed evitare il facile approdo dei migranti sull’isola italiana). O che Gibilterra non sia spagnola, potendo mandare all’aria l’accordo Ue di soli due mesi fa con l’abolizione di controlli doganali per il passaggio della frontiera.

Un’occhiata al mappamondo ci potrebbe indurre a fare simili osservazioni per varie parti del mondo. Si pensi ai territori d’oltremare francesi (Guadalupa, Mayotte, Martinica, Guyana, a suo modo la Nuova Caledonia, etc), britannici (come l'isola di Sant’Elena, a “due passi” dall’Africa), etc.

Si tratta di capire, noi che stiamo leggendo queste righe e i decisori politici che devono affrontare le esternazioni trumpiane, se e come continuare a rapportarci con questi fenomeni del pensiero umano e il nostro maggiore - quanto più importante - alleato politico/economico.

11 SETTEMBRE 2026

E' morta Emma Bonino (1948-2026)

10 SETTEMBRE 2026

L’Europa ha capito Draghi, ma non riesce a fare quello che dice

· di Redazione

A due anni dal rapporto sulla competitività, Bruxelles ha trasformato molte delle sue proposte in priorità politiche, ma solo una piccola parte delle riforme è stata davvero attuata. Il problema non sono più le idee, ma gli interessi nazionali che impediscono agli Stati di cedere sovranità

Sono passati due anni da quando Mario Draghi avvertì che l’Europa sarebbe andata incontro a una «lenta agonia» se non avesse affrontato la propria crisi di competitività. Da allora il rapporto dell’ex presidente del Consiglio italiano è diventato il riferimento dell’agenda economica europea. Almeno sul piano politico, cioè a parole. Perché invece le riforme che ha indicato sono rimaste in gran parte ferme sulla carta. Secondo un monitoraggio dell’European Policy Innovation Council citato dal Financial Times, a luglio solo il 15,7 per cento delle 383 raccomandazioni contenute nel rapporto risultava pienamente attuato. Un altro studio, realizzato dall’Institut Montaigne con una metodologia diversa, arriva a una stima più ottimistica, intorno al trenta per cento. Entrambe indicano che le riforme più importanti sono anche quelle che l’Europa fatica maggiormente a realizzare.

Draghi ha sostanzialmente vinto la discussione europea, ma la sua visione si concretizza ancora troppo poco nei provvedimenti europei. Il paradosso quindi è che a Bruxelles la sua diagnosi è stata assorbita – la competitività è diventata una priorità, la necessità di ridurre il divario con Stati Uniti e Cina viene ripetuta da governi e istituzioni e Ursula von der Leyen ha indicato il rapporto come una sorta di agenda per il suo secondo mandato – poi però quando bisogna passare dalle parole alle riforme riemerge la vecchia Europa degli interessi nazionali.

Tra le priorità del rapporto Draghi ci sono l’integrazione dei mercati dei capitali, la rimozione delle barriere ancora presenti nel mercato unico, la riduzione delle dipendenze strategiche e una maggiore integrazione nei settori dell’energia, della difesa e delle telecomunicazioni. Sono proprio i dossier che richiedono agli Stati membri di rinunciare a una parte delle proprie competenze e di accettare regole comuni. Come al solito, decidere chi debba rinunciare a che cosa per realizzare un progetto è un’impresa impossibile.

Nel frattempo l’agenda europea è stata influenzata dalla guerra in Ucraina, dalla questione migratoria e dalla trattativa sul prossimo bilancio comune. Anche quando Bruxelles riesce a mettere in calendario un provvedimento nel nome della competitività il risultato può essere molto diverso da quello preventivato all’inizio. Il Financial Times cita il caso del nuovo sistema digitale per le dichiarazioni dei lavoratori distaccati: quello che doveva diventare un modulo unico europeo è stato appesantito dall’aggiunta di requisiti nazionali, tra cui quelli introdotti dalla Germania.

Sul bilancio europeo, ad esempio, Draghi aveva chiesto di spostare risorse dall’agricoltura e dai fondi regionali verso competitività e innovazione. La Commissione ha raccolto l’idea, proponendo un nuovo European Competitiveness Fund da quattrocentodieci miliardi di euro nel prossimo bilancio. Ma nei negoziati i governi hanno iniziato a ridimensionarlo, mentre aumentavano le risorse per agricoltura e fondi regionali (lo ha spiegato bene Politico Europe in questo articolo di sintesi).

Ci sarebbe da parlare anche dei mercati dei capitali. La Commissione ha proposto anche di trasformare l’autorità europea dei mercati in un vero supervisore comune, sul modello della Sec americana. Ma gli interessi nazionali e quelli delle imprese stanno già complicando il percorso. Lo stesso è successo con le regole sui risparmi pensionistici: Bruxelles aveva provato a spingere una parte dei cittadini a investire di più nei mercati, ma i governi hanno finito per svuotare la riforma.

Anche l’auto racconta bene la difficoltà di trasformare le idee in politica industriale. La Commissione ha seguito Draghi sulla necessità di rendere più flessibili gli obiettivi sulle emissioni, ma intanto Volkswagen ha approvato un piano di taglio dei costi che può portare alla perdita di centomila posti di lavoro e alla chiusura di quattro stabilimenti in Germania. E mentre l’Europa prova a recuperare terreno sull’auto autonoma, i robotaxi che stanno arrivando nelle sue città funzionano soprattutto con tecnologia americana o cinese.

I progressi più concreti, invece, sono arrivati soprattutto nei settori in cui la Commissione poteva agire direttamente: la riduzione degli oneri burocratici, l’accesso ai finanziamenti per le imprese e l’accelerazione delle autorizzazioni per le tecnologie pulite, giusto per fare qualche esempio.

Solo che i problemi non risolti non passano in secondo piano. Semmai si complicano, o almeno diventano più urgenti. Gli Stati Uniti stanno beneficiando degli investimenti in intelligenza artificiale, data center e semiconduttori avanzati e, riprendendo ancora i dati del Financial Times, dal luglio 2024 hanno registrato una crescita del Pil costantemente superiore a quella europea.

Due anni dopo la diagnosi di Draghi, dunque, all’Europa non mancano le idee. Quelle erano già tutte nel rapporto. Manca il passaggio successivo. E fin quando gli Stati non saranno disposti a rinunciare a una parte dei propri poteri per perseguire un interesse comune, sarà molto difficile portare a casa risultati concreti.

(Linkiesta del 10/09/2026)

NOTIZIE
15 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Videogiochi e minori: l'industria fa lobby contro il Digital Fairness Act UE

L'Unione Europea sta lavorando al Digital Fairness Act, una nuova normativa che potrebbe vietare o limitare fortemente le loot box e altre meccaniche simili al gioco d'azzardo nei videogiochi, pratiche che spingono soprattutto i minori a spendere denaro reale. Ma l'industria videoludica, secondo un'inchiesta pubblicata dalla piattaforma giornalistica Follow the Money, sta mobilitando ingenti risorse di lobbying a Bruxelles per ammorbidire il provvedimento.

I numeri in gioco sono considerevoli. Secondo le stime del Boston Consulting Group, il settore videoludico genererà quest'anno 280 miliardi di dollari di ricavi a livello globale, con una crescita prevista del 25% entro il 2030. Solo in Europa, gli acquisti effettuati all'interno dei giochi avrebbero generato tra i 20 e i 40 miliardi di euro l'anno scorso, secondo le stime di Thomas Iversen del Norwegian Consumer Council.

Gli esperti segnalano casi limite che testimoniano la gravità del fenomeno. Markus Meschik dell'associazione austriaca Enter ha raccontato di adolescenti che sono arrivati a spendere fino a 15.000 euro in loot box, i pacchetti a sorpresa che garantiscono premi casuali all'interno dei giochi e che i critici paragonano da tempo a una forma di gioco d'azzardo mascherato. Un sondaggio condotto su 2.600 studenti austriaci ha mostrato che oltre la metà di loro ha già effettuato acquisti in-game.

Il commissario europeo alla Giustizia e alla tutela dei consumatori, Michael McGrath, responsabile del dossier, ha ammesso che finora i reclami dei consumatori riguardo alle valute virtuali dei videogiochi non hanno portato ad alcuna sanzione finanziaria concreta nei confronti delle aziende coinvolte.

Nel frattempo, come documentato da Follow the Money, l'industria videoludica ha schierato un numero elevato di lobbisti a Bruxelles. Secondo dati pubblici sulle attività di lobbying, dei 186 incontri tenuti dalla Commissione europea sul Digital Fairness Act da gennaio 2025, meno del 10% ha coinvolto soggetti non commerciali come ONG e associazioni di consumatori. Olivier Hoedeman, dell'organizzazione di controllo Corporate Europe Observatory, ha denunciato che i lobbisti del settore videoludico stanno "bombardando i funzionari con pareri negativi sulla necessità di un Digital Fairness Act", aggiungendo che c'è "ogni motivo per temere che questo porterà a una versione meno ambiziosa" della legge.

Anche i vertici delle grandi aziende del settore si sono espressi pubblicamente contro la stretta normativa. Ilkka Paananen, amministratore delegato della finlandese Supercell (nota per giochi mobile come Clash of Clans), ha invitato Bruxelles a non "uccidere una delle poche storie di successo tecnologico d'Europa".

Secondo un documento ottenuto da Follow the Money in collaborazione con il settimanale tedesco Die Zeit, l'industria avrebbe inoltre trovato un alleato di alto livello all'interno della Commissione Europea, contrario a una regolamentazione più severa. Questo avrebbe creato una spaccatura interna alle istituzioni comunitarie, in vista di un possibile scontro politico atteso entro la fine dell'anno sul testo definitivo della legge.

15 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. HIV e IST: sex worker ancora esclusi da prevenzione e PrEP

I sex worker che vivono e lavorano nell'Unione europea e nello Spazio economico europeo continuano a essere poco raggiunti da programmi di prevenzione, test e profilassi pre-esposizione (PrEP) contro HIV e infezioni sessualmente trasmissibili (IST). È quanto emerge da un nuovo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), ripreso da Quotidiano Sanità.

Il documento, intitolato "Overview of the provision of prevention and testing for HIV and sexually transmitted infections for sex workers in the European Union and European Economic Area", fotografa una situazione di forte disomogeneità tra i Paesi membri. Solo 17 Stati su 30 offrono preservativi gratuiti ai sex worker, mentre l'accesso alla PrEP resta uno dei nodi più critici: su 25 Paesi dotati di linee guida specifiche, 15 includono i sex worker tra i soggetti eleggibili per la profilassi, ma quasi la metà di questi segnala comunque difficoltà concrete di accesso al servizio. Tra i Paesi che denunciano questo problema figura anche l'Italia.

Come sottolinea lo stesso Ecdc, esistono difficoltà nel raggiungere i sex worker con la PrEP, e anche i Paesi che li considerano prioritari per l'accesso al farmaco preventivo evidenziano lacune critiche nell'erogazione del servizio.

Anche sul fronte dei test la situazione appare frammentata: 19 Paesi su 27 dispongono di politiche specifiche per il test HIV rivolte a questa popolazione, ma solo 7 su 18 hanno politiche dedicate al test per le IST in generale. Un divario che lascia scoperta una parte consistente dei bisogni sanitari di una popolazione già esposta a rischi elevati.

Sul piano dei dati epidemiologici, solo quattro Paesi - Austria, Estonia, Finlandia e Italia - hanno fornito stime sulla dimensione della popolazione di sex worker. Per l'Italia la stima indica circa 97mila persone, pari a 1.646 individui per milione di abitanti. Il nostro Paese riporta inoltre la prevalenza di HIV più alta tra gli otto Stati che hanno fornito dati in merito, con un valore del 21,6% registrato nel 2023.

Gli studi citati nel rapporto segnalano inoltre prevalenze elevate di altre infezioni sessualmente trasmissibili: tra i sex worker uomini e transgender la sifilide arriva a toccare il 22,1% dei casi in alcune rilevazioni.

Il documento dell'Ecdc denuncia infine un contesto normativo spesso ostile: nella maggior parte dei Paesi Ue/See sono in vigore leggi che criminalizzano o penalizzano diversi aspetti del sesso a pagamento, dall'organizzazione alla gestione fino alla vendita o all'acquisto di prestazioni sessuali. Secondo l'agenzia, tali pratiche punitive possono ostacolare l'accesso alla prevenzione, ai test e al trattamento alimentando stigma, paura di sanzioni e minore coinvolgimento con i servizi sanitari. A questo si aggiunge uno scarso coinvolgimento diretto dei sex worker nella definizione delle politiche che li riguardano, riscontrato in appena 14 Paesi su 30.

Sulla base di queste evidenze, l'Ecdc indica tre priorità di intervento per i prossimi anni: rafforzare i servizi dedicati a questa popolazione, ridurre le barriere che ne limitano l'accesso e migliorare la qualità e la copertura dei dati di sorveglianza, oggi ancora insufficienti per orientare in modo efficace le politiche pubbliche.

15 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Alzheimer, il costo può superare mille miliardi entro il 2036

Il costo socioeconomico dell'Alzheimer in cinque grandi paesi europei rischia di superare i mille miliardi di euro entro il 2036, quasi il doppio rispetto agli attuali 552 miliardi stimati per il 2026. È quanto emerge da un report firmato da Charles River Associates (CRA) e finanziato da Biogen, ripreso da EFPIA (la federazione europea delle industrie farmaceutiche) in occasione del World Alzheimer's Month. Come riporta Quotidiano Sanità, l'analisi è stata condotta su Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito, i cinque paesi che insieme concentrano la quota più rilevante della popolazione europea colpita dalla malattia.

Secondo le stime del report, curato da Wolfram Schmidt, presidente e responsabile per l'Europa di Biogen, e da Tim Wilsdon, vicepresidente per le Scienze della Vita di CRA, il numero di persone che vivono con l'Alzheimer nei cinque paesi analizzati passerà da 14,8 a 18,3 milioni nell'arco di un decennio. Un incremento che, in assenza di interventi mirati, si tradurrà in una crescita esponenziale della spesa sanitaria e sociale legata alla patologia.

Il dato più significativo riguarda la differenza di costo tra le fasi della malattia: il costo per persona nelle forme severe risulta quasi quattro volte superiore rispetto a quello registrato nella fase di lieve deterioramento cognitivo (MCI, mild cognitive impairment). Questo significa che ogni ritardo nella diagnosi e nell'accesso alle cure comporta un aggravio economico proporzionale al progredire della malattia nei pazienti.

Il report calcola però anche i benefici potenziali di un intervento tempestivo. Se i governi europei adottassero politiche di diagnosi precoce e garantissero un accesso su larga scala alle terapie disease-modifying (i trattamenti in grado di agire sui meccanismi biologici della malattia e non solo sui sintomi), si potrebbero risparmiare 182 miliardi di euro nel decennio 2026-2036. Le stime indicano che con queste misure si avrebbero 430mila persone in meno con Alzheimer in fase severa e 1,4 milioni in più che resterebbero nella fase di lieve deterioramento cognitivo nel 2036, con un beneficio economico annuale che potrebbe arrivare fino a 60 miliardi di euro. Il rapporto stima un ritorno di 1,82 euro per ogni euro investito in queste politiche.

Il documento individua tre priorità di intervento per i sistemi sanitari europei. La prima è accelerare la diagnosi su larga scala, anche attraverso l'impiego di nuovi biomarcatori ematici, che permetterebbero di individuare la malattia con esami del sangue meno invasivi e più accessibili rispetto alle attuali procedure diagnostiche. La seconda priorità riguarda l'investimento in infrastrutture sanitarie adeguate, come apparecchiature PET, risonanza magnetica e strumenti per l'analisi del liquido cerebrospinale, indispensabili per confermare le diagnosi e monitorare l'evoluzione della malattia. La terza priorità è la riforma dei sistemi di rimborso e di accesso alle terapie, affinché i pazienti possano beneficiare in tempi rapidi dei trattamenti disponibili, senza le lungaggini burocratiche che oggi caratterizzano molti sistemi sanitari nazionali.

Gli autori del report sollecitano quindi i governi ad agire subito, sottolineando che ogni anno di ritardo nell'implementazione di queste riforme si traduce in un aggravio dei costi sociali ed economici legati alla malattia, oltre che in un peggioramento delle condizioni di vita di malati e caregiver.

15 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Rsa Piemonte, il paradosso della stufa nel punteggio per l'accesso alle cure

Una stufa a legna può valere più di un impianto di riscaldamento centralizzato nella scheda che decide se un anziano non autosufficiente avrà diritto o meno alla copertura sanitaria per il ricovero in Rsa. È il paradosso denunciato dalla Fondazione Promozione Sociale Onlus di Torino, che ha analizzato nel dettaglio la scheda di valutazione utilizzata dalle Unità di Valutazione Geriatrica (Uvg) del Piemonte, gli organismi delle Asl incaricati di stabilire il grado di non autosufficienza degli anziani e, di conseguenza, l'accesso alla quota sanitaria Lea in Rsa, cioè il 50% della retta che dovrebbe essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Nella sezione della scheda dedicata alle condizioni abitative, spiega la Fondazione, il riscaldamento autonomo o centralizzato vale zero punti, mentre una stufa a gas ne vale uno e una stufa a kerosene o a legna arriva a due punti. Si tratta della cosiddetta "Cartella Geriatrica" regionale, introdotta con la determina dirigenziale 381/2016 della Regione Piemonte. Una differenza che, sulla carta, sembra un dettaglio marginale, ma che nella pratica può rivelarsi decisiva: pochi punti, infatti, possono determinare se un caso viene classificato come urgente - con riconoscimento della convenzione nel giro di pochi mesi - oppure come "differibile", categoria in cui il pagamento da parte del Servizio Sanitario Nazionale viene di fatto rinviato a tempo indeterminato.

La Fondazione si interroga sul senso di un simile criterio: che rapporto esiste tra il tipo di impianto di riscaldamento di un'abitazione e la gravità della condizione sanitaria di un anziano non autosufficiente? Secondo l'associazione, non esiste alcuna relazione logica tra i due elementi, e la spiegazione più plausibile è che i criteri delle Uvg vengano utilizzati in modo strumentale per limitare il riconoscimento della quota sanitaria in base alle risorse disponibili nei bilanci delle Asl, piuttosto che sulla base delle effettive condizioni di salute dei pazienti.

La segnalazione sulla scheda di valutazione si inserisce in una polemica più ampia che la Fondazione Promozione Sociale porta avanti da mesi in Piemonte. Come riportato da La Stampa il 28 agosto scorso, l'associazione ha denunciato un vero e proprio "boom" di anziani non autosufficienti classificati come "differibili" dalle Asl piemontesi, con un aumento dei casi che, secondo i dati forniti dalla stessa Regione, sarebbe passato da 4.217 a 7.399 in un solo anno, con un incremento del 75%. Questi anziani, pur presentando condizioni cliniche spesso gravissime, si vedono negare nei fatti la copertura della quota sanitaria prevista dai Livelli Essenziali di Assistenza, restando privi di aiuti economici per il pagamento della retta in Rsa e scaricando l'intero peso economico sulle famiglie, con costi che possono superare i 3.000-4.000 euro al mese.

Secondo la Fondazione, questa prassi sarebbe in contrasto con la stessa normativa regionale, in particolare con la delibera 14/2013 che disciplina le Unità di Valutazione Geriatrica, la quale limiterebbe la classificazione di "differibilità" ai soli casi di parziale perdita di autonomia, in presenza di un adeguato supporto familiare o amicale. Nella realtà, denuncia l'associazione, vengono etichettati come "differibili" anche malati cronici completamente non autosufficienti e dipendenti da cure sanitarie e socio-sanitarie continue, spesso già ricoverati in Rsa.

15 SETTEMBRE 2026

AMERICHE. Cocaina liquida: il nuovo metodo di traffico che elude gli scanner

Sciogliere la cocaina in un liquido per farla passare inosservata attraverso i controlli doganali: è una tecnica di contrabbando sempre più diffusa, che secondo gli investigatori sta cambiando il ruolo dell'Europa nella filiera mondiale della droga. Come riporta InsightCrime, il centro studi specializzato in criminalità organizzata in America Latina, il fenomeno della "cocaina liquida" è in crescita costante da un decennio.

Il termine indica il cloridrato di cocaina - la forma cristallina in polvere della sostanza - una volta disciolto in acqua, in solventi come etanolo o acetone, oppure in composti chimici quali mannitolo, glucosio, cellulosa o lattosio. Una volta giunta a destinazione, la droga viene ricostituita e lavorata per la distribuzione sul mercato.

La prima segnalazione documentata risale al 2011 in Bolivia, quando un carico di cocaina liquida fu sequestrato durante un'operazione di contrabbando transfrontaliero su piccola scala. Da allora la tecnica si è progressivamente affinata e diffusa: negli ultimi quattro anni carichi provenienti dall'America Latina sono stati intercettati in Francia, Croazia, Spagna, Irlanda e Paesi Bassi.

Gli esperti citati da InsightCrime individuano due modalità principali con cui i trafficanti riescono a superare gli scanner doganali. La prima consiste nel sciogliere la cocaina in un liquido vettore, nascosto poi in contenitori etichettati come shampoo, alcolici o prodotti industriali - sostanze chimiche, detergenti, vernici, adesivi, resine - spesso mescolando la sostanza con prodotti commerciali legittimi per renderla ancora più difficile da individuare. La seconda tecnica è quella dell'impregnazione, che prevede di imbevere di cocaina disciolta materiali o tessuti destinati a essere trattati chimicamente in un secondo momento per separare la droga.

Secondo gli esperti consultati dal centro studi, questa evoluzione nelle tecniche di occultamento sta trasformando il ruolo dell'Europa nella catena globale del narcotraffico: da semplice mercato di consumo finale, il continente sta diventando sempre più un punto di lavorazione intermedio, dove la cocaina liquida viene ricevuta e poi rielaborata prima di essere immessa sul mercato.

15 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Intelligenza Artificiale. Allerta dell'ONU

L'intelligenza artificiale potrebbe costituire un rischio per l'umanità. A lanciare l'allarme è l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, in una lettera inviata agli Stati e alle aziende leader a livello mondiale nel campo dell'intelligenza artificiale. "Siamo alla vigilia di un cambiamento irreversibile, che non riguarderà solo noi, ma anche le generazioni future dell'umanità", avverte. "L'attuale corsa verso un'intelligenza artificiale sempre più potente rappresenta un salto verso maggiori rischi esistenziali per ogni aspetto delle nostre vite".

I rischi

I fallimenti che coinvolgono sistemi di intelligenza artificiale, per non parlare di sistemi deliberatamente progettati in tal senso, scrive l'Alto commissario delle Nazioni Unite, "potrebbero paralizzare i servizi essenziali, frammentare le comunicazioni, destabilizzare le infrastrutture critiche e colpire al cuore stesso delle istituzioni democratiche".

(AdnKronos)

15 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Nove milioni di voti per le prossime banconote

Oltre 9 milioni di persone hanno partecipato finora al sondaggio della Banca centrale europea sui dieci progetti selezionati per le nuove banconote in euro, ha detto ieri Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce. È “una delle consultazioni pubbliche europee di maggior successo mai realizzate”, ha detto Cipollone. Il sondaggio, che resterà aperto fino al 21 settembre, chiede ai cittadini di valutare le dieci proposte selezionate dal Consiglio direttivo della Bce il 23 luglio. I risultati contribuiranno a definire l’aspetto delle future banconote, che entreranno in circolazione nel prossimo decennio. La decisione è attesa “intorno alla fine di quest’anno”, ha detto Cipollone.

Le banconote conviveranno con l’euro digitale — Piero Cipollone ieri ha nuovamente rassicurato sul fatto che le banconote in contante non saranno sostituite dall’euro digitale che la Banca centrale europea intende lanciare nei prossimi anni. “Il contante in euro e l’euro digitale coesisteranno”, ha detto il membro del Comitato esecutivo della Bce: “Si completeranno a vicenda e saranno al servizio degli europei in modi diversi.” Secondo Cipollone, le due forme di moneta “rafforzano la nostra sovranità monetaria, garantendo che una soluzione europea sia disponibile per tutti i tipi di pagamenti”.

(Il Mattinale Europeo)

15 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Bond a 10 anni al 5%: mutui oltre il 7%

A spingere i rendimenti sono soprattutto il rialzo del petrolio e i timori di nuove pressioni sull’inflazione, alla vigilia della riunione della Federal Reserve

Il rendimento del Treasury Usa a 10 anni ha toccato il 5%: sui massimi dal 2023. A spingere i rendimenti sono soprattutto il rialzo del petrolio e i timori di nuove pressioni sull’inflazione, alla vigilia della riunione della Federal Reserve. In rialzo anche il secondo sorvegliato speciale - il rendimento a 30 anni a cui sono agganciati poi i mutui a tasso fisso americani - che ha toccato il 5,35%. Quest’ultima è una soglia simbolica, la stessa che ha spinto lo scorso agosto il segretario al Tesoro degli Usa, Scott Bessent, ad annunciare un raddoppio delle operazioni di buyback sui titoli a lungo termine. ll recente movimento ha portato il costo dei mutui negli Usa oltre la soglia del 7%.

Il mercato, complice le impennate del prezzo del petrolio, sta quindi testando ulteriormente questi livelli quando mancano ormai poche ore alla decisone sui tassi da parte della Federal Reserve, calendarizzata per il 16 settembre. Finora il governatore Kevin Warsh si è nascosto dietro un linguaggio abilmente vago, scegliendo anche di abolire la forward guidance.

Il mercato dei future tuttavia ha pochi dubbi. Considerato l’ultimo dato di inflazione (il core Cpi pubblicato venerdì è cresciuto su base mensile dello 0,3% che in proiezione corrisponderebbe a un 3,6% annuo) le probabilità di un rialzo dei tassi sono salite al 90%.

A differenza delle precedenti sedute - in cui il rialzo dei rendimenti era però accompagnato dalla contestuale debolezza del dollaro - oggi anche il biglietto verde si sta apprezzando, con il dollar index in rialzo dello 0,5% oltre i 99 punti. Questo conferma un clima di minore propensione al rischio con un mercato nervoso alla luce dei prossimi market mover e delle crescenti tensioni in Medio Oriente.

(Vito Lops su IlSole24Ore del 14/09/2026)

15 SETTEMBRE 2026

ISRAELEISRAELE. Israele indaga sul film «Naza»

Il capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane ha ordinato un’inchiesta sulla divulgazione non autorizzata di materiale classificato utilizzato nella produzione del film «Naza», accusato di diffondere «calunnie» e gravi false accuse contro soldati e comandanti israeliani. Lo ha riferito l’Idf in una nota.

15 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Oggi 15 dicembre

Il petrolio è arrivato a un soffio dai 110 dollari al barile, in rialzo del 50% dall’inizio della guerra. I prezzi del gas sono più che triplicati in Europa e sfiorano gli 85 euro per Megawattora. E i rendimenti sui titoli di Stato hanno rotto gli argini, con il decennale americano che ha superato la soglia del 5% per la prima volta dal 2023. Il tutto mentre sale l’allarme sull’intelligenza artificiale, con ripercussioni sui titoli di Big Tech. Dopo gli appelli a rallentare lo sviluppo dell’AI, Microsoft ha pubblicato un codice di condotta che impone restrizioni ai suoi modelli di intelligenza artificiale. Ma Trump non condivide la frenata: «Gli Usa sono in vantaggio nell’AI, non uccidete la gallina dalle uova d’oro».

14 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Doctoralia invia dati su appuntamenti medici a Google, TikTok e LinkedIn

Un'indagine condotta da The Markup, testata statunitense specializzata in accountability tecnologica, insieme all'organizzazione giornalistica brasiliana Agência Pública, ha rivelato che Doctoralia, piattaforma per la prenotazione di visite mediche usata da milioni di persone in America Latina e in Europa, trasmette dati sensibili sugli appuntamenti sanitari a colossi tecnologici come Google, TikTok e LinkedIn. Secondo quanto riportato da The Markup,

Doctoralia offre un servizio simile a quello della statunitense ZocDoc, permettendo agli utenti di cercare specialisti nella propria zona e prenotare visite online. I due team giornalistici hanno analizzato il traffico di rete generato da diversi domini della piattaforma in vari paesi, individuando tracker incorporati nei siti che iniziano a seguire i visitatori praticamente dal momento in cui cominciano a cercare un medico, inviando poi quei dati all'industria pubblicitaria. In Brasile, ad esempio, le ricerche di ginecologi effettuate a San Paolo venivano trasmesse a Google Marketing Platform. Fenomeni simili sono stati riscontrati anche in altri paesi: in Colombia, chi prenotava una visita con un dermatologo a Cartagena vedeva il nome del professionista, insieme a data e orario dell'appuntamento, finire su LinkedIn. Lo stesso accadeva per ricerche relative ad altri tipi di specialisti. A Bogotá, invece, le informazioni sugli appuntamenti - che si trattasse di uno psicologo, un dermatologo o un altro tipo di medico - venivano condivise con TikTok. La stessa dinamica è stata osservata anche per gli utenti in Messico. Interpellato dai giornalisti, il Consiglio Federale di Medicina brasiliano, l'ente che regola e autorizza la professione medica nel paese, ha dichiarato che la prenotazione di un appuntamento non riguarda la riservatezza medica e che non esisterebbero dati sensibili quando un paziente cerca uno specialista. Di parere diverso l'Agenzia Nazionale di Sanità Integrativa brasiliana, che regola le assicurazioni sanitarie private, secondo cui la specialità medica ricercata e altre informazioni relative alla prenotazione possono rivelare aspetti della salute di una persona. Una portavoce di Docplanner, la società madre di Doctoralia, ha dichiarato che i tracker vengono utilizzati per monitorare le campagne sui social media dell'azienda stessa, precisando che la piattaforma non impiega questi strumenti per vendere dati personali né per gestire un prodotto commerciale basato sui dati, e che non riceve pagamenti dalle aziende dei social media in cambio delle informazioni. Doctoralia ha inoltre annunciato che condurrà una revisione dettagliata delle proprie pratiche online. Diversi esperti, tra cui un ginecologo brasiliano che utilizza la piattaforma per la propria attività, ritengono che questo tipo di condivisione violi le legittime aspettative di privacy dei pazienti e possa configurare una violazione della normativa brasiliana sulla protezione dei dati. Il percorso stesso compiuto da una persona nella ricerca di cure mediche, sostengono, può fornire indizi su problemi di salute anche in assenza di una diagnosi esplicitamente dichiarata.

14 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Privacy, multa da 5,5 milioni a BBVA per messaggi promo nonostante il no

Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto una sanzione di 5,5 milioni di euro a BBVA (Banco Bilbao Vizcaya Argentaria) per aver continuato a inviare messaggi promozionali a un cliente nonostante il suo diniego, espresso sia tramite l'app della banca sia rivolgendosi direttamente al servizio clienti. Come riporta Punto Informatico, si tratta di uno dei provvedimenti più pesanti adottati di recente dall'Autorità nei confronti di un istituto bancario.

Secondo la ricostruzione del Garante, l'utente aveva disattivato le comunicazioni commerciali direttamente dall'app della banca e, non vedendo cessare l'invio dei messaggi, aveva ribadito la propria opposizione contattando il servizio clienti. Nonostante questo doppio diniego, le notifiche promozionali sono proseguite per sette mesi, da ottobre 2025 a maggio 2026.

BBVA ha attribuito l'accaduto a un malfunzionamento del proprio software CRM (Customer Relationship Management), che non avrebbe sincronizzato correttamente la revoca del consenso espressa dal cliente con il database utilizzato per la gestione delle comunicazioni di marketing. Il problema, secondo quanto dichiarato dalla banca, sarebbe rimasto isolato al singolo utente ed è stato risolto dopo l'apertura dell'istruttoria da parte del Garante, avviata a fine giugno 2026.

L'istruttoria ha però rivelato ulteriori criticità nella gestione del caso. Il cliente aveva presentato due reclami formali, a ottobre e dicembre 2025, senza ricevere alcun riscontro entro il termine di un mese previsto dal GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati). L'Autorità ha inoltre accertato che, nel rispondere al cliente, la banca aveva fornito informazioni non corrette sul reale funzionamento dei trattamenti interni dei dati.

Nel motivare la sanzione, il Garante ha sottolineato un principio che va oltre il singolo caso: non basta che il rifiuto del cliente venga registrato da un sistema aziendale, se poi l'organizzazione non è in grado di garantirne l'effettiva applicazione lungo tutte le fasi del trattamento. Il rispetto delle norme sulla privacy, si legge nel provvedimento, non può fermarsi alla singola app o al singolo database: i diversi sistemi informatici di un'azienda devono poter dialogare correttamente tra loro, in modo che la scelta espressa dal cliente venga rispettata ovunque i suoi dati vengano utilizzati.

Nel calcolare l'importo della sanzione, il Garante ha tenuto conto della gravità e della durata della violazione, del fatturato di BBVA - superiore a 500 milioni di euro - e di un precedente provvedimento del luglio 2025, con cui l'Autorità aveva già contestato alla banca un tardivo riscontro a una richiesta di accesso ai dati. Tra gli elementi considerati come attenuante c'è invece l'intervento della banca per far cessare la violazione non appena avviata l'istruttoria.

Oltre alla sanzione pecuniaria, il Garante ha ordinato a BBVA di adottare misure tecniche e organizzative adeguate, tali da assicurare una gestione corretta e tempestiva delle richieste degli interessati e da evitare che situazioni simili si ripetano in futuro.

14 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Revolut, dati clienti finiti a una falsa agenzia governativa

Revolut ha comunicato ad alcuni clienti di aver fornito i loro dati personali a un cybercriminale che si era finto un'agenzia governativa. Come riporta Punto Informatico, la fintech britannica non ha subito un attacco informatico in senso tradizionale: nessun server è stato violato, nessuna password rubata. È caduta invece nella trappola di un truffatore che ha inviato una richiesta di informazioni sfruttando il dominio email legittimo di un'agenzia governativa.

Il messaggio ha superato tutti i controlli di sicurezza previsti per individuare falsificazioni del mittente, phishing e spam - i protocolli SPF, DKIM e DMARC - proprio perché proveniva tecnicamente da un indirizzo autentico dell'ente. Revolut, ritenendo la richiesta genuina, ha risposto fornendo una notevole quantità di dati sui clienti coinvolti: nome, cognome, data di nascita, professione, indirizzo postale, email e numero di telefono. A questi si sono aggiunti dati finanziari sensibili come IBAN, stato del conto, data di apertura, numero di riferimento del wallet, elenco dei prelievi e cronologia completa delle transazioni, incluse quelle in Bitcoin. Sono state divulgate anche copie di documenti d'identità - passaporti e patenti - e i selfie utilizzati per il riconoscimento facciale in fase di verifica dell'account.

L'incidente è stato reso pubblico dal ricercatore di sicurezza informatica ZachXBT, noto per le sue attività di tracciamento di criptovalute rubate, che ha pubblicato la comunicazione inviata da Revolut ai clienti coinvolti. Secondo il ricercatore, l'episodio sembrerebbe aver preso di mira in particolare clienti con patrimoni elevati, e il numero di persone coinvolte apparirebbe contenuto, anche se non è stata resa nota una cifra precisa. Revolut non ha specificato quale agenzia governativa sia stata impersonata, citando le indagini di polizia in corso. Resta quindi da chiarire se qualcuno abbia violato una casella di posta governativa dall'esterno oppure se la richiesta fraudolenta sia partita da un account creato ad hoc all'interno dello stesso dominio.

La società ha dichiarato di aver bloccato l'indirizzo email utilizzato per l'inganno non appena scoperta la frode, e di aver informato l'agenzia coinvolta, le forze dell'ordine e le autorità di regolamentazione competenti, sia finanziarie che per la protezione dei dati. Revolut ha inoltre precisato che i sistemi interni e i fondi dei clienti non risultano compromessi: nessun denaro è stato spostato e non sono stati esposti codici di accesso, credenziali di login o dati biometrici di autenticazione.

L'episodio arriva in un momento delicato per la fintech londinese, che conta oltre 80 milioni di clienti in più di 30 paesi nel mondo, Italia compresa, e si prepara a una quotazione in Borsa attesa entro la fine del 2026. Proprio nei giorni scorsi Revolut aveva ottenuto dall'autorità bancaria statunitense un'approvazione condizionata per aprire una banca nazionale negli Stati Uniti, la cui apertura è prevista per la prima metà del 2027.

Il caso solleva interrogativi non tanto sulla robustezza tecnica dei sistemi informatici di Revolut, quanto sulle procedure interne di verifica delle richieste che arrivano da presunte autorità pubbliche. Il fatto che un'email tecnicamente autentica, proveniente da un dominio reale, non basti a garantire che la richiesta sia davvero autorizzata da chi dice di averla inviata, mette in luce un punto debole comune a molti servizi finanziari digitali che gestiscono grandi quantità di dati sensibili dei propri utenti.

14 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Flussi turistici. Meno arrivi, più presenze

Nel secondo trimestre 2026 il complesso degli esercizi ricettivi ha registrato poco meno di 47 milioni di arrivi e quasi 148 milioni di presenze turistiche.

Rispetto allo stesso trimestre del 2025, i flussi turistici hanno registrato una lieve diminuzione degli arrivi (-0,8%), a fronte di un aumento delle presenze pari al 3,9%.

La componente straniera rappresenta il 61,6% delle presenze complessive, rappresentando la quota maggioritaria dei flussi turistici. Rispetto al 2025, le presenze dei turisti stranieri nel secondo trimestre sono aumentate del 4,6%, mentre l’incremento della clientela italiana è stato più contenuto (+2,7%).

Rispetto al 2025, le variazioni più consistenti delle presenze sono state registrate a maggio: rispettivamente +6,4% per i turisti italiani e +10,1% per quelli stranieri (+8,8% il totale).

Il settore alberghiero ha registrato 27,6 milioni di arrivi e 77,6 milioni di presenze. Il settore extra-alberghiero – considerando anche gli alloggi in case e appartamenti dati in affitto per periodi brevi per finalità turistiche e gestiti sia in forma imprenditoriale e sia in forma non imprenditoriale – ha contribuito con oltre 19,3 milioni di arrivi e circa 70,3 milioni di presenze.

L’incremento tendenziale più ampio delle presenze riguarda gli esercizi extra-alberghieri (+5,6%), mentre il settore alberghiero è aumentato in misura inferiore (+2,4%). Negli esercizi extra-alberghieri, le presenze sono aumentate sia per la componente italiana (+4,2%) sia per quella straniera (+6,4%), con una dinamica leggermente più sostenuta di quest’ultima. Negli alberghi, alla lieve crescita delle presenze della clientela italiana (+1,7%) si contrappone un incremento più marcato di quelle straniere (+2,9%).

Nel secondo trimestre, la permanenza media dei clienti negli esercizi ricettivi è pari a 3,15 notti: in lieve crescita rispetto al 2025 e maggiore per gli stranieri (3,34 notti) rispetto agli italiani (2,88 notti).

Il commento

I flussi turistici nel secondo trimestre del 2026, se in termini di arrivi hanno subito una lieve diminuzione tendenziale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in termini di presenze, cioè di notti trascorse negli esercizi ricettivi italiani, sono invece complessivamente aumentati in misura significativa (+3,9%).

Tale incremento è stato sostenuto soprattutto dalla componente straniera, a conferma del ruolo sempre più rilevante della domanda turistica internazionale. Gli incrementi tendenziali più consistenti riguardano il mese di maggio, ma giugno risulta il mese più turistico, concentrando il 44,1% delle presenze del trimestre. La performance positiva del turismo in termini di presenze interessa sia gli esercizi alberghieri sia quelli extra-alberghieri, ma con intensità differenti: l’aumento per l comparto extra-alberghiero è infatti nel secondo trimestre oltre il doppio rispetto a quello alberghiero (rispettivamente +5,6% e +2,4%).

14 SETTEMBRE 2026

MONDOMONDO. Vaccino antinfluenzale, Italia sotto media Ocse: solo 53% degli over 65

L'Italia resta indietro rispetto agli standard internazionali sulla vaccinazione antinfluenzale degli anziani. Come riporta Quotidiano Sanità, i dati Ocse relativi al 2024 mostrano che nel nostro Paese solo il 53,3% della popolazione con 65 anni e oltre risulta vaccinata contro l'influenza: poco più di un anziano su due, una quota che colloca l'Italia sotto la media internazionale.

La classifica stilata sulla base dei dati Ocse vede l'Italia preceduta da 19 Paesi. Al primo posto si trova il Messico, con l'85,9% di copertura vaccinale tra gli over 65, seguito da Corea (83,4%) e Irlanda (75,7%). Completano le posizioni di vertice Danimarca (75,6%), Regno Unito (74,9%), Svezia (69%), Portogallo (67,5%), Stati Uniti (67,1%) e Spagna (67%).

L'Italia riesce comunque a precedere 11 Paesi nella graduatoria internazionale, tra cui Germania (38,1%), Repubblica Ceca (24,6%) e Polonia (12,2%). All'ultimo posto si colloca la Repubblica Slovacca, con appena l'11% di copertura vaccinale tra gli anziani.

Il divario tra il Paese più virtuoso e quello con la copertura più bassa, Messico e Slovacchia, sfiora i 75 punti percentuali. Guardando invece al confronto diretto con la Spagna, l'Italia registra un distacco di 13,7 punti percentuali in meno rispetto a Madrid.

Il dato si inserisce in un quadro nazionale che da tempo segnala difficoltà a raggiungere gli obiettivi di sanità pubblica fissati per la vaccinazione antinfluenzale negli anziani, categoria più esposta alle complicazioni della malattia stagionale. L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda una copertura minima del 75% tra gli over 65, soglia che l'Italia non raggiunge da diverse stagioni: dopo il picco del 65,3% toccato nel 2020-2021, in piena pandemia da Covid-19, la copertura tra gli anziani italiani ha mostrato un calo progressivo, fermandosi appunto al 53,3% nella stagione 2023-2024 e scendendo ulteriormente al 52,5% in quella successiva, secondo i dati più recenti diffusi dal Ministero della Salute.

14 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Arezzo, un convegno su alternative alla Rsa per gli anziani

Non solo residenze sanitarie assistenziali, ma servizi e percorsi che permettano agli anziani di restare nel proprio contesto abitativo e sociale. È questo il tema al centro del convegno "Dare anni alla vita e vita agli anni", organizzato per giovedì 17 settembre dal Centro Basaglia di Arezzo insieme alla Regione Toscana, nella fattoria sociale di Ramarella, nel comune di Laterina Pergine.

Come riporta La Nazione, l'iniziativa è promossa in collaborazione con l'Asl Toscana Sud Est, il Comitato di partecipazione dell'Area aretina Asl Tse e la cooperativa sociale K2B. Il sottotitolo del convegno riprende una frase di Bruno Benigni, fondatore del Centro Basaglia: nel momento in cui l'anziano viene ritagliato come categoria a sé, gli si nega la dignità di cittadino e di essere sociale con pari diritti rispetto agli altri.

La presidente del Centro Basaglia, Tina Chiarini, che aprirà i lavori presentando temi e contenuti dell'incontro, ha spiegato che l'impegno dell'associazione è rivolto all'affermazione dei diritti delle persone fragili, a partire proprio dagli anziani. Secondo Chiarini, il dibattito pubblico non dovrebbe limitarsi alle liste d'attesa per l'ingresso nelle Rsa, ma dovrebbe aprirsi a servizi e attività alternative capaci di valorizzare le capacità residue degli anziani e di consentire loro di continuare a vivere nella propria casa e nella propria rete sociale.

Il programma della mattinata, che prenderà avvio alle 9.30, prevede una serie di interventi coordinati da Luisa Spisni, del Comitato di partecipazione Area aretia Asl Tse e componente del Direttivo del Centro Basaglia di Arezzo. Tra i relatori figurano Alberto Zanobini, responsabile del settore inclusione sociale e integrazione socio-sanitaria della Regione Toscana, che illustrerà dati, linee di indirizzo e strumenti delle politiche regionali sulla condizione degli anziani in Toscana; Patrizia Castellucci, direttrice dei servizi sociali dell'Asl Tse, che presenterà l'esperienza dell'area Toscana Sud Est e della zona di Arezzo; e Valentina Vadi, sindaca di San Giovanni Valdarno e presidente della Conferenza dei sindaci del Valdarno, che affronterà il ruolo dei Comuni.

Le conclusioni del convegno saranno affidate a Sauro Testi, vicepresidente della cooperativa sociale K2B e membro del Direttivo del Centro Basaglia di Arezzo, e a Monia Monni, assessora regionale al diritto alla salute, alla sanità e alle politiche sociali della Regione Toscana.

14 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Scommesse su trial clinici: esperti chiedono il divieto

Due studiosi statunitensi di politica sanitaria, Y. Tony Yang della George Washington University e Aaron Kesselheim della Harvard Medical School, hanno pubblicato sulla rivista Science un appello per vietare i mercati di scommesse su sperimentazioni cliniche ancora in corso. Il bersaglio dei due ricercatori è il progetto pilota lanciato a luglio 2026 dalla piattaforma di prediction market Kalshi insieme ad AppliedXL, società di intelligence pubblica specializzata in dati farmaceutici.

Il servizio, come riportato dagli stessi promotori, consente di acquistare contratti binari sull'esito di trial clinici di fase avanzata e sulle decisioni di approvazione della Food and Drug Administration (FDA). Kalshi ha presentato l'iniziativa come uno strumento per rendere pubbliche informazioni normalmente riservate: secondo l'azienda, banche, fondi ed esperti di settore elaborano da tempo stime sulle probabilità di successo dei farmaci, ma tali valutazioni restano riservate agli addetti ai lavori. I contratti, spiega Kalshi, vengono listati solo dopo la chiusura dell'arruolamento dei pazienti nei trial, e la piattaforma ha introdotto alcune tutele: divieto di scommessa per i pazienti arruolati, per i dipendenti dell'azienda che conduce lo studio e dei suoi concorrenti, oltre al blocco - almeno inizialmente - dei trial che coinvolgono esclusivamente minori.

Yang e Kesselheim temono tuttavia che un prezzo pubblico e in continuo aggiornamento possa finire per condizionare il comportamento di partecipanti, coordinatori di studio e valutatori, alterando così l'integrità della raccolta dati. Gli autori richiamano il precedente del 2008, quando il presidente del comitato di monitoraggio della sicurezza di un trial sperimentale su un farmaco per l'Alzheimer trasmise informazioni riservate a un gestore di hedge fund. Come emerso dalle indagini della Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense, il caso riguardava lo studio sul farmaco bapineuzumab sviluppato da Elan e Wyeth: il gestore ottenne dati riservati dal medico che presiedeva il comitato di sicurezza dello studio, riuscendo a realizzare guadagni e ad evitare perdite per un totale di 276 milioni di dollari, in quella che le autorità statunitensi definirono la più grande operazione di insider trading mai perseguita dalla SEC.

Sulla base di questo precedente, i due ricercatori propongono una serie di misure. Anzitutto, che le piattaforme di prediction market non elenchino contratti su trial ancora in corso finché i risultati non sono resi pubblici. Chiedono inoltre che la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l'autorità statunitense che regola questi mercati, estenda ai trial clinici i propri poteri di divieto per motivi di interesse pubblico, già utilizzati in altri ambiti. Se questo non bastasse, secondo gli autori dovrebbe intervenire direttamente il Congresso con una legge specifica. Infine, propongono che gli sponsor delle sperimentazioni inseriscano clausole di divieto esplicito di trading nei contratti stipulati con investigatori clinici e fornitori coinvolti negli studi.

Il dibattito attorno a queste piattaforme non si limita al mondo accademico. Diverse testate statunitensi, tra cui NPR, hanno raccolto le perplessità di ricercatori e familiari di pazienti coinvolti nei trial, preoccupati che le quotazioni pubbliche possano generare pressioni improprie su chi partecipa agli studi o su chi li conduce. Kalshi, dal canto suo, ha respinto le critiche sostenendo che il rischio di insider trading sia più rilevante sul mercato azionario tradizionale che sulla propria piattaforma, e che le proprie salvaguardie - verifica dell'occupazione dei trader e sorveglianza di attività di mercato anomale - siano sufficienti a limitare gli abusi.

Gli autori dell'articolo su Science segnalano infine che Kalshi non è ancora disponibile in Australia, ma un commento pubblicato da MedicalRepublic ipotizza che piattaforme concorrenti possano espandersi in quel mercato, vista l'elevata propensione al gioco d'azzardo pro capite del paese.

14 SETTEMBRE 2026

CINACINA. Pericoli Ai. Cina risponde all'appello di Anthropic

Il Ministero degli Esteri cinese ha replicato lunedì all'appello del capo di Anthropic, che chiedeva agli Stati Uniti di limitare le capacità cinesi in materia di intelligenza artificiale , appello che egli aveva lanciato nell'ambito di una sua argomentazione a favore di un rallentamento globale dello sviluppo dell'IA.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping dovrebbero discutere, tra gli altri argomenti, della governance dell'intelligenza artificiale in un incontro previsto per il 24 settembre.

In un lungo saggio pubblicato sabato, Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha avvertito che "un primato cinese nell'intelligenza artificiale rappresenterebbe un grave pericolo per gli Stati Uniti e per il mondo". Ha auspicato il mantenimento delle restrizioni sulle vendite alla Cina di chip e apparecchiature all'avanguardia per l'IA, al fine di preservare il vantaggio statunitense in questo campo.

Il Ministero degli Affari Esteri cinese, rispondendo a una domanda sul saggio di Amodei, ha affermato che tutte le parti dovrebbero collaborare sull'intelligenza artificiale.

"Seminare paura, provocare scontri e una competizione spietata non farà altro che ostacolare il processo di governance globale dell'IA, il che non serve agli interessi di nessuno", ha dichiarato il portavoce Guo Jiakun durante una regolare conferenza stampa lunedì.

Domenica, il presidente Donald Trump ha minimizzato le richieste di intervento della sua amministrazione per rallentare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, affermando che gli Stati Uniti sono in vantaggio sulla Cina in questo campo e che "chi vince nell'IA, vince".

Amodei ha inoltre previsto che uno sciame di "agenti" di intelligenza artificiale potrebbe prendere il controllo di Internet entro sei-dodici mesi, a meno che i ricercatori non accettino di rallentare. Ha affermato che "un ritmo globale richiederà la cooperazione con la Cina, il Paese autocratico con le capacità di intelligenza artificiale di gran lunga più avanzate".

Trump e Xi potrebbero discutere della governance dell'IA al vertice.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe discutere di temi tra cui la governance dell'intelligenza artificiale con il leader cinese Xi Jinping in un incontro previsto per la fine di settembre.

Le aziende cinesi hanno sviluppato potenti modelli di intelligenza artificiale che spesso risultano più economici da utilizzare rispetto ai modelli avanzati delle aziende statunitensi, pur essendo, per certi aspetti, altrettanto performanti.

Il presidente cinese Xi Jinping ha auspicato la creazione di un quadro di governance globale per l'intelligenza artificiale tra i Paesi del Sud del mondo, presentando al contempo la Cina come pioniera nella creazione di una comunità open source per l'IA.

In un recente articolo, il capo del Ministero della Sicurezza di Stato cinese ha anche chiesto di "accelerare la creazione di un sistema per prevenire e gestire i rischi per la sicurezza legati all'intelligenza artificiale".

Pechino accusa gli Stati Uniti di cercare di ostacolarlo

In un editoriale pubblicato domenica, il quotidiano statale cinese Global Times ha liquidato il saggio di Amodei come un velato invito a "contenere" la Cina. Ha affermato che il saggio di Amodei potrebbe apparire in superficie incentrato sulla sicurezza globale dell'IA, ma che è "pieno di disposizioni di contenimento contro la Cina ed è, in sostanza, un 'manuale della Guerra Fredda' per il settore dell'IA".

Il saggio di Amodei è stato pubblicato pochi giorni dopo che l'FBI, la National Security Agency e la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency hanno emesso la scorsa settimana un avviso congiunto sulla sicurezza informatica, affermando che gli sviluppatori cinesi di intelligenza artificiale si erano impegnati in attività "aggressive e malevole" per estrarre, o "distillare", funzionalità da alcuni dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati negli Stati Uniti, come Claude di Anthropic e GPT di OpenAI.

Il Ministero del Commercio cinese ha respinto le affermazioni statunitensi definendole infondate e ha dichiarato che la "distillazione" è una tecnica comunemente utilizzata da molte aziende di intelligenza artificiale. Ha inoltre affermato che gli Stati Uniti mirano a ottenere un "monopolio del settore dell'IA".

Sia la Cina che gli Stati Uniti vogliono "assicurarsi che l'altra parte non possa stabilire un punto di strozzatura tecnologico su di loro", ha affermato Lizzi C. Lee, ricercatrice presso il Center for China Analysis dell'Asia Society Policy Institute.

"Dal punto di vista di Pechino, quindi, sorge spontanea una domanda: se gli Stati Uniti vogliono che la Cina cooperisca sulla sicurezza delle frontiere, limitandone al contempo l'accesso alle infrastrutture di calcolo di frontiera, in cosa consiste esattamente questa cooperazione?", ha affermato Lee.

(E. EDUARDO CASTILLO e CHAN HO-HIM su Associated Press del 14/09/2026)

14 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. Corte Suprema autorizza consumo ricreativo di cannabis

  • Decisione della Corte Suprema del Messico: Con una maggioranza di 7 contro 2, la Corte ha stabilito che l'autorizzazione all'autoconsumo ricreativo di cannabis include la preparazione casalinga di cibi e bevande (edibili) per uso strettamente personale.

  • Limiti e divieti: La sentenza non crea un mercato commerciale. Restano severamente vietate la vendita, la distribuzione e la somministrazione a terzi. Rimangono inoltre in vigore le restrizioni sanitarie dell'agenzia COFEPRIS per prodotti specializzati come farmaci, integratori, cosmetici e dispositivi medici.

  • Contesto giuridico: La decisione integra il percorso iniziato nel 2015 e consolidatosi nel 2018, quando la Corte ha dichiarato incostituzionale il divieto assoluto di cannabis ricreativa in quanto lesivo del diritto al libero sviluppo della personalità.

  • Confronto internazionale: Rispetto ai mercati commerciali e regolamentati di Uruguay, Canada e diversi stati degli USA (dove la vendita di edibili è legale e normata a livello industriale), il modello messicano rimane limitato all'ambito dell'autoconsumo privato e non commerciale.

14 SETTEMBRE 2026

CANADACANADA. Carney scommette sul fatto che i più grandi investitori del mondo stiano puntando sul Canada

Sono trascorsi poco più di 18 mesi da quando il Primo Ministro canadese Mark Carney ha dichiarato che la relazione tra il suo Paese e gli Stati Uniti, basata su oltre un secolo di stretta cooperazione economica e militare, era "terminata".

Il fallimento dei negoziati commerciali, le ritorsioni tariffarie e le dichiarazioni di Donald Trump sulla possibilità di rendere il Canada il "51° stato" hanno alimentato questa aspra faida tra i due paesi nordamericani confinanti.

Ora, in qualità di principale promotore del Canada, Carney punta a sfruttare le relazioni personali maturate ai vertici della finanza globale per convincere alcuni dei gestori patrimoniali e degli imprenditori più facoltosi del mondo a scommettere sul suo Paese.

Per due giorni, Toronto ospiterà oltre 100 investitori internazionali che gestiscono asset per un valore superiore a 100 trilioni di dollari canadesi (72 trilioni di dollari USA; 53 trilioni di sterline), nella speranza che le nuove relazioni economiche possano aiutare il Canada a orientarsi in un clima geopolitico sempre più instabile.

"Il Canada ha ciò che il mondo desidera", ha affermato Carney in vista di questo vertice sugli investimenti, "il primo nel suo genere".

Lunedì e martedì, un hotel di lusso ospiterà ospiti provenienti dai principali fondi sovrani di tutto il mondo, tra cui gli Emirati Arabi Uniti e la Norvegia, e amministratori delegati di importanti società finanziarie, come Larry Fink di BlackRock e Jon Gray, presidente di Blackstone.

Lì, Carney spera di presentare loro i settori energetico e delle risorse naturali del Canada, nonché la stabilità politica del paese, nella speranza di convincerli a investire in progetti di intelligenza artificiale, difesa, trasporti e infrastrutture in tutto il paese.

Tutto ciò rientra in una strategia volta a costruire un'economia canadese "più indipendente e resiliente" in seguito alla guerra commerciale con gli Stati Uniti, intensificatasi nelle ultime settimane.

Ma non vi è alcuna garanzia che gli investitori con grandi disponibilità finanziarie si lasceranno convincere facilmente, e tra le difficoltà si annovera la lunga storia di procedure di approvazione dei progetti in Canada.

Un recente rapporto del Canada Pension Plan Investment Board, che co-organizzerà il vertice, ha avvertito che la portata e la profondità delle opportunità di investimento rappresentano il punto debole maggiore del Paese.

"I capitali globali sono alla ricerca di opportunità, ma le sole opportunità non rendono un mercato investibile", ha affermato Naomi Powell, direttrice del CPP Investments Insight

Sebbene allontanarsi dal suo più stretto partner commerciale rappresenterà una sfida per Carney, l'ex banchiere centrale possiede una rubrica piena dei più grandi imprenditori del mondo e conosce personalmente molti di loro.

"In molti casi si trattava di inviti personali, letteralmente", ha affermato Goldy Hyder, presidente e amministratore delegato del Business Council of Canada.

"Non si tratta di un gruppo di politici che invitano finanzieri, bensì di un gruppo di ex finanzieri e investitori che invitano i loro vecchi amici", ha aggiunto Miville Tremblay, che ha lavorato con Carney per diversi anni presso la Banca del Canada e ha potuto ammirare le sue capacità durante la crisi finanziaria globale del 2008.

"Era di gran lunga superiore a tutti gli altri", ha detto. "Capiva la finanza in modo approfondito. [Sapeva] quando stavano bluffando e quando la sottovalutazione indicava che stava succedendo qualcosa di veramente grave."

Conoscere le intenzioni degli investitori conferisce un vantaggio questa settimana al primo ministro, che ha iniziato la sua carriera presso la banca d'investimento Goldman Sachs.

Carney scommette che il suo background darà impulso al futuro economico del suo paese, sebbene non ci siano dubbi sul fatto che il Canada sia quello che perderebbe di più da un eventuale divorzio definitivo dagli Stati Uniti, la più grande economia del mondo.

Tremblay ha affermato che la ricerca di investimenti esteri da parte del Canada non è una novità, ma che la strategia di marketing rivolta alle grandi aziende è ora cambiata.

Negli ultimi 25 anni, i ministri del commercio canadesi hanno sfruttato la vicinanza agli Stati Uniti come punto di forza, convincendo gli investitori stranieri a "investire in Canada perché hanno un facile accesso al mercato statunitense", ha affermato Tremblay.

"Questa linea non funziona più."

Mentre la guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada continua a infuriare, molti credono che arriverà il momento in cui entrambe le parti torneranno al tavolo delle trattative.

Bradley Saunders, economista per il Nord America di Capital Economics, ha affermato che garantire il futuro dell'accordo commerciale era "la cosa veramente importante" che Carney doveva raggiungere nel lungo termine.

"Le esportazioni commerciali verso gli Stati Uniti rappresentano il 20% del PIL del Canada: si tratta di una delle percentuali più elevate in termini di scambi bilaterali tra due paesi al mondo."

"Se Carney vuole attrarre investimenti a lungo termine... se vuole che le cose vadano bene, deve cercare di creare un ambiente stabile, e questo non avverrà finché il Canada non avrà instaurato un certo rapporto commerciale con gli Stati Uniti."

Tremblay ha aggiunto che, anche se il Canada dovesse ridurre i suoi scambi commerciali con gli Stati Uniti nel lungo periodo, è chiaro che "dovranno sedersi a un tavolo e trovare un compromesso".

Hyder ha avvertito che gli investitori vorranno che Carney dimostri di poter rimuovere altri ostacoli agli investimenti, tra cui garantire il sostegno delle comunità indigene e delle province, che hanno il potere di rallentare o bloccare i grandi progetti di sfruttamento delle risorse.

Tremblay ha affermato che la presentazione deve essere "Il Canada ha cose di cui il mondo ha bisogno", che è esattamente la formulazione scelta da Carney.

A meno che non fosse già in corso un accordo con un'altra nazione, tuttavia, ritiene improbabile che vengano fatti annunci importanti. Ha affermato che, sebbene gli investimenti esteri saranno un obiettivo principale, è altrettanto importante incoraggiare maggiori investimenti nazionali da parte dei maggiori fondi pensione canadesi, che attualmente investono maggiormente all'estero.

Tremblay ha aggiunto che l'attuale clima economico e politico turbolento è perfetto per il suo ex capo. "È un esperto nella gestione delle crisi. Ha gestito la crisi finanziaria, ha gestito la Brexit e ora si trova a dover affrontare una super crisi per il Canada."

Carney ha chiarito che il cammino che attende il Canada, nel suo processo di affrancamento dalla dipendenza dagli Stati Uniti, sarà arduo.

Finora, la maggioranza dei canadesi appoggia la sua linea d'azione, nonostante alcune critiche per il fatto che si stia allontanando dagli impegni sul clima e che stia stringendo legami più stretti con nazioni come l'Arabia Saudita e la Cina, sfruttando le ricche risorse del Canada.

Tuttavia, Drew Fagan, professore presso la Munk School of Global Affairs dell'Università di Toronto, afferma che la sfida per il primo ministro è rappresentata dall'attuale frattura con gli Stati Uniti, che si sta aggravando più rapidamente del tempo necessario per sviluppare e consolidare nuove partnership commerciali globali.

"E nel frattempo, è lì che si trova la valle della morte per lui, sia dal punto di vista economico che potenzialmente politico", ha affermato.

(Michael Race su BBC del 14/09/2026)

14 SETTEMBRE 2026

TUNISIATUNISIA. Dipartimento antidroga: "cooperazione internazionale essenziale contro traffico stupefacenti"

La cooperazione internazionale, in particolare con i Paesi confinanti, e' essenziale per contrastare il traffico di stupefacenti attraverso "indagini congiunte" e lo "scambio di informazioni sulle reti internazionali", nel quadro degli accordi bilaterali e internazionali. Lo ha affermato Muhammad Ali Shuaibi, capo del dipartimento antidroga della Polizia giudiziaria tunisina di El Gorjani, intervenendo a un programma televisivo dedicato alla lotta alla droga in Tunisia, trasmesso dal primo canale della "Televisione nazionale" (Al Watania 1).

Secondo Shuaibi, la Tunisia "si trova al crocevia delle principali rotte del contrabbando di vari tipi di stupefacenti", in ragione della sua posizione nel Mediterraneo e nel Nord Africa e della vicinanza all'Europa. Le sostanze stupefacenti, ha spiegato, vengono introdotte clandestinamente nel Paese "via mare, via aria e via terra". Il responsabile ha segnalato in particolare l'ingresso attraverso il confine con la Libia di "grandi quantita'" di cocaina e di compresse di ecstasy. La Libia, ha osservato, e' diventata dopo il deterioramento della situazione della sicurezza seguito al 2011 "un'area per lo stoccaggio di vari tipi di stupefacenti", tra cui cocaina, eroina e pillole narcotiche, soprattutto nelle zone sotto il controllo di milizie armate.

Le dichiarazioni sono in linea con quanto riportato dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) nel rapporto "Dinamiche del traffico di droga in Libia e in tutto il Nord Africa: tendenze e impatti", pubblicato nel gennaio 2025. Il documento evidenzia il legame tra il traffico di droga e il contesto di sicurezza in Libia, sottolineando il ruolo crescente del Paese come punto di transito per le sostanze destinate ai mercati della regione.
Shuaibi ha inoltre richiamato il fenomeno della diffusione dell'ecstasy, spiegando che, "poiche' la Tunisia e' un Paese turistico e giovanile per eccellenza", la sostanza viene venduta nei bar e nelle discoteche. Particolare attenzione e' stata dedicata anche al pre'gabaline, commercializzato con il nome di Lyrica, farmaco utilizzato per il trattamento del dolore neuropatico, dell'epilessia e di alcuni disturbi d'ansia. Secondo Shuaibi, le compresse vengono contrabbandate dall'India verso l'Algeria attraverso Turchia, Libia e Tunisia. "Quando un milione di compresse transitano per la Tunisia, 100 mila di esse rimangono in Tunisia, e quando ne transitano 10 milioni, un milione rimane in Tunisia", ha affermato il dirigente della Polizia tunisina, sottolineando come si sia cosi' sviluppato nel Paese "un mercato di consumo autosufficiente" per il pre'gabaline.
Il capo del dipartimento antidroga ha precisato che la Tunisia "non coltiva, produce o fabbrica stupefacenti" e che "le sostanze entrano nel Paese esclusivamente attraverso il contrabbando". Nelle reti criminali, ha aggiunto, sono coinvolti anche cittadini tunisini impiegati nel trasporto merci tra l'Europa e la Tunisia, oltre a membri delle comunita' africane residenti nel Paese. Shuaibi ha definito il traffico di droga un fenomeno di "criminalita' organizzata di alto livello", particolarmente sviluppato in Francia e nella regione europea, sottolineando il significativo aumento dei sequestri di cocaina registrato in Tunisia negli ultimi cinque anni. Tra i fenomeni piu' preoccupanti vi e' quello legato alle pillole narcotiche. Shuaibi ha ricordato che nel 2020 i sequestri non superavano le 60 mila compresse, mentre "negli anni successivi si e' registrato un forte incremento". Nel settembre 2025, le autorita' del porto di Rades, nella periferia sud di Tunisi, hanno sequestrato circa 12 milioni di pillole narcotiche all'interno di un container proveniente da un Paese europeo, in quello che e' stato descritto come "il piu' grande sequestro di questo tipo nella storia della Tunisia". Le compresse erano del tipo pre'gabaline.
Secondo quanto riferito precedentemente dall'agenzia di stampa tunisina "Tap", la spedizione era destinata a finalita' promozionali nell'ambiente scolastico e rivolta a gruppi di giovani. Per Shuaibi, prendere di mira gli istituti scolastici significa "colpire al cuore la societa' tunisina". Il ministero dell'Interno, ha assicurato, e' "vigile" e sta lavorando per mettere in sicurezza gli istituti e le aree circostanti. I dati citati dall'ufficiale tunisino evidenziano un forte aumento dell'attivita' legata agli stupefacenti: "i casi di droga sono passati da oltre 5.000 nel 2020 a piu' di 15.000 nel 2025, mentre le persone arrestate, tra spacciatori, contrabbandieri e consumatori, sono aumentate da circa 10 mila a oltre 27 mila nello stesso periodo", ha dichiarato.
Per contrastare il fenomeno, ha aggiunto Shuaibi, e' necessario agire contemporaneamente sul "taglio dell'offerta" e sulla "riduzione della domanda". Il contrasto all'offerta, ha spiegato, compete alle agenzie di sicurezza, alle forze dell'ordine e alle autorita' preposte al controllo delle frontiere, mentre la riduzione della domanda richiede un approccio partecipativo fondato sulla sensibilizzazione sui rischi delle droghe, a partire dalla famiglia e coinvolgendo istituzioni educative, media e strutture sociali. Shuaibi ha infine sottolineato che l'aumento del fenomeno del traffico di droga in Tunisia ha coinciso con "un aumento dei sequestri e dei successi in materia di sicurezza" nella lotta contro le reti della criminalita' organizzata. La legge, ha affermato, sara' applicata a chiunque venga coinvolto, "indipendentemente dal suo status, livello e posizione sociale", compresi coloro che lavorano nelle istituzioni statali.
Parallelamente, dal 10 settembre il ministero della Famiglia, delle Donne, dell'Infanzia e degli anziani ha avviato la prima fase di un programma nazionale di comunicazione per la prevenzione dei rischi legati alla droga, realizzato in collaborazione con altri ministeri, mezzi di informazione pubblici, organizzazioni e associazioni partner.
(agenzia Nova)
14 SETTEMBRE 2026

TUNISIATUNISIA. Grazia del Presidente agli studenti per contrastare droga senza compromettere loro futuro

La lotta alla diffusione della droga negli ambienti scolastici e universitari in Tunisia non puo' limitarsi alla repressione, ma deve affiancare sicurezza, prevenzione e possibilita' di recupero.

E' quanto sottolinea un editoriale pubblicato dal quotidiano nazionale "La Presse", a firma di Samir Dridi, dedicato alla recente grazia concessa dal presidente della Repubblica, Kais Saied, ad alcuni studenti e alunni detenuti per possesso o consumo personale di stupefacenti, a condizione che non fossero coinvolti in attivita' di traffico.

Secondo l'editoriale, la misura rappresenta uno degli elementi di una linea piu' ampia adottata da Saied negli ultimi mesi, basata sul rafforzamento della sicurezza attorno agli istituti, sulla sensibilizzazione dei giovani fin dalla scuola primaria e su una clemenza mirata nei confronti dei soli consumatori.

'obiettivo, osserva "La Presse", e' evitare che un episodio legato al consumo di droga comprometta in modo definitivo il percorso scolastico o universitario di un giovane.

Gia' nel febbraio scorso, ricorda il quotidiano, Saied aveva chiesto una maggiore presenza delle pattuglie di sicurezza all'interno e nei pressi degli istituti, insistendo al tempo stesso sulla necessita' di andare oltre la sola risposta repressiva e di contrastare le reti di traffico. Il presidente aveva inoltre proposto di dedicare quotidianamente una parte delle lezioni, fin dalle elementari, alla sensibilizzazione sui rischi legati agli stupefacenti.

Ad agosto, in occasione della Giornata della conoscenza presso il Consiglio superiore dell'educazione, Saied aveva quindi suggerito di riservare alcuni minuti all'inizio delle lezioni al confronto con gli studenti sui rischi della droga. Il presidente ha inoltre sostenuto un maggiore accesso alle attivita' culturali, dal teatro al cinema fino alla calligrafia, come strumento per offrire ai giovani alternative e rafforzare il loro coinvolgimento nella vita scolastica. La grazia concessa in occasione dell'avvio dell'anno scolastico 2026-2027 costituisce, secondo "La Presse", il tassello piu' concreto di questa impostazione: fermezza contro le reti e i trafficanti, ma una seconda possibilita' per gli studenti coinvolti esclusivamente nel consumo. "Sicurezza rafforzata, sensibilizzazione quotidiana fin dalla piu' giovane eta' e clemenza mirata" sono, conclude l'editoriale, i tre pilastri di una strategia che punta a contrastare la droga senza sacrificare il futuro educativo dei giovani.

(agenzia Nova)

14 SETTEMBRE 2026

GERMANIAGERMANIA. L'affermazione elettorale dell'Afd e le prospettive finanziarie

  • Afd, partito tedesco di estrema destra, ha vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt con il 43,8% dei voti, generando un terremoto politico.
  • Sondaggi del 10 settembre indicano Afd primo partito al 38% in Germania, con elezioni imminenti a Berlino e Mecklenburg-Vorpommern.
  • Il programma economico di Afd prevede la Dexit (uscita dall'euro), abolizione tassa CO₂, stop a sussidi rinnovabili e riapertura centrali nucleari.
  • Alberto Conca suggerisce che un Afd-Trade premierebbe energia convenzionale e industria energivora, citando Rwe, E.On, Siemens Energy e Basf.
  • La Dexit, seppur improbabile, rafforzerebbe il marco tedesco, penalizzando gli esportatori (auto e industria) ma favorendo i nomi domestici e energivori.
  • In Italia, potenziali benefici per gas e infrastrutture (Snam, Italgas, Eni, Saipem, Tenaris, Prysmian) e subfornitura per l'industria tedesca (Brembo, Sogefi, Pirelli).
  • Fabio Caldato non vede un Afd-trade specifico, ma un indebolimento generale della politica strategica, e suggerisce investimenti in difesa (Rheinmetall) e software (Sap).
  • Caldato avverte che una crisi da Dexit amplierebbe lo spread Btp-Bund, rendendo vulnerabile il debito dei Paesi più indebitati.
  • Gabriel Debach evidenzia che i trattati europei non prevedono una procedura ordinata per l'uscita dall'euro e gli enormi ostacoli costituzionali tedeschi.
  • La presidente della BCE Lagarde ha proposto una maggiore integrazione europea come soluzione alla crisi, in contrasto con la proposta Afd.

Qui l'articolo completo su Milano Finanza del 14/09/2026)

14 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. A 13 anni trasforma migliaia di lattine in denaro per devolverlo a enti di beneficienza: la storia di Ryan

Trasformare lattine che andrebbero a finire tra i rifiuti in denaro. E' questa l'idea che è venuta a Ryan, ragazzo inglese di 13 anni che qualche anno fa ha fondato "We Can CIC" (Community Interest Company), un'iniziativa che prevede la raccolta di 20mila lattine a settimana da trasformare in sterline da devolvere in beneficienza. La storia dell'adolescente, lanciata dalla Bbc nei mesi scorsi, sta facendo ancora oggi il giro del mondo.

Come funziona? Le persone raccolgono le lattine, che vengono poi ritirate dalla famiglia di Ryan per essere schiacciate nel garage di casa a Solihull e vendute poi ai centri di raccolta rottami. Il ricavato, al netto delle spese, viene devoluto ai banchi alimentari e ad altre associazioni. Ogni anno vengono devolute circa cinquemila sterline in denaro e generi alimentari a enti di beneficenza, come Anawim, un centro di assistenza per donne a Birmingham.

La famiglia ha inoltre dichiarato di poter contribuire ad alleviare i problemi di riciclaggio di Birmingham, città in cui la raccolta dei rifiuti era ferma da oltre un anno a causa dello sciopero degli operatori ecologici.

"Siamo lieti di far crescere l'iniziativa benefica. È tutto a fin di bene. Saremo quindi felici di venire a ritirare le lattine di alluminio e di fare in modo che possano essere di maggior aiuto per le persone in difficoltà", ha detto all'emittente inglese il papà di Ryan, che è diventato una vera e propria star nelle West Midlands.

Il ragazzo ha confidato: "Preferirei giocare ai videogiochi con i miei amici, visto che ho 13 anni. Ma se ci penso bene, adoro quello che faccio perché posso aiutare le persone in difficoltà, le famiglie, restituendo qualcosa alla comunità. Voglio aiutare gli altri nel mio tempo libero; ci ho riflettuto un po' e alla fine mi è venuta l'idea delle lattine".

(AdnKronos)

14 SETTEMBRE 2026

USAUSA. L’Ai è un danno per l’umanità? Crollano i titoli virtuali di Claude e ChatGPT

Oltre 270 miliardi di dollari di valutazione implicita sono evaporati in poche ore da OpenAI e Anthropic, le società americane che gestiscono ChatGPT e Claude, i due modelli occidentali di AI più diffusi. Il tutto nel corso di queste ore di week end, mentre i mercati tradizionali sono chiusi. Il segnale arriva da Hyperliquid, la piattaforma decentralizzata sulla quale vengono scambiati contratti legati al possibile valore futuro di alcune delle più importanti società private del mondo.

Il movimento più violento riguarda OpenAI. Il contratto è in calo di circa l’11%, portando la valutazione implicita della società che controlla ChatGPT intorno a 1.465 miliardi di dollari. Anthropic - la società fondata da Dario Amodei e sviluppatrice di Claude - sta accusando un calo di domenica del 4%, scendendo poco sopra 2.070 miliardi.

Nel complesso, i due titoli sintetici continuano ad attribuire alle società una valutazione superiore a 3.500 miliardi di dollari. Una cifra vicina alla capitalizzazione delle maggiori società quotate al mondo.

Il ribasso è arrivato subito dopo le dichiarazioni con cui i vertici delle due piattaforme hanno aperto alla possibilità di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale per contenerne i rischi. Il messaggio più forte è stato lanciato da Dario Amodei. In un saggio pubblicato sabato sul suo sito personale, dal titolo “We Must Pace the Frontier”, il numero uno di Anthropic ha scritto: «Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale. Il progresso continuerà a sembrare veloce e dovremo utilizzare saggiamente il tempo guadagnato».

Amodei teme soprattutto la cosiddetta auto-miglioramento ricorsivo - la capacità dei sistemi di intelligenza artificiale di contribuire allo sviluppo della generazione successiva di modelli. Un processo che potrebbe accelerare il progresso oltre la capacità umana di comprendere e controllare le nuove tecnologie.

«Se non verrà controllato, potrebbe superare la nostra capacità di comprendere e governare questi sistemi e deve quindi essere perseguito con grande cautela, ammesso che debba essere perseguito», ha aggiunto.

La sua preoccupazione riguarda anche l’utilizzo di gruppi di agenti autonomi per condurre attacchi informatici. Secondo Amodei, entro sei o dodici mesi uno sciame di agenti più avanzati potrebbe arrivare a controllare una parte rilevante di Internet attraverso una rete persistente di computer compromessi, causando centinaia di miliardi di dollari di danni.

La proposta prevede che le società più avanzate concedano a valutatori indipendenti un accesso continuativo ai propri sistemi. Questi soggetti dovrebbero verificare il rispetto degli impegni sulla sicurezza e segnalare gli incidenti senza essere sottoposti al controllo editoriale delle aziende.

Il secondo passaggio riguarda un accordo tra i principali sviluppatori di intelligenza artificiale dei Paesi democratici per introdurre standard comuni e limiti alla velocità del progresso. L’ultima fase punta a una forma di coordinamento internazionale che coinvolga anche la Cina, almeno sugli utilizzi considerati più pericolosi, come la produzione di armi biologiche.

Non si tratta ancora di una decisione operativa o di un accordo per sospendere lo sviluppo dei modelli. Amodei ha ugualmente indicato in modo esplicito la necessità di ridurre la velocità della corsa.

Alla posizione di Anthropic si sono avvicinati sia Sam Altman sia Elon Musk. Il numero uno di OpenAI ha spiegato di considerare inaccettabile anche una probabilità limitata che l’intelligenza artificiale possa provocare conseguenze estreme per l’umanità, mentre il fondatore di xAI ha espresso pubblicamente il proprio sostegno alla posizione di Amodei.

Altman ha inoltre lasciato intendere che le principali società potrebbero raggiungere un’intesa per coordinare le misure di sicurezza. Il principio espresso è che, davanti a rischi catastrofici, la tutela delle persone debba prevalere sulla velocità dello sviluppo e sugli interessi economici delle singole aziende.

Per OpenAI si è aggiunta una seconda notizia capace di colpire direttamente le aspettative degli investitori. Altman ha escluso una quotazione nel corso del 2026.

«Considerando tutto ciò che sta accadendo sul fronte della sicurezza, questo sarebbe un momento sconsigliabile per quotarsi», ha affermato.

La prospettiva dell’Ipo si allontana quindi almeno fino al 2027. OpenAI non avrebbe necessità immediata di raccogliere capitale attraverso Wall Street e potrebbe essere chiamata ad assumere decisioni non orientate esclusivamente alla massimizzazione dei risultati finanziari di breve periodo.

Il rinvio aiuta a spiegare perché il contratto su OpenAI abbia perso più terreno rispetto a quello di Anthropic. Il valore di questi strumenti dipende in larga parte dalle aspettative sulla futura quotazione. Quando l’Ipo viene rinviata, aumenta la distanza dal momento in cui il mercato potrà attribuire alla società una valutazione attraverso lo scambio di azioni reali.

Le dichiarazioni incidono anche sulla narrativa che ha sostenuto il settore. Negli ultimi anni gli investitori hanno costruito le proprie valutazioni sulla possibilità che le capacità dei modelli continuassero a crescere a una velocità straordinaria.

Lo scenario prevedeva prodotti sempre più potenti, una rapida diffusione degli agenti autonomi e l’integrazione dell’intelligenza artificiale in una parte crescente dell’economia. Su questa prospettiva sono stati giustificati gli enormi investimenti nei data center e nell’acquisto dei chip più avanzati.

Un rallentamento coordinato introdurrebbe una variabile nuova. Tempi più lunghi nello sviluppo dei modelli potrebbero ridurre la velocità di crescita dei ricavi e rinviare il momento in cui gli investimenti inizieranno a produrre rendimenti adeguati. Aumenterebbe anche il rischio di nuovi vincoli normativi e di controlli più rigidi sui prodotti.

Rimane aperta una domanda: il forte calo delle quotazioni nel week end corrisponde alla distruzione di centinaia di miliardi di dollari?

La risposta è no. OpenAI e Anthropic non sono società quotate e su Hyperliquid non vengono scambiate le loro azioni. Nessuno dei due gruppi possiede quindi una capitalizzazione di Borsa ufficiale che possa aumentare o diminuire durante la giornata.

Gli strumenti negoziati sono perpetual future sintetici - contratti derivati senza una scadenza prestabilita. Permettono agli operatori di scommettere sulla valutazione che OpenAI e Anthropic potrebbero raggiungere al momento della quotazione o in una futura operazione sul capitale.

Chi acquista questi contratti non diventa azionista e non riceve diritti sulle società. Le posizioni vengono regolate in denaro e il prezzo nasce dall’incontro tra investitori disposti a scommettere al rialzo o al ribasso.

Anche i 3.500 miliardi di valutazione complessiva rappresentano quindi un numero virtuale. Le ultime operazioni reali sul capitale avevano attribuito a OpenAI un valore vicino a 852 miliardi e ad Anthropic 965 miliardi, quest’ultimo fissato dal round Serie H da 65 miliardi chiuso a fine maggio. Il valore complessivo emerso dai round privati si colloca quindi intorno a 1.800 miliardi, quasi la metà di quanto indicato da Hyperliquid.

La liquidità di questi strumenti è inoltre molto inferiore rispetto a quella dei mercati azionari tradizionali. Ordini relativamente piccoli possono generare movimenti percentuali e variazioni teoriche di valore molto ampie. Un calo del 15% applicato a 3.500 miliardi equivale matematicamente a oltre 500 miliardi, senza che quella somma sia stata realmente bruciata sul mercato.

Questi contratti conservano ugualmente una funzione interessante. Hyperliquid rimane aperta ventiquattro ore su ventiquattro e consente di osservare la prima reazione degli investitori alle notizie diffuse durante il fine settimana.

Il ribasso di OpenAI e Anthropic offre quindi il polso delle aspettative del mercato prima della riapertura delle contrattazioni tradizionali di lunedì. Sarà allora possibile verificare se i timori emersi nel mondo dei derivati sintetici si trasferiranno anche sui titoli quotati maggiormente esposti alla corsa all’intelligenza artificiale.

(Vito Lops su IlSole24Ore del 13/09/2026)

13 SETTEMBRE 2026

YEMENYEMEN. Gli Houthi cercano di fabbricare armi avanzate grazie all'intelligenza artificiale

Secondo Anthropic, alcuni utenti nello Yemen controllato dagli Houthi avrebbero tentato di sviluppare armi avanzate con l'intelligenza artificiale.

Anthropic afferma che alcuni utenti di Claude nel nord dello Yemen, territorio controllato dai ribelli Houthi sostenuti dall'Iran, hanno tentato di utilizzare il modello di intelligenza artificiale per sviluppare missili avanzati. Anthropic ha dichiarato che gli utenti degli account, bloccati dopo l'identificazione, non sono riusciti a "mettere in funzione un dispositivo operativo", ma hanno effettuato un test fallimentare di un razzo guidato. L'azienda lo sa perché gli utenti sono tornati a utilizzare il chatbot Claude per capire il motivo del fallimento. Hazam al-Assad, membro dell'ufficio politico degli Houthi, ha affermato che è "irragionevole e illogico" che si affidino a fonti aperte per sviluppare e produrre capacità militari. Leggi di più.

13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Italia terz'ultima in Europa per uso dell'IA tra i giovani

L'Italia si colloca al terzultimo posto in Europa per diffusione dell'intelligenza artificiale tra i giovani, con appena il 51,9% dei ragazzi che dichiara di averla utilizzata. Il dato emerge da un nuovo mini dossier dell'Osservatorio sulla povertà educativa, realizzato nell'ambito del progetto Con i bambini-Openpolis e intitolato "Intelligenza artificiale, una sfida educativa".

Come riporta Blitz Quotidiano, il quadro non riguarda solo l'uso diretto degli strumenti di IA generativa da parte degli adolescenti, ma anche le infrastrutture scolastiche disponibili nel Paese: solo il 40,7% degli edifici scolastici statali dispone di un'aula di informatica, con un divario marcato tra i grandi centri urbani e i comuni periferici, dove la quota scende al 33,8%.

Il dossier sottolinea che l'intelligenza artificiale sta trasformando in modo radicale la società e il mercato del lavoro, imponendo nuove competenze digitali considerate ormai essenziali per il futuro dei più giovani. A livello globale, l'uso dell'IA tra i minori è già un fenomeno di massa: le indagini internazionali, europee e nazionali concordano nel rilevare una crescita costante del ricorso a strumenti di IA generativa da parte degli studenti, sia per i compiti scolastici sia per le attività quotidiane.

Nonostante questa diffusione globale, l'Italia rischia di affrontare la trasformazione digitale con ritardo e con disuguaglianze interne significative. È quanto avverte Marco Rossi-Doria, presidente di "Con i bambini", secondo cui il divario storico che caratterizza da tempo diversi territori italiani, sommato a quello legato alle nuove tecnologie, rischia di trasformare l'intelligenza artificiale in un moltiplicatore delle disuguaglianze. Se l'accesso agli strumenti digitali e la capacità di utilizzarli in modo critico e consapevole non saranno distribuiti equamente, avverte Rossi-Doria, si creerà un nuovo divario digitale che andrà ad aggiungersi a quelli già esistenti nel sistema educativo italiano.

Il dossier evidenzia infine come le sole politiche di regolazione non bastino a garantire un uso consapevole dell'intelligenza artificiale da parte dei minori: serve un intervento più ampio che aiuti i ragazzi a diventare cittadini informati sui rischi legati a privacy, disinformazione ed errori dei sistemi, superando il ruolo di semplici utenti passivi della tecnologia.

13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Stop UE alla carne dal Brasile: a rischio la produzione di bresaola IGP (!)

Il blocco deciso dalla Commissione Europea alle importazioni di carne dal Brasile sta creando forte preoccupazione nella filiera della bresaola della Valtellina, prodotto a Indicazione Geografica Protetta che dipende in larga misura dalla materia prima sudamericana, e che viene spacciata come prodotto ad Indicazione Geografica Protetta (IGP). Come riportato da diverse testate italiane, tra cui Il Sole 24 Ore, dal 3 settembre 2026 è scattato il divieto di esportazione verso l'Unione Europea di carne bovina, equina e avicola, oltre a prodotti dell'acquacoltura, uova, miele e budella provenienti dal Brasile.

Il provvedimento nasce dalla mancata certificazione, da parte degli operatori brasiliani, del non utilizzo di un antimicrobico vietato in Europa negli allevamenti bovini. Il direttore dell'Assica, l'associazione degli industriali dei salumi, Davide Calderone, ha precisato che non si tratta di un rischio sanitario per il consumatore, ma di un problema legato alla mancanza di un sistema di certificazione che il Brasile, a differenza di Argentina, Paraguay e Uruguay, altri firmatari dell'accordo Ue-Mercosur, non ha ancora messo in atto.

Il punto critico riguarda proprio la dipendenza della filiera dalla carne brasiliana. Il presidente del Consorzio della Bresaola della Valtellina IGP, Mario Moro, ha spiegato al Sole 24 Ore che la bresaola italiana è prodotta per l'82% con carne sudamericana, di cui il 60% proviene dal Brasile. Questo significa che lo stop farà venir meno, nell'immediato, almeno un quarto della materia prima necessaria alla produzione.

Le conseguenze si fanno già sentire sui prezzi: secondo il Consorzio, le quotazioni della carne destinata alla bresaola sono aumentate del 15% da giugno, cioè da quando la misura europea era stata annunciata. Le aziende del settore, che secondo quanto riporta Il Post riuniscono 13 realtà produttive con circa 1.500 dipendenti, hanno prodotto nel 2025 quasi 12mila tonnellate di bresaola per un valore al consumo di circa 502 milioni di euro. Gli stock di materia prima accumulati potrebbero coprire al massimo due o tre mesi di produzione, mentre i produttori stanno cercando di aumentare gli acquisti da altri paesi sudamericani, la cui disponibilità resta però limitata.

Il disciplinare della bresaola della Valtellina IGP impone che la lavorazione avvenga in provincia di Sondrio, ma non che la carne utilizzata sia italiana: da qui la forte dipendenza dall'estero, in particolare da tagli magri come quelli ricavati dallo zebù Nellore, particolarmente adatti alla lavorazione del salume. Nel 2025 i paesi europei hanno importato dal Brasile circa 83.300 tonnellate di carne bovina fresca o congelata, quantità che superano le 300mila tonnellate se si considera anche il pollame.

Sul fronte politico, Confagricoltura ha accolto positivamente la decisione della Commissione, ritenendo che il Brasile applichi standard produttivi meno rigorosi di quelli europei e chiedendo maggiore reciprocità nelle regole commerciali. Posizioni simili sono state espresse da Coldiretti e Filiera Italia. Il blocco potrà essere revocato solo quando il Brasile dimostrerà di aver adeguato i propri sistemi di controllo agli standard sanitari dell'Unione Europea, reinserendo così il paese nell'elenco di quelli autorizzati a esportare prodotti di origine animale nel mercato comunitario.

13 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Carburanti in Europa 2026: le misure dei governi su prezzi e accise

I governi europei continuano ad adottare strategie diverse per contenere il costo dei carburanti alla pompa, tra tetti ai prezzi, sconti fiscali e rimborsi mirati a settori specifici. Come riporta Motori Magazine, il quadro delle misure in vigore nel 2026 resta molto frammentato da paese a paese, con impatti diretti sui costi operativi di automobilisti, aziende con flotte di veicoli e imprese di trasporto.

In Croazia il governo ha scelto la via del tetto massimo ai prezzi nelle stazioni di servizio locali, un valore che da agosto 2026 viene aggiornato ogni sette giorni. La misura non si applica ai distributori situati lungo le autostrade, dove i prezzi restano liberi.

La Francia ha invece prorogato fino al 31 agosto 2026 una serie di sussidi sul diesel destinati a settori produttivi specifici: 0,15 euro al litro per gli agricoltori, 0,35 euro al litro per il comparto della pesca e 0,20 euro al litro per le piccole imprese di trasporto merci.

In Germania la strategia adottata riguarda non tanto l'ammontare del prezzo quanto la sua frequenza di variazione: gli aumenti dei carburanti possono avvenire una sola volta al giorno, fissata alle ore 12:00, mentre le riduzioni di prezzo restano libere e possono essere applicate in qualsiasi momento.

Per quanto riguarda l'Italia, secondo quanto riportato dalla fonte in Italia, il governo ha deciso una riduzione temporanea dell'accisa sul gasolio dal 28 luglio al 17 settembre 2026. L'accisa è stata abbassata da circa 0,67 euro a 0,53 euro per litro, con una riduzione dell'accisa sul gasolio che si traduce in un impatto stimato sul prezzo finale al consumatore di circa 0,17 euro al litro, IVA inclusa.

La misura più ampia resta comunque quella adottata dalla Norvegia, che ha sospeso integralmente tutte le imposte sui carburanti dal 1° aprile al 31 agosto 2026. La sospensione riguarda sia le componenti fossili sia quelle biogeniche della miscela finale, con una riduzione dei costi pari a 0,31 euro al litro per la benzina e 0,21 euro al litro per il gasolio.

In Romania il governo ha introdotto una compensazione destinata specificamente alle imprese di trasporto professionali, sotto forma di rimborso di 0,85 RON per ogni litro di gasolio, valido per il mese di aprile. Si tratta di un rimborso effettuato a posteriori, che quindi non incide direttamente sul prezzo esposto alla pompa ma viene riconosciuto successivamente alle aziende beneficiarie.

La Svezia ha infine messo in campo diverse misure fiscali temporanee: una riduzione della tassa sulla CO2 pari a 2,40 corone svedesi al litro, valida dal 1° luglio al 30 settembre, a cui si aggiunge una riduzione delle accise su diesel, benzina ed E85 applicata da maggio a settembre 2026.

Il quadro complessivo conferma come, in assenza di un coordinamento comune a livello europeo, ciascun governo stia scegliendo strumenti diversi - tetti ai prezzi, tagli alle accise, sussidi settoriali o rimborsi a posteriori - per attutire l'impatto dei rincari su cittadini e imprese di trasporto.

13 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Amazon nel mirino: class action sui dazi Trump non rimborsati... e le azioni crollano

Amazon è finita sotto accusa negli Stati Uniti per non aver restituito ai clienti centinaia di milioni di dollari incassati grazie ai dazi imposti dall'amministrazione Trump, poi dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema. Come riporta Stocktwits, la vicenda giudiziaria ha avuto ripercussioni immediate anche in borsa, con il titolo del colosso dell'e-commerce che ha chiuso in calo dell'1,15% a 264,14 dollari, per poi perdere ulteriore terreno nelle contrattazioni after-hours.

La causa collettiva, presentata in un tribunale federale di Seattle, è stata promossa da due consumatrici, Lisa Markland del Maryland e Mari Cartagenova del Massachusetts, per conto di tutti gli acquirenti che tra il 4 febbraio 2025 e il 20 febbraio 2026 hanno pagato prezzi gonfiati su prodotti importati venduti da Amazon. Quel periodo coincide esattamente con la finestra in cui sono rimasti in vigore i dazi imposti tramite l'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge sui poteri economici in caso di emergenza nazionale che l'ex presidente aveva invocato per giustificare tariffe commerciali su larga scala.

A febbraio la Corte Suprema ha stabilito, con una sentenza a maggioranza di 6 giudici contro 3, che Trump aveva ecceduto i propri poteri esecutivi utilizzando l'IEEPA per introdurre quei dazi. Secondo quanto riportato da Reuters e ripreso da Stocktwits, dopo la pronuncia migliaia di aziende hanno avviato le procedure per farsi restituire miliardi di dollari dal governo federale. Amazon, però, non lo avrebbe fatto: la causa sostiene che l'azienda non abbia agito "non perché manchi di una base legale per farlo, ma perché cerca di ingraziarsi Trump permettendo al governo federale di trattenere quei fondi".

La class action cita anche una dichiarazione che l'ex presidente avrebbe fatto in precedenza, secondo cui avrebbe "ricordato" le aziende che non avessero chiesto i rimborsi dei dazi. Gli avvocati dei consumatori sottolineano come i fondi in questione non appartengano ad Amazon: "Questi fondi sono stati sottratti illecitamente ai consumatori per coprire i dazi IEEPA, che da allora sono stati dichiarati non validi", si legge nel ricorso, che accusa l'azienda di arricchimento ingiustificato e di violazione delle leggi sulla tutela dei consumatori dello Stato di Washington.

Un passaggio centrale della vicenda riguarda la Corte del Commercio Internazionale statunitense, che il 4 marzo 2026 ha confermato che il diritto di richiedere il rimborso dei dazi spetta esclusivamente agli "importatori ufficiali" (importers of record), categoria in cui rientra Amazon per la gran parte dei prodotti venduti tramite i propri canali diretti. La causa sottolinea che questa pronuncia non obbligava le aziende ad agire in tribunale per ottenere i rimborsi, ma apriva comunque la strada a chi avesse voluto farlo.

Per dimostrare l'entità del danno subito dai consumatori, i legali hanno condotto un'analisi su circa 2.500 prodotti venduti su Amazon, riscontrando un aumento medio dei prezzi del 5,2% su un campione di circa 1.200 articoli di basso costo importati durante il periodo dei dazi. La causa chiede quindi la restituzione delle somme indebitamente incassate, danni triplicati, interessi maturati e il rimborso delle spese legali sostenute dai ricorrenti.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio di contenziosi legati ai dazi IEEPA: secondo quanto emerso dalle ricostruzioni giornalistiche, anche altre grandi catene come Nike, Shein, Temu, Costco e Lululemon sono coinvolte in cause simili, accusate di non aver trasferito ai clienti i rimborsi ottenuti o ottenibili dal governo federale per gli stessi dazi dichiarati illegittimi.

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13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Trieste, ASGI: gli ostacoli all'asilo sono violazione strutturale, non emergenza

Da oltre un anno decine di persone migranti attendono davanti alla Questura di Trieste per poter presentare la domanda di protezione internazionale. Un'attesa che si protrae da mesi, ostacolata da prassi già documentate come illegittime, e che il gruppo KhandwAlarm definisce non un'emergenza contingente, ma una violazione strutturale dei diritti fondamentali.

Come riporta ASGI, il collettivo ha pubblicato un'analisi che ripercorre dieci anni di giurisprudenza italiana su Trieste, sostenendo che gli ostacoli all'accesso alla procedura d'asilo e le carenze del sistema di accoglienza non siano frutto di un'emergenza passeggera, ma il prodotto di scelte amministrative reiterate nel tempo. Negli ultimi anni la situazione davanti alla Questura e negli spazi informali sorti attorno a Porto Vecchio è stata spesso raccontata come un problema di pressione migratoria o di ordine pubblico, ma secondo il gruppo dietro gli sgomberi ripetuti e le persone costrette a dormire all'aperto per settimane o mesi esiste una precisa responsabilità istituzionale. Da oltre dieci anni, sottolinea l'analisi, tribunali ordinari e Tribunali amministrativi regionali di tutta Italia ribadiscono gli stessi principi: il diritto di chiedere asilo deve essere garantito immediatamente, le questure non possono introdurre ostacoli arbitrari o pratiche dilatorie, e la mancanza di organizzazione amministrativa non può ricadere sulle persone che chiedono protezione.

Il nome KhandwAlarm deriva dal termine pashto khandwala, che significa letteralmente "casa rotta" ed è il modo con cui viene comunemente indicato uno dei magazzini abbandonati del Porto Vecchio di Trieste, struttura adiacente alla stazione ferroviaria da anni abitata da persone in movimento e richiedenti asilo in attesa di un'accoglienza dignitosa. Il gruppo è nato come risposta alle falle strutturali del sistema di accoglienza italiano e alle lungaggini burocratiche per l'ottenimento del permesso di soggiorno, con l'obiettivo di denunciare la sistematica violazione dei diritti umani e la quotidiana disumanizzazione delle persone in movimento che si consuma in città.

Alla cronica carenza di posti nel sistema di accoglienza e a una gestione definita emergenziale e securitaria si sono aggiunte negli ultimi mesi la militarizzazione di Piazza della Libertà, davanti alla stazione centrale, e una lunga serie di sgomberi nell'area di Porto Vecchio. I magazzini abbandonati usati come rifugio di fortuna da persone in transito entrano infatti in conflitto con i progetti di riqualificazione immobiliare che interessano l'area portuale, e ogni sgombero, denuncia il gruppo, non fa che spostare di qualche metro una condizione di abbandono che le istituzioni continuano a trattare come problema di ordine pubblico anziché come responsabilità politica e umanitaria.

Per contrastare tempi ritenuti insostenibili nel rilascio dei permessi di soggiorno, gli ostacoli persistenti all'accesso alla procedura d'asilo e le discriminazioni che colpiscono le persone migranti nell'accesso alla casa, al lavoro, alla sanità e all'istruzione, l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) ha lanciato il progetto TIKASE. Il nome, come spiega la stessa associazione, è la traslitterazione fonetica di una parola bengalese che significa "d'accordo, va bene", scelta come segno di buon auspicio e di azione condivisa.

Il progetto punta sul contenzioso strategico di natura collettiva, uno strumento che ASGI ha già utilizzato negli anni scorsi e che si è rivelato tra i più efficaci per contrastare prassi illegittime che agiscono su larga scala, proprio perché coinvolge associazioni, operatori del diritto e cittadini in un'alleanza capace di rendere le azioni legali più rappresentative e di produrre un cambiamento duraturo. L'obiettivo dichiarato è creare precedenti giurisprudenziali solidi e rafforzare la capacità della società civile di denunciare le violazioni sistemiche, andando oltre la tutela del singolo caso per incidere sulle politiche complessive di gestione dell'immigrazione.

13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Giornata Alzheimer, Uneba: serve una "legge sulla cura" per 75.000 malati in Rsa

“Il 21 settembre, Giornata Mondiale Alzheimer, ci ricorda qual è la prima urgenza per i malati di Alzheimer e chi si prende cura di loro: una ‘Legge sulla Cura’, che chiarisca a chi spetta pagare l’assistenza ai malati di Alzheimer accolti in strutture residenziali”.
Uneba, voce degli enti non profit che in tutta Italia per scelta e missione assistono i più fragili, interviene a gamba tesa sulle celebrazioni.

“A più di 2 anni dai primi nostri appelli sul tema – denuncia Uneba – sulla retta Alzheimer c’è ancora caos. Manca una legge, ed anche le sentenze che suppliscono al vuoto sono a volte contraddittorie. Alcune sentenze su singoli casi affermano che, solo a certe condizioni, l’accoglienza in Rsa è gratuita per il malato di Alzheimer. Ma deve essere, allora, il pubblico a intervenire. E invece le richieste di risarcimento cadono sulle Rsa”.

“Non è accettabile – rimarca Uneba – che una famiglia debba andare in Tribunale per sapere se deve pagare o no la retta per il proprio caro. Non è accettabile che una Rsa non venga pagata per il lavoro che ha svolto. Non è accettabile che la politica metta la testa sotto la sabbia ignorando il problema”.

“Paga il malato o paga tutto il Sistema Sanitario? Serve una nuova legge che lo dica chiaramente. Altrimenti alcune strutture per malati di Alzheimer, subissate dai ricorsi e dai rimborsi, andranno verso una dolorosissima chiusura, altre strutture, di fronte all’incertezza, dovranno dire dei dolorosissimi no ai malati e non accoglierli più”.

Senza una nuova “Legge sulla cura” che chiarisca il tema della retta, quale futuro per i circa 75.000 malati di Alzheimer*** oggi accolti in strutture residenziali?

“Famiglie e enti hanno lo stesso obbiettivo: la cura della persona fragile. Hanno la stessa necessità: una legge che dica come stanno le cose, chi ha diritto a cosa. E quindi aspettano dalla politica la stessa risposta. Che non arriva”.

“Che senso ha per Ministero Governo e Regioni, per il 21 settembre, presentare nuovi progetti e nuovi scenari per la cura (peraltro senza coinvolgere le associazioni degli enti della cura), e senza prima fare chiarezza, con una legge, sul tema delle rette Alzheimer in Rsa?”
“Senza risolvere il problema della sostenibilità economica per tutti – Stato, Regioni, famiglie, Rsa e altri enti – ogni piano per il futuro ha basi instabili”.

*** “75.000” : Si tratta di una stima Uneba a partire da dati Istat/Iss. Gll ospiti di strutture residenziali sono circa 385.000, circa il 50-60% di loro è affetto da demenza, circa il 50-60% degli affetti da demenza è malato di Alzheimer, che è, come noto, un tipo di demenza.

13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Savona, Ugl Salute: sistema RSA e Residenze Protette al limite

Il sindacato Ugl Salute Savona torna a denunciare la crescente difficoltà in cui versano le RSA e le Residenze Protette del territorio savonese. Come riporta IVG.it, la segreteria provinciale del sindacato aveva già lanciato pubblicamente, poche settimane fa, un allarme sullo stato di profonda criticità del sistema residenziale per anziani e persone fragili, segnalando una carenza cronica di personale, carichi di lavoro sempre più gravosi, difficoltà nel reperimento degli operatori e condizioni economiche e contrattuali che rendono sempre più difficile garantire stabilità occupazionale.

Secondo il sindacato, un episodio emerso nelle ultime ore rappresenterebbe la conferma concreta di quanto già denunciato: la prospettiva di una riduzione delle ore di lavoro del personale all'interno di una struttura del territorio savonese. Barbara Bolla, segretaria provinciale di Ugl Salute Savona, ha dichiarato che non si è più di fronte a situazioni episodiche o a singole difficoltà gestionali, ma a una criticità strutturale che coinvolge l'intero sistema delle RSA e delle Residenze Protette. Per Bolla, quando per far quadrare i conti si arriva a mettere in discussione le ore di lavoro degli operatori, significa che il sistema ha raggiunto un punto di forte sofferenza.

Per il sindacato, ridurre il personale o le ore di assistenza non può rappresentare la risposta alla difficoltà economica delle strutture. Dietro ogni ora di lavoro di un operatore socio-sanitario, di un infermiere o di qualsiasi altra figura professionale c'è l'assistenza concreta a una persona anziana, fragile e spesso non autosufficiente. Ridurre gli organici, sottolinea Ugl Salute, significa inevitabilmente aumentare i carichi di lavoro di chi rimane in servizio, con il rischio di compromettere sia le condizioni dei lavoratori sia la qualità dell'assistenza garantita agli ospiti.

Tra le criticità principali segnalate dal sindacato figura anche il marcato divario contrattuale ed economico tra il settore privato socio-sanitario e quello pubblico, aggravato dai ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi nazionali, un elemento che favorisce la fuga dei professionisti dal comparto privato. A questo si aggiunge, secondo Ugl Salute, un forte aumento dei costi di gestione delle strutture a fronte di tariffe regionali per quota sanitaria che il sindacato giudica spesso inadeguate ai costi reali.

Ugl Salute chiede quindi alle istituzioni regionali e territoriali un confronto serio su risorse, tariffe e organizzazione dei servizi, affinché il peso della crisi non ricada esclusivamente sugli operatori e sulle famiglie degli anziani ospitati nelle strutture.

13 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Firenze, la Rsa pubblica Le Civette verso la chiusura definitiva

A Firenze rischia di sparire una delle poche Rsa pubbliche ancora attive sul territorio. Come denuncia La Firenze che Vorrei, riprendendo un comunicato della Cub Sanità Italiana, la chiusura "temporanea" annunciata nell'ottobre 2023 per la Rsa Le Civette starebbe di fatto diventando definitiva, con i lavori finanziati dal Pnrr avviati "nel silenzio di agosto" verso un utilizzo diverso della struttura.

Secondo quanto riportato dalla Cub, la Asl starebbe valutando di destinare gli spazi oggi occupati dalla Rsa ad altri servizi sanitari e amministrativi attualmente collocati altrove, proprio mentre si concludono i lavori pagati con i fondi del Pnrr. Una vicenda, spiega il sindacato, che parte da lontano: già nel 2011 era stata programmata la chiusura della struttura, evitata solo grazie alla mobilitazione di lavoratori e familiari degli anziani ospiti, che si opposero al trasferimento dei propri cari. All'epoca la Rsa fu comunque ridimensionata, passando da 60 a 40 posti letto. Nell'ottobre 2023 è arrivata poi la comunicazione, da parte dell'Asl, della chiusura "temporanea" di un'intera ala della struttura e del centro diurno Alzheimer, giustificata dalla necessità di mettere in sicurezza gli ambienti. Un passaggio che il sindacato definisce tutt'altro che indolore, né per i pazienti né per i lavoratori. Nella stessa occasione anche il centro diurno Alzheimer, inizialmente sospeso in via provvisoria, è stato in seguito chiuso in modo definitivo con un atto aziendale, dopo aver trasferito anziani e personale al Centro diurno di Montedomini.

Oggi la situazione, secondo la Cub, sarebbe precipitata: ai 28 lavoratori ancora in servizio verrebbe chiesta la disponibilità a trasferirsi in altre strutture, mentre alle famiglie dei 20 anziani attualmente ospitati si prospetterebbe un possibile trasferimento. Una ricostruzione che trova riscontro anche in un comunicato dei consiglieri comunali di Firenze Democratica, secondo cui la documentazione ottenuta tramite accesso civico non avrebbe permesso di individuare alcun atto amministrativo che formalizzi il passaggio dalla riduzione temporanea a quella definitiva, nonostante siano ormai trascorsi quasi tre anni dal provvedimento del 2023.

Anche i sindacati confederati sono intervenuti sulla vicenda. Cgil Fp e Spi Firenze hanno chiesto un incontro all'Usl Toscana Centro, al Comune di Firenze e alla Società della Salute per conoscere i progetti reali sul futuro della struttura, collocata all'interno del complesso di San Salvi, senza però ricevere risposta. I sindacati sottolineano come le scelte sulla programmazione dei servizi sociosanitari non possano essere trattate come semplici decisioni organizzative, ma richiedano una visione complessiva capace di tenere insieme i bisogni delle persone assistite, la tutela occupazionale e la qualità dell'offerta pubblica.

Di fronte a questa situazione, la mobilitazione non si ferma. La Cub Sanità Italiana, insieme al Comitato dei parenti degli anziani della Rsa Le Civette, ha annunciato una protesta davanti alla sede della Regione Toscana e al Comune di Firenze. La redazione de La Firenze che Vorrei ha aderito all'iniziativa, rilanciando l'appello a organizzazioni, associazioni e cittadini a schierarsi contro quella che viene definita l'ennesima perdita di servizi pubblici nell'area fiorentina. Il quotidiano chiede inoltre al presidente della Regione Eugenio Giani, all'assessore al diritto alla salute Simone Bezzini e alla sindaca di Firenze Sara Funaro di chiarire pubblicamente perché si stia arrivando alla chiusura di una delle ultime Rsa pubbliche del territorio e perché i fondi del Pnrr non vengano invece impiegati per creare nuovi posti letto destinati all'assistenza degli anziani non autosufficienti.

12 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Cassazione: risarcimento anche ai casalinghi senza spese per la colf

Il lavoro domestico ha un valore economico riconosciuto, e la sua compromissione a seguito di un incidente costituisce un danno patrimoniale autonomo, distinto dal danno biologico. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 24221/2026, come riporta QuiFinanza, fissando un principio destinato a orientare i futuri giudizi di merito.

Il caso riguardava una donna vittima di un grave sinistro stradale avvenuto il 22 novembre 2013: viaggiava come trasportata su una Fiat Grande Punto quando un'altra vettura, invadendo la corsia opposta a causa dell'alta velocità, delle avverse condizioni meteorologiche e del pessimo stato degli pneumatici, ha provocato uno scontro frontale. La donna aveva riportato gravissime lesioni, un lungo periodo di degenza, diversi interventi chirurgici e postumi permanenti. Tra le compagnie assicurative coinvolte nella richiesta di risarcimento c'era anche quella chiamata a intervenire per il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, poiché il veicolo responsabile era privo di assicurazione.

Una consulenza tecnica aveva accertato una riduzione del 66% della capacità della donna di svolgere le faccende domestiche tipiche, come pulire o stirare. Nonostante questo, sia il Tribunale di Milano (sentenza del 18 febbraio 2021) sia la Corte d'appello di Milano (sentenza n. 2303/2022) avevano negato il risarcimento per questa specifica voce di danno, ritenendo sufficiente l'importo già versato dalla compagnia assicurativa e giudicando la richiesta non provata perché la donna non aveva dimostrato di aver sostenuto spese per una collaboratrice domestica o per altri interventi sostitutivi.

La Cassazione ha ribaltato questa impostazione, accogliendo il ricorso della donna. La Terza sezione civile ha chiarito che il lavoro domestico non perde la propria importanza economica soltanto perché non viene svolto dietro pagamento di uno stipendio. Chi si occupa della casa produce un'utilità economicamente valutabile: lava, riordina, organizza gli ambienti, gestisce le attività quotidiane, coordina tempi e necessità della famiglia e, quando necessario, presta cura e assistenza ai suoi componenti. Si tratta di attività che, in alternativa, richiederebbero prestazioni acquistabili sul mercato.

Il punto centrale della pronuncia riguarda la prova richiesta per ottenere il risarcimento. Secondo la Corte, identificare il danno con il costo della sostituzione confonde due piani distinti: l'esistenza del pregiudizio e la sua quantificazione. Non è quindi necessario dimostrare di aver pagato una colf o un familiare per sostituire le attività domestiche non più svolgibili: basta provare che l'attività veniva effettivamente svolta prima dell'incidente e che è stata compromessa dalle lesioni subite. Il costo di una collaboratrice domestica può servire solo come parametro tra i possibili criteri per quantificare il danno, insieme al costo di sostituzione o al costo-opportunità del tempo impiegato, ma non può costituire una condizione per il riconoscimento del diritto stesso.

La Cassazione ha inoltre precisato che il danno da riduzione della capacità casalinga non viene meno neppure quando la persona danneggiata si avvale già abitualmente di un collaboratore domestico, perché i compiti di chi gestisce una casa restano più ampi, intensi e articolati rispetto a quelli di un lavoratore dipendente addetto alle pulizie, comprendendo il coordinamento generale della vita familiare, l'organizzazione dei tempi e la gestione delle risorse quotidiane. A sostegno di questa lettura, la Corte ha richiamato alcuni riferimenti normativi che confermano la rilevanza giuridica del lavoro domestico, tra cui gli articoli 143 e 148 del Codice civile, che ne riconoscono il valore ai fini del dovere di contribuzione tra coniugi e del mantenimento dei figli, e l'articolo 230-bis, relativo al lavoro prestato in famiglia.

La Corte non ha comunque liquidato direttamente una somma: ha riconosciuto il diritto al risarcimento, rinviando al giudice di merito la quantificazione del danno secondo criteri equitativi. Nel caso specifico, la donna aveva richiesto un risarcimento di quasi 430mila euro, a fronte dei circa 130mila euro già ricevuti dalla compagnia assicurativa.

12 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Dossier sanitario consultato senza motivo: Asufc Udine multata 24mila euro

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato per 24mila euro l'Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale (Asufc) di Udine, colpevole di aver lasciato che il personale accedesse liberamente allo stato di salute dei colleghi attraverso il dossier sanitario aziendale, senza che questo fosse configurato in modo da impedirlo. Il provvedimento, il n. 616 del 3 settembre 2026, nasce dal reclamo di una dipendente dell'ospedale che, allo stesso tempo, ne era anche paziente.

L'Autorità ha accertato che una collega dello stesso reparto della donna aveva consultato senza autorizzazione il suo dossier sanitario durante il periodo della pandemia, allo scopo di verificare un'eventuale positività al Covid-19 e organizzare di conseguenza i turni di lavoro. Non solo: durante l'istruttoria è emerso che il dossier della dipendente era stato oggetto anche di ulteriori accessi da parte di altri professionisti sanitari che non l'avevano in cura.

Il Garante ha ribadito un principio già affermato in precedenti pronunce: il dossier sanitario può essere consultato soltanto da chi ha effettivamente in cura il paziente, e non per finalità organizzative o amministrative come la pianificazione dei turni di lavoro. Un principio che, secondo l'Autorità, vale a maggior ragione quando l'ospedale riveste contemporaneamente il ruolo di datore di lavoro e di struttura sanitaria che ha in cura il dipendente-paziente.

Le esigenze di tipo amministrativo e organizzativo, ha ricordato il Garante, devono essere gestite attraverso strumenti dedicati a questo scopo, e non tramite il dossier sanitario, che nasce invece per supportare il professionista nella comprensione del percorso clinico del paziente. L'Autorità ha inoltre sottolineato come l'utilizzo del dossier per finalità diverse da quelle di cura sia anche inefficiente dal punto di vista pratico: si tratta infatti di uno strumento per sua natura incompleto, dato che l'interessato ha la facoltà di oscurare alcuni dati sanitari, compresi quelli che potrebbero risultare determinanti proprio per le finalità organizzative che si intendeva perseguire.

Nel provvedimento è stata inoltre contestata all'azienda sanitaria friulana l'assenza di limitazioni specifiche agli accessi al sistema e la mancanza di sistemi automatici capaci di rilevare eventuali comportamenti anomali da parte del personale. Oltre alla sanzione pecuniaria, il Garante ha ordinato all'Asufc di adottare misure tecniche e organizzative adeguate per il controllo degli accessi al dossier sanitario e per l'individuazione tempestiva di eventuali condotte illecite.

Come riporta Sardegnagol, questo non è il primo caso che coinvolge l'azienda sanitaria friulana: negli anni scorsi il Garante aveva già sanzionato l'Asufc per vicende analoghe legate ad accessi impropri ai dati sanitari dei pazienti da parte di personale non coinvolto nel loro percorso di cura.

12 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. ESMA avverte: Polymarket e Kalshi senza autorizzazione per operare in UE

L'autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha lanciato un nuovo avvertimento sui cosiddetti "prediction markets", le piattaforme che permettono di scommettere su eventi futuri attraverso contratti finanziari. Nel mirino ci sono in particolare Polymarket e Kalshi, i due principali operatori del settore, entrambi privi dell'autorizzazione necessaria per offrire i propri servizi ai cittadini dell'Unione europea.

Come riporta Coindesk, l'ESMA ha scritto in un rapporto sui rischi pubblicato di recente che la commercializzazione e la vendita di questi "event contracts" nella UE richiede generalmente un'autorizzazione europea, che le maggiori piattaforme attualmente non possiedono. Il regolatore ha sottolineato che tali contratti potrebbero ricadere sotto i divieti già esistenti sulle opzioni binarie, sotto la disciplina europea sulle cripto-attività (il regolamento MiCA) oppure sotto le normative nazionali sul gioco d'azzardo.

I contratti a evento permettono agli utenti di scommettere sull'esito di elezioni, eventi sportivi, quotazioni di criptovalute o dati economici: pagano un importo fisso se si verifica un determinato risultato, altrimenti non pagano nulla. Un meccanismo che l'ESMA aveva già inquadrato in uno statement pubblico dello scorso 3 luglio, nel quale l'autorità aveva ricordato alle imprese che i contratti a evento con un esito binario, se qualificabili come strumenti finanziari ai sensi della direttiva MiFID II, ricadono automaticamente nelle misure nazionali già in vigore contro le opzioni binarie: la loro distribuzione al pubblico retail resta quindi vietata in tutta l'Unione. Il punto centrale del messaggio dell'ESMA è che rinominare un prodotto come "event contract" o "prediction market" non ne modifica la natura giuridica né consente di aggirare le regole finanziarie europee.

Nel nuovo rapporto l'ESMA ha inoltre rilevato che entrambe le piattaforme bloccano l'accesso agli utenti di alcuni paesi dell'Unione, ma non di tutti, senza che sia chiaro il motivo per cui l'elenco degli Stati membri esclusi non sia completo. Il regolatore ha anche messo in dubbio l'efficacia reale di questi blocchi geografici, dal momento che entrambe le piattaforme vietano formalmente l'uso di VPN per aggirare le restrizioni, ma resta incerto quanto tali divieti vengano effettivamente rispettati.

Il rapporto ESMA affronta anche il tema della tutela dei consumatori, evidenziando come la natura pseudonima delle transazioni, specialmente su piattaforme basate su tecnologia blockchain come Polymarket, possa ostacolare l'individuazione di pratiche scorrette quali insider trading, transazioni fittizie o manipolazioni coordinate del mercato. Il regolatore ha citato episodi di wallet creati poco prima di eventi geopolitici rilevanti che avrebbero generato guadagni sospetti, pur senza identificare direttamente i responsabili o accertare violazioni specifiche di legge.

Il documento sottolinea infine come i prediction markets non abbiano finora raggiunto in Europa la stessa diffusione registrata negli Stati Uniti, dove Kalshi opera in modo regolamentato sotto la vigilanza della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l'autorità statunitense sui mercati dei future. Secondo l'ESMA, questa minore diffusione nella UE dipenderebbe proprio dalle regole più stringenti già in vigore, e non da una mancanza di interesse da parte degli utenti europei.

12 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Migranti, cala l'ingresso irregolare in Ue ma cresce la rotta per le Baleari

Nei primi otto mesi del 2026 gli ingressi irregolari nell'Unione europea sono diminuiti del 35% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma la rotta del Mediterraneo occidentale, che comprende gli arrivi sulla penisola iberica e alle Isole Baleari, rappresenta la vistosa eccezione a questa tendenza. Come riporta il quotidiano spagnolo Demócrata, sulla base dei dati diffusi da Frontex, l'agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, i rilevamenti su questa rotta sono aumentati del 34% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Secondo i dati preliminari raccolti da Frontex, nell'insieme delle frontiere esterne dell'Unione sono stati registrati circa 75.000 attraversamenti irregolari tra gennaio e agosto, contro i numeri ben più alti dell'anno precedente. Il mese di agosto da solo ha fatto segnare circa 10.700 ingressi, il 38% in meno rispetto ad agosto 2025, nonostante l'estate sia tradizionalmente il periodo più intenso dell'anno per questi flussi.

Sulla rotta del Mediterraneo occidentale, invece, Frontex ha rilevato circa 15.900 attraversamenti, oltre un terzo in più rispetto al 2025. L'Algeria si conferma il principale paese di partenza verso la penisola spagnola e le Baleari. Luglio ha rappresentato il picco di pressione migratoria più alto degli ultimi tre anni su questo corridoio, prima di un'attenuazione registrata nel mese di agosto.

Frontex collega parte dell'aumento a uno spostamento operativo delle reti di trafficanti di esseri umani, conseguenza dell'inasprimento dei controlli in Marocco e sulle rotte limitrofe del Mediterraneo centrale e dell'Africa occidentale. Mentre le partenze verso le Canarie diminuiscono, il corridoio che collega l'Algeria con l'est e il sud-est della Spagna e con le Baleari acquista peso relativo, in quello che gli analisti descrivono come una redistribuzione dei flussi piuttosto che un'evoluzione uniforme del fenomeno migratorio.

Il calo più marcato tra tutte le principali rotte migratorie europee riguarda proprio l'Africa occidentale, con circa 5.100 rilevamenti tra gennaio e agosto, un calo del 58% su base annua. Nel Mediterraneo centrale, utilizzato principalmente per raggiungere l'Italia dal Nord Africa, Frontex ha registrato circa 19.400 rilevamenti fino ad agosto, il 55% in meno rispetto all'anno precedente.

Il calo complessivo degli ingressi irregolari nell'Unione viene attribuito dall'agenzia alla cooperazione sostenuta con i paesi terzi e alle misure preventive adottate negli stati di partenza principali, che continuano a ridurre il numero di imbarcazioni dirette verso l'Europa. Il periodo analizzato copre inoltre la prima estate intera sotto il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, che ha introdotto una procedura unica e standardizzata di screening alle frontiere esterne dell'Unione. Gli agenti di Frontex sostengono gli Stati membri in fasi chiave di questo nuovo processo, tra cui l'accertamento della nazionalità degli arrivati, la raccolta di dati biometrici e la verifica dei documenti.

Il calo del numero complessivo di arrivi irregolari non riduce però il costo umano di queste traversate: secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, oltre 1.800 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno.

12 SETTEMBRE 2026

EUROPA. Migranti, l'accordo Francia-UK "uno entra, uno esce" fa acqua

L'intesa tra Regno Unito e Francia sui migranti, presentata a luglio 2025 dall'allora premier britannico Keir Starmer e dal presidente francese Emmanuel Macron come un accordo "epocale", si sta rivelando fallimentare secondo diverse organizzazioni per i diritti umani. Come riporta il Guardian, centinaia di richiedenti asilo rimandati dal Regno Unito in Francia nell'ambito del patto "uno entra, uno esce" risultano scomparsi, e tra loro figurerebbero almeno 41 minorenni la cui età era ancora in fase di verifica al momento del rimpatrio.

Il meccanismo prevede che il Regno Unito possa rimandare in Francia i migranti arrivati illegalmente attraversando la Manica su piccole imbarcazioni, in cambio dell'accoglienza legale di un pari numero di richiedenti asilo provenienti dalla Francia, purché questi ultimi dimostrino legami familiari con il Regno Unito. L'accordo, entrato in vigore a settembre 2025, scadrà il 1° ottobre e al momento non è chiaro se e con cosa verrà sostituito. La ministra dell'Interno britannica Shabana Mahmood starebbe spingendo per un suo prolungamento e ampliamento, mentre il governo francese vorrebbe che il meccanismo venisse esteso a livello europeo, così da non lasciare Parigi come unico paese tenuto ad accettare i rimpatriati dalle piccole imbarcazioni. Un politico francese ha riferito al Guardian che le sollecitazioni di Parigi verso altri paesi europei, affinché si facciano carico di una quota di richiedenti asilo, non hanno finora ricevuto risposte positive.

I numeri raccontano di un'intesa dall'impatto molto limitato: da settembre 2025 sono state trasferite in Francia circa 1.400 persone, appena il 4% dei 32mila migranti che hanno attraversato la Manica da quando l'accordo è stato firmato. A questo dato va aggiunto che una minoranza significativa di chi è stato rimpatriato ha fatto ritorno una seconda volta nel Regno Unito, spesso nascondendosi e vivendo "sotto traccia"; per questo motivo Londra e Parigi hanno modificato il trattato per consentire un secondo rimpatrio anche a chi rientra nascosto su camion.

Durante un incontro parlamentare a Westminster, presieduto da Lord German, relatore generale su asilo e migrazione per l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, e da Alex Sobel, nuovo presidente della commissione congiunta sui diritti umani del Parlamento britannico, rappresentanti di diverse ONG hanno riferito ai parlamentari le loro preoccupazioni sulle sparizioni e su altre criticità dello schema. Maddie Harris, direttrice dell'organizzazione Humans for Rights Network, ha spiegato che diverse ONG hanno stilato un elenco di almeno 41 persone di età contestata - minorenni secondo le organizzazioni - che sarebbero state rimpatriate illegalmente in Francia. La detenzione di minori non accompagnati in centri per adulti è vietata dalla legge, e i minori sono esplicitamente esclusi dall'accordo bilaterale.

Il ministero dell'Interno britannico ha respinto con fermezza le accuse, dichiarando categoricamente che nessuno con età contestata sarebbe stato rimpatriato in Francia nell'ambito dell'accordo. Tuttavia, gli organismi indipendenti di controllo delle carceri e dei centri di detenzione (gli Independent Monitoring Boards) hanno segnalato che quasi cento minori sarebbero stati erroneamente identificati e trattenuti come adulti nell'ambito dello schema.

Nel corso dell'incontro parlamentare sono emerse anche testimonianze sulle condizioni di salute di alcuni rimpatriati. Nihal Osman, coordinatrice di programma per Medici Senza Frontiere, ha riferito che i richiedenti asilo arrivano in Francia in condizioni "profondamente preoccupanti", con sintomi che includono flashback, ansia acuta, autolesionismo, pensieri suicidi e crolli psicologici. Il Guardian ha inoltre intervistato diversi rimpatriati che non sono più in contatto con le autorità francesi e che vivono ora nella clandestinità in Europa, sostenendo di essersi resi irreperibili a causa dell'ostilità delle autorità francesi nei loro confronti.

12 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. RSA senza muri: le quattro sfide per aprire le case di riposo al territorio

Abbattere i muri, fisici e mentali, che ancora separano le residenze sanitarie assistenziali dalla vita quotidiana delle comunità. È l'obiettivo al centro di un approfondimento ripreso da Easy News Press Agency nel numero 389/2026, che richiama il progetto "RSA, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema", promosso in Lombardia e che coinvolge 14 strutture della regione.

Come ricorda la testata, oggi le RSA rischiano ancora di essere "mondi a parte", luoghi separati dalla vita di tutti, al punto da poter essere considerati, nei casi peggiori, veri e propri luoghi segregati. Il progetto nato a Lecco, illustrato in un approfondimento pubblicato sul numero 05/2026 della rivista Animazione Sociale a cura di diversi esperti del settore, individua quattro sfide da affrontare per cambiare volto a queste strutture.

La prima sfida è diventare parte attiva di un sistema integrato di servizi territoriali, aprendo un dialogo stabile con l'assistenza domiciliare, gli ospedali, le scuole e il terzo settore. In questa direzione contano soprattutto due elementi: farsi conoscere dal territorio e investire sulla formazione di chi lavora nella cura quotidiana degli ospiti.

La seconda sfida riguarda il cambiamento dall'interno di un servizio che porta ancora il peso di una lunga storia di istituzionalizzazione, fatta di routine consolidate, gerarchie rigide e resistenze al cambiamento. Su questo fronte si punta a trasformare le RSA da servizio sanitario a servizio comunitario, passando da luoghi puramente assistenziali a vere e proprie piattaforme di prossimità per gli anziani e le famiglie del territorio.

La terza sfida consiste nel creare occasioni di relazione autentica tra generazioni diverse, incontri che nella società contemporanea restano rari. L'obiettivo è che la visita dei più giovani nelle RSA non venga vissuta come un gesto di carità occasionale, ma diventi un'occasione di crescita reciproca, tanto per gli anziani quanto per i ragazzi coinvolti.

Il traguardo finale indicato dal progetto è quello di RSA non più concepite come luoghi chiusi e autosufficienti, ma come un servizio tra servizi, capace di dialogare con il resto della rete sociale e sanitaria del territorio, superando l'isolamento che ancora oggi caratterizza molte strutture per anziani non autosufficienti in Italia.

12 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. Liberate 8 persone in una clinica clandestina del cartello CJNG

Le autorità messicane hanno liberato otto persone che erano state reclutate con la forza dal Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), una delle organizzazioni di narcotraffico più potenti e violente del paese. Come riporta Al Jazeera, le vittime sono state trovate in una clinica clandestina allestita in una fattoria nel comune di Tecalitlán, nello stato occidentale di Jalisco, a circa 160 chilometri da Guadalajara.

Il procuratore statale Salvador Gonzalez ha spiegato che la struttura serviva a nascondere persone reclutate dal crimine organizzato che, per un motivo o per l'altro, erano rimaste ferite nello svolgimento delle attività forzate a cui erano state costrette e avevano bisogno di riprendersi. Il procuratore ha aggiunto che le vittime erano state private della libertà personale; due di loro sono state trovate con le stampelle, incapaci di camminare autonomamente. Le immagini diffuse dalla procura di Jalisco mostrano stanze poco illuminate, con materassi gettati a terra e pareti macchiate. Tra gli oggetti fotografati, anche un berretto con l'immagine di Jesus Malverde, figura popolare venerata come santo protettore non ufficiale dai narcotrafficanti.

Durante l'operazione sono stati arrestati sei presunti guardiani della struttura, con un'età compresa tra 21 e 48 anni, e sono state sequestrate droghe illegali, armi e munizioni. Il blitz è scattato mentre gli investigatori cercavano un ventenne scomparso a fine luglio, dopo essere partito in taxi da Tlaquepaque per quella che credeva fosse un'offerta di lavoro in una fattoria.

Il caso richiama alla mente la scoperta, avvenuta nel 2025, di un presunto campo di addestramento del CJNG in un ranch a Teuchitlán, sempre nello stato di Jalisco, dove un collettivo civile di ricerca di persone scomparse trovò vestiti, bagagli e resti umani, portando a oltre 40 arresti.

In Messico si stima che circa 134.000 persone risultino attualmente scomparse, e Jalisco è tra gli stati con il tasso più alto nel paese. La scorsa settimana il governo messicano aveva reso noto di aver disattivato oltre 1.700 profili sui social media utilizzati per attirare giovani nelle organizzazioni criminali con false offerte di lavoro.

12 SETTEMBRE 2026

MESSICOMESSICO. Cripto farm nascosta tra le montagne: legami con i cartelli

Tra l'8 e il 12 settembre 2026 le autorità messicane hanno smantellato un impianto clandestino di mining di criptovalute nascosto tra le montagne di Tlaola, nello stato di Puebla. Come riporta Crypto Briefing, si tratta della quarta operazione di questo tipo scoperta nella regione dall'inizio del 2025, e gli inquirenti sospettano un collegamento con il riciclaggio di denaro legato alla criminalità organizzata.

La struttura, immersa nelle remote montagne di Tlaola, funzionava grazie a elettricità rubata e a una connessione internet satellitare, elementi che secondo gli investigatori potrebbero essere riconducibili a fondi dei cartelli. Nel corso del blitz le forze dell'ordine hanno sequestrato 300 schede grafiche (GPU), trasformatori, 80 terminali a media tensione e otto antenne per internet satellitare. L'impianto sorgeva non a caso nelle vicinanze della diga idroelettrica di Nuevo Necaxa: non certo per il panorama, ma perché la prossimità a una grande fonte di energia rendeva più semplice sottrarre elettricità dalla rete senza destare sospetti.

Non è stata una scoperta isolata: il blitz di Tlaola rappresenta la quarta operazione di mining clandestino individuata nella regione di Puebla dall'inizio del 2025, segno di un fenomeno ormai radicato nell'area.

L'analista di sicurezza David Saucedo ha osservato che operazioni di questo genere richiedono competenze tecniche significative e finanziamenti ingenti, capitali che difficilmente provengono da piccoli operatori indipendenti. Si tratta piuttosto di risorse messe a disposizione da soggetti economicamente solidi, e nel contesto messicano attuale questo significa sempre più spesso criminalità organizzata. Gli investigatori stanno infatti verificando possibili legami con organizzazioni criminali di primo piano, tra cui il Cartello di Sinaloa e il Jalisco New Generation Cartel (CJNG).

Il mining aggiunge un ulteriore livello a questa strategia: invece di acquistare criptovalute sugli exchange, dove le procedure di identificazione del cliente (KYC) lasciano tracce documentali, i cartelli possono generare monete appena coniate attraverso il mining. Queste monete arrivano senza alcuno storico di transazioni precedenti, rendendo più difficile ricostruirne l'origine.

Il furto di elettricità è un tassello cruciale di questa economia illecita: collegandosi direttamente alla rete nei pressi di una diga idroelettrica, gli operatori hanno azzerato quello che normalmente è il costo operativo più gravoso del mining. Di fatto, secondo la fonte, è la popolazione messicana ad aver indirettamente sostenuto i costi della produzione di criptovalute dei cartelli attraverso l'elettricità sottratta alla rete pubblica.

12 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Cartelli messicani sono un "pericolo diretto" per la sicurezza

Un documento interno del Dipartimento di Stato statunitense, ottenuto da NewsNation, definisce i cartelli della droga messicani un "pericolo diretto" per la sicurezza degli Stati Uniti. Il testo, descritto come una scheda informativa, elenca le misure adottate dalle autorità americane per contrastare la criminalità transnazionale legata al narcotraffico. Secondo quanto riportato da NewsNation, il documento cita un sondaggio condotto su mille residenti maggiorenni messicani da un istituto di ricerca locale, dal quale emergerebbe che la maggioranza della popolazione sosterrebbe eventuali azioni statunitensi dirette contro i cartelli, compresi attacchi ai laboratori di produzione di droga e arresti di leader e affiliati condotti senza preavviso al governo di Città del Messico. I principali responsabili indicati nel testo sono i cartelli rivali di Sinaloa e Jalisco Nueva Generación (CJNG), organizzazioni che da decenni gestiscono traffico di droga, omicidi di rivali e sequestri di persona in diverse regioni del Paese. Il documento cita inoltre un episodio recente: un attentato con autobomba avvenuto fuori dal quartier generale della polizia a Zacatecas, il terzo attacco con esplosivi contro le forze dell'ordine locali registrato in meno di una settimana. Viene menzionato anche un video non confermato che mostrerebbe un'unità drone del CJNG, armata di fucili d'assalto, in azione. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha ricevuto il documento subito dopo aver concluso una missione in tre Paesi latinoamericani: Colombia, Ecuador e Perù. Nonostante l'impegno assunto dalla presidente messicana Claudia Sheinbaum, a partire dal 2025, di collaborare con Washington nella lotta ai cartelli - responsabili anche del traffico di esseri umani e di sostanze come fentanyl, cocaina ed eroina verso il territorio statunitense - permangono segnalazioni di corruzione all'interno delle istituzioni messicane e di legami tra funzionari di alto livello e leader delle organizzazioni criminali. Il segretario per la Sicurezza interna Markwayne Mullin ha dichiarato a NewsNation di essere frustrato per la scarsa collaborazione ricevuta dal Messico, citando proprio i sospetti di corruzione tra cartelli e vertici del governo messicano, in particolare nelle comunità di confine. La vicenda di Zacatecas si inserisce in un contesto di crescente ricorso, da parte dei cartelli, a esplosivi, autobombe e droni armati per colpire le forze dell'ordine locali, un fenomeno che sta ulteriormente complicando i già tesi rapporti tra Città del Messico e l'amministrazione Trump, che in più occasioni ha minacciato interventi militari diretti contro le organizzazioni criminali. Come riporta NewsNation, il documento rientra in un più ampio sforzo interagenzia che coinvolge, oltre al Dipartimento di Stato, anche il Dipartimento di Giustizia e quello della Difesa, impegnati a coordinare le azioni contro traffico di droga, contrabbando di esseri umani e altre attività criminali che coinvolgono direttamente il territorio statunitense.

12 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Farmaci su misura in farmacia: arriva il deblistering

Un piccolo cambiamento nella gestione quotidiana delle medicine che può avere un impatto molto più ampio sulla sicurezza delle cure e sulla qualità di vita delle persone. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha firmato il decreto che approva le Linee di indirizzo nazionali per il servizio di accesso personalizzato ai farmaci nelle farmacie territoriali, introducendo un quadro comune per quello che viene spesso definito “deblistering”.

Il farmacista potrà, in presenza delle condizioni previste, sconfezionare determinati medicinali e predisporli nuovamente in unità posologiche personalizzate, organizzate secondo lo schema terapeutico del singolo paziente. In termini concreti, significa poter avere a disposizione confezioni nelle quali i medicinali da assumere sono già ordinati secondo dosi e tempi della propria terapia.

Il servizio avrà natura assistenziale, sarà effettuato su richiesta del paziente e resterà sotto la responsabilità professionale del farmacista. Le Linee di indirizzo definiscono inoltre precise condizioni di sicurezza, tracciabilità ed etichettatura.

Una risposta alla complessità delle terapie

Il tema riguarda in particolare quella parte crescente della popolazione che deve convivere con politerapie e cronicità. Per una persona anziana che assume numerosi medicinali ogni giorno, oppure per un familiare che deve occuparsi della loro somministrazione, distinguere confezioni, dosaggi e diversi orari di assunzione può diventare un’attività complessa.

Ed è proprio questo uno degli aspetti sottolineati da Gemmato nell’annunciare sui social la firma del provvedimento. “Con questo provvedimento rafforziamo un modello di presa in carico più vicino ai bisogni quotidiani delle persone, soprattutto degli anziani che spesso assumono più farmaci al giorno e dei loro caregiver, frequentemente lasciati soli nella gestione delle terapie. Garantire appropriatezza e continuità terapeutica significa migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre i rischi legati a interazioni o errori nell’assunzione dei farmaci”, ha spiegato il sottosegretario.

Il beneficio potenziale, dunque, va oltre la comodità. Una terapia organizzata in modo più semplice può diventare uno strumento per ridurre dimenticanze, duplicazioni e possibili errori di assunzione, oltre che per rendere più immediatamente comprensibile al paziente ciò che deve assumere.

È una direzione coerente con il più ampio percorso avviato negli ultimi anni per avvicinare l’accesso al farmaco al territorio e rafforzare il ruolo delle farmacie come presidi sanitari di prossimità, soprattutto per anziani, cronici e cittadini che vivono lontano dalle strutture ospedaliere.

Aderenza terapeutica: il vantaggio forse più importante per il cittadino

Uno dei principali risvolti del provvedimento riguarda l’aderenza terapeutica, vale a dire la capacità della persona di seguire correttamente nel tempo la terapia prescritta.

Quando il numero di medicinali cresce, aumenta anche la complessità della gestione. Rendere più intuitivo lo schema di assunzione può quindi aiutare il paziente a essere più autonomo e, allo stesso tempo, consentire a chi lo assiste di controllare con maggiore facilità che la terapia venga seguita correttamente.

“Le Linee di indirizzo disciplinano il servizio di personalizzazione della terapia – ha sottolineato Gemmato – attività professionale resa dal farmacista su richiesta del paziente, in collaborazione con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta, e che consiste nella predisposizione di confezionamenti personalizzati di farmaci già acquisiti dal paziente, finalizzata a facilitare la corretta assunzione della terapia”.

Un aspetto particolarmente rilevante in ottica di patient advocacy, perché l’aderenza non può essere considerata esclusivamente una responsabilità individuale del paziente. Rendere una terapia più semplice da comprendere e gestire significa creare le condizioni affinché il cittadino possa effettivamente seguirla.

Il provvedimento sposta così una parte dell’attenzione dal semplice “farmaco consegnato” al percorso terapeutico concretamente vissuto dalla persona.

Farmacista e medico, una presa in carico più integrata

La personalizzazione delle dosi può inoltre diventare un’occasione per rafforzare il dialogo tra i professionisti che seguono il paziente.

Secondo Gemmato, “un elemento centrale delle Linee di indirizzo è il rafforzamento della collaborazione tra professionisti sanitari, in particolare tra medico e farmacista, per una verifica sistematica dell’aderenza terapeutica e della correttezza delle prescrizioni”.

Il farmacista dovrà infatti valutare la fattibilità e la sicurezza dell’allestimento e potrà chiedere chiarimenti al medico curante. Per i trattamenti in fase di titolazione è prevista inoltre la disponibilità di una documentazione che attesti lo schema posologico definito dal prescrittore.

È un passaggio importante anche dal punto di vista del cittadino: la farmacia non viene vista soltanto come luogo in cui ritirare un medicinale, ma sempre più come presidio inserito nella rete della presa in carico territoriale.

Sicurezza e tracciabilità al centro

Personalizzare una terapia non significa però poter riconfezionare indiscriminatamente qualsiasi medicinale.

Secondo le Linee di indirizzo, il servizio riguarda le formulazioni solide per uso orale e il farmacista deve verificarne in ogni caso la compatibilità sulla base del Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto. Sono escluse, tra le altre, alcune forme fisicamente instabili e i farmaci antineoplastici. La suddivisione delle compresse è possibile soltanto quando espressamente prevista dalle caratteristiche del medicinale.

Particolare attenzione è dedicata poi alla tracciabilità. “Le attività di allestimento e riconfezionamento, ove previste nell’ambito del servizio, sono eseguite secondo procedure tracciabili e controllate, garantendo l’integrità del prodotto e la riconducibilità al lotto originario – ha precisato Gemmato –. Le operazioni sono inoltre accompagnate da sistemi di tracciabilità che garantiscono l’identificazione del farmaco, del lotto e della scadenza, nonché la piena informazione al paziente, a tutela della qualità e dell’efficacia del trattamento”.

Il confezionamento personalizzato dovrà riportare, tra le altre informazioni, identificazione del paziente, medicinali e dosaggi, lotto, modalità di assunzione, durata della terapia, condizioni di conservazione e data limite di utilizzo. Le confezioni originarie e i fogli illustrativi dovranno inoltre essere restituiti alla persona.

Meno carico organizzativo per i caregiver

Tra i possibili benefici della misura c’è anche un aspetto che interessa direttamente le associazioni dei pazienti: il carico assistenziale delle famiglie.

Una quota importante della gestione delle malattie croniche avviene infatti fuori dalle strutture sanitarie. Organizzare le terapie, controllare le scorte e assicurarsi che una persona fragile assuma il medicinale corretto al momento corretto sono attività spesso sostenute dai caregiver.

La possibilità di ricevere confezioni predisposte in funzione dello schema terapeutico può quindi trasformarsi in uno strumento concreto di supporto alla domiciliarità. Non sostituisce il lavoro del caregiver né la necessità di una corretta educazione terapeutica, ma può ridurre una parte della complessità organizzativa quotidiana.

In questa prospettiva, l’innovazione ha anche un valore di empowerment: una terapia più leggibile e comprensibile può aumentare l’autonomia della persona e renderla maggiormente consapevole del proprio percorso di cura.

La sfida dell’advocacy: evitare una nuova geografia delle disuguaglianze

C’è però un elemento che sarà cruciale nei prossimi mesi. Le Linee di indirizzo costituiscono standard minimi nazionali, ma l’organizzazione concreta del servizio passa anche dalle Regioni. Le farmacie dovranno comunicare l’avvio dell’attività all’autorità territoriale competente e, per l’erogazione nell’ambito convenzionale, gli aspetti organizzativi, operativi ed economici dovranno essere definiti attraverso appositi Accordi integrativi regionali. È qui che si apre uno spazio particolarmente significativo per associazioni dei pazienti e organizzazioni di tutela dei cittadini.

Il rischio da evitare è che un servizio nato con l’obiettivo di migliorare la prossimità produca, nella fase applicativa, velocità e modalità di accesso differenti tra una Regione e l’altra. Occorrerà verificare dove il servizio sarà attivato, con quali criteri, con quali eventuali costi per il cittadino e quali misure saranno adottate per renderlo concretamente disponibile anche nelle aree interne o nei territori con minore densità di servizi.

Lo stesso Gemmato individua nell’equità uno degli obiettivi del decreto: “L’obiettivo delle Linee di indirizzo è assicurare un’implementazione omogenea del servizio sul territorio nazionale, riducendo le disuguaglianze nell’accesso e migliorando l’efficacia complessiva del sistema sanitario, nel rispetto dell’autonomia organizzativa delle Regioni”.

Per la patient advocacy, quindi, l’attenzione dovrà spostarsi rapidamente dalla norma alla sua implementazione reale, monitorandone accessibilità, sostenibilità e capacità di raggiungere proprio le persone che possono trarne maggiore beneficio.

Dalla farmacia che dispensa alla farmacia che accompagna il paziente

Il deblistering rappresenta infine un ulteriore tassello nell’evoluzione della farmacia territoriale. Un processo già al centro delle politiche degli ultimi anni, che puntano ad ampliare l’accessibilità dei medicinali e a consolidare la farmacia come presidio sanitario di prossimità. Anche il percorso di revisione della legislazione farmaceutica nazionale indica tra gli obiettivi dichiarati l’equità nell’accesso ai farmaci e il rafforzamento dell’assistenza territoriale.

“Il decreto – ha concluso Gemmato – si inserisce nel più ampio percorso di rafforzamento della sanità territoriale e della farmacia dei servizi, con l’intento di rendere il Servizio sanitario nazionale sempre più capace di rispondere alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente complessità clinica”.

Per i cittadini la novità può tradursi in qualcosa di molto concreto: una terapia più semplice da seguire, un controllo professionale in più e un alleggerimento della gestione quotidiana dei farmaci.

Per il sistema sanitario la sfida è più ambiziosa: trasformare la prossimità della farmacia in una vera presa in carico e fare in modo che questo nuovo servizio non sia un’opportunità disponibile soltanto in alcuni territori, ma diventi uno strumento di equità, sicurezza e qualità delle cure per chi ne ha davvero bisogno.

( Corrado De Rossi Re su Sanità Informazione del 11/09/2026)

11 SETTEMBRE 2026

POLONIAPOLONIA. Sette priorità nella politica sulle droghe per il 2027-2032

Il ministero della Salute polacco ha reso pubbliche le prime linee guida della nuova strategia farmaceutica nazionale, denominata State Drug Policy, che coprirà il periodo 2027-2032. Come riporta Newsy Today, che cita a sua volta un servizio di Radio ZET, il documento individua sette direttrici principali, pensate per migliorare la disponibilità dei medicinali, tenere sotto controllo la spesa pubblica e rafforzare l'industria farmaceutica nazionale.

Non si tratta quindi di una politica sulle sostanze stupefacenti, ma di una strategia relativa ai farmaci e al sistema di distribuzione e rimborso dei medicinali in Polonia. Il nuovo piano è pensato per proseguire il lavoro di una precedente cornice normativa, applicata tra il 2018 e il 2022. Tra gli obiettivi indicati figura anche la creazione di un elenco formalizzato di farmaci considerati critici, suddivisi per fattori di rischio come conflitti armati o interruzioni delle forniture: un lavoro che verrà condotto in collaborazione con il ministero della Difesa nazionale e con le strutture sanitarie militari.

Il viceministro Katarzyna Kacperczyk ha sottolineato, durante un forum di discussione, che l'iniziativa prevede un dialogo aperto con i professionisti della sanità, le amministrazioni locali e le istituzioni del sistema sanitario, con l'obiettivo di guardare a un orizzonte di cinque, dieci e quindici anni. I lavori concettuali sulla strategia sono partiti nell'ottobre 2025, attraverso consultazioni che hanno coinvolto il ministero della Salute, il Fondo sanitario nazionale (NFZ), l'Ispettorato farmaceutico capo (GIF), l'Agenzia per la ricerca medica (ABM), il Centro per la sanità digitale e l'Agenzia per la valutazione delle tecnologie sanitarie e il sistema tariffario (AOTMiT).

Tra i dati emersi durante la presentazione, secondo quanto riferito dal ministero a Radio ZET, nel solo 2025 i pazienti polacchi hanno restituito oltre 750 tonnellate di farmaci scaduti o inutilizzati presso 3.344 farmacie aderenti al programma di raccolta. Un dato che ha spinto il ministero a fissare tra gli obiettivi della nuova strategia anche la riduzione degli sprechi farmaceutici e una gestione più efficiente delle prescrizioni mediche.

Sul fronte dei tempi, i rappresentanti del ministero hanno fornito indicazioni non del tutto coerenti durante la presentazione tenutasi a Karpacz: inizialmente è stata indicata la fine di settembre come termine per la pubblicazione del documento definitivo, salvo poi spostare la previsione ai primi giorni di ottobre nelle battute conclusive dell'intervento. Secondo gli osservatori del settore, il passo successivo dovrebbe essere la pubblicazione formale del testo completo della strategia 2027-2032, una volta concluse le consultazioni con le parti interessate ancora in corso. Resta da capire, una volta reso noto il testo definitivo, se il sostegno statale privilegerà i produttori esteri di terapie avanzate o i produttori nazionali di farmaci più economici e consolidati.

11 SETTEMBRE 2026

UCRAINAUCRAINA. Estesa la riduzione del danno nelle carceri

L'Ucraina sta ampliando i servizi di riduzione del danno all'interno degli istituti penitenziari, proseguendo un percorso che l'ha resa, dal 2023, uno dei pochi paesi al mondo a offrire programmi di scambio di siringhe in carcere. Lo riferisce il Pompidou Group del Consiglio d'Europa, il gruppo intergovernativo che si occupa di politiche sulle droghe.

Il 18 e 19 settembre 2025 si è svolta a Vinnytsia una sessione di formazione organizzata dal Pompidou Group insieme al Centro Sanitario del Servizio Penale-Esecutivo dello Stato ucraino. L'incontro, in formato ibrido, ha fornito agli operatori penitenziari strumenti pratici per l'attuazione dei programmi di scambio di aghi e siringhe, la gestione dello smaltimento sicuro delle attrezzature per iniezione e la prevenzione della diffusione delle malattie trasmesse per via ematica legate all'uso di droghe.

La formazione ha incluso anche una visita sul campo, durante la quale i partecipanti hanno potuto osservare da vicino un programma già attivo e le modalità con cui vengono applicati gli approcci tra pari, ossia interventi in cui persone che hanno vissuto esperienze simili supportano chi si trova ancora in una condizione di dipendenza o di rischio sanitario.

Secondo quanto riportato dal Consiglio d'Europa, l'Ucraina era già entrata a far parte, nel 2023, della ristretta cerchia di paesi che offrono programmi di scambio siringhe all'interno delle carceri. L'iniziativa di Vinnytsia rientra ora in un percorso di consolidamento: entro la fine del 2025 il programma verrà esteso ad altre quattro regioni del paese, un passo che il Consiglio d'Europa definisce significativo verso un sistema penitenziario più orientato alla tutela della salute dei detenuti.

La formazione fa parte del progetto del Consiglio d'Europa "Verso condizioni di detenzione più umane e una riduzione della recidiva in Ucraina" (DECOPRIS), realizzato nell'ambito del Piano d'azione del Consiglio d'Europa per l'Ucraina "Resilienza, ripresa e ricostruzione" 2023-2026, che coinvolge tra i principali partner il Ministero della Giustizia ucraino e il Dipartimento per l'esecuzione delle sanzioni penali del paese.

11 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Bonus accise carburanti prorogato al 17 Settembre

Durerà sette giorni la proroga numero quindici del taglio alle accise che il Governo ha approvato in un Consiglio dei ministri lampo durato appena 10 minuti. Un provvedimento che comprende anche l’estensione al mese di settembre del credito d’imposta per le imprese dell’autotrasporto.


Il costo dell’intervento è di 102 milioni, che vengono coperti da fondi di bilancio. A prendere forma è quindi una replica più breve rispetto ai quindici giorni ipotizzati alla vigilia. Resta in ogni caso confermata il fatto che il nuovo provvedimento abbia la funzione di dare al Governo il tempo necessario per completare l’impianto degli “aiuti mirati”, previsti la prossima settimana come ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social.


Per questa nuova tappa resta da trovare l’intesa politica sulla definizione della platea dei beneficiari, premessa essenziale per misurare l’impegno finanziario e la destinazione dei fondi. Resta però il fatto che, almeno nelle opzioni elaborate fin qui, l’eventuale bonus dovrebbe riguardare i tre mesi finali dell’anno, partendo quindi dal primo ottobre. Resterebbero dunque al momento scoperti circa quindici giorni fra la scadenza della nuova proroga e l’ingresso in campo delle misure successive. Tra pochi giorni, è facile prevedere, la questione tornerà di attualità.

(IlSole24Ore)

11 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. È incinta, ma le fissano l’ecografia dopo il parto

Chiamare il Centro unico di prenotazione al sesto mese di gravidanza per fissare un’ecografia morfologica e sentirsi assegnare una data per gennaio, quando il bambino sarà già venuto alla luce. La vicenda accaduta a Salerno, dove una docente di 33 anni alla prima gestazione si è vista programmare un esame diagnostico essenziale a gravidanza ormai conclusa, non è un caso isolato.

È la fotografia nitida del collasso delle liste d’attesa nel Servizio sanitario nazionale, che si scarica direttamente sulle scelte riproduttive delle famiglie in un Paese segnato dal minimo storico delle nascite. L’ultima testimonianza arriva dai dati della Fondazione Gimbe, elaborati sul database Oecd Health Statistics: nel 2025 l’Italia si colloca al 15° posto su 27 Paesi europei dell’area Ocse per spesa sanitaria pubblica pro-capite e all’ultimo posto tra i Paesi membri del G7.

L’importanza dell’ecografia morfologica del secondo trimestre

I fatti di Salerno sono stati denunciati dall’Associazione Italia a cui la gestante si è rivolta per ottenere tutela. Sul punto rileva che l’ecografia morfologica del secondo trimestre non è un controllo differibile: secondo le linee guida del ministero della Salute deve essere effettuata tassativamente tra la diciannovesima e la ventunesima settimana di gestazione. In quella specifica finestra biologica il feto presenta dimensioni e sviluppo degli organi ottimali per consentire allo specialista di individuare eventuali malformazioni congenite.

Fissare l’esame a gennaio 2027, a fronte di una gestazione giunta al sesto mese sul finire dell’estate, vanifica l’intero significato preventivo dell’atto medico. Come rilevato dai referenti dell’associazione di tutela, il sistema di prenotazione dell’Asl di Salerno ha generato un appuntamento privo di aderenza clinica, trattando una prestazione ostetrica tempo-dipendente alla stregua di una visita ordinaria non urgente. Per non perdere la possibilità di monitorare lo stato di salute del nascituro, la trentatreenne è stata costretta a rivolgersi alla diagnostica privata a pagamento.

Francesco Marino, rappresentante dell’Associazione Italia, spiega: “Probabilmente ci sarà stato un errore da parte del Centro prenotazioni, avranno fissato l’appuntamento per la signora senza considerare il suo stato di donna gravida. Al momento lei si è vista costretta a ricorrere a visite private. Chiederà, tramite la nostra associazione, che le vengano rimborsati i soldi che dovrà spendere potendo usufruire delle prestazioni che la Asl dovrebbe garantire”.

Il caso di Salerno non è un unicum: “Ci arrivano spesso casi simili a questo da tutta Italia. Qualche giorno fa, ad esempio, la Asl di Roma aveva fissato una visita oculistica a un paziente di 94 anni dopo nove mesi. Tempi lunghissimi considerata l’età del soggetto”, spiega Marino.

Il diritto negato nei livelli essenziali di assistenza

La morfologica rientra formalmente nei Livelli essenziali di assistenza ed è garantita a titolo completamente gratuito dal Servizio sanitario nazionale tramite apposito codice di esenzione per la gravidanza. Il principio di tutela universale si scontra però contro la realtà, ovvero con la saturazione delle agende pubbliche.

Quando gli sportelli territoriali non hanno slot disponibili entro i termini previsti dalla prescrizione medica, la normativa nazionale stabilirebbe percorsi alternativi precisi: l’azienda sanitaria dovrebbe garantire l’accertamento in attività libero-professionale intra moenia o presso centri accreditati senza costi aggiuntivi per l’assistito.

Tuttavia, nella realtà operativa degli ospedali e dei distretti, questa procedura rimane perlopiù inapplicata o sconosciuta agli utenti. Chi ha la possibilità economica anticipa di tasca propria il costo dell’esame presso studi privati; chi non dispone di risorse sufficienti si ritrova escluso dai controlli raccomandati. La maternità si trasforma così in una spesa privata fin dai primi mesi di gestazione, annichilendo nella pratica le misure di sostegno alla natalità messe nero su bianco.

I numeri della rinuncia e la spesa delle famiglie

Il caso campano si inserisce in un quadro epidemiologico e sociale documentato con precisione dagli indicatori statistici ufficiali. Le rilevazioni dell’Istat evidenziano che nel nostro Paese circa 5,8 milioni di cittadini, pari al 9,9% dell’intera popolazione residente, hanno dichiarato di aver rinunciato nell’ultimo anno a visite specialistiche o accertamenti diagnostici di cui avevano reale necessità. La prima motivazione di questa rinuncia di massa non è economica, ma organizzativa: il 6,8% degli italiani indica come ostacolo insormontabile proprio l’eccessiva lunghezza dei tempi di attesa.

I dati della Fondazione Gimbe confermano lo squilibrio strutturale del sistema: la spesa sanitaria privata sostenuta direttamente dalle famiglie ha superato i 41 miliardi di euro all’anno. Questa dinamica colpisce soprattutto il Mezzogiorno. Anche in questo caso, i numeri e le conferme non mancano. Il Report Svimez “Un Paese, due emigrazioni”, presentato il 17 febbraio 2026 in collaborazione con Save the Children, testimonia che tra il 2002 e il 2024 gli over 75 formalmente residenti al Sud ma che vivono stabilmente al Centro-Nord sono quasi raddoppiati, passando da 96mila a oltre 184mila. Dopo il ricongiungimento familiare con i figli, la seconda causa di questa nuova migrazione interna è proprio l’accesso alla prestazioni sanitarie, che al Settentrione funzionano meglio rispetto al Sud Italia.

(AdnKronos)

11 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Immigrati. Le richieste di asilo tornano ai livelli del 2021: -17% rispetto a 2025

Nel primo semestre del 2026, i paesi dell’area UE+ hanno ricevuto 332.000 domande di protezione internazionale, il 17 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati pubblicati ieri dall’Agenzia dell’Ue per l’Asilo. Si tratta del dato più basso registrato in un primo semestre dell’anno dal 2021, segnato ancora dalla pandemia di Covid, e di un livello analogo a quello del triennio 2017-19, dopo la crisi dei rifugiati siriani. La transizione in Siria è uno dei fattori che ha contribuito alla riduzione delle domande di asilo, secondo l’Agenzia. Un altro fattore è la cooperazione con i paesi di origine e di transito. “L’escalation delle ostilità in Medio Oriente non ha portato a un aumento delle domande di asilo”, ha sottolineato l’Agenzia.

La principale nazionalità per richieste di asilo rimane l’Afghanistan, anche se con una diminuzione del 7 per cento su base annua, con 39 mila richieste. La seconda nazionalità è il Venezuela con 33 mila richieste e un calo di circa un terzo. Tuttavia, il 93 per cento delle domande d’asilo di venezuelani è stato presentato in Spagna. La terza nazionalità è il Bangladesh con 20 mila domande, in aumento del 13 per cento. La Francia è diventata il primo paese per numero di domande con 69 mila, seguita da Italia (66 mila), Spagna (55 mila) e Germania (55 mila).

L’Agenzia per l’asilo prevede un rigetto più rapido delle domande di asilo — Con l’entrata in vigore del nuovo Patto su migrazione e asilo, gli Stati membri dell’Ue dovrebbero ridurre il tasso di riconoscimento della protezione internazionale, grazie alle norme sulle procedure accelerate che consentono di rigettare le domande in modo più sbrigativo. Il Patto prevede che gli Stati membri debbano applicare la procedura di frontiera e la procedura di esame accelerata ai richiedenti provenienti da paesi per i quali il tasso medio di riconoscimento dell’UE in prima istanza è stato inferiore al 20 per cento nell’anno precedente. La stessa procedura si applica ai richiedenti asilo provenienti da paesi designati come sicuri.

Nel primo semestre del 2026, quasi il 56 per cento delle domande proveniva da cittadini di paesi che soddisfacevano uno o più di questi criteri. Tra questi figuravano alcuni dei gruppi di richiedenti più numerosi, come i cittadini provenienti dal Venezuela (33 mila), dal Bangladesh (20 mila), dall’Egitto (12 mila) e dalla Turchia (12 mila).

(Il Mattinale Europeo)

10 SETTEMBRE 2026

IRANIRAN. Donna non cura in ospedale altra donna senza hijab

In una clinica, una donna si rifiuta di prestare assistenza medica a un'altra donna perché non indossa l'hijab. "Sono io che comando qui. Devi indossare l'hijab", le dice. La donna si rifiuta, lascia cadere il numero dell'appuntamento e se ne va. I sostenitori del regime stanno ora diffondendo il video come esempio di come dovrebbero essere trattate le donne che rifiutano l'obbligo dell'hijab.

10 SETTEMBRE 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Le criptovalute tra le prime minacce economiche secondo l'Agenzia Anticrimine

Il Centro Nazionale per i Reati Economici del Regno Unito (NECC), articolazione della National Crime Agency, ha collocato le criptovalute al terzo posto tra nove priorità nella lotta alla criminalità economica. Come riporta Decrypt, nel rapporto annuale dell'agenzia, pubblicato nei giorni scorsi, gli unici due ambiti considerati più a rischio sono i "facilitatori professionisti" corrotti (avvocati e commercialisti coinvolti in schemi illeciti) e le persone politicamente esposte. Le criptovalute superano così, nella scala delle priorità, sia il contante di provenienza criminale sia il fenomeno dei cosiddetti money mules, le persone che prestano i propri conti correnti per far transitare denaro sporco.

La classifica delle nove priorità è stata definita dall'NECC insieme alla Financial Conduct Authority, al Ministero dell'Interno britannico e al Tesoro, e pubblicata lo scorso luglio. Si tratta di un documento che orienta gli sforzi di controllo (compliance) richiesti alle società regolamentate, comprese banche e piattaforme di scambio di criptovalute.

Nel rapporto l'agenzia sottolinea che i criminali stanno facendo un uso "innovativo" dei prodotti in criptovalute per eludere i controlli e spostare valore illecito su larga scala. Il passaggio si inserisce in una valutazione delle minacce che descrive reti di riciclaggio in espansione oltre i confini nazionali, capaci di combinare metodi "nuovi e tradizionali" e di far transitare denaro contemporaneamente attraverso i circuiti legali e quelli illegali. Molti gruppi della criminalità organizzata, spiega l'NECC, non riciclano più direttamente i propri proventi, ma affidano il compito a reti specializzate dietro pagamento di una commissione.

L'agenzia ha dichiarato di voler sviluppare "una capacità sulle criptovalute più proattiva e basata sull'intelligence" per rispondere alle priorità trasversali individuate, un linguaggio che segnala l'intenzione di passare dalla semplice gestione delle segnalazioni ricevute alla generazione autonoma di obiettivi investigativi. Il rapporto non fornisce però dettagli operativi su come questo cambiamento verrà attuato in pratica.

Tra i risultati concreti citati nel documento c'è l'Operazione Destabilise, l'indagine avviata nel 2022 contro reti russofone dedite alla conversione di contante di provenienza criminale in criptovalute. L'operazione ha portato finora a 129 arresti e al sequestro di oltre 25 milioni di sterline tra contanti e criptoattività nel Regno Unito, un arresto in più rispetto all'aggiornamento diffuso lo scorso novembre. L'NECC ha annunciato l'intenzione di ampliare questo approccio anche ad altre reti di riciclaggio ad alto impatto ritenute le più pericolose per la sicurezza finanziaria del Paese.

Il rapporto cita inoltre l'Operazione Atlantic, uno sprint investigativo di una settimana condotto presso il quartier generale della National Crime Agency a Londra in collaborazione con il Secret Service statunitense e con le principali piattaforme di scambio Coinbase, Binance, Kraken e l'emittente della stablecoin Tether. L'operazione, condotta a marzo, ha permesso di identificare 20mila vittime di truffe di tipo "approval phishing" e di congelare 12 milioni di dollari, oltre a disattivare più di 120 domini web utilizzati per le frodi.

Il documento dell'NECC affronta infine il tema degli strumenti di privacy legati alle criptovalute. Un documento del Royal United Services Institute (RUSI), realizzato a seguito di una tavola rotonda promossa dallo stesso NECC, si è espresso contro un divieto generalizzato di questi strumenti, sostenendo che una messa al bando spingerebbe gli attori illeciti verso servizi non regolamentati, riducendo di fatto il numero di aziende a cui gli investigatori possono chiedere informazioni.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Italiani, 901,8 miliardi fermi sui conti correnti: quanto si perde ogni anno

Le famiglie italiane continuano a tenere gran parte dei propri risparmi parcheggiati sui conti correnti, invece di farli fruttare. Secondo l'European Wealth Drain Index, lo studio pubblicato da Revolut, si tratta di 901,8 miliardi di euro di capitale inattivo, detenuti in forma di risparmio bancario passivo. Una massa di liquidità che, secondo la ricerca, sottrae 56,5 miliardi di euro di capitale di crescita annuale all'economia italiana.

Il costo più immediato per i risparmiatori riguarda l'inflazione: su 10mila euro di risparmi, con un tasso medio dell'1,60%, la perdita di potere d'acquisto è stimata in 160 euro l'anno. Una cifra che potrebbe essere in parte recuperata: i tassi sui depositi vincolati a un anno in Italia, pari al 2,80% nel periodo considerato dallo studio, garantirebbero un rendimento reale di circa 120 euro annui su 10mila euro investiti, invece di lasciarli fermi e improduttivi sul conto corrente.

Il divario si allarga ulteriormente se il confronto si sposta sui mercati finanziari. Negli ultimi dieci anni l'ETF che replica l'indice MSCI Europe ha reso in media il 9,06% annuo: tenere il capitale fermo, anziché investirlo, comporterebbe quindi una perdita potenziale di 626 euro l'anno ogni 10mila euro di risparmio non investito.

Lo studio di Revolut inquadra il fenomeno italiano in un contesto più ampio: mentre l'Europa cerca di mobilitare i 33mila miliardi di euro di ricchezza privata complessiva del continente, l'Italia da sola ne trattiene quasi 902 miliardi in forma di depositi bancari passivi, sottraendoli a impieghi più produttivi.

Secondo la fintech, le cause di questa immobilità non si riducono al solo differenziale tra tassi bancari e rendimenti di mercato. A pesare sono anche la scarsa educazione finanziaria diffusa tra i risparmiatori, l'inerzia nella gestione dei propri risparmi e la frammentazione degli strumenti disponibili per amministrare il denaro, che scoraggia molte famiglie dall'esplorare alternative al semplice conto corrente.

Come riporta Wall Street Italia, il quadro conferma una tendenza nota da tempo: il risparmio delle famiglie italiane resta in larga parte fermo sui conti correnti, con un costo implicito che cresce quanto più a lungo il capitale rimane inattivo.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Abusivismo finanziario: Consob oscura altri 11 siti, totale a 1.816

La Consob continua la sua attività di contrasto ai siti web che offrono servizi finanziari senza le necessarie autorizzazioni. Come riporta Consob, l'Autorità ha disposto l'oscuramento di 11 nuovi siti internet: dieci di questi venivano utilizzati per svolgere abusivamente servizi e attività di investimento su strumenti finanziari, mentre un ultimo sito pubblicizzava una piattaforma di trading priva di autorizzazione.

Tra le piattaforme colpite dal provvedimento figurano "Zynerix", "Royalassetmanagement", "Interactive", "PUPRIME" e il gruppo "Rocketprobit"-"flintmoor.buzz", con tutti i rispettivi domini principali e le sottopagine collegate utilizzate per operare in Italia senza le prescritte autorizzazioni.

Con questo nuovo intervento sale così a 1.816 il numero complessivo dei siti oscurati dalla Consob dal luglio 2019, mese in cui l'Autorità ha ottenuto il potere di ordinare la chiusura dei siti degli intermediari finanziari abusivi. Di questo totale, 233 casi riguardano nello specifico fenomeni legati alle cripto-attività, ambito in cui la Consob ha ricevuto poteri di intervento più recentemente, in base alla normativa europea MiCAR.

L'oscuramento effettivo dei siti è ora affidato ai fornitori di connettività internet che operano sul territorio italiano, ai quali la Consob ordina di inibire l'accesso dall'Italia alle pagine indicate. Per motivi tecnici, ricorda l'Autorità, l'oscuramento potrà richiedere alcuni giorni prima di diventare pienamente operativo.

La Consob invita nel frattempo i risparmiatori a mantenere alta l'attenzione prima di affidare i propri capitali a intermediari online, verificando sempre che l'operatore attraverso cui si intende investire sia effettivamente autorizzato e che, per le offerte di prodotti finanziari, sia stato pubblicato il prescritto prospetto informativo. Sul sito dell'Autorità è disponibile in homepage la sezione "Occhio alle truffe!", che raccoglie informazioni e strumenti utili per riconoscere le iniziative finanziarie abusive e difendersi dalle frodi, comprese quelle più recenti che sfruttano l'intelligenza artificiale per apparire più credibili agli occhi dei risparmiatori.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Carovita. Gli italiani scelgono di mangiare a casa. Rapporto Coop

Avvertono la stanchezza del quotidiano (il 30% è sulla soglia di un vero e proprio burning out), temono come e più degli altri le guerre (87%), sentono la zavorra della difficile situazione economica (77%) e guadagnano meno di 20 anni fa e meno degli altri europei.

E' la fotografia degli italiani che emerge dal 'Rapporto Coop 2026-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani', redatto dall’Ufficio studi di Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori-Coop) e la cui anteprima digitale è stata presentata a Milano.

Il rapporto, che per alcune sue parti si è avvalso dell’ausilio dei nuovi programmi di intelligenza artificiale generativa, è orientato a leggere, con gli occhi degli italiani, le scelte che mettono in campo quotidianamente, partendo - come tutti gli anni – dal loro rapporto con il cibo.

Per fare questo, oltre ai tanti contenuti originali offerti dai contributors del Rapporto, anche questa edizione si è avvalsa di due diverse survey ('Today, Tomorrow' e 'The New World Outlook') condotte entrambe lo scorso agosto. La prima ha coinvolto un campione di 1.000 italiani rappresentativo della popolazione italiana (18-75 anni).

La seconda si è rivolta a un panel della community dei lettori delle scorse edizioni del Rapporto e ha coinvolto 800 opinion leaders e market maker.

Quella che viene fuori dal report la 'stanchezza del quotidiano'. Il 58% del campione, infatti, cita il tempo, per se stessi e per le proprie attività, come una variabile irrinunciabile del proprio benessere personale. Un mito che per più di un italiano su tre appare irraggiungibile. Il 37% (e il 45% fra gli occupati), infatti, denuncia una vita in affanno in cui la quotidianità non lascia scampo e dove agli impegni lavorativi si sommano le mille incombenze del lavoro 'ombra' della gestione della vita familiare (45%) e i ritmi frenetici del vivere contemporaneo (29%).

L’affanno di tempo porta gli italiani sulla soglia di un vero e proprio burning out che colpisce il 30% e il bisogno di tempo per sé spiega anche (almeno in parte) quella nuova tendenza a essere off più che online: un milione il calo degli utenti sui social in 2 anni, il 21% lo motiva proprio per recuperare tempo perduto. In cima alla classifica delle preoccupazioni degli italiani ci sono le guerre (87% del campione) e le tensioni geopolitiche (79%), sono zavorrati da una difficile situazione economica (77%) e percepiscono la società in cui vivono più violenta di anni fa (lo affermano 4 italiani su 5).

La famiglia resta il porto sicuro (lo indica il 64%) e sotto pressione non stupisce che la ricerca del benessere, un lascito del post-Covid, acquisti ora una valenza diversa: prima la mente e poi il corpo. Il wellness coincide con buone capacità cognitive per il 64% degli italiani, seguito dal benessere psicologico (54%) e solo a distanza dalla salute fisica (43%). Questa voglia di ridefinire le proprie priorità verso obiettivi non economici nasce probabilmente dall’aver acquisito come un dato di fatto la mancata crescita dei propri redditi: gli italiani guadagnano meno di 20 anni fa e meno degli altri europei (peggio di noi solo la Grecia) e anche per questo l’Italia vanta il record non certo invidiabile di essere uno dei Paesi più disuguali d’Europa dove l’indice di Gini, che misura le disuguaglianze interne, sale in cinque anni di 2,5 punti percentuali e in cui il 67% delle persone ha vissuto almeno una condizione di disagio.

'Il 2026 ci consegna Paese che pare rassegnato a non crescere, Pil non oltre 0,8%'

"Per provare a contrastare questa deriva e recuperare la drammatica perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione – spiega il Rapporto Coop 2026 - sono 1 milione in più gli italiani al lavoro (rispetto al 2019), è aumentata contemporaneamente l’intensità lavorativa (35 ore in media lavorate in più all’anno tra 2019 e 2025) e sono tanti gli italiani occupati anche nei giorni festivi".

Un paradosso, perché mentre il mercato del lavoro si avvia verso una condizione di quasi piena occupazione (per il 50% degli italiani è un buon momento per cambiare lavoro), registra evidenti segnali di sofferenza: il 56% dei lavoratori italiani è insoddisfatto della propria retribuzione, il 35% denuncia ritmi e carichi di lavoro, il 32% lamenta l’assenza di spazi per fare carriera.

Dal canto loro, le imprese non trovano profili adeguati ai loro bisogni e devono trattenere a lavoro una quota crescente di over 50 e addirittura di pensionati; il 42% della forza lavoro in Italia oggi è over 50, era tale il 22% di 10 anni fa. "Il 2026 ci consegna un Paese che pare rassegnato a non crescere - sottolinea il report -; nemmeno le deroghe al Patto di Stabilità, e l’eccezionale iniezione di investimenti pubblici favorita dal Pnrr, pur in anni difficili, sono riusciti a riportare il Paese sul sentiero della crescita strutturale. Le previsioni del consenso internazionale stimano la crescita italiana inferiore al punto percentuale (la stima dell’Ufficio studi Coop di chiusura del Pil 2026 non supera lo 0,8%, 0,9% nel 2027) proprio nell’anno in cui massimo avrebbe dovuto essere il contributo del Piano di ripresa e resilienza che peraltro ha premiato l’Italia più di tutti gli altri Paesi".

Il confronto con l’Europa – e soprattutto con la vicina e simile Spagna – spiega le ragioni del "motore inceppato" dell’economia italiana. "La prima differenza è l’endemica difficoltà della nostra economia di far crescere la produttività - spiega il Rapporto Coop - .

Senza generare nuovo valore a parità di risorse impegnate non è possibile redistribuire nuova ricchezza e in ultima analisi fare crescere i redditi. La variazione della produttività italiana è negli ultimi anni addirittura negativa e accusa un differenziale di quasi un punto all’anno con l’economia spagnola (-0,2% il dato italiano a fronte del + 0,6% spagnolo). La seconda leva di possibile sviluppo è quella demografica. Senza l’aumento dei redditi i consumi possono crescere solo per incremento demografico. Anche qui il paragone con la Spagna è impietoso. La popolazione spagnola, grazie anche a una gestione più aperta dei flussi migratori, registra un +4,8% contro il -1,5% italiano. E sul fronte della produttività conta certamente anche la dimensione di impresa (da noi la più bassa d’Europa), l’assenza dai settori ad alto valore aggiunto, e il persistere di un forte ritardo nell’istruzione (la quota dei giovani laureati è ferma al 31% contro il 56% della Francia e ancora la Spagna con il 53%)".

Minore inflazione subita dagli italiani rispetto alla media europea

Solo un dato positivo emerge dalla macroeconomia del Paese: la minore inflazione subita dagli italiani rispetto alla media europea, sebbene la loro percezione sia ampiamente superiore a quella degli altri Paesi europei (+5,1% l’Italia, +3,6% area euro).

Se gli italiani avessero subito la stessa crescita dei prezzi dell’area euro avrebbero speso 22,6 miliardi in più.

Circa un quarto di questa cifra complessiva è motivato dalla minore inflazione alimentare, mentre il comparto dell’energia è l’unico che registra i prezzi più alti dell’Europa. Anche sul versante dei consumi l’Italia appare un "Paese ingessato", fermo a vent’anni fa dove, però, si fanno strada nuove regole e nuove priorità.

Consumare meno e combattere gli sprechi diventa un valore, come afferma il 65% degli intervistati, ma non solo per necessità. Di quanti decidono di ridurre i consumi oltre uno su quatto lo fa per scelta personale. Il digitale aiuta perché è lì che il 50% degli italiani cerca consigli e idee per riparare o realizzare da soli dei prodotti. Ma il vero consulente per gli acquisti è per il 74% dei consumatori italiani l’Ai, un valore più alto di quanto non sia in altri paesi (il 68% ad esempio negli Stati Uniti). E' una Ai che dà informazioni, genera ispirazione e permette di confrontare tra varie opzioni disponibili. Ovviamente per scegliere meglio e spendere con oculatezza risorse scarse.

E il valore dato al non possesso giustifica di fatto gli unici consumi che ritornano nei desiderata degli italiani ovvero i consumi esperienziali: viaggi, week end, ma anche cura degli hobby, della creatività, il fai da te. Obbedisce alla stessa logica anche ciò che succede nel mercato del tech: esplodono gli acquisti di smartphone ricondizionati (nei primi 6 mesi dell’anno ne sono stati venduti 520.000 ovvero un +58% rispetto allo scorso anno) e se elettrodomestico deve essere almeno che sia funzionale e, comunque, accessibile. Su tutti il robottino lavapavimenti che raggiunge 1 milione di pezzi venduti pari a un +74% anno su anno.

(AdmKronos)

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Tassi Bce in crescita. Lo scenario della Fabi-bancari

Il nuovo rialzo di 0,25 punti percentuali deciso dalla Banca centrale europea, che porta il costo del denaro dal 2,25% al 2,50%, rischia di rendere più costosi mutui e finanziamenti proprio mentre il credito alle famiglie italiane è tornato a crescere.

La nuova stretta monetaria arriva dopo una fase storica di progressiva riduzione del costo del denaro che ha accompagnato la ripresa dei prestiti, in particolare quelli destinati all’acquisto delle abitazioni e ai consumi.

Nei primi sette mesi del 2026, lo stock complessivo di mutui, credito al consumo e prestiti personali è aumentato di 12,92 miliardi di euro (+1,9%) rispetto alla fine del 2025. A trainare la crescita sono stati soprattutto i mutui – aumentati di 9,16 miliardi (+2,1%) da dicembre 2025 – seguiti dal credito al consumo, cresciuto di 4,61 miliardi (+3,5%).

Continuano invece a diminuire gli altri prestiti, scesi di 0,85 miliardi (-0,8%). Il cambio di scenario della politica monetaria potrebbe ora rallentare questa dinamica. L’aumento del costo del denaro può tradursi progressivamente in condizioni meno favorevoli per chi deve accendere un nuovo mutuo o ricorrere a un finanziamento. Ad esempio, prendendo come riferimento il passaggio da un tasso del 3,00% al 4,50%, per un nuovo mutuo da 150.000 euro l’incremento della rata mensile varia da 106,16 euro a 127,62 euro, a seconda della durata del finanziamento.

PER UN MUTUO DA 150MILA EURO FINO A 128 EURO IN PIÙ AL MESE

L’impatto di una risalita dei tassi diventa più evidente osservando le rate dei nuovi mutui. Su un finanziamento da 150.000 euro, il passaggio dal 3,00% al 4,50% comporterebbe un aumento della rata di 106,16 euro al mese su una durata di 10 anni, 111,62 euro su 15 anni e 117,08 euro su 20 anni. Per le durate più lunghe, l’incremento salirebbe a 122,43 euro al mese su 25 anni e 127,62 euro su 30 anni. Su base annua, la maggiore spesa per un mutuo da 150.000 euro sarebbe di 1.273,98 euro su 10 anni, 1.339,41 euro su 15 anni, 1.404,93 euro su 20 anni, 1.469,18 euro su 25 anni e 1.531,46 euro su 30 anni. L’effetto cresce all’aumentare dell’importo finanziato. Su un mutuo da 200.000 euro, la differenza mensile varia da 141,55 euro su 10 anni a 170,16 euro su 30 anni. Per un finanziamento da 250.000 euro, l’incremento passa da 176,94 euro a 212,70 euro al mese. Le simulazioni non rappresentano una previsione dei tassi che saranno effettivamente applicati dalle banche, ma consentono di misurare gli effetti che differenti livelli del costo del credito possono produrre sulle rate dei nuovi finanziamenti

IL RIALZO ARRIVA DOPO LA RIPARTENZA DEI MUTUI

Il rialzo di 0,25 punti percentuali, che porta il costo del denaro al 2,50%, si innesta su una tendenza che si è progressivamente rafforzata negli ultimi anni. Dopo la flessione registrata nel 2023, i finanziamenti destinati all’acquisto delle abitazioni hanno ripreso a crescere e la tendenza è proseguita anche nel 2026. Lo stock dei mutui alle famiglie è passato da 424,65 miliardi di euro nel 2023 a 426,22 miliardi nel 2024, per poi salire a 440,52 miliardi alla fine del 2025 e raggiungere 449,68 miliardi a luglio 2026. Nei soli primi sette mesi di quest’anno l’aumento è stato quindi di 9,16 miliardi di euro, pari al’ 2,1%. Il dato conferma che la ripresa non è più soltanto un primo segnale di inversione di tendenza, ma un fenomeno che si è consolidato nel tempo. Il nuovo rialzo dei tassi arriva dunque in una fase nella quale il mercato dei finanziamenti per la casa aveva ritrovato slancio, aprendo un nuovo scenario per i prossimi mesi.

IN SETTE MESI 12,92 MILIARDI DI CREDITO IN PIÙ ALLE FAMIGLIE

Complessivamente, nei primi sette mesi del 2026, il credito alle famiglie, comprensivo di mutui, credito al consumo e altri prestiti, è aumentato di 12,92 miliardi di euro, pari all’1,9% rispetto alla fine del 2025, passando da 683,89 miliardi a 696,81 miliardi. La parte più consistente dell’incremento è riconducibile ai mutui, passati da 440,52 miliardi a 449,68 miliardi, con 9,16 miliardi in più (+2,1%). La crescita più sostenuta in termini percentuali riguarda invece il credito al consumo, salito da 131,17 miliardi a 135,78 miliardi, con un incremento di 4,61 miliardi (+3,5%). Si muovono in direzione opposta gli altri prestiti, cioè i finanziamenti non legati a una specifica finalità, scesi da 112,19 miliardi a 111,34 miliardi, con una diminuzione di 0,85 miliardi (-0,8%). Il quadro mostra quindi una crescita selettiva del credito: le famiglie stanno ricorrendo maggiormente ai finanziamenti soprattutto per la casa e per gli acquisti di beni e servizi, mentre continua a ridursi lo stock degli altri prestiti.

CREDITO AL CONSUMO, IN AUMENTO DI QUASI 5 MILIARDI

Tra le diverse forme di finanziamento alle famiglie, il credito al consumo registra l’aumento percentuale maggiore: +3,5% nei primi sette mesi del 2026, con 4,61 miliardi di euro in più rispetto alla fine del 2025. Anche su questo fronte, il rialzo dei tassi può modificare le condizioni maturate negli ultimi mesi. A luglio 2026, secondo l’ultimo dato della Banca d’Italia, il tasso medio sul credito al consumo è pari all’8,68%. Nell’ipotesi di una risalita al 9,50%, aumenterebbe il costo dei nuovi finanziamenti destinati all’acquisto di beni e servizi. Con un tasso al 9,50%, per una lavatrice da 700 euro finanziata in cinque anni la rata mensile sarebbe di 14,70 euro; per uno smartphone da 850 euro finanziato in due anni di 39,03 euro; per un televisore da 1.200 euro finanziato in tre anni di 38,44 euro. Un viaggio da 5.000 euro, finanziato in quattro anni, comporterebbe una rata di 125,62 euro al mese, mentre per un’automobile da 20.000 euro, finanziata in sei anni, la rata sarebbe di 365,49 euro mensili. La possibile risalita del costo dei finanziamenti assume particolare rilievo proprio perché il credito al consumo è la componente che, nei primi sette mesi dell’anno, ha registrato la crescita percentuale più sostenuta per un crescente ricorso delle famiglie italiane al credito al consumo in un contesto ancora importante di inflazione e instabilità economica.

SILEONI: «LA RIPRESA DEL CREDITO VA PRESERVATA, I TASSI NON FRENINO FAMIGLIE E CONSUMI»

«Il ritorno alla crescita del credito alle famiglie è un segnale positivo che non va sottovalutato perché dimostra che dopo una lunga fase di difficoltà si è rimesso in moto un meccanismo importante per l’economia del Paese. Il rialzo deciso dalla Bce arriva proprio mentre questa ripresa si sta consolidando e sarà quindi necessario valutarne con attenzione gli effetti nei prossimi mesi. Contrastare l’inflazione è fondamentale, perché l’aumento dei prezzi riduce il potere d’acquisto, ma allo stesso tempo occorre evitare che il costo del denaro diventi un freno per le famiglie che vogliono acquistare una casa o finanziare progetti e consumi. La ripresa del credito che si è consolidata negli ultimi mesi va preservata: una nuova fase di rialzo dei tassi cambia lo scenario e rischia di incidere sulle scelte delle famiglie proprio quando mutui e finanziamenti sono tornati a crescere. Le banche italiane sono solide e hanno dimostrato negli ultimi anni di saper accompagnare famiglie e imprese anche nelle fasi economiche più complesse. Sarà importante che continuino a farlo, mantenendo un’offerta di credito capace di sostenere l’economia reale. Il credito deve continuare a rappresentare uno strumento per sostenere i progetti delle famiglie, i consumi e la crescita del Paese» commenta il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.

(Strat Magazine)

10 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Bce aumenta i tassi un quarto di punto: 2,50%

La Bce, nella sua riunione di politica monetaria a Berlino, ha alzato i tassi d'interesse di un quarto di punto percentuale.

Il tasso sui depositi sale dal 2,25% al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90%. La decisione era attesa con quasi certezza dagli investitori.

"Nello scenario di base delle proiezioni la crescita economica dovrebbe situarsi allo 0,9% nel 2026, all'1,4% nel 2027 e all'1,5% nel 2028. La correzione al rialzo per il 2026 e il 2027 riflette principalmente una capacità di tenuta dell'economia dell'area dell'euro maggiore delle attese", scrive la Bce nel comunicato stampa sulla sua decisione di politica monetaria.

La Bce ha confermato la stima di inflazione al 3% per quest'anno, ma rivisto al rialzo la stima d'inflazione per il 2027 e 2028, rispettivamente al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. "Il conflitto in Medio Oriente - si legge - continua a generare pressioni sull'inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell'obiettivo per un periodo prolungato".

"Il Consiglio direttivo - spiega la Bce - ha deciso oggi di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della Bce. Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull'inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell'obiettivo per un periodo prolungato. La decisione odierna sottolinea l'impegno del Consiglio direttivo di definire la politica monetaria in modo da assicurare che l'inflazione si stabilizzi sull'obiettivo del 2% a medio termine".

Le prospettive restano molto incerte, con rischi orientati al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita economica. Riguardo allo shock energetico, i nuovi scenari formulati dai nostri esperti illustrano l'ampia gamma di esiti per l'evoluzione della crescita e dell'inflazione in base a diverse ipotesi sull'intensità e sulla durata dello shock, nonché sugli effetti indiretti e di secondo impatto", prosegue il comunicato della Bce.

Con la decisione odierna "il Consiglio direttivo resta in una posizione favorevole per affrontare l'incertezza causata dal conflitto. Per definire l'orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione".

Lagarde: 'Crescita resiliente anche nel terzo trimestre'

L'economia dell'area euro "si è dimostrata resiliente alle difficoltà poste dallo shock energetico" e la crescita, dello 0,6% nel secondo trimestre, "è attesa continuare nel terzo". Lagarde ha notato la crescita solida del manifatturiero, il recupero di fiducia delle famiglie e gli investimenti in Ia.

(Ansa)

10 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Poligamia e ricongiungimento: la CEDU dà ragione ai Paesi Bassi

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha stabilito all'unanimità che i Paesi Bassi non hanno violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare nel caso di un rifugiato yemenita a cui era stato negato il ricongiungimento con cinque dei suoi tredici figli, nati da due mogli diverse dalla prima.

Lo riporta il Courthouse News Service, secondo cui la sentenza riconosce alle autorità nazionali un'ampia discrezionalità in materia di ricongiungimento familiare.

L'uomo, identificato nella sentenza con le iniziali A.A. e in realtà avvocato e attivista yemenita, era arrivato nei Paesi Bassi dopo la Primavera Araba ottenendo asilo politico. Grazie alle regole sul ricongiungimento familiare era riuscito a far arrivare in Olanda la prima moglie e gli otto figli avuti da lei. In una fase successiva aveva però chiesto di far raggiungere il Paese anche dagli altri cinque figli, nati dalla seconda e dalla terza moglie, pur sapendo che la poligamia è vietata dalla legge olandese e senza dunque chiedere l'ingresso delle due donne.

Le autorità dei Paesi Bassi avevano respinto questa seconda richiesta sostenendo che i cinque bambini vivevano già in condizioni stabili e dignitose in Turchia insieme alle rispettive madri, entrambe titolari dello status di rifugiate. I funzionari olandesi avevano inoltre proposto all'uomo una soluzione alternativa: divorziare dalla seconda e dalla terza moglie, così da poter beneficiare di regole più favorevoli al ricongiungimento. L'uomo ha però rifiutato questa opzione.

Nel ricorso presentato alla Corte di Strasburgo, il rifugiato ha sostenuto che il rifiuto di ammettere i cinque figli violasse il suo diritto alla vita familiare, tutelato dall'articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. La Corte, pur riconoscendo che tra l'uomo e i cinque bambini esistono legami familiari giuridicamente tutelati, ha respinto all'unanimità il ricorso. Secondo quanto pubblicato sul sito ufficiale della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, i giudici hanno ritenuto che la valutazione compiuta dalle autorità olandesi avesse raggiunto un giusto equilibrio tra gli interessi del ricorrente e quelli dello Stato.

La normativa dell'Unione Europea sul ricongiungimento familiare vieta l'ingresso di un secondo coniuge quando il richiedente vive già con un altro coniuge, e consente inoltre restrizioni sull'ingresso di figli nati da altri matrimoni, a condizione che le autorità nazionali valutino la situazione specifica di ciascun minore. Secondo quanto riportato da Courthouse News, Susan Rutten, docente di diritto islamico della famiglia in contesto europeo all'Università di Maastricht, ha osservato che la sentenza non ha affrontato la questione delle disuguaglianze negli esiti tra i figli nati dai diversi matrimoni, pur ritenendo che il luogo di residenza dei bambini e la possibilità di mantenere i contatti con il padre potessero giustificare esiti differenti caso per caso.

Giovanni Zaccaroni, professore associato di diritto dell'Unione Europea all'Università di Milano-Bicocca, ha commentato che legare automaticamente il rifiuto del ricongiungimento alla condizione di poligamia rischia di compromettere l'interesse superiore dei minori, definendo la pronuncia un esempio di come il margine di apprezzamento riconosciuto agli Stati membri sia "un'arma a doppio taglio". Nel frattempo, secondo la stessa fonte, la seconda moglie dell'uomo è nel frattempo riuscita a raggiungere i Paesi Bassi insieme ai suoi figli, ottenendo lo status di rifugiata nel giugno 2025, mentre la sua domanda di ricongiungimento familiare risulterebbe ancora pendente.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Restinco, la CEDU condanna di nuovo l'Italia per minori detenuti illegalmente

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo torna a condannare l'Italia per il trattamento riservato ai minori stranieri non accompagnati. Con la decisione del 3 settembre 2026 relativa al caso B.C. contro Italia (ricorso n. 42909/23), i giudici di Strasburgo hanno accertato la detenzione illegittima di un quindicenne originario della Costa d'Avorio, trattenuto nel Centro di Accoglienza di Restinco, in provincia di Brindisi, e hanno disposto a suo favore un risarcimento del danno.

Come riporta ASGI, l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione che ha seguito il caso, il ragazzo era arrivato in Italia a inizio agosto 2023. Dopo le procedure di accertamento dell'età, è stato trattenuto dal 6 ottobre al 22 dicembre 2023 nel centro di Restinco, una struttura il cui contratto di gestione era predisposto esclusivamente per adulti. Nonostante questo, all'epoca dei fatti nel centro si trovavano ben 88 minorenni, ospitati in una struttura non pensata né attrezzata per loro.

Il trasferimento del ragazzo in un centro per minori del Sistema Nazionale di Accoglienza è avvenuto solo dopo un'istanza presentata alla Corte EDU ai sensi dell'articolo 39 del suo Regolamento, e comunque dopo due mesi e mezzo di permanenza a Restinco. Un altro elemento critico riguarda la tutela legale del minore: fino a luglio 2024 il suo tutore è stato individuato nella stessa persona che gestiva il centro di Restinco, una sovrapposizione di ruoli che solleva evidenti dubbi sulla effettiva indipendenza della tutela.

Il ricorso alla Corte di Strasburgo è stato presentato dagli avvocati Marina Angiuli e Dario Belluccio, con il supporto della dottoressa Erminia Sabrina Rizzi. La Corte ha riscontrato la violazione dell'articolo 5, commi 1, 2 e 4 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, rilevando l'assenza di una base giuridica chiara che regolasse la detenzione del minore. Questa carenza ha impedito al ragazzo sia di conoscere i motivi legali della privazione della libertà personale, sia di poterla contestare efficacemente davanti a un giudice.

ASGI ricorda di aver denunciato già a partire dal 2016 l'inidoneità strutturale del centro di Restinco a ospitare minori. L'associazione accosta questa nuova pronuncia ad altre condanne già inflitte all'Italia dalla Corte EDU per situazioni analoghe, riguardanti i centri di Crotone, l'hotspot di Taranto e la struttura di Contrada Cifali a Ragusa, oltre alla sentenza Darboe e Camara, altro caso simbolo delle criticità del sistema di accoglienza italiano per i minori stranieri non accompagnati.

10 SETTEMBRE 2026

CILECILE. Procura accusa ministro Interno di aver assoldato banda di narcos per un omicidio

La Procura del Cile ha formalmente accusato Diosdado Cabello, ministro dell'Interno, Giustizia e Pace del regime chavista venezuelano, di aver assoldato e pagato la banda criminale narco del Tren de Aragua per assassinare l'ex tenente venezuelano Ronald Ojeda, oppositore in esilio a Santiago. Come riporta CiberCuba, la conclusione arriva dopo due anni di indagini della giustizia cilena.

Il caso ha origine il 13 dicembre 2023, quando Ojeda si incontrò a Cúcuta, in Colombia, con l'ex militare Ángelo Heredia, il leader studentesco Pablo Parada e altri oppositori per pianificare azioni contro Nicolás Maduro. Secondo la ricostruzione, la Direzione Generale di Controspionaggio Militare venezuelana si sarebbe alleata con la guerriglia dell'ELN per rapire i partecipanti alla riunione sul territorio colombiano: Heredia fu catturato e consegnato ai militari venezuelani al confine, dove resta detenuto, mentre Parada si salvò perché non arrivò in tempo all'incontro. Ojeda riuscì invece a fuggire attraversando Ecuador e Perù, fino a stabilirsi a Santiago del Cile.

L'avvocato della famiglia Ojeda, Juan Carlos Manríquez, ha dichiarato davanti ai tribunali cileni che la Procura sostiene la tesi secondo cui il gruppo criminale sarebbe stato "contratado, negociado, utilizado y a su vez servido como un verdadero autor criminal con dineros provenientes de Venezuela pagados por" Diosdado Cabello, fuori dal Venezuela e fuori dal Cile, secondo la testimonianza di tre persone coinvolte nell'indagine. Il procuratore regionale Héctor Barros ha indicato che sarebbe stato proprio Cabello a occuparsi della trattativa e del finanziamento dell'operazione.

Ojeda fu rapito il 21 febbraio 2024 da membri del Tren de Aragua travestiti da agenti della polizia investigativa cilena PDI, che lo portarono via dal suo appartamento a Santiago. Il suo corpo venne ritrovato giorni dopo, soffocato e sepolto sotto il cemento in un'edilizia del distretto di Maipú, nella capitale cilena.

L'indagine della Procura cilena ha ricostruito l'intera operazione criminale attraverso Colombia, Costa Rica, Stati Uniti e Cile, individuando sospetti in diversi paesi. L'accusa formale contro Cabello arriva a pochi giorni dall'inizio del processo contro 34 membri dell'organizzazione criminale Tren de Aragua coinvolti nel caso. Due degli imputati, Luis Alfredo Carrillo, alias "Gocho", e Dayonis Orosco, alias "El Botija", sono stati estradati dalla Colombia solo poche settimane prima dell'apertura del dibattimento.

Diosdado Cabello è già ricercato dagli Stati Uniti, che offrono una taglia fino a 25 milioni di dollari per informazioni utili alla sua cattura, con accuse di narcoterrorismo e traffico di cocaina. È considerato tra i leader del cosiddetto Cartel de los Soles, la rete di narcotraffico legata all'alto comando militare e politico venezuelano. Dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi, avvenuta il 3 gennaio 2026, Cabello è rimasto ministro dell'Interno nel governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez.

Secondo l'analista di sicurezza e difesa Jairo Libreros, il caso rischia di mettere in seria difficoltà il governo ad interim venezuelano e potrebbe aumentare la pressione internazionale sul dirigente chavista. Un'eventuale estradizione di Cabello, tuttavia, dipenderebbe dalle decisioni di Donald Trump piuttosto che da quelle di Miraflores.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Alta Velocità Trenitalia. Un sito per controllare l'efficienza

Europa Radicale ha presentato ieri alla Camera dei deputati, con l'onorevole Benedetto della Vedova di +Europa e la senatrice Raffaella Paita di Italia Viva, il nuovo portale https://ritardi.info, che apre a tutti i cittadini la conoscenza dei dati reali dell'alta Velocità

Chiunque abbia viaggiato sull'Alta Velocità italiana sa che i disservizi sono gravi e frequenti: proprio oggi guasti alla linea hanno provocato ritardi anche superiori ai 180 minuti.

Il portale che abbiamo presentato consente a ogni cittadino di consultare, giorno per giorno, le performance aggiornate di ogni tratta e di ogni Freccia di Trenitalia in servizio sulle linee AV.

Solo Trenitalia, però. Italo i suoi dati non li rende nemmeno disponibili, e questo è il punto politico: un lavoro di trasparenza che valga per tutti gli operatori e per tutti i cittadini dovrebbe farlo il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, non un'associazione con le proprie forze.

L'analisi dimostra in modo inequivocabile che esiste un problema strutturale di sovraccarico della linea. Il ministro Salvini, invece di mettersi sulla difensiva raccontando balle, dovrebbe aprire il nostro sito, guardare i numeri e confrontarsi con la realtà.»

Il portale a cura di Europa Radicale è consultabile su https://ritardi.info.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Nota Istat sull’andamento dell’economia italiana. Luglio - Agosto 2026

Le differenze nei tassi di crescita tra le principali economie si attenuano nel secondo trimestre del 2026. Negli Stati Uniti la dinamica del Pil rallenta pur restando robusta sostenuta da consumi e investimenti in IA, nell’area euro l’economia cresce dopo i primi tre mesi di stasi; in Cina l’attività decelera.

Le prospettive internazionali rimangono incerte. La prosecuzione dei conflitti, in particolare quello tra Stati Uniti e Iran, continua ad avere effetti negativi sulle catene di approvvigionamento globali.

Nel secondo trimestre, in Italia si conferma la crescita del prodotto interno lordo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuta da consumi privati e investimenti. Prosegue quindi la fase di espansione iniziata nel terzo trimestre del 2025. La variazione acquisita del Pil per il 2026 è pari a 0,8%.

Torna a crescere la produzione industriale, dopo i due cali registrati a maggio e giugno (rispettivamente -0,2% e -1,1% in termini congiunturali), l’indice destagionalizzato della produzione industriale a luglio è aumentato dello 0,7% rispetto al mese precedente.

A luglio rimane stabile il numero di occupati rispetto a giugno, pari a a 24 milioni 370mila unità. Questo risultato è sintesi di un aumento tra gli uomini e i 35-49enni, a fronte di una diminuzione tra le donne e in tutte le altre classi d’età. Nel confronto mensile, il tasso di disoccupazione, che nell’area euro è 6,4%, scende al 5,8%.

L’incremento dei prezzi dei beni energetici alimenta un’accelerazione dell’inflazione: ad agosto secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,2% in termini tendenziali (+3,3% il dato per l’area euro), in aumento rispetto al 2,9% di luglio.

Focus: Tra il 2021 e il 2026 il mercato del lavoro italiano ha mostrato un trend positivo, con un incremento del tasso di occupazione e una flessione della disoccupazione. La crescita occupazionale ha riguardato tutte le classi di età ad eccezione dei più giovani, risultando più elevata per la classe di età 50-64 anni (+7,8 punti), anche a causa del progressivo invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche. A livello contrattuale si consolida il lavoro stabile, con un aumento dei dipendenti permanenti e una contestuale riduzione di quelli a termine.

10 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Diesel Euro 5, blocco auto dal 1 ottobre: le regioni interessate

Dal 1 ottobre, nelle regioni del Bacino padano potrebbero entrare in vigore limitazioni alla circolazione per i veicoli diesel Euro 5. La misura è pensata per diminuire il livello delle emissioni in una delle aree più inquinate d’Italia e dell’intera Europa. Lo stop, però, non riguarderà indistintamente tutta la Pianura padana. Le regioni hanno la possibilità di adottare misure alternative per diminuire le emissioni, come ha fatto il Piemonte e come sembrano intenzionati a fare Veneto ed Emilia-Romagna. Al momento le restrizioni sono confermate in Lombardia.

(IlSole24Ore)

10 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Affitti brevi. La bozza del nuovo regolamento

Parte la stretta europea sugli affitti brevi. Il commissario europeo per la Casa, Dan Jorgensen ha presentato ufficialmente la bozza di regolamento che punta a costruire per la prima volta un quadro europeo comune sulle locazioni turistiche. Dando a Regioni e Comuni la possibilità di introdurre restrizioni nelle zone considerate sotto stress abitativo.

Aree sotto stress

Il regolamento, come da anticipazioni, fissa un rapporto di otto tra redditi e prezzi medi di compravendita come elemento chiave per verificare se un’area è sottoposta a stress abitativo eccessivo e ha, quindi, bisogno di accedere alle limitazioni. Gli altri sono parametri storici (la crescita di questo rapporto nell’arco dei dieci anni passati) e ipotesi sul futuro (la possibilità che questa tendenza si interrompa nei tre anni successivi). Ma c’è una novità nel testo finale: se questo parametro supera il limite di dieci, questo è sufficiente da solo a giustificare i vincoli.

Le limitazioni

Nelle zone ad alto stress potranno scattare le limitazioni sugli affitti brevi. Su questo il regolamento lascia carta bianca ai Comuni e alle Regioni, senza dare indicazioni specifiche. Il motivo è che le misure potrebbero cambiare molto a seconda delle aree. Potrebbero esserci divieti di avviare nuove attività di locazione breve. Oppure, le locazioni brevi potrebbero essere limitate entro un tetto massimo: un limite che potrebbe anche valere per i singoli edifici. Ancora, potrebbe essere fissato un tetto al numero di notti vendibili ogni anno. Tra le misure più contestate a livello politico, c’è anche la possibilità di limitare l’uso o l’acquisto di immobili in locazione breve.

Certezze per le amministrazioni

L’obiettivo della manovra della Commissione è dare certezza normativa alle amministrazioni che scelgono di adottare limitazioni all’interno delle regole del mercato unico europeo. Finora, infatti, in tutte le città italiane ed europee che hanno adottato queste misure sono scattati ricorsi e contestazioni: la legge regionale della Toscana sugli affitti brevi è stata, addirittura, oggetto di un’impugnativa davanti alla Corte costituzionale (vinta dalla Regione). La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen dice: «Un anno fa ho promesso di affrontare la questione dell’accessibilità delle case. Oggi, facciamo un passo in questa direzione, portando maggiore chiarezza e supporto alle amministrazioni locali. La mancanza di case a prezzi accessibili è un problema per tanti cittadini europei. Lavoratori e studenti non possono permettersi di vivere dove svolgono i loro servizi e dove studiano».

I passaggi che mancano

Questo passaggio, comunque, non conclude l’iter del regolamento. La proposta della Commissione europea ora dovrà passare al vaglio del Parlamento e del Consiglio, prima di arrivare a un testo definitivo. Il provvedimento, comunque, avrà la forma del regolamento e, una volta licenziato, sarà direttamente applicabile nei paesi membri.

(Giuseppe Latour su IlSole24Ore del 09/09/2026)

9 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Comuni sommersi dai questionari: la PA tradisce il once-only

I piccoli comuni italiani si trovano a dover rispondere a richieste ripetitive e sovrapponibili sulla digitalizzazione dei propri servizi, provenienti da soggetti diversi della pubblica amministrazione. È quanto denuncia Agenda Digitale, che ricostruisce il carico burocratico che grava sui responsabili della transizione digitale comunale.

Nel giro di poche settimane, uno di questi funzionari può ritrovarsi a compilare almeno tre questionari diversi ma dai contenuti molto simili tra loro. Il primo arriva da Anci e dal Dipartimento per la trasformazione digitale, che chiedono un aggiornamento della mappatura dei servizi digitali offerti dal comune. Il secondo è promosso da AgID e riguarda il censimento del patrimonio ICT dell'ente, con tanto di attestato che deve essere firmato dal legale rappresentante. A questi si aggiunge, negli anni previsti, la rilevazione Istat sulle tecnologie dell'informazione nelle amministrazioni locali.

Tre enti diversi - Anci-Dtd, AgID e Istat - finiscono così per raccogliere dati in larga parte sovrapponibili, ma attraverso moduli e formati differenti. Il risultato è un carico amministrativo che pesa in modo sproporzionato sugli enti più piccoli, spesso privi di personale dedicato e costretti a distogliere risorse già scarse per rispondere più volte alle stesse domande poste in modo diverso.

Questa frammentazione, sottolinea Agenda Digitale, tradisce nei fatti il principio once-only, secondo cui la pubblica amministrazione dovrebbe raccogliere una sola volta le informazioni di cittadini ed enti, evitando di richiederle ripetutamente attraverso canali diversi. Un principio già sancito a livello normativo ma che, come dimostra il caso dei questionari sulla digitalizzazione comunale, fatica a trovare applicazione concreta quando gli stessi dati vengono chiesti in momenti diversi da amministrazioni diverse, senza un reale coordinamento tra loro.

9 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. Caldo estremo 2026: meno raccolti in Ue, rincari in vista per i consumatori

L'estate 2026 è stata la più calda mai registrata in diversi paesi europei - in Italia dal 1950, oltre che in Francia, Belgio e Gran Bretagna - e il conto lo sta pagando l'agricoltura, con conseguenze che si scaricheranno su aziende agricole e, soprattutto, sui consumatori. Come riporta Domani, temperature record e siccità hanno ridotto i raccolti in tutto il continente, anticipato i cicli di maturazione delle colture e causato perdite economiche nell'ordine dei miliardi di euro.

Secondo i dati della Commissione europea, la produzione complessiva di cereali nell'Unione dovrebbe chiudere l'anno inferiore del 9% rispetto al 2025: negli ultimi dieci anni un livello così basso si era registrato soltanto nel 2024, tuttora l'anno più caldo mai rilevato a livello globale. Il mais è la coltura più colpita: la produzione dovrebbe calare del 13%, passando da circa 60 milioni di tonnellate nel 2025 a 52 milioni nel 2026, il dato più basso dal 2007. Quasi tutti i paesi Ue, con la sola eccezione della Bulgaria, dovrebbero chiudere l'anno con una produzione cerealicola inferiore a quella dello scorso anno, e non calano solo i volumi complessivi ma anche le rese per ettaro: secondo il Joint Research Centre della Commissione, a soffrire di più sono Slovacchia, Austria e Ungheria, con oltre una tonnellata in meno per ettaro rispetto al 2025.

Il caldo estremo non incide solo sulla quantità raccolta, ma anche sui tempi: nel 2026 mais, colza e grano invernale sono maturati molto prima rispetto all'inizio del secolo. Secondo la Commissione, in alcune aree dell'Ue il grano invernale ha raggiunto la maturità fino a venti giorni prima rispetto al 2000, con anticipi simili per mais e colza.

In Francia, primo produttore agricolo dell'Unione, gli effetti sono particolarmente marcati: la produzione di mais dovrebbe diminuire del 35% rispetto allo scorso anno e, secondo Agreste - il servizio statistico del ministero dell'Agricoltura francese - potrebbe scendere al livello più basso dal 1980. In alcune delle principali aree di coltivazione di carote il raccolto è diminuito del 30%, mentre le alte temperature hanno anticipato anche le vendemmie, iniziate in diverse zone già a metà luglio, con grappoli più piccoli e meno succosi.

I danni riguardano l'intero continente. Nei Paesi Bassi alcuni produttori di patate segnalano rese inferiori di circa un terzo. In Italia la siccità ha colpito le risaie della Pianura Padana: nel solo Pavese le perdite potenziali sono stimate in oltre 100 milioni di euro. In Austria la produzione di cereali, mais compreso, dovrebbe diminuire del 18% e in alcune aree la siccità ha dimezzato la disponibilità di foraggio. Nel Regno Unito, secondo i dati del centro studi Energy and Climate Intelligence Unit, il 2026 potrebbe rivelarsi il peggior raccolto di cereali e semi oleosi dal 1984, anno di inizio delle rilevazioni dettagliate.

Il conto economico è ancora parziale, ma già consistente. La stessa Energy and Climate Intelligence Unit stima che la sola ondata di calore di giugno abbia provocato tra 2 e 2,3 miliardi di euro di perdite nella produzione di cereali. Francia, Germania, Ungheria e Spagna concentrano l'86% dei mancati ricavi: la Francia è il paese più colpito con 891 milioni di euro di perdite, seguita dall'Ungheria con 444 milioni e dalla Spagna con 276 milioni.

A un livello più ampio, secondo i dati di Triodos Bank gli eventi meteorologici estremi di questa estate potrebbero ridurre il Pil dell'Unione europea di circa l'1% nel 2026, pari a 180 miliardi di euro - una cifra che rischia di azzerare pressoché per intero la crescita economica prevista per l'anno. Le conseguenze, avverte Domani, arrivano infine anche ai consumatori: secondo la Fao i prezzi alimentari globali sono già ai livelli più alti dall'inizio del 2023.

9 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Da presunti scafisti allo status di rifugiati politici

Una vicenda giudiziaria nata a Napoli nel luglio 2024 si è conclusa con un doppio riconoscimento a favore di quattro migranti inizialmente accusati di essere scafisti: prima l'assoluzione penale, poi lo status di rifugiato politico. Come riporta Libero Quotidiano, il 5 dicembre 2025 il tribunale di Napoli aveva assolto quattro richiedenti asilo dall'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, dopo che erano stati detenuti per 17 mesi nel carcere di Poggioreale.

I quattro erano stati fermati appena sbarcati a Napoli nel luglio 2024, dopo essere stati recuperati insieme ad altre persone dalla nave della ong SOS Méditerranée, la Ocean Viking. Secondo le testimonianze raccolte a bordo, erano loro ad aver guidato le due imbarcazioni partite dalle coste libiche. Su questa base erano stati identificati come "scafisti" e trasferiti in carcere.

Le motivazioni della sentenza sono state diffuse solo di recente. I giudici hanno stabilito che gli imputati dovevano essere assolti perché esisteva un dubbio non superabile sul fatto che la loro condotta fosse stata determinata da una situazione di necessità, provocata dalle violenze e dalle minacce subite da parte di soggetti presumibilmente legati a organizzazioni dedite al traffico di esseri umani. In altre parole, per il tribunale i quattro non erano trafficanti né organizzatori del viaggio, ma persone costrette con la forza a condurre l'imbarcazione per sopravvivere insieme agli altri migranti a bordo.

L'assoluzione ha permesso ai quattro di uscire dal circuito penitenziario, pur restando sul territorio italiano in quanto richiedenti asilo, con la procedura per il riconoscimento della protezione internazionale avviata fin dal loro arrivo in Italia. Nel frattempo la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Napoli ha esaminato alcune delle domande presentate dai quattro uomini, riconoscendo loro all'unanimità lo status di rifugiato politico, la forma di tutela più alta prevista dalla normativa italiana in materia di asilo.

Il caso ha riacceso il dibattito sulle modalità con cui vengono formulate le accuse di scafismo, spesso basate su testimonianze raccolte in modo rapido e concitato nelle ore immediatamente successive agli sbarchi. Le difese dei quattro migranti erano state sostenute dalle avvocate Tatiana Montella e Martina Stefanile, che hanno parlato di una sentenza capace di superare l'automatismo che equipara chiunque sia alla guida di un'imbarcazione a un membro delle organizzazioni criminali che gestiscono le traversate.

9 SETTEMBRE 2026

USAUSA. Alzheimer avanzato: donna riprende a parlare dopo funghi psilocibinici

Un caso clinico pubblicato sulla rivista Frontiers in Neuroscience descrive un episodio che ha attirato l'attenzione della comunità scientifica internazionale: una donna giapponese-americana ottantenne, malata di Alzheimer in fase avanzata da un decennio, ha mostrato miglioramenti significativi nel linguaggio, nella memoria e nella mobilità dopo aver assunto una dose elevata di funghi contenenti psilocibina.

Secondo quanto riportato dagli autori dello studio - Marcos Lago, Mariana Cerveira e Joe Xavier Simonet, ricercatori legati all'organizzazione brasiliana Associação Cruz de Ankh - la paziente da almeno cinque anni si esprimeva quasi esclusivamente a monosillabi, necessitava di assistenza continua per vestirsi e muoversi, soffriva di incontinenza urinaria cronica e mostrava un'espressività emotiva molto limitata, con difficoltà anche nella deglutizione.

Ai ricercatori non erano disponibili conferme tramite biomarcatori o neuroimaging avanzato: la diagnosi di Alzheimer avanzato si basava sul quadro clinico osservato nel contesto reale di cura, senza escludere del tutto possibili componenti vascolari o altre forme di declino neurodegenerativo misto.

Alla donna è stata somministrata una singola dose orale di 5 grammi di funghi psilocibinici della varietà coltivata nota come "Enigma". La fase acuta dell'esperienza è stata segnata da un'intensa attivazione del sistema nervoso autonomo, con sudorazione profusa, una sospetta ipertermia e un prolungato stato simile al sonno profondo, tanto marcato che, secondo quanto riferito, i familiari temevano che fosse diventata incosciente.

Circa 19 ore dopo la somministrazione, la paziente ha iniziato spontaneamente a parlare in modo autobiografico, in un episodio durato diverse ore. Nei giorni e nelle settimane successive sono stati osservati miglioramenti funzionali multipli: recupero della continenza urinaria anche notturna, capacità di vestirsi autonomamente, deambulazione migliorata, maggiore reattività emotiva, interazione sociale sostenuta, recupero di ricordi legati al contesto e conversazione spontanea, con mantenimento del contatto visivo e sorrisi verso i familiari.

Di fronte alla persistenza di alcuni miglioramenti ritenuti clinicamente significativi, un mese dopo è stata effettuata una seconda sessione supervisionata con una dose di 3 grammi degli stessi funghi. Questa seconda somministrazione ha portato a ulteriori benefici: maggiore capacità di espressione verbale, più senso dell'umorismo, aumento dell'agilità nel camminare e potenziamento delle capacità sociali già recuperate.

Gli stessi autori dello studio, tuttavia, sottolineano che si tratta di miglioramenti transitori e non di un'inversione della malattia. Non essendo uno studio clinico controllato ma l'osservazione di un singolo caso, non sono stati eseguiti scansioni cerebrali né test cognitivi standardizzati durante l'esperienza, e i risultati non possono essere considerati una prova dell'efficacia della psilocibina contro l'Alzheimer.

Diversi esperti indipendenti, commentando la vicenda su The Conversation, hanno definito i risultati intriganti ma lontani da una prova scientifica. Restano infatti rischi concreti per le persone anziane, tra cui cadute, problemi cardiovascolari e circolatori e possibili interazioni con farmaci già in uso, oltre al pericolo che le esperienze psichedeliche risultino spaventose o disorientanti per soggetti vulnerabili. L'assenza di complicazioni durature nel caso descritto, avvertono gli esperti, non basta a dimostrare che l'approccio sia sicuro.

Nel frattempo, ricerche separate e più strutturate sono in corso all'Università della California a Berkeley, dove un gruppo di ricercatori sta studiando gli effetti della psilocibina su adulti sani tra i 60 e gli 85 anni. Ai partecipanti verrà somministrata psilocibina sintetica in dosi comprese tra 1 e 30 milligrammi, con risonanze magnetiche e test cognitivi prima e dopo l'intervento per monitorare memoria, percezione e regolazione emotiva. Va precisato che questo studio non sta testando un trattamento contro la demenza, ma cerca di capire se i cambiamenti cerebrali positivi osservati nei modelli animali si traducano in effetti reali sull'invecchiamento cognitivo umano.

Al momento non esistono trattamenti a base di psilocibina approvati per l'Alzheimer o altre forme di demenza, e l'accesso legale alla sostanza resta limitato a specifici programmi regolamentati a livello statale o a contesti di ricerca autorizzati.

9 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Veneto, 4.000 posti Rsa fantasma mentre 10mila anziani aspettano

In Veneto risulterebbero tra i 3.000 e i 4.000 posti letto nelle Rsa (residenze sanitarie assistenziali) che esistono solo sulla carta, autorizzati ma mai realmente attivati. È quanto emerge dalla stima degli addetti ai lavori del settore, riportata da Il Mattino di Padova. Solo nell'Usl 6 Euganea, che comprende l'area di Padova, si contano 1.125 posti fantasma. Il paradosso è evidente: mentre migliaia di posti restano inutilizzati sulla carta, le liste d'attesa per accedere a una Rsa in Veneto oscillano tra i 9.000 e i 10.000 anziani. Famiglie che aspettano mesi, a volte anni, per un letto che consenta l'assistenza a un parente non più autosufficiente, mentre esistono strutture con capienza formalmente riconosciuta ma non operativa. A denunciare la situazione è la consigliera regionale Anna Maria Bedin, che l'ha definita paradossale proprio alla luce del confronto tra i posti fantasma e la lunghezza delle code di attesa. Il nodo del sistema regionale delle Rsa venete non riguarderebbe dunque soltanto la carenza di strutture, ma anche la mancata attivazione di una parte importante della capacità già autorizzata. La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensione sul sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti in Veneto, tra rette in aumento, carenza di personale e impegnative di residenzialità (il contributo regionale che copre parte del costo del ricovero) insufficienti a soddisfare la domanda crescente legata all'invecchiamento della popolazione. L'articolo del Mattino di Padova, riservato agli abbonati, non fornisce ulteriori dettagli accessibili gratuitamente sulle cause specifiche di questi posti fantasma né sulle responsabilità di gestori e amministrazione regionale nel mancato utilizzo di una capacità già autorizzata.

9 SETTEMBRE 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Farmacie e riduzione del danno: l'esperienza australiana

In Australia le farmacie di comunità stanno diventando un presidio sempre più importante per la riduzione del danno legato all'uso di droghe e alcol, non limitandosi più alla semplice erogazione di ricette mediche. Lo racconta Krishna Nathwani, prima "Harm Reduction Champion" nominata dalla Pharmaceutical Society of Australia (PSA), il ruolo appena istituito per rafforzare la leadership dei farmacisti in questo ambito, sostenuto da una borsa della casa farmaceutica Camurus.

Come riporta Australian Pharmacist, Nathwani ha maturato la propria esperienza all'interno della rete Community Care Chemist di Geelong, in Victoria, dove ha contribuito a integrare in tutte le farmacie del network programmi di naloxone da asporto (il farmaco salvavita in grado di invertire un'overdose da oppioidi) e di scambio di siringhe, oltre al trattamento con buprenorfina iniettabile a lunga durata (LAIB) per la dipendenza da oppioidi. La farmacista ha spiegato di aver maturato la propria passione per la riduzione del danno proprio grazie a questo modello di assistenza incentrato sul servizio, che si è rivelato molto più ampio della sola distribuzione di farmaci.

Tra i casi concreti citati da Nathwani figura quello di una paziente in trattamento con buprenorfina iniettabile che, nel corso del percorso terapeutico, è riuscita a riallacciare i rapporti con la figlia, ad acquistare per la prima volta un'automobile e a riottenere la patente di guida. Un anno dopo la fine del rapporto diretto con la farmacista, la donna si è presentata in farmacia insieme alla figlia, ormai ventenne, per fare insieme il vaccino antinfluenzale: un episodio che Nathwani ha indicato come l'esempio più significativo dell'impatto del programma LAIB sulla vita dei pazienti.

Un altro caso riguarda un paziente che aveva ricevuto in farmacia una dose di naloxone da tenere a disposizione: il farmaco gli ha permesso di intervenire e salvare la vita di un conoscente colpito da overdose durante un festival musicale, dimostrando concretamente il valore della distribuzione preventiva del farmaco anche a persone che non ne fanno uso diretto ma che possono trovarsi a doverlo somministrare a terzi.

Nel suo nuovo ruolo, Nathwani ha già preso parte a diverse iniziative di collegamento tra professionisti sanitari, tra cui l'evento dei Parliamentary Friends of Safe and Quality Use of Medicines dedicato all'importanza del naloxone, oltre a incontri con infermieri specializzati e a una conferenza di medici di base sulla medicina delle dipendenze. Secondo la farmacista, questo confronto tra diverse figure professionali è fondamentale per individuare le criticità ai vari livelli dell'assistenza e sviluppare strategie condivise per affrontarle, non solo per i farmacisti ma per l'intero sistema sanitario.

Tra le priorità indicate da Nathwani per il futuro figurano una maggiore accessibilità ai servizi di riduzione del danno nelle aree rurali dell'Australia, dove la copertura resta più limitata rispetto alle grandi città, e una riforma normativa che uniformi le regole oggi diverse tra le varie giurisdizioni del Paese. Un ulteriore obiettivo riguarda il rafforzamento della formazione universitaria dei futuri farmacisti su riduzione del danno e su un'assistenza libera da stigma nei confronti delle persone che fanno uso di sostanze.

Per sostenere questo percorso formativo, la PSA mette a disposizione gratuitamente un modulo online dal titolo "Enhancing Care for People Who Use Alcohol and Other Drugs in Pharmacy", pensato per fornire ai farmacisti gli strumenti pratici e culturali necessari ad affrontare con competenza e senza pregiudizi le esigenze di questi pazienti.

9 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Banche, a luglio calo tassi nuovi mutui (3,81%), rialzo su prestiti imprese

Lo scorso luglio, i tassi bancari di mercato sui nuovi mutui erogati in Italia si sono smorzati al 3,81%, secondo l'ultima rilevazione effettuata dalla Banca d'Italia, a fronte del 3,95% che era stato registrato nel mese precedente. Sono invece aumentati al 10,38% i tassi sulle nuove erogazioni di credito al consumo, dal 10,33% di un mese prima.

Secondo Bankitalia sono anche aumentati i tassi di interesse sui nuovi prestiti alle imprese non finanziarie, in media al 3,79% dal 3,70% del mese precedente. I tassi passivi sul complesso dei depositi sono risultati poco mossi allo 0,69%, dallo 0,67% del mese precedente.

Nel frattempo i prestiti al settore privato sono aumentati del 3,5 per cento su base annua, una flebile accelerazione dal più 3,3 per cento di giugno. I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,6 per cento (2,7 nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 4,1 per cento (3,2 in giugno).

I depositi del settore privato sono aumentati del 2,4 per cento (2,8 nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria è aumentata del 5,6 per cento (6% nel mese precedente).

Tutto questo mentre a seguito dei nuovi rialzi di petrolio, carburanti e inflazione sono prevalenti le attese di un nuovo aumento dei tassi di interesse di riferimento da parte della Banca centrale europea, il cui direttorio inizierà a riunirsi stasera in trasferta a Berlino e comunicherà le sue decisioni domani al 14 e 15. La Bce pubblicherà anche le sue previsioni aggiornate su crescita economica e inflazione.

(Askanews)

9 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. JPMorgan: i risparmiatori europei dovrebbero investire più liquidità

I risparmiatori europei e britannici potrebbero ottenere rendimenti migliori sul proprio denaro se trasferissero una quota maggiore della liquidità detenuta in contanti verso conti d'investimento. È quanto sostiene Patrick Thomson, amministratore delegato per l'area EMEA di JPMorgan Asset Management, in un'intervista rilasciata a Francine Lacqua per il programma The Pulse di Bloomberg TV.

Come riporta Bloomberg, secondo Thomson il tema riguarda direttamente milioni di famiglie europee che oggi tengono grandi somme parcheggiate su conti correnti o depositi a basso rendimento, invece di destinarle a strumenti finanziari capaci di generare guadagni più consistenti nel lungo periodo.

Il dirigente di JPMorgan collega la questione soprattutto all'invecchiamento della popolazione europea: con l'aumento dell'aspettativa di vita, i cittadini avranno bisogno di pensioni in grado di sostenerli per un numero di anni sempre più lungo dopo la fine della vita lavorativa. Per questo, secondo Thomson, spostare parte dei risparmi dalla liquidità verso l'investimento diventa una scelta sempre più rilevante per garantire un'adeguata copertura finanziaria durante la pensione.

Thomson guida la divisione EMEA di JPMorgan Asset Management, che gestisce un patrimonio di miliardi di euro a livello globale, e in altre occasioni ha già segnalato come una parte consistente dei risparmi degli europei resti inutilizzata in strumenti a basso rendimento, rappresentando secondo la società un potenziale enorme e in gran parte inespresso per l'economia del continente.

9 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. UniCredit, ok BCE al Danish Compromise: cosa cambia per clienti e investitori

La Banca Centrale Europea ha dato il via libera a UniCredit per l'applicazione del cosiddetto Danish Compromise nel calcolo dei coefficienti patrimoniali consolidati del gruppo. Come riporta Teleborsa, la misura entrerà in vigore a partire dalla rendicontazione relativa al terzo trimestre 2026.

Nel concreto, la novità riguarda il trattamento contabile delle partecipazioni che UniCredit detiene nel comparto assicurativo, in particolare UniCredit Life Insurance (ex CNP UniCredit Vita) e UniCredit Vita Assicurazioni (ex UniCredit Allianz Vita), entrambe integrate nel gruppo nel corso del 2025. Fino ad oggi il valore di queste partecipazioni doveva essere dedotto integralmente dal capitale regolamentare della banca. Con il Danish Compromise, invece, potranno essere sottoposte a una ponderazione per il rischio, un meccanismo meno penalizzante che libera risorse patrimoniali senza modificare l'esposizione economica sottostante.

Le due compagnie assicurative coinvolte non sono realtà di piccola scala: nel 2024 avevano raccolto insieme 8,6 miliardi di euro di premi lordi e gestivano riserve tecniche per 45,6 miliardi di euro.

Secondo la stima diffusa dallo stesso istituto, l'applicazione della nuova metodologia produrrà un beneficio di circa 52 punti base sul coefficiente CET1 (Common Equity Tier 1), calcolato sulla base della situazione patrimoniale del secondo trimestre 2026. Si tratta di un rafforzamento non trascurabile del principale indicatore utilizzato dalle autorità di vigilanza per misurare la solidità di una banca. UniCredit ha sottolineato che l'autorizzazione "rafforza la posizione patrimoniale" del gruppo e conferma l'impegno a ottenere il via libera entro la fine di settembre, come annunciato in precedenza ai mercati.

Il Danish Compromise è un regime previsto dalla normativa prudenziale europea, diventato disposizione permanente da gennaio 2025 con l'entrata in vigore della direttiva Crr3, che permette alle banche con partecipazioni assicurative di non dedurre integralmente dal capitale il valore di tali investimenti, applicando invece un fattore di rischio calibrato secondo le condizioni previste dalla normativa e previa autorizzazione dell'autorità di vigilanza.

Per chi ha un conto corrente, un mutuo o un investimento con UniCredit, è importante chiarire cosa comporta effettivamente questa decisione. La misura riguarda esclusivamente il trattamento regolamentare del capitale della banca a fini di vigilanza: non produce alcuna variazione automatica su conti correnti, tassi di interesse sui mutui, commissioni bancarie o politiche di dividendo. Non si tratta quindi di una novità che modifica direttamente le condizioni contrattuali per correntisti, mutuatari o risparmiatori, ma di un provvedimento tecnico che agisce sui coefficienti patrimoniali con cui la banca dimostra alla vigilanza europea di essere adeguatamente capitalizzata.

Resta però un effetto indiretto rilevante per gli investitori: un CET1 più solido significa maggiore margine di manovra per il gruppo guidato dall'amministratore delegato Andrea Orcel, sia in termini di remunerazione degli azionisti sia in termini di capacità di sostenere eventuali operazioni strategiche future, in un settore bancario europeo dove la disponibilità di capitale resta uno degli elementi centrali nelle valutazioni del mercato.

9 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Compie reato il Compro Oro che vende lingotti

La sua attività commerciale, infatti, consiste nella compravendita di preziosi usati, all'ingrosso o al dettaglio, e non comprende il commercio del bene da investimento né la lavorazione o creazione autonoma di lingotti; attività che invece è disciplinata dalla legge 17/01/2000, n. 7 e soggetta alla comunicazione preventiva all'Oam, l'organismo degli agenti e dei mediatori creditizi e in attività finanziaria. L'iscrizione al registro solo come Compro Oro non copre l'altro profilo: anche una sola operazione compiuta senza comunicazione all'Oam costituisce reato se riconducibile all'esercizio professionale, dunque se non occasionale, organizzata e a scopo di lucro. Così la Cassazione, terza sezione penale, nella sentenza n.33016 del 07/09/2026. Diventa definitivo il sequestro probatorio a carico del titolare della ditta individuale, indagato per esercizio abusivo del commercio professionale d'oro di cui all'articolo 4 della legge 7/2000: il provvedimento è disposto su due lingotti, lamine e frammenti di oro purissimo 999,9, del peso complessivo di circa 236 grammi. Il commerciante è bloccato all'ingresso di un banco metalli mentre non ha con sé alcuna documentazione sulla provenienza del metallo prezioso: sul fumus del reato richiesto in sede cautelare pesa proprio l'attività commerciale svolta dall'indiziato nel far ritenere professionale l'opеrazione in corso. Pesano gli articoli 1 e 8 del decreto legislativo 25/05/2017, n. 92, nel delimitare il perimetro dell'attività dei Compro Oro: i quali, previa iscrizione nel registro, acquistano all'ingrosso o al dettaglio oggetti preziosi usati-gioielli, rottami, cascami - per poi rivenderli a fonderie oppure per permutarli: risulta quindi esclusa qualsiasi attività di fusione e formazione di lingotti, come di commercio e cessione di oro da investimento, laddove il mercato dell'oro è disciplinato dalla legge 7/2000. Tornano utili i chiarimenti del Viminale: la circolare ministeriale del 29/11/2017 identifica l'attività dei Compro Oro nel commercio di preziosi usati, che diventano tali dopo il primo acquisto da un privato non operatore professionale, anche se nuovi dal punto di vista sostanziale, fisico ed economico.

(Dario Ferrara su Italia Oggi del 09/09/2026)

9 SETTEMBRE 2026

U.E.U.E.. L’Ue sta perdendo la lotta contro il commercio illegale di tabacco

Un nuovo rapporto speciale della Corte dei conti europea traccia un quadro desolante degli sforzi dell’Unione per sradicare il commercio illecito di tabacco contraffatto e di contrabbando. “Sebbene la Commissione europea e i paesi dell’Ue abbiano compiuto sforzi per combattere questo fenomeno criminale globale, la loro azione non è sufficientemente robusta”, avvertono gli auditor. “La produzione illecita nell’Ue è in aumento, i metodi di contrabbando diventano sempre più sofisticati e i nuovi prodotti del tabacco sono in crescita”. Gli auditor criticano la “scarsa cooperazione tra paesi” e la mancanza di “un approccio coordinato a livello europeo”.

Una sigaretta su dieci fumata nell’Ue è prodotta illegalmente o di contrabbando. L’Unione e i suoi Stati membri perdono circa 13 miliardi di euro di entrate di bilancio a causa di questa forma di criminalità organizzata. Dall’aggressione su larga scala della Russia contro l’Ucraina nel 2022, i gruppi criminali hanno spostato le loro fabbriche clandestine dall’Ucraina all’Ue. Oggi producono prodotti del tabacco illegali in praticamente tutti gli Stati membri. Il fatto che alcuni materiali di produzione fondamentali, come il tabacco grezzo e i macchinari, non siano coperti dalla direttiva sui prodotti del tabacco fa sì che non possano essere facilmente ricondotti ai loro utenti finali criminali.

(Il mattinale europeo)

9 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Cosa comprano i turisti. Spagnoli e britannici soprattutto

I turisti che vengono in vacanza in Italia sono spinti anche dalla voglia di fare acquisti Made in Italy e il nostro Paese punta a rafforzare il proprio ruolo tra le principali destinazioni mondiali. Lo Shopping Tourism vede una particolare propensione da quanti arrivano dalla Spagna (71%) e dal Regno Unito (67%). E’ quanto emerge dalla nuova edizione di Shopping Tourism Italian Monitor, l’analisi sui comportamenti di acquisto dei turisti, che sarà presentata venerdì prossimo, 18 settembre a Parma, in occasione della nona edizione del forum italiano sullo shopping tourism ideato da Risposte Turismo.

Dopo aver approfondito, nelle scorse edizioni, i mercati statunitense, francese e tedesco, quest’anno l’analisi della domanda si concentra, oltre che sull’Italia, sul Regno Unito e sulla Spagna, mercati particolarmente rilevanti per l’incoming nazionale. Il Regno Unito è infatti il terzo Paese europeo per arrivi in Italia e il terzo in assoluto per spesa turistica, mentre la Spagna è il settimo mercato europeo per arrivi e il quinto in assoluto per spesa. Confrontando gli shopping tourist di Spagna e Regno Unito emerge, per quel che riguarda le fasce d’età, che in Spagna e nel Regno Unito sono i più giovani (18-29 anni) a muoversi per fare acquisti (rispettivamente, 81% e 72%). Con riferimento alla spesa, invece, l’indagine di Risposte Turismo evidenzia come, tra gli shopping tourist, i britannici destinano agli acquisti la quota più elevata del budget di viaggio rispetto alle altre voci di spesa turistica (30%) a poca differenza dagli spagnoli (24%). Nel dettaglio, emerge un’elevata capacità di spesa dei due mercati esteri, con il 78% degli spagnoli e il 77% dei britannici che dichiarano di spendere più di 50 euro al giorno (percentuali che scendono, rispettivamente, al 45% e al 49% per chi spende oltre 100 euro). Le categorie acquistate sempre o quasi sempre sono abbigliamento, calzature e pelletteria per gli spagnoli (68%) e cibo e bevande analcoliche per i britannici (67%).

In merito alla tipologia di store preferita dagli shopping tourist, mercatini, bancarelle di prodotti tipici e piccole botteghe di artigiani locali sono risultate al primo posto.

I prodotti italiani irrinunciabili per gli shopping tourist stranieri nel nostro Paese sono le specialità alimentari tipiche (spagnoli: 34%; britannici: 37%), seguiti dagli articoli di moda di marchi italiani (spagnoli: 33%; britannici: 29%). Considerando ciò che spinge i turisti spagnoli e britannici a fare shopping nel nostro Paese, al primo posto figurano qualità e design dei prodotti, seguiti dall’esperienza di shopping in location storiche e di charme e dai prezzi competitivi. Recensioni e social, infine, incidono sulla scelta della destinazione per shopping, influenzando significativamente l’84% degli shopping tourist spagnoli e il 69% dei britannici.

(FoodAffairs.it)

9 SETTEMBRE 2026

ITALIAITALIA. Distrofia di Duchenne, ISS: accesso tempestivo a diagnosi e cure può cambiare la vita

Si celebra il 7 settembre la Giornata mondiale di sensibilizzazione sulla distrofia muscolare di Duchenne. Il tema scelto per il 2026, “Access changes lives”, “L’accesso cambia la vita”, pone al centro la necessità di garantire alle persone con Duchenne un accesso tempestivo ed equo alla diagnosi, alle cure, alle informazioni e alle opportunità di partecipazione, riducendo disuguaglianze e ritardi.

Un obiettivo particolarmente rilevante per una patologia rara, complessa e progressiva, per la quale l’accesso ai centri specializzati, ai professionisti di riferimento e a informazioni corrette rappresenta una componente essenziale del percorso assistenziale.

«In occasione della Giornata mondiale della Duchenne, il Centro nazionale malattie rare dell’Istituto Superiore di Sanità rinnova il proprio impegno a sostenere percorsi che consentano alle persone con Duchenne e alle loro famiglie di orientarsi tra diagnosi, presa in carico, trattamenti e servizi disponibili», sottolinea Maria Luisa Scattoni, direttore del Centro.

«Per una malattia complessa e progressiva come la Duchenne – prosegue – la possibilità di arrivare in tempi adeguati ai centri e ai professionisti di riferimento, di ricevere informazioni corrette e di conoscere i propri diritti è parte integrante della presa in carico. Anche per questo il confronto con la comunità scientifica e con le associazioni dei pazienti è essenziale per individuare le criticità ancora presenti e contribuire a rendere i percorsi più accessibili e omogenei sul territorio».

Distrofia di Duchenne, circa un caso ogni 5mila nati maschi

La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è una malattia genetica rara, progressiva e legata al cromosoma X. È causata dall’assenza o dalla marcata riduzione della distrofina, proteina fondamentale per la stabilità e il corretto funzionamento delle fibre muscolari.

La patologia colpisce prevalentemente i maschi ed è caratterizzata da una progressiva perdita della forza muscolare. Nel corso del tempo possono comparire anche complicanze cardiache e respiratorie, con conseguenze significative sulla qualità e sull’aspettativa di vita.

Secondo una recente revisione della letteratura internazionale, la prevalenza della DMD alla nascita è stimata in circa 19,8 casi ogni 100mila nati maschi vivi, equivalenti a circa un caso ogni 5mila nati maschi.

Nella popolazione generale la prevalenza è invece stimata tra 2,8 e 4,8 casi ogni 100mila abitanti, con variazioni legate alla metodologia utilizzata e alla popolazione considerata.

Stime che sembrano trovare conferma anche nel contesto italiano, sulla base dei dati di una recente indagine condotta dall’Italian Dmd Group, rete di ricerca clinica e gruppo collaborativo di specialisti neuromuscolari italiani impegnato nel coordinamento di studi epidemiologici, sperimentazioni cliniche e standard di cura per la Duchenne.

Il ruolo dei registri

La distrofia muscolare di Duchenne è inclusa nel Registro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità attraverso il codice di gruppo delle distrofie muscolari.

Al momento non sono disponibili dati epidemiologici nazionali dedicati esclusivamente alla Duchenne, ma il Registro contribuisce al monitoraggio della malattia e della rete nazionale dei centri di riferimento per diagnosi, presa in carico e trattamento.

Un ulteriore contributo alla raccolta delle informazioni sulla popolazione italiana con Duchenne arriva dal registro promosso da Fondazione Telethon, avviato nel 2025, che raccoglie attualmente i dati di circa 1.200 persone con la malattia.

Dalla terapia farmacologica alla ricerca genetica

Il trattamento della distrofia muscolare di Duchenne si basa attualmente su un approccio multidisciplinare che comprende terapie farmacologiche, monitoraggio e gestione delle complicanze, interventi riabilitativi e strategie indirizzate a specifiche mutazioni genetiche.

Negli ultimi anni la ricerca ha ampliato le opportunità terapeutiche. Tra le innovazioni più recenti figurano vamorolone e givinostat, farmaci per i quali l’Agenzia Italiana del Farmaco ha recentemente approvato la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

A queste opzioni si aggiungono gli approcci di exon skipping, destinati a specifiche mutazioni genetiche e finalizzati a consentire la produzione di una forma più corta ma parzialmente funzionale della distrofina.

Tra le strategie di ricerca più innovative rientra inoltre la terapia genica con micro-distrofina, che punta a fornire alle cellule muscolari una versione funzionale del gene della distrofina attraverso specifici vettori.

Parallelamente, la ricerca sta lavorando al perfezionamento dei vettori virali e a nuove tecnologie di editing genomico, tra cui CRISPR, con l’obiettivo di intervenire in modo sempre più mirato sul difetto genetico alla base della patologia.

Un ulteriore filone di studio riguarda la possibilità di combinare approcci terapeutici differenti, integrando terapia genica, farmaci antinfiammatori e strategie rigenerative per massimizzare i benefici clinici e preservare più a lungo la funzione muscolare.

Nonostante i progressi, non esiste ancora una cura definitiva per la distrofia muscolare di Duchenne. Le terapie disponibili e quelle in fase di sviluppo puntano a rallentare la progressione della malattia, prevenire e gestire le complicanze, migliorare la qualità della vita e contribuire ad aumentare l’aspettativa di vita.

Informazione e orientamento per pazienti e famiglie

Garantire l’accesso, sottolinea l’ISS, non significa soltanto assicurare diagnosi e trattamenti, ma anche mettere a disposizione di pazienti e famiglie informazioni affidabili, orientamento e conoscenza dei propri diritti.

In questo ambito opera il Centro nazionale malattie rare dell’Istituto Superiore di Sanità, attraverso attività di informazione, orientamento e raccordo con la rete nazionale dedicata alle malattie rare.

Tra gli strumenti disponibili c’è il Telefono verde malattie rare 800.89.69.49, servizio gratuito dell’ISS che fornisce informazioni qualificate sui centri di riferimento, sui percorsi diagnostico-assistenziali, sui diritti e sulle esenzioni e sulle risorse presenti sul territorio.

Il servizio rappresenta anche uno strumento di ascolto dei bisogni delle persone con malattia rara e delle loro famiglie e contribuisce a individuare criticità, facilitare l’accesso ai servizi e promuovere percorsi assistenziali più consapevoli e appropriati.

A questo si affianca il portale istituzionale malattierare.gov.it, che mette a disposizione informazioni sulla rete nazionale delle malattie rare, sui centri di riferimento, sui percorsi di presa in carico e sulle principali iniziative nazionali ed europee.

La collaborazione con Parent Project

Il Centro nazionale malattie rare collabora da anni anche con Parent Project aps, associazione di riferimento per le persone con distrofia muscolare di Duchenne e Becker e per le loro famiglie.

La collaborazione comprende iniziative di informazione, sensibilizzazione, formazione e ascolto dei bisogni della comunità Duchenne, con l’obiettivo di promuovere la tutela dei diritti, l’accesso alle cure e ai percorsi assistenziali, l’inclusione sociale e la partecipazione attiva delle persone che convivono con la malattia.

(Sanità Informazione)

LETTERE
15 SETTEMBRE 2026

Difetti gravi in casa prefabbricata: come agire contro venditore e costruttore

· di Redazione
Ho acquistato una casa nel 2023 che era stata costruita nel 2020.
Si tratta di una casa prefabbricata in legno, classe energetica A4, con pannelli fotovoltaici ai quali ho aggiunto le batterie di accumulo. La casa é stata abitata saltuariamente e successivamente é stata messa in vendita. Ho dovuto completare alcuni lavori mai fatti: area cortiliva, completamento del verde perimetrale e altre operazioni di dettaglio.
All'inizio della primavera di quest'anno sono emersi problemi gravi, dovuti al ristagno di umidità nella pavimentazione intorno alla casa, che hanno portato a marciumi dei pilastri di sostegno del portico e al pericolo che questo fenomeno si estendesse alle pareti.
Ho dovuto fare la sostituzione di questi pilastri, con altri in metallo e rimosso la pavimentazione sostituendola, con una realizzata in modo da scongiurare i pericoli che incombevano.
Durante i lavori sono diventate evidenti altre mancanze, dovute a procedure costruttive non corrette o eseguite in modo approssimativo. Ho dovuto porre rimedio anche a queste con un esborso totale notevole e soprattutto non preventivato.
Vorrei, a questo punto, cercare di rivalermi nei confronti del venditore, ma soprattutto del costruttore e del direttore lavori nonché progettista dell'edificio.
Vi ringrazio in anticipo di consigli che vorrete darmi.
Cordialmente,
Giacomo, dalla provincia di PD

Risposta:
Gentile Giacomo,
La questione che descrive tocca molteplici aspetti e soggetti distinti che implicano tutele e tempistiche diverse: possiamo in questa sede fornirle un quadro generale, ma per una valutazione tecnica e per predisporre gli strumenti da cui capire se ci siano i presupposti per una responsabilità del venditore o di altri soggetti coinvolti e per approntare la strategia processuale sarà opportuno rivolgersi in via preliminare o contestualmente, ad un tecnico di fiducia e/o ad un avvocato. Il primo potrà verificare le cause dei difetti riscontrati, e fare una perizia tecnica che consenta di non disperdere le prove ricostruendo quali erano le carenze costruttive; da cosa sono state provocate; se sussiste o meno un nesso causale tra le modalità costruttive e i danni; se vi erano danni preesistenti e quali sono emersi successivamente; se gli interventi da lei effettuati erano necessari e corretti; quanto è costato/richiede il ripristino; se vi siano ulteriori rischi per la struttura o per l'involucro dell'edificio. Il secondo valuterà, anche alla luce di documenti, foto e fatture che avrà cura di raccogliere, quali azioni siano ancora esperibili e verso chi, anche cumulativamente, valutando anche i diversi piani di responsabilità e i termini di prescrizione/decadenza differenti a seconda che si agisca contro il venditore, il costruttore, il progettista/direttore dei lavori o eventualmente altri soggetti.
Questo in sintesi il sistema delle responsabilità: del venditore (se la casa le è stata venduta da un privato o da un'impresa che non ha costruito l'immobile) si applica la garanzia per vizi prevista dal codice civile per la compravendita di immobili: il venditore risponde dei vizi che rendevano il bene inidoneo all'uso o ne diminuivano il valore, se non erano conosciuti né facilmente riconoscibili al momento dell'acquisto. Il termine per denunciare il vizio è di 8 giorni dalla scoperta e l'azione si prescrive in un anno dalla consegna. Quindi se i lavori sono di quest'anno su una casa acquistata nel 2023, occorrerà verificare se questo termine sia ancora aperto, perché potrebbe già essere decorso salvo che il vizio fosse occulto e non riconoscibile prima.
Quanto alla responsabilità del costruttore, se l'immobile ha meno di 10 anni dalla sua ultimazione, si applica la garanzia decennale per gravi difetti che compromettono stabilità, sicurezza e/o funzionalità dell'edificio: il marciume strutturale dei pilastri portanti e i difetti costruttivi che lei descrive potrebbero rientrare in questa tutela, che è autonoma rispetto a quella verso il venditore e si prescrive in un anno dalla scoperta del difetto. Può essere valutata anche una responsabilità del direttore lavori e/o del progettista per errori di progettazione o di direzione che abbiano causato i difetti costruttivi, sempre che ciò sia sostenuto dalla perizia di un tecnico che ne riscontri un collegamento causale con i danni lamentati.
Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra scheda sul fondo di garanzia per il mutuo prima casa Consap.
15 SETTEMBRE 2026

Fondi d'investimento: spese di gestione nascoste, come verificarle

· di Redazione
Ho parlato con il consulente finanziario della banca per capire alcune spese riguardanti gli investimenti della mia famiglia. Lui mi ha assicurato che non ha mai fatto pagare a noi costi di entrata e di uscita dai fondi, inoltre dice che ha possibilità di ridurre (o azzerare, non è stato chiaro in questo) anche i costi di gestione annuali. Più tardi in chiamata, messo davanti ad una tabella costi emessa dalla banca nel documento "informativa costi, oneri e incentivi" in cui veniva riportata una spesa annuale del quasi 2%, ha ridotto dicendo che in realtà ne paghiamo solo lo 0,85%, e che il restante era riconosciuto dall'emettitore del fondo come incentivo alla banca ma non veniva sottratto ai nostri fondi. Mi è sembrato strano e credo sia come minimo una mezza verità.
Sotto la tabella costi infatti è riportato un rendimento lordo del circa 7% e uno netto del circa 5%, mettendo ancora di più in discussione le parole del consulente.
Chiedo quindi se effettivamente le parole del consulente sono affidabili, anche perché, per ciò che ho letto io su internet e nei documenti ufficiali non mi sembrano.
Concludo dicendo che non ho intenzione di intraprendere alcuna azione legale nei confronti della banca soprattutto per tutelare come posso tutti i membri della mia famiglia.
Grazie in anticipo
Gabriele, dalla provincia di SR

Risposta:
Gentile Gabriele,
le sue perplessità sono corrette. È possibile che la banca abbia azzerato i costi di ingresso e di uscita, ma restano le commissioni annuali di gestione. L’incentivo riconosciuto alla banca non è gratuito e deriva normalmente dalle commissioni prelevate dal patrimonio del fondo e, quindi, riduce il rendimento dell’investitore. Se il rendimento lordo è circa il 7% e quello netto circa il 5%, il costo effettivo appare vicino al 2%, non allo 0,85%.
Non ci è chiaro cosa intende con "tutelare come posso tutti i membri della mia famiglia".
Lei è titolare dei rapporti con la banca e su quelli ha diritto alla massima trasparenza, l'informativa costi ed oneri evidenzia un costo del 2% ed il suo consulente sostiene che invece sia solo lo 0,85, se non è soddisfatto può certamente cercare un consulente finanziario autonomo e valutare un approccio in totale assenza di conflitto di interessi per gestire i suoi risparmi.

Poi, se proprio vuole togliersi ogni scrupolo le consigliamo di chiedere per iscritto alla banca di indicare:
- il costo complessivo annuo realmente sostenuto, in euro e in percentuale;
- quanto ha incassato la banca come incentivo;
- a quale voce si riferisce lo 0,85%;
- quali riduzioni siano state effettivamente applicate.

In assenza di una spiegazione scritta e documentata, è più attendibile l’informativa ufficiale sui costi rispetto alle dichiarazioni verbali del consulente.
Ci tenga aggiornati
Ha risposto Roberto Cappiello
15 SETTEMBRE 2026

Ristrutturazione tetto: serve CILA, SCIA o nulla per cambiare le lamiere?

· di Redazione
Ho una casa in collina che richiede la sostituzione dei lamieroni di copertura che si sono bucati perché installati almeno 50 anni fa.

La struttura portante è fatta di putrelle in acciaio in perfette condizioni e solidissime. Nulla a livello strutturale è necessario. Ribadisco: solo sostituzione di lamiere con altre della medesima forma e colore, stesso modello e che forse potrebbero essere addirittura più leggere vista la qualità e la tipologia dei materiali di oggi. La copertura tetto serve per impedire infiltrazioni di acqua piovana e dare una certa coibentazione: fresco in estate e caldo in inverno.

Mi sono rivolta a geometri, architetti, ingegneri. Risposte totalmente contraddittorie.
1) Non serve nulla, solo una piccola domandina da parte mia al comune per inizio lavori
2) Serve una Cila
3) Serve una Scia perché bisogna rifare tutti i calcoli tecnici della struttura portante anche se in perfette condizioni e solida (ingegnere)

Ho chiesto in comune: anche qui risposte contraddittorie. Ho spulciato sul web e mi pare che il massimo possa essere una Cila.
Dato che i costi sono cospicui, mi hanno chiesto cifre folli per un semplice upload di documenti che fornisco io, vorrei sapere cosa fare.
Per favore aiuto. Indicatemi per cortesia l'iter previsto, da oltre un anno sbatto la testa contro un muro di gomma senza risolvere nulla.
Aiuto, disperazione totale, sono bloccata per i lavori.
Silvia, dalla provincia di RC

Risposta:
Gentile Silvia,
la qualificazione edilizia di un intervento (attività libera, CILA, SCIA o permesso di costruire) è materia tecnico-urbanistica di competenza esclusiva di un professionista abilitato e dell'ufficio tecnico comunale, e non è un ambito su cui ADUC può sostituirsi con una valutazione di merito. Possiamo fornirle tuttavia alcune considerazioni: la scelta degli strumenti tecnici va sempre calibrata caso per caso dal professionista competente incaricato che non potrà non tenere conto di svariati elementi quali ad es. la classificazione catastale e urbanistica dell'immobile, la presenza di vincoli (paesaggistici, sismici, storico-artistici) sull'area o sull'edificio, le previsioni del regolamento edilizio e del piano urbanistico comunale specifico, la qualificazione tecnica dell'intervento come manutenzione ordinaria, straordinaria o altro.
Anche una semplice sostituzione del manto di copertura, se l'immobile si trova in zona sismica o con vincoli paesaggistici, può richiedere pratiche più complesse che il tecnico incaricato dovrà indicare o meno secondo la propria professionalità, competenze e responsabilità.
Quello che possiamo suggerirle sul piano operativo è di richiedere una risposta scritta e formale, non verbale, all'ufficio tecnico del comune competente: una istanza di accesso agli atti o una richiesta di parere preventivo scritto, firmata da un responsabile del procedimento, in cui si chieda esplicitamente quale titolo edilizio sia necessario per l'intervento descritto in dettaglio (allegando magari foto e planimetria).
Una risposta scritta del comune avrà un valore diverso da indicazioni verbali contraddittorie e sarà vincolante in caso di controlli successivi. Se il comune non risponde o continua a essere elusivo, può eventualmente rivolgersi a un secondo tecnico per un parere scritto e motivato, chiedendogli di indicare espressamente i riferimenti normativi regionali e comunali su cui si basa la sua conclusione, così da poterlo eventualmente opporre in comune. Quanto ai costi, inevitabili ma utili per avviare una pratica urbanistica corretta ed evitare aggravi successivi, può sempre chiedere preventivi scritti comparativi ad altri professionisti prima di affidare l'incarico.
Per approfondire: la nostra guida sul procedimento amministrativo e l'accesso agli atti
12 SETTEMBRE 2026

RSA e patologie gravi: chi paga la quota sociale in caso di alta intensità sanitaria

· di Redazione
Mi rivolgo a voi per una situazione relativa a mia madre, dal 2023 residente presso RSA, con una diagnosi di arteriosclerosi del lobo frontale, che prevede un deterioramento cognitivo e necessita di assistenza h24.
Mia madre dal 2024 si trova in Veneto, ma con un voucher (titolo d'acquisto) della parte sanitaria coperta dalla ASL Toscana, essendo tale regione quella di origine. Finora la parte sociale è stata coperta dalla pensione di mia madre e integrata dai familiari.
So però che la legge prevede che in caso di patologie gravi, come quella menzionata, la ASL dovrebbe farsi carico anche della parte sociale, essendo, in tali casi, da considerarsi in realtà come parte sanitaria, indipendentemente da fattori come il reddito e condizione economica della paziente.
La presente mail ha come obiettivo di ricevere la vostra valutazione nell'analisi del caso e della possibilità di mandare una diffida alla ASL, richiedendo un rimborso delle spese sostenute finora e dell'esenzione da quelle future. Forse può essere utile che sappiate che la ASL di appartenenza di mia madre è Toscana sud-est, che copre le province di Siena, Grosseto ed Arezzo. Io sono residente in provincia di Grosseto, al confine con quella di Siena.
Rimango in attesa della vostra risposta nel minor tempo possibile.
Grazie in anticipo per la vostra attenzione.
Cordiali saluti
James

Risposta:
Gentile James,
Il nostro suggerimento è di chiedere ad un medico legale di sua fiducia una valutazione tecnica (una sorta di perizia) sull'intensità sanitaria delle prestazioni che vengono erogate a sua madre, fornendogli i diari infermieristici giornalieri della RSA. Se la valutazione che il medico legale farà sarà di prestazioni di elevata intensità sanitaria, può seriamente prendere in considerazione l'opportunità di una azione legale contro la Asl per vedere riconosciuto, sia per il passato che per il futuro, il pagamento a totale carico della Asl.
12 SETTEMBRE 2026

Recesso da abbonamento palestra annuale: quando è possibile annullarlo

· di Redazione
Buongiorno, avrei bisogno di un parere in merito a un contratto di abbonamento in palestra.

Ieri ho sottoscritto un abbonamento annuale di 12 mesi, per un totale di 745 €, con pagamento previsto in 4 rate. La prima rata sarebbe dovuta il 15 ottobre. Al momento non ho ancora effettuato alcun pagamento e non ho mai utilizzato la palestra.

Ho però cambiato idea e vorrei annullare l'abbonamento. Quando ho contattato la palestra, mi è stato detto che non è possibile recedere perché si tratta di un abbonamento annuale.

Il mio dubbio è che, leggendo il contratto, non trovo alcuna clausola che stabilisca chiaramente che il contratto non può essere annullato prima della scadenza dei 12 mesi. Non è indicato né un diritto di recesso né, al contrario, un divieto esplicito di recesso anticipato.

Vorrei quindi sapere, dal punto di vista del diritto dei consumatori italiano, se in questa situazione sono effettivamente obbligata a mantenere l'abbonamento e a pagare tutte le rate, oppure se posso chiedere l'annullamento del contratto, considerando anche che è passato solo un giorno, non ho ancora pagato nulla e non ho usufruito del servizio.

Se necessario, posso inviarvi il contratto completo per poterlo esaminare.

Grazie mille per l'aiuto.
Aysegul, dalla provincia di MO

Risposta:
Gentile Aysegul,
Il punto decisivo è come e dove ha sottoscritto il contratto. Se lo ha firmato direttamente in palestra, di persona, si tratta di un contratto negoziato in un locale commerciale: in questo caso il diritto di recesso di 14 giorni previsto dal Codice del Consumo per gli acquisti a distanza o fuori dai locali commerciali non si applica, perché quella tutela riguarda gli acquisti online, telefonici o conclusi fuori dai locali dell'esercente (a domicilio, per strada, in occasione di eventi promozionali fuori sede). Un abbonamento sottoscritto nella sede della palestra rientra invece nella disciplina ordinaria dei contratti, dove vale quanto pattuito tra le parti.

Se invece lei ha firmato altrove (a casa sua, durante un evento promozionale fuori dai locali della palestra, oppure online o per telefono), il discorso cambia radicalmente: in questi casi il diritto di recesso di 14 giorni si applica per legge, a prescindere da cosa dica o non dica il contratto, e la palestra non può negarlo. Le consigliamo di verificare con attenzione dove materialmente ha firmato.

Quanto all'assenza nel contratto di una clausola sul recesso anticipato: il fatto che non sia scritto un divieto non crea automaticamente un diritto di recesso a suo favore. In un contratto ordinario, in assenza di una clausola che preveda la facoltà di recedere, vale il principio generale per cui il contratto vincola le parti secondo quanto pattuito, salvo il diritto di recesso legale quando applicabile come sopra descritto.

Le suggeriamo quindi di controllare bene le circostanze della firma e di rileggere l'intero contratto per verificare se esiste una clausola di recesso a suo favore che magari non ha notato, o riferimenti a normative specifiche. Se risultasse che ha diritto di recesso, può esercitarlo con una comunicazione scritta alla palestra, utilizzando eventualmente il nostro modulo per l'esercizio del diritto di recesso.

Per approfondire: la nostra guida sul diritto di recesso dopo un acquisto, la nostra guida su consegne a domicilio e acquisti online: diritti e tutele
12 SETTEMBRE 2026

Polizza vita Allianz ex Eurovita: conviene completare il piano di versamenti?

· di Redazione
Buongiorno,
ho chiesto ad Allianz le informazioni aggiuntive che mi aveva suggerito ed ho ottenuto la risposta che allego.
Mi pare di capire che convenga completare il piano, però avrei piacere di sentire anche il suo qualificato parere.
Grazie, cordiali saluti
Andrea

Risposta:
Gentile Andrea,
la proiezione ufficiale di Allianz conferma la convenienza alla prosecuzione dei versamenti.
In buona sostanza lei ha già sostenuto tutti i caricamenti della polizza ed oggi versando le tre annualità residue per circa 10.500 euro si mette nelle condizioni di incassare il premio fedeltà di 11.300 euro incorporato nel contratto.
Naturalmente la cosa migliore sarebbe stata non sottoscrivere mai questa polizza, considerando i pesanti caricamenti, ma giunti a questo punto la cosa più conveniente ed intelligente da fare è proprio portare a scadenza la polizza.
Ha risposto Roberto Cappiello
12 SETTEMBRE 2026

Multa per corsia riservata a Firenze: come contestarla senza prove immediate

· di Redazione
Buongiorno,

vi scrivo perché ho preso una multa che con assoluta certezza non meritavo.
In allegato il verbale, in ogni caso il riassunto è: il venerdì 12 giugno scorso, alle 8.36, durante i giorni del Firenze Rock, recandomi alla sede di Polimoda in Manifattura Tabacchi, una volta attraversato il ponte, non si poteva girare a destra perché tramite transenne il traffico era convogliato a diritto (mi pare ci fossero anche dei vigili presenti o degli addetti di qualche tipo), costringendo ad impegnare corsie solitamente riservate ai mezzi pubblici. Specifico che io non avevo nessun interesse ad impegnare suddette corsie dovendo recarmi a Manifattura Tabacchi.
Come potete constatare dall'allegato, in agosto mi arriva una multa perché alle 8.36 di quella mattina io impegnavo quelle corsie.
Telefono all'ufficio dei vigili di Firenze e mi viene detto di compilare il modulo di autotutela sul loro sito.
Provo a farlo ma non mi riconosce in nessun modo il numero del verbale.
Mando immediatamente una PEC ai vigili i quali mi rispondono (facendo ovviamente scadere i 5 giorni per la multa scontata, che comunque non ho ancora pagato) che il traffico quel giorno era stato deviato dalle 14.00 e quindi alle 8.36 non risultava nessuna deviazione.
Chiedo a Gemini che mi rivela che in realtà a Firenze è prassi chiudere o deviare il traffico in anticipo rispetto all'ordinanza emessa, ma che contemporaneamente non viene disabilitata in anticipo anche la telecamera che quindi continua a fare multe imperterrita.
Allo stesso tempo mi dice che però se non ho prove che a quell'ora il traffico era già deviato, singolarmente è molto difficile riuscire a vincere un ricorso e che semmai è bene rivolgersi ad un'associazione come la vostra che potrebbe aver ricevuto altre segnalazioni di casi del genere, perché in quella mattinata ne deve essere passata di gente da quel punto. (la multa è intestata a Cinzia ***, mia moglie, ma in quel momento alla guida ero io, Ivan ***)
Mi devo rassegnare a pagare perché non ho le prove? E perché dovrei avere le prove?
Infine la mia domanda è: è possibile che le istituzioni cerchino di truffare e rubare al cittadino in questo modo?

Sperando in un vostro cortese riscontro,
porgo Distinti Saluti,
Ivan, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Ivan,
Capiamo la frustrazione, ma partiamo da un chiarimento importante: quella che lei descrive, se i fatti sono andati come racconta, è una possibile violazione contestabile del verbale, non una "truffa" delle istituzioni. La truffa richiede dolo e artifici raggiratori; qui semmai si tratterebbe di un disallineamento tra i tempi di attuazione di un'ordinanza di viabilità e i tempi di disattivazione del sistema di rilevazione, questione che va affrontata sul piano del ricorso amministrativo o giudiziario.

Veniamo al punto sostanziale: nel processo penale e amministrativo l'onere della prova di solito grava su chi accusa, ma nei ricorsi contro le multe la prassi è che chi contesta il verbale deve fornire elementi a sostegno della propria versione, altrimenti il verbale, che fa fede fino a prova contraria, regge. Questo non è "giusto" nel senso comune, ma è come funziona il meccanismo del ricorso: lei deve smontare la presunzione di legittimità dell'atto.

Detto questo, non tutto è perduto. Se lei ha memoria di vigili o transennamenti presenti già alle 8.36, può cercare testimoni (altri automobilisti, esercenti della zona, eventuali foto o video pubblicati sui social in quella fascia oraria, notizie di stampa locale sull'organizzazione del traffico per Firenze Rock). Anche una richiesta di accesso agli atti sull'ordinanza di viabilità, per verificare orari di installazione delle transenne rispetto agli orari dichiarati di decorrenza, può essere utile: se risultasse uno scostamento tra installazione fisica e orario dichiarato, sarebbe un elemento concreto da produrre.

Sui termini: il verbale è intestato a sua moglie in quanto proprietaria del veicolo, indipendentemente da chi guidava. Ha 60 giorni dalla notifica per il ricorso al Prefetto oppure 30 giorni per il ricorso al Giudice di Pace di Firenze, in alternativa tra loro. Il ricorso al Giudice di Pace è generalmente preferibile se si dispone di elementi difensivi concreti, perché consente un contraddittorio più pieno. Le consigliamo di verificare con attenzione la data di notifica per calcolare la scadenza esatta, e di raccogliere prima possibile ogni elemento a supporto (testimonianze, immagini, articoli di cronaca locale sull'organizzazione del traffico quel giorno).

Può trovare un modello di ricorso qui: il nostro modulo per il ricorso contro le multe

Per approfondire: la nostra guida su multe e violazioni al codice della strada la nostra guida sul procedimento amministrativo e l'accesso agli atti
12 SETTEMBRE 2026

Multa parcheggio in Croazia: notifica tardiva e spese legali, come comportarsi

· di Redazione
Avrei bisogno di un'informazione su una multa per un'infrazione fatta in Croazia nel paese di Umago.
L'infrazione per parcheggio non pagato avvenuta l'8/25, la multa è stata recapitata con raccomandata spedita da avvocato Shain Pacheco Vinkovic.
L'importo dell'infrazione ammonta a 30,00 euro, il totale da versare è di 219,43 euro per rimborso spese legali sostenute per l'identificazione del proprietario del veicolo.
Non ho mai ricevuto nessuna notifica in merito all'infrazione prima di questa raccomandata.
Vorrei sapere se devo pagare l'ammontare con le spese legali o se posso pagare solo la cifra dell'infrazione?
E a quale ente versare i 30,00 euro?

Risposta:
Gentile Danica,
la richiesta ufficiale di pagamento dovrebbe giungerle da un'autorità italiana, a cui avrebbe dovuto rivolgersi quella croata. Valuti quindi di conseguenza se attendere o meno.
Consideri che non aver ricevuto la multa a suo tempo potrebbe essere motivo di opposizione, ma in Croazia...
Come accade in Italia, gli importi delle multe non conciliate nei termini crescono a dismisura. Quindi pagare 30 euro non l'assolve.
12 SETTEMBRE 2026

Firma digitale obbligatoria in banca: quali diritti per anziani e disabili senza cellulare

· di Redazione
Egregi, innanzi tutto desidero ringraziarVi per le ottime consulenze precedentemente erogatemi.
Scrivo oggi per sapere se esistono protezioni legali per persone anziane e con disabilità (nel caso mia madre, una cittadina di 95 anni) alle quali le banche chiedono di attivare la firma digitale. Tale firma necessita di un numero cellulare unico e mia madre alla sua età non lo possiede. Allego alla presente uno screenshot di un messaggio con la Banca.
Si tratta quindi del classico caso nel quale la digitalizzazione non tiene conto delle condizioni ed esigenze particolari delle persone con disabilità.
Voi pensate che si siano protezioni per clienti come mia madre, al fine di permettere loro di continuare rapporti con la banca senza possedere un telefono cellulare?
Ringraziandovi anticipatamente, porgo cordiali saluti.
Gabriele, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Gabriele,
Grazie per la fiducia rinnovata. La questione che pone è reale e purtroppo diffusa, ma va inquadrata correttamente: la firma digitale con numero di cellulare dedicato non è un obbligo di legge generale per operare con la banca, bensì una modalità operativa che l'istituto ha scelto di adottare per determinati servizi (probabilmente la firma di documenti contrattuali da remoto o l'operatività dispositiva online). Se sua madre non necessita di operare digitalmente e può continuare a firmare documenti cartacei in filiale, la banca non può negarle di default la possibilità di essere cliente tradizionale.

Il punto di attenzione vero è un altro: nessuna norma consente alla banca di escludere o penalizzare un cliente, tanto meno una persona anziana o con disabilità, per il solo fatto di non possedere strumenti digitali. Se i fatti fossero che la banca subordina la prosecuzione del rapporto (conto, operazioni, servizi essenziali) alla sola modalità digitale, senza offrire un'alternativa cartacea o assistita in filiale, questo configurerebbe una condotta contestabile sotto il profilo dell'accesso ai servizi bancari, oltre che sotto il profilo della tutela della disabilità e dell'età avanzata, che impongono agli operatori di predisporre modalità alternative di accesso ove la digitalizzazione risulti discriminatoria di fatto.

Le suggeriamo quindi di chiedere per iscritto alla banca, tramite reclamo formale, quali alternative non digitali esistano per sua madre (firma autografa in filiale, delega a persona di fiducia con procura, operatività assistita allo sportello) e di richiamare espressamente la condizione di età e di eventuale disabilità della cliente. Se il reclamo non ottenesse risposta soddisfacente entro 30 giorni, può rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF), organismo gratuito e senza avvocato, competente proprio su questo tipo di controversie con gli istituti di credito.

Le lasciamo il link al generatore di moduli ADUC per predisporre il reclamo alla banca.

Per approfondire: la nostra scheda sull'Arbitro Bancario Finanziario e la nostra scheda sui servizi bancari e il conto corrente.
12 SETTEMBRE 2026

Retta RSA per demenza: chi paga l'integrazione economica

· di Redazione
Spettabile ADUC,
con la presente richiedo il vostro supporto legale e assistenziale per contestare la richiesta di integrazione economica della retta di ricovero avanzata da una struttura RSA.
Di seguito i dettagli della situazione.
Paziente: Maria Luisa *** nato/a a xxxxx il xxxxxx
Struttura ospitante: RSA Anni Azzurri di Monza (struttura accreditata con SSN / ATS Brianza).
Diagnosi clinica: Demenza da Degenerazione Fronto-Temporale (FTD). La patologia comporta gravi disturbi comportamentali e cognitivi che richiedono una vigilanza e un'assistenza sanitaria continue, continuative e non scindibili dalle prestazioni alberghiere.
Inquadramento d'invalidità: il paziente è già stato riconosciuto invalido civile al 100% con indennità di accompagnamento.
Situazione economica e richiesta della RSA: le entrate del paziente (pensione di vecchiaia/reversibilità + indennità di accompagnamento) vengono interamente destinate al pagamento della retta, tuttavia non essendo sufficienti tali importi a coprire la retta viene pagata un'integrazione economica di tasca propria per coprire la differenza della quota alberghiera.
Alla luce della storica giurisprudenza della Corte di Cassazione e della Corte d'Appello di Milano in materia di demenze e inscindibilità delle cure sanitarie (prestazioni prevalenti di natura sanitaria), riteniamo che tale integrazione non sia dovuta dai familiari e che l'onere debba ricadere interamente sul Servizio Sanitario Nazionale / ATS.
Chiedo pertanto il vostro aiuto per:
- Verificare i presupposti per l'invio di una lettera di diffida e messa in mora alla RSA Anni Azzurri di Monza e all'ATS competente per la sospensione dei pagamenti integrativi.
- Ricevere indicazioni sulla corretta gestione dei rapporti con la struttura in questa fase.
Resto in attesa di un vostro riscontro per l'invio della documentazione medica e contrattuale in mio possesso.
Nadia, dalla provincia di MB

Risposta:
Gentile Nadia,
non forniamo supporto legale, dovrà rivolgersi a legale di sua fiducia. Il nostro suggerimento, comunque, è di chiedere ad un medico legale di sua fiducia una valutazione tecnica (una sorta di perizia) sull'intensità sanitaria delle prestazioni che vengono erogate a sua madre, fornendogli i diari infermieristici giornalieri della RSA. Se la valutazione che il medico legale farà sarà di prestazioni di elevata intensità sanitaria, può seriamente prendere in considerazione l'opportunità di una azione legale contro la Asl per vedere riconosciuto, sia per il passato che per il futuro, il pagamento a totale carico della Asl.
12 SETTEMBRE 2026

Cartella Digital Shop per contratto pay tv mai firmato: come contestarla

· di Redazione
A seguito della raccomandata che alleghiamo abbiamo avuto uno scambio di mail.
Nostra mail:
Spett.li, in riferimento alla raccomandata qui allegata, con la presente si contesta formalmente e integralmente la Vostra richiesta di pagamento, in quanto del tutto priva di fondamento.
Né la sottoscritta né il mio defunto marito abbiamo mai stipulato alcun contratto Pay TV con la Vostra società, né abbiamo mai ricevuto smart card, decoder o qualsiasi altro dispositivo riconducibile ai servizi da Voi erogati. Parimenti, non abbiamo mai usufruito di alcun servizio da parte Vostra.
Nonostante le richieste già formulate, non ci è mai stata fornita alcuna prova dell'esistenza di un contratto validamente sottoscritto, né alcuna documentazione idonea a dimostrare l'origine e la legittimità del credito vantato.
Pertanto, non riconosciamo alcun debito nei Vostri confronti e respingiamo integralmente ogni richiesta di pagamento.
Vi chiedo di procedere all'immediato annullamento della pretesa creditoria e alla cessazione di ogni attività di sollecito nei miei confronti.
Mi riservo, in mancanza di adeguato riscontro, di tutelare i miei diritti presso le competenti sedi e Autorità.
Distinti saluti.
Erede ***

Loro risposta
Rif.: Digital Shop // 90026 *** Adriano Eredi di - Riscontro, contestazione ed offerta estrazione copia del contratto di abbonamento alle paytv inadempiute.
Producibile.

Riscontriamo e contestiamo integralmente quanto da Lei rappresentato, La ringraziamo per aver risposto e aver dato quindi l'opportunità di chiarire una situazione che si sta protraendo da anni.
Non risultano versati gli ultimi anni prima del decesso del cliente, così come quantificati nelle diffide interruttive di ogni termine e prescrizione trasmesse.
Come da nostre precedenti RR, ribadiamo che qualora intendiate estrarne copia del contratto originario, anche per quanto indicato alla vostra e per la natura del contratto, la scrivente è tenuta al rigoroso rispetto della normativa sulla privacy e alla verifica della titolarità e legittimità dell'accesso ai dati.
A tal fine, mettiamo a disposizione i chiarimenti e la modulistica necessaria al seguente link: https://www.digitalshopitalia.it/richiedi-copia-contratto/
Si allega ancora il "modello RAAD", ovvero la documentazione sottoposta alla valutazione dell'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali.
In alternativa, è disponibile il modello predisposto dall'Autorità Garante stessa.
Con ogni più ampia riserva, se è nelle VS. intenzioni chiudere la posizione si sollecita formale disdetta e restituzione delle card, se smarrite, attendiamo raccomandata o pec con denuncia di smarrimento/altro da effettuarsi presso le forze dell'Ordine locali.
Ottenuta copia del contratto, è possibile richiedere la definizione/rateizzazione della somma dovuta e, se si intenderà procedere con la chiusura della posizione, l'azienda presterà l'assistenza necessaria rilasciando liberatoria finale.
Anna, dalla provincia di CN

Risposta:
Gentile Anna
Digital Shop deve dimostrare l'esistenza del contratto, la firma del contraente/intestatario, l'attivazione del servizio, l'eventuale fruizione, l'ammontare analitico del credito vantato. In mancanza di documenti che attestino quanto detto, per loro sarà difficile ottenere un decreto ingiuntivo fondato da un giudice.
Pertanto, può chiedere copia integrale del contratto e della documentazione a sostegno della eventuale attivazione del servizio, dell'eventuale fruizione e dell'ammontare specifico e analitico del credito vantato. In mancanza di tali documenti concreti la scelta più prudente è quella di evitare riconoscimenti del debito e/o pagamenti che sarebbe poi difficile recuperare.
12 SETTEMBRE 2026

Libretto postale del 1946 ritrovato: come verificare se è ancora valido

· di Redazione
Buongiorno, a metà agosto di quest'anno, mio papà ha trovato, nel retro del ritratto di sua mamma, il suo libretto postale. Il libretto riporta un timbro del 6 luglio 1946. Non riesco a capire se rientra tra i titoli dormienti in quanto la data è troppo lontana. Potete aiutarmi a capire cosa fare? Grazie, potete rispondermi via mail.
Sonia, dalla provincia di TO

Risposta:
Gentile Sonia,
molto probabilmente è prescritto. Inoltre gli importi di questi libretti sono generalmente molto bassi. Per togliersi ogni scrupolo può procedere come segue:

Chieda una verifica formale del libretto recandosi nell'ufficio postale in cui è stato emesso.
Porti con se il libretto originale.
Se l'intestataria è deceduta, porti anche il certificato di morte e la documentazione che dimostri la qualità di erede.
Chieda espressamente per iscritto a Poste se il libretto risulta:
ancora esistente;
estinto;
oppure trasferito al Fondo rapporti dormienti.
Se le somme risultano trasferite al Fondo, si faccia rilasciare da Poste una attestazione della devoluzione, con relativa data, e verifichi poi con Consap l'eventuale possibilità di rimborso.

Ci tenga aggiornati,
.
10 SETTEMBRE 2026

Collettore moto non omologato montato dal concessionario: rimborso possibile?

· di Redazione
Buongiorno, vi avevo scritto una settimana fa ma senza aver ricevuto riscontro. Sono un sostenitore, vi ho fatto un pagamento di 25 euro solo per aver un riscontro. Ci riprovo.
Ad inizio anno ho comprato una moto BMW 1300 ADV da una concessionaria ufficiale BMW. Quando mi arrivò chiesi se fosse possibile fare qualcosa per aumentare un po' il sound della moto e loro mi proposero un collettore da cambiare modello QD Exhaust. Io chiesi subito se fosse regolare per girare su strada e quello del reparto ricambi e officina mi disse di sì. Lo feci montare e la settimana scorsa stavo facendo un giro con dei miei amici motociclisti e sono stato fermato dalla Polizia Stradale in autostrada. Credo abbiano sentito il rumore della moto all'interno di una galleria. Per farla breve, dopo aver controllato la moto erano intenzionati a procedere con il ritiro della carta di circolazione, il fermo del mezzo e la revisione presso la Motorizzazione. Fortunatamente l'amico che era con me lavora a livelli alti presso la Guardia di Finanza di Milano ed è riuscito a convincere gli agenti a chiudere un occhio, assicurando che avrei provveduto a riportare la moto nelle condizioni corrette.
Scrissi al concessionario per chiedere:
• documentazione tecnica del collettore installato;
• certificato di omologazione e relativa documentazione del costruttore;
• condizioni di garanzia del prodotto;
• eventuali dichiarazioni di conformità e ogni altro documento fornito a corredo del componente.
Chiedo inoltre una dichiarazione scritta, su carta intestata della loro società, attestante:
• che il componente installato è idoneo all'utilizzo stradale in Italia;
mi rispondono così: Lo scarico è un pezzo racing, for racing use only, non originale, montato a regola d'arte, ordinato e voluto da te per modificare sound, non vi è alcuna certificazione per queste modifiche.
Il fatto che loro non me lo avevano detto e adesso mi chiedo, prima cosa, loro possono montare un componente su una moto ufficiale BMW non omologato per uso su strada? La BMW lo concede? Ed inoltre adesso io voglio rimontare l'originale e voglio essere rimborsato della cifra. È possibile?
Gianluca, dalla provincia di BS

Risposta:
Gentile Gianluca,
Prima di tutto ci scusiamo per il ritardo nella risposta alla sua prima segnalazione (che non ci risulta): le confermiamo che il contributo versato non è legato a un servizio di risposta garantita entro tempi fissi, ma comprendiamo il disagio.

Veniamo al merito. Se i fatti sono andati come lei li descrive, la vicenda si colloca su due piani distinti, entrambi rilevanti.

Sul piano della sicurezza stradale, un componente non omologato per uso stradale non avrebbe dovuto essere montato senza informarla chiaramente della sua natura racing/uso pista, specie a fronte di una sua esplicita domanda preventiva sulla regolarità del componente per circolare su strada. Non esiste alcuna deroga che consenta a un rivenditore, ufficiale o meno, di installare su un mezzo omologato un componente non omologato destinandolo all'uso stradale: la casa madre non concede nulla in tal senso, ed è il singolo componente a dover essere omologato per la circolazione, non la moto in astratto. Se il personale le ha dato assicurazioni verbali contrarie al vero (idoneità all'uso stradale), questo integra un'informazione ingannevole rilevante anche ai fini della responsabilità contrattuale del venditore.

Sul piano contrattuale, lei ha diritto a chiedere la risoluzione dell'accordo relativo alla sostituzione del collettore e il rimborso di quanto pagato per il componente e per la manodopera di montaggio, oltre al riaddebito dei costi che dovrà sostenere per rimontare l'originale, qualora dimostri che il prodotto è stato consegnato senza le caratteristiche di conformità all'uso dichiarato e concordato. La risposta scritta ricevuta dal concessionario, in cui ammettono che si tratta di un pezzo racing non certificato per la strada, è un elemento probatorio importante a suo favore, specie se in origine le è stata garantita verbalmente l'idoneità stradale.

Le suggeriamo di formalizzare una diffida scritta al concessionario, con richiesta di rimborso delle spese sostenute per il collettore, il montaggio e lo smontaggio/rimontaggio dell'originale, allegando lo scambio di comunicazioni già avuto. Se il concessionario rifiuta, resta possibile agire per le vie legali ordinarie (mediazione civile obbligatoria e, se necessario, giudice competente in base al valore). Può utilizzare come traccia il nostro modulo generico per reclami e diffide.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria, la nostra scheda sulla nuova conciliazione civile obbligatoria.
Questa la nostra scheda sul Giudice di Pace: la nostra guida al Giudice di Pace
10 SETTEMBRE 2026

Rimborso ricovero extra-regione negato dalla ASL: quali diritti far valere

· di Redazione
A febbraio di quest'anno ho avuto seri problemi alla schiena a causa di un'ernia espulsa alla colonna vertebrale che mi ha causato lombosciatalgia acuta e deambulazione impedita senza utilizzo di ausili ortopedici. Alla fine di marzo ero completamente allettato. Dopo varie visite al pronto soccorso di Tempio Pausania, dove mi hanno prescritto antidolorifici senza successo, ho effettuato una visita presso una specialista a Nuoro che vista la grave situazione e non avendo disponibilità a breve presso le cliniche sarde in cui opera, mi ha proposto il ricovero presso Villa Erbosa a Bologna, convenzionata col SSN, in cui saltuariamente opera insieme alla sua equipe. Ho accettato ma, non avendo un medico di base (ne avevo richiesto uno in Toscana due anni prima a causa di trasferte di lavoro ma era ormai scaduto) ho chiesto alla ASL Gallura di assegnarmi un medico. A causa dell'assenza di medici disponibili mi è stato negato. Sono stato costretto a richiederlo presso la ASL Toscana (il medico che avevo precedentemente, vicino alla sede di lavoro) per impegnative, documenti ricovero e prescrizione di farmaci. Prima dell'intervento ho chiesto autorizzazione alla ASL Gallura per il rimborso. La mattina dell'intervento a Bologna (24 aprile) la ASL Gallura mi ha telefonato e proposto una visita di controllo presso il Mater Olbia a distanza di qualche giorno, e la proposta di un "potenziale" intervento a distanza di 3 settimane. Ovviamente ho fatto presente della mia imminente operazione e dopo qualche giorno mi hanno comunicato il diniego all'autorizzazione. Ho fatto ricorso al direttore, motivando la mia richiesta e ho così ricevuto l'autorizzazione. Ho così presentato la richiesta di rimborso per viaggio e alloggio per me (per i giorni pre-ricovero) e il mio accompagnatore (per tutta la durata del ricovero). Mi è stato dapprima negato quello per il mio accompagnatore (nonostante la legge lo preveda e lo specialista che mi ha visitato ne attestava la necessità) e in seguito anche quello per me con le seguenti motivazioni:
- non avevo al momento della richiesta di autorizzazione il medico di base in Sardegna (ma sono stati loro a negarmelo)
- il viaggio di andata (avvenuto una settimana prima del ricovero per poter andare su appuntamento dal medico in Toscana e preparare tutto il necessario) non è direttamente collegabile al ricovero
Ho provato a rivolgermi al Difensore Civico regionale che anziché difendermi, ha abbassato la testa alla prima comunicazione scritta del direttore della ASL.
Qualora Voi riteniate che io abbia qualche possibilità di far valere i miei diritti, posso inviarvi la documentazione e lo scambio di email con la ASL. In attesa di una cortese risposta, Vi porgo cordiali saluti.
Stefano, dalla provincia di OT

Risposta:
Gentile Stefano,
La vicenda che descrive è complessa e tocca diversi profili che vanno tenuti distinti, perché le regole sulla mobilità sanitaria interregionale e sui rimborsi spese di viaggio/soggiorno sono stabilite da normative regionali e da delibere delle singole ASL, che possono variare e che richiedono una lettura puntuale dei documenti nel suo caso specifico.

Alcuni punti meritano attenzione. Il rifiuto del rimborso per il viaggio d'andata anticipato potrebbe essere legittimamente contestato se lei può dimostrare che quella trasferta era comunque strumentale e necessaria al ricovero stesso (ad esempio per ottenere la documentazione clinica indispensabile all'intervento), e non un viaggio autonomo scollegato dalla prestazione sanitaria. Sul mancato rimborso per l'accompagnatore, se lo specialista ha attestato per iscritto la necessità clinica dell'accompagnamento, questo è un elemento a suo favore che la ASL non può ignorare senza motivazione specifica, in quanto le indicazioni sanitarie del medico curante hanno un peso rilevante in queste valutazioni. Sul fatto di non avere un medico di base in Sardegna, se è stata la stessa ASL Gallura a negarglielo per assenza di disponibilità, imputarle poi questa mancanza come motivo di diniego appare una posizione contraddittoria e potenzialmente contestabile.

Detto questo, si tratta di provvedimenti amministrativi sanitari regionali: la valutazione della fondatezza delle motivazioni della ASL, il calcolo delle spese rimborsabili e l'eventuale predisposizione di un ricorso amministrativo (al TAR o con richiesta di riesame formale) richiedono l'esame diretto della documentazione da parte di un avvocato esperto in diritto sanitario amministrativo.

Prima di qualunque iniziativa giudiziaria, le consigliamo di fare diffida formale alla ASL.
10 SETTEMBRE 2026

Pronto intervento elettricista: prezzo sproporzionato, come contestarlo

· di Redazione
Buongiorno, vi scrivo per chiedere un vostro parere e capire se posso essere tutelata in merito a un intervento di pronto intervento elettrico effettuato ieri sera, domenica 6 settembre, presso il mio appartamento a Milano.
Al momento dell'intervento l'appartamento era occupato dai miei inquilini, i quali mi hanno contattata segnalando che l'elettricità continuava a interrompersi.
A seguito della loro segnalazione, ho contattato il call center della società Service Italia S.a.s. di Monzani Ivo Angelo e C., spiegando telefonicamente la problematica. Mi è stato comunicato che il costo per l'uscita del tecnico sarebbe stato di €60, mentre il costo dell'eventuale intervento sarebbe stato comunicato successivamente, una volta individuata la problematica.
Il tecnico intervenuto sul posto non disponeva di un numero di telefono aziendale e, per comunicare con me, si è avvalso del telefono cellulare della mia inquilina.
Prima di procedere con qualsiasi verifica dell'impianto, del quadro elettrico, delle prese di corrente, ecc., il tecnico mi ha comunicato telefonicamente che il costo dell'intervento sarebbe stato di €695. Mi è stato precisato che tale importo sarebbe stato dovuto indipendentemente dall'esito dell'intervento, anche nel caso in cui non fosse stata individuata alcuna problematica e senza che fossero necessari interventi di riparazione, sostituzione di componenti o acquisto di ricambi.
Mi è stato inoltre richiesto di confermare preventivamente l'accettazione dell'importo mediante contratto e firma.
Considerata l'urgenza della situazione, la presenza degli inquilini nell'appartamento e la necessità di ripristinare quanto prima una situazione di elettricità stabile, nonché la presenza del tecnico sul posto in attesa di una mia risposta immediata, ho accettato di procedere con l'intervento alle condizioni indicate.
Non essendo fisicamente presente nell'appartamento, ho comunicato telefonicamente al tecnico le mie generalità, mentre il documento è stato materialmente firmato dalla mia inquilina a proprio nome.
Dopo meno di un'ora, il tecnico mi ha comunicato di non aver riscontrato alcuna dispersione di corrente nel quadro elettrico né problemi riconducibili alle prese di corrente o ad altre anomalie evidenti dell'impianto.
Di conseguenza, mi è stato comunicato che l'intervento poteva considerarsi concluso.
Prima di lasciare l'appartamento, il tecnico mi ha richiesto di effettuare immediatamente un bonifico di €695 e di inviare la relativa contabile all'indirizzo e-mail della società, precisando che altrimenti non avrebbe potuto lasciare l'appartamento.
Quando ho chiesto informazioni in merito alla fattura, il tecnico mi ha risposto di non sapere quando l'avrei ricevuta e ho dunque inviato il pagamento.
Vi sarei grata se poteste indicarmi quali siano i passi che mi consigliate di intraprendere per tutelarmi e, se possibile, recuperare la somma versata.
Martina, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Martina,
Capiamo la sua preoccupazione: si tratta di una vicenda che presenta diversi elementi critici sotto il profilo della correttezza contrattuale, anche se va inquadrata correttamente prima di indicarle come muoversi.

Il punto centrale è che le sarebbe stato richiesto un pagamento di 695 euro per un intervento che, secondo quanto lei riferisce, non ha rilevato alcun guasto né ha comportato riparazioni, sostituzioni o ricambi. Se davvero il tecnico si è limitato a una verifica dell'impianto senza alcun intervento risolutivo, il prezzo pattuito appare sproporzionato rispetto alla prestazione resa, e questo può essere contestato sul piano civilistico come eccessiva onerosità o mancata proporzionalità tra prezzo e prestazione, soprattutto se il preventivo iniziale (60 euro per la sola uscita) non è stato rispettato nella sostanza.

Ci sono poi altri aspetti da verificare. Le è stato chiesto di firmare un'accettazione sotto pressione, con il tecnico in attesa e in una situazione di urgenza: se il consenso è stato estorto in condizioni di necessità e senza un tempo adeguato per valutare, questo può configurare una pratica commerciale scorretta, particolarmente se la società adotta sistematicamente questo schema (contatto telefonico, preventivo generico, poi comunicazione del prezzo reale solo a intervento già iniziato, pressione per il pagamento immediato in loco). Aggiungiamo che il documento sarebbe stato firmato da una persona (la sua inquilina) diversa dal soggetto che ha stipulato l'accordo telefonicamente (lei), il che solleva dubbi sulla validità formale dell'accettazione contrattuale.

Le consigliamo di richiedere immediatamente per iscritto la fattura fiscale dell'intervento, che la società è comunque obbligata a emettere, e di formalizzare un reclamo scritto contestando la sproporzione tra prezzo e prestazione resa, la mancanza di un preventivo dettagliato e vincolante, e le modalità di pressione con cui è stata ottenuta la sua accettazione. Se il reclamo non sortisce effetto, può rivolgersi al Giudice di Pace per il recupero, anche parziale, della somma versata, o valutare una segnalazione all'Antitrust se ritiene che si tratti di una prassi commerciale scorretta reiterata verso altri consumatori.

Può utilizzare il nostro generatore di moduli per la diffida.

Per approfondire: la nostra scheda sul Giudice di Pace
10 SETTEMBRE 2026

Licenza software Lifetime revocata dopo 9 giorni: rimborso e PayPal

· di Redazione
Buongiorno,
chiedo un vostro parere su una controversia relativa a un acquisto digitale e alla successiva gestione da parte di PayPal.
L'11 agosto 2026 ho acquistato tramite Visuals.gg una licenza software digitale "Susano Lite – FiveM – Lifetime" per 36,99 €, pagando con saldo PayPal.
La licenza è stata inizialmente consegnata e funzionante, ma dopo soli 9 giorni il fornitore Susano ha sospeso permanentemente il mio account, rendendo impossibile continuare a utilizzare il prodotto acquistato.
Ho contattato il venditore. Visuals.gg mi ha confermato ufficialmente per iscritto che essere staff di un server FiveM comporta automaticamente una blacklist per evitare test anti-cheat. Tuttavia, questa specifica condizione non risultava tra i "Grounds for Termination" pubblicati nei Termini di Servizio Susano al momento dell'acquisto. Il venditore ha rifiutato sia una soluzione sia il rimborso.
Ho quindi aperto una contestazione PayPal, specificando fin dall'inizio che non contestavo la consegna iniziale, ma la successiva revoca permanente di una licenza venduta come Lifetime.
PayPal ha respinto sia la pratica PP-R-ZPC-*** sia il successivo ricorso REF_GP_***.
Dopo numerosi contatti, PayPal mi ha comunicato per iscritto che la propria Protezione Acquisti coprirebbe il servizio non ricevuto e la merce non ricevuta/non conforme, mentre un servizio ricevuto ma non conforme non sarebbe coperto.
Ho però consultato il Programma Protezione Acquisti PayPal e non riesco a individuare chiaramente questa esclusione dei servizi digitali già ricevuti. PayPal stesso, durante l'apertura della contestazione, mi aveva consentito di indicare il prodotto come digitale e di selezionare una problematica di non conformità.
Ho quindi presentato anche un reclamo formale contro PayPal chiedendo quale specifica clausola preveda tale esclusione, senza aver ottenuto finora un'indicazione precisa.
Vorrei sapere:
se la revoca dopo 9 giorni di una licenza venduta come Lifetime, per una condizione non indicata nei termini pubblicati, può integrare una violazione dei miei diritti di consumatore;
se la distinzione applicata da PayPal tra "merce non conforme" e "servizio digitale non conforme" deve risultare chiaramente dalle condizioni contrattuali;
quali strumenti mi consigliate per richiedere il rimborso al venditore e/o contestare formalmente la gestione PayPal.
Dispongo di tutta la documentazione e posso fornirla su richiesta.
Grazie.
Valentino, dalla provincia di PD

Risposta:
Gentile Valentino,
Sulla vicenda descritta si possono distinguere due piani, quello contro il venditore/fornitore del software e quello contro PayPal.

Sul primo: se effettivamente la licenza è stata venduta come "Lifetime" e sospesa dopo 9 giorni per una condizione (essere staff di un server FiveM) che non risulta tra i "Grounds for Termination" pubblicati nei Termini di Servizio al momento dell'acquisto, si tratta di un possibile inadempimento contrattuale del fornitore, ancor più se il venditore non è stato in grado di indicare quale clausola specifica sarebbe stata violata. In questi casi il consumatore ha diritto alla risoluzione del contratto e al rimborso, oltre alla garanzia legale di conformità di 2 anni se il prodotto digitale risultasse non conforme a quanto pattuito. Le consigliamo di inviare una diffida scritta formale al venditore (Visuals.gg), contestando puntualmente l'assenza della clausola contrattuale invocata e richiedendo il rimborso integrale, citando la documentazione già raccolta. Può utilizzare il generatore moduli ADUC per e-commerce

Sul rapporto con PayPal, la questione è diversa: le condizioni della Protezione Acquisti PayPal sono un regolamento contrattuale privato tra lei e PayPal, non una norma di legge. Se PayPal sostiene che esiste una distinzione tra "servizio non ricevuto" e "servizio ricevuto ma non conforme", tale distinzione deve risultare dalle condizioni contrattuali che lei ha accettato all'iscrizione: le consigliamo di richiedere per iscritto a PayPal il testo esatto della clausola invocata, cosa che ci risulta lei abbia già fatto. Se PayPal non fornisce un riferimento contrattuale preciso, può presentare reclamo scritto a PayPal e, se insoddisfacente, rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF), competente anche per le controversie con istituti di pagamento come PayPal, oppure valutare un'azione civile ordinaria. Non si tratta in ogni caso di "pratica commerciale scorretta" in senso proprio, ma di un contenzioso contrattuale sull'interpretazione delle condizioni di servizio.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti a carico del venditore e la nostra scheda sull'Arbitro Bancario Finanziario
10 SETTEMBRE 2026

Cambio gestore energia dopo fusione societaria: bisogna essere avvisati?

· di Redazione
Questo NON vuole essere un reclamo, ma sottoporre al Vs. cortese parere una perplessità da semplici cittadini. Siamo una Famiglia che da qualche anno ha scelto ESTRA come gestore per l'energia elettrica e gas, confidando in una realtà locale, stanchi di call center che rispondevano da luoghi sconosciuti. Abbiamo però verificato che da circa un mese, ESTRA è stata accorpata ad ALIA PLUS, abbiamo dovuto cambiare l'App di gestione e quando paghiamo sull'app bancario, i dati sono di ALIA GESTIONE AMBIENTE.
Perché non siamo stati avvertiti di questo cambiamento? Ci è sfuggita qualche comunicazione?
Con ESTRA ci troviamo bene e pensiamo di rimanere Loro clienti, ma siamo preoccupati che questa acquisizione aumenti i costi delle bollette.
Gabbriella, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Gabbriella,
Comprendiamo la perplessità, ma partiamo da un chiarimento: le operazioni societarie tra aziende (fusioni, incorporazioni, cambi di ragione sociale, riorganizzazioni di gruppo) sono scelte imprenditoriali legittime che il fornitore può attuare liberamente, senza bisogno del consenso del cliente. Il consumatore ha però il diritto di essere informato quando questi cambiamenti incidono su elementi contrattuali rilevanti, come l'identità del soggetto fornitore, i dati per i pagamenti, le condizioni economiche o le modalità di gestione del rapporto.

Se effettivamente non avete ricevuto alcuna comunicazione formale su questo passaggio, le informazioni essenziali dovrebbero comunque comparire nella bolletta stessa o in comunicazioni contrattuali dedicate: le consigliamo di verificare con attenzione le ultime bollette ricevute, incluse eventuali informative in calce o allegati, perché a volte queste comunicazioni passano inosservate proprio perché inserite in spazi poco visibili.

Sul piano sostanziale, un'operazione societaria di questo tipo (che sia fusione, incorporazione o riorganizzazione infragruppo) non comporta automaticamente un aumento dei costi in bolletta: le condizioni economiche del vostro contratto restano quelle sottoscritte, salvo che il fornitore comunichi formalmente una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, cosa che deve avvenire con preavviso minimo e con possibilità per voi di recedere senza penali qualora non accettiate le nuove condizioni.

Le suggeriamo quindi di richiedere per iscritto al fornitore un chiarimento formale su chi sia oggi il soggetto titolare del contratto di fornitura, se vi sia stata effettivamente una cessione del contratto e se le condizioni economiche restino invariate. Può farlo tramite reclamo scritto, anche usando il nostro modulo per reclami energia. Se la risposta non fosse soddisfacente o si riscontrasse un aumento non concordato, resta possibile attivare la conciliazione ARERA prima di rivolgersi al giudice.

Per approfondire: la nostra guida su condizioni contrattuali di fornitura e prezzi dell'energia elettrica e la nostra guida sulle conciliazioni obbligatorie per energia elettrica e gas.
9 SETTEMBRE 2026

Eredità e bollette Tim: rimborsi, indennizzi e autocertificazione erede

· di Redazione
Grazie veramente grazie.
Alcuni ulteriori chiarimenti per favore.
1) Rimborsi per bollette pagate da me: cambiato contratto Tim, senza dir nulla da dicembre 2025, mi sta facendo pagare bollette molto alte con una differenza di prezzo rispetto al contratto originario di almeno €70 per 7 bollette. Queste somme percepite da Tim rientrano nell'asse ereditario o Tim deve restituirle a me che pago?
2) Indennizzo per guasto non riparato: ho avvisato Tim del guasto con 187, ho una lunga lista di codici segnalazione, pec, telefonate registrate. Il periodo è molto lungo da settembre 2024 fino a marzo 2026. Mia madre è morta il 19 settembre 2024. Queste somme vanno nell'asse ereditario anche se sono io ad usare la linea e la casa è mia e non dell'altra erede?
3) Autocertificazione: ma se è una autocertificazione mia deve essere autenticata? Nel villaggio piccolissimo dove è sita la casa al comune mi hanno detto che non sanno di cosa parlo e che non hanno in ogni caso l'impiegato, pare sia tutto in dismissione per spopolamento. Andare da un notaio costa troppo e non me lo posso permettere.
4) Manleva: posso quindi oppormi a Tim su questo?
Sono andata al Corecom stamattina: dovrò formulare una difesa da allegare alla apertura della pratica presso il Corecom medesimo, così mi hanno detto. Mi si spiega che loro sono conciliatori e noi utenti dobbiamo fornire le "difese" e le "arringhe".
Vi è un'altra figlia ma dopo la successione non abbiamo alcun rapporto.
Attendo e ancora grazie
Silvia, dalla provincia di RC

Risposta:
Gentile Silvia,

1) Le somme pagate in eccesso per l'errata modifica contrattuale sono un credito verso l'operatore che matura giorno per giorno, quindi si distingue in base a quando è sorto: le bollette pagate da lei dopo il decesso della madre riguardano un rapporto contrattuale che lei sta gestendo come utente attuale della linea, e il rimborso spetta a chi ha materialmente pagato la somma non dovuta, cioè lei. Non rientrano nell'asse ereditario in quanto tale, perché non sono un bene o un debito esistente al momento della morte, ma un credito da indebito sorto successivamente per fatto proprio del pagamento da parte sua.

2) Discorso diverso per l'indennizzo da disservizio: se il disservizio è iniziato prima del decesso (settembre 2024) e prosegue dopo, il diritto all'indennizzo maturato nel periodo in cui la titolare del contratto era ancora in vita potrebbe essere considerato un credito caduto in successione, mentre la parte di indennizzo maturata dopo il decesso, nel periodo in cui lei ha continuato a subire il disservizio come utente di fatto della linea nella propria casa, è a lei riferibile.

3) Sull'autocertificazione, se si riferisce alla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà per attestare la qualità di erede, questa non richiede autenticazione notarile: può essere firmata davanti al funzionario comunale, oppure firmata a casa e allegata a un documento di identità valido, inviandola per posta o PEC. Non serve il notaio né l'autentica in comune (anche se sarebbe utile) se si allega la fotocopia del documento d'identità.

4) Sulla manleva richiesta dall'operatore, può legittimamente opporsi se la richiesta eccede quanto necessario a tutelare l'operatore da un doppio pagamento: se lei dimostra la propria qualità di erede con la dichiarazione sostitutiva e l'operatore pretende ulteriori garanzie sproporzionate, può contestarlo formalmente nella memoria difensiva al Corecom.

Per la pratica Corecom, ricordiamo che l'iter corretto prevede reclamo scritto, poi conciliazione tramite ConciliaWeb, ed eventualmente istanza di definizione (GU14) con indennizzi tabellari; il risarcimento del maggior danno resta possibile solo davanti al giudice. Scheda di riferimento: la nostra guida sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom

Per approfondire: la nostra guida sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom la nostra scheda sulla nuova conciliazione civile obbligatoria
9 SETTEMBRE 2026

Fornitore luce cambia fatturazione e minaccia distacco: come contestare

· di Redazione
Vi ho già interpellato in argomento perché il fornitore ha variato la cadenza di fatturazione emettendo una fattura al 15 del mese (al momento è la seconda azione del genere) anziché alla fine del mese, fatturando tra l'altro stime assolutamente non corrette e ignorando le comunicazioni delle autoletture nei tempi e nei modi da loro previsti.
Ho quindi sospeso il pagamento informandoli e richiedendo lo storno della fattura emessa il 15 del mese (non conforme alla cadenza mensile prevista in sede di stipula contratto) e richiedendo la riemissione fattura alla fine e per tutto il mese interessato, come di consueto, beninteso tenendo conto delle autoletture di fine mese inviate nei termini e nei modi previsti.
Non hanno risposto al reclamo ed hanno inviato l'allegata diffida con minaccia di sospensione fornitura. Chiedo come potermi regolare: contro-diffida oppure pago... altro? Grazie mille per l'assistenza.
Antonio, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Antonio,
Capiamo la situazione, ma prima di indicarle come muoversi è opportuno distinguere due piani che nella diffida ricevuta si sovrappongono: la correttezza della fatturazione da parte del fornitore e la legittimità della sospensione del pagamento da parte sua.

Sul primo punto, se effettivamente il fornitore ha modificato unilateralmente la cadenza di fatturazione rispetto a quanto pattuito in contratto, e se ha ignorato le autoletture da lei trasmesse nei tempi e modi previsti emettendo fatture basate su stime scorrette, questo è un comportamento contestabile: la fatturazione deve rispecchiare i dati reali di consumo quando disponibili, e le condizioni contrattuali sottoscritte vincolano anche il fornitore.

Tuttavia, il fatto che il reclamo sia fondato non le dà automaticamente diritto a sospendere unilateralmente il pagamento delle fatture. In materia di utenze la giurisprudenza tende a distinguere: se le fatture contestate sono manifestamente errate o non dovute, l'autotutela può reggere, ma se il fornitore insiste nella richiesta di pagamento, il rischio di sospensione della fornitura resta concreto fino a quando la controversia non è risolta. Le consigliamo quindi di non limitarsi a una contro-diffida generica, ma di formalizzare subito un reclamo scritto puntuale (se non lo ha già fatto in forma tracciabile) contestando nel dettaglio l'importo, chiedendo lo storno o la riemissione corretta, e comunicando che nelle more contesta la sospensione come illegittima poiché relativa a importi non ancora accertati.

Se il fornitore non risponde entro i termini o mantiene la posizione, la strada corretta è la conciliazione obbligatoria ARERA prima di qualsiasi azione al Giudice di Pace: questo passaggio è necessario anche per bloccare di fatto la sospensione, portando la questione a un tavolo terzo. Nel frattempo può valutare di pagare "con riserva" l'importo contestato per evitare il distacco, riservandosi di recuperarlo se la conciliazione le darà ragione: è una soluzione prudenziale che tutela la continuità della fornitura senza rinunciare alle proprie ragioni.

Le suggeriamo di predisporre un reclamo formale utilizzando il nostro modulo per reclami sulle utenze.

Per approfondire: la nostra guida su condizioni contrattuali di fornitura e prezzi dell'energia elettrica e la nostra guida sulle conciliazioni obbligatorie per energia elettrica e gas

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