|
ADUC
Dal 1990
Difenditi. Informati. Agisci.
|
SALUTE
03/09/2026 – 09/09/2026
|
| 💬 Chiedi aiuto ♥ Dona ora | Leggi versione integrale → |

Mentre il porto di Livorno si conferma essere tra i maggiori hub italiani delle droghe illegali (53 Kg di cocaina nascosta tra frutta proveniente dal Perù), il fine settimana appena trascorso, vuoi i luoghi di villeggiatura/svago estivi ancora in auge, registra un buon numero di sequestri, fermi e arresti.
Che per l’appunto la quasi totalità dei consumi di droghe sono per uso ricreativo: hashis/marijuana, cocaina, pasticche varie. Uso ricreativo/ludico che le nostre norme considerano un illecito per i consumatori (sanzioni quindi amministrative) e reato per spacciatori (tra chi lo fa per pagarsi i consumi personali, a quelli che sopravvivono con questo “mestiere”), narcotrafficanti e produttori a vario livello, dalla piantina domestica ai campi coltivati in Italia e non solo, fino alle “aziende” molto presenti in centro e nord Europa.
Tutto questo in un contesto di grande mobilitazione delle forze dell’ordine, nazionali, europee e transnazionali. Con, per esempio, l'Algeria che fa maxi-sequestri di cocaina e il Marocco che ha estradato due narcos in Svezia e una conduttrice tv in Egitto condannata a morte per traffico di droghe insieme ad altre 11 persone. E le polizie romane scoprono “caveau” di stoccaggio e arrestano una decina di persone tra la capitale e il suo litorale. Così come i loro colleghi da Pavia a Catania, Napoli, Palermo, Riviera romagnola, Salerno, Milano. Domodossola, Matera, Sondrio, Alessandria, Benevento, Bergamo, Potenza, Nuoro. Bologna, Macerata, Capri... (Italia unita, altroché Garibaldi... e "soddisfatto" Piantedosi per la sua efficacia).
Ed abbiamo considerato avvenimenti italiani e mediterranei a noi più vicini, considerando che questo è quello che riportano le cronache più rilevanti.

In Italia le cose vanno così. C’è un politico che si rifà al Fascismo del secolo scorso. Le élite economiche e finanziarie lo accolgono per bene, mentre il sen. Mario Monti gli dice apertamente che è pericoloso e non ci dovrebbe essere spazio per politiche come le sue. Ma le nostre solite élite non solo ignorano il senatore a vita, ma continuano a disquisire come se niente fosse.
Il ministro dell’Economia decanta la sua débacle in contrasto ("Non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento") col capo del suo governo,e questa élite economica e finanziaria rimane zitta, aspettando le prossime trovate per succhiare soldi allo Stato al fine di avere soldi pubblici e utili privati… tanto sanno che il governo galleggiante è disposto a venire loro incontro.
Mentre l'azienda privata svedese Ikea è venuta incontro in Europa ai suoi clienti investendo 1,2 miliardi di euro in sconti sui suoi prodotti più venduti, la nostra élite economica e finanziaria, tra le altre cose e in combutta con le aziende pubbliche, concretizza monopoli e oligopoli: Intesa/Mps, Poste/Tim, etc. In pieno contrasto col documento strategico d'indirizzo e di analisi presentato alla Commissione Europea da Mario Draghi e i suoi primi indirizzi e organizzazione.
Mentre il governo ha espresso un giudizio generalmente pragmatico e favorevole alle linee guida di fondo, soprattutto per quanto riguarda la necessità di una forte deregolamentazione. Parole al vento.
Nel frattempo, parte del governo e buona parte dell’opposizione si crogiolano auspicando di imporre alle aziende dei tetti di guadagno e distrarre il surplus per finanziare le loro incapacità di decisori (extra-profitti). E le aziende fanno le vittime di un anti-liberismo di cui loro stesse sono le prime fautrici.
Tutte queste aziende erano quelle presenti al forum Ambrosetti. Insieme ai politici.

Nel chiudere il Forum The European House – Ambrosetti, il ministro dell’Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha usato questa frase: "Non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento".
Non poteva trovare migliore espressione. Buona parte della politica del governo è stata ed è galleggiamento, con tendenza ad alcuni annegamenti. Tenuta del potere di per sé, con qualche sforamento soprattutto in economia per la costruzione di monopoli ed oligopoli. Anche se l’altro giorno a Bari la premier Giorgia Meloni ha detto il contrario, in un contesto in cui il festeggiamento era di essere alla guida del governo più longevo della Repubblica. Punto.
Pur adducendo motivazioni entusiaste su quanto fatto e su quanto in fieri su cui dovrebbe mettersi d'accordo col galleggiamento di Giorgetti.
Un solo esempio. I prezzi dei carburanti. Più galleggiamento di rimandare il problema ogni volta che le scadenze a mitraglia dei bonus finiscono… Per ora, dallo scorso luglio, siamo a quota tredici (13) di misure adottate dall'esecutivo per contenere i rincari.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22941 dell’8 luglio 2026, è tornata sul diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e sulle conseguenze delle condotte che ostacolano tale relazione.
Nel corso di una separazione, il figlio minore, collocato presso la madre, aveva progressivamente rifiutato gli incontri con il padre.
Il Tribunale, ritenendo che la madre avesse favorito tale allontanamento, aveva mantenuto il collocamento del bambino presso di lei, ma ne aveva sospeso la responsabilità genitoriale rispetto alle decisioni più importanti su salute, istruzione ed educazione, attribuendole esclusivamente al padre.
La madre era stata inoltre condannata al risarcimento dei danni in favore sia del figlio sia dell’altro genitore. La decisione era stata confermata dalla Corte d’appello.
La Cassazione ha ricordato che l’affidamento condiviso e la partecipazione di entrambi i genitori alla vita del figlio rappresentano la regola generale prevista dall’articolo 337-ter del Codice civile.
L’affidamento cosiddetto “super esclusivo”, che impedisce a un genitore di partecipare anche alle decisioni di maggiore interesse, costituisce invece una misura eccezionale, assimilabile ai provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale previsti dagli articoli 330 e 333 del Codice civile.
Per adottarla non basta richiamare genericamente la conflittualità familiare, la scarsa collaborazione o la difficoltà del genitore collocatario nel favorire gli incontri. Occorre individuare condotte gravemente pregiudizievoli, provarne l’effettiva esistenza e spiegare quale incidenza causale abbiano avuto sul benessere del minore e sul rapporto con l’altro genitore.
Il provvedimento sull’affidamento non deve diventare una sanzione nei confronti del genitore ritenuto inadempiente. Il suo unico criterio deve essere l’interesse concreto del figlio.
Nel caso esaminato, la Suprema Corte ha rilevato una contraddizione: da un lato la madre era stata considerata tanto inadeguata da essere esclusa dalle decisioni fondamentali; dall’altro, il minore era rimasto prevalentemente collocato presso di lei. Non era stata inoltre adeguatamente verificata l’idoneità del padre a esercitare da solo la responsabilità genitoriale, tenuto conto anche della sua residenza in un’altra regione.
La Cassazione ha quindi annullato la decisione e rinviato il procedimento alla Corte d’appello di Perugia.
Le condotte concretamente dirette a impedire il rapporto del figlio con l’altro genitore possono determinare la modifica dell’affidamento o del collocamento e l’applicazione delle misure previste dall’articolo 473-bis.39 c.p.c., tra cui:
- l’ammonimento del genitore inadempiente;
- la condanna al pagamento di una somma per ogni successiva violazione;
- una sanzione amministrativa pecuniaria;
- il risarcimento dei danni in favore dell’altro genitore o del minore.
Tali conseguenze, soprattutto quando incidono sulla responsabilità genitoriale, richiedono però un accertamento puntuale. Non sono sufficienti formule generiche, etichette psicologiche o la sola constatazione che il minore rifiuti gli incontri.
La decisione conferma così un principio essenziale: la bigenitorialità è un diritto del figlio, non uno strumento per premiare o punire uno dei genitori.

Un'attivista con base a Dublino, Ruby Lawlor, guida un'iniziativa internazionale per collocare i diritti dell'infanzia al centro della riforma delle politiche globali sulle droghe. Secondo quanto riportato dall'Irish Independent, la campagna punta a far sì che i governi e gli organismi internazionali che si occupano di controllo delle sostanze stupefacenti tengano conto in modo sistematico dell'impatto che tali politiche hanno su bambini e adolescenti.
Il tema non è nuovo nel dibattito internazionale sulle droghe, ma negli ultimi anni ha acquisito peso crescente. Da tempo esperti di diritto internazionale sottolineano come le convenzioni sul controllo degli stupefacenti, nate decenni fa, non abbiano mai integrato in modo strutturale i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, ratificata dalla quasi totalità dei paesi del mondo, compresa l'Irlanda nel 1992.
Le conseguenze di questa lacuna, secondo chi si occupa della materia, si vedono su più fronti: minori coinvolti nel mercato illegale della droga come corrieri o piccoli spacciatori, spesso reclutati proprio per la loro condizione di vulnerabilità economica e sociale; figli di persone che fanno uso di sostanze, esposti al rischio di essere allontanati dalle famiglie sulla sola base dello stato di dipendenza di un genitore, indipendentemente dall'effettiva presenza di maltrattamento o abbandono; adolescenti privati dell'accesso a servizi di riduzione del danno pensati quasi esclusivamente per gli adulti.
La proposta di un'agenda di riforma basata sui diritti dei minori si inserisce in un filone più ampio che, a livello internazionale, chiede di superare l'approccio punitivo al consumo di droghe in favore di politiche sanitarie e sociali. In Irlanda, questo dibattito ha già prodotto passaggi concreti: l'Assemblea dei cittadini sull'uso di droghe e il successivo Comitato congiunto parlamentare hanno elaborato negli ultimi anni raccomandazioni per la decriminalizzazione del possesso per uso personale e per un approccio "health-led", cioè guidato dalla sanità pubblica piuttosto che dal sistema penale.
Chi promuove l'agenda per i diritti dell'infanzia sostiene che qualsiasi riforma della disciplina internazionale sulle sostanze stupefacenti dovrebbe passare da una valutazione esplicita del suo impatto sui minori, sia quelli coinvolti direttamente nel consumo o nel traffico, sia quelli che vivono in famiglie toccate dalla dipendenza.
Come riporta l'Irish Independent, la campagna si muove su un piano che intreccia diritto internazionale, salute pubblica e protezione sociale, cercando di portare la voce di Dublino nei consessi globali dove si discute il futuro delle politiche sulle droghe.

Fine estate e inizio autunno nero sul fronte del rincaro dei prezzi. Le famiglie devono far fronte, oltre ai picchi di questi giorni del mercato dei carburanti su cui le istituzioni brancolano nel buio, anche ad alcune incombenze tipiche della stagione. La riapertura delle scuole: dai tipici costi - libri e materiali vari- fino alle tasse universitarie. L’avvio della stagione più fredda che comporterà l’avvio dei riscaldamenti delle case. E il secondo o unico acconto delle imposte, fissato al 30 novembre.
Situazione che comporterà problemi economici sia per le famiglie a basso reddito che per quelle a medio. Le prime perché buona parte dei loro introiti non è neanche sufficiente al trend di sussistenza. Le seconde, quelle a medio reddito, ché a differenza di quelle a basso reddito non usufruiscono dei bonus automatici sull’energia. Che è bene fare attenzione, chè l’Isee grazie al quale vengono applicati i bonus scade a fine anno, e va rinnovato subito.
Pur con tutte le difficoltà che presenta la nostra economia - che definire di mercato è un azzardo - è in quel che fortunatamente c’è di libertà in questo mercato, che si possono trovare soluzioni per la riduzione del danno.
Questo vale per qualunque tipo di spesa ed acquisto (sconti, promozioni, online con molta attenzione alle truffe), ma soprattutto per le forniture energetiche (le più sensibili all’aumento dei prezzi): non fermarsi all’attuale gestore e verificare, col supporto degli strumenti dell’Autorità dell’energia Arera, quali siano le migliori offerte nella propria zona.
Da non sottovalutare anche il cambio del gestore telefonico. Questo è il classico periodo in cui i vari gestori, soprattutto quelli che giocano a voler dominare il mercato, aumentano i costi e, quasi sempre per pigrizia e ignoranza, non ci si fa caso più di tanto. E invece no, a questi “furbetti” ci sono sempre altri gestori che, in cerca di nuovi clienti, fanno offerte che fanno risparmiare anche il 50%.

Quest'estate potreste esservi chiesti perché vedete così pochi insetti schiacciati sul parabrezza della vostra auto, rispetto a un viaggio in macchina di qualche anno fa.
Questo perché gli insetti stanno diminuendo a livello globale a un ritmo allarmante.
Un'ampia indagine di citizen science ha esaminato il numero di insetti nel corso di diversi anni, analizzando gli insetti morti sulle targhe delle auto. Ai partecipanti è stato chiesto di pulire le proprie targhe prima di un viaggio, di fotografarle successivamente e di contare il numero di insetti uccisi.
L'indagine è stata condotta dal 2021 al 2025. Ha rilevato che il numero di insetti volanti campionati sulle targhe dei veicoli in tutto il Regno Unito è diminuito del 60% in cinque anni. L'analisi dei dati relativi a oltre 25.000 viaggi ha mostrato un calo medio annuo del 19% nel numero di insetti schiacciati dalle targhe dall'inizio dell'indagine nel 2021.
Alcuni potrebbero guardare queste statistiche e chiedersi perché dovrebbero preoccuparsene. Ma il declino della vita degli insetti è un motivo di seria preoccupazione. E non è solo nel Regno Unito che si assiste a questo declino, ma anche in tutta Europa e nelle nostre foreste pluviali tropicali, comprese alcune delle aree con la maggiore biodiversità del pianeta . I terreni agricoli sono tra quelli che risentono maggiormente di questo fenomeno.
Si stima che sul nostro pianeta vivano 10 quintilioni (10.000.000.000.000.000.000) di insetti, oltre un milione di specie descritte e si stima che ce ne siano ancora milioni da scoprire . Ma stiamo perdendo gli insetti molto più velocemente che altri animali, e a un ritmo senza precedenti.
Una revisione del 2019 ha suggerito che il 40% delle specie di insetti è a rischio di estinzione . Si ritiene che formiche, api e vespe ( Imenotteri ), farfalle e falene ( Lepidotteri ) e scarabei stercorari siano le specie più colpite. Revisioni più recenti mostrano tendenze di declino simili su scala globale .
Le cause della scomparsa dei nostri insetti sono molteplici e vanno dalla perdita di habitat, alle malattie, all'inquinamento e ai pesticidi . L'agricoltura rappresenta una delle principali preoccupazioni, poiché la conversione dei terreni a uso agricolo può distruggere gli habitat esistenti, eliminando di fatto la casa di alcuni insetti. Tuttavia, anche i prodotti agrochimici, come i pesticidi, progettati per eliminare i parassiti delle colture, hanno un impatto negativo sugli insetti non bersaglio che invece desideriamo proteggere.
Il cambiamento climatico è una delle principali preoccupazioni, e potenzialmente aggrava altri fattori . Quando fa più caldo, la disponibilità di acqua diminuisce, le piante sono più stressate e per gli insetti la disponibilità di cibo diventa problematica. Allo stesso modo in cui gli esseri umani soffrono il caldo, lo stesso accade ad altri animali. Gli insetti possono cercare di far fronte alle temperature estreme utilizzando l'acqua per raffreddarsi , sventolando le ali o semplicemente spostandosi in luoghi meno caldi.
Perché il numero di insetti sta diminuendo.
L'estate del 2026 ha registrato temperature record e si prevede che sarà l'anno più caldo mai registrato nel Regno Unito . Insieme a siccità intense, incendi boschivi e un paesaggio in continua evoluzione, questo rende l'ambiente un luogo ostile per gli insetti.
Questo cambiamento climatico sta influenzando intere comunità di insetti, il loro habitat e le loro abitudini.
Con il passaggio da un clima tipicamente più freddo nel Regno Unito a uno più mediterraneo, stiamo assistendo alla migrazione di specie dall'Europa meridionale a quella settentrionale. Osserviamo anche che gli insetti modificano i loro cicli vitali stagionali, con ripercussioni su altre specie che dipendono da loro . Addirittura, stanno trasmettendo malattie a nuove popolazioni umane o animali, man mano che i climi diventano più favorevoli a determinate specie portatrici di malattie o altri agenti patogeni .
Questa perdita di biodiversità viene spesso definita la sesta estinzione di massa , ovvero la sesta volta nella storia, a nostra conoscenza, in cui abbiamo perso un numero così elevato di specie in rapida successione .
Gli insetti si sono evoluti in gran numero a causa dell'importanza del loro ruolo in natura.
Contribuiscono a tenere sotto controllo i parassiti , impollinano le nostre piante trasportando il polline da un fiore all'altro , riciclano i nostri rifiuti nutrendosi di materiale organico e sminuzzandolo , e in generale mantengono il nostro pianeta in buono stato .
Il naturalista americano E.O. Wilson affermò: "Se gli insetti scomparissero, l'ambiente precipiterebbe nel caos".
Tuttavia, le popolazioni di insetti possono riprendersi. Comprendere quanto siano fondamentali è il primo passo per conservare e ripristinare ciò che stiamo perdendo.
(Alex Dittrich - Docente senior di Zoologia presso la Nottingham Trent University. - su The Conversation del 08/09/2026)

Droga, proibizionismo, corruzione: il vero problema non è la sostanza ma come la inseguiamo. Dall'inefficacia delle politiche repressive al narcotraffico globale, passando per norme non applicate e disservizi pubblici sistemici. Nel frattempo, l'intelligenza artificiale rimette in discussione il lavoro, ma anche le libertà e i diritti. L'Italia è alle prese con scelte che riguardano energia, debito, autonomia europea e una stampa che fatica a respirare.
In questo numero
→ Droghe illegali. Un ‘tranquillo’ weekend
→ Forum Ambrosetti. Pecunia non olet
→ Ministro Giorgetti ci azzecca. Barchetta Italia
→ Sudafrica snodo globale del narcotraffico, corruzione nella polizia
→ Perché i paesi europei stanno spostando le loro riserve auree fuori dal Nord America?
→ Covid e Commissione d'inchiesta: le norme esistevano e non sono state applicate. Perché?
→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 08/09/2026
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 1 a 7 Settembre 2026
→ Intelligenza Artificiale. Superare la sostituzione lavorativa. Il caso avvocati
→ Firenze. La commedia Montedomini e gli 'errori' del Comune
→ Gli investimenti sulle proteine alternative del futuro
→ Detenute e figli. Carcerati senza colpa. Un caso fiorentino
→ Musk e il suo entourage investono milioni per rendere mainstream gli psichedelici
→ Ordine giornalisti. Una corporazione da abolire. Dal caso Innocenzi/Report
→ Il bisogno di energia alimenta i fondi per la transizione energetica
→ Governo Meloni: Mussolinismo contemporaneo
→ Accise carburanti ancora tagliate, ma senza prospettive
→ Il fascista che è in ognuno di noi. Grazie presidente Mattarella per avercelo ricordato
→ Neuroscienze: il cervello è programmato per la narrazione
→ Libertà di stampa a rischio a Firenze? La denuncia del giornale online più antico
→ Investire informati e crisi geopolitica. Mai come oggi determinante
→ L'Europa deve reagire al dominio statunitense nel settore del software
→ Droghe. Il ministro dell’Interno sui social. Spam e ipocrisia
→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026
→ Il boom dell'intelligenza artificiale potrebbe influenzare i rendimenti obbligazionari
→ Investire Informati. La newsletter settimanale di Aduc. 03/09/2026
→ Perché l'aumento del debito pubblico sta mandando in tilt il mercato obbligazionario
→ Gli investimenti legati ai crowdfunding sono sempre più frequenti
→ Il garantismo a go-go e l'indignazione 'popolare'
→ Investire i risparmi in Europa? Molto difficile
→ Firenze tramvia. Le date di inizio del servizio ‘ritoccate’ nei comunicati del Comune
→ Il crollo del mercato di Shein segna la fine del fast fashion?
→ Prezzi alti. E’ possibile ridurli. Privato e Pubblico possono contribuire
→ Avvertenze. La newsletter generalista di Aduc. 02/09/2026
→ Pensieri europeisti su chi vuole distruggere l’Ue
→ Ue necessità imprescindibile, non rinunci ai suoi valori. Presidente Mattarella
→ L’Europa non sarà autonoma finché affiderà alla Cina le tecnologie dell’energia pulita
→
AUSTRALIA. In arrivo la legge per disattivare i feed con algoritmo
→
U.E.. Primo controllo sui marketplace online rivela lacune di sicurezza
→
ITALIA. Oltre un terzo delle famiglie straniere è povero
→
MONDO. Salute riproduttiva "in prima linea" negli attacchi anti-scienza, denuncia l'ONU
→
ITALIA. Poste rilancia l'Opas su Tim: più cash e via la soglia minima
→
USA. Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica
→
ITALIA. Risparmio gestito giugno 2026. Record di 2.722 miliardi. Assogestioni
→
SPAGNA. Maxi operazione polizia contro 'Dubai Bank' al servizio dei narcos
→
ITALIA. Cinque poliziotti arrestati a Roma indiziati per traffico stupefacenti
→
U.E.. Molti produttori di smartphone non rispettano obblighi su riparazione e sostenibilità
→
ITALIA. Telefonia. 3,2 milioni di truffe nell'ultimo anno
→
MONDO. Studenti con rendimento basso mai osservato. Ocse/Pisa
→
ITALIA. 'Zero alcol in gravidanza. Campagna Ministero della Salute in collaborazione con Iss
→
SPAGNA. Maternità surrogata, un giudice obbliga la gestante a pagare il mantenimento
→
ITALIA. Desertificaione bancaria in Liguria. Allarme Uil
→ EUROPA. Sanità, l'Europa riscrive le regole: chi decide e come. L'Italia resta indietro
→
ITALIA. Uneba: nel 2050 più anziani soli e fragili, servono più Rsa
→
INDIA. Ministro Amit Shah: "India libera dalla droga entro il 2029"
→
MESSICO. Le madri che scavano fosse per trovare i figli scomparsi
→
MONDO. L'oro oltre 5.100 Usd l'oncia. Evento storico
→
MONDO. Vendite diamanti. Le nuove strategie anche per combattere la chimica
→
ITALIA. La fuga dei cervelli costa a fino a 11,4 miliardi di euro all’anno
→
USA. Anthropic prepara i bot AI che fanno la spesa al posto tuo
→
MONDO. El Niño Super: rischio eventi estremi in Italia tra autunno e inverno
→
ITALIA. Un'auto su tre è un SUV, ma il vero nodo è la fascia sotto i 15mila euro
→
USA. Sony rifiuta di rimborsare i possessori di PS5 per i dazi Trump
→
USA. Psilocibina contro la cocaina: nuovo studio clinico finanziato dal NIDA
→
USA. Psilocibina testata per prevenire i danni nervosi da chemioterapia
→
USA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS
→
USA. 300 droni dei cartelli abbattuti al confine col Messico nel 2026
→
MESSICO. I cartelli della droga sempre più armati di esplosivi
→
ITALIA. Mangiamo più cadmio di quanto pensiamo: a rischio soprattutto i bambini
→
USA. Il trading in Borsa dei parlamentari diventa un’arma elettorale
→
MONDO. L’Onu dice che bisogna tassare i cibi peggiori
→
UCRAINA. Smantellata frode di investimenti in cryptovalute
→
MONDO. Abusi sessuali online, vittime 20 milioni di minori. UNICEF
→
ITALIA. Crescono le infezioni sessualmente trasmesse
→
ITALIA. Le percorrenze dei veicoli stradali circolanti - Anno 2023. Istat
→
ITALIA. Vendite al dettaglio in calo a luglio. Istat
→
NEPAL. Disastro ghiacciai Himalaya. Cina, Usa e India dovrebbero pagare i danni
→
MONDO. I migliori aeroporti del mondo
→
ITALIA. Semafori con intelligenza artificiale: il verde scatta solo se serve
→
USA. New York vieta l'IA generativa nelle scuole fino alla terza media
→
ITALIA. Trading online falso, truffa da 125mila euro a Crotone: 8 denunce
→
U.E.. Il 46% della spesa delle famiglie va in cibo, casa e trasporti
→
BOSNIA. Fermati quasi 100 migranti diretti verso la Croazia
→
ITALIA. Migranti, Italia ed Egitto firmano accordo su flussi regolari e irregolari
→
U.E.. Frontex invia navi nella Manica per fermare i migranti
→
ITALIA. Umbria, 1.519 famiglie in attesa di un posto in Rsa. Mancano anche le badanti
→
COLOMBIA. Audio rivela offerta di beni sequestrati al narcotraffico
→
NUOVA ZELANDA. Approvato MDMA per curare il disturbo post-traumatico
→
ITALIA. Dati 'gonfiati' per avere l'autovelox, chiesto processo per sindaco
→
ITALIA. Taglio accise prorogato fino a 10 Settembre
→
USA. Candidato del Missouri è accusato di aver piazzato cocaina addosso al suo rivale politico
→
U.E.. Vendite al dettaglio in calo. Eurostat
→
ITALIA. Cresce il consumo di alimenti surgelati
→ EUROPA. Crescono le perdite di coincidenze aeree grazie al nuovo sistema di controllo aeroportuale
→
REP. DEM. CONGO. Ebola: oltre 6mila casi e 3mila morti, è la seconda epidemia più grave
→
MONDO. Intelligenza artificiale, l'AI fa salire le emissioni. Big Tech non frenano
→
MONDO. Unicef: 20 milioni di minori nel mondo sfruttati o abusati online
→
REGNO UNITO. Apple, causa da 2 miliardi di sterline sull'App Tracking
→
GIAPPONE. Rendimenti dei titoli di Stato ai massimi storici
→
SENEGAL. Senegal verso il default: crollano i bond dopo l'accordo con il FMI
→
ITALIA. Italiani residenti all'estero in crescita moderata. Istat
→
SVIZZERA. Coperte di lana contro lo scioglimento dei ghiacciai
→
ITALIA. Fine Vita. Regione Veneto approva legge
→
ITALIA. La Sanità pubblica è tra le meno finanziate tra i Paesi sviluppati
→
U.E.. Il ritorno della leva militare
→
ITALIA. Quando il “senza” non basta più: il marketing alimentare cambia linguaggio
→
SVIZZERA. Lenticchie simili alla carne sviluppate da scienziati
→
ITALIA. Vaccino Difterite. Più del 50% delle Regioni non raggiunge la soglia di sicurezza
→ Acquisto pellet revocato: come farsi restituire i soldi dal venditore
→ Ritardo aggiornamento anagrafe comunale: si può chiedere il risarcimento danni
→ Distacco dal riscaldamento condominiale: come fare e cosa si paga dopo
→ Autonoleggio: mancato ritiro auto per carta di credito, spetta il rimborso?
→ Retta RSA: quali aiuti economici sono disponibili per il pagamento
→ RSA privata costosa: come ridurre la retta per un anziano con Alzheimer
→ Patrocinio gratuito per cittadino straniero residente all'estero
→ Avvocato distrattario ex art. 93 c.p.c.: come recuperare somme già pagate
→ Prodotto acquistato online senza accessori promessi: quali diritti si hanno
→ Pacco Wallapop manomesso e vuoto: come contestare il pagamento a Klarna
→ Account Facebook, Instagram e WhatsApp sospesi dopo hacking: cosa fare
→ Frigo Electrolux con temperatura instabile: come far valere la garanzia legale
→ Hotel Cesenatico: camera diversa, rimborso negato e prenotazione cancellata
→ Nuovo codice fiscale dopo riallineamento CIE: chi deve aggiornare gli enti
→ Recupero crediti Pula Parking Croazia: come contestare importi sproporzionati
→ Acquisto mai consegnato su Boomba.it: chargeback, diffida e denuncia già avviati
→ Account Facebook violato e bannato: come far valere i propri diritti
→ Navigazione Lago Maggiore: aumento tariffe e disservizi, cosa fare
→ Agenzia immobiliare: commissione al 14% imposta con modulo obbligatorio online
→ Palestra mai aperta e finanziamento in corso: come chiedere il rimborso
→ Auto usata con vizio occulto: come chiedere riparazione o risoluzione
→ SIM Vodafone smarrita all'estero: come recuperarla se si è residenti AIRE
→ Affitto per studenti con disservizi: riduzione canone e messa in mora
→ Acquisto online mai consegnato ma segnato "consegnato": come ottenere rimborso
→ IMU terreno zona D anziché agricolo: come contestare l'accertamento
→ Esame medico rifiutato per codici regionali diversi: cosa fare
→ Blocco account Facebook e pagina artistica: come contestarlo con DSA e GDPR
→ Multa Ztl Croazia notificata dopo un anno: bisogna pagarla
→ Profilo Instagram e Facebook disabilitati da Meta: cosa fare
→ Multe condominiali: regolamento contrattuale o assembleare e riscossione
→ Multa ZTL Dubrovnik notificata dopo un anno: bisogna pagare?
→ Piccioni sul terrazzo: sono obbligato a installare dissuasori?
→ Vacanza cancellata per lutto familiare: si ha diritto al rimborso?
→ Retta RSA per demenza senile: quali contributi e rimborsi richiedere
→ Quota sanitaria RSA per Alzheimer: come funziona la lista d'attesa
→ Account WhatsApp Business bloccato: come agire contro Meta
→ Vecchio libretto di risparmio ritrovato: si può recuperare il denaro?
→ Multa in Croazia con importo lievitato: come contestarla se cambio residenza
→ TIM non fornisce ONT per modem libero: come agire subito
→ TimVision attivato senza consenso: come ottenere disattivazione e rimborso
→ Ascensore condominiale in garanzia: chi paga il guasto all'inverter

Il Sudafrica è diventato uno dei nodi centrali del traffico internazionale di droga, entrando nel top 5% mondiale dell'Organised Crime Index elaborato dal Global Initiative Against Transnational Organised Crime (GI-TOC), lo stesso livello di rischio attribuito a Colombia, Messico, Paraguay, Ecuador, Nigeria e Turchia. Come riporta The Star, il direttore del GI-TOC, Mark Shaw, ha comunicato il dato alla Commissione Madlanga la settimana scorsa, sottolineando come il Paese occupi una posizione tra i primi dieci al mondo per criminalità organizzata.
Secondo l'esperta Mpho Matlala, il Sudafrica presenta caratteristiche diverse da Colombia, Paraguay ed Ecuador, ma viene inserito nello stesso indice perché condivide fattori di rischio strutturali analoghi, a partire dalla posizione strategica lungo le rotte internazionali della droga. Se la Colombia resta uno dei principali produttori mondiali di cocaina e l'Ecuador uno dei maggiori esportatori nelle Americhe, il Sudafrica si configura come un importante snodo di transito e destinazione per cocaina, eroina, metanfetamine e altre sostanze, mettendo in collegamento i mercati dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia.
L'analista Darren Brookbanks del GI-TOC ha spiegato che il ruolo del Sudafrica è per certi versi unico: mentre la Colombia funziona soprattutto come polo produttivo e l'Ecuador come corridoio di transito, il Paese africano riveste entrambe le funzioni, fungendo sia da corridoio primario per la cocaina proveniente dal Sud America diretta verso i mercati dell'Oceano Indiano e dell'Europa, sia da hub per la produzione industriale di metanfetamine.
Al centro dell'inchiesta condotta dalla Commissione Madlanga vi sono le accuse di collusione tra alti funzionari di polizia e organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti. Le testimonianze raccolte finora indicano che un'influenza criminale diffusa all'interno delle forze dell'ordine e della giustizia starebbe di fatto paralizzando la capacità dello Stato di smantellare le reti di traffico transnazionale.
Tra i casi più clamorosi emersi davanti alla commissione figura il furto, nel novembre 2021, di 541 chilogrammi di cocaina dal deposito reperti degli Hawks (l'unità investigativa che si occupa di criminalità organizzata) a Port Shepstone, nella provincia del KwaZulu-Natal: la droga, dal valore di circa 200 milioni di rand, era stata scoperta pochi mesi prima in un container sospetto nel deposito di Isipingo, a sud di Durban. Le indagini hanno rivelato che il sistema di allarme del sito non era funzionante al momento del furto. L'ex capo degli Hawks nel KwaZulu-Natal, il generale maggiore Lesetja Senona, si è dimesso subito dopo essere stato interrogato in relazione al caso; secondo quanto emerso in commissione, Senona custodiva sia la chiave principale sia quella di riserva della cassaforte dove era conservata la droga.
Un secondo episodio riguarda la sparizione di un carico di 700 chilogrammi di cocaina, per un valore stimato di 300 milioni di rand, che sarebbe stato illecitamente dirottato durante il trasporto su camion da Durban al quartiere di Aeroton, a Johannesburg. Alcuni omicidi di rilievo nel mondo della criminalità organizzata, incluso quello del 2022 ai danni del rapper Oupa John Sefoka, noto come DJ Sumbody, sarebbero collegati a una faida di ritorsione scatenata proprio dal furto del carico di Port Shepstone.
Oltre al traffico di cocaina proveniente dal Sud America, il Sudafrica è diventato una base per la produzione industriale di metanfetamine su larga scala, con cartelli come quello messicano di Sinaloa che affittano proprietà nel Paese per allestire laboratori clandestini. Solo nell'ultimo anno sono stati arrestati cittadini messicani coinvolti in operazioni a Musina, dove è stato effettuato un sequestro dal valore di 600 milioni di rand, a Swartruggens, dove sono stati confiscati 481 chilogrammi di metanfetamina per oltre un miliardo di rand, e a Volksrust, con un sequestro da 350 milioni di rand.
Diversi esperti sentiti dalla commissione, tra cui Mark Shaw, Darren Brookbanks, Mpho Matlala, Andy Mashaile ed Eldred de Klerk, hanno evidenziato la debolezza strutturale delle forze dell'ordine sudafricane e la presenza di quelli che vengono definiti "attori radicati nello Stato", un fenomeno a cui è stato attribuito un punteggio di 8 su 10 nell'indice di rischio. Tra le proposte di riforma discusse davanti alla commissione figura la creazione di una nuova agenzia anticrimine organizzata, con uno status istituzionale rafforzato simile a quello delle cosiddette istituzioni "Chapter 9" previste dalla Costituzione sudafricana per garantire organi di controllo indipendenti dal governo.

La vittoria elettorale del partito di estrema destra Afd in un land della Germania, nonostante il grande “stupore” di molti dei suoi avversari, era preannunciato non solo dai sondaggi dei mesi precedenti, ma dallo stesso trend che questo partito, diverso luogo per luogo, sta mostrando da tempo. “Stupore” da parte di formazioni che hanno sempre fatto fede e opera di europeismo ma che - ogni formazione fa caso a sè -, almeno dal nostro osservatorio di cittadini e consumatori, abbiamo difficoltà a percepire come dedite con grande impegno al superamento di tutte le - più che conclamate - difficoltà dell’Ue.
Tra gli “stupiti”, buona parte rivendica la necessità di maggiore e più sostanzioso apporto dell’Ue alla vita di ognuno, quasi sempre - però - restando sul vago e chiedendo una sorta di adesione di principio. Questo mentre, anche al di fuori della Germania, le formazioni che hanno plaudito alla vittoria dell’Afd sono in crescita anche se, come in Italia essenzialmente tra Lega e Futuro Nazionale di Vannacci - in travaso di consensi.
La fotografia dell’Italia. Alla presa d’atto come se fosse un acquazzone o una giornata di sole del partito della Meloni, corrisponde l’entusiasmo di Lega e Vannacci, e la “pessima notizia” di Forza Italia. Nell’opposizione tutti preoccupati: a parte alcune formazioni di centro, quasi tutte - anche se vorrebbero far intendere il contrario - se la prendono con la Ue, anche se con frasi e retoriche distinte per cultura e propaganda.
Meno divisioni negli altri Paesi Ue, con uno schema classico, dai Paesi scandinavi fino a Grecia e Cipro: centro sinistra preoccupati, destre di vario tipo entusiaste. Mediamente non ci sono, a differenza dell'Italia, divisioni di vedute tra chi governa.
Insomma, è proprio il caso di usare la parola “stupore”. Che evidenzia un fatto che spieghiamo con una rappresentazione figurata: un’auto che parte con la consepevolezza che sul suo percorso ad un certo punto ci sarà un ostacolo che potrebbe mandarla fuori strada, ma siccome l’auto è di grossa cilindrata, il conduttore si sente potente e va avanti ignorando l’ostacolo a venire…. arriva all’ostacolo, una grande buca che è cresciuta, per trascuratezza dei manutentori della strada, via via che l'auto si avvicinava, e si ferma intuendo (non ancora capendo) che per quanto il mezzo sia grosso e potente, non può continuare il suo percorso.
L’auto sono i Paesi Ue, la buca è Afd et similia, anche se questi ultimi al momento dimostrano di essere in grado solo di fare buche, pur aspirando di mettersi alla guida dell’auto dopo aver riparato la strada, soprattutto verso una direzione diversa da quella degli “stupiti”.
Fotografata la situazione cosa dovrebbe accadere, non tanto per rimettere l'auto in carreggiata e farle proseguire il percorso (soluzione non soluzione e con magre prospettive visto l’andazzo), ma per farla andare su un’altra carreggiata. Dove, come sostengono gli europeisti che confondono Bruxelles con la periferia di Roma o Parigi o Berlino o Madrid o Stoccolma etc, si continui il percorso di europeizzazione del Continente (auspicando che anche l’Isola ritorni) ma si radicalizzi la situazione. Le radici, quelle del manifesto di Ventotene (ci spiace per la presidente Meloni, ma sono quelle), Cioè, mettersi con certosina pazienza a spulciare quello che non funziona nell’Ue, farlo capire ai suoi cittadini e rimediare a distanze ravvicinate con scadenze improrogabili. Un new deal che non significhi solo ecologia, ma tutto. Noi auspichiamo che in Europa/Ue ci siano risposte e fatti a molti dei problemi a cui gli elettori Afd et similia hanno oggi trovato riscontro nelle proposte di queste formazioni.
Sarebbe un punto di partenza, non sostenendo che i nemici dell’Europa hanno l'alito cattivo, ma che su questo e quell’altro, quelle che loro prospettano non sono soluzioni, ma palliativi e anche peggioramenti… a condizione che le nuove riforme non siano un nuovo abitino della restaurazione degli elefanti di Bruxelles.
Per gli Stati, auspichiamo che i governi possano essere specchio di questo europeismo. Non perché non ci possano essere governi non d’accordo con le politiche di Bruxelles, ma perché al loro interno siano favorevoli o contrari, ponendo questo discrimine come collante di base della loro maggioranza e non, come avviene oggi in Italia, un optional. Una chiarezza per il singolo Stato e per l’Unione.

L'Italia aveva tutti gli strumenti contro la pandemia: il decreto legge 81/2008, le linee guida, i protocolli operativi e una coscienza matura del rischio pandemico. Già da più di dieci anni prima del Covid-19 e del lockdown.
È ciò che emerge dalle testimonianze del Prof. Roberto Lombardi, docente universitario ed ex INAIL-ISPESL, e dell'Ing. Raffaele Tarchiani, titolare della Laundry Supplies srl, responsabili della stesura delle norme contro il contagio, al centro di una inchiesta giornalistica del giornale online "La Firenze che vorrei" riportata dal quotidiano Il Tempo.
Norme che già prescrivevano per tutti gli ambienti di lavoro mascherine e dispositivi di protezione individuale, ricambi d'aria e filtri, classificazione degli agenti biologici, procedure di vestizione e svestizione.
Alla luce di ciò, restano alcuni interrogativi:
Perché questi strumenti non sono stati applicati fin dall'inizio della pandemia dal governo Conte?
Perché la Commissione Covid di ieri ha messo bene in evidenza quanto si legge su Il Tempo di oggi?
Perché ad esempio il Collettivo di Fabbrica di GKN di Campi Bisenzio invocò nel 2020 l'applicazione proprio del decreto legge 81 e relative norme anti-contagio per continuare a lavorare, e poi ha subito la chiusura, senza essere degna di usufruire della legge regionale in suo nome scritta?
Perché è stato necessario chiudere le attività e impedire i licenziamenti, quando esisteva già un quadro normativo che permetteva di lavorare in sicurezza, se applicato?
Perché in Italia esisteva una capacità produttiva autonoma per le mascherine ed è stata progressivamente dismessa e sostituita con importazioni emergenziali costosissime?

Il proibizionismo non ferma i traffici, li arricchisce. Mentre in Messico e Colombia i cartelli si armano sempre più pesantemente e il Pacifico diventa un'autostrada della cocaina, negli USA l'esercito delle overdose avanza e la DEA ammette di aver lasciato circolare fentanyl per indagini più grandi. Intanto psichedelici e MDMA guadagnano spazi terapeutici legittimi, segnando la frattura tra una politica antidroga fallimentare e le prove scientifiche.
In questo numero
→ Droghe illegali. Un ‘tranquillo’ weekend
→ Ministro Giorgetti ci azzecca. Barchetta Italia
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 1 a 7 Settembre 2026
→ Musk e il suo entourage investono milioni per rendere mainstream gli psichedelici
→ Droghe. Il ministro dell’Interno sui social. Spam e ipocrisia
→ Avvertenze. La newsletter generalista di Aduc. 02/09/2026
→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 01/09/2026
→ Lettera mensile ADUC — Settembre 2026
→
INDIA. Ministro Amit Shah: "India libera dalla droga entro il 2029"
→
MESSICO. Le madri che scavano fosse per trovare i figli scomparsi
→
USA. Psilocibina contro la cocaina: nuovo studio clinico finanziato dal NIDA
→
USA. Psilocibina testata per prevenire i danni nervosi da chemioterapia
→
USA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS
→
USA. 300 droni dei cartelli abbattuti al confine col Messico nel 2026
→
MESSICO. I cartelli della droga sempre più armati di esplosivi
→
COLOMBIA. Audio rivela offerta di beni sequestrati al narcotraffico
→
NUOVA ZELANDA. Approvato MDMA per curare il disturbo post-traumatico
→
USA. Candidato del Missouri è accusato di aver piazzato cocaina addosso al suo rivale politico
→
USA. Pentagono diffonde foto di barche narcos: "Vi troveremo e uccideremo"
→
MESSICO. I cartelli reclutano sempre più donne: allarme femminicidi
→
MONDO. Cannabis legale: meno tabacco e oppioidi, più alcol tra i giovani. Studio
→
USA. DEA lasciava circolare il fentanyl per indagini più grandi: bufera Usa
→
USA. Droghe sintetiche ultrapotenti: a Baltimore il tasso di overdose più alto degli USA
→
COLOMBIA. La cocaina supera il petrolio come export principale
Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.
Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente
Anno in corso
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 242.920 |
| droghe pesanti (kg) | 43.100 |
| dosi droghe sintetiche | 93.300 |
| piante di cannabis | 47.300 |
| vittime | |
| morti | 3 |
| arresti | 1.858 |
| giorni di reclusione | 900 |
Settimana da 1 a 9 Settembre 2026
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 2.900 |
| droghe pesanti (kg) | 1.300 |
| dosi droghe sintetiche | 1.200 |
| piante di cannabis | 500 |
| vittime | |
| morti | 0 |
| arresti | 5 |
| giorni di reclusione | 14 |
Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.
Uno spaccato dell'Italia che non funziona.
Da 1 a 9 Settembre 2026
Pubblica Amministrazione 26,50%
Telecomunicazioni 12,40%
Salute 12,20%
Energia 11,30%
Viaggi 11,10%
Prodotti finanziari 08,30%
Banca 8,20%
Acquisti 06,30%
Diritti immigrati 01,40%
Condominio 01,20%
Assicurazioni 01,10%

Gli investimenti nelle proteine alternative tornano a crescere, ma il vero valore rischia di finire nelle mani della distribuzione, che finanzia la tecnologia a monte e conquista il consumatore a valle con i propri marchi. L’approfondimento di Mario Sassi tratto dal suo blog
Nei primi sei mesi del 2026 le aziende europee delle proteine alternative hanno raccolto 236 milioni di euro in investimenti privati, il 56% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A trainare la crescita sono le aziende di fermentazione, che da sole hanno raccolto 100 milioni per la fermentazione di precisione e 99 milioni per quella a biomassa, superando in sei mesi l’intero raccolto del 2025. Il Good Food Institute Europe, che pubblica questi dati, li presenta come un segnale di salute: il settore, dopo il crollo degli investimenti seguito al picco del 2021, torna a interessare i capitali. C’è però un dettaglio che l’entusiasmo del comunicato lascia sullo sfondo. Il numero di operazioni si è dimezzato. Gli investitori non stanno tornando in massa: stanno concentrando somme più grandi su un numero molto più ristretto di aziende, quelle già arrivate a uno stadio in cui possono assorbire capitali seri per costruire impianti. È un settore che si sta selezionando, non un settore che sta riprendendo fiato in modo diffuso.
Vale la pena affiancare a questo dato un’altra fotografia, quella dello scaffale. In Germania, il mercato più maturo d’Europa per il plant-based, le vendite di carne vegetale a marchio sono calate nel 2025, con un crollo del 15,8% per i prodotti branded, mentre il private label ha perso solo il 2%. Le bevande vegetali a marchio del distributore sono ormai il 60% del volume venduto e costano meno del latte vegetale a marchio industriale. Nel Regno Unito e nei Paesi Bassi il mercato è arretrato nel suo complesso. Negli Stati Uniti, dove il fenomeno è nato ed è esploso prima che altrove, Beyond Meat rischia l’uscita dal Nasdaq per aver trattato sotto un dollaro per titolo per un mese, e le vendite retail del comparto sono scese del 7,5% nel 2025. Sono numeri che raccontano una fase difficile per chi ha costruito un marchio di consumo attorno all’idea di sostituire la carne.
Messi uno accanto all’altro, questi due piani raccontano una storia che si scosta da quella lineare “il settore cresce, il settore matura”. C’è una frattura tra dove va il capitale di rischio e dove va il fatturato reale sullo scaffale. Il capitale premia la tecnologia a monte: i bioreattori, i ceppi fermentativi, gli impianti che producono proteine come ingredienti industriali. Il fatturato a valle, quello che passa dalla cassa del supermercato, premia sempre più il marchio del distributore. Non è un caso isolato italiano o tedesco: è la stessa dinamica che la Grande Distribuzione applica da decenni a qualunque categoria che raggiunga una massa critica di domanda stabile, dal caffè ai detersivi. Quando un consumatore smette di chiedersi “quale marca” e comincia a chiedersi solo “quale prodotto”, il distributore ha tutto l’interesse a rispondere lui stesso alla domanda, con margini più alti e senza dover finanziare il marketing di un terzo.
Eurospin, che con l’intera gamma “Amo Essere Veg” e la più recente “Fior di natura” ha costruito una proposta vegetale interamente a marchio proprio – tofu, tempeh, burger, wurstel di proteine, gelati alla soia – non ha bisogno di scommettere su nessuna azienda di fermentazione per intercettare la domanda di alternative vegetali. Le basta un fornitore capace di produrre a un costo compatibile con il posizionamento discount, e l’insegna stessa diventa il marchio che il consumatore riconosce e ripete. È esattamente il meccanismo che il private label ha già dimostrato nelle bevande vegetali tedesche: la marca del distributore non insegue il marchio innovativo, lo scavalca, trasformando in commodity ciò che il fondatore di una startup ha presentato come rivoluzione.
Questo scarto tra capitale e scaffale mette in una luce diversa anche gli investimenti “blended” che il Good Food Institute indica come la nuova frontiera del settore – il pacchetto da 78 milioni di euro tra grant e prestito ricevuto da Solar Foods in Finlandia, o i 12,5 milioni misti tra grant europei ed equity per l’olandese Vivici, che sviluppa proteine di precisione per il comparto lattiero-caseario. Sono investimenti pensati per portare a scala produttiva ingredienti destinati non tanto a un consumatore che sceglie un marchio in corsia, quanto a chi quell’ingrediente lo compra all’ingrosso per metterlo dentro un prodotto finito – che sia un’azienda alimentare tradizionale o, sempre più spesso, la stessa insegna della distribuzione che sviluppa la propria linea a marchio. In questo schema, il rischio industriale – costruire l’impianto, superare la fase di scale-up, ottenere le approvazioni regolatorie – resta in capo a chi ha ricevuto il capitale di rischio e il denaro pubblico. Il margine sul consumatore finale, quello che si realizza davvero in cassa, tende a spostarsi verso chi controlla lo scaffale.
Vale la pena notare che questa dinamica non riguarda solo i discount. Conad, Coop ed Esselunga hanno tutte una propria linea vegetale a marchio, e la logica commerciale che le muove è la stessa che muove Eurospin: un marchio proprio consolidato, che il cliente frequenta ogni settimana per tutt’altre categorie, trasferisce fiducia più rapidamente di un marchio sconosciuto arrivato da una campagna di crowdfunding o da un round di venture capital. È lo stesso meccanismo di fiducia che regge l’intero impianto del private label da quando è nato: non è il prodotto in sé a dover convincere il consumatore, è l’insegna che lo garantisce. Per una categoria come le proteine alternative, ancora percepita da una parte del pubblico come “ultra-processata” o poco naturale – un pregiudizio che pesa sulle vendite quanto il prezzo, secondo gli stessi dati di settore – la fiducia nell’insegna può contare più della tecnologia sottostante. Il paradosso è che più la tecnologia di fermentazione o di coltura cellulare diventa sofisticata e costosa da sviluppare, più il valore percepito dal consumatore finale rischia di dipendere non da chi l’ha inventata, ma da chi la mette in scaffale con il proprio nome sopra.
Non è una critica al modello in sé: la finanza mista, come ha argomentato lo stesso Good Food Institute insieme a Invest-NL e Invest International in un lavoro pubblicato quest’estate con oltre quaranta investitori europei, nasce proprio perché l’innovazione agroalimentare non si presta al ritorno rapido tipico del venture capital classico. Serve tempo, servono impianti, e i fondi pubblici possono dare fiducia a chi altrimenti non finanzierebbe la fase più rischiosa, quella dello scale-up. È un ragionamento solido. Ma lascia aperta una domanda che riguarda direttamente chi lavora nella distribuzione, prima ancora che chi investe in startup: se il valore economico generato da questa nuova industria delle proteine finisce comunque per essere catturato in gran parte dal private label – cioè da chi controlla l’accesso al consumatore finale e non da chi ha sviluppato la tecnologia – allora la vera domanda non è più “le proteine alternative sono il futuro dell’alimentazione”, ma “chi, in questo futuro, sta davvero finanziando chi”.
Le aziende di fermentazione che oggi raccolgono capitali crescenti potrebbero finire per assomigliare, nella loro relazione con la GDO, ai fornitori industriali che da anni negoziano con la distribuzione condizioni sempre più severe per restare sullo scaffale – con la differenza che qui il fornitore non vende un prodotto finito riconoscibile, ma un ingrediente che l’insegna può facilmente rietichettare sotto il proprio marchio non appena il volume lo giustifica. Se questo scenario si conferma, il capitale di rischio che oggi finanzia Verley, Solar Foods o la Protein Brewery non sta finanziando i futuri marchi leader del largo consumo. Sta finanziando, di fatto, la ricerca e sviluppo che la Grande Distribuzione non deve più pagare da sé per costruire la propria prossima generazione di private label. È una domanda che merita di restare aperta, perché la risposta cambierà chi, tra dieci anni, avrà davvero vinto la scommessa sulle proteine del futuro.
(StartMagazine del 06/09/2026)

La vicenda della giovanissima, 19 anni, donna incinta reclusa a Sollicciano ha riproposto con
forza la questione di strutture alternative alla detenzione, previste sulla carta ma pochissime operative nella realtà. È stato così anche per le Rems destinate ai detenuti con problemi psichiatrici dopo la chiusura nel 2015 degli ospedali psichiatrici giudiziari come quello di Montelupo: in Italia le strutture Rems sono una trentina, una sola in Toscana, a Volterra, e tutte gravate da pesanti liste di attesa. Così i detenuti con gravi problemi psichiatrici restano in cella.
Per madri e donne in gravidanza la situazione è ancora più complessa. Le prime sperimentazioni di luoghi detentivi per loro risalgono al 2007 e il progetto ha oggi più o meno l'età della giovane di Sollicciano. Ma in tutta Italia gli Icam, gli istituti a custodia attenuata, che dovrebbero accoglierle anche con i loro figli sono quattro, nessuno in Toscana. E i bambini reclusi con le loro mamme sono vertiginosamente aumentati fino ad arrivare a 37, secondo i dati recenti del ministero della Giustizia, diversi dei quali nei rari Icam per evitare che muovano i loro primi passi nelle sezioni femminili delle carceri, dove gli esperti sostengono che una delle prime parole che i piccoli imparano non sia mamma, ma «Apri!». Al quasi raddoppio nel giro di un anno di mamme detenute con i loro bimbi avrebbe contribuito il Decreto sicurezza che nel 2025 ha trasformato da obbligatorio a facoltativo in alcuni casi il rinvio della detenzione per le future o le neo mamme.
Firenze aveva cominciato fin dal 2008 a studiare soluzioni al problema, tentando anche di andare oltre gli Icam che sono comunque strutture detentive per quanto «attenuate». Ма l'unica struttura in Toscana che ha aperto i battenti qualche mese fa con il sostegno del Comune di Firenze è «Casa ginestra» gestita dalla Caritas, con 4 0 5 posti letto. Il suo scopo non è tuttavia la specifica accoglienza solo di madri recluse ma di donne fragili o a fine pena che non abbiano altra possibilità per scontare la condanna attraverso una misura alternativa, come l'affidamento. Uno dei frequenti casi in cui il peso di buone intenzioni scritte sulla carta dal legislatore -al quale pare tuttavia difettare la volontà politica di metterle in praticafinisce per gravare sulle spalle generose ma non ciclopiche del volontariato e del terzo settore. Così per la giovane reclusa di Sollicciano che da 7 mesi aspetta la nascita di un bambino non resta molto altro che confidare nella decisione, facoltativa, del giudice sui primi mesi di suo figlio. Un po' poco per il Paese di Cesare Beccaria e che vuole essere la patria dei diritti dell'infanzia. Un po' poco anche per i teorici del buttate via la chiave»: invito che se non ha gran senso per la sorte di una donna che ha compiuto un reato, ne ha ancora meno per chi da lei deve nascere senza alcuna colpa.
(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 06/09/2026)

Alcune delle persone più vicine a Elon Musk stanno investendo somme ingenti per portare le sostanze psichedeliche nella medicina ufficiale statunitense. Lo riporta il Wall Street Journal, che ricostruisce come nell'entourage del miliardario si stia consolidando un vero e proprio filone di investimenti e donazioni dedicato alla ricerca su MDMA e altre sostanze psichedeliche applicate alla salute mentale.
Il caso più significativo riguarda Antonio Gracias, amico di lunga data di Musk, primo investitore istituzionale di Tesla e membro del consiglio di amministrazione di SpaceX. Gracias, insieme al finanziere britannico Christopher Hohn, ha assunto il controllo di Lykos Therapeutics, l'azienda che sviluppa terapie a base di MDMA nata dalla costola dell'organizzazione no-profit MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies). L'operazione è stata condotta attraverso un finanziamento di circa 50 milioni di dollari, dopo che in un primo momento era stata avanzata un'offerta da 100 milioni di dollari per rilevare l'intera società.
L'acquisizione arriva in un momento delicato per Lykos: nell'agosto 2024 la Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia federale statunitense che regola l'approvazione dei farmaci, aveva respinto la domanda dell'azienda per l'utilizzo dell'MDMA nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico, giudicando insufficienti i dati raccolti negli studi clinici. Dopo il rifiuto, la società aveva attraversato una fase di forte ridimensionamento, con tagli drastici al personale.
Il sostegno di Gracias al mondo degli psichedelici non è un fatto nuovo: il finanziere aveva già donato in passato un milione di dollari a MAPS nel 2020 e ben 16 milioni di dollari all'Università di Harvard nel 2023 per finanziare un programma interdisciplinare di ricerca sugli psichedelici applicato a scienze, giurisprudenza e teologia. Secondo quanto ricostruito dai media, l'interesse di Gracias per Lykos sarebbe nato da una conversazione con Rick Doblin, fondatore di MAPS, avvenuta durante il festival Burning Man, dove i due si sarebbero confrontati sul futuro dell'azienda dopo il rifiuto della FDA.
L'operazione ha suscitato però anche perplessità di natura etica. Gracias, oltre a essere uno storico alleato di Musk, aveva lavorato con lui al Dipartimento per l'Efficienza Governativa (DOGE), la task force voluta dall'amministrazione Trump per tagliare la spesa pubblica federale e ridimensionare le agenzie statali. Secondo quanto emerso, personale legato al DOGE sarebbe stato presente anche all'interno della stessa FDA, l'agenzia regolatrice che dovrà valutare in futuro una nuova domanda di approvazione della terapia a base di MDMA presentata da Lykos. Questa sovrapposizione di ruoli e interessi ha attirato l'attenzione di osservatori ed esperti di etica, preoccupati per i potenziali conflitti di interesse tra chi ha contribuito a ridisegnare gli assetti delle agenzie federali e chi ora attende decisioni regolatorie proprio da quelle stesse agenzie.

Per la prima volta gli investimenti nella transizione energetica in Europa superano quelli nell'intelligenza artificiale
Forse è la volta buona. Dopo anni di difficoltà i fondi per la transizione energetica sembrano tornati a crescere e offrire buoni rendimenti a investitori e azionisti. Come riporta la società di ricerca e analisi dati finanziari Morningstar, dopo aver visto fuggire quasi 30 miliardi di euro negli ultimi due anni, i fondi per la transizione energetica con sede in Europa nei primi sei mesi dell’anno hanno raccolto circa 7 miliardi di euro di capitali.
Una crescita dovuta soprattutto allo spostamento verso l’elettrificazione, causato dai due grandi conflitti energetici in corso — Ucraina e Hormuz — e dallo sviluppo tecnologico. E così per la prima volta la transizione energetica è il settore su cui si sono concentrati i maggior investimenti finanziari in Europa, davanti anche all’intelligenza artificiale. «I data center hanno fatto esplodere la domanda di elettricità e le esigenze di investimento nelle reti», spiega infatti il responsabile dei fondi azionari di Morningstar Mathieu Caquineau. «Con lo sviluppo dei data center la transizione energetica diventa anche una questione di sovranità e sicurezza dell’approvvigionamento, al di là della mera argomentazione legata al clima».
A questa spinta verso l’elettrificazione si collegano i programmi per le infrastrutture energetiche annunciati da Bruxelles il mese scorso. Un processo già in atto in alcuni Paesi, come la Spagna. O promesso da altri, come la Francia. (O addirittura nemmeno preso in considerazione, come l’Italia, ma questo è un altro discorso). Non a caso l’Agenzia internazionale dell’energia prevede un aumento annuo del 15% degli investimenti nell’elettrificazione. Una spinta che dovrebbe dare nuovi impulsi ai fondi per la transizione energetica. Anche perché lo sviluppo tecnologico, sempre più energivoro, ha bisogno di più elettricità.
I fondi per la transizione energetica si sono quasi sempre focalizzati su eolico e solare. Ma la svolta nella rendita è arrivata quando hanno riempito i portafogli con i settori più vantaggiosi dei processi di elettrificazione: cavi, apparecchiature di rete, sistemi di raffreddamento e semiconduttori. «I chip elettronici si sono guadagnati un posto decisivo in questi fondi. Sono essenziali per i veicoli elettrici, lo stoccaggio e l’efficienza della rete», sottolinea Hervé Thiard, Ceo di Pictet Am, a Les Echos.
Per fortuna la crescita dei fondi per la transizione energetica non è dovuta solo al forte rialzo dei titoli in portafoglio che riguardano i settori dei cavi, semiconduttori, chip e così via. Come spiega Morningstar, al mercato piace l’elettrificazione in generale, ma quella verde in particolare. Non a caso nel 2025 le migliori performance sono arrivate proprio dai titoli delle energie alternative. La crescita dei fondi deriva quindi da una rinnovata domanda di energia e da un processo globale di elettrificazione, ma anche dalla consapevolezza che l’energia pulita può essere più redditizia.
(Luca Pisapia su Valori.it del 01/09/2026)

Prorogato fino al 10 Settembre il taglio dell’accise sul gasolio.
Mentre i prezzi sono ben oltre la soglia dei 2 euro sia per gasolio che benzina, quest’ultima non viene considerata molto anche se il suo consumo annuale è di circa il 50% rispetto al gasolio (che, a differenza della benzina, è quello quasi esclusivamente consumato dai veicoli commerciali).
Il governo prende tempo perché non sa cosa fare. Le ipotetiche riduzioni in base al reddito delle persone sono rimaste tali. Abbiamo l’impressione che il 10 settembre saremo punto e a capo. anche perché le tensioni geopolitiche che stanno provocando questo rialzo del barile non mostrano di attenuarsi. Anzi.
Ci sono vari modi per attenuare la morsa del carovita sui consumatori. In Svezia, per esempio, lo Stato ha tagliato l’IVA sugli alimenti del 50% (dal 12 al 6%), mentre sempre nel Paese scandinavo, ma con effetti in 20 Paesi europei la industria privata Ikea ha ridotto i prezzi per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro. Pubblico e privato che hanno trovato un punto di incontro.
In Italia vige la politica del rimando per venire incontro ai consumatori, anche perché sarebbe molto difficile erodere i bilanci dello Stato dilaniati dal debito pubblico, e chiedere ad aziende private che hanno una tra le maggiori imposizioni fiscali del Continente.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un inequivocabile messaggio al Forum organizzato da The European House - Ambrosetti: l’Ue è una necessità imprescindibile, non rinunci ai suoi valori.
Mentre questo forum ha previsto nei suoi lavori un incontro tra un presunto europeista convinto, sen.Mario Monti, e altri conferenzieri anti-Ue e filo-russi dove spicca il leader del partito Fronte Nazionale, Roberto Vannacci. Incontro a cui altri politici invitati hanno deciso proprio per questo di non essere presenti.
La questione è stata giudicata talmente rilevante che tutti i media, di Stato e privati, ne danno notizia nelle prime pagine.
Sicuramente il forum Ambrosetti, se voleva maggiore attenzione di quella che già gli viene dedicata, è riuscito nel suo intento.
Stesso ragionamento e metodo che politici e media stanno utilizzando, per mostrare contrarietà o favore, da quando è iniziato l’impegno politico del generale italiano. Considerato da molti ago della bilancia per la formazione di qualunque governo di maggioranza dovesse emergere alle prossime elezioni politiche.
Non crediamo di fare dispetto a nessuno se riteniamo il generale e il suo partito rappresentanti di una pensiero politico e culturale legato al trentennio fascista del secolo scorso.
E per questo, il fascista che è dentro ogni italiano, si sente turbato/meravigliato.
Sia perché, per buona parte di coloro che si dicono antifascisti - e che più che talvolta usano metodi fascisti per combattere il proprio mostro - si sentono a disagio nel registrare il successo del generale.
Sia perché, per buona parte di coloro che si richiamano a qualcosa che si rifà al Fascismo e osannano il generale, si ritrovano scaraventati al centro dell’attenzione politica più di quanto avessero previsto.
E infine, sia perché, per buona parte di coloro che hanno sempre sostenuto che il “Fascismo era morto e sepolto”, sono in crisi per aver fallito analisi e politiche che impedissero l’insorgenza di una sorta di “nuovo Fascismo” in grado di risolvere tutto quanto non funziona, a destra o sinistra che sia dello schieramento politico.
Tutto nasce, per l’appunto, dal fascista che è dentro ognuno di noi: Rimasto anche dopo il 25 Aprile, nei codici e leggi, nella cultura, nella religione. Responsabilità soggettiva e oggettiva di coloro (politici e non solo) ufficialmente decisori dopo Liberazione e Resistenza. Quello che “popolarmente” si dice “non abbiamo mai chiuso i conti col Fascismo”.
Ecco perché non ci stupiamo dei media che danno tanta importanza al generale (vendere copie e accumulare ascolti - anche per le radio-tv di Stato - sembra il loro principale obiettivo), del presunto seguito che riesce ad avere nella popolazione e attraendo anche politici di partiti ufficialmente antifascisti.
E non ci stupiamo del balbettare dei soliti decisori di fronte a possibili soluzioni per ragionare, confrontare, discutere, superare. Col presidente della Repubblica che nel suo messaggio a Cernobbio ha sentito l’impellenza di decantare l’Ue e ricordare:
“Il frangente storico che viviamo appare complesso e caratterizzato da una fase di transizione che, mentre dichiara non più attuale l’esistente equilibrio, non sembra impegnata a costruirne uno nuovo, limitandosi - spesso con uno sguardo rivolto a stagioni passate che non ci sono più - a mettere in discussione i valori sui quali le società nazionali hanno costruito il loro presente”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del Forum organizzato da The European House - Ambrosetti ha inviato il seguente messaggio:
«Come in ogni edizione, il Forum consentirà di mettere a confronto autorevoli pareri e di dibattere su temi salienti dell’attualità internazionale, con l’attenzione rivolta alle sfide recate alle prospettive di crescita dell’Europa e dell’Italia.
Il frangente storico che viviamo appare complesso e caratterizzato da una fase di transizione che, mentre dichiara non più attuale l’esistente equilibrio, non sembra impegnata a costruirne uno nuovo, limitandosi - spesso con uno sguardo rivolto a stagioni passate che non ci sono più - a mettere in discussione i valori sui quali le società nazionali hanno costruito il loro presente.
Per un verso, si amplia repentinamente il novero delle sfide globali la cui soluzione richiede maggiore cooperazione tra gli Stati – dal cambiamento climatico, alle crisi sanitarie pandemiche, dalla disponibilità di risorse energetiche, alimentari e idriche, all’impatto dell’Intelligenza Artificiale. Per l’altro, si affaccia nuovamente una pretesa predatoria delle risorse esistenti - materiali e immateriali - con una preoccupante tendenza a ripristinare politiche di potenza, con la minaccia, quando non l’uso, della forza, a sostegno di proprie pretese nella soluzione delle controversie internazionali.
Il concetto di sicurezza di alcuni avverrebbe così a spese di quella di altri, con una visione coercitiva dell’interdipendenza, che riporta a epoche coloniali, facendo retrocedere la storia della civiltà umana.
Crescenti pressioni sull’ordine multilaterale - realizzato nel secolo scorso sulla spinta degli orrori della Seconda guerra mondiale - a vantaggio di logiche di corto respiro, archiviano i grandi benefici che questo ha recato in termini di pacificazione, indipendenza, emancipazione economica e sociale di vaste porzioni del mondo.
Il Forum Ambrosetti ha saputo monitorare, nel corso del tempo, questi passaggi.
Se guardiamo alle prospettive del futuro prossimo e ai segnali che destano maggiore preoccupazione in termini di instabilità o contrapposizione, è opinione largamente diffusa che proprio nel momento in cui la stabilità e l’efficacia di tale ordine si rendono più necessarie, esso oggi appaia minacciato e messo alla prova nelle sue regole e nelle sue prassi.
Eppure, è appena il caso di ricordare i costi umani, politici, economici, sociali del disordine, della contrapposizione, della guerra.
Basterebbe un’analisi di questi per concludere che politiche di potenza e conflitti sono manifestazioni di mancanza di visione del futuro piuttosto che di autentica progettualità e che non portano alcun autentico beneficio né ai presunti vincitori né ai soccombenti.
Salvaguardare un ordine internazionale rispettoso della dignità delle persone e dei popoli sollecita un rapido esame delle necessarie condizioni di riforma e adattamento alla realtà contemporanea, radicalmente diversa dalle condizioni degli anni del secondo dopoguerra, per renderlo più adeguato ed efficace.
Un’esigenza evolutiva e riformatrice che, se riguarda la comunità globale, per numerosi aspetti riguarda il processo di integrazione europea.
L’Unione Europea costituisce tuttora la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità, sorretta da valori comuni, capace di assicurare pace, diritti, prosperità diffusi a un gruppo di Stati, adusi per secoli a combattersi l’un l’altro.
I suoi successi sono indiscutibili – e per questo, talvolta, invidiati e osteggiati – al pari della sua attrattività, tuttora intensa e vitale.
La sua vocazione a proiettare verso l’esterno partenariati basati sul reciproco beneficio, iniziando da quello economico e commerciale, con diversi interlocutori, attraversa una stagione espansiva ed è ben testimoniata dal numero di Accordi di libero scambio recentemente siglati con Stati e associazioni di Stati di ogni continente.
Di questo modello di rapporti internazionali cooperativi, alternativo alla logica del più forte o del profitto di rapina come unico parametro, dobbiamo andare orgogliosi: come in tutte le aree strategiche dove l’Unione interviene, è infatti la persona a essere messa al centro.
Questa scelta di fondo ha fatto sì che l’UE abbia saputo costruire un progetto continentale ambizioso e avanzato, attento alle dimensioni dell’inclusione sociale, della tutela dell’ambiente, coniugate con la crescita economica.
L’Unione Europea, lungi dal pensare di rinunciare ai suoi valori, appare più che mai un’impellente necessità per affermare standard di vivibilità per i popoli dell’intero pianeta.
Il suo contributo a un ordinamento internazionale equo e condiviso è prezioso e, su questo terreno, l’Europa deve saper giocare assumendo iniziative piuttosto che attestarsi su moduli di mera difesa.
I necessari e urgenti cambiamenti nel funzionamento delle sue istituzioni, nella composizione, nella tempestività delle decisioni, nelle priorità, sono indispensabili per affermare le volontà espresse dalla sovranità dei popoli che in essa si riuniscono.
Le società civili dei vari Paesi, il sistema delle imprese, sanno di avere una responsabilità speciale e un ruolo nel consentire all’Unione di essere rilevante, di avere una propria identità, per continuare a rappresentare un modello virtuoso cui ispirare le relazioni internazionali.
L’attuale contesto internazionale non ammette indugi.
Occorre un chiaro percorso di azione affinché tornino a prevalere modalità di convivenza pacifica in seno alla Comunità degli Stati in un quadro giuridico e istituzionale condiviso e rispettato.
In assenza di questo presupposto, sono messe a dura prova le stesse prospettive di un’economia mondiale prospera e in crescita costante e duratura.
I temi affrontati nel corso delle diverse sessioni saranno utili a far emergere spunti di riflessione, idee e proposte.
A tutti i partecipanti auguro buon lavoro».

Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha annunciato un programma da 600 milioni di dollari per rafforzare la sorveglianza aerea e marittima in tutto il Pacifico , prendendo di mira i narco-sottomarini e le piccole imbarcazioni utilizzate per il traffico di droga nella regione.
L'annuncio è stato dato al Forum delle Isole del Pacifico a Palau.
Il Pacifico sta diventando sempre più un punto di transito per il traffico transnazionale di droga. Le sue isole sono difficili da controllare e le forze dell'ordine sono a corto di personale. Ciò lo rende un rifugio sicuro per i narcotrafficanti.
Albanese spera che la nuova iniziativa possa contrastare l'ondata di droga che arriva in Australia: a maggio, il commissario della Polizia Federale Australiana (AFP), Krissy Barrett, ha dichiarato che da gennaio sono state sequestrate 17 tonnellate di droghe illecite(principalmente cocaina) nel Pacifico. Nell'intero 2025, tale cifra è stata inferiore a 5 tonnellate .
Secondo l' AFP, la maggior parte delle droghe illecite trafficate verso e attraverso il Pacifico sono destinate all'Australia.
Il finanziamento rientra nell'ambito della Waqa Moana Initiative (che prende il nome da una grande e robusta canoa), un'iniziativa di sicurezza marittima guidata dai Paesi del Pacifico per contrastare il traffico illecito di droga.
Il governo australiano ha affermato che l'accordo comprenderà diverse iniziative, tra cui:
49 milioni di dollari per le Forze Armate filippine (AFP) da investire in nuovi programmi di contrasto alla criminalità transnazionale e organizzata in tutta la regione (in aggiunta ai 140 milioni di dollari che le AFP destineranno nei prossimi quattro anni a sostegno degli obiettivi di sicurezza regionali, tra cui Waqa Moana).
312 milioni di dollari per il Ministero della Difesa nei prossimi dieci anni a sostegno degli sforzi per contrastare la criminalità transnazionale e organizzata nella regione.
Il ministro per gli affari delle isole del Pacifico, Pat Conroy, ha dichiarato :
Il traffico di droga sta avendo un impatto devastante sulle comunità del Pacifico. Questa iniziativa risponde agli appelli dei leader regionali a fare di più e a intensificare il coordinamento regionale per contrastare questa piaga.
Oltre a contrastare il traffico di droga, il programma si propone anche di affrontare l'erosione della coesione sociale e di alleviare il peso sanitario che la cocaina e la metanfetamina stanno imponendo alle comunità insulari.
Due cambiamenti avvenuti nell'ultimo decennio spiegano gran parte del fenomeno.
Il primo problema è l'espansione nelle isole di bande di motociclisti fuorilegge australiane e neozelandesi , principalmente i Rebels e gli Head Hunters, i cui membri includono persone di origine delle isole del Pacifico provenienti da paesi come le Fiji e le Isole Cook. Questi membri delle bande possono rappresentare un anello di congiunzione tra i cartelli sudamericani e messicani e il Pacifico, un collegamento che fino a dieci anni fa era praticamente inesistente.
Il secondo problema riguarda le politiche di espulsione. Australia e Nuova Zelanda rimpatriano le persone con precedenti penali alle Fiji, Samoa, Tonga, Stati Federati di Micronesia e Isole Marshall, dopo che queste hanno vissuto in Australia o Nuova Zelanda. Molti di coloro che arrivano senza supporto finiscono per delinquere o vi ritornano.
Ci sono quattro motivi per cui ciò è necessario.
1. La regione è difficile da controllare. Le nazioni del Pacifico sono sparse su circa 25.000 isole , di cui circa 2.000 abitate. I confini marittimi sono molto porosi e, nella maggior parte dei casi, soggetti a scarsa o nessuna sorveglianza.
Le forze dell'ordine sono a corto di personale, le infrastrutture sono limitate e spesso la dogana e la polizia non riescono a condividere facilmente le informazioni. Nel complesso, queste lacune rendono il Pacifico una rotta attraente per le spedizioni destinate all'Australia e alla Nuova Zelanda.
2. I trafficanti hanno a disposizione numerosi modi per infiltrarsi. I narcosommergibili carichi di tonnellate di cocaina possono essere arenati e scaricati senza che la polizia o le comunità locali ne vengano a conoscenza. Piste di atterraggio remote consentono le importazioni clandestine. Si tratta di piccoli aerei bimotore utilizzati per introdurre droga in un paese volando al di sotto della soglia di rilevamento radar, spesso di notte, rendendoli praticamente impossibili da rintracciare .
Anche le imbarcazioni da diporto, che raramente attirano l'attenzione considerando quanto siano vitali per il turismo nella regione, possono essere utilizzate dai contrabbandieri .
3. Le isole sono diventate un magazzino. L'isolamento della regione permette alle organizzazioni criminali di accumulare cocaina e metanfetamina nel Pacifico, venderne una parte localmente e tenere il resto per poi immetterlo nei mercati australiano e neozelandese al momento opportuno.
4. Le comunità locali ne pagano il prezzo con un aumento della criminalità violenta , con i consumatori che ricorrono a furti, intimidazioni e minacce per finanziare le proprie dipendenze o saldare debiti.
Le autorità regionali segnalano inoltre che i gruppi della criminalità organizzata seminano il terrore in intere comunità, minando la sicurezza pubblica. Anche alcuni sistemi sanitari nazionali ne risentono, con un aumento dei ricoveri ospedalieri per sintomi psicotici che si ritiene siano collegati all'uso di metanfetamine.
Pessimo, e non migliora.
Un'analisi del 2026 dell'Agenzia europea per le droghe (EMA) , che ha confrontato 28 paesi, ha rilevato che australiani e neozelandesi figuravano tra i maggiori consumatori pro capite di anfetamine, metanfetamine, MDMA e cocaina.
In Australia e Nuova Zelanda il consumo di cocaina rimane tra i più alti pro capite al mondo .
Resta da vedere se il nuovo accordo ridurrà effettivamente l'offerta.
I 600 milioni di dollari sono una somma di cui le nazioni delle isole del Pacifico hanno un disperato bisogno, quindi si spera che possano avere un certo impatto contro questa minaccia crescente. Ma con la forte domanda di cocaina in Australia e Nuova Zelanda, la domanda è fino a che punto 600 milioni di dollari possano essere efficaci.
(Vincent Hurley - Docente di criminologia (polizia e attività di polizia). Scuola di studi internazionali, Università Macquarie. - su The Conersation del 03/09/2026)

Le neuroscienze mostrano che il cervello non funziona come una videocamera. Non conserva “fatti”, ma connessioni. Davanti a eventi incompleti o ambigui, le aree prefrontali e l’ippocampo attivano automaticamente processi di ricostruzione: il risultato è una storia, anche quando la storia non c’è.
La tendenza a costruire trame non è un vezzo culturale. È un dispositivo evolutivo:
* permette di prevedere scenari;
* riduce la complessità;
* facilita la cooperazione sociale;
* consolida identità e memoria. Il cervello cerca senso, non verità. E il senso, biologicamente, ha forma narrativa.
Le ricerche sull’ippocampo confermano che ogni ricordo viene modificato al momento del recupero. Non esiste un archivio neutro: esiste una narrazione personale che si aggiorna. Questo spiega perché le storie – politiche, commerciali, mediatiche – incidono più dei dati: si innestano nei circuiti che già usiamo per definire chi siamo.
Una sequenza narrativa attiva dopamina e migliora la memorizzazione. Una lista di dati no. Per questo la comunicazione pubblica, quando vuole essere efficace, deve tenere conto della struttura cognitiva umana: la narrazione è il formato nativo del cervello.
I laboratori di neuroimaging stanno analizzando come diverse forme di racconto – lineare, frammentato, emotivo, morale – modulano attenzione, empatia e decisione. L’obiettivo è comprendere come la narrazione influenzi comportamenti individuali e collettivi, con ricadute su educazione, salute mentale, informazione.
Le neuroscienze non stanno “romanzando” la biologia: stanno mostrando che la biologia produce romanzi. La narrazione non è un accessorio culturale: è la struttura operativa del cervello umano. Capirlo è essenziale per chi comunica, per chi governa, per chi vuole orientarsi in un ambiente informativo sempre più competitivo.

Fa effetto, per chi come noi non smetterà mai di stupirsi dell'ignavia istituzionale, leggere sui social, a firma di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, un post come questo:
“Maxisequestro di marijuana nelle campagne di San Vito, nel Cagliaritano: oltre 440 kg di stupefacente sono stati scoperti dai Carabinieri in un terreno agricolo. I militari hanno trovato 1.875 piantine, del peso di circa 400 kg, e altri 46 kg di infiorescenze già essiccate all’interno di un fienile. Sequestrato anche il materiale per la coltivazione e la lavorazione della droga. Il responsabile, un uomo di 65 anni, è stato arrestato e condotto in carcere”.
Con tanto di foto di carabinieri che girano tra la piantagione.
L’effetto è di doppio tipo:
- il ministro che scrive e, molto in teoria, dovrebbe interloquire con gli altri navigatori… altrimenti, cosa sono i social se non un luogo di dibattito tra persone?
- il ministro non ha capito il problema droghe illegali, in Italia e nel mondo, visto che è convinto che un post del genere sui social dovrebbe aiutare nella sua lotta contro le droghe illegali.
Il primo è un interrogativo pleonastico. La risposta è ovvia: il ministro usa i social non per quel che sono (luogo di confronto) ma come vetrina propagandistica, senza neanche pagare per la sua pubblicità. Insomma, il ministro fa un comunicato stampa/pensierino, lo posta a suo nome come se fosse l’ultimo compleanno che ha festeggiato (neanche l’intestazione istituzionale del ministero) e si comporta come un comune spammatore.
Il secondo effetto è la conseguenza di una politica contro le droghe illegali basata essenzialmente sulla repressione. Sì, ogni tanto sono in circolazione, specie in Rai, degli spot che sembrano fatti da chi non sa nemmeno di cosa stia parlando e, per l’appunto, sono una voce di bilancio per dire poi che hanno speso tot e tot come prevenzione.
Non ci stupiamo più di tanto visto che ministro e governo in materia droghe non hanno mai brillato per approfondimento e prevenzione. Per loro è solo una delle tante azioni come una caccia a qualche ladro.
Pensate, ministro e governo, che sia questa la lotta alla droga? E’ solo routine, banale routine di un mondo che siete soddisfatti sia com’è, con tutte le magagne e i pericoli del proibizionismo.

Il cambiamento climatico accelera i disastri, la crisi energetica espone l'Europa alla dipendenza dalla Cina, i prezzi salgono mentre il welfare fatica a reggere. Suicidi e disagio psichico crescono, le liste d'attesa restano un'emergenza sanitaria e la corruzione dilaga negli appalti pubblici. Il consumatore italiano si trova schiacciato tra istituzioni fragili e mercati senza regole, mentre il dibattito pubblico preferisce il garantismo a buon mercato all'azione concreta. Serve che privato e pubblico smettano di scaricarsi le responsabilità.
In questo numero
→ L’Europa non sarà autonoma finché affiderà alla Cina le tecnologie dell’energia pulita
→ Il garantismo a go-go e l'indignazione 'popolare'
→ Il crollo del mercato di Shein segna la fine del fast fashion?
→ Prezzi alti. E’ possibile ridurli. Privato e Pubblico possono contribuire
→ Avvertenze. La newsletter generalista di Aduc. 02/09/2026
→ Inflazione in crescita: specchio del governo e del sovranismo della politica
→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 01/09/2026
→ Lettera mensile ADUC — Settembre 2026
→ Popolazione. Siamo in calo ma se fossimo di più staremmo male lo stesso
→ Droghe. Non se ne può più dell’illegalità. Colpe di tutti i decisori politici
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 25 a 31 Agosto 2026
→ L’estrazione mineraria dai fondali marini è troppo rischiosa anche per gli investitori
→ Entri in Rai e diventi eternauta
→ Firenze respira poco e sembra che morirà di asfissia
→ La città respira anche dagli alberi: viaggio narrativo nel verde urbano che cambia l’aria del mondo
→ Dopo l'accordo Usa, l'UE chiede a Meta stesse tutele per i minori
→ Overdose droghe. Giornata internazionale per uscire da impasse e ipocrisia
→ Perché in Europa si fanno sempre meno figli anche con un welfare generoso
→ Firenze. La schiacciata non politicamente corretta
→ 'Sei pienamente accettato': essere nudi in pubblico può farci sentire meglio con il nostro corpo
→
ITALIA. Quando il “senza” non basta più: il marketing alimentare cambia linguaggio
→
SVIZZERA. Lenticchie simili alla carne sviluppate da scienziati
→
ITALIA. Vaccino Difterite. Più del 50% delle Regioni non raggiunge la soglia di sicurezza
→
BULGARIA. La Corte Suprema riconosce il cambio di genere a quattro trans
→ EUROPA. Ikea taglia i prezzi: investiti 1,2 miliardi di euro
→
SVEZIA. Il taglio dell'IVA sul cibo ha davvero abbassato i prezzi
→
ITALIA. Eurispes: 2 italiani su 3 hanno un rapporto problematico col digitale
→
MONDO. Cannabis legale: meno tabacco e oppioidi, più alcol tra i giovani. Studio
→
USA. DEA lasciava circolare il fentanyl per indagini più grandi: bufera Usa
→
USA. Droghe sintetiche ultrapotenti: a Baltimore il tasso di overdose più alto degli USA
→
ITALIA. Inflazione in crescita ad agosto. Istat
→
ITALIA. Presidente Regione Piemonte: un posto in Rsa dovrà garantirne cinque a domicilio
→
ITALIA. Anac, nuovo Catalogo dei rischi corruttivi in sanità: sotto esame liste d'attesa e appalti
→
SVIZZERA. Il modello di Zurigo contro le droghe messo alla prova dal crack
→
COLOMBIA. The Economist: il 70% della cocaina mondiale arriva dalla Colombia
→
ITALIA. Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro. Istat
→
ITALIA. Pisticci-Matera, la Rsa per anziani bloccata da 15 anni tra ricorsi e silenzi
→
ITALIA. Rsa senza muri: il progetto lombardo con quattro sfide per il futuro
→
ITALIA. RSA in Piemonte, 15mila anziani rischiano il posto: rette fino a 3mila euro
→
ITALIA. Rsa Padova, i Comuni: «Mancano fondi, serve l'Irpef regionale»
→
SUD AFRICA. Torna in Parlamento la legge sulla depenalizzazione del sesso a pagamento
→
OLANDA. "Allarme rosso" per pillole di ecstasy a forma di Trump potenzialmente letali
→
ITALIA. 205 incidenti significativi con il coinvolgimento di animali. 14 morti e 238 feriti
→
ITALIA. Tossicodipendenza-overdose. Le richieste di Forum Droghe nella giornata internazionale
→
GIAPPONE. Zoo e acquari ripensano il rapporto con gli animali
→
REGNO UNITO. Cambridge, 24 milioni per organi umani coltivati senza test su animali
→
ITALIA. Difterite a Palermo: il caso mostra i limiti dell'anagrafe vaccinale
→
U.E.. Tabacco, 80mila risposte alla consultazione UE: si ascolterà la scienza?
→
MONDO. Uso non medico della cannabis. Rapporto OMS
→ RSA con retta superiore alla pensione: come chiedere sussidio sociale
→ Retta RSA troppo costosa: come chiedere l'integrazione al Comune
→ RSA: come verificare il diritto alla retta gratuita a carico del SSN
→ Diffida ATS per esenzione ticket non corretta: come verificare e contestare
→ Estrazione dentale e impianto: tempistiche lunghe sono normali?
→ Il medico di base è obbligato ad avere un'email per i pazienti?
Qui per ricevere la newsletter ogni settimana direttamente in posta elettronica
U.E.. Caldo estremo 2026: meno raccolti in Ue, rincari in vista per i consumatoriL'estate 2026 è stata la più calda mai registrata in diversi paesi europei - in Italia dal 1950, oltre che in Francia, Belgio e Gran Bretagna - e il conto lo sta pagando l'agricoltura, con conseguenze che si scaricheranno su aziende agricole e, soprattutto, sui consumatori. Come riporta Domani, temperature record e siccità hanno ridotto i raccolti in tutto il continente, anticipato i cicli di maturazione delle colture e causato perdite economiche nell'ordine dei miliardi di euro.
Secondo i dati della Commissione europea, la produzione complessiva di cereali nell'Unione dovrebbe chiudere l'anno inferiore del 9% rispetto al 2025: negli ultimi dieci anni un livello così basso si era registrato soltanto nel 2024, tuttora l'anno più caldo mai rilevato a livello globale. Il mais è la coltura più colpita: la produzione dovrebbe calare del 13%, passando da circa 60 milioni di tonnellate nel 2025 a 52 milioni nel 2026, il dato più basso dal 2007. Quasi tutti i paesi Ue, con la sola eccezione della Bulgaria, dovrebbero chiudere l'anno con una produzione cerealicola inferiore a quella dello scorso anno, e non calano solo i volumi complessivi ma anche le rese per ettaro: secondo il Joint Research Centre della Commissione, a soffrire di più sono Slovacchia, Austria e Ungheria, con oltre una tonnellata in meno per ettaro rispetto al 2025.
Il caldo estremo non incide solo sulla quantità raccolta, ma anche sui tempi: nel 2026 mais, colza e grano invernale sono maturati molto prima rispetto all'inizio del secolo. Secondo la Commissione, in alcune aree dell'Ue il grano invernale ha raggiunto la maturità fino a venti giorni prima rispetto al 2000, con anticipi simili per mais e colza.
In Francia, primo produttore agricolo dell'Unione, gli effetti sono particolarmente marcati: la produzione di mais dovrebbe diminuire del 35% rispetto allo scorso anno e, secondo Agreste - il servizio statistico del ministero dell'Agricoltura francese - potrebbe scendere al livello più basso dal 1980. In alcune delle principali aree di coltivazione di carote il raccolto è diminuito del 30%, mentre le alte temperature hanno anticipato anche le vendemmie, iniziate in diverse zone già a metà luglio, con grappoli più piccoli e meno succosi.
I danni riguardano l'intero continente. Nei Paesi Bassi alcuni produttori di patate segnalano rese inferiori di circa un terzo. In Italia la siccità ha colpito le risaie della Pianura Padana: nel solo Pavese le perdite potenziali sono stimate in oltre 100 milioni di euro. In Austria la produzione di cereali, mais compreso, dovrebbe diminuire del 18% e in alcune aree la siccità ha dimezzato la disponibilità di foraggio. Nel Regno Unito, secondo i dati del centro studi Energy and Climate Intelligence Unit, il 2026 potrebbe rivelarsi il peggior raccolto di cereali e semi oleosi dal 1984, anno di inizio delle rilevazioni dettagliate.
Il conto economico è ancora parziale, ma già consistente. La stessa Energy and Climate Intelligence Unit stima che la sola ondata di calore di giugno abbia provocato tra 2 e 2,3 miliardi di euro di perdite nella produzione di cereali. Francia, Germania, Ungheria e Spagna concentrano l'86% dei mancati ricavi: la Francia è il paese più colpito con 891 milioni di euro di perdite, seguita dall'Ungheria con 444 milioni e dalla Spagna con 276 milioni.
A un livello più ampio, secondo i dati di Triodos Bank gli eventi meteorologici estremi di questa estate potrebbero ridurre il Pil dell'Unione europea di circa l'1% nel 2026, pari a 180 miliardi di euro - una cifra che rischia di azzerare pressoché per intero la crescita economica prevista per l'anno. Le conseguenze, avverte Domani, arrivano infine anche ai consumatori: secondo la Fao i prezzi alimentari globali sono già ai livelli più alti dall'inizio del 2023.
USA. Alzheimer avanzato: donna riprende a parlare dopo funghi psilocibinici
Un caso clinico pubblicato sulla rivista Frontiers in Neuroscience descrive un episodio che ha attirato l'attenzione della comunità scientifica internazionale: una donna giapponese-americana ottantenne, malata di Alzheimer in fase avanzata da un decennio, ha mostrato miglioramenti significativi nel linguaggio, nella memoria e nella mobilità dopo aver assunto una dose elevata di funghi contenenti psilocibina.
Secondo quanto riportato dagli autori dello studio - Marcos Lago, Mariana Cerveira e Joe Xavier Simonet, ricercatori legati all'organizzazione brasiliana Associação Cruz de Ankh - la paziente da almeno cinque anni si esprimeva quasi esclusivamente a monosillabi, necessitava di assistenza continua per vestirsi e muoversi, soffriva di incontinenza urinaria cronica e mostrava un'espressività emotiva molto limitata, con difficoltà anche nella deglutizione.
Ai ricercatori non erano disponibili conferme tramite biomarcatori o neuroimaging avanzato: la diagnosi di Alzheimer avanzato si basava sul quadro clinico osservato nel contesto reale di cura, senza escludere del tutto possibili componenti vascolari o altre forme di declino neurodegenerativo misto.
Alla donna è stata somministrata una singola dose orale di 5 grammi di funghi psilocibinici della varietà coltivata nota come "Enigma". La fase acuta dell'esperienza è stata segnata da un'intensa attivazione del sistema nervoso autonomo, con sudorazione profusa, una sospetta ipertermia e un prolungato stato simile al sonno profondo, tanto marcato che, secondo quanto riferito, i familiari temevano che fosse diventata incosciente.
Circa 19 ore dopo la somministrazione, la paziente ha iniziato spontaneamente a parlare in modo autobiografico, in un episodio durato diverse ore. Nei giorni e nelle settimane successive sono stati osservati miglioramenti funzionali multipli: recupero della continenza urinaria anche notturna, capacità di vestirsi autonomamente, deambulazione migliorata, maggiore reattività emotiva, interazione sociale sostenuta, recupero di ricordi legati al contesto e conversazione spontanea, con mantenimento del contatto visivo e sorrisi verso i familiari.
Di fronte alla persistenza di alcuni miglioramenti ritenuti clinicamente significativi, un mese dopo è stata effettuata una seconda sessione supervisionata con una dose di 3 grammi degli stessi funghi. Questa seconda somministrazione ha portato a ulteriori benefici: maggiore capacità di espressione verbale, più senso dell'umorismo, aumento dell'agilità nel camminare e potenziamento delle capacità sociali già recuperate.
Gli stessi autori dello studio, tuttavia, sottolineano che si tratta di miglioramenti transitori e non di un'inversione della malattia. Non essendo uno studio clinico controllato ma l'osservazione di un singolo caso, non sono stati eseguiti scansioni cerebrali né test cognitivi standardizzati durante l'esperienza, e i risultati non possono essere considerati una prova dell'efficacia della psilocibina contro l'Alzheimer.
Diversi esperti indipendenti, commentando la vicenda su The Conversation, hanno definito i risultati intriganti ma lontani da una prova scientifica. Restano infatti rischi concreti per le persone anziane, tra cui cadute, problemi cardiovascolari e circolatori e possibili interazioni con farmaci già in uso, oltre al pericolo che le esperienze psichedeliche risultino spaventose o disorientanti per soggetti vulnerabili. L'assenza di complicazioni durature nel caso descritto, avvertono gli esperti, non basta a dimostrare che l'approccio sia sicuro.
Nel frattempo, ricerche separate e più strutturate sono in corso all'Università della California a Berkeley, dove un gruppo di ricercatori sta studiando gli effetti della psilocibina su adulti sani tra i 60 e gli 85 anni. Ai partecipanti verrà somministrata psilocibina sintetica in dosi comprese tra 1 e 30 milligrammi, con risonanze magnetiche e test cognitivi prima e dopo l'intervento per monitorare memoria, percezione e regolazione emotiva. Va precisato che questo studio non sta testando un trattamento contro la demenza, ma cerca di capire se i cambiamenti cerebrali positivi osservati nei modelli animali si traducano in effetti reali sull'invecchiamento cognitivo umano.
Al momento non esistono trattamenti a base di psilocibina approvati per l'Alzheimer o altre forme di demenza, e l'accesso legale alla sostanza resta limitato a specifici programmi regolamentati a livello statale o a contesti di ricerca autorizzati.
ITALIA. Veneto, 4.000 posti Rsa fantasma mentre 10mila anziani aspettanoIn Veneto risulterebbero tra i 3.000 e i 4.000 posti letto nelle Rsa (residenze sanitarie assistenziali) che esistono solo sulla carta, autorizzati ma mai realmente attivati. È quanto emerge dalla stima degli addetti ai lavori del settore, riportata da Il Mattino di Padova. Solo nell'Usl 6 Euganea, che comprende l'area di Padova, si contano 1.125 posti fantasma. Il paradosso è evidente: mentre migliaia di posti restano inutilizzati sulla carta, le liste d'attesa per accedere a una Rsa in Veneto oscillano tra i 9.000 e i 10.000 anziani. Famiglie che aspettano mesi, a volte anni, per un letto che consenta l'assistenza a un parente non più autosufficiente, mentre esistono strutture con capienza formalmente riconosciuta ma non operativa. A denunciare la situazione è la consigliera regionale Anna Maria Bedin, che l'ha definita paradossale proprio alla luce del confronto tra i posti fantasma e la lunghezza delle code di attesa. Il nodo del sistema regionale delle Rsa venete non riguarderebbe dunque soltanto la carenza di strutture, ma anche la mancata attivazione di una parte importante della capacità già autorizzata. La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensione sul sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti in Veneto, tra rette in aumento, carenza di personale e impegnative di residenzialità (il contributo regionale che copre parte del costo del ricovero) insufficienti a soddisfare la domanda crescente legata all'invecchiamento della popolazione. L'articolo del Mattino di Padova, riservato agli abbonati, non fornisce ulteriori dettagli accessibili gratuitamente sulle cause specifiche di questi posti fantasma né sulle responsabilità di gestori e amministrazione regionale nel mancato utilizzo di una capacità già autorizzata.
AUSTRALIA. Farmacie e riduzione del danno: l'esperienza australiana
In Australia le farmacie di comunità stanno diventando un presidio sempre più importante per la riduzione del danno legato all'uso di droghe e alcol, non limitandosi più alla semplice erogazione di ricette mediche. Lo racconta Krishna Nathwani, prima "Harm Reduction Champion" nominata dalla Pharmaceutical Society of Australia (PSA), il ruolo appena istituito per rafforzare la leadership dei farmacisti in questo ambito, sostenuto da una borsa della casa farmaceutica Camurus.
Come riporta Australian Pharmacist, Nathwani ha maturato la propria esperienza all'interno della rete Community Care Chemist di Geelong, in Victoria, dove ha contribuito a integrare in tutte le farmacie del network programmi di naloxone da asporto (il farmaco salvavita in grado di invertire un'overdose da oppioidi) e di scambio di siringhe, oltre al trattamento con buprenorfina iniettabile a lunga durata (LAIB) per la dipendenza da oppioidi. La farmacista ha spiegato di aver maturato la propria passione per la riduzione del danno proprio grazie a questo modello di assistenza incentrato sul servizio, che si è rivelato molto più ampio della sola distribuzione di farmaci.
Tra i casi concreti citati da Nathwani figura quello di una paziente in trattamento con buprenorfina iniettabile che, nel corso del percorso terapeutico, è riuscita a riallacciare i rapporti con la figlia, ad acquistare per la prima volta un'automobile e a riottenere la patente di guida. Un anno dopo la fine del rapporto diretto con la farmacista, la donna si è presentata in farmacia insieme alla figlia, ormai ventenne, per fare insieme il vaccino antinfluenzale: un episodio che Nathwani ha indicato come l'esempio più significativo dell'impatto del programma LAIB sulla vita dei pazienti.
Un altro caso riguarda un paziente che aveva ricevuto in farmacia una dose di naloxone da tenere a disposizione: il farmaco gli ha permesso di intervenire e salvare la vita di un conoscente colpito da overdose durante un festival musicale, dimostrando concretamente il valore della distribuzione preventiva del farmaco anche a persone che non ne fanno uso diretto ma che possono trovarsi a doverlo somministrare a terzi.
Nel suo nuovo ruolo, Nathwani ha già preso parte a diverse iniziative di collegamento tra professionisti sanitari, tra cui l'evento dei Parliamentary Friends of Safe and Quality Use of Medicines dedicato all'importanza del naloxone, oltre a incontri con infermieri specializzati e a una conferenza di medici di base sulla medicina delle dipendenze. Secondo la farmacista, questo confronto tra diverse figure professionali è fondamentale per individuare le criticità ai vari livelli dell'assistenza e sviluppare strategie condivise per affrontarle, non solo per i farmacisti ma per l'intero sistema sanitario.
Tra le priorità indicate da Nathwani per il futuro figurano una maggiore accessibilità ai servizi di riduzione del danno nelle aree rurali dell'Australia, dove la copertura resta più limitata rispetto alle grandi città, e una riforma normativa che uniformi le regole oggi diverse tra le varie giurisdizioni del Paese. Un ulteriore obiettivo riguarda il rafforzamento della formazione universitaria dei futuri farmacisti su riduzione del danno e su un'assistenza libera da stigma nei confronti delle persone che fanno uso di sostanze.
Per sostenere questo percorso formativo, la PSA mette a disposizione gratuitamente un modulo online dal titolo "Enhancing Care for People Who Use Alcohol and Other Drugs in Pharmacy", pensato per fornire ai farmacisti gli strumenti pratici e culturali necessari ad affrontare con competenza e senza pregiudizi le esigenze di questi pazienti.
U.E.. L’Ue sta perdendo la lotta contro il commercio illegale di tabaccoUn nuovo rapporto speciale della Corte dei conti europea traccia un quadro desolante degli sforzi dell’Unione per sradicare il commercio illecito di tabacco contraffatto e di contrabbando. “Sebbene la Commissione europea e i paesi dell’Ue abbiano compiuto sforzi per combattere questo fenomeno criminale globale, la loro azione non è sufficientemente robusta”, avvertono gli auditor. “La produzione illecita nell’Ue è in aumento, i metodi di contrabbando diventano sempre più sofisticati e i nuovi prodotti del tabacco sono in crescita”. Gli auditor criticano la “scarsa cooperazione tra paesi” e la mancanza di “un approccio coordinato a livello europeo”.
Una sigaretta su dieci fumata nell’Ue è prodotta illegalmente o di contrabbando. L’Unione e i suoi Stati membri perdono circa 13 miliardi di euro di entrate di bilancio a causa di questa forma di criminalità organizzata. Dall’aggressione su larga scala della Russia contro l’Ucraina nel 2022, i gruppi criminali hanno spostato le loro fabbriche clandestine dall’Ucraina all’Ue. Oggi producono prodotti del tabacco illegali in praticamente tutti gli Stati membri. Il fatto che alcuni materiali di produzione fondamentali, come il tabacco grezzo e i macchinari, non siano coperti dalla direttiva sui prodotti del tabacco fa sì che non possano essere facilmente ricondotti ai loro utenti finali criminali.
(Il mattinale europeo)
ITALIA. Distrofia di Duchenne, ISS: accesso tempestivo a diagnosi e cure può cambiare la vitaSi celebra il 7 settembre la Giornata mondiale di sensibilizzazione sulla distrofia muscolare di Duchenne. Il tema scelto per il 2026, “Access changes lives”, “L’accesso cambia la vita”, pone al centro la necessità di garantire alle persone con Duchenne un accesso tempestivo ed equo alla diagnosi, alle cure, alle informazioni e alle opportunità di partecipazione, riducendo disuguaglianze e ritardi.
Un obiettivo particolarmente rilevante per una patologia rara, complessa e progressiva, per la quale l’accesso ai centri specializzati, ai professionisti di riferimento e a informazioni corrette rappresenta una componente essenziale del percorso assistenziale.
«In occasione della Giornata mondiale della Duchenne, il Centro nazionale malattie rare dell’Istituto Superiore di Sanità rinnova il proprio impegno a sostenere percorsi che consentano alle persone con Duchenne e alle loro famiglie di orientarsi tra diagnosi, presa in carico, trattamenti e servizi disponibili», sottolinea Maria Luisa Scattoni, direttore del Centro.
«Per una malattia complessa e progressiva come la Duchenne – prosegue – la possibilità di arrivare in tempi adeguati ai centri e ai professionisti di riferimento, di ricevere informazioni corrette e di conoscere i propri diritti è parte integrante della presa in carico. Anche per questo il confronto con la comunità scientifica e con le associazioni dei pazienti è essenziale per individuare le criticità ancora presenti e contribuire a rendere i percorsi più accessibili e omogenei sul territorio».
La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è una malattia genetica rara, progressiva e legata al cromosoma X. È causata dall’assenza o dalla marcata riduzione della distrofina, proteina fondamentale per la stabilità e il corretto funzionamento delle fibre muscolari.
La patologia colpisce prevalentemente i maschi ed è caratterizzata da una progressiva perdita della forza muscolare. Nel corso del tempo possono comparire anche complicanze cardiache e respiratorie, con conseguenze significative sulla qualità e sull’aspettativa di vita.
Secondo una recente revisione della letteratura internazionale, la prevalenza della DMD alla nascita è stimata in circa 19,8 casi ogni 100mila nati maschi vivi, equivalenti a circa un caso ogni 5mila nati maschi.
Nella popolazione generale la prevalenza è invece stimata tra 2,8 e 4,8 casi ogni 100mila abitanti, con variazioni legate alla metodologia utilizzata e alla popolazione considerata.
Stime che sembrano trovare conferma anche nel contesto italiano, sulla base dei dati di una recente indagine condotta dall’Italian Dmd Group, rete di ricerca clinica e gruppo collaborativo di specialisti neuromuscolari italiani impegnato nel coordinamento di studi epidemiologici, sperimentazioni cliniche e standard di cura per la Duchenne.
La distrofia muscolare di Duchenne è inclusa nel Registro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità attraverso il codice di gruppo delle distrofie muscolari.
Al momento non sono disponibili dati epidemiologici nazionali dedicati esclusivamente alla Duchenne, ma il Registro contribuisce al monitoraggio della malattia e della rete nazionale dei centri di riferimento per diagnosi, presa in carico e trattamento.
Un ulteriore contributo alla raccolta delle informazioni sulla popolazione italiana con Duchenne arriva dal registro promosso da Fondazione Telethon, avviato nel 2025, che raccoglie attualmente i dati di circa 1.200 persone con la malattia.
Il trattamento della distrofia muscolare di Duchenne si basa attualmente su un approccio multidisciplinare che comprende terapie farmacologiche, monitoraggio e gestione delle complicanze, interventi riabilitativi e strategie indirizzate a specifiche mutazioni genetiche.
Negli ultimi anni la ricerca ha ampliato le opportunità terapeutiche. Tra le innovazioni più recenti figurano vamorolone e givinostat, farmaci per i quali l’Agenzia Italiana del Farmaco ha recentemente approvato la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale.
A queste opzioni si aggiungono gli approcci di exon skipping, destinati a specifiche mutazioni genetiche e finalizzati a consentire la produzione di una forma più corta ma parzialmente funzionale della distrofina.
Tra le strategie di ricerca più innovative rientra inoltre la terapia genica con micro-distrofina, che punta a fornire alle cellule muscolari una versione funzionale del gene della distrofina attraverso specifici vettori.
Parallelamente, la ricerca sta lavorando al perfezionamento dei vettori virali e a nuove tecnologie di editing genomico, tra cui CRISPR, con l’obiettivo di intervenire in modo sempre più mirato sul difetto genetico alla base della patologia.
Un ulteriore filone di studio riguarda la possibilità di combinare approcci terapeutici differenti, integrando terapia genica, farmaci antinfiammatori e strategie rigenerative per massimizzare i benefici clinici e preservare più a lungo la funzione muscolare.
Nonostante i progressi, non esiste ancora una cura definitiva per la distrofia muscolare di Duchenne. Le terapie disponibili e quelle in fase di sviluppo puntano a rallentare la progressione della malattia, prevenire e gestire le complicanze, migliorare la qualità della vita e contribuire ad aumentare l’aspettativa di vita.
Garantire l’accesso, sottolinea l’ISS, non significa soltanto assicurare diagnosi e trattamenti, ma anche mettere a disposizione di pazienti e famiglie informazioni affidabili, orientamento e conoscenza dei propri diritti.
In questo ambito opera il Centro nazionale malattie rare dell’Istituto Superiore di Sanità, attraverso attività di informazione, orientamento e raccordo con la rete nazionale dedicata alle malattie rare.
Tra gli strumenti disponibili c’è il Telefono verde malattie rare 800.89.69.49, servizio gratuito dell’ISS che fornisce informazioni qualificate sui centri di riferimento, sui percorsi diagnostico-assistenziali, sui diritti e sulle esenzioni e sulle risorse presenti sul territorio.
Il servizio rappresenta anche uno strumento di ascolto dei bisogni delle persone con malattia rara e delle loro famiglie e contribuisce a individuare criticità, facilitare l’accesso ai servizi e promuovere percorsi assistenziali più consapevoli e appropriati.
A questo si affianca il portale istituzionale malattierare.gov.it, che mette a disposizione informazioni sulla rete nazionale delle malattie rare, sui centri di riferimento, sui percorsi di presa in carico e sulle principali iniziative nazionali ed europee.
Il Centro nazionale malattie rare collabora da anni anche con Parent Project aps, associazione di riferimento per le persone con distrofia muscolare di Duchenne e Becker e per le loro famiglie.
La collaborazione comprende iniziative di informazione, sensibilizzazione, formazione e ascolto dei bisogni della comunità Duchenne, con l’obiettivo di promuovere la tutela dei diritti, l’accesso alle cure e ai percorsi assistenziali, l’inclusione sociale e la partecipazione attiva delle persone che convivono con la malattia.
U.E.. Primo controllo sui marketplace online rivela lacune di sicurezzaLa Commissione europea e le autorità nazionali di sorveglianza del mercato hanno reso noti i risultati del primo controllo simultaneo ("sweep") condotto sui marketplace online dopo l'entrata in vigore delle nuove regole UE sulla sicurezza dei prodotti. L'indagine si è concentrata sugli articoli per la prima infanzia venduti in rete, come marsupi porta-bebè e succhietti, e ha coinvolto oltre 1.700 offerte controllate su 47 piattaforme online tra il 1° aprile e il 15 maggio 2025.
Secondo quanto riportato dalla Commissione, i marketplace rispettano in generale i requisiti di base: nel 95% dei casi i prodotti risultavano correttamente identificati, ad esempio con immagini o codici a barre. Il controllo ha però evidenziato carenze significative su un punto cruciale per la tutela dei consumatori: solo il 53% delle piattaforme aveva designato il punto di contatto obbligatorio per le autorità di sorveglianza del mercato e si era registrato sul portale Safety Gate, lo strumento europeo che raccoglie le segnalazioni sui prodotti pericolosi.
Un altro elemento critico riguarda i prodotti già dichiarati pericolosi: le autorità di sorveglianza hanno segnalato che, in alcuni casi, articoli rimossi in seguito a un ordine di ritiro sono poi ricomparsi sugli stessi marketplace, segno che i controlli successivi alla rimozione non sono sempre efficaci.
Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha dichiarato che gli europei meritano prodotti sicuri, sia che vengano acquistati online sia offline, aggiungendo che il controllo ha permesso di farsi un'idea chiara di come i marketplace si comportano nella pratica per garantire che i prodotti che entrano nelle case dei cittadini siano sicuri. Virkkunen ha parlato di una conformità generale ma con margini di miglioramento, invitando le autorità nazionali a garantire un adeguato seguito ai risultati emersi.
Anche Michael McGrath, commissario europeo per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la Tutela dei consumatori, ha sottolineato come questo tipo di controllo rappresenti uno degli strumenti introdotti dalle nuove regole sulla sicurezza dei prodotti, utile per verificare la conformità dei marketplace online e capace di orientare le future azioni di enforcement dell'esecutivo comunitario.
L'obiettivo dello sweep era verificare se i venditori che offrono questi articoli e i marketplace che intermediano la loro vendita rispettino il Regolamento generale sulla sicurezza dei prodotti (GPSR), la normativa UE entrata pienamente in vigore a dicembre 2024 che impone obblighi precisi su tracciabilità, informazioni obbligatorie in ogni scheda prodotto e nomina di un responsabile di conformità nell'Unione.
ITALIA. Oltre un terzo delle famiglie straniere è poveroIn Italia una famiglia composta esclusivamente da persone straniere su tre vive in povertà assoluta. Il dato preciso, riferito al 2024, è del 35,2%, contro il 6,2% registrato tra i nuclei formati solo da cittadini italiani: una differenza di sei volte. È quanto emerge da un'analisi diffusa dall'Alleanza contro la povertà, come riporta Collettiva.it.
Il dato più allarmante riguarda il fatto che avere un'occupazione non basta a mettere al riparo dalla povertà: è povero il 29,1% dei nuclei con almeno uno straniero occupato come persona di riferimento, contro appena il 4,2% delle famiglie italiane nella stessa condizione. Anche i salari raccontano una disparità strutturale: la retribuzione media annua dei lavoratori extracomunitari resta inferiore del 30,4% rispetto alla media generale dei lavoratori in Italia.
La situazione si aggrava ulteriormente se si guarda ai rifugiati già riconosciuti come tali: secondo le stime dell'Unhcr, il 43,5% di loro vive in povertà assoluta, il 67% si trova sotto la soglia di povertà relativa e il 26% versa in condizioni di grave deprivazione materiale. Mancano invece dati aggiornati sui circa 180mila richiedenti asilo ancora in attesa di una risposta alla loro domanda.
Un capitolo a parte riguarda i minori stranieri non accompagnati: al 31 luglio erano 13.601 in tutta Italia, e di questi il 74% ha tra i 16 e i 17 anni. Per loro il passaggio alla maggiore età rappresenta un momento particolarmente delicato. Dall'Alleanza sottolineano che a 18 anni la tutela prevista per i minorenni può interrompersi proprio quando servirebbero un permesso di soggiorno stabile, un alloggio, percorsi di formazione e un reddito: senza continuità nell'accoglienza e nell'accompagnamento, il rischio è di scivolare rapidamente nella povertà, nell'irregolarità e nello sfruttamento.
L'Alleanza contro la povertà denuncia questi numeri in un momento in cui, in Europa, si moltiplicano trasferimenti, rimpatri ed esternalizzazione delle frontiere, chiedendo di riportare al centro del dibattito pubblico le persone, i diritti e le politiche di inclusione. Nel mirino dell'associazione c'è in particolare la proposta di legge di iniziativa popolare sulla cosiddetta remigrazione, che punta a incentivare il ritorno volontario e assistito nei Paesi d'origine degli stranieri regolarmente presenti in Italia a determinate condizioni, prevedendo però il divieto di tornare stabilmente nel nostro Paese per chi aderisce.
Per finanziare questo meccanismo la proposta prevede l'istituzione di un fondo per la remigrazione da un miliardo di euro l'anno, incrementabile fino a due miliardi, oltre a una tassa del 3% sulle rimesse inviate all'estero. Secondo l'Alleanza contro la povertà, sottrarre risorse all'integrazione per finanziare questo fondo avrebbe l'effetto di aumentare, e non ridurre, povertà e marginalità sociale. La tassazione delle rimesse, inoltre, colpirebbe direttamente il reddito di famiglie che spesso vivono in Paesi poveri e che dipendono da quei trasferimenti di denaro.
Infine, il rapporto Aida pubblicato a luglio 2025 mette in evidenza un ulteriore squilibrio nell'accesso alle misure di sostegno: a maggio 2024 solo il 9,5% delle famiglie beneficiarie dell'Assegno di inclusione era composto da stranieri, un dato nettamente sproporzionato rispetto all'incidenza della povertà tra questi nuclei, che risulta quasi sei volte più alta di quella registrata tra le famiglie italiane.
MONDO. Salute riproduttiva "in prima linea" negli attacchi anti-scienza, denuncia l'ONULa salute sessuale e riproduttiva è diventata uno dei bersagli privilegiati di una più ampia offensiva contro la scienza, i fatti e la verità. È l'allarme lanciato dalla professoressa Kate Gilmore, co-presidente del panel consultivo su genere e diritti dell'HRP, il programma speciale sulla riproduzione umana gestito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per conto delle Nazioni Unite, durante un webinar organizzato in apertura del mese dedicato alla salute sessuale e riproduttiva, che si celebra ogni settembre.
Come riporta Health Policy Watch, secondo Gilmore chi difende la salute e i diritti sessuali e riproduttivi si trova oggi "in prima linea" di fronte a una crescente ostilità verso la scienza, aggravata da un intreccio tossico di razzismo, sessismo e omofobia. Leader politici in diverse parti del mondo cercherebbero deliberatamente di reprimere la ricerca indipendente, cancellare la libertà accademica e negare l'evidenza scientifica, tagliando i finanziamenti in modo da riservare i benefici della scienza soltanto a una ristretta élite.
Durante l'incontro sono stati portati esempi concreti di come la ricerca scientifica abbia prodotto risultati decisivi per la salute delle donne nel mondo. Uno di questi è lo studio ECHO, condotto in dodici siti dislocati in quattro paesi africani e pubblicato nel 2019 sulla rivista The Lancet, che ha confrontato tre metodi contraccettivi - l'iniezione Depo-Provera, la spirale al rame e l'impianto al levonorgestrel - senza rilevare differenze significative nel rischio di contrarre l'HIV tra le donne che utilizzavano l'uno o l'altro metodo. Un risultato che ha permesso di sciogliere dubbi che per anni avevano condizionato le scelte contraccettive in molte aree ad alta prevalenza di HIV.
Un secondo esempio riguarda la violenza di genere. La cifra ormai nota secondo cui una donna su tre nel mondo subisce nel corso della propria vita violenza fisica e/o sessuale deriva dalle stime globali e regionali dell'OMS sulla violenza contro le donne del 2013, realizzate in collaborazione con la London School of Hygiene and Tropical Medicine e il South African Medical Research Council. Quelle stime, ha spiegato uno degli esperti intervenuti, furono presentate insieme alle linee guida cliniche e politiche dell'OMS su violenza del partner e violenza sessuale, contribuendo a far riconoscere la violenza di genere come un problema di salute pubblica di primaria importanza, con conseguenti azioni intraprese a livello nazionale. Se inizialmente il monitoraggio riguardava 80 paesi, oggi i dati sulla violenza di genere sono raccolti in 168 paesi, e il 42% degli Stati ha inserito nei propri bilanci sanitari risorse dedicate specificamente alla risposta a questo fenomeno.
Un terzo esempio citato è lo studio Kesho Bora, guidato dall'OMS e condotto nel 2011 in Burkina Faso, Kenya e Sudafrica, che ha dimostrato come l'avvio della terapia antiretrovirale durante la gravidanza nelle donne sieropositive abbia ridotto in modo sostanziale la trasmissione dell'HIV da madre a figlio, con un calo del 43% dei casi di trasmissione verticale del virus.
Nel corso del webinar è stata inoltre criticata la scelta, adottata durante la pandemia di COVID-19, di escludere sistematicamente le donne in gravidanza dai trial clinici sui vaccini e sulle terapie, nonostante le gestanti fossero esposte a un rischio maggiore di sviluppare complicanze gravi in caso di infezione. Una lacuna che, secondo i relatori, ha lasciato per mesi le donne incinte prive di dati affidabili su sicurezza ed efficacia dei trattamenti disponibili.
Bertho Makso, rappresentante della Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare per la regione del mondo arabo (IPPF Arab World), ha denunciato come in diversi paesi del Medio Oriente leggi restrittive continuino a ostacolare l'accesso alle cure per l'HIV e per l'Mpox, la malattia nota in passato come vaiolo delle scimmie. La dottoressa Njeri Nyamu, dal Kenya, ha invece portato l'esempio dello IUD ormonale, la spirale contraccettiva a rilascio di ormoni: introdotta nel settore sanitario privato del paese già nel 2011, è arrivata nel sistema sanitario pubblico soltanto nel 2022, a causa di pregiudizi diffusi e di una formazione ancora insufficiente del personale sanitario su questo strumento contraccettivo.
USA. Nebraska, la Corte Suprema conferma la legge sulla cannabis terapeutica
La Corte Suprema del Nebraska ha respinto in modo unanime il ricorso che tentava di invalidare le due leggi sulla cannabis terapeutica approvate dagli elettori nel novembre 2024. Come riporta il Nebraska Examiner, la decisione, lunga circa 49 pagine e firmata dal giudice capo Jeffrey Funke, conferma la sentenza di primo grado che aveva respinto le accuse di brogli nella raccolta firme. A promuovere il ricorso era stato l'ex senatore statale John Kuehn, da tempo contrario alla liberalizzazione della cannabis, sostenuto poi anche dal Segretario di Stato Bob Evnen e dal procuratore generale Mike Hilgers, entrambi repubblicani. I tre sostenevano che decine di migliaia di firme raccolte per portare le due iniziative al voto fossero invalide, a causa di presunte frodi da parte dei raccoglitori di firme e irregolarità nelle notarizzazioni. Il nodo centrale della causa riguardava un precedente della stessa Corte Suprema del Nebraska risalente al 1919, il caso Barkley v. Pool, in cui i giudici avevano stabilito che il comportamento fraudolento di un raccoglitore di firme potesse estendersi anche ad altre sue azioni. Kuehn e i funzionari statali sostenevano che lo stesso principio dovesse valere per i notai: se un notaio avesse commesso irregolarità anche solo su una pagina di petizione, tutte le firme raccolte su altre pagine da lui notarizzate avrebbero dovuto perdere automaticamente la "presunzione di validità", a meno che gli organizzatori della campagna non le dimostrassero valide una per una. La giudice distrettuale della Contea di Lancaster, Susan Strong, aveva già respinto questa impostazione nel novembre 2024, stabilendo che circa 1.500 firme sulle due petizioni avevano effettivamente perso la presunzione di validità, ma che tale numero restava ben al di sotto della soglia necessaria per invalidare l'accesso al voto. La Corte Suprema ha ora confermato che la giudice non ha commesso errori di diritto nel non estendere il principio Barkley v. Pool dai raccoglitori di firme ai notai, sottolineando come questi due ruoli abbiano funzioni ed effetti probatori differenti. Per qualificarsi al voto, ciascuna delle due iniziative aveva bisogno di almeno 86.499 firme valide. L'ufficio del Segretario di Stato ne aveva certificate inizialmente 89.962 per la misura sulla legalizzazione e 89.856 per quella sulla regolamentazione: un margine di 6.822 firme in più rispetto al minimo richiesto, che si è rivelato decisivo per respingere il ricorso. Se la Corte Suprema avesse accolto le tesi di Kuehn, i promotori della campagna avrebbero dovuto dimostrare la validità di quasi 173mila firme complessive. Le due leggi, che istituiscono la Nebraska Medical Cannabis Patient Protection Act e la Commissione statale sulla cannabis medica con relativo sistema di licenze commerciali, erano state approvate dagli elettori con margini ampi: la misura sulla protezione dei pazienti aveva ottenuto circa il 71% dei consensi. Il governatore Jim Pillen le aveva firmate rendendole legge lo scorso dicembre 2024. Al termine del procedimento, la direttrice esecutiva dell'associazione Nebraskans for Medical Marijuana, Crista Eggers, ha dichiarato che la battaglia legale "non riguardava la tutela della legge del Nebraska", ma il tentativo di alcuni funzionari eletti di usare i tribunali per scavalcare la volontà popolare. Di segno opposto la reazione del procuratore generale Hilgers, che ha parlato di "giornata triste per l'integrità elettorale del Nebraska", ribadendo le proprie accuse di uso improprio della procedura di notarizzazione. Resta comunque aperto un procedimento penale collegato alla vicenda: uno dei notai coinvolti nella raccolta firme per entrambe le petizioni è stato condannato nella Contea di Hall per 23 capi d'imputazione di cattiva condotta ufficiale e uno per falsa dichiarazione giurata, tutti reati minori, e ha annunciato di voler presentare appello.
SVIZZERA. La vendita regolamentata di cannabis nelle farmacie potrebbe favorire un passaggio a forme di consumo a minor rischio
Questa è la conclusione raggiunta in una valutazione preliminare del progetto pilota sulla cannabis a Berna, Biel e Lucerna.
Un numero crescente di consumatori di cannabis sta optando per metodi di riduzione del danno come lo svapo. Circa il 71% ha dichiarato di aver condiviso questi consigli con le persone della propria cerchia sociale.
I risultati dello studio scientifico sono stati presentati lunedì a Berna. Secondo lo studio, l'accesso legale non ha portato a un aumento dei consumi.
Il progetto pilota, attivo dal 2024, si è finora svolto senza alcun incidente di sicurezza.
I risultati saranno integrati nella revisione della legge federale sui prodotti a base di cannabis. Il governo ha prorogato il progetto pilota fino a ottobre 2028.
Sono in corso sperimentazioni sulla cannabis anche nelle città di Zurigo, Basilea, Losanna, Ginevra e nei cantoni di San Gallo e Basilea Campagna.
(SwissInfo.ch del 07/09/2026)
MONDO. Studenti con rendimento basso mai osservato. Ocse/PisaGli studenti dei Paesi valutati dal rapporto Pisa hanno registrato "il livello medio di rendimento piu' basso mai osservato", con un deterioramento particolarmente marcato nella lettura e nella matematica.
E' quanto emerge dalla nuova edizione dello studio dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha valutato circa 760 mila studenti di 15 anni in 91 Paesi e territori.
"I risultati nelle scienze rimangono approssimativamente stabili, ma c'e' un calo di oltre 20 punti nella lettura e nella matematica", ha spiegato Eric Charbonnier, esperto di istruzione dell'Ocse. Secondo l'organizzazione, una variazione di 20 punti equivale approssimativamente a un anno di scolarizzazione. Tra il 2015 e il 2025, nei Paesi Ocse i punteggi nelle scienze sono diminuiti in media di sette punti. In matematica la flessione raggiunge invece i 22 punti, contro gli otto registrati nel resto dei sistemi educativi esaminati. Ancora piu' marcato il deterioramento nella lettura: nell'ultimo decennio i risultati sono scesi di 28 punti nei Paesi Ocse e di 16 negli altri Paesi partecipanti.
Una tendenza definita "particolarmente preoccupante" dall'organizzazione, perche' la capacita' di leggere e comprendere rappresenta la base di gran parte dell'apprendimento scolastico, dal risolvere un problema di algebra all'analizzare una fonte storica o interpretare un esperimento scientifico.
Tra le possibili cause, l'Ocse indica il crescente utilizzo degli schermi, la perdita di interesse dei giovani per la lettura e i cambiamenti nel rapporto degli studenti con la scuola dopo la pandemia di Covid-19.
Il rapporto ha analizzato anche l'impiego dell'intelligenza artificiale nelle aule, rilevando che un utilizzo piu' intenso di questi strumenti e' generalmente associato a risultati peggiori nelle scienze.
Allo stesso tempo, pero', alcuni dei sistemi scolastici con le migliori prestazioni, come Singapore e Macao, figurano tra quelli in cui gli studenti dichiarano di utilizzare piu' frequentemente l'IA.
A dominare ancora una volta la classifica e' l'Asia. Le regioni cinesi di Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang occupano i primi posti nelle scienze e nella matematica, mentre Singapore guida la classifica della lettura. Tra i migliori risultati figurano anche Macao, Taiwan, Giappone e Corea del Sud.
In Europa, Estonia, Regno Unito, Finlandia e Irlanda si collocano al di sopra della media Ocse, cosi' come Canada e Nuova Zelanda fuori dal continente. "Il quadro generale e' cupo", riconosce l'Ocse, sottolineando tuttavia che i progressi registrati da alcuni sistemi educativi dimostrano che invertire la tendenza resta possibile. (AGI)
ITALIA. 'Zero alcol in gravidanza. Campagna Ministero della Salute in collaborazione con IssLe giovani donne sono sempre più consapevoli dei rischi legati al consumo di alcol durante la gravidanza e, nella maggior parte dei casi, dichiarano di evitarlo. Ma tra ciò che viene riferito e ciò che i dati mostrano sembra esserci una zona d’ombra: rimane infatti sottovalutata l’abitudine a bere occasionalmente, specie in compagnia.
E’ quanto indica un’analisi su campioni biologici materni e infantili condotta dal Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss tra gennaio 2024 e luglio 2026 nell’ambito del progetto “Salute materno-infantile: formazione degli operatori sociosanitari ed empowerment delle giovani donne (18-24 anni) sui rischi connessi al consumo di alcol in gravidanza”.
In occasione della giornata dedicata alla sensibilizzazione sullo spettro dei disturbi feto-alcolici, che si celebra il 9 settembre, gli esperti partendo da questi dati puntano sulla necessità di rafforzare la formazione degli operatori e l’informazione alle giovani coppie che cercano una gravidanza. “Il messaggio è chiaro: zero alcol in gravidanza – sottolinea Simona Pichini, direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss. Promuovere questa consapevolezza significa intervenire prima del concepimento, durante la gravidanza e, più in generale, aumentare la consapevolezza dei rischi legati al consumo di alcol durante la gestazione. L’astensione non è una questione che riguarda solamente la donna ma coinvolge il partner e coloro che ruotano intorno alla coppia”.
Nell’ambito del progetto sono stati analizzati 83 campioni di capelli di gestanti tra i 18 e i 24 anni e 147 campioni di meconio neonatale. Le analisi hanno cercato tracce di etilglucuronide (EtG), un indicatore utilizzato per valutare l’esposizione all’alcol, insieme a uno screening per altre sostanze psicoattive.
Il dato più significativo riguarda i campioni materni. Soltanto due campioni hanno mostrato livelli di EtG vicini alla soglia indicata dalla letteratura scientifica come riferimento per un consumo cronico di alcol. Ma in 34 casi, pari al 41% del campione, le analisi dei capelli hanno evidenziato un profilo compatibile con quello definito in letteratura come «bevitrice sociale».
Il risultato assume particolare rilievo perché, nelle interviste, le donne avevano dichiarato di non consumare alcol, di essere astemie oppure di aver interrotto il consumo durante la gravidanza. Il dato, tuttavia, non significa che il 41% delle gestanti sia consumatore cronico di alcol né consente, da solo, di stabilire quantità e frequenza del consumo durante l’intera gravidanza. Si tratta di un risultato preliminare che dovrà essere ulteriormente approfondito, anche attraverso una pubblicazione scientifica.
“Il risultato è interessante e sarà approfondito in una pubblicazione scientifica”, evidenzia Adele Minutillo, del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss.
Diverso il quadro emerso dalle analisi del meconio. I risultati hanno generalmente confermato quanto dichiarato dalle madri e soltanto un campione si è avvicinato alla soglia considerata indicativa di esposizione neonatale all’alcol.
Una delle principali azioni del progetto sulla sindrome feto-alcolica ha riguardato la formazione dei professionisti sociosanitari che operano nell’ambito della salute materno-infantile. Sono stati realizzati quattro corsi di Formazione a Distanza, che hanno raggiunto circa 20mila operatori sanitari.
Il progetto ha affiancato alla formazione professionale un’importante attività di informazione e sensibilizzazione della popolazione, con particolare attenzione alle giovani donne tra 18 e 24 anni. “Questa scelta – aggiunge Pichini- risponde a una precisa logica preventiva: la promozione della salute deve raggiungere le persone in età fertile e fornire informazioni comprensibili e scientificamente corrette anche nella fase preconcezionale”.
Sono stati diffusi materiali specifici, distribuiti attraverso i Centri Collaborativi del progetto e resi disponibili anche sui canali digitali dell’Istituto Superiore di Sanità.
La comunicazione attraverso i social media ha costituito un ulteriore strumento di prevenzione. Nell’ambito della campagna sono stati realizzati quattro video brevi dedicati alla Fasd e alla prevenzione dell’esposizione prenatale all’alcol.
Diverse sono le iniziative messe in campo dall’Osservatorio Alcol dell’Iss: tra queste la traduzione e diffusione in italiano di una scheda informativa dell’Oms e dell’Unicef dedicata allo spettro dei disturbi feto-alcolici, uno strumento rivolto a operatori, decisori e cittadini per aumentare la consapevolezza sui rischi associati all’esposizione prenatale all’alcol e sull’importanza della prevenzione. A questa attività si affianca la partecipazione al progetto europeo Far Seas, che ha contribuito alla definizione di linee guida rivolte alla prevenzione del consumo di alcol nelle donne in età fertile e durante la gravidanza e alla sperimentazione di interventi finalizzati a ridurre il rischio di esposizione prenatale all’alcol.
In occasione del 9 settembre, Giornata Mondiale della sindrome feto-alcolica, il Ministero della salute, in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) lancia la campagna informativa “Zero alcol in gravidanza”.
La campagna si avvale di contenuti scientifici prodotti insieme ad esperti dell’ISS e della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), con i quali sono state sviluppate delle video interviste ad hoc.
(FoodAffairs.it(
SPAGNA. Maternità surrogata, un giudice obbliga la gestante a pagare il mantenimento150 euro al mese. È questa la cifra che una donna messicana dovrà versare, sotto forma di assegno di mantenimento, a un papà single spagnolo. A deciderlo è un tribunale di Alicante con una sentenza dello scorso aprile. Si tratta di una decisione destinata a far discutere il mondo dei diritti civili e della giurisprudenza, perché si fonda su un paradosso clamoroso: la donna condannata a pagare non ha alcun legame biologico con il neonato.
Il piccolo, infatti, è stato concepito con lo sperma del papà e l’ovocita di una donatrice anonima. La donna messicana ha solo portato avanti la gravidanza. Ma per la legge spagnola la biologia non conta quanto l’atto del parto: chi partorisce è la madre, e da quel ruolo non ci si può dimettere così facilmente. Nemmeno se c’era un accordo di maternità surrogata alla base.
A raccontare per primo questa incredibile storia è il quotidiano spagnolo El Mundo. Dietro il paradosso c’è la vita di Carlos, un informatico spagnolo di 41 anni che lavora in Svizzera e che sognava da sempre di diventare papà.
Durante la pandemia di Covid, Carlos decide che è il momento di fare il grande passo. Essendo la maternità surrogata illegale in Europa, sceglie la strada del Messico, un percorso che richiede mesi di trasferte e un’enorme mole di burocrazia. Il 24 aprile 2024 nasce il piccolo L. Carlos assiste al parto ed è pronto a rientrare in Europa, ma la sfortuna si mette di mezzo: proprio mentre aspetta che la sentenza messicana che lo dichiara unico genitore diventi esecutiva, i giudici locali entrano in sciopero per tre mesi. Carlos resta bloccato in Messico col neonato, senza passaporto, senza assicurazione medica e lavorando di notte per via del fuso orario europeo.
Quando disperato si rivolge al Consolato spagnolo, la risposta è un muro di gomma: “Abbiamo l’ordine di ostacolare questi processi”. Per il governo di Madrid, infatti, la maternità surrogata è una “mercantilizzazione del corpo della donna”. Solo nel gennaio 2025, dopo oltre otto mesi di limbo, Carlos ottiene un passaporto provvisorio per portare a casa suo figlio.
I veri problemi, però, iniziano al rientro in Spagna. Per registrare il bambino all’anagrafe spagnola, lo Stato esige che compaia una madre: e per la legge iberica, la madre è la donna che ha partorito. Così, L. viene iscritto all’anagrafe con il primo cognome del padre e il secondo della gestante messicana, una donna che vive a migliaia di chilometri di distanza e che non condivide con lui un solo filamento di Dna.
Per sbloccare la situazione ed evitare che in futuro serva la firma di una sconosciuta per mandare il figlio a scuola o sottoporlo a una visita medica, l’avvocata di Carlos tenta la via classica: fa causa alla gestante chiedendo la revoca della patria potestà.
Ed è qui che la giustizia spagnola compie un capolavoro di giurisprudenza. Il giudice di Alicante stabilisce che, per revocare la patria potestà, serve una violazione grave e reiterata dei doveri di genitore. Non potendo tecnicamente “punire” la gestante messicana per aver rispettato il patto di non occuparsi del bambino, il tribunale decide una via di mezzo: sospende l’esercizio della patria potestà alla donna (lasciando le decisioni solo a Carlos), ma decreta che lei resta la madre legale. Il risultato? La condanna a pagare 150 euro al mese di alimenti, oltre alla metà delle spese straordinarie come dentista o occhiali da vista.
“È una misura ridicola”, si sfoga Carlos a El Mundo, spiegando che ovviamente non ha alcuna intenzione di chiedere quei soldi a una donna che in Messico guadagna meno del salario minimo. Ma il pasticcio burocratico resta, e si raddoppia: Carlos ha da poco avuto un secondo figlio, M., con la stessa donatrice di ovuli ma con un’altra gestante. In Spagna, i due fratellini biologici avranno due secondi cognomi diversi, corrispondenti alle due differenti donne che li hanno partoriti.
La vicenda di Alicante è solo la punta dell’iceberg di un gigantesco puzzle globale in cui i confini geografici ridisegnano i diritti e i doveri delle famiglie. Un vero e proprio vuoto normativo internazionale che i singoli Stati affrontano in ordine sparso, spesso con visioni diametralmente opposte.
Nel nostro Paese, ad esempio, vige il divieto assoluto di maternità surrogata stabilito dalla Legge 40/2004. Un divieto che è diventato ancora più severo con la Legge 169/2024, la quale ha introdotto la punibilità del cittadino italiano che ricorre alla gestazione per altri anche all’estero, scatenando un accesissimo dibattito etico e giuridico.
I tribunali italiani stanno applicando questa linea di assoluto rigore biologico. Proprio di recente, il Tribunale di Pavia ha ordinato la cancellazione del nome della “madre intenzionale” dall’atto di nascita di una bambina nata in Ucraina tramite surrogazione. Anche in questo caso, i giudici hanno ribadito che la maternità non possa fondarsi sulla sola volontà procreativa se manca il presupposto biologico del parto. Per l’ordinamento italiano, l’unico modo per tutelare il legame affettivo tra la madre intenzionale e il piccolo resta l’adozione in casi particolari.
Se da un lato ci sono Paesi che vietano tutto (come Francia, Germania e Italia) e altri che consentono contratti commerciali (come l’Ucraina o alcuni Stati Uniti), nel mezzo ci sono nazioni che provano a regolamentare la pratica in chiave solidaristica, ma restano impantanate nella politica, Nel Regno Unito, ad esempio, la Law Commission aveva proposto una riforma storica per consentire ai genitori intenzionali di essere riconosciuti come tali fin dalla nascita, superando le attuali attese burocratiche. Tuttavia, nella primavera del 2025, il governo britannico ha gelato le aspettative, comunicando di non poter dare priorità alla riforma della maternità surrogata in questo momento.
In sintesi, finché la comunità internazionale non troverà un accordo o regole comuni su una materia così delicata, storie di straordinaria assurdità burocratica come quella di Carlos e della gestante messicana continueranno a riempire le aule di tribunale, lasciando i bambini – i veri protagonisti di queste storie – sospesi in un limbo di leggi che viaggiano a velocità opposte.
(AdnKronos)
Diversi paesi europei stanno riformando in profondità la governance dei loro sistemi sanitari, spostando l'attenzione dalla semplice quantità di risorse da investire a una domanda più politica: chi decide, e con quale obiettivo. È quanto emerge da un'analisi pubblicata da Mondosanità, che passa in rassegna i modelli adottati o in via di adozione da Scozia, Germania, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Francia, mettendoli a confronto con la situazione italiana.
In Scozia è in arrivo un accorpamento drastico degli enti di governo territoriale della sanità: i 14 Territorial Health Boards attualmente esistenti verranno sostituiti da due soli Strategic Health Boards, uno per l'area Est e uno per l'area Ovest del paese. L'obiettivo dichiarato è ridurre le duplicazioni di funzioni e semplificare le catene decisionali che negli anni si erano moltiplicate.
La Germania ha scelto una strada diversa, introducendo le cosiddette Leistungsgruppen, gruppi di prestazioni che i Länder assegnano ai singoli ospedali sulla base di criteri di qualità stabiliti a livello nazionale. In questo modo non è più ogni struttura a decidere autonomamente quali servizi offrire, ma è un sistema di classificazione condiviso a stabilire chi può erogare cosa, in base a standard qualitativi verificabili.
Il caso danese è probabilmente il più articolato tra quelli analizzati. Copenaghen ha ridisegnato la mappa amministrativa creando 4 Regioni e 17 nuovi Health Councils, organismi in cui regioni e comuni collaborano in modo vincolante per pianificare e sviluppare i servizi sanitari a livello locale. La riforma prevede inoltre lo stanziamento di 4,4 miliardi di corone danesi destinati all'assistenza di prossimità entro il 2030, insieme alla creazione di una piattaforma digitale nazionale, Digital Sundhed Danmark (Digital Health Denmark), che riunirà le principali infrastrutture informatiche sanitarie oggi gestite separatamente da enti diversi, con l'obiettivo di rendere più coerente la circolazione dei dati tra ospedali, medici di base e territorio.
Sul fronte nordico, la Finlandia ha già completato dal 2023 il trasferimento dei servizi sanitari e sociali alle nuove Wellbeing Services Counties, enti territoriali pensati per superare la frammentazione tra assistenza sanitaria e assistenza sociale. La Norvegia, dal suo lato, punta a costruire quello che le autorità definiscono un "servizio sanitario comune" (Vår felles helsetjeneste), un modello che dovrebbe superare le storiche fratture organizzative tra ospedali e assistenza territoriale, integrando meglio i due livelli di cura.
Anche la Francia si è mossa in questa direzione: da giugno 2026 è attivo un Comitato strategico sulla trasformazione ospedaliera, che lavora sui criteri di appropriatezza delle cure e sulla cooperazione tra strutture attraverso i Groupements hospitaliers de territoire, raggruppamenti di ospedali pubblici pensati per coordinare l'offerta sanitaria su scala territoriale evitando sovrapposizioni.
Guardando a questi esempi, l'autore dell'analisi propone per l'Italia un modello di governance su tre livelli — nazionale, di area vasta e locale — come possibile via per superare la frammentazione che ancora caratterizza il Servizio sanitario nazionale, organizzato su base regionale con ampie disparità tra territori. Il testo richiama in particolare il DM77, il decreto ministeriale del 2022 che ha definito modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale, introducendo strutture come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. Secondo l'analisi, il provvedimento ha indicato dove collocare fisicamente la sanità territoriale, ma non ha ancora chiarito in modo compiuto chi debba effettivamente governarla, lasciando aperta una questione che i paesi europei citati stanno invece affrontando con riforme strutturali della governance.
Come riporta Mondosanità, il filo comune che lega queste esperienze europee è lo spostamento del dibattito pubblico dal tema del finanziamento a quello, più politico, delle responsabilità decisionali: non basta stabilire quante risorse destinare alla sanità, ma occorre definire con chiarezza chi ha il potere di decidere come impiegarle e con quali obiettivi di qualità e accesso alle cure.
ITALIA. Uneba: nel 2050 più anziani soli e fragili, servono più RsaEntro il 2050 l'Italia dovrà fare i conti con un numero crescente di anziani, di grandi anziani, di anziani fragili e di anziani che vivono soli. È l'allarme lanciato da Uneba, l'associazione che riunisce centinaia di Rsa e altri servizi per anziani fragili e non autosufficienti, in gran parte enti non profit di ispirazione cristiana, che ha rilanciato un appello alla politica basandosi sulle proiezioni demografiche dell'Istat.
"Cara politica, se non ascolti noi, ascolta almeno l'Istat!", è la provocazione con cui l'associazione ha voluto richiamare l'attenzione delle istituzioni sui dati diffusi dall'istituto di statistica. Il presidente nazionale di Uneba, Franco Massi, ha sottolineato che le previsioni demografiche confermano un trend ormai consolidato: gli anziani, i grandi anziani, gli anziani fragili e quelli soli sono destinati ad aumentare progressivamente, e "l'Italia non può e non deve lasciarli a se stessi", ha dichiarato Massi, aggiungendo che bisogna "agire subito" perché "le risposte concrete sono ancora poche" nonostante le sollecitazioni ripetute da anni.
Tra i dati citati, quello sulla solitudine degli anziani è tra i più significativi: secondo l'Istat, nel 2050 le persone over 65 che vivono sole potrebbero salire a 6,6 milioni, contro i 4,6 milioni attuali, arrivando a rappresentare più di un italiano su dieci. Per Massi "di solitudine si può anche morire", ed è per questo che Uneba torna a chiedere un piano straordinario per i centri diurni dedicati agli anziani, strutture che garantiscono socialità e assistenza ma che oggi restano troppo poche sul territorio nazionale.
Un altro dato che l'associazione mette in evidenza riguarda i cosiddetti "grandi anziani": le persone con più di 85 anni, che rappresentano la fascia di popolazione con i bisogni assistenziali e sanitari più marcati e che oggi costituiscono la maggioranza degli ospiti delle Rsa. Nel 2025 questa fascia rappresenta il 4,1% della popolazione italiana, ma secondo le stime Istat salirà al 7% entro il 2050. Proprio guardando a questa crescita, Uneba rilancia la richiesta di aumentare i posti letto nelle residenze sanitarie assistenziali, oggi al di sotto della media europea.
L'appello di Uneba non si limita alle Rsa e ai centri diurni: l'associazione chiede anche maggiori risorse per l'assistenza domiciliare, ritenuta uno strumento fondamentale per rispondere ai bisogni di una popolazione anziana sempre più numerosa e fragile. Tra le proposte figura inoltre l'inserimento dei futuri ospedali di comunità direttamente all'interno delle Rsa, sfruttando le competenze professionali e gli spazi già disponibili in queste strutture.
L'associazione richiama infine un altro elemento demografico destinato a incidere sul sistema sociosanitario: il calo della popolazione in età lavorativa, che secondo le proiezioni si ridurrà di quasi tre milioni di persone entro il 2050. Una contrazione che, unita all'aumento della popolazione anziana, renderà secondo Uneba indispensabile una razionalizzazione dei servizi sociosanitari, per evitare che il sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti si trovi sotto una pressione insostenibile.
INDIA. Ministro Amit Shah: "India libera dalla droga entro il 2029"
Il ministro dell'Interno indiano Amit Shah ha annunciato a Panaji, in Goa, l'obiettivo del governo di Nuova Delhi di rendere l'India completamente libera dalla droga entro il 2029. Come riporta Deccan Chronicle, Shah ha collegato l'obiettivo alla visione del primo ministro Narendra Modi di una "gioventù libera dalla droga" come base per una "Viksit Bharat", ossia un'India sviluppata, entro il 2047.
Parlando in conferenza stampa dopo aver presieduto una riunione ad alto livello sul narcotraffico, alla presenza del capo del governo del Goa Pramod Sawant e di funzionari del Ministero dell'Interno, Shah ha illustrato una roadmap triennale che copre il periodo da luglio 2026 a luglio 2029. Il piano si fonda su quattro pilastri: intelligence e contrasto operativo, controllo dei precursori chimici e delle droghe sintetiche, riduzione della domanda e del danno, capacity building e coordinamento istituzionale.
Il ministro ha citato una serie di dati sui sequestri di stupefacenti per dimostrare l'intensificarsi dell'azione di contrasto negli ultimi anni. Secondo quanto riferito da Shah e ripreso da Global Governance News, tra il 2004 e il 2014 furono sequestrati 2,6 milioni di kg di droga per un valore stimato di circa 40.000 crore di rupie (una crore corrisponde a 10 milioni), mentre tra il 2014 e il 2026 i sequestri sono saliti a oltre 11,9 milioni di kg, per un valore di circa 1,89 lakh crore di rupie (un lakh corrisponde a 100.000). Nello stesso confronto tra i due periodi, i quantitativi di droga distrutti sono passati da 336.000 kg a 4,868 milioni di kg.
Sul fronte della riduzione della domanda, Shah ha ricordato i risultati della campagna "Nasha Mukt Bharat Abhiyaan" (letteralmente "campagna per un'India libera dalla droga"), lanciata nel 2020: circa 250 milioni di cittadini sono stati raggiunti da iniziative di sensibilizzazione e hanno prestato un giuramento pubblico contro l'uso di stupefacenti, mentre 570.000 persone sono state sottoposte a trattamenti di disintossicazione e riabilitazione. Il governo punta ora a triplicare il numero dei centri di disintossicazione funzionanti, portandoli a 1.751, grazie alla collaborazione tra il dipartimento per la Giustizia sociale, quello della Sanità e l'amministrazione penitenziaria.
Per rafforzare la prevenzione tra i giovani, il piano prevede il coinvolgimento di organizzazioni come il Corpo dei Cadetti Nazionali (NCC), lo Schema Nazionale di Servizio (NSS) e l'iniziativa "My Bharat", da cui dovrebbe nascere una rete di volontari denominati "Nasha Mukti Mitra" (amici per la liberazione dalla droga) impegnati nella sensibilizzazione a livello scolastico e comunitario.
Shah ha inoltre sottolineato che la lotta al narcotraffico è stata elevata a priorità di sicurezza nazionale, paragonando la campagna in corso agli sforzi compiuti in passato per debellare il naxalismo, il movimento di guerriglia maoista attivo in diverse regioni indiane. Il ministro ha anche fatto riferimento a una campagna nazionale contro i latitanti coinvolti in reati economici, terrorismo, narcotraffico e criminalità organizzata, oltre ai progressi registrati nel Jammu e Kashmir dopo l'abrogazione dell'Articolo 370 della Costituzione indiana, che nel 2019 ha revocato lo status di autonomia speciale della regione.
MONDO. El Niño Super: rischio eventi estremi in Italia tra autunno e invernoIl pianeta è entrato in una nuova fase di El Niño, il fenomeno climatico periodico che fa parte del ciclo ENSO (El Niño-Southern Oscillation) e che si manifesta in media ogni 2-7 anni. Come riporta iLMeteo.it, le prime conseguenze sono già visibili nel Pacifico, dove tutto è partito da un drastico indebolimento dei venti alisei, che normalmente spingono le acque calde superficiali da est verso ovest, in direzione dell'Asia.
Le previsioni stagionali più recenti della NOAA (l'agenzia statunitense per l'oceano e l'atmosfera) indicano che le anomalie della temperatura superficiale del Pacifico potrebbero raggiungere livelli mai registrati finora. Già da settembre, e nei mesi successivi, sono attese anomalie fino a +3,5/4°C rispetto alla media: valori da record, tanto che gli esperti hanno iniziato a parlare esplicitamente di un "El Niño Super" per sottolinearne l'intensità eccezionale.
Gli effetti concreti sono già osservabili nel Pacifico centro-orientale, con una maggiore frequenza e intensità di tifoni e uragani. Al momento risultano attivi tre uragani, secondo i dati diffusi dal Central Pacific Hurricane Center, insieme a piogge intense concentrate in brevi periodi, con un aumento del rischio di alluvioni lampo nelle aree colpite.
Per l'Europa e l'Italia gli effetti diretti restano limitati, ma tra l'autunno e l'inverno 2026-2027 potrebbero arrivare conseguenze indirette, anche marcate, legate a un probabile "Super El Niño". Il meccanismo passa attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche: pur avendo l'epicentro nel Pacifico, il fenomeno è in grado di alterare le correnti in quota fino alle nostre latitudini. Questo potrebbe favorire stagioni autunnali e invernali più miti della norma, con una riduzione delle tipiche irruzioni di aria fredda.
La vera incognita, però, riguarda la sovrapposizione tra El Niño e il riscaldamento globale di origine antropica. El Niño agirà infatti come un acceleratore termico su un'atmosfera già carica di energia. In Italia questo effetto si combinerà con le temperature del Mediterraneo, che hanno già raggiunto livelli eccezionalmente elevati: una combinazione che, secondo iLMeteo.it, aumenterà in modo consistente il rischio di eventi meteo estremi, come piogge torrenziali, alluvioni lampo e i cosiddetti Medicane, gli uragani mediterranei nati dall'unione delle parole inglesi "Mediterranean" e "hurricane".
USA. Psilocibina contro la cocaina: nuovo studio clinico finanziato dal NIDA
Un nuovo studio clinico esplora la possibilità di usare la psilocibina, il principio attivo psichedelico dei cosiddetti "funghi magici", come trattamento per il disturbo da uso di cocaina, una condizione per cui a oggi non esiste alcun farmaco approvato dalle autorità sanitarie statunitensi.
Come riporta News-Medical, a guidare la ricerca è Albert Arias, responsabile di psichiatria delle dipendenze presso il Carilion Clinic, che ha ricevuto un finanziamento dal National Institute on Drug Abuse (NIDA), l'istituto governativo statunitense dedicato allo studio delle dipendenze da sostanze. Il progetto punta a valutare se la psilocibina, già oggetto di studio per diversi disturbi psichiatrici e da abuso di sostanze, possa rappresentare un nuovo approccio terapeutico per le persone affette da questa forma di dipendenza.
Il finanziamento iniziale, pari a 623.000 dollari, fa parte di un progetto articolato in più fasi, pensato per verificare se la psilocibina possa contribuire a ridurre il consumo di cocaina quando somministrata in un contesto di ricerca clinica rigorosamente controllato e abbinata a un percorso di psicoterapia strutturata. Se la ricerca procederà secondo i piani, i finanziamenti successivi per sostenere la fase clinica più ampia potrebbero portare il totale complessivo a 3,5 milioni di dollari.
"Il disturbo da uso di cocaina può avere conseguenze devastanti per i pazienti, le loro famiglie e le comunità, eppure non disponiamo ancora di un farmaco approvato dalla FDA per curarlo", ha dichiarato Arias, sottolineando che questo studio offre l'opportunità di indagare in modo rigoroso un approccio promettente ma ancora sperimentale, per stabilire se possa avere un ruolo concreto nell'aiutare i pazienti a ridurre o interrompere il consumo di cocaina.
Il ricercatore ha precisato che l'obiettivo non è partire dal presupposto che la psilocibina funzioni, ma porsi la domanda con attenzione, in modo scientifico e sicuro: se emergeranno prove di un beneficio reale, potrebbero costituire la base per studi più ampi e, in prospettiva, per nuove opzioni terapeutiche.
Il progetto si inserisce in un più ampio filone di ricerca sul potenziale terapeutico dei composti psichedelici, che negli ultimi anni ha attirato crescente interesse scientifico. Studi precedenti hanno già suggerito possibili benefici dei trattamenti assistiti da sostanze psichedeliche per altre condizioni legate alla dipendenza, come l'alcolismo e la dipendenza dal fumo di sigaretta.
Va sottolineato che, trattandosi di una fase preliminare di finanziamento, i risultati concreti sull'efficacia della psilocibina nel trattamento del disturbo da uso di cocaina non sono ancora disponibili: lo studio dovrà infatti completare le fasi successive prima di poter fornire indicazioni cliniche solide.
USA. Psilocibina testata per prevenire i danni nervosi da chemioterapia
Un'idea che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata bizzarra sta guadagnando credito nella comunità scientifica: assumere la sostanza allucinogena estratta dai "funghi magici" prima di iniziare la chemioterapia potrebbe proteggere i pazienti oncologici da uno degli effetti collaterali più invalidanti del trattamento. Come riporta Channels Television, uno studio pubblicato giovedì sulla rivista Science ha testato la psilocibina su cavie e su alcuni tessuti umani per contrastare la neuropatia periferica, una condizione che colpisce milioni di persone nel mondo.
Si tratta di un disturbo del sistema nervoso che interessa circa i tre quarti di tutti i pazienti sottoposti a chemioterapia, causando tipicamente intorpidimento e formicolio, come ha spiegato in una conferenza stampa telefonica Patrick Dougherty, co-autore dello studio e specialista in terapia del dolore presso l'MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas. Un terzo di questi pazienti, però, sviluppa un dolore urente continuo e persistente, ha precisato lo stesso Dougherty.
Secondo i dati raccolti dai ricercatori, due sole dosi di psilocibina somministrate prima dell'inizio della chemioterapia hanno prevenuto in modo duraturo la comparsa della neuropatia periferica indotta dal trattamento, mantenendo l'effetto protettivo per un massimo di sei cicli di terapia. Un risultato che non ha compromesso né il sistema immunitario dei soggetti trattati né l'efficacia antitumorale della chemioterapia stessa.
La scoperta è nata quasi per caso. Il gruppo di ricerca, guidato da Moran Amit insieme a Dougherty, stava inizialmente studiando i meccanismi attraverso cui il tumore dirotta a proprio vantaggio le cellule nervose per crescere, quando ha notato che alcuni animali trattati con psilocibina non sviluppavano danni nervosi dopo la chemioterapia. Approfondendo l'osservazione, i ricercatori hanno scoperto che la sostanza protegge le cellule nervose favorendo il trasporto dei mitocondri, le strutture cellulari che producono energia e che vengono danneggiate dai farmaci chemioterapici lungo gli assoni delle cellule nervose.
Un aspetto rilevante della scoperta riguarda il meccanismo d'azione: l'effetto neuroprotettivo non sembra legato alle proprietà allucinogene della psilocibina. Un composto analogo privo di effetti psichedelici ha infatti prodotto lo stesso risultato protettivo in laboratorio, secondo quanto sottolineato da Kristy Townsend, ricercatrice della Ohio State University non coinvolta nello studio.
Prima che la psilocibina possa diventare un trattamento standard per i pazienti oncologici, i ricercatori dell'MD Anderson Cancer Center avvertono che saranno necessari ulteriori test per confermarne sicurezza ed efficacia. I risultati preclinici pubblicati su Science costituiscono comunque la base per una sperimentazione clinica di Fase 2, denominata NeuroGuard, che valuterà l'uso della psilocibina durante la chemioterapia in pazienti con diversi tipi di tumore, tra cui quello al seno, al colon-retto e ai distretti testa-collo.
USA. Terapie psichedeliche: Trump accelera, corsa in Borsa per DFTX e CMPS
Un ordine esecutivo firmato dal presidente statunitense Donald Trump per accelerare ricerca, approvazione e accesso alle terapie psichedeliche ha riacceso l'attenzione degli investitori su due società farmaceutiche impegnate in sperimentazioni cliniche avanzate contro depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico: Definium Therapeutics (DFTX) e Compass Pathways (CMPS).
Come riporta Stocktwits, l'ordine firmato dal presidente cita esplicitamente solo l'ibogaina tra le sostanze psichedeliche, ma i trattamenti sperimentali delle due aziende sono già in fase avanzata: il DT120 di Definium, a base di LSD, e il COMP360 di Compass, terapia a base di psilocibina, stanno entrambi attraversando sperimentazioni cliniche di ultima fase negli Stati Uniti per importanti patologie psichiatriche.
Secondo le stime di consenso raccolte da Koyfin, è Compass Pathways a offrire attualmente il potenziale di crescita maggiore rispetto ai livelli di prezzo recenti. Il titolo CMPS ha un target di prezzo medio a 12 mesi di 21,75 dollari, che implica un rialzo del 227%, con otto analisti che raccomandano l'acquisto, tre il "forte acquisto" e uno il mantenimento. DFTX, invece, ha un target medio di 36,67 dollari, che indica un potenziale rialzo del 62%, con dodici analisti orientati all'acquisto e quattro al "forte acquisto".
Sul fronte delle performance recenti, il titolo DFTX ha messo a segno tre settimane consecutive di guadagni e, negli ultimi dodici mesi, è salito di quasi il 300%. CMPS, dal canto suo, è più che raddoppiata nello stesso arco di tempo, chiudendo l'ultima settimana con un incremento del 20%.
Il commissario della Food and Drug Administration, Marty Makary, ha dichiarato che le terapie allineate alle priorità indicate dall'ordine esecutivo potrebbero attraversare i tempi di revisione regolatoria in poche settimane, anziché nei tempi standard che normalmente richiedono mesi o anni. L'agenzia americana ha già annunciato l'autorizzazione alla prima sperimentazione umana sull'ibogaina negli Stati Uniti, un passaggio che apre la strada a nuovi studi su una sostanza finora fortemente limitata dalle normative federali.
ITALIA. Mangiamo più cadmio di quanto pensiamo: a rischio soprattutto i bambiniUn'indagine di Valori e Il Salvagente su cento prodotti rivela che pane, riso e biscotti aggiungono cadmio a una dieta già a rischio
MONDO. L’Onu dice che bisogna tassare i cibi peggioriUn maxi-studio su Nature rivela il divario: l'obesità infantile rallenta in Occidente, ma esplode nei Paesi poveri. L'Onu propone di tassare il cibo spazzatura
- Un maxi-studio su Nature, con dati di 232 milioni di persone dal 1980 al 2024, mostra che l’obesità infantile rallenta nei Paesi ricchi ma accelera in quelli poveri.
- Nei Paesi in via di sviluppo il food environment espone i bambini a cibo ultraprocessato a basso costo, pubblicità aggressiva e mense scolastiche povere di alternative sane.
- L’Onu propone di tassare il cibo spazzatura e regolamentare il marketing alimentare rivolto ai minori, sul modello di misure già adottate in alcuni Paesi.
- Qui l'articolo completo su Valori.it
MONDO. L'ONU vota per adottare una nuova mappa del mondo che rifletta le reali dimensioni dell'Africa
La proiezione di Mercatore è la proiezione cartografica più utilizzata al mondo, ma rappresenta in modo impreciso le dimensioni di paesi e continenti.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato per sostituire la tradizionale mappa del mondo con una che rifletta in modo più accurato le dimensioni dell'Africa.
La risoluzione "Correggere la mappa", promossa dal Togo e sostenuta dai membri dell'Unione Africana (UA), è stata approvata con il supporto di 164 nazioni, tra cui Francia e Regno Unito. Gli Stati Uniti sono stati l'unica nazione a votare contro, mentre si sono registrate sei astensioni.
Il voto delle Nazioni Unite non è vincolante, ma comporterà modifiche alle mappe utilizzate dalle istituzioni di tutto il mondo.
La proiezione di Mercatore, di uso comune fin dal XVI secolo, è stata oggetto di critiche perché mostra l'Africa di dimensioni simili alla Groenlandia, sebbene sia 14 volte più grande.
Secondo i critici, ciò porta a minimizzare le esigenze e le potenzialità di sviluppo dei paesi vicini all'equatore.
La mappa di Mercatore fu ideata nel 1569 dal cartografo fiammingo Gerardo Mercatore per aiutare gli esploratori europei a orientarsi in tutto il mondo.
La distorsione della sua mappa è dovuta al fatto che è impossibile rappresentare accuratamente la superficie di un globo su un grafico bidimensionale.
Ogni volta che si disegna una mappa del mondo, è necessario scendere a compromessi.
La proiezione di Mercatore mostra la curvatura terrestre facendo apparire i paesi vicini all'equatore più piccoli di quanto non siano in realtà, e quelli più vicini ai poli più grandi.
Nel tentativo di correggere questo problema, un team di cartografi ha creato nel 2018 una mappa a pari area che hanno chiamato proiezione Equal Earth.
A febbraio, i 54 Stati membri dell'Unione Africana l'hanno adottata, affermando che "rappresenta in modo più accurato le dimensioni di tutti i continenti, in particolare dell'Africa".
Il gruppo di attivisti online #CorrectTheMap ha affermato: "In Africa si potrebbero inserire gli Stati Uniti, la Cina, l'India, il Giappone, il Messico e gran parte dell'Europa, e avrebbe ancora territorio a disposizione".
In vista del voto di venerdì, il ministro degli Esteri togolese Robert Dussey ha dichiarato all'agenzia di stampa Reuters: "Un mondo giusto inizia con una mappa giusta".
In precedenza, durante un briefing delle Nazioni Unite, aveva affermato: "Una mappa non è mai neutrale. Modella le percezioni, influenza il modo in cui viene compresa la posizione dei popoli e dei continenti nel mondo".
Aveva l'appoggio del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, il quale aveva affermato che il suo ministero avrebbe smesso di utilizzare la proiezione di Mercatore .
"Cambiare la mappa ovviamente non cambia il mondo. Ma correggere una rappresentazione che lo distorce è già un atto di verità", ha affermato.

Ma Yaryna Ferencevych, rappresentante degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, ha affermato che la risoluzione derideva il lavoro e lo scopo dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite .
"Invece di concentrarsi sui veri problemi della pace internazionale, della prosperità o delle buone relazioni, questo organismo sta discutendo di progetti cartografici del XVI secolo e del loro ruolo nella promozione delle riparazioni e della 'giustizia cognitiva'", ha affermato.
A marzo, anche gli Stati Uniti si sono mostrati critici nei confronti della tratta transatlantica degli schiavi, quando è stata adottata una risoluzione che la definiva "il più grave crimine contro l'umanità" .
"La rappresentazione errata dell'Africa sulle mappe mondiali non è solo un errore cartografico, ma un problema narrativo", ha dichiarato alla BBC Lerato Mogoatlhe di Africa No Filter, uno dei gruppi promotori della campagna per abbandonare la proiezione di Mercatore.
Faceva parte degli sforzi per fermare la "più lunga campagna di disinformazione e misinformazione al mondo" sull'Africa, ha affermato.
Secondo il geografo keniota Kioko Muendo, la mappa di Mercatore ha implicitamente sottovalutato le vaste risorse, la popolazione e le opportunità di investimento del continente africano.
"Le mappe sono molto più che semplici guide per i viaggiatori: influenzano la percezione politica ed economica delle regioni", ha dichiarato alla BBC.
(Thomas Mukhwana su BBC del 05/09/2026)
MONDO. Abusi sessuali online, vittime 20 milioni di minori. UNICEFIl nuovo rapporto UNICEF: quasi un adolescente su cinque tra i 12 e i 17 anni ha subito in un anno una forma di abuso o sfruttamento sessuale facilitato dalla tecnologia. Nel 57% dei casi l'autore era una persona già conosciuta dal minore. Oltre il 40% non ne ha parlato con nessuno
Gli abusi sessuali facilitati dalla tecnologia possono lasciare conseguenze profonde sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti, aumentando anche il rischio di pensieri suicidi e comportamenti autolesivi. A lanciare l’allarme è l’UNICEF, che in un nuovo rapporto stima che 20 milioni di bambini e adolescenti tra i 12 e i 17 anni, quasi uno su cinque tra quelli che utilizzano Internet nei 21 Paesi analizzati, siano stati vittime nell’arco di un anno di almeno una forma di abuso o sfruttamento sessuale facilitato dalla tecnologia. La ricerca, dal titolo Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse, mette insieme i risultati di indagini condotte su circa 21mila minorenni e le testimonianze raccolte attraverso interviste approfondite a 100 giovani che hanno subito abusi durante l’infanzia.
Tra i risultati più allarmanti emerge il legame con il benessere psicologico. I bambini che hanno subito sfruttamento sessuale facilitato dalla tecnologia erano quattro volte più propensi a riferire pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo rispetto ai coetanei che non avevano vissuto queste esperienze. Anche i livelli di ansia risultavano significativamente più elevati. In alcuni Paesi il divario raggiunge livelli ancora più marcati. In Messico e Macedonia del Nord, il rischio di riferire pensieri o comportamenti suicidi era più di otto volte superiore tra i bambini che avevano subito abusi. In Pakistan, invece, il rischio di autolesionismo risultava oltre sette volte maggiore. Sono numeri che aiutano a comprendere come la violenza sessuale online non possa essere considerata un fenomeno confinato alla dimensione digitale. Le conseguenze possono coinvolgere sicurezza, relazioni, equilibrio emotivo e salute mentale.
Le testimonianze raccolte dall’UNICEF restituiscono una realtà fatta spesso di paura, vergogna e solitudine. Per molti bambini non è semplice nemmeno riconoscere ciò che è accaduto, soprattutto quando l’autore dell’abuso è una persona conosciuta o quando il rapporto è iniziato come una relazione di fiducia. “Non sapevo come reagire… mi sentivo un po’ sotto shock”, ha raccontato una giovane donna della Repubblica Dominicana, ricordando la diffusione senza consenso, quando aveva 14 anni, di alcune sue immagini private. Un’altra partecipante alla ricerca, parlando di un’esperienza simile, ha descritto il senso di umiliazione e sfruttamento provato dopo l’accaduto. Il problema è che, molto spesso, la vittima resta sola.
Secondo il rapporto, più del 40% degli episodi di abuso facilitato dalla tecnologia non viene condiviso con nessuno. E meno dell’1% arriva alle autorità, come polizia, servizi sociali o linee di assistenza. Il motivo più frequente per cui i minori scelgono di non parlare è particolarmente significativo: non sapere a chi rivolgersi. È una vulnerabilità che rischia di aggravare le conseguenze dell’abuso. Senza un adulto di riferimento, un servizio accessibile o un canale di segnalazione percepito come sicuro, il minore può rimanere intrappolato tra vergogna, paura e isolamento.
La dimensione del fenomeno emerge anche dalle diverse forme di abuso rilevate. L’UNICEF stima che oltre 15 milioni di bambini siano stati esposti a contenuti sessuali indesiderati. Ad altri 9 milioni è stato chiesto di partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o di condividere immagini sessuali contro la propria volontà. In circa 4 milioni di casi, invece, i minori hanno visto diffuse immagini sessuali che li ritraevano senza aver dato il proprio consenso. La reale portata del fenomeno potrebbe tuttavia essere maggiore, proprio a causa dell’elevato numero di episodi che non vengono raccontati o segnalati.
Quasi il 60% degli episodi analizzati si è verificato sui principali social network, tra cui Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp. Un ulteriore 14% ha coinvolto i giochi online. Sono gli stessi ambienti digitali nei quali bambini e adolescenti studiano, giocano, comunicano e costruiscono relazioni. Ed è proprio questa normalità quotidiana a rendere più difficile distinguere una relazione sicura da una situazione potenzialmente pericolosa. Ma c’è un altro elemento che il rapporto invita a non sottovalutare.
L’idea che dietro un abuso online ci sia soprattutto uno sconosciuto incontrato in rete non trova conferma nei dati raccolti. Nel 57% dei casi l’autore era infatti una persona che il minore conosceva già: un coetaneo, un partner, un amico o un familiare. Nel 38% dei casi, invece, il minore aveva incontrato online per la prima volta la persona responsabile dell’abuso. Account falsi e sistemi di messaggistica privata possono contribuire a creare condizioni favorevoli all’avvicinamento, alla manipolazione e allo sfruttamento della fiducia.
“Il rapporto rivela una realtà dolorosa. Più di 20 milioni di bambini nei Paesi oggetto dello studio sono stati esposti a contenuti sessuali espliciti indesiderati o a forme di sfruttamento online, spesso negli spazi digitali in cui imparano, giocano e interagiscono con gli amici”, ha affermato Catherine Russell, direttrice generale dell’UNICEF. “Queste esperienze causano un profondo disagio emotivo e psicologico. Molti bambini soffrono in silenzio, senza sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto. Non possiamo distogliere lo sguardo”. Per l’UNICEF, quindi, la protezione dei minori non può essere affidata esclusivamente alla loro capacità di riconoscere e prevenire i rischi. Servono piattaforme progettate per essere sicure anche per i più giovani, maggiori tutele della privacy, limiti ai contatti non richiesti da parte degli adulti e sistemi più efficaci per individuare e segnalare gli abusi.
La risposta deve però andare oltre la tecnologia. Il rapporto chiede ai Governi di rafforzare leggi, regolamentazione e strumenti di contrasto, adeguandoli anche a fenomeni emergenti come l’estorsione sessuale e la produzione di materiale pedopornografico attraverso l’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, occorre investire nei servizi sanitari, sociali e giudiziari, creando percorsi di assistenza nei quali bambini e adolescenti possano sentirsi ascoltati e protetti. Famiglie, scuole e comunità devono essere parte della rete di protezione: quando un minore racconta un abuso, sottolinea l’UNICEF, non deve essere lasciato solo a gestire le conseguenze di ciò che ha subito. “Tutti noi, compresi i Governi e le aziende tecnologiche, dobbiamo fare di più per proteggere i bambini online”, ha concluso Russell.
Il rapporto Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse raccoglie i risultati di due cicli di ricerca del progetto Disrupting Harm, realizzato da UNICEF, ECPAT International e INTERPOL. Le indagini hanno coinvolto circa 21 mila bambini e bambine tra i 12 e i 17 anni che utilizzano Internet in 21 Paesi, oltre a interviste approfondite con 100 giovani che hanno subito abusi durante l’infanzia. I risultati riguardano quindi la popolazione minorile che utilizza Internet e non possono essere automaticamente estesi a tutti i bambini, soprattutto nei Paesi caratterizzati da una minore diffusione della connettività. Il primo ciclo di ricerca, condotto principalmente tra il 2020 e il 2021, ha interessato Cambogia, Etiopia, Indonesia, Kenya, Malesia, Mozambico, Namibia, Filippine, Tanzania, Thailandia, Uganda e Vietnam. La seconda fase, realizzata nel 2024-2025, ha coinvolto Armenia, Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Messico, Montenegro, Macedonia del Nord, Pakistan e Serbia.
(Sanità Informazione)
ITALIA. Crescono le infezioni sessualmente trasmesse Le infezioni sessualmente trasmesse in Italia aumentano a livelli preoccupanti, con 8mila casi (+12%) in più tra 2023 e 2024. Tra le malattie che registrano i livelli di crescita maggiore ci sono clamidia e gonorrea, che si diffondono soprattutto tra giovani e gruppi a rischio. Le nuove diagnosi di Hiv rimangono invece stabili, anche se permane un alto numero di diagnosi tardive. Per ricevere informazioni corrette e personalizzate sulle infezioni trasmesse per via sessuale, si può telefonare da qualsiasi parte d’Italia al Telefono Verde Aids e Ist 800 861061 dell’Istituto superiore di sanità.
ITALIA. Le percorrenze dei veicoli stradali circolanti - Anno 2023. IstatL’Istat pubblica una stima delle percorrenze annuali dei veicoli stradali circolanti, distinti per tipologia, età, tipo di alimentazione, classe di emissione e localizzazione. Questo nuovo indicatore statistico, frutto dell’integrazione di archivi amministrativi, misura l’intensità d’uso dei veicoli e fornisce elementi utili per produrre nuovi indicatori e analisi quali il consumo energetico e l’impatto ambientale generati dal traffico stradale.
Con questa nota, l’Istat diffonde la stima al 2023, e un aggiornamento di quella già diffusa per il 2021, del numero di veicoli circolanti e delle relative percorrenze annuali. È confermato l’impianto metodologico di stima già adottato per il 2021 che è ora consolidato e migliorato attraverso l’utilizzo di una nuova fonte informativa.
Le informazioni sono rese disponibili per tipologia di veicolo, età, tipo di alimentazione, classe di emissione e localizzazione territoriale. Con riferimento ai veicoli circolanti è prodotto l’indicatore denominato “veicoli-chilometro”, il quale misura l’intensità d’uso dei veicoli attivi e fornisce elementi utili per produrre nuove o più precise analisi sulla mobilità dei veicoli, sul consumo energetico e sul conseguente impatto ambientale. Il Focus propone inoltre una lettura dell’evoluzione delle percorrenze dei veicoli circolanti dal 2021 al 2023 coerenti con la nuova fonte informativa utilizzata.
Nel 2023 si stimano 44,3 milioni di veicoli circolanti, pari all’82,2% dell’intero parco veicolare, che complessivamente hanno percorso quasi 471,6 miliardi di veicoli-chilometro sulle strade italiane e/o all’estero.
Il parco circolante medio è principalmente costituito da autoveicoli adibiti al trasporto di passeggeri (78,5%), da motocicli e quadricicli (11,5%) e da veicoli commerciali leggeri (7,7%).
Rispetto al 2021, il parco medio annuo circolante complessivo è aumentato del 2,6% (+1,1 milioni di veicoli), i soli autoveicoli circolanti sono aumentati dell’1,9% (+643mila autovetture).
Le percorrenze totali sono cresciute del 10% tra il 2023 e il 2021, con un aumento significativo di quelle dei veicoli commerciali pesanti (+18,1%) e degli autobus (+18,1%). Le percorrenze totali degli autoveicoli per il trasporto passeggeri sono aumentate del 9,7%.
Le percorrenze medie sono aumentate del 7,2% nel 2023 rispetto al 2021. Gli autoveicoli hanno percorso in media 10.949 km nel 2023 (+784 km rispetto al 2021).
Nel 2023 gli autobus hanno percorso, in media, poco più di 35mila chilometri e i trattori stradali oltre 73mila chilometri, a fronte di una percorrenza media annua pari a 15mila chilometri per i veicoli commerciali leggeri e 11mila chilometri per gli autoveicoli adibiti al trasporto di passeggeri.
All’aumentare dell’età del veicolo diminuiscono i chilometri mediamente percorsi in un anno. Gli autoveicoli per il trasporto di passeggeri che hanno percorso più strada sono quelli con meno di 5 anni: 13,6mila chilometri in media nel 2023.
Nel 2023 si stima che poco più di 15 milioni di autoveicoli circolanti adibiti al trasporto di passeggeri siano alimentati a gasolio, oltre 14 milioni a benzina e 2,7 milioni a gas Gpl. Gli autoveicoli per trasporto passeggeri ibridi elettrici hanno avuto un sensibile aumento rispetto al 2021 e sono arrivati a sfiorare quasi i 2 milioni di unità, mentre sono circa 900mila quelli a metano e 183mila gli autoveicoli a trazione esclusivamente elettrica.
Gli autoveicoli per trasporto passeggeri a gasolio percorrono mediamente più chilometri (oltre 13mila). Anche i veicoli che utilizzano sistemi di alimentazione a minore impatto ambientale, come i veicoli elettrici o ibridi hanno percorrenze medie piuttosto elevate, rispettivamente pari a circa 12mila e 13 mila chilometri all’anno.
Più di tre veicoli circolanti su quattro nel 2023 sono classificati Euro 4 o più: le categorie meno inquinanti. Circa il 4% del parco circolante è precedente all’introduzione degli standard di emissione europei ed è quindi classificato come Euro 0.
I veicoli totalmente elettrici sono poco più di 240 mila, pari a circa lo 0,5% del parco circolante.
Degli oltre 54,3 milioni di veicoli regolarmente iscritti al PRA al 31 dicembre 2023, quelli che si stima abbiano circolato durante il 2023 sono poco più di 44,7 milioni. Di questi oltre 35 milioni sono autoveicoli per il trasporto di passeggeri, pari al 78,4% del parco circolante totale, poco meno di 5,2 milioni sono motocicli e quadricicli (11,6%) e oltre 3,4 milioni sono veicoli commerciali leggeri (7,7%). Il restante parco circolante è composto da veicoli commerciali pesanti (478mila veicoli), autocaravan (280mila veicoli), trattori stradali (184mila) e autobus (82mila).I veicoli iscritti al PRA ma non circolanti sono circa 9,6 milioni, pari al 17,8% del Parco veicolare; di questi 5,8 milioni sono autoveicoli, 2,6 milioni motocicli e quadricicli e poco meno di 800mila veicoli commerciali leggeri. La quota di veicoli non circolanti del Parco veicolare è pari al 14,3% per gli autoveicoli e 18,1% per i veicoli commerciali leggeri, ma sale al 31,8% per i veicoli commerciali pesanti e sfiora il 34% per i motocicli e quadricicli. Quasi la metà dei veicoli “non circolanti” ha almeno 30 anni di età dall’immatricolazione e il 30,7% ha tra i 20 e i 29 anni.
Più della metà di tutti gli autoveicoli per trasporto passeggeri non circolanti ha 30 anni dall’immatricolazione, quota che sale al 56,8% per gli autobus, al 76,5% per i veicoli commerciali pesanti e al 77,6% per gli autocaravan.
Si stima che nel 2023 i veicoli circolanti immatricolati in Italia abbiano percorso complessivamente, sia sulle strade italiane sia all’estero, oltre 471 miliardi di veicoli-chilometro (Prospetto 3).
L’integrazione dei dati ACI relativi al Parco veicolare iscritto al Pubblico registro automobilistico (PRA) con quelli delle revisioni e dell’Archivio nazionale dei veicoli (del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) e l’utilizzo di “due segnali di vita” hanno permesso di stimare la consistenza dei veicoli che hanno circolato nel 2023. In questa edizione, per individuare i veicoli circolanti nel più ampio insieme costituito dal parco veicolare italiano (tutti i veicoli iscritti al Pubblico registro automobilistico), sono stati utilizzati due “segnali di vita”: la presenza di un’assicurazione del veicolo attiva nell’anno di riferimento e la presenza di una revisione in corso di validità o comunque non scaduta da più di un anno. Per maggiori dettagli si veda la nota metodologica.
L’80,8% dei veicoli-chilometro complessivamente percorsi dal parco circolante, pari a quasi 381 miliardi di chilometri, è attribuibile agli autoveicoli adibiti al trasporto di passeggeri. Circa 50 miliardi di veicoli-chilometro (10,7%) sono stati invece realizzati dai veicoli commerciali leggeri. I veicoli commerciali pesanti, al netto dei trattori stradali, hanno percorso circa 10,3 miliardi di chilometri (il 2,2% del totale). Una quota di percorrenza superiore è riconducibile ai 182mila trattori stradali che sono responsabili di circa 13,4 miliardi di veicoli-chilometro, pari al 2,8% del totale.
I motocicli e i quadricicli nel corso dell’anno hanno percorso complessivamente oltre 12,7 miliardi di veicoli-chilometro (2,7%), mentre gli autobus si attestano a poco meno di 2,9 miliardi di veicoli-chilometro (0,6%). Gli autocaravan hanno percorso circa 1,2 miliardi di veicoli-chilometro, coprendo una distanza pari soltanto allo 0,2% della percorrenza complessiva del parco circolante medio annuo.
Mediamente, nel corso del 2023, ogni autoveicolo per trasporto passeggeri ha percorso 10.949 chilometri e ogni veicolo commerciale leggero 14.828 chilometri (Figura 1). La percorrenza media annua scende a 4.184 chilometri per gli autocaravan e a 2.499 per i motocicli e quadricicli. Per gli autobus e i veicoli commerciali pesanti le percorrenze medie sono pari rispettivamente a 35.042 e 21.588 e risultano ampliamente superiori alle percorrenze mediane – un indice di posizione meno sensibile a valori estremi o outlier, che per questi tipi di veicoli è pari rispettivamente a 28.236 e 11.724 – evidenziando la presenza di pochi veicoli che realizzano percorrenze estremamente elevate.
Inoltre, per gli autobus, i veicoli commerciali pesanti e i trattori stradali, la variabilità delle percorrenze è sensibilmente più elevata come risulta dall’ampia distanza fra il primo quartile della distribuzione (valore sotto il quale si trova il 25% dei veicoli che percorrono meno chilometri) e il terzo quartile (valore che rappresenta la soglia oltre la quale si trova il 25% dei veicoli che hanno effettuato le percorrenze maggiori).
Sulla base di stime rese confrontabili rispetto all’utilizzo delle stesse fonti informative[1], è possibile apprezzare l’evoluzione del parco circolante tra il 2021 e il 2023.
Lo stock di veicoli circolanti al 31 dicembre del 2023 è aumentato di circa un milione e mezzo di veicoli (+3,3%) rispetto al 2021. Gli autoveicoli sono aumentati del 2,6%, superando così i 35 milioni di unità. L’incremento è pari a 5,5% per i veicoli commerciali leggeri, 6,7% per i motocicli e quadricicli e 8,5% per i trattori stradali.
II parco circolante medio annuo è aumentato del 2,6% rispetto al 2021 (Prospetto 4). Gli autoveicoli per trasporto passeggeri circolanti sono passati da 34,2 milioni nel 2021 a poco meno di 34,8 milioni nel 2023.
Le percorrenze totali sono aumentate sensibilmente passando da poco meno di 429 miliardi di veicoli-chilometro nel 2021 a circa 472 miliardi di veicoli-chilometro nel 2023 (+10%). In generale si stima un aumento generalizzato delle percorrenze totali per tutte le categorie di veicoli, con un aumento sensibile per il traffico dei mezzi pesanti. Le percorrenze totali dei veicoli commerciali pesanti e degli autobus, infatti, crescono del 18,1%. Le variazioni osservate sono verosimilmente riconducibili al confronto con l’anno 2021, un anno anomalo fortemente influenzato dalla pandemia da Covid-19 e dalle misure restrittive ad essa connesse. La percorrenza media annua di un autoveicolo per il trasporto passeggeri è passata da poco più di 10mila chilometri del 2021 a quasi 11mila chilometri nel 2023 (+7,7%). Un aumento sensibile si registra anche per le percorrenze medie degli autobus, che passano da poco più di 30mila chilometri a oltre 35 mila chilometri (+16,3%), e degli autocaravan, che hanno percorso in media quasi 700 chilometri in più nel 2023 (+19,8%).
Fanno eccezione i trattori stradali, la cui percorrenza media annua, pari a 76.425 chilometri nel 2021, diminuisce a 73.668 nel 2023, con una variazione del -3,6%. Questa leggera diminuzione trova conferma nei risultati dell’indagine campionaria dell’Istat sul trasporto merci su strada, dalla quale emerge una diminuzione della distanza media percorsa dalle merci da 146,9 a 139,4 chilometri. Complessivamente, l’età media del parco circolante è leggermente aumentata, passando da 11,2 anni del 2021 a 11,8 anni del 2023 (Figura 2). Nello specifico il parco circolante degli autoveicoli per il trasporto dei passeggeri ha raggiunto in media gli 11,3 anni di età. All’invecchiamento medio del parco circolante fanno eccezione i trattori stradali, la cui età media è rimasta pari a 8,3 anni, e gli autobus, per i quali si registra una leggera diminuzione dell’età media, che passa da 11,7 anni a 11,4 anni.
NEPAL. Disastro ghiacciai Himalaya. Cina, Usa e India dovrebbero pagare i danniIl conto dei danni climatici, intanto, qualcuno lo sta già presentando. Dopo il crollo di un ghiacciaio sul Langtang Lirung che ha causato oltre mille morti, il Nepal ha chiesto un risarcimento a Cina, Stati Uniti e India – i tre Paesi più responsabili delle emissioni globali. Ma il fondo Onu per i disastri climatici ha in cassa appena 820 milioni di dollari a fronte di richieste per quasi 3 miliardi, anche perché gli Stati Uniti di Trump si stanno ritirando da una organizzazione internazionale dopo l'altra.
USA. New York vieta l'IA generativa nelle scuole fino alla terza mediaIl sindaco di New York Zohran Mamdani, insieme al preside del distretto scolastico Kamar Samuels, ha annunciato una moratoria di un anno sull'uso dell'intelligenza artificiale generativa nelle scuole pubbliche della città, dai programmi per bambini di due anni (2-K) fino alla terza media. La misura, che entrerà in vigore con l'anno scolastico 2026-27, riguarderà quasi 600.000 studenti, circa due terzi dell'intera popolazione scolastica del distretto più grande degli Stati Uniti.
Come riporta CNN, il provvedimento prevede la disattivazione delle funzioni di intelligenza artificiale di oltre 38 programmi software finora consentiti nelle scuole, giudicati non conformi ai nuovi standard di sicurezza e controllo fissati dall'amministrazione. I chatbot "compagni" (companion chatbots) saranno vietati a tutti i livelli scolastici, comprese le scuole superiori, mentre servizi come ChatGPT e Claude resteranno esclusi dagli strumenti utilizzabili dagli studenti più piccoli.
Gli studenti delle scuole superiori avranno un trattamento diverso: potranno accedere a un numero limitato di piattaforme di intelligenza artificiale attraverso progetti pilota supervisionati direttamente da un insegnante, riservati a un massimo di 50.000 studenti, pari a circa il 5% della popolazione delle superiori. A tutti gli studenti delle superiori saranno inoltre proposti corsi di "pensiero critico sull'IA" due volte l'anno, pensati per aiutarli a valutare criticamente questi strumenti prima di iniziare a farne un uso abituale.
La policy introduce anche limiti al tempo trascorso davanti agli schermi. Le scuole non potranno fornire dispositivi individuali agli studenti dalla scuola dell'infanzia fino alla seconda elementare, anche se le aule potranno comunque disporre di lavagne multimediali. Per le classi dalla terza alla quinta elementare viene raccomandato un tetto di 30 minuti al giorno di utilizzo di dispositivi individuali, che sale a 45 minuti per le classi dalla prima alla terza media. Restano escluse da questi limiti le tecnologie assistive per studenti con disabilità, gli strumenti di valutazione e le attività didattiche centralmente approvate come e-book, robotica e coding.
Agli insegnanti sarà permesso utilizzare l'intelligenza artificiale soltanto per la pianificazione didattica e per compiti organizzativi, ma non per la valutazione o la correzione degli elaborati degli studenti.
Mamdani ha motivato la scelta sottolineando che i bambini hanno bisogno degli insegnanti e delle relazioni umane per imparare e crescere, e che devono sviluppare competenze insieme ai coetanei, costruire legami con gli educatori e confrontarsi da soli con i problemi più difficili. Il sindaco ha anche criticato l'idea, diffusa nel settore tecnologico, secondo cui l'istruzione basata sull'IA nei primi anni di scuola sarebbe non solo inevitabile ma necessaria, dichiarando di non condividere questa visione.
Per monitorare gli effetti del provvedimento sarà istituita una "Technology in Schools Coalition", una coalizione composta da studenti, insegnanti, genitori, funzionari eletti, esperti del settore e rappresentanti sindacali, che seguirà l'impatto della moratoria e dei progetti pilota nelle scuole superiori nel corso dell'anno scolastico, pubblicando infine un rapporto con raccomandazioni per gli anni successivi.
Il sindacato degli insegnanti (UFT) ha accolto con favore i nuovi limiti sul tempo davanti agli schermi, pur segnalando che restano numerose domande aperte sull'applicazione pratica della policy. Secondo quanto riportato da Chalkbeat New York, anche una coalizione di genitori e associazioni che da mesi chiedeva una moratoria di due anni ha definito la nuova policy "un passo nella direzione giusta", pur esprimendo perplessità sui progetti pilota che permetteranno a decine di migliaia di studenti delle superiori di utilizzare strumenti di IA generativa.
L'amministrazione municipale ha definito la misura la moratoria sull'intelligenza artificiale nelle scuole più ampia mai adottata negli Stati Uniti. Il provvedimento arriva dopo il divieto di utilizzo dei cellulari personali durante l'orario scolastico introdotto lo scorso anno a livello statale, e si inserisce in un più ampio dibattito nazionale sull'uso della tecnologia nelle aule: anche il distretto scolastico di Los Angeles, il secondo più grande del paese, ha bloccato temporaneamente l'accesso all'intelligenza artificiale generativa sui dispositivi degli studenti in tutte le classi, in attesa di elaborare una policy specifica.
U.E.. Il 46% della spesa delle famiglie va in cibo, casa e trasportiQuasi la metà di ogni euro spesa dalle famiglie europee finisce in tre voci imprescindibili: cibo, casa (con le relative utenze) e trasporti. Secondo i dati Eurostat riportati da Euronews, tra gennaio 2025 e gennaio 2026 questa quota si attesta al 46%: beni essenziali che servono a vivere, spostarsi per andare al lavoro e mantenere accese le luci di casa.
I numeri arrivano in un momento delicato per l'economia europea: l'inflazione nell'eurozona ha toccato un massimo degli ultimi tre anni, pari al 3,3%, mentre i costi dell'energia sono saliti del 14,3%. In un contesto simile ci si aspetterebbe una contrazione generalizzata dei consumi, ma i dati Eurostat mostrano una tendenza diversa: le famiglie non stanno chiudendo i cordoni della borsa, ma stanno piuttosto riorganizzando le proprie priorità per continuare a permettersi una vita quantomeno normale.
Casa e utenze restano infatti la voce di spesa più pesante per i bilanci familiari, un'eredità dei rincari energetici degli ultimi anni, ulteriormente sostenuta dalle tensioni geopolitiche che continuano a spingere verso l'alto i costi di carburanti e utenze domestiche.
Per riequilibrare i conti, le famiglie hanno tagliato altrove. La quota di spesa dedicata ai trasporti è scesa di 0,4 punti percentuali nell'arco dell'anno: pur restando una delle voci più pesanti del bilancio familiare, questa flessione indica come le famiglie stiano ottimizzando dove possibile i costi degli spostamenti per liberare risorse da destinare ad altro. Allo stesso tempo, anche la spesa per informazione e comunicazione è diminuita di 0,3 punti percentuali, segno che le famiglie stanno razionalizzando anche i costi fissi della connettività quando l'inflazione erode il reddito disponibile.
Le risorse liberate da questi risparmi non sono state accantonate, ma reindirizzate verso altre voci di spesa. La categoria che ha registrato l'aumento più marcato è quella di ricreazione, sport e cultura, cresciuta di 1,2 punti percentuali. Sono aumentate anche le spese per ristoranti e servizi di alloggio (+0,3 punti percentuali) e quelle per l'istruzione (+0,1 punti percentuali). Un segnale di una certa capacità di tenuta dei consumatori europei, che continuano a trovare margine per un biglietto per un concerto o una cena fuori, anche se devono stringere la cinghia al supermercato.
ITALIA. Umbria, 1.519 famiglie in attesa di un posto in Rsa. Mancano anche le badantiIn Umbria cresce l'emergenza assistenza per gli anziani non autosufficienti. Come riporta il giornale Perugia tomorrow, secondo un dossier elaborato dalla Uil Pensionati Umbria al 31 gennaio 2026 erano 1.519 le famiglie in lista d'attesa per un posto in una residenza sanitaria protetta, a fronte di soli 1.588 posti letto convenzionati effettivamente disponibili, su un totale di 2.247 posti accreditati in tutta la regione. I posti convenzionati sono divisi tra 733 nel territorio della Usl Umbria 1 e 855 in quello della Usl Umbria 2.
Il dato è drammaticamente in crescita: nel luglio 2025 la direzione regionale aveva registrato 648 persone in lista d'attesa. In appena sei mesi, quindi, il numero è più che raddoppiato, arrivando a 1.519 famiglie. Una progressione che la stessa Uil Pensionati definisce sintomo di una distanza sempre più ampia tra domanda e offerta di assistenza, aggravata anche dalla carenza di badanti regolari e dall'aumento del numero di anziani che vivono soli.
Il tema è stato affrontato anche in consiglio regionale, dove la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha risposto a un'interrogazione del consigliere di opposizione Nilo Arcudi. La governatrice ha ricordato che in Umbria gli ultra 80enni rappresentano il 9% della popolazione residente, con un indice di vecchiaia tra i più alti d'Italia, e ha annunciato che il nuovo Piano socio sanitario regionale prevede il raddoppio dei posti disponibili nelle strutture residenziali e semiresidenziali. Proietti ha inoltre citato due progetti già attivi, "Insieme" - finanziato con 1,5 milioni di fondi Fse per l'integrazione intergenerazionale - e "Seneca", pensato per favorire la permanenza degli anziani nel proprio contesto familiare e sostenere i caregiver.
Il nodo centrale resta quello dei posti accreditati. Per la presa in carico in convenzione dei pazienti, il costo a carico della Regione ammonta a 60 euro al giorno: nel 2024 la spesa complessiva è stata di oltre 24 milioni di euro, 11,8 milioni nella Usl Umbria 1 e 12,5 milioni nella Umbria 2. Cifre destinate ad aumentare ulteriormente, considerato l'invecchiamento della popolazione regionale.
Chi non riesce ad accedere a un posto convenzionato si trova di fronte a costi molto più elevati. La retta complessiva nelle strutture può arrivare fino a 163 euro al giorno, cifra che sale a 181 euro nei nuclei dedicati alle persone con demenza, per una spesa mensile media a carico delle famiglie compresa tra 2.450 e 2.700 euro. Nei casi di inserimento in strutture private o fuori convenzione, il costo può superare i 3.000 euro al mese, una cifra ben superiore alla pensione media regionale, che di fatto rende l'accesso a una Rsa sostenibile solo grazie al contributo dei familiari o intaccando i risparmi accumulati nel corso della vita.
La carenza di posti nelle strutture protette ha ricadute anche sul sistema sanitario nel suo complesso: in assenza di alternative, molti anziani con patologie croniche finiscono per essere ricoverati, spesso in modo inappropriato, nei reparti di medicina interna degli ospedali umbri, dove il costo giornaliero di una degenza oscilla tra i 500 e gli 800 euro, secondo i parametri dei drg (diagnosis related group). Liberare posti nelle Rsa, secondo quanto emerso dal dibattito regionale, contribuirebbe quindi anche a ridurre la pressione sui reparti ospedalieri e sui pronto soccorso.
A pesare sul quadro complessivo è anche la carenza di assistenza domiciliare. In Umbria le badanti regolari sono circa 9.200, mentre gli anziani soli con più di 65 anni sono quasi 60mila: anche ipotizzando una badante per ogni persona assistita, il rapporto resterebbe di circa una lavoratrice ogni sei anziani soli. Il resto dell'assistenza ricade quindi sulle famiglie, sui caregiver informali o sul lavoro non regolare. Il settore del lavoro domestico ha caratteristiche precise: nove badanti su dieci sono donne, oltre il 70% di origine straniera, con un'età media superiore ai 50 anni.
Secondo le proiezioni della Uil Pensionati, entro il 2050 un umbro su tre avrà più di 65 anni, contro l'attuale rapporto di circa uno su quattro. L'organizzazione sindacale sottolinea la necessità di una programmazione basata su un fabbisogno assistenziale certificato, prima di definire nuovi interventi, mentre il consigliere Arcudi ha definito il dato "preoccupante e drammatico", evidenziando come le liste d'attesa continuino ad aumentare nonostante gli annunci della giunta regionale.
NUOVA ZELANDA. Approvato MDMA per curare il disturbo post-traumatico
La Nuova Zelanda diventa il secondo paese al mondo, dopo l'Australia, ad autorizzare l'uso della MDMA per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) in forma grave. L'agenzia regolatoria neozelandese Medsafe ha concesso l'autorizzazione a due psichiatri, che potranno prescrivere MDMA di grado farmaceutico come parte di un percorso terapeutico per pazienti adulti che non hanno risposto alle cure convenzionali.
Come riporta Radio New Zealand, si tratta della prima volta che Medsafe concede un'autorizzazione di questo tipo. I due specialisti individuati sono il dottor Gary Wynn, con sede a Wellington ed esperto di PTSD e trauma, e il dottor Tom Paterson, di Auckland, specializzato in dipendenze. I due professionisti hanno impiegato più di un anno per completare l'iter regolatorio necessario a ottenere il via libera.
La decisione allinea la Nuova Zelanda all'Australia, dove dal luglio 2023 gli psichiatri autorizzati possono già somministrare la terapia assistita da MDMA per il PTSD in ambito clinico. Va precisato che l'approvazione non equivale a un riconoscimento della MDMA come farmaco a tutti gli effetti nel paese: l'autorizzazione riguarda specificamente i due psichiatri individuati, e qualsiasi altro clinico che intenda prescrivere la sostanza dovrà richiedere una propria autorizzazione separata a Medsafe.
Il vice primo ministro e ministro associato alla Salute, David Seymour, ha appoggiato con convinzione la decisione. "Il PTSD rovina le vite ed è difficile da trattare. La MDMA può essere molto efficace nel curarlo attraverso la terapia assistita da psichedelici", ha dichiarato Seymour, che lo scorso anno aveva già sostenuto l'approvazione della psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, per la depressione grave resistente ai trattamenti. Il ministro ha inoltre sottolineato che la Nuova Zelanda resta impegnata ad ampliare l'accesso a "trattamenti innovativi" per le patologie mentali.
Il Ministero della Salute di Wellington ha chiarito che il trattamento avverrà esclusivamente in un ambiente clinico controllato e sotto la supervisione diretta dello psichiatra autorizzato, come parte di un piano terapeutico completo che unisce la somministrazione della sostanza alla psicoterapia. I pazienti non potranno in alcun caso portare a casa il farmaco, e dovranno avere almeno 18 anni ed essere sottoposti a una valutazione clinica approfondita prima di essere ammessi al trattamento. Il ministero ha anche precisato che, sebbene la MDMA contenga lo stesso principio attivo della droga illegale nota come ecstasy, il prodotto impiegato nelle terapie viene fabbricato secondo standard farmaceutici e utilizzato sotto stretto controllo medico.
Il PTSD è una condizione di salute mentale che può svilupparsi dopo l'esperienza o la minaccia di eventi traumatici come combattimenti, aggressioni sessuali o lutti improvvisi. Negli Stati Uniti, dove i trattamenti farmacologici disponibili per il disturbo si sono finora limitati a due antidepressivi che richiedono circa tre mesi di somministrazione per produrre effetti, la Food and Drug Administration ha invece respinto nel 2024 la richiesta di approvazione della terapia a base di MDMA, citando prove insufficienti sulla sua sicurezza ed efficacia. I regolatori americani avevano espresso dubbi sul fatto che alcuni partecipanti agli studi clinici, avendo già fatto uso della sostanza in passato, potessero aver generato un effetto di aspettativa capace di alterare l'attendibilità dei dati raccolti. Le sperimentazioni cliniche negli Stati Uniti restano comunque in corso.
ITALIA. Dati 'gonfiati' per avere l'autovelox, chiesto processo per sindacoLa procura della repubblica di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco di Tribano, Massimo Cavazzana, per un presunto falso relativo all'installazione di un autovelox nel territorio comunale, secondo l'accusa motivata da dati "gonfiati" sugli incidenti stradali.
Lo riferiscono oggi Il Gazzettino, Il Mattino di Padova e il Corriere del Veneto.
L'udienza preliminare è fissata a gennaio.
Installato sulla strada regionale 104 Monselice-Mare, l'apparecchio entrò in funzione nell'agosto 2023, e nella notte tra il 2 e il 3 ottobre venne sradicato dal famigerato «Fleximan» e mai più riattivato.
Nell'iter avviato nel 2021 per ottenere l'autorizzazione prefettizia il Comune trasmise un'integrazione sull'incidentalità della strada, indicando 22 incidenti e 35 feriti nel quinquennio 2016-2020. Secondo i consiglieri di opposizione l'ufficio statistico della Regione Veneto avrebbe invece segnalato nello stesso periodo 10 incidenti e 19 feriti, presentando così esposto alla magistratura.
Cavazzana ha riferito di non aver personalmente raccolto ed elaborato le statistiche, affidando il compito agli uffici comunali, e respinge l'idea che dietro l'installazione dell'apparecchio vi fossero ragioni diverse dalla sicurezza.
"Quella è una strada pericolosa - ha dichiarato - è percorsa dalle automobili ma anche da pedoni e da moltissimi ciclisti. Il problema non ce lo siamo di certo inventati per installare in quel tratto un autovelox. Lì è morto il mio vicino di casa, e prima che diventassi sindaco ho visto morire davanti ai miei occhi un ragazzo di appena 14 anni. Queste sono cose che non si dimenticano".
Nei due mesi di attività l'apparecchio ha riscontrato una media di circa 80 infrazioni al giorno per un totale di circa 9mila sanzioni.
La richiesta di processo rappresenta un unicum rispetto a centinaia di esposti, presentati soprattutto da un'associazione contro sindaci e prefetti per presunte installazioni irregolari di autovelox.
La Procura di Venezia ha archiviato 39 esposti contro l'ex sindaco Luigi Brugnaro, il prefetto Darco Pellos e il comandante della polizia locale Marco Agostini. Simili decisioni per i sindaci di Chioggia, Jesolo, Meolo, Mogliano Veneto e San Donà di Piave. Nel Padovano archiviate le denunce per i comuni di Camposampiero, Carmignano di Brenta, Cittadella, Fontaniva, Galliera Veneta, Padova, Piove di Sacco, San Giorgio in Bosco e Villa del Conte, così come le sette ricevute da Mario Conte, sindaco di Treviso. (ANSA).
ITALIA. Taglio accise prorogato fino a 10 SettembreIl ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, e il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin - secondo quanto si apprende - hanno firmato il decreto ministeriale per prorogare fino a giovedì 10 settembre il taglio di 17 centesimi delle accise sul gasolio, in scadenza domani. Il provvedimento attiva il meccanismo delle accise mobili, per prorogare lo sconto sul diesel. Si attende ora la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale
FINLANDIA. La più grande esercitazione di protezione civile in Europa dalla fine della Seconda Guerra MondialeIn un rifugio della protezione civile nella città finlandese di Kuopio, oltre 2.000 persone, tra volontari e studenti, hanno partecipato a un'esercitazione. Lo scenario: attacchi informatici hanno interrotto l'erogazione di energia elettrica e acqua, mentre gli attacchi missilistici dalla vicina Russia continuano a rappresentare una minaccia. Ho incontrato Emma Burrows, corrispondente di AP per la sicurezza europea, che ha preso parte all'esercitazione, che prevedeva di trascorrere la notte in un enorme bunker sotterraneo.
Ho dormito in posti peggiori! Eravamo dentro una grotta scavata nella roccia e avevamo letti a castello da tre persone. Molti dei partecipanti erano coscritti finlandesi che si stavano addestrando per gestire il rifugio. È stato interessante sentire come, pur non essendo necessariamente contenti di fare il servizio militare, pensassero che fosse una cosa positiva per la società perché spinge le persone a pensare agli altri.
Possono constatare che, in Ucraina, le persone hanno bisogno di trovare rapidamente un riparo, e non necessariamente un bunker in grado di resistere a un attacco nucleare. Durante l'esercitazione ho incontrato uno studente ucraino di Odessa che riteneva che esercitarsi fosse una buona cosa. La sua città era stata attaccata con missili e, anche se potrebbe sembrare folle simulare il peggio, ha detto che nessuno in Ucraina pensava di essere colpito e quindi è meglio essere preparati.
Qui il rapporto completo di Emma Burrows
(Associated Press)
ITALIA. Cresce il consumo di alimenti surgelatiIl consumo di alimenti surgelati continua a crescere in Italia, tra casa e fuori casa. Nel 2025 sono state consumate 1.040.596 tonnellate di frozen food, con un aumento dell’1% rispetto al 2024 e un consumo pro capite record di 17,7 kg all’anno, rispetto ai 17,5 kg dell’anno precedente. Nel primo semestre 2026 la crescita è proseguita, con i volumi del solo canale retail in aumento del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
È quanto emerge dal “Rapporto Annuale sui Consumi dei prodotti surgelati in Italia”, realizzato da IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati, che fotografa l’evoluzione dei consumi nel comparto.
Nel 2025 il valore del mercato dei prodotti surgelati ha raggiunto 6,1 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente. Il canale retail ha generato 3 miliardi e 866 milioni di euro, circa il doppio del fatturato del fuoricasa, stimato in 1 miliardo e 900 milioni di euro.
Sul fronte dei volumi, i consumi domestici hanno raggiunto 642.140 tonnellate, in aumento dell’1,1% rispetto al 2024, mentre il fuoricasa ha registrato 398.456 tonnellate, con una crescita dell’1%.
La dinamica positiva è proseguita anche nel 2026: nel primo semestre dell’anno il solo canale retail ha segnato un +3,4% a volume e un +3,6% a valore rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita ha interessato tutte le categorie merceologiche, con performance particolarmente positive per ittico, pizze, preparati vegetali e piatti pronti.
“Nel 2025 gli italiani hanno continuato a scegliere i prodotti surgelati, confermando l’apprezzamento per un comparto che risponde perfettamente alle esigenze dettate dagli stili di vita odierni. I prodotti surgelati, infatti, uniscono alla praticità d’uso, l’attenzione alla sicurezza alimentare, il gusto, la convenienza economica, la valenza antispreco e le grandi virtù nutrizionali coerenti con i principi della Dieta Mediterranea. Questo ha favorito l’aumento complessivo del consumo di frozen food oltrepassando, per il terzo anno consecutivo, la soglia del milione di tonnellate, un risultato record per il comparto”, spiega il Presidente IIAS, Giorgio Donegani.
“E le rilevazioni condotte sul primo semestre del 2026 (gennaio/giugno) mostrano un interesse ancora in crescita, trainato dall’aumento dei consumi tra le mura domestiche che registrano a volume un +3,4% con un +3,6 a valore, rispetto all’analogo periodo del 2025. Un andamento positivo interessa tutte le categorie merceologiche, in particolare l’ittico, le pizze, i preparati vegetali e i piatti pronti”.
Nel 2025 i vegetali surgelati hanno mantenuto il primo posto nella classifica dei consumi domestici. Escludendo vegetali preparati e patate, hanno superato le 204.000 tonnellate, nonostante una lieve flessione dello 0,3% rispetto al 2024. A compensare il dato contribuisce la crescita dei vegetali preparati, che hanno registrato un +0,7%.
I vegetali surgelati continuano a beneficiare della percezione positiva dei consumatori italiani, che li considerano sani e gustosi e in grado di rispondere alle esigenze legate a salute e benessere.
Al secondo posto si trova l’ittico surgelato, che nelle due categorie del prodotto al naturale e panato/preparato supera complessivamente le 100.000 tonnellate. Il pesce al naturale raggiunge 64.000 tonnellate, mentre quello panato e preparato arriva a 42.000 tonnellate. Il comparto si conferma tra i più dinamici del mercato dei surgelati.
Sicurezza, salute, gusto, contenuto nutrizionale, disponibilità e facilità di preparazione sono tra i fattori che contribuiscono all’apprezzamento di questi prodotti.
Al terzo posto ci sono le patate surgelate, con circa 93.000 tonnellate consumate. A premiarle sono soprattutto il gusto, la praticità di preparazione e consumo e l’assenza di sprechi, grazie al fatto che sono già pulite e tagliate.
Le pizze surgelate hanno sfiorato nel 2025 le 70.000 tonnellate, con una crescita del 3,1% rispetto al 2024. Il risultato premia la praticità, la qualità e la convenienza di questi prodotti, insieme agli investimenti delle aziende nell’innovazione, nei nuovi formati e negli ingredienti.
Al quinto posto si trovano i piatti pronti surgelati, con quasi 66.000 tonnellate e una crescita dell’1,7% sul 2024. La categoria comprende primi e secondi piatti, contorni ricettati e alimenti con proteine vegetali.
Tra i fattori che ne sostengono il successo ci sono la qualità degli ingredienti, una gamma sempre più ampia di ricettazioni tradizionali e innovative, la velocità di preparazione e l’attenzione all’equilibrio nutrizionale.
Le specialità salate, tra cui pancake e altri prodotti, hanno raggiunto circa 31.700 tonnellate, con una crescita dell’1,9% rispetto al 2024. Si tratta di prodotti che intercettano anche occasioni di consumo diverse dal pranzo e dalla cena e che mostrano segnali di ripresa dopo gli andamenti stabili o lievemente negativi degli anni precedenti.
Particolarmente significativo è il rimbalzo dei consumi di carni surgelate, cresciuti del 4,5% rispetto al 2024. Tra gli elementi apprezzati dai consumatori ci sono sicurezza e conservabilità.
Anche il segmento dei surgelati senza glutine conferma il trend positivo. Nel 2025 sono state consumate circa 9.700 tonnellate, con un incremento del 4,3% rispetto all’anno precedente.
Pur rappresentando ancora un consumo di nicchia, la domanda continua a crescere e il comparto propone nuove soluzioni orientate a gusto e qualità. La surgelazione, inoltre, consente di preservare al meglio gusto e proprietà nutritive dei prodotti, rispondendo alle esigenze salutistiche di una fascia di popolazione sempre più attenta alla varietà dell’offerta.
I dati del rapporto mostrano come i prodotti surgelati siano sempre più legati a una serie di esigenze del consumatore contemporaneo: praticità, gusto, sicurezza alimentare, convenienza economica, riduzione degli sprechi e valore nutrizionale.
“Come dimostrano i dati del nostro Annual Report – conclude il Presidente IIAS, Giorgio Donegani – il settore conferma una forte spinta espansiva. Tra le ragioni di questo successo non possiamo non citare, da un lato, il fatto che i prodotti surgelati ci aiutino a rispettare i dettami della Dieta Mediterranea (come ha dimostrato una survey realizzata in collaborazione con Altroconsumo1), rendendo più agevole il consumo di vegetali e pesce. Dall’altro lato, a premiarli è la capacità della surgelazione di mantenere inalterate le proprietà nutrizionali dei prodotti (come hanno confermato studi scientifici inediti, realizzati con SISA2 e SSICA3), fattore che porta i consumatori a sceglierli sempre più spesso.”
“In questo scenario, i prodotti surgelati rappresentano uno strumento concreto per favorire l’adozione di uno stile alimentare equilibrato, aiutando a superare alcune delle principali barriere che ostacolano una piena adesione alla Dieta Mediterranea, come i tempi di preparazione, il costo di alcuni alimenti e la necessità di ridurre gli sprechi. Oggi appare sempre più evidente che la contrapposizione tra fresco e surgelato appartenga al passato: la vera sfida è favorire un maggiore consumo di pesce e verdure, pilastri della Dieta Mediterranea, mettendo i consumatori nelle condizioni di scegliere le soluzioni più adatte alle proprie esigenze”, conclude Giorgio Donegani, Presidente IIAS.
(FoodAffairs.it)
REP. DEM. CONGO. Ebola: oltre 6mila casi e 3mila morti, è la seconda epidemia più graveL'epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo ha superato la soglia dei 6 mila casi confermati e dei 3 mila decessi, diventando la seconda più grande mai registrata a livello mondiale e, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la più rapida osservata finora. Lo ha dichiarato il Direttore Generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, come riporta Quotidiano Sanità.
Il focolaio, causato dal virus Ebola Bundibugyo, si è ormai estenso a 60 zone sanitarie distribuite in sei province del Paese. La provincia di Ituri resta l'epicentro dell'epidemia, con circa l'85% dei casi complessivi e l'88% dei decessi registrati finora.
Uno degli aspetti più preoccupanti segnalati dall'Oms riguarda il luogo in cui avvengono la maggior parte delle morti: non nei centri di cura, ma nelle comunità. Questo comporta sepolture non sicure, che favoriscono ulteriormente la diffusione del virus, e catene di trasmissione che riescono a sfuggire alla sorveglianza sanitaria, rendendo più difficile il contenimento dell'epidemia.
Per fronteggiare l'emergenza, l'Organizzazione ha inviato sul campo oltre 300 esperti e 330 tonnellate di forniture sanitarie. È stata inoltre ampliata la rete diagnostica, che oggi conta 24 laboratori in grado di processare circa 3 mila test al giorno, e la capacità di isolamento dei pazienti, che ha raggiunto oltre 1.300 posti letto distribuiti in 49 strutture sanitarie. L'obiettivo dichiarato dall'Oms è arrivare a 3 mila posti letto complessivi nei prossimi tre mesi.
Sul fronte scientifico sono in corso diversi studi per individuare trattamenti efficaci contro il virus. Lo studio denominato Partners ha già arruolato oltre 300 pazienti e sta valutando, tra le altre opzioni terapeutiche, l'antivirale obeldesivir. Parallelamente si stanno sviluppando nuovi vaccini specifici contro il virus Bundibugyo, attualmente in fase di sperimentazione di sicurezza in Regno Unito e Canada. Le sperimentazioni di efficacia sono previste direttamente sul territorio della Repubblica Democratica del Congo a partire dai mesi di ottobre e novembre.
MONDO. Unicef: 20 milioni di minori nel mondo sfruttati o abusati onlineUn nuovo rapporto dell'Unicef mette in luce la portata globale degli abusi sessuali sui minori facilitati dalla tecnologia. Come riporta Key4biz, lo studio "Through Children's Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse" si basa su un'indagine condotta su circa 21mila ragazzi tra i 12 e i 17 anni in 21 Paesi tra Africa, Asia, America Latina, Caraibi ed Europa orientale, integrata da interviste approfondite a 100 giovani che hanno subito abusi durante l'infanzia.
I numeri emersi sono allarmanti: oltre 20 milioni di ragazzi - quasi uno su cinque tra quelli che usano internet nei Paesi esaminati - sono stati vittime di almeno una forma di sfruttamento o abuso sessuale online nell'arco di un solo anno. Nel dettaglio, più di 15 milioni di minori sono stati esposti a contenuti sessuali indesiderati, 9 milioni sono stati spinti a partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o costretti a condividere immagini contro la propria volontà, e 4 milioni hanno visto diffondere proprie immagini sessuali senza aver dato il consenso. Secondo l'Unicef la reale entità del fenomeno è probabilmente molto più ampia, a causa della sottostima dovuta al silenzio delle vittime.
Quasi il 60% degli episodi documentati avviene sui principali social network - Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp - mentre il 14% si consuma all'interno di piattaforme di gaming online. Il report sottolinea come le funzionalità stesse di queste piattaforme, e il loro design, vengano sfruttati per costruire un rapporto di fiducia con i minori.
Un dato che ribalta un luogo comune diffuso riguarda l'identità degli aggressori: nel 57% dei casi documentati la persona responsabile dell'abuso è qualcuno già conosciuto dalla vittima - coetanei, partner, amici o familiari - e non uno sconosciuto incontrato in rete. Il restante 38% dei ragazzi ha invece conosciuto online l'autore dell'abuso, spesso attraverso account falsi e strumenti di messaggistica privata che ne hanno facilitato l'azione.
Particolarmente preoccupante è anche il dato sul silenzio delle vittime: il 40% dei ragazzi coinvolti non ha mai parlato con nessuno di quanto subito, e appena l'1% dei casi è stato segnalato alle autorità competenti, che si tratti di polizia, servizi sociali o numeri di aiuto dedicati. Il rapporto evidenzia inoltre le gravi conseguenze psicologiche di questi abusi: i minori coinvolti hanno una probabilità quattro volte superiore di manifestare pensieri o comportamenti suicidari e di compiere atti di autolesionismo rispetto ai coetanei, oltre a livelli di ansia più elevati.
Catherine Russell, direttrice esecutiva dell'Unicef, ha commentato che gli abusi avvengono spesso proprio negli spazi digitali che i ragazzi utilizzano quotidianamente per studiare, giocare e restare in contatto con gli amici, sottolineando che molti minori soffrono in silenzio, senza sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto.
Di fronte a questi dati, l'Unicef chiede un intervento urgente da parte di governi e aziende tecnologiche: piattaforme digitali più sicure fin dalla progettazione, con protezioni della privacy più solide per i minori, restrizioni ai contatti non richiesti da parte di adulti e sistemi di raccomandazione più sicuri; leggi e strumenti di applicazione più rigidi, capaci di rispondere anche a forme di abuso emergenti come l'estorsione sessuale e i materiali di abuso sessuale generati con l'intelligenza artificiale; sistemi di segnalazione affidabili e accessibili; e un lavoro culturale per contrastare le norme sociali che colpevolizzano le vittime, in particolare le ragazze.
Contattato da Reuters, un portavoce di Meta - proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp - ha dichiarato che l'azienda continuerà a contrastare lo sfruttamento dei minori sulle proprie app e a collaborare con le forze dell'ordine, precisando che i sondaggi alla base del rapporto risalgono in parte al 2020, prima dell'introduzione di alcune misure di protezione richieste dall'Unicef, come gli account privati impostati automaticamente per gli adolescenti.
In Italia il tema resta al centro del dibattito politico, ma il quadro normativo appare ancora frammentato. Come ricordato più volte dalla vicepresidente della Camera Anna Ascani, il nostro Paese sconta un ritardo rispetto ad altri, e servirebbe un intervento del Governo che coinvolga tutte le forze politiche già impegnate su questo fronte, mettendo la tutela dei minori davanti agli interessi delle piattaforme digitali.
ITALIA. Italiani residenti all'estero in crescita moderata. IstatLa popolazione italiana abitualmente dimorante all’estero continua a crescere anche nel 2025 (+2,8%) ma a un ritmo più lento rispetto al 2024 (+4,6%). Al 31 dicembre 2025, secondo i dati provvisori, gli italiani all’estero sono 6 milioni 604mila, circa 183mila unità in più rispetto all’inizio dell’anno (Prospetto 1). La crescita interessa sia gli uomini (3 milioni 406mila; 51,6% della popolazione italiana all’estero), sia le donne (3 milioni 197mila). Rispetto a tale crescita, risulta molto contenuto il contributo della dinamica naturale. Nel 2025, infatti, il saldo tra nascite e decessi è positivo per appena 3mila unità, contro le 13mila dell’anno precedente. La contrazione è dovuta alla forte diminuzione delle nascite, passate da 26mila a 16mila (-37,1%), mentre i decessi rimangono sostanzialmente stabili, poco sopra le 13mila unità (+2,4%)
Nel 2025, tra le nascite da genitori italiani dimoranti all’estero quasi tre su quattro si registrano in Europa (73,8%): il 47,4% nei Paesi dell’Ue e il 26,5% in altri Paesi europei. Tra i principali Paesi, le quote più elevate riguardano la Svizzera (17,1%), la Germania (14,8%), la Francia (10,4%) e il Regno Unito (7,7%). L’America raccoglie il 16,8% delle nascite, di cui l’11,6% nell’America centro-meridionale e il 5,2% in quella settentrionale; quote più contenute si osservano in Asia (4,3%), Oceania (2,8%) e Africa (2,3%).
La diminuzione delle nascite interessa tutte le aree geografiche, ma risulta particolarmente accentuata in America (-55,0%), soprattutto nell’America centro-meridionale (-59,7%). Su questa dinamica ha inciso anche la nuova normativa sulla cittadinanza, entrata in vigore nel 2025, che ha ristretto i casi di trasmissione automatica della cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis) ai figli nati all’estero, con effetti particolarmente rilevanti in Brasile (-66,6% di nascite) e Argentina (-55,8%), dove è storicamente ampia la collettività di origine italiana. In Europa la riduzione è pari al 33,2%, con diminuzioni particolarmente marcate nel Regno Unito (-44,2%), in Germania (-42,7%) e in Spagna (-34,4%). Più contenuti, pur restando rilevanti, sono i cali registrati in Africa (-20,2%), Asia (-16,6%) e Oceania (-11,8%).
Il tasso di natalità degli italiani residenti all’estero è particolarmente basso. Pari al 2,5 per mille, esso non raggiunge neanche la metà di quello che si riscontra sul territorio italiano (6 per mille). I valori più elevati si osservano in Asia (8,3 per mille) e in Africa (5,1 per mille), aree che presentano tuttavia un peso contenuto sul totale delle nascite. In Europa, il tasso è pari al 3,5 per mille, con valori più elevati nei Paesi Bassi (4,8 per mille) e in Svizzera (4,2 per mille). Decisamente più bassi sono i livelli registrati in America, pari all’1,0 per mille nell’intero continente e allo 0,9 per mille nella sola America centro-meridionale. Le differenze territoriali dipendono da vari fattori. Tra questi, il fatto che nei Paesi di più antica emigrazione italiana, come in America centro-meridionale, la bassa natalità si associa anche a una struttura per età della popolazione più anziana.
Nel 2025, i decessi di cittadini italiani residenti all’estero sono stati 13mila, in aumento del 2,4% rispetto all’anno precedente. Essi risultano fortemente concentrati in Europa, dove si registra l’85,6% dei decessi totali: il 59,3% nei Paesi dell’Ue e il 26,3% negli altri Paesi europei. L’America concentra l’11,2% dei decessi, mentre Africa, Asia e Oceania presentano incidenze più contenute. L’aumento dei decessi interessa l’Europa (+3,0%), l’America settentrionale (+8,9%), l’Africa (+24,6%) e l’Asia (+19,0%).
Anche il tasso di mortalità degli italiani all’estero è sensibilmente basso. Pari al 2,1 per mille, esso è meno di un quinto di quello osservato in Italia (11,1 per mille). Valori più elevati si registrano in Europa, dove il tasso raggiunge il 3,3 per mille, con livelli particolarmente alti in Francia (4,8 per mille), Germania e Svizzera (4,2 per mille entrambi). Nell’Ue il tasso è pari al 3,6 per mille, mentre negli altri Paesi europei si attesta al 2,9 per mille. Valori più contenuti si osservano in Africa (2,9 per mille), Asia (1,6 per mille), America settentrionale (1,0 per mille) e America centro-meridionale (0,5 per mille); il livello più basso si registra in Oceania (0,4 per mille).
Le differenze nei tassi di mortalità riflettono in larga misura la diversa struttura per età delle collettività italiane residenti nelle varie aree. Nei Paesi europei di più antica emigrazione, dove la popolazione italiana è più anziana, la mortalità risulta più elevata. Nei Paesi dell’America centro-meridionale, invece, i bassi tassi osservati possono dipendere anche dall’elevato numero di acquisizioni della cittadinanza italiana iure sanguinis, che accrescono rapidamente la popolazione iscritta e possono alterarne la composizione per età.
In virtù di un numero di nascite superiore ai decessi, nel 2025 il saldo naturale degli italiani residenti all’estero si mantiene positivo (circa 3mila unità), ma in significativo declino rispetto all’anno precedente (circa 13mila).
Nel 2025, gli espatri sono 109mila, il 22,7% in meno rispetto al 2024. Il calo va letto alla luce dell’eccezionale numero di iscrizioni all’AIRE registrato nel 2024, in seguito all’introduzione di norme più stringenti in materia. La nuova normativa ha determinato una forte concentrazione delle registrazioni nel 2024, amplificando di conseguenza la riduzione osservata nel confronto con il 2025. I rimpatri, pari a circa 56mila, diminuiscono invece del 3,4%. Il saldo migratorio con l’estero resta quindi positivo (per gli italiani residenti all’estero, che in virtù di tale posta vedono aumentato il loro contingente) e si attesta a circa 53mila unità, quasi 30mila in meno rispetto al 2024.
La maggior parte degli espatriati si dirige verso l’Europa: il 75,5% del totale, pari a circa 82mila persone. In particolare, 68mila trasferimenti hanno come destinazione un Paese dell’Ue; al netto dei 31mila rimpatri provenienti dalla stessa area, il saldo migratorio degli italiani residenti nell’Unione risulta positivo per circa 37mila unità. Un saldo positivo si registra anche nei Paesi europei non appartenenti all’Unione (+9mila) e in America settentrionale (+3mila). In America centro-meridionale, invece, i rimpatri superano lievemente gli espatri, determinando un saldo negativo di circa 300 unità.
Nel 2025, le principali destinazioni degli espatri sono la Spagna e la Germania con, rispettivamente, circa 13mila movimenti. Segue la Svizzera con 12mila, il Regno Unito con 11mila e la Francia con 9mila. Nel complesso, questi cinque Paesi accolgono il 53,3% degli italiani espatriati. Tra le destinazioni extraeuropee emergono gli Stati Uniti, con il 5,7% degli espatri, e il Brasile, con il 2,9%. I flussi verso quest’ultimo Paese risultano in forte calo, anche per effetto della recente revisione della disciplina della cittadinanza italiana iure sanguinis.
Per quanto riguarda i rientri in Italia, oltre un terzo dei 56mila rimpatri del 2025 proviene da Germania, Regno Unito e Svizzera (36,3%). Seguono Stati Uniti, da cui proviene il 6,6% dei rimpatri, Francia (6,5%) e Brasile (6,0%).
Circa 56mila italiani espatriati nel 2025 provengono dal Nord, 19mila dal Centro e 34mila dal Mezzogiorno.
Il Nord-ovest è l’area di origine del 30,0% delle partenze e il Nord-est del 21,8%, mentre il Centro incide per il 17,3%, il Sud per il 20,4% e le Isole per il 10,5%. Quasi un espatrio su cinque ha origine in Lombardia, con circa 22mila partenze, pari al 19,8% del totale. Seguono il Veneto con 11mila (10,1%), la Sicilia con 9mila (8,0%), il Piemonte e la Toscana, entrambe con circa 8mila e una quota del 7,4%.
I rimpatri si dirigono per il 47,8% verso il Nord del Paese, per il 20,0% verso il Centro e per il 32,2% verso il Mezzogiorno. La Lombardia rappresenta la principale destinazione, accogliendo il 18,4% dei rientri, seguita dalla Sicilia (10,1%), dal Lazio (8,7%) e dal Piemonte (8,4%).
Nel 2025, l’età media degli italiani espatriati è pari a 34 anni mentre quella dei rimpatriati, più alta, è pari a
36,8 anni. Il profilo per età dei due flussi evidenzia una maggiore concentrazione degli espatri nelle classi di età giovanili, mentre i rimpatri si distribuiscono più diffusamente lungo il corso della vita, motivo per il quale presentano un’età media più elevata (Figura 1). Oltre un terzo degli espatri riguarda persone tra i 25 e i 34 anni (36,2%), il 13,2% individui di 18-24 anni.
Tra i rimpatri, la quota più elevata riguarda ancora i 25-34enni (24,0%), seguiti dai 35-49enni (23,2%). Più importante è il peso delle persone di almeno 50 anni, pari al 26,0% dei rimpatri, contro il 16,5% degli espatri. Tra i minori si concentra il 17,9% dei rimpatri e il 12,4% degli espatri, quote riconducibili agli spostamenti compiuti insieme alle famiglie.
SVIZZERA. Coperte di lana contro lo scioglimento dei ghiacciaiLana di pecora al posto della plastica? Un esperimento condotto su un ghiacciaio nel cantone di Vaud, nella Svizzera occidentale, dimostra che questo materiale naturale rallenta lo scioglimento del ghiaccio con la stessa efficacia dei teloni protettivi convenzionali.
Per l'esperimento "Keep it Wool", due coperte di lana di pecora, ciascuna di 100 metri quadrati, sono state stese al Ghiacciaio 3000 di Les Diablerets alla fine di giugno. L'esperimento è stato condotto dalla ONG Summit Foundation in collaborazione con l'Università di Losanna. La supervisione scientifica è stata fornita dal personale della Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai (Glamos).
Secondo l'ONG, le prime osservazioni hanno mostrato risultati promettenti. L'effetto protettivo del materiale in lana di pecora sarebbe molto simile a quello dei teloni sintetici. Questi riducono lo scioglimento dei ghiacciai nelle aree coperte dal 50% al 70%. La lana rappresenta quindi un'alternativa interessante con un minore impatto ambientale.
A differenza dei tessuti in fibra sintetica utilizzati finora, non vi è alcun rischio che particelle di lana entrino nel ciclo dell'acqua. La lana è inoltre una materia prima naturale, rinnovabile e biodegradabile che fino ad ora è rimasta spesso inutilizzata.
Tuttavia, la Summit Foundation ha avvertito che i teloni protettivi da soli non sono la soluzione al ritiro dei ghiacciai. Attualmente, tali tessuti coprono solo circa lo 0,02% della superficie totale dei ghiacciai. Questa percentuale è troppo bassa per avere un effetto significativo sul ritiro dei ghiacciai causato dai cambiamenti climatici.
(SwissInfo.ch)
ITALIA. Contraccettivi gratuiti a Bolzano: il piano contro le gravidanze inattese e le malattie sessualmente trasmissibiliDal 1° settembre 2026, la Provincia autonoma di Bolzano garantisce i contraccettivi gratuiti per i giovani tra i 14 e i 25 anni e per le fasce di popolazione particolarmente vulnerabili (come donne vittime di violenza o persone inserite in specifici percorsi socio-sanitari), a prescindere dal genere.
La misura, approvata dalla Giunta provinciale in attuazione della legge provinciale sui consultori familiari del 2025 e sostenuta da uno stanziamento iniziale di oltre 660 mila euro, punta ad abbattere le barriere economiche e informative, offrendo un percorso strutturato che unisce visita medica, orientamento e distribuzione farmaceutica.
Nel frattempo, a livello nazionale si registra un calo dell’uso dei contraccettivi tra i giovani con conseguente aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili.
Non solo preservativi, il programma sperimentale della Provincia di Bolzano, della durata iniziale di dodici mesi con prospettiva di stabilizzazione, prevede la copertura a carico del servizio sanitario provinciale di un ventaglio articolato di opzioni:
L’assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute, Hubert Messner, ha spiegato la ratio dell’intervento: “L’informazione, la consulenza e un facile accesso alla contraccezione devono aiutare i giovani e le giovani a prendere decisioni responsabili e informate, riducendo i rischi di gravidanze non pianificate e tutelando la salute sessuale”.
Se l’iniziativa bolzanina interviene sull’accessibilità materiale, i dati epidemiologici nazionali evidenziano un fenomeno preoccupante tra le nuove generazioni.
Due sono i principali problemi emersi dalle rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) attraverso l’indagine internazionale Hbsc (Health Behaviour in School-aged Children) e le serie storiche Istat sulla salute riproduttiva. In primis, c’è tra i quindicenni sessualmente attivi in Italia, l’uso regolare del profilattico all’ultimo rapporto si ferma a circa il 69% nei ragazzi e al 61% nelle ragazze, con un calo progressivo osservato nell’ultimo decennio (tra 6 e 9 punti percentuali in meno) che si accentua ulteriormente a 17 anni (65,9% maschi e 56,8% femmine). Inoltre, molti giovanissimi ricorrono ancora al coito interrotto o a metodi naturali basati sul calendario, sottovalutando l’imprevedibilità del ciclo mestruale e il rischio di trasmettere o incorrere in malattie veneree.
Negli ultimi anni, la progressiva sostituzione del profilattico con la pillola anticoncezionale (oppure il mancato ricorso a qualsiasi protezione) ha fatto aumentare nuovamente le infezioni sessualmente trasmesse (Ist). L’ultimo bollettino ufficiale del sistema di sorveglianza sentinella dell’Istituto Superiore di Sanità rileva che nel 2024 le segnalazioni di nuove Ist in Italia hanno sfiorato quota 8 mila casi, segnando un aumento del 12,0% rispetto al 2023, con picchi allarmanti per l’infezione da clamidia (+41,5%) e una costante ascesa delle diagnosi di gonorrea e sifilide.
Dal punto di vista demografico e di sanità pubblica, la combinazione tra disinformazione e mancata prevenzione produce effetti di lungo periodo che vanno oltre la gravidanza indesiderata:
L’esperienza pilota dell’Alto Adige ricorda che la regolazione della fertilità e la prevenzione sanitaria non possono essere delegate unicamente alla spesa privata delle famiglie, ma richiedono presidi pubblici territoriali capaci di raggiungere gli adolescenti prima che la disinformazione si traduca in costi clinici e sociali per l’intera collettività.
(AdnKronos)
ITALIA. Fine Vita. Regione Veneto approva leggeIl Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare sul fine vita proposta dall'Associazione Luca Coscioni. Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, è la quarta Regione italiana e la prima amministrata dal centrodestra a dare il via libera.
«Sia a destra che a sinistra ci sono favorevoli e contrari. Non c’è uno schieramento netto politicamente, quindi l’unica soluzione è che ci si affidi alla libertà di coscienza e che la politica veda temi come questo, che sono dei temi etici, come una no fly zone da lasciare solo da percorrere alla libertà di coscienza». Così il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, dopo l’approvazione della legge di iniziativa popolare sul fine vita in Veneto.
ITALIA. La Sanità pubblica è tra le meno finanziate tra i Paesi sviluppatiLa sanità pubblica italiana è tra le meno finanziate tra le economie sviluppate. Nel 2025 l’Italia si colloca al 15° posto tra i Paesi europei Ocse e ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite. La spesa complessiva si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 ben al di sotto 7,1% della media Ocse. Un deficit strutturale che mette a dura prova il Servizio Sanitario Nazionale, generando disuguaglianze territoriali e sociali, liste d’attesa insostenibili e un aumento della spesa sanitaria privata da parte delle famiglie.
Senza il sostegno economico di persone come te non saremmo in grado di informarti.
Se ci ritieni utili, sostienici con una donazione o con un contributo a tua scelta.